Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Senza categoria

Francia e Germania piangono non sul clima ma sull’Unep. Un gran bel gruzzolo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-02.

 Pecore. Gregge. 003

«Filiae Jerusalem nolite flere super me

sed super vos ipsas flete

et super filios vestros»


La Bbc si è fatta portavoce dello sdegno mondiale, che poi vedremo in cosa si concretizza.

Paris climate deal: Dismay as Trump signals exit from accord

«France’s President Macron calls on the world to “make our planet great again”»

*

«There has been widespread international condemnation of President Trump’s announcement that the US is withdrawing from the 2015 Paris climate agreement.»

*

«UN chief Antonio Guterres’s spokesman called it “a major disappointment” while the European Union said it was “a sad day for the world”.»

*

«However, senior Republicans and the US coal industry backed the move.»

*

«France’s President Emmanuel Macron said he respected Mr Trump’s decision but believed it was a “mistake both for the US and for our planet”.»

*

«A United Nations spokeswoman said it was a “major disappointment for global efforts to reduce greenhouse gas emissions and promote global security”»

*

«I was elected to represent the citizens of Pittsburgh, not Paris» [The President Mr Trump]

*

«He claimed the agreement would cost the US $3tn (£2.3tn) in lost GDP and 6.5 million jobs – while rival economies like China and India were treated more favourably.»

*

«US payments to the UN Green Climate Fund, which helps developing countries cope with the effects of climate change, will stop.»

* * * * * * * *

La Francia di Mr Macron, che ricordiamo come sia l’uomo di Banca Rothshild, e la Germania di Frau Merkel, che ricordiamo essere incardinata nella Luther Connection, stanno versando caldissime lacrime più che sul triste destino cui sarà abbandonato il pianeta a causa del miope egoismo americano sul loro futuro destino.

Cercheremo di dare una descrizione molto, ma molto, semplificata delle scatole cinesi del clima, sistema di particolare complessità.

* * *

Chiariamo immediatamente un concetto base.

Sostenere il ‘clima’ è la stessa identica cosa che sostenere Mr Soros, i suoi padrini, i suoi sodali ed i suoi adepti. Se molte persone lo fanno volontariamente a scopo di lucro, una larga massa, pur condannando a parole Mr Soros e ciò che rappresenta, lo supportano e lo finanziano nei fatti. Il tutto fa parte delle incongruenze umane.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

* * *

Le Nazioni Unite hanno varato dal 1972 lo United Nations Environment Programme, attualmente guidato dal tedesco Achim Steiner.

«Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) è un’organizzazione internazionale che opera dal 1972 contro i cambiamenti climatici a favore della tutela dell’ambiente e dell’uso sostenibile delle risorse naturali. ….

L’UNEP è organizzato in sei uffici regionali, sei uffici esterni, sette uffici di collegamento e otto divisioni settoriali. Fanno parte dell’organizzazione gli Stati europei i quali propongono soluzioni efficienti per evitare che i problemi ambientali diventino irrecuperabili e promuovono attività che contribuiscono alla sostenibilità ambientale a livello internazionale.

L’UNEP affronta come tema principale quello dei cambiamenti climatici e, utilizzando metodi collettivi indirizzati allo sviluppo e opera con lo scopo di salvaguardare il futuro della società mondiale.

Tiene sotto controllo le variazioni climatiche e, insieme ad altri partnership, si impegna a rallentare questi processi rapidi che compromettono il benessere pubblico, poiché il malessere dell’ecosistema porta svantaggi economici, ambientali e sociali.

A partire da questo problema mette in luce le priorità principali e quali potranno essere le migliori strategie ecocompatibili per intervenire in campo globale. Il lavoro che l’UNEP svolge è spesso accompagnato dall’Observation System che monitora a distanza i cambiamenti che avvengono nell’ecosistema e il suo interesse ruota intorno ad argomenti come: mitigazione, adattamento, tecnologia e comunicazione.»

* * *

«Per eseguire le sue funzioni, opera in coordinamento con gli altri programmi e agenzie delle Nazioni Unite, con le altre organizzazioni internazionali, con gli Stati nazionali, con le ONG e con gli esponenti del settore privato e della società civile e si avvale del supporto scientifico di numerosi Centri di ricerca internazionali.

