Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fondo Ue di transizione verde. Italia pagherà per la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-15.

Unione Europea

È inutile abolire l’Unione Europea: nei fatti non conta più nulla.


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Frau Ursula von der Leyen aveva paragonato il Green Deal al progetto americano di sbarco sulla luna.  Avrebbe dovuto diventare una ‘pietra miliare’ nella storia dello sviluppo umano.

Mai il mondo avrebbe visto un progetto più grandioso, ad immortale gloria delle mente che lo avevano concepito.

«Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato»

«La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027»

«A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+)»

«Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”»

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Cerchiamo di ragionare.

Herr Timmermans aveva a suo tempo richiesto 1,300 (milletrecento) miliardi per il Green Deal. Era la cifra considerata quella minima per far transitare l’Unione Europea ad una felice isola verde nell’universo.

Il piano del budget settennale di Herr Timmermans fu clamorosamente bocciato. L’Unione Europea non ha denaro alcuno e Mrs Lagard aveva messo le mani avanti dichiarando che l’Ecb non c’entra nulla con il Green Deal: ci pensassero i singoli stati.

E così il Green Deal si trovò ad essere finanziato con 7.5 miliardi in sette anni, ossia con poco pi di un miliardo ogni anno. Ma essendo 27 gli stati efferenti l’Unione, sarebbero in termini medi poco più di trenta milioni all’anno per ogni singolo stato. Un po’ poco per sbarcare sulla luna, e ben poco per sanare il territorio ex Ilva.

Ma da quel guazzabuglio di parola emergerebbe che gli stati avrebbero la possibilità di stornare fondi ad altro scopo attribuiti sul Green Deal. Parole suadenti come la mela offerta a Biancaneve. La Germania ne farebbe la parte del leone, seguita dalla famelica Francia.

Risultato: l’Italia paga e la Germania intasca.

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Green deal: Ue apre ad aiuti per casi come l’Ilva.

Martedì arriva la proposta per il Fondo Ue di transizione verde.

Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato. E’ quanto emerge dalla bozza delle proposte che la Commissione europea presenterà martedì prossimo di cui l’ANSA ha preso visione. 

La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027. A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+). Il meccanismo alla base della proposta prevede che per ogni euro ricevuto dal Fte, i Paesi trasferiscano “da un minimo di 1,5 a un massimo di 3 euro” provenienti dagli altri fondi Ue. Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”. Lo strumento rientrerà in un più ampio Meccanismo per la transizione verde che ambisce ad attirare investimenti pubblici e privati per 100 miliardi. La Commissione chiede che siano i Paesi a “identificare i territori” bisognosi del sostegno del Fte, che in Italia coincideranno con le Province (categorizzate tecnicamente come NUTS 3), e a redigere piani di transizione territoriale ad hoc. Il Fte potrà finanziare anche “investimenti produttivi in aziende diverse dalle Pmi”, quando “sono necessari per l’attuazione dei piani di transizione territoriali”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Cop25, EU e ‘clima’. Una cosa è esternare i desiderata, un’altra finanziarli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-17.

2019-11-30__Putin 001

Uno dei tanti problemi del ‘clima’, sempre che tale problematica esista, è la discrepanza tra i proclami enunciati a gran voce e l’impossibilità concreta di trovare un accordo ragionevole tra gli stati. È una visione ideologica oltremodo costosa, e nessuno nei fatti vuole investirvi.

Non solo.

I liberal che hanno il ‘clima’ come visione ideologica sono relegati solo in una parte dell’Europa: se anche questa andasse ad emissioni zero, essa costituisce solo un sei per cento delle emissioni mondiali totali.

Un accordo che non coinvolga Cina, India, Federazione Russa e Stati Uniti è solo un pezzo di carta con unica utilità propagandistica.

Il fallimento è evidente, come candidamente ha ammesso Miss Greta.

Cop25, Greta e ‘Clima’. La fine che si sono meritata.

«We have been striking for over a year, and basically nothing has happened»

«The climate crisis is still being ignored by those in power, and we cannot go on like this»

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Il problema è esplicitato, per esempio, da questo report:

Germany: Poverty gap widens between rich and poor regions

«Although the poverty rate has fallen across Germany, at least a quarter of 95 regions surveyed have witnessed an increase of 20% over the past decade»

«Despite the good news that the national poverty rate has dropped to 15.5%, the gap between affluent regions on the one hand and poverty-stricken regions on the other is growing steadily and clearly»

«Bavaria had the lowest poverty rate with 11.7%, while Bremen had the highest with 22.7%.»

«The Ruhr region in North Rhine-Westphalia — the most populous German state — was considered “problem region number one,” according to the report»

«It had a poverty rate of 21.1% with a population of about 5.8 million»

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Che la Ruhr, un tempo il cuore del’industria tedesca, abbia un tasso di povertà del 21.1%, la conta lunga sullo stato della Germania, che si sta avviando alla deindustrializzazione.

Sostenere il ‘clima’ sarebbe la distruzione di quel poco che ancora rimane. La miseria generalizzata a tutti i tedeschi, già alle prese con una severa recessione.

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Cop25 senza accordo, colloqui proseguono

Riunione ripresa in piena notte, accordo di Parigi a rischio.

I colloqui sul clima alla Cop 25 di Madrid sono appena entrati nel loro ‘secondo tempo supplementare’: dovevano terminare venerdì ma nessun accordo è stato ancora raggiunto, e sono ormai entrati, di domenica, nel loro quattordicesimo giorno. I funzionari di quasi 200 Paesi non sono riusciti a superare i loro diversi punti di vista su alcuni punti chiave. Così, a tarda ora di sabato, la presidente della conferenza, la ministra cileno dell’Ambiente Carolina Schmidt, ha detto ai delegati già stremati di tornare a riunirsi all’ 1.30 per esaminare i nuovi accordi elaborati dalla sua squadra.
“Le cose si stanno mettendo a posto”, ha detto prima di tornare in sala. Ma i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo e i gruppi ambientalisti hanno invece affermato che le bozze circolate hanno rischiato addirittura di annullare o bloccare gli impegni assunti nell’accordo di Parigi del 2015, accentuando la forbice tra quello che richiedono gli scienziati e quello che i negoziatori sono disposti a offrire.

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Green New Deal Ue, salta già tutto? I paesi Visegrad minacciano il veto

Polonia, Ungheria e Repubblica ceca stanno minacciando il veto sull’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050

Ue: Polonia, Ungheria e Cechia minacciano veto su clima

Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca stanno minacciando il veto sull’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 contenuto nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo, se non ci riceveranno maggiori garanzie sui finanziamenti per la transizione verso le emissioni zero.    Il giorno dopo la presentazione del Green Deal, i 27 capi di Stato e di governo rischiano dunque di non trovare un accordo sul principale obiettivo della strategia illustrata ieri dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Ci sono ancora tre paesi che per diverse ragioni hanno problemi a impegnarsi all’obiettivo” della neutralità climatica entro il 2050, ha detto una fonte europea. “Non so se se ci sarà un accordo sulla bozza di conclusioni” preparata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha confermato un’altra fonte: “Alcuni paesi dicono che possono dare il loro accordo solo se si conoscono le implicazioni finanziarie”.

Green New Deal Ue già a rischio

In particolare, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca vogliono avere maggiori garanzie su quante risorse riceveranno dal “Just Transition Fund” (il Fondo della transizione giusta, ndr), annunciato ieri da von der Leyen nell’ambito del Green Deal per aiutare i paesi e le regioni che si trovano in ritardo nella transizione climatica perché dipendenti da energie fossili. La Repubblica ceca, inoltre, insiste affinché nelle conclusioni ci sia un chiaro riferimento al nucleare come fonte indispensabile per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma la richiesta della Repubblica ceca sul nucleare è ritenuta inaccettabile da Austria, Lussemburgo e Germania. L’attuale bozza di conclusioni del Consiglio europeo ribadisce che gli Stati membri sono liberi di scegliere il loro mix energetico, ma è considerata dalla Repubblica ceca troppo vaga per assicurare che il nucleare riceva finanziamenti Ue. “La discussione sarà difficile sul ruolo del nucleare nell’ambito del finanziamento e della neutralità climatica entro il 2050”, ha spiegato una terza fonte. In questo contesto, con Michel e von der Leyen che vogliono evitare un fallimento al loro primo Consiglio europeo, diversi diplomatici europei prevedono una lunga notte di trattative al Vertice. 

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Leaders face crucial EU summit for climate action

Heads of government from each of the EU member states will gather at the EU summit starting on Thursday (12 December) at which leaders will try to agree on the EU’s long-term budget and endorse the goal of making the EU climate-neutral by 2050.

EU leaders will meet in three different formats: a regular summit, a European Council (Article 50) meeting, and a European summit.

This will be the first EU summit chaired by Charles Michel, replacing Donald Tusk, since he was elected the president of the European Council by EU leaders in July.

Women at table

It will be also the first EU council for his successor, Sophie Wilmès, who is the new prime minister of Belgium and the first female head of government in the country’s history.

Likewise, the Finish social democrat Sanna Marin will also attend the summit for the first time, after the former prime minister Antti Rinne stepped down last week.

As a result, the gender balance of the EU council will improve slightly, having five female and 23 male heads of government in the European Union.

This will likely be the last EU summit for Malta’s prime minister Joseph Muscat, who has officially said that he will resign in mid-January, following protests over the assassination scandal of the anti-corruption journalist Daphne Caruana Galizia.

Additionally, this may also be the last EU summit with the EU-28 format, since the UK is due to leave the EU on 31 January.

Climate-neutral refuseniks

EU leaders are expected to unanimously agree on the commitment of making the EU climate-neutral by 2050 during the EU council, just after the commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, unveils the first package of proposals on Wednesday.

However, Poland, the Czech Republic and Hungary objected to the EU’s 2050 climate-neutrality goal.

