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Italia. Sondaggi. Pd 19.4%, M5S 20.5%, Lega 33%, Iv (Renzi) 5.2%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-21.

2019-09-21--italia__001

Questi sono gli ultimi sondaggi disponibili che tengano conto della scissione del nuovo partito ‘Italia’ Viva’, dell’on Matteo Renzi.

I tempi sembrerebbero prematuri per i commenti.

Italia Viva. Aderiscono 41 parlamentari. Per ora.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Renzi. Il suo nuovo partito varrebbe attorno al 3.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-18.

2019-09-18__Renzi__Sondaggi 001

A nostro sommesso parere sembrerebbe essere prematuro svolgere sondaggi di propensione al voto il giorno dopo una scissione di tale portata politica.

Similmente, sempre dal nostro punto di vista, sembrerebbe essere prematura una valutazione sulla reale portata politica dell’evento.

L’unico dato che sembrerebbe essere degno di nota è la discrepanza tra il numero dei parlamentari che seguirebbe l’on Renzi nella scissione e la percentuale stimata del 3.5% degli Elettori in sede di propensione al voto.

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Affari Italiani. 2019-09-17. Partito Renzi? Vale il 3,5%. Ecco i nuovi dati post-scissione Pd

Partito Renzi, sondaggi Affaritaliani.it: Lega in risalita mentre il M5S alla pari con il Pd post scissione.  

Il nuovo partito di Matteo Renzi vale oggi il 3,5%. E’ quanto rivela ad Affaritaliani.it il sondaggista Renato Mannheimer (partner Eumetra). “Occorre precisare che prima andrebbe fatta una campagna elettorale e non dimentichiamoci che a oggi c’è circa il 48% di indecisi, un dato enorme, ma a freddo il partito di Renzi vale il 3,5% con la possibilità di salire fino al 5 ma anche di scendere sotto questo livello”. Da dove arrivano i voti per l’ex premier ed ex leader del Partito Democratico? “Da tutte le parti. Certamente circa l’1-2% dal Pd di Nicola Zingaretti ma molti consensi dagli indecisi di centro e anche da qualche elettore di Forza Italia e perfino del Movimento 5 Stelle”.

Le intenzioni di voto – in base alle stime di Mannheimer per Affaritaliani.it – che tengono conto della scissione di Renzi, vedono la Lega in rialzo e primo partito tra il 34 e il 36%. A seguire il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle entrambi al 19-21%. Molto bene Fratelli d’Italia che continua a salire e si attesta tra il 7 e il 9%, debole e in calo Forza Italia tra il 5 e il 6%. La nuova formazione di Renzi vale, come detto, tra il 3 e il 4%. Poi Cambiamo! di Giovanni Toti tra l’1 e il 2%, stessa percentuale tra l’1 e il 2% (in forte crescita) per il Partito Comunista di Marco Rizzo, unica opposizione di sinistra al governo Conte bis. Altri partiti e movimenti complessivamente al 5%.

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Sussidiario. 2019-09-17. Sondaggi politici, Partito Renzi/ 3-5% dopo scissione dal Pd: “concorrenza a Conte”

Sempre secondo il principale sondaggista di Quorum-YouTrend Lorenzo Pregliasco, intervenuto a Sky Tg24 per commentare la scissione di Renzi dal Pd, tra il 3 e il 3,5% «diciamo che è un realistico punto di partenza. Allargherei la forchetta tra il 3 e il 5%, ma molto dipende dal sistema elettorale…». È la novità del “giorno” nella politica italiana e da oggi i sondaggi politici dovranno cercare di aggiornarsi per consentire all’elettorato e alle segreterie di partito di avere le prime indicazioni sugli scenari elettorali con le Regionali che si avvicinano e le Politiche che potrebbero non essere così lontane (secondo il collega Luciano Ghelfi, «Dentro o fuori dal PD, Renzi continua a detenere la golden share sul Governo Conte-). Secondo Carlo Buttaroni (sondaggi Tecnè), raggiunto dal Corriere della Sera «Quando il Pd era all’opposizione e relegato in un angolo la forza attrattiva di Renzi era del 4%-7,5%». Il nodo da tenere in osservazione è il rapporto di forze tra l’ex Premier dem e l’attuale Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «I due potrebbero entrare direttamente in concorrenza — chiarisce sempre Buttaroni — e per questo Renzi e i suoi ministri devono augurarsi che il governo Conte faccia bene ma non benissimo. Altrimenti il dividendo se lo prendono altri».

