Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime

Ungheria. Riceve combustibile nucleare dalla Russia per via aerea e paga in rubli.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-04-10.

Ungheria 001

«Hungary received the first shipment of nuclear fuel for its Paks nuclear plant from Russia by air on Wednesday, after the war in Ukraine made shipping by rail impossible»

«Szijjarto reiterated that Hungary rejected any sanctions on Russian oil and gas, adding that imposing any sanctions on activities related to nuclear energy was also a “red line” for Hungary»

«Fuel (for the Paks plant) has always come from Russia by rail via Ukraine, unfortunately … this is no longer possible so we had to find an alternative way for shipping»

«fuel shipment had arrived via the airspace of Belarus, Poland and Slovakia to Hungary with all three countries’ approval, as nuclear energy is not subject to any European Union sanctions»

«Hungary wants to expand its Russian-built 2-gigawatt Paks nuclear power plant with two Russian-made VVER reactors, each with a capacity of 1.2 gigawatts»

«Hungary was prepared to pay roubles for Russian gas, breaking ranks with the EU which has sought a united front in opposing Moscow’s demand for payment in the currency»

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L’intervento di Mr Peter Szijjarto, Ministro degli Esteri ungherese esprime chiaramente molti concetti di fondamentale importanza per la Ungheria e, di riflesso, per la Unione Europea.

In primo luogo, l’approvvigionamento di uranio russo è essenziale per la Ungheria, e costituisce conditio sine qua non. Rigetta ogni possibile sanzione sul petrolio e sul gas naturale russo.

In secondo luogo, vuole ampliare la sua centrale atomica Paks.

In terzo luogo, la posizione della Ungheria è nella Unione Europea e nella Nato.

In quarto luogo, la Ungheria è pronta a pagare il gas russo in rubli.

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Domenica scorsa Mr Orban ha vinto un altro mandato elettorale con una schiacciante maggioranza. Queste dichiarazioni hanno quindi una solida base politica interna.

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Hungary receives nuclear fuel from Russia by air -foreign minister

Budapest, April 7 (Reuters) – Hungary received the first shipment of nuclear fuel for its Paks nuclear plant from Russia by air on Wednesday, after the war in Ukraine made shipping by rail impossible, Foreign Minister Peter Szijjarto said on Thursday.

Szijjarto reiterated that Hungary rejected any sanctions on Russian oil and gas, adding that imposing any sanctions on activities related to nuclear energy was also a “red line” for Hungary.

“Fuel (for the Paks plant) has always come from Russia by rail via Ukraine, unfortunately … this is no longer possible so we had to find an alternative way for shipping,” Szijjarto said in a Facebook video from Brussels.

He said the fuel shipment had arrived via the airspace of Belarus, Poland and Slovakia to Hungary with all three countries’ approval, as nuclear energy is not subject to any European Union sanctions.

Hungary wants to expand its Russian-built 2-gigawatt Paks nuclear power plant with two Russian-made VVER reactors, each with a capacity of 1.2 gigawatts.

The project, awarded in 2014 without a tender to nuclear giant Rosatom has been often cited as a sign of warm ties between Hungarian Prime Minister Viktor Orban and Russian President Vladimir Putin. The project has suffered delays.

Orban, who was re-elected for a fourth consecutive term in elections on Sunday, told a news conference on Wednesday that Budapest wanted to strengthen its Western alliances, as Hungary’s future was in the EU and firmly within NATO.

But he also said Hungary was prepared to pay roubles for Russian gas, breaking ranks with the EU which has sought a united front in opposing Moscow’s demand for payment in the currency.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime, Problemia Energetici, Unione Europea

von der Leyen. ‘Il nucleare serve’. E ce lo viene a dire adesso che siamo in stagflazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-10-25.

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Nella Unione Europea c’è una patologica confusione mentale tra l’immediato ed il futuro, come poi se questo fosse davvero prevedibile con certezza.

Una cosa è come uscire dall’attuale crisi energetica dovuta ai prezzi proibitivi del gas naturale e del carbone, e dalla stagflazione che ne consegue, ed una totalmente differente sono i sacrifici imposti perché nel 2050 sia ecologicamente lindi.

Al momento di scrivere questo testo, rispetto l’anno precedente il natural gas ha un incremento del 108.86%, il TTF del 362.60% e l’UK Gas del 292.55%. Questa è la situazione attuale.

Nel 2050 tutti noi saremo morti.

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«Vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento»

«L’Ue è chiamata a fare i conti con la crisi energetica immediata, con i prezzi alle stelle, ma anche con l’imponente sfida della transizione ecologica»

«Se esaminiamo l’aspetto di medio e lungo termine, lavoreremo su altre misure per aumentare la resilienza e l’indipendenza dell’Unione europea: vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento e dobbiamo accelerare il lavoro sull’interconnessione …. Questo mi porta al mix energetico del futuro: è ovvio che abbiamo bisogno di più energia rinnovabile e pulita, se consideriamo il costo di produzione dell’energia rinnovabile, per il solare è dieci volte meno cara di dieci anni fa, l’energia eolica è volatile, pero’ è del 50% meno cara di dieci anni fa, quindi vi sono rinnovabili e sono fonti che abbiamo in casa. Accanto a questo abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare per esempio, e durante la transizione anche del gas naturale. Come abbiamo già detto ad aprile, presenteremo la proposta sulla tassonomia tra breve …. Nucleare e rinnovabili ci danno anche indipendenza»

«Abbiamo parlato anche di nucleare. Alcuni Paesi chiedono di inserirlo tra le fonti di energia non inquinanti»

«La Commissione procederà a una proposta a dicembre. Ci sono posizioni molto divisive in Consiglio. Vedremo quale nucleare e poi in ogni caso ci vuole moltissimo tempo»

«Ma ogni Stato membro ha una realtà energetica diversa e una propria percezione dell’attuale crisi dei prezzi, con divergenze sulle cause, sugli effetti, sulla durata e su come affrontarla»

«Le conclusioni di queste analisi saranno note nei prossimi mesi»

«L’energia nucleare è una fonte di energia economica, stabile e indipendente, sostiene il gruppo di Paesi, guidato da Francia e composto da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania»

«”Nessuno mi garantisce che questo aumento dei prezzi sarà risolto in pochi mesi”, ha dichiarato il presidente francese Francia, Emmanuel Macron»

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La lentezza decisionale della Unione Europea è proverbiale, anche di fronte a crisi immediate di questa portata.

