Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. Oct21. Prezzi alla produzione dell’industria, PPI, +20.4% anno su anno. – Istat.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-12-02.

2021-12-01__ Istat 001

                         In sintesi.

– A ottobre 2021 i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 20,4% su base annua

– Sul mercato interno i prezzi aumentano del 25,3% su base annua

– coke e prodotti petroliferi raffinati (+47,9% mercato interno, +10,2% area euro,+71,0% area non euro)

– metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+21,9% mercato interno, +34,3% area euro, +25,3% area non euro)

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I costi alla produzione dell’industria per l’energia sono cresciuti del 70.8% anno su anno, trascinandosi dietro tutti gli altri settori.

Questo settore è sottoposto ad una severa tassazione, volta a finanziare le attività verdi.

L’Italia è in piena stagflazione, ma senza energia a prezzi accettabili e concorrenziali la situazione non può fare altro che peggiorare.

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Istat. Prezzi alla produzione dell’industria, delle costruzioni e dei servizi – Ottobre 2021

A ottobre 2021 i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 7,1% su base mensile e del 20,4% su base annua.

Sul mercato interno i prezzi aumentano del 9,4% rispetto a settembre e del 25,3% su base annua. Al netto del comparto energetico, la crescita dei prezzi si riduce a +0,5% in termini congiunturali e a +8,2% in termini tendenziali.

Sul mercato estero i prezzi aumentano su base mensile dello 0,8% in entrambe le aree, euro e non euro, e registrano un incremento su base annua dell’8,3% (+8,9% area euro, +7,8% area non euro).

Nel trimestre agosto-ottobre 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 6,5%, con una dinamica decisamente più sostenuta sul mercato interno (+7,9%) rispetto a quello estero (+2,5%).

A ottobre 2021 si rilevano aumenti tendenziali diffusi a quasi tutti i settori del comparto manifatturiero; i più marcati riguardano coke e prodotti petroliferi raffinati (+47,9% mercato interno, +10,2% area euro,+71,0% area non euro) e metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+21,9% mercato interno, +34,3% area euro, +25,3% area non euro). Le uniche flessioni interessano prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici e computer, prodotti di elettronica e ottica (rispettivamente -1,0% e -0,9% nell’area euro).

A ottobre 2021 i prezzi alla produzione delle costruzioni per “Edifici residenziali e non residenziali” crescono dello 0,1% su base mensile e del 4,5% su base annua. I prezzi di “Strade e Ferrovie” aumentano dello 0,2% in termini congiunturali e del 4,5% in termini tendenziali.

Nel terzo trimestre 2021 i prezzi alla produzione dei servizi aumentano dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% su base annua. Gli incrementi tendenziali più elevati interessano i servizi di trasporto marittimo (+35,6%) e aereo (+9,3%); le flessioni tendenziali maggiori riguardano i servizi di telecomunicazione (-4,6%) e i servizi postali e attività di corriere (-1,6%).

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                         Il commento.

A ottobre, la forte crescita dei prezzi alla produzione dell’industria è spinta dai rialzi dei prezzi dei prodotti energetici, particolarmente marcati sul mercato interno, dove si rilevano aumenti eccezionali per energia elettrica e gas. Anche la decisa accelerazione su base annua (+20,4%, da +13,3% di settembre) è in larga misura dovuta alla componente energetica; al netto di quest’ultima, i prezzi alla produzione dell’industria crescono dello 0,5% su base mensile e del 7,9% su base annua. I prezzi alla produzione delle costruzioni, segnano rialzi congiunturali contenuti; su base tendenziale, la loro crescita rallenta sia per gli edifici sia per le strade. Per i servizi, l’aumento congiunturale dei prezzi nel terzo trimestre 2021 è sintesi di incrementi diffusi; i più ampi interessano i servizi di trasporto e attività di supporto.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Ridi ridi che la mamma ha fatto i gnocchi. Prima stangata da 922€ per famiglia.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-21.

