Pubblicato in: Bergoglio, Devoluzione socialismo, Geopolitica Africa, Religioni

Chiesa. Chi entra in conclave papa ne esce cardinale. Sarah e i migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

Sarah cardinale

Chiunque si sia preso la briga di leggersi, meglio forse studiarsi, il Flichet Martin, Storia della Chiesa, ha ampio materiale per meditare che i preti non siano riusciti a distruggerla perché è istituzione divina. Ce la avevano messa tutta.

«E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano»: così constatò amareggiato san Girolamo. L’imperatore Costanzo mica che scherzasse, con lui il boia non restava certo inoperoso: aveva imposto l’arianesimo e non defletteva. Atanasio di Alessandria:, Lucifero di Cagliari, Eusebio di Vercelli, Dionigi di Milano, Ilario di Poitiers furono gli unici vescovi ad opporsi: per lungo tempo subirono l’esilio. Tutti gli altri vescovi abiurarono. Tutti. Ma alla fine l’arianesimo fu sconfitto sia dal punto di vista dogmatico, sia anche da quello umano sul campo di battaglia di Pavia.

Perché questo incipit?

Negli ultimi settanta anni l’ideologia liberal ha ricalcato le orme e la storia dell’arianesimo. Il loro potere politico e quello economico hanno combattuto la Chiesa permeandola e traendo nelle proprie fila sia i semplici fedeli, sia vescovi e cardinali. Il concetto di filantropia ha a lungo soppiantato quello della Carità, e mammona si è dato un gran da fare, spalleggiato da asmodeo. Come per l’arianesimo, il Cristo è ridotto a mera figura umana. Il caso McCarrick dovrebbe ben essere significativo e non è sicuramente l’unico.

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Ma in ogni epoca la Chiesa ha i suoi Atanasi.

«Robert Sarah (Ourous, 15 giugno 1945) è un cardinale e arcivescovo cattolico guineano, dal 23 novembre 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

Maturata la vocazione al sacerdozio, intraprende gli studi; nel 1964 ottiene il baccalaureato in teologia.

Il 20 luglio 1969 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Sainte Marie a Conakry, dall’arcivescovo Raymond-Maria Tchidimbo.

Dopo l’ordinazione riprende gli studi; ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e una licenza in sacra scrittura presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Rientra in Guinea nel 1974. ….

Il 13 agosto 1979 papa Giovanni Paolo II lo nomina, a soli trentaquattro anni, arcivescovo metropolita di Conakry; succede al dimissionario Raymond-Maria Tchidimbo, costretto all’esilio dopo anni di prigionia. L’8 dicembre successivo riceve l’ordinazione episcopale …

Il 1º ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; succede a Marcello Zago, deceduto il 1º marzo 2001.

Il 7 ottobre 2010 papa Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum”; succede al cardinale Paul Josef Cordes, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Nel concistoro del 20 novembre 2010 papa Benedetto XVI lo crea cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana, diventando il primo cardinale guineano. Il 30 gennaio 2011 prende possesso della diaconia.

Il 12 e il 13 marzo partecipa come cardinale elettore al conclave del 2013, che porta all’elezione di papa Francesco.

Il 23 novembre 2014 papa Francesco lo nomina prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.» [Fonte]

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Ecco alcune sue frasi.

«l’Africa potrebbe diventare la punta di lancia della Chiesa nella sua opposizione alla decadenza occidentale»

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«Per quel che riguarda il mio continente voglio denunciare con forza una volontà d’imporre dei falsi valori utilizzando argomenti politici e finanziari. In alcuni Paesi africani sono stati creati ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di sostegno economico! Queste politiche sono tanto più odiose in quanto la maggior parte delle popolazioni africane è senza difesa, alla mercé d’ideologi occidentali fanatici»

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«l’idea che consisterebbe nel rinchiudere il Magistero in un bello scrigno staccandolo dalla pratica pastorale che potrebbe evolvere secondo le circostanze, le mode e le passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica. Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero»

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«Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

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Citiamo infine uno dei suoi tanti libri:

La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore, con Nicolas Diat, Cantagalli, 2017

In calce, alleghiamo un articolo che ben spiega il card Sarah: una ottimo traduzione del classico Why Cardinal Sarah terrifies his critics.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

«it is wrong to “use the word of God to promote migration.”»

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«using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”»

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«the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves»

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«this new form of slavery that is mass migration»

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«If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision»

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«This is not the end of the world, the Church will rise»

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«In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary»

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«yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern»

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«Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence»

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«When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries …. My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.»