Poi, i tempi necessari per costruire una centrale atomica si aggirano sui dieci anni: ma intanto nessuno ci dice come potremo campare fino al 2031, sempre poi che ci si riesca. La stagflazione non perdona nulla a nessuno.

Ripetiamo. Il problema è come sopravvivere oggi: nel 2050 saremo tutti morti.

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L’Ue fa i conti con la crisi energetica. Von der Leyen: “Il nucleare ci serve”.

La presidente della Commissione europea: “Vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento”.

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L’Ue è chiamata a fare i conti con la crisi energetica immediata, con i prezzi alle stelle, ma anche con l’imponente sfida della transizione ecologica. E su questo dovrà scegliere quali fonti valorizzare, quali salvare e quali abbandonare nella prossima fase di transizione. E lo farà entro dicembre.

Al termine del vertice Ue, dopo la discussione di ieri sera durata oltre cinque ore, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha tracciato la sua linea. “Se esaminiamo l’aspetto di medio e lungo termine, lavoreremo su altre misure per aumentare la resilienza e l’indipendenza dell’Unione europea: vogliamo esplorare come stabilire una riserva strategica di gas, esplorare la possibilità di appalti comuni, intensificheremo l’outreach verso i diversi fornitori per diversificare le fonti di approvvigionamento e dobbiamo accelerare il lavoro sull’interconnessione”, ha spiegato.

“In parallelo a tutto questo, valuteremo il funzionamento del mercato del gas e dell’elettricità oltre che del mercato Ets e riferiremo verso la fine dell’anno”, ha aggiunto. “Questo mi porta al mix energetico del futuro: è ovvio che abbiamo bisogno di più energia rinnovabile e pulita, se consideriamo il costo di produzione dell’energia rinnovabile, per il solare è dieci volte meno cara di dieci anni fa, l’energia eolica è volatile, pero’ è del 50% meno cara di dieci anni fa, quindi vi sono rinnovabili e sono fonti che abbiamo in casa. Accanto a questo abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare per esempio, e durante la transizione anche del gas naturale. Come abbiamo già detto ad aprile, presenteremo la proposta sulla tassonomia tra breve”, ha annunciato la leader dell’esecutivo Ue aprendo qualche spiraglio per il nucleare. “Nucleare e rinnovabili ci danno anche indipendenza“, ha aggiunto. 

                         A dicembre proposta su nucleare

“Abbiamo parlato anche di nucleare. Alcuni Paesi chiedono di inserirlo tra le fonti di energia non inquinanti”, ha confermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “La Commissione procederà a una proposta a dicembre. Ci sono posizioni molto divisive in Consiglio. Vedremo quale nucleare e poi in ogni caso ci vuole moltissimo tempo“, ha aggiunto.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha preso la palla al balzo: “Bene la Ue, anche in Italia occorre ripensare e superare il no al nucleare pulito e sicuro di ultima generazione, Lega pronta a presentare una proposta di legge”, ha dichiarato. Tornando a Bruxelles. Tutti sono d’accordo sull’ineluttabilità delle rinnovabili. Il Consiglio europeo sostiene fermamente questa strategia, nonostante i continui inconvenienti di Polonia, Ungheria e, in misura minore, della Repubblica Ceca. Non c’è nemmeno dubbio che il gas, considerato economico e stabile, si qualifichi come “energia di transizione”.

Ma ogni Stato membro ha una realtà energetica diversa e una propria percezione dell’attuale crisi dei prezzi, con “divergenze sulle cause, sugli effetti, sulla durata e su come affrontarla”, riconoscono fonti diplomatiche. La Germania non abbandonerà il carbone prima del 2040, ma cesserà con il nucleare nel 2022, mentre la Francia ha il secondo parco atomico più grande del mondo e vuole rafforzarlo. Il principale fornitore di gas della Spagna è l’Algeria, l’Irlanda lo importa dalla Scozia e la Finlandia lo ottiene dalla Russia, come faceva la Lituania fino a quando non ha cominciato a portarlo dalla Norvegia. Pertanto, la riflessione di ampio respiro, con profonde implicazioni politiche, economiche e sociali, deve tener conto “della diversità e della specificità delle situazioni degli Stati membri”, affermano le conclusioni approvate dal Consiglio.

Il vertice si è anche impegnato a valutare se “certi comportamenti commerciali” nei mercati del gas, dell’elettricità e dell’Ets “richiedano più misure normative”. Ci sono Paesi, come la Spagna, che ritengono che il mercato elettrico “non stia inviando i segnali di prezzo adeguati” mentre altri partner, come la Polonia, ritengono che l’energia stia diventando più costosa, anche a causa delle speculazioni sulle emissioni.

Le conclusioni di queste analisi saranno note nei prossimi mesi, anche se la premessa della Commissione è che non vi siano indicazioni di errori o manipolazioni. Uno dei temi al centro del dibattito energetico, che prende slancio di fronte alla necessità di rilasciare meno Co2 e ai prezzi elevati delle importazioni di idrocarburi, è l’energia nucleare, che rappresenta il 26% dell’elettricità nell’Ue e il 13% del consumo finale di energia.

Tredici dei 27 Stati membri dell’Ue dispongono di reattori nucleari e, sebbene alcuni si stiano muovendo verso l’abbandono di questa fonte di generazione poichè gli impianti esauriscono il loro ciclo di vita, dieci Paesi spingono per indentificarlo come fonte green. L’energia nucleare è “una fonte di energia economica, stabile e indipendente”, sostiene il gruppo di Paesi, guidato da Francia e composto da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania. Vorrebbero che la generazione atomica fosse vista come un investimento sostenibile nelle regole della “tassonomia” che la Commissione europea prepara, in modo che apra le porte a condizioni di finanziamento amichevoli. Bruxelles, che si dichiara tecnologicamente neutrale, rimanda da anni questa decisione politica.

