Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Trump

Usa – Messico. No migranti, no dazi. Accordo fatto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

2019-06-08__Trump_Messico

«Sono lieto di informare che gli Stati Uniti hanno firmato una accordo col Messico»

«Le tariffe che dovevano essere applicate dagli Usa lunedì sono quindi sospese a tempo indeterminato»

«Il Messico, in cambio, ha concordato di prendere misure forti per fermare il flusso della migrazione attraverso il Messico e verso il nostro confine meridionale.»

«Questo sarà fatto per ridurre grandemente, o eliminare, l’immigrazione illegale proveniente dal Messico e verso gli Stati Uniti»

«The United States and Mexico struck a deal on Friday to avert a tariff war, with Mexico agreeing to rapidly expand a controversial asylum program and deploy security forces to stem the flow of illegal Central American migrants.»

«U.S. President Donald Trump had threatened to impose 5% import tariffs on all Mexican goods starting on Monday if Mexico did not commit to do more to tighten its borders»

«I am pleased to inform you that The United States of America has reached a signed agreement with Mexico. The Tariffs scheduled to be implemented by the U.S. on Monday, against Mexico, are hereby indefinitely suspended. Mexico, in turn, has agreed to take strong measures to….»

* * * * * * *

E così alla fine si ragiona.            

«indefinitely suspended»

Gli Stati Uniti sospendono l’applicazione dei dazi sui prodotti importati dal Messico, e questo interrompe il flusso migratorio illegale verso gli Stati Uniti.

Sospeso non significa abrogato.

Quindi, il Messico ci pensi sopra due volte se far riprendere il flusso dei migranti ‘clandestini’, che poi, diciamolo pure, così tanto clandestini proprio non lo erano:

Trump, Messico, trattative dazi e migranti. Mr Soros e sodali.


Ansa. 2019-06-08. Trump: accordo col Messico su migranti, niente dazi

WASHINGTON, 8 GIU – Niente dazi Usa sull’export del Messico. I due Paesi hanno raggiunto un’intesa dopo tre giorni di negoziati. L’annuncio e’ stato dato via Twitter da Donald Trump, poche ore dopo il suo rientro dal lungo viaggio europeo.
“Sono lieto di informare che gli Stati Uniti hanno firmato una accordo col Messico. Le tariffe che dovevano essere applicate dagli Usa lunedì sono quindi sospese a tempo indeterminato”, ha scritto il presidente. “Il Messico, in cambio, ha concordato di prendere misure forti per fermare il flusso della migrazione attraverso il Messico e verso il nostro confine meridionale. Questo sarà fatto per ridurre grandemente, o eliminare, l’immigrazione illegale proveniente dal Messico e verso gli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Gia’ quando era a bordo dell’Air Force One il tycoon aveva lanciato segnali di ottimismo, twittando che c’era “una buona chance di fare l’accordo”. I dettagli sono stati diffusi dal dipartimento di Stato americano, che ha condotto i negoziati con Messico, Paese fortemente deciso ad evitare la minaccia di dazi crescenti sul proprio export, a partire dal 5% sino al 25% in ottobre.

Nella dichiarazione comune il Messico si impegna a fare tre cose: schierare da lunedi’ la guardia nazionale, in particolare al confine sud con il Guatemala; rafforzare l’applicazione delle leggi sull’immigrazione e accogliere sul proprio territorio un maggior numero di richiedenti asilo in Usa finche’ non verra’ completato l’iter della loro richiesta.

A costoro verranno offerte occasioni di lavoro. Il Messico sembra aver rifiutato la richiesta Usa di diventare un “paese terzo sicuro”, che l’avrebbe costretto a prendersi gran parte dei migranti centroamericani.

Il segretario di stato Mike Pompeo ha ringraziato la controparte. “Penso che sia un giusto equilibrio”, ha commentato dal canto suo il ministro degli esteri messicano Marcelo Ebrard.

Le parti continueranno a discutere per altri 90 giorni su ulteriori passi da prendere. Si conclude cosi’ per ora un conflitto da cui Trump esce in qualche modo vincitore grazie all’arma delle tariffe, anche se l’entrata in vigore dei dazi avrebbe danneggiato pure i consumatori e l’economia americana. E anche i mercati, da lunedi’, tireranno un sospiro di sollievo, in attesa di vedere come finira’ la guerra dei dazi con la Cina. 

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Pubblicato in: Stati Uniti

Trump, Messico, trattative dazi e migranti. Mr Soros e sodali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

America Centrale Tapachula 001

Spostare migliaia di persone che si muovano a piedi per mezzo continente non è impresa da poco.

Occorre avere alle spalle un’organizzazione di ottimo livello. Si pensi solo alla necessità di guide sicure, nonché all’allestimento di punti di ristoro che diano da mangiare a tutta quella massa di persone due volte al giorno.

Che poi tali cortei possano attraversare il Messico da sud a nord senza essere notati e tollerati dalla polizia lo si vada a raccontare ai creduli.

Esattamente come serve un’organizzazione capillare, e quindi costosa quanto ben coordinata, per reclutare i migranti nei paesi di provenienza.

Se questi fondi fossero stati spesi nei paesi di provenienza per generare posti di lavoro dignitosi nessuno avrebbe mai sentito il bisogno di migrare. Sicuramente, una sana guerra civile, con i relativi morti, massacri, stupri, furti e via quant’altro è anch’essa un ottimo argomento per convincere i più sedentari.

* * * * * * *

Il problema può quindi essere ridotto ad una breve serie di enunciati:

– esiste una ferma volontà politica di trasferire persone dai paesi centroamericani negli Stati Uniti;

– questa stessa volontà politica fa tutto il suo possibile, che è molto, per tenere nella miseria gli stati centroamericani, fomentando di norma situazioni di guerre civili;

– dei migranti come esseri umani non interessa nulla a nessuno.

*

Già. I migranti sono trattati alla stregua di una mandria di manzi, da portare al macello. Nei fatti, sono utili a tutti.

I governi locali eliminano la popolazione più volonterosa, potendo quindi governare su gente rassegnata: pochi, quattro fiorini in tasca non guastano mai.

I paesi di transito possono usare i migranti come arma impropria nelle trattative con gli Stati Uniti, Messico in primo luogo.

Le auto-definite associazioni non governative filantropiche, percepiscono lautissimi fondi dalle organizzazioni internazionali, dei quali qualche briciola poi la distribuiscono ai migranti clandestini illegali. Se le migrazioni terminassero sarebbe per loro una orripilante iattura. No migranti, no fondi pubblici, no stipendio, fine della bella vita.

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In a Mexican Border Town, a Small Nonprofit Defends Immigrants

«Migrants from Central America arriving in the border town of Tapachula, Mexico are journeying toward a better life, but often the reality they meet is harsh: just last year, nearly 100,000 of them ended up imprisoned in a crowded Mexican detention center that has little concern for their human rights.

That’s where Centro de Derechos Humanos Fray Matías de Córdova A.C. (Fray Matías) comes in. The small nonprofit has worked to defend the rights of Tapachula’s immigrants since 1997.

Fray Matías is one of the 17 incredible organizations HIP supports in Mexico in partnership with the Oak Foundation. A few months ago I sat down with its director, Diego Lorente, to hear the organization’s story.»

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Oak Fundation?

Prevent Child Sexual Abuse:     26.15 Usd milioni;

Environment:                                 44.50 Usd milioni;

Housing and Homeless:              23.86 Usd milioni;

International Human Rights:   23.95 Usd milioni;

Issue affecting Women:             17.95 Usd milioni;

Learning Differences:                11.42 Usd milioni ……

Poi ci sarebbe tutto il resto. Tutti fondi pubblici elargiti da ‘governi‘ amici e da ‘associazioni‘ sorelle, dei quali circa il novantacinque per cento è dato come stipendio ai volontari che lavorano in questa filantropica congrega.

E chi mai si sarebbe immaginato?? Chi mai?

Dietro a tutto si intravede la Open Society Foundation: total expeditures 15.2 miliardi Usd.

*

Grande genio Mr George Soros!

E che dire di quel misero tanghero di Mr Trump che vorrebbe opporsi?

Chi non appoggia Mr Trump appoggia Mr Soros.


Ansa. 2019-06-06. Messico blocca mille migranti dal Guatemala verso gli Usa

Le autorità messicane hanno avviato oggi nello Stato meridionale di Chiapas una operazione per bloccare una carovana di circa 1.000 migranti provenienti dal Guatemala, entrati in Messico all’alba con l’obiettivo di raggiungere la frontiera degli Stati Uniti. Lo riferisce la tv Milenio. L’operazione avviene mentre è previsto a Washington un incontro fra il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, e il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, per discutere di migranti e dei dazi sulle importazioni messicane annunciati dal presidente Donald Trump.

