Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Università. Mai a memoria di uomo vinse un non raccomandato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-28.

Raccomandato 001

Mai, assolutamente mai, nell’università italiana un non raccomandato ha vinto un concorso.

I titoli presentati equivalgono a carta straccia. I riconoscimenti esteri sono titolo di demerito: sono la prova evidente che il non raccomandato ha una sua personalità scientifica di rilievo che gli altri cncorrenti non hanno.

Non facciamo nomi e cognomi, per ovvi motivi, ma due anni or sono l’apposita commissione non ammise nemmeno alle graduatorie di abilitazione al concorso universitario un nostro scienziato italiano che, per ironica coincidenza, nel mentre riceveva la notifica di reiezione dall’Italia, era stato nominato rettore di un prestigioso ateneo straniero.

Si formano circoli chiusi, ove si entra solo per cooptazione: nel loro interno i membri si incensano vicendevolmente, si elargiscono l’un l’altro titoli ed onorificenze, affermano ad alta voce di essere il meglio che il mondo scientifico possa esprimere.

Anni fa una buonanima fece chiamare a telefono molti direttori di grandi dipartimenti universitari: un madrelingua inglese annunciava loro che avevano vinto una prestigiosa onorificenza americana. Su cento e passa intervistati, riuscirono a balbettare qualcosa in un numero che può essere contato sulle dita di una mano.

«Il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori sono stati sospesi dal servizio dal Gip»

«Sono indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro delle indagini su ‘Università bandita’ della Digos coordinate dalla Procura etnea 27 concorsi»

«L’ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale, è stata eseguita da personale della polizia di Stato»

«I nove docenti destinatari del provvedimento sono professori con posizioni apicali all’interno dei Dipartimenti dell’università di Catania»

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A sentenza andata in giudicato ci aspettiamo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nota.

Ironia del destino. I professori corrotti saranno giudicati da magistrati: si pensi soltanto a cosa è successo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Se non fosse una tragedia la si dovrebbe definire una farsa.

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prof. Mario Monti. L’unico economista con una sola citazione scientifica in tutta sua vita.

«Il prof. Mario Monti ha al suo attivo ben 13 pubblicazioni, avendo ricevuto un totale di una, dicansi una, citazione. La maggior parte dei Suoi lavori é stata pubblicata su il «Giornale degli Economisti e Annali di Economia», che non sono mai stati citati nemmeno una volta proprio da nessuno. ….

Come ha fatto a passare il concorso a cattedra?

Come ha fatto a diventare il rettore della Bocconi?»


Ansa. 2019-06-28. Concorsi truccati, sospesi il rettore dell’Università di Catania e 9 professori

Il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori sono stati sospesi dal servizio dal Gip. Sono indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro delle indagini su ‘Università bandita’ della Digos coordinate dalla Procura etnea 27 concorsi. Sono complessivamente 40 i professori indagati degli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

L’ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale, è stata eseguita da personale della polizia di Stato. I nove docenti destinatari del provvedimento sono professori con posizioni apicali all’interno dei Dipartimenti dell’università di Catania. La polizia di Stato sta eseguendo 41 perquisizioni nei confronti dei 40 professori indagati.

L’inchiesta, denominata ‘Università Bandita’, nasce da indagini avviate dalla Digos della Questura di Catania su 27 concorsi che per l’accusa sono stati ‘truccati’. E in particolare riguardano l’assegnazione di 17 posti per professore ordinario, quattro per professore associato e sei per ricercatore. Ulteriori particolari saranno resi noti durante un incontro con i giornalisti che si terrà alle 10 nella sala stampa della Procura di Catania.

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Italia. Università. Fabbrica disoccupati e sottoccupati. I numeri ufficiali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-06.

2019-04-02__Università__001

Alma Laurea è un accurato data base che riporta ampie ed attendibili statistiche Di particolare interesse sono quelle che riportano la percentuale dei laureati, secondo ateneo e corso di laurea, che risultano essere occupati a distanza di qualche anno dal conseguimento della laurea. Di notevole, riporta anche lo stipendio medio netto mensile.

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 L’università ha infatti due grandi scopi: la ricerca scientifica e la preparazione di quella che dovrebbe essere la futura classe dirigente. Conforta infatti il sapere che frequentando un determinato ateneo ed un determinato corso di laurea vi siano alte possibilità trovare poi lavoro ed anche ben remunerato.

Nessuno intende qui fare graduatorie né si vuole sottostimare il fatto che non tutti i laureati sono mobili per una congerie di motivi, che vanno da quelli familiari a quelli personali.

Né, tanto meno, si intende inferire che vi siano differenze nella composizione della classe studentesca: intelligenti e meno dotati sono equidistribuiti ovunque, specie poi utilizzando statistiche fatte su grandi numeri.

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Se l’aver frequentato un corso di laurea sicuramente eleva il livello culturale, altrettanto sicuramente esso rappresenta un costo, ed un costo di non poco conto.