The controversial proposal by the Finish presidency for the 2021-2027 Multiannual Financial Framework (MFF) will also be discussed at the summit, including the ‘Just Transition Fund’ for coal-dependent member states.

EU leaders will also considered the idea of a Conference on the Future of Europe starting in 2020 and ending in 2022.

During the European Council (Article 50) meeting scheduled for Friday, leaders are expected to discuss the result of the general election in the UK – taking place on Thursday night, with exit polls at 11PM European time and a result by Friday morning – and its consequences for the Brexit process, as well as the future EU-UK relations.

The Euro summit taking place on Friday will focus on the revision of the European Stability Mechanism (ESM) treaty which assists member states in financial difficulty, the budgetary instrument for convergence and competitiveness (BICC) – the long-awaited eurozone budget – and technical work on the strengthening of the banking union.

In the EU summits, heads of government from each of the EU member states, the EU council president and the president of the EU commission meet once every quarter to define the EU’s overall political direction and priorities – by consensus, double majority or unanimity.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario

Banca Popolare Bari. Commissariata ed il Governo litiga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-14.

Fattoria Animali 001

Il quadro economico europeo è riassunto, sia pure parzialmente, dai seguenti dati:

Eurozona. Produzione Industriale -2.2 yoy. Dodicesimo mese.

Eurostat. Produzione Industriale. Ungheria +6.5%, Irlanda +5.9%, Polonia +3.4%.

Italia. Nuovi Ordinativi all’Industria -1.5% yoy.

Il budget dell’Unione Europea si aggira sui 160 miliardi di euro e le riserve valutaria dell’Ecb sono ad oggi 824 miliardi.

Detto in parole miserrime: non ci sono più denari in cassa.

Si resta quindi perplessi quando Herr Timmermans e Frau von der Leyen propongono l’European New Green Deal, che loro paragonano al progetto per sbarcare sulla luna del costo in euro attuali di12,000 miliardi, ma pomposamente finanziato con 100 (cento, sic) miliardi prossimi venturi.

Questo è il contesto economico in cui si deve prendere atto che la Banca Popolare di Bari è di fatto fallita, sotto un oceano di debiti.

Ma chi volesse ‘salvarla‘ dovrebbe anche indicare chiaramente donde trarre i miliardi necessari. Difficile la stima: i bilanci sono visibilmente ‘artefatti‘.

Di certo, la Banca di Italia ha commissariato la Banca Popolare di Bari.

A questo punto sarebbe interessante comprendere cosa stia facendo il Governo, intendendo con tale termine la compagine che Mr Conte guida da Palazzo Chigi.

«porre le basi “per la realizzazione di una banca di investimenti”»

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«Cdm sul dossier, Iv diserta la riunione»

«”Dopo ampia discussione, il Consiglio dei ministri ha espresso la determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori – si legge nella nota del Consiglio dei ministri – e a rafforzare il sistema creditizio a beneficio del sistema produttivo del Sud, in maniera pienamente compatibile con le azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni che hanno condotto al commissariamento della Banca” (Popolare di Bari, ndr)»

«La banca d’Italia commissaria la Banca Popolare di Bari ma il governo non riesce a varare il decreto per portare in salvo l’istituto barese, con un intervento attraverso un aumento di capitale di Mediocredito Centrale. Italia viva, come annunciato, diserta il Consiglio dei ministri convocato a tarda sera per un decreto che, secondo l’ordine del giorno, avrebbe dovuto porre le basi “per la realizzazione di una banca di investimenti”»

«Perchè è questo il progetto, come conferma a tarda sera il Mef. Ma Iv alza subito il tiro: si diffonde la voce, poi smentita, che Renzi voglia aprire la crisi di governo. Voce poi smentita.»

«Italia Viva comunque diserta il Cdm (“Non ci avevano neanche avvertiti”, lamentano) e denuncia i 5 stelle, che accusavano Renzi del salvataggio di Etruria e ora salvano una banca col Pd»

«La tensione si alza. Anche il M5S si mette di traverso: nessun decreto può passare senza un supplemento di riflessione, avverte Di Maio dalla Calabria»

«Il veto M5S blocca il decreto»

«Il problema però è solo rinviato: un provvedimento si rende necessario per garantire l’operatività della Banca, su cui è intervenuta Bankitalia»

«Dario Franceschini, a nome del Pd, si scaglia contro l’irresponsabilità dei colleghi»

«Da fuori, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti chiedono le dimissioni di Conte che nel pomeriggio aveva negato la necessità di un salvataggio»

«però Bankitalia che convoca il Cda della Bari per l’adozione di provvedimenti di vigilanza. Una formula a cui fa seguito il commissariamento della banca, messa in amministrazione straordinaria previo scioglimento del cda e del collegio sindacale. Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, è stato affidato il compito di predisporre le “attività necessarie alla ricapitalizzazione” e di finalizzare le “negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio”, cioè il Fitd e Mediocredito centrale»

«Una mossa che appare tardiva in presenza di una banca in condizioni gravissime e sottoposta alle indagini della magistratura che, senza risparmiare l’ad Vincenzo de Bustis, sta verificando la corretta gestione della banca nel corso degli anni»

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Sarebbe una farsa se non avesse tutte le connotazioni della tragedia.

Questo Governo dovrebbe salvare Alitalia ed ex-Ilva, adesso anche la Banca Popolare di Bari.

Poniamo solo una domanda.

Ma chi lo ha mai detto che lo stato debba sempre farsi carico di aziende decotte, fallite, e cariche di debiti, a ripianare i quali sarebbero chiamati i Contribuenti? Già. Chi mai lo avrebbe detto?

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Popolare di Bari, commissariata da Bankitalia per perdite. Attriti nel governo

Cdm sul dossier, Iv diserta la riunione.

“Dopo ampia discussione, il Consiglio dei ministri ha espresso la determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori – si legge nella nota del Consiglio dei ministri – e a rafforzare il sistema creditizio a beneficio del sistema produttivo del Sud, in maniera pienamente compatibile con le azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni che hanno condotto al commissariamento della Banca” (Popolare di Bari, ndr). 

La banca d’Italia commissaria la Banca Popolare di Bari ma il governo non riesce a varare il decreto per portare in salvo l’istituto barese, con un intervento attraverso un aumento di capitale di Mediocredito Centrale. Italia viva, come annunciato, diserta il Consiglio dei ministri convocato a tarda sera per un decreto che, secondo l’ordine del giorno, avrebbe dovuto porre le basi “per la realizzazione di una banca di investimenti”. Perchè è questo il progetto, come conferma a tarda sera il Mef. Ma Iv alza subito il tiro: si diffonde la voce, poi smentita, che Renzi voglia aprire la crisi di governo. Voce poi smentita.

Italia Viva comunque diserta il Cdm (“Non ci avevano neanche avvertiti”, lamentano) e denuncia i 5 stelle, che accusavano Renzi del salvataggio di Etruria e ora salvano una banca col Pd. La tensione si alza. Anche il M5S si mette di traverso: nessun decreto può passare senza un supplemento di riflessione, avverte Di Maio dalla Calabria. Conte resta a lungo riunito con il ministro Roberto Gualtieri. In attesa ci sono i ministri Dem e 5S: la riunione rischia di saltare. Il veto M5S blocca il decreto. Il problema però è solo rinviato: un provvedimento si rende necessario per garantire l’operatività della Banca, su cui è intervenuta Bankitalia. Il Consiglio dei ministri avvia i suoi lavori e Gualtieri fa un’informativa, illustrando i contenuti dello schema del provvedimento.

Dario Franceschini, a nome del Pd, si scaglia contro l’irresponsabilità dei colleghi. Da fuori, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti chiedono le dimissioni di Conte che nel pomeriggio aveva negato la necessità di un salvataggio. Il braccio di ferro nella maggioranza sul decreto non ferma però Bankitalia che convoca il Cda della Bari per l’adozione di provvedimenti di vigilanza. Una formula a cui fa seguito il commissariamento della banca, messa in amministrazione straordinaria previo scioglimento del cda e del collegio sindacale. Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, è stato affidato il compito di predisporre le “attività necessarie alla ricapitalizzazione” e di finalizzare le “negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio”, cioè il Fitd e Mediocredito centrale. “La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia” è il messaggio tranquillizzante lanciato dalla banca. Ma “la convocazione improvvisa di un Consiglio dei ministri sulle banche, senza alcuna condivisione e dopo aver espressamente escluso ogni forzatura o accelerazione su questa delicata materia, segna quindi un gravissimo punto di rottura nel metodo e nel merito” ha tuonato Luigi Marattin, vicepresidente dei deputati di Italia Viva. Il progetto, che con un decreto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri e che molto probabilmente arriverà all’esame della prossima riunione lunedì prossimo, aveva l’ambizione di salvaguardare non solo la Popolare di Bari ma anche quella di creare una banca di investimento per accompagnare la crescita e la competitività delle imprese, con particolare attenzione al Sud.

In particolare per la Bari, che non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di un miliardo di euro, il decreto ipotizza un salvataggio in tandem con il sistema bancario, attraverso il Fidt, e dello Stato, che dovrebbe mettere in campo Mediocredito Centrale. Lo schema di Decreto predisposto dal Mef prevede un potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia, attraverso un primo aumento di capitale per consentire a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB). Per il Fondo interbancario ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre e attende una richiesta d’aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale e chiede di essere affiancato da un partner industriale, che sarebbe poi il Mediocredito Centrale, dotato dei mezzi per un primo intervento tampone che ripristini ratio patrimoniali superiori ai minimi regolamentari. Bankitalia si è mossa nonostante la decisione del cda di promuovere l’azione di responsabilità verso l’ex ad Giorgio Papa, l’ex responsabile dei crediti Nicola Loperfido e l’ex condirettore generale Gianluca Jacobini. Una mossa che appare tardiva in presenza di una banca in condizioni gravissime e sottoposta alle indagini della magistratura che, senza risparmiare l’ad Vincenzo de Bustis, sta verificando la corretta gestione della banca nel corso degli anni.