La crisi dei prezzi coincide con l’avvio dei negoziati legislativi per raggiungere l’obiettivo dell’Ue di accelerare il taglio delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Polonia e Ungheria hanno già attaccato direttamente la proposta della Commissione europea, collegando l’aumento dei prezzi alle politiche climatiche e accusando la Commissione di mettere in pericolo le classi medie, una preoccupazione estrema a Bruxelles, sottolineano le fonti.

Crea anche incertezza non sapere quanto durerà l’escalation dei prezzi. La Commissione ritiene che la carenza diminuirà ad aprile, quando si prevede che il nuovo gasdotto russo Nord Stream 2 inizierà a pompare gas in Germania attraverso il Baltico. Altri paesi, come la Spagna, temono che possa trascinarsi. “Nessuno mi garantisce che questo aumento dei prezzi sarà risolto in pochi mesi”, ha dichiarato il presidente francese Francia, Emmanuel Macron, in conferenza stampa.

Pubblicato in: Unione Europea, Vizi e Depravazioni

Ungheria. Orban. Limitata la vendita di libri lgbt ai bambini. Ira dei liberal.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-10.

Ungheria 001

«Hungary ordered shops on Friday to sell children’s books seen as promoting homosexuality in “closed wrapping”, stepping up restrictions that have set Prime Minister Viktor Orban on a collision course with rights groups and the European Union»

«The decree also included books seen as promoting gender change and containing “explicit” depictions of sexuality»

«banned any sale of them at all within 200 metres of a school or a church»

«The order is the first of what is expected to be a series of directives spelling out the implications of a law passed in June banning the use of materials seen as promoting homosexuality and gender reassignment at schools»

«The European Commission has launched legal action against Orban’s nationalist government over the legislation, saying it is discriminatory and contravenes European values of tolerance and individual freedom»

«a self-proclaimed crusade to safeguard what he says are traditional Christian values from Western liberalism»

«In July Hungary fined the distributor of a children’s book about same-sex “rainbow families” under a law that bans unfair trade practices»

«Orban’s government says the new law is meant to protect children and leave it up to parents to educate them about sexuality»

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Unione Europea. Giugno21. Industrial producer prices (PPI) +10.3% su giugno20.

Unione Europea. Recovery Plan bloccato. Nemmeno un cane vuol comprare i bond europei.

Lo scontro avviene tra due opposte ed incompatibili Weltanschauung: i principi del Credo cristiano protetti da Mr Orban e la visione liberal socialista.

Da un punto di vista operativo, la grande differenza tra queste due visioni consiste nel fatto che Mr Orban nulla intende imporre, mentre al contrario i liberal socialisti vorrebbero obbligare gli ungheresi ad accettare e praticare la ideologia liberal.

Lo scontro continua, anche se la crescente inflazione dovrebbe dare alla Unione Europea ben altro a cui pensare.

In ogni caso, anche se non cristiana, anche la Cina è su posizioni simili a quelle di Mr Orban. I liberal sono isolati, chiusi nel loro enclave, autoreferenziali.

Cina. Si ribella alla femminilizzazione dei suoi maschi. Li vuole virili.

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Hungary restricts sales of LGBT-themed children’s books

– Decree bans sales of affected books close to churches

– PM Orban on collision course with EU, rights groups

– Order spells out implication of new school law

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BUDAPEST, Aug 6 (Reuters) – Hungary ordered shops on Friday to sell children’s books seen as promoting homosexuality in “closed wrapping”, stepping up restrictions that have set Prime Minister Viktor Orban on a collision course with rights groups and the European Union.

The decree also included books seen as promoting gender change and containing “explicit” depictions of sexuality. It told shops to sell them separately and banned any sale of them at all within 200 metres of a school or a church.

The order is the first of what is expected to be a series of directives spelling out the implications of a law passed in June banning the use of materials seen as promoting homosexuality and gender reassignment at schools.

The European Commission has launched legal action against Orban’s nationalist government over the legislation, saying it is discriminatory and contravenes European values of tolerance and individual freedom.

Orban, in power since 2010 and facing a challenging election next year, has grown increasingly radical on social policy in a self-proclaimed crusade to safeguard what he says are traditional Christian values from Western liberalism.

In July Hungary fined the distributor of a children’s book about same-sex “rainbow families” under a law that bans unfair trade practices. Orban’s government says the new law is meant to protect children and leave it up to parents to educate them about sexuality.

Several rights groups have said the law wrongly conflates paedophilia and pornography with LGBT issues. Ursula von der Leyen, head of the EU’s executive Commission has called it a “disgrace”.

An Ipsos poll last month found that 46% of Hungarians support same-sex marriage. Last month thousands of Hungarians joined the annual Budapest Pride march to protest against the law.

The European Commission’s legal action against Hungary and a separate move against Poland are the latest salvo in a clash of cultures between Brussels and some of the EU’s newest members in eastern Europe over a range of core issues including the rule of law and press freedoms.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Diplomazia, Ong - Ngo, Unione Europea

Ungheria. Tutti i liberal europei vorrebbero cacciarla via, ma non sanno come fare.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-28.

Budapest 001

Il problema ungherese è simile giuridicamente a quello tedesco.

Unione Europea vs Germania. Conflitto tra le due supreme corti. Verso la implosione.

«→→ The courts are at loggerheads about the question as to who has the last say in matters relating to European law, Karlsruhe or Luxembourg? ←←»

«→→ The most likely reason is that the lawyers concerned are entering the court room with different sets of presuppositions ←←»

«This approach is based on the principles that states are sovereign, that they treat each other on equal footing and that they refrain from interfering in each other’s internal affairs»

«Violation of the principle of non-interference may constitute a reason for war»

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Ungheria. Donato il terreno per la erigenda Università cinese in suolo magiaro. Povero Soros.

Hungary’s parliament passes anti-LGBT law ahead of 2022 election

Ungheria. Orban abbandona sia il PE sia il gruppo PPE.

Ungheria. Viktor Orban. Non rinnovata la licenza alla Klubradio broadcasting.

