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Italia. Sondaggio Swg del 20 gennaio sera.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

2020-01-20__Swg 001

«Torna leggermente a crescere la Lega, Fratelli d’Italia vola al 10,9%, in ripresa il Movimento 5 Stelle. Pd in lieve calo, caduta di Forza Italia. Sono i principali risultati del sondaggio Swg sulle intenzioni di voto diffuso dal Tg de La7.»

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Italia. Sondaggi Elettorali. – Index Research.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

2020-01-1__Italia__Sondaggi 001

Il quadro politico sembrerebbe essere sostanzialmente stabile.

Solo due tenui elementi sarebbero da far notare.

– Il movimento cinque stelle continua il suo lento ma costante ridimensionamento delle intenzioni di voto.

– Italia Viva (Renzi) sembrerebbe essersi stabilizzato attorno al 4.3% – 4.4%, ossia sotto la soglia di esclusione che potrebbe essere posta al 5%.

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Italia. Sondaggio Technè. PD 14.9%, M5S 12%, Sardine 11.4%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

2020-01-13. Italia. Sondaggio Dire. Sardine.

Delle sardine abbiamo già parlato abbastanza a lungo, a quanto sembrerebbe, centrando pienamente il problema.

E moh che ce ne fammo di tutte quelle sardine? In pasto al gatto?

Sardine. A Genova hanno lasciato scritto il loro programma.

Sardine. Non ancora fondate e già si scindono. Scissione numero uno.

Sardine ed i tempi che furono, quelli dei due milioni in piazza.

Sardine ed i loro finanziamenti. Mancano all’appello almeno 36 milioni di euro.

Italia. Swg. PD 17.7%, M5S 15.5%. Effetto Sardine.

Sardine. I nuovi centri sociali comandati da chi li finanzia.

Sardine. Qualcuno inizia a mandarle al diavolo. Anversa.

Sardine. Sta a vedere che anche loro servono a qualcosa.

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Articoli talmente sgradevoli per le sinistre, che hanno messo in campo le loro fanterie cammellate, accusando senzanubi di propalare notizie false e tendenziose, senza citazioni, con almeno due esilaranti articoli. Uno sarebbe codesto:

Luca Mastino. Sardine. A Genova hanno lasciato scritto il loro programma

Siamo chiari: ciò che fosse scomodo per le sinistre è ipso facto bollato di essere falsa notizia.

Per senzanubi è titolo di onore non ricevere la stima di certa gente. Se parlassero bene di noi sicuramente avremmo sbagliato qualcosa.

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Di pochi giorni or sono questo sondaggio di Techné.

«Disposti a votarlo in particolare gli elettori di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, nessun ‘contributo’ dal centrodestra»

«Se le Sardine oggi si presentassero alle elezioni sarebbero quarto partito nazionale e attrarrebbero oltre l’11% dei voti»

«La Lega sarebbe sempre primo partito, cosi’ come Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle rimarrebbero al secondo e terzo posto»

«Le Sardine scalzerebbero Fratelli d’Italia dalla quarta piazza con l’11,4% del consenso»

«Ad essere prosciugato maggiormente dalla discesa in campo delle Sardine sarebbe il Partito Democratico che perderebbe 4,4%, passando dall’attuale 19,3% al 14,9%»

«Un passaggio di voti superiore anche rispetto al M5S che si vedrebbe privato del 3,4% del consenso scendendo dal 15,4% al 12%.»

«Di fatto, le Sardine alle elezioni prosciugherebbero il 9,1% delle forze parlamentari di centrosinistra e solo lo 0,4% dei partiti di centrodestra»

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Sardine sante e benedette!!

Assieme a Zingaretti e Di Maio sono da annoverarsi tra i principali sostenitori della lega e di Salvini.

Con la loro folkloristica e simpaticissima presenza nelle piazze italiche hanno compattato il centrodestra e disgregato il centrosinistra.

Se un pd al 19% vale ben poco, ancor meno varrebbe al 14.9%.

Un m5s sceso al 12%  diverrebbe un evento naif nel quadro politico nazionale.

Nel converso, un partito delle sardine all’11.4% sarebbe del tutto ininfluente.

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Si attuerebbe anche in Italia quel fenomeno disgregatore delle sinistre cui abbiamo assistito in Francia.