Per un salvataggio che si apre, uno si avvia alla chiusura. L’offerta dell’aumento di capitale di Carige ha registrato adesioni, da parte dei vecchi soci, pari al 19,7% della tranche in opzione. Sono state sottoscritte azioni per un controvalore di 16,8 milioni di euro, una quota sufficiente a ricostituire un flottante superiore al 10%, scongiurando il rischio che Carige sia esclusa da Piazza Affari.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cop25. Von der Leyen all’attacco sul clima in attesa dell’11 dicembre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-06.

Unione Europea

Quello del ‘clima’ è stato il più gigantesco business mai messo in campo nella storia.

In estrema sintesi, indicando nelle variazioni climatiche un futuro pericolo di vita o di morte, la componente liberal democratica negli Stati Uniti e quella liberal socialista nell’Unione Europea hanno invocato colossali investimenti pubblici, destinati a sovvenzionare a fondo perso gli ambienti e le imprese liberal, e, ovviamente, il personale delle medesime.

Nel 2016 proprio quando tutti i governi liberal occidentali avevano sottoscritto gli Accordi di Parigi sul ‘clima’, l’elezione di Mr Trump a presidente degli Stati Uniti ed i crolli dei partiti liberal tradizionali in Europa sconvolsero l’assetto politico occidentale. Come risultato, Stati Uniti e Brasile revocarono tale Accordo, e Francia e Germania diventarono molto più tiepidi in materia. In Francia il partito socialista era crollato al 6% ed in Germania la Große Koalition perse nel breve volgere di qualche anno oltre la metà del consenso popolare.

Quindi, mentre l’economia americana, cinese, indiana e russa continuavano a prosperare, l’Unione Europea piombò in una severa recessione economica, con contrazione del comparto produttivo.

A seguito di codesti eventi, i sostenitori del ‘clima’ si ritrovarono senza sostanziale appoggio politico e preclusi all’accesso ai fondi che avevano preventivato poter usufruire. Ma senza cospicui fondi pubblici il ‘clima’ è destinato a morte sicura.

Europarlamento. Approvato il budget 2020. Roba da miserabili. 168.7 mld.

Eurozona. Ecb. don Chiscotte carica i mulini a vento. Riserve valutarie scese a 816.49 mld.

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La componente liberal socialista dell’europarlamento non sa darsi pace, non sa rassegnarsi all’evidenza dei fatti. Senza quei denari è morta.

«About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday (2 December) to address the challenges of the climate change»

«Establishing rules for carbon markets and finding a common time frame will be the priorities for COP25. “In the crucial 12 months ahead, it is essential that we secure more ambitious national commitments – particularly from the main emitters – to immediately start reducing greenhouse gas emissions at a pace consistent to reaching carbon neutrality by 2050,”»

«The negotiations will focus on article six of the 2015 Paris Agreement, referring to the regulation of carbon markets system that is set to help countries decarbonise their economies at lower cost – this is the last section of the rulebook which remains unresolved»

«The COP25 will take place days after the European Union collectively declared a “climate emergency” and three weeks after Donald Trump confirmed the United States’ withdrawal from the Paris Agreement …. »

«However, the lack of agreement might undermine the entire accord and even lead to an increase in emissions»

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«The “set of deeply transformative policies” that appear in a draft document of the new climate EU law – seen by EUobserver – have not convinced environmental NGOs, such as Greenpeace, which believes that the new European Commission’s proposals are “too weak, half-baked or missing altogether”»

«The incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, is expected to present the draft of this new environmental EU law to the MEPs in an extraordinary plenary session that will take place in Brussels on 11 December»

«According to the leaked document, the commission “will present a comprehensive plan on how to increase the EU’s greenhouse gas emission reduction target for 2030 to at least 50 percent and towards 55 percent” by October 2020. …. This follows the declaration of a global “climate emergency” by MEPs on Thursday and their agreement to cut 55 percent of emissions by 2030 to ensure climate neutrality by 2050»

« This has triggered some MEPs and environmental groups to demand more ambitious targets from the Green Deal and the future first legally-binding climate law in Europe»

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«’Diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale’. …. Parte subito all’attacco sul fronte clima la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Dobbiamo essere ambiziosi e all’avanguardia e diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale”.»

«Il primo vero banco di prova per la politica ‘green’ dell’Europa sarà comunque il vertice Ue in programma a Bruxelles per il 12 e 13 dicembre prossimi»

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Germania. Damler annuncia altri 10,000 licenziamenti.

Bloomberg. La devoluzione, agonia travagliata della socialdemocrazia.

Automotive. In arrivo raffiche di licenziamenti, anche in Italia.

Europa. Rigurgita liquidità in vigile attesa. Oltre 10,000 miliardi. Il tappo sono i governi.

Eurozona. Ecb. don Chiscotte carica i mulini a vento. Riserve valutarie scese a 816.49 mld.

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Né ci si illuda che in futuro le cose possano migliorare.

Pil 2018 – 2022. – Previsioni dell’IMF. Grandi sorprese in arrivo.

«Nel 2022 la Cina è proiettata ad un pil ppa di 34,465 miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505, e l’India di 15,262 Usd. La Germania è stimata a 4.9 trilioni Usd e la Francia a 3.4»

Senza denari non si va da nessuna parte e l’Unione Europea deve rassegnarsi al fatto di essere quota residuale dl pil mondiale. Il resto del mondo viaggia a carbone, ed alla grande.

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EU’s new Green Deal slammed as ‘half-baked’ before launch.

The “set of deeply transformative policies” that appear in a draft document of the new climate EU law – seen by EUobserver – have not convinced environmental NGOs, such as Greenpeace, which believes that the new European Commission’s proposals are “too weak, half-baked or missing altogether”.

The incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, is expected to present the draft of this new environmental EU law to the MEPs in an extraordinary plenary session that will take place in Brussels on 11 December.

However, according to Franziska Achterberg of Greenpeace, “responding to the climate and ecological crises require a fundamental rethink of the economic system that for decades has rewarded pollution, environmental destruction and human exploitation”.

“This plan barely scratches the surface,” she said.

According to the leaked document, the commission “will present a comprehensive plan on how to increase the EU’s greenhouse gas emission reduction target for 2030 to at least 50 percent and towards 55 percent” by October 2020.

This follows the declaration of a global “climate emergency” by MEPs on Thursday and their agreement to cut 55 percent of emissions by 2030 to ensure climate neutrality by 2050.

“I will be vigilant to ensure that the political proposals made in the coming weeks are in line with the urgency to find common solutions to the unfolding climate and environmental crisis, particularly in the context of the European commission’s communication on the Green Deal early December,” liberal MEP Pascal Canfin said on Thursday. He chairs the parliament’s committee on environment, public health and food safety (ENVI).

Given that scientists estimate that the world is currently heading for a 3.2 degrees temperature rise, global greenhouse-gas emissions need to fall at least by 7.6 percent each year between 2020 and 2030 to keep global temperatures as close as possible to 1.5ºC above pre-industrial levels – the main goal of the 2016 UN Paris Agreement.

Thus, the EU’s proposal to increase the targets to 50 percent or 55 percent, compared to 1990, would not be in line with the Paris Agreement objectives.

‘Incoherent legislation’

This has triggered some MEPs and environmental groups to demand more ambitious targets from the Green Deal and the future first legally-binding climate law in Europe.

The Greens are calling for a target of at least 65 percent, while the leftist group GUE/NGL believes that to limit global warming to 1.5 degrees, emissions should be reduced by 70 percent in 10 years.

Greenpeace and other environmental organisations agree with an at least 65 percent emission cut by 2030.

The new commission promises to eliminate “incoherent legislation that reduces the effectiveness in delivering the Green Deal”.

This will include an “action plan on green financing” – which is scheduled to be submitted in June 2020.

Among the financial measures, the commission wants to push negotiations for a high climate and environmental ambition within the next multi-annual financial framework (MFF) – which is likely to keep funding fossil fuel projects – to support the European Investment Bank’s transformation to become Europe’s ‘Climate Bank’, or to revise the Energy Taxation Directive.

However, there is no mention of a possible tax on aviation fuel (kerosene tax), which the incoming commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, recently backed.

The next commissioner for transport, Adina Vălean, suggested earlier this month during her hearing that such a taxation “will be a burden on the mobility of people”.

There is also no mention of the announced carbon border tax on imports – which would protect EU companies forced to comply with tough greenhouse gas rules.

Transport

The new legislation also promises a shift towards “smart and safe zero-emission mobility,” supporting the shift from road and aviation to rail and deploying alternative infrastructure and fuels.

Likewise, the commission will adopt “a comprehensive strategy for sustainable and smart mobility by 2020” addressing all sources of emissions from the transport sector, proposing to incorporate the maritime sector in the EU emission trading scheme, but also “assess the possibility of including road transport emissions”.

Additionally, von der Leyen’s team will try to ensure high environmental and climate ambition in the reform of the Common Agricultural Policy (CAP), since the CAP is seen as one of the most important mechanisms to both support and green environmental and climate action in the agricultural sector – one of the world’s most significant sources of greenhouse gas emissions.

“The climate does not negotiate and the longer we wait to make the necessary changes in our economy, the more difficult and expensive it will be. Declaring an emergency is just not good enough,” said Greenpeace EU climate policy adviser Sebastian Mang.

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COP25 talks open in Madrid, with focus on carbon market

About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday to negotiate on a carbon market system and establish a common time frame.

About 200 heads of government and state and more than 25,000 delegates from all over the world, will gather at the UN climate conference (COP25) on Monday (2 December) to address the challenges of the climate change.

