Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Unione Europea

Italia. Evasione fiscale (in EU 823 mld) e contante usato nell’85.8% dei pagamenti.

Giuseppe Sandro Mela.

019-04-15.

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È stato pubblicato un interessante Report dal titolo:

Gli italiani sono ancora (troppo) affezionati al contante

da cui si evince che gli italiani usano le banconote nell’85.9% dei pagamenti effettuati: bancomat e carte di credito sono utilizzate solo per i pagamenti più onerosi.

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«La gran parte dei pagamenti avviene per acquisti quotidiani, ovvero presso il panettiere, il supermercato, la farmacia (40,2% di tutti gli scambi) oppure al bar e nei ristoranti (21,6%).»

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«Al di sopra dei 100€, invece, arriva il turno degli assegni o dell’acquisto digitale, i quali coprono il 12,2% delle transazioni di queste dimensioni»

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«Nel caso di transazioni di grande entità le carte di credito salgono al 28,6%, mentre l’uso del contante si ferma “solo” al 68,4%.»

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Solo l’1.7% dei pagamenti risulta essere superiore ai 100 euro: in questo caso l’uso di bancomat o carte supera il 50% del volume.

Il problema potrebbe essere visto sotto differenti angolatura, ciascuna delle quali mette in evidenza un particolare aspetto.

– Il primo aspetto sarebbe la praticità di uso. L’uso del pagamento elettronico richiede un certo quale lasso di tempo, la disponibilità delle linee e delle banche, ed infine, particolare non da poco, è oneroso sia per il possessore delle carte, sia di debito sia di credito, sia per quanti ricevano il pagamento. Su questo tipo di operazioni le banche richiedono infatti una commissione, il cui ammontare sarebbe ingiustificato per transazioni minimali.

– Il secondo aspetto è ben più delicato. Nell’ultimo decennio si è assistito ad un pressing politico sull’uso dei pagamenti elettronici, giustificato con il fatto che, essendo tracciabili, costituirebbero un forte argine al problema della evasione fiscale.

Se sia giusto che un governo lotti contro l’evasione fiscale, sarebbe però altrettanto giusto che detto stato mantenga una pressione dei limiti del ragionevole.

Se sia doveroso pagare le tasse, altrettanto doveroso sarebbe farlo solo per le tasse giuste. I Cittadini possono ben ribellarsi ad una tassazione ingiusta, come evidenzia la storia e, di recente, gli accadimenti dei Gilets Jaunes.

– Il terzo aspetto dovrebbe rientrare nel comune buon senso. Pensare ad un’evasione fiscale sui pagamenti sotto i 100 euro sarebbe davvero grottesco: questa prende luogo per ranghi di cifre molti ordini di grandezza superiori.

L’Italia è prima al mondo per evasione fiscale (ma gli altri Stati Ue non sono messi meglio)

«Secondo uno studio del Tax Research LLP nel nostro Paese ci sarebbero 190 miliardi di euro di tasse evase. I mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità»

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– Il quarto aspetto è l’evasione fiscale. A livello dell’Unione Europea l’evasione assomma ad 824 miliardi di euro

«Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.»

Sarebbe davvero ridicolo pensare che una tale evasione fiscale si attui perché un bar non ha rilasciato lo scontrino sul caffè.

Si noti però come l’evasione fiscale sia massima nei paesi ove la pressione fiscale sia massima.

Italia. Il fisco sui salari è il maggiore del mondo.

Ma siamo poi così certi che sia il popolino ad evadere le tasse?

Lussemburgo, i 550 «favori» alle multinazionali che imbarazzano Juncker

Il Lussemburgo di Mr Juncker è il paradiso fiscale per eccellenza. È uno stato che Mr Juncker aveva trasformato in una immane lavanderia di denaro sporco.

Perché prendersela con il poveraccio che compra il giornale a contanti?

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Ci si dovrebbero porre molte domande.

– Non è che un’elevata pressione fiscale obblighi alla evasione? In questo caso l’unica vera lotta consisterebbe nel diminuire le tasse.

– Fono a qual punto sarebbe giusto che lo stato voglia tracciare tutti i minimi spostamenti di denaro quando poi chi possa evade alla grande?