Eurocrati pronti a spaccare l’Unione sul rule-of-law. Piano B. Europa senza Polonia ed Ungheria.

Budget e Recovery Fund. Slovenia si schiera con Polonia ed Ungheria.

Ungheria. Orban mette in costituzione che il matrimonio è tra un uomo ed una donna.

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I liberal socialisti europei odiano a morte Ungheria e Mr Viktor Orban, che hai loro occhi si sarebbe reso autore di orribili oltraggi. Rivendica la sovranità nazionale; ha scacciato dall’Ungheria Soros e le sue ngo, ivi compresa la sua università; a scritto nella costituzione che il matrimonio è tra un maschio ed una femmina; vieta la propaganda lgbt nelle scuole e nella società civile; più una altra lunga serie di posizioni antitetiche all’ideologia liberal.

Non potendolo uccidere, vorrebbero almeno scacciarlo dall’Unione Europea. Ma una cosa è il desiderio ed una del tutto diversa è la concreta possibilità operazionale.

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Can the EU expel Hungary?

Even in the event that Rutte’s fellow EU leaders agreed, Hungary’s place within the bloc is not in peril. There is no legal mechanism in the EU’s treaties to expel a member state. The much-discussed Article 7 of the treaties removes a member states voting rights within the EU Council, the forum through which ministers and leaders of member states decide the political future of the EU.

However, invoking Article 7 and suspending the voting rights of a member state requires a unanimous decision in the council, meaning that all 26 leaders (Hungary, the subject of the vote, would not have a say) would need to vote in favor. The chances of this happening is very unlikely. The political leadership in many member states — most notably Poland, which is currently the subject of Article 7 proceedings for its assault on the nation’s courts — simply doesn’t want to set a precedent for Article 7 actually being used.

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«There is no legal mechanism in the EU’s treaties to expel a member state»

«However, invoking Article 7 and suspending the voting rights of a member state requires a unanimous decision»

«The chances of this happening is very unlikely»

Quante parole inutili!

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Ungheria. Donato il terreno per la erigenda Università cinese in suolo magiaro. Povero Soros.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-20.

Budapest 001

«Hungary’s parliament approved a government proposal on Tuesday to donate state-owned land to a planned Chinese university in Budapest»

«Orban’s government argues that the school could help attract new research and development centres and new investments to Hungary, a central European country of 10 million people, which relies heavily on foreign investment to drive economic growth.»

«Lawmakers of Orban’s ruling Fidesz voted overwhelmingly to donate four plots on the banks of the Danube River to a foundation in charge of the planned campus of Shanghai-based Fudan University, displacing a planned local student housing area.»

«Last week Orban – who forced the liberal Central European University, founded by financier George Soros, to move to Vienna in 2019 – dismissed criticism that the campus would help Beijing increase its influence in Hungary.»

«All such countries, including China or Vietnam, kick off each international meeting by assuring us that they are only seeking pragmatic cooperation and do not want to enforce their ideological stance on us»

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Reuters, come tutti i media liberal, è il fedele portavoce di tutti coloro che ritiene siano oppositori di Mr. Orban.

Costui infatti ha cacciato via dal suolo magiaro Soros e tutte le sue ngo, e questo è peccato mortale agli occhi dei liberal. E certamente non è l’unico dente dolente.

Hungary’s parliament passes anti-LGBT law ahead of 2022 election

«Hungary’s parliament passed legislation on Tuesday that bans the dissemination of content in schools deemed to promote homosexuality and gender change, amid strong criticism from human rights groups and opposition parties ….

Hardline nationalist Prime Minister Viktor Orban, who faces an election next year, has grown increasingly radical on social policy, railing against LGBT people and immigrants in his self-styled illiberal regime, which has deeply divided Hungarians.

His Fidesz party, which promotes a Christian-conservative agenda, tacked the proposal banning school talks on LGBT issues to a separate, widely backed bill that strictly penalizes pedophilia, making it much harder for opponents to vote against it»

Anche questo argomento è un sensibile nervo scoperto dei liberal.

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Il fatto che la Cina impianti un suo ateneo in Ungheria è in ogni caso un segno dei tempi.

Usa. Maggio21. Prezzi alla produzione (PPI) +6.6 anno su anno

Usa. Maggio21. Cpi +5.0% anno su anno. La inflazione inizia a galoppare.

Con una inflazione di questo livello i liberal dovrebbero avere ben altro cui pensare.

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Hungary donates state-owned land to planned Chinese university.

Budapest, June 15 (Reuters) – Hungary’s parliament approved a government proposal on Tuesday to donate state-owned land to a planned Chinese university in Budapest, despite opposition criticism and a recent protest that accused the government of cosying up to Beijing.

Opponents of nationalist Prime Minister Viktor Orban fear the planned $2 billion campus could undermine the quality of higher education and help Beijing increase its influence in Hungary and the European Union.  

Orban’s government argues that the school could help attract new research and development centres and new investments to Hungary, a central European country of 10 million people, which relies heavily on foreign investment to drive economic growth.

Lawmakers of Orban’s ruling Fidesz voted overwhelmingly to donate four plots on the banks of the Danube River to a foundation in charge of the planned campus of Shanghai-based Fudan University, displacing a planned local student housing area.

The law says the government must present the final plans of the project, including its costs, to parliament by the end of 2022, after the next election in April. The issue would be then put to a referendum, Orban said last week.

However, Budapest mayor Gergely Karacsony, who is vying to become Orban’s opposition challenger next year, is seeking a referendum on the campus before the election. read more

“The citizens of Budapest have had their say about the government’s plans: 96% do not want a Chinese communist university in place of the (local student housing area),” Karacsony said in a Facebook post on Monday.

Last week Orban – who forced the liberal Central European University, founded by financier George Soros, to move to Vienna in 2019 – dismissed criticism that the campus would help Beijing increase its influence in Hungary.

“All such countries, including China or Vietnam, kick off each international meeting by assuring us that they are only seeking pragmatic cooperation and do not want to enforce their ideological stance on us,” Orban told a news conference.

