Pubblicato in: Banche Centrali

Istat. Aprile. Vendite al dettaglio. Non alimentari -24%, piccoli negozi -62.2%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-05.

2020-06-05__Istat. 001

«Commercio al Dettaglio.

– Ad aprile 2020 si stima, per le vendite al dettaglio, una diminuzione rispetto a marzo del 10,5% in valore e dell’11,4% in volume. Come per lo scorso mese, a determinare il forte calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24,0% in valore e del 24,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari aumentano in valore (+0,6%) e sono in diminuzione in volume (-0,4%).

– Nel trimestre febbraio-aprile 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 15,8% in valore e del 16,6% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-29,9% in valore e -30,1% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +3,1% in valore e +2,4% in volume).

– Su base tendenziale, ad aprile, si registra una diminuzione delle vendite del 26,3% in valore e del 28,1% in volume. Sono ancora le vendite dei beni non alimentari a calare sensibilmente (-52,2% in valore e -52,5% in volume), mentre crescono quelle dei beni alimentari (+6,1% in valore e +2,9% in volume).

– Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni maggiori riguardano Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-90,6%), Mobili, articoli tessili e arredamento (-83,6%), Abbigliamento e pellicceria (-83,4%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-82,5%), mentre il calo minore si registra per i Prodotti farmaceutici (-3,5%).

– Rispetto ad aprile 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 45,2% mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+27,1%).» [pdf]

2020-06-05__Istat. 002

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2020-06-05__Istat. 003

«Il Commento.

Ad aprile si osserva un’ulteriore diminuzione congiunturale delle vendite di beni non alimentari (-24,0%) dovuta alla chiusura di molte attività per l’intero mese a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Su base annua le vendite del comparto alimentare crescono sia nella grande distribuzione (+6,9%), sia nelle imprese operanti su piccole superfici (+11,2%), mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono in misura consistente (rispettivamente -62,2% e -51,5%). Nella grande distribuzione cresce il divario tra gli esercizi specializzati (-76,8%), maggiormente colpiti dalla chiusura imposta dalle misure di isolamento, e gli esercizi non specializzati (-1,5%), che sono rimasti per lo più aperti. Il commercio elettronico, unica forma di vendita in crescita, mostra un’accelerazione.»

2020-06-05__Istat. 004

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Ci si ricordi come ad aprile il lockdown sia stato generalizzato in tutta Italia.

La piccola distribuzione e quella specializzata sono state duramente colpite.

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Istat ha rilasciato il Report Commercio al dettaglio, relativo al mese di aprile.

Ad aprile 2020 si stima, per le vendite al dettaglio, una diminuzione rispetto a marzo del 10,5% in valore e dell’11,4% in volume. Come per lo scorso mese, a determinare il forte calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24,0% in valore e del 24,5% in volume, mentre quelle dei beni alimentari aumentano in valore (+0,6%) e sono in diminuzione in volume (-0,4%).

Nel trimestre febbraio-aprile 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 15,8% in valore e del 16,6% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-29,9% in valore e -30,1% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +3,1% in valore e +2,4% in volume).

Su base tendenziale, ad aprile, si registra una diminuzione delle vendite del 26,3% in valore e del 28,1% in volume. Sono ancora le vendite dei beni non alimentari a calare sensibilmente (-52,2% in valore e -52,5% in volume), mentre crescono quelle dei beni alimentari (+6,1% in valore e +2,9% in volume).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni maggiori riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-90,6%), mobili, articoli tessili e arredamento (-83,6%), abbigliamento e pellicceria (-83,4%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-82,5%), mentre il calo minore si registra per i prodotti farmaceutici (-3,5%).

Rispetto ad aprile 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 16,4% per la grande distribuzione e del 37,1% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 45,2% mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+27,1%).

Nel corso della fase di rilevazione dei dati vi è stata una contenuta riduzione del tasso di risposta delle imprese, conseguente all’emergenza sanitaria in corso. Le azioni messe in atto per fare fronte a queste perturbazioni nella fase di raccolta dei dati (si veda Nota metodologica, pag. 9) hanno consentito di elaborare e diffondere gli indici relativi al mese di aprile 2020.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Italia. Corte dei Conti. 9,000 medici emigrati in otto anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-04.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

La Corte dei Conti ha rilasciato il

Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica [11,025 MB PDF].

È un documento ponderoso, scritto con stile asettico e molto diplomatico, ma risulta essere tranchant.

Ne stralciamo solo due capoversi.

«In termini di numero di medici, il nostro Paese è in cima alle graduatorie europee: operano in Italia 3,9 i medici per 1000 abitanti contro i 4,1 in Germania, i 3,1 in Francia e i 3,7 in Spagna. In Italia, per questa categoria si conferma (anche grazie al blocco del turn-over) un incremento dell’età media del personale: ha più di 55 anni oltre il 50 per cento degli addetti, la quota più elevata in Europa e superiore di oltre 16 punti alla media Ocse; si tratta in prevalenza di medici specialisti.

Diverso il caso del personale infermieristico dove, all’opposto, nel nostro Paese è molto inferiore alla media europea il numero degli operatori laureati e più limitati sono i margini di un loro utilizzo, nonostante il crescente ruolo che questi possono svolgere in un contesto di popolazione sempre più anziana.

Negli ultimi anni, inoltre, i vincoli posti alle assunzioni in sanità, pur se resi necessari dal forte squilibrio dei conti pubblici del settore, hanno aumentato le difficoltà di trovare uno sbocco stabile a fine specializzazione e un trattamento economico adeguato. Ciò è alla base della fuga dal Paese di un rilevante numero di soggetti: negli ultimi 8 anni, secondo i dati Ocse, sono oltre 9.000 i medici formatisi in Italia che sono andati a lavorare all’estero. Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia sono i mercati che più degli altri hanno rappresentato una soluzione alle legittime esigenze di occupazione e adeguata retribuzione quando non soddisfatte dal settore privato nazionale. Una condizione che, pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale, rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci, se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni evidenziate.» [ppgg. 24 – 25]

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Ne enucleiamo alcune affermazioni.

