Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Tusk. Girandola di bilaterali per le nomine EU.

Giuseppe Sandro Mela.

209-05-11.

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«Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez»

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«Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras»

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«Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo»

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«Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante»

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«assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans»

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«Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte»

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«Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”»

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È significativo dei tempi come Mr Tusk si stia dando un gran da fare a contattare i paesi minori dell’Unione Euroepa.

Il Consiglio Europeo è fermamente intenzionato a non derogare al suo potere di nomina della Commissione Europea e del suo Presidente, ma in tale consesso contano anche gli stati di piccola popolazione.

Inizia però ad emergere sufficientemente chiara la tendenza a selezionare persone dotate di savoir-faire politico: sicuramente schierate politicamente ed ideologicamente, ma con una solida base di Realpolitik.

Poi, nei conciliaboli riservati, si può parlare a tutto campo per addivenire ad un accordo di reciproco gradimento.

Già questo potrebbe essere un gran bel risultato.

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Conoscendo il Movimento Cinque Stelle, nessuno si stupisca di come tratta e di come è trattato in Europa. Ma nessuno si dimentica la sua ‘apertura’ ai Gilets Jaunes, contatto diciamo pure non gradito da parte di molti.

Staremo a vedere, incuriositi, come e con chi si schiererà nel nuovo europarlamento.

Ma ciò non toglie che ci si debba ricordare come il M5S non sia l’Italia.


Ansa. 2019-05-11. Girandola di bilaterali per Tusk, si parla di nomine Ue

Con Tsipras e Rutte spuntano nuovi nomi per top job. Tajani: Italia isolata

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SIBIU (ROMANIA) – Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez. Secondo quanto spiegano fonti europee all’ANSA, tra gli argomenti discussi anche le nomine per i top job Ue.

Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras, che dalla sua parte ha la buona credenziale della storica pace raggiunta di recente con la Macedonia. Secondo i sondaggi, Tsipras e il suo partito, Syriza, si avviano verso la sconfitta alle prossime elezioni politiche che si terranno in autunno, e il premier potrebbe essere interessato a ottenere un incarico di primo piano in Europa.

Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo, e appare determinato a ritagliare per il suo Paese un posto di primo piano, anche approfittando del terreno perduto dall’Italia. Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante, assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans.

Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte. Fonti europee spiegano che se veramente volesse, l’incarico sarebbe suo, senza grandi difficoltà. Ma anche oggi, il primo ministro dei Paesi Bassi si è chiamato fuori. Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”.

“L’Italia è politicamente isolata, non trova sostegno da nessuna parte, forse perché troppi suoi ministri sono stati aggressivi e violenti nei confronti degli altri. Sono state fatte scelte scellerate, come quella di andare a fare accordi in Francia con i gilet gialli, questo mi pare che rechi danno all’immagine dell’Italia. Bisogna cambiare atteggiamento, ma non mi sembra che in questo momento l’Italia abbia possibilità di assumere incarichi di rilievo in Ue”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, rispondendo ad una domanda sulle nomine per i top job Ue, a margine del vertice di Sibiu. “L’unica possibilità – ha aggiunto Tajani – è quella della presidenza del Parlamento europeo. Se toccherà al Partito popolare europeo, io mi candiderò per guidare l’istituzione per i prossimi due anni e mezzo, ma questo dipende dal risultato elettorale”.

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Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

Summit Eu – China. Dichiarazioni di intenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

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Si è aperto il summit tra Mr Li, Mr Juncker e Mr Tusk.

Come si vede dalla fotografia, pur essendo Mr Juncker e Mr Tusk equiparati a capi di stato, la Cina era presente con il suo primo ministro: sbavatura sostanziale ai comuni protocolli diplomatici. Capi di stato ricevono capi di stato.

È uno dei modi cinesi per ricordare come stiano le cose.

Subito gli eventi lieti. Mr Juncker barcollava per gli evidenti segni della sciatica alcolica che lo affligge da anni, la voce era abburattata, ma questa volta però non ha urinato sulle parti della sala riunione. Ma c’è ancora tempo.

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Germany’s Manfred Weber warns of China ‘shopping spree’

«The European Union should prevent Chinese firms from going on a “shopping spree,” buying up strategic assets, a top contender for the European Commission presidency said Saturday.

Manfred Weber, the leader of the conservative European People’s Party (EPP), warned that the EU should not be naive in its approach to China.»

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EU seeks more assertive strategy with China

«The “distortive” effects of China’s economic policies and growing power top the agenda on the final day of the EU summit. Leaders are looking for ways to counter what they describe as a “systemic rival.

European leaders are set to sign off on a 10-point plan regarding relations with China at the EU summit Friday. 

In the face of China’s growing economic and political influence, Brussels is seeking a “more realistic” and “assertive” approach towards what the bloc describes as both a “partner” and a “systemic rival” due to China’s tightly controlled market.”

The strategy formulated by the EU includes:

– protection against “unfair practices of third countries and investments that threaten security or public order”

– a more “balanced and reciprocal economic relationship” including a reform of the World Trade Organization (WTO)

– addressing the “distortive effects of foreign state ownership and state financing”

– reciprocal access to public procurement markets

-strengthening cooperation on climate change and in international organizations».

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Con questi presupposti non si poteva attendere altro che dichiarazioni di intenti.

Poi, forse, potrebbe anche maturare qualcosa di più consistente, ma Mr Li sa bene come questa dirigenza europea stia volgendo a termine mandato.


Deutsche Welle. 2019-04-09. EU announces ‘breakthrough’ on trade with China

China has vowed at a summit with the EU not to make companies share intellectual property. The talks marked a significant shift for Beijing amid growing concerns about China’s influence in Europe.

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The European Union and China pledged to strengthen their trade relationship and work towards opening up China’s economy for foreign investors at a summit in Brussels on Tuesday.

The annual summit comes a month after the European Commission branded Beijing a “systemic rival” over what they said were unfair trade practices, and amid an ongoing US trade war with China.

The main takeaways from the summit:

In a seven-page joint declaration that was signed after last-minute negotiations, Brussels and Beijing agreed to the following changes:

– A commitment toward “broader” and “non-discriminatory” market access, in wording that the EU saw as a shift from China on opening up its economy.

– On surrendering intellectual property to gain access to China’s market, both sides agreed “there should not be a forced transfer of technology.”

– Increase efforts to strengthen international rules against state subsidies for industries.

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Equal treatment’ for European companies

Speaking after the summit in Brussels, Chinese Prime Minister Li Keqiang said that European companies will enjoy “equal treatment” in China.

“We will not treat EU companies, especially those registered in China, with discriminatory policy, including solely foreign-owned companies in China,” Li said. “And likewise Chinese companies should not be discriminated against in their operation in the European Union, he added.

European Council President Donald Tusk hailed China’s signing of the joint statement as a “breakthrough,” particularly Beijing’s commitment to strengthen rules against industrial subsidies.

“This is a breakthrough. For the first time China has agree to engage with Europe on this key WTO reform,” Tusk said.

Concerns over China’s influence

The EU has grown increasingly concerned about Chinese state-led companies buying key European assets, while the level of market openness is not reciprocated in China.

Politicians and businesses in the EU and the United States have criticized China for forcing foreign companies to hand over intellectual property in order to gain access to China’s economy — which is the second largest in the world.

Beijing has repeatedly pledged to open up its economy to foreign companies and investors, but critics say that China hasn’t done much to fulfill this promise.

As US President Donald Trump’s administration is currently embroiled in a trade war with China, Washington has also been pressuring Brussels to take steps against Beijing. Most notably, the US has urged the EU to ban Chinese tech giant Huawei over the company’s alleged ties to state security.

High stakes talks: The EU is China’s biggest trading partner, with two-way trade between the bloc and China worth around €575 billion ($648 billion) annually. The stakes were high for the EU as well, as China is the bloc’s second-biggest trading partner, coming in only after the US.

What happens next: Prime Minister Li will now head to Croatia for another European summit in Croatia on Thursday and Friday with the so-called 16+1 summit. The meeting grants central and eastern European states the chance to meet alone with Beijing, in a move that has garnered criticism from other European countries.

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Deutsche Welle. 2019-04-09. China to ‘further open’ its doors to Europe, PM Li says ahead of summit

China’s Li Keqiang has attempted to quell European skepticism towards China’s investment approach ahead of this week’s EU-China summit. Some fear projects like the Belt and Road initiative aim to bind countries to China.

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China is prepared to “further develop its cooperation” with Europe “to build an open world economy,” Chinese Prime Minister Li Keqiang said in an op-ed published in business daily Handelsblatt on Monday.