Un folto contingente di agenti della polizia federale messicana, insieme a funzionari dell’Istituto nazionale di migrazione (Unm) e del Segretariato della Difesa nazionale (Sedena), si è appostato nella zona di Metapa, a 15 chilometri dal municipio di Tapachula. Qui gli agenti cercheranno di bloccare i migranti – uomini, donne e bambini – partiti dalla città guatemalteca di Tecún Umán ed entrati in Messico attraverso il ponte internazionale ‘Rodolfo Robles’. Apparentemente i membri della carovana non dispongono dei documenti in regola per transitare sul territorio messicano per cui, in caso di fermo, saranno portati nel Centro per migranti ‘Siglo XXI’ di Tapachula o in quello alla frontiera di Hiudalgo, dove sarà verificata la loro posizione legale.

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The Japan Times. 2019-06-06. Mexico officials prepare to intercept about 1,000 U.S.-bound migrants

METAPA, MEXICO – Some 200 military police, immigration agents and federal police were awaiting a group of about 1,000 Central American migrants who were walking north along a southern Mexico highway on Wednesday.

The group of migrants, including many women and children, set out early from Ciudad Hidalgo at the Mexico-Guatemala border and was headed for Tapachula, the principle city in the region. State and local police accompanied the caravan.

It appeared Mexican officials planned to halt the migrants and break up the group as they have done repeatedly this year.

The officials were waiting alongside the highway near the community of Metapa, about 11 miles (18 km) from Tapachula. They were unarmed and said their orders were to urge the migrants to board buses there that would carry them to a fairgrounds outside Tapachula that has been used to register and house migrants.

In recent months Mexico has used raids and roadside checkpoints to discourage highway marches such as the massive migrant caravans that occurred in 2018 and early 2019.

The migrants say they aim to reach the U.S. border, where many plan to request asylum.

U.S. President Donald Trump has threatened to slap tariffs on Mexican imports unless Mexico does more to stop the passage of migrants through its territory.

Last year, migrants began traveling from Central America in large caravans that grew as they advanced through southern Mexico, drawing Trump’s ire. The caravans offer migrants a relatively safe way to travel and are far less expensive than hiring smugglers.

They account for only a fraction of the normal migratory flow, but their visibility has given them an almost symbolic status in what Trump calls a migratory crisis at the U.S. border.

The first caravans were warmly received in southern Mexico towns, but as they continued, towns complained they did not have the resources to continue feeding and caring for them.

Many of the migrants say they’re fleeing gang violence, oppressive extortion and corruption in Guatemala, Honduras and El Salvador. But a devastating drought is also gripping parts of the region and devastating farm families.

Mexico has responded by offering more options to stay legally on its territory, but most still have the ultimate goal of arriving in the U.S., where they can earn better pay and in many cases reunite with relatives.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Nel 2018 le ‘risorse’ immigrate sono costate 23 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-27.

Macellaio Romano Plebe 001

«A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre»

Così diceva quell’uomo di grande esperienza umana che fu Giulio Andreotti. Forse, il termine ‘quasi‘ potrebbe essere considerato di troppo.

«Germany spent a record 23 billion euros ($25.65 billion) last year on helping to integrate more than one million refugees and fighting the root causes of migration abroad»

*

«That marks an increase of nearly 11 percent on the 20.8 billion euros that Germany spent in the previous year, the document prepared by the Finance Ministry showed»

*

«The government spent a total of 7.9 billion euros in 2018 on measures aimed at keeping migrants outside the European Union and improving living conditions in their home countries – a 16 percent increase compared with 20»

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Già.

Pensare male, constatare la realtà dei fatti: cose disdicevoli agli occhi degli ideologizzati.

Ideologizzati o cointeressati?

Se in questa Europa si potesse dire la verità senza essere poi condannati all’ostracismo, si dovrebbe ammettere che gli immigrati sono una delle più costose ‘risorse‘ della Germania.

Venti e passa miliardi ogni anno che Dio manda su questa povera terra. Venti miliardi cavati a forza dalle tasche dei Contribuenti.

Già.

Ma come sono spesi?

Il Signor Simplicio direbbe sommesso: ‘Per il progresso culturale e l’integrazione dei migranti‘.

Ma lo spirito di Giulio ci direbbe in un orecchio: ‘Per mantenere tutte le persone che riempiono gli organici delle organizzazioni governative e caritative che dovrebbero istruire ed integrare i migranti che sono in Germania migrati.’

Un esercito di quasi mezzo milione di persone che vivono e prendono lo stipendio per il solo fatto che ci sono i migranti.

Non ci fossero più, oppure quelli arrivati alla fine si integrassero, lo scopo del loro lavoro verrebbe meno e sarebbero licenziati. Orrore e raccapriccio!!

‘Costly welcome party at citizens’ expense’: Refugees and migrants cost Germany €23 billion in 2018

«Describing the circumstances as “extraordinary,” German Chancellor Angela Merkel rolled out the welcome mat to over a million migrants in 2015, at the height of the Syrian refugee crisis. Although arrivals have dropped sharply since then, the German government’s spending has not.»

Già.

Siamo chiari. I migranti sono un di più, alle volte anche noiosamente inopportuni.

«Although arrivals have dropped sharply since then,

the German government’s spending has not.»

Ciò che conta è mantenere l’esercito dei prebendari fedeli ossequiosi: votano tutti per Frau Merkel.


Reuters. 2019-05-21. Germany spends record 23 bln euros on refugees: document

Germany spent a record 23 billion euros ($25.65 billion) last year on helping to integrate more than one million refugees and fighting the root causes of migration abroad, a government document seen by Reuters showed on Monday.

That marks an increase of nearly 11 percent on the 20.8 billion euros that Germany spent in the previous year, the document prepared by the Finance Ministry showed.

Chancellor Angela Merkel and her ministers will discuss the government’s annual report on refugee and integration costs during their regular cabinet meeting on Wednesday.

Merkel has repeatedly defended her 2015 decision to leave German borders open to hundreds of thousands of war refugees, mainly from Muslim countries, as a humanitarian necessity, but has since vowed to prevent a repeat of such mass migration by tackling its causes.

The government spent a total of 7.9 billion euros in 2018 on measures aimed at keeping migrants outside the European Union and improving living conditions in their home countries – a 16 percent increase compared with 2017.

Germany’s 16 states, which are mainly in charge of housing and integrating the arrivals from countries such as Syria, Iraq and Afghanistan, received 7.5 billion euros from the federal government last year, according to the report. This marked an increase of 14 percent on the year.

Alice Weidel, parliamentary leader of the far-right Alternative for Germany (AfD), criticized Merkel’s government for spending billions on refugees, saying: “This is a costly welcome party at the expense of citizens.”

Annette Widmann-Mauz, minister of state for migration, refugees and integration, said Weidel’s comments were “stupid” and in bad taste.

“Fighting the causes of migration, which makes up a large part of the total spending, is just as much in our interest as investing in successful integration,” Widmann-Mauz told Reuters.

“Whoever dismisses humanitarian protection as a party has understood nothing at all,” she added.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. 54.1% non vuole i migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-05.

Mendicanti 012 Pietr Brueghel. Ciechi che guidano ciechi. Louvre

La Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) – Foundation for Social Democracy! è la mente pensante della socialdemocrazia tedesca.

«The Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) is the oldest political foundation in Germany with a rich tradition in social democracy dating back to its foundation in 1925. The foundation owes its formation and its mission to the political legacy of its namesake Friedrich Ebert, the first democratically elected German President.

The work of our political foundation focuses on the core ideas and values of social democracy – freedom, justice and solidarity. This connects us to social democracy and free trade unions. As a non-profit institution, we organise our work autonomously and independently.»

Similmente, il Deutsche Welle è l’organo di stampa della socialdemocrazia: usualmente assume posizioni così di sinistra da far sembrare Lenin un agit-prop del capitalismo selvaggio.

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Si resta quindi stupefati a leggere dapprima il titolo e quindi l’articolo:

Germans increasingly hostile towards asylum-seekers.

Il titolo del The New York Times è eloquente:, e sembrerebbe quasi uscito in contemporanea.

Study Finds Germans Increasingly Hostile to Asylum-Seekers

«BERLIN — A study has found that Germans are increasingly hostile toward asylum-seekers, whereas prejudices toward other minorities such as homeless or gay people have declined.

The Friedrich Ebert Foundation, which commissioned the survey, said Thursday that 54.1% of respondents expressed negative opinions about asylum-seekers, up from 49.5% in 2016 and 44% in 2014.

Germany saw a significant increase in migrant arrivals in 2016, with almost 746,000 people seeking asylum that year. Numbers have since declined again, with about 186,000 asylum requests last year.

The representative telephone survey, which is conducted every two years, involved 1,890 respondents and took place between September and February.

The study also examined for the first time how receptive Germans are to conspiracy theories. It found about that 46% of respondents believed secret organizations influence political decision-making.»

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«More than half of Germans view asylum-seekers in a negative light»

*

«Prejudice against the newcomers has grown even as fewer migrants come to Germany»

*

«Right-wing populist attitudes have become “normal” in Germany’s mainstream»

*

«The latest study …. shows that a record 54.1% of the respondents across Germany now hold a negative view of asylum-seekers.»