«ha più di 55 anni oltre il 50 per cento degli addetti, …. superiore di oltre 16 punti alla media Ocse»

«personale infermieristico …. molto inferiore alla media europea»

«i vincoli posti alle assunzioni in sanità …. hanno aumentato le difficoltà di trovare uno sbocco stabile a fine specializzazione e un trattamento economico adeguato»

«negli ultimi 8 anni, secondo i dati Ocse, sono oltre 9.000 i medici formatisi in Italia che sono andati a lavorare all’estero»

Formare un medico richiede dai dieci ai quindi anni di studi. In termini di investimenti ciò significa quasi mezzo milione a carico dello stato ed altrettanti a carico della famiglia, comprendendo anche il mancato lavoro.

I pochi concorsi ospedalieri sono tutto fuorché meritocratici, gli stipendi sono miserabili in confronto allo sforzo fatto e alle responsablità assunte, e, soprattutto, il lavoro dei medici ospedalieri è schiacciato sotto il peso di una avvilente burocrazia.

Del tutto sequenziale che i medici cerchino sbocchi all’estero, Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, ove la figura professionale è rispettata, gli emolumenti sono adeguati e lì la burocrazia è estremamente ridotta.

Si noti infine che, avendo la metà dell’organico più di 55 anni, entro dieci anni la metà degli attuali medici al lavoro sarà andato in pensione. Se non si iniziasse ora ad adeguare il settore, alla fine non ci saranno fisicamente medici da assumere, con tutte le conseguenze del caso.

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Corte Conti: medici in fuga, in 8 anni 9.000 emigrati all’estero.

Per trovare occupazione e adeguata retribuzione.

 Una vera e propria “fuga” dall’Italia per mancanza di posti e bassi stipendi. E’ quella dei medici italiani, in cerca di fortuna all’estero. Secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della Finanza pubblica, in base ai dati Ocse negli ultimi 8 anni, sono oltre 9.000 i medici formatisi in Italia che sono andati a lavorare all’estero. Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia sono i mercati che più degli altri hanno rappresentato una soluzione “alle legittime esigenze di occupazione e adeguata retribuzione quando non soddisfatte dal settore privato nazionale”.

Una condizione che, sottolineano i magistrati contabili, “pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale, rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci, se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni evidenziate”. 

La concentrazione delle cure nei grandi ospedali verificatasi negli ultimi anni e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio, divenuto sempre meno efficace, ha lasciato la popolazione italiana “senza protezioni adeguate” di fronte all’emergenza Covid. E’ quanto scrive ancora la Corte dei Conti in un approfondimento sulla sanità contenuto nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Fisco e Tasse

Mef. Emergenza minori entrate. Fabbisogno primi cinque mesi 74.400 mld.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-02.

2020-06-03__Mef 013

Il lockdown, e la conseguente cessazione di gran parte delle attività, ha comportato una consistente diminuzione dei fatturati, che si ripercuotono alla fine anche in minori entrate fiscali dello stato.

Già il 15 aprile il Mef aveva preparato un documento per la Camera dei deputati ove si calcolava una diminuzione del gettito di competenza delle provincie a circa 821 milioni per ogni mese di chiusura.

Il 1° giugno il Mef ha emesso un comunicato di una sere di riunioni Governo – Regioni.

«Si è trattato di un confronto molto positivo, teso a trovare soluzioni efficaci alla drastica riduzione delle entrate che rischia di compromettere l’equilibrio dei bilanci regionali»

«Si tratta di salvaguardare i servizi fondamentali così da non diminuire il contributo pubblico per i cittadini e le imprese»

Difficile in questo momento cercare di calcolare il mancato gettito: ma sembrerebbe prospettarsi l’ipotesi che il prossimo anno il calo dovrebbe aggirarsi tra i sessanta ed i cento miliardi.

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Sempre il 1° giugno, il Mef ha pubblicato alcuni dati sul fabbisogno.

«Nel mese di maggio 2020 il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 25.500 milioni, in peggioramento di circa 24.500 milioni rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno (949 milioni)»

«Il fabbisogno dei primi cinque mesi dell’anno in corso è pari a circa 74.400 milioni, in aumento di circa 41.800 milioni rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2019»

Ragioneria Generale dello Stato. saldo del settore statale del mese di aprile 2020.

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Sintetizzando.

Giusto nel periodo in cui lo stato maggiormente avrebbe bisogno di denaro fresco tramite il gettito fiscale, le conseguenze del lockdown ridurranno a breve termine le entrate del gettito grosso modo del 20%.

Né ci sono elementi per illudersi che la ripresa possa essere rapida.

Le ambizioni di questo governo dovranno essere nettamente ridimensionate, se non altro per carenza di denaro.

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Mef. Emergenza COVID-19 e minori entrate: confronto positivo Governo e Regioni, al lavoro per soluzione concordata.

Comunicato Stampa N° 117 del 01/06/2020.

La questione delle mancate entrate, dovuta alla fase di emergenza per far fronte alla pandemia Covid-19 è stata al centro del confronto odierno fra il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il Viceministro, Antonio Misiani, ed una delegazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome composta dal Presidente Stefano Bonaccini (Presidente Emilia-Romagna), dal Vicepresidente Giovanni Toti (Presidente Liguria), dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, e dall’assessore della Lombardia, Davide Carlo Caparini (Coordinatore della commissione Affari Finanziari della Conferenza delle Regioni).

Si è trattato di un confronto molto positivo, teso a trovare soluzioni efficaci alla drastica riduzione delle entrate che rischia di compromettere l’equilibrio dei bilanci regionali.

Si è concordato di avviare, sin dalle prossime ore, un tavolo tecnico che avrà il fine di individuare le soluzioni per garantire i livelli essenziali di prestazione (sanità, trasporti, politiche sociali e istruzione). Si tratta di salvaguardare i servizi fondamentali così da non diminuire il contributo pubblico per i cittadini e le imprese.

Governo e Regioni hanno infine concordato di lavorare insieme su proposte condivise nella predisposizione del Recovery Plan italiano che consenta il migliore utilizzo possibile per il “sistema Paese” delle risorse europee stanziate per l’emergenza Coronavirus.

pdf. Emergenza COVID-19 e minori entrate: confronto positivo Governo e Regioni, al lavoro per soluzione concordata

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Mef. A maggio 2020 il settore statale mostra un fabbisogno di 25,5 miliardi di euro

Nel mese di maggio 2020 il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 25.500 milioni, in peggioramento di circa 24.500 milioni rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno (949 milioni). Il fabbisogno dei primi cinque mesi dell’anno in corso è pari a circa 74.400 milioni, in aumento di circa 41.800 milioni rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2019. Sul sito del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato è disponibile il dato definitivo del saldo del settore statale del mese di aprile 2020.

