Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Davos. Riunione di nobili decaduti senza terra e denari. Le defezioni aumentano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-20.

2018-11-25__davos 001

Il Meeting di Davos ricorda da vicino la riunione dei nobili decaduti, sotto la terza arcata del ponte sull’Elba a Dresden. Le prime due arcate erano state occupate da migranti in via di integrazione.

Si vedevano, si salutavano con la deferenza dovuta al titolo, si chiedevano vicendevolmente, con tutto garbo e stile da noblesse oblige: “Ma Lei signor Visconte, ha portato qualcosa da mangiare?”.

La riunione si sciolse poco prima del tramonto, non senza essersi divise le zone dove poter rovistare nei cassonetti alla ricerca di un qualcosa di commestibile.

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Eppure fino al 2015 i titoli di Davos erano roboanti.

There’s A Plan Floating Around Davos To Spend $90 Trillion Redesigning All The Cities So They Don’t Need Cars

«That is one of the more ambitious (and possibly outlandish) ideas knocking around the World Economic Forum at Davos, Switzerland, this morning. The Davos meeting is the annual conclave of the world’s ruling class: presidents and prime ministers, CEOs, and religious figures (and the thousands of journalists who follow them, hoping for a soundbite or two).

The $90 trillion cities proposal came from former vice president Al Gore and former president of Mexico Felipe Calderon, and their colleagues on the The Global Commission on the Economy and Climate. That group hopes to persuade the world’s leaders to do something about humanity’s suicidal effort to heat the Earth’s climate. ….»

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The 2018 Report of the Global Commission on the Economy and Climate

«We are significantly under-estimating the benefits of cleaner, climate-smart growth. Bold climate action could deliver at least US$26 trillion in economic benefits through to 2030, compared with business-as-usual. There are real benefits to be seen in terms of new jobs, economic savings, competitiveness and market opportunities, and improved well-being for people worldwide.»

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Si parlava con nonchalance non di milioni, e nemmeno di miliardi, bensì di trilioni di dollari americani. Un trilione equivale a mille miliardi.

Partnerships for better growth and a better climate.

«The Global Commission on the Economy and Climate, and its flagship project The New Climate Economy, were set up to help governments, businesses and society make better-informed decisions on how to achieve economic prosperity and development while also addressing climate change.

The New Climate Economy was commissioned in 2013 by the governments of seven countries: Colombia, Ethiopia, Indonesia, Norway, South Korea, Sweden and the United Kingdom. The Commission has operated as an independent body and has been given full freedom to reach its own conclusions. Lead by its global commission, it has disseminated its messages by engaging with heads of governments, finance ministers, business leaders and other key economic decision-makers in over 30 countries around the world.»

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Mr Al Gore avrebbe voluto spendere 90 trilioni, poi scesi 26 trilioni. Tutti denari che avrebbero dovuto essere prelevati dalla tasche dei Cittadini Contribuenti, per transitare in quelle dei liberal, democratici negli Stati Uniti e socialisti in Europa.

Ben si comprendo gli urli di dolore che si stanno levando di questi tempi!

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Eccovi il report odierna di Sky tg24.

«Una globalizzazione 4.0 che funzioni e sia inclusiva e sostenibile. Una governance internazionale efficace. Il rilancio dell’agenda climatica. Sono questi i temi principali del Wef 2019. A spiegarli è lo stesso Klaus Schwab: “Nella società attuale, una ulteriore integrazione mondiale è inevitabile e i modelli esistenti di governance globale hanno difficoltà a promuovere azioni concrete fra le potenze mondiali”. “Questa quarta ondata della globalizzazione deve essere centrata sull’uomo”, aggiunge Schwab che ha anche invitato i leader presenti al summit a trovare “l’immaginazione e l’impegno necessari”, per affrontare “un periodo di profonda instabilità globale portata dall’impatto della quarta rivoluzione industriale, dal riallineamento delle dinamiche geo-economiche e delle forze geopolitiche”. ….»

Tra i grandi della Terra assenti Trump, Macron, Xi

«Quest’anno alla conferenza manca Donald Trump, ospite d’onore arrivato nel 2018 da rockstar. Il tycoon aveva già anticipato la sua assenza a causa della questione Shutdown negli Stati Uniti. Per lo stesso motivo è stata cancellata la partecipazione dell’intera delegazione della Casa Bianca: era previsto l’arrivo del segretario di stato Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Da sottolineare anche le assenze di Ivanka Trump, figlia del tycoon, e del genero Jared Kushner. Mancherà anche Xi Jinping, primo presidente cinese presente al Wef che nel 2017 lanciò una controffensiva a suo modo globalista. Impegnato sul fronte gilet gialli, anche il presidente francese Emmanuel Macron sarà assente a Davos.»

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Le idee di Mr Trump sul ‘clima’ dovrebbero essere note: del tutto normale che non perda tempo andando a Davos.

Il forfeit di Mr Xi è urente.

Dapprima annuncia che la Cina aumenterà del 25% la quota di energia elettrica generata bruciando carbone:

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Quindi annuncia che la Cina cesserà le sovvenzioni alle energie alternative: sono un fallimento economico.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Infine, manda a Davos il suo vice, che vi sarà nell’intermezzo della visita in Svizzera:

Cina. Davos. Sarà presente Mr Wang Qishan, vice presidente cinese.

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Una sconsolata Cnn  annuncia che anche Ms May se ne guarda bene di andare a Davos.

Theresa May is skipping Davos, citing Brexit

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Ma mica che sia finita qui. Persino l’inclito Mr Macron non attenderà i lavori di Davos: lui che si era proclamato l’erede universale del ‘clima’, che avrebbe portato avanti la sua battaglia per la vittoria finale del ‘clima’.

Ma, Vi ricordate che cosa aveva detto?

Macron. Ricordiamo cosa disse un anno fa a Davos.

Bene. Sono bastate qualche decina di migliaia di lebbrosi, Gilets Jauns, che gli hanno messo a soqquadro la Francia a causa delle imposte sul carburante e che adesso reclamano la sua testa.

Da autoproclamato imperatore del mondo si è trasformato nel recluso nell’Eliseo, che non osa nemmeno di andare a far visita in carcere al beneamato Benalla che pur tanto si è prodigato per lui.

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Resta l’immarcescibile Frau Merkel, l’anatra zoppa di Europa, che si abbracccia a mr Macron, barcollante sotto il peso del distacco da Mr Benalla.

Il 24 gennaio 2018 aveva detto:

Merkel Davos: Trump impari dalla storia.

«Abbiamo bisogno di un’Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà.

“Abbiamo bisogno di un’ Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà” ….

La Francia sarà “un modello nella lotta contro il cambiamento climatico”. Emmanuel Macron ha imbracciato la bandiera ambientalista di fronte alla platea del Forum di Davos. “Stiamo perdendo la battaglia. Nel 2020, se non saremo in grado di presentare dei risultati, cosa diremo alla gente?

Fortunatamente non avete invitato nessuno scettico rispetto al riscaldamento globale quest’anno

La Francia e tornata al centro dell’Europa”, dice poi Macron, “non vi sarà un successo francese senza un successo europeo»

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Su queste basi, oramai Davos è diventata quasi innocua.

Homo sine pecunia est imago mortis.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Brasile. Esce dall’UN Migration Pact e disconosce l’Accordo di Parigi sul ‘clima’.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-06.

2019-01-05__brasile__001

Il tempo passa ma l’Un Migration Pact resta sempre di attualità.

Se è vero che un certo quale numero di stati abbiano sottoscritto il patto, sarebbe altrettanto vero constatare come molti altri stati stiano ritirando la loro adesione.

I motivi della reiezione del Migration Pacit sono stati riassunti chiaramente dal Governo della Republica Ceka.

«The Czechs join Hungary, Bulgaria and Austria in rejecting a UN migration pact, with more EU states expected not to join. Opponets say the pact doesn’t distinguish between economic migrants and asylum-seekers ….

The Czech Republic has long favored the principle of separating legal and illegal migration ….

it, in fact, defines migration as a basic human right ….

The United States was the first to announce it would not join the pact. It was followed by Hungary, Australia, Bulgaria and Austria. Poland, Slovakia and Italy have signaled they may not sign on.

Among other reasons, opponents of the compact say it does not distinguish between economic migrants and asylum-seekers.». [Deutsche Welle]

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Ma anche in Germania tira aria di fronda.