Cigno Nero con Pulcino 001

«Ecco le conseguenze per la crescita dell’inflazione»

«Il Codacons lancia l’allarme sulle conseguenze per le tasche degli italiani»

«Volano i costi dei beni energetici, che dal +20,2% di settembre salgono al 24,9%»

«una pesante stangata pari a +922 euro su base annua per la famiglia tipo»

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Mettiamoci subito l’animo in pace.

Questa non sarà una stangata: sarà solo la prima di una lunga serie, che porterà gli italiani alla miseria.

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Arriva una stangata da 922 euro per famiglia.

Ecco le conseguenze per la crescita dell’inflazione. L’Istat: +3% su base annua. Il Codacons lancia l’allarme sulle conseguenze per le tasche degli italiani.

L’inflazione continua a crescere: stando ai dati trasmessi dall’Istat nella relazione di ottobre, si è arrivati fino al +3% su base annua. L’ultima variazione negativa si era registrata nel dicembre del 2020: da quel momento si è verificata una costante risalita, giunta ora a livelli che non si vedevano almeno da settembre 2012, quando si toccò il +3,2%.

Volano i costi dei beni energetici, che dal +20,2% di settembre salgono al 24,9%. Non va meglio al prezzo dei servizi relativi ai trasporti (dal +2,0% si arriva al +2,4%). Al netto degli energetici e degli alimentari freschi, Istat comunica che l’inflazione di fondo s’incrementa dal +1,0% al +1,1%, mentre quella relativa al netto dei soli beni energetici si mantiene stabile al + 1,1%.

L’aumento congiunturale, secondo l’Ente di ricerca, sarebbe dovuto più alla crescita del costo dei beni energetici regolamentati (+17%) che a quella degli energetici non regolamentati (+1,0%) o degli alimentari non lavorati (+0,7%).
Diminuiscono i costi dei servizi relativi ai trasporti (-0,7%) e quelli dei servizi ricreativi, culturali e legati alla cura della persona (-0,3%): ciò, almeno secondo l’Istat, sarebbe dovuto più che altro a fattori stagionali. Si registra, per contro, un lieve incremento su base annua dei prezzi specifici dei beni (dal +3,6% fino al +4,2%), mentre il livello di crescita di quelli dei servizi si mantiene al +1,3%.

La prima conseguenza è l’aumento del costo dei beni alimentari e di quelli per la cura della persona e della casa (da +0,9% a +1,0%), nonché di quello dei prodotti ad alta frequenza di acquisto (da +2.6% a +3,1%).

Il Codacons lancia l’allarme prezzi, segnalando livelli mai toccati da 9 anni a questa parte: ciò si tradurrebbe in «una pesante stangata pari a +922 euro su base annua per la famiglia tipo».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Blocco Europeo. Oct21. Immatricolazioni auto a picco. Default in vista – Acea.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-19.

2021-11-20__ Blocco Europeo Immatricolazioni 001

La Acea, Associazione europea dei costruttori di automobili, ha rilasciato il consueto report mensile sul numero delle immatricolazioni delle automobili nel blocco europeo.

Questo macrodato risulta essere particolarmente attendibile perché è una semplice conta, che non è trattata da algoritmo alcuno. Per questo motivo è un indicatore particolarmente robusto dello stato economico di una nazione.

Si tenga anche presente che il numero delle immatricolazioni corrisponde, grosso modo, al volume della produzione automobilistica.

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Alcuni gli elementi da considerare.

In primo luogo, le immatricolazioni automobili sono crollate in tutti i grandi stati del blocco europeo. La crisi del settore è dunque un fenomeno continentale, di competenza dell’Unione Europea.

In secondo luogo, si osservi la profondità del crollo: dal -24.6% del Regno Unito fino al -35.7% dell’Italia.

In terzo luogo, tranne che per il Regno Unito, Francia, Germania ed Italia registrano peggioramenti di quasi dieci punti percentuali rispetto a quelli del mese precedente.

