Pubblicato in: Istruzione e Ricerca

Leggetemi con cura. Potrebbe toccare anche a Voi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-24.

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«Nelle risposte scritte [all’esame] per reclutare nuove maestre in Veneto: così la selezione al primo turno ha costretto gli esaminatori a bocciare il 53% dei partecipanti e ad ammettere all’orale 1.604 su 3.410 iscritti».

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«Ci siamo trovati davanti a errori grossolani …. certamente c’erano anche imprecisioni legate ai contenuti, ma quelle sono sempre prevedibili in un esame. Ci hanno colpito invece gli errori grammaticali. Sbagli …. che molto spesso vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, le stesse in cui queste maestre sarebbero dovute andare ad insegnare»

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Una scuola che non abbia una rigida disciplina non serve a nulla: si impara soltanto attraverso l’ordine ed il metodo.

Una scuola che non bocci chi non sia all’altezza non solo non serve a nulla, ma diventa anche strumento di ingiustizia.

Una scuola che non fa studiare a memoria funziona come un calcolatore al quale abbiate rimosso dischi rigidi e ram. E, per maggior sicurezza, tolto il cavo di alimentazione.

Una scuola inefficiente sfornerà gente ignorante, e queste alla fine diventeranno gli insegnanti del futuro. Diventeranno la classe dirigente.

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Non siete di accordo?

Nessun problema: proseguite nel vostro buonismo.

Un giorno o l’altro finirete anche voi in una sala operatoria ove il chirurgo vi taglierà allegramente l’aorta perché non ne aveva studiato il decorso: voi finirete finalmente due metri sotto terra con le vostre idee buoniste, e nessuno parlerà più di buonismo scolastico. Avrete raccolto ciò che avete seminato.

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Se vivessimo in un paese serio, si andrebbero a prendere tutti i pregressi insegnanti di quei 2,346 candidati bocciati perché ignoravano la grammatica italiana e li si licenzierebbe in tronco. Gente non solo inutile, bensì dannosa.

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Nei primi anni del novanta, Deng Xiaoping chiese al comandante dei servizi interni di procurargli un elenco di tutti gli insegnati entrati nel corpo docente scolastico con la rivoluzione culturale, ossia per meriti politici. Erano seicentomila.

Una bella sera di qualche mese dopo, avvenne una gigantesca retata e tutti quegli oramai ex-insegnati transitarono chi nei laodong gaizao, chi nei laodong jiaoyang: non ne tornò nemmeno uno per sbaglio.

Quelli che erano rimasti mangiarono la foglia in un batter d’occhi, sia discenti sia docenti. Adesso la Cina ha uno dei sistemi scolastici più severi e meritocratici del mondo.

Ansa. 2017-02-24. Errori grammatica, ko candidate maestre

VENEZIA, 24 FEB – Strafalcioni come “rattopo”, “disciendente” o “aquisto” nelle risposte scritte per reclutare nuove maestre in Veneto: così la selezione al primo turno ha costretto gli esaminatori a bocciare il 53% dei partecipanti e ad ammettere all’orale 1.604 su 3.410 iscritti. A raccontare, dalle pagine del Corriere del Veneto, come è potuto accadere è uno degli esaminatori. “Ci siamo trovati davanti a errori grossolani – spiega – certamente c’erano anche imprecisioni legate ai contenuti, ma quelle sono sempre prevedibili in un esame. Ci hanno colpito invece gli errori grammaticali”. Sbagli, sottolinea l’esaminatore, “che molto spesso vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, le stesse in cui queste maestre sarebbero dovute andare ad insegnare”.


Blitz. 2017-02-24. Aspiranti maestre: 53% bocciate, scrivono “rattopo” e “aquisto”

VENEZIA – “Un’evento”, “ho aquistato”, rattopare”: sono alcuni degli errori degli aspiranti maestri che hanno partecipato all’ultimo concorso indetto in Veneto. Errori tali che al primo turno della selezione, avvenuta lo scorso maggio, è passata solo la metà dei partecipanti: 1.604 su 3.410, il 53 per cento.

A spiegare il motivo di questa ecatombe al Corriere del Veneto è stato uno degli esaminatori, docente che ha dato al ministero dell’Istruzione la disponibilità a correggere i compiti, e che preferisce restare anonimo.

