Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Toh! Donald Tusk se ne è accorto solo ora.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-06.

2019-07-04__Tusk__001

Mr Donald Tusk uscirà di carica il 1° novembre e l’anno prossimo si terranno le elezioni politiche in Polonia.

Inutile dire che ambirebbe ad essere il leader di Piattaforma Civica.

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«Io volevo essere sicuro che tutti gli stati membri, grandi piccoli, da qualsiasi angolo dell’Europa fossero d’accordo sulla futura leadership europea, però c’è naturalmente un margine di miglioramento per quanto riguarda i rappresentanti dell’est nell’architettura generale delle posizioni europee»

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Se ne è accorto dopo che il  blocco e l’Italia hanno fatto quadrato con altri undici stati ed hanno affossato prima la candidatura di Herr Weber, poi quella di Hrr Timermns, ed infine la proposta di Frau Merkel di fare una staffetta.

Tutti si affannano a dire che questa sia stata una grande vittoria di Frau Merkel. Ma chi guardasse solo ai risultati non saprebbe corroborare codesta affermazione.

Il twitter di Herr Eickhout è chiarissimo:

«Rule of law slaughtered for some possitions for Merkel, Macron and Sachez»

Senza l’appoggio di queste undici nazioni coalizzate Frau Ursula Von der Leyen farebbe ancora la ministra della guerra in Germania. Ma l’appoggio è stato contrattato.

Adesso ci viene a dire che lui era stato da sempre un sostenitore dei paesi dell’est.

Ecco invece cosa scriveva all’epoca:

«Warning! An important conflict with Ukraine, isolation from the European Union, violation of the rule of law and of the independence of courts, attacks on the non-governmental area and on the media- is it the strategy of PiS or of the Kremlin? It looks too similar to sleep soundly» [Fonte]

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«A traitor for PiS, the best candidate for PO ?

«Is a person enough to save a party ?

But is Donald Tusk enough to save Civic Platform? Aleks Szczerbiak, specialised in Polish politics, underlines that although the members of this party seem very enthusiastic about the perspective of Donald Tusk being their candidate for the next presidential election, the polls show that the current government from Law and Justice is quite popular, especially thanks to its measures towards the modest income population, whereas Civic platform is still considered as an elitist party» [Fonte]

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Hungary Journal. 2019-07.4. Two Hungarian MEPs elected vice-president

Ruling Fidesz’s MEP Livia Jaroka and the opposition Democratic Coalition’s Klara Dobrev were both elected vice-presidents of the European Parliament on Wednesday.

Jaroka, who has been vice-president of the EP since November 2017 and nominated again by the European People’s Party, was re-elected with 349 votes in a plenary session in Strasbourg.

The Fidesz-Christian Democrat alliance said in a statement that Jaroka “has earned the recognition of her fellow representatives with her work aimed at eliminating poverty in Europe, advancing the integration of Roma citizens and improving the situation of women”. Jaroka, they noted, was the EP’s first-ever Roma member and vice-president.
Dobrev, who had been nominated by the Socialists and Democrats group, was backed by 402 MEPs. Both MEPs were elected in the first round of voting.

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Ansa. 2019-07-04. Tusk, coinvolgere i Verdi nelle future decisioni Ue

STRASBURGO – “Durante la procedura sulle nomine sono stato in stretto contatto con la leadership dei Verdi. Faccio appello a tutti i partner per coinvolgere i Verdi nel processo decisionale Ue, anche se non c’è ancora un leader verde nel Consiglio. E spero che anche Ursula Von Der Leyen ascolti questo appello, le trasmetterò questo messaggio oggi stesso”. Così il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk riferendo alla plenaria del Parlamento Ue delle conclusioni del Consiglio europeo sulle nomine. “In molti Paesi i Verdi simbolizzano la speranza e la libertà”.

“Credo che le scelte siano buone, sono lieto e orgoglioso di aver raggiunto un equilibrio tra i generi”, ha aggiunto Tusk. “Per la prima volta nella nostra storia, il Consiglio europeo ha proposto a due donne e due uomini ai guidare le principali istituzioni dell’Ue. Sono felice e orgoglioso del fatto che abbiamo raggiunto un perfetto equilibrio di genere nelle posizioni di vertice. Questo è un cambiamento molto positivo”, ha continuato. “L’Europa non sta parlando solo delle donne, sta scegliendo le donne. Spero che questa scelta ispirerà molte ragazze e donne a lottare per le loro convinzioni e passioni”, ha precisato. 

“Io volevo essere sicuro che tutti gli stati membri, grandi piccoli, da qualsiasi angolo dell’Europa fossero d’accordo sulla futura leadership europea, però c’è naturalmente un margine di miglioramento per quanto riguarda i rappresentanti dell’est nell’architettura generale delle posizioni europee”, ha poi sottolineato il Consiglio europeo.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Mica è detto che ratifichi la von der Leyen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04

3.

Durer Albrecht. Quattro cavallieri dell'Apocalisse. 1498.

«Poland and other countries of the V4 group are “definitely against” the candidacy of Frans Timmermans for the position of the President of the European Commission, PM Mateusz Morawiecki said at a briefing in Brussels.
At the EU summit convened to fill in the block’s top offices, Poland has been opting for candidates who favor compromise, Morawiecki added. » [The Warsaw Voice]

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«Amid far-right alliance dreams, Hungarian Prime Minister Viktor Orbán no longer supports Manfred Weber’s bid to be European Commission president. Speaking in Budapest alongside Austrian Vice Chancellor Heinz-Christian Strache, leader of the far-right Freedom Party (FPÖ), Orbán criticized Weber’s pledge not to accept the position of Commission president if his success depended on the support of Hungary’s ruling Fidesz party» [Free Hungary]

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“No a Timmermans”, Conte con i ribelli sul carro di Visegrad

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Il Consiglio Europeo, ossia l’assise dei capi di stato o di governo dei 28 paesi membri delibera a maggioranza qualificata i candidati alle cariche europee apicali, candidature che poi il parlamento europeo è chiamato a ratificare o meno. Se non le approvasse, tutta la procedura decisionale dovrebbe essere ripetuta.

È quindi necessario disporre di una maggioranza in ciascuno dei due centri direzionale: il Consiglio Europeo e l’europarlamento.

Ma questi due consessi seguono logiche decisionali differenti. Mentre nell’europarlamento la maggioranza è quella scaturita dalle urne elettorali, nel Consiglio Europeo deve coagulare, di volta in volta, il voto di almeno ventuno stati membri. Questo a parziale tutela degli stati meno popolosi.

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Le recenti elezioni europee hanno rotto i pristini equilibri. Ppe ed S&D hanno perso la maggioranza, che potrebbero formare solo alleandosi con il gruppo liberal: ma nei fatti sono i veri sconfitti, avendo perso ciascuno un po’ più di quaranta seggi. Ma la sconfitta elettorale è solo l’epifenomeno di quella della sconfitta dell’ideologia liberal socialista.

Putin. L’ideologia liberal è ‘obsoleta’.

Però l’europarlamento è in grande maggioranza di ideologia liberal socialista, ed intenderebbe proseguire in questo alveo.

Fëdor Dostoevskij ha magistralmente sintetizzato nel Monologo del Grande Inquisitore, ne I Fratelli Karamazov, il cuore centrale dell’ideologia liberal socialista.

