Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Fatturato ed Ordini Industria. Ordini esteri -16.3%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-17.

2019-10-17__Istat_Fatturato 001

Riassumendo per punti:

«Nella media degli ultimi tre mesi l’indice complessivo è calato dello 0,6% rispetto ai tre precedenti.»

«Gli ordinativi …. la media degli ultimi tre mesi registra una riduzione dell’1,6% sui tre precedenti»

«si registrano diminuzioni per i beni di consumo (-0,3%), per i beni intermedi (-0,9%) e per l’energia (-2,4%)»

«il fatturato totale cala in termini tendenziali del 2,2%, con variazioni negative dell’1,8% sul mercato interno e del 2,9% su quello estero»

«il settore chimico mostra il calo maggiore (-7,3%).»

«l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 10,0%, con decrementi sul mercato interno (-4,0%) e, in modo più marcato, su quello estero (-16,3%).»

«il peggior risultato si rileva per i mezzi di trasporto (-27,3%)»

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2019-10-17__Istat_Fatturato 002

L’Italia cammina velocemente verso una realtà ecologicamente candida.

Meno ordinativi, meno fatturato, meno tasse levate, stato verso la insolvenza.

Con gli ordinativi in calo del -10% ben presto il manifatturiero chiuderà i battenti e tutti si santificheranno con Sorella Povertà, Cugina Miseria e Comare Indigenza.

Quando si andasse a votare, i masochisti si ricordino di votare le formazioni che li hanno immiseriti.

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L’Istat ha rilasciato il Report:

Fatturato e ordinativi dell’industria. Testo Integrale.

Ad agosto si stima che il fatturato dell’industria diminuisca in termini congiunturali dello 0,3%, proseguendo la dinamica negativa registrata nei due mesi precedenti. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice complessivo è calato dello 0,6% rispetto ai tre precedenti.

Gli ordinativi registrano ad agosto un incremento congiunturale dell’1,1%, mentre la media degli ultimi tre mesi registra una riduzione dell’1,6% sui tre precedenti.

La dinamica congiunturale del fatturato riflette flessioni su entrambi i mercati: -0,5% il mercato interno e -0,1% quello estero. Per gli ordinativi la crescita congiunturale deriva da incrementi delle commesse provenienti sia dal mercato interno (+1,1%) sia di quelle provenienti dal mercato estero (+1,0%).

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, ad agosto solo l’indice destagionalizzato del fatturato dei beni strumentali segna un aumento congiunturale (+0,9%), mentre si registrano diminuzioni per i beni di consumo (-0,3%), per i beni intermedi (-0,9%) e per l’energia (-2,4%).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di agosto 2018), il fatturato totale cala in termini tendenziali del 2,2%, con variazioni negative dell’1,8% sul mercato interno e del 2,9% su quello estero.

Con riferimento al comparto manufatturiero, le industrie alimentari registrano la crescita tendenziale più rilevante (+2,1%), mentre il settore chimico mostra il calo maggiore (-7,3%).

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 10,0%, con decrementi sul mercato interno (-4,0%) e, in modo più marcato, su quello estero (-16,3%). La maggiore crescita tendenziale si registra nelle industrie tessili e dell’abbigliamento (+1,0%), mentre il peggior risultato si rileva per i mezzi di trasporto (-27,3%).

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Asili Nido. Solo il 24% dei bimbi trova un posto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-17.

2019-10-14__Asili Nido 001

«Bonus nido più ricco, ma in Italia non ci sono asili»

«Solo il 24% del target è coperto»

«Il governo giallo-rosso intende varare, a partire dal 2020, il bonus nido e il bonus bebé. Le misure per le famiglie saranno più ricche con il tetto alzato da 1.000 a 1.500 euro, per consentire a tutti i bimbi di accedere alle strutture per la prima infanzia»

«Ma il problema in Italia è alla base: mancano gli asili nido»

«Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017. Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori»

«i posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni. Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea»

«In Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e nella provincia di Trento il parametro posto dalla Ue è rispettato ormai da diversi anni, e in generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.»

«Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia. Un gap di servizi che va dal 7,6% di copertura dei posti sul potenziale in Campania, la regione con il valore più basso»

«In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento»

«Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie»

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2019-10-14__Asili Nido 002

Il numero di posti negli asili nido consente di soddisfare solo il 24% delle richieste, ed in Sicilia, Calabri e Campania questa quota scende sotto il 15%.

Sono dati che si commentano da soli.

Conoscendo il nostro Governo, non si vorrebbe che fosse roso dalla sindrome di Erode.


Asili nido in Italia: il 76% dei bambini non trova posto

Bonus nido più ricco, ma in Italia non ci sono asili. Solo il 24% del target è coperto

Il governo giallo-rosso intende varare, a partire dal 2020, il bonus nido e il bonus bebé. Le misure per le famiglie saranno più ricche con il tetto alzato da 1.000 a 1.500 euro, per consentire a tutti i bimbi di accedere alle strutture per la prima infanzia. Ma il problema in Italia è alla base: mancano gli asili nido.

Pochi asili nido in Italia

Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017. Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori. Numeri davvero troppo bassi: i posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni. Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea; un parametro minimo stabilito per consentire alle mamme di continuare a lavorare, aiutando a risolvere il problema della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Dal grafico sopra è possibile avere il quadro della situazione con la suddivisione fra strutture pubbliche e private, che comunque non raggiungono nella maggior parte delle regioni la soglia del 33%.

Asili nido in Italia: in Umbria sono decisivi i privati

Passando in rassegna regione per regione, la situazione degli asili nido in Italia è disomogenea. In Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e nella provincia di Trento il parametro posto dalla Ue è rispettato ormai da diversi anni, e in generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.

Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia. Un gap di servizi che va dal 7,6% di copertura dei posti sul potenziale in Campania, la regione con il valore più basso, al 44,7% in Valle d’Aosta.

