Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime, Problemia Energetici, Unione Europea

von der Leyen. ‘Il nucleare serve’. E ce lo viene a dire adesso che siamo in stagflazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-25.

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Nella Unione Europea c’è una patologica confusione mentale tra l’immediato ed il futuro, come poi se questo fosse davvero prevedibile con certezza.

Una cosa è come uscire dall’attuale crisi energetica dovuta ai prezzi proibitivi del gas naturale e del carbone, e dalla stagflazione che ne consegue, ed una totalmente differente sono i sacrifici imposti perché nel 2050 sia ecologicamente lindi.

Al momento di scrivere questo testo, rispetto l’anno precedente il natural gas ha un incremento del 108.86%, il TTF del 362.60% e l’UK Gas del 292.55%. Questa è la situazione attuale.

Nel 2050 tutti noi saremo morti.

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«Vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento»

«L’Ue è chiamata a fare i conti con la crisi energetica immediata, con i prezzi alle stelle, ma anche con l’imponente sfida della transizione ecologica»

«Se esaminiamo l’aspetto di medio e lungo termine, lavoreremo su altre misure per aumentare la resilienza e l’indipendenza dell’Unione europea: vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento e dobbiamo accelerare il lavoro sull’interconnessione …. Questo mi porta al mix energetico del futuro: è ovvio che abbiamo bisogno di più energia rinnovabile e pulita, se consideriamo il costo di produzione dell’energia rinnovabile, per il solare è dieci volte meno cara di dieci anni fa, l’energia eolica è volatile, pero’ è del 50% meno cara di dieci anni fa, quindi vi sono rinnovabili e sono fonti che abbiamo in casa. Accanto a questo abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare per esempio, e durante la transizione anche del gas naturale. Come abbiamo già detto ad aprile, presenteremo la proposta sulla tassonomia tra breve …. Nucleare e rinnovabili ci danno anche indipendenza»

«Abbiamo parlato anche di nucleare. Alcuni Paesi chiedono di inserirlo tra le fonti di energia non inquinanti»

«La Commissione procederà a una proposta a dicembre. Ci sono posizioni molto divisive in Consiglio. Vedremo quale nucleare e poi in ogni caso ci vuole moltissimo tempo»

«Ma ogni Stato membro ha una realtà energetica diversa e una propria percezione dell’attuale crisi dei prezzi, con divergenze sulle cause, sugli effetti, sulla durata e su come affrontarla»

«Le conclusioni di queste analisi saranno note nei prossimi mesi»

«L’energia nucleare è una fonte di energia economica, stabile e indipendente, sostiene il gruppo di Paesi, guidato da Francia e composto da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania»

«”Nessuno mi garantisce che questo aumento dei prezzi sarà risolto in pochi mesi”, ha dichiarato il presidente francese Francia, Emmanuel Macron»

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La lentezza decisionale della Unione Europea è proverbiale, anche di fronte a crisi immediate di questa portata.

Poi, i tempi necessari per costruire una centrale atomica si aggirano sui dieci anni: ma intanto nessuno ci dice come potremo campare fino al 2031, sempre poi che ci si riesca. La stagflazione non perdona nulla a nessuno.

Ripetiamo. Il problema è come sopravvivere oggi: nel 2050 saremo tutti morti.

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L’Ue fa i conti con la crisi energetica. Von der Leyen: “Il nucleare ci serve”.

La presidente della Commissione europea: “Vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento”.

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L’Ue è chiamata a fare i conti con la crisi energetica immediata, con i prezzi alle stelle, ma anche con l’imponente sfida della transizione ecologica. E su questo dovrà scegliere quali fonti valorizzare, quali salvare e quali abbandonare nella prossima fase di transizione. E lo farà entro dicembre.

Al termine del vertice Ue, dopo la discussione di ieri sera durata oltre cinque ore, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha tracciato la sua linea. “Se esaminiamo l’aspetto di medio e lungo termine, lavoreremo su altre misure per aumentare la resilienza e l’indipendenza dell’Unione europea: vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento e dobbiamo accelerare il lavoro sull’interconnessione”, ha spiegato.

“In parallelo a tutto questo, valuteremo il funzionamento del mercato del gas e dell’elettricità oltre che del mercato Ets e riferiremo verso la fine dell’anno”, ha aggiunto. “Questo mi porta al mix energetico del futuro: è ovvio che abbiamo bisogno di più energia rinnovabile e pulita, se consideriamo il costo di produzione dell’energia rinnovabile, per il solare è dieci volte meno cara di dieci anni fa, l’energia eolica è volatile, pero’ è del 50% meno cara di dieci anni fa, quindi vi sono rinnovabili e sono fonti che abbiamo in casa. Accanto a questo abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare per esempio, e durante la transizione anche del gas naturale. Come abbiamo già detto ad aprile, presenteremo la proposta sulla tassonomia tra breve”, ha annunciato la leader dell’esecutivo Ue aprendo qualche spiraglio per il nucleare. “Nucleare e rinnovabili ci danno anche indipendenza“, ha aggiunto. 

                         A dicembre proposta su nucleare

“Abbiamo parlato anche di nucleare. Alcuni Paesi chiedono di inserirlo tra le fonti di energia non inquinanti”, ha confermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “La Commissione procederà a una proposta a dicembre. Ci sono posizioni molto divisive in Consiglio. Vedremo quale nucleare e poi in ogni caso ci vuole moltissimo tempo“, ha aggiunto.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha preso la palla al balzo: “Bene la Ue, anche in Italia occorre ripensare e superare il no al nucleare pulito e sicuro di ultima generazione, Lega pronta a presentare una proposta di legge”, ha dichiarato. Tornando a Bruxelles. Tutti sono d’accordo sull’ineluttabilità delle rinnovabili. Il Consiglio europeo sostiene fermamente questa strategia, nonostante i continui inconvenienti di Polonia, Ungheria e, in misura minore, della Repubblica Ceca. Non c’è nemmeno dubbio che il gas, considerato economico e stabile, si qualifichi come “energia di transizione”.

Ma ogni Stato membro ha una realtà energetica diversa e una propria percezione dell’attuale crisi dei prezzi, con “divergenze sulle cause, sugli effetti, sulla durata e su come affrontarla”, riconoscono fonti diplomatiche. La Germania non abbandonerà il carbone prima del 2040, ma cesserà con il nucleare nel 2022, mentre la Francia ha il secondo parco atomico più grande del mondo e vuole rafforzarlo. Il principale fornitore di gas della Spagna è l’Algeria, l’Irlanda lo importa dalla Scozia e la Finlandia lo ottiene dalla Russia, come faceva la Lituania fino a quando non ha cominciato a portarlo dalla Norvegia. Pertanto, la riflessione di ampio respiro, con profonde implicazioni politiche, economiche e sociali, deve tener conto “della diversità e della specificità delle situazioni degli Stati membri”, affermano le conclusioni approvate dal Consiglio.

Il vertice si è anche impegnato a valutare se “certi comportamenti commerciali” nei mercati del gas, dell’elettricità e dell’Ets “richiedano più misure normative”. Ci sono Paesi, come la Spagna, che ritengono che il mercato elettrico “non stia inviando i segnali di prezzo adeguati” mentre altri partner, come la Polonia, ritengono che l’energia stia diventando più costosa, anche a causa delle speculazioni sulle emissioni.