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Gli italiani sono ancora (troppo) affezionati al contante

Le banconote coprono l’85,9% dei pagamenti. Il bancomat è usato solo per comprare beni costosi

Niente da fare, il tanto atteso sorpasso del bancomat sull’uso del contante è ancora molto lontano. In base agli ultimi dati, gli italiani ricorrono alle banconote nell’85,9% dei casi. Le cose migliorano quando si fanno acquisti costosi, come il televisore o lo smartphone, ma la carta di credito non arriva mai a coprire la metà delle transazioni. Segno che facciamo fatica a cambiare abitudini o che preferiamo non tracciare tutte le nostre spese?

L’uso del contante è ancora così diffuso in Italia?

Il grafico sopra mostra quali sono le abitudini degli italiani in fatto di pagamenti. I dati sono relativi al 2016 e sono riportati in un recente documento della Banca d’Italia. Come è evidente, i nostri connazionali sono ancora molto affezionati ai contanti per i loro acquisti. L’85,9% dei pagamenti, infatti, avviene con questo strumento. Solo nel 12,9% dei casi si ricorre a carte di credito o bancomat, mentre il restante 1,2% è affidato a strumenti alternativi come l’acquisto via internet, app mobile e assegni.

Se si considera il valore di questi pagamenti, i risultati non cambiano di molto. Nel caso di transazioni di grande entità le carte di credito salgono al 28,6%, mentre l’uso del contante si ferma “solo” al 68,4%. Anche gli strumenti alternativi crescono (3%). Il perché è presto detto: gli italiani usano poco bancomat e carte di credito, ma quando lo fanno è normalmente per transazioni di maggior valore, le quali richiederebbero di portare con sé troppe banconote.

Bancomat vs contanti, ecco chi vince

L’uso del bancomat quando si acquistano beni più costosi lo si vede bene in quest’altro grafico. Più si sale a livello di scaglioni di acquisto, infatti, più l’importanza del contante cala. Viene usato il 96,6% delle volte nel caso di pagamenti inferiori ai 5€, che del resto costituiscono la maggioranza relativa dei pagamenti in generale (37,8%).

Ogni volta che il taglio degli acquisti aumenta di 5€ in media vi è un calo del 5-6% dell’uso del contante. Succede almeno fino allo scaglione 20-25€, quando per esempio la preferenza per questo metodo scende al 73,3%. Se la spesa è tra i 50 e i 100 euro solo la metà delle volte (il 50,9%) viene scelto il contante. Parallelamente al calo dell’utilizzo del contante, man mano che i tagli si ingrossano vi è una crescita delle carte di credito. La percentuale più alta (45,2%) si registra proprio nella fascia 50-100 euro. Al di sopra dei 100€, invece, arriva il turno degli assegni o dell’acquisto digitale, i quali coprono il 12,2% delle transazioni di queste dimensioni.

Cosa acquistiamo (e come)

Ma in concreto per quale tipo di acquisti si usano di più le carte e per quali di più il contante? Lo vediamo nell’ultimo grafico. La gran parte dei pagamenti avviene per acquisti quotidiani, ovvero presso il panettiere, il supermercato, la farmacia (40,2% di tutti gli scambi) oppure al bar e nei ristoranti (21,6%). Proprio in questi casi trionfa il contante, che viene usato nel 94,4% dei casi se parliamo di spese presso bar e ristoranti, e nell’86,6% se ci riferiamo agli altri acquisti quotidiani.

Le carte assumono una certa importanza quando si va a fare rifornimento dal benzinaio e nel caso di acquisti di beni durevoli (vestiti, elettronica, giocattoli, ecc), dove sono scelte il 29,9% delle volte. Raggiungono la massima percentuale (40,4%) quando si paga l’alloggio in hotel. Tuttavia questo tipo di transazione riguarda solo lo 0,3% di tutti gli scambi.

Se si guarda alle abitudini di pagamento nelle varie regioni italiane, si scopre che è in Trentino Alto Adige, Marche, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria che viene preferito il contante, usato tra l’89% e il 94% delle volte. Al contrario è in Lombardia e Toscana che viene utilizzato di meno. Il motivo potrebbe essere la presenza di un’alta percentuale di turisti stranieri sia a Milano che in Toscana. In ogni caso il contante rimane protagonista nell’80-82% di tutti gli acquisti.

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Quanto vale l’evasione fiscale in Italia e in Europa?