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«The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.»

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Nella sua storia millenaria, la Chiesa ha spesso dovuto attraversare il deserto. Sono i momenti della prova, sempre molto dura. Ma sono anche i momenti fondamentali nei quali si setaccia il grano dalla pula.I santi ed i martiri emergono nei momenti dei triboli.

Una sola nota, ma che la conta tutta.

Molti presbiteri, vescovi e financo cardinali parlano in continuo dei problemi politici, sociali ed economici dei migranti. Ma non si riesce a sentire nemmeno una parola sulla necessità di convertirli. Per chiarire: convertire non significa costringere, bensì proporre. Senza Cristo, la carità diventa filantropia, e la filantropia mammona.

«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» Marco, 16: 15.

Mica ha detto di fare finanza, oppure di costruire strade e ponti.

Non si confondano i mezzi con il fine.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

The prominent Vatican Cardinal Robert Sarah, as his newly released book is causing furor in Europe, said it is wrong to “use the word of God to promote migration.”

The Guinean cardinal, prefect of the Vatican’s Congregation for Divine Worship, said that using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”

In an interview last week, the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves.

“Is that what the Church wants?” he asked, adding that the Church should not support “this new form of slavery that is mass migration.”

“God never intended these fractures,” he said.

The cardinal also said that the demise of Christian Europe does not bode well for the future of the world.

“If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision,” he warned.

Cardinal Sarah has recently published a new book titled Evening Draws Near and the Day is Nearly Over (from Luke 24:29), in which he laments the “collapse of the West,” as well as the “migratory processes” that threaten Europe’s identity.

The cardinal insists that he wrote the book not to discourage believers but to “give hope” to all God’s people. “This is not the end of the world, the Church will rise,” he said.

In his interview, however, the cardinal pulls no punches in decrying what he sees as a betrayal of many of the Church’s pastors to preach the true Gospel of Christ and, instead, waste their time in political activism.

“In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary,” he said.

“And so they say confusing, vague, inaccurate things, to escape any criticism, and to enlist in the stupid evolution of the world. This is a betrayal,” he said.

“If he does not teach the faith, if he enjoys activism instead of reminding people that they are made for prayer, he betrays his mission,” Sarah said. “Jesus says, ‘I will strike the shepherd and the sheep of the flock shall be scattered.’ This is what is happening today. People no longer know who to turn to.”

There are some who “yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern,” he said.

“Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence,” he said.

The cardinal also offered his support for nationalist movements in Europe that wish to recover their sovereignty from Brussels.

“When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries,” the cardinal said. “My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.”

“The Brussels Commission thinks only about building a free market in the service of the great financial powers,” he continued. “The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.”

“This contemporary desire to globalize the world, ridding it of nations with their distinctive characteristics is sheer madness,” he said.»

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Why Cardinal Sarah terrifies his critics

Com’è che il cardinal Sarah è diventato l’uomo più pericoloso della cristianità

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Matthew Schmitz apparso nel numero del 23 giugno del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Una folla sempre più numerosa vuole la testa del cardinale Robert Sarah su un piatto. Aprite un qualunque periodico cattolico liberal e probabilmente vi troverete un appello al licenziamento del cardinale guineano che in Vaticano guida la Congregazione per il Culto divino: «È giunto il tempo per [papa Francesco] di sostituire il cardinal Sarah» (Maureen Fiedler, National Catholic Reporter); «Potrebbe esserci bisogno di vino nuovo alla Congregazione per il Culto divino» (Christopher Lamb, The Tablet); «I rappresentanti della Curia che si rifiutano di adeguarsi al programma di Francesco dovrebbero dimettersi. O il Papa dovrebbe mandarli da qualche altra parte» (Robert Mickens, Commonweal); «Papa Francesco deve puntare i piedi. I cardinali come Robert Sarah… possono credere che con un pontificato che va nella direzione sbagliata, sia un dovere resistere. Ma questo non significa che Francesco debba arrendersi a loro» (The Tablet).

Sarah non è sempre stato trattato come l’uomo più pericoloso della cristianità. Quando fu scelto per l’incarico da papa Francesco nel 2014, beneficiò della benevolenza anche di quelli che oggi lo criticano. Mickens lo descrisse come «poco ambizioso, un buon ascoltatore e, nonostante abbia mostrato chiaramente un lato conservatore da quando è arrivato a Roma… un “uomo del Vaticano II”». Le fonti di Lamb gli riferirono che Sarah sarebbe piaciuto ai liberal, il tipo di vescovo che guarda simpateticamente alla “inculturazione”. John Allen sintetizzò così il consenso intorno al Vaticano: Sarah è un vescovo di basso profilo, «caloroso, simpatico e modesto».