*

«these attitudes are more common in former East Germany, which is now home to less than a quarter of the country’s population — 63% to the West’s 51%.»

*

«A part of the population does not live up to their own values»

*

«almost one quarter of the survey participants believe that the media is in cahoots with German politicians»

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Nulla da eccepire sui numeri.

Chiunque avesse avuto una conoscenza sia pur superficiale della Germania attuale avrebbe stimato ben oltre il 54% la quota di popolazione avversa all’immigrazione.

Né si resta sorpresi come un quarto degli intervistati ritenga che i media siano in combutta con i politici.

Si noti infine la penultima frase riportata.

Il giornale liberal da semplicemente per scontato che i propri ‘valori‘ siano quelli giusti e veri, mentre quelli degli altri altro non siano che degenerazioni ‘illiberal‘.

È questa alterigia mentale, questa arroganza suppositiva, il motivo per il quale i liberal stanno declinando: incapaci di sottoporsi a revisione critica, impermeabili ad ogni forma di dialogo costruttivo paritetico, non si arrendono nemmeno quando si ritrovino ad essere la minoranza. La loro matrice culturale rivoluzionaria giacobina arde sempre, sia pur sotto le ceneri.


Deutsche Welle. 2019-04-25. Germans increasingly hostile towards asylum-seekers

More than half of Germans view asylum-seekers in a negative light, a new study shows. Prejudice against the newcomers has grown even as fewer migrants come to Germany.

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Right-wing populist attitudes have become “normal” in Germany’s mainstream, said authors of a new study presented by the left-wing  Friedrich-Ebert Foundation in Berlin on Thursday.

“The center is losing its footing and its democratic orientation,” researchers said.

The foundation has released reports on right-wing extremism since 2002. The latest study, conducted by a group of researchers from Bielefeld University, shows that a record 54.1% of the respondents across Germany now hold a negative view of asylum-seekers.

Trouble in the east

The numbers are higher now than they were ahead of the refugee crisis in 2014, when 44% of Germans expressed concerns about the group. In 2016, after the peak of the migration wave, the survey showed 49.5% of people were negative on asylum-seekers.

According to the study presented on Thursday, these attitudes are more common in former East Germany, which is now home to less than a quarter of the country’s population — 63% to the West’s 51%. The survey also shows that the level of prejudice has grown even as fewer people applied for asylum in Germany.

Voters of Germany’s AfD party are also much more likely to resent minority groups and nurse extreme right-wing positions.

Democracy vs. illiberal attitudes

The survey included 1,890 participants across Germany who had responded to interviewers’ questions by telephone between September 2018 and February 2019.

On Friday, Bielefeld University researcher Wilhelm Berghan said that the majority of the participants praise democracy and democratic values.

At the same time, many of them hold illiberal ideas about democracy and animosity towards asylum-seekers.

“A part of the population does not live up to their own values,” Berghan said.

Gut feeling and experts

Nearly one in every five Germans (19%) has a negative outlook on foreigners in general. The same percentage is critical towards Muslims, and even more (26%) view Sinti and Roma groups in a negative light.

At the same time, Germans are now more inclined to accept LGBT people and the homeless than before. They are also more likely to reject sexism.

Half of all Germans admit to being led by their own feelings more than by experts’ views. Also, almost one quarter of the survey participants believe that the media is in cahoots with German politicians.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Dieci milioni di migranti votano. Ma votano come vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-15.

Migranti Turki Germania

Ma per davvero eravate così gonzi da credervi che in Germania alle elezioni votassero i tedeschi?

Ma vi siete mai peritati di contare quanti immigranti hanno ricevuto il diritto di voto?

E vi eravate mica illusi che i migranti votanti stessero a sentire i politici tedeschi invece dei loro capi religiosi e politici esteri?

Suvvia: togliamoci lo scolapasta dalla testa e torniamo con i piedi per terra.

I migranti che votano ci sono, sono tanti, e fanno gli interessi loro e dei loro paesi di origine, non certo quelli dei tedeschi oppure dell’Unione Europea.

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«A new study says that Germans with an immigrant background trust the country’s political system, but lack the confidence to engage with it»

*

«In Germany, around 20 million people (almost a quarter of the population) have an immigrant background, which means they or at least one of their parents do not have German citizenship by birth»

*

«However, around half of these people now have a German passport and are therefore eligible to vote in local, state and federal elections»

*

«We were surprised at how evident the differences in the perception of political self-efficacy were between people with and without an immigrant background.»

*

«among those with a Turkish background, there was a lower political self-efficacy compared to other migrants.»

*

«A defining factor is education level: People who have completed a high school education and perhaps have gone on to higher education tend to have much more confidence in asserting themselves politically compared to those who only have a partial high school education or none at all.»

*

«This can be explained by the fact that among the migrants of the last 10 years, many come from countries where democracy and participatory politics are typically not very good. And so they think it is better here.»

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«In the 1960s, Turkish workers arrived in Germany to fill the demand for cheap labor in a booming post-war economy. Many of them never left, creating a minority community that changed the demographics of Germany forever.»

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«For Turkey, the export of large numbers of male Turkish workers to Germany had several advantages. First, the men were well paid in Germany and sent remittances home to their families in Turkey. Second, they obtained further training in Germany and were supposed to bring that knowledge back to Turkey when they returned.»

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«After two years, the Turkish workers were expected to return home, and then a new group of workers was supposed to be recruited.»

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«The goal was to prevent the Turkish guests from becoming immigrants.»

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«Today, around 2.5 million people with a Turkish background live in Germany, meaning either they or their parents were born in Turkey, making them the largest migrant group in the country. Around 700,000 Turkish migrants have German citizenship»

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Fatti ed interpretazioni riportati negli articoli allegati possono, e dovrebbero, essere letti sotto differenti angolazioni, ciascuna delle quali individua un parte di verità.

Gli Stati Uniti sono un giovane popolo agli inizi composto da persone che avevano migrato dai loro paesi di origine, ma questi paesi erano in gran parte europei. Il retaggio religioso, storico, culturale e sociale era identico, differenziandosi solo per forma, non per sostanza.

L’assimilazione avveniva usualmente alla seconda, meglio alla terza, generazione.

I fenomeni religiosi, storici, culturali e sociali necessitano di molte generazioni per sedimentare, e spesso riemergono anche a distanza di secoli. Il popolo scozzese sta mostrando segni di insofferenza alla ricerca di una sua propria autonomia, così come il popolo basco oppure quello catalano. Sono situazioni alle quali sarebbe ben opportuno meditarci sopra, con grande cura ed attenzione.

Sarebbe un errore pacchiano considerare l’essere umano quale mero meccanismo deterministico economico: che questo aspetto sia importante nessuno lo mette in dubbio, ma ciò non toglie che non sia né l’unico né il principale.

Dare ai migranti un lavoro, anche ben remunerato, accelera la loro futura integrazione, ma chiaramente non estingue il problema.

I tedeschi, reduci da due guerre mondiali che avevano falcidiato severamente la loro popolazione maschile adulta, subito nel primo dopo guerra dovette ricorrere ad una massiccia immigrazione per sopperire la carenza di braccia.

Gli immigrati in larga quota erano persone degnissime ma con retaggi religiosi e culturali differenti.

I tedeschi si illusero, e si stanno illudendo ancor oggi, che il dar loro lavoro equivalga ad averli assimilati ai tedeschi autoctoni.

I problemi iniziarono ad evidenziarsi quando i migranti conseguirono la massa critica: non avevano però avuto il tempo di assimilare la cultura tedesca, ed ora sono i tedeschi ad assimilare quella dei migranti. Mutatis mutandis, si ripete quello che era successo tra etruschi e romani.

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Orbene, questi dieci milioni di votanti con ascendenza immigratoria sono indirizzati nel voto più dalle situazioni socio-politiche degli stati di provenienza che dalle proposte dei politici tedeschi. Formano in altri termini un’enclave funzionale refrattaria e tetragona alla dialettica politica tedesca.

Se sicuramente possono concentrare il proprio voto su di un qualche partito esistente, altrettanto certamente potrebbero mutar voto in altre successive elezioni. Ed alla fine potrebbero anche fondare un loro proprio partito.

Dieci milioni di voti potrebbero avere il loro peso: potrebbero cambiare la Germania e con essa l’Europa.

Se alla domanda “Cosa più potrebbe nuocere alla Germania?” si rispondesse: ‘l’attuale governo‘, allora molte cose sarebbe molto più chiare.


Deutsche Welle. 2019-04-11. German politics: Are immigrants left out?

A new study says that Germans with an immigrant background trust the country’s political system, but lack the confidence to engage with it. Political analyst Jan Schneider talks to DW about how this could change.

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In Germany, around 20 million people (almost a quarter of the population) have an immigrant background, which means they or at least one of their parents do not have German citizenship by birth. However, around half of these people now have a German passport and are therefore eligible to vote in local, state and federal elections.

