Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Consulta. Non ammette i ricorsi delle regione avverso il dl Sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-23.

Giudici 001

Le regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana ed Umbria avevano fatto ricorso contro il decreto legge sulla Sicurezza.

Con una velocità assolutamente inusuale, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi e si è riunita per sentenziare, disponendo la non ammissibilità dei ricorsi.

«la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali»

«Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate»

* * * * * * *

A nostro personale parere, nel non accettare i ricorsi delle regioni non solo la Corte Costituzionale ha applicato quanto disposto dal Testo fondamentale dello stato, riportando legalità e giustizia nella giusta considerazione che loro spetta: ha anche operato con buon senso.

Data la posizione politica delle regioni che avevano fatto ricorso, nessuno si stupisca se alla fine cercassero in tutte le maniere di aggirare la legge dello stato.

Sinceramente, la frase

«abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari»

sembrerebbe essere più un insultato gratuito alla Corte Costituzionale che al Ministro Salvini.


Adnk. 2019-06-21. Dl Sicurezza, Consulta: “Inammissibili ricorsi Regioni”

La Corte costituzionale, che si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del Decreto sicurezza lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ha giudicato inammissibili tali ricorsi. La Corte ha anche esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, in particolare, “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

In attesa del deposito della sentenza, fa sapere l’Ufficio stampa, “la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”. “Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”, sottolinea la Corte.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, commenta: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari”. “Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani – continua Rossi – La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo”. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, conclude il governatore della Toscana.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. È nato il gruppo ‘Identità e Democrazia’.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-16.

EP-051364A_Tajani_Brexit

«’Identità e democrazia’ il nuovo gruppo sovranista al Parlamento europeo è stato oggi presentato alla stampa nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles»

«Alla conferenza stampa erano presenti il legista Marco Zanni, eletto ieri presidente del gruppo, il francese Nicolas Bay primo vicepresidente, il tedesco Jörg Meuthen (Afd) anche lui vicepresidente e Marine Le Pen, leader del Rassemblement national. Tra gli altri presenti l’austriaco Harald Vilimsky (Fpoe), il belga Gerolf Annemans (Vlaams Belang), il finlandese Jussi Halla-Aho (Veri Finlandesi), il ceco Tomio Okamura (Spd) ed infine Peter Kofod (Partito del Popolo danese).»

«Il neo gruppo conta di 73 eurodeputati ed è la quinta forza per numero di seggi all’Eurocamera, dopo il Ppe, gli S&D, Renew Europe (ex Liberali Alde insieme al movimento di Emmanuel Macron) ed i Verdi.»

* * * * * * *

E così la intuizione di Salvini ha finalmente preso corpo: i sovranisti identitari dei tre più popolosi stati dell’Unione Europea, unitamente a partecipazioni di stati dimensionalmente minori, hanno un loro proprio gruppo parlamentare.

Lo scoglio dei rapporti con la Russia non ha permesso la confluenza di componenti, quali quella del PiS polacco, ma ciò non togli che sussista anche uno schieramento trasversale.


Ansa. 2019-06-13. Nasce ‘Identità e democrazia’, neo gruppo sovranista al Pe

‘Identità e democrazia’ il nuovo gruppo sovranista al Parlamento europeo è stato oggi presentato alla stampa nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles. Alla conferenza stampa erano presenti il legista Marco Zanni, eletto ieri presidente del gruppo, il francese Nicolas Bay primo vicepresidente, il tedesco Jörg Meuthen (Afd) anche lui vicepresidente e Marine Le Pen, leader del Rassemblement national. Tra gli altri presenti l’austriaco Harald Vilimsky (Fpoe), il belga Gerolf Annemans (Vlaams Belang), il finlandese Jussi Halla-Aho (Veri Finlandesi), il ceco Tomio Okamura (Spd) ed infine Peter Kofod (Partito del Popolo danese). Il neo gruppo conta di 73 eurodeputati ed è la quinta forza per numero di seggi all’Eurocamera, dopo il Ppe, gli S&D, Renew Europe (ex Liberali Alde insieme al movimento di Emmanuel Macron) ed i Verdi.

Il neo gruppo Identità e democrazia “è la prima forza sovranista al Parlamento europeo, farà di noi il quarto gruppo per dimensione” e “metterà in atto politiche differenti” rispetto al passato. Lo ha affermato Marine Le Pen alla conferenza stampa del lancio della formazione all’Eurocamera. “Questo è il momento del cambiamento – ha aggiunto – è finito l’isolamento nei nostri confronti”, dicendo poi che l’Europa “è in una fase di negazione totale della realtà, perché vanno avanti come se nulla fosse cambiato”.

Marine Le Pen è inoltre convinta che il nuovo gruppo Identità e democrazia, che conta 73 membri, grazie alle “convergenze” con altri partiti politici potrebbe permettere l’emergere di un “blocco sovranista di circa 200 soggetti che avrà un maggior impatto sui futuri equilibri e andrà anche a cambiare la realtà in Europa”.

“Il vicepremier Matteo Salvini purtroppo non è presente per altri impegni ma sostiene fortemente questa iniziativa”. Con queste parole il neo eletto presidente del gruppo sovranista Identità e democrazia, il leghista Marco Zanni, ha aperto la conferenza stampa di presentazione della formazione del neo gruppo al Parlamento europeo a Bruxelles. “Il gruppo conterà 73 deputati da 9 paesi – ha aggiunto – un mix geografico che si pone in antitesi rispetto all’idea di Europa portata avanti in questi anni dai gruppi” tradizionali. Zanni ha poi precisato i punti guida: una “Europa che per andare avanti parta dalle differenze e dall’idea di Stato nazione”, un “no alla creazione di superstato europeo che non ha portato valore”, il tema della sicurezza interna, una migliore “gestione in maniera netta delle migrazioni”, un rifiuto delle politiche delle porte aperte voluta da Merkel”, perché “ha portato instabilità” ed infine la protezione dei confini esterni.

“Non vediamo nessun senso nel prolungamento delle sanzioni alla Russia. La situazione in Crimea non cambierà con o senza le sanzioni. E’ meglio essere pragmatici e collaborare meglio con Mosca”. Così l’eurodeputato Jorg Meuthen di Afd, rispondendo ai giornalisti a Bruxelles nella conferenza stampa di presentazione del neo gruppo ‘Identità e democrazia’ di cui fa parte anche la Lega.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Parlamento Europeo. Ultima composizione, ma ancora provvisoria.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-01.

2019-06-01__Parlamento Europeo__001

Se sono noti i nominativi e le appartenenze partitiche degli eletti nelle singole nazioni, pur tuttavia non sono ancora stabilizzate le appartenenze ai gruppi parlamentari.

Qui riportiamo l’ultimo organigramma disponibile, ma ancora provvisorio.

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Formalmente i pentastellati sono ancora tra le fila dell’Efdd con Farage, ma hanno dichiarato di voler formare un nuovo gruppo politico. Ai loro nuovi alleati mancano tuttavia i numeri. Non superano lo sbarramento i polacchi Kukiz’15, i greci di Akkel, gli estoni di Elurikkuse Erakond e i finlandesi di Liike Nyt. Le uniche notizie positive per loro arrivano dalla Croazia, dove il partito anti-sfratti Zivi Zid entra per la prima volta a Strasburgo con un seggio.

Poi c’è il problema di come possa collocarsi il Brexit Party.

A quanto potrebbe sembrare, Mr Farage vorrebbe salvare il gruppo Efdd, il quale però sembrerebbe non aver rappresentanza in almeno sette stati dell’Unione, come regolamento impone. Poi, Mr Farage non nutre un buon feeling con Ms Le Pen.

Infine, non è ancora dato di sapere se il Fidesz di Mr Orban resterà nel gruppo parlamentare del partito popolare europeo ovvero si cerchi un’altra collocazione.

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Sono migrazioni che coinvolgono un sessantina di eurodeputati.

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No di Farage a Salvini e Le Pen. Ma le trattative non si fermano

Il politico britannico vorrebbe far sopravvivere il gruppo in cui era con il Movimento 5 Stelle, ma gli mancherebbero i numeri. Ecco perché potrebbe riaprire a Salvini e Le Pen.

Secondo Agi, che cita fonti informate sulle trattative fra i vari partiti, il nuovo gruppo voluto dal leader della Lega si chiamerà Alleanza Europea delle Nazioni e dei Popoli e avrà 73 deputati provenienti da nove Paesi. Il gruppo, che ricalca sostanzialmente l’Europa della libertà e delle nazioni (Enf) dovrebbe essere composto da Lega (che avrà il maggior numero di seggi), Rassemblement National, Alternative fur Deutschland, i belgi di Vlaams Belang, Fpo austriaca, i cechi di Spd, Veri Finlandesi, Partito del popolo danese e Ekre, i sovranisti estoni. Questi ultimi tre movimenti, insieme ai tedeschi di Afd, sono i nuovi ingressi rispetto al precedente eurogruppo Enf.

I nove partiti si sono riuniti oggi al Parlamento europeo. Assenti dalla riunione gli spagnoli di Vox, che sono ancora indecisi tra Conservatori e Riformatori Europei (Ecr) e l’Alleanza e il Brexit Party di Farage, che invece pare abbia ancora l’idea di salvare l’eurogruppo Efdd in cui era al fianco del Movimento Cinque Stelle. Il problema è che Farage ha un ostacolo burocratico: il numero di delegati per ricostituire il gruppo parlamentare a Strasburgo. Il vincitore delle elezioni europee in Gran Bretagna non ha infatti il numero adeguato per superare la soglia minima del gruppo e questo potrebbe costringere comunque l’ex leader di Ukip a puntare sull’asse con Le Pen e Salvini. Per questo motivo, i tentennamenti di Farage potrebbero comunque portare a una trattativa tesa a raggiungere un accordo con i leader franco-italiani dell’Alleanza europea.

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Brexit party in talks to join far-right group in EU parliament

MEP from Italy’s League party says discussions with Nigel Farage have been going well.

Nigel Farage’s Brexit party has been in talks to join the far-right group in the European parliament and is keeping its options open about its future allies, a spokesman for the party has said.

The talks between the Brexit party and Italy’s far-right League were first revealed by Marco Zanni, a League MEP, who said talks were going well and could be wrapped up next week. ….

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Mappa delle regioni. Epicrisi dei fatti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-28.

2019-05-27__Italia__011

Questa mappetta rende molto bene l’idea di quanto siano cambiati in Italia gli umori politici.

Nel 2014 tutte le regioni italiane erano con governatore e giunta di centrosinistra.

Ad oggi, dopo cinque anni, la Lega ha il controllo di tutto  il centro-nord e del centro, tranne che la regione Toscana.

Questi sono i fatti.

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Sono molte le considerazioni che sorgerebbero spontanee.

In primo luogo sembrerebbe davvero strano che di un simile mutamento degli orientamenti politici il partito democratico non ne abbia colto il messaggio. Se è vero che un uomo politico. massimamente uno statista, deve garbatamente porgere le linee guida agli Elettori, sarebbe altrettanto vero che l’uomo politico accorto debba essere un fine ascoltatore. Dote questa di cui gli esponenti del partito democratico non brillano.

In secondo luogo, il ridimensionamento del M5S può essere letto sotto molte chiavi interpretative, ma la discrepanza tra ideali irrealizzabili e la coriacea realtà non dovrebbe mai essere persa di vista. Esattamente come si dovrebbe promettere solo ciò che poi si possa mantenere. Esattamente come non è sostenibile nel tempo l’essersi presentati come il partito dei ‘No’. L’Italia si era ribellata proprio all’immobilismo, alla cristallizzazione.

In terzo luogo, o la formazione politica riesce ad ottenere la maggioranza assoluta con cui poter governare, oppure non ha altra scelta che stringere alleanze. Ma nel formare una coalizione, tutte le parti devono cedere qualcosa per ottenere almeno parzialmente la soddisfazione di almeno alcuni dei punti programmatici. Ma i patti che si fanno devono essere mantenuti: il programma concordato è quello della coalizione, non più quello di un partito. M5S ha ritenuto opportuno correre da solo, ed ha preso una severa lezione di quanto ciò sia controproducente.

In quarto luogo, la gente è sempre più stanca delle parole: vorrebbe vedere i fatti. Ma se non li vedesse, ebbene, cambierebbe immediatamente voto. La saga del voto ereditario è finita.

In quinto luogo, stiamo assistendo ad una cesura sempre più evidente tra la base degli iscritti ai partiti e l’Elettorato cui il partito si rivolge. Ma base partitica ed Elettorato non sono sinonimi. Tra gli iscritti vi sono molti visionari, degli esagitati che, urlando a voce più alta di tutti gli altri, indurrebbero a pensare che rappresentino effettivamente qualcosa. Se è vero che nel medio – lungo termine questi esseri si auto emarginano da soli, metterli alla porta sarebbe cosa proficua per i partiti e per tutta la nazione.

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Da ultimo, ma non certo per ultimo, Lega e Salvini sono fortemente debitori ai media per il successo ottenuto. Tutte le testate giornalistiche si sono coalizzate contro i partiti di governo nel tentativo di demonizzarlo. Incapaci di formulare un piano politico, hanno cercato di demolirli come persone fisiche, con una lunga serie di attacchi personali, sostenuti in questo da una magistratura compiacente. Ma anche l’affondo con cui una nota testata ha pubblicato la copertina con un “vade retro Salvini” ha sortito l’effetto contrario. Una cosa è se a dire quella frase è il Cristo, ed una totalmente differente è se a dirla sono persone che si credono di essere il Cristo, mentre le loro opere testimoniano contro di loro.

Si fanno auspici che i media ed i giornalisti continuino a comportarsi da persone false e bugiarde: più fanno ciò e meno moral suasion esercitano. Si sono screditati con i loro stessi scritti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Salvini. Le regole EU sul bilancio sono discutibili. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-18.

2019-05-17__Salvini__001

«Italy could be ready to break European Union fiscal rules»

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«If we need to break some limits, like the 3% or the 130-140%, we’ll go ahead»

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«Until unemployment is halved in Italy, until we reach 5%, we’ll spend everything that we have to spend»

*

«If someone in Brussels complains, that’s not our problem»

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«If there are European rules that are starving a continent, these rules must be changed»

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«Absolutely not, because Italians’ right to a job, life and health comes first»

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Ci si rende perfettamente conto come parlare di codesto argomento a campagna elettorale ancora in corso si presti a distorsione, anche grossolane: le campagne elettorali sono fatte con gli slogan che promettono cose poi impossibili da mantenersi.

Tuttavia Mr Salvini pone un problema reale e concreto: le leggi e le regole che non rispondessero più alle sfide da affrontare dovrebbero essere cassate oppure modificate.

In fondo, questo è il nucleo portante della Realpolitik: accettare i dati di fatto, piacciano o meno.

Quando furono emesse, le regole che imponevano un disavanzo massimo del 3% ed un certo quale rapporto ottimale debito / pil furono stabilite in un ben definito contesto economico. Occorrerebbe prendere atto che tutte le situazioni al contorno sono mutate. Mutate esse, dovrebbero mutare le regole.

Si aggiunga poi un altro fatto.

Il pil ppa procapite valeva 39,111 Usd a fine 2013 ed a fine 2017 valeva invece 36,870 Usd: durante il quinquennio di governo di questa Commissione Europea il pil ppa procapite è sceso, mentre quello degli Stati Uniti e della Cina è invece aumentato.

Questo semplice dato indicherebbe in modo evidente come ci sia qualcosa che non funziona nelle regolare che governano l’eurozona: ma le regole che non servono o, peggio, ostacolano, devono essere variate.

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Ma anche nazioni quali la Francia e la Spagna questo anno sforeranno abbondantemente la soglia del 3%: perché per loro sì e per l’Italia no?

Il problema posto da Mr Salvini è troppo importante per ridurlo a mero elemento di dialettica elettorale.

«Il tetto del 3% sul deficit rientra fra i cosiddetti parametri di Maastricht, i vincoli di bilancio fissati in occasione della firma del trattato omonimo nel 1992 ed entrati in vigore il 1 novembre 1993. ….

Esiste, però, anche una versione diversa dei fatti: il vincolo del deficit sarebbe frutto di una decisione del tutto arbitraria, dettata da esigenze politiche della sola Francia. ….

Nei programmi dei partiti per le Europee 2019 non si parla esplicitamente di violare i parametri di Maastricht, ricorrendo a una più generica avversione alla «austerity» imposta da Bruxelles» [Sole 24 Ore]

Già. Ma il 26 maggio si vota.


Bloomberg. 2019-05-16. Salvini, on Campaign Trail, Says Italy May Break EU Rules

– League leader looks to retake initiative in run-up to EU vote

– Frenemy Di Maio rips Salvini on comments, without naming him

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Deputy Prime Minister Matteo Salvini sent ripples through financial markets on Tuesday, saying Italy could be ready to break European Union fiscal rules, on the same day his coalition partner called on him to stop “fanning the flames” with critical comments about the government.

“If we need to break some limits, like the 3% or the 130-140%, we’ll go ahead,” League party chief Salvini told reporters in Verona, while campaigning ahead of this month’s European parliamentary elections. Salvini was referring to the bloc’s limits on budget deficits and government debt as a share of economic output.

Salvini’s remark triggered a new clash with his coalition partner and sometime rival, Deputy Prime Minister Luigi Di Maio of the Five Star Movement, who adopted a more investor-friendly stance.

“It’s quite irresponsible to let the spread rise the way it is doing right now with comments on exceeding the debt-to-GDP limit which is even more worrying than exceeding the deficit-to-GDP limit,” Di Maio told reporters in Perugia, Italy, without naming Salvini. Di Maio also referred to “shouting our mouths off on the debt-to-GDP.”

In an interview with la Repubblica published earlier Tuesday, Di Maio called on the League leader to tone down the internal attacks that have threatened the government’s shaky coexistence.

“Enough fanning the flames,” Di Maio told the daily newspaper, charging that Salvini’s aggressive tone has opened the door to extremist forces. “The ultra-right is a danger.”

Savvy campaigning and well-timed attacks against Five Star have made the League the dominant player in the government, with its support rising since the two parties took office in June.

‘Not Our Problem’

But after a week in which the League suffered its first major political defeat in just under a year in government and took losses in local elections in Sicily, Salvini’s comments Tuesday may have been a bid to retake the initiative; Brussels-bashing has been a popular campaign theme for both Five Star and the League, which are contesting the European elections separately.

“Until unemployment is halved in Italy, until we reach 5%, we’ll spend everything that we have to spend,” Salvini said. “If someone in Brussels complains, that’s not our problem.”

Yields on Italian two-year bonds climbed as much as 10 basis points to 0.72%, the highest level since Feb. 8. The 10-year yield spread over Germany rose five basis points to 282 basis points, a three-month high.

Di Maio told Repubblica he won’t step down as party leader if the Movement scores under 20% in the European elections and that the results won’t lead to a cabinet reshuffle, with more ministries going to the League, which is widely expected to emerge as the larger party after the vote.

That outcome would flip the script of last year’s national election, when Five Star finished first. The League has not requested the premiership in the event it becomes the largest party in the coalition, Di Maio said. Salvini taking over as premier is “a scenario that doesn’t exist,” Di Maio told Repubblica.

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Reuters. 2019-05-16. Italy’s Salvini again raps EU budget rules, shrugs off impact on markets

European Union budget regulations are “starving the continent” and must be changed, Italian Deputy Prime Minister Matteo Salvini said on Wednesday, a day after he roiled financial markets by saying Italy should be ready to break the rules.

Salvini sent markets into a spin after saying on Tuesday that Rome should be willing to break the EU’s deficit ceiling of 3% of gross domestic product and push debt to 140% of GDP if necessary, to lower unemployment.

His right-wing League party is campaigning along with other eurosceptic parties for European Parliament elections on May 26, but his comments are unnerving investors in Italian debt.

“If there are European rules that are starving a continent, these rules must be changed,” Salvini told reporters when asked about his comments on Tuesday, which sent Italy’s 10-year bond yield to a two-month high and pushed the spread between Italian and German yields to their widest level in three months.

On Wednesday, investor fears spread to the Italian share market and rippled through stocks across Europe.

Asked if he was worried that his remarks were widening the spread, he said: “Absolutely not, because Italians’ right to a job, life and health comes first.”

At 132 percent of GDP, Italian debt is proportionally the second-highest in the euro zone after Greece.

Salvini has repeatedly criticized EU rules since becoming League leader in 2013, but his latest attack came at a time of heightened sensitivity to Italian risk due to broader investor nervousness, the proximity of the European Parliament elections and after a lackluster Italian bond auction on Tuesday.

His remarks also elicited a further show of discord between Italy’s ruling parties, with the League’s coalition partner, the 5-Star Movement, criticizing the comments on possibly hiking the debt as “irresponsible”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Salvini in visita in Ungheria. Verosimilmente Orban lascerebbe il Ppe.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-05.

2019-02-19__Ungheria__001

«The EPP has a greater need for us than we do for them» [Gergely Gulyás]


«Hungary’s Viktor Orban has sent his clearest signal yet that his party may split with Europe’s main conservative group and join an anti-immigrant, nationalist bloc led by Italy’s Matteo Salvini in the EU Parliament»

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«Hungarian Prime Minister Viktor Orban edged closer to Italy’s far-right leader on Thursday, signaling he may break with the mainstream European conservative group following European Parliament elections in late May.»

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«Orban’s ruling Fidesz Party was suspended, but not expelled, in March from the European People’s Party (EPP) over the deterioration in the rule of law in Hungary under his right-wing government. »

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«The EPP, made up of center-right parties including Germany’s Christian Democrats, is projected to keep its place as the European Parliament’s biggest group following the May 23-26 elections. That would put the EPP in a pole position to choose the next European Commission president»

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«Orban has suggested that Fidesz may leave the EPP after the European Parliament elections, which polls suggest could see a surge in support for anti-immigrant, nationalist parties.»

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«After talks in Budapest with Italy’s hard-line Interior Minister Matteo Salvini, the Hungarian leader said he was moving closer to formal cooperation.»

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«We are spectacularly, confidently, openly seeking cooperation with Salvini, …. Although what actual form that takes we will see… I am convinced that Europe needs an alliance of anti-immigration parties»

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«Because the problem is not to redistribute the migrants who are already here, but to prevent the arrival of thousands more of them»

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Si constata che se il Fidesz abbandonasse il partito popolare europeo, questo perderebbe i 14 deputati ungheresi, scendendo da 170 a 156 seggi, mentre il gruppi di Salvini salirebbe da 70 ad 84 seggi.

I sogni egemonici di Herr Weber potrebbero dimostrarsi illusioni.


Hungary Today. 2019-05-03. CSU Leader: Orbán’s Meeting with Salvini ‘Is a Bad Sign’

Chairman of the Bavarian Christian Social Union, Markus Söder, criticized Orbán for meeting with Italian Interior Minister and Lega leader Matteo Salvini on Thursday. 

During his visit to Bulgaria, Söder stressed:

It is clear to us: There is not and cannot be cooperation with right-wing populists in Europe.”

An alliance with Salvini, Le Pen and the AfD is simply “a no-go,” and “the Hungarian situation is becoming a difficult matter which we regret,” Söder stated.

He continued by saying, “We hoped that the reprieve given to Hungary by the EPP would be used positively, but a meeting with Salvini is a bad sign.”

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Fidesz Suspended in EPP after Vote on Joint Proposal

After a joint proposal from the EPP Presidency together with Fidesz, the European People’s Party has voted to suspend Fidesz, the party family announced. Fidesz president and Hungarian Prime Minister Viktor Orbán says Fidesz decided unilaterally to suspend exercising its rights as a member of the European People’s Party. “Fidesz will be suspended with immediate effect and … Continue reading

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The Bavarian politician also called the meeting a harbinger of “bad development” that will most certainly play a role in the examination of Fidesz’s EPP membership.

Fidesz used to be on amicable terms with CSU. This criticism comes after a statement by Gergely Gulyás, the head of the Prime Minister’s Office: Bavarian CSU is Still Hungary’s Friend.

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“We Aren’t Looking for a Party Group, We’re Looking for Allies” — Interview with PMO Head Gergely Gulyás

“As long as Fidesz is a member of the European People’s Party, we are concentrating on this group. In the EP elections we will run as a member of the EPP” — said Gergely Gulyás, Minister of Prime Minister’s Office, in an interview with Ungarn Heute. He believes those debating Fidesz’ membership during an election … Continue reading

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Back in January — in his congratulation letter to Söder —  Viktor Orbán called the traditionally close partnership between his ruling Fidesz and Söder’s governing CSU parties an important pillar of Hungarian-Bavarian and Hungarian-German ties.

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Orbán: Magyarország a szárazföldön, Salvini a tengeren állította meg a migrációt

Magyarország a szárazföldön, Matteo Salvini olasz miniszterelnök-helyettes, belügyminiszter pedig a tengeren állította meg a migrációt – mondta Orbán Viktor miniszterelnök pénteken a Kossuth rádió Jó reggelt, Magyarország! című műsorában.

Salvini “szöget vert a bevándorláspárti politikusok koporsójába”, és Magyarország ugyan “kisebb szöggel”, de szintén csatlakozott ehhez a “művelethez” – fogalmazott a kormányfő, miután előző nap Budapesten tárgyalt a Liga olasz kormánypárt vezetőjével.

Hozzátette: Salvini bebizonyította, hazudnak a bevándorláspárti politikusok, amikor azt mondják, nem lehet megállítani a migrációt.

Ráadásul amióta Matteo Salvini Olaszország belügyminisztere, és nem engedi be a bevándorlókat szállító hajókat, azok nem is indulnak el, így radikálisan lecsökkent a vízbe fulladt migránsok száma, ami jól mutatja, hogy “emberség szempontjából is inkább a Salvini- és a magyar politika a helyes” – jegyezte meg.

Beszámolt Salvininek arról, hogy a balkáni migránsútvonalat lezáró magyar határkerítés és a határvédelem költségeiből Brüsszel nem térített meg semmit.

Orbán Viktor arról is beszélt, hogy egyes európai államok vezetői túl könnyen használnak durva kifejezéseket más országok vezetőire, nem veszik figyelembe, hogy ez tiszteletlenség velük és a választóikkal szemben.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Il centrodestra ha la maggioranza assoluta in Camera e Senato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-29.

2019-04-23__Bimedia__001

Secondo un sondaggio elettorale che computa le propensioni al voto collegio per collegio, il centrodestra otterrebbe alla Camera 385 seggi, il centrosinistra 113, ed il M5S 105. Il Movimento 5 Stelle nel maggioritario: passerebbe infatti dai 92 collegi conquistati nel 2018 agli attuali 16.

2019-04-23__Bimedia__002

Il centrodestra otterrebbe nei collegi uninominali 190 seggio , contro gli 11 del centrosinistra ed i 16 del M5S. 15 collegi sono in toss-up, ossia indecidibili.

2019-04-23__Bimedia__003

Ricordiamo come con la nuova legge elettorale, per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati.

La camera dei deputati ha 630 seggi, essendo 316 la maggioranza.

Il senato ha invece 320 seggi, essendo 161 la maggioranza.

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Rosatellum bis. Gli strani effetti della nuova legge elettorale.

Elezioni 4 Marzo. Rosatellum potrebbe beffare il Pd.

La Legge 3 novembre 2017, n. 165, «Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali. (17G00175) (GU Serie Generale n.264 del 11-11-2017)» ha variato il sistema elettorale per le elezioni di camera e senato.

Tale legge prende confidenzialmente nome di Rosatellum, dal nome del deputato che lo ha proposto.

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Premettiamo immediatamente come non esista un sistema elettorale perfetto, e molto giocano le tradizioni. Le elezioni su base di collegi uninominali è tipica del Regno Unito, dove pur con variazioni è in vigore da secoli.

Lo scopo di un sistema elettorale dovrebbe essere quello di contemperare la volontà popolare con l’esigenza di arrivare a fare un governo legalmente in carica, operativo.

Quando si fosse in presenza di uno o due partiti largamente rappresentati dovrebbe essere alquanto facile che un partito possa ottenere la maggioranza dei seggi.

I problemi emergono invece quando il quadro politico fosse frammentato, con molti partiti ciascuno dei quali con bassa percentuale di consensi: sotto questa condizione il sistema proporzionale di ripartizione dei seggi produce situazioni inconsistenti, ingovernabili.

In tale evenienza può essere utile la presentazione in sede elettorale di coalizioni di partiti, costituite prima e non dopo le elezioni. L’attuale danza delle coalizioni cui stiamo assistendo in Germania è tutto tranne che espressione di democrazia: gli elettori hanno votato al buio.

Il sistema elettorale francese è da questo punto di vista consente di arrivare sempre ad eleggere un governo, anche se percentualmente non maggioritario: è una caratteristica neutra, vista bene o male a seconda dell’ottica usata.

Il Rosatellum ha la seguente caratteristica:

L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Per la crisi non se, bensì quando. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

2019-03-18__Bankitalia__001

I numeri sono drammaticamente semplici.

A fine dicembre 2017 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,263.479 miliardi, mentre a fine 2018 era 2,316.697 miliardi.

A fine febbraio 2019 era ulteriormente salito a 2,358.008 miliardi.

Dal 1° gennaio 2018 a fine febbraio 2019 il debito pubblico è salito di 94.675 miliardi di euro (differenza calcolata sulle ultime stime).

Italia. Istat. Ordini all’industria -2.7%, dall’estero -6%.

Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Lega al 37%. Elezioni anticipate ad ottobre.

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Il principale problema del debito sovrano non è tanto la sua emissione, quanto piuttosto il trovare gli acquirenti.

Occorrerebbe razionalizzare fermamente che l’Italia non è un’enclave impermeabile al mondo esterno: vive in un contesto sia europeo sia mondiale, e questo influisce notevolmente sulla politica economica del paese.

Il debito di per sé non sarebbe un problema: è un mezzo utilizzabile che si caratterizza per il fine per cui esso è stato contratto.

Un debito acceso per effettuare investimenti redditizi trova finanziatori in ragione della ragionevolezza del piano di investimento. Ma il debito contratto per finanziare spese correnti lascia molto ma molto tiepidi gli investitori.

Disgraziatamente, questa è la situazione italiana: quei 94.675 miliardi sono stati spesi per interventi assistenziali. Da questo punto di vista un anno di governo gialloverde sembrerebbe aver agito in modo non certo encomiabile.

Mentre il M5S è sceso dal 32.7% conseguito alle elezioni del 24 marzo 2018 alle attuali propensioni al voto del 21.7%, Lega è salita dal 17.4% agli attuali 32.9%, forse qualche cosetta di più: gli equilibri sono mutati velocemente e si sta avvicinando il momento in cui se ne debba prendere atto. Non è solo una questione di equilibri partitici: più il tempo passa e più emerge il problema finanziario ed economico.

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«We all know Italy’s next crisis is coming, it’s merely a question of when»

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«The country’s budget deficit is slipping out of control and Brussels will at some point have to address the increasingly likely breach of its fiscal rules (even if the EU is turning a blind eye while this month’s European parliamentary elections are taking place)»

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«The bond market is starting to wake up to the risk.»

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«The miss might well be too big for the European Commission to sweep under the carpet.»

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«Italian industrial orders fell 2.7 percent in March, and there’s little evidence of any recovery in the works»

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A maggio si voterà finalmente per il rinnovo dell’europarlamento, per la regione Piemonte ed in oltre 3,800 comuni italiani. Se le prospezioni elettorali sono usualmente ragionevolmente attendibili, i risultati usciti dalle urne sono invece elementi certi.

Dal nostro sommesso punto di vista, comprendiamo più che bene le preoccupazioni di Bloomberg: mentre i politici sono condizionati dagli equilibri nei quali debbono districarsi, i mercati sono decisamente più liberi nella scelta di dove e quando investire. Da molti punti di vista mercati e politica usano diversi metri di giudizio.

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Né si pensi che i mercati siano un ectoplasma evanescente:

Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.

Gli italiani stanno aspettando con grande pazienza l’evolversi degli eventi.


Bloomberg. 2019-04-22. Italy Is an Accident Waiting To Happen

Bond investors are starting to position for a seemingly inevitable repeat of last year’s budget showdown between Brussels and Rome.

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We all know Italy’s next crisis is coming, it’s merely a question of when. The country’s budget deficit is slipping out of control and Brussels will at some point have to address the increasingly likely breach of its fiscal rules (even if the EU is turning a blind eye while this month’s European parliamentary elections are taking place). The bond market is starting to wake up to the risk.

The chances of Italy ever achieving its initial 2.04 percent deficit target for 2019 – already revised up to 2.4 percent – were always fanciful. But as the economy slips into recession, that newer figure looks dicey as well. The miss might well be too big for the European Commission to sweep under the carpet.

It’s not just the yearly deficit that’s headed in the wrong direction; the overall ratio of debt to GDP (sitting at 130 percent currently) may increase too. Italy is already the euro zone’s worst performer on that measure after Greece, and any deterioration will cause serious consternation in Brussels. The country is the region’s largest debtor, with more than 1.6 trillion euros ($1.8 trillion) of debt. It truly is too big to fail.

Italian industrial orders fell 2.7 percent in March, and there’s little evidence of any recovery in the works. The government has downgraded its growth forecast for this year to just 0.2 percent, closer to many independent estimates. This still looks too hopeful. No wonder some European Central Bank officials are wondering whether the euro area economy can rebound in the second half.

The Bank of Italy’s chief economist says the nation’s 2020 budget deficit will expand to 3.4 percent, breaching the EU limit, unless value-added tax is increased. Yet when Finance Minister Giovanni Tria made similar comments about the parlous state of Rome’s finances, he was swiftly put back in his box by the country’s populist rulers. This state of denial from the League-Five Star coalition is not going to end well. The government is going to have to address its finances in a convincing manner after the European elections if it is to avoid another bond rout.

The markets are just about starting to pay attention. Italian 10-year bonds have been very popular this year, but the yields on them have widened over the past week. In fairness, they’re not too far out of whack with other countries’ debt and are well below the highs they hit last year after the country’s political crisis exploded. We aren’t back in emergency territory. Nevertheless, investors are starting to position for what’s seen as an inevitable repeat of last autumn’s budget showdown between Brussels and Rome, which pushed Italy’s 10-year yields above 3.5 percent. Some banks such as Citigroup Inc. are urging caution.

While it may seem an age away, Moody’s Investors Service is due to review Italy’s Baa3 credit rating in September. That’s already the lowest rung of the investment grade scale and if the ratings agency cut it to junk, the consequences would be seismic. It would prevent many bond funds from holding Italian debt.

The greater returns you get for Italian debt over the other core European countries are there for a reason. As the risk increases, so will the spread.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Lega. Rixi suggerisce elezioni anticipate a giugno. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Goya. Sabba delle Streghe. 001

Il 26 maggio sarà giornata cruciale per l’Italia.

Dopo una lunga ridda di sondaggi elettorali, più o meno edulcorati a seconda dei palati, si arriverà alla fine alla conta dei voti che gli Elettori hanno espresso nelle urne.

Si voterà sicuramente per le elezioni europee, ma anche per il governo della regione Piemonte ed in 3,856 di comuni, grandi e piccoli, chiamando alle amministrative quasi diciassette milioni di italiani.

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Piemonte. Elezioni Regionali. Sondaggi.

Elezioni Europee. Le prime candidature.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

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Il quadro politico ha subito negli ultimi tempi talune mutazioni di non scarsa importanza.

Luigi Di Maio in alto mare, disastro M5s per le elezioni comunali. Perché ha già perso

«Il 29 maggio si voterà per le elezioni amministrative in 3.856 Comuni (48 per cento del totale) ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in 127 casi (ovvero in 1 su 30). Un dato inquietante che emerge leggendo le liste approvate e pubblicate sulla piattaforma Rousseau  e che conferma, sottolinea il Corriere della Sera, che il partito guidato da Luigi Di Maio si è radicato molto poco sui territori.

Ad Avellino, per esempio, città natale del vicepremier grillino, l’anno scorso il M5s aveva vinto con Vincenzo Ciampi. Ma il sindaco pentastellato, dopo soli 5 mesi è stato sfiduciato. E adesso il M5s non ha qui nemmeno un candidato. Pochi i candidati in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Qui nel 2014, i Cinque stelle conquistarono la roccaforte rossa, Livorno. Ma il sindaco Filippo Nogarin non si ricandiderà, preferisce un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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Svolta M5S, Di Maio rilancia

«Oggi apriamo la discussione all’interno del movimento per la nuova organizzazione, la discussione di alcune regole, compresa l’apertura alle liste civiche. ….

Per riuscire a essere forti alle amministrative, …. dobbiamo darci una organizzazione. Che non è calata dall’alto. Oggi inizia una discussione. Abbiamo tanta gente che ci chiede aiuto. E’ impossibile recepire tutto, serve una organizzazione che ci consenta di filtrare queste richieste. Qualcuno che faccia da collante con tante istanze. L’organizzazione del Movimento non giova solo al M5S, servirà agli italiani. Deve esistere una organizzazione a livello nazionale e a livello regionale. Questi sono i primi due temi ….

nei prossimi mesi possiamo lavorare a un dialogo con vere liste civiche, ma è una discussione che va fatta con calma -verrà data una settimana agli iscritti per ragionarci – e verranno tratti contributi, poi, solo in seguito, verranno le votazioni …. gli ‘attivisti devono votare molto più»

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Amministrative, M5S in stallo: si presenta solo in 1 Comune su 30

«Alle elezioni amministrative del 29 maggio si voterà in 3.856 Comuni (il 48% del totale), ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in appena 127 casi. È questo il dato che emerge analizzando le liste approvate, regione per regione, e pubblicate sulla piattaforma del M5S, gestita dall’Associazione Rousseau (qui il caso del flop alla votazione on line per approvare le candidature alle Europee). Va precisato che il numero potrebbe aumentare, anche se solo leggermente, via via che altre liste saranno vidimate dai «controllori» pentastellati. ….

Ma questo dato conferma che il primo partito del Paese (alle Politiche del 4 marzo conquistò uno storico 32,7%) si è radicato poco o niente sui territori. Così, a fine maggio, quando metà degli italiani saranno chiamati alle urne, il movimento guidato da Luigi Di Maio si presenterà in appena 1 Comune su 30 con un proprio candidato sindaco e propri candidati ai Consigli comunali. Una tendenza negativa , anche se non con questa portata, che era nell’aria. Tanto che, dopo le sconfitte alle Regionali in Abruzzo, Molise, Sardegna e Basilicata, lo stesso Di Maio aveva ammesso: «È necessario arrivare sempre alle amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori — fu la riflessione del leader M5S —. Non improvvisando come a volte accade. Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». ….

Il flop ad Avellino, «patria» di Di Maio

Scorrendo la lista delle candidature si vede come nei piccoli Comuni il M5S non sia quasi mai presente, magari anche per concentrare le proprie risorse nelle città più importanti e nei capoluoghi. Anche in questi ultimi casi, però, ci sono alcune situazioni preoccupanti. Ad Avellino, città natale di Luigi Di Maio, l’anno scorso il M5S aveva vinto con Vincenzo Ciampi (finito nel mirino perché accusato di aver copiato il programma dal collega di Verona), defenestrato però dopo appena 5 mesi con una sfiducia del Consiglio comunale. E così, almeno a quanto risulta dalla piattaforma Rousseau, nel capoluogo irpino non risulta che il M5S ripresenti alcun candidato.

I casi di Lombardia e Piemonte

Risultano una manciata i candidati sindaco del M5S in Lombardia (la regione in cui ci sono più Comuni al voto: 995) e pure in Piemonte, dove i sindaci da rileggere sono 829. Idem in Veneto (321) ed Emilia Romagna (235). Tra i casi più significativi c’è anche la Toscana, dove su 189 città al voto il Movimento risulta correre in appena 16 Comuni. Si tratta di una regione significativa, dove nel 2014 i pentastellati riuscirono nel primo colpo importante: conquistare il Comune di Livorno, città «rossissima» in cui la filiera Pci-Pds-Ds-Pd governata da sempre, incontrastata.

La rinuncia dei sei sindaci «pionieri»

Dopo questa vittoria storica, però, il sindaco «pioniere» Filippo Nogarin (qui l’intervista al Corriere: «Lascio Livorno per l’Europa) ha deciso di non ricandidarsi, optando per un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Il caso di Livorno è soltanto una delle sei rinunce a ricandidarsi per un secondo mandato. Il motivo? Forse il passaggio dalla fase di «protesta» a quella di «proposta», ha dimostrato quanto sia complicato governare. Ma hanno pesato anche espulsioni ed inchieste giudiziarie. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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M5S e Mr Di Maio sembrerebbero essersi schiantati contro la chiara asserzione di von Clausewitz: “Non importa il conquistare, bensì il mantenere“.

Una cosa è raccattare tutto l’astioso scontento presente in Italia, e ce ne è tanto ed anche ben a ragione, e trascinarlo ad un voto di clamorosa protesta, ma una cosa ben differente è sedersi sulla poltrona di governo, e quindi governare.

Servono idee sia di breve sia di lungo termine: idee che abbiano la caratteristica di essere possibili. Il governo di Masaniello è durato fino a tanto che non gli hanno piazzato otto pallottole nel torace.

Se si è più che convinti che il problema morale ed etico sia della massima importanza e che in Italia si annidi una mentalità di corruzione decisamente preoccupante, si è ancor più convinti che il giustizialismo apodittico si ritorca sempre alla fine contro chi lo avesse innescato.

Siamo chiari.

Il M5S ha svolto un ruolo unico nel distruggere buona quota del partito democratico, merito questo che nessuno gli nega. Ma illudersi che la gente si accontentasse di scambiare politici abbacinati dall’ideologia liberal socialista con altri politici ideologizzati è stato un severo errore politico: la gente è stufa delle ideologie, non solo di un certo tipo di queste.

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Ora Mr di Maio ha compreso che un partito ha bisogno di programmi costruttivi, possibili, e di persone capaci di portarli in porto. Di ‘onesti’ ma incapaci nessuno se ne fa nulla.

M5S non ha mai curato la presenza sul territorio né, tanto meno, ha mai cercato alleanze, nel miraggio di poter conseguire da solo una maggioranza assoluta.

Poi, quando alla fine ha trovato un alleato leale, lo ha preso a calci nei denti. Eppure governando con la Lega avrebbe avuto cinque anni di tempo per consolidarsi sul territorio.

La decisione di presentarsi solo in un centinaio di comuni è la saggia ammissione di una sonora sconfitta.

Ma nessuno può sottovalutarne la portata politica.

«“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said»

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«“The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said»

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«“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper»

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«We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening»

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«We’re all sick and tired….. all it can to make us vote in June»

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Verissimo: stanno accadendo cose assurde.

Cosa farebbe un Bismarck se fosse al posto di Di Maio?

Accontentarsi del 20% – 24%, quota peraltro ragguardevole, avendo perso gli esagitati, andare ad elezioni politiche anticipate, facendo coalizione con la Lega per sfruttare appieno le potenzialità della legge elettorale.

Conquisterebbero in Camera e Senato la maggioranza necessaria per vivere sereni ed anche per fare riforme costituzionali.

Ma Mr Di Maio non è certo Bismarck.


Bloomberg. 2019-04-19. Populist Spat Prompts Fresh Speculation on Snap Italy Vote

– Coalition allies fight over corruption probe, taped intercept

– League, Five Star both demand that officials involved resign

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An acrimonious clash between Italy’s populist allies over alleged corruption has triggered new speculation about early elections, with a senior League government official saying everyone in the party is “sick and tired” of the Five Star Movement.

In one of the worst tussles so far within the ruling coalition, relations descended into mutual backbiting after allegations against the rightist League’s Armando Siri, an economic adviser to Deputy Prime Minister Matteo Salvini, and anti-establishment Five Star’s Virginia Raggi, the mayor of Rome.

Siri, who is undersecretary at the Infrastructure and Transportation Ministry, is suspected by Rome prosecutors of receiving a 30,000-euro ($34,000) bribe for allegedly seeking to favor businessmen in the renewable energy industry. Siri has denied wrongdoing.

Raggi urged the head of the Rome garbage-collection firm to modify its accounts, according to magazine L’Espresso, citing what it said were taped intercepts. Raggi said in a Facebook post that she had exercised no pressure on the official, and that she spoke “harshly” to him “because there is garbage in the streets and I can’t accept it.”

‘Sick and Tired’

News of the two episodes, which emerged on Thursday, prompted a call by Deputy Premier Luigi Di Maio, of Five Star, for Siri to quit — and similarly a call by Salvini for Raggi to quit. League officials are angry that Siri’s mandate was swiftly suspended by his minister Danilo Toninelli, of Five Star.

“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said in a Facebook post Friday, adding that the party seems to be in contact with ex-premier Silvio Berlusconi about forming another government. Di Maio insisted that Siri should quit, saying he could return to the administration “if the issue is resolved positively.”

Salvini shot back that the coalition isn’t about to collapse. “The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said in comments sent by his spokeswoman.

“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper La Repubblica earlier on Friday. “We’re all sick and tired.” He added that Five Star is doing “all it can to make us vote in June,” after next month’s European Parliament elections.

Asked whether Salvini plans to ditch Five Star, Rixi said there is no guarantee that trying to force an early election would guarantee a clear parliamentary majority. “We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening,” Rixi said.

Salvini has long resisted pressure from his lieutenants in the League to force an early election, despite opinion polls crediting the party with about 33 percent of the vote, against some 22 percent for Five Star. Salvini believes the League, whose stronghold is in the wealthy north, needs more time to build up support in the south, and is wary of having to rely on his former ally Berlusconi for a majority.

Salvini’s long-game strategy is coming under increasing strain as the coalition quarrels — over a host of issues from tax cuts to immigration, security and relations with China — as the two allies clash on the campaign trail ahead of the European vote.

“Look, this way we’re not going anywhere. You won’t resolve anything with insults,” Repubblica cited Salvini as telling Prime Minister Giuseppe Conte before a cabinet meeting Thursday. “With this attitude you’re blocking the country just for the European elections. So say it, say that you want to blow everything up.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lega al 37%. Elezioni anticipate ad ottobre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-22.

2019-04-20__Lega__001

«È strasicuro Matteo Salvini, di tante cose: la prima è che le elezioni europee saranno un successo per la destra; secondo, che il governo cadrà presto e che sarà lui a decidere quando. ….

E preparati perché si vota a ottobre ….

La discrimine sono le elezioni europee: quelle Salvini sta aspettando per vedere se mesi di sondaggi, elezioni regionali vinte e piazze gremite si traducono in numeri sufficienti per governare da solo e staccarsi, finalmente, dai cinque stelle.»

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«la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% …. il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%).»

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«l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta»

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«L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega»

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«Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018)»

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2019-04-20__Lega__002

Vedremo come andrà a finire.

Non ci si dimentichi che chi entra papa in conclave ne esce cardinale.


Sondaggio Ipsos, la Lega sfiora il 37%. Frenata M5S: sono al 22,3%. Ma il Pd resta staccato

Un elettore del Movimento Cinque Stelle su due non lo rivoterebbe.

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Manca poco più di un mese all’appuntamento delle elezioni europee e gli orientamenti di voto degli italiani vanno consolidandosi: la Lega conferma il primato aumentando i consensi rispetto a due settimane fa e sfiorando il 37% (ma va precisato che le interviste del sondaggio odierno si sono concluse prima che venisse diffusa la notizia dell’indagine per corruzione del sottosegretario leghista Armando Siri), il M5s si attesta al secondo posto con il 22,3% (-1%), a seguire il Pd con il 18,7% (-0,3%), Forza Italia con l’8,7% (- 1,2%) e Fratelli d’Italia con il 4,6% (+0,6%). Le altre forze politiche appaiono lontane dalla soglia di sbarramento del 4%, con l’eccezione di +Europa insieme a Italia in comune che raggiungono il 3%.

Il partito di Salvini ha il vento in poppa, può contare su un’elevata fedeltà di voto (l’87% di coloro che hanno votato Lega alle elezioni politiche oggi intende confermare la propria scelta), su una forte capacità di attrazione di nuovi elettori, su un livello di fiducia molto elevato per il proprio leader (49,9%, secondo solo al premier Conte), su un clima molto favorevole, dato che un italiano su due (51%) pronostica l’affermazione della Lega alle europee, e su un elettorato molto motivato, infatti quasi 9 leghisti su 10 sono certi della vittoria del loro partito.

Il M5s dopo la crescita registrata nel precedente sondaggio fa segnare un assestamento. Indubbiamente la presa di distanza del leader Di Maio rispetto a Salvini su molti dei temi di stretta attualità politica ha giovato al movimento per recuperare consenso soprattutto tra coloro che lo ritenevano eccessivamente subalterno alla Lega, appellandosi a valori e tratti identitari, e per ridare morale agli elettori che per circa due terzi (62%) prevedono la vittoria alle Europee. L’analisi dei flussi elettorali rivela che il 52% di chi votò M5s nel 2018 confermerebbe il proprio voto, mentre all’incirca uno su quattro si astiene e il 18% sceglie la Lega. La strategia adottata consente quindi al movimento di evitare fughe a sinistra e di richiamare al voto i delusi, anche a rischio di mettere a repentaglio l’immagine di coesione del governo che, peraltro, continua a godere di un consenso elevato (52%). La controffensiva leghista non si è fatta attendere (fra le altre, le polemiche con la sindaca Raggi) e tutto fa credere che le tensioni continueranno fino al 26 maggio.

Il Pd fa segnare una lieve flessione, pur senza subire forti contraccolpi dall’inchiesta sulla sanità umbra che ha portato alle dimissioni della presidente Marini. I dem sembrano fare quadrato intorno al nuovo segretario Zingaretti, alle prese con un percorso di rigenerazione di un partito uscito malconcio alle elezioni politiche e con l’esigenza di rimotivare l’unico elettorato, tra le prime quattro forze politiche, rassegnato al successo altrui: infatti solo un elettore su quattro pensa che il Pd si affermerà mentre il 45% pronostica la vittoria della Lega.

Quanto a Forza Italia, i flussi elettorali mostrano l’emorragia verso il partito di Salvini (33% di coloro che hanno votato FI nel 2018) e una fedeltà di voto molto contenuta e inusuale per il partito di Berlusconi (44%) che da tempo ha ceduto il passo alla Lega nella leadership del centrodestra e sta lottando per raggiungere l’obiettivo del 10% dei voti. Tuttavia, la maggioranza gli elettori che intendono votare per Forza Italia alle Europee pronosticano senza indugio la vittoria del loro partito (57%) contro il 38% che si attende il successo della Lega. La candidatura di Berlusconi sembra quindi galvanizzare l’elettorato devoto, ma fatica ad attrarre nuovi elettori.

Dunque i giochi sono decisi? Difficile che con un vantaggio così ampio alla Lega possa sfuggire la vittoria, ma come di consueto le incognite sono due: il tasso di partecipazione al voto e l’ultima settimana della campagna elettorale. Riguardo all’affluenza, il sondaggio odierno evidenzia una lieve flessione dell’area grigia dell’astensione che si attesta al 41,8%, sostanzialmente in linea con il 41,3% delle precedenti Europee (escludendo gli elettori italiani all’estero). È probabile che un’affluenza più bassa possa favorire le forze politiche con caratteristiche più «identitarie», quindi più in grado di mobilitare i propri elettori, mentre un’affluenza più elevata avvantaggi chi è dato per vincente, grazie al voto d’opinione. A questo proposito, i messaggi dell’ultima settimana saranno molto importanti, tenuto conto che una quota rilevante di elettori decide se e cosa votare solo a ridosso della scadenza elettorale: basti pensare che alle ultime politiche circa un quarto degli elettori ha fatto le sue scelte negli ultimi sette giorni. Resta da capire che ruolo giocheranno i temi europei nella comunicazione politica dato che, paradossalmente, finora sono risultati pressoché assenti e i messaggi sono stati a dir poco generici.