Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Sprazzi intellettivi nel partito comunista… pardon, democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-13.

Gufo_002__

Mr Pierluigi Battista è penna sottile quanto arguta.

Ha messo il dito sulla piaga.

Il lemma, si scusi la terminologia matematica, è semplicissimo:

«è arrivato il momento di capire il perché»

Questo in effetti è il cuore del problema.

Vi sarebbe tanto, così come vi sarebbe poco da aggiungere.

L’abitudine di dare sempre la colpa agli altri è un residuo infantile che alla fine inibisce la concreta possibilità di poter e saper fare revisione critica del proprio pensato ed operato: conduce invariabilmente a fare errori.

Quello che a parere di molti è uno dei nodi del partito democratico è la loro ideologia profondamente statalista: questa poteva avere un suo ubi consistat decenni or sono, ma è del tutto inappropriata a comprendere e governare ciò che sta succedendo ora.

Un altro nodo è l’impossibilità teorica e pratica di far convivere mentalità contrastanti, massimamente quando le minoranze interne si rifiutano di comportarsi da minoranze, ma pretendono non tanto di essere sentite nella gestione, bensì di gestire essi stessi al posto della maggioranza.

Un caso da manuale sono gli on Grasso, Boldrini e D’Alema. Recuperati nel proporzionale, nei loro collegi hanno ottenuti voti per 5.8%, 4.68% e 5.4%, rispettivamente. Popolarità davvero esigua per proporsi con gestori del partito ed, ancor peggio, come interpreti del popolo italiano.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, il politico è per sua natura una persona che osserva ed ascolta.

Solo i grandi statisti sono riusciti a far fare ai loro popoli quello che volevano: il politico usuale deve più o meno stare a sentire il popolo.


Corriere. 2018-03-12. Ci sarà un perché della sconfitta, no?

E adesso, passata una settimana di depressione luttuosa, si può ricominciare a pensare, persino a studiare. Dopo aver vituperato il popolo rozzo e ingrato. Dopo averlo coperto di improperi. Dopo aver sottolineato la propria indiscussa superiorità morale e antropologica sul popolo bruto e beota che si è permesso di ripudiarti con una certa corale sbrigatività. Dopo aver deplorato la mancanza di eleganza dei nuovi sanculotti che non ti stanno più a sentire. Dopo aver tuittato furiosamente contro il popolo tuittatore. Dopo aver mugugnato sui social sulla strapotenza dei social in un’epoca in cui il popolaccio si è messo alla tastiera e non vota più le avanguardie del pensiero. Dopo aver inveito contro la pancia del Paese, perché la pancia sono sempre gli altri e tu sei il cervello misconosciuto dalla volgarità dei più. Dopo aver indicato nei bassi istinti, nelle spregevoli pulsioni, nell’irrazionale e puerile rabbia la forza di chi ti è alieno mentre tu incarnavi per decreto il voto razionale, saggio, pensoso sugli interessi generali di un Paese panciuto che ha pure la sfrontatezza di voltarti le spalle, dopo tutto questo ora magari sarebbe il caso di capire cosa accade nel mondo, attrezzarsi di pazienza, magari addirittura, dopo aver studiato finalmente cose utili, mettere il naso fuori dai nostri appartamenti.

Ora, dopo il rituale e snervante piagnisteo sulla nequizia dei tempi, come gli aristocratici monarchici incartapecoriti che in «Anni difficili» di Dino Risi imprecavano contro il popolaccio che aveva appena votato per la Repubblica (il paragone è con gli aristocratici, non con la Repubblica scelta), è arrivato il momento di capire il perché e, come si fa nelle democrazie, attrezzarsi per andar meglio la prossima volta. Ora, dopo aver rimproverato, bacchettato, deplorato, redarguito, addirittura gli intellettuali potrebbero sfogliare qualche libro che magari è capace di andare più in profondità delle cose dette nelle conferenze stampa. Dopo aver metabolizzato la sconfitta, si può anche immaginare di rialzarsi un giorno di questi, a meno di non voler continuare nell’imprecazione malmostosa e patetica contro quello che accade e che accadendo tende a escluderti. Come quelli che insultano chi, amato, si ostina a non amarti. E ci sarà pure un perché, no?

Annunci
Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Renzi. Il nuovo Ezzelino da Romano delle liste elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-27.

Cristofano dell'Altissimo. Ritratto di Ezzelino da Romano

                      Cristofano dell’Altissimo. Ritratto di Ezzelino da Romano.                              Patrono ispiratore di Matteo Renzi.


Dittatori si nasce, non lo si diventa.

Ben pochi hanno la statura di Stalin o di Temujin, alias Genghis Kahn, qualcuno di più ha il livello di Benito.

La gran massa sono dittatori da operetta ed infine i più sono nati con la mentalità del capopalazzo.

Il nostro buon Renzi ha l’anima e le qualità del Marktschreier.

Aveva preso il partito democratico al 41% delle preferenze: vedremo il 4 marzo fino a qual livello lo avrà fatto

La sua ultima iniziativa, da buon democratico, è stata quella di far passare le liste elettorali senza nemmeno consultare la minoranza interna del partito: impedendo loro di votare. Lo sanno anche i gatti randagi come Matteo Renzi abbia in uggia le votazioni, specie poi quelle nella quali partecipa anche l’opposizione interna.

Ma che senso avrebbe mai votare quando la sorte benigna ha dato un Matteo Renzi?

«E’ durata fino alle 4 del mattino la Direzione del Pd chiamata a votare le liste elettorali»

*

«Una delle esperienze peggiori, una delle esperienze più devastanti dal punto di vista personale»

*

«Alla fine, la minoranza interna non ha votato le liste»

*

«Dopo ore di attesa e una successione di rinvii non abbiamo ricevuto alcun elenco e informazioni di merito sulla proposta»

* * * * * * *

Ce lo si ricordi bene quanto è accaduto.

Chi si opponga a Matteo Renzi è precluso dalla possibilità di votare: voterebbe ‘male’.

Votare partito democratico potrebbe anche essere l’ultima volta che si vada a votare.


Adnk. 2018-01-27. Strappo nel Pd, liste votate senza minoranza

E’ durata fino alle 4 del mattino la Direzione del Pd chiamata a votare le liste elettorali. “Una delle esperienze peggiori, una delle esperienze più devastanti dal punto di vista personale”, ha ammesso Matteo Renzi al termine di una lunga serie di rinvii andati avanti per tutta la giornata di venerdì.