“China is ready to work with Europe to promote a mutual opening and a fair and equitable business environment for enhanced cooperation between firms on both sides,” Li said.

Li said China intends to “further develop its cooperation” with Europe over the maintenance of the Paris Climate Agreement and the Iran Nuclear Deal, the fight against terrorism and reforming the World Trade Organization (WTO).

China and the European Union are set to hold a summit on Tuesday on trade relations and global governance.

‘United and prosperous Europe’

Some Europeans worry that China is taking a “divide and conquer” approach to the EU. Those fears were enhanced by trade agreements struck with the 16 countries comprising the Central and Eastern European Cooperation (CEEC) last year and recent nonbinding agreements with some EU countries as part of China’s Belt and Road Initiative, an industrial investment project spearheaded by President Xi Jinping.

Read more: Can the new foreign investment law level the playing field in China?

But Li said the China-CEEC cooperation “is beneficial to balanced development within the EU, serves to bring unity to the EU and is a useful compliment to relations between China and Europe.”

“We strongly support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” Li added.

Fears over ‘New Silk Road’

China has made a strong push to expand their Belt and Road Initiative to Europe. In March, Italy became the first G7 country to join the scheme. Xi has also sought to recruit France for the initiative.

However, since its inception in 2013, the Belt and Road Initiative has drawn complaints that it racks up huge debts and leaves nations reliant on China. Some countries, such as Malaysia, have cancelled plans to join the project. Others are also critical of how China forces foreign businesses to relinquish trade secrets to do business within its borders. 

Germany’s Manfred Weber, who aims to succeed European Commission President Jean-Claude Juncker, has cautioned that the bloc should not be naive in its approach to China. He believes that the Belt and Road Initiative has “political motivation” to leave countries beholden to China. 

The European Commission has also recently labeled China a “systemic rival” and an economic competitor. Günther Oettinger, Germany’s EU commissioner, has even called for EU veto rights  over China’s attempts to commandeer European infrastructure projects. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria, Unione Europea

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-29.

Michelangelo Merisi da Caravaggio (1573–1610). Die Festnahme Christi (1598) - Il bacio di Giuda. Odessa Museum of Western and Eastern Art.

Questo era il titolo ed il relativo incipit del Financial Times, a suo tempo.

The right woman to be Europe’s chief prosecutor

«EU should resist Romanian demands and appoint Laura Codruta Kovesi.

A majority of EU governments, backed by the European Parliament’s main political parties, often speak up strongly in defence of judicial independence and the rule of law in their 28-nation club. Now it is time for them to put their words into action. The EU is in the process of appointing the first head of its newly established European Public Prosecutor’s Office. They should choose the person best qualified for the job. She is Laura Codruta Kovesi, a brave and distinguished prosecutor from Romania. There are several excellent arguments in favour of Ms Kovesi, not least of which is that Romania’s government, fast becoming a serial abuser of EU norms and values on the rule of law, fiercely opposes her appointment. Doubtless the two other candidates for the job, one each from France and Germany, would do it well. But neither has Ms Kovesi’s frontline experience of conducting a struggle, arduous and sometimes lonely, against deep-rooted political corruption in her homeland.»

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Di Mrs Laura Codruta Kövesi già ce ne occupammo.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

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Nonostante che gli stati membri abbiano dato a Mr Bohnert più del doppio dei voti dati a Mrs Kövesi, Mr Juncker e Mr Tusk non sanno darsi pace e requie. vogliono molto democraticamente imporla come capo della Procura Europea. Sono infatti sodali.

Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.

La Kövesi ha sposato la fazione giustizialista, ossia quella che ha usato il potere giudiziario per eliminare gli oppositori dell’élite dominante. E lo ha fatto molto bene, quasi eguagliando Andrej Januar’evič Vyšinskij.

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«Romania silences candidate to be EU’s first prosecutor»

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«Romanian authorities on Thursday indicted the leading candidate to become the first head of the European Prosecutor’s Office, Laura Codruta Kovesi. After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press»

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«After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press.»

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«Romanian magistrate Laura Codruta Kovesi, a hot favourite to become the EU’s first-ever top prosecutor, was indicted on corruption charges Thursday»

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«Kovesi received the news during a six-hour hearing in front of a special panel charged with investigating magistrates»

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«Kovesi would be forbidden from exercising her profession and would have to report regularly to police in Bucharest.»

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«she would not be allowed to leave the country»

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A questo punto sarà ben difficile che Mr Juncker e Mr Tusk possano imporre la Kövesi a capo della Procura Europea.

Passi che la volevano imporre contro le votazioni fatte in europarlamento, ma contro la volontà della Romania hanno morsicato la lastra di marmo.

È uno dei segni che i tempi sono cambiati. Intanto, Mrs Kövesi sta bevendo la pozione che aveva fatto trangugiare ad altri.


Eu Observer. 2019-03-29. Romania silences candidate to be EU’s first prosecutor

Romanian authorities on Thursday indicted the leading candidate to become the first head of the European Prosecutor’s Office, Laura Codruta Kovesi. After seven hours of questioning, she was also banned from leaving the country and speaking to the press. Romania’s social democrat-led government has long opposed her candidacy. As head of Romania’s National Anti-Corruption Directorate she had the social democrat leader Liviu Dragnea convicted of vote rigging in 2015 and corruption.

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France 24. 2019-03-29. Romania former anti-graft chief indicted

Romanian magistrate Laura Codruta Kovesi, a hot favourite to become the EU’s first-ever top prosecutor, was indicted on corruption charges Thursday, a judicial source told AFP, confirming local media reports.

Kovesi received the news during a six-hour hearing in front of a special panel charged with investigating magistrates.

Kovesi told reporters after the hearing that prosecutors had barred from publicly discussing the specifics of the case.

However, she said: “It’s a measure intended to silence me, to harass all of us in the judicial system who did our job.

“Probably some people are in such despair that I might get this job (of chief EU prosecutor) that I’m not allowed to speak to the media anymore.”

Kovesi became a household name as head of Romania’s National Anti-Corruption Directorate (DNA), which she led from 2013 to 2018 before being controversially removed at the government’s behest.

She was questioned in two different cases. In one she is accused of abuse of office, bribery and giving false testimony, charges she rejects.

A source told AFP that Kovesi would be forbidden from exercising her profession and would have to report regularly to police in Bucharest.

Local media reported she would not be allowed to leave the country.

Kovesi is expected to challenge these measures in court but they will complicate her candidacy for head of the new European Prosecutor’s Office.

The former anti-graft chief has been locked in an escalating battle with Romania’s leftwing government in the last few years.

The rows have overshadowed Romania’s first-ever term as president of the European Union, with the government in Bucharest making clear its opposition to Kovesi taking the job in Brussels.

During her time as head of the DNA, hundreds of elected officials were convicted of corruption offences, earning her the enmity of many in Romania’s political class and criticism that she had overstepped her mandate.

Many Romanians retain a positive view of her as a symbol of the fight to rid the country of endemic corruption.

Bucharest has sought to dissuade other EU countries from appointing the 45-year-old to lead the European prosecutor’s office, meant to be in place by the end of 2020.

MEPs defied Bucharest and threw their support behind the Romanian magistrate, but member states have backed Kovesi’s French rival Jean-Francois Bohnert.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Hard Brexit metterebbe a rischio oltre 100,000 posti di lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-13.

Minosse & Macron

Chiunque abbia vissuto dall’interno le trattative tra Regno Unito ed Unione Europea, sia prima sia dopo il referendum sulla Brexit, dura molta fatica a capire di cosa stiano parlando i media e molti politici.

Una cosa sono gli attori che recitano sul palcoscenico, ed un’altra l’autore che scrive il copione.

Fin dal suo ingresso nell’Unione Europea, il Regno Unito mai aveva accettato la deriva imposta dall’eurodirigenza verso la formazione de facto degli Stati Uniti di Europa, da loro gestita in modo autocratico.

Si scontrava la visione di un’Europa delle nazioni sovrane ma collegate in modo concorde sul piano economico con quella di un’Unione Europea monolitica con leggi, norme e regolamenti a tutti comuni per ogni qualsiasi aspetto possibile della vita.

Il Regno Unito aveva ampiamente dimostrato la propria insofferenza specialmente al sensibile aspetto della gestione delle corti di giustizia europee. Infatti, mentre negli stati continentali sono in uso dei codici, nel Regno Unito vice il common law, ossia le sentenze dei tribunali costituiscono corpo giuridico. Il Regno Unito mai avrebbe potuto tollerare che le sentenze delle corti di giustizia europee potessero avere effetto immediato sul loro territorio.