Un recente studio ha fatto luce sul fenomeno dell’evasione fiscale in Italia e in Europa. I numeri non sono per nulla confortanti…

Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.

È interessante anche notare come cambia questa classifica se consideriamo il peso che l’evasione fiscale ha sul gettito fiscale. Italia, Germania e Francia sono infatti le tre più grandi economie dell’eurozona e anche per questo motivo il valore assoluto delle tasse evase è molto elevato.

Se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale.

Peggio di noi soltanto Romania (29,51%), Grecia (26,11%) e Lituania (24,36%). Il paese europeo con il tax gap più basso è invece il Lussemburgo, dove l’evasione fiscale pesa il 7,98% degli introiti statali.

Come abbiamo visto dai numeri, quello dell’evasione fiscale è un problema serio e ben radicato sia in Italia sia in Europa. Gli oltre 800 miliardi di euro che secondo le stime mancherebbero dalle casse degli stati europei, sarebbero risorse di grande beneficio per la ripresa economica in Europa. Ma al di là dell’aspetto economico, l’evasione fiscale genera ingiustizia sociale tra coloro che pagano e coloro che non pagano le tasse e pertanto va combattuta con ogni forma e mezzo.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria, Unione Europea

Banche Europee. Altra giornata non buona. Le cinesi stanno bene.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-08.

Anche venerdì otto marzo è stata giornata infausta per le banche del continente europeo.

Molti sono i motivi della loro intrinseca debolezza, ma su tutti spicca la pesante intromissione della politica nella loro gestione. Il banchiere impresta denaro, si direbbe per definizione, a quanto sia certa la refusione del debito contratto: se gestita in codesta maniera la banca è e resta sana.

Il politico invece usa la banca per i suoi fini. Ma i fini politici non coincidono con quelli finanziari ed economici.

Il vero nodo è la formazione del consiglio di amministrazione: se fatto da tecnici ben selezionati esso funziona al meglio. Ma se risultasse essere inquinato da personaggi entrati nel cda in ‘quota di qualcosa’, dal criterio politico a quello di parità dei sessi oppure ancora sul colore dei capelli codeste persona alla fine si rivelano essere dei  parassiti dilapidatori di risorse. Essere parenti del primo ministro non conferisce particolare sapienza bancaria.

Poi ci sarebbe un altro aspetto, ma per meglio valutarlo sarebbe utile guardare prima con attenzione i grafici: salta subito agli occhi.


 

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Rileggiamo, ricapitolando, le capitalizzazioni.

Intesa San Paolo     36.932 miliardi Eur

Banco Bpm                 2.963 miliardi Eur

Commerzbank          8.313 miliardi Eur

Deutsche Bank        16.871 miliardi Eur

Crédit Agricole       30.389 miliardi Eur

Bank of China           1.29 trilioni di yuan, ossia 191.96 miliardi Usd.

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Le banche europee hanno capitalizzazioni assolutamente insufficienti, alle quali si associano prestiti in sofferenza per quasi 200 miliardi, ufficialmente, ma in pratica almeno quattro volte tanto.

Sul perché sarebbe lunga disquisizione, e la ragione principale la abbiamo già riportata: sta di fatto che siano oltremodo fragili. Stanno in piedi come castelli di carta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. I tedeschi iniziano a fare qualche conto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-04.

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Deutsche Welle, tempio indiscusso dei liberal socialisti, ove nessuno, ma proprio nessuno potrebbe mai scrivere se non fosse un Hinterlader collaudato, è uscito oggi con due simpaticissimi video.


German renewables drive creates problems for industry

«Germany wants to phase out nuclear power by 2022 and coal-fired plants by 2038. But the ambitious plan to replace two main sources of energy with renewables raises supply issues»

Ma chi mai, chi mai avrebbe potuto immaginarselo?


Industry worries over German energy transition

«German heavy industry often relies on a lot of power, and it has to be steady. Will the country’s energy transition to sustainables cause major problems such as power shortages and even blackouts?»

Ma chi mai, chi mai avrebbe potuto immaginarselo!!

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L’opinione corrente suggerirebbe che dopo le elezioni ci possa essere un rimescolamento delle carte.

Nota.

Chiediamo scusa ai Lettori se questa volta abbiamo usato un doppio senso in auge tra gli scaricatori del porto di Amburgo.