The Expert Council of German Foundations on Integration and Migration (SVR) recently conducted a study on the extent to which people with an immigrant background in Germany engage in politics. The SVR, which is an independent body, regularly compiles statistics on migration, but this study marks the first time it has conducted a survey on political self-efficacy.

The aim of the study, in essence, was to measure the level of political engagement among people with immigrant backgrounds living in Germany. Do they understand the political system? Do they feel politicians represent their interests? Do they feel they are in a position to be involved in politics? Generally, when it comes to these issues, people with an immigrant background often view themselves as worse off compared to those without an immigrant background.

The head of the SVR research department, Jan Schneider, spoke to DW about the study.

DW: What insights surprised you?

Jan Schneider: We were surprised at how evident the differences in the perception of political self-efficacy were between people with and without an immigrant background. We asked people how well they understand the political discourse in Germany and how confident they feel in participating in it. The study showed interesting differences; for example, among those with a Turkish background, there was a lower political self-efficacy compared to other migrants.

Why do you think that is?

A defining factor is education level: People who have completed a high school education and perhaps have gone on to higher education tend to have much more confidence in asserting themselves politically compared to those who only have a partial high school education or none at all. This, for example, explains differences among those with a Turkish background.

Is that because among the Turkish population in Germany, there are still many guest workers?

Exactly, and the findings were that among the second generation [of Turkish migrants] participation in the [German] school system was lower. Looking at these statistics alone, the educational level almost completely explains the differences.

One group where political self-efficacy is particularly low regardless of origin is women. Why?

There are so-called gender-specific barriers in the realm of politics. These can be due to different cultural practices or stereotypical conceptions of gender that designate politics, so to speak, as a “men’s business.” It can also simply be an issue of discrimination. Women have always been systemically disadvantaged when it comes to political participation. And this is also the case in the countries from which most of the migrant groups come.

Your study also looked into whether people feel politicians in Germany are listening to the concerns of ordinary people. Migrants especially those who have moved here recently tend to hold a more positive view of politicians than native Germans. Why is that?

This can be explained by the fact that among the migrants of the last 10 years, many come from countries where democracy and participatory politics are typically not very good. And so they think it is better here. You could say there is a sort of “honeymoon effect” or a kind of bonus of trust in the political system and its figureheads. But considering this, it is equally important that we say to politicians: We must not allow skepticism to grow as people stay in the country longer. It could be important to focus on those who have fled here in recent years and take advantage of this honeymoon period.

Your study shows that people with an immigrant background feel less able to get involved in politics. What can people working in German politics do about it?

One of our key recommendations is not just to impart political knowledge through media and events, but also to make politics tangible, and also perhaps show how one can influence it … [particularly] on the local level.

Do you mean this should take the form of direct citizen participation?

Yes, this provides the opportunity to show young people and students that they can bring about change through engaging in politics. And it is the chance to show that participating and having a political commitment pays off, and also is fun.

What about the people who are not involved in education or integration programs?

There are various adult education programs offered by the government, although these have apparently not been successful enough. If institutions such as schools are not accessible, there should be other offerings for political participation and engagement. Also, beyond schools, if people are able to feel as though they can participate, and that they can enact change, then interest and trust in a representative democracy can rise again.


Deutsche Welle. 2011-10-30. Turkish guest workers transformed German society

In the 1960s, Turkish workers arrived in Germany to fill the demand for cheap labor in a booming post-war economy. Many of them never left, creating a minority community that changed the demographics of Germany forever.

*

Fifty-five years ago, Germany was in need of healthy, unmarried Turkish men to work in the country’s booming post-war economy, and Turkey was more than willing to help fill that demand.

A treaty signed by the two states on October 30, 1961 established the conditions for the guest workers. The expenses for traveling to Germany were included, but the return trip was not always covered by employers.

There had previously been recruitment treaties between Germany and Italy in 1955 as well as with Spain in 1960. After Turkey, treaties were also signed with Morocco, Portugal, Tunisia and Yugoslavia until 1968. Germany needed additional labor for its factories and mines to help fuel the economic miracle driven by the rapid expansion of production after World War II.

According to the recruitment treaty, Germany was able – with the support of the Turkish government – to set up a liaison office in Istanbul. The office functioned as a foreign bureau for the German Ministry of Labour through which German companies could fill their demand for workers. Turkish authorities initially screened the applications, pre-selected the candidates and then organized interviews in the German liaison office.

For Turkey, the export of large numbers of male Turkish workers to Germany had several advantages. First, the men were well paid in Germany and sent remittances home to their families in Turkey. Second, they obtained further training in Germany and were supposed to bring that knowledge back to Turkey when they returned.

Two-year stay

The employment of Turkish workers was meant to be for a limited time just like with the Greeks, Italians and Spaniards that had previously come to Germany as guest workers.

After two years, the Turkish workers were expected to return home, and then a new group of workers was supposed to be recruited. The goal was to prevent the Turkish guests from becoming immigrants. Originally, the workers were not allowed to bring their families with them.

In 1964, the recruitment treaty was changed to allow the Turkish workers to stay for longer than two years. It was too expensive and time-consuming to constantly hire and train replacements. Later, the workers were even allowed to bring their families with them.

Land of immigrants

An economic recession triggered by the global oil crisis in the early 1970s followed Germany’s economic miracle, and in 1973 the recruitment of foreign workers came to a stop altogether. Between 1961 and 1973, around 2.7 million Turks applied for a job in Germany, but only around 750,000 were actually accepted. Half of those who came returned to Turkey, according to estimates. The other half remained in Germany.

Today, around 2.5 million people with a Turkish background live in Germany, meaning either they or their parents were born in Turkey, making them the largest migrant group in the country. Around 700,000 Turkish migrants have German citizenship. In contrast to citizens of EU countries, Turks cannot have dual citizenship. If they possess both, they must choose between Turkish and German citizenship by their 23rd birthday.

Although the guest workers from Turkey and other countries came to Germany 50 years ago, Germany was only declared a de facto country of immigrants through the passage of new citizenship and immigration laws in 2000 and 2005.

Pubblicato in: Bergoglio, Devoluzione socialismo, Geopolitica Africa, Religioni

Chiesa. Chi entra in conclave papa ne esce cardinale. Sarah e i migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

Sarah cardinale

Chiunque si sia preso la briga di leggersi, meglio forse studiarsi, il Flichet Martin, Storia della Chiesa, ha ampio materiale per meditare che i preti non siano riusciti a distruggerla perché è istituzione divina. Ce la avevano messa tutta.

«E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano»: così constatò amareggiato san Girolamo. L’imperatore Costanzo mica che scherzasse, con lui il boia non restava certo inoperoso: aveva imposto l’arianesimo e non defletteva. Atanasio di Alessandria:, Lucifero di Cagliari, Eusebio di Vercelli, Dionigi di Milano, Ilario di Poitiers furono gli unici vescovi ad opporsi: per lungo tempo subirono l’esilio. Tutti gli altri vescovi abiurarono. Tutti. Ma alla fine l’arianesimo fu sconfitto sia dal punto di vista dogmatico, sia anche da quello umano sul campo di battaglia di Pavia.

Perché questo incipit?

Negli ultimi settanta anni l’ideologia liberal ha ricalcato le orme e la storia dell’arianesimo. Il loro potere politico e quello economico hanno combattuto la Chiesa permeandola e traendo nelle proprie fila sia i semplici fedeli, sia vescovi e cardinali. Il concetto di filantropia ha a lungo soppiantato quello della Carità, e mammona si è dato un gran da fare, spalleggiato da asmodeo. Come per l’arianesimo, il Cristo è ridotto a mera figura umana. Il caso McCarrick dovrebbe ben essere significativo e non è sicuramente l’unico.

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Ma in ogni epoca la Chiesa ha i suoi Atanasi.

«Robert Sarah (Ourous, 15 giugno 1945) è un cardinale e arcivescovo cattolico guineano, dal 23 novembre 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

Maturata la vocazione al sacerdozio, intraprende gli studi; nel 1964 ottiene il baccalaureato in teologia.

Il 20 luglio 1969 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Sainte Marie a Conakry, dall’arcivescovo Raymond-Maria Tchidimbo.

Dopo l’ordinazione riprende gli studi; ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e una licenza in sacra scrittura presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Rientra in Guinea nel 1974. ….

Il 13 agosto 1979 papa Giovanni Paolo II lo nomina, a soli trentaquattro anni, arcivescovo metropolita di Conakry; succede al dimissionario Raymond-Maria Tchidimbo, costretto all’esilio dopo anni di prigionia. L’8 dicembre successivo riceve l’ordinazione episcopale …

Il 1º ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; succede a Marcello Zago, deceduto il 1º marzo 2001.

Il 7 ottobre 2010 papa Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum”; succede al cardinale Paul Josef Cordes, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Nel concistoro del 20 novembre 2010 papa Benedetto XVI lo crea cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana, diventando il primo cardinale guineano. Il 30 gennaio 2011 prende possesso della diaconia.