DEMOS (14 SETTEMBRE): LE INTENZIONI DI VOTO

Nei sondaggi politici prodotti da Demos per Repubblica, quando ancora il Pd era valutato solo tre giorni fa come forza “integrale” e non scissa dalla componente renziana, i dati comunque non erano esaltanti per Zingaretti pur dopo la nascita del Conte-bis. La Lega tiene ancora al 32,5% mentre i dem dopo l’alleanza di Governo con LeU e M5s non vanno oltre il 22,3%, l’esatta proiezione di luglio scorso: il che significa che i voti persi da Salvini durante la crisi di Governo non sono stati presi dal Pd, bensì in parte dal Movimento 5 Stelle che dal 17,6% balza al 20,8% su base nazionale. Bene ancora Fratelli d’Italia a, 7,4%, mentre Forza Italia cala ancora al 6,5%; per LeU la salita al 3,1% è frutto dell’ingresso nel Governo, mentre in fondo alla “classifica” di questi sondaggi troviamo +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova al 2,5%. Secondo però quanto raccolto oggi dal presidente dei sondaggi Ixè, Roberto Weber, il nuovo partito di Renzi qualcosa ancora potrebbe scombinare nelle intenzioni di voto non tanto come immediato “boom personale”, quanto per una perdita di terreno del Pd che già è di poco davanti ai grillini «piuttosto alta la soglia del 5% per Renzi, anche se il suo è un calcolo politico che punta a un’area moderata, che corteggia l’elettore attratto dalla politica del fare e non si trova con un governo troppo sbilanciato a sinistra».

GHISLERI E PREGLIASCO (17 SETTEMBRE): IL PARTITO DI RENZI

Matteo Renzi ha ufficializzato quello che tanti, ormai tutti, pronosticavano sull’orizzonte del Pd e del Governo Conte-bis: la scissione dal Partito Democratico potrà avere effetti importanti sia sul consenso personale sia sugli stessi sondaggi politici non appena sarà ufficializzato anche il nome e i componenti del nuovo partito che l’ex Premier ha intenzione di lanciare alla prossima Leopolda (19 ottobre). «Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso», ha scritto stamattina sui social l’ex Segretario dem nell’annunciare la scissione; ebbene, appaiono già le prime previsioni/sondaggi sul prossimo partito “centrista” che ha in mente di lanciare Renzi nelle prossime settimane. Sul Corriere della Sera Alessandra Ghisleri di Euromedia Research sottolinea, citando un sondaggio di marzo scorso sull’eventualità di un movimento renziano «Allora misurammo il bacino di utenza degli elettori potenzialmente interessati al progetto e lo fissammo tra il 6% e l’8%, specificando anche che non tutti gli interessati avrebbero poi votato un eventuale “partito di Renzi”».