Non solo.

L’Unione Europea non si è saputa dotare di una costituzione: due tentativi sono naufragati sotto il diniego referendario in Francia prima, nei Paesi Bassi dopo. Il motivo della repulsa risiedeva nel fatto che l’attuale dirigenza liberal socialista aveva scritto costituzioni improntate a tali ideologie. Avrebbe voluto imporle, ma non ci riuscì.

Gli eurocrati misero quindi in atto una manovra strisciante: in carenza di una costituzione cui rifarsi, le corti di giustizia avrebbero sentenziato in accordo all’ideologia liberal socialista.

L’eurodirigenza e l’allora egemone asse francogermanico obbligarono il Regno Unito a scegliere la Brexit, essendo tetragone nelle loro idee, che avrebbero dovuto essere accettate con resa incondizionata: erano convinte di aver vinto la guerra per il potere.

La reazione al risultato del referendum inglese fu ben peggio di quella dell’amante che si sente tradita: fu la reazione della checca isteria. L’occlusione totale divenne parte del loro credo religioso.

Le trattative tra Regno Unito ed eurodirigenza fu improntata al concetto che con gli inglesi “eretici” nessuna delle ragioni da loro addotte avrebbe mai dovuto essere presa in considerazione: costi quello che costi. La rigidità mentale e politica di Mr Hollande, Mr Macron, Frau Merkel, Mr Tusk, Herr Schäuble, Herrr Oettinger e e Mr Juncker hanno precluso ogni possibile accordo dignitoso. Ma gli inglesi sono pur sempre quelli che vinsero a Trafalgar ed a Waterloo.

Tra una Brexit a condizioni imposte dagli eurocrati od una Brexit senza accordo alcuno, hard Brexit, la scelta diventava obbligata.

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Ma i tempi sono mutati rapidamente, e gran parte di queste mutazioni sono state indotte proprio dall’altera ottusità di questa eurodirigenza. La Weltanschauung identitaria sovranista è stata abbracciata da molte nazioni europee, l’asse francogermanico si è sfasciato: Francia e Germania hanno ancora ai loro vertici dei liberal ortodossi, quali Mr Macron e Frau Merkel, ma il loro peso politico è virtualmente nullo.

Dopo le prossime elezioni europee e dopo le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione Europea, sia il Consiglio Europeo sia l’europarlamento saranno profondamente differenti.

In quel tempo potrebbe essere molto verosimile che i colloqui con il Regno Unito riprendano, ma questa volta su base paritetica e con reciproco rispetto, quello che l’attuale eurodirigenza si è sempre ben guardata dall’osservare.

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Adesso, rotta tutta la cristalleria, la Germania inizia a razionalizzare quanto danno riceverà dall’hard Brexit, ed inizia a pigolare come un pulcino caduto dal nido.

«Industry leaders say the damage is “enormous,” but nothing like the “devastation” a no-deal Brexit would have»

Cercare di attuare le ideologie e le idee preconcette ha sempre un costo elevato: ma la Germania si è spinta all’orlo del suicidio.


Deutsche Welle. 2019-02-11. Hard Brexit risks 100,000 German jobs: report

A study has shown that Germany stands to lose the greatest number of jobs if Britain exits the EU without a deal. Some of the country’s well-known auto and tech hubs are likely to be the worst hit.

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A hard Brexit could cost more than 100,000 jobs in Germany, the Welt am Sonntag newspaper reported on Sunday, citing a study by the Leibniz Institute for Economic Research Halle (IWH) and the Martin Luther University Halle-Wittenberg.

The study, which looks at the effect of a hard Brexit down to individual districts and cities, showed that some of Germany’s well-known auto and technology hubs could face the maximum brunt.

“In no other country is the effect on total employment as great as in Germany,” Oliver Holtemöller, one of the authors of the study, told the newspaper.

Fears of Britain leaving the European Union without a deal have risen after the British Parliament rejected an exit deal reached between Prime Theresa May’s government and the European Union. Britain is slated to leave the 28-nation bloc on March 29.

Major importer

The United Kingdom was among the top five export destinations for German companies in 2017 and saw over €85 billion ($96 billion) worth of goods shipped from Germany, Europe’s largest economy and exporter.

The study only captures the jobs that would be lost because of a slump in exports resulting from, among other things, customs duties that would be levied by Britain on German exports in the event of a no-deal Brexit. Job losses resulting from other factors such as a fall in British investments in Germany are not reflected in the figures.

The study showed that a hard Brexit could affect more than 600,000 jobs globally, including 50,000 positions in France and 59,000 in China.

The Dutch government said on Saturday it had attracted millions of euros in Brexit-related investments last year. Some 42 companies or branch offices moved to the Netherlands in 2018 as a result of Brexit, accounting for 1,923 jobs and some €291 million ($330 million) in investments. It is wooing another 250 companies working out of Britain to move operations to the Netherlands.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel. Cresce il numero di quanti vorrebbero un cancelliere vero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-09.

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«It is not enough that we do our best; sometimes we must do what is required» [ Winston Churchill]

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«Britain is suffering terribly from a weakness of political leadership and the whole of Europe is suffering along with her. In the entire UK, there appears not to be single political figure capable of organizing the withdrawal from the European Union in a sensible, rational manner»

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«However, the European Union doesn’t seem much better off with its current crop of political leaders»

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«Since the appearance of the “gilets jaunes” protests, French president Emanuel Macron, once so keen to depict himself as a model European, seems to have left the stage»

*

«His grand political plans for Europe – a digital tax, a common euro-zone budget – have died a pathetic death. France has other more pressing worries right now»

*

«Spain’s minority government is fighting for its life»

*

«The nationalist populists in power in Italy and Poland care little for a united Europe»

*

«For many years, Angela Merkel enjoyed great success as a crisis manager on the European stage, driving integration forward in the process. But all that has changed since the last German election, and the EU must now do without the German chancellor’s leadership»

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«In Brussels, the talk is of Merkel’s loss of authority»

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«The old Angela Merkel is sorely missed»

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«But the bloc is marching, eyes wide open and fully aware, straight into a crisis of historic proportions»

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«Europe will face a severe economic crisis.»

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Nell’Unione Europea sono ben pochi i governi che si basano su di un forte consenso popolare: Italia, Polonia, Ungheria.

Tutti i rimanenti sono coalizioni obbligate tra partiti con programmi divergenti, ovvero deboli governi di minoranza.

Tranne Mr Salvini, Mr Orbán e Mr Kaczyński, nessun altro capo di stato o di governo ha un’audience degna di tal nome, applaudita da una parte e maledetta dall’altra.

Nemmeno la potenza, vera o presunta, degli stati torna di aiuto: sotto Mr Macron e Frau Merkel Francia e Germania sono diventate lo spettro di ciò che erano in passato.

In Europa le loro voci quasi non si sentono più, e quando sono udite scatenano dileggio.

L’asse francogermanico che aveva retto l’Unione Europea per decenni è privo di idee ed accasciato come un barbone durante la sbornia.

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Quella che è stata l’élite dell’Unione, Mr Juncker, Mr Tusk, Mr Moscovici, Mr Oettinger si sono dimostrati essere personaggi levi e volatili: inconsistenti.

Intanto nei paesi dell’Unione Europea la quota di persone che vive in povertà è arrivata al 20%.

Ed a maggio si vota.


Handelsblatt. 2019-02-06. Merkel’s loss of authority spells trouble for the EU

The German chancellor has done little to deal with Brexit and Trump’s aggressive trade policies. At this critical juncture, her absence from the European stage is disastrous.

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Once upon a time there was a statesman who led Britain through the worst crisis in its history. A healthy pragmatism was among the many qualities which allowed Winston Churchill to accomplish this feat. He himself put it like this: “It is not enough that we do our best; sometimes we must do what is required.”

By doing so, Churchill put his country’s well-being above all else. For precisely this reason, Theresa May will never manage to step out of the shadow of her giant predecessor. Posterity will regard her, in comparison, as a mere pipsqueak. 

Britain is suffering terribly from a weakness of political leadership and the whole of Europe is suffering along with her. In the entire UK, there appears not to be single political figure capable of organizing the withdrawal from the European Union in a sensible, rational manner. Continental observers quite rightly bemoan the political incapacitation afflicting their island neighbor.

However, the European Union doesn’t seem much better off with its current crop of political leaders. Since the appearance of the “gilets jaunes” protests, French president Emanuel Macron, once so keen to depict himself as a model European, seems to have left the stage. His grand political plans for Europe – a digital tax, a common euro-zone budget – have died a pathetic death. France has other more pressing worries right now.  