Il 12 e il 13 marzo partecipa come cardinale elettore al conclave del 2013, che porta all’elezione di papa Francesco.

Il 23 novembre 2014 papa Francesco lo nomina prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.» [Fonte]

* * *

Ecco alcune sue frasi.

«l’Africa potrebbe diventare la punta di lancia della Chiesa nella sua opposizione alla decadenza occidentale»

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«Per quel che riguarda il mio continente voglio denunciare con forza una volontà d’imporre dei falsi valori utilizzando argomenti politici e finanziari. In alcuni Paesi africani sono stati creati ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di sostegno economico! Queste politiche sono tanto più odiose in quanto la maggior parte delle popolazioni africane è senza difesa, alla mercé d’ideologi occidentali fanatici»

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«l’idea che consisterebbe nel rinchiudere il Magistero in un bello scrigno staccandolo dalla pratica pastorale che potrebbe evolvere secondo le circostanze, le mode e le passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica. Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero»

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«Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

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Citiamo infine uno dei suoi tanti libri:

La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore, con Nicolas Diat, Cantagalli, 2017

In calce, alleghiamo un articolo che ben spiega il card Sarah: una ottimo traduzione del classico Why Cardinal Sarah terrifies his critics.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

«it is wrong to “use the word of God to promote migration.”»

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«using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”»

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«the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves»

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«this new form of slavery that is mass migration»

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«If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision»

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«This is not the end of the world, the Church will rise»

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«In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary»

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«yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern»

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«Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence»

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«When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries …. My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.»

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«The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.»

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Nella sua storia millenaria, la Chiesa ha spesso dovuto attraversare il deserto. Sono i momenti della prova, sempre molto dura. Ma sono anche i momenti fondamentali nei quali si setaccia il grano dalla pula.I santi ed i martiri emergono nei momenti dei triboli.

Una sola nota, ma che la conta tutta.

Molti presbiteri, vescovi e financo cardinali parlano in continuo dei problemi politici, sociali ed economici dei migranti. Ma non si riesce a sentire nemmeno una parola sulla necessità di convertirli. Per chiarire: convertire non significa costringere, bensì proporre. Senza Cristo, la carità diventa filantropia, e la filantropia mammona.

«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» Marco, 16: 15.

Mica ha detto di fare finanza, oppure di costruire strade e ponti.

Non si confondano i mezzi con il fine.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

The prominent Vatican Cardinal Robert Sarah, as his newly released book is causing furor in Europe, said it is wrong to “use the word of God to promote migration.”

The Guinean cardinal, prefect of the Vatican’s Congregation for Divine Worship, said that using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”

In an interview last week, the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves.

“Is that what the Church wants?” he asked, adding that the Church should not support “this new form of slavery that is mass migration.”

“God never intended these fractures,” he said.

The cardinal also said that the demise of Christian Europe does not bode well for the future of the world.

“If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision,” he warned.

Cardinal Sarah has recently published a new book titled Evening Draws Near and the Day is Nearly Over (from Luke 24:29), in which he laments the “collapse of the West,” as well as the “migratory processes” that threaten Europe’s identity.

The cardinal insists that he wrote the book not to discourage believers but to “give hope” to all God’s people. “This is not the end of the world, the Church will rise,” he said.

In his interview, however, the cardinal pulls no punches in decrying what he sees as a betrayal of many of the Church’s pastors to preach the true Gospel of Christ and, instead, waste their time in political activism.

“In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary,” he said.

“And so they say confusing, vague, inaccurate things, to escape any criticism, and to enlist in the stupid evolution of the world. This is a betrayal,” he said.

“If he does not teach the faith, if he enjoys activism instead of reminding people that they are made for prayer, he betrays his mission,” Sarah said. “Jesus says, ‘I will strike the shepherd and the sheep of the flock shall be scattered.’ This is what is happening today. People no longer know who to turn to.”

There are some who “yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern,” he said.

“Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence,” he said.

The cardinal also offered his support for nationalist movements in Europe that wish to recover their sovereignty from Brussels.

“When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries,” the cardinal said. “My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.”

“The Brussels Commission thinks only about building a free market in the service of the great financial powers,” he continued. “The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.”

“This contemporary desire to globalize the world, ridding it of nations with their distinctive characteristics is sheer madness,” he said.»

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Why Cardinal Sarah terrifies his critics

Com’è che il cardinal Sarah è diventato l’uomo più pericoloso della cristianità

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Matthew Schmitz apparso nel numero del 23 giugno del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Una folla sempre più numerosa vuole la testa del cardinale Robert Sarah su un piatto. Aprite un qualunque periodico cattolico liberal e probabilmente vi troverete un appello al licenziamento del cardinale guineano che in Vaticano guida la Congregazione per il Culto divino: «È giunto il tempo per [papa Francesco] di sostituire il cardinal Sarah» (Maureen Fiedler, National Catholic Reporter); «Potrebbe esserci bisogno di vino nuovo alla Congregazione per il Culto divino» (Christopher Lamb, The Tablet); «I rappresentanti della Curia che si rifiutano di adeguarsi al programma di Francesco dovrebbero dimettersi. O il Papa dovrebbe mandarli da qualche altra parte» (Robert Mickens, Commonweal); «Papa Francesco deve puntare i piedi. I cardinali come Robert Sarah… possono credere che con un pontificato che va nella direzione sbagliata, sia un dovere resistere. Ma questo non significa che Francesco debba arrendersi a loro» (The Tablet).

Sarah non è sempre stato trattato come l’uomo più pericoloso della cristianità. Quando fu scelto per l’incarico da papa Francesco nel 2014, beneficiò della benevolenza anche di quelli che oggi lo criticano. Mickens lo descrisse come «poco ambizioso, un buon ascoltatore e, nonostante abbia mostrato chiaramente un lato conservatore da quando è arrivato a Roma… un “uomo del Vaticano II”». Le fonti di Lamb gli riferirono che Sarah sarebbe piaciuto ai liberal, il tipo di vescovo che guarda simpateticamente alla “inculturazione”. John Allen sintetizzò così il consenso intorno al Vaticano: Sarah è un vescovo di basso profilo, «caloroso, simpatico e modesto».

Tutto questo mutò il 6 di ottobre del 2015, il terzo giorno del controverso Sinodo sulla famiglia. I padri sinodali erano divisi da due richieste apparentemente contrastanti, quella di avvicinarsi alle persone che si sentono stigmatizzate dall’insegnamento della Chiesa riguardo al sesso e quella di proclamare coraggiosamente la verità a un mondo ostile. In quello che divenne noto come il discorso delle “bestie dell’apocalisse”, Sarah insistette che entrambe le cose sono possibili. «Non combattiamo contro creature di carne e sangue», disse ai suoi fratelli vescovi. «Dobbiamo essere inclusivi e accoglienti verso tutto ciò che è umano». Ma la Chiesa deve continuare a proclamare la verità di fronte a due grandi sfide. «Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

Da giovane prete Sarah aveva studiato alla École Biblique di Gerusalemme e progettato una dissertazione su “Isaia, capitoli 9-11, alla luce della linguistica semitica nordoccidentale: ugaritico, fenicio e punico”. Perciò non sorprende che [al Sinodo] impiegò il linguaggio biblico per spiegarsi. La libertà occidentale e il fondamentalismo islamico, disse all’assemblea, sono come le due «bestie dell’apocalisse». L’immagine viene dal Libro della Rivelazione, che parla di due bestie che attaccheranno la Chiesa. La prima emergerà dal mare con sette teste, dieci corna e blasfemia sulle labbra. La seconda sorgerà dalla terra facendo grandi prodigi e convincerà il mondo ad adorare la prima.

Questa strana dinamica – una minaccia mostruosa che porta gli uomini ad abbracciarne un’altra – è quella che Sarah vede all’opera nella nostra epoca. La paura della repressione religiosa induce alcuni a venerare una libertà idolatrica. (Mi ricordo la volta che fui l’unico a rimanere seduto mentre Ayaan Hirsi Ali terminava un suo discorso chiedendo alla platea di fare un’ovazione «alla blasfemia!»). D’altra parte, gli attacchi alla natura umana spingono altri ad abbracciare la falsa sicurezza del fondamentalismo religioso, che ha la sua espressione più terribile sotto l’insegna nera dell’Isis. Ciascun male tenta coloro che lo temono a soccombere al suo opposto. Così come con il comunismo e il nazismo nel XX secolo, bisogna resistere a entrambi.

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, capo della Conferenza episcopale polacca, scrisse che l’intervento di Sarah aveva un «livello teologico e intellettuale molto alto», ma sembra che altri non ne abbiano inteso il significato. L’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, deprecò l’uso del «linguaggio apocalittico». (Viene da chiedersi che cosa pensi del resto della Rivelazione di Giovanni). «Ai giovani non piace che gli si ricordi il giudizio», ironizzò un cardinale dopo il discorso di Sarah.

