Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. Voto e destino dei leader dei partiti. – Ipsos

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

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Per la maggioranza degli italiani i risultati delle elezioni in Emilia Romagna non influenzeranno il futuro politico dei leader dei varia partiti.

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Fa eccezione Mr Luigi Di Maio, il cui comportamento politico è disapprovato dal 49% degli intervistati.

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Nota.

A nostro sommesso avviso, e sulla scorta dei dati a nostre mani, molto verosimilmente una sconfitta elettorale del partito democratico in Emilia Romagna potrebbe comportare rimaneggiamenti della segreteria del partito democratico.

Similmente, il giudizio su Di Maio sembrerebbe essere molto ottimistico.

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Sondaggi politici Ipsos: M5S, Di Maio leader decaduto

Il voto in Emilia Romagna del 26 gennaio influirà sul destino politico di Conte, Salvini, Zingaretti? Questo il quesito posto da Ipsos nei suoi ultimi sondaggi politici per Di Martedì. I risultati confermano che l’esito delle regionali emiliane non avrà ripercussioni sui singoli leader. La partita ha sì assunto una dimensione nazionale ma il futuro del premier, capo della Lega e segretario del Pd, appare blindato.

L’unico personaggio politico che potrebbe “rischiare il posto” è Luigi Di Maio. Da mesi al centro di critiche per la gestione verticistica del Movimento, il capo dei Cinque Stelle è anche accusato di essere il principale colpevole del tracollo grillino nelle intenzioni di voto. La speranza del ministro degli Esteri è di invertire la rotta e cementare la sua leadership ottenendo un buon risultato in Emilia Romagna. I sondaggi diramati fino al silenzio elettorale non lasciavano presagire niente di buono. E così non stupisce un altro dato emerso dai sondaggi politici Ipsos, pubblicati il 14 gennaio. Per quasi un italiano su due (49%), Di Maio, oggi, non è il leader migliore per il Movimento.

Qualcosa si è dunque rotto tra la base e il capo politico e gli Stati Generali dei Cinque Stelle, che andranno in scena dal 13 al 15 marzo a Torino, saranno l’occasione per gli scontenti di chiedere un rinnovo dei vertici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Scienza & Tecnica

Giunta delle Immunità. Via libera al processo a Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

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«Bocciata la proposta di Gasparri che chiedeva di negare autorizzazione»

«Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti»

«La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno»

«Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.»

«La maggioranza non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando. ….. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l’ex ministro andrebbe fermato subito»

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Adesso vedremo come e quando si articolerà il processo, che sarà a Salvini ed a tutti gli italiani che la pensano come lui.

Anche l’Italia avrà il suo Nelson Mandela.

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Gregoretti: Giunta Senato, ok a processo a Salvini. Maggioranza diserta

Bocciata la proposta di Gasparri che chiedeva di negare autorizzazione. Salvini: ‘Sono pronto alla prigione’. Zingaretti attacca il leader della Lega: ‘Vuole l’impunità”.

Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.

“La maggioranza non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando – aveva detto Erika Stefani a nome dei componenti leghisti della giunta per le immunità di Palazzo Madama -. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l’ex ministro andrebbe fermato subito. La melina di Pd, 5S e Iv dimostra che è solo una vergognosa sceneggiata per colpire il leader della Lega. La vera sentenza sarà emessa dagli elettori di Calabria ed Emilia-Romagna, e per smascherare l’ipocrisia della maggioranza voteremo sì al processo”.

“Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto”, ha detto in mattinata Matteo Salvini, a margine di un’iniziativa elettorale della Lega a Comacchio, rispondendo a una domanda sul caso Gregoretti.

“Salvini sta usando un tema della giustizia per motivi politici e personali, come sul caso Diciotti e sul Russiagate. Quella della Gregoretti è una vicenda solo giudiziaria, ma lui pretende l’impunità”, aveva sostenuto il segretario Pd Nicola Zingaretti. “Gli avversari si sconfiggono con la politica, ma chi rappresenta i cittadini lo giudichi leggendo le carte – aveva spiegato -. Salvini è garantista su se stesso e giustizialista con gli avversari”. Il segretario del Pd aveva anche aggiunto che “la presidente del Senato Casellati ha compiuto un atto sbagliato, invece di garantire una terzietà si è schierata a favore della sua parte politica. Questo resta un vulnus, una funzione istituzionale molto importante non è stata rispettata”.

Sul caso Gregoretti “Salvini è passato dal sovranismo al vittimismo, ma è solo tattica – aveva detto il ministro Luigi Di Maio a margine del Consiglio Esteri Ue –. Il nostro obiettivo come parlamento deve essere di lavorare per i cittadini, la magistratura si occuperà della questione Gregoretti. Ognuno si prenda le sue responsabilità”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

‘Brescellum’ seu ‘Germanicum’ (M5S). Camera. Cdx 220 seggi su 400.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-17.

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Sia il partito democratico attuale sia il movimento cinque stelle evidenziano una forte propensione al suicidio politico. Sarebbero fatti loro se la cosa non interessasse tutti gli italiani, determinando alla fine il governo.

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In odio alla lega ed a Salvini, nonché per motivi ideologici, ambedue queste formazioni politiche vogliono cambiare la attuale legge elettorale, ritenuta essere troppo favorevole alle destre.

Ricordiamo che il PD impose come manna dal Cielo il Rosatellum, nella concupiscenza che questo gli avrebbe fatto vincere le elezioni.

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PD e M5S non hanno ancora capito che chi abbia la maggioranza dei suffragi vince le elezioni indipendentemente dalla legge elettorale in essere.

Similmente proprio non hanno capito che non è la lega o Salvini ad attirare gli Elettori, ma che questi stanno fuggendo a gambe levate da loro e che la lega è l’unica opzione credibile.