In quarto luogo, si consideri come questi cali delle immatricolazioni generino contrazioni della produzione, da cui ridimensionamento degli addetti e calo del gettito fiscale.

In quinto luogo, da ultimo ma non certo per ultimo, al di sotto di un certo volume di vendite la produzione automobilistica va in perdita, diventando quindi non sostenibile.

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Mercedes-Benz fa fagotto e si trasferisce in Cina, che chiama ‘nuova Patria’

La situazione attuale è particolarmente severa.

Nella eurozona l’indice dei prezzi alla produzione è stimato essere aumentato del +16.0% anno su anno. E questo costituisce una ulteriore penalizzazione dell’industria automobilistica.

Per la sola Germania, inoltre, l’Indice dei prezzi all’Importazione è salito ad ottobre del +17.7%.

In conclusione, per il settore automobilistico si avvicina rapidamente il momento in cui dovrà uscire dal mercato.

Pubblicato in: Medicina e Biologia

Italia. Covid-19. Ricoveri. Decessi per vaccinati e non vaccinati. Istituto Superiore Sanità.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-16.

2021-11-15__ ISS Tabella 3 001

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il 5 novembre il Report

Epidemia COVID-19. Aggiornamento nazionale. 3 novembre 2021 – ore 12:00. Data pubblicazione: 5 novembre 2021.

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«Nota di lettura: Questo bollettino è prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e riporta i dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus SARS-CoV-2 riportati sul territorio nazionale e coordinata dall’ISS ai sensi dell’Ordinanza n. 640 del 27 febbraio 2020. Il conteggio dei casi viene effettuato attraverso la somma di tutti i casi di infezione da virus SARS-CoV-2 confermati da uno dei laboratori di riferimento individuati dalle Regioni e Province Autonome tramite positività ai test molecolari e antigenici e segnalati al sistema di Sorveglianza Integrato Covid-19 attraverso una piattaforma web dedicata. Il database nazionale è quindi la somma dei casi presenti nei 21 sistemi informativi regionali/PPAA costruiti ad hoc per la pandemia. I soggetti a cui, per qualsiasi motivo, non viene effettuato il test non vengono conteggiati perché non rispondono alla definizione di caso di Covid-19 riportata nella circolare del Ministero della Salute n.705 dell’8 gennaio 2021. Inoltre, si sottolinea che un test sierologico positivo e il conseguente test molecolare o antigenico negativo attesta una pregressa infezione; questi casi pregressi, se non hanno mai effettuato un test molecolare o antigenico con risultato positivo non rientrano nella casistica dei casi positivi.»

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Questi sono i dati ufficiali rilasciati dall’Istituto Superiore Sanità.

Questa è l’unica fonte ufficiale cui fare riferimento.

Lettura ed interpretazione non dovrebbero lasciare dubbi di sorta.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Inps. Anno 2020. Trattamenti pensionistici e Beneficiari. Spesa 307.7 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-09.

2021-10-29__ Inps 001

L’Inps ha rilasciato il Report Statistiche in breve – Trattamenti pensionistici e Beneficiari PDF 1.07 Mb

Data la estensione del documento riporteremo le principali Tabelle numeriche, al seguito della quali abbiamo messo un sintetico riassunto.

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2021-10-29__ Inps 002

2021-10-29__ Inps 003

2021-10-29__ Inps 004

2021-10-29__ Inps 005

2021-10-29__ Inps 006

2021-10-29__ Inps 007

2021-10-29__ Inps 008

2021-10-29__ Inps 010

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I numeri dell’Inps: spesa a 307,7 miliardi.

16,1 milioni i beneficiari. Importo medio per le donne 27% inferiore rispetto agli uomini.

Roma, 28 ott. (askanews) – Le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti a fine 2020 sono 22.717.120, per un ammontare complessivo annuo di 307.690 milioni di euro distribuito su 16.041.202 beneficiari (+3,8% rispetto al 2019); ognuno di loro percepisce in media 1,4 pensioni, anche di diverso tipo. Lo rileva l’Inps nella sua statistica in breve su Prestazioni pensionistiche e beneficiari al 31 dicembre scorso.