Un importante osservatore di cose vaticane mi scrisse da Roma: «[Sarah] è intervenuto oggi parlando delle due bestie dell’Apocalisse. Il suo potenziale papabile ha subìto un brutto colpo». Il padre gesuita James Martin dichiarò che Sarah aveva violato il Catechismo, «che ci chiede di trattare le persone LGBT con “rispetto, compassione, delicatezza”».

A volte viene da chiedersi se, per i cattolici come padre Martin, esistano parole con cui l’insegnamento della Chiesa a riguardo del sesso possa essere difeso – dal momento che loro non le utilizzano mai. Comunque, la reazione al discorso di Sarah probabilmente aveva a che fare più con il semplice analfabetismo che con una qualche differenza di principio. Il cardinale di Durban, Wilfred Napier, alla vigilia del Sinodo disse che gli europei soffrono di una «diffusa ignoranza e rifiuto non solo dell’insegnamento della Chiesa ma anche della Scrittura». Aveva ragione. Coloro che non vivono nella Scrittura e non conoscono personalmente le sue immagini sono più propensi a ritenere il linguaggio biblico irrilevante o incendiario.

Il 14 ottobre, una settimana dopo il discorso di Sarah, il cardinale Walter Kasper si lamentò degli interventi africani al Sinodo. «Io posso parlare solo della Germania, dove una larga maggioranza vuole un’apertura verso i divorziati risposati. Lo stesso vale per il Regno Unito e ovunque». O meglio, non proprio ovunque: «Con l’Africa è impossibile. Ma non dovrebbero essere loro a dirci cosa fare».

Il rigetto di Sarah e degli altri africani da parte di Kasper scatenò una immediata protesta. Obianuju Ekeocha, una cattolica nigeriana che si batte contro l’aborto, scrisse: «Figuratevi il mio shock oggi quando ho letto le parole di uno dei più importanti padri sinodali… In quanto donna africana che oggi vive in Europa, vedo le mie idee e i miei valori morali continuamente screditati come “questioni africane”». D’accordo il cardinale Napier: «È preoccupante leggere espressioni com “il teologo del Papa” riferite al cardinale Kasper… Kasper non è molto rispettoso verso la Chiesa africana e i suoi pastori».

La dichiarazione di Kasper ruppe la diga. Da quel momento, una ondata di abusi si è abbattuta su Sarah. I suoi critici lo hanno descritto come arrogante, ignorante e un criminale potenziale – o quanto meno meritevole di una bella lezione.

Michael Sean Winters del National Catholic Reporter ha ricordato a Sarah il suo ruolo («In fondo i cardinali di Curia sono dipendenti, dipendenti rispettati, ma dipendenti»). Padre William Grim su La Croix ha definito il suo lavoro «asinesco… palesemente stupido… idiozia». Andrea Grillo, un liturgista italiano liberal, ha scritto: «Sarah ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico».

Su The Tablet, padre Anthony Ruff ha corretto Sarah. «Sarebbe bene che studiasse le riforme più approfonditamente e riuscisse a comprendere, per esempio, cosa significa “mistero” nella teologia cattolica». Massimo Faggioli, un vaticanista che frequenta le gelaterie di Roma, ha osservato innocentemente che il discorso delle bestie dell’apocalisse di Sarah «sarebbe passibile di denuncia penale in alcuni paesi». (Avendo amministrato per anni sotto la brutale dittatura marxista di Sékou Touré, Sarah non ha proprio bisogno che gli si ricordi che la professione della fede cristiana può essere un crimine).

Dopo che papa Francesco ha respinto l’appello di Sarah ai sacerdoti a celebrare la Messa ad orientem, il disprezzo verso di lui è esploso in una scarica di botte: «È assai insolito per il Vaticano schiaffeggiare pubblicamente un principe della Chiesa, eppure non sorprende del tutto visto come si è mosso il cardinal Sarah…» (Christopher Lamb, Tablet); «Il Papa ha schiaffeggiato Sarah abbastanza sonoramente, salvandogli la faccia solo un po’» (Anthony Ruff, Pray Tell); «Il Papa schiaffeggia Sarah» (Robert Mickens su Twitter); «Papa Francesco… lo ha schiaffeggiato» (sempre Mickens, per Commonweal); «Un altro schiaffo» (Mickens ancora una volta, qualche mese dopo per La Croix). Sommato tutto insieme, fa una notevole lezione.

Scambiarsi accuse di insensibilità probabilmente non è il modo migliore per risolvere le dispute dottrinali, ma la retorica dei critici di Sarah rivela qualcosa di importante a riguardo della vita cattolica oggi: nelle dispute dottrinali, morali e liturgiche, i cattolici liberal sono diventati nazionalisti ecclesiali.

I cattolici tradizionali sono inclini a sostenere standard dottrinali e atteggiamenti pastorali coerenti a prescindere dai confini nazionali. Se non prediligono la Messa in latino, vogliono che le traduzioni nelle lingue locali ricalchino il latino il più esattamente possibile. Non sono scandalizzati dal modo in cui gli africani parlano dell’omosessualità o i cristiani d’Oriente dell’islamismo.

I cattolici liberal, invece, si battono per le traduzioni scritte in stile idiomatico e approvate dalle conferenze episcopali nazionali, non da Roma. Le realtà locali esigono che la verità venga regolata ogni volta che oltrepassa un confine. Le affermazioni dottrinali cattoliche dovrebbero essere accennate in un linguaggio pastoralmente sensibile – sensibile cioè verso le sensibilità dell’Occidente ricco e istruito.

Uno dei vantaggi del nazionalismo ecclesiale è che consente ai liberal di evitare di argomentare in campo dottrinale, dove i “rigoristi” tradizionali di solito hanno la meglio. Se la verità deve essere mediata dalle realtà locali, nessuno a Roma o ad Abuja avrà granché da dire sulla fede di Bruxelles e di Stoccarda (ecco qual era il punto dietro il rigetto degli africani da parte di Kasper).

È quel che emerge in certi autori come Rita Ferrone di Commonweal, la quale dice che invece di badare a Sarah, chi parla inglese dovrebbe «fidarsi del nostro popolo e del nostro buon senso per quanto riguarda la preghiera nella nostra lingua». Il “noi” che sta dietro quel “nostro” non è globale e cattolico, ma borghese e americano.

E se invece di essere rimesso al suo posto, schiaffeggiato e sbattuto in galera per aver violato i codici linguistici dell’Occidente, Sarah diventasse papa? Ecco quello che i suoi critici temono di più. Mickens scrive della cupa possibilità di un «Pio XII (anche noto come Robert Sarah». Lamb dice che Sarah potrebbe finire per essere «il primo papa nero». (Sarebbe stupendo – i genitori di Sarah, due convertiti del remoto villaggio di Ourous, in Guinea, immaginavano che solo gli uomini bianchi potessero diventare preti e risero quando il loro figlio disse loro che voleva entrare in seminario). Lo stesso osservatore bene informato che mi disse che il potenziale di Sarah era precipitato durante il Sinodo, ora dice che le sue prospettive stanno migliorando. «La gente ha visto tutti gli attacchi, e il suo generoso rifiuto di rispondere a tono».

È davvero notevole il fatto che Sarah abbia sopportato una tale gragnuola di insulti con tanta grazia. Nel suo nuovo libro La forza del silenzio sentiamo il suo grido soffocato di angoscia:

«Ho provato sulla mia pelle la dolorosa esperienza dell’assassinio attraverso il chiacchiericcio, la calunnia e la pubblica umiliazione, e ho imparato che quando una persona ha deciso di distruggerti, non le mancheranno le parole, la cattiveria e l’ipocrisia; la menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti, prove e verità sulla sabbia. Quando tale è il comportamento degli uomini di Chiesa, e dei vescovi in particolare, il dolore è anche più profondo. Ma… dobbiamo restare calmi e in silenzio, chiedendo che la grazia non ceda mai al rancore, all’odio e alla sensazione dell’impotenza. Restiamo saldi nel nostro amore per Dio e per la sua Chiesa, nell’umiltà».

Nonostante tutto questo, Sarah è un uomo indomito. Il suo libro ribadisce l’appello alla Messa ad orientem e al resto della “riforma della riforma”. «Se Dio vorrà, quando vorrà e come vorrà, sarà realizzata la riforma della riforma nella liturgia. Malgrado lo stridore di denti, essa avverrà, perché c’è in gioco il futuro della Chiesa».

Se Sarah si è rifiutato di rendersi accondiscendente con quelli che comandano a Roma, non si metterà nemmeno al servizio altri schieramenti. In questo libro meravigliosamente personale, racconta vecchie storie popolari islamiche, ama profondamente i deboli e gli afflitti, e depreca gli interventi armati: «Come possiamo non essere scandalizzati e inorriditi dall’azione dei governi dell’America e dell’Occidente in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria?». Sarah li considera spargimenti di sangue idolatrici «nel nome della dea Democrazia» e «nel nome della Libertà, un’altra divinità dell’Occidente». Si oppone allo sforzo di costruire «una religione senza confini e una nuova etica globale». E se questa vi sembra un’iperbole, ricordate che sei giorni dopo che i missili avevano colpito Baghdad, Tony Blair mandò a George W. Bush un promemoria che diceva: «La nostra ambizione è grande: costruire un’agenda globale attorno alla quale possiamo unire il mondo… per diffondere i nostri valori di libertà, democrazia, tolleranza». Sarah vede questo programma come qualcosa di contiguo alla blasfemia.