Poi c’è il capitolo pubblico-privato. Le strutture private predominano in Umbria, salvagenti che permettono di raggiungere livelli di servizio adeguati. In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento. Un’altra differenza incolmabile fra nord e sud.

I comuni non investono negli asili nido

Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie.

Tra il 2004 e il 2012 le risorse comunali messa a disposizione dagli sili nido in Italia erano passate da 1.1 miliardi a 1.6, un incremento positivo del 47%, cui è seguita una contrazione della spesa nei due anni successivi, poi una stabilizzazione nel triennio 2014-2016.

Anche la gestione degli asili nido direttamente in capo ai comuni è diminuita negli ultimi anni, con la conseguente crescita degli appalti ad associazioni o enti privati. Nell’anno scolastico 2016/2017 negli asili nido a gestione comunale si sono iscritti 93.200 bambini, contro gli oltre 99.700 contati 4 anni prima: una perdita tutt’altro che trascurabile.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Debito Pubbliche Amministrazioni. 2,462.573 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-15.

2019-10-15__Debito Sovrano.

Banca di Italia ha pubblicato il Report Finanza pubblica: fabbisogno e debito – agosto 2019, di cui riportiamo la Tabella TCCE0200, Tavola 5, in fotocopia.

«Per decisione del Direttorio, l’assegnato fu finalmente abbandonato quando, il 30 piovoso, anno IV della Repubblica (19 febbraio 1796) in forma pubblica in place Vendôme furono bruciate le tavole con i biglietti, i punzoni, le matrici e i timbri usati per stamparli.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Regioni. Una guerra con molte battaglie di risultati incerti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-15.

2019-09-27__Italia_Regioni_Spndaggi

Se il Governo nazionale ha massima importanza, immediatamente dopo si collocano i Governatori e le Giunte Regionali, le quali esercitano una grande potere locale.

Ricordiamo come i margini di errore di stima dei risultati dei sondaggi elettorali si aggiri attorno a ±3.5 punti percentuali.

Umbria. Elezioni Regionali del 27 ottobre.

«Alle politiche del 2018 è stato il centrodestra a fare da padrone in regione con il 36.78%, con il Movimento 5 Stelle finito con il 27.53% di poco sopra la coalizione di centrosinistra arrivata al 27.51%»

«Alle recenti elezioni europee è stata quella della Lega la lista più votata con il 38.18%, staccando di molto il Partito Democratico che si è fermato al 23.98% e il Movimento 5 Stelle che non è andato oltre il 14.63%.»

«Ricordiamo come nel 2018 il centrosinistra abbia vinto la Regione Lazio, mentre la Lega aveva vinto la Lombardia, il Molise, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle di Aosta (ove il PD era sceso al 5.39%), ed il Trentino, mentre nel 2019 il centrodestra ha vinto la Regione Piemonte, la Basilicata, la Sardegna e l’Abruzzo.»

Ma l’importanza dei Governi Regionali non si estingue nel mero esercizio del potere. Essi svolgono un ruolo della massima importanza nella formazione di un corpo di uomini politici con comprovata esperienza. Il caso di Mr Zingaretti dovrebbe essere ben significativo, transitato da una regione alla segreteria nazionale del suo partito.

Da questo punto di vista, sia per il partito democratico sia per il movimento cinque stelle la partita regionale acquista valenza non solo politica, ma anche di mera sopravvivenza: senza quadri formati è semplicemente impossibile poter gestire un governo e tutto il sottogoverno che ne consegue: nomine nei cda delle amministrate, nelle diverse agenzie, e così via. Senza personale formato nessuna formazione politica può sopravvivere.

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Al momento attuale, il problema delle elezioni regionali potrebbe essere riassunto in uno statement.

Mentre Lega e centrodestra si attestano in termini medi attorno al 30% l’uno ed al 45% l’altro, presi singolarmente il PD è quotabile attorno al 29%, cos’ come M5S. Andando alle elezioni separati i partiti del Governo rosso-giallo andrebbero incontro a severe sconfitte.

È quindi del tutto comprensibile la proposta avanzata da Mr Zingaretti, ossia di formare con il M5S una alleanza non solo regionale ma anche politica. Proposta al momento sotto fase valutativa.

Di Maio. Tre pesche più due susine fanno cinque frutti.

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Come si constata, il problema è sia quello immediato delle elezioni umbre, sia quello di ben maggiore portata di sopravvivenza nel tempo.

Di Maio. Tre pesche più due susine fanno cinque frutti.

“Pd e M5S rappresentano insieme oltre il 40 per cento dell’elettorato italiano e se allarghiamo anche agli alleati abbiamo una potenziale alleanza che sta tra il 47 e il 48 per cento”

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Sono tutti conti che, a nostro parere, non tengono in adeguato conto Italia Viva, il cui comportamento politico sembrerebbe essere al momento difficilmente prevedibile.

«Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, l’intreccio dei «via libera» in vista delle amministrative. L’Umbria banco di prova dell’alleanza»

«Segno che la partita che il candidato governatore Vincenzo Bianconi sta giocando contro la leghista Donatella Tesei ha degli effetti, per l’alleanza Pd-M5S, che vanno molto al di là dei confini umbri»

«Già, perché sarà soprattutto il risultato umbro a scandire tempi e modi di quell’alleanza organica tra Pd e M5S di cui Zingaretti e Di Maio hanno discusso nel corso del loro ultimo faccia a faccia»

«Una vittoria di Bianconi o una sconfitta di misura sarebbero il «visto si stampi» a un piano che, a dispetto della prudenza messa a verbale ieri dal capo politico del M5S («Per ora gli accordi con il Pd non sono all’ordine del giorno»), è stato già stato messo a punto»

«L’ala ortodossa rimasta fuori dal governo, che in Calabria è rappresentata da Dalila Nesci e Nicola Morra, punta i piedi perché non si ripeta l’esperimento dell’Umbria. La prima ha avanzato una sua candidatura a governatore, che però è stata subito stoppata dagli uomini più vicini a Di Maio»

«La nomination dell’esponente dei M5S per la delicatissima partita calabrese, soprattutto nel momento in cui la spaccatura del centrodestra sul forzista Mario Occhiuto può riscrivere una storia che pareva già scritta, arriverebbe contestualmente al via libera per la ricandidatura del pd Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna»

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Ma sarebbe storicamente impossibile pensare ad una alleanza stabile tra formazioni politiche che abbiano obiettivi divergenti. La vera battaglia si conduce da parte del PD che mira semplicemente ad incamerare i voti ex-M5S.

