Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Una simpatica notizia per Frau Merkel e Mr Macron, e per tutti noi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-04.

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Landtagswahlumfragen ha aggiornato lo schema dei sondaggi elettorali della Germania, ove ad ottobre andranno al voto Hessen e Baviera.

Se è vero che Land quali Saarland, Sachsen, Sachsen-Anhalt, e Thüringen siano relativamente poco numerosi e, nel complesso, Länder poveri, sarebbe altrettanto vero il dover constatare come AfD superi in tre il 20% delle propensioni di voto e raggiunga il 15% in un Land difficile quale il Saarland.

In questi Länder inoltre la Spd sembrerebbe aver raggiunto i minimi storici, e mantiene anche un costante trend in discesa.

Se una situazione del genere perdurasse nel tempo, alle prossime elezioni europee del 2019 AfD conquisterebbe molti più eurodeputati della Spd.

Le conseguenze sarebbero ben facilmente immaginabili. Si pensi solo a cosa accadrà alle elezioni europee del prossimo anno.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni europee. I sovranisti iniziano le grandi manovre.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-01.

Orban Kaczynski Babis

I liberal socialisti odiano di odio viscerale chiunque osasse pensare in modo differente dal loro: in questo sono perfettamente razzisti, degni nipotini del nazionalsocialismo. L’avversario politico è da loro percepito come un nemico mortale per distruggere il quale ogni mezzo è lecito, dalla menzogna all’uso della piazza ai fini di rivolta. La loro matrice culturale rivoluzionaria è un imprinting caratteristico. Senza l’ipotetico nemico crollerebbe la loro ragion d’essere: se non c’è, se lo inventano.

*

Il prossimo maggio 2019 si terranno le elezioni europee per rinnovare il parlamento europeo.

Si affronteranno due pensieri politici opposti.

Da una parte la concezione statalista dei liberal e socialisti europei, che patrocinano uno Stato Europeo centralizzato sotto il loro controllo.

Dall’altra parte invece la concezione di un’Unione Europea ad impronta economica, formata da una convergenza di stati sovrani, che ritengono quasi in toto la loro propria sovranità, almeno nei suoi tratti essenziali.

La prima concezione assume l’ideologia liberal e socialista, la seconda invece si rifà alla tradizione europea cristiana, storica, culturale e sociale: due modi di vedere antitetici.

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Questo scontro tra opposte Weltanschauung diventa palpabile su molti argomenti, tra i quali l’immigrazione illegale ha assunto un ruolo emblematico.

I sondaggi elettorali sono difficoltosi a causa delle diverse peculiarità degli stati afferenti l’Unione.

Elezioni Europee 2019. Analisi approfondita. – Istituto Carlo Cattaneo.

Grosso modo, si potrebbe inferire che le formazioni ‘populiste‘, ‘sovraniste‘, i ‘lebbrosi‘ di Mr Macron tanto per intenderci, potrebbero ottenere circa il trenta percento dei suffragi.

Nel converso, liberal e socialisti potrebbero uscirne molto ridimensionati.

Alcuni fattori potrebbero concorrere a trasformare un ottimo successo elettorale in un trionfo.

Molto dipenderà da due elementi:

– se i populisti abbandoneranno i gruppi parlamentari europei nei quali al momento afferiscono;

– se essi formeranno un blocco partitico unico.

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Se tali ipotesi prendessero corpo, il quadro politico nel parlamento europeo ne uscirebbe sconvolto: l’attuale eurodirigenza ne uscirebbe se non sconfitta, fortemente ridimensionata.

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Molto dipenderà anche da come possano evolvere i prossimi appuntamenti politici.

– Il tre settembre il Senato degli Stati Uniti esaminerà la nomina del nuovo Giudice della Corte Suprema;

– Il 14 settembre 2018 si vota il Svezia;

– Il 6 ottobre 2018 si vota in Lettonia;

– Il 14 ottobre 2018 si vota in Baviera;

– Il 21 ottobre 2018 si vota nella Regione Trentino Alto Adige, Abruzzo e Basilicata.

– Il 28 ottobre 2018 si vota in Hessen;

– Il 7 novembre si terranno negli Stati Uniti le elezioni di midterm.

Sei appuntamenti che decreteranno come andrà il mondo occidentale nei prossimi anni.

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Del tutto logico quindi come in questa fase Mr Salvini si sia incontrato con Mr Orban.

Di cosa realmente abbiano parlato, non è dato saperlo.

Salvini, vicini a una svolta storica per futuro dell’Europa. Orban lo incita: “Non indietreggiare”

«Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri …. Quando tutti al Parlamento europeo mi attaccavano, Salvini mi difese. Io non dimentico e lo ringrazio»

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«Ormai …. la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere Ue dei banchieri e immigrazione senza limiti. P.S. In Ungheria disoccupazione è sotto il 5%, Flat Tax per le imprese è al 9% e per le persone al 15%, immigrazione è sotto controllo e economia cresce del 4%»

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«La Milano a favore dell’accoglienza e dell’integrazione si è riunita in piazza San Babila per la manifestazione di protesta ‘Europa senza muri’, organizzata dalle stesse realtà che hanno promosso la grande tavolata per l’integrazione che si è tenuta in città lo scorso giugno. Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd, LeU e Possibile, Anpi, sindacati a partire dalla Cgil, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori»

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Orbene, il vero elemento che emerge è l’esiguità delle persone che tutta la sinistra coagulata + riuscita a portare in piazza: tra 10,000 e 15,000 persone: molte poche in una Milano sulla quale gravitano quattro milioni di persone.

D’altra parte ci si rende benissimo conto che alle sinistre stanno mancando i mezzi per pagare i loro dimostranti.

La piazza ha oramai voltato le spalle alle sinistre.

Feste dell’Unità, addio! Niente vittoria alle amministrative e niente sovvenzioni.



Reuters. 2018-08-29. Italy and Hungary vow to work together on hardline approach to migrants

Italy and Hungary, two fierce critics of European immigration policy, vowed on Tuesday to work together to pursue a new hardline approach to migrants searching for a new life inside the European Union.

Italian Deputy Prime Matteo Salvini, who has ordered ports closed to most migrant arrivals by sea, and Hungarian Prime Minister Viktor Orban, whose government built a border wall, cemented their political ties in talks in Milan.

“We agreed that the most important issue is migration,” Orban said, adding that they had agreed to jointly pursue their anti-immigration agenda as the European Union enters campaign mode for EU parliamentary elections in May next year.

He said Hungary had shown immigration could be halted across land borders and that Salvini’s new Italian government had shown that it could also be stopped in the Mediterranean Sea.

“Europe’s security hinges on his success,” Orban said.

Italy and Hungary are both members of the European Union, which has drawn big numbers of asylum-seekers and poor migrants since 2015, most fleeing the Middle East and Africa.

Hungary was in the path of those fleeing the Syrian war, while those leaving Africa continue to head for Italy. Rome says it will not reopen its ports until its big EU neighbors agree to share the burden of taking in migrants rescued at sea.

Salvini and Orban said they agreed to work together ahead of European elections, though they belong to different factions. Salvini’s right-wing League is allied to France’s National Front while Orban is part of the center-right European People’s Party.

Both criticized French President Emmanuel Macron. Salvini accused him of not doing enough to help Italy on migration and Orban said the French president wanted to “blow up” the EPP.

“Macron is the leader of pro-migration parties in Europe today,” said Orban, whose visit prompted a protest in Milan by several thousand opponents of hardline immigration policies.

“And here we are, the ones who want to stop illegal migration. There is a big debate about this in the EPP as well. We would like our stance to be the general stance in the EPP.”

Salvini urged Macron to stop turning back migrants who try to enter France at the Ventimiglia border crossing with Italy.

However, Salvini said Italy was close to an agreement with Germany on migrant border controls.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Il filantropo venditore di morte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-07.

Mani sporche di sangue

È il lavoro che genera altro lavoro.

La Francia vende armamenti a paesi belligeranti per oltre sette miliardi di euro.

Poi finanzia le ngo umanitarie, che nulla trovano a ridire su questo genere di affare, ma vanno a “salvare” i poveracci bombardati, perché hanno animo nobile e gentile.

Certo, non ci fosse la guerra chi potrebbero mai salvare le ngo filantropiche? Resterebbero senza lavoro. Resterebbero senza guadagni. Si vorrebbe forse mettere questa brava gente sul lastrico?

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Strana gente questi filantropi.

Mr Macron non ha certo la parola leve di un diplomatico consumato.

