Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Sardegna. Piano energetico. I sardi abiteranno le caverne vestiti di pelli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

Nilus 001

«Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali»

«Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive»

«non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018»

«Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025»

«Dall’incontro emerge un fatto positivo che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere»

«Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

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Tecnici ministeriali ed ecologisti alla fine otterranno il Premio Nobel per l’economia. Hanno fatto una scoperta grandiosa:

«allo spegnimento delle centrali a carbone …. dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

Peccato che nella foga di stabilire a fine agosto lo spegnimento delle centrali elettriche alimentate a carbone, che forniscono circa il sessanta per cento del fabbisogno, nessuno abbia pensato a costruire centrali elettriche alternative.

In fondo, basterebbero circa una novantina di miliardi, e tutti sanno che l’Italia sta navigando nell’oro.

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Come alternativa, i sardi saranno ecologicamente puliti, abiteranno le caverne vestendosi di pelli.

Non accenderanno fuochi per non inquinare e non mangeranno carne perché gli animali inquinano.

Ecco risulto il problema sardo.


Sole 24 Ore. 2019-08-07. La Sardegna rischia black out energetico, stallo sulla decarbonizzazione

Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali

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Tutto rinviato a settembre. Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive. La situazione che riguarda la Sardegna è complessa e ha bisogno di approfondimenti che riguardano sia i processi autorizzativi sia le opere da costruire. È quanto emerso nel corso dell’incontro del 30 luglio, annunciato i giorni scorsi e a cui hanno partecipato istituzioni, aziende e organizzazioni sindacali (ma non la Confindustria della Sardegna).

La complessità della questione sarda

«Si è stabilita la complessità del caso sardo – chiarisce Francesco Garau, segretario regionale Filctem – dovuta al fatto che non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018». Motivo per cui, alla fine dell’incontro il direttore del Mise, l’ingegner Gilberto Dialuce, ha annunciato che la questione sarà affrontata nel corso di un nuovo incontro da convocare a settembre. Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025. «Dall’incontro emerge un fatto positivo – prosegue Garau – che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere». Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo. Che non comprende solamente l’energia elettrica ma anche quella termica, necessaria per il riavvio di impianti industriali. Proprio a questo aspetto sono legati gli investimenti che spaziano dalla metallurgia (che solo nel polo industriale di Portovesme valgono più di trecento milioni di euro) a alle ceramiche tra il Medio Campidano e la Sardegna centrale continuando con la piccola manifattura. Assente perché non invitata Confindustria Sardegna che ha affidato la sua protesta a una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico Di Maio, al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore dell’Industria. «La rappresentanza del sistema confindustriale della Sardegna è infatti direttamente interessata e coinvolta con le proprie imprese ed attività alle tematiche riguardanti la disponibilità, efficienza e costi dell’energia, le reti di trasmissione energetica, la riconversione dei siti industriali, la realizzazione del progetto di metanizzazione, gli investimenti produttivi programmati con la relativa ricaduta economica ed occupazionale – si legge nella lettera degli industriali -. Nella nota è stato pertanto richiesto con decisione, considerata la partecipazione al tavolo anche dei Comuni, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle associazioni ambientaliste, che il Ministero e la Regione Sardegna non escludano impropriamente dal confronto Confindustria Sardegna, imprescindibile e centrale per contribuire alla costruzione di un percorso sostenibile e partecipato di sviluppo della Sardegna».

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Sardegna. Il centrodestra stravince i ballottaggi a Sassari ed a Monserrato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Sardegna 001

Ad ogni azione corrisponde una razione eguale e contraria.

Ue: Zingaretti, Timmermans è mia Europa

«”Dietro la candidatura Timmermans c’è un’idea di Europa, che è la mia idea”. Così il segretario del Pd Nicola Zingaretti nel corso della sua visita allo stabilimento Jabil di Marcianise (Caserta). “Penso ad un’Europa del lavoro, dello sviluppo – aggiunge Zingaretti – che sia vicina alla persone, e non ad un’Europa da distruggere, come dice il Governo”.»

