Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

G7. Volano gli stracci. Figuraccia di Trudeau il trombato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-10.

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«la stessa Merkel è protesa verso di lui a mostrargli i pugni»

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«Al presidente Trump non sono andate giù le parole del premier canadese pronunciate durante la conferenza stampa (in sua assenza, come detto): “Sulla base delle false dichiarazioni di Justin nella sua conferenza stampa, e il fatto che il Canada mette dazi massicci ai nostri agricoltori, i lavoratori e le aziende americane, ho dato istruzioni ai nostri rappresentanti Usa di non ad approvare il comunicato e stiamo valutando dazi sulle automobili che inondando il mercato degli Stati Uniti»

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«Trudeau ha agito in modo mite e mite durante i nostri incontri del G7, solo per dire, in una conferenza stampa dopo la mia partenza, che ‘i dazi degli Stati Uniti sono una sorta di insulto’ e che lui ‘non sarà preso in giro’. Molto disonesto e debole»

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Ricordiamo come Mr Trudeau sia stato trombato di brutto alle elezioni dell’Ontario, vinte dai populisti con 76 seggi su 124, laddove i liberal del suo partito hanno conseguito sette seggi, perdendone quarantuno.

Non si fanno parti del genere senza ricevere risposte per le rime.


Agi Estero. 2018-06-10. Al G7 sono volati gli stracci, con Trump che non firma l’accordo e twitta dall’aereo

Il presidente Usa ha scritto del premier canadese Trudeau: “Molto disonesto e debole”. Il vertice è fallito e la guerra sui dazi per niente finita. Anzi.

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È finito malissimo il vertice del G7 in Canada, peggio di come ci si aspettasse (e le previsioni erano già alquanto nere). Con tanto di insulti e minacce che sembrano destinati a inasprire ulteriormente la guerra commerciale sui dazi.

Pochi minuti dopo il comunicato congiunto che era stato approvato dagli altri leader dei Grandi del Mondo, Trump si è lanciato in una bordata di Twitter, da bordo dell’Air Force One; e ha ritirato la firma dalla dichiarazione congiunta faticosamente negoziata, accusando il primo ministro canadese Justin Trudeau di essere “molto disonesto e debole”.

Le sue parole, mentre era già diretto verso Singapore, per lo storico vertice con Kim JonG-un, sono arrivate poco dopo che Trudeau aveva annunciato l’accordo da parte delle sette nazioni, ma aveva promesso rappresaglie contro i dazi degli Stati Uniti.

Al presidente Trump non sono andate giù le parole del premier canadese pronunciate durante la conferenza stampa (in sua assenza, come detto): “Sulla base delle false dichiarazioni di Justin nella sua conferenza stampa, e il fatto che il Canada mette dazi massicci ai nostri agricoltori, i lavoratori e le aziende americane, ho dato istruzioni ai nostri rappresentanti Usa di non ad approvare il comunicato e stiamo valutando dazi sulle automobili che inondando il mercato degli Stati Uniti, ha tuonato su Twitter. “Trudeau ha agito in modo mite e mite durante i nostri incontri del G7, solo per dire, in una conferenza stampa dopo la mia partenza, che ‘i dazi degli Stati Uniti sono una sorta di insulto’ e che lui ‘non sarà preso in giro’. Molto disonesto e debole”.

A scatenare Trump, sono state le parole di Trudeau che aveva definito “un insulto” la decisione di Washington di invocare la sicurezza nazionale per giustificare i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. “I canadesi sono educati e ragionevoli, ma non saranno presi in giro”.

Insomma un caos totale. Del resto, con il senno di poi, che le cose non fossero filate lisce, era apparso evidente. Lo aveva evidenziato plasticamente la foto, pubblicata qualche ora prima, dal cancelliere Angela Merkel sul suo account Twitter, che ben ‘fotografa’ il tempestoso negoziato tra i leader in Canada: Trump, è al centro, seduto ma quasi assediato dagli altri presenti, tutti in piedi; la stessa Merkel è protesa verso di lui a mostrargli i pugni, e accanto a lei, sempre in piedi il premier canadese e quello giapponese, Shinzo Abe, pronti a darle man forte.

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