I veri nemici del PD e del M5S, come peraltro di tutti gli italiani, sono la crisi economica unita a quella demografica, crisi patrocinate, volute e fomentate dal PD e dal M5S. È inutile che continuino ad imbiancare il proprio sepolcro. Perderanno con il proporzionale: semplice.

Pensate a tutto il male possibile della lega e di Salvini, poi raddoppiate la dose. Bene, gli Elettori pur di non votare partito democratio oppure movimento cinque stelle votano la lega, che è di gran lunga meglio di quelli.

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Cosa accadrebbe se si votasse con il Germanicum?

Simulazione Quorum/YouTrend per Cattaneo Zanetto & Co: ecco come sarebbero Camera e Senato in caso di elezioni con il Germanicum.

Lo scorso 9 gennaio il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia, ha presentato una proposta di legge elettorale: già ribattezzata “Germanicum“, essa prevederebbe che deputati e senatori vengano eletti attraverso un sistema proporzionale. Sarebbero quindi aboliti i collegi uninominali del Rosatellum, mentre verrebbero introdotti uno sbarramento al 5% e un diritto di tribuna per quelle forze politiche che non riuscirebbero a raggiungere tale soglia.

Cosa accadrebbe, dunque, se si andasse al voto con questo sistema elettorale? Quorum/YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co hanno provato a rispondere a questa domanda, elaborando delle simulazioni – basate sull’ultima Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi – per comprendere gli effetti che potrebbe avere, in caso di voto anticipato, il sistema elettorale depositato da Brescia.

La partita della legge elettorale si incrocia inoltre con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Così alla Camera

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza.

Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP.

Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Così al Senato

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il centrodestra avrebbe la maggioranza.

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 deputati. Infine, Italia Viva avrebbe un solo senatore, mentre per la SVP gli eletti sarebbero sempre 2.

Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37.

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Sondaggi, Cdx pigliatutto: 222 seggi su 400: simulazione con il ‘Brescellum’

Sondaggi – Legge elettorale, col Brescellum Centrodestra in scioltezza

Se si andasse votare oggi con il ‘Brescellum’ proposto dal pentasetllato Giuseppe Brescia il centrodestra otterrebbe una larga maggioranza sia al Senato che alla Camera: è quanto emerge da una simulazione basata sulle percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S), ha presentato una proposta di legge per il nuovo sistema elettorale. Già soprannominato “Brescellum”, prevede che tutti i seggi di Camera e Senato – con l’eccezione di quelli riservati all’Estero e alla Valle d’Aosta – siano assegnati in maniera proporzionale, con una soglia di sbarramento al 5% ma al contempo un diritto di tribuna per le forze politiche che non riescano a raggiungere tale soglia.

Legge elettorale, simulazione che tiene conto della riduzione dei parlamentari: da 945 a 600 membri

Rispetto al Rosatellum, dunque, verrebbe completamente azzerata la quota di parlamentari eletti in collegi uninominali. Proviamo dunque a simulare lo scenario che si verificherebbe nel caso in cui si dovessero tenere delle elezioni con questo sistema elettorale. A tal fine, si utilizzeranno le percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. E’ bene sottolineare come la partita della legge elettorale si incroci con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Legge elettorale, la situazione alla Camera dei Deputati

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il Centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza. Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP. Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di Centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Legge elettorale, la situazione al Senato della Repubblica

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il Centrodestra avrebbe la maggioranza. Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 senatori. Infine, Italia Viva avrebbe un solo eletto, mentre per la SVP i senatori sarebbero sempre 2. Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Propalatori di Odio

La Repubblica. ‘Un titolo di una violenza inammissibile’

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-16.

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«”Cancellare Salvini è un titolo di una violenza inammissibile. È irresponsabile perché in una campagna elettorale così aspra in vista delle Regionali del 26 incitare all’eliminazione di un avversario è molto pericoloso. Chi ci garantisce che non ci sia qualche instabile pronto a far del male al leader della Lega?”.»

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Tutto nella sinistra ideologizzata italiana è intriso di violenza.

La Repubblica incita ad emulare l’attentato a Bolsonaro: semina odio su odio.

Si stanno rendendo conto che l’Elettorato ha voltato loro le spalle: non li vota più. E peggio dipingono lega e Salvini, più si rodono perché la gente vota quello e non loro. Sono furenti di rabbia impotente, rosi di gelosia, consci che è solo questione di tempo, e poi scompariranno: sono come i tedeschi a fine 1943. Perso ad El Alamein, gli Alleati sbarcati in Sicilia, sconfitti dapprima a Stalingrado e quindi a Kursk: più si rendevano conto di aver perso la guerra e più si inferocivano con tutti i poveracci ancora in loro potere.

Troppo superbe quelle menti per ammettere i propri errori.

Odiano a morte Salvini perché credono che sia colpa sua se stanno perdendo.

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Il giornale La Repubblica è il quotidiano degli odiatori.

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M5S: “Sbagliatissimo il titolo su Salvini. Repubblica non deve fare politica”

Parla con Affaritaliani.it il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S)

No del Movimento 5 Stelle a stravolgere i Decreti Sicurezza varati dal precedente governo e tanto cari a Matteo Salvini e alla Lega. “Abbiamo già detto che i Decreti Sicurezza per noi possono essere cambiati nel merito delle note e degli appunti espressi dal Quirinale, perché altrimenti quei Decreti non sono costituzionalmente validi. Tutto qui”. Nessun altro cambiamento, dunque? “No, non altro”. Così il sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano, uno degli uomini del M5S più vicini a Luigi Di Maio, commenta con Affaritaliani.it le parole di oggi del capogruppo del Partito Democratico alla Camera che proprio sui Decreti Sicurezza ha chiesto modifiche non soft.