Nonostante le donne rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52%), gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici: l’importo medio dei redditi percepiti dalle donne è infatti inferiore rispetto a quello degli uomini del 27% (16.233 contro 22.351 euro).

Dall’analisi della distribuzione territoriale di pensioni e pensionati si osserva che nelle regioni settentrionali si ha un maggior numero sia di pensioni sia di pensionati (rispettivamente il 47,3% e il 47,8% del totale). Gli importi medi delle pensioni sono più elevati al Nord rispetto al resto dell’Italia (+7,1 punti percentuali rispetto alla media nazionale).

Analizzando la distribuzione dei pensionati per classe di età, di ampiezza quinquennale tra i 65 e i 79 anni, si osserva che la classe più numerosa, sia per i maschi che per le femmine, è quella degli ultraottantenni. La classe dove si riscontra l’importo medio più elevato è, per entrambi i sessi, quella tra 65 e 69 anni.

Dall’analisi delle differenze tra redditi maschili e femminili si osserva che le classi di reddito pensionistico oltre i 1.500 euro mensili sono popolate più da maschi che da femmine; in tali classi i pensionati rappresentano il 56,3% del totale dei maschi, mentre per le pensionate l’analoga quota scende al 34,9%. Il gruppo più numeroso di pensionati è quello dei titolari di pensioni di vecchiaia: essi sono 11.168.031. Tra questi il 27,9% è anche titolare di trattamenti appartenenti ad altri tipi. I pensionati titolari di invalidità previdenziale sono circa 1 milione; poco meno della metà (il 49,6%) cumula pensioni di tipo diverso da quelle di invalidità previdenziale.

I titolari di pensioni ai superstiti sono 4.305.860; circa un terzo (il 32,6%) percepisce solo pensioni ai superstiti, mentre il restante 67,4% percepisce anche pensioni di altro tipo.

I beneficiari di prestazioni di tipo assistenziale sono circa 3,6 milioni; il 50,7% è titolare anche di prestazioni diverse da quelle assistenziali. Sono principalmente i beneficiari di indennità di accompagnamento che percepiscono anche pensioni di tipo previdenziale.

I titolari di rendite di tipo indennitario infine sono 668.801 di cui la grande maggioranza (il 72,4%) cumula tale prestazione con altri tipi di prestazione previdenziale e/o assistenziale.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo

Italia. Oct21. Ingrosso. Grano duro a 783.2 € per tonnellata, +92.1% anno su anno. Un mese fa +74%.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-08.

2021-11-08__ Cereali - Prezzi medi all'ingrosso 001

Questi aumenti alla produzione, ai mulini che producono farina, si riverbereranno immancabilmente sui prezzi praticati dai negozi al dettaglio, moltiplicati per un fattore vario tra tre e cinque volte, a seconda delle zone servite.

Un mese fa l’incremento era stato del +74% anno su anno.

Al banco costeranno almeno quattro volte tanto.

Le massaie se ne accorgeranno.

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Togliamoci immediatamente dalla testa alcune idee davvero bislacche, del tutto illogiche.

Avere da mangiare non è per nulla un ‘diritto fondamentale ed inalienabile’. Tale ‘diritto’ semplicemente non esiste. Se così non fosse, non esisterebbe il problema della fame nel mondo.

Chi voglia mangiare deve comprare il cibo, arrancando i soldi di sua tasca. Il panettiere non regala nulla a nessuno, così come il macellaio e tutti gli altri venditori.

La massaia che va a fare la spesa vive felicemente ignorando cosa siano PPI, CPI, CED e così via, tutti indici che preludono però ad un aumento dei prezzi. Ma tocca con mano gli aumenti del cibo.

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Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso di Sardine ed Acciughe. Cibo solo per Faraoni ricchi.

Italia. Sept21. Prezzi medi all’ingrosso al caseificio dei formaggi.

Italia. Ott21. Gamberi rosa. Listino Prezzi Ingrosso. Prezzi stellari.

Italia. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Listino prezzi. La fame si avvicina.

Italia. Settembre21. Prezzi medi degli ortaggi all’origine. Roba da straricchi.

Italia. Sept21. Olio di oliva. Listino costi produzione. – Inflazione.

Mondo. Grano duro. Produzione dimezzata e costi cresciuti del 74% anno su anno.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo

Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso degli ortaggi. Molti i rincari sopra il 40% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-11-02.

2021-11-02__ Ortaggi 001

Questi aumenti alla produzione si riverbereranno immancabilmente sui prezzi praticati dai negozi al dettaglio, moltiplicati per un fattore vario tra cinque e sette, a seconda delle zone servite.

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Si noti come le cipolle bianche siano aumentate del 634%, la lattuga iceberg del 45.5%, i pomodori ciliegini del 33.9%, i pomodori – costoluti del 55.4%, i pomodori – lunghi verdi del 54.1%, i pomodori – tondo liscio del 47.8%.

Al banco costeranno almeno quattro volte tanto.

Le massaie se ne accorgeranno.

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Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso di Sardine ed Acciughe. Cibo solo per Faraoni ricchi.

Italia. Sept21. Prezzi medi all’ingrosso al caseificio dei formaggi.

Italia. Ott21. Gamberi rosa. Listino Prezzi Ingrosso. Prezzi stellari.

Italia. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Listino prezzi. La fame si avvicina.

Italia. Settembre21. Prezzi medi degli ortaggi all’origine. Roba da straricchi.

Italia. Sept21. Olio di oliva. Listino costi produzione. – Inflazione.

Mondo. Grano duro. Produzione dimezzata e costi cresciuti del 74% anno su anno.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso di Sardine ed Acciughe. Cibo solo per Faraoni ricchi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-29.

2021-10-28__ Sardine ed Acciughe 001

Come si constata, anno su anno all’ingrosso le sardine sono aumentate del 100%, e le acciughe del 70%.

Si tenga presente come questi prezzi all’ingrosso si trasferiscano poi a quelli al consumo con un fattore moltiplicativo variabile da tre a cinque, a seconda della distribuzione al dettaglio. Il trasferimento spesso non è immediato.

Questa è inflazione bella e buona, ma Istat non considera sardine ed acciughe nel paniere con cui valuta la inflazione al consumo. I burocrati non vanno a fare la spesa.

Oramai sardine ed acciughe sono diventate cibo da Faraoni, e solo quelli ricchi.

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Italia. Sept21. Prezzi medi all’ingrosso al caseificio dei formaggi.

Italia. Ott21. Gamberi rosa. Listino Prezzi Ingrosso. Prezzi stellari.

Italia. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Listino prezzi. La fame si avvicina.

Italia. Settembre21. Prezzi medi degli ortaggi all’origine. Roba da straricchi.

Italia. Sept21. Olio di oliva. Listino costi produzione. – Inflazione.

Mondo. Grano duro. Produzione dimezzata e costi cresciuti del 74% anno su anno.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. Sept21. Prezzi medi all’ingrosso al caseificio dei formaggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-26.

2021-10-22__ Formaggi 001

Questi riportati in Tabella sono i prezzi medi mensili di settembre 2021, seconda settimana,  corrisposti dai grossisti ai caseifici.

Come si constata, il Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi ha subito un incremento del +17.0%, anno su anno.

Questi aumenti alla produzione si riverbereranno immancabilmente sui prezzi praticati dai negozi al dettaglio, moltiplicati per un fattore vario tra cinque e sette, a seconda delle zone servite.

Di conseguenza, il Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi sarà trovato con costi al dettaglio di almeno cinquanta euro al kilo. Le altre tipologie di formaggio avranno costi al dettagio superiori ai quaranta euro al kilo.