Alla fine, la minoranza interna non ha votato le liste: “Dopo ore di attesa e una successione di rinvii non abbiamo ricevuto alcun elenco e informazioni di merito sulla proposta”, hanno spiegato nella notte Andrea Orlando, Michele Emiliano e Gianni Cuperlo.

Alla fine, è stato Lorenzo Guerini a elencare i candidati principali. Tra i tanti, Renzi, oltre al collegio Senato di Firenze, correrà in Campania e Umbria, Gentiloni a Roma nel collegio e nei listini nelle Marche e in Sicilia, la Boschi nel collegio di Bolzano. Tra le new entry, il portavoce del premier Filippo Sensi, Lucia Annibali (a Parma), Tommaso Nannicini e Giuliano da Empoli.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Pd. Si stanno litigando come baldracche ai trogoli. La Boschi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-26.

2018-01-26__Sondaggi__001

Con una percentuale di dichiarazioni di voto così scarna, il partito democratico è nei triboli severi.

Tutti cercano di accaparrarsi i collegi nei quali sembrerebbe essere sicura una maggioranza democratica. Ma sono pochi, terribilmente pochi, ed anche quei pochi sono in forse ed in bilico.

107 deputati stimati. Non cè che dire. Renzi, Boldrini, Grasso e compagni hanno fatto proprio un buon lavoro, e senza nemmeno essere a busta paga del Cavaliere di Arcore.

Hanno voluto il Rasatellum per annientare gli altri, e cadono vittime della legge che loro stessi hanno patrocinato.

Il problema è semplice: gli Elettori di loro non ne vogliono più sapere.

Sono sempre le stesse facce, che ripetono le stesse cose come dischi inceppati, avulsi da ogni possibile realtà.

«la minoranza Pd ha fatto saltare la presentazione della candidatura di Elena Maria Boschi a Bolzano»

Non sarà certo una grande perdita per il Parlamento.


Ansa. 2018-01-26. Elezioni: caos candidature. Salta la presentazione della Boschi a Bolzano. Direzione Pd nel pomeriggio

Le trattative ancora in corso tra Matteo Renzi e la minoranza Pd ha fatto saltare la presentazione della candidatura di Elena Maria Boschi a Bolzano. L’arrivo della sottosegretaria nel capoluogo altoatesino in un primo momento era atteso per questo pomeriggio, ma all’ultimo la seduta della direzione nazionale è stata spostata alle ore 16 per consentire al segretario di trovare un accordo soprattutto con gli orlandiani. Come si apprende, la Boschi a questo punto potrebbe venire a Bolzano solo lunedì prossimo. 

Intanto è slittata dalle 10.30 alle 16 la direzione nazionale del Pd che dovrà approvare le liste per le politiche:  Lo slittamento – afferma una nota del Pd – è stato deciso per non sovrapporsi con l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti in una lettera al segretario del Pd Matteo Renzi, pubblicata sulla sua pagina Faceboo annuncia: “Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute”

“Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città, io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica”. “In tutti i prospetti che girano sulle candidature c’è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti. Sarei ipocrita se ti dicessi che la cosa non mi faccia piacere: penso che, in qualche modo, sia il riconoscimento di un impegno nel partito, e più in generale in politica, che mai mi era stato riconosciuto in passato. Di questo non posso che ringraziare, di cuore e con il cuore, sia te che hai creduto in me fin dall’ inizio quando davvero ci conoscevamo assai poco, che Paolo” Gentiloni “che invece mi conosce da una vita e che per una vita mi ha sostenuto anche nelle mie battaglie a lui più estranee”, scrive Giachetti. “Bene: sento dentro di me che quella casella (il paracadute) mi sta troppo stretta. Non corrisponde alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire. Il Pd sta vivendo un momento difficile, e nella nostra difficoltà si riflettono tutti i pericoli per il Paese. E Marco mi ha sempre detto che è nei momenti difficili che bisogna crederci, anche rischiando. E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio. Conosco bene i tantissimi problemi che abbiamo nel cercare di trovare una quadra per garantire la presentazione di liste competitive in grado di tenere insieme la conferma di chi tanto si è impegnato in questi anni per dare impulso alla ripresa che si sta manifestando e la necessità di linfa nuova. So bene che la quadra sarà comunque dolorosa. Allora penso che sia mio dovere fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il centro sinistra e non la penalizzazione di un vero rinnovamento. Non voglio essere un tappo. Non sarò un tappo. Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute”. 

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Ecb a Mps. Fuori i baiocchi oppure è la fine.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-09.

 banche__001__

Bene. La corsa di Monte paschi Siena è arrivata al capolinea.

«Il consiglio di vigilanza della Bce avrebbe bocciato la richiesta di Mps di concedere più tempo per l’aumento di capitale da 5 miliardi avanzata dal Cda dell’istituto senese»

*

«Dopo che si è diffusa la notizia dell’alt di Francoforte, il titolo è andato a picco a Piazza Affari tra continue sospensioni»

*

«un intervento dello Stato e al coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati nel salvataggio»

*

«Mps dovrebbe tenere un cda nel pomeriggio …. La riunione sarebbe in agenda alle 16:30 »

*

2016-12-09__mps__001

Ebbene.

La manfrina sembrerebbe essere finita.

Adesso si devono mettere cinque miliardi sul tavolino, contanti, freschi, ma soprattutto subito.

E non ci si faccia nessuna illusione. Ma proprio nessuna.

Il conto totale supererà abbondantemente i cento miliardi.

Che saranno pagati per intero da azionisti, obbligazionisti e, siccome questi hanno ben poco in tasca, dal Contribuente.

 


Ansa. 2016-12-09. Bce boccia la richiesta di una proroga per l’aumento di capitale. Titolo sprofonda in Borsa

Istituto aveva chiesto 20 giorni in più. Raffica di sospensioni a Piazza Affari.

*

Il consiglio di vigilanza della Bce avrebbe bocciato la richiesta di Mps di concedere più tempo per l’aumento di capitale da 5 miliardi avanzata dal Cda dell’istituto senese. Lo si apprende da fonti finanziarie. Il consiglio di amministrazione puntava ad ulteriori 20 giorni in considerazione del mutato contesto per l’esito del referendum. 

Dopo che si è diffusa la notizia dell’alt di Francoforte, il titolo è andato a picco a Piazza Affari tra continue sospensioni, arrivando a perdere anche oltre il 16%. Gli scambi, nonostante gli stop and go, sono pari al 10% del capitale 

La risposta negativa allontana la ‘soluzione di mercato’ a cui hanno lavorato Jp Morgan e Mediobanca spianando la strada a un intervento dello Stato e al coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati nel salvataggio.