Quanto al titolo di apertura di Repubblica ‘Cancellare Salvini’, che ha presentato l’intervista a Delrio e che ha scatenato molte polemiche, Di Stefano afferma: “Sulla stampa italiana ho smesso di commentare, perché ormai non trovo nulla con la giusta deontologia giornalistica. Tutto la stampa italiana va di riflesso allo squallore politico che c’è in circolazione, ormai è tutto lecito. E comunque un linguaggio di questo tipo è sbagliatissimo se sei un giornalista”.
Il sottosegretario pentastellato aggiunge: “La politica in generale oggi usa parole e affermazioni pesanti, però questo non giustifica mai un linguaggio di questo tipo da parte della stampa che invece non dovrebbe fare politica ma fare la stampa. Quel titolo è sbagliato e sicuramente anche violento”, conclude Di Stefano.

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Imprenditori al fianco di Salvini. “Repubblica? Violenza inammissibile”

Le interviste di Affaritaliani.it. Da Michele Perini a…

“Cancellare Salvini è un titolo di una violenza inammissibile. È irresponsabile perché in una campagna elettorale così aspra in vista delle Regionali del 26 incitare all’eliminazione di un avversario è molto pericoloso. Chi ci garantisce che non ci sia qualche instabile pronto a far del male al leader della Lega?”. Michele Perini past president di Assolombarda e Fiera Milano è uno degli imprenditori più rappresentativi del salotto confindustriale e ha alle spalle anni di navigazione nel mare, spesso tempestoso, delle battaglie politiche e confindustriali. Il suo tono, per la prima volta, è allarmato. “Salvini fa il suo, interpreta il malumore diffuso tra gli italiani, ma ormai attaccarlo è diventato uno sport nazionale” spiega Perini ad Affariitaliani.it “attaccano l’uomo ed il simbolo di tante battaglie, ma non capiscono che sbagliano due volte. Intanto, come dicevo prima, nessuno ci pone al riparo dal rischio del pazzo di turno che si mette a sparare e poi più viene attaccato e piu Salvini cresce nel consenso perché la gente capisce quando l’odio diventa capro espiatorio per non affrontare i veri problemi del sistema paese”. “Se avessi trovato in edicola stamattina un titolo come questo che diceva” Cancellate Perini” avrei reagito con una battuta “ma ce l’avete la gomma?” solo per stemperare la paura. Perché in realtà mi sarei spaventato molto. Spero che i grandi giornali e gli avversari politici di Salvini recuperino equilibrio abbassando a livello più civile il tono di questa complessa campagna elettorale”. Ma l’ex presidente di Assolombarda e Fiera Milano non è il solo a segnalare la violenza di titoli simili.

Olga Urbani, imprenditrice umbra regina del tartufo made in Italy in tutto il mondo, ribadisce che l’Italia a causa di un governo incompetente è sull’orlo del collasso. “Siamo in una situazione economica disastrosa, il governo non sta facendo nulla per le imprese italiane perché la maggioranza evidentemente pensa ad altro. Gli attacchi a Salvini sono una manovra di distrazione dai temi più seri e dalle necessità di base che ha il nostro paese ” annota la Urbani” Salvini è una voce fuori dal coro che va difesa perché dice cose sensate. Io ho la stessa azienda in Italia e in America, ma quando rientro dagli Usa mi viene da piangere perché in Italia tutto è bloccato dalla burocrazia. Noi imprenditori paghiamo il 64 per cento di tasse e non facciamo che chiudere le nostre aziende. E il governo attuale che cosa fa per evitare il crac totale del tessuto economico italiano? Io fossi in loro mi concentrerei sulle cose da fare. E ai giornaloni che fanno titoli assurdi come quello di oggi direi di usare maggiore senso di responsabilità in una fase così delicata per il futuro di tutti noi”.

Ancora più netto il commento di una signora della moda italiana nel mondo la fiorentina Silvana Coveri che ad Affaritaliani.it dice una cosa molto seria e affilata : “Questa è la vera dittatura. Non si cancella nessuno in democrazia. Io sono una donna che ha sempre lottato per la libertà e leggo titoli come questo Cancellate Salvini che trovo totalmente sbagliati. In momenti delicati come quello che stiamo vivendo giornali e politica devono dimostrare due cose: civiltà e buon senso. I nemici politici non si abbattono così, vincono le idee quando sono buone, non le minacce. Altrimenti quella si, non Salvini, che è dittatura. Credo che Matteo abbia sbagliato a mettersi con i 5 stelle, i suoi ex alleati hanno dimostrato dopo di che pasta erano fatti. Salvini va rispettato come si rispettano tutti i cittadini anche se la pensano diversamente da noi”.

Energico, infine, anche il commento di uno degli imprenditori più importanti del mezzogiorno, Gabriele Menotti Lippolis numero uno dei Giovani industriali di Confindustria sud. “Ho letto stamattina Repubblica che è un giornale serio che leggo sempre e ho notato che questo titolo su Salvini era fuori tono. Insieme a me tantissimi altri colleghi e molta gente in rete ha notato che in questa campagna elettorale i grandi media stanno alzano i toni in vista di uno show down atteso per il 26 gennaio. Ma alzare la polvere su Salvini in questo modo è sbagliato e rischioso. Magari era solo un titolo ad effetto, però eviterei in futuro cercando maggiore buon senso ed equilibrio. Ci vuole rispetto per tutti anche se non sono della nostra parte politica perché in questo momento il paese ha più che mai bisogno di tutte le forze sociali e politiche per tirarsi fuori dalla crisi”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Italia Viva (Renzi) voterà per il processo a Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-04.

Giustizia 273

Italia Viva avrebbe sciolto le remore, avevo preso visione della memoria difensiva di Salvini, ed ha dichiarato che in Giunta voterà per il rinvio a processo.