German conservatives against UN migration pact

«Opposition within the CDU to a UN migration pact has grown despite Chancellor Angela Merkel’s backing. Critics say the Global Compact for Migration conflates economic migration and refugees.»

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Nella vita succedono alle volte fatti strani: in terminologia tecnica, l’eterogenesi dei fini. Si progetta e si attua un’azione volta ad un ben specifico scopo, e si ottiene l’esatto opposto.

Questo video dovrebbe essere auto esplicativo.

France supports ‘laudable’ U.N. migration pact, Macron says

«French President Emmanuel Macron said on November 19, France supported a United Nations migration agreement, which he called ‘laudable and desirable»

La conferenza stampa di Mr Macron sembrerebbe essere un caso da manuale. Tutte le motivazioni che Mr Macron porta a favore del Migration Pact sono esattamente quelle che hanno portato gli altri stati a non firmare oppure a fare retromarcia. Forse, se avesse taciuto, avrebbe fatto la scelta migliore. Quando Mr Macron parla, la gente fa l’opposto ed è sicura di far bene.

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Brazil will pull out of UN migration pact in January

«Brazil’s future administration announced Monday that it would withdraw from the UN migration pact adopted in the Moroccan city of Marrakesh when far right president-elect Jair Bolsonaro takes office in January.

“Immigration is welcome, but it should not be indiscriminate,” Brazil’s future foreign minister Ernesto Araujo tweeted, adding: “It must serve the national interests and cohesion of each society.” The pact is an “inappropriate instrument” to deal with the “problem” of migration, wrote Araújo.

Brazil would become the third Latin American country to pull out of the Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, as did Chile and Dominican Republic. Moreover, the US and at least 14 other countries either opted out or expressed concerns, with some claiming the pact infringes national sovereignty.

Brasilia’s move is another sign of alignment with US President Donald Trump’s diplomacy. Both Jair Bolsonaro and Ernesto Araujo have already expressed admiration for the American President. Early November, Bolsonaro announced his plans to move the country’s embassy to Jerusalem, as did Trump. He also expressed his will to pull out of the 2015 Paris Climate Agreement.

During the Marrakesh ceremony, Brazil was represented by its current foreign minister, Aloysio Nunes, who agreed on the deal. But Bolsonaro, who was criticised by detractors for his many homophobic, racist and misogynist remarks, will take Michel Temer’s place on January 1, 2019.»

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E per mettere la ciliegina sulla torta, il Brasile di Mr Bolsonaro rigetterà anche gli accordi di Parigi sul ‘clima’.

Stantia la reazione dei liberal socialisti:

«Bolsonaro, who was criticised by detractors for his many homophobic, racist and misogynist remarks».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

COP24. America, Russia, Arabia Saudita e Kuwait bloccano la risoluzione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-11.

2018-12-09__Clima__001

Cina. Carbone. Davos. Fallito il piano Al Gore da 90,000 mld Usd

Il mondo si starebbe preparando al fatidico incontro di Davos, questa volta in tono davvero minore.

World Economic Forum Annual Meeting – Davos 2019

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La storia si ripete.

Negli anni tra il 1930 ed il 1944 quanti non fossero stati convinti della scientificità del dogma razziale avrebbero passato lunghe giornate nei lager. Adesso lo stesso accadrebbe a quanti osassero dire che il rapporto IPCC sia un mero documento politico, ed anche obsoleto, se i liberal socialisti fossero ancora al governo: non lo sono più. Già: gli Elettori non li votano più.

Mr Trump si è ritirato dagli Accordi di Parigi, e con lui molte nazioni: Mr Macron ha i suoi problemi in Francia e Frau Merkel ha dovuto abbandonare la presidenza della Cdu.

Privo delle coperture politiche, il ‘clima‘ sta andando nel dimenticatoio, con gran sollievo dei Contribuenti.

Più che contrariati i residui dei liberal socialisti, che vi vedevano una grandiosa fonte di guadagni a spesse dei Cittadini Contribuenti. Alla fine, non c’è più trippa per gatti.

«Attempts to incorporate a key scientific study into global climate talks in Poland have failed»

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«The IPCC report on the impacts of a temperature rise of 1.5C, had a significant impact when it was launched last October»

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«Scientists and many delegates in Poland were shocked as the US, Saudi Arabia, Russia and Kuwait objected to this meeting “welcoming” the report»

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«The report said that the world is now completely off track, heading more towards 3C this century rather than 1.5C»

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«With no consensus, under UN rules the passage of text had to be dropped»

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«Scientists and campaigners were also extremely disappointed by the outcome»

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È finita un’epoca.

Qualcuno lo dica ai liberal socialisti: il ‘clima’ non esiste e loro dovranno lavorare per vivere.


Bbc. 2018-12-09. Climate change: COP24 fails to adopt key scientific report

Attempts to incorporate a key scientific study into global climate talks in Poland have failed.

The IPCC report on the impacts of a temperature rise of 1.5C, had a significant impact when it was launched last October.

Scientists and many delegates in Poland were shocked as the US, Saudi Arabia, Russia and Kuwait objected to this meeting “welcoming” the report.

It was the 2015 climate conference that had commissioned the landmark study.

The report said that the world is now completely off track, heading more towards 3C this century rather than 1.5C.

Keeping to the preferred target would need “rapid, far-reaching and unprecedented changes in all aspects of society”. If warming was to be kept to 1.5C this century, then emissions of carbon dioxide would have to be reduced by 45% by 2030.

The report, launched in Incheon in South Korea, had an immediate impact winning praise from politicians all over the world.

But negotiators here ran into serious trouble when Saudi Arabia, the US, Russia and Kuwait objected to the conference “welcoming” the document.

Instead they wanted to support a much more lukewarm phrase, that the conference would “take note” of the report.

Saudi Arabia had fought until the last minute in Korea to limit the conclusions of the document. Eventually they gave in. But it now seems that they have brought their objections to Poland.

The dispute dragged on as huddles of negotiators met in corners of the plenary session here, trying to agree a compromise wording.

None was forthcoming.

With no consensus, under UN rules the passage of text had to be dropped.

Many countries expressed frustration and disappointment at the outcome.

“It’s not about one word or another, it is us being in a position to welcome a report we commissioned in the first place,” said Ruenna Haynes from St Kitts and Nevis.

“If there is anything ludicrous about the discussion it’s that we can’t welcome the report,” she said to spontaneous applause.

Scientists and campaigners were also extremely disappointed by the outcome.

“We are really angry and find it atrocious that some countries dismiss the messages and the consequences that we are facing, by not accepting what is unequivocal and not acting upon it,” said Yamide Dagnet from the World Resources Institute, and a former climate negotiator for the UK.

Others noted that Saudi Arabia and the US had supported the report when it was launched in October. It appears that the Saudis and the US baulked at the political implications of the UN body putting the IPCC report at its heart.

“Climate science is not a political football,” said Camilla Born, from climate think tank E3G.

“All the worlds governments – Saudi included – agreed the 1.5C report and we deserve the truth. Saudi can’t argue with physics, the climate will keep on changing.”

Many delegates are now hoping that ministers, who arrive on Monday, will try and revive efforts to put this key report at the heart of the conference.

“We hope that the rest of the world will rally and we get a decisive response to the report,” said Yamide Dagnet.

“I sincerely hope that all countries will fight that we don’t leave COP24 having missed a moment of history.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Due sondaggi fuori dal coro.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-09.

Gigante dai Piedi di Argilla

Prendiamo atto come Frau Annegret Kramp-Karrenbauer sia stata eletta Presidente della Cdu  con solo 517 / 999 voti, ossia il 51.75%.

È una maggioranza appena appena sufficiente, e Frau AKK dovrà fare una grande attenzione a come si muoverà. Dovrebbe tener conto come la metà del suo partito non condivida per nulla le linee politiche di Frau Merkel, ossia proprio quelle linee politiche delle quali essa si è fatta portabandiera. La possibilità che messa alle stretta la Cdu si divida in due partiti differenti è tutt’altro che remota.

Poi ci sarebbe da tener conto del continuo sgretolamento della Spd, fatto questo che costituisce la più seria minaccia alla Große Koalition. Infine, AKK, in linea con quanto postulato da Frau Merkel, individua come nemico esterno AfD, e sembrerebbe non curarsi troppo della consistente crescita dei Grüne.

Molti dei sondaggi elettorali disponibili sembrerebbero tuttavia non rispondere pienamente alla realtà dei fatti. Quelli che proponiamo evidenziano una popolazione arrabbiata e per nulla contenta.