Se questi tre raggruppamenti confluissero in un’unica forza, avrebbero una forza del 38.3%, che sarebbe il partito di maggioranza relativa, e che con il Rosatellum si porterebbe a casa la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.

Quindi, accogliamo a braccia aperte le sardine e cerchiamo di favorirle al massimo dei massimi: sono amici preziosi ed insostituibili. Coccolatele, dimostratevi ammirati della loro costanza e, soprattutto, del loro potere mentale: adulatele in tutte le maniere possibili. Ci tengono a sentirsi importanti, a sentirsi qualcuno.

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Sondaggio Dire-Tecnè: il partito delle sardine vale l’11,4%, ma non toglie voti alle destre

Disposti a votarlo in particolare gli elettori di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, nessun ‘contributo’ dal centrodestra.

Se le Sardine oggi si presentassero alle elezioni sarebbero quarto partito nazionale e attrarrebbero oltre l’11% dei voti. E’ quanto emerge dal sondaggio di Monitor Italia, nato dalla collaborazione tra Agenzia Dire e Istituto Tecne’, con interviste effettuate il 9 e 10 gennaio.

La Lega sarebbe sempre primo partito, cosi’ come Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle rimarrebbero al secondo e terzo posto. Le Sardine scalzerebbero Fratelli d’Italia dalla quarta piazza con l’11,4% del consenso. Ad essere prosciugato maggiormente dalla discesa in campo delle Sardine sarebbe il Partito Democratico che perderebbe 4,4%, passando dall’attuale 19,3% al 14,9%. Un passaggio di voti superiore anche rispetto al M5S che si vedrebbe privato del 3,4% del consenso scendendo dal 15,4% al 12%.

Piu’ soft le conseguenze per Lega (-0,2%), Fratelli d’Italia (-0,1%) e Forza Italia (-0,1%). Sensibile il calo che ne deriverebbe anche per Italia Viva (-0,3%) ma specialmente Verdi-Sinistra (-1,6%). Di fatto, le Sardine alle elezioni prosciugherebbero il 9,1% delle forze parlamentari di centrosinistra e solo lo 0,4% dei partiti di centrodestra.

La maggior parte dei voti (62%) al movimento delle Sardine oggi arriverebbe dai due principali partiti che formano l’attuale governo, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle. 

Il consenso maggiore arriverebbe da chi vota PD (35%), seguito da M5S (27%). Relativamente bassa (20%) la fetta di astenuti e incerti. Un altro 15% arriverebbe complessivamente da Italia Viva, Azione, +Europa, Verdi, Sinistra. Praticamente assente il ‘contributo’ dai partiti di centrodestra.

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Emilia Romagna. Sondaggi del primo del mese.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-11.

2019-11-18__Emilia Romagna 001

Dalla metà di dicembre quasi tutti i sondaggi sembrerebbero essere uno la fotocopia dell’altro. Pochissimi le voci fuori dal coro.

Riportiamo l’ultima rilevazione fatta da Mg Research.

– Stefano Bonaccini 45.5%, Lucia Borgonzoni 43.5%.

– coalizione centrosinistra 44.0%, coalizione centrodestra 45.0%.

– lega 33%, partito democratico 28.5%, m5s 7.5%, fdi 7%, Bonaccini Presidente 6.5%, fi 5%.

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L’Emilia Romagna è da settanta e passa anni un feudo rosso.

Lega e Salvini hanno già ottenuto tre risultati di tutto rilievo.

1. Intanto, l’Emilia Romagna è in bilico, cosa mai successa, ed il candidato governatore della sinistra si è dovuto presentare come se fosse un indipendente: e questo è un risultato di non indifferente portata.

2. Poi, la lega supera percentualmente il partito democratico, che ha perso una fiumana di consensi elettorali. Questo è un secondo risultato di cui Salvini può andare ben fiero.

3. Nelle ultime dieci elezioni regionali, lega e Salvini hanno conquistato ovunque maggioranza e governatore, ivi compresi il Trentino e l’Umbria, anche esse regioni da sempre rosse come il fuoco.

Se anche non ottenessero il governatore ed il governo della regione, avrebbero lo stesso ottenuto un risultato del tutto fuori la norma. Se invece lega e Salvini riuscissero a fare eleggere la Lucia Borgonzoni si aggiudicherebbero un trionfo epocale.

E non è detto che non ce la facciano: in fondo i sondaggi davano in Umbria il centrodestra sconfitto, ed invece ha conseguito il 57.5% dei voti. Ad oggi, la differenza proiettata è di due punti percentuali.

Nessuno è affezionato all’idea di una simile strepitosa vittoria: se i sondaggi di propensione al voto vicariassero le elezioni, queste sarebbero inutili.

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Sondaggi elettorali Mg Research: Emilia Romagna, Bonaccini ancora in testa

Il governatore uscente Stefano Bonaccini sarebbe ancora davanti alla candidata di centrodestra Lucia Borgonzoni nella corsa alle elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna. Secondo i sondaggi elettorali Mg Research per Affaritaliani.it pubblicati il 30 dicembre, Bonaccini è in vantaggio di due punti con una forchetta di consenso che va dal 43,5 al 47,5% (valore centroide 45,5%). Lucia Borgonzoni è dietro e si colloca tra il 41,5 e il 45,5% (centroide 43,5%). Fuori dai giochi, ma possibile ago della bilancia, il candidato del Movimento 5 Stelle, Simone Benini, dato tra il 6,5 e l’8,5% (7,5%). Gli altri candidati minori sono sondati complessivamente tra il 2,5 e il 4,5% (3,5%).

Per quanto riguarda i partiti, i sondaggi elettorali Mg Research vedono la coalizione di centrodestra in testa con un punto di vantaggio sul centrosinistra. La Lega diventerebbe il primo partito della regione con un consenso che varia tra il 31 e il 35% (33%) mentre Fratelli d’Italia otterrebbe tra il 6 e l’8% (7%). Quanto basta per sopravanzare Forza Italia data tra il 4 e il 6% (5%). In totale il centrodestra raccoglierebbe tra 43-47% dei voti (45%).

Nella coalizione di centrosinistra è il Partito Democratico a fare la parte del leone collocandosi tra il 26,5 e il 30,5% (28,5%). La lista civica ‘Bonaccini Presidente’ è invece sondata tra il 5,5 e il 7,5% (6,5%). Gli altri partiti e liste che sostengono il governatore uscente valgono tra l’8 e il 10% (9%). L’intera coalizione di centrosinistra raccoglie in totale tra il 42 e il 46% dei consensi (44%). Il Movimento 5 Stelle ha un valore uguale a quello raccolto dal suo candidato e quindi tra il 6,5 e l’8,5% (7,5%). Gli altri partiti e liste sono sondate tutte insieme tra il 2,5 e il 4,5% (3,5%).

I sondaggi elettorali sono anche sullo sfondo dello scontro tutto verbale tra Bonaccini e Salvini. “Mi dispiace Matteo, ma in tutti i sondaggi siamo davanti noi. Altrimenti non saresti qui tutti i giorni a sostituire la tua candidata. Solo che tu in Emilia-Romagna sei ospite, mentre io sono di casa: il 27 gennaio tu tornerai a Roma, io sarò qui. Avete brindato troppo presto, fidati” ha attaccato su Facebook il presidente dell’Emilia Romagna. Pronta la replica del segretario della Lega: “Mentre noi oggi con la Lega riempiamo le piazze romagnole di gente sorridente che vuole cambiare, Bonaccini si vergogna del Pd e rosica su Facebook. Il 26 gennaio non saranno semplici elezioni, sarà una festa di popolo e di partecipazione: dopo cinquant’anni, si cambia!”.

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Campania. Sondaggio Bidimedia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-27.

2019-12-25__Campania Sondaggi 001

Bidimedia ha rilasciato l’ultimo sondaggio elettorale eseguito in Campania.

Non avendo le formazioni politiche ancora designato i propri candidati governatori, riportiamo solo le propensioni al voto per i singoli partiti politici.

Si è perfettamente consci che alla fine la personalità del candidato governatore condizionerà ampiamente il risultato finale, ma al momento attuale sembrerebbe prematuro considerare rosate di nomi, alcuni dei quali verosimilmente improbabili.

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Lega si confermerebbe essere il partito con maggiore propensione al voto: 17%. Forza Italia si attesterebbe al 14% e Fratelli di Italia all’11%. Sarebbe un totale del 42%, cui dovrebbe essere aggiunto un 2% portato da formazioni minori.

Il Partito Democratico si attesterebbe al 16%. La differenza tra le percentuali della lega e dl PD giace nell’ambito dell’errore di rilevamento e, quindi, lice considerare le due formazioni alla pari.

Movimento Cinque Stelle avrebbe il 15%: non si sa però al momento se correrà da solo ovvero con l’appoggio di altre liste.

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Concludendo, ad oggi il risultato sarebbe impredicibile.

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Italia. Sondaggio Swg. Lega 32.9%, pd 17%, m5s 15.7%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-27.

2019-12-26__Italia ondaggio Swg

Swg ha pubblicato i risultati del suo ultimo sondaggio elettorale a livello nazionale.

Nulla è variato sostanzialmente. Tuttavia alcuni elementi sembrerebbero essere di interesse.

Il partito democratico, Zingaretti imperante, ha perso la corrente di Matteo Renzi, 4.7%, e quindi quella di Calenda, 3.3%. I fuoriusciti rendono ragione di un 8%. Senza queste scissioni, il partito democratico invece di ricevere solo il 17% delle propensioni al voto, sarebbe ad un dignitoso 25%.

Se è vero che in molte tornate elettorali siano ammessi i voti di aggregazioni partitiche, il 17% resta pur sempre un livello vergognosamente basso.

Un altro elemento degno di nota si evince dallo sviluppo storico delle propensioni al voto.

Sia il PD sia M5S sono in una costante contrazione: gli Elettori si stanno allontanando viepiù da questi due partiti.

E nulla lascia intravedere che cambino i rispettivi segretari ovvero che rettifichino le linee politiche.

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Emilia Romagna. Bonaccini al 44.2% e la Borgonzoni al 42.1%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-18.

2019-12-15__Emilia Romagna 001

Alle recenti elezioni regionali in Umbria la società di sondaggi Ixè valutava la candidata Tesei al 29.4%. YouYtrend la stimava invece al 47.2%, dopo Bianconi collocato al 43.1%.

Le urne invece hanno decretato Governatrice la Tesei con il 57.5% dei suffragi. Anche la lega era stata sottostimata.

Questo è un fenomeno che si dimostra essere costante in tutte le ultime tornate elettorali regionali: lega e centrodestra sono sottostimate di grosso modo dieci punti percentuali. Ovviamente nulla vieta di pensare che per le prossime elezioni questo bug sia stato corretto.

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2019-12-15__Emilia Romagna 002

Si prenda atto come Stefano Bonaccini si stia presentando come candidato indipendente, apparentemente scollegato dal partito democratico.

«Bonaccini sembra avvantaggiato dalle valutazioni positive sul suo operato e dalla scelta di scolorire l’appartenenza al Pd (non a caso il simbolo del partito non viene da lui esibito), puntando sul buon governo e su un profilo più «istituzionale»»

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«Le elezioni in Emilia-Romagna si sono trasformate, come da tradizione italica, da consultazione amministrativa locale a test nazionale per saggiare la tenuta del governo, i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione e, tenuto conto della storia politica della regione, per verificare lo stato di salute del Partito democratico, dopo il cambio di leadership e l’uscita di Renzi dal partito»

«C’è molta curiosità di sapere se, dopo l’esito delle elezioni di fine ottobre in Umbria, si verificherà la caduta di un’altra regione rossa oppure se si confermerà il tradizionale voto a sinistra»

«Bonaccini prevale di poco sulla Borgonzoni (44,2% a 42,1%), quindi con l’8,4% il candidato del M5S (testato privo di indicazione, dato che le interviste sono state realizzate prima dell’ufficializzazione di Simone Benini), mentre gli altri candidati nell’insieme raggiungono il 5,3%.»

«Tuttavia nel complesso le due coalizioni sono di fatto alla pari: il centrosinistra prevale sul centrodestra 43,1% a 42,8%, recuperando lo svantaggio di 6,7% registrato alle Europee»

«La Lega si attesta al primo posto con il 25,9% (in flessione rispetto alle Europee, solo in parte compensata dalla lista Borgonzoni che è accreditata del 4,8%), seguita dal Pd con il 22,9% tallonato dalle liste in appoggio a Bonaccini che nell’insieme raggiungono il 20,2%»

«Al quarto posto si colloca Fratelli d’Italia con un valore più che raddoppiato rispetto alle Europee (da 4,7% al 10,1%), seguito dal M5S in forte calo (da 12,9% a 8,2%). Da segnalare l’ulteriore flessione di Forza Italia (dal 5,9% al 2% odierno).»

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Il sondaggio Ixè del 15 novembre dava Bonaccini al 41.2% e la Borgonzoni al 29.2%, mentre il sondaggio Winpoll assegnava a Bonaccini il 56.2% ed alla Borgonzoni il 42.9%.

Ad oggi il divario si sarebbe ridotto, poco più di due punti percentuali: un sostanziale testa a testa. Effetto delle sardine sugli Elettori.

Tuttavia le propensioni al voto per la lega la renderebbero partito di maggioranza relativa.

Da notarsi anche Italia Viva, stimata attorno al 5%, e M5S valutato all’8.2%.

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Nella roccaforte rossa la strada della lega è tutta scivolosa ed in salita, se riuscisse sarebbe un evento epocale come la scalata invernale della parete nord delle Grandes Jorasses fatta da Walter Bonatti.

È perfettamente comprensibile il terrore del partito democratico, che in queste elezioni lotta per la sua sopravvivenza politica. E non è solo il controllo politico della regione: sono anche in gioco le migliaia di consulenti ai quali la regione elargiva largamente incarichi molto ben retribuiti.

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Sondaggio Emilia Romagna, Bonaccini avanti solo di un soffio su Borgonzoni: tutti i dati

Il governatore del Pd apprezzato anche dal 55% degli elettori di centrodestra

Le elezioni in Emilia-Romagna si sono trasformate, come da tradizione italica, da consultazione amministrativa locale a test nazionale per saggiare la tenuta del governo, i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione e, tenuto conto della storia politica della regione, per verificare lo stato di salute del Partito democratico, dopo il cambio di leadership e l’uscita di Renzi dal partito. C’è molta curiosità di sapere se, dopo l’esito delle elezioni di fine ottobre in Umbria, si verificherà la caduta di un’altra regione rossa oppure se si confermerà il tradizionale voto a sinistra.

A poco più di quaranta giorni dalle elezioni abbiamo tastato il polso degli elettori emiliano romagnoli, che in larga misura promuovono l’amministrazione uscente: infatti il 73% esprime un giudizio positivo contro il 22% che ne dà un giudizio negativo. Le valutazioni favorevoli prevalgono tra tutti gli elettorati, compreso quelli del centrodestra (55% a 42%). Si tratta di un bilancio decisamente buono, tenuto conto della «freddezza» manifestata dagli elettori in occasione delle precedenti elezioni regionali che avevano fatto segnare un record di astensioni: solo poco più di un elettore su tre (37,7%) si recò alle urne.

Tempo fa un bilancio così lusinghiero avrebbe potuto rappresentare la garanzia di una riconferma, ma oggi il successo elettorale non è più così scontato, come dimostrano alcuni casi eclatanti degli ultimi anni, le comunali di Torino su tutti, dove è prevalsa la voglia di voltare pagina. Talora, infatti, la buona amministrazione viene attribuita alle caratteristiche antropologiche di un territorio più che ad un colore politico. Per questo motivo quelli che un tempo erano considerati veri e propri baluardi, nel tempo sono diventati territori contendibili. Concentrando l’attenzione sui due principali candidati — il presidente uscente Stefano Bonaccini e la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra — si registra un diverso livello di notorietà e di gradimento: il primo risulta conosciuto dall’82% degli elettori e gradito dal 55% (contro il 26% che non lo apprezza), la sfidante è conosciuta dal 71% e gradita dal 32% (con il 38% contro).

Riguardo agli orientamenti di voto emerge con grande evidenza la quota di coloro che non intendono votare o si dichiarano indecisi: oggi rappresentano quasi un elettore su due (47,2%). Sebbene sia un dato inferiore rispetto all’astensione registrata nel 2014, si tratta di un elemento che potrà influenzare l’esito elettorale, mettendo alla prova la capacità di mobilitazione dei candidati, delle forze politiche e dei movimenti, primo tra tutti quello delle Sardine, che proprio a Bologna ha fatto il suo esordio il 14 novembre scorso. Lo scenario registrato nel sondaggio odierno presenta un forte equilibrio: Bonaccini prevale di poco sulla Borgonzoni (44,2% a 42,1%), quindi con l’8,4% il candidato del M5S (testato privo di indicazione, dato che le interviste sono state realizzate prima dell’ufficializzazione di Simone Benini), mentre gli altri candidati nell’insieme raggiungono il 5,3%.

Gli orientamenti di voto per i partiti fanno segnare il consueto maggiore livello di astensione/indecisione rispetto al voto per il candidato, attestandosi al 56,2%. L’analisi delle tendenze rispetto alle elezioni recenti (Europee e Politiche) appare complicata dalla presenza delle liste dei candidati che rendono disomogenei i confronti. Tuttavia nel complesso le due coalizioni sono di fatto alla pari: il centrosinistra prevale sul centrodestra 43,1% a 42,8%, recuperando lo svantaggio di 6,7% registrato alle Europee. La Lega si attesta al primo posto con il 25,9% (in flessione rispetto alle Europee, solo in parte compensata dalla lista Borgonzoni che è accreditata del 4,8%), seguita dal Pd con il 22,9% tallonato dalle liste in appoggio a Bonaccini che nell’insieme raggiungono il 20,2%. Al quarto posto si colloca Fratelli d’Italia con un valore più che raddoppiato rispetto alle Europee (da 4,7% al 10,1%), seguito dal M5S in forte calo (da 12,9% a 8,2%). Da segnalare l’ulteriore flessione di Forza Italia (dal 5,9% al 2% odierno).

Insomma, nella regione il centrosinistra sembra dare segni di ripresa dopo l’inedita sconfitta alle Europee. Bonaccini sembra avvantaggiato dalle valutazioni positive sul suo operato e dalla scelta di scolorire l’appartenenza al Pd (non a caso il simbolo del partito non viene da lui esibito), puntando sul buon governo e su un profilo più «istituzionale». Ma la partita è ancora lunga e il desiderio di cambiamento è sempre in agguato e non conosce tabù di sorta.

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Sondaggi. La dura realtà per l’Italia Viva, 3.5%, e per il PD.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-18.

2019-12-16__Italia Viva 001

Gli ultimi sondaggi stanno evidenziando concordi un fenomeno sul quale pochi avevano osato fare previsioni.

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Sondaggi elettorali Noto: tracollo Italia Viva

Intenzioni di voto con o senza sardine, Alitalia e elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. Questi i temi affrontati dai sondaggi elettorali Noto realizzati per Porta a Porta e andati in onda il 12 dicembre.

Rispetto alla rilevazione del 21 novembre, la coalizione giallo rossa perde tre punti di consenso passando dal 43,5 al 40,5%. Male Movimento 5 Stelle e Italia Viva. I primi calano dell’1,5 al 17,5% i secondi lasciano per strada 2 punti attestandosi al 3,5%. Il tracollo della coalizione di governo viene arrestato dal Pd che rimane stabile al 18% e da LeU in crescita di mezzo punto all’1,5%. Sui dati negativi della maggioranza che sostiene il Conte bis pesano diversi fattori. I pentastellati pagano le divisioni interne (ieri tre senatori grillini sono passati alla Lega) mentre Iv è scossa dall’inchiesta Open.

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Come si constata, Italia Viva sta regolarmente e sistematicamente perdendo propensioni al voto.

Questo sarebbe un fatto comprensibile alla luce dei triboli giudiziari della Fondazione Open, cassaforte di Matteo Renzi. Questo trend negativo però è di entità tale da portare Italia Viva al di sotto della soglia per entrare in parlamento.

Non solo.

Nella propensione al voto gli Elettori che hanno abbandonato Italia Viva non refluiscono nel partito democratico, la cui percentuale stimata resta invariata.

Questo fenomeno potrebbe estendersi anche al nuovo partito di Calenda, con ulteriore emorragia del PD.

Se è vero che adesso PD e M5S possono governare con la maggioranza acquisita alle passate elezioni politiche, sarebbe altrettanto vero considerare che così facendo si votano alla scomparsa dall’agone politico alle elezioni politiche prossime venture, sempre poi che si tengano ancora.