Le conclusioni di queste analisi saranno note nei prossimi mesi, anche se la premessa della Commissione è che non vi siano indicazioni di errori o manipolazioni. Uno dei temi al centro del dibattito energetico, che prende slancio di fronte alla necessità di rilasciare meno Co2 e ai prezzi elevati delle importazioni di idrocarburi, è l’energia nucleare, che rappresenta il 26% dell’elettricità nell’Ue e il 13% del consumo finale di energia.

Tredici dei 27 Stati membri dell’Ue dispongono di reattori nucleari e, sebbene alcuni si stiano muovendo verso l’abbandono di questa fonte di generazione poichè gli impianti esauriscono il loro ciclo di vita, dieci Paesi spingono per indentificarlo come fonte green. L’energia nucleare è “una fonte di energia economica, stabile e indipendente”, sostiene il gruppo di Paesi, guidato da Francia e composto da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania. Vorrebbero che la generazione atomica fosse vista come un investimento sostenibile nelle regole della “tassonomia” che la Commissione europea prepara, in modo che apra le porte a condizioni di finanziamento amichevoli. Bruxelles, che si dichiara tecnologicamente neutrale, rimanda da anni questa decisione politica.

La crisi dei prezzi coincide con l’avvio dei negoziati legislativi per raggiungere l’obiettivo dell’Ue di accelerare il taglio delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Polonia e Ungheria hanno già attaccato direttamente la proposta della Commissione europea, collegando l’aumento dei prezzi alle politiche climatiche e accusando la Commissione di mettere in pericolo le classi medie, una preoccupazione estrema a Bruxelles, sottolineano le fonti.

Crea anche incertezza non sapere quanto durerà l’escalation dei prezzi. La Commissione ritiene che la carenza diminuirà ad aprile, quando si prevede che il nuovo gasdotto russo Nord Stream 2 inizierà a pompare gas in Germania attraverso il Baltico. Altri paesi, come la Spagna, temono che possa trascinarsi. “Nessuno mi garantisce che questo aumento dei prezzi sarà risolto in pochi mesi”, ha dichiarato il presidente francese Francia, Emmanuel Macron, in conferenza stampa.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

COP26, ‘Glasgow climate summit’ si preannuncia essere un fiasco memorabile

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-22.

«The 2021 United Nations Climate Change Conference, also known as COP26, is the 26th United Nations Climate Change conference. It is scheduled to be held in the city of Glasgow, Scotland between 31 October and 12 November 2021, under the presidency of the United Kingdom. The conference is set to incorporate the 26th Conference of the Parties (COP) to the United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), the 16th meeting of the parties to the Kyoto Protocol (CMP16), and the third meeting of the parties to the Paris Agreement (CMA3).» [Fonte]

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Materie prime. Ancora prezzi in salita. Carbone +120.31 percento.

Usa. Agosto21. CPI, Consumer Price Index, 5.3%. Indice energetici +25%.

Usa. Agosto21. PPI, Producer Price Index, è salito a 8.3 percento.

Usa. Fed ha di fatto perso il controllo di economia ed inflazione, come negli anni ’70.

Blocco Europeo. 2021Q2. Pil -2.5%, occupati -2.1 milioni, comparati con 2019Q4.

Blocco europeo. Prezzi degli energetici fuori controllo. Stagflazione in casa.

Asia. Trend energetici. Il carbone domina nella produzione di corrente elettrica.

USA, Gran Britannia ed Australia. Accordo per dotarla di sottomarini atomici. Ira di Europa e Cina.

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I paesi dell’enclave liberal socialista, Unione Europea ed America, la credenza dei quali nel ‘clima’ è elemento del loro credo liberal, sono in stagflazione, ossia inflazione unita a stagnazione economica.

Le loro banche centrali sono impotenti nel governo di questa situazione, anche perché l’inflazione è in buona parte importata a seguito dei rincari delle materie prime ed il sistema produttivo è caricato di tasse per finanziare il green.

Poi, l’enclave liberal è una quota secondaria nel sistema economico mondiale.

In questa situazione, non sussistono le risorse per una azione sul ‘clima’, sempre poi che esso esista.

«United Nations chief Antonio Guterres said a critical meeting on climate change later this year in Scotland is at risk of failure due to mistrust between developed and developing countries and a lack of ambitious goals among some emerging economies»

«The U.N. COP26 conference in Glasgow aims to wring much more ambitious climate action and the money to go with it from participants around the globe»

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Lo U.N. COP26 conference di Glasgow si preannuncia essere un flop colossale.

La stagflazione si è dimostrata essere una ottima medicina per curare il delirio del ‘clima’.

E siamo solo agli inizi.

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Glasgow climate summit at risk of failure, U.N. chief warns.

United Nations, Sept 16 (Reuters) – United Nations chief Antonio Guterres said a critical meeting on climate change later this year in Scotland is at risk of failure due to mistrust between developed and developing countries and a lack of ambitious goals among some emerging economies.

The U.N. COP26 conference in Glasgow aims to wring much more ambitious climate action and the money to go with it from participants around the globe. Scientists said last month that global warming is dangerously close to spiralling out of control.

“I believe that we are at risk of not having a success in COP26,” Guterres told Reuters in an interview at U.N. headquarters in New York on Wednesday. “There is still a level of mistrust, between north and south, developed and developing countries, that needs to be overcome.”

“We are on the verge of the abyss and when you are on the verge of the abyss, you need to be very careful about what the next step is. And the next step is COP26 in Glasgow,” he said.

Guterres and Britain’s Prime Minister Boris Johnson will on Monday host a meeting of world leaders on the sidelines of the annual high-level week of the U.N. General Assembly in a bid to build the chances of success at the climate conference, being held from Oct. 31 to Nov. 12.

“My objective and the reason why we are convening a meeting on Monday is exactly to build trust, to allow for everybody to understand that we all need to do more,” Guterres said.

“We need the developed countries to do more, namely in relation to the support to developing countries. And we need some emerging economies to go an extra mile and be more ambitious in the reduction of air emissions,” he said.

Monday’s meeting, which will be both virtual and in-person, will be closed to allow for “frank and open discussions” on how to deliver success in Glasgow, said a senior U.N. official, speaking on condition of anonymity.

                         U.S., CHINA NEED TO ‘DO THEIR PART’

The world remains behind in its battle to cut carbon emissions and the pace of climate change has not been slowed by the global COVID-19 pandemic , the World Meteorological Organization said on Thursday.  

Scientists said last month that unless big action is taken to cut emissions, the average global temperature is likely to hit or cross the 1.5-degree Celsius (2.7-degrees Fahrenheit) warming threshold within 20 years.  

“Until now, I have not seen enough commitment of developed countries to support developing countries … and to give a meaningful share of that support to the needs of adaptation,” said Guterres.

Developing countries tend to be the most vulnerable to costly climate impacts, and the least resourced to deal with them. For years, they have been struggling to secure the funds to help them prepare for climate disruptions that rich nations pledged in 2009 to ramp up to $100 billion annually.

So far, the money that has arrived has focused on emissions reduction rather than adaptation. Of the $78.9 billion in climate finance transferred by rich countries in 2018, only 21% was spent on adaptation, OECD data shows.