Establishing rules for carbon markets and finding a common time frame will be the priorities for COP25.

“In the crucial 12 months ahead, it is essential that we secure more ambitious national commitments – particularly from the main emitters – to immediately start reducing greenhouse gas emissions at a pace consistent to reaching carbon neutrality by 2050,” said UN secretary-general António Guterres on Sunday.

The negotiations will focus on article six of the 2015 Paris Agreement, referring to the regulation of carbon markets system that is set to help countries decarbonise their economies at lower cost – this is the last section of the rulebook which remains unresolved.

Governments are also set to update their national contributions plans to reduce greenhouse gas emissions – that they can formally express throughout 2020.

Most of the national climate plans include the use of carbon markets to achieve emissions reductions with different mechanisms, meaning that governments and private sectors can trade emissions reductions.

However, the lack of agreement might undermine the entire accord and even lead to an increase in emissions.

The World Meteorological Organization announced last month that greenhouse gas concentrations reached their highest recorded level in 2018 and the UN warned that the world is currently heading towards a 3.2 degrees temperature rise from pre-industrial levels.

The president of the new commission, Ursula von der Leyen, wants Europe “to become the first climate-neutral content.”

However, a new UN environment programme report released this week concluded that global greenhouse-gas emissions need to fall at least by 7.6 percent each year between 2020 and 2030 to keep temperature rises as close as possible to just 1.5 degrees.

Under that scenario, the EU’s proposal to increase the targets to 50 percent or 55 percent, compared to 1990, would not be in line with the Paris Agreement objectives to keep global temperatures under 1.5 degrees.

However, a lot depends on G20 countries, who account for around 78 percent of global emissions.

The UN conference will also pave the way for next year’s COP26 summit in Glasgow when countries are expected to boost the climate commitments they made in 2015 in Paris.

Venue moved twice

The COP25 was initially scheduled to be held in Brazil. But It was moved to Chile after the Brazilian president Jair Bolsonaro was widely criticised by environmentalists for his policies on the Amazon region.

However, following violent protests and civil unrest in Chile, the government announced at the end of October that the country was ceding the hosting of the UN climate conference to Spain, although Chile remains overall in charge of COP25.

The COP25 will take place days after the European Union collectively declared a “climate emergency” and three weeks after Donald Trump confirmed the United States’ withdrawal from the Paris Agreement.

According to a statement, the US will have a diplomatic team but no senior members of Donald Trump’s administration at the COP25.

“The United States will continue to participate in ongoing climate change negotiations and meetings – such as COP25 – to ensure a level playing field that protects US interests,” the US State Department said on Saturday.

The Alliance of Small Island States (AOSIS) has also voiced its concerns about the risks of small island and low-lying coastal states whose future might depend on national plans of industrialised countries.

However, according to Spain’s minister for the ecological transition, Teresa Ribera, “COP25 will reaffirm that multilateralism is the best tool to solve global challenges such as climate change”.

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Von der Leyen all’attacco sul clima, domani a Cop25

‘Diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale’.

Parte subito all’attacco sul fronte clima la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Dobbiamo essere ambiziosi e all’avanguardia e diventare nel 2050 il primo continente climaticamente neutrale”. Appena preso ufficialmente possesso del suo ufficio al tredicesimo piano del palazzo Berlaymont, il quartier generale dell’esecutivo europeo, von der Leyen ha sottolineato che “tutti sanno quanto sia urgente” intervenire contro i cambiamenti climatici per avviare quell’inversione di tendenza che avrà bisogno di “una generazione” per dare frutti.

“E’ nell’interesse comune fare il massimo”, ha detto poi con il pensiero rivolto ai Paesi meno entusiasti come la Polonia. “I fenomeni meteorologici di questi ultimi due anni non sono nuovi, ma mai erano stati così intensi e frequenti”. Certo la strada non sarà in discesa, viste le resistenze di giganti come Usa e India, ma anche di partner europei. Ma fin da domani a Madrid, dove si apre la Cop25, la nuova presidente della Commissione parlerà dell’emergenza clima con diversi colleghi.

Perché, ha ribadito von der Leyen, il News Green Deal Ue che sarà presentato all’Europarlamento mercoledì 11 dicembre sarà al centro della strategia geopolitica e di sviluppo economico dell’Unione. Il primo vero banco di prova per la politica ‘green’ dell’Europa sarà comunque il vertice Ue in programma a Bruxelles per il 12 e 13 dicembre prossimi. Intanto oggi la nuova stagione Ue, apertasi formalmente con l’insediamento di von der Leyen, Charles Michel (Consiglio Europeo) e di Christine Lagarde (Bce) è stata celebrata con una cerimonia organizzata dal presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, per ricordare i dieci anni del Trattato di Lisbona.

Un accordo meno ambizioso della Costituzione europea bocciata da referendum nazionali, ma che ha comunque sancito un importante “rafforzamento della democrazia rappresentativa” a livello dell’Unione, come ha ricordato Sassoli. Il quale ha sottolineato anche come sia arrivato il momento di “trasformare le promesse in realtà” per rispondere alle attese dei cittadini. Ed anche Lagarde ha posto l’accento sulla necessità di passare da una fase di “riparazione”, come quella vissuta negli ultimi dieci anni, a una di “rinnovamento e speranza” per rispondere ai profondi cambiamenti – economici, tecnologici e climatici – intervenuti in questo lasso di tempo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Von der Leyen. Una scivolosa strada tutta in salita.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-29.

2019-11-30__Eurozona Industria 001

Von der Leyen la Commissione Europea sono state approvate dall’europarlamento ed entreranno in funzione tra pochi giorni. È stata una corsa ad ostacoli, ma alla fine è arrivata in porto a seguito di una lunga serie di accordi, forse sarebbe meglio dire compromessi. Il fatto che l’approvazione sia avvenuta a larga maggioranza non significa però che questa risultati essere coesa:nei fatti la von der Leyen dovrà trovarsi maggioranze

«Today, a majority of MEPs decided to give the green-light to the new von der Leyen Commission»

«About 65% of MEPs backed the new College of Commissioners, whereas only 22% of Parliamentarians voted against von der Leyen»

«However, if you think von der Leyen’s life will be any easier after clearing this major hurdle, you might want to reconsider: the biggest challenges are yet to come, as the latest trends show that coalition building on EU policy initiatives is going to be more difficult than ever»

«Only fringe forces such as left-wing GUE/NGL, right-wing ID and few other MEPs decided to vote against the new leadership of the Commission»

«EU Parliamentarians managed to obtain significant concessions from the new Commission President, such as the promise of providing the EP with de facto powers of legislative initiative»

* * * * * * *

Però, se conquistare è difficile, ancor più è il saper conservare le conquiste fatte.

A seguito un minimo elenco per punti, non esaustivo, ma davvero ben pesante.

«Weak majorities in the EP for some of her landmark proposals, such as a European Unemployment Reinsurance Scheme (her own political party – German CDU – voted against it in the European Parliament).»

«Increasing assertiveness of individual Member States, notably Poland and Hungary, which are fighting against several political initiatives proposed by their fellow Western partners (in particular on migration, environment, rule of law, deeper political integration, etc.).»

«Slow progress on issues that Member States tend to address as a zero-sum game, in particular on the Eurozone (indebted countries vs the rest) and the budget (net contributors vs net beneficiaries).»

«Macron’s geopolitical positioning, in particular with regards to his bid to make the EU less reliant on NATO, improve relations with Iran and Russia, and skepticism on EU enlargement»

«The need to address rising political polarization, by delivering on some of the topics that are on top of the EU agenda, such as migration and the environment»

«The widening rift with the Anglosphere, as showcased by Brexit and the fraught EU relationship with US President Donald Trump»

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In estrema sintesi, i problemi dell’Unione Europea sono espressi dalla tabella riportata. La produzione industriale sta lasciando l’Unione Europea.

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Von der Leyen gets the green light, but the biggest challenges are yet to come

Today, a majority of MEPs decided to give the green-light to the new von der Leyen Commission. About 65% of MEPs backed the new College of Commissioners, whereas only 22% of Parliamentarians voted against von der Leyen. This means that, after a difficult process, the new legislative cycle can finally start. However, if you think von der Leyen’s life will be any easier after clearing this major hurdle, you might want to reconsider: the biggest challenges are yet to come, as the latest trends show that coalition building on EU policy initiatives is going to be more difficult than ever.

The increased level of support for von der Leyen is not surprising (compared to last July), as the main political groups in the European Parliament had no interest in keeping the European Commission hostage for too long. This explain why the political families that are represented in the new college of Commissioners (EPP, S&D, Renew Europe and the Polish members of ECR) cohesively threw their weight behind von der Leyen, while other governing forces such as the Italian 5 Star Movement also voted in favour, as expected. The new Commission could also count on the benevolent abstention of the Greens/EFA group, which was initially rather critical of the new President. Only fringe forces such as left-wing GUE/NGL, right-wing ID and few other MEPs decided to vote against the new leadership of the Commission. Click here for more details on how each MEP voted.

However, this enlarged majority only comes after a prolonged limbo in which von der Leyen has done her best to woo critical MEPs. The newly elected Parliamentarians previously showed the new President (and the Member States) that they are not afraid of confrontation, by providing her with a narrow majority in the first place and rejecting three Commissioner-nominees. EU Parliamentarians managed to obtain significant concessions from the new Commission President, such as the promise of providing the EP with de facto powers of legislative initiative. In other words, the Commission commits to follow up on EP non-legislative resolutions by putting forward dedicated legislative proposals. If properly implemented, this new mechanism would significantly strengthen the political leverage of the legislative chamber. All of these developments contributed to smooth the opposition to the new Commission among MEPs. 

Still, trouble lies ahead, as the new Commission will have to face a significant, perhaps even unprecedented, number of political challenges. The following is a non-exhaustive list of issues that are likely to generate quite a few headaches in the Berlaymont:

Weak majorities in the EP for some of her landmark proposals, such as a European Unemployment Reinsurance Scheme (her own political party – German CDU – voted against it in the European Parliament). During the previous term, we already observed very tight majorities on some of the most disputed proposals by the Commission, such as those on digital copyright, the mobility package and the coordination of social security systems. This trend is likely to continue, as majority-building has become more difficult after the elections. In some cases, particular opposition is likely to be found within the Council, such as with the bid to lift unanimity requirements on taxation policy. Since opposition to EU tax harmonization is concentrated among smaller Member States (such as Ireland, Malta, etc.), convincing these countries to accept qualified majority voting on a field where they are likely to be outvoted is going to be quite a challenging task.

– Increasing assertiveness of individual Member States, notably Poland and Hungary, which are fighting against several political initiatives proposed by their fellow Western partners (in particular on migration, environment, rule of law, deeper political integration, etc.). Additionally, these governments are now facing a more hostile EP due to the gains of critical forces, such as Greens/EFA and Renew Europe, in the latest European elections (in fact, the increased hostility was already visible during the hearings). These efforts to keep Orban and Kaczynski at bay, despite their high level of domestic support, are a political hot potato for the new Commission, as the institution will have to tread carefully in order to avoid a further deepening of the rift between East and West.

Slow progress on issues that Member States tend to address as a zero-sum game, in particular on the Eurozone (indebted countries vs the rest) and the budget (net contributors vs net beneficiaries). These conflicts are likely to slow down progress on the reform of economic governance and the budget, in particular since the increasing political polarization across the continent lead the negotiating parties to be less willing to compromise on highly salient issues. The new Commission will try to find a balance between an increasingly dissatisfied South (where EU action is warranted to help countering economic stagnation and high unemployment) and the highly concerned Northern countries, which have to deal with public opinions that are not keen – to say the least – on further budgetary or financial transfers towards Brussels, Southern countries or other Member States.

Macron’s geopolitical positioning, in particular with regards to his bid to make the EU less reliant on NATO, improve relations with Iran and Russia, and skepticism on EU enlargement. Macron’s bold foreign policy moves raised several eyebrows across the continent, especially in Berlin and Central & Eastern Europe. This approach is also likely to further increase the concerns with regards to the French push for EU reform (Macron’s EU proposals on trade, Eurozone integration and taxation, which are viewed with particular skepticism in both CEE and the Northern countries). This assertive approach by France also triggered significant reactions in the European Parliament, as shown by the rejection of the first French nominee for EU Commissioner (and the tight approval of the second nominee by the JURI committee) and the widespread opposition among MEPs with regards to Renew Europe’s proposals to reform the EU enlargement mechanism. This is likely to be a problem for von der Leyen, who needs the main political groups (Renew Europe, S&D, EPP) to be less conflictual in order to get things done.

The need to address rising political polarization, by delivering on some of the topics that are on top of the EU agenda, such as migration and the environment. Diversity of views and interests across the Union would suggest that compromises are needed in order to pass new initiatives through the legislative institutions. However, the electoral rise of fringe groups are adding pressures on mainstream forces, which are becoming less keen on backing compromise solutions (as they are afraid to lose further support). For instance, the rise of the Greens is adding pressure on the Social Democrats and Renew Europe to support bolder climate action. Similarly, the rise of right-nationalists (ID group) puts pressure on the EPP (and others) to hardens its positions on undocumented migrants. As a result, some EPP members are becoming less willing to compromise with the left on such issues.

– The widening rift with the Anglosphere, as showcased by Brexit and the fraught EU relationship with US President Donald Trump. While it’s easy to blame the current status of affairs on individual politicians, some of the issues that complicate the EU-US relations have been there for a long time, such as the imbalances within NATO, the difficult bilateral trade relations (as shown by the ‘painful’ TTIP negotiations) and the US aversion towards projects of political integration such as the Eurozone (which gets its fair deal of bad press in the Anglosphere). With regards to the UK, while the Commission’s handling of the Brexit negotiations so far has been deemed as rather effective in protecting the interests of the Union, the most important decisions are just being procrastinated: the upcoming trade negotiations are not going to be easy. The Commission will have to tread carefully to ensure a positive long-term outcome for the Union. In fact, short-term consequences are not as worrisome as the potential long-term implications of the divorce between Brussels and London (in particular as the UK is set to continue working against the project of EU political integration, but this time from the outside).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Il 27 si vota la Commissione. Si decide il destino dell’Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-25.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

Si profila nell’europarlamento una settimana densa di avvenimenti, che avranno grandi ripercussioni in Italia.

«Members of the Europan Parliament (EP) will vote on whether to support the new EU commission led by Ursula von der Leyen on Wednesday (27 November) at noon»

«The vote (by simple majority) will come following a presentation by Germany’s von der Leyen of the 27 commissioners and their programmes»

«If approved, the new commission will finally be able to take office on 1 December – even without a UK commissioner»

«On Wednesday (27 November), MEPs will also vote on the next year’s budget for investing in the EU and its member states, the mobilisation of a solidarity fund to assist Greece and financial measures to address the challenges of migration, refugees and security threats»

«Meanwhile, the EP committee on budgets (BUG)  will have an extraordinary meeting on Monday evening to exchange ideas, among other issues, over EU’s Budget 2020 procedures»

«On the same day, there will be a plenary debate over the EU accession to the Istanbul Convention and the other measures to combat gender-based violence to mark the International Day for the Elimination of Violence against Women – but the resolution will be voted on Thursday. This international treaty remains blocked in the EU council by Bulgaria, Czech Republic, Hungary, Latvia, Lithuania, and the United Kingdom»

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L’europarlamento eletto a maggio ha evidenziato un crollo di quasi cento seggi della sua componente liberal socialista, che ha perso la maggioranza e non è riuscita ad imporre la nomina a Presidente della Commissione Europea né del candidato del Ppe né di quello di S&D. Uno smacco vissuto a livello ustionante.

Mrs Ursula von der Leyen è stata nominata dal Consiglio Europeo ed ha ottenuto una maggioranza parlamentare di qualche scarno voto solo grazie al massiccio supporto degli identitari sovranisti ed, inaspettatamente, degli europarlamentari M5S.

Se il 27 Mrs Ursula von der Leyen riuscisse ad ottenere, cosa che non è scontata, un voto favorevole, ancorché risicato, si concluderebbe questa telenovela di ostruzionismo parlamentare.

Si deciderebbe se il governo dell’Unione spetta come da diritto al Consiglio Europeo, ossia al consesso dei capi di stato o di governo, oppure all’europarlamento.

Se sicuramente questa Commissione non è certo quella ottimale, altrettanto sicuramente è quella al momento possibile.

Ad impossibilia nemo tenetur.

Si noti come il ‘clima’ stia di fatto uscendo dall’agenda, al di là dei titoli altisonanti. Il suo costo sarebbe stato smisurato.

EPP congress pledges ‘moderate’ climate solution

«The centre-right European People’s Party (EPP) pledge at its Zagreb congress to deliver a middle-ground compromise between “utopian environmental policies” and climate-change denial.»

Raggiungere un compromesso di medio termine tra “politiche ambientali utopiche” e la negazione dei cambiamenti climatici.

A quanto potrebbe sembrare, un filo di sano buon senso inizia a fare capolino anche nell’europarlamento.

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EU Observer. 2019-11-25. EU Parliament to vote on the Commission This week

Members of the Europan Parliament (EP) will vote on whether to support the new EU commission led by Ursula von der Leyen on Wednesday (27 November) at noon.

The vote (by simple majority) will come following a presentation by Germany’s von der Leyen of the 27 commissioners and their programmes. If approved, the new commission will finally be able to take office on 1 December – even without a UK commissioner.

The EP president David Sassoli will meet with von der Leyen on Monday (25 November).

On Wednesday (27 November), MEPs will also vote on the next year’s budget for investing in the EU and its member states, the mobilisation of a solidarity fund to assist Greece and financial measures to address the challenges of migration, refugees and security threats.

Climate will also be very high on the agenda of the next plenary session.

MEPs will discuss whether the EU should declare a state of environmental and climate emergency, as well as the European Parliament’s position ahead of the UN conference (in Madrid, 2-13 December).

There will be a vote on two draft resolutions on Thursday (28 November) on the EU’s commitment to cutting greenhouse gas emissions to achieve climate neutrality by 2050.  

MEPs, commission vice-president Frans Timmermans and a representative of the Finnish presidency will set on Tuesday (26 November) the parliament’s priorities ahead of the next European summit on 12-13 December.

Meanwhile, the EP committee on budgets (BUG)  will have an extraordinary meeting on Monday evening to exchange ideas, among other issues, over EU’s Budget 2020 procedures.

The EP committee on foreign affairs (AFET), the subcommittee on human rights (DROI) and the committee on development (DEVE) will also meet on Monday with last year’s winner of the Sakharov Prize for freedom of thought, the Ukrainian film director Oleg Sentsov.

On the same day, there will be a plenary debate over the EU accession to the Istanbul Convention and the other measures to combat gender-based violence to mark the International Day for the Elimination of Violence against Women – but the resolution will be voted on Thursday.

This international treaty remains blocked in the EU council by Bulgaria, Czech Republic, Hungary, Latvia, Lithuania, and the United Kingdom.

Sassoli will meet on Tuesday with the prime minister of Portugal, Antonio Costa.

On Wednesday, Sassoli will also meet the president of the European Investment Bank, Werner Hoyer, the Irish Minister for European Affairs, Helen McEntee, and a delegation from the Japanese parliament.

The European ombudsman, Emily O’Reilly, will meet the liberals Renew Europe and the leftists GUE/NGL during the week to present her candidacy for the next term and give MEPs the chance to ask questions. She met MEPs from the S&D and the Greens last week.