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Ma gli equilibri sono stati rotti anche nel Consiglio Europeo.

La passata gestione Juncker – Tusk ha fatto il possibile e l’impossibile per imporre a tutti gli stati membri la propria ideologia. Nei confronti degli stati i punti portanti erano:

– the rule of law, ovvero una magistratura che applicasse l’ideologia liberal socialista;

– il passaggio da unione di stati sovrani ad uno stato europeo centralizzato;

– l’imposizione dell’etica e morale insita nell’ideologia liberal socialista;

– identificazione della democrazia nell’accettazione delle ngo, ong, sul proprio territorio.

Questa linea comportamentale ha generato un’immediata reazione da parte dei paesi dell’ex est europeo, massimamente da quelli del Gruppo Visegrad, che si sono fatti paladini identitari sovranisti. Si pensi solo che il Partito Popolare Europeo, sotto impulso di Herr Weber, sia arrivato a sospendere per motivazioni ideologiche il Fidesz di Mr Orban, proprio pochi giorni prima delle votazioni. Un modo molto singolare di cercare di raccogliere consensi. Con le elezioni politiche italiane, anche la nostra nazione si è spostata su queste posizioni. In breve, al momento attuale sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che formano il blocco degli identitari sovranisti: sufficit per bloccare tutte le decisioni che debbano essere prese alla unanimità ovvero a maggioranza qualificata.

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Arrivati alla conta, gli identitari sovranisti hanno dapprima affondato la candidatura di Herr Weber, patrocinato dalla Germania di Frau Merkel, quindi hanno distrutto la candidatura di Mr Timmermans, patrocinata dalla Francia di Mr Maron, ed infine hanno fatto svanire l’ultima proposta di Frau Merkel, di un’alternanza alla Presidenza dei due candidati già bocciati. L’epoca in cui Germania e Francia si vedevano a quattro occhi e decidevano per tutta la Unione era defunta.

La candidatura di Frau Ursula von der Leyen è stata accettata e pienamente appoggiata dagli identitari sovranisti solo quando questa ha espressamente e chiaramente assunto l’impegno a non parlare mai più di rule of law, stato europeo, ed etica e morale liberal, per non parlare poi delle ngo.

Mr Junker, Mr Tusk, la Germania di Frau Merkel e la Francia di Mr Macron hanno subito una sconfitta annientante.

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Se è vero che le candidature di Frau Ursula von der Leyen e di Mrs Christine Lagarde siano fatiscenti, sarebbe altrettanto vero constatare come ratificandole l’europarlamento dovrebbe ammettere la propria sconfitta ideologica e politica. Per il Ppe e S&D sarebbe una resa senza condizioni.

Quindi nulla è ancora definitivo ed i giochi sono ancora aperti.

Però, sempre che sia approvata la nomina, Frau Ursula von der Leyen farà bene a ricordarsi sempre delle promesse fatte. I Consiglio Europeo vota anche i budget, per esempio.


EU Observer. 2019-07-03. German minister presidency plan upsets MEPs

Germany’s defence minister Ursula von der Leyen emerged on Tuesday (2 July) as a possible compromise among EU leaders for the European Commission presidency – after three days of intensive negotiations in Brussels.

The 60-year old conservative politician was put forward by France, with Germany and the eastern European block of ‘Visegrad Four’ countries in support, and she also has the backing of Italy. If it happens, it would make her the first female president of the EU commission.

Under this scenario, the presidency of the EU Council would go to the liberals, with Belgian prime minister Charles Michel getting the post.

Spanish foreign minister Josep Borrell would be named EU foreign policy chief, who hails from the Socialist party.

The International Monetary Fund’s French managing director Christine Lagarde would be the new head of the European Central Bank, according to officials familiar with the discussions.

European Socialist party leader, Bulgarian MEP Sergei Stanishev could become the president of the European Parliament, according to the EU leaders’ plan, with Germany’s centre-right lead candidate Manfred Weber possibly taking the second half of the five-year term.

This new list of frontrunners emerged after the Visegrad countries, Italy and several leaders aligned with the centre-right. European People’s Party (EPP) objected to a package cooked up at the weekend at the G20 summit in Japan that would have seen the Socialist lead candidate, Dutch commissioner Frans Timmermans take the commission presidency.

The discussions among EU leaders were delayed on Tuesday by several hours of consultations among different leaders chaired by EU Council president Donald Tusk.

The 28 leaders gathered together late afternoon to discuss the new package of names.

Unhappy MEPs

The candidate for the presidency of the EU commission needs a majority in the European Parliament, and so the European leaders have for the first time decided to seek consultations with the parliament on the package they plan to agree.

If the three major political groups – EPP, the Socialists & Democrats, and the liberals of Renew Europe – agree with the proposal from the European Council, there will be an overall deal. If not, national leaders will need to go back to the drawing board.

Meanwhile, early reactions from MEPs who were gathered in Strasbourg for the first session of the new parliament criticised the emerging deal.

German Social democrat MEP Bernd Lange‏ tweeted that the current names discussed by leaders are “unacceptable” for the socialists in the EP.

Vice-chair for the Socialist group, Tania Fajon also said in a tweet: “Very clear no, majority is not prepared to support the current deal on EU top jobs”.

“Hearing strong messages to the European council that the current package proposal is not acceptable for many heads of delegations,” she added, referring to the Socialist member parties.

The Greens’ lead candidate Bas Eickhout also dismissed the emerging new deal in a tweet saying “Congratulations Council. Rule of law slaughtered for some positions for Merkel, Macron and Sanchez”.

The Dutch politician referred to German, French and Spanish leaders giving up on Timmermans because of objections from the Visegrad Four, whose members, Poland and Hungary have been heavily criticised by the Dutch commissioner over the rule of law.

The different parliamentary groups were now expected to meet in the early evening to discuss whether they can support the German defence minister for the commission presidency.

In a resolution last February, the European parliament had firmly reiterated that the commission presidency should go to one of the ‘Spitzenkandidaten’, or lead candidates for the European parties – which Von den Leyen is not.

The negotiations between the prime ministers and heads of state are already more complicated than ever before, as they try to juggle political groupings, gender balance, and east-west internal EU positions.

By adding the parliament to the decision-making process the aim was to boost the democratic legitimacy of the process, but an increase in the party political aspect has made any agreement more difficult.

Parliament program

MEPs’ vote on the European Parliament president was postponed last week to Wednesday morning (3 July), as the EU heads of state in Brussels were still negotiating in Brussels on how to distribute the top posts in the future European power architecture.

But even without a deal in Brussels over the new EU leadership, the parliament is expected to go ahead with the vote.

Two groups, the Socialists and Renew, had not officially announced a candidate for the post. They have time to do that until 22h00 tonight.

“There is no Socialist candidate to be parliament president as the party is relying on Timmermans” to get a top post,” said out-going German Social democrat MEP, Jo Leinen.

Leaders of the four main political groups in parliament, EPP, Socialists, liberals of Renew Europe and the Greens were also meeting in Strasbourg in the afternoon as part of long series of meetings set to formulate a legislative program for the next five years.

That joint program must be finalised before the next parliament session in mid-July – and is aimed at binding the commission president politically.