2018-12-09__Germania__001

Alla domanda “Zufriedenheit der Bundesregierung“, ossia, Soddisfazione del governo federale, solo il 36% si dichiara soddisfatto. Ma si rimane perplessi quando si vede che sono insoddisfatti il 42% degli Elettori della Union, il 56% della Spd, il 62% dellaFdp, etc. Persino il 77% di quelli che non hanno aderito ad alcun partito ne sono scontenti.

Queste erano le percentuali ricontrabili in Francia subito prima del fenomeno dei Gilets Jaunes.



2018-12-09__Germania__002

Alla domanda di quanto si sia contenti del modo con cui sono state affrontate le problematiche del ‘clima’ solo il 17% degli Elettori ne risulterebbe essere contento, contro un 85% non soddisfatto o per nulla soddifatto. Questa dura condanna dell’operato governativo pesa come un macigno ed è foriera di insurrezioni anche in Germania. Non ci si illuda che i Giles Jaunes restino confinati in Francia.

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Una ultima considerazione. La Germania ha avuto un elettorato plantigrado per decenni, ma negli ultimi tempi ha evidenziato una mobilità del tutto inaspetatta, che potrebbe anche essere foriera di grandi mutamenti,

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, Trump

Trump. Il G20 si avvia a diventare un G2, meglio, un G1.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-01.

G7 Leaders Summit in Canada

È passata un’epoca. Invece di Mr Trump è scomparsa Frau Merkel.


Mr Trump si sta portando avanti con il lavoro.

Non ne vuole più sapere del politicamente corretto e dei temi che tanto stettero a cuore ai liberal di tutto il mondo.

Il ‘guasto‘ all’Airbus 340 di Frau Merkel è stato così provvidenziale per Mr Trump che i soliti malignassi professionisti sibilano tra i denti che sia stato un sabotaggio. Ma per fortuna dopo diciassette minuti e mezzo di indagini l’intelligence tedesca ha concluso e smentito tale ipotesi: chi mai avrebbe potuto pensare di fare un attentato a quel candido fiordaliso?

«E’ già braccio di ferro per il comunicato finale del G20, con la delegazione Usa guidata dal falco John Bolton pronta a chiamarsi fuori»

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«O accettate il nostro linguaggio o noi non aderiremo alla dichiarazione»

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«Siamo impegnati …. a lavorare per un consenso sul comunicato ma ci opporremo con forza a un linguaggio che pregiudichi le nostre posizioni e siamo pronti a tirarci fuori se necessario»

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«- nessuna menzione al libero commercio senza affiancarla alla definizione di “commercio equo”»

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«- no al passaggio sulla necessità di un rafforzamento delle istituzioni commerciali internazionali (a partire dal Wto)»

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«- nessun riferimento all’accordo sul clima di Parigi, quello da cui gli Stati Uniti si sono ritirati»

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Forte della vittoria elettorale che gli ha garantito il controllo del Senato e la maggioranza dei Governatori, Mr Trump ha ora mano libera a bonificare le organizzazioni internazionali che supportavano i liberal democratici.

A questo G20 la voce dell’Unione Europea non si è fatta sentire. Mr Macron è insolitamente silenzioso e non ha ancora rilasciato una delle sue solite dichiarazioni al fulmicotone, che tanto lo rendono amabile e popolare. Frau Merkel è arrivata in ritardo per essersi ostinata a voler usare un vetusto Airbus 340 della sua aviazione militare, sì, proprio quello che la aveva piantata già due volte.

Adesso Mr Trump mette il veto sia al Wto sia al ‘clima’.

Cina. Carbone. Davos. Fallito il piano Al Gore da 90,000 mld Usd.

E per fare buon peso, via anche il politicamente corretto.


Ansa. 2018-12-01. G20: commercio e clima priorità Brics

BUENOS AIRES, 1 DIC – I leader dei cinque Paesi del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si sono riuniti oggi a Buenos Aires, a margine del Vertice G20, respingendo il protezionismo e sostenendo l’Accordo di Parigi sui mutamenti climatici. In un documento diffuso al termine della riunione, il Brics ha espresso il suo sostegno all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) quale garante di buone pratiche e del rispetto delle norme nelle transazioni globali. “Le regole del Wto – recita il documento – sono contrarie alle misure unilaterali ed al protezionismo, rivolgiamo quindi la richiesta ai suoi membri di opporsi a quelle pratiche”. La presa di posizione è avvenuta proprio mentre due dei principali protagonisti del G20 in Argentina, Usa e Cina, sono impegnati in un duro confronto.

Sul piano politico il Brics ha indicato di ribadire “il nostro impegno di lavorare insieme per rafforzare il multilateralismo e per promuovere un ordine internazionale giusto, egualitario, democratico e rappresentativo”.


Ansa. 2018-12-01. Il G20 appeso a Trump, Usa pronti a sfilarsi dal comunicato

E’ già braccio di ferro per il comunicato finale del G20, con la delegazione Usa guidata dal falco John Bolton pronta a chiamarsi fuori. “O accettate il nostro linguaggio o noi non aderiremo alla dichiarazione”. “Siamo impegnati – spiega una fonte della Casa Bianca – a lavorare per un consenso sul comunicato ma ci opporremo con forza a un linguaggio che pregiudichi le nostre posizioni e siamo pronti a tirarci fuori se necessario”. Le condizioni che Bolton avrebbe messo sul tavolo sarebbero almeno tre: nessuna menzione al libero commercio senza affiancarla alla definizione di “commercio equo”, no al passaggio sulla necessita’ di un rafforzamento delle istituzioni commerciali internazionali (a partire dal Wto), nessun riferimento all’accordo sul clima di Parigi, quello da cui gli Stati Uniti si sono ritirati. Secondo le fonti dell’amministrazione Trump il presidente americano sarebbe in stretto collegamento con Bolton e ha chiesto di seguire direttamente, passo passo, gli sviluppi del negoziato, per evitare sorprese come avvenne al G7 canadese.

Intanto, è lite con Mosca sull’incontro con Putin cancellato dalla Casa Bianca a causa della crisi con l’Ucraina, mentre secondo i russi, ‘la vera ragione è la situazione politica interna negli Stati Uniti’. Resta alta la tensione anche tra Russia e Ucraina dopo la decisione di Kiev di vietare a tutti gli uomini russi tra i 16 e i 60 anni l’ingresso nel Paese. Lo ha reso noto su Twitter il presidente ucraino Petro Poroshenko. Le restrizioni, sottolinea, sono state decise per impedire ai russi di formare distaccamenti di “eserciti privati” che rispondano alle forze armate russe. 

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, Ong - Ngo, Problemia Energetici

Cina. Carbone. Davos. Fallito il piano Al Gore da 90,000 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-01.

2018-11-25__Davos 001

Tradizionalmente, a fine gennaio si teneva nella ridente cittadina di Davos il World Economic Forum.

«Il principale evento organizzato dal Forum economico mondiale è il forum che si tiene con cadenza annuale a fine gennaio presso la cittadina sciistica di Davos, nel Cantone dei Grigioni in Svizzera. L’incontro è a inviti e si tiene a porte chiuse, sebbene venga diffusa la registrazione di specifici eventi, come la sessione plenaria. In occasione dell’incontro, i vertici delle imprese associate alla fondazione incontrano una ristretta platea di leader politici e di organizzazioni non governative, esponenti della comunità scientifica, leader religiosi e giornalisti. Nei cinque giorni dell’evento sono oltre 200 gli eventi in programma, sui temi chiave del dibattito mondiale, quali conflitti internazionali, povertà e problemi ambientali» [Fonte]

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Business Insider. 2015-01-21. There’s A Plan Floating Around Davos To Spend $90 Trillion Redesigning All The Cities So They Don’t Need Cars


United Nations. 2015-01-22. Al Gore Explains in Davos What’s Next for Climate in 2015


Cnn. 2018-01-25. Al Gore: ‘We have a subprime carbon bubble’

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Per il 2019 il Meeting di Davos si sta movendo sussurrato: si fatica a trovarlo nei motori di ricerca.

Cgiar. World Economic Forum Annual Meeting – Davos 2019

«The World Economic Forum Annual Meeting in Davos-Klosters is the foremost creative force for engaging the world’s top leaders in collaborative activities to shape the global, regional and industry agendas at the beginning of each year. For over four decades, the World Economic Forum’s mission – improving the state of the world – has driven the design and development of the Annual Meeting objectives. Annual Meeting participants will come together to address the most pressing issues on the global agenda. They will do so in an exceptional atmosphere – the “Spirit of Davos” – based on interdisciplinary, informal and direct interaction among peers.»