Ha opinioni altrettanto taglienti sull’economia moderna: «La Chiesa commetterebbe un errore fatale se si logorasse nel tentativo di dare una specie di volto sociale al mondo moderno che è stato scatenato dal capitalismo del libero mercato».

Guerra, persecuzione, sfruttamento: tutte queste forze fanno parte di una «dittatura del rumore» i cui slogan incessanti distraggono gli uomini e screditano la Chiesa. Per resistere ad essa, Sarah si rivolge all’esempio di Fratello Vincent, un giovane recentemente scomparso che Sarah amava con tutto il cuore. Solo se amiamo e preghiamo come Vincent possiamo sentire la musica callada, la musica silenziosa che gli angeli suonarono per Giovanni della Croce. Sì, questo libro mostra che Sarah ha molto da dire: sulla vita mistica, sulla Chiesa e sull’attualità mondiale. Ma su tutto il resto, rimane in silenzio – mentre il mondo parla di lui.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Migranti. Alan Kurdi, Sea Eye ngo, dirige su Malta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-06.

2019-04-06__Salvini_ngo__001

Come al solito, il problema è politico.

La Alan Kurdi è andata a traghettare i migranti dalla Libia verso l’Europea ed avrebbe voluto sbarcarli in Italia.

Il Ministro degli Interni Salvini ha rifiutato il porto di Lampedusa.

Consultazioni diplomatiche tra Italia e Germania.

La Alan Kurdi si dirige verso Malta.

Stando alla geografia, Malta è più vicina alla Alan Kurdi dell’Italia.

Nota.

In democrazia, quanti abbiano idee politiche si presentino alle elezioni, le vincano, e quindi le attuino. Mr Salvini è vidimato dagli Elettori, la Sea Eye ngo no.

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Migrants, the Alan Kurdi ship to Malta. Ong Sea Eye attacks Salvini

It is headed to Malta, where it will request a safe port, Alan Kurdi, a ship of the German Sea Eye NGO which Italy has not allowed to reach Lampedusa. The same NGO informs him by reiterating that the children and their mothers did not agree to land on Friday to avoid being separated from their fathers, and attacking Minister Salvini who “did not only humiliate the castaways, but exploits everything and everyone to get the most out of them. possible advantage from this situation “. Malta – the Sea Eye explains – is “the closest shelter and the ship will need protection from bad weather, drinking water and possibly food”.

“Dietrofront, an NGO ship to Malta. Very well, in Italy we do not pass. #portichiusi. ” Thus Interior Minister Matteo Salvini on Facebook, after the ship Alan Kurdi decided to change course.

After a stalemate that lasted all day in front of the Italian territorial waters 15 miles from Lampedusa, the ship travels to Malta, a country that has guaranteed that migrant families will not be divided. The island of Lampedusa was already ready to welcome women with their children aged 1 and 6, and a third pregnant woman, who had been authorized to disembark by the Ministry of the Interior. But the migrants did not want to separate from their husbands. The NGO also accuses Italy “of not having respected the obligations of protecting families for political exploitation”.

Lampedusa has been left on the problem of migrants alone from the “Italian government”, but “from Europe no” and “if we are here in Brussels it means that Europe listens to us and has an interest” and this is demonstrated by the “meetings we have had in these two days”, has explained Totò Martello, mayor of Lampedusa and Linosa, on a mission to the Belgian capital.

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Sea Eye ship heads for Lampedusa, Salvini says no

Rome, April 4 – The Alan Kurdi ship belonging to German migrant rescue NGO Sea Eye is heading for the Italian island of Lampedusa with its 64 rescued migrants, according to radar evidence confirmed by informed sources Thursday.
After sailing north, they said, the ship has veered westwards and is now about 30 sea miles from the southern Italian island.
The Alan Kurdi has reportedly asked Italy’s maritime coordination centre for a safe port.

Overnight, when it was in Maltese waters, it made the same request to Valletta.

Interior Minister Matteo Salvini, who has closed Italy’s ports to migrant rescue NGO vessels, said the government has written to the German government asking it “to take on the problem”.

He said “the interior ministry has warned the ship not to enter Italian waters”.

Salvini said “other lives put at risk by a foreign NGO, having left Libyan waters in the direction of Italy”.

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Malta and Italy refuse access to 64 people rescued by ‘Alan Kurdi’ ship

64 people rescued at sea by the NGO Sea-Eye’s ship ‘Alan Kurdi’ are looking for a safe port after rescue coordination centres in Rome, Valletta and Bremen refused access to the ship. 

The people were rescued after a distress call forwarded by the Watch The Med alarmphone to the Libyan coast guard and the ‘Alan Kurdi’. 

The people rescued included 12 women, one of whom is pregnant, and two children. Sea-Eye head of operations Jan Ribbeck said the captain of the ‘Alan Kurdi’ has repeatedly requested a port of safety. No one could be reached in Tripoli via phone.  ….

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Ansa. 2019-04-06. Migranti: nave Alan Kurdi verso Malta, ong attacca Salvini

È diretta verso Malta, dove chiederà un porto sicuro, la Alan Kurdi, nave della ong tedesca Sea Eye cui l’Italia non ha concesso di approdare a Lampedusa. Lo fa sapere la stessa ong ribadendo che i bambini e le loro madri ieri non hanno accettato di sbarcare per non essere separati dai padri e attaccando il ministro Salvini che “non ha umiliato solo i naufraghi, ma sfrutta tutto e tutti per ottenere il massimo vantaggio possibile da questa situazione“.

Dietrofront, nave Ong diretta a Malta. Molto bene, in Italia non si passa. #portichiusi”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini su facebook dopo che la nave della ong tedesca Sea Eye ha deciso di dirigersi verso Malta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Il 45% dei migranti fallisce l’esame di tedesco parlato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-28.

Pinocchio Gatto Volpe 001

Come tutti i paesi altamente industrializzati l’ingresso nel mondo del lavoro presuppone un lungo iter formativo. Mentre il numero dei posti di lavoro gestibili anche senza istruzione alcuna diminuisce giorno dopo giorno, aumentano invece le richieste di lavoratori molto ben specializzati.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. I tedeschi iniziano a sbattere il grifo contro la realtà. Sulla loro pelle.

«Germany will lack millions of skilled workers, technical and medical workers and researchers in the near future»

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«As a result of demographic change, the labour market situation will considerably worsen over the next 10 to 20 years»

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«è utopico pensare di rimpiazzare magistrati, imprenditori, ricercatori, medici, professori universitari, tecnici specializzati tedeschi con persone che non parlano la lingua ed hanno livelli di istruzione quasi nulli.»

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«The number of migrants and refugees failing Germany’s integration and language classes has risen»

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«The course is aimed at teaching participants a lower to intermediate level of German»

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«In 2017, the percentage of those who failed was 40 percent.»

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«Of the roughly 202,000 people taking a course in 2018, 93,500 failed»

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«Around 45 percent of migrants taking part in language and integration courses in Germany do not pass»

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«some providers are being sued by the BAMF for fraud and the falsifying of documents»

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«BAMF ran checks on nearly 90 percent of course providers in 2018, which was one reason for an increase in the office funds despite the number of course participants remaining roughly the same as the year before»

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Cerchiamo di sintetizzare.

L’attuale crisi demografica da calo delle nascite determina una severa carenza di persone in grado di lavorare.

Appurato il fatto che le femmine tedesche autoctone hanno ben scarsa propensione a procreare, l’immigrazione sembrerebbe essere l’unica risposta plausibile. È impossibile montare un’impresa produttiva senza avere personale adeguato: le attività produttive sono così obbligate a delocalizzare.

Il problema sovrano resta però quello della lingua.

Il tedesco non è certo un linguaggio semplice, facilmente assimilabile: parlarlo in modo proprio comporta un lungo periodo di studio ed anche una certa quale versatilità allo studio delle lingue straniere.

Ma senza avere un minimo di conoscenza della lingua locale, è utopico poter sostituire con migranti magistrati, imprenditori, ricercatori, medici, professori universitari, tecnici specializzati, infermieri, burocrati e funzionari delle pubbliche amministrazioni tedeschi.

Ci si stupisce piuttosto che la gente si stupisca che il 45% dei migranti fallisca l’esame di lingua tedesca.

Esattamente come ci si stupisce che la gente si stupisca che il Germany’s Federal Office for Migration and Refugees falsifichi i risultati degli esami. Il denaro pubblico è sempre stato oggetto di bramosa concupiscenza.

La realtà fattuale stritola sempre tutte le utopie.