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Non ci si stupisca se poi l’Elettorato voti compatto centrodestra.

Herr Timmermans è stato per anni il persecutore dell’Italia, tutto teso a preservare i guadagni che trae dalla tratta dei migranti, dei quali patrocina l’ingresso illegale in Italia. Non ci stupiamo che Mr Zingretti lo apprezzi.


Ansa. 2019-07-01. Sassari, Campus di centrodestra nuovo sindaco

Nanni Campus, candidato indipendente di area centrodestra, è il nuovo sindaco di Sassari. Nel ballottaggio per le comunali l’ex senatore ed ex consigliere regionale ottiene il 56,2% delle preferenze, staccando di oltre 10 punti lo sfidante di centrosinistra Mariano Brianda, che si ferma al 43,7%.

“La città ha voluto cambiare perché è stata maltrattata”: così Campus. “Al di là della soddisfazione e della volontà di partecipare alla gioia di tutti quelli che hanno creduto in questo progetto, il mio sentimento personale è di grossa preoccupazione, perché il sindaco l’ho già fatto e perché il fatto che abbiamo vinto è indicativo di quanto la città non stia nelle migliori condizioni”. Ribaltando l’esito del primo turno, quando era finito dietro Brianda, Campus, che è già stato primo cittadino della città, ritorna dunque a Palazzo Ducale, dopo 14 anni di governo di centrosinistra.

Quasi un plebiscito per il sindaco uscente Tommaso Locci (centrodestra), che si riconferma alla guida di Monserrato, centro della città metropolitana di Cagliari, con il 67,5% dei consensi, ottenuti al ballottaggio. E’ di oltre 30 punti percentuali il distacco dato alla sfidante, l’esponente del Pd sostenuta dal centrosinistra Valentina Picciau, ferma al 32,4%. Locci potrà contare su una solida maggioranza di ben 12 consiglieri su 17 complessivi.

Gli elettori di Sassari e Monserrato, centro della città metropolitana di Cagliari, hanno disertato le urne aperte per il secondo turno delle Comunali, celebrate il 16 giugno. Alla chiusura dei seggi alle 23 si assiste ad un crollo verticale dell’affluenza: a Sassari ha votato solo il 40,9% degli aventi diritto rispetto al 54,7% del primo turno, con un calo del 14% circa. A Monserrato ha invece votato il 41,1%, 10 punti percentuali in meno rispetto al voto di due settimane fa, quando si erano recati al voto il 51,3%.

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Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Sardegna. Flussi elettorali. L’Elettorato è altamente mobile.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-01.

2019-02-27__Sardegna_Flussi_Elettorali__001

L’Elettorato italiano, come peraltro quello europeo, sta dimostrando una mobilità non indifferente, dimostrandosi in grado di fare migrazioni di massa, ossia percentuali a due cifre.

Questo è un dato che ha colto alquanto impreparati i politici, abituati da decenni ad un Elettorato fidelizzato, disposto a sopportare di tutto nella sua persistenza a votare lo stesso identico partito.

Quello che una volta era definito ‘popolo bue‘ si è dimostrato essere un ‘popolo toro‘.

Nessun politico e nessun partito può permettersi di sedersi sugli allori.

Il secondo grande messaggio delle elezioni sarde è un astensionismo che quasi raggiunge il cinquanta per cento. Ma non è una massa abulica: sono semplicemente Elettori che non si riconoscono nei programmi e, specialmente, nelle persone che i partiti propongono come candidati.

Gli astenuti sono in gran copia Elettori in cerca di persone affidabili e di programmi credibili.

Alle scorse elezioni politiche del 4 marzo un partito aveva fatto promesse elettorali per oltre 700 miliardi di impegno di spesa: miliardi che semplicemente non ci sono. Non ha potuto quindi mantenere nessuna delle promesse fatte e questo è stato un severo colpo alla propria credibilità.

Il terzo messaggio è alquanto indiretto, ma lo si legge scritto a chiare lettere.

Se sicuramente un demagogo potrebbe, e può nei fatti, coagulare una larga quota degli astenuti ed erodere Elettorato che prima votava altri partiti, il colpo grosso gli riesce soltanto una volta: poi, è destinato a soccombere sotto il peso di quello che era stato il proprio successo.