On Monday, the presidency of the EU council organises a high-level conference on the data economy in Helsinki to present solutions and ideas for a sustainable, competitive and human-driven data economy.

The same day, ministers of EU member states in charge of development will gather in Brussels to discuss the future financial architecture for sustainable development and how the EU and member states can better cooperate to support the development of countries in transition.

Development ministers are also expected to touch upon the Global Refugee Forum, which will take place in Geneva next month (17-18 December).

On Thursday, ministers of EU member states will debate the external dimension of European competitiveness, and on Friday (29 November) the minister will discuss solutions for a sustainable Arctic and adopt conclusions on the updated EU bioeconomy strategy.

Romania will face the second round of presidential elections this Sunday (24 November), where president Klaus Iohannis is ahead in polling against former prime minister Viorica Dancila.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Liberal socialisti battuti sulla mozione sui migranti ed ngo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-25.

2019-10-25__Migranti ngo


Sul tema avevamo già fatto alcuni interventi.

Europa. La mutazione è avvenuta. Libe sarebbe in minoranza.

Unione Europea. All’ultimo meeting per poco non venivano alle mani.

Governo Zingaretti. Continua massiccia la importazione dei migranti.

Unione Europea. Conflitto armato tra Consiglio Europeo e Parlamento.

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«Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha bocciato con 290 voti contrari, 288 favorevoli e 36 astensioni un testo di risoluzione sulle attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. La mozione, avanzata dal presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni Juan Fernando López Aguilar, esortava gli Stati membri a favorire «proattivamente» le misure di salvataggio, avviare un meccanismo di ridistribuzione dei migranti e mantenere i porti aperti alle organizzazioni non governative».

Questo era il testo della mozione presentata:

MOTION FOR A RESOLUTION on search and rescue in the Mediterranean (2019/2755(RSP)). European Parliament resolution on search and rescue in the Mediterranean.

Qui sono riportati cognomi e nomi dei parlamentari che hanno votato a favore, contro, oppure si sono astenuti.

«Il flop della risoluzione è stato determinato anche dall’astensione dei 14 eurodeputati grillini, in aperta divergenza rispetto agli attuali alleati di governo del Partito democratico: i Socialisti&Democratici, la famiglia che raccoglie il Pd, si è compattato in maniera quasi assoluta sul sì al testo presentato all’Eurocamera da Aguilar»

«Il testo presentato da Aguilar includeva un totale di 18 raccomandazioni agli Stati membri dell’Ue per una maggiore collaborazione (ed efficienza) nelle attività di search and rescue dei migranti naufragati sulla rotta del Mediterraneo. In particolare il punto 9 del testo richiedeva agli Stati membri di «mantenere i porti aperti alle imbarcazioni delle Ong», mentre il punto 16 spingeva la Commissione a lavorare su un meccanismo di distribuzione dei migranti «equo e sostenibile».»

«L’Eurocamera si è spaccata quasi a metà fra 288 voti favorevoli e 290 contrari, con il sì quasi uniforme di Socialisti& Democratici, Verdi, l’ultrasinistra del Gue e i liberali di Renew Europe (che però hanno contato 10 defezioni) e il no altrettanto coeso di Popolari, Conservatori e riformisti, il gruppo sovranista Identità e democrazia (quello della Lega) e una buona quota di Non iscritti (solo due i favorevoli nell’intero gruppo).»

«L’ago della bilancia è dipeso così anche dalle 36 astensioni, con un totale di 14 “schede bianche” in arrivo dalle delegazione europea dei Cinque stelle: Adinolfi, Beghin, Castaldo, Corrao, D’Amato, Evi, Ferrara, Furore, Gemma, Giarrusso, Pedicini, Pignedoli, Rondinelli e Zullo.»

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Considerazioni.

– I liberal socialisti sono andati incontro alla loro Poltava: è la prima volta che perdono su di una mozione ufficiale.

– Hanno votato a favore i Socialisti & Democratici, Verdi, l’ultrasinistra del Gue e i liberali di Renew Europe (che però hanno contato 10 defezioni).

– Hanno votato contro i Popolari, Conservatori e riformisti, il gruppo sovranista Identità e democrazia (quello della Lega) e una buona quota di Non iscritti (solo due i favorevoli nell’intero gruppo), tutti coesi.

– Si sono astenuti i 14 eurodeputati del M5S.

– Mrs Ursula von der Leyen ha ottenuto una grande affermazione e la fazione che sostiene il Consiglio Europeo dovrebbe aver prevalso su quella che patrocina l’europarlamento, con tutte le conseguenze che ne derivano e che ne deriveranno.

– Al limite dell’incredibile la compattezza di voto dei membri del Ppe, che annovera decine di eurodeputati tedeschi che fanno capo alla Cdu di Frau Merkel, senza il cui placet non avrebbe potuto accadere ciò che è accaduto. Si deve prendere atto di questa mutazione.

– I voti degli identitari sovranisti sono stati determinanti nel sostenere Mrs von der Leyen, e ci si aspetta quindi che essa dimostri la sua riconoscenza al momento opportuno.

– Comme d’habitude, l’Italia è un caso a sé. Ha un governo rosso-giallo dilacerato anche per quanto riguarda la politica internazionale ed europea. Il PD si è schierato coeso nell’area liberal socialista, trascinandosi anche dietro l’Italia, mentre il M5S ha optato per una tartufesca astensione. La Lega invece si è schierata nettamente dalla parte della von der Leyen.

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Ma tutto quanto prima riportato è solo la foglia di fico che cela impazienti pudenda.

EU funds for migration, asylum and integration policies

La politica del patrocinio della immigrazione illegale clandestina è determinata dallo sterminio di fondi ad essa dedicati.

Chi vince si cucca 86 + 3.8 + 183 + 95 + 6.4 = 374.2 miliardi di euro.

Adesso si dovrebbe aver capito a cosa mai mirasse quella mozione liberal socialista. Questa gente adora mammona: dei migranti se ne fa un baffo a torciglione.

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Sole 24 Ore. 2019-10-24. L’Eurocamera boccia risoluzione sui porti aperti, decisiva l’astensione dei Cinque stelle

Il Parlamento europeo ha respinto con soli due voti di scarto una risoluzione su ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Il testo, che prevedeva l’apertura dei porti alle Ong, è stato affossato anche dall’astensione dei deputati dei Cinque stelle.

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Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha bocciato con 290 voti contrari, 288 favorevoli e 36 astensioni un testo di risoluzione sulle attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. La mozione, avanzata dal presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni Juan Fernando López Aguilar, esortava gli Stati membri a favorire «proattivamente» le misure di salvataggio, avviare un meccanismo di ridistribuzione dei migranti e mantenere i porti aperti alle organizzazioni non governative.

Il flop della risoluzione è stato determinato anche dall’astensione dei 14 eurodeputati grillini, in aperta divergenza rispetto agli attuali alleati di governo del Partito democratico: i Socialisti&Democratici, la famiglia che raccoglie il Pd, si è compattato in maniera quasi assoluta sul sì al testo presentato all’Eurocamera da Aguilar.

Cosa diceva il testo bocciato a Strasburgo

Lo stop al testo è arrivato dalla plenaria che avrebbe dovuto ospitare il voto di fiducia dell’Eurocamera sul collegio dei commissari von der Leyen, poi slittato a novembre dopo le tre bocciature inflitte ad altrettanti candidati all’esecutivo comunitario. Il testo presentato da Aguilar includeva un totale di 18 raccomandazioni agli Stati membri dell’Ue per una maggiore collaborazione (ed efficienza) nelle attività di search and rescue dei migranti naufragati sulla rotta del Mediterraneo. In particolare il punto 9 del testo richiedeva agli Stati membri di «mantenere i porti aperti alle imbarcazioni delle Ong», mentre il punto 16 spingeva la Commissione a lavorare su un meccanismo di distribuzione dei migranti «equo e sostenibile».

L’Eurocamera si è spaccata quasi a metà fra 288 voti favorevoli e 290 contrari, con il sì quasi uniforme di Socialisti& Democratici, Verdi, l’ultrasinistra del Gue e i liberali di Renew Europe (che però hanno contato 10 defezioni) e il no altrettanto coeso di Popolari, Conservatori e riformisti, il gruppo sovranista Identità e democrazia (quello della Lega) e una buona quota di Non iscritti (solo due i favorevoli nell’intero gruppo). L’ago della bilancia è dipeso così anche dalle 36 astensioni, con un totale di 14 “schede bianche” in arrivo dalle delegazione europea dei Cinque stelle: Adinolfi, Beghin, Castaldo, Corrao, D’Amato, Evi, Ferrara, Furore, Gemma, Giarrusso, Pedicini, Pignedoli, Rondinelli e Zullo.

I Cinque stelle: ecco perché ci siamo astenuti

Raggiunto dal Sole 24 Ore, un portavoce del Movimento Cinque stelle ha rimandato alla linea già espressa dall’eurodeputata Laura Ferrara. In un comunicato, Ferrara ha spiegato che l’astensione del gruppo è stata dettata dall’esclusione di alcuni emendamenti presentati (anche) dai Cinque stelle e capaci di dare «concretezza a un testo altrimenti vago e polarizzato». In particolare, si legge nel comunicato, il gruppo aveva cofirmato con esponenti dei Socialisti e dei Verdi un emendamento per ribadire il «rispetto delle leggi internazionali» nell’ottica dell’apertura dei porti affermata nella mozione.