Orban’s liberal opponents accuse him of cosying up to China, Russia and other illiberal governments, while angering European allies by curbing the independence of the judiciary and media.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Banche Centrali. Alti tassi oppure alta inflazione. Possono scegliere come fallire.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-06-01.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

«Se i fatti smentiscono la teoria, tanto peggio per i fatti», Hegel.

Fed. Non solo tapering. Il quantitative easing costituisce una bomba ad orologeria.

Canada. Bank of Canada inizia il ‘great exit’. Inizia il tapering.

Fed. Questa allarmante inflazione è proprio quello che avrebbe voluto evitare. – Bloomberg.

Inflazione. Sorella miseria si fa precedere dalla comare inflazione. Adesso anche l’UK.

Stagflazione. Uno dei tanti cigni neri che si aggirano come avvoltoi.

Fed. Che l’inflazione alta sia temporanea è un ‘article of faith’. – Bloomberg.

Usa. Indice dei Prezzi al Consumo +4.2% anno su anno. Fed in tilt.

USA. Crolla a 218k la generazione di nuovi posti di lavoro. Pronta reazione della Fed.

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«Con il termine tapering si fa riferimento al processo di rallentamento del ritmo di acquisti mensile dei titoli di Stato (noto come Quantitative easing) da parte di una banca centrale. La parola Tapering è stata utilizzata per la prima volta nel 2013 dall’allora numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, quando decise di alleggerire la fase di QE. Il termine Tapering non deve essere confuso con il “Tightening”, parola che invece sta a indicare un restringimento delle condizioni di politica monetaria, solitamente attraverso un aumento graduale dei tassi di interesse» [Sole24Ore]

«central bank asset purchases in the United States, Japan, the euro zone and Britain will slide to about $3.4 trillion this year from almost $9 trillion in 2020»

«The Fed plans to keep borrowing costs near 0% and maintain monthly asset purchases worth $120 billion until it sees “substantial further progress” towards full employment and its 2% flexible inflation target»

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«Con alleggerimento o allentamento quantitativo, o anche facilitazione quantitativa, sovente con la locuzione inglese quantitative easing (o QE), si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta a debito da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico. ….

Il quantitative easing è uno strumento in grado di assicurare la permanenza dell’inflazione al di sopra di una certo valore-obiettivo. Il rischio di questa politica monetaria è il fatto che si riveli più efficace del previsto contro la deflazione nel lungo termine, portando ad un eccesso di inflazione a causa dell’aumento dell’offerta di moneta ….»

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«Slowly but surely, central banks are signaling policy shifts»

«New Zealand now sees higher rates in second half of 2022»

«Canada already signaled a shift»

«Fed also hints at exit talk»

«Central banks are beginning to tip toe away from their emergency monetary settings, with South Korea following in the footsteps of New Zealand and Canada to flag a potential interest-rate increase»

«As vaccines roll-outs continue and economies reopen, traders have been slowly dialing up expectations on rate hikes or a slowing of asset purchases elsewhere too»

«The Bank of Korea became the latest on Thursday to signal a turn when Governor Lee Ju-yeol said policy makers are preparing for an “orderly” exit from its record-low interest rate at some point as the economy recovers»

«The shift in stance came a day after New Zealand’s»

«We can’t rule out that the tail may wag the dog, influencing global market expectations of whether other central banks may also take a more hawkish turn»

«Financial markets have already brought forward pricing of the Federal Reserve’s first rate hike by almost a year since early February»

«Over the same period, market expectations from the Bank of England have switched from rate cuts by late 2022 to a rate increase»

«With major central banks embroiled in bond buying and other easing programs which traditionally get wound down first, most rate hikes remain some way off»

«The BOE has slowed bond-buying and signaled that it’s on course to end that support later this year»

«Norway is on track to start a hiking cycle, and Iceland has already begun»

«The Bank of Canada announced last month a reduction in debt purchases as it forecast a faster economic recovery that may pave the way for rate increases next year»

«The shift in monetary policy is starting»

«Hungary’s central bank said this week it was ready to deliver monetary tightening, and Russia, Turkey and Brazil have already hiked»

«The People’s Bank of China is holding the line with relatively disciplined stimulus»

«They will suffer from a double whammy as the Fed starts moving towards tapering»

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Nuova Zelanda, Canada, South Korea, Regno Unito, Ungheria, Russia, Turkia, e Brasile hanno già iniziato il tapering oppure lo hanno annunciato come imminente. Ma il tapering si associa ad un aumento dei tassi di interesse.

Tuttavia, si faccia attenzione, il problema non è soltanto finanziario, di bilanciamento tra tassi di interesse ed inflazione.

Di interesse anche maggiore del pil è il numero dei nuovi posti di lavoro generati e la spesa per i consumi, che sono solo parzialmente influenzati dalle manovre finanziarie. Molto gioca la fiducia.

A parte il fatto che la Fed h sulle spalle 87 trilioni di debito totale degli Stati Uniti. Un grande fardello.

Nei fatti, prendiamo atto di questo trend che inizia a delinarsi.

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Slowly But Surely, Central Banks Are Signaling Policy Shifts.

– New Zealand now sees higher rates in second half of 2022

– Canada already signaled a shift, Fed also hints at exit talk

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Central banks are beginning to tip toe away from their emergency monetary settings, with South Korea following in the footsteps of New Zealand and Canada to flag a potential interest-rate increase.

As vaccines roll-outs continue and economies reopen, traders have been slowly dialing up expectations on rate hikes or a slowing of asset purchases elsewhere too. Markets are seizing on the tightening narrative, with bond yields and currencies fluctuating as investors recalibrate their bets.

The Bank of Korea became the latest on Thursday to signal a turn when Governor Lee Ju-yeol said policy makers are preparing for an “orderly” exit from its record-low interest rate at some point as the economy recovers. The shift in stance came a day after New Zealand’s.

New Zealand’s outlook was much more hawkish than expected and may yet signal a global shift, according to Sharon Zollner, chief economist at ANZ Bank New Zealand in Auckland.

“We can’t rule out that the tail may wag the dog, influencing global market expectations of whether other central banks may also take a more hawkish turn,” she said.