Ma su tutto e su tutti grava l’ombra sinistra del convitato di pietra.

L’Europa e l’Italia stanno avviandosi ad una depressione economica di vasta portata e di ben difficile gestione.

Ai partiti del no e della spessa dovranno subentrare formazioni politiche sparagnine, capaci nei fatti di dare da mangiare a tutta la nazione. E questa sarà impresa epica: nessuno si faccia illusioni. Ma cercare di curare con i rimedi che hanno prodotto il male è idea davvero stravagante, che non può esitare altro che nella società delle miseria generalizzata.

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Umbria. Elezioni Regionali. Effetti della frammentazione del PD.

«In Umbria il Centrodestra si attesta attualmente sul 47,5% con la Lega al 32-36%, Fratelli d’Italia e Forza Italia entrambi al 5-7% e altri di Cdx 1-2%. Il Partito Democratico, stando alle stime del sondaggista Nicola Piepoli, si colloca tra il 25 e il 27% e il Movimento 5 Stelle vale il 17-21%.»

«La somma Pd-M5S raggiunge il 45% ovvero 2,5 punti percentuali in meno del Centrodestra»

«Un’eventuale lista civica unitaria tra i due partiti di governo arriverebbe comunque intorno al 45%.»

«E, quindi, nonostante un marginale vantaggio del Centrodestra a trazione Salvini-Lega la partita appare aperta con il risultato finale tutt’altro che acquisito»

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Scambi e battaglie sulle candidature. La partita giallorossa nelle Regioni

Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, l’intreccio dei «via libera» in vista delle amministrative. L’Umbria banco di prova dell’alleanza.

«Guarda questo, dice che siamo solo due punti sotto». Cambia solo il numero, che a seconda dei sondaggi che arrivano dall’Umbria in alcuni giorni diventa «tre», in altri «quattro». Ma il messaggino viaggia dal telefonino di Nicola Zingaretti a quello di Luigi di Maio, e viceversa, praticamente tutti i giorni. Segno che la partita che il candidato governatore Vincenzo Bianconi sta giocando contro la leghista Donatella Tesei ha degli effetti, per l’alleanza Pd-M5S, che vanno molto al di là dei confini umbri. E la prova sta nel fatto che persino Giuseppe Conte potrebbe entrare in extremis nella campagna elettorale, provando a spendere («Con un intervento o addirittura andando a Perugia», dicono dal M5S) la popolarità che gli viene riconosciuta per provare a dare il colpo di reni finale al tandem giallorosso.

La «grana» Oliverio

Già, perché sarà soprattutto il risultato umbro a scandire tempi e modi di quell’alleanza organica tra Pd e M5S di cui Zingaretti e Di Maio hanno discusso nel corso del loro ultimo faccia a faccia. Una vittoria di Bianconi o una sconfitta di misura sarebbero il «visto si stampi» a un piano che, a dispetto della prudenza messa a verbale ieri dal capo politico del M5S («Per ora gli accordi con il Pd non sono all’ordine del giorno»), è stato già stato messo a punto. E che probabilmente sarebbe anche stato annunciato, se non fosse per le divisioni interne al M5S per la scelta del candidato governatore in Calabria. L’ala ortodossa rimasta fuori dal governo, che in Calabria è rappresentata da Dalila Nesci e Nicola Morra, punta i piedi perché non si ripeta l’esperimento dell’Umbria. La prima ha avanzato una sua candidatura a governatore, che però è stata subito stoppata dagli uomini più vicini a Di Maio. E mentre il Pd sta per risolvere la grana legata al rifiuto del governatore uscente Mario Oliverio di farsi da parte (nei prossimi giorni, la direzione regionale darà il via libera al tavolo con i M5S, sconfessando la linea del governatore), ci sono diverse soluzioni condivise che sono arrivate sul tavolo di Zingaretti e Di Maio. «Il nome deve esprimerlo il M5S», ripetono dal Nazareno. Ci sono diverse piste che portano alla scelta di un candidato civico (l’imprenditore Pippo Callipo e l’ex prefetto di Vibo Valentia Giuseppe Gualtieri, il poliziotto che nel 2006 aveva arrestato Bernardo Provenzano), che rimangono in piedi; ma il jolly nascosto nel taschino dei maggiorenti giallorossi potrebbe essere la candidatura a governatore di Anna Laura Orrico, imprenditrice e deputata del M5S, oggi sottosegretario ai Beni culturali. Che potrebbe liberare un posto nel governo, a quel punto, per Morra o per Nesci.