Uno studente medio spende circa un 3,000 euro di tasse scolastiche, 1,000 euro di casermaggio, e, grosso modo, 500 euro per materiali di studio. A ciò si aggiunga il mancato guadagno, stimato ad un minimo di 1,000 euro al mese. Tenendo conto della durata di cinque anni del corso, la cifra totale esborsata, investita, ammonta a 137,500 euro. Sarebbe quindi lecito aspettarsi una resa allineata all’investimento effettuato.

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Riportiamo i dati calcolati a cinque anni dalla laurea. Ci si aspetterebbe occupazione piena e stipendi in linea.

Italia.

Ad un anno dalla laurea, lavorano il 42.7% dei laureati, con stipendio mensile medio di 1,021 euro.

A cinque anni dalla laurea, lavorano il 70.4% dei laureati, con uno stipendio mensile medio di 1,359€.

Ma se si osservano i dati per settore disciplinare, emergono sostanziali differenze.

Solo il 41% dei medici riesce a lavorare a cinque anni dalla laurea, e per un emolumento non certo entusiasmante di 1,666€. Ciò è dovuto al fatto che dopo la laurea in medicina si deve frequentare una specialità, della durata di cinque anni.

2019-04-02__Università__002

Milano.

A cinque anni dalla laurea lavorano l’81.30% dei laureati, per un emolumento medio mensile di 1,488 euro.

I laureati del gruppo letterario trovano sì occupazione, 84.6%, ma per uno stipendio molto basso, 1,238 euro.

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Messina.

A cinque anni dalla laurea lavorano il 67.2% dei laureati, per un emolumento medio mensile di 1,181 euro.

I laureati del gruppo giuridico sono occupati per il 57.6% con uno stipendio medio di 969 euro mensili.

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Questi dati si presterebbero a numerose considerazioni, e la consultazione del database sarebbe cosa ottimale.

– Un paese in cui ad un anno dalla laurea si siano inseriti nel mondo del lavoro solo il 42.7% dei laureati, percentuale salita a 70.4% a cinque anni dal diploma, ebbene, questo paese ha serie problemi occupazionali.

– Se il problema fosse l’iperproduzione di laureati, sarebbe un cospicuo danno per lo stato, visto che in termini medi un laureato costa allo stato circa 89,000 euro.

– Tenendo conto dei livelli stipendiali a cinque anni dal diploma, laurearsi non conviene più di tanto, almeno in alcune regioni di Italia. Nel corso degli anni i livelli stipendiali dei laureati si sono significativamente abbassati, fino a raggiungere livelli che non compensano degli anni passati a studiare e delle spese sostenute. Si tenga presenta che Istat pone la soglia di povertà a 1,640 euro, sotto la quale sono gli stipendi di quasi tutti i laureati a cinque anni: questo dato dovrebbe essere molto meditato.

– I differenti livelli occupazionali e relativi emolumenti percepiti tra i diversi atenei riflette solo in parte le condizioni economiche della zona ove opera un ateneo. I laureati sono molto mobili ed è frequente il riscontro al nord di ottime persone laureate al sud. In parte, ed evitiamo apposta di fare una caratura, dipende dalla qualità dell’insegnamento ed anche di un certo quale lassismo nel far passare gli esami. Un ateneo con pochi abbandoni ed altrettanto pochi fuori corso potrebbe vantarsi di tali risultati solo ed esclusivamente se alla fine i suoi laureati trovassero tutti occupazione e con livelli stipendiali in linea almeno con quelli nazionali.

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Industria 4. I gosplan di Stalin sono ancora vivi e vegeti con Calenda.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-28.

Stato 002

Scopo dello stato è mantenere, e bene, il partito democratico, iscritti, parenti, amici, conoscenti, supporter, affiliati e sodali.


«Il Gosplan, abbreviazione di Gosudarstvennyj komitet po planirovaniju (in russo: ‘Государственный комитет по планированию?, lett. “Commissione statale per la pianificazione”), era l’organismo sovietico creato nel febbraio 1921 col compito di pianificare i piani quinquennali dello sviluppo economico sovietico. Era affiancato dal Gossnab e dalla Gosbank.

Il comitato fu più volte riorganizzato, fino a divenire il centro della politica economica sovietica: arrivò a diventare, infatti, il “supervisore gestionale delle fabbriche” nel 1957. Fu sciolto nel 1990 con il dissolvimento dell’URSS.»

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Non c’è liberal, socialista ideologico o comunista che sappia e possa resistere alla tentazione del gosplan.

Per nostra sorte, in Italia c’è il Ministero dello Sviluppo Economico, sorgente generatrice di gosplan.

«Piano nazionale Industria 4.0 (Impresa 4.0)

Il Piano nazionale Industria 4.0 (ora Impresa 4.0) è l’occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale.

Il Piano prevede misure concrete in base a tre principali linee guida:

– operare in una logica di neutralità tecnologica

– intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali

– agire su fattori abilitanti

Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.»

È prevedibile che il pil nazionale si espanderà al ritmo del 7% all’anno.

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Il curriculum del Ministro Calenda è riportato in extenso nel sito del Ministero da lui diretto.