The Greens does not have a prime minister at the EU summit in Brussels distributing top posts, but their support is important to secure a broad majority in parliament in the next five years.

One Green insider told EUobserver that the party was not happy what it was currently offered in return for supporting the wider deal.

“The legislative program would not be the first of its kind, as Juncker also met with the different political groups in parliament and listened to them, with the Juncker plan being one result of that process,” Leinen said.

“But this time there is a shift in the character of the deal, it is meant to become formally a legislative program,” he added.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

Juncker, Tusk, Macron e Merkel. I migliori alleati dei sovranisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

Michelamgelo Minosse 010

Premessa. Cosa li accomuna.

Liberal democratici. I rantoli di superba rabbia impotente. – Cnn

«La superbia è una esagerata stima di sé e dei proprî meriti (reali o presunti), che si manifesta esteriormente con un atteggiamento altezzoso e sprezzante e con un ostentato senso di superiorità nei confronti degli altri. Ma questa condizione degenera quasi invariabilmente in un qualcosa di molto peggio. Si dilata in una considerazione talmente alta di sé stessi da giungere al punto di stimarsi come principio e fine del proprio essere: l’uomo si crede di essere dio.

Successo e denaro sono ottimi concimi della superbia, e la serva piaggeria adulatrice dei clientes porta a perdere completamente la percezione del reale.

Ma non ci si illuda che il superbo sia felice. Tutt’altro.

La sua vita è un continuo rodersi cuore, mente e fegato perché gli altri non riconoscono la sua immensità: lo contraddicono, lo ostacolano, tramano contro di lui. In altri termini, gli altri non si sottomettono ai suoi voleri, contrastano la sua volontà.

Se è vero che il superbo si percepisce onnipotente, sarebbe altrettanto vero che gli altri gli negano codesto attributo: di qui l’odio mortale verso gli altri, rei di non riconoscere l’immensa superiorità.

Ma sono ira, rabbia, odio impotenti, perché non aiutano ad imporre il proprio volere, anzi, si rivelano per quello che sono. Sono i tormenti caratteristici dei superbi. Ed iniziano già in questa vita terrea, che il superbo fa di tutto per rendersela più odiosa il possibile.»

Juncker, Tusk, Macron e Merkel si comportano, e sono nei fatti, solo degli alteri superbi con uno smisurato delirio di onnipotenza.

Se è vero che l’umiltà evita di essere umiliati dai fatti o dagli altri, questa virtù é loro del tutto aliena.

Stanno schiumando di livida e biliosa rabbia impotente perché non sono riusciti ad imporre la propria volontà all’Unione Europea.

Soffrono le pene infernali nel costatare come ben undici paesi dell’Unione abbiano saputo dir loro di no: bocciare le loro proposte.

Quegli undici paesi li hanno platealmente umiliati, fatti tornare nei ranghi. Si riversi quindi su di essi tutto l’odio accumulato nel cuore. Non potendo assassinarli fisicamente, cercano di farlo con le parole.

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«Reazioni arrivano intanto dalla Germania dove il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier critica l’arresto della comandante della Sea Watch. “Può darsi che ci sia una legislazione italiana su quando una nave può entrare in porto e quando no, e può anche essere che ci siano reati amministrativi o reati penali. Tuttavia – ha detto Steinmeier alla Zdf – l’Italia non è uno Stato qualsiasi, è al centro dell’Ue, è uno Stato fondatore dell’Ue. Ed è per questo che ci aspettiamo che affronti un caso del genere in modo diverso. Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali”, ha concluso.» [Fonte]

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Francia all’attacco: Italia vomitevole

«Credo che la posizione, la linea del governo italiano sia vomitevole. E’ inammissibile fare della politica spicciola con delle vite umane. Trovo che sia immondo»

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Sea Watch, nuovo scontro tra governo Macron e Salvini

«la Francia “si rammarica” che si “sia arrivati a questa situazione perché il governo italiano sceglie una strategia per rendere isterico” il dibattito su “argomenti dolorosi”. Lo ha dichiarata alla tv Lci la portavoce del governo Macron, Sibeth Ndiaye, commentando la tormentata vicenda»

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Migranti, Macron: «I populisti in Europa come la lebbra». Di Maio: «Offensivo e ipocrita»

«Li vedete crescere come una lebbra, un po’ ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e noi ci abituiamo! Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza di questo»

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Orbene.

Non biasimiamoli e non irritiamoci di ciò che hanno detto.

Merkel si arrende alla evidenza ed inizia a trattare per la EU.

Salvini il leader più amato in Francia: il sondaggio che fa irritare Macron

«Dei tre leader politici italiani al governo, il vicepremier leghista è quello che va per la maggiore in Francia con il 19 % di opinioni positive. Il premier Giuseppe Conte si ferma al 18 per %, uno smacco per Macron»

In Francia è più popolare Salvini di Macron: quanto basta per alimentare una nuova  colica colecistica associata ad una renale ed ai tremori compulsivi degli arti.

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Juncker, Tusk, Macron e Merkel sono stati superlativi maestri nell’arte di farsi odiare ed esecrare.

Si credono di essere divinità, ma non ne hanno la potenza.

Hanno trattato gli altri come pezze da piedi.

Adesso si aggirano per Bruxelles leccando la rima anale degli identitari sovranisti, piatendo il loro voto in Consiglio Europeo.

Ci ha pensato la storia ad umiliarli: sono trattati per come hanno trattato.

Se non ci fossero stati loro, non ci sarebbero nemmeno gli identitari sovranisti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Quasi accordo sulle nomine apicali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-30.

unione europea 001

Sembrerebbe essersi conclusa la fase delle trattative sule nomine apicali nell’Unione Europea.

Dopo le deludenti performance di Mr Junker, Mr Tusk e Mrs Mogherini anche un gufo impagliato sarebbe andato bene: sicuramente molti ne saranno contenti ed altrettanti scontenti.

Notiamo come i paesi nordici siano gli unici rappresentati nella alta dirigenza europea comunitaria. uno squilibrio che avrebbe potuto non esserci.

L’unica nomina sula quale non sussistono remore sarebbe quella di Mr Villeroy de Galhau, attuale governatore della Banca di Francia, uomo di grande dottrina ed esperienza.

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Se queste nomine suggerite dovessero andare in porto, più che dei vincitori sarebbe da parlare della grande perdente: la Germania di Frau Merkel, che non sarebbe riuscita né a conquistare la presidenza della Commissione né il Governatorato della Ecb. Questo fatto assumerebbe grande importanza perché in passato Frau Merkel aveva ripetutamente espresso l’obiettivo tedesco di ottenere ambedue le posizioni.


Ansa. 2019-06-30. Nomine Ue, oggi il vertice a Bruxelles

Il popolare tedesco Manfred Weber avrebbe rinunciato a guidare la Commissione europea a patto di essere eletto alla presidenza del Parlamento europeo. Lo riferiscono fonti del Ppe vicine al politico bavarese nel giorno del Consiglio europeo straordinario sulle nomine a Bruxelles.