Tutto questo mutò il 6 di ottobre del 2015, il terzo giorno del controverso Sinodo sulla famiglia. I padri sinodali erano divisi da due richieste apparentemente contrastanti, quella di avvicinarsi alle persone che si sentono stigmatizzate dall’insegnamento della Chiesa riguardo al sesso e quella di proclamare coraggiosamente la verità a un mondo ostile. In quello che divenne noto come il discorso delle “bestie dell’apocalisse”, Sarah insistette che entrambe le cose sono possibili. «Non combattiamo contro creature di carne e sangue», disse ai suoi fratelli vescovi. «Dobbiamo essere inclusivi e accoglienti verso tutto ciò che è umano». Ma la Chiesa deve continuare a proclamare la verità di fronte a due grandi sfide. «Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

Da giovane prete Sarah aveva studiato alla École Biblique di Gerusalemme e progettato una dissertazione su “Isaia, capitoli 9-11, alla luce della linguistica semitica nordoccidentale: ugaritico, fenicio e punico”. Perciò non sorprende che [al Sinodo] impiegò il linguaggio biblico per spiegarsi. La libertà occidentale e il fondamentalismo islamico, disse all’assemblea, sono come le due «bestie dell’apocalisse». L’immagine viene dal Libro della Rivelazione, che parla di due bestie che attaccheranno la Chiesa. La prima emergerà dal mare con sette teste, dieci corna e blasfemia sulle labbra. La seconda sorgerà dalla terra facendo grandi prodigi e convincerà il mondo ad adorare la prima.

Questa strana dinamica – una minaccia mostruosa che porta gli uomini ad abbracciarne un’altra – è quella che Sarah vede all’opera nella nostra epoca. La paura della repressione religiosa induce alcuni a venerare una libertà idolatrica. (Mi ricordo la volta che fui l’unico a rimanere seduto mentre Ayaan Hirsi Ali terminava un suo discorso chiedendo alla platea di fare un’ovazione «alla blasfemia!»). D’altra parte, gli attacchi alla natura umana spingono altri ad abbracciare la falsa sicurezza del fondamentalismo religioso, che ha la sua espressione più terribile sotto l’insegna nera dell’Isis. Ciascun male tenta coloro che lo temono a soccombere al suo opposto. Così come con il comunismo e il nazismo nel XX secolo, bisogna resistere a entrambi.

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, capo della Conferenza episcopale polacca, scrisse che l’intervento di Sarah aveva un «livello teologico e intellettuale molto alto», ma sembra che altri non ne abbiano inteso il significato. L’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, deprecò l’uso del «linguaggio apocalittico». (Viene da chiedersi che cosa pensi del resto della Rivelazione di Giovanni). «Ai giovani non piace che gli si ricordi il giudizio», ironizzò un cardinale dopo il discorso di Sarah.

Un importante osservatore di cose vaticane mi scrisse da Roma: «[Sarah] è intervenuto oggi parlando delle due bestie dell’Apocalisse. Il suo potenziale papabile ha subìto un brutto colpo». Il padre gesuita James Martin dichiarò che Sarah aveva violato il Catechismo, «che ci chiede di trattare le persone LGBT con “rispetto, compassione, delicatezza”».

A volte viene da chiedersi se, per i cattolici come padre Martin, esistano parole con cui l’insegnamento della Chiesa a riguardo del sesso possa essere difeso – dal momento che loro non le utilizzano mai. Comunque, la reazione al discorso di Sarah probabilmente aveva a che fare più con il semplice analfabetismo che con una qualche differenza di principio. Il cardinale di Durban, Wilfred Napier, alla vigilia del Sinodo disse che gli europei soffrono di una «diffusa ignoranza e rifiuto non solo dell’insegnamento della Chiesa ma anche della Scrittura». Aveva ragione. Coloro che non vivono nella Scrittura e non conoscono personalmente le sue immagini sono più propensi a ritenere il linguaggio biblico irrilevante o incendiario.

Il 14 ottobre, una settimana dopo il discorso di Sarah, il cardinale Walter Kasper si lamentò degli interventi africani al Sinodo. «Io posso parlare solo della Germania, dove una larga maggioranza vuole un’apertura verso i divorziati risposati. Lo stesso vale per il Regno Unito e ovunque». O meglio, non proprio ovunque: «Con l’Africa è impossibile. Ma non dovrebbero essere loro a dirci cosa fare».