“Ci siamo trovati davanti a errori grossolani, ha spiegato. Certamente c’erano anche imprecisioni legate ai contenuti, ma quelle sono sempre prevedibili in un esame. Ci hanno colpito invece soprattutto gli errori grammaticali. Erano troppi, troppo banali e troppo diffusi. Stiamo parlando di errori che molto spesso vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, le stesse in cui queste maestre sarebbero dovute andare ad insegnare”.

Errori come “sono stato invitato a un’evento” (con l’apostrofo), “Ho aquistato (senza la C, ndr) un trolley nuovo”, “questa è una melodia disciendente” (con una I di troppo, ndr) e “mi è capitato di rattopare (con una sola «p», ndr) dei calzini”.

“Ogni volta che ci trovavamo davanti a una mostruosità di questo tipo ci guardavamo tra noi sconvolti, e di fronte ad alcuni abbiamo allargato le braccia. (…) Alla selezione scritta ovviamente i nomi nei compiti non c’erano, ma quando siamo arrivati all’orale ci siamo trovati davanti quasi solo giovani neolaureati, certamente più freschi nei temi trattati”.

I bocciati, però, anziché andare a rivedersi la grammatica italiana se la sono presa con i commissari d’esame, formando gruppi Facebook appositi. Per questo motivo l’esaminatore contattato dal Corriere della Sera ha chiesto di restare anonimo.

Una polemica che segue l’accusa mossa da 600 docenti universitari nei confronti degli studenti universitari, definiti “incapaci di scrivere una tesi” proprio per errori che si fanno alle scuole elementari. L’appello era rivolto al governo e al parlamento e chiedeva un piano di emergenza per lo studio della lingua italiana nelle scuole dell’obbligo. “Se i docenti si preoccupano dei loro studenti, di fronte a questi compiti si sarebbero sentiti male, commenta l’esaminatore”.


Corriere. 2017-02-24. «Gli studenti non sanno l’italiano». La denuncia di 600 prof universitari

Appello accorato dei docenti che chiedono un intervento urgente al governo e al Parlamento. «Nelle tesi di laurea, errori da terza elementare. Bisogna ripartire dai fondamentali: grammatica, ortografia, comprensione del testo».

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Possibile ritrovarsi a correggere una tesi di laurea dovendo usare la matita rossa e blu come in un temino della scuola elementare? Purtroppo sì. Basta leggere alcune delle testimonianze drammatiche dei 600 professori universitari che in pochi giorni hanno sottoscritto un accorato appello al governo e al Parlamento per mettere in campo un piano di emergenza che rilanci lo studio della lingua italiana nelle scuole elementari e medie. Ripartendo dai fondamentali: «dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano». Può sembrare un ritorno indietro ma, come spiega Giorgio Ragazzini, uno dei quattro docenti di scuola media e superiore del Gruppo di Firenze che hanno promosso la lettera, «forse stiamo risentendo anche di una svalutazione della grammatica e dell’ortografia che risale agli anni 70». E invece, come già si diceva in un film diventato di culto dopo gli anni del riflusso, «chi parla male pensa male». O, come preferisce ricordare il professor Ragazzini citando Sciascia, «l’italiano non è l’italiano, è il ragionare».

Errori da terza elementare

«E’ chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente – si legge nella lettera -. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana». La notizia non è nuova, ma non per questo è meno drammatica. Anche dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa che misura le competenze dei quindicenni di mezzo mondo i nostri ragazzi sono usciti con le ossa rotte. E a sorpresa è soprattutto in italiano che andiamo male. Con buona pace della stanca retorica anti-crociana. Dal 2000 a oggi non abbiamo recuperato mezza posizione, mentre in matematica, dove pure eravamo molto più indietro, abbiamo fatto enormi passi avanti.

Cosa vuol dire «penultima»?

Tra i firmatari della lettera si contano (al momento) 8 accademici della Crusca, quattro rettori, il pedagogista Benedetto Vertecchi, gli storici Ernesto Galli della Loggia, Luciano Canfora e Mario Isnenghi, e poi filosofi (Massimo Cacciari), sociologi (Ilvo Diamanti), la scrittrice e insegnante Paola Mastrocola, da sempre in prima linea per una scuola severa e giusta (giusta anche perché severa), matematici e docenti di diritto, storici dell’arte e neuropsichiatri. Tutti uniti nel denunciare la condizione di semi-analfabetismo di una parte degli studenti universitari. Come racconta bene questa testimonianza di uno dei firmatari: «Mi è capitato di incontrare in treno una studentessa che non sapeva quale fosse la “penultima” lettera del codice di prenotazione del suo biglietto».

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