Commento

Nel confronto con il corrispondente mese del 2019, il saldo ha risentito della forte contrazione degli incassi fiscali, sulla quale ha inciso il prorogarsi delle sospensioni dei versamenti tributari e contributivi disposte dai provvedimenti legislativi emanati al fine di contenere l’emergenza Covid-19.

Dal lato della spesa si segnalano i maggiori prelievi dell’INPS per l’erogazione delle indennità previste dal “decreto Cura Italia” e i maggiori trasferimenti alla Protezione Civile per sostenere le misure legate al contenimento dell’emergenza.

La spesa per interessi sui titoli di Stato presenta una leggera riduzione di circa 300 milioni.

pdf. A maggio 2020 il settore statale mostra un fabbisogno di 25,5 miliardi di euro

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemi Etici e Morali, Religioni

Italia. La società della miseria e della fame. E lo stato latita.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-01.

Banco Alimentare 013

New York. 1 su 4 necessitano di cibo. Già distribuiti 32 milioni.

Europa. La fame inizia a dilagare in un continente che si proclama civile.


Basta sapersi guardare attorno, e volerlo fare.

La crisi del Covid-19 ha sbattuto una buona parte degli italiani nella fascia di povertà e miseria. Banco Alimentare ed un gran numero di organizzazioni religiose stanno distribuendo pasti gratis ad una folla di gente.

Dove siano e cosa facciano lo vediamo. Ma non si vede nessun altro.

Forse che le pubbliche autorità non avrebbero potuto fare altrettanto? Non esistono solo i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, illicenziabili, né quanti avendo lavorato in regola adesso possono usufruire delle previdenze.

E tutti gli altri che piangono sui poveri e gli affamati? Eppure anche loro alla fine andranno a votare.

Pensati bene.

Oggi in coda c’è quella gente,

ma domani potremmo esserci anche noi.

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In coda con i nuovi poveri che mangiano grazie alle mense della carità.

Il coronavirus ha portato in questi mesi di lockdown nuove povertà. Sono infatti stimati un milione di nuovi poveri, che oggi hanno bisogno di aiuto per riuscire a mangiare ogni giorno.

É una coda lenta, a un metro di distanza uno dall’altro, per avere un pasto take away. Ognuno procede in fila con il suo fardello di sogni spezzati, alle prese con le quotidiane difficoltà della vita. Parlano poco fra loro. La pandemia da coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria ed economica, ma anche sociale. E non riguarda solo le persone più povere, che già vivevano per strada e restano comunque le più esposte all’infezione.

Un milione di nuovi poveri

Il Covid-19 ha portato in questi mesi di lockdown anche nuove povertà. Persone che, accanto ai senzatetto, sono i nuovi poveri. Un milione di persone in Italia che oggi hanno bisogno di aiuto anche per riuscire a mangiare almeno una volta al giorno. Gente che ha perso anche quei lavoretti occasionali che gli consentivano di vivere con dignità. Sono in coda in tutte le città, nelle stazioni come nella Capitale in piazza San Pietro o nelle periferie. Uno dietro l’altro. In fila per poter mangiare. Perché la fame fa più paura del coronavirus.

La mensa della carità di Valmelaina

Nella Capitale, a Monte Sacro, in cima alla salita di via del Gran Paradiso, nei locali della parrocchia del Santissimo Redentore, c’è una mensa storica della carità, gestita dai volontari della chiesa di Valmelaina con la Società di San Vincenzo de Paoli. Una salita che è anche un po’ il simbolo delle difficoltà di chi si mette in coda per avere un pasto da portare via. La pandemia ha costretto la mensa – nata nel 1990 – a non servire più i pasti al tavolo, ma a dare un sacchetto con un primo piatto caldo, un contorno, panini imbottiti, frutta, acqua e un dolce. E pane a volontà. In cucina sorridono le volontarie infaticabili Maria Paoletti, Giuliana Micheli, Tiziana Marianetti e la mitica Clementina Muritano, che si alternano ai fornelli. Nella sala dove prima si servivano i pasti oggi un gruppo di volontari prepara e insacchetta i panini, versa nelle vaschette la pasta fumante da asporto, prepara sul carrello tutto il cibo da consegnare in due orari diversi della mattinata. Vaschette che vengono chiuse velocemente per cercare di consegnare la pasta calda.

In coda un piccolo esercito di badanti e colf

Fra i nuovi poveri che fanno la fila davanti alle mense di ogni città ci sono persone che hanno perso il lavoro, che hanno dovuto chiudere l’attività. Un piccolo esercito di badanti e colf. Tanti stranieri, moltissime filippine e sudamericane. Colpito, in particolare, chi viveva di lavori saltuari, chi non aveva un contratto in regola. Ora sono in fila, con dignità, ma anche con grande imbarazzo, nelle mense che prima erano appannaggio dei clochard. E che oggi sono fondamentali per alcune famiglie per riuscire a mettere un piatto in tavola. Per dare da mangiare ai propri figli.

Ora il pasto è take away

«Per motivi di sicurezza igienica, per mantenere il distanziamento – spiega padre Franco Mazzone – abbiamo dovuto servire il pranzo all’esterno. I volontari preparano panini, pasta da asporto in quella che era la sala da pranzo e poi consegnano un sacchetto con un pasto completo e una bottiglietta d’acqua». Ai consueti ospiti senzatetto, spiega ancora padre Franco, «si sono aggiunte persone che hanno perso il lavoro. Colf, badanti e parrucchiere». In questa mensa, che serve fra 130 e 150 pasti al giorno, con la pandemia è venuto meno, prosegue padre Franco, «quel conforto che era possibile fornire nel corso del servizio al tavolo. Ora la relazione è più automatica, perché per soddisfare tutte le richieste, assicurare il distanziamento e dare il pranzo senza far attendere troppo, bisogna essere più rapidi, liberare lo spazio per lasciare il posto ad altri. E il tempo per il dialogo che c’era servendo il pasto ai tavoli, si è ristretto».