Quando si rivolge ai suoi compatrioti francesi li chiama “les mafieux“, “les alcooliques“. “les gens qui ne sont rien“, “les fainéants“, “les cyniques“, “les sans chemises“, e così via [Fonte]

Nulla da stupirsi quindi se con gli italiani usi una terminologia ancora più pesante.

Ha stramaledetto gli italiani cinici ed insensibile, traditori degli ideali europei, ma gli affarucci francesi gli vanno più che bene: esporta morte, tanto per cambiare. E ne è anche soddisfatto.

«France’s weapons sales to the Middle East doubled in 2017»

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«France is among the world’s leading arms exporters»

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«lucrative overseas contracts for Rafale fighter jets, notably to India and Qatar, as well as a multi-billion submarine deal with Australia»

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«However, about 60 percent of sales went to the Middle East, with arms exports to the region worth 3.92 billion euros compared to 1.94 billion euros a year earlier»

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«It is not for France to conclude piecemeal transactions depending on market opportunities. The goal is to create a strong link with the importing states, …. France’s arms exports meet the legitimate needs of states»

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«Unlike those of many allies, France’s export licensing procedures have no parliamentary checks or balances»

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«Details of licenses are not public and once approved are rarely reviewed»

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«that have led to the arrest of tens of thousands of opponents or militants»

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L’Unione Europea aveva vietato severamente la vendita di armi a paesi belligeranti, ma si sa che il “rule of law” vale per quei “lebbrosi” di italiani e polacchi, mica per i francesi, mica per Mr Macron.

Gli altissimi e sublimi ideali dell’Unione Europea sono gli interessi della Francia.



Reuters. 2018-07-08. Despite criticism at home, French arms sales double in the Middle East

PARIS (Reuters) – France’s weapons sales to the Middle East doubled in 2017, a government report showed, as President Emmanuel Macron defied pressure from lawmakers and rights groups to curb arms flows to a region mired in conflict.

France is among the world’s leading arms exporters, its sales surging in recent years on the back of its first lucrative overseas contracts for Rafale fighter jets, notably to India and Qatar, as well as a multi-billion submarine deal with Australia.

Paris has sought to increase its diplomatic weight in the Middle East through the sale of naval vessels, tanks, artillery and munitions to the United Arab Emirates, Saudi Arabia and Egypt.

The government’s annual report on weapons sales, due to be released on Wednesday, shows that France’s total arms sales halved to 7 billion euros in 2017, in line with previous years where no major contracts, such as for the Dassault-made Rafale, were recorded.

However, about 60 percent of sales went to the Middle East, with arms exports to the region worth 3.92 billion euros compared to 1.94 billion euros a year earlier.

Sales to Saudi Arabia fell slightly, while deals to the UAE, Kuwait and Qatar soared.

France’s biggest defense firms, including Dassault and Thales, have major contracts with the Gulf.

“It is not for France to conclude piecemeal transactions depending on market opportunities. The goal is to create a strong link with the importing states,” the report said. “France’s arms exports meet the legitimate needs of states.”

France is now the third largest arms exporter in the world behind the United States and Russia, according to the Stockholm International Peace Research Institute.

Unlike those of many allies, France’s export licensing procedures have no parliamentary checks or balances. They are approved by a committee headed by the prime minister that includes the foreign, defense and economy ministries.

Details of licenses are not public and once approved are rarely reviewed.

Non-governmental organizations (NGOs) and some lawmakers have urged Macron to scale back support for Arab states that are part of a Saudi-led offensive in Yemen against fighters from the Iranian-aligned Houthi movement that controls the capital.

The French government says its arms sales are governed by strict procedures that are in line with international treaties.

Four NGOs, including the International Federation for Human Rights, on Monday accused the French state and several French companies of tacitly participating in an Egyptian government crackdown on opposition groups over the past five years.

The report cited, among other things, the sale of “personal surveillance, mass interception, personal data collection and crowd control (…) technologies that have led to the arrest of tens of thousands of opponents or militants.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron il sanguinario complice di cruenti repressioni. – France 24.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-08.

Mani sporche di sangue

«France has “participated in the bloody Egyptian repression” for the past five years by delivering weapons and surveillance systems to President Abdel Fattah al-Sisi’s government»

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«the study found French arms sales to Egypt had leapt from 39.6 million to 1.3 billion euros ($1.5 billion) between 2010 and 2016»

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«by supplying Egyptian security services and law enforcement agencies with powerful digital tools, they have helped establish an Orwellian surveillance and control architecture that is being used to eradicate all forms of dissent and citizen action»

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«companies selling technology used for mass data interception and crowd control, used for a surveillance system under which tens of thousands of opponents and activists had been arrested»

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«Today France is helping to crush this generation through the establishment of an Orwellian surveillance and control system aimed at nipping in the bud any expression of protest»

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«despite a European Union declaration in 2013 that member states had suspended export licences»

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Ricapitoliamo.

Mr Hollande e Mr Macron. quelle sedicenti viole mammole che inneggiano ai ”valori dell’Europa‘ bacchettando a destra e manca, incuranti e sprezzanti delle delibere dell’Unione Europea, vendevano armi e supporto ad uno stato che a dir loro era retto da una dittatura.

«tens of thousands of opponents and activists

had been arrested».

Bene. Benissimo.

Conoscendoli non avevamo bisogno di ulteriori elementi a loro carico.

In italiano dovrebbero essere apostrofati come ipocriti.


France24. 2018-07-02. France accused of aiding bloody Egypt repression through arms sales

France has “participated in the bloody Egyptian repression” for the past five years by delivering weapons and surveillance systems to President Abdel Fattah al-Sisi’s government, rights groups charged in a report released Monday.

Commissioned by four French and Egyptian human rights groups, the study found French arms sales to Egypt had leapt from 39.6 million to 1.3 billion euros ($1.5 billion) between 2010 and 2016.

In addition, “by supplying Egyptian security services and law enforcement agencies with powerful digital tools, they have helped establish an Orwellian surveillance and control architecture that is being used to eradicate all forms of dissent and citizen action,” the groups said.

They charged that French companies were also complicit in what they called a “relentless crackdown” since Sisi overthrew Islamist president Mohamed Morsi in 2013.

The report notably cited companies selling technology used for mass data interception and crowd control, used for a surveillance system under which tens of thousands of opponents and activists had been arrested.

“The Egyptian revolution of 2011 was driven by an ultra-connected ‘Facebook generation’ that knew how to mobilise crowds,” said Bahey Eldin Hassan, director of the Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS), one of the groups behind the report.

“Today France is helping to crush this generation through the establishment of an Orwellian surveillance and control system aimed at nipping in the bud any expression of protest,” he said.

The report charges that at least eight French companies have “profited from this repression” despite a European Union declaration in 2013 that member states had suspended export licences to Egypt for equipment that could be used for domestic repression.

The companies include Arquus — formerly Renault Trucks Defense — as well as major defence supplier DCNS.

“Our organisations seek from French companies and authorities an immediate end to these deadly exports,” the groups said.

The report was commissioned by the CIHRS alongside the French-based International Federation for Human Rights, Human Rights League and Armaments Observatory.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Ong (ngo). Cosa dicono il codice di navigazione e le norme internazionali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-08.

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Il professor Augusto Sinagra, docente di diritto internazionale. ha pubblicato un interessante studio, che riportiamo a seguito in abstract.

«Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.

  1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è un oggetto meramente folkloristico o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).

  2. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.

Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

  1. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.

  2. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.

  3. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.

Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata”, le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate.

  1. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.

Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.»

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È un testo estremamente chiaro, che non dovrebbe necessitare di commenti.

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Una lettura interessante potrebbe essere il trattato

Zanarelli, Comentale, Pinto. Manuale di diritto della navigazione e dei trasporti. 2016. III Ed. Cedam.

Seguono alcuni excerpta.

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«Se si parla di “nazionalità” in ordine alla nave e all’aeromobile, ci si riferisce al criterio di collegamento di tali beni con l’ordinamento giuridico di un determinato Stato: lo Stato, perciò, esercita la sovranità su quelle navi e quegli aeromobili che battono la bandiera di quest’ultimo.

È da considerare che la libertà di navigazione marittima e aerea appartiene allo Stato sotto la cui bandiera e la cui responsabilità i mezzi di navigazione si muovono e non all’individuo. Attraverso l’iscrizione nei registri dello Stato, come ribadito nella Convenzione UNCLOS (art. 91) e nella Convenzione di Chicago del 1944 (art. 17) le navi e gli aeromobili ottengono la concessione della nazionalità dello Stato. Tuttavia, si nota che, per quanto concerne le navi, la Convenzione UNCLOS nell’art. 93 stabilisce che tali mezzi possano battere bandiera di altri soggetti dotati di personalità giuridica di diritto internazionale, quali le Nazioni Unite, le sue agenzie specializzate e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Sull’attribuzione della nazionalità a navi e aeromobili, la dottrina ha sottolineato un “accentuato intervento pubblico” nel settore dei trasporti la cui conseguenza è stata quella di ritenere che soltanto una nazionalità possa essere concessa ad una nave e, quindi, che le navi apolidi non possano godere della libertà di navigazione.

In particolare, in merito al possesso di più nazionalità, sia la Convenzione UNCLOS sia la Convezione di Chicago del 1944 prevedono espressamente il divieto di possedere più di una nazionalità per nave o per aeromobile, rispettivamente nell’art. 92, comma 1 e nell’art. 18. Parimenti, nel diritto interno il codice della navigazione, con gli artt. 145 per le navi e 751 per gli aeromobili, sancisce il divieto di iscrizione nei registri italiani per quei veicoli che sono già in possesso della nazionalità di altri Stati perché già iscritti. Possibile deroga a tale regime si verifica nei casi di bare-boat charter registration, nei casi di locazione a scafo nudo del veicolo: in tali casi, infatti, i soggetti che sono in possesso dei requisiti per ottenere la registrazione e quindi l’attribuzione della nazionalità possono chiedere la sospensione temporanea dell’iscrizione delle navi nei registri di uno Stato per iscriversi temporaneamente nei registri di un altro.

Nell’ordinamento giuridico italiano, come anche negli altri paesi di tradizione marittima, la nazionalità è legata alla proprietà nazionale e, dopo diversi interventi di riforma, alla proprietà di cittadini ed enti di altri Stati europei.

L’art. 143 del codice della navigazione, come modificato dall’art. 7, d.l. 30 dicembre 1997, n. 457, convertito in legge 27 febbraio 1998, n.30, elenca i requisiti per chiedere l’attribuzione della nazionalità alla nave e stabilisce che “Rispondono ai requisiti di nazionalità per l’iscrizione nelle matricole o nei registri di cui all’articolo 146: le navi che appartengono per una quota superiore a dodici carati a persone fisiche giuridiche o enti italiani o di altri Paesi dell’Unione europea; le navi di nuova costruzione o provenienti da un registro straniero non comunitario, appartenenti a persone fisiche, giuridiche o enti stranieri non comunitari i quali assumano direttamente l’esercizio della nave attraverso una stabile organizzazione sul territorio nazionale con gestione demandata a persona fisica o giuridica di nazionalità italiana o di altri Paesi dell’Unione europea, domiciliata nel luogo di iscrizione della nave, che assuma ogni responsabilità per il suo esercizio nei confronti delle autorità amministrative e dei terzi, con dichiarazione da rendersi presso l’ufficio di iscrizione della nave, secondo le norme previste per la dichiarazione di armatore”.

Per quanto concerne gli aeromobili, invece, l’art. 756 del codice della navigazione al comma 1 prevede che “Rispondono ai requisiti di nazionalità richiesti per l’iscrizione nel registro aeronautico nazionale gli aeromobili che appartengono in tutto od in parte maggioritaria: a) allo Stato, alle regioni, alle province, ai comuni e ad ogni altro ente pubblico e privato italiano o di altro Stato membro dell’Unione europea; b) ai cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea; c) a società costituite o aventi una sede in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea il cui capitale appartenga in tutto od in parte maggioritaria a cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea, ovvero a persone giuridiche italiane o di altro Stato membro dell’Unione europea aventi le stesse caratteristiche di compagine societaria e il cui presidente, la maggioranza degli amministratori e l’amministratore delegato siano cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea”.

L’art. 143 del codice della navigazione, come modificato dall’art. 7, d.l. 30 dicembre 1997, n. 457, convertito in legge 27 febbraio 1998, n.30, elenca i requisiti per chiedere l’attribuzione della nazionalità alla nave e stabilisce che “Rispondono ai requisiti di nazionalità per l’iscrizione nelle matricole o nei registri di cui all’articolo 146: le navi che appartengono per una quota superiore a dodici carati a persone fisiche giuridiche o enti italiani o di altri Paesi dell’Unione europea; le navi di nuova costruzione o provenienti da un registro straniero non comunitario, appartenenti a persone fisiche, giuridiche o enti stranieri non comunitari i quali assumano direttamente l’esercizio della nave attraverso una stabile organizzazione sul territorio nazionale con gestione demandata a persona fisica o giuridica di nazionalità italiana o di altri Paesi dell’Unione europea, domiciliata nel luogo di iscrizione della nave, che assuma ogni responsabilità per il suo esercizio nei confronti delle autorità amministrative e dei terzi, con dichiarazione da rendersi presso l’ufficio di iscrizione della nave, secondo le norme previste per la dichiarazione di armatore”.

Per quanto concerne gli aeromobili, invece, l’art. 756 del codice della navigazione al comma 1 prevede che “Rispondono ai requisiti di nazionalità richiesti per l’iscrizione nel registro aeronautico nazionale gli aeromobili che appartengono in tutto od in parte maggioritaria: a) allo Stato, alle regioni, alle province, ai comuni e ad ogni altro ente pubblico e privato italiano o di altro Stato membro dell’Unione europea; b) ai cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea; c) a società costituite o aventi una sede in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea il cui capitale appartenga in tutto od in parte maggioritaria a cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea, ovvero a persone giuridiche italiane o di altro Stato membro dell’Unione europea aventi le stesse caratteristiche di compagine societaria e il cui presidente, la maggioranza degli amministratori e l’amministratore delegato siano cittadini italiani o di altro Stato membro dell’Unione europea”.

L’iscrizione nei registri: i criteri

I requisiti per ottenere l’attribuzione della nazionalità variano a seconda delle leggi dello Stato in modo non omogeneo: è la Convenzione di Montego Bay, all’art. 91, comma 2, che stabilisce il principio della libertà degli Stati di determinare le condizioni di iscrizione delle navi nei propri registri.

È noto, infatti, che alcuni Stati siano particolarmente disponibili e richiedano requisiti elastici tali essere classificati come “bandiere di comodo”, “bandiere ombra o di convenienza”. Tale prassi permette di ottenere una registrazione più agevole, laddove altre nazioni possiedano regole più ferree e vincolanti, e viene spesso utilizzata per godere di un regime fiscale di favore, pur compromettendo la sicurezza e le condizioni di lavoro a bordo. L’ITF[6] aggiorna costantemente una lista composta dalle nazioni che utilizzano le proprie bandiere a questo scopo.

Sebbene non ci sia una definizione a livello internazionale dei requisiti necessari [7], la Convenzione UNCLOS stabilisce, all’art. 91, che per l’attribuzione della nazionalità tra la nave e lo Stato della bandiera dovrebbe esistere un collegamento effettivo, il c.d. genuine link. Tuttavia, diverse sono le difficoltà che si riscontrano nell’attuazione di tale principio dal momento che, nell’assenza di sanzioni per le navi che battono bandiere di convenienza, gli Stati possiedono giurisdizione esclusiva e non permettono alcuna interferenza di terzi sui mezzi.

La tendenza attuale degli Stati tradizionalmente marittimi, utilizzata per arginare il fenomeno dell’outflagging, o meglio la fuga verso i registri di convenienza, è stata quella di prevedere dei registri internazionali da affiancare a quelli ordinari con requisiti meno rigidi per la concessione della nazionalità. Anche l’Italia, con il d. l. 457 del 1997, convertito in l. 30 del 1998, ha previsto sgravi fiscali e contribuitivi, nonché facilitazioni per l’imbarco di marittimi non comunitari. Tuttavia, va sottolineato che l’imbarco in tale registro internazionale è ammesso solo per le navi adibite a traffici commerciali internazionali.

Il problema della giurisdizione delle navi

Le navi sono sottoposte esclusivamente al potere dello Stato di bandiera, perciò rappresentano un’estensione della nazionalità anche al di fuori del limite delle acque territoriali. Il principio di giurisdizione esclusiva dello Stato di bandiera, eppure, subisce delle deroghe nel momento in cui la nave entra nelle zone sottoposte alla sovranità dello Stato costiero o portuale.

Le eccezioni sono previste nei casi di: pirateria, dal momento che la nave pirata che compie violenze contro le altre navi, può essere catturata da ogni Stato e può essere sottoposta a misure repressive; contrabbando di guerra in tempo di pace, laddove sia in corso una guerra civile, lo Stato può visitare e catturare, anche in acque internazionali, qualsiasi nave che abbia intenzione di supportare gli insorti; diritto di visita, che consente a navi da guerra di vistare navi in alto mare, quando vi è un fondato sospetto che la nave pratichi  la pirateria o la tratta di schiavi, che faccia partire trasmissioni radio-televisive non autorizzate, che adoperi la bandiera in maniera fraudolenta.

Nella zona economica esclusiva, oltre a quanto detto, le eccezioni aumentano e comprendono la facoltà di esercitare sulla  nave straniera tutti i poteri connessi alla regolamentazione dello sfruttamento delle risorse proporzionalmente alle infrazioni commesse. Nel mare territoriale vige il principio del passaggio inoffensivo e della sottrazione penale dello Stato costiero ai fatti puramente interni: laddove una nave straniera che abbia violato le leggi di uno Stato, le navi da guerra o di servizi pubblici la possono inseguire purché l’inseguimento abbia avuto inizio nelle acque interne o nel mare territoriale. Tuttavia, l’’inseguimento deve essere necessariamente continuo e potranno essere esercitati solo quei poteri ammessi nella zona in cui ha avuto inizio l’inseguimento, ma deve cessare se la nave entra nel mare territoriale di un altro Stato.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia in rotta di collisione con l’Unione Europea. – Handelsblatt

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-26.

Topolino Apprendista Stregone. 0001

Se la paura è la prima volta che non si faccia la seconda, il terrore arriva quando sia la seconda volta che non si faccia la prima.

Per gli eurocrati, Mr Juncker, Mr Tusk, Mr Macron e Frau Merkel i risultati delle elezioni italiane sono state una badilata nei denti. Il loro sodale partito democratico è politicamente defunto, in attesa delle esequie. I tanto odiati populisti sono arrivati al governo anche in Italia: e ci rimarranno per un bel pezzo. Poi, hanno ancora da digerire la Brexit.

«E quivi, deposta l’usata minaccia,

Le donne superbe, con pallida faccia,

I figli pensosi pensose guatar.» Manzoni, Adelchi, III.

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Gli eurocrati iniziano a temere fortemente per sé stessi, ed hanno pienamente ragione. La loro Europa è destinata a sgretolarsi.

«The new governing accord of Italy’s two anti-establishment parties poses the biggest challenge to the European Union since Britain voted to leave the bloc two years ago»

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«Germans fear a financial blackmail of sorts is coming»

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«a coalition deal on Friday, filled with promises of tax cuts and government spending increases. With Italy’s government already deeply in debt, the pact sets the scene for the biggest confrontation with the European Union since Britain’s vote to leave the bloc almost two years ago»

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«If it delivers on its policies, the new administration in Rome could well set the scene for the euro’s next crisis, European policymakers fear»

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«This brings back memories of the early days of the current Greek government, which sought confrontation with Brussels in 2015 and triggered considerable market turbulence»

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«The only answer to blatant blackmail would be that Italy must exit the euro»

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«European Commission Vice President Valdis Dombrovskis urged Italy’s new government to stick to fiscal prudence and keep reducing the country’s public debt»

*

«Italy becomes the first country in western Europe to be ruled by a fully populist government – one that is bent on challenging the European Union’s rules on debt and budget deficits»

*

«The coalition parties want to pay for their new spending programs by launching new government bonds – short-term obligations called Mini-BoTs»

*

«The plans include a provision for a basic income of €780 ($918) per month for the poor, lowering the income tax rates to a flat 15 and 20 percent, canceling a planned increase in retirement age to 67, and postponing a hike in value-added tax to 25 from 22 percent»

*

«the costs could run as high as €126 billion»

*

«he planned to ask Eurostat, the EU’s statistics office, not to count the €250 billion of debt held by the European Central Bank towards Italian debt levels for the purposes of EU budget rules»

*

«But suspicions remain that the new regime would exploit the threat of an “Italexit” to extract debt concessions from its euro-zone partners, whom Italy owes a staggering €440 billion»

* * * * * * * * * * *

Che gli eurocrati stiano battendo i denti dalla paura non stupisce nessuno, anzi, molti potrebbero anche esserne contenti.

Chiedere la non contabilizzazione di 250 miliardi di debito però non fa battere solo i denti di Mr Juncker, ma quelli di tutti gli italiani.

Ventilare poi spese per 126 miliardi fa semplicemente ridere i pollastri.

Il problema del debito non è tanto il trovare una qualche alchimia finanziaria, quanto piuttosto trovare acquirenti dei titoli emessi.


Handelsblatt. 2018-05-20. New populist coalition puts Italy on collision course with EU

 The new governing accord of Italy’s two anti-establishment parties poses the biggest challenge to the European Union since Britain voted to leave the bloc two years ago. Germans fear a financial blackmail of sorts is coming.

*

After more than two months of haggling and posturing, Italy’s populist Five Star Movement and the far-right Northern League finally unveiled a coalition deal on Friday, filled with promises of tax cuts and government spending increases. With Italy’s government already deeply in debt, the pact sets the scene for the biggest confrontation with the European Union since Britain’s vote to leave the bloc almost two years ago.

Luigi Di Maio, head of Five Star, said the new government heralded a “wave of change” for all Italians. In parliamentary elections on March 4, Mr. Di Maio’s party came out the strongest by far, but needed a partner to govern. The Northern League came in third place – just behind the still-ruling Social Democrats, who will now join the opposition.

If it delivers on its policies, the new administration in Rome could well set the scene for the euro’s next crisis, European policymakers fear. “This brings back memories of the early days of the current Greek government, which sought confrontation with Brussels in 2015 and triggered considerable market turbulence,” said Stefan Bielmeier, chief economist at DZ Bank.

——

“The only answer to blatant blackmail would be that Italy must exit the euro.”

Clemens Fuest, Ifo Institute

——

As the two parties were nearing a deal on Thursday, European Commission Vice President Valdis Dombrovskis urged Italy’s new government to stick to fiscal prudence and keep reducing the country’s public debt. “This is our message to the new government. It’s important to stay the course,” Mr. Dombrovskis said.

Italy becomes the first country in western Europe to be ruled by a fully populist government – one that is bent on challenging the European Union’s rules on debt and budget deficits. The parties’ manifesto provides for a review of the so-called euro stability pact. Much maligned by spend-happy European politicians, this touchstone agreement limits members’ budget deficits to 3 percent of gross domestic product and their debt to 60 percent.

With Italy’s tepid economic growth and debt running at a scary 132 percent of GDP – more than twice Germany’s – the cradle of the Roman Empire has long been a worry for euro-zone policymakers. In recent years, populist opponents have blamed the EU for virtually everything that ails the Mediterranean country, making it rife for a backlash against the austerity programs of the mainstream parties.

The coalition parties want to pay for their new spending programs by launching new government bonds – short-term obligations called Mini-BoTs (a variation of Italian treasury bonds, or BoTs). Earlier this year, Italy’s outgoing economics minister, Pier Carlo Padoan, already warned that such bonds endangered financial stability and economic growth.

The plans include a provision for a basic income of €780 ($918) per month for the poor, lowering the income tax rates to a flat 15 and 20 percent, canceling a planned increase in retirement age to 67, and postponing a hike in value-added tax to 25 from 22 percent. All told, the price tag for the coalition’s spending plans comes to an estimated €65 billion, according to Italian newspaper Corriere della Sera. Carlo Cottarelli, a former director of the International Monetary Fund, says the costs could run as high as €126 billion.

Earlier this week, Mario Silvana, chairman of the Lega Nord (Northern League), said he planned to ask Eurostat, the EU’s statistics office, not to count the €250 billion of debt held by the European Central Bank towards Italian debt levels for the purposes of EU budget rules. But EU officials dismissed the idea, saying that because Italy was the issuer of the debt, it did not matter who held it – private investors or the ECB – as it was still money that Italy owed.

All the same, Mr. Silvana is insisting that Italy’s investment expenditure should not be included in the deficit calculations, in direct violation of Brussels rules.

Some observers were relieved that the coalition partners backed away from the most extreme of its earlier demands, such as forcing Italy’s withdrawal from the euro or holding a referendum on the issue. But suspicions remain that the new regime would exploit the threat of an “Italexit” to extract debt concessions from its euro-zone partners, whom Italy owes a staggering €440 billion.

“Italy could exert considerable pressure on other countries to take over the €250 billion in debt with the Bank of Italy,” said Clemens Fuest, president of the Ifo economic research institute in Munich. If push comes to shove, Germany and its European partners will have to make clear that “the only answer to such blatant blackmail would be that Italy must exit” the euro.