«Salvini nella sua memoria ci ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Salvini certamente conosce le carte meglio di noi, e se lui dice che i casi sono identici, noi ci comporteremo in modo identico, votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo contro Salvini».

Staremo a vedere come evolveranno le situazioni, ricordandoci che tra tre settimane di vota in Emilia Romagna ed in Campania.

Un martire poi potrebbe anche far comodo.

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Nave Gregoretti, Italia viva: «Voteremo sì per il processo a Salvini»

Il coordinatore del partito fondato da Renzi: «Lui dice che il caso è identico a quello della nave Diciotti, e noi in Giunta per le immunità ci comporteremo in modo identico»

«Salvini nella sua memoria ci ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Salvini certamente conosce le carte meglio di noi, e se lui dice che i casi sono identici, noi ci comporteremo in modo identico, votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo contro Salvini». Lo ha detto Ettore Rosato, coordinatore di Italia viva, rispondendo su come si comporterà il partito nel voto in Giunta delle elezioni e delle immunità in Senato. Il voto in Giunta è previsto intorno al 20 gennaio. Giovedì 9 ci sarà una nuova seduta dell’organismo di Palazzo Madama. Il sì di Italia viva nei giorni scorsi non era dato per scontato. Nella Giunta sono tre i componenti del partito fondato da Matteo Renzi: si tratta di Giuseppe Luigi Cucca, che ne è vicepresidente, Francesco Bonifazi e Nadia Ginetti. «Guarderanno le carte e valuteranno», era stato detto dal capogruppo Davide Faraone. «Dal punto di vista umano e politico Salvini l’abbiamo già giudicato, ma qui abbiamo a che fare con un giudizio anche tecnico e giuridico. Le carte non le abbiamo viste, un approfondimento lo faremo nei prossimi giorni», aveva aggiunto Bonifazi. Da qui l’ipotesi di una posizione «garantista» che nei fatti avrebbe spostato il giudizio complessivo finale verso il no al processo.

Perché la richiesta di processo

La Giunta è chiamata ad esprimersi sulla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania a procedere nei confronti di Matteo Salvini, accusato di «sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avere commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età». L’episodio “incriminato” risale a luglio, poco prima che la Lega aprisse la crisi di governo: l’allora ministro dell’Interno non consentì lo sbarco a 131 migranti rimasti per giorni a bordo della nave militare.

La difesa di Salvini

Ieri il leader leghista ha depositato la memoria difensiva in Giunta, sostenendo che la decisione di non far sbarcare i migranti è stata una scelta collegiale di tutto il governo e che il ruolo del premier Giuseppe Conte è stato rilevante. Insomma, esattamente – è la linea difensiva – come accadde per la vicenda della nave Diciotti, vicenda su cui il Senato si è espresso “salvando” dal processo Salvini. In quell’occasione i renziani (che erano ancora dentro il Pd, la scissione è successiva) votarono a favore dell’autorizzazione a procedere, ma il titolare del Viminale fu “salvato” dai voti contrari del Movimento 5 stelle, allora alleati di governo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Salvini. Testo intergale della Memoria Difensiva.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-03.

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Questa mattina Matto Salvini ha depositato la sua memoria sul “caso Gregoretti” alla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.

Riteniamo cosa utile il mettere a disposizione il testo integrale della Memoria, così che i Lettori possano formarsi la loro propria opinione in materia.

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Testo integrale della memoria difensiva.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Di Maio. Propone di attuare il programma di lega e Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-03.

Paperino che ride

L’ineffabile Mr Di Maio ha avuto un’idea galattica.

Propone come proprio il programma della lega e di Salvini: se costui con questo programma ha vinto in dieci elezioni regionali consecutive, proponiamo noi 5s lo stesso programma ed arriveremo alla maggioranza assoluta….

«Entro il 7 gennaio il nuovo programma, partiamo dal taglio delle tasse per le pmi»

«Ma le cose sono precipitate e ora l’obiettivo è quello di rilanciare l’azione di governo»

«Dal 2020 dovremo saper imprimere una forte accelerata all’azione di governo. Chiederemo al presidente Conte di riunire nei primi giorni utili di gennaio, già il 7 o anche prima, i capi delegazione delle forze di governo che compongono la maggioranza e avviare così il processo per la costituzione del nuovo programma di governo»

«Di Maio ha già in mente tre direttive da seguire nell’elaborazione del «nuovo programma»»

«La prima è elaborare un serio piano di taglio delle tasse in favore delle piccole e medie imprese …. Su questo fronte non possiamo più aspettare. Bisogna dare respiro al nostro tessuto commerciale e far ripartire i consumi»

«Al secondo punto, c’è la questione delle banche, che ha lacerato il governo nelle ultime settimane. Bisognerà far partire subito la commissione di inchiesta parlamentare sulle banche e fare luce non solo sulla popolare di Bari, ma anche sul passato, sui presunti legami di alcuni partiti e su come Bankitalia ha vigilato. Andrà fatto tutto con ordine e concretezza, mettendo da parte la propaganda e concentrandosi sui risultati»

«Il terzo punto non è meno complicato, perché riguarda la società Autostrade, nel mirino dei 5 Stelle dopo la tragedia del ponte di Genova, mentre il Partito democratico è molto più cauto: «Un segnale dovrà arrivare su Autostrade. Dopo più di un anno abbiamo il dovere di dare una risposta forte. Le indagini e le perizie svolte fino ad oggi ci hanno restituito un quadro inquietante e chi ha sbagliato deve pagare. Il Movimento 5 Stelle crede in questo governo e nella possibilità di fare bene per gli italiani. Se giochiamo da squadra, dialogando e costruendo, abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese e questo è quello che dobbiamo fare. Senza indugi e con coraggio»

«voci di nuove defezioni sia alla Camera sia al Senato»

«possibile creazione di nuovi gruppi parlamentari»

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Per il bene dell’Italia e degli italiani, ci si augura che questo governo faccia anche qualcosa di sensato.

La frase “ridurre le tasse” riempie la bocca e rallegra i cuori.

Tuttavia è una frase monca, e nessuno osa pensare a cosa sia la seconda parte.

Infatti, al taglio delle tasse corrispondono meno entrate statali e, di conseguenza, la necessità di tagliare da qualche parte l’attuale spesa corrente.

Per esempio, la scuola è una stipendificio iperboreale ed una buona metà degli attuali dipendenti potrebbe essere serenamente lasciato a casa. Ma alcuni partiti si sentono i numi tutelari dei dipendenti pubblici, e strillerebbero come aquilotti. Per non parlare poi delle opposizioni: ne farebbero un casus belli.

Un processo di deburocratizzazione lascerebbe a casa legioni di burocrati: ma anche i burocrati votano.

Poi, siamo chiari, ce le vedete il partito dei ‘NO’ a tagliare le tasse?

Quelli defenestrerebbero Di Maio senza pensarci su un femto secondo.

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M5S, è il momento della resa dei conti. Le tre priorità di Di Maio per «rilanciare l’azione di governo»

Il leader M5S: «Entro il 7 gennaio il nuovo programma, partiamo dal taglio delle tasse per le pmi». Conte: «Dopo lo sprint della manovra, è il momento della maratona».

ROMA Le dimissioni da ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di Lorenzo Fioramonti erano attese. Non con queste tempistiche, perché l’annuncio ha preso di sorpresa molti e perché si sperava in un’opera di dissuasione da parte di Palazzo Chigi. Ma le cose sono precipitate e ora l’obiettivo è quello di rilanciare l’azione di governo. Per questo Luigi Di Maio, irritato dal comportamento da uno degli uomini che, almeno all’inizio, gli era vicino, vuole accelerare e spiega: «Dal 2020 dovremo saper imprimere una forte accelerata all’azione di governo. Chiederemo al presidente Conte di riunire nei primi giorni utili di gennaio, già il 7 o anche prima, i capi delegazione delle forze di governo che compongono la maggioranza e avviare così il processo per la costituzione del nuovo programma di governo».

Il premier e il «bisogno di stabilità»

Di Maio, che sembra avere abbandonato le fasi più turbolente delle scorse settimane, sembra in sintonia con il premier Giuseppe Conte, che oggi alla tradizionale conferenza stampa farà il punto della situazione, a quattro mesi dal varo del governo. «Finora, per il varo della manovra, abbiamo dovuto fare uno sprint — spiega il premier — Ora dobbiamo passare alla maratona, che non può essere completata in uno o due mesi, ma ha bisogno di un respiro più ampio». La nuova specialità olimpica non è proprio la più agevole, visti i molti impedimenti che sembrano frapporsi al buon andamento dell’esecutivo, ma Conte è fiducioso e vuole mettere in campo la sua «Agenda 2023», dove l’anno è l’auspicio di conclusione del lavoro (e della legislatura). Si tratta di rilanciare l’azione del governo, non con una «verifica», termine non amato da Conte, ma con un nuovo slancio che prenda spunto dai 29 punti del programma e stabilisca delle priorità. Conte sa, o spera, che «in Italia c’è bisogno di stabilità», e così vuole imprimere un nuovo corso più ordinato e proficuo.

Far ripartire i consumi

Di Maio ha già in mente tre direttive da seguire nell’elaborazione del «nuovo programma»: «La prima è elaborare un serio piano di taglio delle tasse in favore delle piccole e medie imprese — spiega — Su questo fronte non possiamo più aspettare. Bisogna dare respiro al nostro tessuto commerciale e far ripartire i consumi».

Commissione sulle banche

Al secondo punto, c’è la questione delle banche, che ha lacerato il governo nelle ultime settimane: «Bisognerà far partire subito la commissione di inchiesta parlamentare sulle banche e fare luce non solo sulla popolare di Bari, ma anche sul passato, sui presunti legami di alcuni partiti e su come Bankitalia ha vigilato. Andrà fatto tutto con ordine e concretezza, mettendo da parte la propaganda e concentrandosi sui risultati».

Nodo Autostrade

Il terzo punto non è meno complicato, perché riguarda la società Autostrade, nel mirino dei 5 Stelle dopo la tragedia del ponte di Genova, mentre il Partito democratico è molto più cauto: «Un segnale dovrà arrivare su Autostrade. Dopo più di un anno abbiamo il dovere di dare una risposta forte. Le indagini e le perizie svolte fino ad oggi ci hanno restituito un quadro inquietante e chi ha sbagliato deve pagare. Il Movimento 5 Stelle crede in questo governo e nella possibilità di fare bene per gli italiani. Se giochiamo da squadra, dialogando e costruendo, abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese e questo è quello che dobbiamo fare. Senza indugi e con coraggio». Bisognerà vedere se si andrà veramente verso la richiesta di una revoca delle concessioni alla Società autostrade, che potrebbe trovare più di un’opposizione nei partner di governo, a partire da Pd e da Italia Viva. Di certo c’è che la situazione interna del Movimento, squassato dalle polemiche, dalle voci di nuove defezioni sia alla Camera sia al Senato, e dalla possibile creazione di nuovi gruppi parlamentari, non aiutano la stabilità dell’esecutivo.

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PD e M5S. Nessuna persona né idea subentra alla ideologia morente.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-25.

Epigono. Galata Morente.

Né in Italia né in Francia. Conferenza sulla Libia a Berlino (che sia la volta buona)

LIBIA. Tutti vogliono andare a Berlino. Riuscirà la Conferenza a risolvere la questione?

Russia-Germania: colloquio telefonico ministri Esteri Lavrov e Maas, focus su Ucraina e Libia

Libia, Putin e Macron: risolvere crisi attraverso la diplomazia

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Se i colloqui in corso sulla situazione nel Mediterraneo Centrale tra Russia, Turkia, Libia, Francia e Germania mettono in chiara evidenza il mancato invito all’Italia, le motivazioni addotte sono così tranchant che se le si pubblicassero porterebbero all’immediato arresto.

L’Italia è stata semplicemente estromessa dai colloqui sul futuro della Libia perché ha un governo fatiscente, irresponsabile, che cambia idea ogni cinque minuti e le idee che esprime sono scazontiche.

Le risposte date da Mr Putin durante la recente conferenza stampa annuale sono pietra tombale su questo governo rosso-giallo, la cui unica azione degna di nota sarebbero le dimissioni.

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«Giuseppe Conte, il nuovo governo ha sicuramente avuto il merito di rafforzare la sua posizione a livello interno ed internazionale»

«Fa un po’ sorridere il chiaro endorsement fatto da Zingaretti verso il premier Conte, definito come importante risorsa per il campo democratico»

«due mesi di governo, in cui francamente non si capisce cosa abbia fatto il premier per risultare così convincente verso il segretario PD»

«Ma questa cosa fa apparire ormai sempre più palese la sensazione di vuoto di leadership che si è creata nella compagine governativa»

«Dal lato 5 Stelle appare in tutta evidenza la difficoltà di Luigi Di Maio a tenere serrate le file del movimento, che ha sempre poi le sembianze di un esercito ormai in rotta di collisione con un generale che non riconosce più come tale»

«Nel campo democratico invece la carenza di carisma e di leadership di Zingaretti è talmente palese che non ha necessità di ulteriori riprove, che comunque sono rese evidenti da una sorta di appiattimento delle sue posizioni ai diktat cinque stelle»

«In questo totale vuoto si staglia la figura di Conte che con indubbia maestria è riuscito nel suo intento di incunearsi nelle beghe dei due partiti di maggioranza, ricavando da ciò la legittimazione come leader di governo, non più dipendente dagli scomodi alleati di governo come nella passata esperienza gialloverde»

«È chiaro come questa situazione di un governo litigioso e indeciso su tutto, alla fine non possa che giovare a lui, che è visto come il paciere e colui che è vittima suo malgrado della litigiosità dei due partiti di maggioranza»

«Le carenze di Di Maio e Zingaretti hanno contribuito a creare una sorta di vuoto di potere all’interno della coalizione di governo, quasi del tutto colmato appunto dal premier»

«Per i due invece, che forse anche per questo non vedevano di buon occhio la formazione del governo, pare probabilmente già iniziata la parabola discendente della loro breve carriera di leader»

«Il vero peccato originale del partito democratico certificato apertamente dallo stesso Zingaretti con il suo concedere a Conte le chiavi della attuale  maggioranza sta proprio nella difficoltà a trovare una leadership forte ed autorevole»

«vere due personalità forti e carismatiche come Salvini da una parte e la Meloni dall altro. La forza del centrodestra parte da questo indiscutibile vantaggio di avere due personalità che saprebbero e potrebbero guidare la coalizione con convinzione e determinazione contro quella che invece appare alla stregua di una armata Brancaleone.»

«Ecco perché i sondaggi premiano il centrodestra. In un momento in cui le insicurezza e le paure crescono non solo dal punto di vista economico si ha bisogno di chi ispiri fiducia serietà e concretezza»

«Nessuno nell’attuale partito democratico pare davvero poter avere le capacità e le possibilità di contrastare né Salvini né tantomeno la Meloni»

«Quando esiste un vuoto di leadership, colmarlo diventa una necessità impellente se non si aspira al caos e alla ingovernabilità»

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Non si possono affrontare situazioni nuove usando i criteri vecchi, concausa della loro genesi.

Nessuno nell’attuale partito democratico o nel movimento cinque stelle pare davvero poter avere le capacità e le possibilità di contrastare né Salvini né tantomeno la Meloni. Ma alla mancanza di statura politica fa altresì riscontro un impressionante vuoto culturale, costruito faticosamente tramite la lettura meditata i cartigli dei Baci Perugina.

Questo vuoto è drammaticamente evidente, e nel contrasto fa sembrare geni politopi le nostre care ed amate sardine.

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Pd, Zingaretti e il vuoto di leadership a sinistra. Conte leader autorevole

Giuseppe Conte, il nuovo governo ha sicuramente avuto il merito di rafforzare la sua posizione a livello interno ed internazionale.

Fa un po’ sorridere il chiaro endorsement fatto da Zingaretti verso il premier Conte, definito come importante risorsa per il campo democratico. Fa sorridere perché viene da chi proprio sul nome del premier sembrava aver fatto una questione di principio per far saltare il banco ad Agosto durante le trattative per formare il nuovo esecutivo. Tutto dimenticato dopo due mesi di governo, in cui francamente non si capisce cosa abbia fatto il premier per risultare così convincente verso il segretario PD. Ma tant’è così è se vi pare. Ma questa cosa fa apparire ormai sempre più palese la sensazione di vuoto di leadership che si è creata nella compagine governativa.