When asked whether companies that develop carbon capture technology should have to issue patent waivers so those advances can be shared, Guterres said: “Any development in that area should be a global public good and should be made available to all countries in the world.”

But he noted: “We have not yet seen results that confirm those technologies will be a key element to solve the problem.”

Guterres played down the impact that the increasingly rancorous relationship between China and the United States – the world’s two biggest emitters of greenhouse gases – will have on their cooperation on climate change. read mor  

“They are a multilateral issue,” said Guterres. “So my appeal to both the United States and China is for each of them to do their part.”

Pubblicato in: Armamenti, Diplomazia, Regno Unito, Stati Uniti

USA, Gran Britannia ed Australia. Accordo per dotarla di sottomarini atomici. Ira di Europa e Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-17.

Biden 001

Usando il consueto tatto diplomatico, Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia hanno sottoscritto un trattato per dotare questa ultima di sottomarini atomici. Verosimilmente, clausole riservate consentiranno l’imbarco di missili dotati di testate atomiche multiple americane.

Questo è un notevole salto qualitativo.

Se è vero che i sottomarini atomici siano un ottimo deterrente, sarebbe altrettanto vero ricordare come siano armi offensive.

La reazione cinese è stata immediata e severissima.

Ma la Francia, che vede svanire una commessa miliardaria, sta grondando rabbia impotente da tutti i pori. Macron è una irrilevante nullità.

Similmente, l’Unione Europea è furibonda di non essere nemmeno stata avvisata: hanno saputo il fatto dai giornali.

Questo è il suggello del continuo sgretolamento dell’Unione, il cui peso politico, economico e militare è oramai nullo.

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«China, France denounce U.S. nuclear sub pact with Britain, Australia»

«U.S. and allies look for ways to push back against China»

«Security alliance ‘severely’ damages regional peace»

«France accuses Biden of acting like Trump with ‘brutal’ decision»

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«France, which loses its own submarine deal with Australia, called the plans brutal and unpredictable»

«The partnership ends Australia’s 2016 deal with French shipbuilder Naval Group to build it a new submarine fleet worth $40 billion to replace its more than two-decades-old Collins submarines»

«China on Thursday denounced a new Indo-Pacific security alliance between the United States, Britain and Australia, saying such partnerships should not target third countries and warning of an intensified arms race in the region»

«Under the arrangement, dubbed AUKUS, the United States and Britain will provide Australia with the technology and capability to deploy nuclear-powered submarines»

«I am angry and bitter. This isn’t done between allies»

«One U.S. official said the partnership was the result of months of engagements by military and political leaders during which Britain – which recently sent an aircraft carrier to Asia – had indicated it wanted to do more in the region»

«U.S. officials said nuclear propulsion would allow the Australian navy to operate more quietly, for longer periods, and provide deterrence across the Indo-Pacific»

«→→ EU foreign policy chief Josep Borrell said the new partnership, on which the EU was not consulted, showed the need for a more assertive European foreign policy ←←»

«”We must survive on our own, as others do,” Borrell said as he presented a new EU strategy for the Indo-Pacific region. “I understand the extent to which the French government must be disappointed.”»

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Questa è la realtà dei fatti.

L’Unione Europea e la Francia di Macron contano meno dello zero. Nemmeno avvisati.

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China, France denounce U.S. nuclear sub pact with Britain, Australia.

– U.S. and allies look for ways to push back against China

– Security alliance ‘severely’ damages regional peace, China says

– France accuses Biden of acting like Trump with ‘brutal’ decision

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Washington/Canberra, Sept 16 (Reuters) – China on Thursday denounced a new Indo-Pacific security alliance between the United States, Britain and Australia, saying such partnerships should not target third countries and warning of an intensified arms race in the region.

Under the arrangement, dubbed AUKUS, the United States and Britain will provide Australia with the technology and capability to deploy nuclear-powered submarines.

France, which loses its own submarine deal with Australia, called the plans brutal and unpredictable.

The United States and its allies are looking for ways to push back against China’s growing power and influence, particularly its military buildup, pressure on Taiwan and deployments in the contested South China Sea.

U.S. President Joe Biden, British Prime Minister Boris Johnson and Australian Prime Minister Scott Morrison did not mention China by name in the joint announcement and senior Biden administration officials, who briefed reporters ahead of time, said the partnership was not aimed at countering Beijing.

But Chinese Foreign Ministry spokesman Zhao Lijian said the three countries were “severely damaging regional peace and stability, intensifying an arms race, and damaging international nuclear non-proliferation efforts”.

“China always believes that any regional mechanism should conform to the trend of peace and development of the times and help enhance mutual trust and cooperation… It should not target any third party or undermine its interests,” he told a regular briefing in Beijing.

Johnson said the pact was not meant to be adversarial and said it would reduce the costs of Britain’s next generation of nuclear submarines.

“Now that we have created AUKUS we expect to accelerate the development of other advanced defence systems including in cyber, artificial intelligence, quantum computing and undersea capabilities,” Johnson told parliament.

The partnership ends Australia’s 2016 deal with French shipbuilder Naval Group to build it a new submarine fleet worth $40 billion to replace its more than two-decades-old Collins submarines, a spokesperson for Morrison told Reuters.

France accused Biden of stabbing it in the back and acting like his predecessor Donald Trump.

“This brutal, unilateral and unpredictable decision reminds me a lot of what Mr Trump used to do,” Le Drian told franceinfo radio. “I am angry and bitter. This isn’t done between allies.”

The three leaders stressed Australia would not be fielding nuclear weapons but using nuclear propulsion systems for the vessels to guard against threats.

“We all recognise the imperative of ensuring peace and stability in the Indo-Pacific over the long term,” Biden said.

“We need to be able to address both the current strategic environment in the region, and how it may evolve because the future of each of our nations and indeed the world depends on a free and open Indo-Pacific enduring and flourishing in the decades ahead,” he said.

Morrison said Australia would meet all its nuclear non-proliferation obligations.

‘STRONG ROLE’

One U.S. official said the partnership was the result of months of engagements by military and political leaders during which Britain – which recently sent an aircraft carrier to Asia – had indicated it wanted to do more in the region. 

New Zealand Prime Minister Jacinda Ardern welcomed the focus on the Indo-Pacific but said Australia’s nuclear-powered submarines would not be allowed in its territorial waters.

Singapore said it had long had relations with Australia, Britain and the United States and hoped their grouping would contribute to peace and stability.

Japan said the three countries’ strengthening of security and defence cooperation was important for peace and security.

A U.S. official briefing before the announcement said Biden had not mentioned the plans “in any specific terms” to Chinese leader Xi Jinping in a call last Thursday, but did “underscore our determination to play a strong role in the Indo-Pacific”.

U.S. officials said nuclear propulsion would allow the Australian navy to operate more quietly, for longer periods, and provide deterrence across the Indo-Pacific.

EU foreign policy chief Josep Borrell said the new partnership, on which the EU was not consulted, showed the need for a more assertive European foreign policy.

“We must survive on our own, as others do,” Borrell said as he presented a new EU strategy for the Indo-Pacific region. “I understand the extent to which the French government must be disappointed.”

Biden said the three governments would launch an 18-month consultation period “to determine every element of this programme, from workforce, to training requirements, to production timelines” and to ensure full compliance with non-proliferation commitments.