Smentite tattiche

La nomination dell’esponente dei M5S per la delicatissima partita calabrese, soprattutto nel momento in cui la spaccatura del centrodestra sul forzista Mario Occhiuto può riscrivere una storia che pareva già scritta, arriverebbe contestualmente al via libera per la ricandidatura del pd Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna. Certo, in questa fase le smentite tattiche mascherano i progressi di una trattativa già in stato avanzato e comunque entrambe le forze politiche tendono a nascondersi dietro il «decidono i territori» (il Pd) e il sempreverde «l’ultima parola spetta alla piattaforma Rousseau» (il M5S). Ma il risultato dell’Umbria del 27 ottobre darebbe i crismi dell’ufficialità a quel patto nazionale in grado di trasformare la data del 26 gennaio 2020 — giorno del voto in Emilia-Romagna e in Calabria — nell’Armageddon. Giallorossi compatti di qua, Salvini di là. A quel punto, dovesse andare tutto secondo i piani, cosa ovviamente tutta da vedere, il governo Conte sarebbe sorretto da un’alleanza comunque strutturata anche a livello locale. E pronta quindi a correre insieme anche in luoghi dove sembra ancora fantapolitica. Come la Campania di Enzo De Luca, da sempre acerrimo nemico di Di Maio. Ieri il figlio Pietro, deputato pd, ha dichiarato che «l’alleanza coi M5S è una realtà già a livello nazionale» mentre «a livello locale vanno verificate le compatibilità per essere argini efficaci a Salvini». Parole che più d’uno ha letto alla luce della paura che la futura candidatura a governatore campano possa finire — nello schema giallorosso — nelle mani di Di Maio. Magari, come durante le fasi più critiche della nascita del governo Conte qualcuno aveva fantasticato, proprio a lui in persona.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Sanità. Figlietti, non c’è più una lira. Arrangiatevi. Patto da 1,650 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

Fallimento 1023

«L’addio all’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e quella di presidente di Regione»

«La garanzia di una «congrua copertura finanziaria nazionale» per far fronte alla revisione dei ticket e all’abolizione del superticket»

«La «flessibilità nei tetti degli acquisti da privato», quando sia necessario per curare pazienti con malattie rare o gravi in arrivo da un’altra Regione»

«Il superamento della suddivisione «oggi eccessivamente rigida» tra tetto di spesa ospedaliera e territoriale, nel quadro della revisione della governance farmaceutica»

«Queste le principali novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute»

«Patto per cui in Conferenza Stato-Regioni – dove si è appena dato il via libera al riparto del payback farmaceutico 2013-2017 per 1,650 miliardi – si è deciso di posticipare la deadline a fine 2019: un escamotage che consentirà a ministero e Regioni di mettere a punto un testo finalmente condiviso e ai governatori di accedere all’aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale per il 2020, che la scorsa legge di Bilancio vincolava alla sottoscrizione del Patto stesso nei tempi prefissati (andava siglato entro il 31 marzo scorso)»

«Sul piatto c’è anche il doppio “spauracchio” revisione dei ticket e addio al superticket che mette tutti d’accordo: nelle Regioni che non hanno già provveduto ad allentare i vincoli sulla compartecipazione, tagliare quelle due voci di entrata significherebbe dover recuperare altrove le risorse»

«Che non ci sono»

«Da qui la richiesta di una “copertura nazionale”, necessaria per far fronte alla riduzione del gettito e al potenziale aumento delle cure che deriverebbe da un alleggerimento del carico sui cittadini»

«Insomma lo slogan “via i ticket” va bene per tutti, purché sia lo Stato a trovare i fondi in più»

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I proclami elettorali di Cetto La Qualunque erano del tutto ragionevoli e fattibili a confronto di questo ‘Patto’.

“Un forestale per ogni albero”!!

Parlando come si mangia, né stato né regioni hanno i fondi necessari per continuare a gestire la sanità pubblica italiana.

SSN. Il fallimento dello stato inizia a fare i primi morti. Poi, ci sarete voi.

Votare chi proponga programmi utopici significa che alla fine si va a sbattere il grugno con la durissima realtà dei fatti.

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Sole 24 Ore. 2019-10-12. Sanità in rosso, le Regioni chiedono il ritorno del governatore-commissario

È una delle novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute. Tra le altre indicazioni anche le coperture per l’abolizione del superticket e la flessibilità nei tetti degli acquisti da privato.

L’addio all’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e quella di presidente di Regione. La garanzia di una «congrua copertura finanziaria nazionale» per far fronte alla revisione dei ticket e all’abolizione del superticket. La «flessibilità nei tetti degli acquisti da privato», quando sia necessario per curare pazienti con malattie rare o gravi in arrivo da un’altra Regione. Il superamento della suddivisione «oggi eccessivamente rigida» tra tetto di spesa ospedaliera e territoriale, nel quadro della revisione della governance farmaceutica. Queste le principali novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute.

Patto per cui in Conferenza Stato-Regioni – dove si è appena dato il via libera al riparto del payback farmaceutico 2013-2017 per 1,650 miliardi – si è deciso di posticipare la deadline a fine 2019: un escamotage che consentirà a ministero e Regioni di mettere a punto un testo finalmente condiviso e ai governatori di accedere all’aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale per il 2020, che la scorsa legge di Bilancio vincolava alla sottoscrizione del Patto stesso nei tempi prefissati (andava siglato entro il 31 marzo scorso). Davanti alle quindici “schede” presentate dal ministero della Salute a fine settembre, gli assessori battono cassa e aggiungono una serie di paletti. Che soddisfano ora l’una ora l’altra Regione, sempre che lo schema di provvedimento – anticipato dall’agenzia Radiocor – resti confermato.

Nella bozza di patto ce n’è per tutti: il superamento dell’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e governatore di Regione in piano di rientro strizza l’occhio a chi, come il presidente della Campania Vincenzo De Luca, ne ha fatto una questione personale. Mentre la prospettiva di un allentamento del tetto di spesa sugli ospedali privati suona come musica per realtà come la Lombardia, primo approdo per i pazienti con la valigia da fuori Regione e dove c’è sostanziale parità tra erogatori pubblici e non. Sul piatto c’è anche il doppio “spauracchio” revisione dei ticket e addio al superticket che mette tutti d’accordo: nelle Regioni che non hanno già provveduto ad allentare i vincoli sulla compartecipazione, tagliare quelle due voci di entrata significherebbe dover recuperare altrove le risorse. Che non ci sono. Da qui la richiesta di una “copertura nazionale”, necessaria per far fronte alla riduzione del gettito e al potenziale aumento delle cure che deriverebbe da un alleggerimento del carico sui cittadini. Insomma lo slogan “via i ticket” va bene per tutti, purché sia lo Stato a trovare i fondi in più.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Istat. Analisi innovativa sul mercato del lavoro negli ultimi venti anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-13.

