Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Africa

Cina penetra economicamente l’Africa subsahariana.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-30.

Cina

Cina. Consolida il suo impero in Africa. [2016-11-05]

«Se negli anni sessanta l’Occidente rendeva conto di oltre il 90% del pil mondiale, ad oggi supera a stento il 40%: paesi allora miseri sono emersi economicamente ed adesso sono potenze economiche mondiale o, almeno, locoregionali. ….

Stiamo assistendo al crollo della visione occidentale di tentare di integrare obtorto collo le altre realtà politiche, sociali ed economiche usando la sola leva economica. ….

Il nodo è che i popoli sono attaccati al loro retaggio religioso, storico, culturale e sociale in modo ben più radicato e profondo di quanto non possa apparire ad un’analisi superficiale. ….

In Cina Deng Xioaping ha fatto transitare il Pcc in una risorta scuola mandarinica. ….»

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«South Africa is the only country on the continent to have legalised gay marriage. Most African countries have made it illegal to be gay or lesbian»

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«China’s popularity in Africa is strong. Its policy of not linking aid and investments to human rights and good governance has made Beijing many friends on the continent, beyond its authoritarian governments»

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Cina ed Africa. I rapporti collaborativi si stanno consolidando.

«La ricetta cinese è di estrema semplicità: mentre l’Occidente condiziona i rapporti economici all’accettazione della propria Weltanschauung, la Cina molto pianamente accetta trattative alla pari, senza imporre condizioni che mutino i costumi dei popoli. Solo per fare un esempio, il suffragio universale vige quasi esclusivamente in Occidente, e così come la visione di una società lgbt, del tutto aliena a quella africana.»

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La seconda grande differenza tra Occidente e Cina risiede nel fatto che quest’ultima è da millenni abituata a pensare in termini strategici, ossia con piani di lungo termine, sull’arco dei decenni. L’occidentale giudica su quanto guadagna ora, il cinese su quanto guadagnerà domani.

Comprendere a fondo queste due differenze consente di capire appieno cosa stia succedendo.

Mentre per l’Occidente l’Africa subsahariana è un posto desolatamente misero da cui portar via quante più risorse maturali sia possibile, per la Cina è invece una zona abbandonata dall’Occidente ma destinata a crescere e svilupparsi: e ciò è utile che avvenga sotto l’egida cinese. Ragionamento analogo per altre parti del mondo: l’obiettivo di lungo termine è quello di rinchiudere l’Occidente entro i suoi confini naturali.

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«Le esportazioni di alcuni importanti Paesi dell’Africa subsahariana dipendono dagli alti e bassi del Paese asiatico»

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«A prima vista è un bene, ma a lungo andare ciò significa che Pechino può influenzare a suo piacimento l’andamento economico di intere nazioni»

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«Mauritania, Gambia, Eritrea, Sud Sudan, Gabon, Congo, Repubblica democratica del Congo, Angola e Zambia: le loro esportazioni africane in Cina pesano per il 30% sul totale»

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«Sempre in Africa subsahariana gli Stati con un export verso la Cina compreso fra il 15 e il 30% sono Guinea, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e persino il ricco Sudafrica»

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«il gruppo composto da Ghana, Camerun, Chad, Tanzania e Madagascar al 5-10%.»

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Se si riuscisse a ragionare in termini strategici, si dovrebbe concludere che nel volgere di una generazione l’Africa subsahariana sarà intimamente interconnessa commercialmente con la Cina da formare un unico blocco politico.

Questo dovrebbe aprire alla Cina futuri mercati di miliardi di persone in sistemi economici emergenti. Si pensi ad una Cina da quattro miliardi e più di persone.


Pechino assorbe il 30% dell’export di 9 Paesi subsahariani.

L’Europa farà la fine dell’Africa? Nessun allarmismo, sono i numeri che parlano. Le esportazioni di alcuni importanti Paesi dell’Africa subsahariana dipendono dagli alti e bassi del Paese asiatico. A prima vista è un bene, ma a lungo andare ciò significa che Pechino può influenzare a suo piacimento l’andamento economico di intere nazioni.

Le esportazioni africane in Cina

La cartina sopra mostra quanto pesano le esportazioni africane in Cina per ciascun Paese africano, calcolate in percentuale rispetto all’export complessivo. Guardiamo Mauritania, Gambia, Eritrea, Sud Sudan, Gabon, Congo, Repubblica democratica del Congo, Angola e Zambia: le loro esportazioni africane in Cina pesano per il 30% sul totale. Ciò significa che se domani Pechino decidesse di interrompere i rapporti commerciali, questi Paesi non saprebbero più a chi vendere un terzo delle proprie merci. Una condizione di subalternità che inevitabilmente ne influenza le politiche economiche e gli accordi strategici.

Sempre in Africa subsahariana gli Stati con un export verso la Cina compreso fra il 15 e il 30% sono Guinea, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e persino il ricco Sudafrica. Poi ci sono Niger, Sudan, Etiopia e Mozambico, tutti al 10-15% e il gruppo composto da Ghana, Camerun, Chad, Tanzania e Madagascar al 5-10%. Il Madagascar si è “salvato” dall’influenza cinese anche perché è una specie di “colonia” americana, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Infine ci sono quei Paesi che hanno mantenuto le esportazioni verso il Dragone inferiori al 5% (è il caso di quelli che si affacciano sul Mediterraneo).

Il neocolonialismo cinese

Ma c’è un altro modo attraverso il quale la Cina si sta “comprando” l’Africa. Mentre gli investimenti statunitensi ed europei nel Paese in Africa sono spesso subordinati alla realizzazione di riforme nel campo dei diritti umani e della democrazia, la Cina non pone condizioni e, in cambio dello sfruttamento delle risorse presenti sul suolo africano, Pechino mette sul piatto miliardi di dollari in infrastrutture, scuole, ospedali, investimenti industriali. Un sistema che però ha creato una vera e propria dipendenza commerciale. Lo possiamo chiamare neocolonialismo?

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