Weber, lo Spitzenkandidat dei popolari, ha incontrato nelle scorse settimane l’opposizione in primis del presidente francese Emmanuel Macron. Lo scambio possibile tra le famiglie politiche che formeranno la maggioranza nel nuovo Parlamento europeo prevede il socialista olandese Frans Timmermans alla Commissione e, appunto, Weber al Parlamento di Strasburgo. L’accordo, sponsorizzato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, si completerebbe con il premier liberale belga Charles Michel alla guida del Consiglio Ue e la popolare Kristalina Georgieva come successore della Mogherini alla politica estera e di difesa comune. A Parigi andrebbe invece la presidenza della Bce, con il governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau.

E la candidatura di Frans Timmermans alla guida della Commissione europea ha il sostegno di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Lo ha ribadito, secondo quanto si è appreso, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk durante l’incontro avuto con la conferenza dei presidenti del Parlamento Ue.

Per noi non è possibile votare un candidato socialista” per la Commissione Ue, “perché si andrebbe contro la volontà popolare”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. “Lo dico come vicepresidente del Ppe e come vicepresidente di Forza Italia”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Tusk. Girandola di bilaterali per le nomine EU.

Giuseppe Sandro Mela.

209-05-11.

unione europea 001

«Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez»

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«Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras»

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«Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo»

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«Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante»

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«assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans»

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«Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte»

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«Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”»

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È significativo dei tempi come Mr Tusk si stia dando un gran da fare a contattare i paesi minori dell’Unione Euroepa.

Il Consiglio Europeo è fermamente intenzionato a non derogare al suo potere di nomina della Commissione Europea e del suo Presidente, ma in tale consesso contano anche gli stati di piccola popolazione.

Inizia però ad emergere sufficientemente chiara la tendenza a selezionare persone dotate di savoir-faire politico: sicuramente schierate politicamente ed ideologicamente, ma con una solida base di Realpolitik.

Poi, nei conciliaboli riservati, si può parlare a tutto campo per addivenire ad un accordo di reciproco gradimento.

Già questo potrebbe essere un gran bel risultato.

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Conoscendo il Movimento Cinque Stelle, nessuno si stupisca di come tratta e di come è trattato in Europa. Ma nessuno si dimentica la sua ‘apertura’ ai Gilets Jaunes, contatto diciamo pure non gradito da parte di molti.

Staremo a vedere, incuriositi, come e con chi si schiererà nel nuovo europarlamento.

Ma ciò non toglie che ci si debba ricordare come il M5S non sia l’Italia.


Ansa. 2019-05-11. Girandola di bilaterali per Tusk, si parla di nomine Ue

Con Tsipras e Rutte spuntano nuovi nomi per top job. Tajani: Italia isolata

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SIBIU (ROMANIA) – Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez. Secondo quanto spiegano fonti europee all’ANSA, tra gli argomenti discussi anche le nomine per i top job Ue.

Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras, che dalla sua parte ha la buona credenziale della storica pace raggiunta di recente con la Macedonia. Secondo i sondaggi, Tsipras e il suo partito, Syriza, si avviano verso la sconfitta alle prossime elezioni politiche che si terranno in autunno, e il premier potrebbe essere interessato a ottenere un incarico di primo piano in Europa.

Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo, e appare determinato a ritagliare per il suo Paese un posto di primo piano, anche approfittando del terreno perduto dall’Italia. Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante, assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans.

Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte. Fonti europee spiegano che se veramente volesse, l’incarico sarebbe suo, senza grandi difficoltà. Ma anche oggi, il primo ministro dei Paesi Bassi si è chiamato fuori. Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”.

“L’Italia è politicamente isolata, non trova sostegno da nessuna parte, forse perché troppi suoi ministri sono stati aggressivi e violenti nei confronti degli altri. Sono state fatte scelte scellerate, come quella di andare a fare accordi in Francia con i gilet gialli, questo mi pare che rechi danno all’immagine dell’Italia. Bisogna cambiare atteggiamento, ma non mi sembra che in questo momento l’Italia abbia possibilità di assumere incarichi di rilievo in Ue”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, rispondendo ad una domanda sulle nomine per i top job Ue, a margine del vertice di Sibiu. “L’unica possibilità – ha aggiunto Tajani – è quella della presidenza del Parlamento europeo. Se toccherà al Partito popolare europeo, io mi candiderò per guidare l’istituzione per i prossimi due anni e mezzo, ma questo dipende dal risultato elettorale”.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

Summit Eu – China. Dichiarazioni di intenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

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Si è aperto il summit tra Mr Li, Mr Juncker e Mr Tusk.

Come si vede dalla fotografia, pur essendo Mr Juncker e Mr Tusk equiparati a capi di stato, la Cina era presente con il suo primo ministro: sbavatura sostanziale ai comuni protocolli diplomatici. Capi di stato ricevono capi di stato.

È uno dei modi cinesi per ricordare come stiano le cose.

Subito gli eventi lieti. Mr Juncker barcollava per gli evidenti segni della sciatica alcolica che lo affligge da anni, la voce era abburattata, ma questa volta però non ha urinato sulle parti della sala riunione. Ma c’è ancora tempo.

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Germany’s Manfred Weber warns of China ‘shopping spree’

«The European Union should prevent Chinese firms from going on a “shopping spree,” buying up strategic assets, a top contender for the European Commission presidency said Saturday.

Manfred Weber, the leader of the conservative European People’s Party (EPP), warned that the EU should not be naive in its approach to China.»

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EU seeks more assertive strategy with China

«The “distortive” effects of China’s economic policies and growing power top the agenda on the final day of the EU summit. Leaders are looking for ways to counter what they describe as a “systemic rival.

European leaders are set to sign off on a 10-point plan regarding relations with China at the EU summit Friday. 

In the face of China’s growing economic and political influence, Brussels is seeking a “more realistic” and “assertive” approach towards what the bloc describes as both a “partner” and a “systemic rival” due to China’s tightly controlled market.”

The strategy formulated by the EU includes:

– protection against “unfair practices of third countries and investments that threaten security or public order”

– a more “balanced and reciprocal economic relationship” including a reform of the World Trade Organization (WTO)

– addressing the “distortive effects of foreign state ownership and state financing”

– reciprocal access to public procurement markets

-strengthening cooperation on climate change and in international organizations».

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Con questi presupposti non si poteva attendere altro che dichiarazioni di intenti.

Poi, forse, potrebbe anche maturare qualcosa di più consistente, ma Mr Li sa bene come questa dirigenza europea stia volgendo a termine mandato.


Deutsche Welle. 2019-04-09. EU announces ‘breakthrough’ on trade with China

China has vowed at a summit with the EU not to make companies share intellectual property. The talks marked a significant shift for Beijing amid growing concerns about China’s influence in Europe.

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The European Union and China pledged to strengthen their trade relationship and work towards opening up China’s economy for foreign investors at a summit in Brussels on Tuesday.

The annual summit comes a month after the European Commission branded Beijing a “systemic rival” over what they said were unfair trade practices, and amid an ongoing US trade war with China.

The main takeaways from the summit:

In a seven-page joint declaration that was signed after last-minute negotiations, Brussels and Beijing agreed to the following changes:

– A commitment toward “broader” and “non-discriminatory” market access, in wording that the EU saw as a shift from China on opening up its economy.

– On surrendering intellectual property to gain access to China’s market, both sides agreed “there should not be a forced transfer of technology.”

– Increase efforts to strengthen international rules against state subsidies for industries.