Ma dopo anni che il Deutsche Welle era venuto a raccontar bubbole, adesso lo si vede atterrito delle conseguenze delle proprie azioni.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Unione Europea, Macron ed il problema dell’agricoltura.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-02.

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Odoxa ha rilasciato un sondaggio dal titolo:

Rôle de l’Europe pour l’agriculture française.

La domanda posta era semplice e diretta:

«D’après vous, la politique agricole de l’Union Européenne joue-t-elle un rôle plutôt positif ou plutôt négatif pour l’agriculture et les agriculteurs français?»

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«A suo parere, la politica agricola dell’Unione europea svolge un ruolo piuttosto positivo o piuttosto negativo per quanto riguarda l’agricoltura e gli agricoltori francesi?»

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Il risultato delle risposte è tranchant: per il 71% degli intervistati l’Unione Europea ha svolto un ruolo negativo su agricoltori ed agricoltura francese, mentre per il 28% ha avuto un effetto positivo.

Tuttavia, la stratificazione per propensione al voto fornisce risultati ancor più taglienti.

Coloro che votano per La République en Marche! approvano per il 49%,seguiti dagli adepti del partito socialista con il 41%.

La percentuale delle approvazioni cade al 27% per Les Républicains ed addirittura al 15% per Rassemblement National.

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Su questo particolare tema la disapprovazione dell’Unione Europea è quasi plebiscitaria, tranne che per gli elettori della sinistra e per Mr Macron, ma anche per questi due ultimi formano la minoranza.

Si noti come i Gilets Jaunes abbiano gran parte della loro base proprio nel comparto agricolo, che non gradisce per nulla la politica europeistica finora esercitata da Mr Macron.

Pubblicato in: Problemia Energetici, Senza categoria

Turk Stream. Bulgaria approva il progetto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-06.

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Basterebbe una occhiata distratta alla mappa per comprendere l’importanza del Turk Stream.

Il problema di interesse è il bypassare l’Ukraina, a causa della sua instabilità politica attuale e, prevedibilmente, futura.

Come si constata, il gasdotto parte dalla Russia per approdare nella Turkia continentale a Klylkog.

Di lì si biforca. Una parte attraversa la Grecia e in breve tratto l’Albania, confluendo quindi in Italia tramite le linee Poseidon e Trans Adriatic Pipeline.

La quota maggiore invece è dirottata attraverso la Bulgaria alla Serbia e, quindi all’Ungheria, Slovakia ed all’Austria.

È previsto, infine, un raccordo con la Polonia.


EnergingEurope. 2019-02-01. Bulgaria gives green light to TurkStream

Bulgaria has successfully completed a third market test for the Turkish Stream natural gas pipeline, known as TurkStream, and will move forward with plans to join the project.

“We have very good news. The economic test for a project to expand the gas network has been successfully completed,” Bulgaria’s Minister of Energy Temenuzhka Petkova announced.

In December 2018, Ms Petkova said that Bulgaria will spend 1.4 billion euros to build the new gas link to Turkey.

TurkStream is part of the Russia’s plans to bypass Ukraine, currently the main transit route for Russian gas to Europe and strengthen its position in the European market. The pipeline will transport Russian gas from Bulgaria’s border with Turkey to Serbia.

“Energy analysts have expressed concerns that with the process Gazprom will be cementing its dominant position as gas provider in south-eastern Europe. At present, Bulgaria meets all of its gas needs with Gazprom’s supplies,” commented Reuters

Gazprom has determined the itinerary of the second line of the TurkStream pipeline will span Bulgaria and Serbia starting from 2020, then go through Hungary and Slovakia from 2021 and the second half of 2022, respectively.

“The biggest bulk of the capacity has been booked by Gazprom. This way the Russian company is strengthening its dominant position in the region,” said Martin Vladimirov of the independent think tank Centre for the Study of Democracy.

Serbian President Aleksandar Vucic announced earlier in January that construction of TurkStream through Serbia, from Russia via Bulgaria, would start “in the next couple of weeks, maybe even days.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

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Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

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Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

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«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

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«Energy companies can also expect billions in compensation»

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E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

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Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea e gerarchi nella trappola di Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-26.

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Uno statista sa ascoltare, tratta, mutua esigenze differenti raggiungendo accordi a tutti soddisfacenti.