Il sig. Ministro non ha mai visto una azienda in vita sua, quindi le coordina, almeno fino al 4 marzo: poi si vedrà.

Quanto l’industria italiana si sia sviluppata è sotto gli occhi di tutti. i cinesi vengono da noi per imparare qualche rudimento di questa simpatica scienza.

A cosa serva il Ministero dello Sviluppo Economico?

A generare un complesso sistema burocratico che consenta di finanziare solo ed esclusivamente le realtà vicine la partito democratico. Elementare Watson!

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Ma un gosplan non è tale se non sia gigantesco, ove tutte le risorse siano utilizzate per mantenere, e bene, i funzionari.

Ecco quindi avvenire il casto connubio con Anvur e Vqr.

L’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, è un ente pubblico della Repubblica Italiana, vigilato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

L’Anvur è uno di quei carrozzoni che sfuggono alla immaginazione dei semplici. Come se non bastasse la Thomson Reuters, Isi, punto di riferimento mondiale cui fan capo tutte le università di tutto il mondo, l’Anvur stila le graduatorie dei ricercatori e degli istituti di ricerca nazionali. La capacità scientifica ed il successo internazionale non solo non sono nemmeno un optional, ma sono anche situazioni noiose da conculcare con forza.

Ciò che conta è essere nel cuore del partito democratico.

Lo scorso anno un ricercatore italiano da tempo residente all’estero, ove in breve è diventato rettore di uno dei più famosi atenei mondiali, ha fatto umile richiesta all’Anvur di essere valutato se fosse stato considerato degno di poter poi partecipare al concorso di idoneità, propedeutico al poter fare un concorso per l’entry level universitario. Un po’ come se Mattarella avesse chiesto di essere valutato se fosse idoneo a fare l’usciere a Montecitorio.

Bocciato, ed anche malo modo.

La lettera di reiezione ha fatto ‘discretamente‘ il giro del mondo, facendo spanciare tutti dal ridere. Il tizio in oggetto ha diversi metri cubi di pubblicazioni sui massimi giornali scientifici mondiali, dei quali è, tra l’altro, referee: ben, è stato giudicato scientificamente inconsistente. I giudici dell’Anvur erano larve universitarie.

Non era raccomandato dal partito democratico. ma chi mai si sarebbe creduto di essere?

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Ciò premesso, suggeriremmo di leggere con cura questo articolo, di cui proponiamo qui le sole frasi inziale, perché alquanto lungo.

Calenda affonda i Politecnici di Milano e Torino, ma anche Pisa, Sapienza e Federico II. Con l’aiuto di Anvur.

«Nelle aree dell’ingegneria, il Politecnico di Milano e quello di Torino non potranno presentare proposte per l’istituzione dei cosiddetti Centri di competenza “Industria 4.0”, perché sono stati bocciati dall’Anvur, l’agenzia che valuta la ricerca scientifica. La partecipazione del Politecnico di Milano – ma anche quella di Bologna – dovrà limitarsi all’area delle scienze economiche e statistiche. Uno smacco terribile, ma mai come quello subito da Roma Sapienza, Pisa, Genova e Napoli Federico II, escluse tout court dalla gara, perché in tutte le aree del bando sono al di sotto dei requisiti scientifici minimi per partecipare. Cosa è successo? Dovendo selezionare gli atenei che accompagneranno le imprese italiane verso le innovazioni dell’Industria 4.0, il Ministro Carlo Calenda ha avuto la poco felice idea di affidarsi alle malcerte classifiche VQR stilate dall’Anvur. Classifiche talmente arbitrarie da non essere considerate affidabili nemmeno da quelli che le hanno confezionate. Lo scorso febbraio, l’Anvur definiva la VQR “una valutazione accurata, rigorosa e imparziale della ricerca svolta nelle università“. Meno di un anno dopo, l’ex-presidente dell’agenzia ha scritto a Repubblica che la VQR “non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo”. Calenda non deve aver fatto in tempo a prendere atto del “contrordine compagni” e ha continuato a credere ciecamente alle classifiche VQR. Con il risultato di silurare proprio i più importanti centri di ricerca universitari italiani. E se i 40 milioni per i Centri di competenza sono distribuiti a casaccio, non si può dire che vada molto meglio per il malloppo di 30 miliardi, distribuito a pioggia mediante defiscalizzazioni e incentivi automatici alle imprese.»

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Quanto si vorrebbe che il 4 marzo diventasse le idi di marzo!

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Confindustria, Università e lavoro inesistente.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-13.

2018-02-13__Miur__002

Premettiamo immediatamente come quanto segue non sia una barzelletta.

E nemmeno mette alla berlina un refuso: un refuso non lo si nega a nessuno, me per primo.

Ma quando un errore è sistematico, ripetuto nello spazio e nel tempo…

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Riportiamo un estratto di un blog molto famoso, avendo avuto cura di cancellare tutti gli scritti che avrebbero potuto far riconoscere facilmente gli autori.

Ovviamente pubblichiamo la fotocopia senza mettere il link.