Il rigetto di Sarah e degli altri africani da parte di Kasper scatenò una immediata protesta. Obianuju Ekeocha, una cattolica nigeriana che si batte contro l’aborto, scrisse: «Figuratevi il mio shock oggi quando ho letto le parole di uno dei più importanti padri sinodali… In quanto donna africana che oggi vive in Europa, vedo le mie idee e i miei valori morali continuamente screditati come “questioni africane”». D’accordo il cardinale Napier: «È preoccupante leggere espressioni com “il teologo del Papa” riferite al cardinale Kasper… Kasper non è molto rispettoso verso la Chiesa africana e i suoi pastori».

La dichiarazione di Kasper ruppe la diga. Da quel momento, una ondata di abusi si è abbattuta su Sarah. I suoi critici lo hanno descritto come arrogante, ignorante e un criminale potenziale – o quanto meno meritevole di una bella lezione.

Michael Sean Winters del National Catholic Reporter ha ricordato a Sarah il suo ruolo («In fondo i cardinali di Curia sono dipendenti, dipendenti rispettati, ma dipendenti»). Padre William Grim su La Croix ha definito il suo lavoro «asinesco… palesemente stupido… idiozia». Andrea Grillo, un liturgista italiano liberal, ha scritto: «Sarah ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico».

Su The Tablet, padre Anthony Ruff ha corretto Sarah. «Sarebbe bene che studiasse le riforme più approfonditamente e riuscisse a comprendere, per esempio, cosa significa “mistero” nella teologia cattolica». Massimo Faggioli, un vaticanista che frequenta le gelaterie di Roma, ha osservato innocentemente che il discorso delle bestie dell’apocalisse di Sarah «sarebbe passibile di denuncia penale in alcuni paesi». (Avendo amministrato per anni sotto la brutale dittatura marxista di Sékou Touré, Sarah non ha proprio bisogno che gli si ricordi che la professione della fede cristiana può essere un crimine).

Dopo che papa Francesco ha respinto l’appello di Sarah ai sacerdoti a celebrare la Messa ad orientem, il disprezzo verso di lui è esploso in una scarica di botte: «È assai insolito per il Vaticano schiaffeggiare pubblicamente un principe della Chiesa, eppure non sorprende del tutto visto come si è mosso il cardinal Sarah…» (Christopher Lamb, Tablet); «Il Papa ha schiaffeggiato Sarah abbastanza sonoramente, salvandogli la faccia solo un po’» (Anthony Ruff, Pray Tell); «Il Papa schiaffeggia Sarah» (Robert Mickens su Twitter); «Papa Francesco… lo ha schiaffeggiato» (sempre Mickens, per Commonweal); «Un altro schiaffo» (Mickens ancora una volta, qualche mese dopo per La Croix). Sommato tutto insieme, fa una notevole lezione.

Scambiarsi accuse di insensibilità probabilmente non è il modo migliore per risolvere le dispute dottrinali, ma la retorica dei critici di Sarah rivela qualcosa di importante a riguardo della vita cattolica oggi: nelle dispute dottrinali, morali e liturgiche, i cattolici liberal sono diventati nazionalisti ecclesiali.

I cattolici tradizionali sono inclini a sostenere standard dottrinali e atteggiamenti pastorali coerenti a prescindere dai confini nazionali. Se non prediligono la Messa in latino, vogliono che le traduzioni nelle lingue locali ricalchino il latino il più esattamente possibile. Non sono scandalizzati dal modo in cui gli africani parlano dell’omosessualità o i cristiani d’Oriente dell’islamismo.

I cattolici liberal, invece, si battono per le traduzioni scritte in stile idiomatico e approvate dalle conferenze episcopali nazionali, non da Roma. Le realtà locali esigono che la verità venga regolata ogni volta che oltrepassa un confine. Le affermazioni dottrinali cattoliche dovrebbero essere accennate in un linguaggio pastoralmente sensibile – sensibile cioè verso le sensibilità dell’Occidente ricco e istruito.

Uno dei vantaggi del nazionalismo ecclesiale è che consente ai liberal di evitare di argomentare in campo dottrinale, dove i “rigoristi” tradizionali di solito hanno la meglio. Se la verità deve essere mediata dalle realtà locali, nessuno a Roma o ad Abuja avrà granché da dire sulla fede di Bruxelles e di Stoccarda (ecco qual era il punto dietro il rigetto degli africani da parte di Kasper).

È quel che emerge in certi autori come Rita Ferrone di Commonweal, la quale dice che invece di badare a Sarah, chi parla inglese dovrebbe «fidarsi del nostro popolo e del nostro buon senso per quanto riguarda la preghiera nella nostra lingua». Il “noi” che sta dietro quel “nostro” non è globale e cattolico, ma borghese e americano.

E se invece di essere rimesso al suo posto, schiaffeggiato e sbattuto in galera per aver violato i codici linguistici dell’Occidente, Sarah diventasse papa? Ecco quello che i suoi critici temono di più. Mickens scrive della cupa possibilità di un «Pio XII (anche noto come Robert Sarah». Lamb dice che Sarah potrebbe finire per essere «il primo papa nero». (Sarebbe stupendo – i genitori di Sarah, due convertiti del remoto villaggio di Ourous, in Guinea, immaginavano che solo gli uomini bianchi potessero diventare preti e risero quando il loro figlio disse loro che voleva entrare in seminario). Lo stesso osservatore bene informato che mi disse che il potenziale di Sarah era precipitato durante il Sinodo, ora dice che le sue prospettive stanno migliorando. «La gente ha visto tutti gli attacchi, e il suo generoso rifiuto di rispondere a tono».

È davvero notevole il fatto che Sarah abbia sopportato una tale gragnuola di insulti con tanta grazia. Nel suo nuovo libro La forza del silenzio sentiamo il suo grido soffocato di angoscia:

«Ho provato sulla mia pelle la dolorosa esperienza dell’assassinio attraverso il chiacchiericcio, la calunnia e la pubblica umiliazione, e ho imparato che quando una persona ha deciso di distruggerti, non le mancheranno le parole, la cattiveria e l’ipocrisia; la menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti, prove e verità sulla sabbia. Quando tale è il comportamento degli uomini di Chiesa, e dei vescovi in particolare, il dolore è anche più profondo. Ma… dobbiamo restare calmi e in silenzio, chiedendo che la grazia non ceda mai al rancore, all’odio e alla sensazione dell’impotenza. Restiamo saldi nel nostro amore per Dio e per la sua Chiesa, nell’umiltà».

Nonostante tutto questo, Sarah è un uomo indomito. Il suo libro ribadisce l’appello alla Messa ad orientem e al resto della “riforma della riforma”. «Se Dio vorrà, quando vorrà e come vorrà, sarà realizzata la riforma della riforma nella liturgia. Malgrado lo stridore di denti, essa avverrà, perché c’è in gioco il futuro della Chiesa».

Se Sarah si è rifiutato di rendersi accondiscendente con quelli che comandano a Roma, non si metterà nemmeno al servizio altri schieramenti. In questo libro meravigliosamente personale, racconta vecchie storie popolari islamiche, ama profondamente i deboli e gli afflitti, e depreca gli interventi armati: «Come possiamo non essere scandalizzati e inorriditi dall’azione dei governi dell’America e dell’Occidente in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria?». Sarah li considera spargimenti di sangue idolatrici «nel nome della dea Democrazia» e «nel nome della Libertà, un’altra divinità dell’Occidente». Si oppone allo sforzo di costruire «una religione senza confini e una nuova etica globale». E se questa vi sembra un’iperbole, ricordate che sei giorni dopo che i missili avevano colpito Baghdad, Tony Blair mandò a George W. Bush un promemoria che diceva: «La nostra ambizione è grande: costruire un’agenda globale attorno alla quale possiamo unire il mondo… per diffondere i nostri valori di libertà, democrazia, tolleranza». Sarah vede questo programma come qualcosa di contiguo alla blasfemia.

Ha opinioni altrettanto taglienti sull’economia moderna: «La Chiesa commetterebbe un errore fatale se si logorasse nel tentativo di dare una specie di volto sociale al mondo moderno che è stato scatenato dal capitalismo del libero mercato».

Guerra, persecuzione, sfruttamento: tutte queste forze fanno parte di una «dittatura del rumore» i cui slogan incessanti distraggono gli uomini e screditano la Chiesa. Per resistere ad essa, Sarah si rivolge all’esempio di Fratello Vincent, un giovane recentemente scomparso che Sarah amava con tutto il cuore. Solo se amiamo e preghiamo come Vincent possiamo sentire la musica callada, la musica silenziosa che gli angeli suonarono per Giovanni della Croce. Sì, questo libro mostra che Sarah ha molto da dire: sulla vita mistica, sulla Chiesa e sull’attualità mondiale. Ma su tutto il resto, rimane in silenzio – mentre il mondo parla di lui.

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