Senzatetto disorientati dal lockdown

«Con il lockdown soprattutto chi viveva per strada, gli ultimi, sono rimasti disorientati», spiega Roberto Fattorini, volontario della San Vincenzo. «Improvvisamente hanno visto la città chiudersi, tutte le porte sbarrate. Come sbarrate erano tutte quelle occasioni di ricevere un aiuto, alle uscite dei bar o delle chiese». E i senzatetto sono stati informati dai volontari sul distanziamento indispensabile, sull’importanza di lavarsi le mani e di non bere dalla stessa bottiglia. «Oggi c’è gente che non ha da mangiare. Ti piange il cuore a vederli in fila. Vengono molte più famiglie con bambini a chiedere un pasto – spiega Francesco Isernia, volontario della parrocchia del Santissimo Redentore – e cerchiamo anche di indirizzarli verso la realtà più vicina alla loro casa. Perché per ora c’è chi attraversa la città per venire qui». «Vengono la mattina padri di famiglia – sottolinea Romana Villetti, volontaria della San Vincenzo – che chiedono pacchi e cibo per i bambini piccoli. C’è stata una evoluzione, o una involuzione, di quelli che sono i bisogni dei nostri ospiti».

La mensa aiuta a superare il problema del pasto familiare

Per molti è difficile assicurare un pasto alla famiglia. «Per noi stranieri – spiega Anna, una signora romena dallo sguardo triste, che ha perso il suo lavoro da badante e ha appena ritirato il suo sacchetto – è un momento molto difficile. Questo servizio di mensa ci dà una mano a superare questa complessa situazione almeno sul fronte della necessità di cibo». Una giovane timidissima imbocca la sua bambina sul muretto di via del Gran Paradiso. Un piatto di pasta con le zucchine. «Ho perso il lavoro da colf – spiega – appena è iniziata l’emergenza. Le persone dalle quali lavoravo mi hanno detto che non c’era più lavoro per me. Prendendo i mezzi pubblici per andare al lavoro ero un pericolo per loro».

Dal Banco alimentare alle eccedenze, come arriva il cibo

La dispensa della mensa è fornitissima. «Il cibo arriva attraverso vari canali. Il Banco alimentare – spiega Pino Caporale, considerato un po’ l’uomo dei miracoli alla mensa – provvede ai prodotti base, dalla pasta allo scatolame. Poi tramite l’associazione Lodovico Pavoni di padre Claudio Santoro riusciamo ad avere tonnellate di frutta e verdura. Lì arrivano tir carichi di prodotti in eccedenza dalla Comunità europea, dalle regioni, per la distribuzione ai poveri. Tutti prodotti che dovrebbe andare al macero, che noi riusciamo a sfruttare nel miglior modo possibile. E poi c’è sempre la provvidenza: gente che arriva e ci lascia della cibo, persone che vengono a chiederci di cosa abbiamo bisogno». Se manca qualcosa ci si attacca al telefono e si trova come risolvere la carenza di cibo.

Luigi, il senzatetto che sogna una zuppa calda

In periferia come nel centro storico la Capitale è piena di persone che hanno bisogno di aiuto. Come Luigi, un senzatetto di origine pugliese, che da anni vive a Roma. Una lunga barba bianca dalla quale emergono occhi buoni, dai quali traspare il suo vivere randagio. Abbandonato da tutti. A chi gli si avvicina, a un passo da San Pietro, chiede una zuppa calda e un letto. «Vorrei tanto dormire in una casa, mangiare una minestra calda seduto a tavola, avere qualcuno che mi ascolta». E ogni giorno macina chilometri nella città eterna, sognando un tetto che non sia sotto le stelle o di cartone.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi ponderati. Cdx 48.8%, Csn 42.2%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-31.

2020-05-30__Sondaggi 001

La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 14 al 27 maggio dagli istituti EMG, Euromedia, Ixè, Piepoli, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 28 maggio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati.

Da un punto di vista statistico sembrerebbe essere la migliore approssimazione oggi possibile della propensione a voto degli italiani.

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Calano le forze di maggioranza, Fratelli d’Italia al 14,5%. Gli ultimi sondaggi.

I dati della supermedia a cura di YouTrend e Agi: PD al 20,6 (-0,4), M5S al 15,9 (-0,1), Italia Viva 3,0 (-0,2). Tra le opposizioni, Forza Italia al 7,1 (+0,4), Lega al 26,3 (-0,3). Cresce ancora Azione: 2,3 (+0,3).

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AGI – La politica italiana assomiglia sempre più a una “corsa a 4”, uno strano tetra-polarismo in cui i consensi delle prime quattro forze politiche – due di governo e due di opposizione – tendono a convergere, mantenendo una loro identità ben distinta e un approccio competitivo nonostante le alleanze che li legano (più o meno formalmente).

È questo il quadro disegnato, questa settimana, dalla nostra Supermedia dei sondaggi sulle intenzioni di voto. La Lega è il primo partito, ma perde ancora un po’ di terreno attestandosi al 26,3% (-0,3% in due settimane), mentre il Partito democratico rimane in seconda posizione distanziato di oltre 5 punti, al 20,6%.

Terzo è il Movimento 5 Stelle (15,9%) a cui si riavvicina, anche questa settimana, Fratelli d’Italia, che fa nuovamente segnare il suo nuovo record di sempre con il 14,5% (+0,3%). La distanza tra FDI e la Lega, che a inizio aprile era di oltre 16 punti, si è oggi ridotta a meno di 12.

Se i rapporti tra PD e M5S da un lato e il centrodestra dall’altro sono comprensibilmente ostili (come è lecito aspettarsi in una dialettica tra maggioranza e opposizione), anche all’interno dei due fronti le tensioni tra questi 4 principali protagonisti non mancano: più esplicite quelle tra democratici e pentastellati, alle prese con una difficile convivenza al governo, più latenti quelle tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che rischiano di sfociare ben presto in una competizione aperta per la leadership del centrodestra. Tutti gli altri partiti sembrano per il momento solo spettatori di questa competizione tra le forze politiche maggiori, a cominciare da Forza Italia, che pure fa segnare un rimbalzo positivo non indifferente (+0,4%) risalendo sopra il 7%.

2020-05-30__Sondaggi 002

A livello aggregato, c’è da rilevare come stia tornando ad allargarsi la forbice tra l’opposizione di centrodestra (Lega-FDI-Forza Italia-Cambiamo) e la maggioranza giallo-rossa (PD-M5S-Italia Viva-LeU) che in precedenza si era un po’ ristretta nel corso dell’emergenza coronavirus: il distacco era inferiore ai 5 punti percentuali all’inizio di questo mese, mentre oggi è pari a 6,8 punti.