Among the U.S. firms that could benefit are General Dynamics Corp (GD.N) and Huntington Ingalls Industries Inc (HII.N).

General Dynamics’ Electric Boat business does much of the design work for U.S. submarines, but critical subsystems such as electronics and nuclear power plants are made by BWX Technologies Inc (BWXT.N)

U.S. officials did not give a time frame for when Australia would deploy a nuclear-powered submarine, or how many would be built.

A U.S. official said Washington had shared nuclear propulsion technology only once before – with Britain in 1958.

“This is frankly an exception to our policy in many respects… We view this as a one-off.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Giugno21. Vendite al dettaglio +5.0% su giugno20.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-06.

2021-08-05__ EU Retail trade 001

                         In sintesi.

– retail trade rose by 1.5% in the euro area and by 1.2% the EU, compared with May 2021

– In June 2021 compared with June 2020, the calendar adjusted volume of retail trade increased by 5.0% in the euro area and by 5.3% in the EU

– retail trade increased by 11.9% for automotive fuels, compared with  June 2020

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2021-08-05__ EU Retail trade 002


Eurostat. Volume of retail trade up by 1.5% in the euro area and by 1.2% in the EU.

Up by 5.0% and 5.3% compared with June 2020

In June 2021, the seasonally adjusted volume of retail trade rose by 1.5% in the euro area and by 1.2% the EU, compared with May 2021, according to estimates from Eurostat, the statistical office of the European Union. In May 2021, the retail trade volume increased by 4.1% in the euro area and by 4.2% in the EU.

In June 2021 compared with June 2020, the calendar adjusted volume of retail trade increased by 5.0% in the euro area and by 5.3% in the EU.

                         Monthly comparison by retail sector and by Member State

In the euro area in June 2021, compared with May 2021, the volume of retail trade increased by 3.8% for automotive fuels and by 3.4% for non-food products, while it decreased by 1.5% for food, drinks and tobacco.

In the EU the volume of retail trade increased by 3.6% for automotive fuels and by 2.6% for non-food products, while it decreased by 1.1% for food, drinks and tobacco.

Among Member States for which data are available, the highest monthly increases in total retail trade were registered in Ireland (+9.4%), Germany and Latvia (both +4.2%) and Lithuania (+2.0). The largest decreases were observed in Malta (-3.0%), Austria (-2.7%) and Croatia (-2.6%).

                         Annual comparison by retail sector and by Member State

In the euro area in June 2021, compared with June 2020, the volume of retail trade increased by 11.9% for automotive fuels, by 6.5% for non-food products and by 1.4% for food, drinks and tobacco.

In the EU, the volume of retail trade increased by 11.5% for automotive fuels, by 7.1% for non-food products and by 1.7% for food, drinks and tobacco.

Among Member States for which data are available, the highest annual increases in total retail trade were registered in Bulgaria (+22.7%), Lithuania (+15.3%) and Slovenia (+12.8%). The only decrease was registered in Luxembourg (-3.2%).

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Recovery Plan bloccato. Nemmeno un cane vuol comprare i bond europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-28.

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Eppure l’Unione Europea è guidata da tre, sedicenti, femmine: Lagarde, von der Leyen e Merkel, ossia il culmine dell’evoluzione, celebrato ed osannato da ogni liberal di retta dottrina.

Tradotto in parole comprensibili, il Recovery Plan avrebbe dovuto essere finanziato tramite la emissioni di bond europei, ossia contraendo un altro prestito, ma nemmeno un cane rognoso e senza denti li vuole acquistare. Questa è la verità che nessun media osa dire.

Niente soldi: tutto fermo.

Il resto sono vane parole senza senso.

Il Green Deal “Fit-for-55” giace come una medusa bolsa sulla battigia, in attesa di spirare per morte naturale.

L’elefantiasico progetto delle gigafactory per le auto entrerà nei trattati di psichiatria come esempio di delirio coatto collettivo.

Gli stati si sono spartiti il nulla.

Solo la inflazione cresce rigogliosa.

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Sorpresa, l’Ue rimanda le decisioni per trovare i soldi del Recovery plan

I 750 miliardi di euro del Recovery plan, almeno nelle “sovvenzioni” da 338 miliardi di euro, dovevano essere finanziati in parte da nuove “risorse proprie”, tra cui la web tax sui giganti digitali e la tassa CO2 alle frontiere.

Il calendario prevedeva che a metà luglio ci fossero proposte approvate in Commissione europea, per poi procedere nel loro iter, che avrebbe dovuto concludersi entro il 2022. Invece, in conferenza stampa il 19 luglio, la Commissione europea ha comunicato di rinviare tutto il pacchetto all’autunno.

D’altra parte, l’agenda di luglio è già stata pesantina. L’approvazione del pacchetto legislativo del Green Deal “Fit-for-55” del 14 luglio è passata con un voto difficile a maggioranza nella Commissione europea. Il pacchetto è studiato, articolato e ambizioso ma capace di sollevare forti critiche e da più parti, dalle industrie automobilistiche ad alcuni Stati, che devono affrontare gigantesche riconversioni (le gigafactory per le auto, il carbone in diversi Paesi dell’est) o politici, per i settori sociali che possono rispondere con la protesta politica ai cambiamenti in corso, come si era visto per i costi energetici-ambientali all’origine delle proteste dei gilet gialli

Dopo il Fit-for-55 la Commissione avrebbe dovuto approvare anche un pacchetto sulle risorse proprie. Si ricorderà il passo di marcia con cui sono state approvate le ratifiche dei parlamenti nazionali sul Recovery e sulle risorse proprie, che si erano concluse il 27 maggio. La corsa contro il tempo serviva per poter chiedere soldi al mercato ma anche per le decisioni di luglio.

Per quanto riguarda la web tax, la frenata è dovuta principalmente al contesto internazionale. Il 16 marzo 2021, i ministri in formato Ecofin, avevano stabilito che la web tax europea sarebbe rimasta distinta dalla tassazione discussa in ambito Ocse, e avevano scritto il calendario delle azioni successive. Il Consiglio europeo del 25 marzo aveva ricollegato i due percorsi e detto che avrebbe adottato la propria web tax se l’Ocse non avesse fatto progressi al riguardo entro la metà del 2021. Così proprio l’accordo al G20 a Venezia del 9 luglio sulla minimum tax del 15% – così ben accolto dai media – ha sostanzialmente spento lo slancio europeo sulla propria web tax.

Da parte statunitense si è fatto ben capire che non sarebbe stato il caso di tassare due volte i giganti del web, anche se per la verità la tassa europea, così come disegnata il 16 marzo dai ministri dell’economia, andava avanti nella convinzione che quella globale o dell’Ocse non sarebbe mai arrivata. In ogni caso, la segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen, ha ottenuto un rinvio di principio durante il suo incontro con i ministri Ecofin del 12 luglio a Bruxelles.

