Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Cina. Nuova Via della Seta. 6,000 miliardi Usd in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Cina

«Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento»

*

«Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale»

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«Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%»

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«Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà»

*

«Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione»

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«Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa»

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«Gli scambi commerciali tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari.»

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«La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno»

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«Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali [Cina – Italia] ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo un nuovo primato storico, mentre il complesso  degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari.»

* * * * * * *

La Cina sta seguendo la direttiva di Realpolitik che le è connaturata e che a suo tempo Mr Deng Xiaoping aveva ribadito con forza: i rapporti commerciali non devono essere condizionati da visioni ideologiche e nessuno deve permettersi di sindacare la politica interna degli stati.

Negli ultimi cinque anni la Nuova Via della Seta ha comportato interscambi per 6,000 miliardi di dollari americani. Mentre nei confronti dell’Unione Europea la Cine sembrerebbe ricercare prevalentemente rapporti bilaterali, nei confronti dei paesi europei ex est l’approccio è rappresentato dal Ceec, ovvero il 16 + 1.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. Ulteriore potenziamento del Ceec, Europa dell’est.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina e Serbia. Belt and Road si approfonda nei Balcani.

Cooperation between China and Central and Eastern Countries.

Ceec, China and Central and Eastern European Countries

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Eastern Europe cozies up to China

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«The 16+1 format is an initiative by the People’s Republic of China aimed at intensifying and expanding cooperation with 11 EU Member States and 5 Balkan countries (Albania, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Montenegro, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia) in the fields of investments, transport, finance, science, education, and culture»

La attuale eurodirigenza uscente ha dei grandi problemi di rapporto diplomatico e politico con la Cina. Il giornale della confindustria tedesca ne ha recentemente preso atto in un lungo e dettagliato editoriale.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«On paper there is nothing to stop German companies buying Chinese firms …. But the reality is very different»

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

«“L’Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti.  …. parole del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, …. “L’Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa – si legge in un documento della Commissione – è sempre più diffusa la sensazione che l’equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato”. La Cina “è al tempo stesso – vi si legge – un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell’Ue, un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.»

Cina: l’Europa alzi la voce contro il mancato rispetto dei diritti umani

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La posizione dell’attuale eurodirigenza uscente nei confronti della Cina è riassunto chiaramente dalla proposta di risoluzione del parlamento europeo          sullo stato delle relazioni UE-Cina, votata dal parlamento europeo il 2018-06-12:

«…. considerando che la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un’intensificazione dell’ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani sono arrestati, processati e condannati sulla base di capi d’imputazione vaghi come quello di “sovvertire il potere dello Stato” e di “scatenare liti e provocare problemi”, e che spesso sono detenuti in isolamento in località ignote, senza alcun accesso a cure mediche o all’assistenza legale; che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono trattenuti, talvolta, in “sorveglianza residenziale in un luogo designato”, un sistema utilizzato per impedire a queste persone qualsiasi contatto, e che durante tale detenzione sono spesso segnalati torture e maltrattamenti; che la Cina continua a negare la libertà di espressione e la libertà di informazione, e sono stati incarcerati molti giornalisti, blogger e voci indipendenti; che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l’UE si è impegnata a far sì che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto siano promossi in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; che i vertici UE-Cina devono essere impiegati per ottenere risultati concreti nell’ambito dei diritti umani, segnatamente il rilascio dei difensori dei diritti umani, degli avvocati e degli attivisti incarcerati;»

Concludendo.

Vedremo come la nuova Commissione Europea si relazionerà con la Cina: quella uscente avrebbe voluto imporre alla Cina condizioni di interferenza con i suoi problemi politici interni, cosa che la Cina né vuole né può accettare. Di qui lo stallo delle trattative.


Sole 24 Ore. 2019-04-21. L’economia cinese cerca il progresso nella stabilità: prospettiva luminosa per la cooperazione italo-cinese

Qualche tempo fa, con l’avvenuta apertura delle Due Sessioni cinesi, lo sguardo di tutto il mondo si è concentrato su Pechino. Ho visto che anche la stampa italiana ha dedicato ampio spazio a questo evento. Non sono mancati dell’evento resoconti accurati e bene illustrati, ma allo stesso tempo c’è stato chi ha espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia cinese, sollevando obiezioni nel merito della cooperazione sino-italiana, soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa OBOR (One Belt One Road).

Nel merito di ciò, vorrei esprimere alcune opinioni personali. Alcune sfide attendono l’economia cinese, ma il suo andamento positivo sul lungo periodo non cambia. Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento. Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale. Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%. Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà. Sullo sfondo di un’economia globale complessivamente priva di vigore, questi risultati ottenuti dalla Cina non possono mutare. Nella relazione di governo delle due Assemblee, l’obiettivo di crescita per quest’anno è stato fissato al 6,0–6,5%. Trovo che si tratti di una decisione oggettiva, basata sull’attuale congiuntura economica interna ed esterna al Paese, oltre che di una scelta obbligata per un’economia cinese che punta verso alti standard di sviluppo.

L’economia cinese è vasta, solida e sta sviluppando in fretta nuovi processi e nuovi modelli di gestione. Di fronte alla congiuntura di quest’anno, più complessa e severa, svilupperemo attivamente le nostre eccellenze, continuando ad intensificare le riforme strutturali sul lato della domanda e ad allargare la nostra apertura all’estero, a promuovere un modello di sviluppo guidato dall’innovazione, ad accelerare l’avvicendamento tra energie vecchie e nuove. Inoltre, il Governo spera di stimolare ancora la vitalità dell’economia e del mercato cinesi con misure concrete quali politiche finanziarie e monetarie ragionate, l’abbassamento delle imposte e il contenimento delle spese. Siamo certi di vincere queste sfide e queste difficoltà, realizzando gli obiettivi di crescita fissati e contribuendo ancora allo sviluppo stabile e salutare dell’economia globale.

La cooperazione sino-italiana è vantaggiosa per entrambi i paesi e le prospettive della Via della Seta ampie ed estese. L’iniziativa OBOR non è uno strumento geopolitico, ma un’importante occasione per promuovere l’integrazione regionale e realizzare lo sviluppo di tutti. Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione. Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa. Gli scambi commercia-li tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari. Una serie di progetti fondamentali dell’iniziativa OBOR è realizzata ed in funzione, giovando concretamente a diversi popoli. La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione-ne e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno. Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con il “disegno egemonico” e la “trappola del debito” di cui qualcuno si diletta a parlare.

Attualmente l’andamento della cooperazione tra i nostri Paesi nell’ambito dell’iniziativa OBOR è molto positivo. Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo-do un nuovo primato storico, mentre il complesso-so degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari. La cooperazione in settori come le infrastrutture portuali, le reti 5G, lo sviluppo di mercati in paesi terzi è in fase di ascesa. Il prossimo mese si terrà in Cina il secondo summit per la coopera-zione internazionale alla Via della Seta. Questo sarà un’altra ricca occasione per permettere ai diversi paesi di incontrarsi con le rispettive strategie e di intensificare la cooperazione effettiva. Poco tempo indietro, il premier Conte ha dichiarato che interverrà personalmente a questo evento in Cina, fatto che accogliamo con grande apprezzamento.

Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario del partenariato strategico tra i nostri Paesi, mentre il prossimo ricorreranno i cinquant’anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Proprio in questo momento storico, il presidente Xi Jinping si appresta a compiere una visita di stato in Italia. Si tratterà del secondo viaggio in Italia di un Capo di Stato cinese in quasi dieci anni e della prima volta per Xi Jinping da quando ricopre questo incarico. Durante la visita, il Presidente discorrerà con i leader italiani dell’amicizia tra i nostri Paesi, per promuovere la cooperazione ed assistere alla firma di una serie di importanti accordi bilaterali. Inoltre, i due paesi rilasceranno una dichiarazione congiunta a stabilire le linee guida per lo sviluppo futuro delle relazioni sino-italiane, fissandone la direzione. Una visita storica che porterà con sé un’occasione storica. Spero che, con l’impegno condiviso delle Parti, esse riescano a coglierla, per approfondire la tradizionale amicizia sino-ita-liana, promuovendo a un livello più alto la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi ed arricchendo ancora e meglio i nostri Popoli.