SONDAGGI DEMOS (14 SETTEMBRE): FIDUCIA LEADER, RENZI NON DECOLLA

Per Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, i sondaggi politici dietro alla nuova creatura di Renzi sono al momento assai complessi da calcolare: «parte da un dato grezzo estrapolato per Sky in piena crisi di governo, ai primi di settembre: “In quei giorni la fiducia in Renzi era del 15-20% . Un dato molto basso (il presidente Conte era oltre il 50%, ndr) che realisticamente accredita un partito che si richiama a Renzi intorno al 3%-3,5%”». Facendo una stima anche di altri sondaggisti, la forbice possibile ad oggi gravita tra un minimo del 3% ad un massimo dell’8%, per ora troppo poco per poter competere con Salvini, Zingaretti e Di Maio. Se poi osserviamo gli ultimi sondaggi Demos per Repubblica dello scorso 14 settembre in merito alla fiducia dei leader, scopriamo come il “viaggio” immaginato da Renzi sarà forse anche più duro del previsto: il premier Conte cala dal 64% al 55% rispetto al luglio scorso, al secondo posto troviamo Gentiloni al 47%, seguono poi Salvini al 46%, Meloni al 44% e Zingaretti al 41%. Franceschini da Ministro guadagna il 41% mentre Emma Bonino sale fino al 37%; meglio ancora di Renzi troviamo nel sondaggio Luigi Di Maio (35%), Carlo Calenda (32%), Giovanni Toti (31%), Alessandro Di Battista (30%), Roberto Speranza (27%) e addirittura Silvio Berlusconi al 26%. Solo a quel punto arriva l’ex Premier Renzi con un 25% di consenso, appena davanti all’ultimo in classifica Beppe Grillo fermo al 23%. Anche qui, troppo poco per poter ad oggi competere con gli altri leader della politica.

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M5S. Mutazione politica registrata dai nuovi sondaggi Gpf.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-11.

2019-09-09__Sondaggio Gpf

Si faccia attenzione. I tempi stanno mutando molto rapidamente e schemi mentali usati anche solo pochi mesi or sono potrebbero dimostrarsi essere stati superati dall’evolversi degli eventi.

Da questo punto di vista, il Movimento Cinque Stelle sembrerebbe essere incorso in una vera e propria mutazione genetica. Dai suoi albori e fino alle elezioni politiche ultime scorse il M5S si poneva come formazione anti-sistema, fermamente deciso a competere politicamente senza contrarre alleanze. Sotto questa ottica, per esempio, il governo gialloverde non fu un’alleanza, bensì solo una convergenza al fine di governare il paese, accettando di comporre le divergenze in una qualche maniera, sia pure conflittuale.

Questa posizione ha comportato la perdita di una certa quale aliquota di Elettorato, riposizionando il M5S su di una quota di propensione al voto che si aggirava attorno al 20%.

Il Governo rossogiallo, tuttavia, sembrerebbe essere un salto di qualità: più che un temporaneo accordo di governo inizierebbe a prospettarsi come una vera e propria alleanza strategica.

Se questa interpretazione corrispondesse al vero, e molti elementi la corroborerebbero, il quadro politico italiano ne uscirebbe stravolto.

Un’alleanza elettorale tra Pd e M5S, inglobando magari anche il Leu, si troverebbe a disporre del 49.5% delle intenzioni di voto, contro il 44.4% del centrodestra: sarebbe quindi una coalizione maggioritaria, che godrebbe pienamente dei benefici derivanti dall’uso della legge elettorale Rosatellum.

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Sondaggi elettorali Gpf: il M5S supera il Pd, Lega ancora in calo

«L’alleanza giallo rossa, per ora solo di governo, scavalca il centrodestra in termini di consenso popolare. È questa l’indicazione che arriva dall’ultimo sondaggio Gpf Inspiring Research per La Notizia. La Lega continua il suo trend discendente seguito all’apertura della crisi di governo da Matteo Salvini. Dal 31,2% della scorsa rilevazione, il Carroccio passa al 30,3%.

Il nuovo governo Conte che, secondo Gpf, gode della fiducia della maggioranza della popolazione (52%) fa bene a Pd e Movimento 5 Stelle. I primi incrementano il proprio consenso dello 0,4 e salgono al 23,9%. I pentastellati fanno addirittura meglio: piazzano un +1,2 che li porta al secondo posto davanti ai nuovi alleati (24,5%). Liberi e Uguali è invece sondato all’1,3%.

La quota di indecisi è ancora molto alta (41%), l’affluenza è invece stimata al 56%.»

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A fine ottobre si voterà in Umbria, e forse già si potrebbero vedere gli effetti di una eventuale coalizione rossogialla che si presenti unita e compatta.

Essendo il 41% la quota degl indecisi, le prime decisioni governative potrebbero essere determinanti nel generare spostamenti anche ampi nella propensione al voto.

Nota.

Nel leggere i risultati dei sondaggi di propensione al voto si tenga sempre presente che sono affetti da un errore di campionamento di ± 2.5 punti percentuali: quindi, per esempio, un valore del 50% si troverebbe nell’intervallo tra 47.5% e 52.5%.