Uno statista parla pochissimo, dice “ho fatto“, non “farò“.

Ma, soprattutto, non minaccia nessuno: tutti devono essere consapevoli della sua forza. Poi, i colpi si sferrano di sorpresa.

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Varoufakis: «Bruxelles nella trappola di Salvini, Quota 100? Solo per lavori manuali»

«la Ue, in entrambi i casi, sta creando una crisi finanziaria per costringere un governo ad arrendersi. La principale differenza è che la minaccia di gettare l’Italia fuori dalla zona euro è molto meno credibile di quanto non fosse nel caso della Grecia. ….

Sono comprensibili i timori che le autorità dell’Ue hanno in considerazione del fatto che l’Italia è troppo grande per fallire e per subire ricatti e troppo vicina ad un’implosione finanziaria che né Ue né Bce hanno gli strumenti per affrontare ….

Bruxelles sta cadendo nella trappola di Matteo Salvini. Stanno diffondendo minacce nei confronti di Salvini che rafforzano la sua presa all’interno del governo italiano. Salvini è una nuova forza? Sì, è ma, allo stesso tempo, è il prodotto della ridicola gestione da parte dell’Ue della inevitabile crisi dell’eurozona. Inoltre, in modo paradossale, Salvini e Bruxelles hanno bisogno l’uno dell’altro. Bruxelles ha bisogno di qualcuno come Salvini poiché offre a Juncker, Macron e Merkel l’opportunità di affermare: «Potremmo aver commesso degli errori ma siamo l’unica protezione che l’Europa ha per Salvini e gli altri». E Salvini ha bisogno di Juncker, Macron e Merkel perché le loro politiche fallite stanno suscitando il malcontento e la rabbia che Salvini sfrutta.»

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Il problema sembrerebbe essere semplice.

L’Asse franco germanico sta franando. Mr Macron è ai vertici della esecrabilità e la piazza freme chiedendone le dimissioni.

Francia. Yellow vest e sondaggi elettorali in picchiata.

Frau Merkel dall’otto dicembre non sarà più la Presidente della Cdu e, verosimilmente, dovrà alla fine dimettersi dal cancellierato.

Con le elezioni del maggio prossimo questi gerarchi dell’Unione Europea se ne andranno in pensione: il partito popolare ed i socialisti perderanno assieme oltre un centinaio di seggi nell’europarlamento. Nel ppe e nel s&d c’è aria da fratelli coltelli per cercare almeno di concorrere ad una improbabile rielezione. Gli eurodeputati sembrano oggi degli indemoniati.

Elezioni Europee 2019. Sondaggi con prospezioni sui seggi.

Più che all’Italia, Mr Tusk, Mr Oettinger, Mr Moscovici stanno pensando al loro futuro.

I gerarchi eurocrati hanno puntato alla tempia dell’Italia una pistola scarica: non sono nemmeno riusciti a far salire lo spread sopra quota 320.

Varoufakis ha ben sintetizzato la situazione.

«Salvini e Bruxelles hanno bisogno l’uno dell’altro»

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Siamo chiari: tanto rumore per qualche decimale? Tante grosse parole senza un dignitoso ubi consistat?

24 novembre – Sondaggio Ipsos: la Lega guadagna ancora punti, sale al 36,2 per cento e si stacca dai M5s

«Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da Ipsos, il consenso nei confronti della Lega è in continua ascesa. Oltre il 36,2 per cento degli intervistati, infatti, dichiara che ad oggi voterebbe per il partito di Matteo Salvini.

Cresce dunque il divario con il Movimento Cinque Stelle, che registra un gradimento del 27,7 per cento. Un dato che comunque dimostra una crescita anche per il partito guidato da Luigi Di Maio, che nell’ultimo sondaggio di Supermedia Agi-Youtrend si era fermato al 26,2 per cento.

Il Pd è al 16,8 per cento. Crescono, però, astenuti e indecisi: più di 36 persone su 100.

Per quanto riguarda il gradimento nei confronti dei singoli leader, deciso arretramento per Di Maio: per la prima volta, infatti, le valutazioni negative prevalgono su quelle positive nei suoi confronti (46 contro 41 per cento).

Oltre al gradimento verso il leader pentastellato (da 51 a 47), cala anche quello nei confronti del premier Giuseppe Conte (da 64 a 62). Sale invece Salvini (60) che riduce il suo divario dal presidente del Consiglio.»

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L’Unione Europea, questa Unione Europea, questi gerarchi, questa eurodirigenza è immobile, non può fare nulla, tranne che contare i giorni che la separano dalle elezioni.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Una simpatica notizia per Frau Merkel e Mr Macron, e per tutti noi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-04.

2018-08-31__Germania__polls__002

Landtagswahlumfragen ha aggiornato lo schema dei sondaggi elettorali della Germania, ove ad ottobre andranno al voto Hessen e Baviera.

Se è vero che Land quali Saarland, Sachsen, Sachsen-Anhalt, e Thüringen siano relativamente poco numerosi e, nel complesso, Länder poveri, sarebbe altrettanto vero il dover constatare come AfD superi in tre il 20% delle propensioni di voto e raggiunga il 15% in un Land difficile quale il Saarland.

In questi Länder inoltre la Spd sembrerebbe aver raggiunto i minimi storici, e mantiene anche un costante trend in discesa.

Se una situazione del genere perdurasse nel tempo, alle prossime elezioni europee del 2019 AfD conquisterebbe molti più eurodeputati della Spd.

Le conseguenze sarebbero ben facilmente immaginabili. Si pensi solo a cosa accadrà alle elezioni europee del prossimo anno.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni europee. I sovranisti iniziano le grandi manovre.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-01.

Orban Kaczynski Babis

I liberal socialisti odiano di odio viscerale chiunque osasse pensare in modo differente dal loro: in questo sono perfettamente razzisti, degni nipotini del nazionalsocialismo. L’avversario politico è da loro percepito come un nemico mortale per distruggere il quale ogni mezzo è lecito, dalla menzogna all’uso della piazza ai fini di rivolta. La loro matrice culturale rivoluzionaria è un imprinting caratteristico. Senza l’ipotetico nemico crollerebbe la loro ragion d’essere: se non c’è, se lo inventano.

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Il prossimo maggio 2019 si terranno le elezioni europee per rinnovare il parlamento europeo.

Si affronteranno due pensieri politici opposti.

Da una parte la concezione statalista dei liberal e socialisti europei, che patrocinano uno Stato Europeo centralizzato sotto il loro controllo.

Dall’altra parte invece la concezione di un’Unione Europea ad impronta economica, formata da una convergenza di stati sovrani, che ritengono quasi in toto la loro propria sovranità, almeno nei suoi tratti essenziali.

La prima concezione assume l’ideologia liberal e socialista, la seconda invece si rifà alla tradizione europea cristiana, storica, culturale e sociale: due modi di vedere antitetici.

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Questo scontro tra opposte Weltanschauung diventa palpabile su molti argomenti, tra i quali l’immigrazione illegale ha assunto un ruolo emblematico.

I sondaggi elettorali sono difficoltosi a causa delle diverse peculiarità degli stati afferenti l’Unione.

Elezioni Europee 2019. Analisi approfondita. – Istituto Carlo Cattaneo.

Grosso modo, si potrebbe inferire che le formazioni ‘populiste‘, ‘sovraniste‘, i ‘lebbrosi‘ di Mr Macron tanto per intenderci, potrebbero ottenere circa il trenta percento dei suffragi.

Nel converso, liberal e socialisti potrebbero uscirne molto ridimensionati.

Alcuni fattori potrebbero concorrere a trasformare un ottimo successo elettorale in un trionfo.

Molto dipenderà da due elementi:

– se i populisti abbandoneranno i gruppi parlamentari europei nei quali al momento afferiscono;

– se essi formeranno un blocco partitico unico.

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Se tali ipotesi prendessero corpo, il quadro politico nel parlamento europeo ne uscirebbe sconvolto: l’attuale eurodirigenza ne uscirebbe se non sconfitta, fortemente ridimensionata.

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Molto dipenderà anche da come possano evolvere i prossimi appuntamenti politici.

– Il tre settembre il Senato degli Stati Uniti esaminerà la nomina del nuovo Giudice della Corte Suprema;

– Il 14 settembre 2018 si vota il Svezia;

– Il 6 ottobre 2018 si vota in Lettonia;

– Il 14 ottobre 2018 si vota in Baviera;

– Il 21 ottobre 2018 si vota nella Regione Trentino Alto Adige, Abruzzo e Basilicata.

– Il 28 ottobre 2018 si vota in Hessen;

– Il 7 novembre si terranno negli Stati Uniti le elezioni di midterm.

Sei appuntamenti che decreteranno come andrà il mondo occidentale nei prossimi anni.

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Del tutto logico quindi come in questa fase Mr Salvini si sia incontrato con Mr Orban.

Di cosa realmente abbiano parlato, non è dato saperlo.

Salvini, vicini a una svolta storica per futuro dell’Europa. Orban lo incita: “Non indietreggiare”

«Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri …. Quando tutti al Parlamento europeo mi attaccavano, Salvini mi difese. Io non dimentico e lo ringrazio»

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«Ormai …. la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere Ue dei banchieri e immigrazione senza limiti. P.S. In Ungheria disoccupazione è sotto il 5%, Flat Tax per le imprese è al 9% e per le persone al 15%, immigrazione è sotto controllo e economia cresce del 4%»

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«La Milano a favore dell’accoglienza e dell’integrazione si è riunita in piazza San Babila per la manifestazione di protesta ‘Europa senza muri’, organizzata dalle stesse realtà che hanno promosso la grande tavolata per l’integrazione che si è tenuta in città lo scorso giugno. Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd, LeU e Possibile, Anpi, sindacati a partire dalla Cgil, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori»

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Orbene, il vero elemento che emerge è l’esiguità delle persone che tutta la sinistra coagulata + riuscita a portare in piazza: tra 10,000 e 15,000 persone: molte poche in una Milano sulla quale gravitano quattro milioni di persone.

D’altra parte ci si rende benissimo conto che alle sinistre stanno mancando i mezzi per pagare i loro dimostranti.

La piazza ha oramai voltato le spalle alle sinistre.

Feste dell’Unità, addio! Niente vittoria alle amministrative e niente sovvenzioni.



Reuters. 2018-08-29. Italy and Hungary vow to work together on hardline approach to migrants

Italy and Hungary, two fierce critics of European immigration policy, vowed on Tuesday to work together to pursue a new hardline approach to migrants searching for a new life inside the European Union.

Italian Deputy Prime Matteo Salvini, who has ordered ports closed to most migrant arrivals by sea, and Hungarian Prime Minister Viktor Orban, whose government built a border wall, cemented their political ties in talks in Milan.

“We agreed that the most important issue is migration,” Orban said, adding that they had agreed to jointly pursue their anti-immigration agenda as the European Union enters campaign mode for EU parliamentary elections in May next year.

He said Hungary had shown immigration could be halted across land borders and that Salvini’s new Italian government had shown that it could also be stopped in the Mediterranean Sea.

“Europe’s security hinges on his success,” Orban said.

Italy and Hungary are both members of the European Union, which has drawn big numbers of asylum-seekers and poor migrants since 2015, most fleeing the Middle East and Africa.

Hungary was in the path of those fleeing the Syrian war, while those leaving Africa continue to head for Italy. Rome says it will not reopen its ports until its big EU neighbors agree to share the burden of taking in migrants rescued at sea.

Salvini and Orban said they agreed to work together ahead of European elections, though they belong to different factions. Salvini’s right-wing League is allied to France’s National Front while Orban is part of the center-right European People’s Party.

Both criticized French President Emmanuel Macron. Salvini accused him of not doing enough to help Italy on migration and Orban said the French president wanted to “blow up” the EPP.

“Macron is the leader of pro-migration parties in Europe today,” said Orban, whose visit prompted a protest in Milan by several thousand opponents of hardline immigration policies.

“And here we are, the ones who want to stop illegal migration. There is a big debate about this in the EPP as well. We would like our stance to be the general stance in the EPP.”

Salvini urged Macron to stop turning back migrants who try to enter France at the Ventimiglia border crossing with Italy.

However, Salvini said Italy was close to an agreement with Germany on migrant border controls.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Il filantropo venditore di morte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-07.

Mani sporche di sangue

È il lavoro che genera altro lavoro.

La Francia vende armamenti a paesi belligeranti per oltre sette miliardi di euro.

Poi finanzia le ngo umanitarie, che nulla trovano a ridire su questo genere di affare, ma vanno a “salvare” i poveracci bombardati, perché hanno animo nobile e gentile.

Certo, non ci fosse la guerra chi potrebbero mai salvare le ngo filantropiche? Resterebbero senza lavoro. Resterebbero senza guadagni. Si vorrebbe forse mettere questa brava gente sul lastrico?

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Strana gente questi filantropi.

Mr Macron non ha certo la parola leve di un diplomatico consumato.

Quando si rivolge ai suoi compatrioti francesi li chiama “les mafieux“, “les alcooliques“. “les gens qui ne sont rien“, “les fainéants“, “les cyniques“, “les sans chemises“, e così via [Fonte]

Nulla da stupirsi quindi se con gli italiani usi una terminologia ancora più pesante.

Ha stramaledetto gli italiani cinici ed insensibile, traditori degli ideali europei, ma gli affarucci francesi gli vanno più che bene: esporta morte, tanto per cambiare. E ne è anche soddisfatto.

«France’s weapons sales to the Middle East doubled in 2017»

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«France is among the world’s leading arms exporters»

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«lucrative overseas contracts for Rafale fighter jets, notably to India and Qatar, as well as a multi-billion submarine deal with Australia»

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«However, about 60 percent of sales went to the Middle East, with arms exports to the region worth 3.92 billion euros compared to 1.94 billion euros a year earlier»

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«It is not for France to conclude piecemeal transactions depending on market opportunities. The goal is to create a strong link with the importing states, …. France’s arms exports meet the legitimate needs of states»

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«Unlike those of many allies, France’s export licensing procedures have no parliamentary checks or balances»

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«Details of licenses are not public and once approved are rarely reviewed»

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«that have led to the arrest of tens of thousands of opponents or militants»

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L’Unione Europea aveva vietato severamente la vendita di armi a paesi belligeranti, ma si sa che il “rule of law” vale per quei “lebbrosi” di italiani e polacchi, mica per i francesi, mica per Mr Macron.

Gli altissimi e sublimi ideali dell’Unione Europea sono gli interessi della Francia.



Reuters. 2018-07-08. Despite criticism at home, French arms sales double in the Middle East

PARIS (Reuters) – France’s weapons sales to the Middle East doubled in 2017, a government report showed, as President Emmanuel Macron defied pressure from lawmakers and rights groups to curb arms flows to a region mired in conflict.

France is among the world’s leading arms exporters, its sales surging in recent years on the back of its first lucrative overseas contracts for Rafale fighter jets, notably to India and Qatar, as well as a multi-billion submarine deal with Australia.

Paris has sought to increase its diplomatic weight in the Middle East through the sale of naval vessels, tanks, artillery and munitions to the United Arab Emirates, Saudi Arabia and Egypt.

The government’s annual report on weapons sales, due to be released on Wednesday, shows that France’s total arms sales halved to 7 billion euros in 2017, in line with previous years where no major contracts, such as for the Dassault-made Rafale, were recorded.

However, about 60 percent of sales went to the Middle East, with arms exports to the region worth 3.92 billion euros compared to 1.94 billion euros a year earlier.

Sales to Saudi Arabia fell slightly, while deals to the UAE, Kuwait and Qatar soared.

France’s biggest defense firms, including Dassault and Thales, have major contracts with the Gulf.

“It is not for France to conclude piecemeal transactions depending on market opportunities. The goal is to create a strong link with the importing states,” the report said. “France’s arms exports meet the legitimate needs of states.”

France is now the third largest arms exporter in the world behind the United States and Russia, according to the Stockholm International Peace Research Institute.

Unlike those of many allies, France’s export licensing procedures have no parliamentary checks or balances. They are approved by a committee headed by the prime minister that includes the foreign, defense and economy ministries.

Details of licenses are not public and once approved are rarely reviewed.

Non-governmental organizations (NGOs) and some lawmakers have urged Macron to scale back support for Arab states that are part of a Saudi-led offensive in Yemen against fighters from the Iranian-aligned Houthi movement that controls the capital.

The French government says its arms sales are governed by strict procedures that are in line with international treaties.

Four NGOs, including the International Federation for Human Rights, on Monday accused the French state and several French companies of tacitly participating in an Egyptian government crackdown on opposition groups over the past five years.

The report cited, among other things, the sale of “personal surveillance, mass interception, personal data collection and crowd control (…) technologies that have led to the arrest of tens of thousands of opponents or militants.”