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Equal treatment’ for European companies

Speaking after the summit in Brussels, Chinese Prime Minister Li Keqiang said that European companies will enjoy “equal treatment” in China.

“We will not treat EU companies, especially those registered in China, with discriminatory policy, including solely foreign-owned companies in China,” Li said. “And likewise Chinese companies should not be discriminated against in their operation in the European Union, he added.

European Council President Donald Tusk hailed China’s signing of the joint statement as a “breakthrough,” particularly Beijing’s commitment to strengthen rules against industrial subsidies.

“This is a breakthrough. For the first time China has agree to engage with Europe on this key WTO reform,” Tusk said.

Concerns over China’s influence

The EU has grown increasingly concerned about Chinese state-led companies buying key European assets, while the level of market openness is not reciprocated in China.

Politicians and businesses in the EU and the United States have criticized China for forcing foreign companies to hand over intellectual property in order to gain access to China’s economy — which is the second largest in the world.

Beijing has repeatedly pledged to open up its economy to foreign companies and investors, but critics say that China hasn’t done much to fulfill this promise.

As US President Donald Trump’s administration is currently embroiled in a trade war with China, Washington has also been pressuring Brussels to take steps against Beijing. Most notably, the US has urged the EU to ban Chinese tech giant Huawei over the company’s alleged ties to state security.

High stakes talks: The EU is China’s biggest trading partner, with two-way trade between the bloc and China worth around €575 billion ($648 billion) annually. The stakes were high for the EU as well, as China is the bloc’s second-biggest trading partner, coming in only after the US.

What happens next: Prime Minister Li will now head to Croatia for another European summit in Croatia on Thursday and Friday with the so-called 16+1 summit. The meeting grants central and eastern European states the chance to meet alone with Beijing, in a move that has garnered criticism from other European countries.

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Deutsche Welle. 2019-04-09. China to ‘further open’ its doors to Europe, PM Li says ahead of summit

China’s Li Keqiang has attempted to quell European skepticism towards China’s investment approach ahead of this week’s EU-China summit. Some fear projects like the Belt and Road initiative aim to bind countries to China.

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China is prepared to “further develop its cooperation” with Europe “to build an open world economy,” Chinese Prime Minister Li Keqiang said in an op-ed published in business daily Handelsblatt on Monday.

“China is ready to work with Europe to promote a mutual opening and a fair and equitable business environment for enhanced cooperation between firms on both sides,” Li said.

Li said China intends to “further develop its cooperation” with Europe over the maintenance of the Paris Climate Agreement and the Iran Nuclear Deal, the fight against terrorism and reforming the World Trade Organization (WTO).

China and the European Union are set to hold a summit on Tuesday on trade relations and global governance.

‘United and prosperous Europe’

Some Europeans worry that China is taking a “divide and conquer” approach to the EU. Those fears were enhanced by trade agreements struck with the 16 countries comprising the Central and Eastern European Cooperation (CEEC) last year and recent nonbinding agreements with some EU countries as part of China’s Belt and Road Initiative, an industrial investment project spearheaded by President Xi Jinping.

Read more: Can the new foreign investment law level the playing field in China?

But Li said the China-CEEC cooperation “is beneficial to balanced development within the EU, serves to bring unity to the EU and is a useful compliment to relations between China and Europe.”

“We strongly support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” Li added.

Fears over ‘New Silk Road’

China has made a strong push to expand their Belt and Road Initiative to Europe. In March, Italy became the first G7 country to join the scheme. Xi has also sought to recruit France for the initiative.

However, since its inception in 2013, the Belt and Road Initiative has drawn complaints that it racks up huge debts and leaves nations reliant on China. Some countries, such as Malaysia, have cancelled plans to join the project. Others are also critical of how China forces foreign businesses to relinquish trade secrets to do business within its borders. 

Germany’s Manfred Weber, who aims to succeed European Commission President Jean-Claude Juncker, has cautioned that the bloc should not be naive in its approach to China. He believes that the Belt and Road Initiative has “political motivation” to leave countries beholden to China. 

The European Commission has also recently labeled China a “systemic rival” and an economic competitor. Günther Oettinger, Germany’s EU commissioner, has even called for EU veto rights  over China’s attempts to commandeer European infrastructure projects. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria, Unione Europea

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-29.

Michelangelo Merisi da Caravaggio (1573–1610). Die Festnahme Christi (1598) - Il bacio di Giuda. Odessa Museum of Western and Eastern Art.

Questo era il titolo ed il relativo incipit del Financial Times, a suo tempo.

The right woman to be Europe’s chief prosecutor

«EU should resist Romanian demands and appoint Laura Codruta Kovesi.

A majority of EU governments, backed by the European Parliament’s main political parties, often speak up strongly in defence of judicial independence and the rule of law in their 28-nation club. Now it is time for them to put their words into action. The EU is in the process of appointing the first head of its newly established European Public Prosecutor’s Office. They should choose the person best qualified for the job. She is Laura Codruta Kovesi, a brave and distinguished prosecutor from Romania. There are several excellent arguments in favour of Ms Kovesi, not least of which is that Romania’s government, fast becoming a serial abuser of EU norms and values on the rule of law, fiercely opposes her appointment. Doubtless the two other candidates for the job, one each from France and Germany, would do it well. But neither has Ms Kovesi’s frontline experience of conducting a struggle, arduous and sometimes lonely, against deep-rooted political corruption in her homeland.»

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Di Mrs Laura Codruta Kövesi già ce ne occupammo.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

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Nonostante che gli stati membri abbiano dato a Mr Bohnert più del doppio dei voti dati a Mrs Kövesi, Mr Juncker e Mr Tusk non sanno darsi pace e requie. vogliono molto democraticamente imporla come capo della Procura Europea. Sono infatti sodali.

Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.

La Kövesi ha sposato la fazione giustizialista, ossia quella che ha usato il potere giudiziario per eliminare gli oppositori dell’élite dominante. E lo ha fatto molto bene, quasi eguagliando Andrej Januar’evič Vyšinskij.

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«Romania silences candidate to be EU’s first prosecutor»

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«Romanian authorities on Thursday indicted the leading candidate to become the first head of the European Prosecutor’s Office, Laura Codruta Kovesi. After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press»

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«After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press.»

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«Romanian magistrate Laura Codruta Kovesi, a hot favourite to become the EU’s first-ever top prosecutor, was indicted on corruption charges Thursday»

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«Kovesi received the news during a six-hour hearing in front of a special panel charged with investigating magistrates»

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«Kovesi would be forbidden from exercising her profession and would have to report regularly to police in Bucharest.»

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«she would not be allowed to leave the country»

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A questo punto sarà ben difficile che Mr Juncker e Mr Tusk possano imporre la Kövesi a capo della Procura Europea.

Passi che la volevano imporre contro le votazioni fatte in europarlamento, ma contro la volontà della Romania hanno morsicato la lastra di marmo.

È uno dei segni che i tempi sono cambiati. Intanto, Mrs Kövesi sta bevendo la pozione che aveva fatto trangugiare ad altri.


Eu Observer. 2019-03-29. Romania silences candidate to be EU’s first prosecutor

Romanian authorities on Thursday indicted the leading candidate to become the first head of the European Prosecutor’s Office, Laura Codruta Kovesi. After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press. Romania’s social democrat-led government has long opposed her candidacy. As head of Romania’s National Anti-Corruption Directorate she had the social democrat leader Liviu Dragnea convicted of vote rigging in 2015 and corruption.