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Italia. Sondaggio Ixè. Il 15% crede che il Governo arriverà a fine legislatura.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-08.

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L’Istituto Ixé ha pubblicato un sondaggio

2019-09-08__Ixé__002

Sondaggio Ixè – Solo il 15% crede che il Governo arriverà a fine legislatura. Fiducia in Conte al 47%

«Secondo l’ultimo sondaggio di Ixè per Cartabianca, il 47% degli elettori ha fiducia nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A giudicarlo positivamente è il 72% degli elettori del Movimento 5 Stelle e il 54% di quelli del Partito Democratico.

Gli intervistati sono divisi su quanto durerà però il governo. Il 25% dubita che arrivi a Natale, il 23% crede che si arriverà al 2020, il 16% fino all’elezione del presidente della Repubblica e il 15% alla fine della legislatura nel 2023.»

Nota.

Molti Signori Lettori hanno pubblicato commenti non lusinghieri sui sondaggi di propensione al voto.

Noi semplicemente riportiamo, e spesso lo facciamo in fotocopia, astenendoci da commenti.

Non possiamo inventarci i risultati che farebbero piacere a molti Lettori.

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Demopolis. Sondaggio del 30 agosto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-31.

Se è vero che la Lega evidenzia una lieve flessione della propensione al voto, scendendo al 33%, sarebbe altrettanto vero il notare come né il PD né il M5S abbiano tratto vantaggio dall’accordo sul governo nascente, restando sostanzialmente stabili.

Se queste percentuali attribuite dovessero dimostrarsi costanti nel tempo, ma in tre anni tutto può accadere, anche il ripristino di una legge elettorale a proporzionale secco sembrerebbe non favorire la vittoria di una coalizione PD – M5S.

Il vero campo di battaglia si preannuncerebbe essere il problema della stasi del sistema economico e quello del mondo del lavoro.

P.S.

È stato notato che si parla ci coalizione PD – M5S, oppure rosso – gialla, ma mai di coalizione M5S – PD, oppure giallo – rosso.

2019-08-31__Demopolis__001

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Germania. Union, Cdu e Csu. Chiariamo subito un equivoco.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-27.

2019-08-27__Cdu__001

Parlando delle propensioni al voto è facile incorrere in un errore di lettura dei dati numerici.

A livello federale si presenta la Union, ossia la coalizione tra Cdu, il partito di Frau Merkel, e la Csu.

Tuttavia la Cdu si presenta in tutti i Länder tranne che in Baviera, mentre la Csu si presenta esclusivamente in Baviera: i due partiti non sono quindi sinergici sul territorio.

Mentre nel governo del Land bavarese la Csu ha un grande peso percentuale, la Cdu in tutti gli altri Länder ha un peso significativamente minore della Union.

2019-08-27__Cdu__002

 

Però il confronto si svolgerà tra Cdu al 21.5% e Grüne al 24.5%.

Sarebbe invero ingannatorio considerare la Cdu come se avesse il 26% delle propensioni al voto-

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Si faccia grande attenzione nella lettura.

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Italia. Altri sondaggi a confronto. 19-25 agosto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-26.

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Media e confronto di tutti i sondaggi politici elettorali 19-25 agosto

La settimana dal 19 al 25 agosto mette a confronto le rilevazioni di 3 istituti: GPF, Tecné e Winpoll-Scenari Politici.

I primi sondaggi pubblicati dopo la rottura nella maggioranza, con l’apertura della crisi di governo, puniscono in maniera chiara la Lega del ministro dell’Interno Salvini, che nelle intenzioni di voto si attesta mediamente al 32,1% con pesanti variazioni negative rispetto alle precedenti rilevazioni dei tre istituti nell’ordine di diversi punti percentuali.

Il Partito Democratico guidato da Nicola Zingaretti viene invece segnalato in crescita secondo tutti i sondaggi con un dato medio del 24%, in attesa di conoscere l’esito della crisi di governo che potrebbe portare alla formazione di una nuova maggioranza di governo fra i democratici e il Movimento 5 Stelle, che viene accreditato mediamente al 20,2% con un trend non coerente secondo i diversi istituti.