I Signori Lettori comprenderanno bene il nostro desiderio di continuare a vivere in questa valle di lacrime.

«38%+36%+30% = 104%

su questo confindustria sicuramente ha ragione»

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«È una specie di legge universale: quando un grafico contraddice i propri pregiudizi è perché non contiene tutte le informazioni necessarie»

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p.s. Son tutte persone da appellarsi con il titolo di “Eccellenza”, “Perclaro” oppure “Magnifico”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Mistica del femminismo e del gender in Università. A spese del Contribuente.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-06.

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Demachy Pierre-Antoine. La festa dell’Essere supremo celebrata da Robespierre al Campo di Marte l’8 giugno 1794.  Musée de la Ville de Paris


Durante il ventennio si tenevano regolari corsi universitari di Mistica Fascista, tenuti dalla Scuola di Mistica Fascista Sandro Italico Mussolini.

Il suo motto era, molto modestamente «Per orbis unionem sub Lictorii signo», ossia, in libera traduzione, per unire il mondo intero sotto il segno Littorio.

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In questo articolo spiegheremo una delle tante tecniche con le quali tre funzionari del partito decidono chi, come e dove andrà in cattedra. Alla faccia del “pubblico concorso”, ma per meriti partitici. Non succedeva nemmeno nella Unione Sovietica e nel terzo Reich: in Italia invece accade.

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Per non essere da meno, gli epigoni del fascismo hanno fondato “AG AboutGender. Rivista internazionale di Studi di Genere“, pubblicata dal’Università degli Studi di Genova.

«AG About Gender, Rivista internazionale di studi di genere si pone l’obiettivo di rappresentare un riferimento concreto per studios*, accademic* e non, impegnat* in percorsi di ricerca e riflessione sul genere, con una vocazione interdisciplinare, in grado di valorizzare il dialogo fra approcci interpretativi e prospettive analitiche differenti.

AG About Gender accoglie contributi su qualsiasi argomento e provenienti da qualunque disciplina purché essi presentino una consapevole e articolata prospettiva di genere nell’analisi sia teorica che empirica. Elemento dirimente nella valutazione degli articoli ricevuti, infatti, è la capacità di utilizzare la categoria di genere come chiave interpretativa per analizzare i fenomeni sociali, storici e culturali. 

AG è una rivista internazionale peer-reviewed con uscita semestrale che intende stimolare il dibattito e favorire la diffusione internazionale dei contributi pubblicati; pubblica articoli originali sia di taglio teorico che empirico, in inglese e in italiano (per un approfondimento si vedano le Politiche delle sezioni). L’accesso ai contenuti è libero, ma soggetto a registrazione obbligatoria. La registrazione ha l’obiettivo di monitorare gli accessi e di fornire informazioni alle/agli utenti iscritti.

AG About Gender, Rivista internazionale di studi di genere è riconosciuta da ANVUR ai fini dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per le Aree 11, 12 e 14.

AG About Gender è partner di Sociologists for Women in Society e  ATGENDER

Si noti il classico tratto operativo.

Aver pubblicato articoli su tale rivista conferisce titolo valido ai fini concorsuali, poiché

«è riconosciuta da ANVUR ai fini dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per le Aree 11, 12 e 14».

Tradotto in parole poverissime, chi non avesse lavori pubblicati su questa rivista si scordi di passare il concorso.

Nota per i non addetti ai lavori. I redattori della rivista hanno il potere di accettare o rigettare i lavori sottomessi per la pubblicazione. In poche parole, codeste persone, nominate, non per concorso pubblico, sono gli arbitri di chi potrà o meno accedere alla cattedra universitaria. Esattamente come ai tempi di Benito, buonanima.

Discriminazione razzista della migliore specie.

Potrebbe essere Einstein. Einstein, chi? Chi lo conosce? Ha osannato il gender? E moì che vorrebbe?

Nelle Aree 11, 12 e 14 si entra per merito di Gender.

Mica che si sia faziosamente di parte, ma sul gender non si scherza. Senza gender niente posto pubblico. Il Contribuente paga bene per avere una genderificazione totale.

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Cosa mai pubblica cotanta rivista?

Tenetevi forte, mica si parla di Nature, Science oppure Physical Review: roba da premio Nobel.

Eccovi un titolo, molto modesto ma pregnante.

Oltre al Dio Padre: la spiritualità della Dea come nuova forma di empowerment delle donne?

Erika Bernacchi, autrice, si sbriglia.

Dio padre è il creatore di tutte le cose visibili ed invisibili.

A rigor di termini non potrebbe esserci alcuno maggiore di lui. Più che “creatore” non si potrebbe dire. Eh, ve lo sareste mai creduto?

Errore presto superato dai proseliti del gender: La Dea del gender è ben superiore a Dio Padre perché femmina.

Ecco l’abstract così come lo ha scritto l’autrice (il testo è godereccio).