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Non si parla più del piano di Mr Al Gore di ricostruire tutte le città senza automobili.

Era un piano da 90,000 miliardi di dollari: avete letto bene, novantamilamiliardi di dollari. Tutto grasso che sarebbe colato nele tasche dei liberal socialisti.

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«As levels of greenhouse gases reach a new record, concerns are growing about the role of China in global warming»

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«For years, the increase in the number of Chinese coal-fired power stations has been criticised»

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«China is also backing dozens of coal projects far beyond its borders»

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«The Chinese-supported coal projects are under way or planned as far afield as South America, Africa, southeast Asia and the Balkans»

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«Contracts and financing for these facilities are often not fully transparent»

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«In Serbia, one of the country’s largest coal-fired power stations is being expanded with the help of a loan from a Chinese bank and with the work being led by one of China’s largest construction companies»

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«In the next few months a lot of Chinese will come here and this will be a big challenge, …. With Chinese workers and Serbian workers, at the beginning we had some cultural problems but we have overcome them and there is now very good cooperation»

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Alcune considerazioni.

– Nel suo intervento al Meeting di Davos del 2015 Mr Al Gore aveva chiaramente riportato come il business attorno al ‘clima‘ si aggirasse attorno ai 90,000 miliardi di dollari americani. Un volume di affari mostruoso.

– La allora dirigenza liberal al governo negli Stati Uniti e nei paesi europei si proponeva di stornare dai bilanci statali cifre di questa entità verso realtà ‘amiche‘, quali per esempio le agenzie, sottratte al controllo elettorale.

– L’elezione di Mr Trump pose fine a questo progetto , attirandogli addosso l’odio mortale dei liberal.

– Con la successiva caduta dei governi liberal socialisti in Europa il ‘clima’ è restato privo di appoggio politico, e sta semplicemente morendo.

– Il comportamento cinese è maieutico: a parole sostiene il ‘clima’, ma nei fatti viaggia a carbone.


Bbc. 2018-11-23. China-backed coal projects prompt climate change fears

As levels of greenhouse gases reach a new record, concerns are growing about the role of China in global warming.

For years, the increase in the number of Chinese coal-fired power stations has been criticised.

Now environmental groups say China is also backing dozens of coal projects far beyond its borders.

Coal is the most damaging of the fossil fuels because of the quantity of carbon dioxide it releases when it’s burned.

Last year, the concentration of carbon dioxide in the atmosphere reached its highest level for the past 3-5 million years, according to the latest research by the UN’s weather agency, the World Meteorological Organisation (WMO).

And last month the UN’s climate science panel said that coal must be phased out by 2050 if the world is to have any chance of limiting the rise in temperatures.

Greenhouse gas levels at new record high

Final call to halt ‘climate catastrophe’

What is climate change?

The Chinese-supported coal projects are under way or planned as far afield as South America, Africa, southeast Asia and the Balkans.

Contracts and financing for these facilities are often not fully transparent but campaign groups including Bankwatch have tried to keep track.

“You cannot be a world leader in curbing air pollution and at the same time the world’s biggest financier of overseas coal power plants,” the group’s energy coordinator Ioana Ciuta told the BBC.

According to Ms Ciuta, efforts to tackle the dirty air of Chinese cities have led many power companies to limit their ambitions for coal-fired power stations in China itself and to target their technology and labour overseas instead.

“By having China invest in over 60 countries along the Belt and Road Initiative, it’s perpetuating a source of pollution that has been demonstrated to be harmful not just to the climate but also to economies,” she said.

No carbon capture

In Serbia, one of the country’s largest coal-fired power stations is being expanded with the help of a loan from a Chinese bank and with the work being led by one of China’s largest construction companies.

An hour’s drive east of the capital Belgrade, in the coal-rich Danube valley, construction has already started at the site, known as Kostolac B3.

An existing power station towers over the rolling landscape, a steady stream of pollution twisting from a massive smokestack, and conveyor belts ferry coal from a nearby open-cast mine at Drmno.

The power station is run by the national Serbian electricity company, EPS, which provides about 70% of the country’s power by burning coal – the rest comes from hydro-electric schemes.

Now, under a $715m (£560m) contract agreed by the Serbian government and Chinese President Xi Jinping, an extra unit is being added, which will bring 350MW of additional capacity with the latest “super-critical” technology.

When we visit, we catch a brief glimpse of a group of Chinese workers wearing hard hats on their way from the construction site to a vast set of accommodation blocks – by next year, some 1,500 Chinese staff will be here.

Safety signs and notice boards are written in Serbian and Chinese. Equipment and shipping containers carry Chinese labels.

I ask the EPS official running the project, Zeljko Lazovic, what he feels about such a large and important venture being in the hands of Chinese engineers and workers.

“In the next few months a lot of Chinese will come here and this will be a big challenge,” he says.

“With Chinese workers and Serbian workers, at the beginning we had some cultural problems but we have overcome them and there is now very good cooperation.”

When asked about the environmental cost of the new project, Mr Lazovic insisted it would meet all the EU’s standards on pollution by dust, nitrogen dioxide and sulphur.

However, the new unit will not be fitted with any carbon capture technology so it will fit into a pattern of Chinese-backed projects that will add to carbon dioxide levels in the atmosphere.

‘Locked into high emissions’

Christine Shearer is an analyst with the group CoalSwarm, which tracks coal developments, and she is scathing about the implications.

“These projects are not compatible with limiting global warming to 1.5C or 2C,” she said, referring to the two targets of the Paris Agreement on climate change.

She says that Chinese financial institutions are filling a gap left by Western banks and agencies deciding to limit their involvement in coal.

“These projects, if completed, will lock the countries into high carbon-emitting infrastructure and volatile coal imports precisely at a time when prices for clean energy are starting to fall below that of coal power.”

We tried to contact the Export-Import Bank of China, which is providing the loan, and the China Machinery Engineering Corporation, which is leading the construction, but did not hear back.

For the Serbian power company, EPS, the attraction of a local supply of coal has combined with a cheap Chinese loan and the prospects of valuable exports of electricity.

Respiratory diseases

About 3,500 jobs depend on the Kostolac complex but some local people have become increasingly outspoken about the pollution in the area.

Momir Savic showed me how the conveyor belts carrying coal run close to the villages and he fears a further expansion of the operation.

“The quality of our air and water is very poor. We cannot grow fruit and vegetables. There is also a lot of noise. All this affects the health of people living here, many of whom have respiratory diseases,” he said.

EPS says it is spending hundreds of millions of euros on environmental protection but its track record clearly does not inspire trust.

Pera Markovic, a lawyer with Cekor, an environmental group, is critical of the company’s failure to limit pollution in the local area.

But he concedes that Serbia is heavily dependent on coal for its power.

For how long? “Decades,” Mr Markovic says.

That’s likely to be the same in many other countries too, whatever climate scientists say is needed.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina., Stati Uniti, Trump

Bolsonaro. Il Brasile non ospiterà il summit ONU sul ‘clima’.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-01.

2018-1-23__Bolsonaro__001

Con i leader liberal socialisti affiliati alle locali case circondariali, il Brasile sta avviandosi all’inizio della presidenza Bolsonaro.

Trump adviser Bolton hones ties with Brazil’s far-right leader

«U.S. President Donald Trump’s national security adviser John Bolton met Brazil’s far-right President-elect Jair Bolsonaro on Thursday to draw closer the two biggest economies in the Americas, whose leaders are ideologically in lockstep.

The rise of Bolsonaro, a one-time Army captain who spent nearly three decades in Congress, stunned Brazil’s political establishment in an echo of the upset Trump delivered by capturing the White House two years ago. Bolsonaro was easily elected last month by voters enraged over endemic political corruption and an economy still sputtering after enduring its worst recession in a century.

Bolton tweeted after the meeting that he had extended Trump’s invitation for the Brazilian leader to visit the United States and that the one-hour meeting was “wide-ranging” and “very productive.”

Bolsonaro, who takes office on Jan. 1, is an ardent admirer and shrewd imitator of Trump»

*

Trump invites Brazil future president to Washington: Bolton

«U.S. President Donald Trump has invited Brazil’s President-elect Jair Bolsonaro to the United States, National Security Advisor John Bolton tweeted on Thursday following a meeting with the right-wing former army captain, who takes office in January.

Bolton described the meeting, which included members of Bolsonaro’s national security team, as “wide-ranging” and “very productive.”»

*


Brazil president-elect Bolsonaro says he plans to move embassy to Jerusalem

«President-elect Jair Bolsonaro has reiterated that he plans to move Brazil’s embassy in Israel from Tel Aviv to Jerusalem, joining the United States and Guatemala.

The Israeli prime minister, Benjamin Netanyahu, quickly welcomed the plan.

In a tweet Thursday, Bolsonaro said: “As previously stated during our campaign, we intend to transfer the Brazilian Embassy from Tel-Aviv to Jerusalem. Israel is a sovereign state and we shall duly respect that.”

It was the first time since being elected Sunday that Bolsonaro referred to his plan to move the embassy.

In Israel, Netanyahu issued a statement praising Bolsonaro. “I congratulate my friend Brazilian President-Elect, Jair Bolsonaro, for his intention to move the Brazilian Embassy to Jerusalem, a historic, correct and exciting step!”»

* * *

Di questi giorni Mr Bolsaro ha rilasciato altre importanti dichiarazioni, questa volta sul ‘clima’.

«Far-right president-elect Jair Bolsonaro said on Wednesday that he pushed the Brazilian government to withdraw its offer to host the United Nations climate conference next year, maintaining that Brazil’s sovereignty over the Amazon was at stake»

*

«I told my future foreign minister to avoid hosting this event here in Brazil»

*

«Bolsonaro has threatened to follow the lead of U.S. President Donald Trump and yank Brazil out of the Paris climate agreement, which was the reason, along with high cost, Bolsonaro gave for not wanting to host the November 2019 conference»

*

«The ‘Triple A’ is at play in that accord, …. What is the ‘Triple A’? It’s a big strip between the Andes, Amazon and Atlantic … that could result in our losing sovereignty over the area. The idea is to turn it into a ecological corridor»

* * * * * * * *

Il mondo sta cambiando molto velocemente. Sta attuandosi quella che è definita essere la devoluzione dell’ideologia liberal socialista. Vi saranno degli alti e dei bassi, ma il trend sembrerebbe essere stato segnato.

Significativo il titolo di Vox.

“A collapse of the center”: why fringe movements are winning around the world

«Two events within the last 24 hours underscore that trend. On Sunday, Brazil’s Jair Bolsonaro — a far-right firebrand who has expressed fondness for his country’s past military dictatorship — won Brazil’s presidential election. And on Monday, German Chancellor Angela Merkel announced she would be resigning imminently as the head of her center-right party and stepping down from power completely in 2021. That coincides with the rise of anti-immigrant parties in her country and Europe more generally.»

*


Reuters. 2018-11-30. Brazil’s Bolsonaro nixes plans to host U.N. climate event

Far-right president-elect Jair Bolsonaro said on Wednesday that he pushed the Brazilian government to withdraw its offer to host the United Nations climate conference next year, maintaining that Brazil’s sovereignty over the Amazon was at stake.

Bolsonaro, in Brasilia planning his government’s transition for when he takes power on Jan. 1, told reporters that “I participated in the decision” – announced earlier Wednesday by the Foreign Ministry, which cited high costs.

“I told my future foreign minister to avoid hosting this event here in Brazil,” Bolsonaro said. The next foreign minister, Ernesto Araújo, has said climate change was part of a plot against western economic growth.

Bolsonaro has threatened to follow the lead of U.S. President Donald Trump and yank Brazil out of the Paris climate agreement, which was the reason, along with high cost, Bolsonaro gave for not wanting to host the November 2019 conference.

“The ‘Triple A’ is at play in that accord,” Bolsonaro said. “What is the ‘Triple A’? It’s a big strip between the Andes, Amazon and Atlantic … that could result in our losing sovereignty over the area. The idea is to turn it into a ecological corridor.”

Last month, the Foreign Ministry announced Brazil’s offer to host the event in a press release, saying the meeting would work out final details of the Paris agreement and for signatory countries to fully implement its demands by 2020.

Hosting the event would have confirmed Brazil’s “role as a world leader on sustainable development issues, especially in relation to climate change.”

Brazil, which has 60 percent of the Amazon rainforest within its borders, a biome scientists consider one of nature’s best defenses against global warming as it acts as a giant carbon sink, has made significant strides in the past 15 years to curtail destruction of the jungle.

However, Brazil’s government reported last week that annual deforestation levels had hit their highest level in a decade.

The environmental group Observatorio da Clima said on its website that the decision to withdraw its offer to host the event is “not the first and will not be the last awful news from Jair Bolsonaro on this theme.”

Bolsonaro had also sought to combine the environmental and agricultural ministries but later retreated from that proposal.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

EU. Brasile. Tempi duri per gli allevatori francesi ed olandesi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-15.

Brasile 001

«According to the European Commission, the EU accounts for 18.3 percent of Brazil’s total trade, making the bloc Brazil’s second-biggest trading partner. The EU is the biggest foreign investor in Brazil.»

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«In 2017, 42 percent of all beef and live animals imported into the EU came from Brazil. In the first six months of 2018, the EU imported €284m worth of beef and veal from Brazil, ahead of Argentina (€212m) and Uruguay (€153m). Trade with Brazil is currently the subject of negotiations as part of a possible free trade deal between the EU and a regional trading bloc consisting of Argentina, Brazil, Paraguay, and Uruguay.»

*

«However, it is unclear when this EU-Mercosur trade deal will be wrapped up.»

* * * * * * *

«The election of the far-right presidential candidate Jair Bolsonaro in Brazil last month is not only of concern for the Brazilian population. It could have profound consequences for Europeans as well.»

*          

«Before being elected, Bolsonaro said he would take Brazil out of the climate agreement agreed in Paris in 2015, and that he would allow a sharp increase of logging in the Amazon tropical rainforest.»

*

«What’s more, he suggested that the trees, which currently soak up CO2, could be replaced by industry and beef farming. »

*

«Bolsonaro win would, without a doubt, make Brazil lose its leadership on the global climate agenda and become a huge obstacle for the global efforts to combat global warming»

* * * * * * *

«How should Europe react to the potential threat to the world’s climate?»

*

«Organising the climate conference may become a matter of prestige that defuses some of the more radical plans»

* * * * * * *

Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza, nei limiti del possibile.

La teoria del ‘clima‘ non è quella del riscaldamento globale: sono due teorie differenti.

La storia insegna come nei secoli si siano succeduti periodi caldi seguiti da periodi freddi.

Il lungo periodo caldo medievale durò fino a circa il milletrecento, data a partire dalla quale si assistette ad un graduale ripristinarsi ed avanzamento dei ghiacciai alpini. Tale periodo di freddo, denominato ‘piccola età glaciale‘ culminò con l’inverno del 1709. In quei tempi, di inverno il Tamigi gelava al punto tale da poter sostenere addirittura delle fiere, ed il porto di New York era gelato per tre mesi invernali l’anno. I quadri di Brüghel il Vecchio sono quanto mai suggestivi di tale periodo.

Dal 1850 il mondo sta evidenziando un periodo di innalzamento delle temperature, innalzamento che verosimilmente dovrebbe perdurare qualche secolo.

*

La teoria del ‘clima‘, invece, consiste nell’attribuire alla presenza umana ed alle sue attività l’esser causa efficiente del riscaldamento. In modo particolare, l’utilizzo del carbone a scopo energetico e di riscaldamento è considerato essere movente primo del fenomeno.

*

L’aspetto sconcertante consiste nel fatto che la teoria del ‘clima‘ è da molti considerata essere non tanto una teoria scientifica, quanto piuttosto un vero e proprio dogma di fede, verità intrinseca all’ideologia liberal. È diventata una visione indiscutibile, e quanti la mettessero in dubbio sarebbero considerati come eretici degni del rogo, previa frantumazione degli arti sulla ruota. Sembrerebbe quasi di essere ripiombati nella diatriba dogmatica tardo medievale sul flogisto.

* * * * * * *

Ciò chiarito, i sostenitori della fede integralista nel clima ne traggono le conseguenze politiche.