«Al paragrafo sull’apertura dei porti chiedevamo il rispetto delle leggi internazionali e di altre leggi applicabili, con un emendamento cofirmato dal Movimento 5 Stelle e dai gruppi Verdi e S&D – dice Ferrara – Il rimando esplicito al rispetto della Carta dei diritti umani e delle leggi e convenzioni internazionali metteva a tacere chi, nelle scorse ore, voleva pretestuosamente e strumentalmente sintetizzare le nostre proposte come emendamenti anti-Carola». Non è la prima volta che la linea del Movimento Cinque stelle sulla questione migratoria scatena qualche controversia. Fra i casi più noti c’è il voto ostile alla proposta di riforma del regolamento di Dublino formulata dall’Europarlamento e approvata nel 2017 con 390 sì, 175 no e 44 astenuti. In quel caso sia Lega che Cinque stelle avevano remato contro , ma a ruoli invertiti: astenuti i leghisti, contrari gli eurodeputati del Movimento.

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Unione Europea. All’ultimo meeting per poco non venivano alle mani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-23.

Unione Europea 013

Unione Europea. Conflitto armato tra Consiglio Europeo e Parlamento.

Macron. Sylvie Goulard. Ira furibonda per il controllo della Unione Europea.

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«Deep divisions among EU countries on the bloc’s next long-term budget were on full display at the EU leaders’ summit on Friday (18 October).»

«It was the first time leaders talked about the 2021-2027 budget’s substance, and how to plug the gap created by the departure of a key net contributor, the UK, while spending more on new challenges, such as migration and climate»

«It was a stock taking meeting, everyone was repeating the positions we already knew, no new element, no guidance, nothing»

«It was a stock taking meeting, everyone was repeating the positions we already knew, no new element, no guidance, nothing»

«Leaders talked about the most politically-sensitive issues: the overall size of the budget, the balance between different key policies such as agricultural subsidies and cohesion funds for less developed regions, linking funds to the respect of rule of law and climate incentives»

«Making discussions more difficult, member states also grappled with the idea of including rules tying the distribution of EU funds to the respect of the rule of law»

«Poland and Hungary, where nationalists governments had been taken to court by the EU over judicial reforms, are irked by the proposal. However, net contributors insist on the new tool»

«The spat on the overall figures splits the net contributors, such as Germany, Nordic countries, the Netherlands and Austria, that want to cap the joint budget at one percent of the gross national income, and those who want to see more spending»

«Some eastern and southern states, which benefit from EU funds on poorer regions and agriculture, are keen to see a bigger budget, and say they are willing to contribute more»

«Finland, which holds the rotating presidency of the EU and itself wants to see smaller budget, has already revised the commission’s proposed 1.1 percent budget of €1.135bn downwards to €1.050-€1.100bn, between 1.03 and 1.08 percent in its latest plans»

«It is normal that member states are furious at the proposal. As everyone is equally dissatisfied, the middle ground can gather support»

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Per norma dei Trattati, i long-term budget dovrebbero essere approvati alla unanimità. È il momento in cui anche Polonia ed Ungheria contano, ma potrebbe anche essere il momento in cui l’Italia potrebbe valere un po’ più di un pedalino sporco.

I liberal socialisti vorrebbero stanziare cifre ingenti sui migranti e sul ‘clima’,

«spending more on new challenges, such as migration and climate»,

ma solo otto nazioni su ventotto hanno firmato il documento pro ‘clima’.

«Environment ministers from France, Spain, the Netherlands, Portugal, Sweden, Denmark, Latvia and Luxembourg all signed a letter to the EU’s top climate official candidate, Frans Timmermans, calling on him to increase the objective to reduce emissions from 40% to 55% by 2030.»

Ma l’appoggio francese appare in forse dopo il caso Goulard, e Frau Merkel non ha firmato la petizione a Timmermans.

Nel Consiglio Europeo i liberal socialisti sono al momento una sparuta minoranza: molto rumorosa, ma pur sempre minoranza.

Germania. Merkel rifiuta la firma alla lettera EU per il ‘clima’.

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«EU leaders to warn von der Leyen over ‘giving in’ to MEPs»

«In July, von der Leyen secured the support of the parliament by just nine votes after a speech that reached out to the centre-left, liberals and Greens»

«Compromise in the parliament is important, but it is also important for her to have consensus with the council [of member states]»

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È una guerra per la sopravvivenza: ‘o con questo o su questo’.

Senza ingenti stanziamenti europei i liberalsocialisti si vedrebbero costretti a lavorare per vivere,

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EU Observer. 2019-10-21. Deep divisions on display over post-Brexit EU budget

Deep divisions among EU countries on the bloc’s next long-term budget were on full display at the EU leaders’ summit on Friday (18 October).

It was the first time leaders talked about the 2021-2027 budget’s substance, and how to plug the gap created by the departure of a key net contributor, the UK, while spending more on new challenges, such as migration and climate.

The traditionally gruelling negotiations are expected to be especially tough this time around, and Friday’s discussions did not signal any movement on already entrenched positions.

“It was a stock taking meeting, everyone was repeating the positions we already knew, no new element, no guidance, nothing,” EU commission president Jean-Claude Juncker told reporters after the meeting, ruling out a possible deal in December, which leaders had originally hoped to achieve.

“We are still a far cry from reaching an agreement,” German chancellor Angela Merkel confirmed. Incoming budget commissioner Johannes Hahn said earlier that he wants to get the deal done by the end of winter.

Leaders talked about the most politically-sensitive issues: the overall size of the budget, the balance between different key policies such as agricultural subsidies and cohesion funds for less developed regions, linking funds to the respect of rule of law and climate incentives.

Conditions

The Finnish presidency want to come up with detailed numbers for December summit, to kick of the haggling.

Making discussions more difficult, member states also grappled with the idea of including rules tying the distribution of EU funds to the respect of the rule of law.

Poland and Hungary, where nationalists governments had been taken to court by the EU over judicial reforms, are irked by the proposal. However, net contributors insist on the new tool.

The Finnish presidency will also have to specify what will be the scope of the “rule of law conditionality”, whether it will be a specific or broad list of issues that can trigger the mechanism.

“The general rule will be the context of protecting the budget,” said the presidency official.

The spat on the overall figures splits the net contributors, such as Germany, Nordic countries, the Netherlands and Austria, that want to cap the joint budget at one percent of the gross national income, and those who want to see more spending.

Net payers argue that they would have to pay more even with a one percent cap to compensate for the loss of Britain’s transfers.

Some eastern and southern states, which benefit from EU funds on poorer regions and agriculture, are keen to see a bigger budget, and say they are willing to contribute more.

Finland, which holds the rotating presidency of the EU and itself wants to see smaller budget, has already revised the commission’s proposed 1.1 percent budget of €1.135bn downwards to €1.050-€1.100bn, between 1.03 and 1.08 percent in its latest plans.

Member states from both sides were unhappy with the Finnish proposal.

“It is normal that member states are furious at the proposal. As everyone is equally dissatisfied, the middle ground can gather support,” a Finnish presidency source said.

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Macron. Sylvie Goulard. Ira furibonda per il controllo della Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Macron Merkel Parigi

Il superbo ha un concetto di sé stesso così elevato, ma così elevato da considerarsi dio sulla terra, Ma il percepirsi come una sorta di divinità autoreferenziale ha come conseguenza la granitica certezza che la propria volontà sia anche onnipotente: per il superbo al suo volere dovrebbe conseguire in modo automatico l’effettivo potere attuativo.

Ma nella vita umana ci sono anche gli altri, talora superbi anche essi.

Così la volontà del superbo si scontra con la dura realtà che gli altri possano non essere di accordo oppure anche contestarla. Dapprima il nostro uomo resta semplicemente stupefatto che gli altri non si sottomettano ai propri voleri, ma in breve inizia ad odiarli in modo violento e totale. Poco o punto importa il perché gli altri si siano opposti. La loro opposizione diventa immediatamente la prova euristica che la volontà del superbo non sia onnipotente: lo umilia fino al midollo.

E più è radicata la superbia nel proprio io, maggiore è l’odio viscerale che ne emerge, con l’imperiosa urgenza di distruggere fisicamente ogni possibile oppositore. Solo distruggendo quanti si siano opposti il superbo recupera la sua percezione di onnipotenza e, sotto sotto, la propria autostima. Si innesca di conseguenza una lotta mortale: è diventata questione di vita o di morte.

Come corollario a margine, è elemento caratteristico dei superbi l’incapacità strutturale ad ammettere di aver fatto un qualsivoglia errore: la capacità di autocritica e di saper chiedere scusa all’occorrenza è aliena alla mente superba. La colpa sarà sempre ed invariabilmente degli altri. E spesso la tragedia rasenta la farsa, il superbo appare ai più come un moccioso che frigna di rabbia impotente, accusando la maestra di avercela con lui, di perseguitarlo.

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Senza avere ben presente questa realtà i comportamenti di Mr Macron risulterebbero essere incomprensibili.

«Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job»

«French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers»

«Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month»

«Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission»

«The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad. »

«However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.»

«Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”»

«In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans»

«Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.»

«Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing, …. This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment»

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È altro tratto caratteristico dei superbi grondanti di odio accusare gli altri di essere odiatori ad oltranza: si imputano agli altri i propri vizi.

La posta in gioco è chi sia egemone in questa Unione Europea.

In un clima politico così frammentato nessuno ha la forza numerica di imporsi, e Mr Macron si era illuso di poter essere lui l’egemone, appurata la lenta scomparsa della Bundeskanzlerin Frau Merkel verso l’oblio della inconsistenza politica.

Ma la dura realtà evidenzia come il fronte liberal-socialista stia disgregandosi. E questo sarebbe l’ultimo colpo:

Germania. Merkel rifiuta la firma alla lettera EU per il ‘clima’.

Gran brutto segno clinico lo scollamento dal reale.

Se è vero che l’Imperatore Caligola aveva fatto nominare senatore il proprio cavallo, sarebbe altrettanto vero constatare come Mr Macron non sia a livello di Caligola. Forse potrà impuntarsi su Mrs Sylvie Goulard, ma di essere l’egemone della Unione Europea adesso se lo può scordare in modo definitivo.

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Reuters. 2019-10-11. Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job

French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers.

Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month.

Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission.

The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad.