Secondo una simulazione del nostro Giovanni Forti, basata sulla Supermedia della scorsa settimana, proiettando a livello comunale i dati nazionali questo vantaggio del centrodestra emergerebbe in maniera molto netta: le forze che sostengono l’attuale governo risulterebbero infatti maggioritarie solo in 1.852 comuni su 7.915, poco meno di 1 su 4, accusando un ritardo particolarmente intenso nel Nord del Paese (dove conquisterebbero la maggioranza in soli 306 comuni contro gli oltre 4.000 del centrodestra).

Recovery Plan

La notizia di questi giorni però, ben più che dagli equilibri elettorali delle forze politiche italiane, è costituita dalla proposta di Recovery Plan avanzata dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen. Un piano, chiamato ambiziosamente “Next Generation EU”  che prevede l’utilizzo di ben 750 miliardi per superare la crisi economica dovuta alla pandemia, di cui oltre 170 miliardi a beneficio dell’Italia, che sarebbe nel complesso il paese destinatario della maggior quantità di aiuti.

Si tratta ancora, per il momento, solo di una proposta, che dovrà essere accettata all’unanimità da tutti e 27 gli Stati membri prima di divenire operativa, e per questo probabilmente subirà modifiche in senso restrittivo – ammesso che venga infine approvata. Tuttavia, è certamente un (ulteriore) segnale di grande impegno da parte delle istituzioni europee, destinato probabilmente a incidere sul modo in cui gli italiani vedono l’Europa.

Una visione non propriamente felice, come confermano i risultati un sondaggio appena svolto dall’istituto Euromedia, secondo cui nel nostro Paese prevalgono nettamente i giudizi critici verso l’Europa e le sue istituzioni: nel complesso, solamente il 26,4% degli italiani (poco più di 1 su 4) si dichiara “europeista convinto” oppure sostenitore della UE, sia pur critico di alcuni suoi aspetti; molto più numerosi sono coloro che si definiscono “euroscettici” o che si sentono “arrabbiati, delusi e traditi” da ciò che hanno visto negli ultimi anni, che nel complesso ammontano a quasi la metà degli intervistati.

A questi ultimi, nel novero degli “anti-Europa”, si devono poi aggiungere quanti dichiarano addirittura di volere che l’Italia esca dall’Unione: si tratta del 17%, una percentuale certo non irrilevante, ma comunque decisamente minoritaria, e che sembra suggerire che l’approccio critico verso l’Europa può ancora pagare, ma a patto di non mettere in discussione l’appartenenza dell’Italia all’UE.

2020-05-30__Sondaggi 003

Questa interpretazione è confermata dalle risposte ad un’altra domanda, proveniente da quello stesso sondaggio di Euromedia, in cui è stato chiesto agli italiani di quale “fronte” si sentano maggiormente di appartenere a livello europeo: quello dei sovranisti o quello degli europeisti? Qui, nonostante il sondaggio sia stato effettuato prima dell’annuncio della proposta della Commissione sul Recovery Fund, ­addirittura prevalgono gli italiani che si riconoscono nel “fronte” degli europeisti, anche se non di molto: 37,1% contro il 32,8% di chi invece parteggia per il “fronte” dei sovranisti.

Molto interessanti, in questo caso, sono le risposte disaggregate per intenzione di voto: solo tra gli elettori del Partito Democratico la visione europeista prevale nettamente, sfiorando l’80%; in tutti gli altri elettorati tale quota è minoritaria, sia pure non irrilevante (38% tra gli elettori M5S, 30% tra quelli di Forza Italia); viceversa, tra gli elettori di Lega e FDI la quota di sovranisti si aggira intorno ai due terzi (65-67%).

Da segnalare come 3 italiani su 10 dichiarano di non schierarsi con nessuno dei due “fronti”, una quota piuttosto presente in tutti gli elettorati, in particolare quello del M5S (dove sfiora il 40%) e in nel “non-elettorato” di indecisi e astenuti, dove è quasi il 50% a non prendere posizione.

2020-05-30__Sondaggi 004

Infine, uno sguardo a un tema che ha suscitato diverse polemiche sul piano interno: la proposta, avanzata dal ministro Francesco Boccia, di istituire un bando per circa 60 mila “assistenti civici” con il compito di far rispettare le norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo di mascherine in questa fase di grandi riaperture. A giudicare dal sondaggio settimanale realizzato dall’istituto EMG, gli italiani non sembrano apprezzare questa proposta: ben il 51% ritiene “inutili” gli assistenti civici, contro un 33% che invece ne approva l’istituzione.

2020-05-30__Sondaggi 005

Pubblicato in: Banche Centrali

Istat. Pil Q1 definitivo. Trimestrale -5.3%, Annuale -5.4%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-29.

2020-05-29__Italia pil Q1 012

Dati definitivi.

– Pil Q1 Trimestrale -5.3%

– Pil Q1 Annuale -5.4%

– Mezzi di trasporto, variazioni tendenziali, anno su anno -25.8%

– Impianti e macchinari, variazioni tendenziali, anno su anno -13.3%

– Industria, anno su anno -9.9%

– Lavoratori Industria, 4.795 milioni, anno su anno -9.5%

2020-05-29__Italia pil Q1 013

«Nel primo trimestre, il Pil è diminuito in termini congiunturali dell’1,2% negli Stati Uniti, del 5,8% in Francia e del 2,2% in Germania. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dello 0,3% negli Stati Uniti, una diminuzione del 2,3% in Germania e del 5,4% in Francia. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito del 3,8% rispetto al trimestre precedente e del 3,2% nel confronto con il primo trimestre del 2019.»

«La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la portata eccezionale della diminuzione del Pil nel primo trimestre con flessioni del 5,3% in termini congiunturali e del 5,4% in termini tendenziali mai registrate dal primo trimestre del 1995. Nella stima preliminare il calo era risultato del 4,7%.