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France 24. 2019-03-29. Romania former anti-graft chief indicted

Romanian magistrate Laura Codruta Kovesi, a hot favourite to become the EU’s first-ever top prosecutor, was indicted on corruption charges Thursday, a judicial source told AFP, confirming local media reports.

Kovesi received the news during a six-hour hearing in front of a special panel charged with investigating magistrates.

Kovesi told reporters after the hearing that prosecutors had barred from publicly discussing the specifics of the case.

However, she said: “It’s a measure intended to silence me, to harass all of us in the judicial system who did our job.

“Probably some people are in such despair that I might get this job (of chief EU prosecutor) that I’m not allowed to speak to the media anymore.”

Kovesi became a household name as head of Romania’s National Anti-Corruption Directorate (DNA), which she led from 2013 to 2018 before being controversially removed at the government’s behest.

She was questioned in two different cases. In one she is accused of abuse of office, bribery and giving false testimony, charges she rejects.

A source told AFP that Kovesi would be forbidden from exercising her profession and would have to report regularly to police in Bucharest.

Local media reported she would not be allowed to leave the country.

Kovesi is expected to challenge these measures in court but they will complicate her candidacy for head of the new European Prosecutor’s Office.

The former anti-graft chief has been locked in an escalating battle with Romania’s leftwing government in the last few years.

The rows have overshadowed Romania’s first-ever term as president of the European Union, with the government in Bucharest making clear its opposition to Kovesi taking the job in Brussels.

During her time as head of the DNA, hundreds of elected officials were convicted of corruption offences, earning her the enmity of many in Romania’s political class and criticism that she had overstepped her mandate.

Many Romanians retain a positive view of her as a symbol of the fight to rid the country of endemic corruption.

Bucharest has sought to dissuade other EU countries from appointing the 45-year-old to lead the European prosecutor’s office, meant to be in place by the end of 2020.

MEPs defied Bucharest and threw their support behind the Romanian magistrate, but member states have backed Kovesi’s French rival Jean-Francois Bohnert.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Hard Brexit metterebbe a rischio oltre 100,000 posti di lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-13.

Minosse & Macron

Chiunque abbia vissuto dall’interno le trattative tra Regno Unito ed Unione Europea, sia prima sia dopo il referendum sulla Brexit, dura molta fatica a capire di cosa stiano parlando i media e molti politici.

Una cosa sono gli attori che recitano sul palcoscenico, ed un’altra l’autore che scrive il copione.

Fin dal suo ingresso nell’Unione Europea, il Regno Unito mai aveva accettato la deriva imposta dall’eurodirigenza verso la formazione de facto degli Stati Uniti di Europa, da loro gestita in modo autocratico.

Si scontrava la visione di un’Europa delle nazioni sovrane ma collegate in modo concorde sul piano economico con quella di un’Unione Europea monolitica con leggi, norme e regolamenti a tutti comuni per ogni qualsiasi aspetto possibile della vita.

Il Regno Unito aveva ampiamente dimostrato la propria insofferenza specialmente al sensibile aspetto della gestione delle corti di giustizia europee. Infatti, mentre negli stati continentali sono in uso dei codici, nel Regno Unito vice il common law, ossia le sentenze dei tribunali costituiscono corpo giuridico. Il Regno Unito mai avrebbe potuto tollerare che le sentenze delle corti di giustizia europee potessero avere effetto immediato sul loro territorio.

Non solo.

L’Unione Europea non si è saputa dotare di una costituzione: due tentativi sono naufragati sotto il diniego referendario in Francia prima, nei Paesi Bassi dopo. Il motivo della repulsa risiedeva nel fatto che l’attuale dirigenza liberal socialista aveva scritto costituzioni improntate a tali ideologie. Avrebbe voluto imporle, ma non ci riuscì.

Gli eurocrati misero quindi in atto una manovra strisciante: in carenza di una costituzione cui rifarsi, le corti di giustizia avrebbero sentenziato in accordo all’ideologia liberal socialista.

L’eurodirigenza e l’allora egemone asse francogermanico obbligarono il Regno Unito a scegliere la Brexit, essendo tetragone nelle loro idee, che avrebbero dovuto essere accettate con resa incondizionata: erano convinte di aver vinto la guerra per il potere.

La reazione al risultato del referendum inglese fu ben peggio di quella dell’amante che si sente tradita: fu la reazione della checca isteria. L’occlusione totale divenne parte del loro credo religioso.

Le trattative tra Regno Unito ed eurodirigenza fu improntata al concetto che con gli inglesi “eretici” nessuna delle ragioni da loro addotte avrebbe mai dovuto essere presa in considerazione: costi quello che costi. La rigidità mentale e politica di Mr Hollande, Mr Macron, Frau Merkel, Mr Tusk, Herr Schäuble, Herrr Oettinger e e Mr Juncker hanno precluso ogni possibile accordo dignitoso. Ma gli inglesi sono pur sempre quelli che vinsero a Trafalgar ed a Waterloo.

Tra una Brexit a condizioni imposte dagli eurocrati od una Brexit senza accordo alcuno, hard Brexit, la scelta diventava obbligata.

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Ma i tempi sono mutati rapidamente, e gran parte di queste mutazioni sono state indotte proprio dall’altera ottusità di questa eurodirigenza. La Weltanschauung identitaria sovranista è stata abbracciata da molte nazioni europee, l’asse francogermanico si è sfasciato: Francia e Germania hanno ancora ai loro vertici dei liberal ortodossi, quali Mr Macron e Frau Merkel, ma il loro peso politico è virtualmente nullo.

Dopo le prossime elezioni europee e dopo le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione Europea, sia il Consiglio Europeo sia l’europarlamento saranno profondamente differenti.

In quel tempo potrebbe essere molto verosimile che i colloqui con il Regno Unito riprendano, ma questa volta su base paritetica e con reciproco rispetto, quello che l’attuale eurodirigenza si è sempre ben guardata dall’osservare.

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Adesso, rotta tutta la cristalleria, la Germania inizia a razionalizzare quanto danno riceverà dall’hard Brexit, ed inizia a pigolare come un pulcino caduto dal nido.

«Industry leaders say the damage is “enormous,” but nothing like the “devastation” a no-deal Brexit would have»

Cercare di attuare le ideologie e le idee preconcette ha sempre un costo elevato: ma la Germania si è spinta all’orlo del suicidio.


Deutsche Welle. 2019-02-11. Hard Brexit risks 100,000 German jobs: report

A study has shown that Germany stands to lose the greatest number of jobs if Britain exits the EU without a deal. Some of the country’s well-known auto and tech hubs are likely to be the worst hit.

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A hard Brexit could cost more than 100,000 jobs in Germany, the Welt am Sonntag newspaper reported on Sunday, citing a study by the Leibniz Institute for Economic Research Halle (IWH) and the Martin Luther University Halle-Wittenberg.

The study, which looks at the effect of a hard Brexit down to individual districts and cities, showed that some of Germany’s well-known auto and technology hubs could face the maximum brunt.

