Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Geopolitica Mondiale, Stati Uniti, Trump, Unione Europea

G7. Un G6 + 1 ha esiguo potere, conta ben poco, quasi nulla.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-10.

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Chi mai si credono di essere? I maestri che interrogano un alunno?


C’è una terribile domanda che pochi hanno il coraggio di porsi:

«A cosa serve?»

Una risposta è data dalla testata Sputnik.

«G7 is supposed to be a meeting between allies and the fact that the trade policy by the union by the Trump-US administration is targeting those supposed allies is creating, obviously, some response both from the European Union side, from Canada and then to a lesser extent from Japan as well. American policy is cremating the G7 format [for coordinating economic and trade policy].  ….

When the G7 was created it accounted more than half of the world’s GDP but today at parity purchasing power it’s about 35% of the world GDP. ….

Russia said it was not very interested and was looking for another kind of format ….

The G20 is a much more relevant format for decisions regarding the economy than the G7 is. It’s no longer able to set the rules, set the standards for the world. And the fact that President Putin and President Xi Jinping are meeting at the same time suggests that on the one hand we have the G7, which is very much split, and on the other side there’s a G-group summit meeting which attracts less attention but which is also very relevant for the world.»

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Questa è la realtà dei fatti.

Ma se dal pil ppp dei G7 si sottraesse quello degli Stati Uniti, 19,390 miliardi Usd, resterebbe uno scarno 24% della economia mondiale: troppo poco per poter dettare legge.

Non solo.

Le proiezioni al 2020 secondo l’International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017) danno i G7 al 27.59%, Stati Uniti compresi: un processo involutivo che a maggior ragione rende i G6 troppo deboli per poter imporre le proprie condizioni.

Inoltre, si tenga conto che Mr Trudeau proprio durante il G7 ha subito una terrificante débâcle nell’Ontario, ove i populisti hanno ottenuto 76 seggi su 124 mentre i liberal del presidente Justin Trudeau  sono crollati a 7 seggi, avendone persi ben 41. In parole povere, Mr Justin Trudeau non conta più nulla.

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Siamo chiari.

I G6 hanno ancora un grande potere economico, che nessuno deve o può sottovalutare: ma questa potenzialità economica non ha la dimensione tale da poter incidere fattivamente. Avrebbero un disperato bisogno di amici, che però non riescono a coagulare attorno a sé. Ma per ottenere un simile risultato dovrebbero intanto essere uniti tra di loro, cosa che non è. Non è nemmeno detto che al prossimo G7, sempre che si tenga, Frau Merkel, Mr Trudeau, Mrs May e, forse, anche Mr Macron siano lì a rappresentare i loro stati.


Ansa. 2018-06-10. Merkel e la difficile mediazione per arginare Trump

Tra i leader europei è sempre stata considerata quella che ha meno legato con Donald Trump. E che la chimica tra i due non sia mai scattata non è un segreto. L’unico passo avanti fatto nel loro ultimo incontro a Washington è stata la stretta di mano: nel precedente confronto, il gelo era stato tale da far saltare perfino quella. Eppure nel difficile lavorio per evitare una rottura totale con gli Usa al G7 canadese Angela Merkel ha avuto un ruolo fondamentale. Spinta probabilmente anche dagli enormi interessi della Germania, la più esposta in caso di vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Chi ha seguito i lunghi negoziati che a La Malbaie si sono spinti fino a tarda notte con una coda di vertice improvvisata e sono poi proseguiti il giorno dopo, racconta come la cancelliera abbia lavorato con pazienza per trovare un terreno, anche minimo, di confronto con il tycoon. Lasciando al presidente francese Emmanuel Macron i botta e risposta via Twitter, il ruolo di trascinatore degli altri leader e anche, quando necessario, quello di ‘duro’. “La fortuna dei leader europei quando hanno una posizione unitaria e devono trattare con altri paesi è che sono tanti, e possono giocare la trattativa su diversi piani. Per dirla all’americana, possono decidere chi fa il poliziotto buono e chi il cattivo”, scherza una diplomatico che ha assistito ai colloqui.