Dal lato 5 Stelle appare in tutta evidenza la difficoltà di Luigi Di Maio a tenere serrate le file del movimento, che ha sempre poi le sembianze di un esercito ormai in rotta di collisione con un generale che non riconosce più come tale. Nel campo democratico invece la carenza di carisma e di leadership di Zingaretti è talmente palese che non ha necessità di ulteriori riprove, che comunque sono rese evidenti da una sorta di appiattimento delle sue posizioni ai diktat cinque stelle. In questo totale vuoto si staglia la figura di Conte che con indubbia maestria è riuscito nel suo intento di incunearsi nelle beghe dei due partiti di maggioranza, ricavando da ciò la legittimazione come leader di governo, non più dipendente dagli scomodi alleati di governo come nella passata esperienza gialloverde. Il nuovo governo ha sicuramente avuto il merito di rafforzare la sua posizione a livello interno ed internazionale.

È chiaro come questa situazione di un governo litigioso e indeciso su tutto, alla fine non possa che giovare a lui, che è visto come il paciere e colui che è vittima suo malgrado della litigiosità dei due partiti di maggioranza Le carenze di Di Maio e Zingaretti hanno contribuito a creare una sorta di vuoto di potere all’interno della coalizione di governo, quasi del tutto colmato appunto dal premier. Per i due invece, che forse anche per questo non vedevano di buon occhio la formazione del governo, pare probabilmente già iniziata la parabola discendente della loro breve carriera di leader. Conte appare certo come una ipotetica soluzione di mezzo, che però pare non poter andar bene come leader unico perché troppo poco dentro le logiche dei partiti. Certo il ragazzo si è fatto presto le ossa ed ha dovuto affrontare con maestria le mire di due pezzi da novanta come Salvini dall’esterno e Renzi dall’interno ma pensarlo a come leader dei 5s o del PD appare davvero complicato per mille differenti motivazioni, prima fra le quali la sua mancanza di chiarezza (sicuramente voluta per la carica che ricopre) nello schierarsi apertamente con nessuno dei due partiti di maggioranza. Il vero peccato originale del partito democratico certificato apertamente dallo stesso Zingaretti con il suo concedere a Conte le chiavi della attuale  maggioranza sta proprio nella difficoltà a trovare una leadership forte ed autorevole. Quando lo avevano trovato hanno fatto carte false per spodestarlo. Sui 5 stelle invece il discorso appare differente perché il vero leader rimane sempre e comunque colui che il movimento ha contribuito a crearlo, che forse per una sua volontà di tenere a sé la paternità della sua creatura contribuisce con il suo atteggiamento a screditare chi via via pare avere aspirazioni da leader (come avvenuto con il ridicolo rituale del video con Di Maio di qualche giorno fa).

La politica dal basso d’altra parte prevede come sempre detto che uno valga uno. La forza della destra, invece, che paradossalmente potrebbe, come visto con le candidature per le regionali, anche diventare una debolezza è invece l’esatto opposto e cioè avere due personalità forti e carismatiche come Salvini da una parte e la Meloni dall altro. La forza del centrodestra parte da questo indiscutibile vantaggio di avere due personalità che saprebbero e potrebbero guidare la coalizione con convinzione e determinazione contro quella che invece appare alla stregua di una armata Brancaleone.

Ecco perché i sondaggi premiano il centrodestra. In un momento in cui le insicurezza e le paure crescono non solo dal punto di vista economico si ha bisogno di chi ispiri fiducia serietà e concretezza. La sinistra non vuole le elezioni non solo perché sicura di perderle ma anche perché non ha ancora trovato un leader che comunque potrebbe guidarlo anche dalla opposizione. Conte è troppo distante dalle dialettiche e diatribe interne dei partiti e ben difficilmente potrebbe e vorrebbe reggere un periodo all’opposizione senza avere avuto quel periodo di “decantazione “all’interno di un partito stessi. Forse il partito democratico dovrebbe però cominciare, dopo una onesta autocritica, provare a cercare all’esterno da sé questa figura. Nessuno nell’attuale partito democratico pare davvero poter le capacità e le possibilità di contrastare né Salvini né tantomeno la Meloni. Tutto il gruppo dirigente andrebbe ripensato e come nelle squadre di calcio pensare o a rivolgersi ai giovani per ripartire dal basso oppure rivolgersi al “mercato” per trovare un asso che possa fare il salto di qualità. Ma si sa come sono spesso autoreferenziali o grandi partiti le gerarchie sono più importanti del merito e delle aspirazioni. Non è certo solo un problema interno basti vedere a quello che sta accadendo in Spagna per esempio. Quando esiste un vuoto di leadership, colmarlo diventa una necessità impellente se non si aspira al caos e alla ingovernabilità. Proprio come in situazione differenti sta accadendo in Italia ed in Spagna.

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Sardine e Pd, il vuoto che avanza. E Cacciari chiede a Zingaretti

Lampi del pensiero di Diego Fusaro/ Massimo Cacciari: “Ora Zingaretti apra il congresso Pd alle Sardine”.

Seguita senza posa lo psicodramma del PD e delle Sardine. Così parlò, in questo caso, Massimo Cacciari: “Ora Zingaretti apra il congresso Pd alle Sardine”. L’oscuro filosofo autore di “Krisis”, dopo aver ragionato di nichilismo e angelologia, si trova ora a parlare di Sardine al Pd. Una figura della distruzione della ragione, direbbe Lukács. Sicuramente una diminutio, stante il fatto che Sardine e PD rappresentano il vuoto che avanza. Una figura tragica, ma non seria, di quel nichilismo che Cacciari aveva studiato in “Kriris”. 

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Toscana. Elezioni regionali. M5S va in solitaria. Sondaggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-16.

Toscana 002

Secondo gli ultimi sondaggi BiDiMedia il centrodestra avrebbe in Toscana il 42.8% delle intenzioni di voto, il centrosinistra il 42.1% ed il movimento cinque stelle il 9.5%.

Per quanto riguarda i partiti, gli schieramenti contrapposti sono essenzialmente paritari. M5S avrebbe deciso di correre da solo con un suo proprio candidato, precludendo così al PD un successo che, almeno sulla carta, avrebbe potuto esser alquanto facile.

