Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Consulta. Non ammette i ricorsi delle regione avverso il dl Sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-23.

Giudici 001

Le regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana ed Umbria avevano fatto ricorso contro il decreto legge sulla Sicurezza.

Con una velocità assolutamente inusuale, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi e si è riunita per sentenziare, disponendo la non ammissibilità dei ricorsi.

«la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali»

«Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate»

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A nostro personale parere, nel non accettare i ricorsi delle regioni non solo la Corte Costituzionale ha applicato quanto disposto dal Testo fondamentale dello stato, riportando legalità e giustizia nella giusta considerazione che loro spetta: ha anche operato con buon senso.

Data la posizione politica delle regioni che avevano fatto ricorso, nessuno si stupisca se alla fine cercassero in tutte le maniere di aggirare la legge dello stato.

Sinceramente, la frase

«abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari»

sembrerebbe essere più un insultato gratuito alla Corte Costituzionale che al Ministro Salvini.


Adnk. 2019-06-21. Dl Sicurezza, Consulta: “Inammissibili ricorsi Regioni”

La Corte costituzionale, che si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del Decreto sicurezza lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ha giudicato inammissibili tali ricorsi. La Corte ha anche esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, in particolare, “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

In attesa del deposito della sentenza, fa sapere l’Ufficio stampa, “la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”. “Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”, sottolinea la Corte.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, commenta: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari”. “Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani – continua Rossi – La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo”. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, conclude il governatore della Toscana.

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Pubblicato in: Banche Centrali

Export Regioni. Sardegna (-17,7%), Sicilia (-17,5%) yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-16.

2019-06-16__Wxport__001

Istat ha rilasciato il Report

Le esportazioni delle regioni italiane. [pdf]

Nel primo trimestre 2019 si stima una flessione congiunturale delle esportazioni per quasi tutte le ripartizioni territoriali: -2,4% per il Sud e Isole, -1,0% sia per il Nord-est sia per il Nord-ovest, mentre per il Centro si registra un ampio aumento delle vendite (+7,0%).

Nello stesso periodo l’export mostra una crescita tendenziale molto sostenuta per il Centro (+15,1%), superiore alla media nazionale per il Sud (+2,5%) e il Nord-est (+2,4%), mentre il Nord-ovest registra una diminuzione (-2,0%) e le Isole una marcata contrazione delle vendite (-17,6%).

Tra le regioni più dinamiche all’export nel confronto con il primo trimestre 2018, si segnalano Molise (+59,1%), Lazio (+21,0%), Toscana (+16,1%) e Puglia (+9,7%). Diversamente, si registrano ampi segnali negativi per Sardegna (-17,7%), Sicilia (-17,5%), Basilicata (-16,3%) e Calabria (-14,7%).

Nel primo trimestre 2019 le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici dal Lazio e di articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, dalla Toscana contribuiscono alla crescita tendenziale dell’export nazionale per 1,6 punti percentuali.

Su base annua un impulso positivo alla crescita dell’export nazionale proviene dalle vendite della Toscana verso Svizzera (+84,2%) e Regno Unito (+34,7%), del Lazio verso gli Stati Uniti (+113,7%) e dell’Emilia Romagna verso il Regno Unito (+19,6%).

Nell’analisi provinciale dell’export, si segnalano le performance positive di Firenze, Latina, Frosinone, Bologna e Arezzo.

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Nel primo trimestre 2019 l’Italia ha esportato per 114.738 miliardi di euro, +2.0% anno su anno, e questo è un risultato consolante.

Mentre il Centro evidenzia un +15.1%, Nord est e Sud sono pienamente nella media nazionale con il +2.4% ed il +2.5%, rispettivamente.

Un serio problema emerge invece con le isole, che hanno esportato solo per 3.133 miliardi euro, con una contrazione anno su anno del -17.6%.

Questo è uno dei tanti segni che indicano un diffuso malessere economico in quelle regioni.