The leaders of the EU’s other large members are not paying much attention to the organization either, because they cannot or because they do not want to. Spain’s minority government is fighting for its life. The nationalist populists in power in Italy and Poland care little for a united Europe. Among the major EU nations, that leaves only Germany.

Merkel’s diminished influence

For many years, Angela Merkel enjoyed great success as a crisis manager on the European stage, driving integration forward in the process. But all that has changed since the last German election, and the EU must now do without the German chancellor’s leadership.

There is palpable disappointment at her disappearance from the scene. In Brussels, the talk is of Merkel’s loss of authority. She has done little to address the Brexit problem, they say, and not much about Trump’s aggressive trade policies either. This is despite the fact that the German economy would be hard hit by a chaotic Brexit and new American tariffs.

The old Angela Merkel is sorely missed. It was she who ultimately steered the European ship through so many storms over the past few years. During the euro crisis, she pushed for the currency union to be equipped with new collective institutions: the European Stability Mechanism, designed to provide help for member states in financial difficulty, the European Central Bank’s regime of banking supervision, and the Single Resolution Mechanism, to deal with failing banks. She prevented Greece from being kicked out of the euro zone.

Lessons for Ms. May

To do so meant overcoming considerable political resistance at home. During her fraught coalition with the business-friendly Free Democrats, she was even prepared to reach out to the Social Democrats, then in opposition, in order to get things done. Theresa May could learn a lesson or two from that.

One of Merkel’s more memorable interventions came during the Ukraine crisis. The Minsk Accords she negotiated may not have brought peace to that country, but at least it stopped any further escalation of the conflict with Russia. The refugee crisis was an even greater triumph: The Chancellor personally shepherded the migration agreement with Turkey through, even while facing skepticism from many EU countries, including France. That agreement made a vital contribution to stopping the flow of refugees along the Balkan route.

If the European Union were in better shape, Merkel could be content with her achievements. But the bloc is marching, eyes wide open and fully aware, straight into a crisis of historic proportions. There have been no shortage of warnings about the drastic economic consequences of a chaotic Brexit. But precisely this is coming closer every day. Everyone looks on, apparently helpless, including Angela Merkel. But who else could lead Europe through this crisis, if not the leader of the group’s largest country?

Jean-Claude Juncker, president of the European Commission, cannot manage this alone. A king without a kingdom, his authority only stretches as far as the large member states will allow. They have made the Commission responsible for the two most dangerous challenges that the EU faces: Brexit and trade conflict with the US. If both go badly wrong – the worst case scenario – Europe will face a severe economic crisis.

In that case, many European governments may be tempted to use Brussels as a scapegoat. But that simply won’t work. Responsibility will fall back onto the larger member states – and their people will ask why their leaders were not able to prevent an all-too-predictable disaster.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Romania. Il semestre inizia con una litigata ai trogoli con i gerarchi EU.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-11.

Romania

Il semestre di presidenza rumena è iniziato senza che alcuno ne sottolineasse la caratteristica unica.

A maggio si terranno le elezioni europee: questa presidenza inizia quindi con in carica una Commissione Europea differente da quella che vi sarà a termine mandato, e che molto verosimilmente sarà ben differente come persone e come orientamenti politici.

Gli attuali gerarchi di Bruxelles odiano la Romania.

Romania, Approvata riforma giudiziaria avversata da EU e Mr Soros.

Romania. I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.

Romania. Riforma giudiziaria simile a quella polacca ed ungherese. Ira di Bruxelles.

Romania. Lo speaker Florin Iordache fa il gesto del dito ai gerarchi della EU, in europarlamento.

Europarlamento. Tempi grami per l’asse francogermanico. I numeri

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Con maggio sia Mr Juncker sia Mr Tusk spariranno dalla scena politica, cosa che agli amici rumeni non dovrebbe spiacere poi più di tanto. Di conseguenza, i loro discorsi minacciosi sono quelli di chi impugna una pistola scarica. Alle parole non potranno quindi seguire i fatti.

«European Commission president Jean-Claude Juncker said there cannot be any compromises on rule of law, human rights, and the fight against corruption. »

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«EU Council president Donald Tusk warned his hosts not to diverge from EU rules …. To those working hard to defend European values, our freedoms and rights, I say: keep fighting ….»

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«Its chairmanship comes at a sensitive time, amid Brexit, EU budget haggling, and the European Parliament elections in May.»

*

«The EU has voiced concern after Bucharest fired its top anti-corruption prosecutor and pushed through a judicial overhaul, including plans to grant amnesty to politicians who had been sentenced for graft. »

*

«Thursday’s prickly meeting highlighted thinking that Romania could join Hungary and Poland in an EU monitoring system on rule of law, which includes potential sanctions.»

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«But the head of the senate, Calin Popescu-Tariceanu told the EU audience that Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary, echoing Hungary and Poland’s line»

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Come di regola quando si argomenta sull’Unione Europea, i nomi di etichetta corrispondono ben poco al contenuto.

In primo luogo, prima di essere conservatori o progressisti, di sinistra o di destra, i rumeni sono rumeni. Settanta anni di dittatura comunista hanno compattato la nazione, almeno sui punti essenziali.

In secondo luogo, il partito socialdemocratico, che nell’europarlamento aderisce a S&D, il partito socialista europeo, è di un sovranismo che fa luce, solo per parlare del tema in oggetto. Un po’ meno sovranista il partito nazionale Liberal, che aderisce in Europa al partito popolare europeo.

Se è vero che con la fine degli anni ottanta il comunismo morì, con questo non morirono i comunisti, che formarono una potentissimo partito trasversale, finalizzato a consentir loro di vivere, ed anche bene. Uno stato nello stato.

«Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary»

In effetto, per i rumeni il concetto di ‘comunista‘ è alquanto mal definito, ma sicuramente comprende un buon numero di liberal vicini agli attuali burocrati di Bruxelles.

Si rivive in Romania quanto già visto in Ungheria ed in Polonia e quanto si sta vivendo oggi in Brasile: l’estromissione della componente liberal dai centri di potere e, quindi, anche dalla magistratura.

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Si stanno scontrando due Weltanschauung antitetiche: da una parte quella liberal socialista in devoluzione e dall’altra quella identitaria in crescita.

Non ci si illuda che le elezioni di maggio ribaltino la situazione attuale: sarà però sufficiente che ne restino alterati gli equilibri. Tutto ha bisogno dei propri tempi per arrivare a maturazione.


Eu Observer. 2019-06-11. EU and Romanian leaders quarrel at presidency launch

EU and Romanian leaders exchanged political warnings at the official launch ceremony of Romania’s six-month EU presidency in Bucharest on Thursday (11 January).

The barbed exchange arose amid concerns over the Romanian government’s plan to overhaul the judiciary.

EU Council president Donald Tusk warned his hosts not to diverge from EU rules.

“To those in the European Union who might think that playing outside the agreed rules and cutting corners means strength, I say: ‘You are wrong’,” Tusk told Romanian leaders and EU commissioners in Bucharest’s Athenaeum concert hall.

“It means weakness. To those working hard to defend European values, our freedoms and rights, I say: keep fighting,” Tusk said.

The stakes for the Romanian presidency were “nothing less than the way we envisage our European future together”, he added.

The EU council chief delivered his speech in Romanian, earning a standing ovation.

He also warned the against infighting in the Romanian political class.

“It depends only on you, whether, for Europe, Romanian politics will be a good example or a dire warning,” Tusk told his audience.

For his part, European Commission president Jean-Claude Juncker said there cannot be any compromises on rule of law, human rights, and the fight against corruption.

He spoke came as Romania takes over the EU’s rotating presidency for the first time since it joined the bloc in 2007.

Its chairmanship comes at a sensitive time, amid Brexit, EU budget haggling, and the European Parliament elections in May.

The EU has voiced concern after Bucharest fired its top anti-corruption prosecutor and pushed through a judicial overhaul, including plans to grant amnesty to politicians who had been sentenced for graft.

The Romanian government says it is tackling official abuses, but critics say the changes serve to protect corrupt politicians, such as Liviu Dragnea, the powerful head of the ruling PSD party, who is barred from holding office due to a past conviction for electoral fraud.

Thursday’s prickly meeting highlighted thinking that Romania could join Hungary and Poland in an EU monitoring system on rule of law, which includes potential sanctions.

It also spotlighted the infighting between the Romanian government, fronted by prime minister Viorica Dancila, and the Romanian president, Klaus Iohannis, from the opposition National Liberal party.