I giochi sono quindi tutti aperti ed incerti: grande peso avrà la scelta del candidato presidente.

In ogni caso, già la presenza di lega e centrodestra in questa regione in passato rossa nel dominio dell’infrarosso, khanato di Matteo Renzi, è in successo del tutto impensabile anche solo due anni fa. Qui Renzi dovrebbe presentarsi con un suo simbolo e cercare di passare dall’attuale 3.9% in sede nazionale ad un risultato a due cifre.

«Il M5s ha comunicato nelle scorse ore la volontà di correre autonomamente con un proprio candidato, a conferma che la strategia di Luigi Di Maio di fare del movimento una terza via (o meglio l’ago della bilancia) tra destra e sinistra è almeno per ora piuttosto solida»

«Con buona pace del governo Conte e del progetto dello stesso premier e del segretario del Pd Nicola Zingaretti di trasformare l’alleanza di governo anti-sovranista in una coalizione stabile in vista delle prossime politiche»

«Nelle prossime ore il tavolo regionale darà il via libera, ma la decisione è già presa: il candidato presidente sarà l’attuale presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, classe 1959»

«Giani è in ottimi rapporti con Matteo Renzi, anche se come il sindaco di Firenze Dario Nardella ha deciso di non seguire l’ex premier nell’avventura del nuovo partito Italia Viva restando nel Pd. D’altra parte è proprio qui, in Toscana, che Renzi ha la sua potenziale roccaforte di voti e il Pd anche per questo fa buon viso a cattivo gioco accettando di buon grado sia la candidatura di Giani sia il contributo di Italia Viva all’alleanza di centrosinistra»

«Per ora la decisione di presentare il simbolo di Italia Viva è stata presa solo per altre due contemporanee elezioni regionali: nella Marche e in Campania»

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«Ma prima di arrivare alla prossima primavera Pd e centrosinistra dovranno passare le forche caudine delle regionali in Emilia Romagna»

«Se la candidata leghista Lucia Borgonzoni dovesse vincere, è il ragionamento di molti democratici, difficilmente il governo riuscirà ad andare avanti e a rischio sarebbe la stessa segreteria Zingaretti. La vera verifica della maggioranza di governo si farà il 26 gennaio.»

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Tutta la situazione è fluida.

Ma lo spettro della débâcle in Umbria, 57.4% di Salvini, tormenta di tormento infernale le menti dei dirigenti pidiini, che assistono impotenti al loro tracollo, frementi di odio e di ira impotente.

«Picchia il fascista!», «Impicca Salvini!»

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Sole 24 Ore. 2019-12-12. Toscana, M5s va da solo: verso alleanza Pd-Renzi su Giani

È proprio qui, in Toscana, che Renzi ha la sua potenziale roccaforte di voti e il Pd anche per questo fa buon viso a cattivo gioco accettando di buon grado sia la candidatura di Giani sia il contributo di Italia Viva all’alleanza di centrosinistra.

Non solo Emilia Romagna, dove si voterà il 26 gennaio. Il 2020 vedrà anche l’altra regione rossa per eccellenza, la Toscana, rinnovare consiglio regionale e presidente alle amministrative di primavera. Così come in Emilia, Matteo Salvini è sul piede di guerra anche in Toscana per tentare di replicare il colpo riuscito nella ex rossa Umbria e arrivare velocemente, colpo su colpo, alle elezioni politiche nazionali. E così come accaduto in Emilia, anche in Toscana il Pd e i partiti del centrosinistra dovranno lottare da soli contro la destra salviniana.

Per il M5s corsa solitaria

Il M5s ha comunicato nelle scorse ore la volontà di correre autonomamente con un proprio candidato, a conferma che la strategia di Luigi Di Maio di fare del movimento una terza via (o meglio l’ago della bilancia) tra destra e sinistra è almeno per ora piuttosto solida. Con buona pace del governo Conte e del progetto dello stesso premier e del segretario del Pd Nicola Zingaretti di trasformare l’alleanza di governo anti-sovranista in una coalizione stabile in vista delle prossime politiche. Pd e alleati del centrosinistra da soli contro Salvini anche in Toscana, dunque.

Pd e Italia Viva convergono su Giani

Nelle prossime ore il tavolo regionale darà il via libera, ma la decisione è già presa: il candidato presidente sarà l’attuale presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, classe 1959. Molto probabilmente, dunque, non ci saranno le primarie. Giani è in ottimi rapporti con Matteo Renzi, anche se come il sindaco di Firenze Dario Nardella ha deciso di non seguire l’ex premier nell’avventura del nuovo partito Italia Viva restando nel Pd. D’altra parte è proprio qui, in Toscana, che Renzi ha la sua potenziale roccaforte di voti e il Pd anche per questo fa buon viso a cattivo gioco accettando di buon grado sia la candidatura di Giani sia il contributo di Italia Viva all’alleanza di centrosinistra.

Iv presenta il simbolo

Già, perché proprio in Toscana il neo partito di Renzi presenterà per la prima volta il proprio simbolo nella convinzione di arrivare a due cifre. Per ora la decisione di presentare il simbolo di Italia Viva è stata presa solo per altre due contemporanee elezioni regionali: nella Marche e in Campania. Ma prima di arrivare alla prossima primavera Pd e centrosinistra dovranno passare le forche caudine delle regionali in Emilia Romagna. Se la candidata leghista Lucia Borgonzoni dovesse vincere, è il ragionamento di molti democratici, difficilmente il governo riuscirà ad andare avanti e a rischio sarebbe la stessa segreteria Zingaretti. La vera verifica della maggioranza di governo si farà il 26 gennaio.