Mps dovrebbe tenere un cda nel pomeriggio per prendere atto della bocciatura della Bce alla richiesta di proroga dell’aumento, al momento non ancora formalizzata alla banca, e per decidere il da farsi. La riunione sarebbe in agenda alle 16:30 ma la situazione resta fluida.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Moody’s degrada l’Italia a Baa2, outlook ‘negativo’.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-08.

 rating__001

 

Bahrain, Maurizius, Tailandia precedono l’Italia con Baa1.

*

Bulgaria, Colombia, Filippine, Spagna, Sud Africa, Trinitad e Tobago precedono l’Italia con Baa2 positivo.

*

Mettiamoci l’anima in pace. «Dopo di me, il diluvio!»

L’Italia è una repubblica delle banane, o, almeno, di quelle poche banane rimaste dopo le tasse del Governo.

Chiunque abbia ancora qualche banana in tasca, fugga a gambe levate (portandosi dietro la banana, ovviamente).

 


Ansa. 2016-12-07. Moody’s taglia outlook Italia a negativo

L’agenzia Moody’s rivede al ribasso le prospettive per l’Italia, tagliando l’outlook a ‘negativo’ da ‘stabile’. Lo afferma Moody’s in una nota, confermando il rating ‘Baa2’. A pesare sono i lenti progressi nelle riforme, le cui prospettive sono ulteriormente diminuite con la vittoria del no al referendum.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Demografia, Devoluzione socialismo, Religioni

Vi sovviene il ‘Renzi, ci ricorderemo di te al referendum!’?

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-05.

 2016-12-05__family_day__001

Vi ricordate il Family Day? No?

Allora ripassiamo.

*

«La manifestazione riempie il Circo Massimo a Roma. Gli organizzatori: «Siamo in due milioni».»

*

«La legge Cirinnà non è accettabile dalla prima all’ultima parola»

*

«raduno dei sostenitori della famiglia tradizionale»

*

«I bambini non sapranno su quali tombe piangere i loro genitori»

*

«Sulla sessualizzazione precoce ci guadagna solo il dio denaro»

*

«Si apre la strada alla poligamia e alla poliandria»

*

«Il sesso è procreazione, non piacere sessuale»

*

«Ci ricorderemo di te al voto. I politici dovranno rendere conto delle loro azioni»

2016-12-05__renzi__ci_ricorderemo_di_te

* * * * * * *

Avete fatto passare una legge che legalizza le sordide fornicazioni contro natura?

Bene, caro Premier Renzi: come vede siamo stati di parola e ci siamo ricordati di lei, dell’on. Cirinnà, e di quanto avete fatto.

Bene, caro Premier Renzi e quanti a Lei succederanno. Adesso avete avuto modo di contarci.

Bene, caro Premier Renzi: si ricorda il sorrisetto di scherno che ci fece? Adesso invece ridiamo noi.

Amici del partito democratico: non fatevi nessuna illusione. Ma proprio nessuna. Ci ricorderemo sempre di voi e di quello che avete fatto. E dopo di noi se ne ricorderanno i nostri figli ed i nostri nipoti.

Già, noi figliamo e siamo anche prolifici, mentre voi siete sterili.

 


Corriere. 2016-01-30.  La piazza del no alle unioni civili. «Renzi, al voto ci ricorderemo»

La manifestazione riempie il Circo Massimo a Roma. Gli organizzatori: «Siamo in due milioni». Ma la Questura parla di 300 mila partecipanti.

*

«La legge Cirinnà non è accettabile dalla prima all’ultima parola». Chiude così, sotto le note pucciniane del «Nessun dorma», il Family Day, il raduno dei sostenitori della famiglia tradizionale. Di fronte a lui, un Circo Massimo pieno di gente (moltissimi bambini) e, sotto il palco, molti politici di passaggio, per dare un sostegno all’evento. Con un memento dell’organizzatore Massimo Gandolfini che suona minaccioso per Matteo Renzi: «Ci ricorderemo di te al voto. I politici dovranno rendere conto delle loro azioni».

Canti, balli e preghiere

Una giornata di canti, balli e preghiere, tra palloncini e simboli religiosi. Il popolo del Family day accorre contro la minaccia di un disegno di legge che incute paura. Sul palco sfilano i rappresentanti di associazioni. Massimo Adinolfi ironizza: «Mi ricordo del Family Day del 2007: ero con il mio amico Matteo Renzi». Gli interventi sono allarmati, veementi. «I bambini non sapranno su quali tombe piangere i loro genitori». «Sulla sessualizzazione precoce ci guadagna solo il dio denaro delle multinazionali». Nel mirino anche l’Ikea, che ha lanciato la giornata del bacio per contestare il family day. Maurizio Gasparri contesta a modo suo: «Ho ancora i tovagliolini Ikea, li userò per pulirmi il sedere e li rimanderò al proprietario».

Il valzer dei numeri

Gli organizzatori parlano di due milioni di partecipanti. Il Circo Massimo è pieno, ma i conti non tornano. Lo era anche per il concerto dei Rolling Stones (71 mila biglietti venduti). Per la Questura i partecipanti sono 300 mila. Angelino Alfano è assente, perché responsabile dell’ordine pubblico, ma riceve Gandolfini al Viminale con il neoministro responsabile della Famiglia Enrico Costa. Gandolfini non accetta sconti e mediazioni: «Non basta un maquillage, questa legge è totalmente da respingere. È folle». Poi l’avvertimento: «Al momento delle elezioni ricorderemo chi si è messo dalla parte della famiglie e dei bambini e chi invece ha reso possibile l’utero in affitto, che è una pratica che fa vomitare».

Il palco

Sullo schermo le immagini di Don Camillo («Nell’urna Dio vi vede, Stalin no») e poi di papa Bergoglio. Sul palco vengono mostrati bambini di colore «felici», insieme ai genitori. Altri interventi: «Si apre la strada alla poligamia e alla poliandria»; «L’alternativa alla famiglia è la solitudine»; «Il sesso è procreazione, non piacere sessuale». «Va bene — dice Renato Brunetta — non tutto è condivisibile. Qui hanno perfino detto che sono contro i preservativi. Ma sapete quante stupidaggini si dicono alle manifestazioni pro gay?». Lorenzo Guerini, Pd, fa giungere la sua opinione: «Ascoltiamo tutti, ma andiamo avanti».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Sinistra, ovvero il sordido regno dell’odio. Lo dice Matteo Renzi.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-05.

 odio-represso

Molti signori Lettori mi hanno commentato, ed ancor di più scritto mail, di grondata protesta quando dissi che le sinistre erano animate dall’odio: erano l’odio personificato.

Le motivazioni di tali affermazioni affondano le loro radici nella genesi illuministica ed idealistica di tale movimento politico, pur con tutte le sue sfaccettature.

Se amare è la volontà che l’oggetto amato si realizzi pienamente nei suoi fini, l’odio è l’esatto opposto.

Odio è la ferma e cosciente volontà di annientamento totale ed irreversibile dell’oggetto odiato, la sua perfetta negazione.

Come l’amore, anche l’odio è dapprima intelletto volontario e quindi sia un sentimento sia, soprattutto, la conseguente prassi. Un odio non compulsivo in modo coatto all’azione fattiva non sarebbe pienamente tale. L’odio è totalizzante, esattamente come tutte le ideologie.

In fondo, a ben pensarci, l’invidia altro non è che lo smodato compulsivo desiderio dei beni altrui, percepiti come esistenti a propria rovina e danno. Ben difficilmente sussiste invidia disgiunta dall’odio: se ne vanno a braccetto.

Si faccia però molta attenzione.

Sia l’odio sia la invidia sussistono di per sé stessi, quasi indipendentemente dall’oggetto delle loro attenzioni.

Odio è il bisogno di odiare ed invidia il bisogno di invidiare. L’oggetto dell’odio e dell’invidia è rimpiazzabile in un amen. L’importante è odiare ed invidiare: sono assurte a ragion d’essere.

*

Queste due caratteristiche sono alla fine causa efficiente, ossia la causa che provoca e porta a compimento, della rovina stessa delle sinistre.

Dall’odio e dall’invidia di classe si transita immancabilmente all’odio ed all’invidia dei sodali. Tutta la storia del socialismo e del comunismo è trafitta dalle lotte intestine senza quartiere. Dalle mortali rivalità interne. Dalle stentorie dichiarazioni di ereticità. Vi ricordate l’odio di Stalin verso Trockij, alla fine ucciso a picconate sul cranio? Vi ricordate il racconto che fece Chruščëv della morte di Stalin? Vi siete mai peritati di contare quante scissioni hanno subito comunisti e socialisti?

Una ideologia che arriva ad odiare persino sè stessa con l’assassinare la propria prole con l’aborto? Che porta una madre a far uccidere il proprio figlio? Non ci si stupisca quindi più di tano se ad un simile sentimento contro natura ne seguano tutti gli altri: e questo lo chiamano “liberazione“. Già: la madre si è “liberata” della prole. La ha assassinata. Gran bella ideologia, ne vero?

Pensiamoci su a fondo, bene.

*

Ecco cosa dice Matteo Renzi.

«Un odio distillato, purissimo»

*

«Non degli italiani. Sono gli avversari quelli a cui il presidente del Consiglio …. si riferisce. La minoranza del Partito democratico»

*

«Non credevo che potessero odiarmi così tanto»

*

«Ho fatto quello che dovevo fare. Ho proposto una riforma giusta. Ho combattuto contro la casta più schifosa. Se non mi vogliono me ne vado con la coscienza a posto»

* * * * * * * *

«La minoranza del Partito democratico»??

Ma un’ideologia rivoluzionaria lo sarà verso chiunque, anche all’interno del proprio partito. È totalmente incompatibile con i più elementari canoni della democrazia.

* * * * * * * *

Adesso poniamoci una domanda.

Ha un senso farsi governare da degli odiatori costituzionali?

Nota.

Facciamoci mente locale. Gli odiatori e gli invidiosi cronici si auto infliggono già su questa terra i tormenti che poi subiranno all’inferno.

 


Corriere. 2016-12-05. Renzi, il retroscena dopo la sconfitta «Non credevo mi odiassero così». L’idea dell’addio alla segreteria pd.

La rabbia: «Toccherebbe a quelli che vincono decidere cosa fare, li voglio vedere. Contro la casta più schifosa. Se non mi vogliono me ne vado con la coscienza a posto»

*

«Ho fatto quello che dovevo fare. Ho proposto una riforma giusta. Ho combattuto contro la casta più schifosa. Se non mi vogliono me ne vado con la coscienza a posto»: così Matteo Renzi nel suo giorno più difficile. E quel «me ne vado» va inteso in senso lato. Non si tratta solo di abbandonare Palazzo Chigi, ma addirittura di lasciare la segreteria del partito. Esattamente quello che aveva detto all’inizio di questa avventura referendaria: «Se perdo me ne vado anche dal partito». È un giorno intriso di amarezza quello in cui il premier deve prendere atto di una realtà che per qualsiasi leader è difficile metabolizzare. «Non credevo che potessero odiarmi così tanto», confessa Renzi ai collaboratori. E aggiunge: «Un odio distillato, purissimo». Non degli italiani. Sono gli avversari quelli a cui il presidente del Consiglio, che oggi rimetterà il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si riferisce. La minoranza del Partito democratico, per esempio, che ha fatto in modo che «ora Beppe Grillo si senta già al governo»: «Altro che mucca in corridoio».

Bersani e i grillini

Già, questo assist di Pier Luigi Bersani al Movimento Cinque Stelle ha molto amareggiato il presidente del Consiglio: «Pur di disfarsi di me erano pronti a consegnare l’Italia nelle mani dei grillini». E ancora: «Pensavo fossimo una comunità e invece…». E invece è andata così, gli avversari interni si sono alleati a quelli esterni, «senza rispetto per il partito e i suoi elettori», tanto che Matteo Renzi, prima della conferenza stampa in cui annuncia il suo addio a Palazzo Chigi , parla così con i suoi collaboratori: «Sono tentato di dire che adesso tocca alla coalizione del No dare le carte, sono loro che devono decidere quale governo fare. Li voglio vedere, non hanno un leader alternativo e non hanno un programma, avevano solo un nemico comune. Stavano insieme soltanto per battermi, del merito della riforma della Costituzione non importava niente a nessuno». Ma è ovvio che di fronte a un voto popolare il presidente del Consiglio prenda atto «della dimostrazione di democrazia» che rappresenta l’andata alle urne di tanti italiani. Anche se con i fedelissimi riflette ad alta voce sulla portata di quel voto: «Adesso sarà la palude, si è condannata l’Italia all’immobilismo e non si riuscirà più a fare niente».

Tra elezioni e congresso

E adesso Matteo Renzi è di fronte alla decisione più difficile. Il capo dello Stato gli ha già fatto sapere che se lui non intende avere un reincarico non insisterà. Ma un governo ci vuole, perché c’è una legge elettorale da fare. È questa l’opinione del Quirinale, che il presidente del Consiglio conosce bene. E non da oggi. Quindi? Una parte della maggioranza del Partito democratico, Dario Franceschini in testa, appellandosi al «senso di responsabilità» gli suggerisce di non dimettersi e andare avanti o, comunque, di accettare un reincarico. Un’altra parte lo spinge verso le elezioni anticipate. E Renzi ? Domenica sera era fermamente deciso a non accettare «un altro giro» e ha ribadito ai suoi che intende lasciare anche la leadership del Pd. Ma, per quanto sia propenso a «lasciare la politica», nonostante i suoi lo spingano a mutare opinione, Renzi ragionava sulla via più breve per arrivare alle elezioni anticipate «senza mandare allo sbando il Paese». Sì perché il presidente del Consiglio non vuole assolutamente «disperdere quello che è stato fatto finora», anche se ritiene che il tempo di questa legislatura sia ormai scaduto. Un altro governo, dunque, per pochi mesi, quelli che servono per varare una nuova legge elettorale, «senza inventarsi lungaggini». Ma che governo? Un esecutivo guidato da Pier Carlo Padoan, per puntare sulla continuità della politica economica? O piuttosto un governo istituzionale guidato da Pietro Grasso, nei confronti del quale i deputati e i senatori renziani potranno fare guerriglia quotidiana in Parlamento? Tutto dipende dalle decisioni del premier. Dimissioni irrevocabili da segretario o dimissioni per andare a un congresso anticipato e alle elezioni nel 2017?

 


Repubblica. 1998-10-07. Scissione, male storico della sinistra italiana.

  1. 1921. Dal Psi al Pci. Dalla più famosa scissione della sinistra italiana, quella di Livorno, nasce il partito comunista. E’ il 21 gennaio, e nel congresso del partito socialista i “58.000 di Livorno” si contrappongono ai dirigenti riformisti con la prospettiva della conquista rivoluzionaria del potere.

  2. 1947. Scissione di Palazzo Barberini: Giuseppe Saragat esce dal partito socialista in clamoroso dissenso con la politica di Pietro Nenni e del gruppo dirigente accusata di “frontismo” e “filocomunismo”. Al congresso, l’11 gennaio, Saragat accusa il gruppo dirigente di aver adottato “metodi antidemocratici” e “metodi totalitari”. Invano Sandro Pertini cerca di scongiurare la scissione. Furono 28 i deputati che seguirono Saragat.

  3. 1948. Scissione nel sindacato. Dalla Cgil, fino ad allora composta da tre componenti principali, comunista, socialista e cattolica, dopo lo sciopero generale che seguì l’attentato a Palmiro Togliatti, uscirono prima i cattolici poi i repubblicani e i socialdemocratici.

  4. 1964. Dal Psi allo Psiup. Scissione che portò alla nascita del Psiup. La sinistra del Psi, guidata da Basso e Vecchietti, usce dal partito e dà vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Poi, nel luglio del 1972 il Psiup si autosciolse decidendo la confluenza nel Pci, tranne un’ala, guidata da Vittorio Foa, che costituì il Pdup, Partito Democratico di Unità Proletaria, che poi a sua volta si fonderà con il gruppo del Manifesto.

  5. 1969. Dal Psi al Psdi. Con la scissione social-democratica, che rappresenta la seconda divisione tra socialisti e socialdemocratici dopo il fallimento dell’operazione che aveva portato al Partito Socialista Unificato (Psu), nasce il Psdi. I socialdemocratici erano guidati da Mario Tanassi, Mauro Ferri e Luigi Preti.

  6. 1991. Dal Pci al Pds a Rifondazione. A Rimini, dalle ceneri del Pci, nasce il Pds. Un’operazione iniziata da Occhetto con il congresso della Bolognina e portata a termine dal segretario con il XX Congresso. La svolta è contestata da Cossutta, Salvato, Libertini, Serri e Garavini che fondano il Movimento per la Rifondazione Comunista (che poi diverrà il Partito della Rifondazione Comunista).

  7. 1995. Da Rifondazione ai Comunisti Unitari. Sulla fiducia al governo tecnico guidato da Dini Rifondazione comunista conferma una linea di voto contraria e i gruppi parlamentari si spaccano: 14 deputati, tra i quali Crucianelli, Garavini e Bolognesi, votano la fiducia e danno vita a una nuova formazione, quella dei Comunisti E’ la prima scissione all’interno di Rifondazione.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

I mercati snobbano Matteo Renzi.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-05.

 2016-12-05__10-10__mib__001

Per mesi i media di regime ci avevamo subissato con un mare di iatture prossime venture se il referendum avesse osato dare la vittoria ai “No.”

Terremoti, epidemia di tifo e tetano, gente rosa dalla scabbia, scene di panico e disperazione, e, male dei sommi mali, impotenza per i residui maschi e frigidità irreversibile per le residue femmine. Omofili riconverti all’eterosessualità.

Le ire furibonde dei mercati avrebbero flagellato Italia, Unione Europea e tutto il mondo. Per non parlare poi dell’intero sistema solare.

2016-12-05__10-10__mib__002

*

Poi non raccontiamoci che Reuters sia un’organizzazione seria.

Il titolo è tutto un programma.

«Euro giù ma in recupero da minimi post vittoria ‘No’ referendum»

Insomma: adesso il trionfo del “No” fa apprezzare l’euro.

Ma allora era Renzi a fare lo iettatore sui mercati!

Poi ci si domanda per quale motivo la gente non presta più fede ai media.

*

E mo’ guardatevi questi grafici e tiratene Voi stessi le conclusioni.

 


Reuters. 2016-12-05. Euro giù ma in recupero da minimi post vittoria ‘No’ referendum

LONDRA (Reuters) – Euro sempre in deprezzamento questa mattina ma in risalita dai minimi della notte, toccati poco dopo la chiusura delle urne e l’emergere della vittoria del ‘No’ nel referendum costituzionale italiano di ieri e l’annuncio di dimissioni da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

** Poco dopo le ore 9 l’euro/dollaro si riporta sopra quota 1,06, dopo essere sceso nella prima parte della seduta fino al minimo da quasi due anni di 1,0508.

** L’euro recupera anche nei confronti dello yen, riavvicinandosi a 121 dopo essere sceso fino a 118,77.

** Il cambio euro/sterlina resta invece poco sopra il minimo di seduta di 0,8305, il livello più basso da fine luglio.

** In mattinata si guarderà anche ai Pmi servizi della zona euro, mentre in prospettiva assume ancora più significato il meeting Bce di giovedì, dal quale molti operatori si attendono l’annuncio di un’estensione del Qe.

** In mattinata intanto si è espresso il banchiere centrale francese Francois Villeroy de Galhau, spiegando che l’esito del referendum italiano rappresenta un’altra fonte di incertezza e che Francoforte ne guarderà con attenzione le conseguenze, ma che non può essere messo a confronto col voto sulla Brexit.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Referendum. Eur/Usd 1.0563, -0.92%. Significato del voto.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-05.

 reni-guido-san-michele-arcangelo-schiaccia-satana-1636

Aver abbattuto il tiranno non significa essere entrati in un sistema stabile.


«The Italian referendum kicked off a year of voting with establishment parties across Europe threatened by upstarts channeling voters anger at immigration and economic stagnation. French President Francois Hollande last week declined to seek a second term, leaving the Republican Francois Fillon as the main opponent to the anti-European Marine Le Pen.»

*

«German Chancellor Angela Merkel will run for a fourth term, with the anti-immigrant Alternative for Germany party branding her public enemy no. 1. In Austria, the populists suffered a setback on Sunday when the environmentalist Alexander Van der Bellen defeated Norbert Hofer of the anti-immigrant Freedom Party in a presidential runoff.»

2016-12-05__07-00__eurusd__000

*

Per quanti non avessero compreso il profondo significato del brexit, delle elezioni nei Länder tedeschi, dell’elezione di Mr Trump come presidente degli Stati Uniti, del 46.7% conquistato dall’Fpö alle elezioni presidenziali austriache, il risultato del referendum tenutosi ieri in Italia dovrebbe aver aperto gli occhi e sturato le orecchie.

È cambiata un’epoca, ed occorrerebbe prenderne atto.

2016-12-05__07-00__eurusd__001

Drop dell’euro al giungere dei risultati del referendum.


I Cittadini Elettori europei hanno tolto ogni residua forma di fiducia nella dirigenza che ha guidato, ed in parte continua a guidare in attesa di essere rimossa dalle elezioni, la politica dell’Unione Europea e di molti stati che vi afferiscono.

I Cittadini Elettori europei si sono riappropriati della propria libertà di pensiero e di azione politica e, prossimamente, vorranno riappropriarsi della propria libertà economica.

È in pieno corso in tutto l’Occidente la devoluzione del socialismo ideologico e, con esso, del pensiero unico che aveva cercato di imporre.

Né alle sinistre residue giova poi molto avere ancora dalla loro tutti i media: la gente comune non li sta nemmeno a sentire, perché mentono e mentano in modo molto maldestro. Negando la verità ci si discredita con le proprie mani.

Il “politicamente corretto” altro non è che la maschera di scena della menzogna.

*

Per quanti ancora non avessero capito il sommovimento in atto nell’Occidente, ricordiamo solo alcuni topic.

– I Cittadini Elettori sono stufi del pensiero unico, per cui lo stato deve intervenire fin nei minimi dettagli della vita privata della gente;

– I Cittadini Elettori sono arcistufi del “politicamente corretto“, nel cui nome si è trascinati in giudizio per reati di opinione;

– I Cittadini Elettori sono ancora più stanchi della dittatura dell’omofilia, di tutti gli -ismi di marca socialista, e così via;

– I Cittadini Elettori sono stanchi di una cultura della morte, che sta portando l’Occidente alla estinzione per carenza di nascite;

– I Cittadini Elettori ne hanno abbastanza del tentativo di islamizzare l’Europa;

– I Cittadini Elettori sono studi di uno stato che ai arroga il diritto di governare i sistemi economici, diritto che ha usato per portarci tutti alla perdizione di una stagnazione depressiva di portata mai vista;

– I Cittadini Elettori vogliono tornare alle proprie radici religiose, culturali, storiche, politiche: ne hanno a basta di questi negatori cronici dell’evidenza fattuale.

*

Non ci si illuda.

La devoluzione socialista è solo all’inizio. Ci saranno periodi di notevole turbolenza politica ed economica.

Le sinistre detengono ancora molte leve di potere, e le useranno tutte spietatamente nel tentativo di sopravvivere.

Aspettiamo quindi tempi entusiasmanti, ci si sta liberando dai tiranni, ma anche durissimi: i socialisti lasciano un deserto etico, morale, ed economico. Sarà dura poter evitare la miseria.

 


Bbc. 2016-12-05. Italy referendum: PM Matteo Renzi resigns after clear referendum defeat

Italian Prime Minister Matteo Renzi has resigned after suffering a heavy defeat in a referendum over his plan to reform the constitution.

In a late-night news conference, he said he took responsibility for the outcome, and said the No camp must now make clear proposals.

With most ballots counted, the No vote leads with 60% against 40% for Yes.

The turnout was nearly 70%, in a vote that was seen as a chance to register discontent with the prime minister.

“Good luck to us all,” Mr Renzi told reporters. He said he would tell a Cabinet meeting on Monday afternoon that he was resigning, then tender his resignation to the Italian president.

Sleepless nights in Brussels – BBC Europe editor Katya Adler in Rome

EU leaders won’t have slept much on Sunday night. Angst about Italy makes an uncomfortable bedfellow and there’s plenty for them to worry about. Particularly in Brussels. Prime Minister Renzi was the only premier left in Europe with a vision for the EU’s future. Angela Merkel is too busy crisis-managing while much of France is in thrall to Front National eurosceptics.

But Matteo Renzi is no more. The self-styled reformer with his promise to stabilise politics and kick-start the Italian economy has managed quite the reverse.

Italy wakes up on Monday to the threat of a banking crisis, political turmoil, and a group of anti-establishment populists banging on the doors of government. Eurozone beware and EU be warned. Italy is the euro currency’s third largest economy and it’s in for a bumpy ride. And there are more unpredictable votes to come in 2017: in France, Germany the Netherlands and perhaps here in Italy too.

Why did he lose?

Matteo Renzi’s staked his political future on his attempt to change Italy’s cumbersome political system. He wanted to strengthen central government and weaken the Senate, the upper house of parliament.

His opponents – including some within his own party – had argued that the reforms would give the prime minister too much power. The electorate agreed.

But the referendum was more than a vote on constitutional reform, it was widely regarded as a chance to reject establishment politics.

It was a resounding victory for the No camp, a medley of populist parties headed by Five Star Movement, which capitalised on Mr Renzi’s declining popularity, years of economic stagnation, and the problems caused by tens of thousands of migrants arriving in Italy from Africa.

Has this strengthened anti-establishment parties?

The No vote was supported by populist parties whose victory was even bigger than the last opinion poll in November had predicted.

One of them, the Five Star Movement, says it is getting ready to govern Italy now that Mr Renzi is resigning. Its leader Beppe Grillo called for an election to be called “within a week”.

“Starting tomorrow we’ll be at work on a Five Star government,” said Luigi Di Maio, a rising star in the party.

Another opposition leader Matteo Salvini, of the anti-immigrant Northern League, called the referendum a “victory of the people against the strong powers of three-quarters of the world”.

What will happen next?

Mr Renzi will hand in his resignation to President Sergio Mattarella later on Monday, following a final meeting with his cabinet.

The president may ask him to stay on at least until parliament has passed a budget bill due later this month.

In spite of the pressure from the opposition, early elections are thought to be unlikely.

Instead, the president may appoint a caretaker administration led by Mr Renzi’s Democratic Party, which would carry on until an election due in the spring of 2018.

Finance Minister Pier Carlo Padoan is the favourite to succeed Renzi as prime minister.

How will this go down elsewhere in Europe?

So far, there has been little reaction from mainstream politicians.

The Governor of the Bank of France, Francois Villeroy, who is also policymaker for the European Central Bank, put a brave face on it.

“The referendum in Italy yesterday may be deemed as another source of uncertainty,” he said. “However, it cannot be compared to the British referendum: Italian people have been called to the polls to vote on an internal constitutional matter, and not on Italy’s long-standing EU membership.”

But the leader of far-right Front National in France, Marine Le Pen, tweeted her congratulations to the Northern League.

“The Italians have disavowed the EU and Renzi. We must listen to this thirst for freedom of nations,” she said.

What will it do to the economy?

Markets seemed to have taken Mr Renzi’s departure in their stride. Stocks and the euro fell in early trading in Asia but there were no signs of panic, as the possibility of his resignation had already been factored in.

But the referendum result could have longer-term implications.

There have been growing concerns over financial stability in the eurozone’s third largest economy.

Italy’s economy is 12% smaller than when the financial crisis began in 2008.

The banks remain weak and the country’s debt-to-GDP ratio, at 133%, is second only to Greece’s.

With Mr Renzi gone, and populist parties on the rise, the question is whether Italy can keep a lid on the problems.

 


Bloomberg. 2016-12-05. Renzi Quits as Italy Referendum Defeat Deepens Europe’s Turmoil

– Italy prime minister says he takes all responsibility for loss

– Euro drops more than 1% on political risks for Europe

*

Italian Prime Minister Matteo Renzi quit in the early hours of Monday after losing a referendum he’d called to push through constitutional changes, threatening renewed political and financial turmoil for Europe.

Opponents of Renzi’s proposal to rein in the power of the senate won Sunday’s referendum by 60 percent to 40 percent, with almost all votes counted. Renzi said he’ll turn in his resignation to President Sergio Mattarella later in the day and signaled that he won’t stay on to help stabilize a caretaker administration. The euro fell to a 20-month low.

“In Italian politics, no one ever wins,” Renzi told supporters, his voice breaking and a tear on his cheek as he thanked his wife for her support. “I did everything I thought possible in this phase, but we were not convincing.”

The 41-year-old premier became the second European leader this year to be toppled by a populist revolt that is propelling Donald Trump into the White House and Britain out of the European Union. The result leaves Mattarella seeking a new government chief who can provide a firebreak against the insurgents; polls show an early election would see the anti-euro Five Star Movement swept into power.

A survey by EMG released Sunday showed Five Star winning a second-round ballot by 53 percent to 47 percent against Renzi’s Democratic Party and by 57 percent to 43 percent against the center-right bloc. Five Star had demanded a snap election if Renzi is defeated as it looks to force another referendum — this time on taking Italy out of the euro.

Still, a poll last month showed only 15.2 percent favored leaving the single currency and 67.4 percent were self-described single-currency believers.

Who’s Next?

Possible successors who might be asked to lead a caretaker government include Finance Minister Pier Carlo Padoan, Senate Speaker Pietro Grasso and Culture Minister Dario Franceschini. The country’s mainstream parties have been preparing contingency plans to ensure a government would keep functioning if Renzi was forced out.

The result is “a negative outcome for both political stability and the economy in Italy,” said Wolfango Piccoli, co-president of research firm Teneo Intelligence. “However, it will not pave the way for immediate worst-case scenarios such as snap elections.”

Banca Monte dei Paschi di Siena SpA will be in focus when trading opens Monday. The lender is in the middle of a 5 billion-euro ($5.3 billion) capital raising. Its stock has fallen 83 percent this year and a third of its loan book has soured.

Italian bonds may feel a shock too. They rallied in the final days of the campaign, with the spread between the country’s 10-year debt and similar dated German bunds narrowed by 24 basis points to 162 points.

Europe Votes

The Italian referendum kicked off a year of voting with establishment parties across Europe threatened by upstarts channeling voters anger at immigration and economic stagnation. French President Francois Hollande last week declined to seek a second term, leaving the Republican Francois Fillon as the main opponent to the anti-European Marine Le Pen.

German Chancellor Angela Merkel will run for a fourth term, with the anti-immigrant Alternative for Germany party branding her public enemy no. 1. In Austria, the populists suffered a setback on Sunday when the environmentalist Alexander Van der Bellen defeated Norbert Hofer of the anti-immigrant Freedom Party in a presidential runoff.

Renzi’s Farewell

Renzi campaigned intensively for weeks to in an attempt to salvage his plans to reform Italy. He traveled across the country and used Facebook Live sessions to push home his message that the reform would bring more stable government to Italy, a country which has seen 63 administrations since World War II.

In his referendum campaign, the former mayor of Florence had sought to line up against the elites. He argued that the reform would land a blow against the ruling class which he said has paralyzed Italy for decades, and insisted he was different from Roman politicians. It wasn’t enough.

“I have lost,” Renzi said in a televised statement. “I wanted to get rid of jobs for the boys in politics, and it’s my job that is going.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Economist: italiani, votate ‘No’ al referendum!

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-25.

 assassini-001

L’Economist pubblica un articolo semplice e lineare che riporta con frasi scheletriche, strutturate in modo che possano essere ben comprese anche da chi avesse conoscenze minime della lingua, i problemi dell’Italia ed il perché il pacchetto in votazione con il referendum debba essere bocciato.

Non ci si ricorda di un qualcosa di analogo nelle ultime decine di anni, tenendo anche conto che l’Economist non è soltanto una riviste di studi economici: è organo semiufficiale di ambienti dotati di ampi poteri reali, sia politici sia economici.

«Italy has long been the biggest threat to the survival of the euro, and the European Union»

*

«Its GDP per head is stuck at the level of the late 1990s»

*

«Its labour market is sclerotic»

*

«Its banks are stuffed with non-performing loans»

*

«The state is burdened with the second-highest debt load in the euro zone, at 133% of GDP»

*

«If Italy veers towards default, it will be too big to rescue»

*

«institutional paralysis»

*

«the power to pass the reforms Italy desperately needs»

*

«the details of Mr Renzi’s design offend against democratic principles»

*

«To begin with, the Senate would not be elected»

*

«Regions and municipalities are the most corrupt layers of government, and senators would enjoy immunity from prosecution»

*

«The risk of Mr Renzi’s scheme is that the main beneficiary will be Beppe Grillo»

*

«Mr Renzi’s resignation may not be the catastrophe many in Europe fear»

*

«If, though, a lost referendum really were to trigger the collapse of the euro, then it would be a sign that the single currency was so fragile that its destruction was only a matter of time.»

*

I punti cardine sono ovvi.

– Renzi e la sua riforma sono l’antitesi di ogni sistema democratico: segnerebbero l’inizio di una dittatura;

– Il senato non sarebbe più elettivo, bensì nominato da realtà periferiche fortemente corrotte, quasi a livello di criminalità organizzata;

– Renzi è stato così maldestro da organizzare una struttura dittatoriale che sperava fosse a suo beneficio, mentre invece sarà appannaggio di altra forza politica;

– Il vero beneficiario della riforma Renzi sarebbe il Movimento cinque stelle, ossia un movimento outsider, incontrollato ed incontrollabile, che assumerebbe la dittatura dell’Italia quasi senza fare fatica alcuna;

– Se Renzi si dimettesse non succederebbe nulla, anzi, sarebbe cosa auspicabile;

La struttura dell’euro è talmente instabile che un giorno o l’altro collasserà: è solo questione di tempo.

*

Più chiari di così!

 


Economist. 2016-11-25. Why Italy should vote no in its referendum

The country needs far-reaching reforms, just not the ones on offer.

*

ITALY has long been the biggest threat to the survival of the euro, and the European Union. Its GDP per head is stuck at the level of the late 1990s. Its labour market is sclerotic. Its banks are stuffed with non-performing loans. The state is burdened with the second-highest debt load in the euro zone, at 133% of GDP. If Italy veers towards default, it will be too big to rescue.

That is why so much hope has rested with Matteo Renzi, the young prime minister. He thinks Italy’s biggest underlying problem is institutional paralysis, and has called a referendum for December 4th on constitutional changes that would take back powers from the regions and make the Senate subordinate to parliament’s lower house, the Chamber of Deputies. This, together with a new electoral law that seeks to guarantee the biggest party a majority, will give him the power to pass the reforms Italy desperately needs, or so he claims.

If the referendum fails, Mr Renzi says he will step down. Investors, and many European governments, fear a No vote will turn Italy into the “third domino” in a toppling international order, after Brexit and the election of Donald Trump. Yet this newspaper believes that No is how Italians should vote.

Mr Renzi’s constitutional amendment fails to deal with the main problem, which is Italy’s unwillingness to reform. And any secondary benefits are outweighed by drawbacks—above all the risk that, in seeking to halt the instability that has given Italy 65 governments since 1945, it creates an elected strongman. This in the country that produced Benito Mussolini and Silvio Berlusconi and is worryingly vulnerable to populism.

Granted, the peculiar Italian system of “perfect bicameralism”, in which both houses of parliament have the exact same powers, is a recipe for gridlock. Laws can bounce back and forth between the two for decades. The reforms would shrink the Senate, and reduce it to an advisory role on most laws, like upper houses in Germany, Spain and Britain.

In itself, that sounds sensible. However, the details of Mr Renzi’s design offend against democratic principles. To begin with, the Senate would not be elected. Instead, most of its members would be picked from regional lawmakers and mayors by regional assemblies. Regions and municipalities are the most corrupt layers of government, and senators would enjoy immunity from prosecution. That could make the Senate a magnet for Italy’s seediest politicians.

At the same time, Mr Renzi has passed an electoral law for the Chamber that gives immense power to whichever party wins a plurality in the lower house. Using various electoral gimmicks, it guarantees that the largest party will command 54% of the seats. The next prime minister would therefore have an almost guaranteed mandate for five years.

That might make sense, except for the fact that the struggle to pass laws is not Italy’s biggest problem. Important measures, such as the electoral reform, for example, can be voted through today. Indeed, Italy’s legislature passes laws as much as those of other European countries do. If executive power were the answer, France would be thriving: it has a powerful presidential system, yet it, like Italy, is perennially resistant to reform.

The risk of Mr Renzi’s scheme is that the main beneficiary will be Beppe Grillo, a former comedian and leader of the Five Star Movement (M5S), a discombobulated coalition that calls for a referendum on leaving the euro. It is running just a few points behind Mr Renzi’s Democrats in the polls and recently won control of Rome and Turin. The spectre of Mr Grillo as prime minister, elected by a minority and cemented into office by Mr Renzi’s reforms, is one many Italians—and much of Europe—will find troubling.

One drawback of a No vote would be to reinforce the belief that Italy lacks the capacity ever to address its manifold, crippling problems. But it is Mr Renzi who has created the crisis by staking the future of his government on the wrong test (see article). Italians should not be blackmailed. Mr Renzi would have been better off arguing for more structural reforms on everything from reforming the slothful judiciary to improving the ponderous education system. Mr Renzi has already wasted nearly two years on constitutional tinkering. The sooner Italy gets back to real reform, the better for Europe.

Weak foundations.

What, then, of the risk of disaster should the referendum fail? Mr Renzi’s resignation may not be the catastrophe many in Europe fear. Italy could cobble together a technocratic caretaker government, as it has many times in the past. If, though, a lost referendum really were to trigger the collapse of the euro, then it would be a sign that the single currency was so fragile that its destruction was only a matter of time.