A trascinare la caduta del Pil è stata soprattutto la domanda interna (incluse le scorte), mentre quella estera, anch’essa in calo, ha fornito un contributo negativo meno marcato (-0,8 punti percentuali). Sul piano interno, l’apporto dei consumi privati è stato fortemente negativo per 4 punti e quello degli investimenti per 1,5, mentre un ampio contributo positivo (+1 punto percentuale) è venuto dalla variazione delle scorte.

Alla contrazione dell’attività produttiva ha corrisposto una decisa riduzione dell’input di lavoro in termini sia di ore lavorate sia di ULA, mentre le posizioni lavorative hanno registrato una sostanziale stabilità.»

2020-05-29__Italia pil Q1 014

2020-05-29__Italia pil Q1 015png

2020-05-29__Italia pil Q1 016

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Istat ha rilasciato il Report dei dati definitivi relativi al pil del primo trimestre, Q1.

Conti economici trimestrali

Nel primo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti del primo trimestre del 2019.

La flessione congiunturale del Pil diffusa il 30 aprile 2020 era stata del 4,7% mentre quella tendenziale era stata del 4,8%.

Il primo trimestre del 2020 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2019.

La variazione acquisita per il 2020 è pari a -5,5%.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con un calo del 5,1% dei consumi finali nazionali e dell’8,1% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 6,2% e dell’8%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per -5,5 punti percentuali alla contrazione del Pil: -4 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, -1,5 gli investimenti fissi lordi e -0,1 la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Per contro, la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil per 1 punto percentuale, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato pari a -0,8 punti percentuali.

Si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente dell’1,9%, dell’8,1% e del 4,4%.

Pubblicato in: Banche Centrali

Italia. Fatturato Servizi. Primo Trimestre -6.2% MoM, -7.2% YoY.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-28.

2020-05-28__Istat 001

«Nel primo trimestre 2020 si stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi diminuisca del 6,2% rispetto al trimestre precedente e che l’indice generale grezzo registri una diminuzione, in termini tendenziali, del 7,2%.»

– Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-24.1%)

– Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (-7.8%)

– Trasporto e magazzinaggio (-5.3%).

2020-05-28__Istat 002

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2020-05-28__Istat 003

«Il commento.

Nel primo trimestre 2020 le condizioni della domanda e le misure di contenimento dell’epidemia di COVID-19 determinano una forte diminuzione del fatturato delle imprese dei servizi. La flessione ha raggiunto, su base tendenziale, valori simili a quelli registrati durante la crisi del 2008-2009, mentre il calo congiunturale non ha precedenti (le serie storiche disponibili hanno inizio nel 2001). I cali del fatturato hanno colpito in misura diversa i principali comparti, risultando particolarmente marcate in quelle attività maggiormente interessate dai provvedimenti di chiusura per il contenimento dell’emergenza sanitaria, quali quelle legate alla filiera del turismo.»

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Istat. Fatturato dei Servizi.

Nel primo trimestre 2020 si stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi diminuisca del 6,2% rispetto al trimestre precedente e che l’indice generale grezzo registri una diminuzione, in termini tendenziali, del 7,2%.

L’indice del fatturato dei servizi nel primo trimestre 2020 registra variazioni congiunturali negative in tutti i settori. In particolare, si registra una diminuzione del 24,8% per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, del 6,4% per il trasporto e magazzinaggio, del 6,0% per il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli e del 2,0% per le agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. Notevolmente più contenute risultano le flessioni nei settori dei servizi di informazione e comunicazione (-0,9%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,4%).

Nel primo trimestre 2020 si registrano diminuzioni tendenziali per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-24,1%), per il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (-7,8%), per il Trasporto e magazzinaggio (-5,3%). Le variazioni negative sono più contenute per le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-2,8%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (-2,6%) e per i servizi di informazione e comunicazione (-2,4%).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Confcommercio-Censis. Pil aprile -24%, maggio -16%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-26.

Giulio Romano. Mantova. Palazzo Te. Caduta dei Giganti. 002 Particolare

Confcommercio e Censis hanno pubblicato il rapporto annuale congiunto.

«il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività, il 23,4% è finito in Cig»

«Quasi 6 famiglie su 10 nutrono il timore di perdere il posto di lavoro»

«il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia»

«la percentuale sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese»

«una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite»

«tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza»

«-48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti»

«Pil …. con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%»

«si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019),valutazione prudenziale che, non si esclude, potrebbe anche peggiorare»

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Le stime fatte dal rapporto apparirebbero essere molto verosimili.

Il danno però potrà essere valutato in tutta la sua portata quando saranno disponibili i macroindicatori dopo qualche mese dalla riapertura dell attività.

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Confcommercio. Fiducia e consumi: è “salato” il conto del Covid-19

Rapporto Confcommercio-Censis: le famiglie vedono “nero” per il proprio futuro e per quello del Paese. Il 30% questa estate non farà vacanze, saltati gli acquisti di mobili, auto ed elettrodomestici.

A causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività e il 23,4% è finito in Cig. Sono alcuni dei dati più significativi contenuti nel rapporto annuale Confcommercio-Censis  su fiducia, consumi e impatto del Covid-19. Dallo studio emerge inoltre che quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e che resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, guarda al futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, percentuale che sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese.

Quanto ai consumi, infine, il 23% ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati e il 48% a qualunque forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive). A quest’ultimo proposito, oltre la metà delle famiglie non ha programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo disponibilità economica (percentuale che sale al 57% per i livelli socio economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

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Confcommercio.  Nel 2020 crollo dei consumi pari a 84 miliardi di euro

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown, tre quarti della perdita sarà nei settori abbigliamento, alberghi e ristorazione, tempo libero, autoveicoli.

In base alle nuove ipotesi di progressiva e graduale riapertura delle attività economiche, e mantenendo la data del primo ottobre come la più realistica per il ritorno a una fase di totale normalità, seppure con l’attivazione di protocolli di sicurezza che modificheranno i comportamenti di famiglie e imprese, si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019),valutazione prudenziale che, non si esclude, potrebbe anche peggiorare. Queste le stime aggiornate dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus.

Oltre tre quarti della perdita dei consumi – prosegue la nota – sono concentrati in pochi settori di spesa: vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali, alberghi, bar e ristoranti. Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le cadute più pesanti: -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. Per questi due importanti settori le stime sono molto prudenziali: le cadute potrebbero risultare a consuntivo decisamente più gravi se il ritorno alla “nuova” normalità sarà particolarmente lento.

E’ evidente che con un crollo della domanda così pesante la sopravvivenza stessa di questi comparti di attività economica è messa a serio rischio. Molto dipenderà dall’efficacia dei provvedimenti del Governo di sostegno alla produzione e al consumo, sia quelli già adottati sia quelli futuri. La strategia più logica e immediata di sostegno si riassume nella trasformazione delle perdite di reddito del settore privato, causate dalla chiusura forzata per il lockdown, in maggiore debito pubblico. Questo pilastro dei trasferimenti a fondo perduto a famiglie e imprese sembra in via di rafforzamento, e ciò offre qualche speranza per la ripresa.

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Tracollo del Pil, giù del 24% ad aprile.

E a maggio flessione del 16%. Dal 2007 ogni italiano ha perso in media 22 mila euro di ricchezza. Questa estate un italiano su tre non andrà in vacanza.

Dopo un 2019 chiuso in forte rallentamento, il 2020 è iniziato – secondo l’Ufficio Studi Confcommercio – con un calo tendenziale del Pil del 4,8% nel primo trimestre e con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%. Il dato emerge dal rapporto annuale Confcommercio-Censis su fiducia, consumi e impatto del Covid-19.

La crisi da Covid-19 “si è abbattuta su un’economia già fortemente debilitata: tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza”. “Un conto molto salato, prevalentemente a causa delle forti perdite di ricchezza immobiliare e finanziaria, alla cui cifra complessiva contribuisce anche una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite”, si legge.

Per le vacanze estive, oltre la metà delle famiglie non ha fatto programmi e il 30% ha già deciso che resterà a casa; solo il 9,4% ci andrà ma con durata e budget ridotti. Focalizzando l’analisi sul tema delle vacanze estive, a regnare è l’incertezza: oltre la metà delle famiglie non ha infatti programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo la disponibilità economica. Percentuale, quest’ultima, che sale al 57% per i livelli socio economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

Durante la fase di lockdown alcune attività specifiche sono state impedite e questo ha determinato, tra chi le aveva previste, la rinuncia ad alcune spese: circa la metà delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente a periodi di vacanza già programmati e il 23% all’acquisto di beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, auto. Per molte famiglie invece non si è trattato di una rinuncia definitiva ma di un rinvio alla fine dell’emergenza. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Fondi EU per sovvenzionare le biciclette irritano i nordici.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-26.

Cicala e Formica

I paesi ‘frugali’ del nord sono incainati al calor rovente per come quei brighella che governano l’Italia stanno spendendo i loro denari.

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«The country’s generous bike subsidies raise the question of how it might spend the proceeds of any EU recovery fund»

«The “frugal four” are watching.»

«The Franco-German plan for a 500 billion-euro ($548 billion) “recovery fund” for the European Union has raised the hackles of a group of smaller countries, made up of Austria, the Netherlands, Sweden and Denmark»

«The so-called “frugal four” believe the EU should only loan the money to the countries most affected by the Covid-19 pandemic, rather than giving it away in grants»

«At the heart of the concerns of more fiscally cautious northern European countries is whether needier southern states such as Italy and Spain will spend the emergency pandemic cash appropriately»

«Italy, for example, has just promised to subsidize the purchase of new bicycles for all of its city dwellers — giving back 60% of the cost up to a total subsidy of 500 euros ($545)»

«That would buy you a pretty nice bike and might look overly generous even to those who believe the EU should be clamping down on carbon emissions»

«However, the revolt points to a fundamental problem at the heart of any EU-wide system of fiscal transfers: Who decides how the money should be spent?»

«France and Germany believe that the fund should “enhance the resilience, convergence and competitiveness of the European economies, and increase investments in particular in the digital and green transitions, and strengthen research and innovation.” Such lofty language is, unfortunately, open to interpretation»

«Laura Castelli, the country’s deputy finance minister and a leading lawmaker in the ruling Five Star Movement, said this week that she expects Italy will receive up to 100 billion euros from the fund. That’s a big share of the pot.»

«The irony is that Italy has been struggling for decades with its own problem of unconditional fiscal transfers»

«The country’s richer northern regions have deeply resented wasteful public spending in the poorer south»

«The Austrians and the Dutch would just have to trust the Commission and, to a larger extent, the governments receiving the recovery funds, over which they have no say.»

«Sweden and Denmark aren’t members of the euro, so they have more reason to reject this justification»

«Countries such as Italy, which are pushing for these transfers, should be careful what they wish for.»

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Tutti sanno e conoscono i profondi legali culturali che vincolano molti personaggi del governo all’industria produttrice di biciclette, gestita da loro amici degli amici.

Ma gli stati nordici, Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca non riescono a vedere per quale motivo dovrebbero elargire a fondo perso dei loro denari che poi l’Italia utilizzerebbe per finanziare l’acquisto di biciclette di lusso.

Sicuramente sono solidali con l’Italia, sicuramente sì: ma solidali con l’industria delle biciclette sicuramente molto meno. Con gli amici degli amici vanno invece a nozze.

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Italy Is Cycling Toward More Trouble.

The country’s generous bike subsidies raise the question of how it might spend the proceeds of any EU recovery fund. The “frugal four” are watching.

The Franco-German plan for a 500 billion-euro ($548 billion) “recovery fund” for the European Union has raised the hackles of a group of smaller countries, made up of Austria, the Netherlands, Sweden and Denmark. The so-called “frugal four” believe the EU should only loan the money to the countries most affected by the Covid-19 pandemic, rather than giving it away in grants as has been proposed by President Emmanuel Macron and Chancellor Angela Merkel.

At the heart of the concerns of more fiscally cautious northern European countries is whether needier southern states such as Italy and Spain will spend the emergency pandemic cash appropriately. Italy, for example, has just promised to subsidize the purchase of new bicycles for all of its city dwellers — giving back 60% of the cost up to a total subsidy of 500 euros ($545). That would buy you a pretty nice bike and might look overly generous even to those who believe the EU should be clamping down on carbon emissions.

The rearguard opposition to the Merkel-Macron plan from the Austrians, Dutch and others comes less than a week before the European Commission will make its own proposal for the fund. The frugal four might water down what could be the EU’s most significant move in years toward a much-needed “fiscal union.” However, the revolt points to a fundamental problem at the heart of any EU-wide system of fiscal transfers: Who decides how the money should be spent?