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Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Zuzana Čaputová. I liberal iniziano ad averne dei dubbi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-21.

2019-04-19__Slovakia__001

Mrs Zuzana Čaputová è stata eletta presidente della Slovakia.

Zuzana Caputova eletta presidente della Slovakia.

Slovakia. Presidenziali. Caputova 40.04%. Una lezione da meditare.

Slovakia. Mrs Zuzana Caputova potrebbe vincere le elezioni presidenziali.

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«As populist parties sweep into power across Europe, Slovakia takes a liberal turn by electing a leftist anti-corruption activist from outside the political establishment for president last month»

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«For a traditional and religious country, electing a woman, a divorced mother living in an informal relationship, and a human rights lawyer holding liberal views on LGBT rights and abortion legislation constitutes a novelty and a shift in attitudes.»

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«Zuzana Caputova’s victory not only represents a turning point for Slovakia, but also a ray of hope for the region where nationalist, anti-EU and anti-immigration sentiments have grown over the past years.»

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«While liberals rejoice, some urge caution over the growing support for the far-right in Slovakia, as well as over voting alignment between the ruling SMER-DS and the far-right on social and ethical issues.»

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«Although some would label Caputova’s triumph as a “victory for liberalism”, it is unclear whether the voters in Slovakia opted for a liberal candidate because they align with liberal values, or because their respect for the rule of law took priority over their personal conservativism when casting a vote»

*

«The two anti-system candidates – the conspirationist former justice minister Stefan Harabin and neo-fascist Marian Kotleba – together attracted nearly a quarter of the votes»

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«According to the AKO agency opinion poll, public support for Kotleba’s anti-European, far-right People’s Party Our Slovakia (LSNS) rose from 9.5 percent in February to 11.5 percent in April»

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«In the run up to the elections, the ruling SMER-DS and the far-right LSNS held talks, joined forces and aligned their votes on social and ethical issues, such as to cap retirement age at 64, or to halt ratification of a European treaty designed to combat violence against women. …. In addition to SMER-DS, the Centre-right Slovak National party and the populist We Are Family also held talks with the far-right. …. Considering political pragmatism and lack of consistency displayed by Robert Fico in the past, observers do not exclude that SMER-DS would align with any of the political parties represented in the parliament in order to push its agenda in the future.»

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«Rather than voting for a woman, observers note, the public voted for the candidate who was credible, independent from the establishment, and who was perceived as capable of bringing about positive change»

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«The office of the president is largely a ceremonial role in Slovakia, with the real powers of the state being vested in the hands of the prime minister.»

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«Although the political sands in Slovakia are shifting and it is too early to make any predictions, one could imagine two political blocs consolidating ahead of the 2020 elections: a liberal-democratic one, led by the outgoing president Andrej Kisa and, symbolically, by the president-elect Caputova; and a nationalist bloc with authoritarian-coloured tendencies formed by parties such as SMER-DS, the Slovak National party and the We Are Family, which is connected to Marine Le Pen’s and Matteo Salvini’s ENF group»

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Stando ai sondaggi eseguiti da Poll of Polls, lo Smer avrebbe il 19.7% e Progresívne Slovensko + Spolu otterrebero il 14.4% dei voti: messi assieme avrebbero il 34.4%, percentuale che non permetterebbe l’ingresso al governo.

Nel converso, Sloboda a Solidarita (Ecr) avrebbe il 12.9%, Ľudová strana – Naše Slovensko, ĽSNS (NI) l’11.5% e Obyčajní Ľudia l’8.6%: in totale raggiungerebbero il 33% dei suffragi. Sme Rodina, 10.7% non è stata conteggiata pur essendo chiaramente populista. Ma se fosse possibile una sinergia, il blocco di destra arriverebbe al 43.7% dei voti.

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Le prossime elezioni dovrebbero chiarire alla fine la situazione numerica.

In linea generale, però, sembrerebbe prospettarsi un risultato elettorale non favorevole ai liberal.


EU Observer. 2019-04-17. Caputova triumph not yet a victory for Slovak liberalism

For a traditional and religious country, electing a woman, a divorced mother living in an informal relationship, and a human rights lawyer holding liberal views on LGBT rights and abortion legislation constitutes a novelty and a shift in attitudes.

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As populist parties sweep into power across Europe, Slovakia takes a liberal turn by electing a leftist anti-corruption activist from outside the political establishment for president last month.

For a traditional and religious country, electing a woman, a divorced mother living in an informal relationship, and a human rights lawyer holding liberal views on LGBT rights and abortion legislation constitutes a novelty and a shift in attitudes.

Zuzana Caputova’s victory not only represents a turning point for Slovakia, but also a ray of hope for the region where nationalist, anti-EU and anti-immigration sentiments have grown over the past years.

While liberals rejoice, some urge caution over the growing support for the far-right in Slovakia, as well as over voting alignment between the ruling SMER-DS and the far-right on social and ethical issues.

Victory for liberalism?

Although some would label Caputova’s triumph as a “victory for liberalism”, it is unclear whether the voters in Slovakia opted for a liberal candidate because they align with liberal values, or because their respect for the rule of law took priority over their personal conservativism when casting a vote.

We should not forget about the first round of presidential elections, which revealed the uglier side of Slovak politics.

The two anti-system candidates – the conspirationist former justice minister Stefan Harabin and neo-fascist Marian Kotleba – together attracted nearly a quarter of the votes.

According to the AKO agency opinion poll, public support for Kotleba’s anti-European, far-right People’s Party Our Slovakia (LSNS) rose from 9.5 percent in February to 11.5 percent in April.

In the run up to the elections, the ruling SMER-DS and the far-right LSNS held talks, joined forces and aligned their votes on social and ethical issues, such as to cap retirement age at 64, or to halt ratification of a European treaty designed to combat violence against women.

In addition to SMER-DS, the Centre-right Slovak National party and the populist We Are Family also held talks with the far-right.

Considering political pragmatism and lack of consistency displayed by Robert Fico in the past, observers do not exclude that SMER-DS would align with any of the political parties represented in the parliament in order to push its agenda in the future.

Prime minister Peter Pellegrini, however, rejected any suggestion of a future coalition government with the far-right LSNS.

Gender equality in Slovakia

Observers also caution against jumping to conclusions over how progressive Slovak society is in terms of gender equality and women’s representation in national governments.

According to the 2017 Gender Equality Index of the European Institute for Gender Equality, Slovakia placed third to last among EU members in gender equality, performing on par with Romania and slightly better than Hungary and Greece.

In fact, in the run up to the elections, many doubted that a woman stood a chance of becoming a president in Slovakia.

Rather than voting for a woman, observers note, the public voted for the candidate who was credible, independent from the establishment, and who was perceived as capable of bringing about positive change.

As such, Caputova’s success should be viewed partly as a result of public disillusionment with the governing coalition a year after the killings of an investigative journalist and his fiancee, and partly as an outcome of her campaign, which displayed her authenticity, honesty, empathy, reluctance to undermine other candidates or to use aggressive vocabulary, and a strong record as an activist against injustice.

It was her image of authenticity and political decency that united the divided electorate in Slovakia.

In this regard, Caputova rise and appeal is comparable to that of Alexandria Ocasio-Cortez in the US Congress.

Beginning of the road to change

The office of the president is largely a ceremonial role in Slovakia, with the real powers of the state being vested in the hands of the prime minister.

Caputova nevertheless committed to ensuring justice for all Slovaks by reinforcing the independence of the public prosecutor’s office and in the naming of judges, which will fall under her responsibility.

Despite the limitations she will face, the symbolic value of her election should not be underestimated.

Caputova victory already boosted her Progressive Slovakia (PS) party’s prospects in EU elections and contributed to the consolidation the liberal camp at home.

Because her victory came at a low turnout of 40 percent, to push her agenda the president-elect will need to work together with, and secure the backing of, the parliament dominated by SMER-DS, led by Fico.

All eyes now turn to the national parliamentary elections, which are due in a year, and which will constitute the real test for the progressive left in Slovakia.