Deutsche Welle. 2019-03-23. Migrants fail German tests in increasing numbers

The number of migrants and refugees failing Germany’s integration and language classes has risen. Germany’s migration office has been under fire for the quality of the courses.

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Around 45 percent of migrants taking part in language and integration courses in Germany do not pass, according to media reports citing the response to a request for information by the far-right AfD party.

Of the roughly 202,000 people taking a course in 2018, 93,500 failed, according to government data cited in the Neue Osnabrücker Zeitung daily. One in four failed even after doing additional classes.

In 2017, the percentage of those who failed was 40 percent.

The course is aimed at teaching participants a lower to intermediate level of German, classified as B1. It also requires people to sit an exam titled “Life in Germany.”

According to figures quoted in daily Die Welt nearly 40,000 of those taking part last year were Syrians, followed by Afghans, Iraqis, Romanians, Turks and Bulgarians.

Nearly 45,000 participants were illiterate when they started their classes.

Migration office under fire

Germany’s Federal Office for Migration and Refugees (BAMF) has been criticized for the quality of the courses, with inspections stepped up.

Media reports say that BAMF ran checks on nearly 90 percent of course providers in 2018, which was one reason for an increase in the office funds despite the number of course participants remaining roughly the same as the year before.

Some providers sued

Welt reported Friday that some providers are being sued by the BAMF for fraud and the falsifying of documents. The paper says one course provider is even suspected of aiding and abetting the subreption of citizenship by letting participants pass without the required language skills.

The report says 16 providers had seen their license revoked or not renewed last year. BAMF is to publish definitive figures in May, the paper states.

The report says one issue is that no clear guidelines have been set to assess what constitutes “orderly, regular attendance” of courses, leaving it up to the individual teacher to decide if a participant has attended often enough to pass.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Migranti. Centro Formazione Linguistico Università Perugia. Tutti dentro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-28.

Prgioni 001

In uno stato altamente burocratizzato nulla può essere pensato o fatto senza un relativa certificazione rilasciata da apposito ente.

Ma ogni certificazione è onerosa. Costano le strutture eroganti come immobili, utenze e luce e telefono, personale in organico e quello fuori organico per sopperire ulteriori necessità. Poi, le consulenze esterne. Per organizzare corsi di lingua servono bene gli insegnanti.

Ma siccome ciò che conta è il certificato, immancabilmente qualcuno pensa ad una procedura semplificata.

Il richiedente paga ed i funzionari della struttura gli certificano ciò che vuole.

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Da questo punto di vista i migranti sono per molti, tanti, troppi, una vera manna dal cielo.

Le pratiche per richiedere la carta di soggiorno impongono, inter alias, il certificato di conoscenza dell’italiano. Fluente.

Ostacolo aggirato con qualche migliaio di euro.

Tutti contenti.

Gli immigrati che non devono fare fatica, funzionari e docenti che non devono fare altro che ripartirsi le mazzette, che si aggiungono ai loro stroboscopici stipendi.

Tanto paga il Contribuente.

Forse che non si voglia essere solidali con i migranti e con quanti amorosamente li accolgono ed accudiscono?

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«La squadra mobile di Modena ha messo nel mirino un sistema che faceva capo a un ‘Centro di Formazione Linguistico’ accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia»

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«A chi doveva sostenere gli esami venivano fornite risposte già compilate o aiuti dalla commissione»

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«Sarebbero 6mila gli stranieri coinvolti tra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna»

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«A fronte di centinaia di euro, richiedevano e ottenevano il certificato ‘CELI’, il certificato di lingua italiana»

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«La polizia di Stato, delegata dal pm Francesca Graziano, ha proceduto a Modena all’esecuzione di un’ordinanza per cinque misure cautelari (un uomo in carcere e quattro ai domiciliari) per corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti necessari al fine di determinare il rilascio di carta di soggiorno per lungo periodo ed indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Sono 25 gli indagati.»

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Adesso si capisce donde provengono taluni certificati di laurea in scienze giornalistiche, oppure certificazioni di dominio del protoglagolitico, che adornano taluni studi. Ma si capisce anche come abbiano fatto i migranti ad ottenere il certificato sapendo solo balbettare qualche parola di italiano.

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Nota.

L’Università per Stranieri di Perugia si autodefinisce “Ambasciatrice dell’Italia nel Mondo”.

Gram bella figura che ci hanno fatto fare.


Ansa. 2019-03-26. Esami fittizi per permessi di soggiorno a 6mila stranieri

Indagine della mobile a Modena, 5 arresti e 25 persone indagate.

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Esami fittizi sulla conoscenza della lingua italiana per far ottenere il permesso di soggiorno. La polizia di Stato, delegata dal pm Francesca Graziano, ha proceduto a Modena all’esecuzione di un’ordinanza per cinque misure cautelari (un uomo in carcere e quattro ai domiciliari) per corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti necessari al fine di determinare il rilascio di carta di soggiorno per lungo periodo ed indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Sono 25 gli indagati.

Esami fittizi per permessi soggiorno, 5 arresti

Altro che ius soli e cittadinanze in regalo, in Italia servono regole, controlli e rispetto”, commenta su Twitter il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

La squadra mobile di Modena ha messo nel mirino un sistema che faceva capo a un ‘Centro di Formazione Linguistico’ accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia. A chi doveva sostenere gli esami venivano fornite risposte già compilate o aiuti dalla commissione. Sarebbero 6mila gli stranieri coinvolti tra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna. A fronte di centinaia di euro, richiedevano e ottenevano il certificato ‘CELI’, il certificato di lingua italiana.

“È stato smascherato con estrema professionalità, sia della procura della Repubblica che della squadra mobile delegata alle indagini un giro di affari gestito da una coppia di italiani titolare di una società con agenzia in tutta Italia che, con il pretesto di organizzare corsi di lingua necessari per l’ottenimento di permessi di lungo termine con carta di soggiorno, otteneva dai cittadini stranieri esborsi di denaro di gran lunga superiori a quelli dovuti”. Lo dice in una dichiarazione il procuratore capo di Modena, Lucia Musti, commentando l’operazione della Polizia di Stato.

“La Magistratura – continua Musti – conferma il proprio ruolo di intervento, al fine di garantire il rispetto delle regole nelle molteplici procedure richieste per ottenere la regolarizzazione sul territorio nazionale, per garantire che il raggiungimento di uno status sia riconosciuto solo nel rispetto della legge e non costituisca fonte di guadagno per malavitosi”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Salvini. Sbarchi clandestini diminuiti del 95%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-01.

Caravaggio. Davide con la testa di Golia

«Nei primi due mesi del 2019 gli sbarchi dei migranti in Italia sono diminuiti del 95% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso»

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«dal primo gennaio al 28 febbraio sono arrivati 262 migranti mentre nello stesso periodo del 2018 ne erano sbarcati 5.247»

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«i rimpatri superano di quattro volte gli arrivi»

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«1.099 persone sono ritornate nel loro paese d’origine (1.013 con rimpatri forzati e 86 con rimpatri volontari assistiti)»

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Questi dati testimoniano l’impegno del Ministro Salvini, che pur ha dovuto lavorare contro il volere ostile della Commissione Europea e di molte realtà italiane, non ultima anche la Magistratura. Questa ultima è persino arrivata al punto di denunciarne l’operato, segno evidente di quanto la Magistratura italiana si arroghi il diritto di operare come strumento politico.

Infatti, per molti Magistrati nazionali il concetto di divisione dei poteri consisterebbe nell’impedire ai politici di argomentare sulla magistratura, mentre questa ultima si riterrebbe essere legittimata a svolgere azione politica pur non essendo elettiva. È sostanzialmente una visione dittatoriale liberticida, e non a caso questi magistrati sono di sinistra.

D’altra parte abbiamo ben visto come i magistrati che si sono svelati ed hanno concorso come candidati alle elezioni non abbiano avuto un gran successo, anzi. Ricordiamo come Pietro Grasso nel collegio uninominale di Palermo abbia conseguito meno del 6% dei voti.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, questo risultato di aver quasi azzerato il traffico clandestino illegale dimostra in modo palese l’impotenza dell’attuale Commissione Europea, grande patrona della clandestinità.

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Il vero problema non sono né i migranti né gli islamici, bensì i politici europei ed italiani che li hanno protetti ed utilizzati come arma impropria.


Ansa. 2019-03-01. Migranti: Salvini, sbarchi calo del 95%

ROMA, 1 MAR – Nei primi due mesi del 2019 gli sbarchi dei migranti in Italia sono diminuiti del 95% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini citando i dati del Viminale secondo i quali dal primo gennaio al 28 febbraio sono arrivati 262 migranti mentre nello stesso periodo del 2018 ne erano sbarcati 5.247. Inoltre, dice ancora il ministro, i rimpatri superano di quattro volte gli arrivi: 1.099 persone sono ritornate nel loro paese d’origine (1.013 con rimpatri forzati e 86 con rimpatri volontari assistiti).