In collaborazione con l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) valuta quali cambiamenti climatici si sono avuti»

Le ultime due frasi indicano alla perfezione come l’Unep integri le attività di Mr Soros.

Fanno parte dell’organizzazione gli Stati europei“. Per parlare come si mangia, gli stati europei hanno il controllo sulla gestione dei fondi, che elargiscono a chi loro faccia piacere, a beneficio delle proprie economie. Ecco come nascono i surplus commerciali di molte nazioni europee: sono finanziati dalle Nazioni Unite e, di conseguenza, dai finanziatori delle stesse.

Ad un crollo di questi finanziamenti seguirebbe una contrazione netta delle esportazioni europee.

Ecco delineato uno dei motivi per cui Mr Macron e Frau Merkel piangono come vitelli. Intendiamoci: dei loro popoli non gliene cale nulla: son ben più interessati alle loro teste, che non è detto che gli sponsor vogliano continuare a mantenere incastrate sui loro corpi.

* * *

Ma siamo solo agli inizi.

Le Nazioni Unite hanno istituito altre due simpatiche organizzazioni.

– UNCED, United Nations Conference on Environment and Development;

– UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change.

L’Unfccc considera paesi industrializzati i seguenti: Australia, Austria, Belgio, Bielorussia, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Federazione Russa, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Monaco, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria, Unione europea. Che Monaco sia un posto industrializzato potrebbe essere a lungo discusso, ma è anche un paradiso bancario.

Questi organi hanno emanato le Conferenze delle Parti (Cop). Di qui il Cop-1, Cop-2, …, Cop-21.

Ricordiamo solo come il Cop-11, tenuto a Montreal il 28/XI/2005 ridusse l’uso dei clorofluorocarburi, mettendo fuori legge condizionatori,frigoriferi e bombolette spray allora in uso, generando così la nascita di una fiorente industri di linea bianca in classe A, tutta da esportare: export sostenuto da fondi internazionale e statali.

* * *

Cerchiamo ora di scendere un po’ nel dettaglio. Per non tediare il Lettore faremo un solo esempio.

L’Unfccc ha istituito il Green Climate Fund (Gcf), ossia “a mechanism to assist developing countries in adaptation and mitigation practices to counter climate change“.

«the World Development Report preliminary estimates of financing needs for mitigation and adaptation activities in developing countries range from USD 140-175 billion per year for mitigation over the next 20 years with associated financing needs of USD 265-565 billion and USD30 – 100 billion a year over the period 2010 – 2050 for adaptation. The International Energy Agency’s 2011 World Energy Outlook (WEO) estimates that in order to meet growing demand for energy through 2035, USD 16.9 trillion in new investment for new power generation is projected, with renewable energy (RE) comprising 60% of the total. The capital required to meet projected energy demand through 2030 amounts to $1.1 trillion per year on average» [Fonte]

Sarebbe suggeribile rileggersi con calma le cifre riportate.

Sono ascritti a bilancio per i prossimi venti anni cifre variabili tra i 265 ed i 565 miliardi Usd.

Ma per i progetti di nuove fonti energetiche (leggasi alternative), sono preventivati 16,900 miliardi di Usd.

Queste cifre spiegano in modo eloquente ove stiano gli interessi di Mr Macron e di Frau Merkel: del ‘clima’ se ne fanno un baffo, ma per cifre del genere scannerebbero i genitori.

* * *

Ma il quadro non sarebbe completo se non accennassimo almeno di sfuggita ad una peculiarità che rende ben comprensibili le posizioni assunte da Mr Macron e da Frau Merkel.

Nella homepage del Green Climate Fund si trova, discretamente messo quale ultimo punto, la conditio sine qua non per accedere a tutto quel ben di Dio che abbiamo visto.

«Review and update of the GCF Gender Policy and Action Plan»

*

«What type of GCF management-related recommendations can the review recommend and what type of pursuant actions need to be considered in the updated Gender Policy and Action Plan?»

*

«What are some principles of gender mainstreaming that could be integrated into the GCF and in the delivery of climate change results in programmes/projects?»

*

«What type of gender-informed key priority and results areas should the review of the existing Gender Policy and Action Plan consider at both the institutional and programming levels?»

*

«Human and financial resource requirements and roles and responsibilities in operationalizing the updated Gender Policy and Action Plan»

Tradotto in parole poverissime: chi non abbracci la teoria del gender non ottiene alcun finanziamento.

Questo è il marchio di fabbrica di Mr Soros, padrini, sodali ed adepti.

*

Conclusioni.

– Sono comprensibile adesso le frase di Mr Trump:

«I was elected to represent the citizens of Pittsburgh, not Paris» [The President Mr Trump]

*

«He claimed the agreement would cost the US $3tn (£2.3tn) in lost GDP and 6.5 million jobs – while rival economies like China and India were treated more favourably.»

*

«US payments to the UN Green Climate Fund, which helps developing countries cope with the effects of climate change, will stop.»

– Si comprendono anche benissimo i mal di pancia di Mr Macron e di Frau Merkel.

«USD 16.9 trillion in new investment for new power generation»

– Ma dove vanno a finire tutti questi fiumi di denaro?

Se fossero spesi in modo decente i negretti della Nigeria potrebbero girare in Rolls-Royce. Finivano in grande parte nelle tasche dei liberals democratici americani ed in quelle dei socialisti ideologici ed assimilati europei.

Unep, UN Green Climate Fund e le altre 742 agenzie ad esse assimilabili elaborano programmi di aiuti vincolandoli all’accettazione della teoria del gender, ma soprattutto a servirsi di prodotti industriali provenienti da paesi che la propugnano.

Non solo, i programmi quasi invariabilmente definiscono l’industria di quale stato dovrà essere la esecutrice del progetto. Ecco come si forma il mostruoso export tedesco: senza clima e gender varrebbe ben poco. È finanziato e sovvenzionato in questa via.

Capito bene? Ma come sono sensibili Mr Macron e Frau Merkel!

Caso classico di trasferimento di denaro dal pubblico al privato.


Ansa. 2017-06-02. I punti principali dell’accordo di Parigi sul clima

A dicembre del 2015 oltre 190 Paesi hanno raggiunto, dopo lunghissimi negoziati durati più di dieci anni (storico l’incontro di Copenaghen nel 2009, il primo della presidenza Obama), un accordo sul clima. Alla ventunesima Conferenza delle parti di Parigi, la Cop21 (e cioè il vertice Onu sui cambiamenti climatici), gli Stati Uniti avevano indicato la direzione. Adesso quello stesso Paese, ma sotto la guida di un’altra amministrazione, ora guidata da Donald Trump, potrebbe abbandonare l’accordo.

    Base portante di tutto l’accordo è l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, con l’impegno a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi. Gli altri punti principali: raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il prima possibile per iniziare con riduzioni continue fino a trovare un equilibrio tra emissioni e tagli per la seconda metà del secolo; tutti i Paesi hanno comunicato gli impegni a livello nazionale, dovendo prevedere revisioni migliorative a cadenze regolari (ogni cinque anni); i fondi destinati ai Paesi più esposti e vulnerabili ai cambiamenti climatici e che sono, in un certo senso, incapaci di adeguarsi. C’è poi la parte dedicata alle risorse finanziarie per aiutare i Paesi in Via di Sviluppo: l’obiettivo della road-map è creare un fondo da 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020, con l’impegno ad aumentare di volta in volta i fondi per l’adattamento e la cooperazione internazionale. Inoltre, c’è il tema della trasparenza e flessibilità per fare in modo che ognuno possa contribuire in base alle proprie capacità.

    L’accordo di Parigi è stato firmato il 22 aprile 2016, in occasione della Giornata mondiale della Terra, alle Nazioni Unite a New York da 175 Paesi. Le regole per la sua entrata in vigore (avvenuta il 4 novembre 2016) prevedevano che venisse ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentassero almeno il 55% delle emissioni di gas serra. L’Italia lo ha ratificato il 27 ottobre, giusto in tempo per l’inizio della Cop22 in Marocco.

Annunci