The coalition document is being put to a vote by the parties this weekend. If its members approve the deal by Sunday as expected, the new government could be in place next week, and Mssrs. De Maio and Silvana can present the coalition deal to President Sergio Mattarella, provided that they can nominate a prime minister (candidate still to be announced).

News of the impending deal had unsettled Italian stocks and bonds all week. The rout continued on Friday, when yields on 10-year debt rose to 2.2 percent, their highest level since last October, while Milan’s stock index fell sharply. Meanwhile DBRS, a ratings agency, warned that the coalition’s economic proposals could threaten Italy’s sovereign credit rating.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. La storia non aspetta Berlino. – Joschka Fischer.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-12.

Bell Addormentata

L’intervento di Joschka Fischer: Merkel sia audace. La Storia non può aspettare Berlino

Chi è Herr Joseph Martin Fischer?

«Joseph Martin Fischer, detto Joschka (Gerabronn, 12 aprile 1948), è un politico tedesco.

È stato Ministro degli affari esteri della Germania e Vice-Cancelliere nel Governo di Gerhard Schröder dal 1998 al 2005. È un membro di spicco di Alleanza ’90/I Verdi (“grünen”) ed è stato tra i protagonisti delle proteste studentesche del ’68 in Germania. Dal giugno del 2009 siede nel board della società che costruirà il gasdotto Nabucco in qualità di consulente.

È membro del Gruppo Spinelli per il rilancio dell’integrazione europea.

È celebre la sua frase espressa in piena seduta parlamentare il 18 ottobre 1984 : «con il suo permesso, signor presidente, lei è uno stronzo (“Arschloch”)»» [Fonte]

*

Cosa è il progetto Nabucco?

«Il gasdotto Nabucco era un progetto volto alla realizzazione di una nuova via di importazione del gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e, potenzialmente, del Medio Oriente. Avrebbe dovuto collegare la Turchia con l’Austria.

Fra gli obiettivi dichiarati del nuovo gasdotto c’era il rafforzamento della sicurezza dell’approvvigionamento per i Paesi componenti il consorzio e per l’Unione europea nel suo complesso. A gasdotto ultimato, infatti, il gas che sarebbe affluito sul mercato comunitario sarebbe dovuto provenire da nuovi fornitori attraverso un nuovo corridoio di approvvigionamento. Nel giugno 2013 il progetto venne accantonato in favore del concorrente Trans Adriatic Pipeline (TAP)» [Fonte]

*

«Il progetto Nabucco è nato nel febbraio del 2002 a seguito dell’interesse di due compagnie, l’austriaca OMV e la turca Botas. Appena pochi mesi dopo, nel giugno, altre tre compagnie – la bulgara Bulgargaz, la romena Transgaz e l’ungherese MOL – si aggiunsero al progetto …. l’Unione Europea ha manifestato il suo interesse verso il progetto garantendo il finanziamento del 50% dei costi dello studio di fattibilità (incluse: analisi di mercato, studi tecnici, economici e finanziari). ….

Il 27 gennaio del 2009, durante il Nabucco Summit, la Banca europea degli investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo hanno garantito un adeguato supporto finanziario alla realizzazione del gasdotto. Infine, il 13 luglio 2009, è stato firmato ad Ankara l’accordo intergovernativo fra i Paesi partner, alla presenza del Presidente della Commissione Jose Manuel Barroso, del Commissario all’Energia Andris Piebalgs e dell’Inviato Speciale per l’Energia statunitense Richard Morningstar. ….

La francese Gaz de France ha cercato di entrare nel progetto ma è stata costretta a rinunciarvi a causa dell’opposizione turca.»

* * * * * * *

Come si constata, Herr Joschka Fischer ha tutte le carte in regola per poter parlare con cognizione di causa della politica estera tedesca.

Se dobbiamo doverosamente premettere come Herr Joschka Fischer sia di chiara ideologia liberal, altrettanto doverosamente si dovrebbe dargli atto di avere una visione di Realpolitik nell’analisi della situazione, anche se ne dissentiamo dai rimedi proposti.

«Oltre un decennio dopo la crisi finanziaria del 2008, l’Unione Europea si dibatte in una stagnazione politica senza precedenti, quando invece dovrebbe essere rafforzata se vogliamo veder coronato il suo progetto d’integrazione»

*

«Altrimenti, le forze dirompenti dei nuovi nazionalismi continueranno a scatenare i loro attacchi contro la democrazia, lo stato di diritto e tutti gli altri valori fondanti dell’Unione»

*

«Il motivo principale per cui l’Europa resta bloccata in un vicolo cieco è proprio la Germania»

*

«Ma proprio nel momento in cui la Francia era pronta a unire le forze, la Germania si è ritrovata davanti alla scadenza elettorale del settembre 2017, che ha fatto registrare notevoli perdite per il partito della cancelliera Angela Merkel»

*

«Nello stesso mese delle votazioni tedesche, Macron ha pronunciato un ammirevole discorso alla Sorbona, nel quale ha proposto una serie di riforme specifiche per stabilizzare la zona euro, creare un sistema comune di protezione delle frontiere e fondare un programma di difesa comune a tutta la Ue»

*

«Verrebbe quasi da dire che i piccoli contabili della commissione di bilancio della Bundestag hanno messo sotto scacco la politica europea tedesca»

*

«Oggi, invece, pare che Merkel abbia consentito ai parlamentari della Cdu – e a quelli del partito gemello in Baviera, la Csu – di legarle le mani in previsione di qualsiasi negoziato sulle riforme dell’Unione europea.»

*

«La minaccia di uno scioglimento del blocco occidentale sta facendo traballare i pilastri dell’economia e della sicurezza sui quali si basa la stabilità europea»

*

«La Cina è emersa quale potenza globale capace di trascinare il centro di gravità dell’economia mondiale al di là dell’Atlantico, verso la regione dell’Asia e del Pacifico»

*

«Gli europei oggi sono davanti alla prospettiva di vedersi sorpassare sia dagli Stati Uniti che dalla Cina, e non solo geopoliticamente»

*

«coloro che plasmano la politica estera della Germania sembrano convinti che non esistano possibilità di una soluzione militare»

*

«Con l’eccezione della Francia e del Regno Unito (per il momento), la Ue e i suoi stati membri sono terribilmente impreparati per affrontare simili rischi»

*

«La sicurezza post-bellica, garantita dagli Stati Uniti, ha consentito alla Germania di prendersi una lunga pausa senza dover pensare alle minacce strategiche. Ma oggi che Trump ha rimesso in questione l’impegno americano verso i suoi alleati, Berlino non può più contare su una ripartizione degli oneri a lei così favorevole»

*

«Nelle questioni finanziarie, la Germania non perde occasione per accusare gli altri Paesi della zona euro di non rispettare le regole e di non obbedire alle politiche di austerità condivise. Nelle questioni di sicurezza, tuttavia, queste accuse le stanno rimbalzando indietro»

*

«L’era della pacchia è finita, e senza gli Stati Uniti, l’unica altra fonte di difesa della Germania è un’Europa più forte, ma anche questo certamente ha il suo prezzo»

* * * * * * *

A nostro personale parere, se potrebbe sembrare ottima un’Unione Europea di stati indipendenti e sovrani, sembrerebbe essere inaccettabile una visione di Stati Uniti di Europa. Di conserva, il problema si sposta dall’Unione Europea in sé e per sé a quello dell’attuale dirigenza, a nostro modo di vedere non rispondente alle esigenze dei tempi attuali.

Conveniamo con Herr Fisher su quello che è il principale ostacolo odierno:

«Il motivo principale per cui l’Europa resta bloccata in un vicolo cieco è proprio la Germania»

La latitanza politica di Frau Merkel, Bundeskanzlerin pro tempore, complica una situazione già di per sé stessa complessa.

«La storia non aspetta»


Corriere. 2018-05-06. Merkel sia audace, la Storia non può aspettare Berlino.

L’ex ministro degli Esteri tedesco sprona la cancelliera a rispondere al richiamo di Macron sulle riforme.

*

Oltre un decennio dopo la crisi finanziaria del 2008, l’Unione Europea si dibatte in una stagnazione politica senza precedenti, quando invece dovrebbe essere rafforzata se vogliamo veder coronato il suo progetto d’integrazione. Altrimenti, le forze dirompenti dei nuovi nazionalismi continueranno a scatenare i loro attacchi contro la democrazia, lo stato di diritto e tutti gli altri valori fondanti dell’Unione.