Financial markets have already brought forward pricing of the Federal Reserve’s first rate hike by almost a year since early February. Over the same period, market expectations from the Bank of England have switched from rate cuts by late 2022 to a rate increase, while investors have almost abandoned bets on further European Central Bank reductions to instead price in a 10 basis-point upward move by the end of 2023.

                         Taper Talks

With major central banks embroiled in bond buying and other easing programs which traditionally get wound down first, most rate hikes remain some way off. But talk of a taper in asset purchases is catching on.

Fed Vice Chair Richard Clarida told Yahoo! Finance in an interview Tuesday that there may be a point in upcoming policy meetings where officials can discuss scaling back purchases.

Fed Vice Chairman for Supervision Randal Quarles said on Wednesday that it will be important for the central bank to begin discussing in coming months plans to reduce its massive bond purchases if the economy continues to power ahead.

The BOE has slowed bond-buying and signaled that it’s on course to end that support later this year. Australia’s central bank has set July as a deadline for deciding on whether to extend purchases.

Norway is on track to start a hiking cycle, and Iceland has already begun. The Bank of Canada announced last month a reduction in debt purchases as it forecast a faster economic recovery that may pave the way for rate increases next year.

                         Turning Point

“The shift in monetary policy is starting,” said Alicia Garcia Herrero, Hong Kong based chief economist for Asia Pacific at Natixis, who used to work for the ECB and International Monetary Fund.

Detailing its new outlook, the Reserve Bank of New Zealand on Wednesday published forecasts for its benchmark rate — for the first time in more than a year — that show the rate beginning to rise in mid-2022.

To be sure, this shift is still conditional.

RBNZ Governor Adrian Orr said the bank’s outlook is predicated on the economy recovery continuing as vaccines roll out and the pandemic is contained. In a similar vein, BOK’s Lee said the board unanimously agreed to hold rates at a record low on Thursday as pandemic uncertainties persist.

The Fed’s Clarida also qualified his remarks around employment data and how inflation pressures play out, which he expects to be transitory.

It’s also the case that not every central bank is signaling a policy move, not least in the euro zone, where ECB Executive Board member Fabio Panetta said on Wednesday that he hasn’t seen a shift in the economic outlook to justify a reduction in bond purchases.

In emerging markets, the shift is splintering. Hungary’s central bank said this week it was ready to deliver monetary tightening, and Russia, Turkey and Brazil have already hiked. The People’s Bank of China is holding the line with relatively disciplined stimulus, while others continue to support growth as the virus continues to spread.

“There is growth divergence due to a much slower vaccination process in the emerging world and renewed waves,” said Garcia-Herrero. “They will suffer from a double whammy as the Fed starts moving towards tapering.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ungheria. Orban abbandona sia il PE sia il gruppo PPE.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-22.

2021-03-20__ Orban PPE 001

Il partito ungherese di Viktor Orban, dopo avere abbandonato il gruppo del Ppe al parlamento europeo, lascia anche il Partito popolare europeo. Lo annuncia la ministra ungherese Katalin Novak che su Twitter posta una lettera indirizzata ad Antonio Lopez-Isturiz, segretario generale del Partito Popolare Europeo.

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Fidesz lascia anche il Ppe, ‘è il momento di salutarci’

Il partito di Orban aveva già abbandonato il gruppo al Pe.

Il partito ungherese di Viktor Orban, dopo avere abbandonato il gruppo del Ppe al parlamento europeo, lascia anche il Partito popolare europeo. Lo annuncia la ministra ungherese Katalin Novak che su Twitter posta una lettera indirizzata ad Antonio Lopez-Isturiz, segretario generale del Partito Popolare Europeo.

“Fidesz non ha più intenzione di restare membro del Ppe”, si legge nella missiva. La stessa ministra nel tweet aggiunge: “‘E’ arrivato il momento di salutarci”.

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Hungary: Orbán withdraws from his party from the European group PPE

Hungary’s prime minister had already threatened that he would leave if Europe’s biggest party adopted rules that would allow the suspension of entire delegations that do not comply with internal rules.

Hungary’s Prime Minister Viktor Orbán announced this Wednesday that he will withdraw his party, Fidesz, from the European People’s Party (PPE), thus carrying out a threat he had made explicit a few days ago. “I inform you that Fidesz MEPs resign as members of the EPP,” announces Orbán in a letter to the president of that group, Manfred Weber, cited by the agency EFE.

This decision comes shortly after the EPP voted to amend its internal rules to speed up the suspension of the Hungarian delegation as a whole, rather than doing it individually.

“The approved amendments are a clearly hostile act against Fidesz and its voters,” said Orbán, adding that these measures “deprive Hungarian voters of their political rights”, which he considers “unacceptable”.

Orbán’s party has been suspended as a member of the EPP for almost two years, but the pandemic has held a meeting at which a possible final expulsion would be debated. Tensions rose when the Orbán government launched a campaign ahead of the 2019 European elections, accusing then-President of the European Commission, Jean-Claude Juncker, of participating in an alleged conspiracy to bring millions of refugees to Europe.

Some EPP groups have accused Fidesz of distancing themselves from European democratic values ​​at a time when the European Commission has several cases open against Budapest.

Last December, the PPE prevented Tamas Deutsch, a Fidesz MEP, from speaking in the European Parliament on the amendment of the statutes. Deutsch accused Manfred Weber of behaving like the “Gestapo”.

It should be remembered that the PPE, the largest European political family (where the PSD and CDS are located), adopted a new internal regulation that allows the suspension of entire delegations, with the new internal rules being a way of “adapting them to the current functioning of the Group, namely to allow a good operation at a distance ”, said a communique of the party.

This outcome seems to put an end to a long-standing malaise within the group, from which Fidesz had been suspended for two years. Analysts always asked the question of not understanding why the PPE accepted the presence of the Hungarian party, since from the first hour it was clear that the doctrinal and procedural differences were much more than what made the two formations converge. .

The issue takes on more dramatic contours at a time when most European countries are involved in ratifying the Recovery and Resilience Plan – exactly the one that was blocked in Hungary and Poland.

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Fidesz de Orbán leaves the European People’s Party on its own feet

The Fidesz party, led by Hungarian Prime Minister Viktor Orbán, will leave the bench of the European People’s Party in the European Parliament.