La prima e principale attività fu quella che si attuò durante il periodo in cui i liberal socialisti erano al governo in quasi tutti gli stati occidentali. Dalla fondazione di enti per lo studio del ‘clima‘, alla demonizzazione dell’uso del carbon fossile per sostituirlo con sorgenti energetiche alternative. Per parlare come si mangia, e qui la parola è del tutto appropriata, gli stati incanalarono immani risorse sul settore. Il ‘clima‘ divenne un business da favola, per tutti coloro che erano ammessi a sedersi a tavola: a questo punto che il ‘clima‘ esistesse o meno diventava fattore irrilevante.

* * * * * * *

Di questi tempi i dirigenti dell’Unione Europa stanno razionalizzando che l’epoca liberal socialista in Brasile è terminata. Ma mica solo in Brasile: in tutto il mondo occidentale. Resiste ancora l’Unione Europea, ma a maggio si dovranno rivedere molte questioni, e tra queste il ‘clima‘ è in prima fila.

Mr Bolsonaro intende ridurre l’estensione della foresta amazzonica, aumentare coltivazioni ed allevamenti, generando così posti di lavoro ed aumentando le possibilità brasiliane nel commercio.

Quanto il problema sia di ordine ecologico lo si capisce al volo: non serve avere l’intelletto di Pico della Mirandola.

Il 42% delle carni conservate o vive importate dall’Unione Europea arrivano dal Brasile: sono importate perché più convenienti di quelle europee, specialmente francesi ed olandesi.

Ma se il Brasile ne aumentasse la produzione, potrebbe anche arrivare a saturare il mercato europeo, estromettendo gli allevatori francesi ed olandesi.

È del tutto evidente come una simile azione sarebbe una severa e grave violazione della teoria del ‘clima‘. Quindi, ecco il levarsi del pianto greco sulla povera foresta amazzonica, che sarebbe disboscata per sete di guadagno della destra retriva e codina.


EU Observer. 2018-11-14. Why Brazil’s election matters to Brussels

The election of the far-right presidential candidate Jair Bolsonaro in Brazil last month is not only of concern for the Brazilian population.

It could have profound consequences for Europeans as well.

Before being elected, Bolsonaro said he would take Brazil out of the climate agreement agreed in Paris in 2015, and that he would allow a sharp increase of logging in the Amazon tropical rainforest.

What’s more, he suggested that the trees, which currently soak up CO2, could be replaced by industry and beef farming.

As if it would not be bad enough to see the Amazon forest’s ability in neutralising man-made greenhouse gases challenged, it could thus be replaced by additional sources of these gases.

Bolsonaro has also suggested merging the agriculture and environment ministries.

Specialist news website Climate Home called Bolsonaro’s election “the environmental story of 2018”.

Ahead of the elections, some already signalled what his election could mean for the world.

“A potential Bolsonaro win would, without a doubt, make Brazil lose its leadership on the global climate agenda and become a huge obstacle for the global efforts to combat global warming,” Carlos Rittl told the New York Times.

Rittl leads a Brazilian organisation called Climate Observatory, which had looked at presidential candidates environmental views.

US climate activist Bill McKibben sent a sobering tweet after Bolsonaro’s victory.

“The new Brazilian president’s pledge to wreck the Amazon is a tragic reminder that environmentalists need to win a fight forever, while the other side only needs to win it once,” he said.

So what now?

How should Europe react to the potential threat to the world’s climate?

Former European Commissioner for climate action, Connie Hedegaard, said that Bolsonaro could still change his mind.

“We must see how he puts his government together,” Hedegaard told EUobserver in an interview in Brussels.

“I think it’s early days,” she said.

“I think that all good forces should right now try to reach out and deliver the good arguments for Brazil. In that sense I think the jury is still out,” said the Danish former commissioner.

“I have also noticed that Bolsonaro … is not as firm stating ‘we should withdraw’ as he was only some few weeks back. Let’s see if the good arguments can win here,” she noted.

As environment minister, Hedegaard prepared and hosted the United Nations climate change conference in 2009. From 2010 to 2014, she was the EU’s climate action commissioner.

Bolsonaro will officially take office on 1 January, which means it will still be the outgoing government that will represent Brazil next month at this year’s UN climate summit.

As Climate Home noted, Brazil was an important partner for the EU at the 2015 Paris conference, where the first-ever global climate treaty was signed.

This year’s climate summit will be held in Poland, in Katowice.

Environmentalists are keen to point out the discrepancy between Poland hosting the summit, while simultaneously still relying on coal, the dirtiest of fossil fuels, for its energy.

But just wait until next year.

In 2019, the UN climate summit, known as the Conference of Parties (COP), will be hosted by Brazil.

Hedegaard suggested that this may actually be a good thing for climate action.

“I mean, you cannot imagine that we have the COP in a place where they have decided to leave the [Paris] agreement,” she said.

“It would be extremely unfortunate if Brazil chose to leave, but I really believe it would also be unfortunate for Brazil itself,” she said.

Organising the climate conference may become a matter of prestige that defuses some of the more radical plans, Hedegaard suggested.

“Until … proven [otherwise], I think that common sense and the economic interest and the international reputation of Brazil will prevail here,” said Hedegaard.

Beyond diplomacy, the EU does have some sticks available.

Campaigner for the environmental group Fern Nicole Polsterer wrote in an opinion piece “the EU’s chief – and perhaps only – leverage, is trade”.

According to the European Commission, the EU accounts for 18.3 percent of Brazil’s total trade, making the bloc Brazil’s second-biggest trading partner. The EU is the biggest foreign investor in Brazil.

In 2017, 42 percent of all beef and live animals imported into the EU came from Brazil. In the first six months of 2018, the EU imported €284m worth of beef and veal from Brazil, ahead of Argentina (€212m) and Uruguay (€153m)

EU-Mercosur

Trade with Brazil is currently the subject of negotiations as part of a possible free trade deal between the EU and a regional trading bloc consisting of Argentina, Brazil, Paraguay, and Uruguay.

However, it is unclear when this EU-Mercosur trade deal will be wrapped up.

In September, the two sides met for the 35th round of talks in Montevideo.

A two-page report from the commission said “overall, the round only resulted in limited progress”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. I Länder dell’est reclamano 60 miliardi di refusione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-25.

2018-10-22__Germania__60 miliardi__001

Affrontiamo il problema chiarendo dapprima i termini usati.

«Il carbone (o carbon fossile) è un combustibile fossile o roccia sedimentaria estratto da miniere sotterranee o a cielo aperto, o prodotto artificialmente. La formazione del carbone risale a circa 345 milioni di anni fa, quando un clima caldo e umido e un’elevata concentrazione di CO2 favorirono la crescita di alberi giganti: dopo la loro morte (favorita da inondazioni) si veniva a creare un ampio strato di legname, che non veniva degradato a causa dell’assenza di funghi e batteri specifici ancora non sviluppati, coperto poi da vari strati di altri sedimenti che lo sottoponevano a pressioni elevate e all’assenza di ossigeno. Questo continuo processo ha portato alla formazione di quelli che conosciamo come carboni fossili.

È un combustibile pronto all’uso, formatosi entro rocce sedimentarie di colore nero o bruno scuro. È composto principalmente da carbonio e contiene tracce di idrocarburi, oltre a vari altri minerali accessori assortiti, compresi alcuni a base di zolfo. Esistono vari metodi di analisi per caratterizzarlo. L’inizio del suo massiccio sfruttamento è spesso associato alla Rivoluzione industriale, e ancora oggi rimane un combustibile importante: viene prodotta usando il carbone un quarto dell’elettricità mondiale, circa la metà dell’elettricità negli Stati Uniti e circa il 10% in Italia. ….

L’era geologica, durante la quale si formò la maggior parte dei depositi di carbone attualmente conosciuti nel mondo, è il Carbonifero (fra i 280 e i 345 milioni di anni fa). ….

Il carbone è una delle principali fonti di energia dell’umanità. Nel 2010 circa il 40% dell’energia elettrica mondiale è stata prodotta bruciando carbone e le riserve accertate ammontavano ad almeno 300 anni di produzione. ….

[La lignite] ha un contenuto di carbonio di circa 70% e un potere calorifico di 18,8-25,1 MJ/kg (4500-6000 kcal/kg); la sua formazione risale a circa 80 milioni di anni fa. ….

Il litantrace è il carbone fossile inteso nel senso vero e proprio del termine. Ha un contenuto di carbonio tra il 75% e il 90% e un potere calorifico di 29,3-35,6 MJ/kg (7000-8500 kcal/kg); la sua formazione risale a circa 250 milioni di anni fa ….

[L’antracite] contiene una percentuale di carbonio pari al 90% e ha un potere calorifico di 35.6 MJ/kg (8500 kcal/kg). ….

Il coke è un residuo solido carbonioso di litantrace bituminoso con bassi livelli di cenere e di solfuri, dal quale le componenti volatili siano state estratte attraverso la cottura in forno alla temperatura di 1000 °C e in assenza di ossigeno. ….

Il coke è ottenuto da dei processi di raffinazione del petrolio e del litantrace in impianti chiamati cokerie, che solitamente fan parte del complesso di un impianto siderurgico …. È grigio, duro e poroso, e ha potere calorifico pari a 29,6 MJ/kg. » [Fonte]

*

Nel 1970 si estrassero 261 milioni di tonnellate nella Germania dell’est e 108 in quella dell’ovest, per un totale di 369 milioni di tonnellate. A partire dal 2000 la produzione tedesca si è assestata sui 170 – 180 milioni di tonnellate l’anno, sfruttando prevalentemente le miniere nell’est.

Ma il carbone serve non solo per generare corrente elettrica: il suo uso è fondamentale per l’industria siderurgica, chimica, cemetificia, e delle plastiche.

*

Il 42% della energia elettrica generata a livello mondiale è prodotta dal carbone, contro il 33% dell’Europa.

Generare energia elettrica dal carbone  infatti più agevole e meno costoso rispetto all’uso di altri combustibili e, spesso, gioco il fattore della disponibilità nazionale di giacimenti carboniferi.

La Cina sta costruendo centinaia di nuove centrali a carbone

«Dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi – il più importante trattato internazionale sul clima – molti avevano visto nella Cina un nuovo possibile leader per guidare la difficile transizione verso forme di energia rinnovabili, riducendo le emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altre sostanze inquinanti nell’atmosfera. ….

Un recente studio ha scoperto infatti che in molte province della Cina è ripresa la costruzione di centinaia di centrali elettriche a carbone ….

I lavori sono ripresi in buona parte dei siti analizzati, per realizzare impianti che complessivamente raggiungeranno una capacità di 259 gigawatt, dato comparabile con la potenza installata negli impianti a carbone di tutti gli Stati Uniti.»

*

Unione Europea. Il carbone tira alla grande, alla faccia del ‘clima’.

«ci sarà più elettricità generata dal carbone e meno dal gas, piuttosto che viceversa, come sarebbe auspicabile per l’ambiente. Il fenomeno è già osservabile in Germania – dove si produce “in casa” e si brucia molta lignite, scadente, superinquinante ma economica».

*

Germania. Kontrordine, kompagni. Il carbone è bello, buono ed anche profumato.

«the Greens said they were ready to admit that their goal of a ban on combustion engines by 2030 was unrealistic. …. The CSU in particular has indicated its readiness to move to the right in order to claw back the millions of voters both parties lost to the rightwing populist Alternative für Deutschland (AfD).»

*

«The reality is that Germany still lacks the grids for transporting electricity from the renewables-dense north to the south, and that in 2016 electricity consumers had to pay around €1 billion to fire up old oil-powered plants in the south when wind power dropped in the north»

*

Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

Il problema della rete di distribuzione dell’energia elettrica prodotta è solitamente sottotaciuto, anche perché per la Germania è una pulpite purulente.

Le grandi centrali elettriche, massimamente quelle da energie alternative, sono locate nel nord mentre la maggior parte dei consumi industriali avviene nel sud. Oltre un terzo dell’energia elettrica immessa negli elettrodotti è dissipata lungo il tragitto, riscaldando l’aria come se fosse un’immensa stufetta elettrica.

A conti fatti, anche riguardo i così detto ‘riscaldamento globale‘, sarebbe ben più conveniente disporre di un elevato numero di centrali sparse sul territorio.

Non solo.

Il pensare che una riduzione delle emissioni da parte dell’industria tedesca possa influenzare tutto il mondo è semplicemente un’idea demenziale, enunciata in perfetta malafede.

* * * * * * *

La recente crescita politica dei Grüne pone ancora una volta il problema di dismettere la produzione di energia elettrica ottenuta bruciando il carbone, quasi invariabilmente lignite.

Su questo tema la confindustria tedesca ha già espresso il suo autorevole giudizio, per i tipi di Handelsblatt, il suo organo di stampa.

Germany’s great environmental failure

«Angela Merkel wore green to the annual German Industry Day meeting in Berlin last month. There, she told a crowd of 1,200 CEOs, entrepreneurs and lobbyists that carbon-emissions targets for the car industry shouldn’t be too overly ambitious — a 30 percent reduction goal by 2030 was perfectly fine. “Anything beyond that carries the risk of killing off Europe’s car industry,” she warned.

That was music to the ears of Ms. Merkel’s audience that day. But the irony wasn’t lost on observers: The German chancellor, cloaked in green, hacked away at environmental hopes — yet again.

It hasn’t always been like this. In fact, a decade ago, both Germany and Ms. Merkel were seen as global environmental leaders, boldly plotting a course to reform industrial society and devise a sustainable future. Unfortunately, measured by its own standards, Berlin has since failed to follow through on its lofty environmental promises.

Despite Germany’s much-vaunted energy reform, the country is now certain to fail to reach its key environmental benchmark – a reduction in overall CO2 emissions by 40 percent by 2020, measured by 1990 levels. Berlin has all but dumped that original target. At this point, the government will be happy with 30 percent.

German carbon emissions have not decreased for the last nine years (see chart below), and transport emissions have not fallen since 1990. “We have to draw up a very sober balance sheet. And the fact is, we have now lost an entire decade,” Ottmar Edenhofer, incoming head of the Potsdam Institute for Climate Impact Research, told Handelsblatt. ….

It even turns out that the country’s initial reputation as environmentally progressive may have been exaggerated. A 1990 benchmark was a very convenient one for Berlin: It was the year of the German reunification. Within a few years, most of East Germany’s highly polluting industry went bust, as it wasn’t competitive in a market economy. Retrospectively, this made Germany’s CO2 reduction look a lot better than it actually was.

Some speculate that Berlin lost some of its environmental zeal as the international situation worsened. High hopes of concerted international action turned to despair when Donald Trump abandoned the Paris climate agreement last year. But the truth is that in recent years the United States has reduced its carbon emissions more than Germany, in both relative and absolute terms. ….

But this comes at a cost. Around €25 billion in subsidies flows to renewables every year, mostly through premiums paid by consumers, rather than by taxpayers. The renewables boom has also raised other questions, notably whether the country’s overstrained power grid can cope with the changes. ….

Ultimately, there are limits to emissions reduction for some industrial processes. The five industries with heaviest carbon use — steel, metals, chemicals, paper and cement — are already part of the European emissions trading system. ….

it will have to buy emissions permits, at a possible cost of €60 billion. ….

for many industries, there may be “no alternative” to carbon storage»

* * * * * * *

Ma il problema, come tutti i problemi, è decisamente molto più complesso.

Che il progetto di decarbonizzazione sia fallito è semplicemente evidente.

Però di questi tempi i Grüne stanno emergendo come seconda formazione politica a livello federale. Siano o meno al governo, cancelliere e Bundestag un qualcosa di ‘verde’ devono pur ben farlo, ed il carbone è ovviamente nel collimatore.

Ma gran parte delle miniere carbonifere, notabilmente di lignite, sono nei Länder orientali. Chiudere quelle miniere significherebbe accoltellare alla schiena i tedeschi dell’est, che già non è che siano stati trattati poi bene dai tedeschi dell’ovest.

Però, attenzione!

«Money doesn’t equal jobs»

Non si tratta solo di dar loro un eventuale rimborso spese: AfD in quei Länder supera il 25%. Se si toccassero le miniere carbonifere, schizzerebbe alla maggioranza assoluta. Alla Germania dell’est servono posti di lavoro nel comparto produttivo. Poi, ovviamente, le composizioni nei singoli Länder si ripercuotono sulla composizione del Bundesrat, per non parlare delle prossime elezioni europee.

In sintesi: i tedeschi si son cacciati in un gran brutto pasticcio.


Deutsche Welle. 2018-10-20. Eastern German states demand €60 billion for coal phaseout

With Germany’s political mainstream under fire, coal is becoming a hot-button issue in the East. Regional leaders say that unless they get billions in extra funds, the far right will exploit changes in energy policy.

