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Fiducia nel Governo. È più popolare Macron di questo governo.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

2020-01-20__Fiducia nel Governo 001

Il 69.5% degli Elettori non ha fiducia in questo governo.

Già: come mai si potrebbe avere fiducia di un Zingaretti, di un Di Maio oppure di un Conte?

«Romagna tua non è, e non fu mai,

sanza guerra ne’ cuor de’ suoi tiranni;

ma ’n palese nessuna or vi lasciai. …

di quel peccato ov’io mo cader deggio,

lunga promessa con l’attender corto

ti farà trïunfar ne l’alto seggio”.»

Dante. Inferno. XXVII.

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Italia. Sondaggi Elettorali. – Index Research.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

2020-01-1__Italia__Sondaggi 001

Il quadro politico sembrerebbe essere sostanzialmente stabile.

Solo due tenui elementi sarebbero da far notare.

– Il movimento cinque stelle continua il suo lento ma costante ridimensionamento delle intenzioni di voto.

– Italia Viva (Renzi) sembrerebbe essersi stabilizzato attorno al 4.3% – 4.4%, ossia sotto la soglia di esclusione che potrebbe essere posta al 5%.

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Emilia Romana. La saga del movimento cinque stelle.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-18.

2020-01-13__ M5S __ Emilia __andamento_regione

Il grafico dovrebbe illustrare con sufficiente chiarezza il ciclo di nascita, fastige e scomparsa del movimento cinque stelle in Emilia Romagna, una delle ex regioni rosse, ove il partito democratico faceva e disfaceva a piacer suo, gratificando anche una legione di oltre ottomila tra consulenti e persone nominate dei vari consigli di amministrazione.

A buon diritto possiamo affermare come il partito democratico sia un’immane stipendificio per elargire denaro pubblico agli amici degli amici.

Non solo.

Essere incardinati nel partito democratico conferisce inoltre uno status di immunità dei cui non godono nemmeno i parlamentari: si pensi solo alla boccaccesca storia di Alice Nobili, assassina, condannata a nove mesi.

«hanno fatto sospettare un trattamento di favore e la cosa continua a far discutere»

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Il 26 gennaio alle urne un gran numero di persone lotterà per mantenersi le prebende: un po’ poco per potersi definire progressisti.

Che il sistema di reggimento politico dell’Emilia Romagna fosse marcio, putrefatto, lo attesta chiaramente la storia del movimento cinque stelle in quella regione. Dal 6% ottenuto alle regionali del 2010, M5S era salito al 27.5% delle elezioni politiche del 2018: un vero e proprio trionfo. Ma soprattutto il segno evidente del crollo del partito democratico: pur di non votare pd, gli Elettori hanno votato M5S.

Ma ad oggi in Emilia Romagna il M5S raccoglie a stento il 6% delle propensioni al voto: è crollato di un fattore quattro.

Fermo restando che solo i risultati usciti dalle urne definiranno in modo certo il quadro politico, questo crollo dovrebbe dare molto da pensare.

Movimento cinque stelle aveva fatto promesse impossibili da mantenersi ed aveva inoltre presentato alle elezioni candidati eterogenei, privi di ogni esperienza politica e con tassi culturali tendenti allo zero.

Questa ciarliera ciurma di allegre comari è riuscita a dilapidare in un batter d’occhio un vistoso risultato politico: lavoro che sarebbe stato arduo anche per i più esperti arditi incursori.

Gli Elettori apprezzano un sereno e costruttivo dibattivo interno, ma condannano la perenne litigiosità basata pr di più su rancorosi odi personali: gli Elettori esigono coerenza.

In particolare, il movimento cinque stelle ha avuto una débâcle terrificante non tanto sul piano politico, quanto piuttosto su quello umano: ha perso la fiducia degli Elettori. Per correre dietro ai deliri schizofrenici della base degli iscritti si è giocata la base degli Elettori.

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Come peraltro moltissime persone, m5s non ha saputo prendere atto del fatto che sia in corso una devoluzione dell’idealismo socialista. In Germania la spd è crollata al 13%, in Francia il partito socialista è al 6%, nel Regno Unito il partito laburista ha appena subito una sconfitta storica, nell’europarlamento i liberal socialisti stanno collezionando sconfitte su sconfitte.

Alle vestigia nazionali delle resideue formazioni socialiste viene a mancare quello che fu l’appoggio coniugato di tutti i partiti socialisti europei: supporto politico e supporto economico.

Mettendo l’accetta alla radice, gli Elettori occidentali stanno staccandosi dai partiti che professano ideologie stataliste. Stanno percependo lo stato come il nemico mortale che li sta strangolando con le tasse ed i normativi, avendo nella burocrazia un gruppo di fuoco.

Di Maio e la dirigenza 5s non avevano, e non hanno tuttora, capito quanto grande errore sia stato costringere Salvini e la lega a far crollare un governo che m5s rendeva di fatti ingovernabile.

Ripetiamo solo per maggiore chiarezza.

Una cosa è come la pensi la dirigenza, u’altra come la pensi la base degli iscritti, ed una ancora differente è la visione degli Elettori. Ma sono questi ultimi che con il loro voto conferiscono i mandati parlamentari.

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Istat. Lavoro. 8.498 milioni di femmine inattive non avranno la pensione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

2019-12-15__Lavoro 001

Il quadro si presenta relativamente stabile rispetto al passato prossimo.

Vi sono tuttavia due elementi sui quali sarebbe opportuno ragionare a fondo.

Dipendenti a tempo parziale.

I dipendenti a tempo parziale sono 4.409 milioni.

Per definizione, al rapporto a tempo parziale corrisponde uno stipendio ridotto. Ma allo stipendio ridotto corrisponde di conseguenza una minor quota di versamenti i contributi pensionistici.

Bene.

Questi 4.409 milioni di persone potranno godere di una pensione minimale, ben al di sotto della soglia di povertà e miseria.

Inattivi tra i 15 – 64 anni.

Gli inattivi tra i 15-64 sono un totale di 13,268 milioni di persone, delle quali 8,498 sono femmine.

Molte le motivazioni, ma l’esito finale è che giunte all’età pensionabile non avranno fatto versamenti di contributi pensionistici. Non solo, ma data la dinamica della formazione delle famiglie, larga quota delle femmine non potrà godere nemmeno di una sia pur minima pensione di reversibilità.

Ci si pensi bene: otto milioni e mezzo di persone che, se all’epoca ci saranno ancora risorse disponibili, potranno al massimo usufruire di un contributo sociale, diciamo tra i 400 ed i 600 euro netti mensili.

Anche ammettendo un contributo di 600 euro mensili, la somma totale a carico dello stato sarebbe 95.529 miliardi.

Conclusioni.

Nulla in Italia è più definitivo del provvisorio.

La soluzione del part-time è eccellente nel permettere di lavorare anche a persone che altrimenti non avrebbero potuto farlo, per una congerie di motivi.

Tuttavia, per sua intrinseca natura, dovrebbe essere una soluzione temporanea, provvisoria, anche tenendo conto della difficoltà di ottenere una posizione a tempo pieno in età matura.

Si è perfettamente consci di quanti e di quale portata siano i problemi odierni, così come si capisce benissimo che il problema posto diventerà severo nei decenni.

Però a nostro sommesso parere il futuro problema pensionistico si prospetta essere ancor più severo di quello attuale, e soluzioni graduate nel tempo potrebbero ridurne l’impatto.

2019-12-15__Lavoro 002

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Istat ha pubblicato il Report sul mercato del lavoro. Versione pdf.

Nel terzo trimestre 2019 l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una crescita su base sia congiunturale (+0,4%) sia tendenziale (+0,5%). Contestualmente, l’occupazione rimane pressoché invariata rispetto al trimestre precedente, in un contesto di calo della disoccupazione e dell’inattività. Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase persistente di debole crescita dei livelli di attività economica, confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale dello 0,1% del Pil.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2019 il numero di persone occupate rimane sostanzialmente invariato in termini congiunturali, a sintesi dell’aumento dei dipendenti – soprattutto a termine –  e del calo degli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti). Nei dati mensili più recenti (ottobre 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati mostrano una crescita rispetto al mese precedente.

Nell’andamento tendenziale prosegue la crescita del numero di occupati (+0,6%, +151 mila in un anno), dovuta ai dipendenti permanenti a fronte del calo di quelli a termine e degli indipendenti; l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 17,6% (-0,3 punti in un anno). Dopo il rallentamento della crescita negli ultimi tre trimestri, gli occupati a tempo pieno tornano a diminuire mentre prosegue più intenso l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stabile al 64,0% dei lavoratori a tempo parziale. Nel terzo trimestre 2019, tra i giovani 15-34 anni tornano a crescere l’occupazione e il relativo tasso, in termini tendenziali e congiunturali.

Nel confronto annuo, con minore intensità, per il decimo trimestre consecutivo continua la riduzione del numero di disoccupati (-61 mila in un anno, -2,5%) che coinvolge solo gli individui in cerca di prima occupazione a fronte del lieve aumento di quanti avevano precedenti esperienze di lavoro. Dopo l’aumento dello scorso trimestre, torna a diminuire il numero di inattivi di 15-64 anni (-199 mila in un anno, -1,5%).

Il tasso di disoccupazione è in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima; tale andamento si associa alla stabilità congiunturale e alla diminuzione tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Nei dati mensili di ottobre 2019 il tasso di disoccupazione è in diminuzione in confronto a settembre 2019 e quello di inattività in lieve crescita.

Nei dati di flusso – a distanza di 12 mesi – aumenta la permanenza nell’occupazione, in particolare tra le donne e tra i giovani di 15-34 anni. Tra i dipendenti a termine la maggiore permanenza nell’occupazione è dovuta al cospicuo aumento delle transizioni verso il tempo indeterminato (+9,5 punti).

Dal lato delle imprese, prosegue la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. L’aumento delle posizioni lavorative è associato ad un aumento delle ore lavorate per dipendente pari allo 0,2% su base congiunturale e ad una diminuzione dello 0,4% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione positiva. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato sia su base congiunturale sia su base annua. Il costo del lavoro cresce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento, sia su base congiunturale sia su base annua, delle retribuzioni (rispettivamente +0,1% e +1,4%) e di una lieve riduzione congiunturale degli oneri sociali (-0,1%) accompagnata da un proseguimento di crescita su base annua (+3,0%).

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Italia. Produzione Industriale -0.6%. C’è ancora qualcuno che si ostina a produrre.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-10.

2020-01-10__Italia PI

La Produzione Industriale italiana è scesa del -0.6% anno su anno al rilevamento di oggi, 10 gennaio.

Segnaliamo come nel dicembre 2018 fosse già crollata del -5.5% e come da più di un anno sia costantemente negativa.

Nonostante codesto preclaro governo, c’è ancora qualcuno che si ostina a produrre qualcosa: ci penserà il fisco a fargli passare codeste insane vogliette.

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I fomentatori cronici di odio dicono che sia una “tratta dei negri”.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-10.

Cigno. Decollo.

Vi sono al mondo dei fomentatori cronici di odio che dicono, mentendo, che sia una “tratta dei negri”. Stirpe da conculcare nel più severo dei modi, senza se e senza ma. Da bandire dall’umano consesso.

Nulla di più errato.

È tutto svolto nella piena legalità, con ampio e probo supporto governativo.

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Il Ministero degli Interni tiene aggiornato un insieme di pagine che riportano i dati relativi agli arrivi dei migranti.

Sbarchi e accoglienza dei migranti: tutti i dati.

«Grazie ad un Cruscotto statistico giornaliero, a cura del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, è disponibile un insieme di numeri aggregati sul fenomeno. Per un quadro aggiornato sull’andamento degli arrivi e sulle presenze dei migranti nelle strutture di accoglienza anche nell’ambito del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar).»

Il Cruscotto statistico è abbastanza completo. Propone dati e tabelle ripartite con ordine in diversi fogli pdf.

Nel 2018 sono state esaminate 95,576 richieste di asilo: di queste 7,096 erano rifugiati, 4,319 sussidiari, 20,014 umanitari, e 63,742 le richieste non accolte.

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Gli sbarchi in Italia di migranti illegali clandestini prosegue ad opera di navi gestite da ngo, che raccolgono migranti loro portati su gommoni sulle coste libiche e quindi si dirigono in porti italiani.

Nel 2017 erano 119,369 migranti, nel 2018 23,370 e nel 2019 11,471.

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Il perché degli arrivi è meglio comprensibile leggendo, sempre sul sito ministeriale, la pagina “Bandi di Gara“.

Ne riportiamo alcuni annunci.

AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI SUPPORTO ALLA GOVERNANCE DELLA MISURA EMERGENZIALE ISF SUPPORT ACTIONS…

Gara a procedura aperta per Servizio di Global Service

Pubblicato il decreto di assegnazione delle risorse per il finanziamento di nuovi progetti SPRAR

FAMI: pubblicati i nuovi avvisi territoriali per complessivi euro 30.500.000,00

Interventi a favore di minori stranieri in condizioni di vulnerabilità psicosociale

Qualificazione del sistema nazionale di prima accoglienza dei Minori Stranieri non Accompagnati (…

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In linea generale, il Ministero degli Interni eroga finanziamenti a delle ngo, sng, incaricate di svolgere compiti specifici. Però, dal momento della assegnazione dei fondi, il loro utilizzo diventa non tracciabile.

Alcuni fondi sono erogati ad alcuni comuni previamente selezionati.

Prosegue l’assistenza ai titolari di protezione umanitaria

«Otto milioni dal Fondo FAMI per misure di inserimento e accompagnamento.

Sostegno finanziario ai comuni della rete Siproimi per la prosecuzione dell’assistenza e dell’inclusione dei titolari di protezione umanitaria dopo il 31 dicembre 2019, e fino al 30 giugno 2020.

Le risorse, pari a 8.296.880, vengono dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) che con determinazione pubblicata oggi online ha approvato la realizzazione del progetto “Accompagnamento all’autonomia e all’inclusione dei titolari di protezione umanitaria” presentato ieri dalla direzione centrale dei Servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo del ministero.

Le risorse saranno assegnate agli enti locali in particolare per misure di inserimento abitativo, lavorativo, sociale, e di accompagnamento amministrativo.

L’obiettivo è quello di consolidare i percorsi in uscita dall’accoglienza prevenendo eventuali emergenze legate alla cessazione delle diverse attività di presa in carico di migranti ancora in accoglienza titolari di protezione umanitaria.

Il progetto riguarda circa 1.400 persone, il 50% delle quali in condizioni di vulnerabilità.»

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Sia consentita una considerazione lapalissiana: se cessasse il flusso dei migranti illegali clandestini tutta codesta grandiosa macchina di finanziamenti non avrebbe più ragion d’essere. Ne conseguirebbe che tutte le ngo che al momento lucrano finanziamenti pubblici si troverebbero alla rovina. E sono decine di migliaia di persone che percepiscono emolumenti, talora contenuto, talaltra degni del massimo rispetto.

Dietro le altisonanti parole strappalacrime e le fotografie atte ad impietosire la gente si cela un business da capogiro.

Ma quanti siano dediti alla «protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) …. prosecuzione dell’assistenza e dell’inclusione dei titolari di protezione umanitaria …. per misure di inserimento abitativo, lavorativo, sociale, e di accompagnamento amministrativo» hanno idee ben chiare su cosa debba essere inteso per tali scopi.

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Sfruttavano e prostituivano migranti, diversi arresti nel Reggino

«Una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura di Palmi, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di numerose persone ritenute responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’inchiesta ha colpito una rete di caporali, composta da cittadini extracomunitari di origine centrafricana all’epoca dei fatti domiciliati nella baraccopoli di San Ferdinando e a Rosarno, i quali, in concorso con i titolari di aziende agricole e cooperative del settore della raccolta e della vendita di agrumi nella Piana di Gioia Tauro, erano dediti alle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli extracomunitari, a anche al favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di donne africane. 

Erano costretti a lavorare 10-12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna protezione individuale, a 2-3 euro l’ora i braccianti extracomunitari sfruttati dalla rete di caporali, anch’essi extracomunitari, con la complicità di imprenditori agricoli operanti nel settore della raccolta e vendita di agrumi nella piana di Gioia Tauro, sgominata stamani dai carabinieri con il coordinamento della Procura di Palmi. Un’operazione che, per la prima volta, è scaturita dalla denuncia di un migrante che ha trovato la forza di denunciare i suoi sfruttatori. Complessivamente i carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza del gip, hanno arrestato venti persone – 13 in carcere e 7 ai domiciliari – e notificato 9 tra obblighi di dimora, divieti di dimora e obbligo di presentazione alla pg. Tra gli arrestati figurano 13 caporali 7 imprenditori agricoli ai domiciliari, oltre ad altri 2 con obbligo di dimora, 1 con divieto di dimora e 1 con obbligo di presentazione alla pg.»

I migranti calorosamente accolti

«Erano costretti a lavorare 10-12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna protezione individuale, a 2-3 euro l’ora i braccianti extracomunitari sfruttati dalla rete di caporali, anch’essi extracomunitari …. favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di donne africane»

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Nessuno si era mai accorto di nulla, nessuno aveva mai visto nulla, nessuno aveva mai parlato di nulla.

Alla fine uno ha parlato, ma mica che si sappia che fine abbia fatto.

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M5$. Un transfuga al giorno toglie M5$ di intorno. Ora Cappellani.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-07.

Paperino che ride

«Cappellani: “Profonda frustrazione, si è sempre parlato di tenere riservate le discussioni interne, fino al limite di un’odiosa omertà”»

«Il Movimento cinque stelle continua a perdere pezzi»

«Questa volta a lasciare è il deputato catanese Ottavio Cappellani che ieri sera, come scrive oggi La Sicilia, ha inviato la lettera di dimissioni dal movimento»

«Quanto scrivo è doloroso a me per primo ….  Non avrebbe senso rimanere in una squadra i cui non ci si riconosce più …. profonda frustrazione multipla …. di non potere rappresentare il termine di cui ci fregiamo (portavoce) e di non potere più rispondere ai territori per non minare gli equilibri di questo o quel governo …. Ci siamo imborghesiti …. siamo finiti in una spirale di autoreferenzialità …. Quando sento la frase ‘pugno di ferro’ rabbrividisco”.»

«Premesso che sono un grande sostenitore di questo governo Conte, che mi auguro possa non solo continuare ma rafforzare la sua spinta riformatrice, devo confessare, a questo punto, un certo malessere»

«In primo luogo” Cappellani si dice deluso dalla “gestione del Movimento in Sicilia, questa sì in mano all’anarchia”. Ma, prosegue, “non mancano neanche alcune mie posizioni critiche nei confronti della gestione da parte dei vertici… Alcune scelte politiche a Palermo come a Roma mi paiono incomprensibili …. »

«Per fare un esempio concreto e recente: si è sempre parlato di tenere riservate le discussioni interne, fino al limite di un’odiosa omertà. E invece, per quanto riguarda i ritardi nelle restituzioni, senza neanche un momento di confronto, io e molti altri siamo stati dati in pasto al pubblico in nome di un incomprensibile ‘pugno di ferro’, causando una vera e propria ‘shit storm’ nei confronti dei ritardatari, da parte degli attivisti, degli avversari politici e in ultimo anche dai media”, lo sfogo del deputato siciliano»

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M5$. Profilo dei 19 parlamentari transfughi.

M5$. Ma i grillini veri sono quelli fuoriusciti o quelli rimasti incollati alle poltrone?

M5$. Si preannuncerebbero altre otto espulsioni. Tanto per proseguire.

M5$. Perde i deputati Angiola e Rospi che passano al Gruppo Misto.

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Come durante la battaglia sul Piave, anche il M5$ pubblicherà tre volte al giorno l’elenco aggiornato delle perdite.

Alla fine Luigi espellerà Di Maio e Casaleggio assumerà pieni poteri sul nulla.

Poi, codeste persone il 26 gennaio chiederanno fiducia agli Elettori.

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Santi Cappellani: il deputato M5S che non trovava la password di Rousseau lascia.

Il deputato nazionale catanese del M5s Santi Cappellani ha lasciato il movimento con una mail inviata ieri sera perché “non avrebbe senso rimanere in una squadra in cui non ci si riconosce più” e perché “avvertivo da tempo la profonda frustrazione” di “non poter rappresentare il temine di cui ci fregiamo” e “non poter rispondere ai territori per non minare gli equilibri di questo o quel governo”. Lo scrive La Sicilia.

Nella missiva, riporta il quotidiano, Cappellani, 29 anni, studente di Psicologia e manager nell’azienda di famiglia, che aveva spiegato di non avere potuto ‘pagare’ il movimento perché non ricordava la password d’accesso al sistema, scrive che il M5s si è “imborghesito, finito in una spirale di autoreferenzialità”. “Quando sento la frase ‘pugno di ferro’ – aggiunge – rabbrividisco”. Secondo Cappellani nel M5s c’è “più ascolto a comunicazione e sondaggi” che “al sentire comune e della base”. E “mentre ci si apriva giustamente alla società civile con gli uninominali, si cancellavano dalle liste attivisti storici, senza alcuna motivazione”, sostiene Cappellani. Che contesta “una serie di azioni di imperio che hanno fatto venire meno proprio il sentirsi comunità”, a partire dai “facilitatori” voluti con la “volontà di eliminare ogni voce critica e ogni pensiero pensante”. Infine contesta che in Sicilia il M5S “è in preda all’anarchia, non vi è una linea comune, molto spesso, e senza confronto, vengono prese posizioni contro i nostri stessi alleati di governo e contro le azioni dei nostri stessi ministri. Gli amministratori locali sono abbandonati a se stessi. E mi fermo qui”.

Il 5 gennaio scorso Cappellani aveva sostenuto con il Corriere della Sera di non aver effettuato le restituzioni a causa di un “inconveniente tecnico”:

«Sto per inviare ora una mail all’audit di tirendiconto.it per spiegare che il mio è solo un inconveniente tecnico»: Santi Cappellani, deputato siciliano, prova a raccontare i motivi del suo ritardo (di un anno) nelle rendicontazioni. «Le restituzioni sono disposto a farle, ma sono tecnicamente impossibilitato», dice. E aggiunge: «Mi sono dimenticato la password, mi era già capitato lo scorso anno e ora non riesco ad accedere alla pagine che servono per caricare i bonifici». Cappellani è uno degli otto «papabili» Cinque Stelle in odore di espulsione.

La riunione del 7 gennaio tra gli organi di garanzia M5S e i capigruppo potrebbe segnare il suo prossimo destino politico. E non solo il suo. I parlamentari si scambiano indiscrezioni e battute sui «super ritardatari». C’è chi ironizza soprattutto su Nicola Acunzo e suoi impegni: il deputato è indietro di dodici mesi nelle restituzioni, ma ha avuto una piccola parte nel film Netflix «I due Papi».

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M5s, lascia il deputato Cappellani.Diaspora continua e Salvini apre le braccia

Cappellani: “Profonda frustrazione, si è sempre parlato di tenere riservate le discussioni interne, fino al limite di un’odiosa omertà”

M5S, il deputato catanese Cappellani lascia il movimento: ‘profonda frustrazione’

Il Movimento cinque stelle continua a perdere pezzi. Questa volta a lasciare è il deputato catanese Ottavio Cappellani che ieri sera, come scrive oggi La Sicilia, ha inviato la lettera di dimissioni dal movimento. “Quanto scrivo è doloroso a me per primo – scrive – Non avrebbe senso rimanere in una squadra i cui non ci si riconosce più”. E parla di una “profonda frustrazione multipla”. Cioè “di non potere rappresentare il termine di cui ci fregiamo (portavoce) e di non potere più rispondere ai territori per non minare gli equilibri di questo o quel governo”. “Ci siamo imborghesiti – scrive nella lettera di dimissioni siamo finiti in una spirale di autoreferenzialità”. E accusa la gestione del M5S: “Quando sento la frase ‘pugno di ferro’ rabbrividisco”. 

M5S, Cappellani: ‘restituzioni? noi dati in pasto ai media da vertici, subiamo odio’

Solo due giorni fa, il deputato pentastellato aveva detto “Premesso che sono un grande sostenitore di questo governo Conte, che mi auguro possa non solo continuare ma rafforzare la sua spinta riformatrice, devo confessare, a questo punto, un certo malessere”. Lo dice, parlando con l’Adnkronos, il deputato 5 Stelle Santi Cappellani, uno dei parlamentari non ancora in regola con le restituzioni. Interpellato dal Corriere della Sera, il deputato ha spiegato che dietro le sue mancate rendicontazioni ci sono problemi di natura tecnica ma ora accusa i vertici M5S di aver ‘sbattuto’ sui giornali il suo nome e quello di altri colleghi. “In primo luogo” Cappellani si dice deluso dalla “gestione del Movimento in Sicilia, questa sì in mano all’anarchia”. Ma, prosegue, “non mancano neanche alcune mie posizioni critiche nei confronti della gestione da parte dei vertici… Alcune scelte politiche a Palermo come a Roma mi paiono incomprensibili”.

“Per fare un esempio concreto e recente: si è sempre parlato di tenere riservate le discussioni interne, fino al limite di un’odiosa omertà. E invece, per quanto riguarda i ritardi nelle restituzioni, senza neanche un momento di confronto, io e molti altri siamo stati dati in pasto al pubblico in nome di un incomprensibile ‘pugno di ferro’, causando una vera e propria ‘shit storm’ nei confronti dei ritardatari, da parte degli attivisti, degli avversari politici e in ultimo anche dai media”, lo sfogo del deputato siciliano. “Continuerò il mio impegno civico e politico. Con spirito riformatore ed attento alle libertà civili. E con ulteriore energia e passione”.

M5s, Salvini: “Non cerchiamo nessuno ma porte aperte a delusi”

Puntualizza che “non cerchiamo nessuno e non promettiamo niente a nessuno”, ma Matteo Salvini, dai microfoni di 24 Mattino su Radio 24, torna a dire ai malpancisti in M5s che “le persone di buona volontà che si sentono tradite da Grillo e Di Maio e che vogliono continuare a combattere per il cambiamento hanno porte aperte nella Lega”. Detto questo, il leader della Lega, a chi gli chiede se abbia canali aperti con l’ormai ex M5s Paragone, già direttore della ‘Padania’, ribadisce che “non mi infilo nei problemi degli altri”.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cina. Di gran lunga i migliori studenti al mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-07.

2019-12-09__Scuola cinese

La Cina ha alle spalle cinque millenni di tradizione meritocratica, accuratamente custodita dalla scuola mandarinica, indipendentemente dal nome con il quale la si voglia denominare.

Senza comprendere questa caratteristica sarebbe impossibile comprendere sia la Cina sia le sue espressioni particolari, quali in questo caso, la scuola cinese.

«Hanno superato i loro coetanei in tutte le materie prese in considerazione: matematica, scienze e persino la lettura e la comprensione dei testi»

«Non c’è più alcun dubbio: gli adolescenti cinesi sono gli studenti migliori al mondo»

«A rivelarlo è lo studio triennale che l’OCSE svolge su studenti quindicenni in tutto il mondo»

«Dai dati che emergono dalla ricerca si evince che gli scolari che provengono dalle quattro province cinesi di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang hanno ottenuto risultati ben più alti della media in scienze e matematica»

«Circa 1 studente su 6 (16,5%) a Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang (Cina) e 1 su 7 a Singapore (13,8%), hanno raggiunto i massimi livelli in matematica. Un dato che è pari solo al 2,4% nei paesi OCSE»

«Un traguardo eccellente, che cozza con il reddito delle famiglie da cui provengono gli studenti. La maggior parte di queste infatti vive con possibilità inferiori rispetto alla media internazionale»

«il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria nella nota allegata ai dati, ma si è anche detto rammaricato del fatto che i risultati migliori non siano stati ottenuti nei Paesi che hanno investito nella formazione»

«L’unica pecca riguarda il divario di genere: le studentesse cinesi infatti hanno sotto-performato rispetto ai coetanei maschi, in tutte e tre le discipline»

«La qualità delle loro scuole oggi alimenterà la forza delle loro economie domani»

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«Per l’Italia si profila un declino delle competenze dei quindicenni e delle capacità di svilupparle»

«Nell’Unione europea, il Paese scende dal 18esimo al ventesimo posto su 28: superato da Lituania e Ungheria, distanziato da Lettonia e Repubblica Ceca, lontanissimo dalla Polonia (che è la vera sorpresa: balza al terzo posto subito dietro a Estonia e Finlandia).»

«l’Italia è appena diciannovesima per spesa pubblica in istruzione in proporzione dal reddito nazionale (Pil)»

«la spesa pubblica in istruzione in Italia scende dal 4,6% del Pil nel 2009 al 3,8% del 2016»

«Né consola molto che il Nord vada meglio, quasi su livelli polacchi. Perché non solo il Sud va malissimo»

«Resta però il dubbio se davvero questa scivolata verso il basso nelle competenze dei ragazzi italiani rispetto agli altri europei dipenda solo dalle risorse in meno»

«Merita studiarla bene questa questione, perché un’analisi dei numeri da vicino la smentisce»

«quasi tutti i Paesi europei che investono meno dell’Italia per ogni studente dai sei ai quindici anni di età hanno anche risultati superiori all’Italia nei test Pisa …. Spagna, dell’Estonia, di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Irlanda e Lituania»

«Quanto alla Svezia, ha risultati molto peggiori di quanto farebbe prevedere la sua altissima spesa in istruzione»

«L’Europa centro-orientale, con meno risorse, sta superando l’Italia»

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Punto primo. Comprendere perché la Cina primeggia.

La scuola cinese non è ideologizzata e segue criteri di professione strettamente meritocratici. È un continente con differenze tra zona e zona, ma cercheremo di estrarre le componenti principali.

– Tutti i bambini possono accedere all’istruzione elementare, che contempla lo studio mnemonico dei circa seimila ideogrammi. Le famiglie meno abbienti ricevono un sussidio statale che permetter al figlio di non gravare sulla famiglia. Il passaggio alle superiori è consentito a quanti superino una soglia invero severa. Quella cinese è una scuola che boccia alla grande, senza nessuna pietà. I migliori sono poi raccolti in collegi di stato, a totale carico dell’erario, che per loro largheggia.

– La disciplina scolastica è quasi militare. Gli insegnanti sono prudentemente sorvegliati e giudicati in base alla resa dei propri alunni, ma godono di una grande stima sociale ed anche di stipendi degni di quel nome. Hanno autorità e la esercitano.

– Gli insegnanti che non si rivelino essere all’altezza sono licenziati su due piedi, senza problemi né rimpianti.

– Le materie tecniche e scientifiche sono privilegiate

– Uno sguardo alla fotografia acclusa sarebbe maieutico. La classe è composta da più di cinquanta alunni, ed il corpo docente è risicato. La figura dell’insegnante ‘di sostegno’ non esiste. Mancano totalmente gli handicappati che pullulano nelle scuole occidentali, e la preservazione del rapporto di ‘gender’ è totalmente ignorato. Gli studenti sono in divisa. Le parole ‘assemblea‘ oppure ‘sciopero‘ sono semplicemente bandite: nessuno si sogna nemmeno di pensarle. Le vacanze sono intese come periodo di ulteriore studio.

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Una Greta, promossa a pieni voti anche se non aveva frequentato la scuola, sarebbe un fatto fuori dal ben dell’intelletto.

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Punto Secondo. La situazione italiana.

Il Miur mette a disposizione del pubblico il database sulla scuola, aggiornato purtroppo al solo 2017

– In Italia vi sono 3,312 istituti scolastici.

– Il corpo docente è formato da 737,243 persone, 127,999 maschi e 609,244 femmine, irrispettosi della parità di gender.

– In Italia 1,615 istituti hanno 89,384 docenti di sostegno, 14,345 maschi e 75,039 femmine.

– Gli Ata sono 183,425, dei quali 56,759 maschi e 126,666 femmine.

Ne consegue che il totale degli addetti alla scuola di ruolo sono 920,668.

Gli studenti che frequentano le scuole pubbliche sono 6,668,086, 3,434,565 maschi e 3,233,521 femmine.

Paucis verbis, in Italia vi sono 7.24 studenti per ogni dipendente a ruolo.

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Ma questo conto è incompleto.

La scuola italiana pullula di personale docente ed Ata non di ruolo: il loro numero è tempovariabile, quindi non esistono statistiche disponibili. Due soli commenti.

– Questi dati indicano come il numero dei docenti sia inversamente correlato ai risultati del test Pisa.

– Il Miur è diventato uno stipendificio, che paga poco e male i docenti perché sono una quantità stratosferica. Solo per paragone, il numero del personale a ruolo nella scuola italiana e quasi eguale al numero di personale in occupazione equivalente negli Stati Uniti, che hanno 320 milioni di abitanti.

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Quid agendum sit? Cosa fare?

L’organizzazione scolastica cinese è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe solo sufficiente cercare di imitarla. In primo luogo, deburocratizzando l’intera struttura.

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L’Italia investe poco nell’istruzione, ma ha risultati Pisa peggiori anche dei paesi che investono ancor meno. In Europa è il fanalino di coda. Non è problema di investmenti,ma di deficit strutturale.

– La scuola italiana è stata statalizzata sullo stile di quella della ex-Unione Sovietica, ma deprivandola di meritocrazia e disciplina.

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Scuola: ecco perché i migliori studenti sono cinesi

Hanno superato i loro coetanei in tutte le materie prese in considerazione: matematica, scienze e persino la lettura e la comprensione dei testi. Non c’è più alcun dubbio: gli adolescenti cinesi sono gli studenti migliori al mondo. 

A rivelarlo è lo studio triennale che l’OCSE svolge su studenti quindicenni in tutto il mondo. Dai dati che emergono dalla ricerca si evince che gli scolari che provengono dalle quattro province cinesi di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang hanno ottenuto risultati ben più alti della media in scienze e matematica. Un traguardo eccellente, che cozza con il reddito delle famiglie da cui provengono gli studenti. La maggior parte di queste infatti vive con possibilità inferiori rispetto alla media internazionale. Circa 1 studente su 6 (16,5%) a Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang (Cina) e 1 su 7 a Singapore (13,8%), hanno raggiunto i massimi livelli in matematica. Un dato che è pari solo al 2,4% nei paesi OCSE.

E che dire delle capacità nel campo della lettura? Secondo i dati dell’OCSE il 10% degli studenti cinesi più svantaggiati hanno mostrato risultati migliori rispetto alla media. L’unica pecca riguarda il divario di genere: le studentesse cinesi infatti hanno sotto-performato rispetto ai coetanei maschi, in tutte e tre le discipline.

«La qualità delle loro scuole oggi alimenterà la forza delle loro economie domani», ha commentato il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria nella nota allegata ai dati, ma si è anche detto rammaricato del fatto che i risultati migliori non siano stati ottenuti nei Paesi che hanno investito nella formazione. Un segno che mette in luce come forse il sistema scolastico vada rivisto. «Se consideriamo il fatto che quelle quattro province cinesi hanno un reddito medio procapite molto inferiore alla media Ocse, è deludente che la maggior parte dei Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico non abbia fatto registrare alcun sostanziale miglioramento rispetto alla prima rilevazione PISA del 2000».

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Perché gli studenti italiani non imparano?

L’idea europea di confrontare investimenti nelle scuole e preparazione degli studenti. Italia al 20° posto per risultati: la colpa non è solo dei pochi fondi.

Spesso accusati di agire in segreto, per una volta il mese scorso i ministri finanziari europei hanno davvero avuto una discussione semi-clandestina. Non si parlava di regole sul debito o per le banche, ma del più pubblico dei problemi: quanto spendere e come far sì che una nuova generazione di europei impari qualcosa sui banchi di scuola. L’idea era della Finlandia, uno dei Paesi che investe di più in educazione: ha chiesto alla Commissione europea di mettere in rapporto la spesa pubblica per scuole e università dei vari Paesi e i risultati degli studenti.

La graduatoria Pisa

Era questo l’aspetto che molti governi, comprensibilmente, non volevano fosse reso noto. Nessun politico, uomo o donna, ha voglia di essere giudicato a Bruxelles e criticato in patria perché magari usa il denaro dei contribuenti senza risultati visibili. In un’epoca di confronti internazionali continui sulle performance dei Paesi, mostrare che si buttano dei soldi addosso a un problema non basta più. Bisogna anche che lo si veda nelle classifiche. Il rapporto della Commissione è dunque rimasto confidenziale, ma il «Corriere» ha cercato di replicarne l’impianto confrontando la spesa in istruzione e i risultati dei ragazzi nei vari Paesi europei. È un buon momento per farlo. L’Ocse di Parigi, un organismo multilaterale, ha appena pubblicato l’ultima graduatoria Pisa («Programme for International Student Assessment») sul livello degli studenti di 15 anni. Deriva da un test su 600 mila ragazzi in 79 Paesi, somministrato nel 2018. Il «Corriere» lo ha raccontato in dettaglio il 4 dicembre con Gianna Fregonara e Orsola Riva.

Gli studenti italiani

Per l’Italia si profila un declino delle competenze dei quindicenni e delle capacità di svilupparle. Nell’Unione europea, il Paese scende dal 18esimo al ventesimo posto su 28: superato da Lituania e Ungheria, distanziato da Lettonia e Repubblica Ceca, lontanissimo dalla Polonia (che è la vera sorpresa: balza al terzo posto subito dietro a Estonia e Finlandia). In parte, era prevedibile: per la scuola nel bilancio pubblico resta ben poco. Nel 2015, ultimo anno con dati ufficiali confrontabili fra un numero sufficiente di Paesi europei, l’Italia è appena diciannovesima per spesa pubblica in istruzione in proporzione dal reddito nazionale (Pil). Piazzarsi ventesimi per le competenze dei ragazzi, in media, potrebbe essere solo il risultato della scarsità delle risorse dedicate. Né consola molto che il Nord vada meglio, quasi su livelli polacchi. Perché non solo il Sud va malissimo. Anche il Centro Italia è sotto la media Ocse in scienze e lettura, è appena sopra solo in matematica e comunque da un Paese con il trentesimo tenore di vita per abitante più alto al mondo si aspetterebbe qualcosa di più che misurarsi a una media Ocse. Questa è fatta in buona parte da economie molto meno ricche dell’Italia. Nei suoi studi la stessa Ocse mostra per esempio che nelle scienze in genere c’è una stretta correlazione fra il livello scolare dei quindicenni e il reddito per abitante nel Paese: più è alto il secondo, più sale il primo; in questo gli studenti italiani invece sono ben sotto a dove dovrebbero essere per il livello di benessere del Paese. Ma, appunto, almeno un po’ deve dipendere anche dalle strette di bilancio. Eurostat, l’agenzia statistica europea, mostra che la spesa pubblica in istruzione in Italia scende dal 4,6% del Pil nel 2009 al 3,8% del 2016. Non solo è una quota enormemente più bassa rispetto ai primi anni del Dopoguerra, quando arrivava al 9% del Pil (lo scrive Anna Maria Poggi, Per un diverso Stato sociale, Il Mulino). L’Ocse nel rapporto «Uno sguardo all’istruzione 2019» mostra anche che l’anomalia italiana dal 2010 a oggi è soprattutto in un taglio di spesa molto più profondo a questo settore che alla spesa pubblica in genere: in proporzione, si è scelto di penalizzare l’istruzione quasi cinque volte di più.

I fattori che pesano sui risultati

Resta però il dubbio se davvero questa scivolata verso il basso nelle competenze dei ragazzi italiani rispetto agli altri europei dipenda solo dalle risorse in meno. Se davvero sia colpa dei vincoli del debito o, come dicono alcuni, dell’«austerità» e magari dunque anche delle regole dell’euro. Merita studiarla bene questa questione, perché un’analisi dei numeri da vicino la smentisce. «Uno sguardo all’istruzione 2019» mostra come non sempre ogni euro speso si traduce in competenze dei ragazzi: quasi tutti i Paesi europei che investono meno dell’Italia per ogni studente dai sei ai quindici anni di età hanno anche risultati superiori all’Italia nei test Pisa. È il caso (in ordine decrescente di spesa) della Spagna, dell’Estonia, di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Irlanda e Lituania. Quanto alla Svezia, ha risultati molto peggiori di quanto farebbe prevedere la sua altissima spesa in istruzione. Tutti i valori sono espressi in parità di poteri d’acquisto — corretti per tener conto del costo della vita nei vari Paesi — quindi sono confrontabili. L’Europa centro-orientale, con meno risorse, sta superando l’Italia. Da anni la Polonia riduce la spesa scolastica in rapporto al Pil, ma balza in avanti nelle classifiche per la competenza dei ragazzi. Dunque sui risultati degli italiani devono pesare anche altri fattori: dai divari regionali, alla motivazione personale e delle famiglie, ai programmi o alla loro esecuzione. Osserva Riccardo Ricci, responsabile nazionale delle prove scolastiche Invalsi: «La spesa in istruzione non è solo bassa, è anche meno efficiente che in altre aree d’Europa. Dobbiamo porci il problema del modo nel quale utilizziamo le risorse». L’Ocse nota che in passato risultati frustranti nei test Pisa hanno spinto certi Paesi, dalla Colombia al Portogallo, a reagire e fare molto meglio. Magari ora sarà la volta buona dell’Italia.