Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo

Coronavirus e lavoro nei campi. I vegetali maturi non raccolti marciscono.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-14.

Grano 001 Triticum_durum

Il problema è semplicissimo da enunciarsi, ma per risolverlo occorrerebbe un governo che capisse come i tempi della natura sono ben più veloci di quelli della politica.

Non solo.

Gli italiani sono persone sui generis: disdegnano il lavoro nei campi, condannano l’impiego dei migranti a bassa remunerazione nella raccolta, ma nel contempo vorrebbero avere a disposizione il cibo a prezzi bassi.

Ma ogni cosa ha il suo prezzo.

* * * * * * *

«Gli effetti dell’accordo raggiunto dal governo si vedranno più avanti, ma ora c’è la frutta da raccogliere che non può aspettare»

«A nostro avviso, il problema resta irrisolto, nonostante siano già trascorsi due mesi da quando abbiamo cominciato a portare la questione all’attenzione della politica in tutta la sua gravità. Risalgono infatti a marzo i nostri ripetuti appelli alla responsabilità dei decisori pubblici nel trovare soluzioni al problema della mancanza di lavoratori nella raccolta dei campi, venutosi a creare dopo che migliaia di stagionali aveva cominciato ancor prima del lockdown a lasciare il nostro paese oppure si trovavano poi nell’impossibilità di fare rientro»

«Avevamo proposto alcune soluzioni concrete …. quali: l’introduzione di strumenti straordinari di flessibilità e semplificazione nella ricerca della manodopera, la possibilità di impiegare in campagna, nella congiuntura di emergenza, i cittadini idonei che percepiscono il reddito di cittadinanza, oppure quanti fossero rimasti senza lavoro per via del blocco delle altre attività produttive»

«Per garantire più personale alle nostre cooperative associate, avevamo anche richiesto di consentire forme di codatorialità nei rapporti tra azienda agricola socia e cooperativa per garantire più personale nelle nostre imprese»

«Gli effetti della regolarizzazione che il governo si appresta a varare si vedranno più avanti, le imprese hanno invece bisogno di risposte che abbiano ricadute immediate»

«La frutta sugli alberi non può aspettare e la situazione nei campi resta problematica: se non arriva manodopera, sono a rischio tutti i prossimi raccolti ortofrutticoli»

«va immediatamente aperto un canale di collaborazione con Paesi come la Romania da dove viene circa un terzo dei lavoratori stagionali impegnati nelle campagne italiane con i quali nel tempo sono stati stabiliti rapporti fiduciari»

«Decine di migliaia di lavoratori rumeni …. sono potuti tornare a lavorare nelle campagne della Germania e della Gran Bretagna grazie a accordi tra i diversi Paesi che hanno utilizzato i corridoi verdi per la libera circolazione degli stagionali agricoli all’interno dell’Unione Europea »

* * * * * * *

La Ministra ha pianto calde lacrime sui poveri migranti regolarizzati, che sarà possibile impiegare il prossimo anno: ma il raccolto a quell’epoca sarà ben marcito.

Si ponga grande attenzione.

È inutile dissodare, fertilizzare e seminare se poi non si potesse raccogliere: sarebbe la morte del comparto ortofrutticolo.  Così come è da ipocriti piangere sui poveri migranti che raccolgono i vegetali per scarno compenso e nel contempo volere ortaggi e frutta a basso prezzo e, nel caso, acquistando quella importata. Questo è un assassinio del comparto agricolo.

*


Coronavirus e lavoro nei campi: regolarizzare immigrati non risolve i problemi

“Gli effetti dell’accordo raggiunto dal governo si vedranno più avanti,

ma ora c’è la frutta da raccogliere che non può aspettare”

L’accordo raggiunto dal governo per regolarizzare i migranti è una soluzione parziale al grande problema della mancanza di manodopera nei campi, e i suoi effetti si vedranno più avanti, mentre la frutta sugli alberi va raccolta adesso, non può aspettare. Servono soluzioni più efficaci e a effetto immediato. Questo è l’appello lanciato da Alleanza cooperative agroalimentari e Coldiretti, riportato da ItalianFruit.