*

Very few people in the Western world work directly with coal anymore, but fears engendered by the phase-out of this fossil fuel in favor of cleaner energy sources remain politically potent. That’s especially apparent in eastern Germany, where, following US President Donald Trump’s lead, far-right populists are seeking to harness anti-environmentalism and anxiety about the economic future in the country’s poorest region.

That was the backdrop to a press conference in Berlin on Friday at which the leaders of the three eastern German coal mining states — Saxony, Saxony-Anhalt and Brandenburg — demanded a whopping €60 billion ($69 billion) in federal aid to stop producing lignite. They said the economic interests of those facing unemployment should take precedence over environmental protection.

“We owe it to the people in our regions that the path is new jobs first, then the phaseout and then the discontinuation of existing production,” said Saxony State Premier Michael Kretschmer of the conservative Christian Democrats (CDU).

Although Germany has yet to set concrete dates for the phaseout of lignite coal mining, it has agreed in principle to discontinue it as part of its climate commitments. The far-right populist Alternative for Germany (AfD) party, which disputes the phenomenon of global warming, wants to reverse that policy and keep Germany’s relatively small mining industry in the western Ruhr Valley and the east of the country alive.

So can mainstream parties respond to this challenge? Will the promise of €60 billion in federal aid be enough to convince people to resist the lure of the populists?

Avoiding the ‘insults’ of the past

Only around 21,000 Germans — 11,000 in the East — are still employed mining lignite coal. But like coal mining in West Virginia in the US, the trade’s long and culturally rich traditions carry significance beyond the sheer numbers. The AfD portrays the phaseout of lignite coal as an instance of politicians and elites making decisions against the wishes and to the detriment of ordinary Germans.

The challenge is not to be taken lightly. Both Kretschmer and Brandenburg State Premier Dietmar Woidke of the center-left Social Democrats (SPD) are up for re-election in regional votes next year. Conservatives and the SPD have been bleeding support nationally for quite some time, while polls currently project the AfD to get almost a quarter of the vote in Saxony and nearly as much in Brandenburg.

The state premiers are clearly concerned that the coal phaseout will remind eastern Germans of economic disappointments in the wake of the country’s reunification in 1990. East German industry was largely dismantled as noncompetitive and many people from the East felt ignored and overruled by capitalist know-it-alls from the West.

Woidke, for instance, said that he and his fellow state premiers were determined not to see their constituents get “fobbed off again” with empty promises or to “talk over their heads.”

“We have to work to ensure that the people in our regions are respected,” Woidke said. “When phrases like ‘dirty lignite coal spitting out filth’ are used, it’s an insult to people in the entire region.”

Using the AfD as a threat

To a remarkable degree, Kretschmer, Woidke and Saxony-Anhalt State Premier Reiner Haseloff (CDU) are positioning themselves as adversaries of the federal government at the same time as they are demanding a huge sum of money from it. The entirety of Germany should be called upon to pay for the lignite coal phaseout, not just the regions directly affected, they say, implying that the opposite was the case with German reunification .

“We are not going to impose such a transformation on our people again,” Haseloff said. “Our climate goals have to be attained, but 82 million people (the population of all of Germany) have to chip in.”

Jobs in the eastern German lignite coal industry are often poorly paid, usually less than €2000 a month, yet the country’s state premiers are demanding the equivalent of millions of euros for each position. The not-so-implicit threat is that, should the federal government fail to pony up sufficient cash, the AfD would profit — and the political mainstream would come under further pressure.

Money doesn’t equal jobs

Despite the huge sums they demanded, the state premiers were short on specific details about what the money would be spent on. Kretschmer talked about infrastructure such as rail lines, while Woidke stressed renewable energy sources and Haseloff mentioned research and development.

But they were forced to admit that even “immediate” federal help would not yield any tangible results before next September’s state elections in Brandenburg and Saxony. And industry advocates are skeptical, saying money would not necessarily equal jobs in some of the areas in Germany struggling the most economically.

“Sixty billion euros sounds pretty enticing, but it doesn’t get us any further in terms of [social] structures and industry,” Wolfgang Rupieper of the coal-friendly Pro Lausitzer Braunkohle association told DW.

Rupieper acknowledged that “extremist parties” could benefit if people in the East felt unsure of the government’s handling of the coal phaseout. Meanwhile environmental activists, led by the Green party, accuse the state premiers of hurting their constituents by dragging out Germany’s inevitable discontinuation of coal mining.

“The heads of the regional governments may not care whether Germany rips up all its climate goals and violates international law,” Green party climate spokesman Oliver Krischer told DW. “But as people with political responsibility they should have recognized by now that coal hinders future economic development. Anyone unable to see that must have very restricted horizons.”

With support for the traditional political powers in Germany eroding in favor of smaller parties, the lignite coal phaseout is a political minefield — and one headache neither conservatives nor Social Democrats particularly need.

Nota.

Tutti gli avversari della Germania gongolano pieni di soddisfazione nel vedere la perseveranza politica di Frau Merkel e dei residuo socialdemocratici.

Kaczyński, Duda, Orban, Salvini & Co, per non menzionare Mr Putin e Mr Trump e quell’ectoplasma politico di Mr Xi hanno pilotato magistralmente Frau Merkel.

Cdu, Csu ed spd sono tutte contente che AfD non ha raggiunto, per il momento, la maggioranza assoluta e si illudono che i Grüne, oramai secondo partito, siano i loro salvatori.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Problemia Energetici

Germania. Non ridurrà le emissioni di gas a effetto serra al 2020.

Giuseppe Sandro Mela

2018-06-19.

Clima 001

Lo avevano già annunciato da tempo.

Merkel. «Tedeschi, volete ‘clima’ od acciaio?»

Merkel & Schulz. Clima addio. Avevano scherzato. Più tasse.

«Germany’s would-be coalition partners have agreed to drop plans to lower carbon dioxide emissions by 40 percent from 1990 levels by 2020»

*

«the targeted cut in emissions could no longer be achieved by 2020»

*

«The deal would represent something of a U-turn for Merkel, who has long presented herself as an advocate of climate protection policies on the international stage»

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Di questi giorni arriva il mesto annuncio.

«The German government set itself the goal of reducing national greenhouse gas emissions until 2020 by 40 percent compared to 1990 levels»

*

«Germany is set to miss its 2020 greenhouse gas emissions target by 8 percent, according to German weekly magazine Der Spiegel»

*

«The climate protection report shows a gigantic gap between the government’s words and deeds when it comes to climate protection»

* * * * * * *

In parole poverissime, il traguardo prefissato era una pura e semplice utopia.

Se si potessero usare termini più propri, un delirio schizofrenico con screzio paranoide.

Delirio che però andava e va benissimo per bacchettare a destra e sinistra tutti gli altri stati, rei di non considerare nella sua gravità il problema del ‘clima’.

Traducendo dal linguaggio della Bundeskanzlerin Frau Merkel a linguaggio comune, la Germania continui a produrre imperterrita mentre gli altri chiudono gli stabilimenti perché inquinano.


Deutsche Welle. 2018-06-13. Germany to miss 2020 greenhouse gas emissions target

Economic and population growth are to blame for Germany missing its climate protection target. One of the leaders of the Greens said figures show that Chancellor Angela Merkel has more bark than bite on climate change.

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Germany is set to miss its 2020 greenhouse gas emissions target by 8 percent, according to German weekly magazine Der Spiegel.

The German government set itself the goal of reducing national greenhouse gas emissions until 2020 by 40 percent compared to 1990 levels.

But a draft government report estimates that the country will only be able to reduce emissions by 32 percent. Officials had previously estimated a shortfall of 5 percent to 8 percent.

The document blames “unexpected economic developments and unexpected population growth” for the failure to meet the target. Increased economic activity and strong population growth generally cause an uptick in emissions due to increased use of fossil fuel energy.

“The climate protection report shows a gigantic gap between the government’s words and deeds when it comes to climate protection,” the German branch of the environmental protection group WWF said in a statement. “It’s a 120-decibel alarm and the government has to show it has heard it.”

Green Party leader lashes out at Merkel

Annalena Baerbock, co-leader of the Green Party, told Der Spiegel that the figures were proof Chancellor Angela Merkel, who has long championed the fight against climate change, “says a lot about the climate, but delivers very little.”

The new figures came a day after the Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) said Germany needed to do more to realize its climate change goals.

The OECD also cited strong economic growth as a challenge to meeting emissions targets. Traffic emissions had increased as well, it said, presenting another problem for the country’s ability to meet its commitments.