«Drawing from an exploratory study carried out in Italy, this article analyses the phenomenon of Goddess spirituality, based on the re-interpretation or re-creation of spirituality centered on the worship of female divinities. The article first analyses the main drivers for the insurgence of the Goddess movement in relation to feminist theology and to archaeological and anthropologic studies. Second, it contextualises Goddess spirituality in relation to second wave feminism. Third, it presents the results of the study by asking to what extent these experiences can lead to women’s empowerment or whether they risk essentialising women around the concepts of care and maternity. The translation of these spiritual experiences into the political and social sphere is also explored. This article argues for the relevance of Goddess spirituality both in relation to the study of gender and religion and to feminist theories and practices.»

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Cerchiamo di ragionare, nei limiti del possibile.

Di gente che crede di essere Napoleone ce ne è un buon numero, ed usualmente sono affiliati a qualche struttura psichiatrica.

Di gente che crede di essere Dio Creatore ce ne è un po’ meno, ma anche loro sono affiliati a qualche struttura psichiatrica, con preghiera di tenerli dentro sine die.

Ma di gente che crede di essere “Oltre Dio Padre” in effetti ci sono solo quelle che pubblicano su riviste del genere, al fine di ottenere i titoli essenziali, sine qua non, per vincere il concorso pubblico a cattedra, Aree 11, 12 e 14.

Ottimo business. Dimmi quanto mi offri e ti regalerò una cattedra, pubblica. Ma per andare in cattedra devi essere dei nostri: invece che giurare fedeltà al Duce si deve giurare fedeltà al gender, ossia questa associazione per delinquere che è la sinistra italiana.

Poi ci si domanda perché stia crollando il socialismo?

Poi ci si domanda perchè i socialisti ed i liberals stiano strilando come gallinelle spennacchiate?

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Nota tecnica.

Le riviste “internazionali” sono caratterizzate dall’essere riconosciute con il codice Isbn, International Standard Book Number, ossia dal codice numerico che identifica a livello internazionale in modo univoco e duraturo un titolo o una edizione di un titolo di un determinato editore. Queste riviste sono quotate dalla banca dati Thomson Reuter, ISI Philadelphia. Due caratteristiche che mancano all “AG AboutGender. Rivista internazionale di Studi di Genere”

Internazionale?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Senza categoria, Unione Europea

Le Università del Nord Europa prossime al declino?

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-21.

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La Rivista Roars, Return on Academic Research, ha pubblicato un interessante articolo:

«Le università del Nord Europa prossime al declino?»

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Segnaliamo ai lettori un articolo di THE dedicato alla crisi degli atenei del nord Europa e specialmente scandinavi. Una crisi che pare procedere di pari passo con quella del modello di welfare di quei Paesi, per tanti anni oggetto di ammirazione, forse anche da chi non ne conosceva i dettagli e il contesto sociale.

Scrive THE:

«Just months after being elected as prime minister last year, Juha Sipilä announced that basic funding to the country’s 15 universities and 26 polytechnics would be cut by approximately €500 million (£418 million) over his centre-right government’s four-year term, after a weakening of the Finnish economy. And €100 million of research funding would also be slashed: all this on top of cuts of €200 million imposed by the previous government.

The Academy of Finland, a government agency that funds scientific research via four research councils, says its funding for bottom-up research has dropped by 16 per cent over five years. When combined with a 43 per cent increase in the number of funding applications, this has led to a big drop in acceptance rates.»

Non va molto meglio in Danimarca e in Islanda, come riferisce THE. Ma sembra proprio la Finlandia (per tanti anni osannata per i risultati dei test PISA e dunque come eccellenza educativa) il campione dei tagli alla formazione terziaria.

Scrive ancora THE:

«Jukka Kola, rector of the University of Helsinki, says that about half the budget cuts at his institution will be achieved through staff reduction, with the rest coming from increasing other sources of income, such as industry funding. In January, Helsinki said it would cut staff numbers by nearly 1,000 by the end of 2017 in order to reduce its budget by €106 million by 2020; 570 people have already been sacked, including 75 teaching and research staff. Prior to these cuts, the university had already shrunk staff numbers by 500 to reduce costs.»

Winter is coming.

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La situazione interna finlandese non è buona.

Il quadro politico è frammentato in moti piccoli partiti che stentano a trovare un ragionevole accordo. Non a caso l’ultimo sondaggio Gallup del 18 dicembre indica una risalita dei socialdemocratici dal pregresso 16.5% all’attuale 20.8%.

Il debito estero finlandese ammonta al 94% del pil e la bilancia dei pagamenti è deficitaria. L’età mediana è 44.2 anni.

«Cuts will “hurt the country’s competitiveness and citizens’ well-being”»

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«The head of Finland’s largest and oldest university has come out strongly against the country’s austerity budget for higher education.»

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«Earlier this year, the recently elected prime minister, Juha Sipilä, told the country’s parliament that his coalition government had “decided on a total of €4 billion [£2.8 billion] in cost savings in public finances during this parliamentary term”.»

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Due commenti.

– La ricerca è un investimento a lungo termine, non a breve. Se appare ragionevole che i ricercatori la organizzino al meglio, appare altresì ragionevole che chi paga abbia il diritto di prelazione sugli argomenti di interesse. In altri termini, le università devono produrre lavori scientifici e brevetti, nonché formare personale della classe dirigente: non servono per mantenere gli universitari.

