Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lega al 37%. Elezioni anticipate ad ottobre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-22.

2019-04-20__Lega__001

«È strasicuro Matteo Salvini, di tante cose: la prima è che le elezioni europee saranno un successo per la destra; secondo, che il governo cadrà presto e che sarà lui a decidere quando. ….

E preparati perché si vota a ottobre ….

La discrimine sono le elezioni europee: quelle Salvini sta aspettando per vedere se mesi di sondaggi, elezioni regionali vinte e piazze gremite si traducono in numeri sufficienti per governare da solo e staccarsi, finalmente, dai cinque stelle.»

*

«la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% …. il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%).»

*

«l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta»

*

«L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega»

*

«Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018)»

* * * * * * *

2019-04-20__Lega__002

Vedremo come andrà a finire.

Non ci si dimentichi che chi entra papa in conclave ne esce cardinale.


Sondaggio Ipsos, la Lega sfiora il 37%. Frenata M5S: sono al 22,3%. Ma il Pd resta staccato

Un elettore del Movimento Cinque Stelle su due non lo rivoterebbe.

*

Manca poco più di un mese all’appuntamento delle elezioni europee e gli orientamenti di voto degli italiani vanno consolidandosi: la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% (ma va precisato che le interviste del sondaggio odierno si sono concluse prima che venisse diffusa la notizia dell’indagine per corruzione del sottosegretario leghista Armando Siri), il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%). Le altre forze politiche appaiono lontane dalla soglia di sbarramento del 4%, con l’eccezione di +Europa insieme a Italia in comune che raggiungono il 3%.

Il partito di Salvini ha il vento in poppa, può contare su un’elevata fedeltà di voto (l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta), su una forte capacità di attrazione di nuovi elettori, su un livello di fiducia molto elevato per il proprio leader (49,9%, secondo solo al premier Conte), su un clima molto favorevole, dato che un italiano su due (51%) pronostica l’affermazione della Lega alle europee, e su un elettorato molto motivato, infatti quasi 9 leghisti su 10 sono certi della vittoria del loro partito.

Il M5s dopo la crescita registrata nel precedente sondaggio fa segnare un assestamento. Indubbiamente la presa di distanza del leader Di Maio rispetto a Salvini su molti dei temi di stretta attualità politica ha giovato al movimento per recuperare consenso soprattutto tra coloro che lo ritenevano eccessivamente subalterno alla Lega, appellandosi a valori e tratti identitari, e per ridare morale agli elettori che per circa due terzi (62%) prevedono la vittoria alle Europee. L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega. La strategia adottata consente quindi al movimento di evitare fughe a sinistra e di richiamare al voto i delusi, anche a rischio di mettere a repentaglio l’immagine di coesione del governo che, peraltro, continua a godere di un consenso elevato (52%). La controffensiva leghista non si è fatta attendere (fra le altre, le polemiche con la sindaca Raggi) e tutto fa credere che le tensioni continueranno fino al 26 maggio.

Il Pd fa segnare una lieve flessione, pur senza subire forti contraccolpi dall’inchiesta sulla sanità umbra che ha portato alle dimissioni della presidente Marini. I dem sembrano fare quadrato intorno al nuovo segretario Zingaretti, alle prese con un percorso di rigenerazione di un partito uscito malconcio alle elezioni politiche e con l’esigenza di rimotivare l’unico elettorato, tra le prime quattro forze politiche, rassegnato al successo altrui: infatti solo un elettore su quattro pensa che il Pd si affermerà mentre il 45% pronostica la vittoria della Lega.

Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018) e una fedeltà di voto molto contenuta e inusuale per il partito di Berlusconi (44%) che da tempo ha ceduto il passo alla Lega nella leadership del centrodestra e sta lottando per raggiungere l’obiettivo del 10% dei voti. Tuttavia, la maggioranza gli elettori che intendono votare per Forza Italia alle Europee pronosticano senza indugio la vittoria del loro partito (57%) contro il 38% che si attende il successo della Lega. La candidatura di Berlusconi sembra quindi galvanizzare l’elettorato devoto, ma fatica ad attrarre nuovi elettori.

Dunque i giochi sono decisi? Difficile che con un vantaggio così ampio alla Lega possa sfuggire la vittoria, ma come di consueto le incognite sono due: il tasso di partecipazione al voto e l’ultima settimana della campagna elettorale. Riguardo all’affluenza, il sondaggio odierno evidenzia una lieve flessione dell’area grigia dell’astensione che si attesta al 41,8%, sostanzialmente in linea con il 41,3% delle precedenti Europee (escludendo gli elettori italiani all’estero). È probabile che un’affluenza più bassa possa favorire le forze politiche con caratteristiche più «identitarie», quindi più in grado di mobilitare i propri elettori, mentre un’affluenza più elevata avvantaggi chi è dato per vincente, grazie al voto d’opinione. A questo proposito, i messaggi dell’ultima settimana saranno molto importanti, tenuto conto che una quota rilevante di elettori decide se e cosa votare solo a ridosso della scadenza elettorale: basti pensare che alle ultime politiche circa un quarto degli elettori ha fatto le sue scelte negli ultimi sette giorni. Resta da capire che ruolo giocheranno i temi europei nella comunicazione politica dato che, paradossalmente, finora sono risultati pressoché assenti e i messaggi sono stati a dir poco generici.

Annunci
Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Italia. Istat. Ordini all’industria -2.7%, dall’estero -6%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-18__Istat__001

«Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è comunque diminuito dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.»

*

«Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,7%»

*

«nella media degli ultimi tre mesi, sui tre mesi precedenti, si registra un calo dell’1,3%.»

*

«Per gli ordinativi il calo congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,4%) e una più marcata diminuzione di quelle provenienti dall’estero (-6,0%).»

*

«l’industria dei mezzi di trasporto mostra la flessione maggiore (-5,6%)»

*

«industria farmaceutica (-8,4%).»

*

La riduzione degli ordini precede quella della produzione.

La riduzione della produzione precede quella del gettito fiscale, dell’aumento delle sofferenze bancarie e dei licenziamenti.

Il problema non è lo spendere: è il guadagnare.

*

L’Istat ha rilasciato il Report Fatturato e Ordinativi dell’Industria.

Questo è il Comunicato Stampa.

A febbraio si stima che il fatturato dell’industria aumenti in termini congiunturali dello 0,3%, proseguendo la dinamica positiva di gennaio. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è comunque diminuito dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,7%; nella media degli ultimi tre mesi, sui tre mesi precedenti, si registra un calo dell’1,3%.

La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di un aumento del mercato interno (+0,8%) e di una flessione di quello estero (-0,9%). Per gli ordinativi il calo congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,4%) e una più marcata diminuzione di quelle provenienti dall’estero (-6,0%).

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a febbraio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale dell’1,2% per i beni strumentali, una lieve riduzione, dello 0,1%, sia per i beni di consumo che per i beni intermedi e un calo più consistente, dell’1,0%, per l’energia.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2018), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’1,3%, con incrementi dell’1,1% sul mercato interno e dell’1,6% su quello estero.

Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei macchinari e attrezzature registra la crescita tendenziale più rilevante (+5,5%), mentre l’industria dei mezzi di trasporto mostra la flessione maggiore (-5,6%).

L’indice grezzo degli ordinativi segna un calo tendenziale del 2,9%, sintesi di un modesto incremento dello 0,6% per il mercato interno e di una marcata diminuzione, del 7,7%, per il mercato estero. La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore dell’elettronica (+1,4%), mentre il peggior risultato si rileva nell’industria farmaceutica (-8,4%).

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Italia. Dissesto idrogeologico ed alluvioni ricorrenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-09__Alluvioni Genova

Dovunque arrivavano, i romani si davano un gran da fare a costruire acquedotti, reti fognarie, strade, ponti, argini dei fiumi e dei torrenti, e tutte le opere pubbliche che uno stato civile deve curare. Questi sono sicuramente dei grandi investimenti, ma sono essenziali per una normale vita civile.

Segovia. Acquedotto romano.

Non solo.

Li costruivano davvero bene. Moltissime di queste opere hanno facilmente resistito al tempo, due millenni, ma molto meno alla incuria umana. Ponte Sant’Angelo a Roma fu costruito nel 134 sotto l’Imperatore Adriano: ha resistito ai barbari, al sacco di Roma, ai Lanzichenecchi, ed è anche sopravissuto benissimo ai bombardamenti alleati che pure lo avevano centrato in pieno. Vive di vita stentata sotto le odierne giunte capitoline.

Segovia. Acquedotto romano 002

*

In Italia è sufficiente un pochino di pioggia e subito si devono registrare esondazioni, allagamenti e, purtroppo, spesso anche dei morti. Ciò non è dovuto alla ineluttabilità del fato, bensì alla incuria umana.

Prima di chiamare in causa i mutamenti climatici, sempre che poi esistano, sarebbero da menzionare le mancanze colpevoli: fiumi e torrenti i letti dei quali non sono dragati e sui quali si è lasciato costruire, abusivamente, argini fatiscenti e mezzi in rovina, solo per citare gli interventi maggiori.

Poco importa se la sindaco Marta Vincenzi sia stata condannata con sentenza passata in giudicato per omicidio colposo plurimo: sei persone, tra le quali due bambine, morirono annegate a causa dell’incuria dei responsabili della cosa pubblica. E la città ha subito danni per centinaia di milioni, senza ricevere che qualche briociolotto a compenso delle perdite.

*

Si noti come:

«La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio».

L’estensione dei territori a rischio non è indice della pericolosità di alcune situazioni locali, anche se rende bene l’idea del dissesto idrogeologico attuale.

Ben poco importa che i comuni patrocinino serate musicali e dibattiti sulla fame nel Centro Africa: ci si accontenterebbe che dragassero fiumi e torrenti, riattassero gli argini e sturassero i tombini.

*


TrueNumbers. 2019-04-08. Dissesto idrogeologico: 2 milioni di italiani in pericolo

L’11,1% dell’Emilia Romagna e il 7,8% della Lombardia ad alto rischio idraulico

Morti per colpa della pioggia. O meglio, dell’incuria umana, della scarsa manutenzione e dell’abusivismo edilizio. Nel 2018, secondo il dossier elaborato dal Cnr, frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 vittime, a cui si aggiungono 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto. Numeri ben al di sopra della media recente (23 morti all’anno) e che ci ricordano quanto il nostro territorio sia esposto al rischio idrogeologico. Gli ultimi dati arrivano dall’Ispra: gli italiani in pericolo sono più di 2 milioni e vivono in tutte le Regioni d’Italia. Ecco quali.

Il rischio idrogeologico in Italia

Il grafico sopra mostra la percentuale di territorio di ogni singola Regione italiana che è attualmente classificata come “ad alto rischio idraulico”. Un indicatore che permette di misurare il cosiddetto “rischio idrogeologico”, cioè quei pericoli legati a pioggia e inondazioni nelle diverse zone del Paese. Da un lato sono dovuti all’azione umana e alla cementificazione di molte aree extraurbane, dall’altro a quei fenomeni atmosferici estremi che sono sempre più frequenti negli ultimi anni. La causa? Il cambiamento climatico, un’emergenza di cui Truenumbers si è già occupato in questo articolo.

La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio: come si vede dal grafico, solo il 2,1% è ad alto rischio. In realtà la Regione più “pericolosa” da questo punto di vista è l’Emilia Romagna, che ha l’11,1% del territorio esposto ad “alto rischio idraulico”. Seguono la Lombardia (7,8%) e il Veneto (6,7%).

In fondo alla classifica ci sono le Marche, con lo 0,1%. Ciò non significa che sia la Regione più sicura d’Italia, ma che il suo territorio risponde meglio ad alluvioni e maltempo. I motivi sono diversi, come ad esempio l’assenza di quella fitta di canali di irrigazione e bonifica che caratterizza il territorio emiliano-romagnolo.

Quante persone sono in pericolo

In base agli ultimi dati rilasciati dall’Ispra, l’ente governativo per la protezione ambientale, è possibile sapere anche quante sono le persone che vivono nelle zone d’Italia più esposte al dissesto idrogeologico.

Gli italiani maggiormente in pericolo sono poco più di 2 milioni, perché abitano in zone ad alto rischio. Circa 6 milioni si trovano in aree a pericolosità media, mentre quelli in aree a basso rischio sono (per fortuna) la maggioranza: 9,3 milioni.

Soluzioni? Investire nella tutela ambientale è certamente la strada migliore, il problema è che spesso i soldi (pochi) che ci sono spesso non vengono spesi, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Unione Europea

Italia. Evasione fiscale (in EU 823 mld) e contante usato nell’85.8% dei pagamenti.

Giuseppe Sandro Mela.

019-04-15.

2019-04-15__Contante__001

È stato pubblicato un interessante Report dal titolo:

Gli italiani sono ancora (troppo) affezionati al contante

da cui si evince che gli italiani usano le banconote nell’85.9% dei pagamenti effettuati: bancomat e carte di credito sono utilizzate solo per i pagamenti più onerosi.

*

«La gran parte dei pagamenti avviene per acquisti quotidiani, ovvero presso il panettiere, il supermercato, la farmacia (40,2% di tutti gli scambi) oppure al bar e nei ristoranti (21,6%).»

*

«Al di sopra dei 100€, invece, arriva il turno degli assegni o dell’acquisto digitale, i quali coprono il 12,2% delle transazioni di queste dimensioni»

*

«Nel caso di transazioni di grande entità le carte di credito salgono al 28,6%, mentre l’uso del contante si ferma “solo” al 68,4%.»

*

2019-04-15__Contante__002

Solo l’1.7% dei pagamenti risulta essere superiore ai 100 euro: in questo caso l’uso di bancomat o carte supera il 50% del volume.

Il problema potrebbe essere visto sotto differenti angolatura, ciascuna delle quali mette in evidenza un particolare aspetto.

– Il primo aspetto sarebbe la praticità di uso. L’uso del pagamento elettronico richiede un certo quale lasso di tempo, la disponibilità delle linee e delle banche, ed infine, particolare non da poco, è oneroso sia per il possessore delle carte, sia di debito sia di credito, sia per quanti ricevano il pagamento. Su questo tipo di operazioni le banche richiedono infatti una commissione, il cui ammontare sarebbe ingiustificato per transazioni minimali.

– Il secondo aspetto è ben più delicato. Nell’ultimo decennio si è assistito ad un pressing politico sull’uso dei pagamenti elettronici, giustificato con il fatto che, essendo tracciabili, costituirebbero un forte argine al problema della evasione fiscale.

Se sia giusto che un governo lotti contro l’evasione fiscale, sarebbe però altrettanto giusto che detto stato mantenga una pressione dei limiti del ragionevole.

Se sia doveroso pagare le tasse, altrettanto doveroso sarebbe farlo solo per le tasse giuste. I Cittadini possono ben ribellarsi ad una tassazione ingiusta, come evidenzia la storia e, di recente, gli accadimenti dei Gilets Jaunes.

– Il terzo aspetto dovrebbe rientrare nel comune buon senso. Pensare ad un’evasione fiscale sui pagamenti sotto i 100 euro sarebbe davvero grottesco: questa prende luogo per ranghi di cifre molti ordini di grandezza superiori.

L’Italia è prima al mondo per evasione fiscale (ma gli altri Stati Ue non sono messi meglio)

«Secondo uno studio del Tax Research LLP nel nostro Paese ci sarebbero 190 miliardi di euro di tasse evase. I mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità»

2019-04-15__Contante__003

– Il quarto aspetto è l’evasione fiscale. A livello dell’Unione Europea l’evasione assomma ad 824 miliardi di euro

«Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.»

Sarebbe davvero ridicolo pensare che una tale evasione fiscale si attui perché un bar non ha rilasciato lo scontrino sul caffè.

Si noti però come l’evasione fiscale sia massima nei paesi ove la pressione fiscale sia massima.

Italia. Il fisco sui salari è il maggiore del mondo.

Ma siamo poi così certi che sia il popolino ad evadere le tasse?

Lussemburgo, i 550 «favori» alle multinazionali che imbarazzano Juncker

Il Lussemburgo di Mr Juncker è il paradiso fiscale per eccellenza. È uno stato che Mr Juncker aveva trasformato in una immane lavanderia di denaro sporco.

Perché prendersela con il poveraccio che compra il giornale a contanti?

* * * * * * *

Ci si dovrebbero porre molte domande.

– Non è che un’elevata pressione fiscale obblighi alla evasione? In questo caso l’unica vera lotta consisterebbe nel diminuire le tasse.

– Fono a qual punto sarebbe giusto che lo stato voglia tracciare tutti i minimi spostamenti di denaro quando poi chi possa evade alla grande?

*


Gli italiani sono ancora (troppo) affezionati al contante

Le banconote coprono l’85,9% dei pagamenti. Il bancomat è usato solo per comprare beni costosi

Niente da fare, il tanto atteso sorpasso del bancomat sull’uso del contante è ancora molto lontano. In base agli ultimi dati, gli italiani ricorrono alle banconote nell’85,9% dei casi. Le cose migliorano quando si fanno acquisti costosi, come il televisore o lo smartphone, ma la carta di credito non arriva mai a coprire la metà delle transazioni. Segno che facciamo fatica a cambiare abitudini o che preferiamo non tracciare tutte le nostre spese?

L’uso del contante è ancora così diffuso in Italia?

Il grafico sopra mostra quali sono le abitudini degli italiani in fatto di pagamenti. I dati sono relativi al 2016 e sono riportati in un recente documento della Banca d’Italia. Come è evidente, i nostri connazionali sono ancora molto affezionati ai contanti per i loro acquisti. L’85,9% dei pagamenti, infatti, avviene con questo strumento. Solo nel 12,9% dei casi si ricorre a carte di credito o bancomat, mentre il restante 1,2% è affidato a strumenti alternativi come l’acquisto via internet, app mobile e assegni.

Se si considera il valore di questi pagamenti, i risultati non cambiano di molto. Nel caso di transazioni di grande entità le carte di credito salgono al 28,6%, mentre l’uso del contante si ferma “solo” al 68,4%. Anche gli strumenti alternativi crescono (3%). Il perché è presto detto: gli italiani usano poco bancomat e carte di credito, ma quando lo fanno è normalmente per transazioni di maggior valore, le quali richiederebbero di portare con sé troppe banconote.

Bancomat vs contanti, ecco chi vince

L’uso del bancomat quando si acquistano beni più costosi lo si vede bene in quest’altro grafico. Più si sale a livello di scaglioni di acquisto, infatti, più l’importanza del contante cala. Viene usato il 96,6% delle volte nel caso di pagamenti inferiori ai 5€, che del resto costituiscono la maggioranza relativa dei pagamenti in generale (37,8%).

Ogni volta che il taglio degli acquisti aumenta di 5€ in media vi è un calo del 5-6% dell’uso del contante. Succede almeno fino allo scaglione 20-25€, quando per esempio la preferenza per questo metodo scende al 73,3%. Se la spesa è tra i 50 e i 100 euro solo la metà delle volte (il 50,9%) viene scelto il contante. Parallelamente al calo dell’utilizzo del contante, man mano che i tagli si ingrossano vi è una crescita delle carte di credito. La percentuale più alta (45,2%) si registra proprio nella fascia 50-100 euro. Al di sopra dei 100€, invece, arriva il turno degli assegni o dell’acquisto digitale, i quali coprono il 12,2% delle transazioni di queste dimensioni.

Cosa acquistiamo (e come)

Ma in concreto per quale tipo di acquisti si usano di più le carte e per quali di più il contante? Lo vediamo nell’ultimo grafico. La gran parte dei pagamenti avviene per acquisti quotidiani, ovvero presso il panettiere, il supermercato, la farmacia (40,2% di tutti gli scambi) oppure al bar e nei ristoranti (21,6%). Proprio in questi casi trionfa il contante, che viene usato nel 94,4% dei casi se parliamo di spese presso bar e ristoranti, e nell’86,6% se ci riferiamo agli altri acquisti quotidiani.

Le carte assumono una certa importanza quando si va a fare rifornimento dal benzinaio e nel caso di acquisti di beni durevoli (vestiti, elettronica, giocattoli, ecc), dove sono scelte il 29,9% delle volte. Raggiungono la massima percentuale (40,4%) quando si paga l’alloggio in hotel. Tuttavia questo tipo di transazione riguarda solo lo 0,3% di tutti gli scambi.

Se si guarda alle abitudini di pagamento nelle varie regioni italiane, si scopre che è in Trentino Alto Adige, Marche, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria che viene preferito il contante, usato tra l’89% e il 94% delle volte. Al contrario è in Lombardia e Toscana che viene utilizzato di meno. Il motivo potrebbe essere la presenza di un’alta percentuale di turisti stranieri sia a Milano che in Toscana. In ogni caso il contante rimane protagonista nell’80-82% di tutti gli acquisti.

*


Quanto vale l’evasione fiscale in Italia e in Europa?

Un recente studio ha fatto luce sul fenomeno dell’evasione fiscale in Italia e in Europa. I numeri non sono per nulla confortanti…

Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.

È interessante anche notare come cambia questa classifica se consideriamo il peso che l’evasione fiscale ha sul gettito fiscale. Italia, Germania e Francia sono infatti le tre più grandi economie dell’eurozona e anche per questo motivo il valore assoluto delle tasse evase è molto elevato.

Se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale.

Peggio di noi soltanto Romania (29,51%), Grecia (26,11%) e Lituania (24,36%). Il paese europeo con il tax gap più basso è invece il Lussemburgo, dove l’evasione fiscale pesa il 7,98% degli introiti statali.

Come abbiamo visto dai numeri, quello dell’evasione fiscale è un problema serio e ben radicato sia in Italia sia in Europa. Gli oltre 800 miliardi di euro che secondo le stime mancherebbero dalle casse degli stati europei, sarebbero risorse di grande beneficio per la ripresa economica in Europa. Ma al di là dell’aspetto economico, l’evasione fiscale genera ingiustizia sociale tra coloro che pagano e coloro che non pagano le tasse e pertanto va combattuta con ogni forma e mezzo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Salvini. Bloomberg gli dedica un altro editoriale. Prospetta snap elections.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-16.

Salvini 741

Nei sondaggi elettorali la Lega di Mr Salvini è salita ad una quotazione oscillate tra il 32% ed il 34%.

Salvini ha perso uno dei suoi migliori alleati.

Bloomberg sospetta che Salvini sostituirà Merkel come riferimento europeo.

Salvini. Time lo incorona ‘Nuovo volto dell’Europa’.

Salvini il Grande. Lega 35.8%. – The New York Times.

Salvini incoronato leader degli identitari sovranisti europei.

*

Al momento attuale Mr Salvini ha almeno due caratteristiche importanti per la gestione del potere.

È alla guida di un partito in continua crescita nei sondaggi nazionali, partito coeso e coerente, che per di più è al governo in Italia e che sta sistematicamente vincendo le elezioni regionali. Poi, con le prossime elezioni europee gli eurodeputati della Lega potrebbero costituire uno dei gruppi nazionali partitici più numeroso.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

* * * * * * *

Piaccia o meno, si condivida o meno la sua linea politica, oramai tutti le grandi testate mondiali hanno dedicato a Mr Salvini almeno un editoriale. Stanno cercando di capir chi sia e cosa voglia, ma stranamente non si domandano, o almeno non lo scrivono, quali siano state le istanze politiche, sociali ed economiche che ne hanno determinato questa crescita che lo ha portato a raddoppiare le propensioni al voto.

E non è solo questione di sondaggi.

In tutte le otto elezioni regionali che si sono tenute dal 4 marzo 2018 la Lega ha conquistato il governatorato e la giunta, scalzando sistematicamente i pregressi governi del partito democratico. È un suggello elettorale di non poco conto: i sondaggi vanno e vengono, i risultati elettorali restano.

Trentino Alto Adige. Risultati definitivi.

Elezioni Abruzzo, i risultati: vince il centrodestra, Marsilio governatore. Lega primo partito, crollo M5s

Regione Basilicata. Elezioni Regionali. Risultati definitivi ufficiali.

Italia. Questo anno ancora cinque elezioni regionali.

Italia. Cd passa da 4 a 10 regioni, Cs da 15 a 9.

* * *

Bloomberg dedica a Salvini un altro editoriale, in cui ne riconosce le caratteristiche e prognostica cosa potrebbe avvenire.

«Governing Italy with Five Star suits Salvini just fine and he’s aiming to keep the coalition alive for as long as he can»

*

«With polls showing that voters would swing behind his anti-immigrant League if the administration collapsed, officials were pressuring Salvini to end his frustrating co-existence with the anti-establishment Five Star Movement. Heading into that meeting last month they thought his patience might be wearing thin»

*

«They should have known better»

*

« On Twitter, his 1 million followers can share everything from his latest pasta dinner to the frustrations of Valentine’s Day after breaking up with his girlfriend

*

«The League needs more time to build up support in the south and if it ditched Five Star now»

*

«Since forging an unlikely coalition with Di Maio in June last year, the 46-year-old firebrand has become the dominant force in Italian politics and the leading light among a new generation of nationalists from across the European Union who’ll meet in Milan on Monday»

*

«They’ve targeted May’s EU parliamentary elections as a chance to tear up the bloc’s debt rules, get a grip on the European Central Bank and start a rapprochement with Russia»

*

«Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south as support for Five Star has crumbled.»

*

«The League pushes tax cuts, Five Star welfare benefits.»

*

«Analysts have warned for months that could trigger a snap election»

*

«The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star»

* * * * * * *

Bloomberg è l’unico commentatore estero a capire l’importanza di certi fatti.

«Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south»

Questa è la vera forza attuale della Lega.

Facile quindi il prognostico.

«Analysts have warned for months that could trigger a snap election»


Bloomberg. 2019-04-05. Don’t Be Fooled by the Salvini Show, This Populist Has a Plan

Governing Italy with Five Star suits Salvini just fine and he’s aiming to keep the coalition alive for as long as he can.

*

Five days after threatening to pull the plug on Italy’s government, Deputy Prime Minister Matteo Salvini summoned his lieutenants to party headquarters on the edge of Milan.

With polls showing that voters would swing behind his anti-immigrant League if the administration collapsed, officials were pressuring Salvini to end his frustrating co-existence with the anti-establishment Five Star Movement. Heading into that meeting last month they thought his patience might be wearing thin.

They should have known better. This government will keep going, he told the group, according to two people who were present.

Watch him on the campaign trail – shaking hands, embracing supporters, chatting, posing for selfies – and it’s easy to be taken in by the spontaneous homespun Salvini persona. On Twitter, his 1 million followers can share everything from his latest pasta dinner to the frustrations of Valentine’s Day after breaking up with his girlfriend.

In private though, he is cautious and strategic, says one junior minister who’s worked alongside Salvini for some 20 years. A snap election might be tempting for the party, but  Salvini is playing the long game.

He is already in the box seat in the government and voters have so far blamed Five Star’s Luigi di Maio for most thing that go wrong. The League needs more time to build up support in the south and if it ditched Five Star now, it might end up reliant on former Prime Minister Silvio Berlusconi for a majority. The last thing Salvini wants is to wind up associated with such an establishment figure.

That’s the vision. The next few weeks may test his resolve. 

Since forging an unlikely coalition with Di Maio in June last year, the 46-year-old firebrand has become the dominant force in Italian politics and the leading light among a new generation of nationalists from across the European Union who’ll meet in Milan on Monday. They’ve targeted May’s EU parliamentary elections as a chance to tear up the bloc’s debt rules, get a grip on the European Central Bank and start a rapprochement with Russia.

This account of how Salvini turned a moribund group into a new force in Europe is based on interviews with half a dozen senior government officials and party operatives over the past several weeks. They asked not to be named discussing private conversations and confidential meetings.

It’s not so much Salvini’s electoral prospects that make the EU establishment nervous – his nationalist alliance is projected to win less than a tenth of the seats in the next parliament. What sets him apart is his political chops.

Since he burst onto the scene a year ago, Salvini has hijacked an EU summit he didn’t even attend, faced off with the European Commission on the budget and consistently got under the skin of French President Emmanuel Macron. And whatever he does, his popularity in Italy continues to climb.

Salvini has been living and breathing politics since his teenage years. He started out as a communist, but at the age of 17 he joined the Northern League, a right-wing group that aimed to see the industrial heartlands around cities like Milan, Turin and Venice cut loose from Italy’s poorer south.

Many of those who now occupy senior party positions have been scrapping and pulling stunts for 20 years or more alongside the man they call ‘The Captain.’ Every summer many attend the party’s tradition gathering near the Italian Alps, where the diehards dress up as medieval knights to celebrate a 12th century alliance against the Holy Roman Emperor.

Salvini took over as leader of the Northern League at the end of 2013 with the party in disarray after slipping to 4 percent in that February’s election. Founder Umberto Bossi had resigned over a corruption scandal the previous year and his successors had struggled to steady the ship.

One of Salvini’s first moves was to ditch the party’s separatist tradition with a push to boost support in central and southern Italy – voters he’d previously insulted. For the March 2018 general election, he dropped the word “Northern” and rebranded his party as simply “The League.”

That proved a breakthrough moment for Salvini. The party jumped to 17 percent of the vote, displacing Berlusconi’s more moderate Forza Italia as the dominant force on the Italian right. And Salvini’s grip on the party was assured.

Sealing the alliance with Five Star meant disregarding the advice of several longtime advisers and jettisoning Berlusconi, for whom the Northern League had been a junior partner in four governments. But the turnaround in the party’s fortunes means no one in the League challenges Salvini.

“When Salvini took over, we were a dying party. So whatever he says is fine by us,” said Riccardo Molinari, who heads League lawmakers in the lower house.

“Whatever he says is fine by us”

Since then, his star has kept on rising.

The League trailed Five Star by 15 percentage points in last year’s general election. The latest polls show it leading by 10 points and on track to win a national election for the first time in May. Salvini has also won a string of regional elections in the center and the south as support for Five Star has crumbled.

The parties’ diverging fortunes are exacerbating the tensions in a coalition that was built across a tectonic faultline: The League’s base is in the wealthy north, Five Star’s in the depressed south. The League pushes tax cuts, Five Star welfare benefits.

Executives from the north remonstrated last month with one of Salvini’s advisers over a decree hurting their business. The adviser blamed Five Star.

League officials are sick of constant infighting and half of the party’s lawmakers in the lower house want to end the coalition, according to a senior member of parliament. And they expect the rough and tumble of an EU election campaign to make matters worse. Molinari this week said the party may seek to rewrite the terms of the coalition agreement if the EU vote confirms they have become the country’s biggest force.

Analysts have warned for months that could trigger a snap election. If the coalition gets past that hurdle, tensions could surface in the fall as the government will have to draw up a new budget at a time the cratering economy leaves it little room for maneuver, an adviser to Prime Minister Giuseppe Conte said.

Salvini is urging patience.

“The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star”

At a closed-door meeting with some 180 parliamentarians at the lower house in February, Salvini called on his troops to stay calm and guard against overconfidence. He told them that the current coalition is the only one that’s possible at the moment, seeking to damp down the clamor for a snap election.

The League needs to have the same hunger this May as it did five years ago when its fortunes were at a low ebb, he said according to an official present.

Even with its recent surge in support, the League probably still couldn’t govern without Berlusconi and Salvini is wary of getting entangled with an unpredictable ally he sees as part of the discredited old guard. Instead, he’s targeting a new alliance with the far-right Brothers of Italy and potentially future defectors from Berlusconi’s group. But he needs the coalition with Five Star to hold up long enough for that new formation to build up its support.

“The longer Salvini holds out, the more he can steal voters from Five Star and from Berlusconi, and build up his support in the south,” said Roberto D’Alimonte, a political science professor at Rome’s Luiss University.

But Salvini’s resolve is being tested. In the weeks that followed the February pep talk, Di Maio doubled down on his opposition to a 9 billion-euro ($10 billion) Alpine rail project. Salvini and his industrial allies are backing the project which the government has already sunk some 2 billion euros into. Salvini threatened on March 7 that he could force the government to collapse “if there are too many noes.”

The following Monday some 40 League officials trailed into the former canteen that serves as a meeting room at the party’s Milan headquarters. They took their seats behind a row of desks – like schoolboys one of them joked later.

Things are tense, so don’t provoke Five Star, Salvini told them. Don’t attack the party or its ministers, he said. The League must not act like supermen.

The time will come when Salvini has to take another gamble. But the odds are shifting in his favor at the moment, and he aims to put it off as long as possible. 

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-15.

2019-04-15__Banca Italia __001


Banca di Italia ha rilasciato il Report

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – febbraio 2019

*

A fine dicembre 2017 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,269.010 miliardi, mentre a fine 2018 era 2,321.857 miliardi.

A fine febbraio 2019 era ulteriormente salito a 2,363.685 miliardi.

Banca di Italia ha ritenuto opportuno non commentare queste tabelle.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia e Lavoro. Sondaggio Demopolis.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-14.

Demopolis ha rilasciato i risultati del un sondaggio:

Gli italiani ed il mondo del lavoro.


2019-04-10__Italia__Lavoro__001


2019-04-10__Italia__Lavoro__002


2019-04-10__Italia__Lavoro__004


 


2019-04-10__Italia__Lavoro__005


Il primo elemento è la diffusa percezione di un futuro significativamente peggiore dell’oggi. Solo un 15% prevedrebbe un futuro migliore.

La percentuale degli intervistati che ritiene che il lavoro nel pubblico sia preferibile a quello nel privato è in discesa rispetto gli anni passati, ma si attesta su di un ragguardevole 46%.

Se il giudizio sul reddito di cittadinanza è negativo, 53%, si evidenzia una netta spaccatura dell’Italia: 30% di favorvoli al nord e 51% favorevoli al sud.

Sul salario minimo si registra invece una sostanziale approvazione a grande maggioranza.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-14.

Gufo_013__

Nelle elezioni amministrative del 2014 il partito democratico aveva ottenuto ottimi risultati.

Se sicuramente il confronto delle percentuali di voti ottenuti ha il suo contenuto informativo, questo dato risulterebbe di ben difficile interpretazione per il fiorire di numerose liste civiche difficilmente etichettabili. La componente principale sembrerebbe da ascriversi alla personalità dei candidati. In ogni caso, un campione di diciassette milioni di Elettori sarà pur sempre significativo.

Un parametro che potrebbe essere più espressivo potrebbe essere il conteggio dei sindaci e delle relative giunte, classificate per l’appartenenza dichiarata ad una certa quale area politica. Non sarà il parametro ideale, ma avrebbe la caratteristica di poter essere facilmente enumerabile.

Tenendo conto che al momento attuale il partito democratico è quotato nei sondaggi attorno al 20% e che l’area di sinistra è valutata dai venticinque al trentacinque per cento, ci si attenderebbe che l’area di sinistra possa aggiudicarsi grosso modo un terzo dei sindaci e delle giunte da rieleggere.

Di interesse sarà anche la valutazione delle differenze che correranno tra i risultati delle amministrative e quelli delle elezioni europee. Anche in questo caso, comparazione da prendersi con molto buon senso.

*


Adnk. 2019-04-08. Le sfide dei Dem

Dopo il boom alle amministrative del 2014, per il Pd il 26 maggio si prospetta un partita difficile. Riconfermare le tante amministrazioni di centrosinistra tra i circa 4000 comuni al voto. Tra le grandi città in ballo c’è Firenze con Dario Nardella, renziano della prima ora, sindaco uscente che dovrà vedersela con Ubaldo Bocci, candidato del centrodestra, scontando anche una divisione a sinistra che presenta un proprio candidato: Antonella Bundu.

Anche Antonio De Caro a Bari gioca per il bis. Un sondaggio Swg del 3 aprila dava il sindaco dem tra il 49 e il 53%, Pasquale Di Rella candidato del centrodestra al 28-32, Elisabetta Pani di M5S tra il 14 e il 18%.

Oltre Firenze e Bari ci sono altri 4 capoluoghi di regioni al voto: Cagliari (dove però si voterà a giugno), Perugia, Potenza e Campobasso. A Perugia il centrosinistra potrebbe tentare il colpaccio riprendendo la città al centrodestra: qui si ricandida l’uscente Andrea Romizi di Fi e sostenuto dalla Lega. A sfidarlo il giornalista Rai, Giuliano Giubilei.

A Potenza invece il Pd non ha ancora un candidato ma potrebbe sfruttare la possibile divisione che si va profilando nel centrodestra dove è in campo Mario Guarante della Lega ma non è escluso di ricandidi il sindaco uscente Dario De Luca di Fdi. A Campobasso non è ancora certo se il centrosinistra ricandiderà o meno il sindaco uscente, Antonio Battista, per sfidare Roberto Gravina dei 5 Stelle e Alberto Tramontano, consigliere comunale della Lega.

Poi ci sono 27 comuni capoluogo di provincia. Ad Ascoli Piceno Pd, Art. 1 e Partito Socialista hanno candidato il giornalista Pietro Frenquellucci contro Marco Fioravanti di Fdi sebbene ci sia ancora una discussione aperta nel centrodestra, finora al governo della città con Guido Castelli. C’è poi Avellino dove l’alleanza di centrosinistra si è chiusa ma ancora non si è individuato il candidato.

A Bergamo sfida dai contorni nazionali per la notorietà dei due sfidanti: l’uscente Giorgio Gori per il centrosinistra vs Giacomo Stucchi della Lega, presidente del Copasir nella scorsa legislatura. A Biella il Pd ci riprova con il sindaco uscente Marco Cavicchioli che sfiderà Claudio Corradino della Lega per il centrodestra e in pista c’è anche l’ex sindaco Dino Gentile alla guida di liste civiche. A Caltanissetta si voterà il 28 aprile Salvatore Messana, già sindaco dal 1999 al 2009, è il candidato del centrosinistra, ma il Pd ha rinunciato al simbolo. In campo anche Michele Giarratana che raccoglie il centrodestra mentre la Lega va sola con Oscer Aiello. Il Movimento 5 stelle schiera Roberto Gambino.

A Cremona il centrosinistra dovrebbe ricandidare l’uscente Gianluca Galimberti e per il centrodestra dovrebbe correre Carlo Malvezzi. A Ferrara l’uscente Tiziano Tagliani non si ricandida e il centrosinistra schiera Aldo Modonesi, attuale assessore, contro Alan Fabbri, consigliere regionale della Lega. A Foggia corre il sindaco uscente Franco Landella di Forza Italia e il centrosinistra va con Pippo Cavaliere.

A Forlì, il centrosinistra candida Giorgio Calderoni, 69 anni, magistrato e professore a Bologna di diritto amministrativo al posto dell’uscente Davide Dei. Per il centrodestra c’è Gian Luca Zattini, medico chirurgo e sindaco di Meldola 63 anni. Per il M5S c’è Daniele Vergini. A Lecce Saverio Congedo di Fdi ha vinto le primarie del centrodestra. Per il centrosinistra si ricandida Carlo Salvemini ma non tutto il centrosinistra sta con il sindaco uscente: la sinistra candida Mario Fiorella.

A Livorno tenterà di bissare il successo di Filippo Nogarin la sua vicesindaco, Stella Sorgente, dei 5 Stelle. Il centrodestra corre con Andrea Romiti e il centrosinistra con Luca Salvetti, giornalista di Granducato Tv. A Modena è in pista il sindaco uscente Gian Carlo Muzzarelli che sarà sfidato da Stefano Prampolini, commercialista di 62 anni scelto dalla Lega. A Pavia c’è un po’ di caos nel centrosinistra: dopo aver strappato la guida di Pavia al centrodestra nel 2014, il sindaco Massimo Depaoli saputo che non sarebbe stato ricandidato dal Pd, si è dimesso e si candida in una lista civica mentre il Pd schiera Ilaria Cristiani. Il centrodestra corre con il leghista Fabrizio Fracassi.

Si ricandida Matteo Ricci a Pesaro. A sfidarlo Francesca Frenquellucci di M5S e Nicola Baiocchi di Fdi. A Pescara il Pd non ha ancora un nome dopo che il sindaco Marco Alessandrini ha deciso di non ricandidarsi. Il centrodestra schiera Carlo Masci di Forza Italia. A Prato cerca il bis Matteo Biffoni del Pd contro Daniele Spada del centrodestra. Idem Luca Vecchi a Reggio Emilia che vede insidiato il secondo mandato da Roberto Salati, candidato del centrodestra a trazione leghista, 52 anni, nessuna esperienza in politica e di mestiere fotografo di moda.

A Rovigo il centrosinistra ha candidato il docente universitario Edoardo Gaffeo. Mentre a destra c’è grande fermento dopo la caduta di Massimo Bergamin, l’ex sindaco della Lega sfiduciato proprio per mano di sei suoi consiglieri che poi sono stati espulsi dal Carroccio. A Sassari candidature ancora in divenire ma si voterà a giugno e non il 26 maggio. A Verbania l’attuale sindaca di centrosinistra Silvia Marchionini , dopo il successo del 2014, ha annunciato che correrà per un secondo mandato. A guidare il centrodestra sarà Giandomenico Albertella, attuale sindaco di Cannobio.

A Vercelli si ricandida l’uscente Maura Forte. Il centrodestra si è compattato sull’ex sindaco Andrea Corsaro che ha già amministrato Vercelli dal 2004 al 2014. A Vibo Valentia, caduta l’amministrazione di centrodestra guidata da Elio Costa, il centrodestra ha scelto di puntare sull’ex assessore alle attività Produttive Maria Limardo. Altro candidato ufficiale è Stefano Luciano, con l’avvocato che ha riunito una coalizione civica abbastanza trasversale, con al centro la sua Vibo Unica, che ha trovato poi l’appoggio anche del Partito Democratico. L’architetto Domenico Santoro in campo per M5S.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Unione Europea

Italia. Il fisco sui salari è il maggiore del mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-13.

Matsys Jan. (Belgio 1509-1575). Esattore delle Tasse. 1539

Essere il malato con il maggior numero di malattie a questo mondo è ben triste primato.

Ma anche il pagare il 47.7% di tasse non scherza mica: sotto le tasse si muore.

«Aumenta il peso del fisco sui salari in Italia»

*

«è il terzo prelievo più alto tra i 36 Paesi avanzati, superato solo dal Belgio (52,7%) e dalla Germania (49,5%) e davanti anche a quello francese (47,6%), a fronte di una media Ocse del 36,1%»

*

«Paesi con il prelievo più basso in assoluto sono il Cile (7%), seguito da Nuova Zelanda (18,4%) e Messico (19,7%) nel caso del lavoratore single e la Nuova Zelanda (1,9%), davanti a Cile (7%) e Svizzera (9,8%) per la famiglia monoreddito con due figli»

*

«Il cuneo fiscale nella Penisola si compone da un 16,7% di imposta sui redditi, 7,2% di contributi a carico del lavoratore e di un 24% di contributi a carico del datore di lavoro»

*

«Espresso in valuta locale, il salario lordo per il lavoratore medio in Italia nel 2018 risulta di 31.300 euro, in progresso dello 0,4% in termini reali»

*

«Per i salari mediani il tasso di imposizione netto medio in Italia risulta del 25% e il cuneo fiscale medio è del 43,3%,»

* * * * * * * *

Questi dati si commentano da soli.

Ci poniamo soltanto una domanda.

I benefici che i Cittadini Contribuenti traggono dallo stato valgono il 47.7% del proprio salario?


Sole 24 Ore. 2019-04-11. Ocse: Italia al top per fisco su salari. Famiglie monoreddito le più «tartassate»

Aumenta il peso del fisco sui salari in Italia, in controcorrente rispetto alla media del mondo industrializzato. Nel 2018 nella Penisola, l’insieme di tasse sul reddito e di contributi sociali è salito di 0,2 punti al 47,9% per il lavoratore medio single. Come indica l’Ocse nel rapporto “Taxing Wages”, è il terzo prelievo più alto tra i 36 Paesi avanzati, superato solo dal Belgio (52,7%) e dalla Germania (49,5%) e davanti anche a quello francese (47,6%), a fronte di una media Ocse del 36,1%, in calo di 0,16 punti. Va ancora peggio, in termini relativi, per le famiglie monoreddito con due bambini: il cuneo fiscale in Italia, pari al 39,1%, è il secondo più alto dell’Ocse, superato solo da quello della Francia (39,4%), decisamente sopra la media dei Paesi industrializzati che è del 26,6%.

I prelievi più bassi in Cile, Nuova Zelanda e Messico

I Paesi con il prelievo più basso in assoluto sono il Cile (7%), seguito da Nuova Zelanda (18,4%) e Messico (19,7%) nel caso del lavoratore single e la Nuova Zelanda (1,9%), davanti a Cile (7%) e Svizzera (9,8%) per la famiglia monoreddito con due figli. In Italia l’incremento di 0,2 punti del cuneo del lavoratore single nel 2018 rispetto al 47,7% del 2017 è imputabile per intero all’incremento dell’imposta sui redditi, mentre non ha avuto variazioni l’incidenza dei contributi sociali.

Il cuneo fiscale nella Penisola si compone da un 16,7% di imposta sui redditi, 7,2% di contributi a carico del lavoratore e di un 24% di contributi a carico del datore di lavoro. Quest’ultima è la quarta percentuale più alta dell’Ocse, alle spalle di Francia (26,5%), Repubblica Ceca (25,4%) ed Estonia (25,3%). Il costo totale del lavoro in Italia risulta pari a 59.600 dollari a parità di potere d’acquisto, il 18esimo sui 36 Paesi Ocse dove la media è di 53.800 dollari, superiore a quello degli Usa (59.500 dollari), ma di gran lunga inferiore a quello della Svizzera, prima con 82.200 dollari, davanti alla Germania (80.300 dlr) e al Belgio (79.300). La Francia è ottava con 70.100 dollari, davanti a Svezia e Irlanda e il Regno Unito (cuneo fiscale al 30,9%) 13esimo con 63.300 dollari. Ultimo il Messico con 14.600 dollari.

Il salario medio italiano è il 19esimo nell’Ocse

Tornando all’Italia, in base al rapporto dell’Ocse, il salario lordo, cioè quello che si vede in busta paga (e non include in questo caso i contributi pagati dal datore di lavoro), per un lavoratore single è in media di 45.300 dollari, il 19esimo nell’Ocse, inferiore a tutti i maggiori Paesi dell’area industrializzata, escluso il Canada (42.700 dlr) e sotto la media Ocse, pari a 46.100 dollari. Prima è ancora la Svizzera con 77.370 dollari, davanti al Lussemburgo (68.700) e alla Germania (67.300). Il Regno Unito è 57mila dollari, la Francia a 51.500. Sul salario lordo medio italiano pesa un prelievo complessivo del 31,4% (21,9% imposta sui redditi e 9,5% contributi sociali), il settimo più alto dell’Ocse, contro una media del 25,5%. Questo vuol dire che il salario netto effettivamente incassato dal lavoratore single italiano è pari al 68,6% del lordo contro una media Ocse del 74,5%. Nel caso della famiglia monoreddito con due figli, il cuneo fiscale nel 2018 è aumentato di 0,53 punti rispetto al 2017. Gli assegni famigliari ed altre agevolazioni riducono il cuneo della famiglia di 8,8 punti rispetto al single, meno della media Ocse che è di 9,5 punti. Il prelievo complessivo sul salario lordo (tasse più contributi a carico del lavoratore), includendo però i benefit legati ai figli, per la famiglia monoreddito è pari al 19,9%, il nono più alto dell’Ocse contro una media del 14,2%. Se in famiglia gli stipendi sono due, il cuneo fiscale in Italia è del 41,7%, il quarto più alto dell’Ocse (contro una media del 30,8%), con un aumento di 0,32 punti sul 2017, legato per 0,26 punti a un incremento dell’imposta sul reddito e per 0,06 punti a minori benefici cash. I guadagni salariali lordi della famiglia con 2 stipendi e due figli, in questo caso per l’Italia sono pari a 75.600 dollari (sempre al 19esimo posto Ocse) e in coda ai big, contro una media di 77.200 dollari. Il prelievo è del 23,3%, (imposta sui redditi 15,4% più contributi sociali 9,5%, meno 1,6% benefici cash), sopra la media Ocse che è del 19,3%. Espresso in valuta locale, il salario lordo per il lavoratore medio in Italia nel 2018 risulta di 31.300 euro, in progresso dello 0,4% in termini reali, a fronte tuttavia di un aumento dell’imposta sui redditi dello 0,8%. Se si considera, invece, il salario lordo mediano, cioè il valore centrale della distribuzione salariale che non è influenzato dai livelli più elevati, in Italia nel 2017 era di 36.400 dollari, inferiore di quasi 8.000 al salario medio e fornisce quindi un indizio sulle disparità di reddito. Il gap è infatti maggiore dove le disparità sono più ampie, in questo caso si tratta degli Usa (divario di 15mila dollari) e del Lussemburgo (16mila dollari). Per i salari mediani il tasso di imposizione netto medio in Italia risulta del 25% e il cuneo fiscale medio è del 43,3%, il sesto più alto dell’Ocse, contro una media del 34,3%. Andando a ritroso, tra il 2000, quando era del 47,1%, e il 2018 il cuneo fiscale per un lavoratore single medio in Italia è aumentato di 0,8 punti percentuali, mentre in media nell’Ocse si è verificata una riduzione di 1,3 punti, dal 37,4% al 36,1%. In particolare dal 2009, il cuneo è aumentato di 1,1 punti, quasi il doppio rispetto alla media Ocse che è stata di +0,6 punti.

Pubblicato in: Unione Europea

Elezioni Europee. Le prime candidature.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-12.

EP-051364A_Tajani_Brexit

Un partito politico è un’organizzazione molto complessa.

Sicuramente i leader svolgono una funzione della massima importanza e visibilità, altrettanto sicuramente servono persone idonee a rivestire ruoli pubblici – dai deputati e senatori fino ai consiglieri comunali – ma sussiste anche tutto un sottogoverno, che va dalle cariche nei consigli di amministrazione fino a quanti siano in grado di di svolgere consulenze allo stato dell’arte.

Un partito a livello nazionale coagula circa trentamila di queste figure.

La capacità di scegliere le persone idonee è uno dei più evidenti segni della capacità. di un leader, così come quella di saper richiamare competenze.

Il profilo dei deputati al parlamento europeo è complesso.

Il candidato ideale parla fluentemente più lingue, è pratico di diritto internazionale ed europeo, ha solide basi economiche e finanziarie, è addentro ai problemi dell’industria, è un esperto nel proprio settore lavorativo.

Ma la dote maggiore è la fedeltà al partito che lo esprime e lo spirito di disciplina.

Come si constata, sono ben poche le persone che soddisfano queste esigenze.

Il parametro della ‘onestà’ è sicuramente importante, ma molto spesso, troppo spesso, si rivelano essere onesti quelli che non siano riusciti a farsi la vigna.

Questa categoria di candidati diventa una iattura se fossero eletti. Precipitati in quel covo di squali dai denti affilati che siedono nel parlamento europeo sarebbero raggirati in meno di un battibaleno. Farebbero di tutto tranne che gli interessi del proprio partito e della nazione di provenienza: altro non sarebbero che un gregge al servizio delle lobby,felici di non dover nemmeno arrancare un baiocco per corromperli.

*

Non sono considerazioni ciniche: si prende solo atto della natura degli esseri umani.

Alla fine, i partiti di provenienza saranno rappresentati dagli eletti.

* * * * * * *


Adnk. 2019-04-09. Europee, la carica dei candidati

New entry e vecchi nomi, ma anche donne e leader di peso. Entra nel vivo la corsa verso le elezioni europee del 26 maggio e i partiti iniziano a scoprire le carte. Dal M5S al Pd – che schiera tra i pezzi da 90 Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia – passando per Forza Italia e Lega, sono tanti i nomi che si contenderanno un posto in Europa.

M5S – A partire dal Movimento 5 Stelle, che come annunciato da Luigi Di Maio, schiererà 5 capilista donne scegliendole tra le “eccellenze nel mondo della scienza, dell’università e dell’imprenditoria”. Questi 5 profili, selezionati dal capo politico, saranno sottoposti al voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau per la conferma. Il terzo turno delle europarlamentarie dovrà in buona sostanza stabilire la posizione in lista dei 76 candidati che hanno passato la seconda votazione online.

Fanno parte di questi, tutti e undici gli europarlamentari uscenti: il record di preferenze (oltre 4mila voti) è del vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, classificatosi davanti al sindaco di Livorno Filippo Nogarin nella circoscrizione Italia Centrale. Eleonora Evi ha ottenuto il più alto numero di preferenze nel Nord Ovest, Laura Ferrara è prima per numero di voti al Sud, mentre Ignazio Corrao è risultato il più votato nelle Isole.

Viviana Dal Cin – prima tra i non eletti nella sua circoscrizione alle politiche – è in cima alla lista del Nord Est per numero di voti ottenuti. Per quanto riguarda le Isole, figurano nella squadra dei candidati, tra gli altri, anche l’ex Iena Dino Giarrusso, la siracusana Flavia Di Pietro – ex collaboratrice parlamentare -, e l’avvocato cassazionista catanese Matilde Montaudo. Ma ci sono anche: Donato Forcillo (nato a Sassari ma vive a Roma, dove si occupo di Energy Management e Blockchain per una società internazionale operante nel settore dell’energia), Antonio Brunetto, Antonella Corrado e Anna Sulis.

Tra i candidati in lizza per la circoscrizione Italia Meridionale troviamo gli europarlamentari uscenti Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi e Rosa D’Amato. Spiccano nella circoscrizione Italia Centrale i profili di altri due eurodeputati, Dario Tamburrano e Laura Agea, e di Tiziana Alterio (giornalista professionista con un passato lavorativo in Rai e Mediaset).

Fa parte della compagine dei candidati nel Nord Est anche Nadia Piseddu – già candidata nel 2017 alla consultazione su Rousseau per la scelta del candidato premier, vinta da Di Maio -, mentre nel Nord Ovest correranno, tra gli altri profili, l’avvocato e consigliere uscente a Ventimiglia Silvia Malivindi e l’ex consigliere regionale lombardo Eugenio Casalino.

LEGA – La scadenza per le candidature si avvicina anche per le liste della Lega, che è ancora “in alto mare”. A via Bellerio si chiuderà solo al fotofinish, dopo aver ‘scremato’ le tante candidature al vaglio. Tra i pochi nomi che sono quasi certi di spuntarla, per ora, si fanno quello del prof euroscettico, Antonio Maria Rinaldi, volto noto televisivo e quello della ex Fi Silvia Sardone. Mentre, tra gli interni del partito, ci saranno i big salviniani Alessandro Panza, responsabile organizzativo del Carroccio, Marco Zanni, neo-responsabile Esteri e Paolo Borchia, coordinatore federale di ‘Lega nel Mondo’.

Gira con insistenza anche il nome di un’ex parlamentare di peso come Anna Cinzia Bonfrisco, in passato in Forza Italia e poi con i conservatori di Fitto. Confermato, ovviamente, Salvini che sarà capolista in tutte le circoscrizioni. Dicono che a Via Bellerio non si erano mai visti tanti curricula in formato europeo. Perché alla Lega il voto per Bruxelles, finora, non aveva acceso i cuori del Carroccio, più interessati ai confini padani che non a quelli europei. Ma vuoi perché Salvini ci tiene, vuoi per la svolta del partito nazionale e di governo, il Capitano ha centinaia di nomi sul tavolo da valutare. “Solo settanta le candidature arrivate dalla Lombardia”, rivelano fonti ben informate. Con Salvini la ‘selezione’ la fanno Giancarlo Giorgetti, suo braccio destro e il ministro Lorenzo Fontana, già a Bruxelles per anni, dove conosce tutti. In totale saranno 73 i parlamentari italiani a Bruxelles. La Lega, nelle cinque circoscrizioni elettorali metterà in lista per il nordovest 20-22 nomi, mentre a nordest come nell’Italia centrale saranno tra i 14 e i 16, mentre nel meridione 16-18 e nelle isole, infine, 8-9.

Ma da ogni regione sono tanti i candidati prescelti. Solo dalla Campania sono un ventina i nomi da presentare a Salvini, a quanto si apprende equamente ripartiti tra tesserati della Lega (“ma prima delle scorse politiche”, assicura un deputato leghista del sud), imprenditori e società civile. Idem per la Calabria. E per la Puglia, regione in cui si fa il nome di Andrea Caroppo, segretario regionale della Lega-Salvini Premier. Nella circoscrizione nordovest in pole l’imprenditrice Gianna Gancia, ex presidente della provincia di Cuneo e Isabella Tovaglieri, vicesindaco di Busto Arsizio. In Sicilia almeno uno tra Igor Gelarda e Fabio Cantarella, plenipotenziari del Carroccio, potrebbero entrare il lista. Nell’isola dovrebbero trovare posto tante donne, a partire dalla messinese Daniela Bruno. Praticamente certo che gli attuali europarlamentari della Lega saranno di nuovo in corsa per il seggio di Bruxelles. Per Angelo Ciocca, Danilo Lancini, Mara Bizzotto, Giancarlo Scottà e Mario Borghezio si va verso la riconferma in lista. Ma, ad oggi, nessuna comunicazione ufficiale è ancora arrivata a nessuno di loro “perché si vuole fare una valutazione complessiva e non si escludono sorprese dell’ultima ora”.

PD – Anche al Nazareno sono ore frenetiche per comporre il puzzle delle liste alle europee. Nicola Zingaretti stringe e già giovedì, a quanto si apprende, ci sarà la Direzione Pd per votare i candidati per il 26 maggio. Il capolista al Sud sarà l’ex-procuratore antimafia, Franco Roberti, che andrà ad affiancare Giuliano Pisapia al Nord Ovest, Carlo Calenda al Nord Est, Simona Bonafè al Centro e Caterina Chinnici nelle Isole. Liberal come Calenda, la sinistra di Pisapia, la renziana della prima ora Bonafè, il magistrato e testimonial con don Luigi Ciotti di diverse iniziative contro la mafia. Vanno componendosi le liste ‘aperte’ di Zingaretti. Oltre alla società civile con il Pd ci sono Siamo Europei, i cattolici di Demos, i socialisti di Nencini e anche Mdp con cui è ancora aperto il confronto sui nomi di candidati.

Molti sono gli europarlamentari uscenti che tentano il bis pur giocando in condizioni meno favorevoli del boom con Matteo Renzi. Se il Pd dovesse ottenere attorno al 20% porterebbe a Strasburgo circa 18 deputati contro i 31 del 2014. Hanno fatto sapere che non intendono ricandidarsi Goffredo Bettini, Silvia Costa, Paolo De Castro. In forse Alessia Mosca, Elena Gentile, Enrico Gasbarra.

FORZA ITALIA – Silvio Berlusconi a Bruxelles ci vuole andare per restare. Lo ha detto a più riprese che, forte della rete di contatti a livello internazionale, vuole lavorare attivamente per una politica estera e di difesa comune, per una “sovranità europea” rispetto ai giganti mondiali, Cina in primis. In questo senso, la candidatura del fondatore di Fi in tutte le circoscrizioni -tranne quella di Centro, riservata ad Antonio Tajani– darebbe il senso di una scommessa a tutto tondo oltreché della rivincita dopo gli anni dell’esclusione per via della legge Severino.

Al di là dei proclami, però, ci sono anche le candidature di coloro che lo accompagneranno in questa ‘mission’. A metà della settimana prossima scade il termine per la presentazione dei candidati. Di sicuro c’è che i dieci eurodeputati uscenti saranno tutti confermati in lista: Salvatore Cicu, Alberto Cirio, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Innocenzo Leontini, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Aldo Patriciello, Massimiliano Salini e, appunto, Antonio Tajani capolista al Centro.

Ma i già eletti non saranno gli unici chiamati, ovviamente. E in lista troverà posto adeguato Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, che correrà probabilmente nella circoscrizione Sud, dove si fa il nome di un’altra vecchia conoscenza della politica e di Forza Italia, l’ex ministro e presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Intanto, domenica, proprio a Bruxelles, alle 18 e 30 in Rue Royale, Tajani con l’intera delegazione azzurra all’Europarlamento presenterà “L’Italia e l’Europa che vogliamo”, con il programma elettorale in vista del voto del 26 maggio.