“In no other country is the effect on total employment as great as in Germany,” Oliver Holtemöller, one of the authors of the study, told the newspaper.

Fears of Britain leaving the European Union without a deal have risen after the British Parliament rejected an exit deal reached between Prime Theresa May’s government and the European Union. Britain is slated to leave the 28-nation bloc on March 29.

Major importer

The United Kingdom was among the top five export destinations for German companies in 2017 and saw over €85 billion ($96 billion) worth of goods shipped from Germany, Europe’s largest economy and exporter.

The study only captures the jobs that would be lost because of a slump in exports resulting from, among other things, customs duties that would be levied by Britain on German exports in the event of a no-deal Brexit. Job losses resulting from other factors such as a fall in British investments in Germany are not reflected in the figures.

The study showed that a hard Brexit could affect more than 600,000 jobs globally, including 50,000 positions in France and 59,000 in China.

The Dutch government said on Saturday it had attracted millions of euros in Brexit-related investments last year. Some 42 companies or branch offices moved to the Netherlands in 2018 as a result of Brexit, accounting for 1,923 jobs and some €291 million ($330 million) in investments. It is wooing another 250 companies working out of Britain to move operations to the Netherlands.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel. Cresce il numero di quanti vorrebbero un cancelliere vero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-09.

2019-2-07__Merkel__001

«It is not enough that we do our best; sometimes we must do what is required» [ Winston Churchill]

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«Britain is suffering terribly from a weakness of political leadership and the whole of Europe is suffering along with her. In the entire UK, there appears not to be single political figure capable of organizing the withdrawal from the European Union in a sensible, rational manner»

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«However, the European Union doesn’t seem much better off with its current crop of political leaders»

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«Since the appearance of the “gilets jaunes” protests, French president Emanuel Macron, once so keen to depict himself as a model European, seems to have left the stage»

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«His grand political plans for Europe – a digital tax, a common euro-zone budget – have died a pathetic death. France has other more pressing worries right now»

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«Spain’s minority government is fighting for its life»

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«The nationalist populists in power in Italy and Poland care little for a united Europe»

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«For many years, Angela Merkel enjoyed great success as a crisis manager on the European stage, driving integration forward in the process. But all that has changed since the last German election, and the EU must now do without the German chancellor’s leadership»

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«In Brussels, the talk is of Merkel’s loss of authority»

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«The old Angela Merkel is sorely missed»

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«But the bloc is marching, eyes wide open and fully aware, straight into a crisis of historic proportions»

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«Europe will face a severe economic crisis.»

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Nell’Unione Europea sono ben pochi i governi che si basano su di un forte consenso popolare: Italia, Polonia, Ungheria.

Tutti i rimanenti sono coalizioni obbligate tra partiti con programmi divergenti, ovvero deboli governi di minoranza.

Tranne Mr Salvini, Mr Orbán e Mr Kaczyński, nessun altro capo di stato o di governo ha un’audience degna di tal nome, applaudita da una parte e maledetta dall’altra.

Nemmeno la potenza, vera o presunta, degli stati torna di aiuto: sotto Mr Macron e Frau Merkel Francia e Germania sono diventate lo spettro di ciò che erano in passato.

In Europa le loro voci quasi non si sentono più, e quando sono udite scatenano dileggio.

L’asse francogermanico che aveva retto l’Unione Europea per decenni è privo di idee ed accasciato come un barbone durante la sbornia.

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Quella che è stata l’élite dell’Unione, Mr Juncker, Mr Tusk, Mr Moscovici, Mr Oettinger si sono dimostrati essere personaggi levi e volatili: inconsistenti.

Intanto nei paesi dell’Unione Europea la quota di persone che vive in povertà è arrivata al 20%.

Ed a maggio si vota.


Handelsblatt. 2019-02-06. Merkel’s loss of authority spells trouble for the EU

The German chancellor has done little to deal with Brexit and Trump’s aggressive trade policies. At this critical juncture, her absence from the European stage is disastrous.

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Once upon a time there was a statesman who led Britain through the worst crisis in its history. A healthy pragmatism was among the many qualities which allowed Winston Churchill to accomplish this feat. He himself put it like this: “It is not enough that we do our best; sometimes we must do what is required.”

By doing so, Churchill put his country’s well-being above all else. For precisely this reason, Theresa May will never manage to step out of the shadow of her giant predecessor. Posterity will regard her, in comparison, as a mere pipsqueak. 

Britain is suffering terribly from a weakness of political leadership and the whole of Europe is suffering along with her. In the entire UK, there appears not to be single political figure capable of organizing the withdrawal from the European Union in a sensible, rational manner. Continental observers quite rightly bemoan the political incapacitation afflicting their island neighbor.

However, the European Union doesn’t seem much better off with its current crop of political leaders. Since the appearance of the “gilets jaunes” protests, French president Emanuel Macron, once so keen to depict himself as a model European, seems to have left the stage. His grand political plans for Europe – a digital tax, a common euro-zone budget – have died a pathetic death. France has other more pressing worries right now.  

The leaders of the EU’s other large members are not paying much attention to the organization either, because they cannot or because they do not want to. Spain’s minority government is fighting for its life. The nationalist populists in power in Italy and Poland care little for a united Europe. Among the major EU nations, that leaves only Germany.

Merkel’s diminished influence

For many years, Angela Merkel enjoyed great success as a crisis manager on the European stage, driving integration forward in the process. But all that has changed since the last German election, and the EU must now do without the German chancellor’s leadership.

There is palpable disappointment at her disappearance from the scene. In Brussels, the talk is of Merkel’s loss of authority. She has done little to address the Brexit problem, they say, and not much about Trump’s aggressive trade policies either. This is despite the fact that the German economy would be hard hit by a chaotic Brexit and new American tariffs.

The old Angela Merkel is sorely missed. It was she who ultimately steered the European ship through so many storms over the past few years. During the euro crisis, she pushed for the currency union to be equipped with new collective institutions: the European Stability Mechanism, designed to provide help for member states in financial difficulty, the European Central Bank’s regime of banking supervision, and the Single Resolution Mechanism, to deal with failing banks. She prevented Greece from being kicked out of the euro zone.

Lessons for Ms. May

To do so meant overcoming considerable political resistance at home. During her fraught coalition with the business-friendly Free Democrats, she was even prepared to reach out to the Social Democrats, then in opposition, in order to get things done. Theresa May could learn a lesson or two from that.

One of Merkel’s more memorable interventions came during the Ukraine crisis. The Minsk Accords she negotiated may not have brought peace to that country, but at least it stopped any further escalation of the conflict with Russia. The refugee crisis was an even greater triumph: The Chancellor personally shepherded the migration agreement with Turkey through, even while facing skepticism from many EU countries, including France. That agreement made a vital contribution to stopping the flow of refugees along the Balkan route.

If the European Union were in better shape, Merkel could be content with her achievements. But the bloc is marching, eyes wide open and fully aware, straight into a crisis of historic proportions. There have been no shortage of warnings about the drastic economic consequences of a chaotic Brexit. But precisely this is coming closer every day. Everyone looks on, apparently helpless, including Angela Merkel. But who else could lead Europe through this crisis, if not the leader of the group’s largest country?

Jean-Claude Juncker, president of the European Commission, cannot manage this alone. A king without a kingdom, his authority only stretches as far as the large member states will allow. They have made the Commission responsible for the two most dangerous challenges that the EU faces: Brexit and trade conflict with the US. If both go badly wrong – the worst case scenario – Europe will face a severe economic crisis.

In that case, many European governments may be tempted to use Brussels as a scapegoat. But that simply won’t work. Responsibility will fall back onto the larger member states – and their people will ask why their leaders were not able to prevent an all-too-predictable disaster.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Romania. Il semestre inizia con una litigata ai trogoli con i gerarchi EU.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-11.

Romania

Il semestre di presidenza rumena è iniziato senza che alcuno ne sottolineasse la caratteristica unica.

A maggio si terranno le elezioni europee: questa presidenza inizia quindi con in carica una Commissione Europea differente da quella che vi sarà a termine mandato, e che molto verosimilmente sarà ben differente come persone e come orientamenti politici.

Gli attuali gerarchi di Bruxelles odiano la Romania.

Romania, Approvata riforma giudiziaria avversata da EU e Mr Soros.

Romania. I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.

Romania. Riforma giudiziaria simile a quella polacca ed ungherese. Ira di Bruxelles.

Romania. Lo speaker Florin Iordache fa il gesto del dito ai gerarchi della EU, in europarlamento.

Europarlamento. Tempi grami per l’asse francogermanico. I numeri

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Con maggio sia Mr Juncker sia Mr Tusk spariranno dalla scena politica, cosa che agli amici rumeni non dovrebbe spiacere poi più di tanto. Di conseguenza, i loro discorsi minacciosi sono quelli di chi impugna una pistola scarica. Alle parole non potranno quindi seguire i fatti.

«European Commission president Jean-Claude Juncker said there cannot be any compromises on rule of law, human rights, and the fight against corruption. »

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«EU Council president Donald Tusk warned his hosts not to diverge from EU rules …. To those working hard to defend European values, our freedoms and rights, I say: keep fighting ….»

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«Its chairmanship comes at a sensitive time, amid Brexit, EU budget haggling, and the European Parliament elections in May.»

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«The EU has voiced concern after Bucharest fired its top anti-corruption prosecutor and pushed through a judicial overhaul, including plans to grant amnesty to politicians who had been sentenced for graft. »

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«Thursday’s prickly meeting highlighted thinking that Romania could join Hungary and Poland in an EU monitoring system on rule of law, which includes potential sanctions.»

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«But the head of the senate, Calin Popescu-Tariceanu told the EU audience that Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary, echoing Hungary and Poland’s line»

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Come di regola quando si argomenta sull’Unione Europea, i nomi di etichetta corrispondono ben poco al contenuto.

In primo luogo, prima di essere conservatori o progressisti, di sinistra o di destra, i rumeni sono rumeni. Settanta anni di dittatura comunista hanno compattato la nazione, almeno sui punti essenziali.

In secondo luogo, il partito socialdemocratico, che nell’europarlamento aderisce a S&D, il partito socialista europeo, è di un sovranismo che fa luce, solo per parlare del tema in oggetto. Un po’ meno sovranista il partito nazionale Liberal, che aderisce in Europa al partito popolare europeo.

Se è vero che con la fine degli anni ottanta il comunismo morì, con questo non morirono i comunisti, che formarono una potentissimo partito trasversale, finalizzato a consentir loro di vivere, ed anche bene. Uno stato nello stato.

«Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary»

In effetto, per i rumeni il concetto di ‘comunista‘ è alquanto mal definito, ma sicuramente comprende un buon numero di liberal vicini agli attuali burocrati di Bruxelles.

Si rivive in Romania quanto già visto in Ungheria ed in Polonia e quanto si sta vivendo oggi in Brasile: l’estromissione della componente liberal dai centri di potere e, quindi, anche dalla magistratura.

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Si stanno scontrando due Weltanschauung antitetiche: da una parte quella liberal socialista in devoluzione e dall’altra quella identitaria in crescita.

Non ci si illuda che le elezioni di maggio ribaltino la situazione attuale: sarà però sufficiente che ne restino alterati gli equilibri. Tutto ha bisogno dei propri tempi per arrivare a maturazione.


Eu Observer. 2019-06-11. EU and Romanian leaders quarrel at presidency launch

EU and Romanian leaders exchanged political warnings at the official launch ceremony of Romania’s six-month EU presidency in Bucharest on Thursday (11 January).

The barbed exchange arose amid concerns over the Romanian government’s plan to overhaul the judiciary.

EU Council president Donald Tusk warned his hosts not to diverge from EU rules.

“To those in the European Union who might think that playing outside the agreed rules and cutting corners means strength, I say: ‘You are wrong’,” Tusk told Romanian leaders and EU commissioners in Bucharest’s Athenaeum concert hall.

“It means weakness. To those working hard to defend European values, our freedoms and rights, I say: keep fighting,” Tusk said.

The stakes for the Romanian presidency were “nothing less than the way we envisage our European future together”, he added.

The EU council chief delivered his speech in Romanian, earning a standing ovation.

He also warned the against infighting in the Romanian political class.

“It depends only on you, whether, for Europe, Romanian politics will be a good example or a dire warning,” Tusk told his audience.

For his part, European Commission president Jean-Claude Juncker said there cannot be any compromises on rule of law, human rights, and the fight against corruption.

He spoke came as Romania takes over the EU’s rotating presidency for the first time since it joined the bloc in 2007.

Its chairmanship comes at a sensitive time, amid Brexit, EU budget haggling, and the European Parliament elections in May.

The EU has voiced concern after Bucharest fired its top anti-corruption prosecutor and pushed through a judicial overhaul, including plans to grant amnesty to politicians who had been sentenced for graft.

The Romanian government says it is tackling official abuses, but critics say the changes serve to protect corrupt politicians, such as Liviu Dragnea, the powerful head of the ruling PSD party, who is barred from holding office due to a past conviction for electoral fraud.

Thursday’s prickly meeting highlighted thinking that Romania could join Hungary and Poland in an EU monitoring system on rule of law, which includes potential sanctions.

It also spotlighted the infighting between the Romanian government, fronted by prime minister Viorica Dancila, and the Romanian president, Klaus Iohannis, from the opposition National Liberal party.

Dragnea, Romania’s de facto leader, did not make a speech at Thursday’s EU ceremony.

But the head of the senate, Calin Popescu-Tariceanu told the EU audience that Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary, echoing Hungary and Poland’s line.

“As a remnant of the communist past, some institutions and decision makers are still holding on to the unchecked power they have previously indulged in,” Popescu-Tariceanu said.

These “actors” have kept their old “habits” and claimed “the same unaccountability they collectively enjoyed before 1989,” he added, referring to the bloody revolution which brought down Nicolae Ceausescu, the country’s late communist dictator.

Popescu-Tariceanu said the EU had “misconceptions about Romanian public life”.

He also claimed the EU’s founding fathers had wanted a bloc “free from any form of dictate politics” and “bureaucratic arrogance” by EU institutions.

As he spoke, hundreds of people gathered outside the majestic Athenaeum hall to protest against government corruption.

They waved EU and Romanian flags in the cold and snowy Romanian capital, while inside an orchestra, composed of musicians from each of the EU’s 28 countries played Beethoven’s Ode to Joy – the EU anthem.