– Quando mancano i soldi, questi mancano per tutti: anche il personale a ruolo resta senza stipendio quando le risorse sono terminate. I “diritti precostituiti” sono tutelati soltanto dalla forza politica oppure economica, oppure ancora militare: in caso differente sono vuote parole

Nota. Situazioni del genere accadono quando le università sono statali. Quelle private sono sostenute usualmente da una fondazione, gestita con sani principi economici, e sopravvivono benissimo alle avverse situazioni economiche nazionali.

 


Tekes. 2016-06-12. Funding cuts to affect Tekes – cooperation between universities and business will bear the brunt of cuts

The Government Programme will involve cuts of EUR 138 million in Tekes’ research, development and innovation funding from the beginning of 2016. Research funding for universities and research institutes, which will shrink by EUR 100 million, will bear the brunt of the cuts.

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The cuts will affect grant-based funding. In the first instance, they will be directed at Strategic Centre for Science, Technology and Innovation or SHOK programmes, the Innovative Cities or INKA programme, and the funding of large companies and public research organisations.

Tekes funding for SMEs and startups will remain as before, as will Tekes’ loan-based funding.

“The cuts will lead to concrete changes in the public funding of innovation activities and in Tekes operations. The greatest impact will be felt in networking and collaboration between universities, research institutes and the private sector,” says Pekka Soini, Director General of Tekes.

“We will need to completely rethink our programme activities and how Tekes can best move the business ecosystem forward,” he adds.

“We will plan the changes in such a way that Tekes can continue to fund growth among startups and SMEs, as well as bold projects among game changers in the private sector,” Soini states.

The Government Programme includes 26 key projects in which the Government intends to invest over a billion euros. Many of these growth-pursuing projects are in Tekes focus areas.

“We have already made proposals on the content and implementation of the key projects, for example with regard to the bioeconomy, digitalisation and wellbeing and health. We are also tightening up cooperation between Team Finland players in order to make the most efficient possible use of our mutual resources so as to promote the competitiveness and growth of companies,” says Pekka Soini.

 


The World University Rankings. 2016-08-02. University of Helsinki head furious over austerity measures

Cuts will “hurt the country’s competitiveness and citizens’ well-being”, says rector.

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The head of Finland’s largest and oldest university has come out strongly against the country’s austerity budget for higher education.

Earlier this year, the recently elected prime minister, Juha Sipilä, told the country’s parliament that his coalition government had “decided on a total of €4 billion [£2.8 billion] in cost savings in public finances during this parliamentary term”.

The “strategic programme” for the nation included the “freezing of index increases [for] universities and universities of applied sciences” and the end of special funding, worth €30 million, “earmarked to the University of Helsinki and the University of Eastern Finland [compensating for corporate tax paid on] their pharmacy business activities”.

In order to make “the system of higher education institutions and research activities…more cost-effective”, the programme proposed shedding administrative staff, “clustering of higher education institutions” and greater specialisation of their missions.

Yet it also noted that universities were autonomous and retained “the power of decision on how the savings will be put into effect”.

However, Helsinki rector Jukka Kola issued a statement saying he was “shocked” by a cut of approximately €500 million to total university budgets, which came in the wake of €200 million shaved by the previous government that had led to Helsinki reducing staffing levels at by 500 posts.

By 2020, Professor Kola went on, the university would “face cuts amounting to more than €83 million due to decisions made by the previous and new government. This means that the university’s basic funding will be cut by one sixth.”

“It is not sustainable or wise to weaken the future success factors and competitiveness of Finland via these big spending cuts on universities,” Professor Kola told Times Higher Education.

He said he found it particularly “difficult to understand and accept the targeted extra cuts on the University of Helsinki”, given that it is Finland’s highest ranked university (currently 103 in the THE World University Rankings), as this would “directly hurt our country’s competitiveness and citizens’ well-being”.

Asked for his comments, Tapio Kosunen, director general of the Finnish department for higher education and science policy, acknowledged that universities had “reason to be worried about the money” but noted that a budget of €3.2 billion for higher education and science still represented a relatively high proportion of GDP.  

There were likely to be additional government funds for “regional centres of excellence”, for commercialising research and for matching (and more than matching) money obtained from private sources, he said.

Universities had already shown themselves “very active in thinking about new modes of cooperation” and in developing individual “profiles”, he added, while constitutional factors meant that the specific issue of pharmacy payments was still under discussion.

 


The World University Rankings. 2016-08-02. University of Helsinki

The University of Helsinki (UH) offers a wide range of Master’s Degree Programmes, taught entirely in English. The scope of our programmes is 120 ECTS credits, completed with two years of fulltime study. Some programmes are organised by the University of Helsinki along with other Finnish and foreign universities. All programmes comply with the national legislation governing university education and are, therefore, recognised globally. In addition, a number of regular Master’s degrees can also be completed in English. Take a look at our study options!