Dragnea, Romania’s de facto leader, did not make a speech at Thursday’s EU ceremony.

But the head of the senate, Calin Popescu-Tariceanu told the EU audience that Romania’s judicial reforms were needed to purge old communist elements in the judiciary, echoing Hungary and Poland’s line.

“As a remnant of the communist past, some institutions and decision makers are still holding on to the unchecked power they have previously indulged in,” Popescu-Tariceanu said.

These “actors” have kept their old “habits” and claimed “the same unaccountability they collectively enjoyed before 1989,” he added, referring to the bloody revolution which brought down Nicolae Ceausescu, the country’s late communist dictator.

Popescu-Tariceanu said the EU had “misconceptions about Romanian public life”.

He also claimed the EU’s founding fathers had wanted a bloc “free from any form of dictate politics” and “bureaucratic arrogance” by EU institutions.

As he spoke, hundreds of people gathered outside the majestic Athenaeum hall to protest against government corruption.

They waved EU and Romanian flags in the cold and snowy Romanian capital, while inside an orchestra, composed of musicians from each of the EU’s 28 countries played Beethoven’s Ode to Joy – the EU anthem.

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Salvini. ‘EU Commission President Jean-Claude Juncker had ruined Europe and our country’

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-09.

2018-10-05__Piepoli__001

La cosa strana è che molti si domandino per quale motivo la Lega e Mr Salvini volino nei sondaggi di propensione al voto.

Parlano come mangiano, e dicono cose vere, sentite dalla gente comune, quella poi che paga le tasse e che infine va a votare.

«The EU said yes to (past) budgets that impoverished Italy and made its situation precarious.»

*

«So I don’t get up in the morning thinking about the judgment that people like Juncker and (EU Economic Affairs Commissioner Pierre) Moscovici, who have ruined Europe and Italy, have of the government and of Italy»

*

«I talk to sober people»

*

«I talk to sober people who don’t make comparisons that aren’t here nor there»

*

«He should drink two glasses of water before opening his mouth, and stop spreading non-existent threats, …. Or we’ll ask him for damages.»

*

«EU Economic Affairs Commissioner Pierre Moscovici angered politicians in Rome when he said “The Italians have… chosen a resolutely euroskeptic and xenophobic government that, on issues of migration and budget, is trying to get out of its European obligations.”»

*

«Elections to the European Parliament are due to be held next May with anti-EU sentiment running high in Italy, Hungary, Poland and with Marine Le Pen’s Rassemblement National, or National Rally, the new name for the Front National in France.»

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Sarà ben difficile che una manciata di miliardi mandi in rovina l’Unione Europea e l’Italia.

Mr Juncker, Mr Tusk, Mr Moscovici sembrerebbero aver capito molto male l’aria che tira.

Nessuno ha qualcosa contro il concetto di Europa Unita, anche se la situazione attuale necessita doverosi aggiornamenti.

La gente è inferocita contro le persone fisiche di Mr Juncker, Mr Tusk, Mr Moscovici, che molto propriamente il ministro inglese Mr Hunt ha definito agire esattamente come la vecchia Unione Sovietica.

A maggio finalmente si voterà per il rinnovo dell’europarlamento e quel trio, unitamente si loro sodali, se ne dovranno andare via, a capo basso.

«An alternative to the EU exists and we are building it!»


Deutsche Welle. 2018-10-05. Italy’s Matteo Salvini: EU has ‘ruined our country’

Deputy premier Matteo Salvini has suggested EU Commission President Jean-Claude Juncker had “ruined Europe and our country.” Disputes over Italy’s budget with the EU come ahead of next year’s EU elections.

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The far-right, Euroskeptic head of Italy’s League party appeared to strengthen his line against EU opposition to Italy’s tax-cutting budget on Friday.

Speaking at an agricultural trade fair in Rome, Deputy Prime Minister and Interior Minister Matteo Salvini said: “The EU said yes to (past) budgets that impoverished Italy and made its situation precarious.”

“So I don’t get up in the morning thinking about the judgment that people like Juncker and (EU Economic Affairs Commissioner Pierre) Moscovici, who have ruined Europe and Italy, have of the government and of Italy,” Salvini added.

‘I talk to sober people’

On Tuesday, Salvini had threatened to seek damages from Juncker for scaring off investors by attacking Rome’s budget plans, amid some thinly veiled personal remarks levelled at the president.

When asked by broadcaster La7 about Juncker’s suggestion Italy might pose a Greece-like threat to the euro, Salvini replied: “I talk to sober people who don’t make comparisons that aren’t here nor there.” 

“He should drink two glasses of water before opening his mouth, and stop spreading non-existent threats,” Salvini continued. “Or we’ll ask him for damages.”

Speaking in Germany on Monday, Juncker had said: “We have to do everything to avoid a new Greek or rather an Italian crisis this time. One crisis was enough.” The Commission president added there should be no “special treatment” for what he called Rome’s budget indiscipline. Italy has the second biggest public debt in the EU, currently at 131 percent of GDP. Only Greece’s debt is larger.

Italy backs off, a little

Juncker’s words were echoed by eurozone finance ministers at a Eurogroup meeting who cautioned against Italy’s budget plans.

EU Economic Affairs Commissioner Pierre Moscovici angered politicians in Rome when he said “The Italians have… chosen a resolutely euroskeptic and xenophobic government that, on issues of migration and budget, is trying to get out of its European obligations.”

On Wednesday, Italian Economy Minister Giovanni Tria appeared to back off the coalition government’s plans by saying he expected the debt-to-GDP ratio to fall, thanks to higher growth. Instead of a public sector deficit of around 2.4 percent of GDP announced last week, Tria said deficits of 2.1 percent for 2020 and 1.8 percent in 2021 were envisaged.

Looking ahead to EU elections

Elections to the European Parliament are due to be held next May with anti-EU sentiment running high in Italy, Hungary, Poland and with Marine Le Pen’s Rassemblement National, or National Rally, the new name for the Front National in France.

Salvini is due to meet with Le Pen in Rome next week.

“I will be in Rome with Matteo Salvini on Monday on the invitation of the Unione Generale del Lavoro to talk about economic growth and social prospects in a Europe of nations,” Le Pen said via Twitter. “An alternative to the EU exists and we are building it!”

The Italian deputy premier agreed, saying on Friday: “We are trying to change this Europe from the inside and we hope that the May European elections will give us a hand. If not, things will be very difficult.”

Salvini is also set to make his second visit to Moscow since taking office, this time to meet Italian entrepreneurs trying to work round what he called on his Facebook page: “the folly of sanctions.”

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Summit di Salzburg. Il discorso di Mr Tusk.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-20.

Salzburg 001

Mr Donald Tusk presiede il Consiglio Europeo: una carica che dovrebbe conferire autorevolezza, non certo rappresentata dall’attuale suo presidente.

Anche se l’italiano imbarbarito ne ha alterato in parte il significato, il termine “autorevolezza” è disgiunto dalla concreta possibilità di esercizio di un qualche potere. È autorevole chi è sentito con attento interesse perché afferma cose vere ed interpretazioni coerenti.

Ma l’autorevolezza non è legata alla carica ricoperta, bensì alla persona che la ricopre.

Mr Donald Tusk è un polacco. È stato per quasi nove anni leader di Piattaforma Civica, formazione politica sostanzialmente liberal socialista, e dal 16 novembre 2007 al 22 settembre 2014 è stato primo ministro polacco. In accordo con l’ideologia che professa, Mr Tusk avrebbe voluto vedere gli Stati Uniti di Europa a governo liberal e socialista, e durante il suo mandato ha fatto il possibile per trascinare una sempre più riluttante Polonia su tale linea.

Il 1° dicembre 2014 abbandonò la Polonia per assumere la carica di Presidente del Consiglio Europeo, carica utilizzata per opporsi al Governo polacco legittimamente eletto in ogni modo e maniera.

Infatti, alle elezioni del 2015 il Partito Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczyńsk vinse in modo plebiscitario le elezioni, ottenendo 235 / 460 deputati e 61 / 100 senatori.

Il suo mandato biennale fu rinnovato il 9 marzo 2017: fatto questo altamente traumatico, perché la Polonia, alla quale sarebbe dovuto spettare l’indicare il nome del Presidente che le sarebbe toccato per regolamento, fu conculcata  ed ignorata. Frau Merkel impose con atto di forza la prosecuzione del fedelissimo Mr Tusk in spregio al Governo polacco. Questo infatti è un Governo ‘sovranista‘ e, per di più, cattolico.

Da allora i polacchi considerano Mr Tusk un traditore della Patria.

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Ma anche i paesi del Visegrad e taluni stati baltici, per non parlare poi dell’Italia con il suo attuale Governo, ha di Mr Tusk un concetto che decenza imporrebbe di non riportare in questa sede. I traditori servono prima e quando tradiscono: dopo sono inisi anche a quanti siano stati utili. Chi ha tradito una volta tradirà anche la seconda.

Molte cose sono successe sotto la presidenza Tusk. A partire dal Brexit, al crollo del partito socialista francese, al 24 settembre dello scorso anno in Germania, per finire poi con il 4 marzo e la formazione di un nuovo Governo in Italia. Da non trascurarsi poi l’elezione di Mr Trump alla Presidenza americana.

Sarebbero stati tutti problemi facilmente risolvibili senza la altera superbia mostrata da Mr Juncker e da Mr Tusk, sorretti da una Francia e da una Germania presuntuosamente altezzose, almeno fino alla loro sconfitta nelle elezioni.

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Al momento, un Macron con il 69% di tasso di esecrabilità, ed un governo che perde ministri ogni giorno che passa, ed una Frau Merkel già ridimensionata ma in attesa del colpo di grazia con le elezioni in Hessen ed in Baviera, sono politicamente ininfluenti nel quadro europeo.

Il Consiglio Europeo è sostanzialmente diviso su tutto.

Poi, tutti stanno semplicemente facendo melina in attesa che si chiariscano i risultati elettorali dei prossimi quaranta giorni e, soprattutto, quelli per il rinnovo del parlamento europeo, che dovrebbe vedere i sovranisti salire attorno al 30%, unitamente al frazionamento del partito popolare ed al ridimensionamento di quello socialista.

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Sei mesi ed il quadro politico europeo sarà mutato.

«the UK’s proposals will need to be reworked and further negotiated. Today there is perhaps more hope, but there is surely less and less time. Therefore, every day that is left, we must use for talks. I would like to finalise them still this autumn»

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«Mostly because we have been focused on external border control and cooperation with third countries, which has brought down the number of irregular migrants from almost 2 million in 2015 to fewer than 100.000 this year»

*

«So, instead of taking political advantage of the situation, we should focus on what works and just get on with it»

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«We can no longer be divided into those who want to solve the problem of illegal migrant flows, and those who want to use it for political gain»

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Conscio che la sua fazione perderà le elezioni e che l’attuale eurodirigenza sia destinata a scomparire, Mt Tusk propone semplicemente che i sovranisti recedano dal loro pensato e dal loro agire: vorrebbe che rinnegassero sé stessi.

Sarebbe cosa ben troppo comoda, Mr Tusk!

Non solo. Ma sarebbe anche da mettere sui piatti della bilancia che la gente ha memoria ottima, e ben si ricorda come Ella ed i suoi sodali trattavano quando si ritenevano sicuri del potere che avevano.


Consiglio Europeo. 2018-09-19. Remarks by President Donald Tusk ahead of the informal Salzburg summit

The Brexit negotiations are entering their decisive phase. Various scenarios are still possible today, but I would like to stress that some of Prime Minister May’s proposals from Chequers indicate a positive evolution in the UK’s approach as well as a will to minimise the negative effects of Brexit. By this I mean, among other things, the readiness to cooperate closely in the area of security and foreign policy. On other issues, such as the Irish question, or the framework for economic cooperation, the UK’s proposals will need to be reworked and further negotiated. Today there is perhaps more hope, but there is surely less and less time. Therefore, every day that is left, we must use for talks. I would like to finalise them still this autumn. This is why, at tomorrow’s meeting of the twenty-seven, I will propose calling an additional summit around mid-November.

This evening I will call on leaders to stop the migration blame game. Despite the aggressive rhetoric, things are moving in the right direction. Mostly because we have been focused on external border control and cooperation with third countries, which has brought down the number of irregular migrants from almost 2 million in 2015 to fewer than 100.000 this year. In fact, this is less than in the years before the migration crisis. So, instead of taking political advantage of the situation, we should focus on what works and just get on with it. We can no longer be divided into those who want to solve the problem of illegal migrant flows, and those who want to use it for political gain.

Tonight, I will ask for support for our efforts to intensify cooperation with North African countries and the idea of calling an EU-League of Arab States summit in Egypt in February next year.


Corriere. 2018-09-20. Migranti, Tusk accusa i sovranisti: «Usate la crisi per giochi politici»

Vertice europeo, la replica di Conte: falso. May sulla Brexit: tocca all’Unione evolvere.

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Resta difficile concordare soluzioni europee sul surriscaldato tema dei migranti. Si è capito nella cena del Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Ue a Salisburgo, organizzato dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz per cercare di avvicinare posizioni spesso opposte. Il presidente del summit, il polacco Donald Tusk, europopolare come la cancelliera tedesca Angel Merkel, ha esortato i governi sovranisti a non «approfittare politicamente della situazione», pur senza citare i leader del gruppo, il premier ungherese Viktor Orbán e il vicepremier italiano Matteo Salvini. «Non possiamo più dividerci tra quelli che vogliono risolvere la crisi e quelli che la vogliono usare per giochi politici», ha attaccato Tusk, sottolineando che «malgrado la retorica aggressiva, le cose si muovono nella giusta direzione» perché «il numero di migranti irregolari è passato da quasi 2 milioni nel 2015 a meno di 100 mila quest’anno, che è meno degli anni prima della crisi dei migranti».

Il premier Giuseppe Conte ha replicato sostenendo che per il governo M5S-Lega «non è una questione elettorale, noi ne siamo distanti». Si è poi detto fiducioso di ottenere a Salisburgo un «atteggiamento costruttivo» in vista del summit di ottobre sull’immigrazione. «Sul tavolo c’è l’ipotesi che i Paesi non volenterosi, ovvero quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione» dei migranti, «versino un contributo finanziario», ha spiegato Conte interpellato dai cronisti in albergo al termine della cena tra i 28 leader Ue, durata oltre 4 ore, e tenutasi al Felsenreitschule di Salisburgo. Nel corso della cena si è parlato quasi esclusivamente di migranti, spiega Conte che, interpellato su un titolo da dare alla riunione sottolinea: «lavori in corso».

Il presidente dell’Europarlamento, l’europopolare Antonio Tajani, ha chiesto a Conte di ottenere la modifica delle regole di Dublino, in modo che «i rifugiati siano distribuiti automaticamente in tutta l’Ue», e «più fondi europei per l’Africa» per ridurre i flussi nel Mediterraneo centrale. Kurz, europopolare, ha criticato le riserve sul potenziamento di Frontex, manifestate dai governi preoccupati dalla perdita di sovranità nazionale e da registrazioni più complete dei migranti (che renderebbero più difficili successivi spostamenti in Germania, Austria o Francia). «Italia, Spagna e Grecia sono riluttanti a rendere l’Agenzia europea delle guardie di frontiera una forza in grado di schierare il suo personale ai confini dell’Ue — ha detto Kurz —. Ma dobbiamo convincerli».

La proposta di Bruxelles è 10 mila guardie Ue entro il 2020. Orbán, che ha fatto costruire una barriera di centinaia di chilometri lungo i confini meridionali dell’Ungheria, è contrario: «Siamo capaci di proteggere da soli le nostre frontiere». Oggi i leader parlano di sicurezza e Brexit. Il nodo principale è il confine tra Irlanda comunitaria e Irlanda del Nord britannica. La premier di Londra Theresa May ha detto che tocca ai partner Ue «far evolvere la loro posizione».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Juncker, Tusk, Polonia ed Ungheria. La voglia di dittatura.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-15.

2018-05-15__Unione_Europea__001

Ci si rende perfettamente conto che il termine “dittatura” a molti potrebbe suonare troppo forte, spropositato, partigiano. Ma a nostro sommesso parere è invece adeguato.

Ci si ricordi quanta confusione porta un uso improprio e mutevole dei termini.

«the rule of law»

Per Mr Juncker, Mr Tusk, Frau Merkel e Mr Macron indica uno ‘stato di diritto’ fondato sui principi metagiuridici della ideologia liberal. Ma i Trattati sottoscritti non indicano minimamente come la ideologia liberal debba essere quella che impronta l’Unione Europea. Questa è una personalissima interpretazione dei sunnominati signori. Concetto contenuto nel progetto di Costituzione europea che fu bocciato sia dal referendum in Francia sia da quello tenuto nei Paesi Bassi.

Inoltre, cosa che a quanto pare nessuno vuole ricordare e, diciamolo francamente, in perfetta malafede, molti dei paesi europei sono vincolati anche dai Trattati e dagli accordi vergati in sede Nato, alcuni dei quali hanno ampie ripercussioni nella Unione Europea. Il fatto che alcuni odino di odio viscerale la Nato, e lo stato che maggiormente la rappresenta, non costituisce motivo buono per disattendere i patti.

Questa dirigenza dell’Unione Europea si sta avviando alla fine del mandato. Tra meno di un anno si terranno nuove elezioni, ed il quadro potrebbe essere drasticamente variato. Già ora, in seno al Consiglio Europeo non dispongono più della maggioranza dei voti, e con le elezioni italiane del 4 marzo potrebbero anche trovarsi un capo del governo italiano completamente contrario alle sue tesi.

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«Poland’s EU affairs minister accused the European Commission of a “massive power grab” over the executive’s plans to link some funds to respect for the rule of law – highlighting the concerns of those countries that feel targeted by the proposal.»

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«EU affairs ministers on Monday (14 May) had their first chance to discuss the commission’s proposal for the next seven-year EU budget, which for the first time involves the idea of tying the disbursement of EU funds to member states’ record on upholding the rule of law.»

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«The debate revealed deep divisions, just as the EU gears up for an uncertain period with the US becoming an unpredictable partner, and China developing into a more assertive global player.»

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«Poland, which is under scrutiny by the commission for breaking EU rules on the independence of the judiciary, and Hungary which has had its own run-in with the EU executive, both feel particularly targeted by the commission’s proposal.»

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«Poland’s minister Konrad Szymanski pushed back hard on the proposal saying it is an attempt to override legally binding rulings from the European Court of Justice (ECJ). …. “The proposal seems like a massive power grab with too high a discretion in the commission’s hand,” Szymanski told the other ministers.»

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«Hungary’s ambassador for the EU, Oliver Varhelyi, filling in for the minister, backed up Poland’s position. …. “One would have to be very careful when introducing such an instrument, one has to follow the law verbatim here,”»

*

«The so-called ‘conditionality’ instrument would be triggered if the commission detects “generalised deficiencies” in the functioning of a member states’ judiciary that impacts on the the proper use of EU funds.»

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Non solo.

Lo stesso Consiglio Europeo riporta a chiare lettere che

«Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri. Ad esempio: ….

– finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale);

– alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.);»

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Mr Juncker può piangere petrolio e Mr Tusk può piangere ammoniaca, ma la direttiva di finanziamento pluriennale deve essere approvata dal Consiglio Europeo ed alla unanimità. Ogni altro modo di farla “approvare” altro non sarebbe che gesto dittatoriale mussoliniano.

È solo colpa loro se hanno perso la maggioranza, e questi maldestri tentativi mussoliniani non vanno certo a loro merito.


EU Observer. 2018-05-14. Poland, Hungary push back at EU budget ‘conditionality’

Poland’s EU affairs minister accused the European Commission of a “massive power grab” over the executive’s plans to link some funds to respect for the rule of law – highlighting the concerns of those countries that feel targeted by the proposal.

EU affairs ministers on Monday (14 May) had their first chance to discuss the commission’s proposal for the next seven-year EU budget, which for the first time involves the idea of tying the disbursement of EU funds to member states’ record on upholding the rule of law.

The debate revealed deep divisions, just as the EU gears up for an uncertain period with the US becoming an unpredictable partner, and China developing into a more assertive global player.

Poland, which is under scrutiny by the commission for breaking EU rules on the independence of the judiciary, and Hungary which has had its own run-in with the EU executive, both feel particularly targeted by the commission’s proposal.

Poland’s minister Konrad Szymanski pushed back hard on the proposal saying it is an attempt to override legally binding rulings from the European Court of Justice (ECJ).

“The proposal seems like a massive power grab with too high a discretion in the commission’s hand,” Szymanski told the other ministers.

“We are ready to support all the instruments to better control EU money, but we need something more intelligent and treaty-based,” he added.

Hungary’s ambassador for the EU, Oliver Varhelyi, filling in for the minister, backed up Poland’s position.

“One would have to be very careful when introducing such an instrument, one has to follow the law verbatim here,” he said, adding that there are serious concerns with the proposal’s legal base and the criteria’s for the measure are vague.

The so-called ‘conditionality’ instrument would be triggered if the commission detects “generalised deficiencies” in the functioning of a member states’ judiciary that impacts on the the proper use of EU funds.

“Generalised deficiencies” could mean national authorities not following up damning reports by the EU’s anti-fraud agency, Olaf, or that judges are systematically biased, or that judgement are not enforced in practice, EU officials say.

The commission would have the power to suspend EU funds if the member state does not address these problems, and the council – the body of member states – could only stop it with a qualified majority.

Several member states, including Belgium, Germany, France, Sweden, however expressed support for the new instrument.

“It is very reasonable to ask to respect the rule of law as a prerequisite for EU funds,” Sweden’s minister for EU affairs and trade Ann Linde said.

Old vs New

Several member states also pushed back on the commission’s proposal to include new indicators when calculating the allocation of cohesion funds, other than the GDP-per-capita figure that has been the centre of the equation so far.

The commission plans to introduce migration, unemployment, climate and other figures to calculate who much countries and regions get. However, its detailed plans are only going to be unveiled at the end of May, making specific calculations for now very difficult.

Central and eastern European member states fear the new indicators will drive cohesion funds away from them, to southern European countries.

Some central and eastern states heavily criticised the commission’s plans to cut the fund that they said could result in a 30-40 percent loss for some of the poorest regions. Poland fears the national cuts could be also as high as 30 percent.

“Should it stay as it proposed, politically we will not be able to explain or justify this approach that makes the least developed regions the losers [of the EU budget],” Ivan Korcok, Slovakia’s state secretary for EU affairs said, arguing the cohesion cuts were too high.

Net payers, particularly the Netherlands, Austria, Sweden, Denmark and Finland that do not want to see an increase in the overall figure of the EU budget.

They argue that European investment should be turned away from ‘traditional’ areas such as cohesion and agriculture, and invested instead in innovation and climate, and used to address new challenges, such as defence and migration.

“More ambition and less tradition,” Dutch foreign minister Stef Blok said.

Some ministers argued, however, that drastically cutting cohesion funds, a tool to help the economic converges of poor regions, could harm the overall competitiveness of the EU, and weaken the internal market.

Another major faultline is emerging among member states over the rebates, a complicated correction mechanism that was originally designed to keep the UK’s budget contribution in some sort of equilibrium.

In a complex mechanism Germany, the Netherlands, Austria and Sweden also get rebates, which the commission plans to phase out in five years as Brexit scraps the rationale for the original rebate.

This is unacceptable to the Netherlands, as it fears its budget contribution will be disproportionate to its size. Yet France, for instance, is arguing that rebates should be cut fully, as with Brexit there is no reason any longer for their existence.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Vertice EU – Balcani occidentali. Sofia, 2018-05-17. Kurz contro Merkel.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-11.

Balcani Occidentali 001

Il 17 maggio 2018 si terrà a Sofia il Vertice EU – Balcani Occidentali, ossia Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Kosovo.

Questi in sintesi i temi sul tavolino:

– nuovo slancio alle relazioni UE-Balcani occidentali;

– Balcani occidentali ed appartenenza alla famiglia europea;

– rafforzare le infrastrutture;

– la sicurezza, la migrazione, gli sviluppi geopolitici e le relazioni di buon vicinato;

– sicurezza interna e della lotta al terrorismo.

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Tra i molti punti di attrito, la disparità di idee tra il Cancelliere Kurz e Frau Merkel.

Visioni a tal punto opposte che hanno spinto il Presidente Tusk ad incontrasi con il Cancelliere Kurz.

German chancellor Angela Merkel and her Austrian counterpart Sebastian Kurz clash over migrant quotas during their first meeting.

«- Merkel said Kurz was ‘wrong’ to resist the sharing out of migrants across the EU

– Kurz said the solution was to have ‘decent borders’ and to help poor countries

– German chancellor said she agreed but chided countries who don’t take quotas

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Angela Merkel and Austrian chancellor Sebastian Kurz have clashed over immigration in their first meeting today.

The German chancellor said her counterpart was ‘wrong’ to resist the sharing out of migrants across the EU. 

Kurz, at 31 the world’s youngest leader after forming a government with the rightwing last month, said after talks with Merkel that the debate about mandatory migrant quotas ‘took up too much space’.

‘I’m convinced that the solution to the migrant problem lies with decent border protection and stronger help in countries of origin,’ Kurz told reporters after he was received in Berlin with military honours.