France and Germany believe that the fund should “enhance the resilience, convergence and competitiveness of the European economies, and increase investments in particular in the digital and green transitions, and strengthen research and innovation.” Such lofty language is, unfortunately, open to interpretation. Member states will disagree on what fits into these very broad categories and the Commission will have a hard time adjudicating between them. This conflict — alongside any perception of possible waste — will inevitably have an impact on the euro zone’s solidarity as we emerge from the Covid-19 crisis.

Italy is a useful example. Laura Castelli, the country’s deputy finance minister and a leading lawmaker in the ruling Five Star Movement, said this week that she expects Italy will receive up to 100 billion euros from the fund. That’s a big share of the pot. She said she’d like to use the money to support tourism and restaurants, which have been hit hard by the crisis. There’s no doubt that the hospitality industry will need assistance, but is this really how Germany and France would want the emergency money to be spent? It doesn’t exactly fit into even that very broad ambition for funding “digital and green” projects.

The irony is that Italy has been struggling for decades with its own problem of unconditional fiscal transfers. The country’s richer northern regions have deeply resented wasteful public spending in the poorer south. Meanwhile, the “Mezzogiorno” — as the southern regions are known — has failed to catch up economically with the likes of Lombardy in the north. At least northern Italians have had some say on the management of Italy’s public finances. The Austrians and the Dutch would just have to trust the Commission and, to a larger extent, the governments receiving the recovery funds, over which they have no say.

Amid the economic wreckage of the pandemic, the EU — and the euro zone in particular — is imposing fewer constraints on its funding of individual governments. The European Stability Mechanism, the euro zone’s rescue fund, is establishing a new credit line to support the health systems of member states without particular conditions. That’s a big change from the previous rescues of countries such as Greece and Portugal, which had to comply with long lists of measures including austerity and structural reform.

This move toward proper fiscal transfers is natural enough in a monetary union. It’s important that countries facing shocks — especially ones that aren’t self-inflicted — receive support from stronger neighbors, since they can’t use other tools to fight a recession such as an independent monetary policy. Sweden and Denmark aren’t members of the euro, so they have more reason to reject this justification. Austria and the Netherlands should be more motivated by the sound functioning of the single currency.

However, the euro zone cannot escape the question on the accountability of government spending. If the bloc is headed toward a fiscal union, it’s only natural that German and Dutch taxpayers will ask eventually for a bigger say over how their money is spent elsewhere. Countries such as Italy, which are pushing for these transfers, should be careful what they wish for.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Debito pubblico al limite della sostenibilità. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-25.

Bruegel Pieter. Torre di Babele. 1563. Vienna__001

«Italy’s Huge Debt Load Is at Risk of Becoming Unmanageable»

«Bloomberg Economics says debt ratio could rise well above 150%»

«Low economic growth will hamper ability to manage situation»

«Italy’s debts run the risk of becoming unmanageable, and a creeping rise in borrowing costs shows investors are getting nervous»

«Italy …. has suffered serious economic damage from nearly two months of lockdown»

«The European Commission forecasts output will shrink 9.5% this year, while Bloomberg Economics expects a 13% contraction.»

«If there’s long-lasting damage, low growth combined with government spending could push the already mammoth debt well beyond 150% of gross domestic product»

«Italy’s dismal economic performance …. puts the country’s ability to service its debts in doubt»

«Though the European Central Bank has been buying bonds through its Pandemic Emergency Purchase Program to help reduce spreads, Italy’s 10-year sovereign yield has still slowly increased to about 1.8% from 0.9% in mid-February»

«EU leaders will have to decide if they want to underwrite a bailout or let Italy go bust»

«debt restructuring may be inevitable for Italy»

* * * * * * *

Il dramma dell’Italia è riassumibile in una legislazione assurdamente prolifica e farraginosa, cui si associa una pletora di norme attuative, circolari, direttive, decreti attuativi, normativi e via quant’altro. A ciò consegue un moloch burocratico che incombe su chiunque avesse avuto l’idea di produrre qualcosa, sia esso artigiano oppure società. Poi, a moh di ciliegina sulla torta, una pressione fiscale che troneggia a livello mondiale. Infine, c’è tutto il resto.

Sotto questa premessa diventano del tutto leciti i dubbi degli investitori sulla sostenibilità nel tempo del debito pubblico.

Ma se questa sarebbe la situazione odierna, quella futura apparirebbe a tinte ben più fosche.

A seguito del lockdown aziende e partite Iva presenteranno una denuncia dei redditi in perdita, da cui un crollo delle entrate statali l’anno prossimo, proprio quando ci sarebbe più bisogno di interventi statali strutturali. Saranno almeno ottanta miliardi.

Sinceramente, gli analisti di Bloomberg sembrerebbero essere degli inguaribili ottimisti.

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Italy’s Huge Debt Load Is at Risk of Becoming Unmanageable

– Bloomberg Economics says debt ratio could rise well above 150%

– Low economic growth will hamper ability to manage situation

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Italy’s debts run the risk of becoming unmanageable, and a creeping rise in borrowing costs shows investors are getting nervous, according to Bloomberg Economics.

Italy, the original epicenter of the coronavirus pandemic in Europe, has suffered serious economic damage from nearly two months of lockdown. The European Commission forecasts output will shrink 9.5% this year, while Bloomberg Economics expects a 13% contraction.

If there’s long-lasting damage, low growth combined with government spending could push the already mammoth debt well beyond 150% of gross domestic product. That would reinforce the view that Italy needs more fiscal help from the European Union or even raise the issue of restructuring.

“Italy’s dismal economic performance, which is set to get worse as the nation’s leaders struggle to deal with the fallout from the coronavirus, puts the country’s ability to service its debts in doubt,” said David Powell, senior euro-area economist at Bloomberg Economics.

The government has just passed a 55-billion euro ($60 billion) stimulus program to try to prop up the economy, which follows an earlier 25 billion-euro plan in March.

Though the European Central Bank has been buying bonds through its Pandemic Emergency Purchase Program to help reduce spreads, Italy’s 10-year sovereign yield has still slowly increased to about 1.8% from 0.9% in mid-February.

The ECB’s program “will only go so far,” said Powell. “EU leaders will have to decide if they want to underwrite a bailout or let Italy go bust.”

If they go for the latter, debt restructuring “may be inevitable for Italy,” he said.