Our Master’s Degree Programmes provide students a solid foundation for doctoral studies. All PhD programmes at the University of Helsinki can be carried out in English. Doctoral degrees are of a high quality and enjoy international recognition. Doctoral graduates from the University of Helsinki possess excellent skills and knowledge for research work and other demanding expert positions in both Finnish and international businesses and organisations. Would you like to be one of them? Find out more!

The University of Helsinki (UH) offers undergraduate studies for applicants with good Finnish or Swedish language skills.

The University of Helsinki (UH) is one of world’s leading multidisciplinary universities specialising the area of research. It is a founding member of the League of European Research Universities (LERU), which includes such universities as Oxford and Cambridge. The University is internationally renowned for its high quality teaching, research, and innovation. International rankings consistently place the University of Helsinki amongst the 20 best universities in Europe. The main strength of the University of Helsinki is considered to be scientifi c research and the teaching which is derived from it, as we believe that teaching is closely linked to research. This is reflected in our philosophy: “All teachers are researchers and all researchers teach.”

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Students: 23,369

Student/Staff ratio: 17

International Students: 6%.

Female/Male Ratio: 6%.

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca

Università quotate per potere di guadagno dei loro laureati.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-17.

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The World University Rankings è un’organizzazione indipendente per la valutazione dei sistemi universitari.

Numerose le sue pubblicazioni.

Times Higher Education‘s World University Ranking 2016-2017

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Best universities in the UK
– Best universities in Scotland

Best universities in France
Best universities in Germany
– Best universities in the Netherlands

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See the best universities in the United States
An in-depth look at Europe’s university universe
View the full World University Rankings 2015-2016 methodology
– Best universities in Canada
– Best universities in Australia
 Best universities in South America

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Universities in Europe: where can you get value for money?
Lift the siege mentality, argues Louise Richardson

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Questo database è una miniera di informazioni.

Le università italiane sono disperatamente rare nella graduatoria.

«While Italy boasts 39 universities in the ranking, its top-ranked institution – Scuola Normale Superiore di Pisa – doesn’t make it into the top 100 overall, or the top 50 in Europe.»

Nel World University Racking la prima università italiana a comparire è quella di Bologna, e ben lontana dal 200° posto, seguita a breve distanza dal Politecnico di Milano.

I professori universitari italiani passano molto tempo a complimentarsi gli uni con gli altri: ‘noi siamo il meglio possibile‘, ‘ma come siamo bravini!‘.  

Ma nel confronto oggettivo a livello mondiale l’Italia non ha certo le quotazioni che ci si sarebbe aspettati da una delle prime economie mondiali.

La National University of Singapore si piazza al 24° posto, Peking University al 29°, e così via, solo per fare qualche esempio.

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Ma forse il più efficiente indicatore di performance di una università è la quantizzazione del guadagno netto che percepiscono i suoi diplomati una volta inseriti nel mondo del lavoro.

Il Best college degrees for earning a high salary è forse uno dei database più interessanti.

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Se si guardasse soltanto al guadagno una volta laureati, i corsi ingegneristici sarebbero sicuramente i più redditizi.

Si noti come non compaiano né i corsi in materie umanistiche né in materie economiche. Questo la racconta lunga su quanto richiede il mercato.

Non solo. Le lauree in matematica applicata sono anch’esse molto redditizie.

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Università italiane valutate nell’ottica del guadagno una volta al lavoro?

La migliore università italiana è quella non fatta. Siamo pratici: emigrate.

 


Adnk. 2016-12-13. I 20 migliori atenei d’Europa che assicurano un lavoro

Trovare lavoro dopo l’università è il sogno di ogni studente che si rispetti, e in molti casi la qualità della formazione va di pari passo con la possibilità di trovare una collocazione prima degli altri. Basta guardare la classifica degli atenei che danno maggiori garanzie sul futuro lavorativo dei propri laureati, stilata dal ‘Times Higher Education Magazine’ che riporta ‘Skuola.Net’. Per realizzare la graduatoria sono stati interpellati decine di amministratori delegati di grande aziende, responsabili delle risorse umane, consulenti ed esperti del settore.

Utilizzando i criteri di valutazione più diffusi quando si selezionano nuovi assunti – esperienza professionale, grado di specializzazione, ottima conoscenza di almeno due lingue straniere, attività extracurricolari, curriculum accademico, la laurea in una università ‘di livello’ – sono emerse le università più indicate per trovare presto lavoro. A dominare la classifica sono gli atenei americani (1 su 3 si trova negli Usa), seguiti dall’Europa. Quanto agli studenti italiani, la soluzione per avere più chance lavorative, sembra trovarsi fuori dai confini nazionali.

La prima università d’Italia è la Bocconi di Milano, al 78esimo posto, in Europa spiccano Francia e Germania, ma su loro regna la Gran Bretagna con 8 università, 5 nelle prime dieci. Ecco la classifica completa:

1.University of Cambridge (Gran Bretagna)

Un monumento all’istruzione e alla ricerca: 18mila iscritti, un quarto provenienti da fuori il Regno Unito, 150 dipartimenti, un centro di ricerca che non ha bisogno di presentazioni, 92 premi Nobel all’attivo. Più di Cambridge è impossibile trovare in Europa, forse al mondo.