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Solo per comparazione, vorremmo ricordare come la Germania abbia esportato per 109.7 miliardi euro nel solo mese di aprile.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Italia. Questione Meridionale. Al sud la gente in miseria è più del 30%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-01.

2019-03-29__Miseria__000

In altri tempi si faceva in continuazione un gran parlare della Questione Meridionale. Non passava giornata senza che i media non facessero fior di articoli.

Poi, un bel giorno, scese un silenzio omertoso, ed i media cessarono di menzionare il problema. Tuttavia, non è che tacendo le cose si siano risolte. Il problema sussiste.

Nella Tabella Principali aggregati territoriali di Contabilità Nazionale, Valori pro capite l’Istat riporta il reddito disponibile delle famiglie consumatrici per abitante, che nel 2017 valeva 18,504.6 euro l’anno, ossia 1,542.05 euro al mese. La soglia d povertà è stimata essere 1,1640 euro al mese.

L’Istat definisce ‘miseria’ la condizioni in cui si vive con un reddito che sia inferiore al 60% del reddito nazionale mediano. Ossia 925 euro al mese.

L’Istat pubblica anche la presenza percentuale di persone che vivono in condizioni di miseria, ripartiti per regione e macroregioni.

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Il valore nazionale è 20.4%. Non è un valore basso.

Con un 6.2%, la Provincia Autonoma di Bolzano è  la regione con minore povertà in Italia.

Ma via via che si cala verso il sud le percentuali salgono vertiginosamente.

Se il 21.6% del Lazio sembrerebbe essere già un valore molto alto,

Nel Mezzogiorno siamo al 33.6%, al Sud al 31.8% e nelle isole al 36%, con un 41.6% della Sicilia.

2019-03-23__Miseria_Italia_010

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Non è questo tempo e luogo per indagare le cause di una simile anomalia, che però vogliamo segnalare a piena voce.

Ci si aspetterebbe però che la politica torni a considerare la Questione Meridionale e che formuli un piano pluriennale che dovrebbe essere valutato solo con il rientro di queste percentuali entro limiti accettabili

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Voto presidenziali 2017 per Regione.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-09.

Parigi 001

Election Resources on the Internet ha rilasciato i dati relativi alle elezioni presidenziali francesi, secondo turno, disaggregati per regione.

Il voto in tutta la Francia ha stabilito Mr Macron al 66.1% con 20,753.798 voti validi e Mrs Le Pen al 33.9% con 10,644,118 voti validi.

I dati per regione risultano di particolare interesse.

Per la prima volta nella storia il Front National supera il 40% in cinque delle quattordici regioni francesi, mettendo in questa maniera una prelazione sui possibili risultati delle elezioni regionali che si terranno tra due anni.

Il governo delle regioni si conquista infatti ottenendo la maggioranza assoluta, cosa che per il Front National significa conseguire tale risultato con le sue sole forze, essendo tutti gli altri partiti coalizzati contro di lui.

Ecco le cinque regioni di interesse: Corse 48.5%, Hauts-de-France 47.1%, Provence-Alpes-Côte d’Azur 44.5%, Grand Est 42.1% e Bourgogne-Franche-Comté 39.5%.

Si tenga conto come ciascuna ragione sia formata da qualche decina di distretti elettorali. Essendo questi riportati dei valori medi, sembrerebbe essere verosimile che il Front National possa conquistare tra i venticinque ed i quaranta deputati alle prossime elezioni politiche di giugno

La demografia francese suggerisce che, essendo il voto per il Front National prevalentemente giovanile mentre quello di En Marche è prevalentemente anziano, i decessi che avverranno nel corso di questi due ani dovrebbero ribaltare la situazione. Non solo, le sinistre in genere hanno oltre il 60% del loro elettorato tra i pensionati, e questa ultima categoria usualmente decede prima di quella giovane.

Sempre che il Presidente Macron non riesca in questo ristretto lasso di tempo a sanare sostanzialmente la situazione economica francese, conquistandosi così anche l’elettorato giovanile.

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