Poi c’è la tassa CO2 alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism), che è stata approvata come proposta legislativa in Commissione il 14 luglio all’interno del Fit-for-55. Essa compenserebbe alla dogana il vantaggio commerciale di merci estere prodotte con standard di contrasto al cambiamento climatico inferiori a quelli europei. È un modo per autofinanziarsi ma anche di sollecitare i partner commerciali dell’UE all’attuazione all’Accordo di Parigi sul clima del 2015. Tuttavia, a parte la Russia e la Cina, anche gli Stati Uniti riconoscono che le loro politiche sulla decarbonizzazione sono in ritardo su quelle europee. Si accenna a possibili contromisure e dazi, con i danni corrispondenti per l’Europa. È una partita che dovrebbe quindi coinvolgere l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO/OMC).

Inoltre, ci sono frizioni anche tra gli Stati membri: i Paesi frugali (Austria, Danimarca, paesi Bassi e Svezia) tentennavano sulle risorse proprie, fonte di possibili sprechi. Per alcuni Stati, tali risorse sono sia un vantaggio perché sollevano di un po’ il carico dai bilanci nazionali, sia una preoccupazione perché riducono il potere statale su quel denaro, per quanto limitato. La Germania rimane preoccupata sulle esportazioni, in caso di dazi di Paesi terzi contrariati. E così tra web tax e tassa CO2 alle frontiere, il 19 luglio la Commissione ha deciso di “rinviare all’autunno”.

Bisogna ricostruire calendario e approccio politico, vedere come evolve la minimum tax del G20. L’Ue si aspettava un paio di miliardi all’anno dalla web tax, e 9 miliardi all’anno dalla tassa CO2 alle frontiere.

L’Europa, dovrà iniziare a rimborsare il debito dei 750 miliardi di euro dal 2028 e fino al 2058. La parte prestiti da 385,5 mld verrà dagli Stati membri interessati, la parte sovvenzioni da 338 mld dal bilancio comunitario. Vi è sempre l’ambizione di rendere operative le nuove imposizioni dall’inizio del 2023, così da alimentare il proprio bilancio e dunque il rimborso del Recovery Plan. A Bruxelles, alcuni consideravano già poco realistico il calendario di approvazione entro il 2022, considerati gli interessi in gioco.

Viceversa, un po’ a spauracchio, si dice che altrimenti si dovrà chiedere agli Stati membri di finanziare il prestito per la parte sovvenzioni. Politicamente già suona molto male: alcuni Paesi prendono centinaia di miliardi, mentre il ricarico avverrebbe in base al Pil, con Stati che dunque ne finanzierebbero altri senza averlo di fatto approvato.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Mondo. Aprile21. Paesi con indice dei prezzi al consumo (CPI) sopra due percento.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-04.

2021-05-31__ Inflazione 002

U.S. Bureau of Labor Statistics. Consumer Price Index.

«The Consumer Price Index (CPI) is a measure of the average change over time in the prices paid by urban consumers for a market basket of consumer goods and services»

*

Borsa Italiana. Consumer price index (CPI). L’indice dei prezzi al consumo.

«Il Consumer price index (CPI), dall’inglese indice dei prezzi al consumo, è un indice che viene calcolato per mezzo di una media ponderata dei prezzi relativi ad un paniere (insieme) di beni e servizi in un determinato periodo di tempo.

Tale paniere è rappresentativo delle abitudini di spesa del consumatore (urbano) americano medio.

Il CPI è importante in quanto, misurando le variazioni dei prezzi, segnala l’aumento dell’inflazione.

Proprio per questo il CPI viene utilizzato dal Governo federale Usa per decidere quali politiche economiche mettere in atto per prevenire l’inflazione, per calcolare il Pil, che tiene conto della variazione dei prezzi, e per decidere quali programmi governativi adottare in materia di welfare e assistenza. …. il CPI include le imposte sulle vendite ma non quelle sul reddito»

* * * * * * *

Le banche centrali degli Stati Uniti e della eurozona si erano poste l’obiettivo di mantenere il CPI tra l’1% ed il 2%, ma la situazione potrebbe scappar loro di mano.

Fed. Questa allarmante inflazione è proprio quello che avrebbe voluto evitare. – Bloomberg.

Fed. Che l’inflazione alta sia temporanea è un ‘article of faith’. – Bloomberg.

Usa. Indice dei Prezzi al Consumo +4.2% anno su anno. Fed in tilt.

USA. Crolla a 218k la generazione di nuovi posti di lavoro. Pronta reazione della Fed.

ECB. Italia. Inflazione e rialzo dei tassi destabilizzerebbero il sistema. Default, per essere chiari.

Inflazione. Sorella miseria si fa precedere dalla comare inflazione. Adesso anche l’UK.

Stagflazione. Uno dei tanti cigni neri che si aggirano come avvoltoi.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Francia. 2021Q1. Pil -4.7%, Consumi -6.8%, Exports -9.9%, comparati sul 2019Q4. – Insee.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-29.

2021-05-29__ Insee 001

«Warning

Given the strong economic fluctuations in recent quarters, evolutions from Q4 2019 may be considered as reflecting the activity better than quarterly fluctuations. Tables have therefore been duplicated to show both quarterly evolutions (Q/Q-1) and evolutions from Q4 2019

*


In sintesi.

– [GDP] It stood 4.7% below its level in Q4 2019, which was the last quarter before the Covid-19 crisis

– Households’ consumption expenditure …. remained well below its pre-crisis level (-6.8% compared to Q4 2019)

– Imports were thus 6.9% below their pre-crisis level

– exports remained further away (-9.9%)

* * * * * * *


Il National Institute of Statistics and Economic Studies for Metropolitan France and Overseas France (Insee) ha pubblicato il Report

GDP was almost stable in Q1 2021 (-0.1%), the purchasing power of GDHI fell (-1.0%) but remained above its pre-crisis level

«In Q1 2021, gross domestic product (GDP) in volume terms* fell slightly:  -0.1% after -1.5% in Q4 2020. It stood 4.7% below its level in Q4 2019, which was the last quarter before the Covid-19 crisis.

Households’ consumption expenditure was almost stable (+0.1% after -5.6%) and remained well below its pre-crisis level (-6.8% compared to Q4 2019). Gross fixed capital formation (GFCF) increased slightly (+0.2% after +1.7%) and was closer to its pre-crisis level (-2.3%). Overall, final domestic demand excluding inventories contributed by +0.1 points to GDP growth this quarter.

Imports remained relatively dynamic (+1.1% after +2.2%), while exports fell slightly (-0.2% after +4.9%). Imports were thus 6.9% below their pre-crisis level, while exports remained further away (-9.9%). Overall, the external balance contributed negatively to GDP growth: -0.4 points, after +0.7 points. Conversely, changes in inventories made a positive contribution to GDP growth (+0.2 points after +0.6 points).»

*

«Warning

Given the strong economic fluctuations in recent quarters, evolutions from Q4 2019 may be considered as reflecting the activity better than quarterly fluctuations. Tables have therefore been duplicated to show both quarterly evolutions (Q/Q-1) and evolutions from Q4 2019.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Germania. Annalena Baerbock vuole essere ben più dura con Pechino.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-19.

2021-05-18__ Germania Sondaggi 001

La Germania è nel chaos politico.

Secondo l’ultimo sondaggio disponibile, i Grüne avrebbero il 25% delle propensioni al voto, sorpassando la Union (Cdu/Csu) ferma al 24%, crollata dal pregresso 40%.