Il motivo principale per cui l’Europa resta bloccata in un vicolo cieco è proprio la Germania. Per anni, dopo il 2008, quando l’Unione Europea si è vista costretta ad affrontare un rallentamento della crescita e ripetute crisi economiche, la Germania ha sostenuto di non essere in grado di portare avanti da sola il progetto europeo, e che era necessario aspettare la Francia.

Poi, nella primavera del 2017, Emmanuel Macron è stato eletto alla presidenza francese con la promessa di rilanciare le riforme a livello europeo e modernizzare l’economia del Paese. Ma proprio nel momento in cui la Francia era pronta a unire le forze, la Germania si è ritrovata davanti alla scadenza elettorale del settembre 2017, che ha fatto registrare notevoli perdite per il partito della cancelliera Angela Merkel, la Cdu, e spalancato le porte a mesi di trattative per formare un nuovo governo.

Le mani legate

Nello stesso mese delle votazioni tedesche, Macron ha pronunciato un ammirevole discorso alla Sorbona, nel quale ha proposto una serie di riforme specifiche per stabilizzare la zona euro, creare un sistema comune di protezione delle frontiere e fondare un programma di difesa comune a tutta la Ue. All’epoca, le sue proposte sono state accolte con gelida indifferenza in Germania che, sette mesi dopo, non è ancora capace di mettere sul tavolo le proprie. Berlino non ha espresso opinioni sulla questione del futuro dell’Europa, indicando invece che il suo interesse primario risiede nella tutela dei propri soldi. Verrebbe quasi da dire che i piccoli contabili della commissione di bilancio della Bundestag hanno messo sotto scacco la politica europea tedesca. In passato, le politiche a favore dell’Europa erano sostenute da cancellieri che capivano il significato storico dell’integrazione europea. Oggi, invece, pare che Merkel abbia consentito ai parlamentari della Cdu – e a quelli del partito gemello in Baviera, la Csu – di legarle le mani in previsione di qualsiasi negoziato sulle riforme dell’Unione europea.

Gettare al vento l’occasione offerta da Macron – che non sarà ripetuta – sarebbe il colmo della follia politica e della cecità storica. Già le due potenze fondatrici dell’alleanza transatlantica le stanno voltando le spalle. Il Regno Unito ha scelto di lasciare la Ue e il distacco sarà effettivo dalla prossima primavera. Mentre gli Stati Uniti, sotto il presidente Donald Trump, hanno rimesso in discussione la garanzia di sicurezza transatlantica e sono impegnati a smantellare il sistema di commercio globale sul quale l’Europa, e la Germania in particolare, hanno fatto affidamento sin dagli anni Cinquanta.

La minaccia di uno scioglimento del blocco occidentale sta facendo traballare i pilastri dell’economia e della sicurezza sui quali si basa la stabilità europea. La Cina è emersa quale potenza globale capace di trascinare il centro di gravità dell’economia mondiale al di là dell’Atlantico, verso la regione dell’Asia e del Pacifico. Gli europei oggi sono davanti alla prospettiva di vedersi sorpassare sia dagli Stati Uniti che dalla Cina, e non solo geopoliticamente, bensì anche nel settore economico chiave del ventunesimo secolo: l’intelligenza artificiale.

Le minacce militari

L’Europa inoltre ha davanti a sé minacce molto più immediate e tangibili. Il presidente russo Vladimir Putin sta nuovamente mettendo alla prova i confini dell’Europa orientale con le sue forze militari. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta allontanando il suo paese dalla Nato e dall’Occidente, girando le spalle contemporaneamente alla democrazia e allo stato di diritto. E l’intero Medio Oriente rischia di scivolare in una crisi senza fine, che alimenterà nuovi flussi migratori verso l’Europa.

La guerra in Siria sta a dimostrare fino a che punto si è indebolita l’Europa. L’Unione Europea altro non è che una destinazione dove cercano scampo i rifugiati: sotto ogni altro aspetto, è irrilevante per il conflitto siriano.

Peggio ancora, coloro che plasmano la politica estera della Germania sembrano convinti che non esistano possibilità di una soluzione militare in quella regione, e che solo la Russia sia in grado di metter fine alla guerra. Questo ragionamento non tiene in considerazione il fatto che una soluzione militare oggi invece è pienamente a portata di mano del presidente siriano Bashar al-Assad, grazie al sostegno ricevuto da Russia e Iran. Tralascia inoltre il fatto che la Russia non è in grado di fermare il più vasto conflitto regionale in atto, anche se lo volesse. Dopo tutto, l’Iran non è certo disposto a rinunciare al suo punto di affaccio sul Mediterraneo, e Israele non è disposto ad accettare la presenza delle guardie rivoluzionarie e dei missili iraniani in Siria. Anzi, si palesa sempre di più la minaccia di un conflitto in Siria e in Libano tra i due contendenti Israele e Iran.

Questi sviluppi sollevano nuove problematiche. Da un lato, l’Unione europea deve contrastare la corsa al riarmo nucleare nella regione, tutelando l’accordo siglato con l’Iran nel 2015, che Trump minaccia di revocare. Dall’altro, ha un accordo di associazione – e responsabilità storiche – nei confronti di Israele, e pertanto non potrà restare neutrale o chiudere un occhio davanti alle ambizioni di predominio dell’Iran in quella regione.

Con l’eccezione della Francia e del Regno Unito (per il momento), la Ue e i suoi stati membri sono terribilmente impreparati per affrontare simili rischi. E questo riguarda soprattutto la Germania, dove il settore militare langue dopo anni di tagli e austerità. La sicurezza post-bellica, garantita dagli Stati Uniti, ha consentito alla Germania di prendersi una lunga pausa senza dover pensare alle minacce strategiche. Ma oggi che Trump ha rimesso in questione l’impegno americano verso i suoi alleati, Berlino non può più contare su una ripartizione degli oneri a lei così favorevole.

Il prezzo della sicurezza

Nelle questioni finanziarie, la Germania non perde occasione per accusare gli altri Paesi della zona euro di non rispettare le regole e di non obbedire alle politiche di austerità condivise. Nelle questioni di sicurezza, tuttavia, queste accuse le stanno rimbalzando indietro. L’era della pacchia è finita, e senza gli Stati Uniti, l’unica altra fonte di difesa della Germania è un’Europa più forte, ma anche questo certamente ha il suo prezzo.

Nessuno si aspetta che la Germania sottoscriva da cima a fondo le proposte di Macron, ancorché in un’epoca in cui le fondamenta dell’ordine globale si stanno spostando a scapito dell’Europa, le riforme marginali non saranno sufficienti, e la Germania non ha ancora né abbozzato una sua propria visione dell’Europa, né mostrato la volontà di passare all’azione e di fare gli investimenti necessari. L’Europa e l’Occidente hanno bisogno di una risposta franco-tedesca simile a quella fornita in passato da François Mitterrand e Helmut Kohl, e da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer prima di loro. Ne hanno bisogno adesso. La storia non aspetta.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Se ‘più Europa’ significa discordia, allora ‘meno’ è meglio. – Handelsblatt

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-01.

Gufo_007__

Quando si riuscisse a togliersi il paraocchi delle ideologie, immediatamente le idee e le azioni umane cesserebbero di essere coatte in accordo ai dettami della ideologia di turno e sarebbero viste per quello che sono: utili oppure inutili, proficue o dannose, nel breve o nel lungo termine. L’ideale sarebbe anche giuste od ingiuste, ma questo sarebbe chieder troppo al genere umano.

Per l’empirista idee, teorie e le relative azioni altro non sono che mezzi per perseguire il proprio fine. Il mezzo, di per sé stesso, è neutro, è la finalità che lo caratterizza. Un coltello ben affilato sarebbe utile strumento per tagliare a fettine un salame stagionato, ma diventerebbe mezzo di iniquità se fosse usato per tagliare gole: ma il coltello non ci entra nulla con la finalità del suo uso.

Una cosa buona qua potrebbe essere dannosa là; una cosa buona ora potrebbe essere dannosa domani, e viceversa. Talora potrebbe essere utile nazionalizzare, talaltra privatizzare. Le ideologie sono rigide mentre la realtà è fluida e mutevole.

Infine, elemento quasi invariabilmente scotomizzato, esistono anche gli altri, che, ad esser generosi, tengono le nostre idee in non cale se non in uggia. Ed alla fine si fanno capire a colpi di cannonate.

*

Confindustria tedesca, specialmente la sua componente bavarese, sta diventando il pensatoio socio – politico -economico che vicaria l’attuale vuoto ideativo della politica.

Herr Andreas Kluth è editor-in-chief dell’Handelsblatt Global dal 2017.