While Merkel echoed those priorities, she also chided the member states that have refused to take in their share of migrants under the European Union’s quota system.

When external border protection fails, ‘it cannot be, in my view, that there are some countries that say “we don’t want to participate in European solidarity”,’ she said.

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Austria has sided with countries such as Hungary, Poland and the Czech Republic that reject the scheme, agreed by a majority of EU leaders in 2015, to share 160,000 migrants around the bloc to help frontline states like Greece and Italy.»

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Nessuno si stupirebbe più di tanto se alla fine dell’anno il Cancelliere Kurz fosse diventato il punto di riferimento all’interno dell’Unione Europea. Soppiantando anche Merkel e Macron.

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Consiglio Europeo. Vertice UE-Balcani occidentali a Sofia, 17.5.2018

Punti salienti dell’ordine del giorno

Il vertice UE-Balcani occidentali si terrà a Sofia (Bulgaria) il 17 maggio 2018.

Quali sono gli obiettivi del vertice?

Il vertice mira a imprimere un nuovo slancio alle relazioni UE-Balcani occidentali. Tra i suoi obiettivi:

– ribadire l’impegno dell’UE nei confronti dei suoi partner dei Balcani occidentali e l’appartenenza della regione alla famiglia europea

– rafforzare i collegamenti tra l’UE e i paesi dei Balcani occidentali in termini di infrastrutture e di connettività digitale e umana

– collaborare più strettamente per affrontare sfide comuni, come la sicurezza, la migrazione, gli sviluppi geopolitici e le relazioni di buon vicinato

Lo scorso febbraio Donald Tusk ha sottolineato l’importanza del vertice per creare solidi collegamenti con i Balcani occidentali:

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“Il nostro obiettivo sarà di rafforzare i collegamenti con la regione e al suo interno. Ciò si tradurrà in un aumento degli investimenti in infrastrutture di trasporto, maggiori scambi educativi e culturali e comunicazioni tra i nostri cittadini più rapide ed agevoli. Il vertice mirerà anche a rafforzare la cooperazione nei settori di reciproco interesse, compresa la sicurezza e la migrazione.”

Osservazioni del presidente Tusk a seguito del suo incontro con il cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz, 13 febbraio 2018

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Chi parteciperà al vertice?

Il vertice UE-Balcani occidentali riunirà:

– i capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’UE

– i leader dei sei partner dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Kosovo*

La riunione sarà ospitata da Boyko Borisov, primo ministro della Bulgaria, che detiene attualmente la presidenza del Consiglio.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presiederà la riunione, in rappresentanza dell’UE insieme al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

È inoltre prevista la partecipazione dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e del commissario responsabile per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, Johannes Hahn.

Eventi collaterali

La presidenza bulgara del Consiglio ha previsto vari eventi a latere del vertice, che forniranno l’occasione per illustrare la portata delle relazioni UE-Balcani occidentali al di là degli aspetti intergovernativi.

Inoltre, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha avviato la rotta dei Balcani occidentali in materia di patrimonio culturale. Varie iniziative ed eventi saranno organizzati per promuovere il ricco patrimonio culturale dei Balcani occidentali, nel quadro dell’Anno europeo del patrimonio culturale.

Rotta dei Balcani occidentali in materia di patrimonio culturale (SEAE)

Informazioni generali

Nel marzo 2017 i leader dell’UE hanno ribadito il loro sostegno inequivocabile alla prospettiva europea dei Balcani occidentali:

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“Il Consiglio europeo […] ha ribadito il suo inequivocabile sostegno alla prospettiva europea dei Balcani occidentali. Compiacendosi dei progressi compiuti dai paesi della regione, il Consiglio europeo sottolinea che l’UE resta impegnata e attiva a tutti i livelli al fine di aiutarli a realizzare riforme e progetti orientati all’UE.”

Conclusioni del presidente del Consiglio europeo, 9 marzo 2017

Consiglio europeo, 9-10.3.2017

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Il 6 febbraio 2018 la Commissione europea ha adottato una strategia per i Balcani occidentali, che illustra la prospettiva europea per la regione, le riforme che devono essere attuate, nonché un maggior sostegno dell’UE a favore del processo di cambiamento nei Balcani occidentali. La Commissione ha inoltre annunciato sei iniziative dell’UE in settori di reciproco interesse al fine di sostenere tale processo nella regione.

Strategia per i Balcani occidentali (Commissione europea)

Scheda informativa sulle sei nuove iniziative dell’UE (Commissione europea)

L’8 marzo 2018 i ministri degli interni dell’UE hanno discusso la cooperazione con i paesi dei Balcani occidentali nel settore della sicurezza interna e della lotta al terrorismo, sulla base della nuova strategia presentata dalla Commissione. I risultati di questa discussione forniranno un contributo ai preparativi del vertice.

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La sicurezza nei Balcani occidentali ha un impatto diretto sulla sicurezza nell’UE. Siamo impegnati a migliorare la cooperazione con la regione per contrastare minacce provenienti dalla criminalità organizzata e dal terrorismo e così rafforzare la sicurezza dei cittadini dell’UE.

Valentin Radev, ministro degli interni della Bulgaria

Consiglio “Giustizia e affari interni”, 8-9.3.2018

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I temi dell’allargamento e del processo di stabilizzazione e di associazione non saranno discussi durante il vertice, ma saranno valutati in linea con la prassi consolidata, secondo cui ogni anno il Consiglio “Affari generali” fa il punto sullo stato di avanzamento. Quest’anno la Commissione europea pubblicherà le sue relazioni periodiche sui progressi compiuti il 17 aprile e il Consiglio “Affari generali” dovrebbe adottare conclusioni a giugno.

Allargamento dell’UE (informazioni generali)

Il vertice UE-Balcani occidentali ha luogo nel quadro dell’agenda dei leader, un programma di lavoro concreto per guidare l’azione dell’Unione fino al giugno 2019. Per maggiori informazioni sull’agenda dei leader consultare la pagina seguente:

Agenda dei leader (informazioni generali)

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Consiglio Europeo. Remarks by President Donald Tusk after his meeting with Austrian Federal Chancellor Sebastian Kurz

Good afternoon. Grüß Gott. Thank you very much for the warm welcome.

I have come to Vienna for my consultations ahead of the informal EU Leaders’ meeting in February. This is also my first visit to Austria since the election of Chancellor Kurz. Sebastian, my congratulations once again. As always, it is a pleasure to be in Vienna.

And today, the pleasure is even more special. Like you all, I spent the second half of last night watching the men’s combined in Pyeongchang. You have every right to be proud of Marcel Hirscher. And I am also happy and proud, because Austria’s victory is Europe’s victory. Thank you, Marcel.

Now coming back to our talks today. In February, the Leaders will have a first discussion on the post-2020 MFF, in other words the long-term EU budget. The discussion will be important in signalling the EU’s priorities for the next decade. One key priority is stemming the flow of illegal migration to Europe, which will require a stable and predictable EU funding instrument. Other new priorities include defence and security, digital and education. Of course, we will need to find a balance between funding new priorities and ensuring that the EU’s traditional policies continue, in areas such as cohesion and agriculture. What matters is that we make sure that the EU finances priorities which provide solutions to citizens’ real concerns.

When it comes to managing illegal migration, Chancellor Kurz and I have discussed it many times already, and we have similar views. Migration will remain a challenge for many years to come, which is why we want to find a solution that makes sure that the EU – together with national states – can manage future migration flows efficiently and without creating new divisions in Europe. It is possible, but naturally all sides need to compromise. Above all, we must put an end to the destructive emotions surrounding the issue of relocation, as they continue to fuel populism and divide Europe. If this issue is not resolved by ministers within the next months, we will need to find a solution at the June European Council.

We also discussed the EU-Western Balkans Summit in Sofia in May, where we will aim to strengthen connections both with and within the region. This spans from more investments in transport infrastructure, through multiplication of educational and cultural exchanges to making communication among our citizens easier and faster. The summit will also aim to boost cooperation in areas of mutual interest, including security and migration. As Europe’s gatekeepers for centuries, their involvement in stemming the unprecedented flow of migrants to Europe in 2015 was critical.

Last but not least, today we looked ahead to the Austrian Presidency of the Council of the EU, which is coming up in the second half of the year. Our agenda will be crowded – with internal security, migration, the long-term EU budget, Brexit, to name but a few. But I am convinced that with such an energetic, determined and pro-European leader like you, Sebastian, the Austrian Presidency is in safe hands. And I will do everything in my power to help you make it a success.