After a second hearing, Goulard, an experienced former French diplomat and EU lawmaker, was rejected on Thursday by 82 EU lawmakers in two committees charged with vetting her, with only 29 backing her – failing to reach the requisite two-thirds support.

“EU citizens won’t put their trust in their institutions when a Commissioner sees absolutely no problem in making 10,000 euros a month from a private lobby in addition to her MEP salary,” said French far-left lawmaker Manon Aubry.

However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.

Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”

TOUGH TASK FOR NEW EU CHIEF

The rejection complicates the task of incoming European Commission president Ursula von der Leyen, who was also put forward by Macron. While she is a center-right politician, she was not the first choice of lawmakers of the center-right European People’s Party (EPP), the biggest bloc in parliament.

She has already seen her Hungarian and Romanian candidates for roles rejected by the assembly.

In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans.

Following Goulard’s rejection, president-elect von der Leyen called for European unity of purpose toward a “common objective” of forming a new Commission.

“We must not lose sight of what is at stake: the next five years will be decisive for Europe in a difficult global environment,” she said in a statement after meeting leaders of key lawmaker groups. “It is now necessary … to speed up the process so that Europe can act swiftly.”

GOULARD CAUGHT IN JOBS FUROR

Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.

Following Macron’s 2017 election victory, Goulard was appointed defense minister but resigned barely a month into the job after an investigation into the way her political party, MoDem, hired assistants in the European assembly.

At an earlier hearing on Oct. 2, Goulard denied wrongdoing, saying the funds had been repaid and that she considered the affair a human resources issue rather than a legal one.

She said she risked becoming a victim of a “political game” among rival political groups in the European Parliament, particularly at the hands of the EPP.

“I am not under formal investigation,” she told lawmakers on Thursday as she protested her innocence once more.

She also expressed regret that her work for the Berggruen Institute, during her time as an EU lawmaker from 2013 to 2016, had cast a shadow over her candidacy.

European lawmaker Stephane Sejourne, an ally of Macron, echoed the French president’s sentiments.

“Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing,” he tweeted. “This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment.”

Parliament, which has been fragmented between pro and anti-EU groups since May elections, will vote on the Commission as a whole on Oct. 23 before it can take office.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Von der Leyen inizia la sua guerra nell’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-13.

2019-09-12__Caso Greco__001

Con il passare del tempo molti aspetti enigmatici della personalità politica del Presidente della Commissione Europea, Mrs Ursula von der Leyen iniziano a chiarirsi: la ragazza è davvero bellicosa.

Si preannunciano tempi di conflitti all’ultimo sangue tra Consiglio Europeo, Commissione Europea ed europarlamento.

Questi sono stati i prodromi:

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

«In succinta sintesi, alle elezioni europee il Partito Popolare Europeo e quello Socialista hanno perso assieme un centinaio di seggi, perdendo così la maggioranza.

Sia Weber, il candidato del Ppe, sia Timmerman, il candidato del Pse, sono stati bocciati dal Consiglio Europeo, che ha proposto Mrs von der Leyen, nome suggerito da Frau Merkel che si era previamente accordata con i polacchi e con gli ungheresi, che infatti la hanno votata.

Il quadro politico che ne risulta è dilacerante. Nessuno schieramento politico è in grado di imporre la propria volontà politica, mentre tutti hanno la concreta possibilità di bloccare quella altrui. Non da ultimo, esercitando il diritto di veto.»

«I candidati alle Commissioni dovranno sostenere una audizione in seno al parlamento europeo, che esprimerà quindi su ciascuno di essi un parere, parere che però non sarà vincolante: alla fine sarà la sola Mrs Ursula von del Leyen a decidere i nomi dei Commissari.»

«Mr László Trócsányi, nominalmente un indipendente, è talmente vicino al Fidesz di Mr Orban da essere stato nominato ministro della giustizia. Lui ed il candidato polacco,  Mr Janusz Wojciechowski, membro del PiS, sono la pulpite purulenta dei liberal socialisti europei, i quali li odiano quasi più di Mr Salvini.»

«Spettacolo che si consumerà mentre l’Unione Europea prosegue a grandi passi verso una profonda depressione del suo sistema economico. Ma è certamente più facile parlare del the rule of law che di come uscire dalla crisi.»

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2019-09-12__Caso Greco__002

L’ultimo casus belli è la nomina fatta da Mrs von der Leyen del greco Margaritis Schinas quale vice-presidente nella Commissione “protecting our European way of life“.

2019-09-12__Caso Greco__003

Tutti i liberal socialisti sono insorti alla grande.

2019-09-12__Caso Greco__004

Infatti la Presidente von der Leyen nella lettera di incarico aveva scritto anche:

«Changes in climate, digital technologies and geopolitics are already having a profound effect on the lives of Europeans. We are witnessing major shifts all the way from global power structures to local politics. ….

The High Representative/Vice-President will support me in coordinating the external dimension of all Commissioners’ work.  ….

We must engage with all Europeans, not just those who live in the capitals or are knowledgeable about the European Union. I will expect you to visit every Member State within the first half of our mandate at the latest. ….

Your mission

I would like to entrust you with the role of Vice-President for Protecting our European Way of Life.

Protecting our European way of life requires making sure workers are equipped to thrive in our evolving labour market. A declining workforce and a digital and basic skills gap brings into sharp focus the need to equip people with the tools and knowledge they need. It also highlights the need for well-managed legal migration, a strong focus on integration and ensuring our communities are cohesive and close-knit. This is both an opportunity and a necessity for Europe.

The European way of life is built around solidarity, peace of mind and security. We must address and allay legitimate fears and concerns about the impact of irregular migration on our economy and society. This will require us to work together to find common solutions which are grounded in our values and our responsibilities. We must also work more closely together on security, notably on new and emerging threats that cut across borders and policies.

You will chair the Commissioners’ Group on Protecting our European Way of Life. ….

Europe needs an economy and a labour market that have the people with the right skills to ensure that we preserve our European way of life and our competitiveness.»

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I liberal socialisti dell’europarlamento sono inveleniti. Stanno dando del fascista a destra e manca.

«Some announcements from EU incoming chief Ursula von der Leyen about her Commission raised eyebrows on Tuesday but perhaps none more so than the new portfolio for “Protecting our European Way of Life.” ….

But it’s what falls under his purview that has raised eyebrows and seen accusations of “fascist thinking” lobbed at the Commission. ….

Among those who denounced Schinas’s portfolio name is Claude Moraes, a British MEP from the Labour party.

“”Protecting our European way of life” should not seriously have been a Portfolio title in a modern European Commission of 2019,” he wrote on Twitter, later adding: “Seriously. Any idea how this comes across?” ….

French MEP Damien Careme, from the Greens, condemned the portfolio name as “an abomination.” ….

Environmental protection NGO Friends of the Earth blasted the portfolio’s name, writing on Twitter that “the idea that ‘Europeans’ need to be shielded from external cultures is fascist thinking that shouldn’t be near migration policy.”» [Fonte]

*

«Creating a portfolio ‘Protection of the European way of life’ in response to ‘legitimate fears and concerns about the impact of irregular migration’ is totally misguided and reprehensible»

«contradiction between supporting refugees and European values»

«the portfolio name was “an abomination.”»

«Linking migration with security, in the portfolio of the Commissioner for Protecting our European Way of Life, risks sending a worrying message»

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La Commissione Europea avrà il suo gran bel da fare. Ma ben più difficile sarà il comprendere ciò che vorrà fare l’Italia.

Ricapitolando.

Improvvisamente la lPresidente della Commissione Frau Ursula von der Leyen è diventata fascista, nazista, razzista, identitaria, ovranista, abominevole, e financo omofoba.


Deutsche Welle. 2019-09-11. EU post to ‘protect European way of life’ called ‘disgusting,’ ‘reprehensible’

EU Commission chief von der Leyen was accused of creating a new position with a xenophobic message. The office for “protecting our European way of life” has been criticized within Brussels and throughout the EU.

A new post created by incoming European Commission President Ursula von der Leyen earned widespread condemnation on Wednesday, with NGOs saying it sent a “worrying message” and EU lawmakers calling it “reprehensible.”

Von der Leyen has renamed a number of Commission positions to make them sound less formal and more goal-oriented, including the now controversial rebranding of the former “migration, home affairs, and citizenship” portfolio to the new office for “protecting our European way of life.”

‘Misguided,’ ‘disgusting’

The new title was immediately criticized on social media for its perceived fascist-sounding name, but also garnered critique from within Brussels.

“Creating a portfolio ‘Protection of the European way of life’ in response to ‘legitimate fears and concerns about the impact of irregular migration’ is totally misguided and reprehensible,” said Sophie in ‘t Veld, a progressive Dutch MEP.

Ska Keller, a German lawmaker who heads the Green party bloc in the European Parliament, also voiced her concern that the new post implied a “contradiction between supporting refugees and European values.”

Damien Careme, a French member of the Greens, said the portfolio name was “an abomination.”

“It looks pretty but when one realizes that it means he will be in charge of migration, integration and security, then it’s absolutely disgusting,” Careme added.

The head of Amnesty International’s European institutions office, Eve Geddie, said, “Linking migration with security, in the portfolio of the Commissioner for Protecting our European Way of Life, risks sending a worrying message.”

Von der Leyen defends post

The new post has been given to Margaritis Schinas, a former Greek member of European Parliament and longtime civil servant for the Commission.

He clarified the goal of the position by saying his office would be “better protecting our citizens and borders and modernizing our asylum system, to investing in Europeans’ skills and creating brighter futures for our youth, I am confident that we can take great strides over the next five years to both protect and empower Europeans.”

Von der Leyen’s office responded to the criticism by pointing out that the name of the portfolio had been in her public strategy papers since July, and that the purpose of the office was to coordinate cross-border development and fighting terrorism, as well as protect values and democracy.