«after writing for The Economist for twenty years. During that time he was most recently Berlin Bureau Chief and Germany Correspondent. Before that he covered the western United States from Los Angeles, technology and media from Silicon Valley, Asian business from Hong Kong, and finance from London. He got his B.A. from Williams College, Massachusetts, and his M.Sc. from the London School of Economics»

L’articolo allegato è breve, sintetico e denso di concetti: riportarli non implica certo il condividerli, ma conoscerli è pur sempre forma di onestà mentale.

Tuttavia le conclusioni alle quali perviene sembrerebbero essere condivisibili e, soprattutto, di sano buon senso.

«So this is a good occasion to ponder when European integration makes sense — and when it does not»

*

«In trade policy, ceding national sovereignty to Brussels was the best move Europe ever made»

*

«In foreign policy, even if member states retain sovereignty, the benefits of speaking with one voice are now obvious»

*

«In both areas, the more Europe, the better»

*

«But the EU has over the years spent vastly more energy on a different, inward-facing, integration project: currency union»

*

«This has not gone well, because national economies, like their inhabitants, have stubbornly refused “to converge” as instructed. This caused the euro crisis, which is now a latent but chronic condition.»

*

«Macron …. now wants the “fiscal union” …. to complete the monetary one. In that he speaks for the EU’s south. But Merkel, speaking for the north, is balking, because Germans fear a “transfer union” in which they would permanently subsidize southerners.»

*

«Integrating Europe’s money has thus brought neither strength nor harmony but permanent conflict, sometimes sublimated, sometimes open»

*

«When “more Europe” means discord,

in the long run, less is more.»

* * * * * * *

Dal nostro sommesso punto di vista, la conclusione cui perviene Herr Kluth sarebbe quella ottimale per comune buon senso.

«When “more Europe” means discord, in the long run, less is more.»

Per essere grande, l’Europa dovrebbe rinunciare ad essere immensa.


Handelsblatt. 2018-04-29. When “more Europe” is, and is not, the answer

In trade and diplomacy European integration is a blessing. Too bad the EU didn’t concentrate on that instead of integrating money, writes the editor-in-chief of Handelsblatt Global.

*

What pageantry America staged for Europe this week. First Emmanuel Macron, a French Jupiter abroad if not at home, dazzled Donald Trump and all Washington. Now Angela Merkel is flying in, not quite dazzling but still impressive in her sobriety, so rare around the White House these days.

Macron and Merkel are on a common mission. Meeting in Berlin a week earlier, they had coordinated their agenda vis-à-vis Trump. One goal was to talk him out of nixing the nuclear deal with Iran. Brokered largely by the Europeans, it is considered a triumph of EU diplomacy, however imperfect. But Mr. Trump appears bent on killing the deal by May 12. His reimposing of sanctions could push Iran toward a nuclear “breakout” akin to North Korea’s. That might provoke Saudi Arabia to build nukes, or even prompt preemptive strikes by Israel or America. If Trump still backs away from this perilous course, it will be thanks to Franco-German diplomacy this week.

Macron and Merkel are on a common mission.

A similar dynamic may yet temper Mr. Trump on trade. He has been rattling his protectionist saber mainly at China, but also at Europe. But on trade the EU28 negotiate as one, and Mr. Trump understands that kind of strength. During their visits, Macron (bad cop) and Merkel (good cop) subtly reminded him that a fight with Europe is a bad one to pick. That may not prevent Trump from slapping tariffs on the EU. But it frames the haggling that will follow.

So this is a good occasion to ponder when European integration makes sense — and when it does not. In trade policy, ceding national sovereignty to Brussels was the best move Europe ever made. In foreign policy, even if member states retain sovereignty, the benefits of speaking with one voice are now obvious. In both areas, the more Europe, the better.

But the EU has over the years spent vastly more energy on a different, inward-facing, integration project: currency union. This has not gone well, because national economies, like their inhabitants, have stubbornly refused “to converge” as instructed. This caused the euro crisis, which is now a latent but chronic condition.

Macron, as he reminded Merkel last week, now wants the “fiscal union” (a common budget for the euro zone) he deems necessary to complete the monetary one. In that he speaks for the EU’s south. But Merkel, speaking for the north, is balking, because Germans fear a “transfer union” in which they would permanently subsidize southerners.

Integrating Europe’s money has thus brought neither strength nor harmony but permanent conflict, sometimes sublimated, sometimes open. Old and ugly stereotypes have returned: about austere and haughty Germans, about dissolute and profligate southerners. When “more Europe” means discord, in the long run, less is more.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Saga delle ipocrisie. Fondi Eu alla Turkia. ‘EU Complicity’ – Spiegel

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-01.

TURKEY-SYRIA-CONFLICT-GAS

Lo Spiegel usa parole inusitatamente dure, ma a nostro sommesso parere ha ragione.

«Turkey has barricaded its border to Syria with the help of funding from the European Union»

*

«Turkey has even built a wall along its border to Syria. It is several hundred kilometers long, 3 meters (10 feet) high and equipped with heat-detection cameras.»

*

«the Turkish soldiers indiscriminately opened fire on the refugees»

*

«EU Complicity»

*

«As a European Union member, the German government is also implicated in the arming of the Turkish border against refugees»

*

«This included the transfer of 35.6 million euros by Brussels to the Turkish company Otokar as part of its IPA regional development program for the construction of armored Cobra II military vehicles, which are now being used to patrol the border to Syria»

* * * * * * * *

«Last week, German Chancellor Angela Merkel called the Turkish offensive in the Syrian enclave “unacceptable.”

*

«Despite all justified security interests of Turkey, it’s unacceptable what’s happening in Afrin, where thousands and thousands of civilians are being pursued, are dying or have to flee»

*

«the chancellor herself clearly condemned the attack»

*

«We also condemn this in the strongest possible terms»

*

Queste sopra erano le parole, di seguito i fatti:

«The German government has approved the export of military equipment worth €4.4 million ($5.4 million) since January 20, when Turkey launched its offensive against Kurdish militia in Afrin»

*

«The value of the approvals in the month preceding the offensive was almost €10 million»

* * * * * * * *

In poche parole.

Unione Europea e Germania finanziano gli armamenti di quanti combattono in Siria e forniscono loro armi di ogni genere. Nel contempo finanziano e provvedono di armamenti la Turkia, con la quale, almeno a parole, sembrerebbe non correre buon sangue, per via di quello che Frau Merkel ha chiamato ‘colpo di stato‘.

Un comportamento invero molto ambiguo, troppo ambiguo per chi avrebbe voluto fare della morale il proprio vessillo.


→  Spiegel. 2018-03-30. EU Money Helped Fortify Turkey’s Border

Turkey has barricaded its border to Syria with the help of funding from the European Union. There are few options left for Syrians trying to flee the brutal war in their home country and those who do risk death.

*

When the Turkish soldiers opened fire, Ibrahim Khaled took his mother’s hand and ran. He recalls hearing the rattling of the machine guns and the screams of refugees who had been hit by bullets. “I thought if I stopped running now, I would be shot or arrested,” he says.

In their efforts to flee to Turkey from Syria, Khaled and his mother walked for hours in the direction the smugglers had told them to go. He says they walked, lost, through olive groves before reaching a Turkish village at dawn. Of the 60 refugees with whom Khaled had set out from the camp near the city of Darkush in the province of Idlib, in northwestern Syria, only a few made it over the border. The others, Khaled suspects, are either dead or back in Syria. “We were lucky,” he says.

He’s sitting in a newly constructed apartment on the outskirts of Mersin, in southern Turkey. He and his mother arrived here this past autumn. Khaled is afraid of the Turkish authorities, and he deliberated for a long time about whether he should speak to journalists about the violence at the border. He only agreed to be interviewed if his name was changed. “I want the world to know what is happening to us Syrians,” he says.

The Syrian civil war is now in its seventh year. Hundreds of thousands of people have been killed in the fighting so far. Millions have been driven out. The week before last, Turkey displaced tens of thousands with its military intervention in the northern Syrian city of Afrin, which it has captured from the Kurdish YPG militia. Even though no peace is in sight, Syria’s neighbors — including Lebanon and Jordan — are refusing to take in any further refugees. Turkey has even built a wall along its border to Syria. It is several hundred kilometers long, 3 meters (10 feet) high and equipped with heat-detection cameras.

Khaled says the Turkish soldiers indiscriminately opened fire on the refugees. Although his claims are difficult to verify, the details do seem to line up and correspond with reports from over a half-dozen witnesses interviewed by DER SPIEGEL. Last Thursday, Human Rights Watch reported similar cases, as well as mass deportations of Syrian refugees from Turkey. According to the Syrian Observatory for Human Rights, whose numbers cannot be independently verified, at least 42 people have died trying to cross the border wall since September. The Turkish government did not answer DER SPIEGEL’s request for comment.

EU Complicity

As a European Union member, the German government is also implicated in the arming of the Turkish border against refugees. The EU states have provided the government in Ankara with security and surveillance technology valued at more than 80 million euros in exchange for the protection of its borders, according to research conducted by DER SPIEGEL and the European Investigative Collaborations network (EIC).

This included the transfer of 35.6 million euros by Brussels to the Turkish company Otokar as part of its IPA regional development program for the construction of armored Cobra II military vehicles, which are now being used to patrol the border to Syria.

Arms manufacturer Aselsan, of which the Turkish state owns a majority stake, was also commissioned by the EU to provide Ankara with 30 million euros worth of armored and non-armored surveillance vehicles for patrolling the Turkish-Greek land border.

In March 2016, the EU and Ankara closed a deal under which the Europeans would pay 3 billion euros to Turkey if the country kept the refugees inside its borders. The money was intended to help the Syrians in Turkey, but 18 million euros went to a Dutch company that manufactured six patrol boats for the Turkish coast guard.

The border to Turkey had remained open to Syrians until summer 2015. Some 3.5 million Syrians came to Turkey as refugees, more than any other country. Since then, Ankara has closed the Syrians’ escape route, partly due to pressure from the EU. Anyone still seeking to escape the war in Syria must now either be prepared to pay a lot of money or to risk their lives.

Ultimately, the EU’s refugee agreement with Turkey has merely served to shift the crisis: Fewer people are dying now in the Aegean, where the number of boat crossings to Greece has decreased since the signing of the agreement. Instead, people are now dying at the Turkish-Syrian border.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Russia, Unione Europea

Austria. Non espellerà diplomatici russi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-29.

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Con il Cancelliere Kurz ed il nuovo governo che escluse la socialdemocrazia, l’Austria ha subito una appariscente mutazione. Le linee guida politiche ed economiche che erano tipiche dell’Austria sono state abbandonate e lentamente stanno emergendo quelle nuove. Non che il Cancelliere fosse stato poco chiaro nell’enunciare i propri programmi, ma erano in molti a dubitare che avrebbe poi potuto mantenere ciò che erano state le promesse elettorali.

Si direbbe quasi che il Cancelliere Kurz stia sviluppando un piano politico strategico che stia precorrendo i tempi: presto o tardi anche il resto dell’Europa potrebbe allinearsi al suo modo di intendere la situazione attuale e su come operare.

Di sicuro, il Cancelliere Kurz ha visioni politiche molto differenti da quelle delle attuali cancellerie e della dirigenza dell’Unione Europea.

Intanto l’Austria si è visibilmente emancipata dalla tutela tedesca. Fenomeno questo iniziato anni or sono, ma ora chiaramente visibile. I recenti summit dei capi di stato e di governo dell’Unione Europea sono più che eloquenti. In questo Herr Kurz ha ampiamente precorso i tempi avendo previsto il crollo dei socialisti francesi, poi l’esito delle elezione politiche tedesche ed infine di quelle italiane. Il Cancelliere Kurz considera, non a torto, molti attuali governi come dei walking dead: sembrerebbe aver compreso appieno la portata della devoluzione dell’idealismo liberal e socialista. È segno di acume politico il precorrere i tempi, senza voler strafare. È molto verosimile che le sue posizioni attuali saranno in un futuro non troppo lontano fatte proprie dagli altri stati membri dell’Unione Europea.

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Molto significativo il titolo di fondo dell’Ahram Online:

‘Neutral’ Austria won’t expel Russian diplomats

«Austria is a member of the European Union but is officially neutral and is not part of the NATO military alliance»

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«Austria said Monday that it would not follow a number of other EU countries in expelling Russian diplomats over the poisoning of a former Russian spy in Britain, stressing its neutrality.»

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«”We stand behind the decision to recall the EU ambassador, but we will not take any national measures,” Chancellor Sebastian Kurz and Foreign Minister Karin Kneissl said in a joint statement.»

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«”Indeed, we want to keep the channels of communication to Russia open,” they added. “Austria is a neutral country and sees itself as a bridge-builder between East and West.”»

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La reazione dei paesi dell’Unione Europea era prevedibile.

«Austria is drawing criticism from parts of the European Union for saying it couldn’t expel Russian diplomats on account of its neutrality»

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«Austria, which has gotten most of its natural gas from Russia for 50 years, has a history of trying to moderate the EU’s approach to Moscow»

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Herr Kurz ha anche un retaggio storico di non poca importanza.

«In declining to take further measures, his government cited Austria’s neutrality, which the country adopted as a condition for ending its post-World War II occupation by the U.S., the Soviet Union, the U.K. and France in 1955»

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La Realpolitik è arte solo per persone di grande intelligenza e cultura: sia come parte agente sia anche come spettatori. Nessuno però si stupirebbe se la minuscola Austria acquisisse nel tempo una statura politica molto maggiore di quanto ci si potrebbe aspettare da una nazione oggettivamente piccola.

Potrebbero tornare alla mente i tempi di Josef Klaus prima e di Bruno Kreisky dopo.


Bloomberg. 2013-03-28. Austria Draws Scorn for Sitting Out Russian Diplomat Expulsions

– Government includes nationalists friendly with Putin’s party

– Sweden’s Bildt questions if Austria is ‘part of the West’

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Austria is drawing criticism from parts of the European Union for saying it couldn’t expel Russian diplomats on account of its neutrality.

Chancellor Sebastian Kurz’s government, which includes nationalists that cooperate with Vladimir Putin’s party, declined to join the tough international response to a nerve-agent attack on a former Russian spy in England. Austria is a “builder of bridges between East and West” and wants to “keep channels open” to Moscow, it said.

That position is “hardly compatible with EU membership” and there’s “a big difference between being part of the West and being a bridge between the West and the East,” former Swedish Foreign Minister Carl Bildt said Tuesday on Twitter.

Artis Pabriks, a former Latvian foreign minister who’s a member of the European Parliament, called Austria’s decision a “bad joke.” He asked: “Which other EU policies/decisions Kurz does not apply to Austria?”

Kurz, whose People’s Party is part of the same political family as the parties of Bildt and Pabriks, said Monday that Austria backs the EU’s decision to pull its ambassador to Russia.

In declining to take further measures, his government cited Austria’s neutrality, which the country adopted as a condition for ending its post-World War II occupation by the U.S., the Soviet Union, the U.K. and France in 1955.

United Russia

Austria, which has gotten most of its natural gas from Russia for 50 years, has a history of trying to moderate the EU’s approach to Moscow. Social Democrat Werner Faymann was one of the more skeptical EU leaders when initial sanctions were imposed on Russia in 2014 over the annexation of Crimea.

Kurz’s coalition partner, the Freedom Party, led by Vice Chancellor Heinz Christian Strache, signed a “working agreement” with Putin’s United Russia party in Moscow in 2016, saying it would like to roll back the sanctions.


Ahram Online. 2013-03-28. ‘Neutral’ Austria won’t expel Russian diplomats

Austria said Monday that it would not follow a number of other EU countries in expelling Russian diplomats over the poisoning of a former Russian spy in Britain, stressing its neutrality.

“We stand behind the decision to recall the EU ambassador, but we will not take any national measures,” Chancellor Sebastian Kurz and Foreign Minister Karin Kneissl said in a joint statement.

“Indeed, we want to keep the channels of communication to Russia open,” they added. “Austria is a neutral country and sees itself as a bridge-builder between East and West.”

Fourteen European Union countries are to expel a total of 30 Russian diplomats in a coordinated international response to Moscow over the poisoning of Sergei Skripal in the English city of Salisbury, according to an AFP tally.

Germany, France and Poland led the way with four expulsions each and EU President Donald Tusk warned that more diplomats could be thrown out in the coming days.

Austria is a member of the European Union but is officially neutral and is not part of the NATO military alliance.

The right-wing Kurz visited Russia in late February and his coalition partners, the far-right Freedom Party (FPOe), have a “cooperation pact” with President Vladimir Putin’s United Russia party.

Slovakia, while condemning the Skripal poisoning, also said it was not throwing out Russian diplomats at present but will summon the Russian ambassador “without delay”.

“The development of the situation, as well as Russia’s response to the calls addressed to it by the EU countries — including Slovakia — will influence the next steps that we are prepared to consider in this case,” the Slovakian foreign ministry said.