Istat 001

L’Istat ha varato una serie di indagini statistiche non convenzionali, intendendo con ciò l’utilizzo anche di dati non di provenienza dell’Istituto, ma non per questo raccolti con cura minore.

Vent’anni di occupazione dal lato della qualificazione del lavoro. Testo integrale.

«Individuare la qualificazione del lavoro svolto attraverso la professione esercitata dagli occupati può costituire uno degli strumenti per osservare, sul lungo periodo, gli effetti dei cambiamenti in atto nel sistema produttivo, distinguendoli dai loro esiti puntuali.

Si tratta di un approccio inusuale nell’analisi statistica del mercato del lavoro, che individua una proxy delle trasformazioni della struttura dell’occupazione. L’approccio offre nuovi risultati, talvolta controintuitivi, nella ricostruzione del cambiamento nel lungo periodo.»

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Ne riportiamo solo alcuni abstract.

«La crisi economica che ha attraversato i dieci anni trascorsi dal 2008 al 2017 ha colpito duramente l’occupazione, che alla fine del periodo non risulta aver ancora recuperato i livelli pre-crisi. Tali esiti hanno modificato i precedenti assetti del mercato del lavoro»

«Sul piano demografico, infatti, la crisi ha colpito soprattutto i maschi e la popolazione più giovane che ha visto chiudersi di fatto le prospettive di collocamento e di sostituzione della forza lavoro nel sistema economico. Al contrario l’occupazione femminile e quella con più di 35 anni, nel decennio considerato, sono cresciute sensibilmente»

«Sul piano dei rapporti di lavoro, infine, il decennio ha registrato saldi negativi sia per il lavoro Autonomo sia per il lavoro Dipendente a tempo indeterminato»

«In questo contesto, l’attenzione del dibattito pubblico si è concentrata sulle ripetute crisi industriali, sulle relative pesanti ricadute sull’occupazione operaia e sulla conseguente necessità di attivare e di ampliare il set di ammortizzatori sociali disponibili per farvi fronte.

Tuttavia se ci si sofferma su questo aspetto della crisi non si può non notare come la riduzione dello stock di lavoro operaio e artigiano sia un dato che si registra già dalla fine degli anni novanta anche in Europa»

«L’informazione fornita è chiara. Dal 1998 al 2017 sia in Italia che nel complesso dei 15 paesi UE presi in esame l’occupazione cresce progressivamente e la crisi registrata a partire dal 2009 segna prima un’inversione di tendenza e, alla ripresa, un rallentamento della crescita, senza mai segnare, però, un ritorno ai livelli occupazionali di inizio periodo: il saldo finale è positivo e rimane consistente, attestandosi intorno al 13 per cento di occupati in più per l’Italia e intorno al 18 per cento per i quindici paesi dell’Unione»

«Dentro questa crescita, tuttavia, il peso delle professioni artigiane e operaie qualificate sull’occupazione complessiva si riduce progressivamente passando, per l’Italia, dal 19,1 al 13,1 per cento e, per i 15 paesi UE, dal 15,6 al 10,6 per cento, facendo registrare, a fine periodo, un ridimensionamento dello stock iniziale di circa 867 mila unità per l’Italia e di circa 4,7 milioni per il complesso dei 15 paesi membri dell’Unione (rispettivamente pari a -22,3 per cento e a -19,8 per cento dello stock iniziale di artigiani e operai qualificati)»

«Se visto con una maggiore profondità di campo, lo stesso fenomeno viene letto come elemento implicito nel cambio di paradigma del consumo e della produzione industriale di massa e dei relativi adattamenti nei modi di produrre delle singole imprese»

«nella crescita del lavoro a qualificazione medio-alta e alta – del lavoro dei knowledge workers – che si registra nelle società economicamente avanzate»

«Le modalità della qualificazione del lavoro svolto, qui presentate, partono, piuttosto, dal presupposto che tale misura vada costruita a partire dalle professioni effettivamente esercitate nel sistema produttivo riorganizzando l’informazione disponibile rilevata dalla statistica pubblica e, per certi aspetti, dalla stessa pubblica amministrazione attraverso la Classificazione delle Professioni pubblicata dall’Istat»

«Una prima ha avuto effetti negativi riducendo complessivamente di un lavoratore ogni cinque per l’intero Paese e per il Mezzogiorno lo stock di occupati contribuendo in modo costante e negativo alla crescita dell’occupazione per tutto il periodo»

«una netta riduzione dello stock degli imprenditori grandi e piccoli, degli esercenti attività commerciali, degli artigiani e dei lavoratori in proprio, con esiti negativi consistenti»

«ha contribuito positivamente all’occupazione una seconda componente costituita dal lavoro a medio-alta e alta qualificazione e da quello non manuale a media e a medio-bassa e bassa qualificazione»

«Anche dal lato delle variazioni positive rimangono nette differenze territoriali che incidono in modo diverso sul saldo occupazionale per l’Italia e per il Mezzogiorno dove il contributo all’occupazione del lavoro a qualificazione medio-alta e alta risulta meno di un terzo del contributo dato da questa all’occupazione dell’intero territorio nazionale»

«Il contributo del lavoro manuale, infatti, è venuto progressivamente erodendosi a vantaggio del lavoro a medio-alta ed alta qualificazione (30,8 per cento in Italia, 26,7 per cento nel Mezzogiorno) e del lavoro non manuale (29,2 per cento per l’Italia e 29,3% per il Mezzogiorno) finendo per rappresentare la quota residuale sia dell’occupazione nazionale sia di quella della ripartizione (rispettivamente il 24,2 per cento e il 25,2 per cento).»

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Difficile operare una sintesi coerente di  tutti questi risultati.

Tra i molti aspetti sarebbero da considerarne prioritari alcuni:

– Il numero delle persone disposte ad imprendere è in costante diminuzione, con severi riflessi sulla generazione di posti di lavoro: in ultima analisi sono proprio gli imprenditori coloro che generano posti di lavoro. Potrebbero esserci tutti gli incentivi possibili, cosa che non è, che senza questa tipologia di persone il lavoro langue;

– Una cosa è la preparazione, specie quella medio-alta fornita da scuola ed università, ed una del tutto differente quella necessaria per lavorare in modo produttivo. Il mondo scolastico e della formazione in senso lato sembrerebbe essere del tutto avulso dalla realtà dei fatti. Nella pratica, sono le aziende a doversi far carico della formazione, con costi aggiunti impropri.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

SSN. Il fallimento dello stato inizia a fare i primi morti. Poi, ci sarete voi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Fallimento 1023

Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

«Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.»

Si legga con grande attenzione.

«non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti»

«Nel frattempo, però, il bambino è deceduto»

Bene.

Oggi quel bambino, domani Voi, quando cercherete invano un anestesista che vi addormenti per l’operazione che vi avrebbe salvato la vita. Oppure, quando cercherete un anestesista per fare operare Vostro figlio, mentre lo vedrete morire perché di anestesisti non ce ne sono più.

Questo è il bel risultato di avere al governo formazioni politiche stataliste, pianificatrici, idolatre della burocrazia. Vi promettono impossibili cose future e vi fanno morire ora come cani rognosi.

Già: mica che muoiano solo gli altri.

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Occorrerebbe fare molta attenzione. È da anni che segnaliamo accoratamente questo problema.

Fuga dei medici. Saranno sostituiti dai becchini negli ospedali della mala morte.

«Chiunque si periti di studiare anche solo superficialmente la ridda di leggi, norme e regolamenti che imbrigliano sia la formazione universitaria sia il servizio sanitario nazionale si troverà a rimpiangere e molto amaramente la burocrazia che vigeva nell’Unione Sovietica dell’epoca di Brèžnev.

Tutto dovrebbe essere sotto controllo di un immane moloch burocratico, che tutto dovrebbe prevedere e tutto dovrebbe sorvegliare. Il fine ultimo è la preservazione di posti e stipendi dei burocrati e dei funzionari: gli enti vivono benissimo, anzi ancor meglio, senza gli utenti.

Gli ospedali sopravvivono più che bene senza medici, senza infermieri e senza quegli incalliti seccatori che sono i malati. Ma chi mai si crederebbero di essere questi malati?»

«In 10 anni perderemo 47.000 camici bianchi, tra 5 non potremo curare 14 milioni di persone»

«L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto»

«il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni»

«A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno»

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Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Sanità. Ancora concorsi deserti. Il buon senso non alberga più in Italia.

«Dal punto di vista del bilancio costa 152.817 miliardi ogni anno, ma 35.989 miliardi ce li devono mettere le persone di tasca propria se vogliono essere curate.

Dal punto di vista stipendiale gli emolumenti sono troppo bassi per poter rientrare degli investimenti fatti per poter studiare i sei anni di corso di laurea, i cinque di specialità e gli almeno tre di scuola di perfezionamento. Il medico inizia a lavorare ben dopo il trentesimo anno di età.»

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Se è vero che la morte di una persona è un dramma umano, la morte di un milione è un fatto statistico.

Nel corso degli ultimi decenni il servizio sanitario nazionale ha subito una burocratizzazione di portata tale da fare impallidire quello sovietico di infausta memoria. Contemporaneamente, gli accessi alla facoltà di medicina e chirurgia sono stati sottoposti ad una ‘programmazione‘ ministeriale i risultati della quale sono sotto gli occhi di tutti: mancano specialisti preparati ed i concorsi stanno andando deserti. Nel contempo, larga quota dei nostri laureati in medicina e chirurgia emigrano all’estero, ove sono liberi di poter lavorare ed ottengono stipendi in linea con la loro preparazione. Ma, quel che è peggio, a nessuno viene mai in mente di ritornare: chi glielo farebbe fare?

Ma nessuno si illuda, ma proprio per niente.

Per formare un buon anestesista occorre un ciclo di studio di oltre venti anni.

Se adesso vi è carenza di personale, anche cambiando tutto e deburocratizzando al massimo, per lungo tempo questa carenza peserà come un macigno, un masso ogni morte.

Bene.

Facciano una legge che mandi in sala operatoria i burocrati ministeriali

Né ci si illuda che il richiamo in servizio di medici vegliardi possa risolvere la situazione: anche se di provata esperienza, un vecchio è pur sempre un vecchio, e le forze fisiche hanno dei limiti biologici.

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Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

La donna era stata mandata a casa e invitata a tornare, ma il bimbo è deceduto.

Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.

La 32enne era arrivata alla fase finale della gravidanza essendo alla trentanovesima settimana di gestazione. Il controllo a cui si era sottoposta la donna, e dal quale non erano emerse anomalie, era stato effettuato il 26 settembre scorso. La gestante, alla quale era stato detto che a giorni sarebbe stata chiamata per effettuare il cesareo, non aveva però ricevuto più notizie. E così ieri, insieme al marito, si è recata in ospedale per chiedere spiegazioni sui motivi del ritardo dell’intervento, ricevendo la comunicazione dell’impossibilità di procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti. Stamattina la nuova visita in ospedale con la scoperta della morte del feto.

L’Azienda sanitaria di Vibo Valentia ha disposto un’ispezione interna e in un comunicato ripercorre la vicenda: “La signora G.M.A., di 32 anni, il 26 settembre, essendo alla 37/ma settimana di gravidanza, si è presentata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia per i previsti accertamenti sanitari”.

“In tale circostanza la paziente, oltre alla visita preventiva, veniva sottoposta agli esami di laboratorio e strumentali (prelievo del sangue, ecografia, flussimetria, elettrocardiogramma, etc.) – continua il comunicato – Non emergendo problemi a carico del feto e della stessa paziente, quest’ultima è stata rinviata al proprio domicilio non prima di concordare con i sanitari un ricovero programmato per il 10 ottobre (39° settimana di gravidanza) al fine di procedere con il parto cesareo. Alle 10,21 di oggi la signora è stata sottoposta ad ulteriori controlli, dai quali purtroppo è emersa la presenza di un feto premorto”.

 “Una notizia molto dolorosa che dimostra come la situazione in Calabria sia catastrofica: è necessario un intervento di emergenza da parte del governo e tutte le regioni dovrebbero assumere e promuovere un ‘patto di solidarietà economica e di professionisti’ per sostenere la sanità calabrese”, afferma all’ANSA il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.

“Le conseguenze della disorganizzazione della Sanità non possono ricadere sui cittadini. Per questo – ha sottolineato Anelli – bisogna fare il punto sulla questione Calabria perché il sistema non ha finora funzionato”. Da qui la richiesta di un “intervento di emergenza” da parte del governo ma anche di un ‘Patto di solidarietà’ da parte delle Regioni che, ha concluso, “dovrebbero contribuire a tamponare l’attuale emergenza di questa Regione fornendo professionisti ma anche risorse economiche”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Umbria. 80% dei fondi ricostruzione alle aziende del candidato governatore del PD-M5S.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-11.

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È cosa notoria come il partito democratico ed il movimento cinque stelle siano pie organizzazioni benefiche, assolutamente disinteressate ad occupare poltrone e men che mai a spartirsi fraternamente i fondi pubblici.

I ‘corrotti’ sono solo ed esclusivamente gli altri. Loro, novelli catari, sono soltanto gi umili e poveri servitori dello stato e della Collettività.

Se fosse stata consultata la Piattaforma Rousseau, questa avrebbe attestato con il fatidico 79.5% il placet alla spartizione del bottino.

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«Quasi sei milioni per gli hotel da ristrutturare»

«Più due milioni e mezzo per gare e affidamenti nei servizi mensa dei moduli abitativi»

«Non manca il trasporto scolastico»

«Ecco come e quanto il gruppo alberghiero della famiglia Bianconi attinge ai fondi pubblici per la ricostruzione di Norcia»

«In base ai dati forniti dal Comune si stima che oltre l’80% degli euro transitati nella città di San Benedetto per le attività ricettive dopo il terremoto di tre anni fa è andato alle aziende che fanno capo all’imprenditore Vincenzo, candidato alla presidenza della Regione per Pd e Cinquestelle”»

«Ora emerge che su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell’ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi»

«Poi ci sono i progetti di investimento e rilancio»

«Arriviamo alle forniture: quelle delle mense per i moduli abitativi e collettivi di Norcia e frazioni, dal 30 gennaio 2017, è pari 42.900 euro. Soldi erogati con affidamento di ‘somma urgenza nelle more dell’espletamento di gara’ che vanno allo Sporting hotel Salicone. Anche qui importi e pratiche sono elencati da Alemanno. Quelli indirizzati alle aziende riconducibili al candidato presidente sono la maggior parte»

«Bianconi ha già dichiarato al Corriere dell’Umbria che, per evitare il conflitto di interessi, qualora fosse eletto presidente, si dimetterebbe da ruoli di controllo del gruppo.»

«C’è pure chi, come l’ex segretario del Pd provinciale di Terni Silveri, crede che per eliminare del tutto le cause di conflitto dovrebbe rinunciare ai fondi”.»

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Pubblico è bello se al governo ci sono io.

Come la si mette con i panni sporchi di Mr. Bianconi?

M5S? Aggiungi un posto a tavola, recitava una nota canzone.

Ed Italia Viva voterà compatta per Mr Bianconi?

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Fondi sisma, imbarazzo Pd in Umbria: soldi solo agli hotel di Bianconi

«Quasi sei milioni per i due alberghi del candidato presidente di Pd e M5S: gli unici su 27 strutture. …. Le pratiche vagliate dal Comune di Norcia sono per l’80% appannaggio del gruppo del candidato Dem e grillino»

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Alberghi e fondi: Bianconi sotto accusa

«C’è un mistero e un potenziale conflitto d’interessi che aleggia sulla gestione dei contributi per la ricostruzione post-terremoto e che riguarda il candidato ed ex imprenditore di Norcia, Vincenzo Bianconi»

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Ricostruzione, soldi solo agli hotel di Bianconi.

«Quasi sei milioni per gli hotel da ristrutturare. Più due milioni e mezzo per gare e affidamenti nei servizi mensa dei moduli abitativi. Non manca il trasporto scolastico. Ecco come e quanto il gruppo alberghiero della famiglia Bianconi attinge ai fondi pubblici per la ricostruzione di Norcia»

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Umbria, l’80% dei fondi per la ricostruzione di Norcia alle aziende del candidato Pd-M5s

“Quasi sei milioni per gli hotel da ristrutturare. Più due milioni e mezzo per gare e affidamenti nei servizi mensa dei moduli abitativi. Non manca il trasporto scolastico. Ecco come e quanto il gruppo alberghiero della famiglia Bianconi attinge ai fondi pubblici per la ricostruzione di Norcia. In base ai dati forniti dal Comune si stima che oltre l’80% degli euro transitati nella città di San Benedetto per le attività ricettive dopo il terremoto di tre anni fa è andato alle aziende che fanno capo all’imprenditore Vincenzo, candidato alla presidenza della Regione per Pd e Cinquestelle”. Lo riporta oggi il quotidiano ‘Corriere dell’Umbria’ diretto da Davide Vecchi.

“Date e cifre arrivano dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, FI. Lo stesso che Bianconi ha appoggiato in campagna elettorale. Alemanno il 30 settembre ha risposto in consiglio comunale a una interrogazione del gruppo di opposizione di area Pd (Noi per Norcia), presentata il 19 agosto, – continua il quotidiano – in cui si è chiesto conto dello stato dell’arte nella ricostruzione negli alberghi. I piddini hanno citato un’intervista di Bianconi, l’allora presidente di Federalberghi, che minacciava di andare via da Norcia per salvare le sue attività vittime delle lungaggini burocratiche”.

L’imprenditore: “Su di me solo fango, la mia candidatura terrorizza”

“Ora emerge che su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell’ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta Azzurra, per 5,5 milioni, e Les Dependances, per 340 mila euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora (al 30 settembre) il pezzo di carta che assegna i soldi.

“I progetti presentati al Comune di Norcia per la ricostruzione degli alberghi, fa sapere Alemanno, sono tre. Una richiesta di permesso a costruire dell’hotel Grotta Azzurra del 3 ottobre 2018. Il permesso è stato rilasciato il 27 febbraio 2019. Il decreto dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, dell’importo di cinque milioni e mezzo di euro circa, è del 29 agosto 2019, numero 303. L’altra domanda è del 27 aprile 2018, e riguarda la Dependance di Anna Pizzichini. – continua Alemanno, citato dal quotidiano – Il permesso per la Scia è firmato il 3 dicembre 2019. Il decreto 127 è del 18 aprile 2019 e prevede 342mila euro. La richiesta di permesso di costruire dell’hotel Filippi è del 4 ottobre 2018. L’atto è stato rilasciato il 28 maggio 2019. Il decreto è in via di definizione. Ad oggi non ci sono altre pratiche per alberghi nel Comune di Norcia”.

“Poi ci sono i progetti di investimento e rilancio. Anche questi tutti all’insegna dei Bianconi. Alemanno ha citato il piano proposto per gli hotel Palatino e Salicone, con una fusione di volumetrie: ‘Il Salicone verrà ricostruito non più con il format originario ma secondo quello più in voga degli alberghi diffusi. C’è un investimento importante della proprietà’. Non manca il riferimento alla tenuta Vallaccone – continua il quotidiano – ‘acquistata da imprenditori di Norcia e da un’importante famiglia nel settore turistico di Positano, che investiranno per una struttura qualitativamente superiore all’hotel Seneca’”.

“Arriviamo alle forniture: quelle delle mense per i moduli abitativi e collettivi di Norcia e frazioni, dal 30 gennaio 2017, è pari 42.900 euro. Soldi erogati con affidamento di ‘somma urgenza nelle more dell’espletamento di gara’ che vanno allo Sporting hotel Salicone. Anche qui importi e pratiche sono elencati da Alemanno. Quelli indirizzati alle aziende riconducibili al candidato presidente sono la maggior parte. E sono consecutivi nel tempo. – scrive ancora ‘Corriere dell’Umbria’ – La stessa azienda dei Bianconi si aggiudica un’altra gara (procedura negoziata previo avviso di manifestazione di interesse) per oltre 800mila euro dal 21 aprile 2017. Da 5 maggio 2017 c’è l’integrazione di impegno di spesa. La nuova fornitura pasti in somma urgenza per moduli abitativi da 163 mila euro è del 4 settembre 2017. A seguire altra procedura negoziata, aggiudicatario il Salicone, per 825 mila euro, a partire 14 settembre 2017. Altri 825 mila euro per il 2018”.

“C’è stata l’indizione della quarta procedura negoziata il 9 agosto 2019: non si conosce ancora il vincitore. La fornitura pasti degli sfollati di Castelluccio va in somma urgenza al bar trattoria Capitano e Misterino, per 20.140 euro. – scrive ancora il quotidiano – L’altra ‘somma urgenza’ da 16.500 euro è appannaggio dell’hotel Europa e dello Sporting Salicone. Anche nel trasporto scolastico comunale viene indicata una gara da 90.996 euro vinta dal Salicone in associazione temporanea di impresa con Umbria Autoservice”.

“Non finisce qui: altra gara, nel biennio 2018-2019, da 93.495 euro, sempre per il trasporto. Ancora 42mila euro e tra settembre e dicembre 2019 14.920 euro, sempre al Salicone in ‘ati’. Che resta fuori solo dal trasporto extra comunale e dalle mense scolastiche. Bianconi ha già dichiarato al Corriere dell’Umbria che, per evitare il conflitto di interessi, qualora fosse eletto presidente, si dimetterebbe da ruoli di controllo del gruppo. C’è pure chi, come l’ex segretario del Pd provinciale di Terni Silveri, crede che per eliminare del tutto le cause di conflitto dovrebbe rinunciare ai fondi”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi EMG. Quadro invariato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-10.

201-10-10_Sondaggi 001

Riportiamo i risultati dell’ultimo sondaggio EMG, i cui risultati sono sostanzialmente invariati rispetto ai precedenti.

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Il sondaggio: Lega resiste, Salvini ancora il più amato

Salvini mantiene saldamente il primo posto fra i leader e la Lega resta il primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani. Questo quanto emerge nel nuovo sondaggio di Agorà Rai, che tira le somme di settimana in settimana. 32,7% gli elettori che alle urne sceglierebbero Lega, lo 0,1% in più rispetto a giovedì scorso. In lieve calo invece Partito democratico e M5S, rispettivamente al 19,2 e al 18,7, che nell’ultima settimana perdono lo 0,6 e lo 0,3%. Guadagna Fratelli d’Italia, al 7,8% con uno 0,2% in più. Stabile Italia Viva che mantiene il 4,5% delle intenzioni di voto nel campione, mentre cala Forza Italia, al 7% rispetto al 7,4 del 3 ottobre scorso.

Matteo Salvini è ancora il leader che ispira più fiducia negli elettori, stabile al 40% delle preferenze. Segue il premier Giuseppe Conte, in calo di un punto percentuale con il 36%. Terza Giorgia Meloni, costante al 39%. Seguono Di Maio (25%), Zingaretti (23%), Berlusconi (13%), pari merito per Renzi e Calenda (15%), 12% Toti.