Le massaie ne faranno esperienza. Fare la spesa sarà sempre più oneroso.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. Ott21. Gamberi rosa. Listino Prezzi Ingrosso. Prezzi stellari.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-23.

2021-10-20__ Gamberi 001

Questi sono i prezzi all’ingrosso dei gamberi rosa, Parapenaeus Longirostris, nella settimana dal 18 ottobre.

Come si constata, sono aumenti anno su anno che vanno dal +47.2% al +133.3%.

Si tenga presente come tra il costo dei prezzi all’ingrosso e quelli al dettaglio intercorra un fattore moltiplicativo che varia tra le cinque e le otto volte, a seconda della tipologia del pescato e della piazza di mercato.

Questa è l’inflazione, della quale tutti i Cittadini fanno esperienza nella spesa quotidiana, sul proprio portafoglio.

Si commenti come si voglia, ma sono incrementi dei prezzi che ne preclusono l’acquisto a larga parte della popolazione.

2021-10-20__ Gamberi 002

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Questa è la situazione del primo semestre 2021.

«Il volume delle prime vendite nel primo semestre del 2021 si è attestato intorno a 37 mila tonnellate, in diminuzione del -5,4% rispetto allo stesso semestre dello scorso anno, secondo gli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio Eumofa. Acciughe, sardine e vongole rappresentano nel primo semestre 2021 le principali specie sbarcate. Rispetto allo scorso anno si è registrato un forte ridimensionamento dei volumi delle vongole (-38,2%) accompagnato da una riduzione nel valore (-32,8%). Anche il pesce spada ha visto le sue quantità sbarcate ridursi (-25,7%), anche in questo caso insieme ad una diminuzione del valore (-21,1%). Per entrambe le specie il prezzo è tuttavia cresciuto rispetto al primo semestre del 2020 (rispettivamente del +8,7% e del +6,1%).

Crescono invece i volumi di sardine (+34,8% rispetto alla prima metà del 2020) e di acciughe o alici (+5,1%) in virtù del buon andamento della campagna di pesca nei primi mesi dell’anno.

A valore gli sbarchi di sardine e acciughe mettono a segno un progresso rispettivamente del +27,3% e del +36,6% rispetto al primo semestre del 2020. Anche le triglie sono interessate da un aumento nel valore, pari a +27,1%, mentre i gamberi o gamberetti diversi registrano un +37,9% rispetto allo stesso semestre dello scorso anno.

Nel periodo gennaio-aprile 2021 in Europa i consumi ittici hanno registrato un trend positivo sia in volume (+14,8%) sia in valore (+17,5%) rispetto allo stesso periodo del 2020. I Paesi maggiormente interessati da aumenti nei volumi sono stati l’Irlanda (+54,4%), la Francia (+28,5%) e la Germania (+28,9%) quest’ultima sostenuta da una diminuzione dei prezzi del -8,3%. La ragione è sicuramente da ricercare nel calo consistente dei consumi che ha caratterizzato i primi mesi del 2020 in seguito alle chiusure generalizzate in tutta Europa a seguito dell’emergenza sanitaria.

Anche i consumi nazionali sono cresciuti del 25,2% nel periodo gennaio-aprile 2021. Al dato italiano ha contribuito positivamente in particolare l’aumento nei consumi di salmone (quasi 8mila tonnellate nel periodo gennaio-aprile rispetto alle quasi 5mila del 2020, +63,8% nel periodo), orate (+30,8%) e acciughe o alici (+20,4%). Forti incrementi anche nel valore generato: contribuiscono in particolar modo i salmoni (+57,4% rispetto al precedente anno) e le orate (incremento del 23,7% rispetto al periodo tra gennaio e aprile 2020). Un altro incremento considerevole è quello dei calamari, il cui valore nei primi quattro mesi del 2020 era pari a circa 43 milioni di euro, mentre nello stesso periodo del 2021 è pari a 65 milioni di euro.»