Mai come di questi tempi la politica avrebbe bisogno di personaggi con grande spessore culturale ed ottime preparazioni tecniche specifiche, sia giuridiche sia economiche. Gli ‘urlatori‘ ed i ‘visionari‘ dimostrano in breve la loro pochezza, sono demitizzati in un amen, ed alla fine sconfinano nel ridicolo. Si badi bene: quella di ridicolo oppure di quaraquaquà è una etichetta indelebile.

L’ultimo messaggio degli Elettori richiama alla mente il buon Machiavelli, “silentium et archivium prima instrumenta regni‘. Più le persone sono colte, e meglio sono preparate, e meno parlano in pubblico a ruota libera: non esternano mai nulla. Se si volesse utilizzare un qualche metro oggettivo, l’uso del modo condizionale e congiuntivo è appannaggio dei colti, di quelli che da poche parole fanno molti fatti. Il numero dei modi condizionali e congiuntivi usato nel discorso è indice dello spessore di una persona.

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Se si volesse trarre una regola euristica, più gli esponenti di un partito parlano e rilasciano dichiarazioni e più si espongono al concreto pericolo di perdere le elezioni successive.

Ma, sempre ragionando in termini euristici, si nota sempre più evidente una rabbia sorda, che alla fine potrebbe esitare in un fenomeno come quello dei Gilets Jaunes in Francia. Tre parti saltati fanno una rivolta e cinque la rivoluzione.

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Aggiungiamo una ultima considerazione, che in gran parte sommarizza quanto prima detto.

Un partito diventa stabile solo quando sia propositivo, i suoi obiettivi sia inequivocabilmente chiari e non tempo varianti, ed infine siano evidentemente fattibili. Non esiste proposta politica fattibile senza che non sia stato chiaramente espresso il costo che comporta e da dove attingere le risorse necessarie.

Un partito che coaguli tutti i possibili “NO” può al massimo raggiungere risultati effimeri.

La situazione attuale è severa.

Produzione industriale – 3.3% anno su anno. Fermiamo questi Gerarchi.

Istat. Produzione industriale -5.5% a/a. Beni di Consumo -7.2%.

Questi non sono segreti gelosamente nascosti dall’ex kgb: sono oramai notizie sulla bocca di tutti.

Ed i partiti politici dovrebbe ben dire come intenderebbero venirne a capo.

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«”Disillusi”, che hanno scelto l’astensione »

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«”traghettati”, che sono passati al centrodestra»

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«i ‘fedeli’ che hanno confermato il proprio voti ai ‘grillini’ sono stati il 25% a Sassari e solo il 19% a Cagliari»

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«Chi è passato al centrodestra, invece, “conquistato probabilmente dal dinamismo di Matteo Salvini”, sono stati il 18% a Cagliari e il 33% a Sassari»

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«i ‘pentiti’, che sono tornati a sinistra, sono stati il 26% a Cagliari e il 15% a Sassari»

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A breve si terranno le elezioni regionali in Basilicata: potrebbero anche essere la prova dl nov.


Ansa. 2019-02-26. Sardegna: Istituto Cattaneo, solo 1 su 4 ha confermato voto M5s

Perdita impressionante, segnala momento difficoltà politica.

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“Disillusi”, che hanno scelto l’astensione e “traghettati”, che sono passati al centrodestra. E’ tra questi due fronti che si è divisa la maggioranza – oltre il 50% – degli elettori sardi ex M5s alle ultime elezioni Regionali, dove il Movimento è andato incontro a un calo evidente rispetto alle politiche di un anno fa. A dimostrarlo è un’analisi dei flussi elettorali compiuta su Sassari e Cagliari dall’Istituto Cattaneo per il qualela perdita di voti rispetto all’exploit del 4 marzo appare impressionante e riduce il M5s “a un partito di rango secondario” e “segnalerebbe anche un momento di difficoltà politica”.