Although the political sands in Slovakia are shifting and it is too early to make any predictions, one could imagine two political blocs consolidating ahead of the 2020 elections: a liberal-democratic one, led by the outgoing president Andrej Kisa and, symbolically, by the president-elect Caputova; and a nationalist bloc with authoritarian-coloured tendencies formed by parties such as SMER-DS, the Slovak National party and the We Are Family, which is connected to Marine Le Pen’s and Matteo Salvini’s ENF group.

Rather than paving the way for a more liberal region, the situation in Slovakia can also take the Austrian turn, where a liberal president finds himself in a difficult position having to balance a right-wing coalition government.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Zuzana Caputova eletta presidente della Slovakia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-31.

2019-03-31__Zuzana Caputova __001

Nessuno se ne era accorto. Dai fatti si sarebbe detto l’opposto.


Mrs Zuzana Caputova è stata eletta presidente della Slovakia conquistandosi il 58% dei suffragi: una vittoria chiara e netta.

Se è vero che la carica presidenziale in Slovakia sia in gran parte rappresentativa, sarebbe altrettanto vero ponderare con grande cura il contesto in cui tale elezione si è svolta e la personalità della neo-presidente.

*

La Slovakia negli ultimi anni è andata incontro a quel fenomeno di parcellizzazione del quadro politico che sta caratterizzando tutta l’Europa. I partiti tradizionali non richiamano più a lungo Elettori ed i partiti nuovi sulla scena non riescono ancora ad imporsi. Da questo punto di vista la vittoria di Mrs Zuzana Caputova potrebbe essere interpretata come il segno dell’emersione di un partito che possa raggiungere una maggioranza governativa senza dover scendere a compromessi con troppi altri partiti di una coalizione più obbligata che desiderata. Sempre da questa ottica, la chiarezza politica fa aggio sulle tesi propugnate: il chaos partitico è quasi immancabilmente foriero di severi vulnus alla democrazia.

Questa candidatura andata a buon fine ricorda, mutatis mutandis, l’irrompere sul proscenio politico di Mr Macron. In questa fase storica è diventato concretamente possibile che un nuovo partito e nuovi volti possano imporsi fino a conseguire anche la maggioranza. Il fenomeno sembrerebbe essere più ascrivibile al tracollo dei partiti tradizionali che a veementi capacità demagogiche delle nuove formazioni: l’Elettore vuole vedere volti nuovi e sentirsi proporre nuovi traguardi.

Altrettanto sicuramente l’Elettorato, e non solo quello slovacco, sente impellente la necessità di uomini politici ragionevolmente immuni dai fenomeni di corruzione che purtroppo sono stati un fatto costante in questa Europa negli ultimi lustri. Questo concetto potrebbe anche essere esteso. Un certo quale grado di corruzione è sempre insito nella gestione del potere: diventa problema severo quando travalica i limiti del sano buon senso e, soprattutto, quando dalle alte sfere diventa pessima abitudine della minutaglia politica ed amministrativa. L’Elettore medio sembrerebbe essere molto più tollerante verso un governante un po’ troppo spigliato piuttosto che nei confronti del vigile urbano che esige la tangente per non dare le multe di divieto di sosta. In altri termini, conta più il grado di percezione della corruzione che la sua reale entità.

In Slovakia si era assistito anche a fenomeno di rara gravità, quali l’assassinio di Mr Jan Kuciak, un reporter. Al momento, mandanti ed esecutori non sono ancora stati identificati in modo inequivocabile, e ciascuna fazione ne addossa la colpa alle altre. Fatto sta che gli Elettori proprio non ne vogliono più sapere di vivere in una collettività ove sia possibile l’omicidio politico.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe far notare la grande differenza che intercorre tra la conquista ed il mantenimento del potere. Il Macbeth di Shakespeare illustra ad arte questo problema. L’esperienza italiana del M5S  dovrebbe insegnare. Al momento, in questa particolare Europa, è abbastanza facile coagulare consensi attorno a degli slogan che soddisfino visceralmente l’Elettorato, ma una formazione politica che si contraddistingua per i ‘NO’ e per le dichiarazioni utopiche può forse raggiungere il potere, ma non riesce a mantenerlo: si disgrega rapidamente. Non solo. Per governare serve non solo il vasto consenso popolare, ma anche la disponibilità di persone che siano in grado di ricoprire tutta la sfaccettatura di governo e sottogoverno che la formazione politica deve occupare e dar significato. Se è facile proporsi come ‘anticorruzione’ è terribilmente difficile agire da elementi isolati, senza il pieno governo dell’apparato burocratico dello stato. Gli Elettori conferiscono un mandato, ma sono anche molto esigenti nell’esigere che esso sia portato a buon fine.

Se sicuramente la Caputova può al momento contare su solidi appoggi in sede dell’Unione Europea, altrettanto sicuramente è ancora debole patria e nulla vieta di pensare che con le prossime elezioni europee le vengano a mancare gli appoggi internazionali.

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Vedremo come si comporterà Mrs Zuzana Caputova nel suo nuovo ruolo di presidente dello stato.

Se questa elezione costituisce sicuramente un valido precedente, altrettanto sicuramente si dovrebbe tener conto di altri fenomeni in atto in questa Europa dilaniata dal travaglio delle prossime elezioni europee.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Il caso della Kövesi non riguarda soltanto i fatti interni della Romania, bensì gli equilibri fluttuanti all’interno dell’Unione Europea e, più in generale, della situazione politica mondiale.

Se nulla vieta di pensare che l’elezione di Mrs Zuzana Caputova sia l’inizio di un rinnovamento, nulla vieterebbe di pensare che anche l’arresto della Kövesi sia solo il primo di una lunga lista.

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Ansa. 2019-03-31. Slovacchia: Zuzana Caputova presidente

Comprensibilità, cordialità, affidabilità, capacità di evitare conflitti: queste le caratteristiche che hanno portato Zuzana Caputova, fino a poco tempo fa poco nota all’opinione pubblica, ad essere eletta presidente della Slovacchia.

“Sono felice del risultato – ha detto Caputova, dopo aver ringraziato i suoi elettori – perché si vede che nella politica si può entrare con opinioni proprie e la fiducia si può conquistare anche senza linguaggio aggressivo e colpi bassi. L’onestà nella politica può essere la nostra forza”. 

La 45enne, ex vicepresidente del piccolo partito non governativo ‘Slovacchia progressista’, è entrata in politica nel 2017 dopo la lotta durata anni contro una discarica illegale a Pezinok che l’ha messa contro gli uomini al potere e imprenditori controversi.

Nel ballottaggio, Caputova ha vinto con il 58% dei consensi sull’eurodeputato Maros Sefcovic, che si è fermato al 42% e ha riconosciuto la vittoria della avversaria. L’affluenza alle urne è stata del 41,8%.

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Bbc. 2019-03-31. Zuzana Caputova becomes Slovakia’s first female president

Anti-corruption candidate Zuzana Caputova has won Slovakia’s presidential election, making her the country’s first female head of state.

Ms Caputova, who has almost no political experience, defeated high-profile diplomat Maros Sefcovic, nominated by the governing party, in a second round run-off vote.

She framed the election as a struggle between good and evil.

The election follows the murder of an investigative journalist last year.

Jan Kuciak was looking into links between politicians and organised crime when he was shot alongside his fiancée in February 2018.

Ms Caputova cited Mr Kuciak’s death as one of the reasons she decided to run for president, which is a largely ceremonial role.

With almost all votes counted, she has won about 58% to Mr Sefcovic’s 42%.

She gained prominence as a lawyer, when she led a case against an illegal landfill lasting 14 years.

Aged 45, a divorcee and mother of two, she is a member of the liberal Progressive Slovakia party, which has no seats in parliament.

In a country where same-sex marriage and adoption is not yet legal, her liberal views promote LGBTQ+ rights.

Anti-corruption candidate leads Slovak poll

The political novice bucking Europe’s populist trend

The opponent she defeated, Mr Sefcovic, is vice president of the European Commission.

He was nominated by the ruling Smer-SD party, which is led by Robert Fico, who was forced to resign as prime minister following the Kuciak murder.

In the first voting round, Ms Caputova won 40% of the vote, with Mr Sefcovic gaining less than 19%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Presidenziali. Caputova 40.04%. Una lezione da meditare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-17.

Pifferaio Magico. Hameln. Koppen.

 Lapide nella Chiesa di Hameln.


«Al secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia passano l’avvocatessa Zuzana Caputova e il diplomatico Maros Sefcovic»

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«Dopo lo scrutinio del 92% dei voti del primo turno, la Caputova è in testa con il 40,04%, mentre Sefcovic ha ottenuto il 18,72%.»

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«I see the message from voters as a strong call for change»

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«The Slovak presidency is a largely ceremonial office, but the president has limited powers of veto over laws passed by parliament»

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Slovakia. Mrs Zuzana Caputova potrebbe vincere le elezioni presidenziali.

Le elezioni presidenziali hanno sempre avuto la grande caratteristica di essere centrate sulla personalità dei candidati forse ancor più che sui loro programmi.

Il successo di Mrs Zuzana Čaputová si presta ad alcune considerazioni che potrebbero anche essere estese a tutto l’elettorato europeo.

– Per quanto riguarda l’Unione Europea, nel 2008 il pil dell’eurozona era 14,113.094 miliardi Usd, ed a fine 2017 era 12,589.880 miliardi. Similmente, il pil procapite è crollato da 42,770 Usd a 36,670 Usd.

Riassumendo: il pil è sceso di 1,523.21 miliardi Usd ed il pil procapite di 6,100 Usd. Nel contempo, il pil cinese è cresciuto del 139%, quello indiano del 96% e quello degli Stati Uniti del 34%. Ricordiamo che questi dati sono espressi in dollari americani, non in euro.

Anche se la gente comune non ha presente codeste cifre, l’aria di stagnazione economica generalizzata grava pesante sull’eurozona. E l’inquietudine economica si ripercuote severamente sulle scelte politiche.

– In tutta l’Unione Europea si evidenzia una disaffezione degli Elettori nei confronti dei partiti tradizionali, che hanno perso quasi ovunque larghe quote di consenso. A questo fenomeno si è associata una frammentazione politica, per cui in quasi tutti gli stati sono presenti quasi una decina di formazioni politiche, ma con risultati difficilmente superiori al 10% – 15%. Questo fenomeno obbliga la formazione di coalizioni governative instabili, in quanto formate da partiti spesso con programmi divergenti.

– La conseguenza di quanto evidenziato è una impossibilità oggettiva ad affrontare le grandi sfide europee e nazionali. Questa è una palude politica chiaramente avvertita dall’Elettorato, che è diventato molto mobile: ci si dovrebbero aspettare successi impensabili, ma spesso per nulla duraturi. Nessun politico né alcun partito potrà considerare stabile l’Elettorato che lo ha espresso.

– Un altro grande problema che emerge è un fenomeno di gestione personalistica del potere che spesso sfocia in veri e propri episodi di corruzione fin troppo evidenti per poter essere tollerati dal popolo. Il comportamento etico e morale dei governanti sta rapidamente diventando un elemento di grande importanza. Tuttavia la onestà è solo un requisito, importante sicuramente ma non certo l’unico, di un governante.

* * *

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

In tutta la Unione Europea assistiamo ad un fiorire di partiti politici ‘di protesta’: formula invero molto riduttiva.

Spesso arrivano a posti di grande responsabilità politica persone degnissime, ma digiune dei reali problemi che dovrebbero cercare di risolvere. Non solo. I nuovi eletti si scontrano con un apparato burocratico nominato e cresciuto dal pregresso governo e sono spesso facili prede di navigati marpioni.

I recenti accadimenti della Catalogna in Spagna e dei Gilets Jaunes in Francia dovrebbe anche indicarci come il tasso di esasperazione stia rapidamente salendo nell’europeo medio. E questo sarebbe un fenomeno da non trascurarsi. Nei climi politici rancorosi sorgono spesso dei demagoghi che trascinano le masse come il pifferaio magico.

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Prendiamo quindi atto alla luce di quanto detto che Mrs Zuzana Čaputová potrebbe verosimilmente essere il nuovo presidente della Slovakia, che a breve dovrebbe andare alle elezioni politiche.

È un personaggio politico entrato prepotentemente in scena e che nel volgere di qualche mese è riuscito a conquistarsi una larga fetta dell’Elettorato. Verosimilmente la sua elezione potrebbe concorrere a stabilizzare il quadro politico slovacco.


Ansa. 2019-03-17. Slovacchia, sarà sfida Caputova-Sefcovic

Al secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia passano l’avvocatessa Zuzana Caputova e il diplomatico Maros Sefcovic.

 Dopo lo scrutinio del 92% dei voti del primo turno, la Caputova è in testa con il 40,04%, mentre Sefcovic ha ottenuto il 18,72%.
L’affluenza alle urne è stata del 46,04%. Il ballottaggio si terra’ il 30 marzo.


Bbc. 2019-03-17. Anti-corruption candidate Zuzana Caputova leads Slovak poll

Lawyer and anti-corruption campaigner Zuzana Caputova has easily won the first round of Slovakia’s presidential election.

She has just over 40% with Maros Sefcovic of the ruling Smer-SD party her nearest rival on less than 19%.

Ms Caputova came to prominence during mass protests sparked by the murder of a journalist who had been investigating political corruption.

As no candidate won more than 50%, a second-round run-off will be held.

Turnout was just under 50%.

If Ms Caputova, 45, wins the second round in a fortnight’s time, she will become Slovakia’s first female president.

“I see the message from voters as a strong call for change,” she said early on Sunday.

A member of the small Progressive Slovakia party, which has no seats in parliament, she is a newcomer to politics, whereas her conservative 52-year-old opponent is vice-president of the European Commission.

Ms Caputova first rose to prominence when she led a battle lasting 14 years against an illegal landfill.

More recently, Slovakia has seen large anti-government rallies following the murder of journalist Jan Kuciak and his fiancée in February last year.

The protests prompted Prime Minister Robert Fico to resign.

A new suspect in the killings was charged earlier this week with ordering the murders.

Four others were charged by investigators last year.

Ms Caputova was backed in her campaign by outgoing President Andrej Kiska, who did not seek a second term in office.

The Slovak presidency is a largely ceremonial office, but the president has limited powers of veto over laws passed by parliament.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Mrs Zuzana Caputova potrebbe vincere le elezioni presidenziali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-16.

2019-03-16__Slovakia__001

Oggi si vota in Slovakia il primo turno delle elezioni presidenziali.

Due sono i candidati di rilievo.

Maroš Šefčovič, 1966, membro fino al 1990 del Communist Party of Czechoslovakia, quindi membro della direzione della socialdemocrazia. Una lunghissima carriera consumata all’interno delle strutture dell’Unione Europea.

Dal 2009 al 2010 è European Commissioner for Education, Training, Culture and Youth, dal 2010 al 2014 è European Commissioner for Interinstitutional Relations and Administration, dal 2014 ad oggi è European Commissioner for the Energy Union.

Un curriculum di tutto rispetto: può piacere o non piacere politicamente, ma nessuno potrebbe negare il valore intrinseco della persona.

Zuzana Čaputová, 1973, esponente di Progressive Slovakia, formazione politica non rappresentata in parlamento. Di ideologia liberal socialista, si è distinta come avvocato delle ngo operanti in Slovakia.

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I sondaggi elettorali sono quasi impossibili da essere interpretati.

L’ultimo sondaggio della Phoenix Research darebbe Šefčovič al 19.8% e la Čaputová al 18.5%: tenendo conto dell’errore di stima, sarebbe un sostanziale testa a testa, che si risolverebbe quindi solo al secondo turno.

Lasciano invero molto perplessi i sondaggi pubblicati nel corso dell’ultimo mese da numerose società che darebbero la Čaputová al 37.9%, al 44.8% ed anche al 52.9%: li riportiamo in fotocopia per correttezza.

Ricordiamo come le elezioni politiche si terranno l’anno prossimo.

Nota.

Di fronte a sondaggi così discrepanti si resta impossibilitati di esprimere una qualsivoglia considerazione.

Li abbiamo riportati in fotocopia proprio per portare a conoscenza del largo pubblico l’intrinseca difficoltà che si incontra a trattare questi argomenti.


Bloomberg. 2019-03-16. Europe’s Populists Set for Slap in Slovakia’s Presidential Race

– NGO lawyer Caputova leads polls for first-round vote Saturday

– Anti-establishment judge, top EU official vie for runoff spot

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An election in the heart of the European Union’s increasing populist eastern wing is poised to deliver a different kind of anti-establishment triumph.

Sandwiched between Poland and Hungary — perennial thorns in the side of Brussels officials — Slovakia is set to pick as president an NGO lawyer who backs EU integration, vows to fight nationalism and wants to rebuild a system skewed to favor politicians and their cronies.

Zuzana Caputova’s rise has been rapid. A year ago, her biggest claim to fame was stopping a well-connected businessman from building a landfill in Slovakia’s wine country. Now, polls indicate the 45-year-old will comfortably win Saturday’s ballot and will also prevail in a likely runoff two weeks later. She’s trouncing the pro-Russian populist candidate.

Her victory would be a marked departure from the governments in Warsaw and Budapest, which the EU accuses of trampling over democracy and the rule of law.

“Uniquely for the region, a liberal is leading polls by a wide margin,” said Otilia Dhand, senior vice president at Teneo Intelligence in Brussels. “But support has less to do with her ideological leanings and more to do with the fact that she represents a clear break from what voters perceive as corrupt and ineffective political elites.”

Caputova has ridden a wave of anti-government anger triggered last year’s murder of an investigative journalist and his fiancee. A local businessman was charged this week with ordering the killing. Inspired by her slogan — ‘Let’s fight evil together’ — voters have taken to the streets in the biggest protests since the fall of the Iron Curtain.

As vice-chairwoman of the Progressive Slovakia party, Caputova supports gay partnerships and adoption, a rare stance in the predominantly Catholic nation. Once deemed a long-shot for president, which is largely ceremonial but plays a key role in forming governments and appointing judges, she mesmerized audiences in television debates.

That helped her overtake former frontrunner Maros Sefcovic, vice president of the European Commission, who’s now in second place. While Slovaks generally embrace the EU, Sefcovic has suffered as the candidate of the ruling Smer party, whose three-term prime minister was ousted last year by anti-graft demonstrators.

Despite robust economic growth, record-low unemployment and rising living standards, some voters are turning away from traditional political forces toward figures mounting xenophobic campaigns.

Stefan Harabin, an anti-NATO Supreme Court judge, is Caputova’s main populist challenger. He says he’d take a more active foreign-policy role, working to annul sanctions against Russian and repel migrants.

But Harabin is a long way behind in the hunt to succeed incumbent Andrej Kiska, who’s stepping down after one term. He has just 12 percent support, compared with 45 percent for Caputova and about half that for Sefcovic, according to a Feb. 26-28 FOCUS survey. Caputova would get 64 percent in a runoff.

Polls open Saturday at 7 a.m. in Bratislava and runs until 10 p.m. There are no exit polls.

Caputova says Slovakia is at a crossroads.

“We’re facing a crisis of confidence in politics and democratic values are being doubted,” the mother-of-two said in the town of Zilina, a nationalist bastion where she was cheered by a packed crowd. “If we don’t stop this trend, extremists will gain more ground.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Convenzione di Istanbul. Bulgaria, Slovakia ed altri paesi la rifiutano.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-22.

Istanbul 004

L’Unione Europea ci ha da decenni abituati a diffidare da documenti e convenzioni che esprimono in più di milleduecento pagine tra testo ed allegati concetti che dovrebbero essere semplici, esprimibili in due paginette.

Un proverbio medievale enunciava:

«Der Teufel, versteckt sich, in den Einzelheiten.»

*

«Il diavolo si nasconde nei dettagli»

*

Chiediamo al sig Lettore di avere la pazienza di leggere almeno l’incipit del preambolo, tanto per farsi una idea sul tipo di prosa in oggetto: poi faremo seguire un estratto di alcune delle frasi salienti, che saranno una gran bella sorpresa.

Il lettore resterà a bocca aperta ed il suo portafoglio avrà subito un altro salasso.

* * * * * * *

Così il Consiglio Europeo descrive la Convenzione di Istanbul.

«Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence.

Preamble

The member States of the Council of Europe and the other signatories hereto,

Recalling the Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (ETS No. 5, 1950) and its Protocols, the European Social Charter (ETS No. 35, 1961, revised in 1996, ETS No. 163), the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings (CETS No. 197, 2005) and the Council of Europe Convention on the Protection of Children against Sexual Exploitation and Sexual Abuse (CETS No. 201, 2007);

Recalling the following recommendations of the Committee of Ministers to member States of the Council of Europe: Recommendation Rec(2002)5 on the protection of women against violence, Recommendation CM/Rec(2007)17 on gender equality standards and mechanisms, Recommendation CM/Rec(2010)10 on the role of women and men in conflict prevention and resolution and in peace building, and other relevant recommendations;

Taking account of the growing body of case law of the European Court of Human Rights which sets important standards in the field of violence against women;

Having regard to the International Covenant on Civil and Political Rights (1966), the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights (1966), the United Nations Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women (“CEDAW”, 1979) and its Optional Protocol (1999) as well as General Recommendation No. 19 of the CEDAW Committee on violence against women, the United Nations Convention on the Rights of the Child (1989) and its Optional Protocols (2000) and the United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities (2006);

Having regard to the Rome Statute of the International Criminal Court (2002);

Recalling the basic principles of international humanitarian law, and especially the Geneva Convention (IV) relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War (1949) and the Additional Protocols I and II (1977) thereto;

Condemning all forms of violence against women and domestic violence;

Recognising that the realisation of de jure and de facto equality between women and men is a key element in the prevention of violence against women;

Recognising that violence against women is a manifestation of historically unequal power relations between women and men, which have led to domination over, and discrimination against, women by men and to the prevention of the full advancement of women;

Recognising the structural nature of violence against women as gender-based violence, and that violence against women is one of the crucial social mechanisms by which women are forced into a subordinate position compared with men;

Recognising, with grave concern, that women and girls are often exposed to serious forms of violence such as domestic violence, sexual harassment, rape, forced marriage, crimes committed in the name of so-called “honour” and genital mutilation, which constitute a serious violation of the human rights of women and girls and a major obstacle to the achievement of equality between women and men;

Recognising the ongoing human rights violations during armed conflicts that affect the civilian population, especially women in the form of widespread or systematic rape and sexual violence and the potential for increased gender-based violence both during and after conflicts;

Recognising that women and girls are exposed to a higher risk of gender-based violence than men;

Recognising that domestic violence affects women disproportionately, and that men may also be victims of domestic violence;

Recognising that children are victims of domestic violence, including as witnesses of violence in the family;

Aspiring to create a Europe free from violence against women and domestic violence,»

* * * * * * * * * * *

«“gender” shall mean the socially constructed roles, behaviours, activities and attributes that a given society considers appropriate for women and men;»

*

«Parties shall undertake to include a gender perspective in the implementation and evaluation of the impact of the provisions of this Convention»

*

«Parties shall take the necessary legislative or other measures to ensure that gender-based violence against women may be recognised as a form of persecution within the meaning of Article 1, A (2), of the 1951 Convention relating to the Status of Refugees and as a form of serious harm giving rise to complementary/subsidiary protection»

*

«Parties shall ensure that a gender-sensitive interpretation is given to each of the Convention grounds and that where it is established that the persecution feared is for one or more of these grounds, applicants shall be granted refugee status according to the applicable relevant instruments.»

*

«Parties shall take the necessary legislative or other measures to develop gender-sensitive reception procedures and support services for asylum-seekers as well as gender guidelines and gender-sensitive asylum procedures, including refugee status determination and application for international protection.»

*

«Parties shall co-operate with each other, in accordance with the provisions of this Convention, and through the application of relevant international and regional instruments on co-operation in civil and criminal matters, arrangements agreed on the basis of uniform or reciprocal legislation and internal laws, to the widest extent possible, for the purpose of: …. protecting and providing assistance to victims;»

* * * * * * * *

Ricapitoliamo.

– La Convenzione definisce il gender come “socially constructed roles, behaviours, activities and attributes that a given society considers appropriate for women and men“: di conseguenza, essendo la Unione Europea la “society“, è gender ciò che l’Unione Europea stabilisca lo sia.

– A quanti riferiscano essere perseguitati a cause del loro gender “shall be granted refugee status“.

– Quanti riferiscano essere perseguitati a motivo del gender spettano i “support services“.

– A quanti riferiscano essere stati perseguitati a causa del loro gender spetta quindi “protecting and providing assistance

* * *

In parole poverissime, ci scusino coloro che già hanno capito come funziona il sistema, chiunque si presentasse in uno stato firmatario la Convenzione di Istanbul e dichiarasse di riconoscersi in una delle 179 forme in cui può esprimersi il gender e di essere stato impedito di esprimersi appieno nel riferito paese natio, acquisterebbe ipso facto lo status di rifugiato, con tutti i benefici del caso.

Il gender è qui utilizzato per garantire l’asilo come rifugiato.

Qualcuno però ha letto testo e allegati.

«A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention»

*

«More nation states must start defying the “group think” mentality of the so-called “international community”»

*

«Detractors claim that this opens the door to legalising gay marriage and promoting homosexuality in school by promoters of “gender ideology”.»

*

«Slovakia and others in Central Europe do not need some bizarre international treaty containing a definition of “gender”»

*

«This attempt by the globalists to redefine “gender” is both nauseating and deranged»

*

«I am against the emergence of compact Muslim communities in Slovakia on principle …. So that these communities are not able to preserve the habits that Europe and its Christian historical roots refute as wrong and unjust.” …. Unless there is full compliance with the provisions of the convention with the definition of marriage as a bond between a man and a woman, I will never agree to ratify» [Fico]


V4 Report. 2018-03-19. V4 Report: Bulgaria and Slovakia: A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention.

Bulgaria and Slovakia: A wave of opposition in Central Europe to “gender ideology” and other radical beliefs has led Bulgaria and Slovakia to oppose ratifying the Istanbul Convention.

More nation states must start defying the “group think” mentality of the so-called “international community”. Who are the “progressive” groups behind these “conventions”? The same crowd pushing multicult and open-borders?

** As of November 2017, just over half of the members of the Council of Europe have ratified the so-called “human rights” watchdog’s 2011 Istanbul Convention. It has been ratified by Austria, Belgium, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Italy, Malta, Netherlands, Poland, Portugal, Romania, Slovenia, Spain and Sweden.

We are quite stunned that Poland ratified this treaty, but we do not know the details or circumstances behind their decision. We hope others will continue to oppose this reckless attempt to wage war on gender, natural law and human nature.

– The Convention is the first international treaty containing a definition of “gender” as “social roles, behaviours, activities and characteristics that a particular society considers appropriate for women and men” – according to Art. 3 of the Convention. Detractors claim that this opens the door to legalising gay marriage and promoting homosexuality in school by promoters of “gender ideology”.

Slovakia and others in Central Europe do not need some bizarre international treaty containing a definition of “gender”. This attempt by the globalists to redefine “gender” is both nauseating and deranged. One cannot defeat “Mother Nature”.

The V4 Report sees absolutely no need to ratify these international manifestos that often mix-in cultural Marxism with other common sense measures that can be dealt with better by the governments of nation states.

As we posted a few days ago, instead of ratifying the Istanbul Convention as a whole, PM Robert Fico proposed to introduce national laws that would increase the protection of women from domestic violence.

“Any violence against women is unacceptable and has no place in our society,” Fico said as quoted by the Sme daily, and added that the protection of women’s rights is particularly important at a time when migrants make up more and more of the European population and bring with them “cultural and social patterns from their countries of origin”, including the perception of a woman as a submissive human being.

“I am against the emergence of compact Muslim communities in Slovakia on principle,” Fico said as quoted by Sme. “So that these communities are not able to preserve the habits that Europe and its Christian historical roots refute as wrong and unjust.”

The developments highlight widespread resistance among the more socially conservative countries of Central Europe to the “progressive values” of Western Europe. One can see very plainly why Slovakia would resist the West’s attempts to push this type of culture on their people.

Fico said he refused to ratify the Istanbul Convention because he considers it at odds with the country’s constitutional definition of marriage as a heterosexual union.

The convention talks about stereotypes and gender equality in the sense of eliminating the so-called traditional roles of men and women in the family. “It raises doubts,” Fico told reporters.

“Unless there is full compliance with the provisions of the convention with the definition of marriage as a bond between a man and a woman, I will never agree to ratify,” added Fico.

Slovakia’s parliament amended its Constitution in 2014 to define marriage as a union between man and woman.

Last week Bulgarian PM Boyko Borissov withdrew from parliament a motion to ratify the Istanbul Convention, faced with ever-growing opposition, first from its coalition partner, the United Patriots, the opposition socialists, and more broadly, with the population.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. La piazza reclama elezioni anticipate.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-17.

2018-03-17__Slovakia__001

La devoluzione del socialismo ideologico sta mietendo le sue vittime in Slovakia.

I socialisti furono maestri nel saper gestire ad arte la piazza per i propri fini rivoluzionari, ossia conquistare il potere pur essendo minoranza, ma non hanno considerato che anche gli avversari avrebbero ben imparato qualcosa.

Adesso che l’Elettorato sta voltando le spalle a liberal e socialisti, le opposizioni possono scatenare la resa dei conti.

*

Alle elezioni del 5 marzo 2016 il partito di Mr Robert Fico, lo Smer-SD, aveva conquistato 49 seggi e la sua coalizione 81 contro i 69 della opposizione.

Le ultime prospezioni indicherebbero 35 seggi per lo Smer-SD e 61 per la sua coalizione. La opposizione avrebbe 89 seggi.

*

Mr Fico è il classico rappresentante del socialismo reale: ufficialmente ideologizzato, nei fatti estremamente pragmatico pur di continuare a detenere il potere, costi quel che costi.

Slovakia. Regionali. Débâcle dei socialdemocratici di Fico.

Slovakia. Il Presidente Fico tornerebbe al voto di fiducia. Colpa di Mr Soros.

Già. Pur di mantenere il potere era arrivato a dire:

«efforts to topple his government were orchestrated from abroad and publicly linked billionaire philanthropist George Soros»

Forse, un buon ritratto di Mr Fico lo hanno fatto i suoi sodali di ideologia.

Slovak PM Robert Fico’s resignation just for show

«At first glance, it would appear the protests over the murder of a journalist and his fiancee have triggered a political earthquake in Slovakia. But the country is still a long way from major change, says Keno Verseck.

For more than a decade, Slovak Prime Minister Robert Fico has been directing his country’s political fortunes. He is described as a social democrat, but in reality, he is a clever power tactician. He adopts positions from the far left to the far right, as the circumstances and facts require. That approach has seen him survive numerous controversies, including corruption scandals. ….

He offered the president his resignation — but only under certain conditions: His SMER party, which won the election in early 2016, must retain the right to nominate the new head of government. And the current coalition must remain in its present form. After briefly hesitating, Kiska accepted the offer. This means that the fundamental government restructuring that the president called for a week-and-a-half ago will not be taking place. As things stand at the moment, there will be no new elections either.»

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Sicuramente in Slovakia si annida molta corruzione: ovunque vi sia il pubblico ivi prosperano latrocini e peculati.

Ma tuttavia non esageriamo: a confronto dell’Amministrazione di Bruxelles gli slovacchi sono santi monaci trappisti particolarmente attenti ad adempiere al voto di povertà. Non è in discussione la “democrazia“: si rigetta questa dirigenza europea.


Deutsche Welle. 2018-03-17. Slovakia: Nationwide protests call for snap polls

Huge crowds have rallied across Slovakia to demand snap elections. The resignation of Prime Minister Robert Fico has failed to ease a political crisis triggered by the murder of an investigative reporter.

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Tens of thousands of Slovaks staged anti-government protests in Bratislava and several other cities on Friday to call for early elections and justice for slain journalist Jan Kuciak.

The 27-year-old and his fiancee were found shot dead in their home last month. He had been working on an investigation into high-level corruption and alleged mafia links to politicians in Slovakia.

The killings have reignited debate about corruption and press freedom in the country, triggering the biggest anti-government demonstrations since the collapse of communism.

Fico resigns

Facing mounting pressure, Prime Minister Robert Fico announced his resignation on Thursday and handed over power to his deputy and fellow Smer party member Peter Pellegrini.

That move, which will keep his three-party coalition in power and avoid snap polls, has angered many Slovaks who believe Fico will still be in a position to call the shots.

“Coalition leaders are clinging to power at any cost,” rally organizer Karolina Farska told a crowd of some 50,000 people in Bratislava. This “proves that they want to sweep all the corruption cases under the rug — the cases that the slain Jan Kuciak was writing about.”

Protests were held in around 35 towns and cities across Slovakia on Friday, with many participants braving rainy conditions as they chanted “Early elections!” and “Enough of Fico.” 

Earlier on Friday, Pellegrini said he believes his government will “calm the situation in our country.”

Police say Kuciak’s death was “most likely” related to his investigation into alleged ties between Slovak politicians and Italy’s ‘Ndrangheta mafia. Although they have questioned dozens of suspects, no one has been charged over the killings.


Deutsche Welle. 2018-03-17. Slovakia: Has the EU looked the other way for too long?

An EU crisis delegation has just returned from Slovakia. The ensuing European Parliament debate about the situation clearly highlighted the weaknesses plaguing European policy making.

Members of every parliamentary group expressed shock and disgust over the recent murder of journalist Jan Kuciak and his fiancee.

Still, in the face of the country’s underlying political problems, the EU appears to have come up against the limits of its own powers. Moreover, Brussels has long avoided the topic of undesirable developments in former Eastern Bloc countries for fear of appearing arrogant.

A threat to the whole EU?

“When the issue is basic human rights, the EU is responsible,” says Claude Moraes of the Social Democratic bloc. He says it is right that the topic be handled with urgency, for the entire EU is threatened when fundamental rights come under threat in individual member states.

His colleague Sophie in’t Veld of the Liberal bloc wants to approach the issue from a practical standpoint: Now is the time to create new mechanisms to analyze and strengthen the rule of law in member states. She calls her idea a “health check-up” for the rule of law.

In’T Veld describes the dual reality the EU delegation found in Slovakia. On one hand, legal frameworks are good, institutions are in place, and the press and civil society are lively. On the other hand, the delegation saw a parallel reality of corruption, fraud and organized crime that have taken over entire swaths of government. “It is hard to differentiate between truth, lies and fantasy in this shadowy underworld, and that has created a great deal of mistrust among the people.”

Green party representative Benedek Javor adds: “We cannot hide behind the mantra that the protection of freedom of the press is an issue for individual member states. Journalists must be better protected and their work, when necessary, financially supported by the EU.”

And then he poses the crucial question: How could EU money be siphoned off for years without Brussels doing anything to stop it? It took a 27-year-old journalist to get to the bottom of the scam–and he paid for it with his life.

More control is the key

Milan Nic, Eastern European expert at the German Council on Foreign Relations (DGAP), also criticized the ineffectiveness of the European Anti-Fraud Office (OLAF). Investigations into a number of cases in Slovakia may have gone in the right direction, he says, but they remained inconsequential.

In response to a question about its activity, the Brussels agency confirmed that it had conducted eight investigations in Slovakia over the past several years. Nevertheless, only one of them was ever published. The remainder are kept secret, and thus, remain ineffectual.

The political groups of the European Parliament pose another problem, says Nic. Outgoing Slovakian Prime Minister Robert Fico‘s Smer party, for instance, is a member of the Socialist bloc. Criticism is avoided within the bloc, however, for fear that representatives could leave to join the ranks of right-wing extremist or anti-European groups.

That is one reason Hungarian Prime Minister Viktor Orban’s Fidesz party is still a member of the European Parliament’s largest bloc, the conservative EPP. And that is also why Hungary and Fidesz are repeatedly shielded against attack from the EU by EPP members from Chancellor Angela Merkel’s Christian Democratic Union.

A democratic risk in the East?

Slovakia expert Nic says the EU must “pay more attention to the fragile region of Central and Eastern Europe.” One can see just how easily weak institutions and parties can be taken over by strongmen simply by looking at Hungary, where Viktor Orban has used the issue of immigration to cement his grip on power. And Fico has learned from him, therefore there is a very real risk that the situation in Slovakia could become even more radical.

Nic says Slovakia is on its way to becoming a “captured state,” one taken over by corruption and organized crime. He claims new elections will be of no help and may in fact strengthen the position of extremists. Recent opinion polls show growing support for the neo-fascist LSNS party. Nic considers the coming change of government in Bratislava a charade anyhow: Fico, he says, will continue to call the shots from behind the scenes.

The real problem in Slovakia: corruption

“Robert Fico played the European card rather cleverly in Brussels,” explains Jana Kobzova from the European Council on Foreign Relations (ECFR). She says he presented himself as a moderate among the Visegrad Group (comprised of the Czech Republic, Hungary, Poland and Slovakia) and always sided with the majority in EU votes. Slovakia’s economy was doing well and the prime minister never caused trouble.

Political expert Kobzova says now is not the time for Europe to get more involved politically. “You cannot compare Slovakia with Poland or Hungary, where laws are changed and judicial independence is called into question.” One has to consider the threat of a backlash.

She also disagrees with the theory that Slovakia’s institutions have been hollowed by corruption and are controlled by outside forces. “The judiciary moves slowly but it is still functioning,” and basic rights are still guaranteed.

She says Europe should simply tackle the real problem plaguing the country: corruption. “Brussels must investigate the misappropriation of EU funds and stop payments.” Perhaps it would be better to end agricultural subsides instead of throwing them around like “play money.” The sums being handed out are simply too tempting for a tiny country like Slovakia. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. Fico ha offerto le dimissioni al presidente della Repubblica.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-14.

Slovakia 001

Slovakia. Regionali. Débâcle dei socialdemocratici di Fico.

Slovakia. Il Presidente Fico tornerebbe al voto di fiducia. Colpa di Mr Soros.

Slovakia. La bomba ad orologeria sta per scoppiare.

«Ieri si era dimesso il ministro dell’Interno Robert Kalinak»

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«Oggi ho offerto le mie dimissioni al presidente della Repubblica. Se le accetterà, sono pronto a dimettermi domani»

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Non sappiamo cosa possa e voglia decidere il presidente della Repubblica Slovacca.

Ma in ogni caso, dal nostro punto di vista, Mr Fico è politicamente oramai fuori gioco.

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Si preannuncia un voto in meno per Mr Juncker in seno al Consiglio Europeo.


Rai News. 2018-03-14. Slovacchia, omicidio Kuciak: il premier Fico annuncia dimissioni.

Il premier socialdemocratico slovacco Robert Fico ha annunciato le dimissioni, nella bufera dopo l’omicidio del giornalista Jan Kuciak, che indagava sui presunti legami tra politica e ‘Ndrangheta. Ieri si era dimesso il ministro dell’Interno Robert Kalinak, dopo le manifestazioni di protesta e le pressioni degli alleati della coalizione Most-Hid. Oggi ho offerto le mie dimissioni al presidente della Repubblica. Se le accetterà, sono pronto a dimettermi domani”, ha annunciato Fico. Il noto giornalista investigativo slovacco Jan Kuciak era stato ucciso insieme alla sua compagna con un colpo di pistola nella sua casa il 25 febbraio scorso. Quando è stato ucciso Kuciak stava realizzando un’inchiesta, pubblicata poi postuma incompleta, sulle relazioni fra imprenditori italiani sospettati di essere legati alla ‘Ndrangheta e uomini politici slovacchi.


Bbc. 2018-03-14. Slovakia PM Robert Fico ‘ready to quit’ over Jan Kuciak murder

Slovak Prime Minister Robert Fico has said he is prepared to resign if the president accepts that the current coalition can continue for the rest of its term without early elections.

Mr Fico said he was ready to present a candidate for PM from his party.

It comes amid a political scandal caused by the murder of a journalist.

Jan Kuciak was investigating government corruption when he was killed. His fiancée, Martina Kusnirova, was also murdered in an attack at their home.

The couple were found dead last month.

“Today I have offered my resignation to the president of the republic,” Mr Fico told a news briefing. “If the president accepts it, I am ready to resign tomorrow.”

Interior Minister Robert Kalinak resigned two days ago, bowing to pressure from a coalition partner, the Most-Hid party.

The killings have gripped Slovakia, leading to calls for an investigation and anti-government protests in Bratislava on Friday which were thought to be the largest in the country since the fall of communism in 1989.

Mr Kuciak had been working on a piece linking high-level political corruption in Slovakia with Italian mafia before he was killed.

Kuciak claimed that Italian businessmen with links to the Calabrian organised crime syndicate ‘Ndrangheta had settled in eastern Slovakia, and had spent years embezzling EU funds.

Slovakia’s President Andrej Kiska called for a “radical reconstruction” of the government or fresh elections last week, after all seven suspects arrested in connection with the murders were released without charge.

One of the men released was an Italian who had done business deals with officials close to Mr Fico.

The week before, Maria Troskova, the prime minister’s chief state adviser, and Viliam Jasan, the secretary of the state security council, quit amid allegations about past dealings with the man.

In a joint statement, the pair denied wrongdoing. They said they were stepping down during the investigation so their names would not be used in a political battle against Mr Fico.

The third party in the coalition, the Slovak National Party, announced after the resignation that they would want early elections should Most-Hid stop supporting Mr Fico, or if Mr Fico lost his majority in parliament.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Slovakia. La bomba ad orologeria sta per scoppiare.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-13.

Slovakia 001

«Veder voleva come si convenne L’imago al cerchio e come vi s’indova»

Dante, Paradiso, XXXIII, 137 – 138.


In Europa è in corso una guerra sotterranea combattuta senza esclusione di colpi: e quel poco che emerge è imbellettato a festa per non turbare troppo una opinione pubblica sbandata.

Slovakia. Il Presidente Fico tornerebbe al voto di fiducia. Colpa di Mr Soros.

È in pieno corso la devoluzione del potere detenuto in passato da quanti avevano abbracciato la ideologia liberal e socialista. Questi detengono ancora molto potere, sicuramente, specie poi nei deep state, ma ogni giorno che passa ne perdono un pezzetto.

Se sicuramente vi è una lotta al coltello, che arriva anche agli omicidi politici, per il controllo dei singoli governi, è altrettanto vero che una grande lotta è per il controllo del Consiglio Europeo, ossia il consesso dei capi di stato e di governo che dirige l’Unione Europea.

Né si pensi che il problema sia solo nostro continentale: è mondiale. America, Cina, Russia e, a livello minore, il Regno Unito stanno interferendo pesantemente, agendo per lo più con leve economiche alla luce del sole, passandosi dossier di spionaggio a livello nascosto.

Molta della corruzione che emerge è frutto di lavoro di intelligence.

In passato la Slovakia era parzialmente allineata alla politica della dirigenza dell’Unione Europea, tenendo anche un piede saldamente nel Visegrad. Ora la situazione sembrerebbe essere sfuggita di mano.

Ma, attenzione! La corruzione dello Smer-Sd non è localizzata solo all’interno di quel partito: è un fenomeno europeo che potrebbe essere sintetizzato in questo statement:

“ovunque c’è stato e burocrazia lì si indova la corruzione”.

«After Jan Kuciak’s assassination, hundreds of thousands of Slovaks have demonstrated against corruption and abuse of power»

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«The murder of journalist Jan Kuciak and his fiancé, Martina Kusnirova, shocked Slovakia like no other event since the country’s independence 25 years ago»

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«People in the country have been taking to the streets to demonstrate against corruption and abuse of power.»

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«Protests have been raging periodically for years against Robert Fico’s government and his so-called Social Democratic Party (SMER-SD).»

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«Hundreds of thousands of people became the social losers of years of hard economic reform policies after the end of the dictatorship»

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«There may have been a greater acceptance of this if Slovakia’s citizens hadn’t had to witness a small elite, whose members had often already been among the winners under the dictatorship, shamelessly lining their pockets with the former national wealth in a highly criminal manner.»

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«This kind of self-service for the elite continues to this day, but the powerful are now paying attention to the appearance of legality through legal tricks or by passing laws with sufficiently large loopholes.»

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«Currently, right-wing populists and right-wing extremists are the main alternatives.»

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«This development in Slovakia is similar to that of most other central and southeastern EU countries. Many observers in Slovakia now fear that, over the long term, their country could move towards a political situation similar those in Hungary or Poland»

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Anche la Slovakia sembrerebbe avviarsi ad una situazione di instabilità politica che alla fine dovrebbe esitare nella presa del potere da parte di quelle forze che i liberal definiscono “populiste“.

E tutto questo accade proprio in concomitanza con la débâcle del partito democratico italiano, passato dal 40.8% delle elezioni europee ad un misero 19.72% nelle elezioni di pochi giorni or sono.

«Fico has sought to position himself as a core EU ally in eastern Europe as Poland and Hungary have clashed with the bloc»

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«This week, he joined the ranks of other regional populists by saying that efforts to topple his government were orchestrated from abroad and publicly linked billionaire philanthropist George Soros to a plan to destabilize Slovakia»

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L’Unione Europea patrocinata da liberal, socialisti e Mr Soros inzia a sgretolarsi.

Agli eurocrati sono venuti a meno altri due voti in seno al Consiglio Europeo: hanno perso la maggioranza.


Deutsche Welle. 2018-03-11. Opinion: Warning signal for Europe from Slovakia

After Jan Kuciak’s assassination, hundreds of thousands of Slovaks have demonstrated against corruption and abuse of power. Keno Verseck believes that foreign countries should pay close attention.

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The murder of journalist Jan Kuciak and his fiancé, Martina Kusnirova, shocked Slovakia like no other event since the country’s independence 25 years ago. But the sentiment of shock and deep grief is now increasingly becoming mixed with outrage. Friday saw the biggest demonstrations in the country since the Velvet Revolution in 1989. One hundred thousand people took to the streets nationwide, with an estimated 50,000 people in Bratislava alone — a very large number for a country of 5 million people.

The motto at the rallies was “Let’s stand up for a fair Slovakia.” People in the country have been taking to the streets to demonstrate against corruption and abuse of power. They are demanding that the rule of law apply across the board and want more transparency and more responsible government leaders. The current demonstrations are the biggest yet, but they are far from being the first. Protests have been raging periodically for years against Robert Fico’s government and his so-called Social Democratic Party (SMER-SD). Investigative journalists continue to uncover unbelievable corruption among SMER members and other government politicians, without the scandals ever having had political or legal consequences.

High price of success

A widespread and deep dissatisfaction is behind the current protests. In particular, people are unhappy with the way the transition from the real socialist dictatorship to democracy and a market economy has been made. It is true that, from a macroeconomic point of view, Slovakia is now rightly regarded as a successful country in the eastern part of the European Union. But it has paid a high price for this success. Hundreds of thousands of people became the social losers of years of hard economic reform policies after the end of the dictatorship. There may have been a greater acceptance of this if Slovakia’s citizens hadn’t had to witness a small elite, whose members had often already been among the winners under the dictatorship, shamelessly lining their pockets with the former national wealth in a highly criminal manner.

This kind of self-service for the elite continues to this day, but the powerful are now paying attention to the appearance of legality through legal tricks or by passing laws with sufficiently large loopholes. But it remains thoroughly immoral. This is covered up by Fico and his party that’s half left-wing populist and half right-wing nationalist rhetoric.

No strong political alternative

As large and justified as the Slovak citizens’ dissatisfaction may be, the citizen movements have not managed to become a political force. There is currently no strong political alternative that credibly advocates for the rule of law, more social justice and better democracy. Some of the opposition parties have been discredited since their former reign. Currently, right-wing populists and right-wing extremists are the main alternatives.

This development in Slovakia is similar to that of most other central and southeastern EU countries. Many observers in Slovakia now fear that, over the long term, their country could move towards a political situation similar those in Hungary or Poland.

The public outside Slovak and European politics are not yet sufficiently aware of the background behind the Kuciak murder case and its possible political implications. What is now happening in Slovakia should be a warning signal — and also a reason to look very carefully at current developments in Slovakia, and to support the civil democracy movement.