“A nostro avviso, il problema resta irrisolto, nonostante siano già trascorsi due mesi da quando abbiamo cominciato a portare la questione all’attenzione della politica in tutta la sua gravità. Risalgono infatti a marzo i nostri ripetuti appelli alla responsabilità dei decisori pubblici nel trovare soluzioni al problema della mancanza di lavoratori nella raccolta dei campi, venutosi a creare dopo che migliaia di stagionali aveva cominciato ancor prima del lockdown a lasciare il nostro paese oppure si trovavano poi nell’impossibilità di fare rientro”. Lo dichiara Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, in merito all’accordo politico raggiunto sulla regolarizzazione dei migranti.

 “Avevamo proposto alcune soluzioni concrete – prosegue Mercuri – quali: l’introduzione di strumenti straordinari di flessibilità e semplificazione nella ricerca della manodopera, la possibilità di impiegare in campagna, nella congiuntura di emergenza, i cittadini idonei che percepiscono il reddito di cittadinanza, oppure quanti fossero rimasti senza lavoro per via del blocco delle altre attività produttive, dalla ristorazione al turismo.

Per garantire più personale alle nostre cooperative associate, avevamo anche richiesto di consentire forme di codatorialità nei rapporti tra azienda agricola socia e cooperativa per garantire più personale nelle nostre imprese. Siamo ancora in attesa che il Ministero del Lavoro – conclude il presidente di Alleanza cooperative agroalimentari – ci dia risposte ufficiali in merito alle richieste da noi presentate. Gli effetti della regolarizzazione che il governo si appresta a varare si vedranno più avanti, le imprese hanno invece bisogno di risposte che abbiano ricadute immediate. La frutta sugli alberi non può aspettare e la situazione nei campi resta problematica: se non arriva manodopera, sono a rischio tutti i prossimi raccolti ortofrutticoli”.

“L’intesa raggiunta sulla regolarizzazione dei migranti non è risolutiva dei problemi del mondo agricolo anche per i tempi che non combaciano con quelli delle imprese”, afferma da parte sua il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini nel sottolineare che nelle campagne le esigenze sono immediate mentre per la regolarizzazione ci vorrà tempo.

“Per questo – sottolinea Prandini – è necessaria subito una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università e molte attività economiche sono rallentate e tanti lavoratori sono in cassa integrazione.

Le imprese agricole – continua Prandini – hanno bisogno anche di professionalità ed esperienza con il coinvolgimento delle stesse persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. Non per tutti i lavori in agricoltura ci si può improvvisare ma – sostiene Prandini – per la maggior parte serve manodopera formata e qualificata, dalla potatura alla guida dei mezzi agricoli. Per questo va immediatamente aperto un canale di collaborazione con Paesi come la Romania da dove viene circa un terzo dei lavoratori stagionali impegnati nelle campagne italiane con i quali nel tempo sono stati stabiliti rapporti fiduciari”.

Decine di migliaia di lavoratori rumeni secondo la Coldiretti sono potuti tornare a lavorare nelle campagne della Germania e della Gran Bretagna grazie a accordi tra i diversi Paesi che hanno utilizzato i corridoi verdi per la libera circolazione degli stagionali agricoli all’interno dell’Unione Europea durante l’emergenza coronavirus.

E lo stesso Governo francese, al fine di far fronte alla carenza di manodopera agricola, ha annunciato la riapertura delle frontiere per permettere ai lavoratori europei di entrare in territorio francese per prestare la propria collaborazione nei campi. Con il blocco delle frontiere in Italia, secondo la Coldiretti, sono venuti a mancare circa duecentomila lavoratori stranieri assunti regolarmente che arrivavano temporaneamente in Italia per la stagione di raccolta per poi tornare nel proprio Paese.

Dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra (come meloni, pomodori, peperoni e melanzane in Sicilia) con l’aprirsi della stagione i prodotti di serra hanno lasciato il posto a quelli all’aperto, partendo dal sud per arrivare al nord. Le raccolte di frutta sono partite con le ciliegie in Puglia, a seguire partirà la raccolta delle albicocche, poi prugne e pesche, sempre iniziando dal meridione, per poi risalire lo stivale ed arrivare, grazie ai tempi di maturazione differenziati delle diverse varietà, fino a settembre. A maggio è iniziata la raccolta dell’uva da tavola in Sicilia, a giugno le prime pere, ad agosto le prime mele e l’inizio della vendemmia mentre a ottobre inizia la raccolta delle olive e a novembre quella del kiwi.

Un pensiero riguardo “Coronavirus e lavoro nei campi. I vegetali maturi non raccolti marciscono.

I commenti sono chiusi.