Secondo il Cattaneo, infatti, i ‘fedeli’ che hanno confermato il proprio voti ai ‘grillini’ sono stati il 25% a Sassari e solo il 19% a Cagliari. Molti meno dei ‘disillusi’, ovvero coloro che hanno scelto l’astensione: 33% a Cagliari e 27% a Sassari, il gruppo più consistente. Chi è passato al centrodestra, invece, “conquistato probabilmente dal dinamismo di Matteo Salvini”, sono stati il 18% a Cagliari e il 33% a Sassari, mentre i ‘pentiti’, che sono tornati a sinistra, sono stati il 26% a Cagliari e il 15% a Sassari. Le cause, secondo il Cattaneo, risiedono “nella risaputa debolezza locale del M5S, che soffre di una classe politica per molti versi priva delle capacità e delle risorse politiche per conquistare consensi sul territorio”. Inoltre, questo stop, che finisce per premiare forze concorrenti, “sembra però implicare che dietro a esso vi sia un giudizio sulla performance governativa del partito”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Sardegna. Seggi 67 su 1840. Risultati parziali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-25.

Solinas (cd)         47.2.%    Lega 11.2%

Zedda (cs)            35.29%.  Pd 14.3%.

Desogus (M5S)    10.3%.    M5S 8.4%


Christian Solinas 38-40%

(Coalizione di Centro-destra)               

Lega Salvini Sardegna 21-23

Forza Italia Berlusconi per la Sardegna 5-7 

Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni 4-6   

Riformatori Sardi 2-4

PSd’Az-Christian Solinas Presidente 2-4

Unione di Centro Sardegna 1-3

Unione Democratica Sarda 0-2

Energie per l’Italia  0-1

Fortza Paris 0-1

Sardegna20Venti Tunis 0-1   

Sardegna Civica 0-1

Massimo Zedda 29-31%

(Progressisti di Sardegna)               

Partito Democratico 10-12

Sardegna in Comune 6-8

Noi, la Sardegna con Massimo Zedda 2-4       

Futuro Comune con Massimo Zedda 1-3       

Liberi e Uguali Sardigna 1-3

Campo Progressista Sardegna 0-2  

Cristiano Popolari e Socialisti 0-2

Progetto Comunista per la Sardegna 0-2

Francesco Desogus 20-22%       

Movimento 5 Stelle

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Sardegna. Exit Polls. Solinas 38-40%, Zedda 29-31%, Desogus 20-22%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-24.

Gufo_019__

Questi sono i risultati dell’exit poll.

I commenti saranno fatti a risutlati definitivi.

Christian Solinas 38-40%
(Coalizione di Centro-destra)

Lega Salvini Sardegna 21-23
Forza Italia Berlusconi per la Sardegna 5-7  
Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni 4-6    
Riformatori Sardi 2-4
PSd’Az-Christian Solinas Presidente 2-4
Unione di Centro Sardegna 1-3
Unione Democratica Sarda 0-2
Energie per l’Italia  0-1
Fortza Paris 0-1
Sardegna20Venti Tunis 0-1    
Sardegna Civica 0-1

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Massimo Zedda 29-31%
(Progressisti di Sardegna)                

Partito Democratico 10-12
Sardegna in Comune 6-8
Noi, la Sardegna con Massimo Zedda 2-4        
Futuro Comune con Massimo Zedda 1-3        
Liberi e Uguali Sardigna 1-3
Campo Progressista Sardegna 0-2   
Cristiano Popolari e Socialisti 0-2
Progetto Comunista per la Sardegna 0-2

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Francesco Desogus 20-22%        
Movimento 5 Stelle 20-22

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Alle elezioni politiche dello scorso anno, in Sardegna (Camera), il M5S risultò il primo partito con il 42,48%. Il Centrodestra arrivò in seconda posizione con il 31,04 (Forza Italia 14,78%, Lega 10,79 e Fratelli d’Italia 4,02). Il Centrosinistra si fermò al 17,66% con il Partito Democratico al 14,82. Liberi e Uguali ottenne il 3,13%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Questo anno ancora cinque elezioni regionali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-14.