Fra le altre forze politiche di centrodestra, che spingono per elezioni anticipate, Fratelli d’Italia appare in crescita e si attesta al 7,2%, precedendo in media Forza Italia al 6,9%: nei tre sondaggi della settimana soltanto Tecné presenta il partito di Silvio Berlusconi ancora in vantaggio rispetto alla forza politica guidata da Giorgia Meloni.

Complessivamente la coalizione di centrodestra viene accreditata in un intervallo fra il 43,8% (GPF) e il 48,6% (Winpoll), con una significativa flessione rispetto alle precedenti settimane, ma ancora in grado di aggiudicarsi un’ampia maggioranza parlamentare in caso di ritorno anticipato alle urne.

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Lega
Tendenza a favore: Winpoll (33,7%)
Tendenza a sfavore: GPF (31,2%)

Partito Democratico
Tendenza a favore: Tecné (24,6%)
Tendenza a sfavore: GPF (23,5%)

Movimento 5 Stelle
Tendenza a favore: GPF (23,1%)
Tendenza a sfavore: Winpoll (16,6%)

Fratelli d’Italia
Tendenza a favore: Winpoll (8,3%)
Tendenza a sfavore: GPF e Tecné (6,7%)

Forza Italia
Tendenza a favore: Tecné (8,3%)
Tendenza a sfavore: GPF (5,9%)

+Europa
Tendenza a favore: Euromedia (3,3%)
Tendenza a sfavore: SWG (2,8%)

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Centrodestra
Tendenza a favore: Winpoll (48,6%)
Tendenza a sfavore: GPF (43,8%)

Centrosinistra
Tendenza a favore: Tecné (28,9%)
Tendenza a sfavore: Winpoll (28,6%); GPF (23,5%) [solo PD]

Movimento 5 Stelle
Tendenza a favore: GPF (23,1%)
Tendenza a sfavore: Winpoll (16,6%)

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Spagna. Un chaos politico senza vie di uscita.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-26.

2019-08-21_Spagna__001

Come molte altre nazioni dell’Unione Europea, la Spagna sta sperimentando da anni una frammentazione politica che impedisce la formazione di un governo efficiente.

Anche in questa occasione il sistema elettorale proporzionale evidenzia tutti i suoi limiti quali quelli esperiti in Francia prima della riforma fatta da De Gaulle, che in buona sostanza assegna il governo a chi abbia saputo conquistarsi  la maggioranza relativa.

«Come si può governare un paese che ha duecentoquarantasei varietà differenti di formaggio?»

«Vale la pena di ricordare che in francese il passato si chiama imperfetto»

«Signori, la Francia, per diventare la Francia, ha speso sei secoli di Storia e di sangue, e sessanta Re. E ora dovrebbe contentarsi di ridiventare un pezzo d’Europa, e basta?»

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L’Unione Europea avrebbe un gran bisogno di personalità come il generale De Gaulle.

«Sanchez has failed twice to persuade to back him with their votes, and now has until late September to avoid another election»

«After losing the second vote, he blamed Podemos leader Pablo Iglesias for making unacceptable demands»

«Spain’s Socialist party rejected a re-worked offer on Tuesday to form a coalition government with the far-left Unidas Podemos that could have mapped a way out of a four-month political hiatus that began with an inconclusive national election»

«Podemos repeated on Tuesday an offer to form a coalition, on condition it could name one deputy prime minister and three cabinet ministers»

«The Socialist party considers (this) coalition unworkable»

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Nei sondaggi il Psoe è dato in calo dal 32.9% delle elezioni europee all’attuale 29.3%. Il partito popolare sarebbe salito dal 20.2% al 21%, variazione statisticamente non significativa.

Dovrebbe essere evidente come il ricorso ad altre elezioni anticipate verosimilmente non condurrebbe ad alcun risultato proficuo. Ma intanto, la recessione economica non si ferma certo ad aspettare che gli spagnoli rinsaviscano.


