Pubblicato in: Giustizia, Storia e Letteratura

Prosegue e si allarga la rivolta all’impèrio mondiale. Gambia.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-28.

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Premessa. Da leggersi con cura.

Per cercare di comprendere cosa stia succedendo sarebbe opportuno considerare come l’Occidente, specificatamente gli Stati Uniti, abbiano esercitato il potere mondiale negli scorsi decenni. Il discorso qualitativo vale anche per l’Unione Europea che ne è elemento speculare.

Alcuni mezzi sono semplicemente ovvi: pressioni economiche e militari, finanziamenti a partiti politici amici e comprensivi, ampia tolleranza di governi iniqui ma alleati. Altri mezzi sono altrettanto intuitivi, quali le guerre: il Vietnam, l’Iraq e così via.

Ma per quanto potenti, questi mezzi sono solo sussidiari a quello vero, il quale per questa sua caratteristica è ben poco percepito dalla gente comune, che ne subisce però in ultima istanza le devastanti portate.

È lo strumento delle Corti di Giustizia.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito al proliferare di queste Corti, spesso con denominazione di “internazionali“.

Il termine è subdolo.

Nell’immaginario collettivo esso conferirebbe un’alea di comune aggradamento: tutte le nazione sembrerebbero riconoscerne l’autorità. Il termine “giustizia“, poi, conferirebbe persino una’aurea di sacralità.

Ma così non è.

Per poter esibire la dicitura “internazionale” sarebbe sufficiente che la Corte fosse riconosciuta da almeno un paio di nazioni. Ed infatti le Corti Internazionali sono riconosciute da ben poche nazioni.

L’attributivo di “giustizia” è altrettanto ingannevole, perché le Corti, i Tribunali, gestiscono il legale: devono, o dovrebbero, applicare leggi esistenti. Ma molto raramente una legge è anche giusta e viceversa. Il potere esistente invece impone come “giuste” le “leggi” che impone. Sono giuste le sue leggi.

Segnaliamo infine un fenomeno vecchio come il mondo ma che negli ultimi decenni ha assunto proporzioni ubiquitarie.

Oramai è di norma che le Corti non “applichino” bensì “interpretino” le leggi.

Sia molto ben chiaro: una cosa è la ricerca di quanto sarebbe asserito dallo spirito della legge, ed una diametralmente opposta è la soggettivizzazione di tutto l’impianto legislativo. La Corte “interpreta” la legge a parer suo. Ossia, in ossequio ai voleri dei potenti. Nella Russia sovietica le varianti all’art. 58 del codice penale deprivavano il sospetto di personaltà umana, negandogli quindi sequenzialmente il diritto di difesa. Nella Germania di Hitler, gli Ebrei erano stati designati in via amministrativa come “ominidi“: quindi, l’uccisione di un ominide non poteva costituire reato. Nei tempi correnti, uccidere un feto non è reato perché esso è definito essere un “grumo di sangue“. Similmente si agisce per i reati di opinione: chi pensasse in modo difforme al potere sarebbe un incitatore di odio e, quindi, condannabile per definizione.

In questa maniera le Corti di Giustizia hanno surrogato gli organi politici diventando il primario braccio esecutivo del potere. Sono diventate più temibili dei servizi segreti e possono dispensare la morte civile.

Ma, come già abbiamo detto, questo nesso sembrerebbe sfuggire alla gente comune.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, mentre gli Stati Uniti ritengono che tutti debbano obbedire ai verdetti, per esempio, della Corte Internazionale di Giustizia, nel contempo essi la disconoscono sulla base del capo XIV della Carta delle Nazioni Unite.

Insomma, due pesi e due misure.

* * * * * * *

Abbiamo assistito giorni fa al rifiuto del Sud Africa di riconoscere ulteriormente l’International Criminal Court:

–  International Criminal Court. Anche il Sud Africa la disconosce. 2016-10-24.

Di oggi la notizia che anche il Gambia disconosce il valore legale della Corte.

Essa infatti è ingiusta e parziale.

«an International Caucasian Court for the persecution and humiliation of people of color, especially Africans»

*

«There are many Western countries, at least 30, that have committed heinous war crimes against independent sovereign states and their citizens since the creation of the ICC, and not a single Western war criminal has been indicted»

*

«Thousands of young Africans in search of greener pastures have been dying on European coasts on weekly basis …. For what crime – because they are black?»

*

«We depend on almighty Allah and Allah-willing all the racist, genocidal criminals responsible for the continuing mass slaughter of Africans will face justice»

*

La strada è lunga, ma si intravedere chiaramente in fondo una Norimberga II.


Deutsche Welle. 2016-10-26. Gambia pulls out of International Criminal Court, citing hypocrisy

The government of Gambia has declared it is leaving the International Criminal Court, accusing it of “persecution and humiliation” of Africans. Officials also decried the “genocide” of migrants on Europe’s shores.

*

Gambia’s pledge to leave the Hague-based court on Tuesday comes just days after the troubled nation of Burundi and the regional powerhouse South Africa made similar announcements. Kenya is also considering withdrawal.

The decision, according to Gambia’s Information Minister Sheriff Bojang, is due to the International Criminal Court (ICC) ignoring war crimes committed by Western countries.

In a pointed play on the court’s name, Bojang called it “an International Caucasian Court for the persecution and humiliation of people of color, especially Africans.”

Anger over Blair

The court showed its “true colors” by refusing to prosecute former British Prime Minister Tony Blair for war crimes in Iraq, Bojang said in a televised statement.

“There are many Western countries, at least 30, that have committed heinous war crimes against independent sovereign states and their citizens since the creation of the ICC, and not a single Western war criminal has been indicted,” he added.

Since the establishment of the ICC in 2002, the court conducted ten investigations. Nine of them were over crimes on African soil and the remaining case was tied to offenses in Georgia.

The ICC’s current chief prosecutor, Fatou Bensouda, is Gambian and a former justice minister in the small African state. She also served as an advisor to President Yahya Jammeh.

Gambia decries ‘racist’ genocide

During the Tuesday statement, the information minister said that the country had tried to get the ICC to react to “genocide” over migrants trying to reach Europe. A disproportionately large number of them are citizens of Gambia, fleeing the troubled country with a population under two million.

“Thousands of young Africans in search of greener pastures have been dying on European coasts on weekly basis,” Bojang said. “For what crime – because they are black?”

“We depend on almighty Allah and Allah-willing all the racist, genocidal criminals responsible for the continuing mass slaughter of Africans will face justice,” he added.

Gambia’s strongman President Yahya Jammeh plans to seek his fifth term in office in the December election, with right’s groups accusing him of cracking down on dissent.

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