Se questo sondaggio restasse valido fino al momento delle votazioni politiche, la cancelleria spetterebbe ai Grüne: una svolta storica per la Germania e per l’Unione Europea.

Ma purtroppo il problema è molto più complesso.

Sia che la Union ottenga il cancellierato, sia che lo ottengano i Grüne, la frammentazione dei partiti imporrebbe per forza di cose la formazione di coalizioni di almeno tre partiti, costringendo alla convivenza politica formazioni storicamente politicamente molto differenti tra di loro, per non dire contrastanti. Tutti i partiti politici dovrebbero quindi dimostrare una inedita reciproca tolleranza e diplomazia politica.

Linke ed AfD sembrerebbero, almeno al momento, non candidabili all’ingresso al governo, per cui saranno determinanti la Sdp ed Fdp. Ambedue codesti partiti hanno severe conflittualità interne, elemento che complica ulteriormente le possibilità di dialogo.

* * *

Per quanto riguarda i Grüne, il loro programma politico è del tutto simile a quello dei liberal democratici di sinistra.

In modo particolare, questa somiglianza sarebbe evidente sul piano della politica estera.

«La Cina rimpiangerà Angela Merkel …. una volta che l’ex ‘ragazza dell’Est’ si sarà ritirata a vita privata, dopo le elezioni federali del 26 settembre»

«Finora la cancelliera si è sempre impegnata a smussare le acque. Dopo la sua era, il tono sarà più ruvido»

«L’ultimo episodio che ci parla dei mutamenti in corso (e delle crescenti difficoltà di Frau Merkel sul fronte cinese) è lo stop alla ratificazione a parte della Commissione Ue e dell’Europarlamento all’accordo per gli investimenti che la cancelliera e il presidente Xi Jinping avevano sostenuto con notevole vigore»

«non possiamo più ignorare il contesto più ampio delle relazioni con la Cina»

«La ragione sta nella nuda verità dei numeri: nel 2019 la Cina è stata per la quarta volta il maggiore partner commerciale della Germania, ed è un fatto che l’industria automobilistica tedesca venda più veicoli nella Repubblica popolare che in patria»

«La Cina ha legato le proprie leve economiche ad una molteplicità di iniziative dalle quali, sommate tutte insieme, emerge nientemeno che un modello di ordine mondiale in stile cinese»

«La Germania deve correggere il suo corso: basta con la priorità degli interessi economici a spesa di libertà e multilateralismo. Inoltre è necessario affrontare con più forza i temi dei diritti umani, valutare il ruolo di Huawei nel 5G, chiedere maggiore aiuto da parte della Cina nella difesa del clima globale e pretendere accesso libero al suo mercato»

* * * * * * *

Da ultimo, ma non certo per ultimo, tutti questi ragionamenti dovrebbero tener conto anche del convitato di pietra: la Cina.

Se le Germania e la Unione Europea tirassero troppo la corda, la Cina potrebbe rispondere così come ha fatto con l’Australia.

Australia. La Cina sospende sine die il dialogo economico.

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La Cina rimpiangerà Angela Merkel.

La verde Annalena Baerbock lanciata verso la Cancelleria: “Con Pechino non dobbiamo essere ingenui”.

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“La Cina rimpiangerà Angela Merkel”. Il commento della Zeit la dice lunga su quali siano le aspettative sui rapporti tra Berlino e Pechino una volta che l’ex ‘ragazza dell’Est’ si sarà ritirata a vita privata, dopo le elezioni federali del 26 settembre.

“Finora la cancelliera si è sempre impegnata a smussare le acque. Dopo la sua era, il tono sarà più ruvido”, insiste il giornale. I primi segnali stanno già arrivando: Annalena Baerbock, lanciata dai Verdi nella corsa alla cancelleria ed in questo momento l’assoluta beniamina dei sondaggi, ha già fatto sapere che se venisse eletta spingerà con forza per un posizionamento ben più netto dell’Unione europea nei confronti di Pechino: “Non dobbiamo essere ingenui”.  

L’ultimo episodio che ci parla dei mutamenti in corso (e delle crescenti difficoltà di Frau Merkel sul fronte cinese) è lo stop alla ratificazione a parte della Commissione Ue e dell’Europarlamento all’accordo per gli investimenti che la cancelliera e il presidente Xi Jinping avevano sostenuto con notevole vigore: come ha detto il commissario europeo per il commercio Valdis Dombrovkis, “non possiamo più ignorare il contesto più ampio delle relazioni” con la Cina. “Tutto questo certo non è sorprendente”, incalza ancora la Zeit, che si chiede “come il Parlamento avrebbe potuto ratificare il trattato dopo che Pechino ha emesso sanzioni nei confronti degli eurodeputati dei maggiori gruppi parlamentari?”.

                         L’ira per le sanzioni

Una reazione, quella cinese, dettata dall’ira per le sanzioni decise dall’Ue a causa della persecuzione degli uiguri nello Xinjiang. “I deputati sanzionati sono i nostri eroi”, è corso a dichiarare il capogruppo del Ppe, Manfred Weber.  

E’ pur vero che anche la cancelliera – appena due settimane fa, alle abituali consultazioni sino-tedesche – in videocollegamento con il premier cinese Li Keqiang aveva rivolto un appello alla Cina di riprendere “al più presto” il dialogo su diritti umani, insistendo che “vi sono anche differenze di opinione” (vedi alla voce Hong Kong), ma aveva anche ribadito con forza che Berlino e Pechino intendono estendere la collaborazione su molti dossier, “nonostante le molte differenze politiche”, per esempio nei campi dell’ambiente, dello sviluppo e anche dei vaccini anti-Covid.
Tutto questo accadeva proprio mentre al Parlamento europeo si dibatteva sulle sanzioni cinesi: “I ministri tedeschi e cinesi – specifica la Zeit – erano collegati in videoconferenza a consultazioni di governo, come ve ne sono altre con i partner più stretti, per esempio la Francia e Israele”. 

                         Merkel, 12 volte in Cina in 16 anni

La posizione di Merkel, che ripete ancora una volta come l’intesa sugli investimenti con Pechino rappresenti “un’impresa molto importante”, non sorprende: nei suoi ben sedici anni da cancelliera ha compiuto ben dodici missioni in Cina. “Non ha mai mancato mai di sostenere le vittime di violazioni dei diritti, ma non rischierebbe di mettere a rischio le relazioni economiche con Pechino in nome di un gesto politico”, chiosa il settimanale amburghese. La ragione sta nella nuda verità dei numeri: nel 2019 la Cina è stata per la quarta volta il maggiore partner commerciale della Germania, ed è un fatto che l’industria automobilistica tedesca venda più veicoli nella Repubblica popolare che in patria. 
L’intreccio è, insomma, difficilissimo. Molti a Berlino ricordano in queste ore l’altro precedente, quello intorno al coinvolgimento del colosso Huawei nella costruzione della rete 5G in Germania. Quando l’anno scorso nel suo discorso al Bundestag Merkel aveva definito la Cina un “partner strategico” in molti avevano preso nota: a Pechino, a Bruxelles, a Berlino e a Washington.

                         Il 5g

Il retroscena non era solo geopolitico in senso largo: la cancelliera, infatti, non ha mai voluto escludere il colosso cinese dalla realizzazione dell’infrastruttura della telecomunicazione e del digitale di “quinta generazione”, e questo nonostante l’allarme ripetutamente lanciato dall’intelligence di vari Paesi – servizi segreti tedeschi compresi – circa la possibilità che le autorità cinesi esercitino un effettivo controllo su Huawei, che in pratica sarebbe in grado di svolgere attività di spionaggio per conto di Pechino grazie alla propria tecnologia.

La preoccupazione della cancelliera era quella che se Berlino bloccasse le porte a Huwaei il rischio sarebbe quello di ripercussioni negative sulle imprese tedesche dipendenti dal mercato cinese. Una posizione non facile la sua, dato che non solo gli alleati dell’Spd, ma anche diversi ambienti interni alla Cdu si sono detti contrari a proseguire la politica delle “porte aperte” nei confronti del colosso cinese, continuando a chiedere specifiche restrizioni e chiari paletti, soprattutto in tema sicurezza.   

                         Usa in contrapposizione

Non finisce qui: c’è anche la Casa Bianca a soffiare sul collo. Com’è noto, l’amministrazione di Joe Biden verso Pechino ha mantenuto la linea di una contrapposizione netta del predecessore, ma è altrettanto noto che la Germania sia più sensibile ai richiami di Washington adesso che non ai tempi della presidenza Trump. A maggior ragione considerando il fatto che in Germania il clima verso la Cina sembra essere mutato individuando il grande dragone come un “rivale sistemico” – così è stato definito dall’Associazione degli industriali tedeschi – che con i suoi investimenti globali crea un sistema di dipendenze da cui risulta sempre più difficile districarsi.

    Ecco che si moltiplicano gli appelli: “La Cina ha legato le proprie leve economiche ad una molteplicità di iniziative dalle quali, sommate tutte insieme, emerge nientemeno che un modello di ordine mondiale in stile cinese”, attacca per esempio la Sueddeutsche Zeitung.

                         I diritti umani

Picchiava duro, tempo fa, anche il Tagesspiegel: “La Germania deve correggere il suo corso: basta con la priorità degli interessi economici a spesa di libertà e multilateralismo. Inoltre è necessario affrontare con più forza i temi dei diritti umani, valutare il ruolo di Huawei nel 5G, chiedere maggiore aiuto da parte della Cina nella difesa del clima globale e pretendere accesso libero al suo mercato”.    

E allora si guarda a quello che sarà il futuro esecutivo tedesco: il pensiero non può non correre ai Verdi, senza i quali – stando ai sondaggi oramai stabili da settimane, per non dire mesi – non sembra possibile maggioranza di governo. “Ed è probabile che lo scontro sarà portato anche sulla scena aperta”, aggiunge di nuovo la Zeit, “che si tratti della repressione degli uiguri e del movimento democratico di Hong Kong o delle minacce nei confronti di Taiwan”.

Le parole di Baerbock, la candidata del partito ambientalista, vanno esattamente in questa direzione: “Le democrazie liberali devono tenere alti i propri valori”. La giovane leader – a cui vengono accreditate non poche chance di prendere il posto di Merkel dopo le elezioni di settembre – ritiene che Pechino rappresenti “un pericolo”, a causa della politica economica volta a creare dipendenze attraverso gli investimenti nelle infrastrutture: “Questo è il punto decisivo sul quale noi europei dobbiamo essere estremamente vigili”.

                         Uno scudo per l’Europa

 Tra le contromosse ipotizzata dalla numero uno dei Verdi vi è anche la creazione di una sorta di scudo di protezione per l’Europa con investimenti diretti e mettendo in piedi trattati commerciali “equi” che preservino altri Paesi dal rendersi legati mani e piedi da Pechino. Certo, ha aggiunto, anche se la Cina “è un mercato troppo grande perché l’Ue possa chiudersi a esso”, una politica che seguisse solo la via degli interessi “lasciando per strada i valori” finirebbe per ritorcersi contro l’Europa.     

E’ anche una questione di equilibri globali. In pratica, la domanda che ci si ripete a Berlino è la stessa che pochi giorni fa si è posto Thomas Friedman sulle colonne del New York Times: “Proprio quando la Cina, la Russia e l’Iran stanno sfidando l’ordine globale più aggressivamente che mai, molti si chiedono se gli Stati Uniti abbiano ancora l’energia, gli alleati e le risorse per una nuova rissa geopolitica”. Messaggio che trova interlocutori sempre più sensibili anche all’ombra della Porta di Brandeburgo.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Russia, Unione Europea

EU. Quasi tutti gli stati hanno mandato gli ambasciatori alla sfilata russa del 9 maggio.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-14.

Putin_003__ - Copia

«Most EU states are sending their ambassadors to Russia’s WW2 victory parade on Sunday (9 May) despite tense relations»

«The list includes: Belgium, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Luxembourg, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, and Sweden.»

«The three Baltic states and Spain are not sending anyone»

«the Baltic states are boycotting the event for political motives»

«Lithuania’s ambassador will place flowers on the tomb of the Unknown Soldier in Moscow on 8 May»

«But the 2021 guest list also gives a snapshot of where individual EU states stand on Russia»

«But Berlin, in any case, always sends a VIP to the Red Square on 9 May because of Nazi Germany’s role in WW2»

«The EU ambassador is not in Moscow on the day»

«For a number of countries, this [9 May] is an important date and they appreciate the undeniable role the Soviet Union played in defeating the Nazis»

«This year, the Kremlin said it had not invited big names because the 76th anniversary was less important than the 75th»

«Presence at the level of an ambassador is always the lowest official representation possible, so this is also a sign»

«nuclear-capable ‘Iskander’ missiles, which Russia has placed in its Kaliningrad exclave, putting them in range of Warsaw and Berlin»

* * * * * * *

Gli stati dell’Unione Europea hanno nei confronti della Russia e di Mr Putin posizioni conflittuali ed incongruenti.

Da una parte devono constatare come essi dipendano dalle forniture di gas naturale russo, volenti o nolenti.

Nel contempo assistono al continuo ripristino delle forze armate russe, tornate ad essere allo stato dell’arte. Gli europei si sentono i missili russi puntati sulle loro teste.

È ben capibile che i governi europei odino di odio distillato Mr Putin, che nel giro di venti anni ha riportato la Russia al ruolo di potenza mondiale. Mr Putin è un russo che cura gli interessi del suo paese: sufficit.

Ma a tutto questo si aggiunge il fatto che Mr Putin è paladino del retaggio religioso, umano, sociale e politico: ha persino fatto scrivere nella Costituzione che il matrimonio è tale solo tra un maschio ed una femmina.

Per l’Unione Europea liberal socialista questa Weltanschauung è l’esatto opposto della loro ideologia.

*

In ogni caso si constata che “Belgium, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Luxembourg, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, and Sweden” hanno inviato i loro ambasciatori.

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EU ambassadors flock to Red Square for Putin’s parade

Most EU states are sending their ambassadors to Russia’s WW2 victory parade on Sunday (9 May) despite tense relations.

The list includes: Belgium, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Luxembourg, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, and Sweden.

The Dutch ambassador is also expected to go, but had not confirmed as of Friday.

Austria, Cyprus, and the EU embassy in Moscow are sending chargé d’affaires.

The three Baltic states and Spain are not sending anyone.

Malta did not reply to EUobserver.

In Cold War times, Western analysts used to study who sat close to the Soviet leader at the annual event to try to understand Moscow’s opaque power structures in a practice called “Kremlinology”.

But the 2021 guest list also gives a snapshot of where individual EU states stand on Russia.

Relations nosedived in 2014 when Russia invaded Ukraine, prompting EU sanctions.

They got worse recently, when the EU imposed blacklists over Russia’s violence against opposition leader Alexei Navalny and Russia listed the EU Parliament president in revenge.

The Czech Republic and Russia also expelled dozens of each other’s diplomats after revelations that Russian spies blew up a Czech arms depot in 2014, killing two people.

But Berlin, in any case, always sends a VIP to the Red Square on 9 May because of Nazi Germany’s role in WW2, an EU diplomat noted.

The fact the Czech ambassador is going indicates Prague wants to mend ties despite the bomb attack.

Meanwhile, Austria, Cyprus, Spain, and the EU embassy’s decisions not to send top people mean little, because these were due to logistical reasons.

The EU ambassador is not in Moscow on the day, for instance.

But the Baltic states are boycotting the event for political motives, diplomatic sources said.

Lithuania’s ambassador will place flowers on the tomb of the Unknown Soldier in Moscow on 8 May instead.

And his gesture was meant “to honour the victims of all the nations that fought in WW2, civilian and military,” an EU diplomat noted.

“For a number of countries, this [9 May] is an important date and they appreciate the undeniable role the Soviet Union played in defeating the Nazis,” another EU source said.

“Ambassadors cannot escape from an invitation to attend such an event – it’s a matter of courtesy and, actually, their duty to come – unless bilateral relations are so bad that they couldn’t care less,” the source added.

Last year, the Austrian, Bulgarian, Croatian, Czech, French, and Italian presidents or prime ministers, as well as the Grand Duke of Luxembourg, had planned to go.

But the parade was cancelled due to the pandemic and, in the end, the Hungarian foreign minister was the only EU politician who went to a mini-event on 24 June.

                         Spin?

This year, the Kremlin said it had not invited big names because the 76th anniversary was less important than the 75th.

“This year is not a [major] anniversary year, so we don’t intend to invite foreign participants,” Kremlin spokesman Dmitry Peskov said in April.

But the EU source indicated that this was spin designed to avoid a potential “snub”.

“Presence at the level of an ambassador is always the lowest official representation possible, so this is also a sign,” the source said.

“This is a snub for the Russians. Although they will try to present it as EU member states attending,” he added.

The 2021 parade is to involve 12,000 soldiers, 190 combat vehicles, 53 warplanes, and 23 helicopters, according to Russia’s Tass news agency.

This includes ‘S-400’ anti-aircraft systems, which Russia installed in Crimea after seizing the peninsula from Ukraine.

It also includes nuclear-capable ‘Iskander’ missiles, which Russia has placed in its Kaliningrad exclave, putting them in range of Warsaw and Berlin.

                         Iskanders.

And for some Western observers, Russian president Vladimir Putin’s parades have come to look more like propaganda for future conflicts than celebrating the end of WW2.

Recalling a 9 May parade shortly after Russia attacked Ukraine, Robert Pszczel, a former Nato spokesman in Moscow, told EUobserver in 2015: “I don’t have a problem with kids cheering when they watch their country’s tanks go by”.

“But I do have a problem when the biggest cheer, the kind you hear at a hockey match, comes when they see the Iskanders go by,” Pszczel said.

“The West is dealing with a leader [Putin] who is bored by domestic politics, driven by a big but touchy ego, dreaming of his huge role in history, progressively emboldened by the short-term successes of his brinkmanship, and unchained from the restrictions of political, legal, and moral accountability,” Pszczel also said on Friday, in an op-ed for British think-tank Rusi.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. 2021Q1. Pil eurozona -1.8%, Pil Unione -1.7%, anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-04.

2021-05-03__ Eurostat pil 001

Eurostat ha rilasciato il Report GDP down by 0.6% in the euro area and by 0.4% in the EU.

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Eurostat. GDP down by 0.6% in the euro area and by 0.4% in the EU. -1.8% and -1.7% respectively compared with the first quarter of 2020.

In the first quarter 2021, seasonally adjusted GDP decreased by 0.6% in the euro area and by 0.4% in the EU, compared with the previous quarter, according to a preliminary flash estimate published by Eurostat, the statistical office of the European Union. These declines follow falls in the fourth quarter of 2020 (-0.7% in the euro area and -0.5% in the EU) after a strong rebound in the third quarter of 2020 (+12.5% in the euro area and +11.7% in the EU) and the sharpest decreases since the time series started in 1995 observed in the second quarter of 2020 (-11.6% in the euro area and -11.2% in the EU).

These preliminary GDP flash estimates are based on data sources that are incomplete and subject to further revisions.

Compared with the same quarter of the previous year, seasonally adjusted GDP decreased by 1.8% in the euro area and by 1.7% in the EU in the first quarter of 2021, after -4.9% in the euro area and -4.6% in the EU in the previous quarter.

Among the Member States for which data are available for the first quarter 2021, Portugal (-3.3%) recorded the highest decrease compared to the previous quarter, followed by Latvia (-2.6%) and Germany (-1.7%), while Lithuania (+1.8%) and Sweden (+1.1%) recorded the highest increases. The year on year growth rates were negative for all countries except for France (+1.5%) and Lithuania (+1.0%).

The next estimates for the first quarter of 2021 will be released on 18 May 2021.

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Per quanto imbellettati come una brutta ottantenne che vorrebbe esibirsi in microtanga, questi dati rappresentano una débâcle per l’Europa guidata da von der Leyen, Lagarde e Merkel.

L’enclave occidentale liberal si è fratturato in due tronconi:

Usa. 2021Q1. Pil +6.4%, Consumi Personali +10.7%, annualizzato. – BEA.

ma una nave spaccata in due tronconi alla fine affonda. Gli Stati Uniti sono in ripresa, mentre l’Unione Europea è in piena recessione. Gli Stati Uniti si avviano al termine del QE, il tapering, e verso un rialzo dei tassi di interesse. L’Europa è l’ultimo cascame del mondo a necessitare di tassi negativi e di un sostanzioso QE, Il conflitto è evidente.

Le esigenze di queste due sottozone geoeconomiche sono conflittuali ed antitetiche, non più collaborative.

Per non parlare poi del resto del mondo.

Cina. Marzo21. Profitti Industriali +92.3% YoY, +137.3% ultimi 12 mesi.

Cina. 2021Q1. Settori in crescita tumultuosa. Un monito per l’occidente.

Eurostat. 2020Q4. I debiti degli stati sono al 98% del pil del blocco europeo.

Giappone. Marzo21. Export +16.1%, Import +5.7%, anno su anno. La Cina supera gli Usa.

USA. Il Tesoro emetterà 271 miliardi di nuovo debito ora, 4,000 a breve. Rendimenti aumentati.

Indonesia. Marzo21. Export +30.47%, Import +25.73%, anno su anno. – Statistics Indonesia.

Cina. 2021Q1. Pil +18.3% anno su anno.

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La devoluzione del socialismo liberal europeo prosegue ineluttabile, come la campagna di Russia di Napoleone.Ma la Beresina è oramai vicina.