  1. University of Oxford (Gran Bretagna)

Ed eccoci ai vertici, dove si ripropone uno dei duelli più appassionanti della storia accademica. Oxford o Cambridge? Le due università britanniche praticamente si equivalgono, è solo una questione di scelte. Oxford è la più antica università del mondo di lingua inglese, rinomata soprattutto per lo studio delle scienze.

  1. Technische Universität München, Monaco (Germania)

La Germania si riaffaccia in graduatoria per occupare il terzo posto. Il TMU è tra le università non solo più prestigiose ma anche più antiche dell’Europa centrale. Tredici premi Nobel tra i suoi laureati.

  1. Imperial College, Londra (Gran Bretagna)

Ai piedi del podio si piazza l’ateneo situato nel centro della capitale inglese. Scienze, ingegneria, economia e medicina le aree che fanno spiccare il volo ai suoi laureati. Anche qui il Nobel è di casa: 14 premiati.

  1. HEC, Parigi (Francia)

Un’altra importante business school, stavolta nella capitale francese. Dalle sue aule sono usciti i manager più contesi di Francia e non solo.

  1. King’s College, Londra (Gran Bretagna)

Da Manchester a Londra, dove troviamo un centro d’eccellenza per apprendere le tecniche migliori per l’assistenza sanitaria. Tre ospedali in cui si formano circa 30mila studenti. Il più grande d’Europa in questo settore.

  1. University of Manchester (Gran Bretagna)

Per le vette della classifica l’Inghilterra sfodera i cavalli di razza. S’inizia con l’Università di Manchester: 40mila studenti e un’associazione di ex alunni che conta 300mila persone di quasi 200 Paesi differenti. Una grande rete di relazioni ideale per trovare lavoro.

  1. Instituto de Empresa (Spagna)

Nella classifica compare anche un ateneo spagnolo. In realtà si tratta di un istituto privato per laureati che dà una formazione professionale nei campi dell’economia e del diritto. Quasi sicuro trovare un ottimo lavoro appena ci si diploma qui.

  1. EMLYON, Lione (Francia)

Una delle principali business school di Francia. Nata a Lione, ha oggi varie sedi patria e in diverse nazioni del mondo (come la Cina con Shanghai e il Marocco con Casablanca).

  1. Istituto Federale Svizzero di Tecnologia, Zurigo (Svizzera)

La Svizzera si conferma polo centrale per lo studio delle materie tecniche. L’ETH di Zurigo insegna scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

  1. LMU, Monaco di Baviera (Germania)

Prima che l’America fosse scoperta lei c’era già. L’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, nata nel 1472, è infatti una delle più antiche del mondo.

  1. University of Edimborough (Gran Bretagna)

Tre facoltà – Lettere e Scienze Sociali, Scienze e Ingegneria, e Medicina e Medicina Veterinaria – per la sesta università britannica per numero di iscritti.

  1. École Normale Supérieure (Francia)

La Francia, però, si distingue anche per le materie umanistiche. Anche qui si parla di un ateneo sorto durante la Rivoluzione Francese. Se chiedete a un intellettuale o a un politico di primo piano francese dove si è laureato probabilmente vi indicherà questa università.

  1. École Polytechnique Fédérale, Losanna (Svizzera)

Ci si sposta di qualche chilometro, si cambia nazione, ma lo studio dell’ingegneria rimane il segno distintivo di un’altra università top europea. Il simbolo degli studi tecnici in Svizzera.

  1. Mines ParisTech, Parigi (Francia)

Il terzetto dei politecnici francesi è completato da un’altra istituzione che, negli anni, ha sfornato alcune tra le menti migliori del settore ingegneristico.

  1. CentraleSupélec, Parigi (Francia)

Altra università francese, molto più giovane della precedente (è nata nel 2015 dalla fusione di due grandi università transalpine). La vocazione è quella ingegneristica, ma sono ottimi anche i corsi per manager e imprenditori.

  1. École Polytechnique, Parigi (Francia)

Ecco la prima delle università ‘tecniche’, fondata addirittura ai tempi della Rivoluzione Francese. Il Politecnico di Parigi non è per tutti però: famose le sue rigidissime procedure di selezione degli iscritti.

  1. London School of Economics and Political Science (Gran Bretagna)

Se volete studiare politica, economia, sociologia, antropologia, diritto ad alti livelli potrebbe essere il luogo adatto per voi. Abbonata ai Nobel: 16 laureati della LSE hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

  1. University College, Londra (Gran Bretagna)

Centro di ricerca tra i più riconosciuti del Regno Unito, specializzata nel campi delle scienze. Più della metà degli iscritti ottiene titoli post-laurea.

  1. Goethe University, Francoforte (Germania)

Una delle università più ‘popolose’ della Germania. Anche perché ci sono ben 16 facoltà. Ma le più consigliate sono Storia, Economia e Diritto.