Reuters. 2019-08-22. Spain’s Socialists again reject left-wing coalition offer

Spain’s Socialist party rejected a re-worked offer on Tuesday to form a coalition government with the far-left Unidas Podemos that could have mapped a way out of a four-month political hiatus that began with an inconclusive national election.

Socialist leader and caretaker prime minister Pedro Sanchez has been trying to rally support among parliamentarians to confirm him as premier since April, when voters gave his party more support than any other, but not enough to command a majority.

Podemos repeated on Tuesday an offer to form a coalition, on condition it could name one deputy prime minister and three cabinet ministers.

“The Socialist party considers (this) coalition unworkable,” it said in a statement, suggesting Podemos and its allies try to find another way to support a new administration.

The statement said the party agreed with a lot of the programs Podemos put forward on Tuesday, which include a further hike to the recently-raised minimum wage and more ambitious targets for renewable energy generation.

But two failed attempts to form a government in July showed that they could not govern in coalition, the Socialists said.

Even if they reconciled their differences, the Socialists and Podemos would need the cooperation of other parties to govern.

Sanchez has failed twice to persuade to back him with their votes, and now has until late September to avoid another election.

After losing the second vote, he blamed Podemos leader Pablo Iglesias for making unacceptable demands.

Iglesias had relinquished a demand to hold a cabinet post himself, ceding to objections from Sanchez, who cited differences between the two including on how to deal with a secession bid in the region of Catalonia.

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Sondaggi Demopolis ed Izi. 21 agosto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-26.

2019-08-26__Sondaggio IZI 001

Poniamo solo una domanda.

Si è davvero sicuri che i deputati voteranno la fiducia in accordo alle scelte fatte dalle rispettive dirigenze? E si è davvero sicuri che l’Elettorato approverà poi nelle urne tali scelte?

E se ci fossero dei franchi tiratori, cosa potrebbe succedere?

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Il consenso ai partiti nel Barometro Politico Demopolis

«Se si tornasse alle urne, secondo gli ultimi dati rilevati dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, la Lega otterrebbe il 36%, il PD si confermerebbe secondo partito con il 22,5%. Il Movimento 5 Stelle avrebbe oggi il 18%. 

La vicenda dei rapporti con la Russia non sembra, per il momento, pesare sul consenso di Salvini. Distanti, nel voto per le Politiche, appaiono gli altri due partiti di centro destra, di fatto ormai affiancati: Fratelli d’Italia al 6,8% e Forza Italia al 6,7%; sotto il 3% le altre liste minori.»

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Sondaggio IZI – 21 Agosto: il Partito di Renzi parte dall’8%. Lega sempre in testa, ma PD tonico.

Mentre la crisi di governo è nelle fasi salienti, IZI Reasearch torna dopo oltre un anno a proporre un sondaggio politico. L’istituto di analisi romano ha domandato agli italiani non solo le intenzioni di voto per i partiti esistenti, ma ha anche proposto uno scenario che vede la presenza di un Partito di Renzi (PdR), accreditato quasi dell’8%.

Avendo IZI mai svolto sondaggi dopo le Politiche 2018, non sono presenti le variazioni. Ciò rende purtroppo impossibile rilevare i trend, particolarmente importanti in questa fase della crisi. Ci limitiamo quindi ai dati puntuali, a partire dalla Lega saldamente prima al 36%, senza tuttavia poter capire se sta perdendo consensi come rilevato da altri istituti. Il PD è secondo con un solido 23,5%, mentre i 5 Stelle arrancano al 16%. FdI arriva all’8%, Forza Italia si ferma al 6,4%. Nel Centrosinistra, +Europa è al 2%, mentre gli “altri di Csx”, sondati come un’unica opzione, assommano al 6,1%, dato rilevante rispetto ad altri sondaggi.

La compagine progressista arriva al 31,6%, mentre il Centrodestra, qualora si presentasse unito nella sua formazione classica, toccherebbe il 52%, vincendo senza difficoltà. Fuori dai giochi il M5S, che, senza alleati, resta fermo al suo misero 16%.

IZI ha poi domandato quanti consensi raccoglierebbe un ipotetico partito di Renzi. Sappiamo infatti come durante le trattative per un nuovo governo giallorosso, si siano aperte nuove crepe tra i renziani ed il resto del Pd, culminate con il “caso Gentiloni”. Non si può quindi esludere che, qualora le trattative con i 5 Stelle fallissero, Renzi possa scindere dal Pd. Un partito dell’ex Presidente del Consiglio varrebbe in partenza il 7,8% dei consensi; andiamo a vedere nella prossima pagina da dove arrivano questi voti e come influiscono sul panorama politico complessivo.

Come accennato alla pagina precedente, l’ipotetico partito di Renzi partirebbe da un consenso prossimo all’8%. Più interessante vedere da dove arrivano tali voti e come modificano lo scenario generale.

Il “PdR” secondo la rilevazione IZI, ruberebbe consensi soprattutto al Centrosinistra; per la precisione oltre il 50% dal PD e quasi il 14% da altri partiti dell’area. Quindi, circa due terzi dei voti del PdR arriverebbero dalla stessa area a cui già appartiene. Il rimanente terzo proviene soprattutto, un po’ a sorpresa, dalla Lega, ed in subordine da FI, 5 Stelle ed altri partiti di Centrodestra. Nel complesso i voti “rubati” a schieramenti avversari non superano il 3% dell’elettorato.

Troppo poco per giustificare una scissione? Probabilmente è così, anche se pochi punti percentuali, almeno finché permane l’attuale legge elettorale, possono far cambiare colore a diversi collegi.

Il dubbio politico è però un altro: qualora avvenisse una scissione dolorosa, il nuovo PdR potrebbe realisticamente allearsi con il PD? Secondo molti analisti la risposta è negativa, ed in tal caso l’esito per il Centrosinistra, privato di quasi 5 punti percentuali, sarebbe devastante.

Con il PdR in campo il Pd scenderebbe al 19,3%, la Lega al 34% ed i 5 Stelle al 15,6%; il Centrosinistra arriverebbe così al 34,2 per cento sommandovi la formazione renziana (+ 2,6 punti percentuali rispetto allo scenario senza il PdR), ma appena al 26,4% se il nuovo partito rimanesse fuori dalla coalizione progressista.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Sondaggi elettorali dopo la crisi. Risultati discordanti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-23.

2019-08-23_Sondaggi__001

Intenzioni di voto secondo Mannheimer: netto balzo in avanti per il PD, cala la Lega e sprofonda il M5S

Lega 33% – 36%, PD 26% – 28%, M5S 12% – 14%.

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Sondaggio Tecnè – Precipita la Lega di Salvini (-7%). Recupera il PD e il M5S torna sopra il 20%.

Tecnè ha effettuato una delle prime rilevazioni da quando è scoppiata la crisi di governo che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e all’avvio di nuove consultazioni.

Nonostante sia un istituto tipicamente vicino al centrodestra, i risultati sono drammatici per la Lega di Matteo Salvini. Perde rispetto al 5 agosto infatti 6,7 punti percentuali precipitando al 31,3%, livello a cui non era da marzo. Ad approfittare di quello crollo sono il Partito Democratico, che ha ritrovato centralità nel dibattito pubblico, e il Movimento 5 Stelle, che salgono rispettivamente di 2,2 e 3,2 punti. andando al 24,6% e al 20,8%. Risultato importante per il M5S di Luigi Di Maio, che riesce a tornare sopra quota venti.

Salgono anche gli altri due partiti di centrodestra. Forza Italia recupera tre decimi di punto e va all’8,3%, mentre Fratelli d’Italia segna un più 0,7 andando al 6,7%.

Tra i partiti minori si ha invece Più Europa al 2,5% (-0,1), Europe Verde all’1,8% (-0,4) e La Sinistra all’1,4% (stabile).

Coloro che non si esprimono perché incerti o astenuti sono pari al 48,3%, un aumento di 3,2 punti percentuali.

2019-08-23_Sondaggi__002

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A nostro sommesso avviso, molte persone, Elettori, sono ancora in ferie.

Per questi motivi riportiamo i dati pubblicati, ma nel contempo suggeriremmo di leggerli con cautela.