According to the Reuters agency, the Fidesz party, which governs Hungary, announced this Wednesday that it will leave the largest center-right political group in the European Parliament after the assembly decided to suspend him in a tug of war over Prime Minister Viktor Orbán’s democratic record.

Throughout the morning, two newspapers owned by the Hungarian Government, the Hungarian Nation it’s the Origo, they had already said that the exit was imminent and would be consummated after the meeting of the PPE leaders.

“I hereby inform you that Fidesz MEPs have renounced their membership of the PPE Group,” wrote Orbán in a letter dated March 3 to the faction’s head, Manfred Weber, published in Twitter by Katalin Novak, Vice-President of Fidesz.

The departure of Fidesz from the group of the European People’s Party (PPE) in parliament is likely to reduce Orbán’s influence in Brussels.

The decision comes after, on Monday, Orbán threatened to withdraw his party from the EPP if the European political group reformed its statutes to expel some members. “If the proposal is approved, Fidesz leaves the group (PPE)”, said the Hungarian ultranationalist in a letter addressed to the EPP and released by the government of Budapest.

In the letter, Orbán criticized the reform plans so that the parties that make up the PPE can be expelled by a simple majority vote – especially in the case of partners who are already suspended, such as Fidesz, since 2019. At the time, the PPE took the decision to consider that Orbán’s policies violate the democratic and European values ​​of the European political group.

PPE members approved the statute changes with a 84.1% majority (148 for and 28 against). The suspension of the party’s MEPs would have been voted within a few weeks if Fidesz had not anticipated it.

Relations deteriorated further when the Hungarian government accused the then President of the European Commission, Jean-Claude Juncker, of being part of a conspiracy to let thousands of refugees enter the continent.

Since that time, the EPP threatened several times to expel Fidesz, Orbán had been speculating several times about the possibility of leaving the group. Now, it looks like the party is going to come out on its own.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Germania. 2020. Produzione Industriale -10.8% anno 2020 su anno 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-02-24.

Destatis__001

Alla fine, finalmente si iniziano a pubblicare i macrodati economici riportati anno su anno precedente.

Destatis ci informa

«that production in industry excluding energy and construction was down by 10.8% in price and calendar adjusted terms in 2020 compared with 2019»

Solo per comparazione, Ungheria +5.8%, Slovacchia +6.8%, Brasile +8.2%, Cina +7.3%, Singapore +14.3%, Turkia +9.0%.

Il problema non è il coronavirus, bensì il governo.

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Destatis. Industrial production down by more than 10% in 2020. Automotive industry and mechanical engineering especially affected.

Press release No. 076 of 22 February 2021

WIESBADEN – Production in the German industry declined by slightly more than one tenth in 2020 year on year. Based on provisional data, the Federal Statistical Office (Destatis) reports that production in industry excluding energy and construction was down by 10.8% in price and calendar adjusted terms in 2020 compared with 2019. In the course of the year, industrial production saw a significant year-on-year decline during the first phase of restrictions imposed due to the corona crisis in April and May 2020 (-29.7% and -23.4%, respectively). In December 2020, however, industrial production was only 1.5% lower than in the same month a year earlier. The turnover of mining and manufacturing enterprises in 2020 was down by 10.1% on a price and calendar adjusted basis compared with the previous year. While domestic turnover declined by 8.3%, non-domestic turnover decreased by 11.9%.

Pubblicato in: Cina, Commercio

CEEC. 2020. Interscambio per 103.5 mld Usd, +8.4%, nonostante l’epidemia.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-02-16.

Ceec. 16 + 1. 001

«China’s foreign trade with the Central and Eastern European countries (CEEC) ticked up 8.4 percent in 2020 to topple $103.45 billion, dwarfing the $100 billion threshold for the first time»

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Basta guardare la carta geografia per comprendere cosa significhi la Ceec, cui appartengono quasi tutti gli stati dell’ex est europeo, nel pieno rispetto delle loro sovranità individuali e senza vincoli etici, morali e politici. Si pensi infine come con la ferrovia Cina – Europa, Cina e paesi Ceec abbiano un collegamento rapido e diretto per lo scambio delle rispettive merci, a prezzi ridotti rispetto il traffico marittimo. Gli investimenti cinesi nella Ceec hanno superato da tempo quelli europei

China’s European Diplomacy

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina non divide l’Unione Europea: è già divisa. Ceec.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina. Ceec 16 + 1. L’Occidente inizia a preoccuparsi.

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

Ferrovia Cina – Europa. 2020. 12,400 treni, +50% anno su anno.

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«The 16+1 was established in 2012 as a multilateral platform facilitating cooperation between China and 16 Central and Eastern European countries (CEEC).»

«In recent years, the platform’s summits have attracted a lot of attention, especially in Western Europe»

«The intensifying level of engagement between the 16 countries in the CEE region and China has considerably alarmed Brussels and Berlin»

«Many Western European observers and policymakers have raised concerns about the potential risks of growing Chinese presence in Eastern Europe, claiming that Beijing’s major interest in engaging with the region is a part of its long-term strategy to undermine EU unity»

«Since the 16+1 was formed in 2012, Beijing has announced more than $15.4bn worth of investments in the 16 countries, with more than 70 per cent going to the five non-EU members in the group»

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I Paesi della Ceec sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Grecia, ultima ad aver chiesto l’adesione.

«La cooperazione tra la Cina e i Paesi dell’Europa centrale e orientale (Ceec) ha sviluppato alcuni principi che riflettono le sue caratteristiche distintive e che sono accettati da tutte le parti. Il presidente Xi Jinping, aprendo oggi il vertice annuale Cina-Ceec in videoconferenza, ha ricordato i “principi” che sono basati sull’adozione di decisioni attraverso la consultazione, sui vantaggi per tutti i partner, sul perseguimento dello sviluppo comune attraverso l’apertura e l’inclusione, sul raggiungimento di una crescita maggiore con l’innovazione. Xi, secondo i media ufficiali cinesi, ha affermato che “17 più 1 potrebbe fare più di 18”, grazie a una cooperazione che si poggia sul “rispetto reciproco e non ha vincoli politici”. Tutti i Paesi “coinvolti, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono partner alla pari in un meccanismo di cooperazione caratterizzato da un’ampia consultazione, contributo congiunto e vantaggi condivisi» [Ansa]

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China secured bumper trade results with CEE countries in 2020

China’s foreign trade with the Central and Eastern European countries (CEEC) ticked up 8.4 percent in 2020 to topple $103.45 billion, dwarfing the $100 billion threshold for the first time, official data showed Thursday.

The upside surprise outperformed China’s trade volume with Europe and outdid the second-largest economy’s yearly foreign trade growth rate last year, noted Gao Feng, spokesperson of the Ministry of Commerce (MOFCOM), at a press conference.

Since 2012, the country’s trade ascent with these partners has averaged 8 percent annually. The countries’ active involvement in the China International Import Expo has also put their quality brands on the Chinese market map.

As of end-2020, China’s foreign direct investment to the tune of $3.14 billion reached out to the CEE countries’ energy, infrastructure and logistics, to name a few, while the countries’ investment in China totaled $1.72 billion.

In 2020, the total contract value of China’s newly signed overseas projects with the 17 countries skyrocketed 34.6 percent to stand at $5.41 billion. Major projects such as the Hungary-Serbia Railway and the Peljesac Bridge are progressing smoothly, the MOFCOM spokesperson said.

China pocketed a star-spangled year in terms of its foreign trade for all 2020. The country’s imports and exports of goods expanded 1.9 percent to settle at 32.16 trillion yuan ($4.97 trillion), as opposed to a global retreat in shipments.

The commerce ministry also reiterated the country’s willingness to join the Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) as a way to embrace further opening-up to the outside world.

In effect since December 30, 2018, the CPTPP is a trade pact made between 11 countries, including Japan, Canada, Australia, Singapore, Chile, and Mexico, whose aggregate gross domestic product accounts for 13 percent of the world economy

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Number of China-Europe freight trains increases 50% in 2020

A total of 12,400 freight trains ran between China and Europe in 2020, transporting 1.14 million twenty-foot equivalent unit (TEU) containers of goods, up 50 and 56 percent year-on-year respectively, China Central Television reported on Tuesday, sourcing China State Railway Group Co Ltd.

The number of the freight trains running between China and Europe continued to grow last year, covering more than 90 cities in over 20 European countries.

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Gli investimenti cinesi nei paesi dell’est europeo hanno ampiamente superato quelli fatti dall’Unione Europea, che li ha sempre trattati da parenti poveri, scagliandosi infine contro di essi perché sono fieri del loro retaggio religioso, storico, culturale e sociale. Si pensi solo alle diatribe ideologiche contro la Polonia e l’Ungheria.

Con l’iniziativa Ceec la Cina ha sostanzialmente rotto in due l’Unione Europea: da una parte i paesi dell’est europeo, dall’altra i paesi a credo liberal, che hanno preclusioni dottrinali nei confronti della Cina.

Sarebbe però inutile sottovalutare la portata politica della Ceec. L’occidente liberal è diventato irrilevante.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ungheria. Viktor Orban. Non rinnovata la licenza alla Klubradio broadcasting.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-02-15.

Orban Kaczynski Babis

«A Hungarian opposition radio station lost an appeal against the removal of its licence on Tuesday, cutting by one the already dwindling ranks of media outlets critical of the country’s nationalist government»

«The media authority said in September it would not renew Klubradio’s licence due to what it called a string of regulatory offences by the station during a seven-year licence term that expires on Sunday»

«Klubradio, broadcasting for 19 years and whose political and talk show guests often criticise government policies, will be forced off the air then, after a Budapest court on Tuesday rejected its appeal against that decision»

«Prime Minister Viktor Orban’s growing control over Hungary’s media is one of several issues behind strong criticism from the European Union over what it considers the erosion of democratic standards within the country, criticism that his government rejects»

«The station has said it was twice late with filing reports on programming content»

«Orban had called for an increase in Hungarian ownership of the country’s media and said last week this had increased to 55% from 34%.»

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Gli occidentali son davvero persone sui generis.

In Germania dimostrare contro il lockdown comporta l’arresto da parte della polizia.

Negli Stati Uniti Facebook e Twitter bannano con provvedimento perenne chiunque abbia osato opporre resistenza alla Amministrazione Biden e l’Fbi arresta illustri scienziati rei di aver ottenuti l’ambito riconoscimento di una cattedra onoraria all’estero.

Al contrario, la revoca ungherese della licenza per inadempienze diventa un attentato alla democrazia.

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Hungarian opposition radio forced off air as loses licence renewal case

A Hungarian opposition radio station lost an appeal against the removal of its licence on Tuesday, cutting by one the already dwindling ranks of media outlets critical of the country’s nationalist government.

The media authority said in September it would not renew Klubradio’s licence due to what it called a string of regulatory offences by the station during a seven-year licence term that expires on Sunday.

Klubradio, broadcasting for 19 years and whose political and talk show guests often criticise government policies, will be forced off the air then, after a Budapest court on Tuesday rejected its appeal against that decision.

Prime Minister Viktor Orban’s growing control over Hungary’s media is one of several issues behind strong criticism from the European Union over what it considers the erosion of democratic standards within the country, criticism that his government rejects.

Judge Regina Antal told the court the two offences committed by Klubradio meant “the Media Council had no room to deliberate” over whether to renew the licence.

The station has said it was twice late with filing reports on programming content, a mistake made by other broadcasters whose licenses had nevertheless been renewed.

The court’s decision, which Klubradio board chairman Andras Arato said it would appeal, means it will be able to operate online only from Sunday.

“The media space that is independent from the governing party continues to shrink significantly, and this (case) is another important step in that process,” Agnes Urban, analyst at Mertek Media Monitor think-tank said.

Under Orban, state-owned broadcasters have become little more than government mouthpieces, while several other media outlets have been shut or taken over in recent years by government-friendly owners.

Orban had called for an increase in Hungarian ownership of the country’s media and said last week this had increased to 55% from 34%.