E la novità rispetto al passato è proprio nel ruolo scelto dalla cancelliera in questa occasione. Il poliziotto buono. Che non è certo un segno di debolezza, al contrario. Il dossier dei dazi è importantissimo per la Germania, che si gioca una partita cruciale. Già duramente colpita dalle tariffe su acciaio e alluminio, Berlino riceverebbe un colpo letale se Trump andasse fino in fondo con la minaccia sulle automobili. La Germania da sola ogni anno ne esporta in Usa 500mila e ne produce negli Stati Uniti 800mila. Il calo potrebbe arrivare a 5 miliardi sul Pil. Di qui la scelta di occuparsi in prima persona della mediazione, superando l’irritazione per le continue capriole verbali di Trump. L’ultima, al solito improvvisa, la proposta di abolire tutti “i dazi, le barriere e i sussidi”, da una parte e dall’altra. “Partiamo da qui per riprendere la discussione”, ha risposto pazientemente Frau Merkel al tycoon. Riannodando il filo per arrivare ad un documento condiviso, seppure al ribasso e nonostante l’impossibilità di colmare tutte le distanze, che restano a partire proprio dai dazi. Ma una spaccatura plateale del G7 avrebbe rappresentato un punto di non ritorno. Almeno l’obiettivo minimo – e non era scontato viste le premesse – Angela l’ha portato a casa.


Bbc. 2018-06-10. Trump at G7: Who’s who in Merkel’s photo?

It was always slated to be a tense and awkward G7 summit and an Instagram post from the official account of German Chancellor Angela Merkel appears to have captured one of those moments.

Here’s a who’s who of the people pictured, and where they stand on the trade row:

  1. Donald Trump, US president

Mr Trump shocked America’s allies – namely the EU, Mexico and Canada – when he recently announced a 25% tariff on imports of steel and 10% on aluminium from these countries. They are all threatening retaliatory measures and the rift overshadowed the summit, leaving the American president isolated at times. Mr Trump departed early, complaining that America was “like the piggy bank that everybody is robbing”. But his relationship with fellow G7 leaders was at “10 out of 10”.

  1. John Bolton, US national security adviser

It’s been just three months since he was appointed President Trump’s top security adviser but John Bolton has already made an impact. One of the president’s arguments for the tariffs is on “national security grounds” – a view Mr Bolton has stridently backed.

  1. Kazuyuki Yamazaki, Japanese senior deputy minister for foreign affairs

Promoted to the post in July 2017, he recently led a Japanese delegation to Pakistan and took part in joint talks between Japan, China and South Korea in Seoul about a proposed free trade agreement.

  1. Shinzo Abe, Japan’s prime minister

He has come under increased pressure to join retaliatory measures against America’s steep tariffs. This puts him in a difficult position – he has tried hard to cultivate a warm relationship with President Trump and the two are said to have met at least 10 times since he was elected to the White House.

  1. Yasutoshi Nishimura, Japanese deputy chief cabinet secretary

The MP from Japan’s governing party once worked in the ministry of international trade and industry.

  1. Angela Merkel, German chancellor

She has been at the forefront of talks to try to resolve differences at the summit, as is clear in this photo. Mrs Merkel apparently floated an idea to set up a mechanism to resolve trade disputes between the US and its allies on Friday. Asked during the summit about her relationship with President Trump, Mrs Merkel said the two leaders did not always agree but could talk to each other: “I can say that I maintain a very open and direct relationship with the American president.”

  1. Emmanuel Macron, French president

He engaged in a Twitter spat with President Trump over the tariffs just hours before the summit was due to start – leading some to question whether the blossoming “bromance” between the two was over. Despite this, they were seen to be on good terms, and President Macron’s team said his talks with Trump were “frank and robust”.

  1. Theresa May, UK prime minister

In a telephone call last week, she told President Trump she found the US tariffs “unjustified and deeply disappointing”. But she also struck a more conciliatory tone at the summit, urging fellow leaders to step back from the brink of a possible trade war.

  1. Larry Kudlow, director of the US National Economic Council

President Trump’s top economic adviser has defended Donald Trump’s move to increase tariffs and says his boss should not be held responsible for mounting trade conflicts with US allies. Mr Kudlow said the president’s call for eliminating all tariffs between G7 nations was the “best way to promote economic growth”.

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