2019-02-14__Elezioni Regionali 001

Durante questo anno si terranno molte importanti elezioni regionali.

Già pochi giorni or sono, il 10 febbraio, si è votato in Abruzzo. Centrodestra 48.0% (17 seggi), centrosinistra 31.3% (5 seggi), M5S 20.2% (7 seggi). Lega 27.5%, Forza Italia 9.0%, Fratelli d’Italia 6.5%, Partito Democratico 11.1%, M5S 19.7%.

2019-02-14__Elezioni Regionali 002

Questi sono invece gli appuntamenti prossimi venturi.

– Il 24 febbraio 2019 si vota in Sardegna.

– Il 24 marzo si vota in Basilicata.

– Il 26 maggio si vota in Piemonte.

– A novembre si vota in Calabria.

– In novembre si vota in Emilia-Romagna.

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In Italia le regioni svolgono un ruolo politico non da poco, secondo anche il loro proprio peso specifico.

Ma ad oggi le regioni sono gli ultimi centri di potere rimasti in mano alle formazioni di sinistra. Senza il potere centrale la loro voce non si sente più forte e chiara, mentre invece resta inalterato tutto il loro potere sul sottogoverno, pabulum per miriadi e miriadi di consulenti o ritenuti tali, ma tutti stipendiati a spese del Contribuente,

Senza governo romano e senza buona quota di sottogoverno il partito democratico sarebbe destinato ad estinguersi, non potendo più collocare i propri uomini in remunerative posizioni di prestigio. È incredibile il numero di persone che le regioni nominano nei consigli di amministrazione.

Se con le elezioni del 2014 le sinistre erano riuscite a conquistarsi sedici regioni su diciannove, ad oggi il rapporto è 16 ad 8, ed i risultati delle prossime elezioni potrebbero rendere ancor meno vistoso lo stacco.

«dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione»

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«Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone»

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«Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza»

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«tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra »

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Se è vero che nelle elezioni regionali intervengono molti fattori umani e locali, sarebbe anche vero ricordare come tute le regioni coinvolte dalle tornate elettorali interagiscano in modo consistente con il governo centrale.

Per il centrodestra sarebbe già un risultato eccellente riuscire a conquistare tre su cinque regioni.


Corriere. 2019-02-14. Da rosse ad azzurre, ecco come l’Italia delle Regioni ha cambiato colore

Nel 2014 ben 16 erano di centrosinistra e 3 di centrodestra. Oggi l’equilibrio è di 11 a 8, in attesa che del voto in Sardegna e Basilicata (dove gli «azzurri» potrebbero vincere).

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Nel 2014, l’Italia delle Regioni era un monolite rosso, governato da Pd e coalizioni di centrosinistra: 16 a 3 (senza contare le autonomie di Val d’Aosta e Alto Adige, ma la Provincia del Trentino a guida «rossa»). Oggi, a distanza di 5 anni e dopo le ultime le elezioni regionali in Abruzzo (qui tutti i risultati con la vittoria del centrodestra con Marsilio), confrontando le fotografie politiche si nota che l’Italia ha cambiato colore. Le Regioni rosse sono 11, quelle guidate dal centrodestra sono salite a 8, mentre il M5S è fermo al palo (Qui l’analisi dei flussi: in Abruzzo, rispetto alle Politiche 2018, solo 1 elettore su 3 è rimasto con i «grillini» ed i voti sono andati alla Lega).

Il test in Sardegna, con l’esordio della Lega

Ma la svolta (cromatica e politica) potrebbe ancora ampliarsi: il 24 febbraio si vota in Sardegna (terra di tradizionale alternanza), dove dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione, sostenuto anche dalla Lega, che parteciperà per la prima volta alle elezioni regionali sarde, contro il sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

Basilicata, tra scandali politici e petrolio da gestire

Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone.

Piemonte, il super test politico sulla Tav

Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza. (Qui la strategia del leader M5S Di Maio per rimanere al governo con Salvini e rilanciare il Movimento con liste civiche sul territorio).

La prova di resistenza in Emilia-Romagna e Calabria

Ultima tornata, tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra.