Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Germania. Un pensionato su due ha meno di 900 euro al mese. Non votano Cdu.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

Cervello Tedesco 001

Chiunque voglia imparare quelle frasi tedesche che gli insegnanti si genano ad insegnare potrebbe fermarsi a fare quattro chiacchiere con una di quelle vecchiette che ravattano nei cassonetti alla ricerca di qualcosa di ancora commestibile.

Frasi del tutto colorite, spesso espresse in forme dialettali, ma facilmente comprensibili se non altro dal tono con cui sono proferite.

«Millionen Altersrentner bekommen in Deutschland so wenig ausgezahlt, dass sie kurz vor der Armut stehen. Das Problem wird sich weiter verschärfen.»

“Milioni di pensionati di vecchiaia in Germania sono pagati così poco che sono sull’orlo della povertà. Il problema è destinato a peggiorare”

«Mehr als jede zweite Rente liegt unter 900 Euro»

“Più di una pensione su due è inferiore a 900 euro”

«Danach haben 51,4 Prozent der Altersrentner im Jahr 2018 weniger als 900 Euro erhalten. Das seien mehr als 9,3 Millionen Menschen gewesen. 58,6 Prozent der Rentner bekamen demnach weniger als 1.000 Euro.»

“Il 51,4% dei pensionati di vecchiaia ha ricevuto meno di 900 euro al mese nel 2018. Erano più di 9.3 milioni di persone. Il 58.6 per cento dei pensionati ha ricevuto meno di 1.000 euro”

«Die Armutsgefährdungsschwelle für eine Person lag im Jahr 2017 bei 999 Euro im Monat, schreibt die Bundesregierung weiter»

“La soglia di rischio di povertà per una persona era di 999 euro al mese nel 2017, continua il governo federale”

«Die Armutsquote bei Über-65-Jährigen liegt nach den Angaben bei 14,6 Prozent, bei der Bevölkerung insgesamt beträgt sie 15,8 Prozent»

“Il tasso di povertà per le persone di età superiore ai 65 anni è del 14.6% e del 15.8% per l’intera popolazione”

« Die Zahl der Empfänger von Grundsicherung im Alter ist von 2017 auf 2018 von 544.090 auf 559.419 gestiegen.»

“Il numero di beneficiari dell’assicurazione di base per la vecchiaia è passato da 544,090 nel 2017 a 559,419 nel 2018”

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Germania. 5.3 milioni di depressi.

Secondo gli ultimi sondaggi, in Sassonia la Cdu perderebbe 13.4 punti percentuali, passando dal 39.4% al 26%, mentre AfD guadagnerebbe 16.3 punti percentuali, passando dal 9.7% al 26%.

Questi sassoni sono davvero incontentabili e senza riconoscenza.

Frau Merkel elargisce quasi 2,000 euro al mese ai migranti, lasciando ai concittadini ben 900 euro al mese per la vecchiaia. Si dirà: ha concesso loro la vita.

E poi queste vecchiette non voterebbero più la Cdu che le ha messe a dieta: si prospetta l’Holodomor dei vecchietti.


Sächsische. 2019-07-26. Jede zweite Rente liegt unter 900 Euro

Millionen Altersrentner bekommen in Deutschland so wenig ausgezahlt, dass sie kurz vor der Armut stehen. Das Problem wird sich weiter verschärfen. 

Berlin. Mehr als jede zweite Rente liegt unter 900 Euro. Das geht aus einer Antwort der Bundesregierung auf eine Anfrage der Linksfraktion hervor, die dem epd vorliegt. Danach haben 51,4 Prozent der Altersrentner im Jahr 2018 weniger als 900 Euro erhalten. Das seien mehr als 9,3 Millionen Menschen gewesen. 58,6 Prozent der Rentner bekamen demnach weniger als 1.000 Euro. Zuerst hatte darüber das “RedaktionsNetzwerk Deutschland” berichtet.

Die genannten Rentendaten beziehen sich den Angaben zufolge auf die Rentenzahlbeträge, also auf den Betrag der Rente nach dem Abzug von Sozialbeiträgen und vor dem Abzug von Steuern. Die Linken-Bundestagsabgeordnete Sabine Zimmermann erklärte: “Es lässt sich schlicht nicht leugnen, dass die gesetzliche Rente nicht mehr armutsfest ist.” Viele kämen nur deshalb über die Runden, weil sie sich gezwungenermaßen zur Rente etwas hinzuverdienten. Das Problem werde sich verschärfen, denn auch gute Betriebsrenten und die Absicherung über den Ehepartner würden seltener werden, sagte die Vorsitzende des Seniorenausschusses im Bundestag.

Die Bundesregierung verweist darauf, dass allein aus der Höhe einer gesetzlichen Altersrente grundsätzlich nicht auf soziale Bedürftigkeit geschlossen werden könne, weil dabei mögliche zusätzliche Einkommensquellen und die konkrete Haushaltssituation nicht berücksichtigt seien. Geringe Rentenbeiträge würden in der Regel durch zusätzliche Einkünfte oder das Einkommen des Ehepartners ausgeglichen, teilte die Bundesregierung mit.

Die Armutsgefährdungsschwelle für eine Person lag im Jahr 2017 bei 999 Euro im Monat, schreibt die Bundesregierung weiter. Über die Armutsrisikoquote von Altersrentnern gebe es keine offiziellen Zahlen. Die Armutsquote bei Über-65-Jährigen liegt nach den Angaben bei 14,6 Prozent, bei der Bevölkerung insgesamt beträgt sie 15,8 Prozent. Die Zahl der Empfänger von Grundsicherung im Alter ist von 2017 auf 2018 von 544.090 auf 559.419 gestiegen. (epd) 

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Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Italia. Il calo demografico bloccherà, tra l’altro, il sistema pensionistico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-01.

2019-02-08__Italia_Istat__001

Le femmine in età fertile erano 14,090,000 nel 1998, 12,739,000 nel 2018 e saranno 10,521,000 nel 2038: a questi numeri corrispondono 533mila nati, 449mila e 406mila nati, rispettivamente.

Con un tasso di fertilità di 1.39 l’Italia è destinata ad estinguersi nel breve volgere di due generazioni.

Tranne Francia e Regno Unito, tutto il continente europeo è destinato alla estinzione per carenza di nascite.

Il trend potrebbe ancora essere invertito ricorrendo a manovre draconiane:

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

In parole poverissime: le femmine dovrebbero essere obbligate a figliare.

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L’Istat ha rilasciato gli ultimi dati demografici.

Il tasso totale di fecondità italiano è 1.32. Con l’eccezione del Trentino Alto Adige – Südtirol a 1.62 e di Bolzano a 1.74, le restanti regioni presentano valori molto bassi, arrivando anche all’1.06 della Sardegna.

La popolazione risulterà essere dimezzata nel volgere di una generazione.

«il nostro tasso di fecondità è basso (1,32 appunto, contro l’1,9 della Francia o l’1,8 della Gran Bretagna), ma drammatico è anche «il rimpicciolimento della platea dei genitori»»

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«I figli del boom economico erano tanti, un milione l’anno, una folla di potenziali mamme e papà. Nel 2018, invece, sono nati 449 mila bambini e saranno loro i genitori di domani. Dieci anni fa, erano 128 mila in più. Si parla tanto del calo della natalità, ma è forte anche l’allarme “genitori cercasi”. Fra 20 anni, avremo 2 milioni 215 mila potenziali mamme in meno di oggi»

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«Noi scontiamo l’inattivismo politico degli anni ‘90 e lo dimostrano i dati in controtendenza di zone dove invece la natalità è fortemente supportata, come Bolzano: 1,76 figli a donna»

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«si legge anche la smentita del pregiudizio che le italiane fanno pochi figli perché lavorano, come ha registrato un’indagine sconfortante dell’Eurobarometro sulla mentalità di genere. Dai dati, infatti, si vede che si fanno più figli dove le donne lavorano di più, come nel Nord. All’opposto, la fecondità è minore nelle Regioni a scarsa occupazione femminile: 1,16 in Basilicata, 1,13 in Molise…»

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Il periodo di transizione degli spopolamenti è sempre drammatico perché si formano inevitabilmente degli squilibri tra le diverse classi di età.

Per quanto riguarda la situazione italiana, alcuni considerazioni saltano all’occhio.

Innalzandosi il rapporto vecchi / giovani sia per l’aumento dell’età media sia per il calo delle nascite, i vecchi vengono a trovarsi senza braccia giovani che li accudiscano. Sono circa un quattro milioni ad oggi i single senza parenti.

Se è vero che una badante potrebbe alleviare il problema, sarebbe anche vero ricordare che una badante messa in regola ha un costo stipendiale di 18,000 euro l’anno, cui di dovrebbero aggiungere i contributi pensionistici oltre a vitto ed alloggio. Sono ben pochi i vecchi che dispongano di almeno 2,000 euro al mese per la badante.

Similmente, i ricoveri nei gerontocomi hanno rette che partono dai 1,500 euro mensili, ma quelli che abbiano una qualche decenza superano i 2,500 euro mensili. Nuovamente, non sono molti i pensionati a disporre di tali risorse. La maggior quota creperà in una disperante solitudine: terranno loro compagnia soltanto quei particolari rimorsi che emergono alla mente solo nei momeniìti dei triboli.

Sempre poi che non vengano malattie invalidanti.

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C’è poi un problema di cui poco si ama parlare, ma ciò non toglie che ci sia e ben reale.

Inps. Si avvicina la soluzione finale dei pensionati. Eutanasia.

«L’Inps riporta a bilancio 2018 entrate complessive per 423.975 miliardi di euro, delle quali 211.462 miliardi derivano dal versamento dei contributi. Mancano all’appello 212.513 = (423.975 – 211.462) miliardi di euro.

Per comprendere appieno il dramma dell’Inps servirebbe tener sempre a mente che i contributi versati sono immediatamente utilizzati per pagare le prestazione fatte dall’ente: in altri termini, sono i lavoratori attuali che pagano con i contributi che versano le pensioni di quanti siano ritirati.»

La contrazione delle nascita determina una consistente riduzione numerica di quanti versano i contributi pensionistici

Non solo, ma i giovani nuovi assunti godono di stipendi consistentemente minori di quelli ottenibili in tempi passati: versano quindi contributi minori e spesso molto minori di quelli che versavano i lavoratori a fine carriera.

In parole poverissime: l’Inps è destinato a fare bancarotta a breve termine.

Né ci si illuda che lo stato possa continuare a sanarne i bilanci: già ora passa un centinaio di miliardi direttamente ed un altro centinaio indirettamente, ma sarebbe ben difficile pensare che possa fare di più. Le entrate statali sono finite, non infinite.

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Come si vede, il problema riguarda tutti, e da vicino: la possibilità che l’erogazioni delle pensione sia sospesa è tutt’altro che remota. Grecia e Venezuela dovrebbero ben insegnarci qualcosa. Ma quando verrà loro tolta la pensione, le persone che non hanno figliato non vengano a lamentarsi.


Corriere. 2019-02-08. Il Paese senza genitori: fra 20 anni 2,2 milioni di madri in meno

Il numero medio di figli per donna è rimasto invariato a 1,32, come nel 2017, eppure, nell’ultimo anno, di bambini ne sono nati novemila in meno. L’antinomia dei due dati appena rilasciati dall’Istat è la foto perfetta di una nuova «trappola demografica». La definisce così Letizia Mencarini, demografa alla Bocconi di Milano, facendo notare che sì il nostro tasso di fecondità è basso (1,32 appunto, contro l’1,9 della Francia o l’1,8 della Gran Bretagna), ma drammatico è anche «il rimpicciolimento della platea dei genitori». Spiega: «I figli del boom economico erano tanti, un milione l’anno, una folla di potenziali mamme e papà. Nel 2018, invece, sono nati 449 mila bambini e saranno loro i genitori di domani. Dieci anni fa, erano 128 mila in più. Si parla tanto del calo della natalità, ma è forte anche l’allarme “genitori cercasi”. Fra 20 anni, avremo 2 milioni 215 mila potenziali mamme in meno di oggi».

Trappola demografica

«Genitori cercasi», è il titolo del libro appena pubblicato da Mencarini e dal collega Daniele Vignoli per Università Bocconi Editore, e lo scenario è quello di una popolazione che invecchia e si riduce. Per l’Istat, anche il saldo migratorio positivo del 2018 è stato quasi integralmente assorbito dal saldo naturale di nascite e morti. «Né i 67 mila neonati da madre straniera sono sufficienti a mutare le cose», aggiunge Mencarini, che avvisa: «Dalla trappola demografica si esce avendo più genitori con le migrazioni e più figli per donna: con 1,6, avremmo mezzo milione di bimbi l’anno». Alle mamme che mancano all’appello, si sono aggiunte anche le figlie del ‘68, il che ha un suo fascino simbolico.

Ultimo anno fertile

L’Istat fa notare, infatti, che il 2018 va considerato, per convenzione, il loro ultimo anno fertile: le nate del ‘68 hanno oggi 50 anni e 1,53 figli ciascuna, avuti in media a 30,1 anni. Ora, invece, si partorisce in media a 32, l’età più alta di sempre. E avere i figli più tardi significa probabilmente averne meno, anche se le italiane tentano il recupero e l’Istat segnala fra le over 40 il massimo della fecondità mai registrato dal ‘70. I calcoli di Mencarini, tuttavia, dicono che fra vent’anni nasceranno solo 406 mila bimbi, sempre che le donne continuino ad averne così pochi e se non cambiano le politiche socio-economiche: «Noi scontiamo l’inattivismo politico degli anni ‘90 e lo dimostrano i dati in controtendenza di zone dove invece la natalità è fortemente supportata, come Bolzano: 1,76 figli a donna».

Scarsa occupazione e culle vuote

Fra le righe di questo rapporto Istat, aggiunge, «si legge anche la smentita del pregiudizio che le italiane fanno pochi figli perché lavorano, come ha registrato un’indagine sconfortante dell’Eurobarometro sulla mentalità di genere. Dai dati, infatti, si vede che si fanno più figli dove le donne lavorano di più, come nel Nord. All’opposto, la fecondità è minore nelle Regioni a scarsa occupazione femminile: 1,16 in Basilicata, 1,13 in Molise… Zone che per l’Istat vanno verso lo spopolamento». Di questo passo, insomma, parleremo ancora di «culle vuote», ma a chi?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Germania. La miseria sta crescendo. – Handelsblatt. Confindustria Tedesca.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-10.

Das Brandenburger Tor in Berlin

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.

‘Massive’ rich-poor gap in German society

German poverty rising despite economic growth

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

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Una volta alla domanda se avessero voluto burro oppure cannoni i tedeschi risposero compatti che volevano i cannoni. E ne furono saziati.

Adesso alla domanda se volevano essere ecologicamente lindi e sessualmente pervertiti oppure con un lavoro decente hanno optato per la prima soluzione. Ora vivono il frutto della scelta fatta.

Confindustria tedesca traccia il quadro della miseria in Germania.

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Handelsblatt. 2017-08-16. 7,7 Millionen Deutsche in Teilzeit oder Mini-Jobs

«Die Zahl der Erwerbstätigen in atypischer Beschäftigung steigt weiter und liegt nun bei rund 7,7 Millionen. Dazu gehören befristete Tätigkeiten, Teilzeitarbeit bis 20 Wochenstunden, Zeitarbeit sowie diverse Minijobs.

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BerlinMit dem Beschäftigungszuwachs in Deutschland ist auch die Zahl der Erwerbstätigen in sogenannter atypischer Beschäftigung gestiegen. Dazu gehören befristete Tätigkeiten und Teilzeit bis zu 20 Wochenstunden ebenso wie Zeitarbeit und bestimmte Minijobs. Die Zahl der in solchen Beschäftigungsverhältnissen arbeitenden Menschen legte 2016 um 121.000 auf knapp 7,7 Millionen zu, wie das Statistische Bundesamt am Mittwoch mitteilte. Ihr Anteil an allen Erwerbstätigen im Alter zwischen 15 und 64 Jahren blieb mit 20,7 Prozent (2015: 20,8 Prozent) aber nahezu unverändert. Die Zahl der Personen in normalen Arbeitsverhältnissen stieg gleichzeitig um 808.000 auf 25,6 Millionen.

Der Anteil der befristet Beschäftigten stieg demnach auf 7,2 Prozent (2015: 7,0 Prozent). Damit hatte etwa jeder 14. einen befristeten Arbeitsvertrag. Auch der Anteil der Leiharbeit sei leicht auf 2,0 Prozent der Erwerbstätigen gestiegen. Die Statistiker berücksichtigen dabei nur Erwerbstätige bis zum 65. Lebensjahr, die nicht in Bildung, Ausbildung oder einem Freiwilligendienst sind. Studenten und Rentner in Minijobs werden zum Beispiel daher nicht mitgerechnet. Grundlage ist der Mikrozensus, für den jährlich in einer Stichprobe ein Hundertstel der Bevölkerung befragt wird.

Die höchste Zahl atypisch Beschäftigter wurde im Jahr 2010 mit knapp 7,95 Millionen verzeichnet. Ihr Anteil an den Erwerbstätigen betrug damals 22,6 Prozent. Bis 2014 ging die absolute Zahl zurück. 2015 war sie erstmals wieder gestiegen. ….»

7.7 milioni di tedeschi hanno un Miniarbeit ovvero un part-time involontario. Si tratta di posti di lavoro a tempo determinato e a tempo parziale fino a 20 ore settimanali, nonché di lavoro temporaneo. Nel 2016 il numero di persone occupate in questi lavori è aumentato di 121’000 unità, raggiungendo quasi 7,7 milioni di persone. La loro quota sul totale degli occupati di età compresa tra i 15 e i 64 anni è rimasta praticamente invariata al 20,7 per cento (2015: 20,8 per cento). Il numero di persone con un’occupazione normale è aumentato di 808.000 unità, raggiungendo i 25,6 milioni. La percentuale di lavoratori temporanei è salita al 7,2 per cento (2015: 7,0 per cento). Il maggior numero di persone occupate atipicamente è stato registrato nel 2010 con poco meno di 7,95 milioni. A quel tempo, rappresentavano il 22,6% della forza lavoro.

Questi 7.7 milioni di persone lavorano 15 ore la settimana e ricavano 450 euro al mese.

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Zeit. 2017-10-12. Immer mehr Menschen haben mehrere Jobs

«In Deutschland können 3,2 Millionen Menschen von einem Beschäftigungsverhältnis allein nicht leben. Die Linke wirft der scheidenden Bundesregierung vor, versagt zu haben.

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In Deutschland gehen immer mehr Beschäftigte mehreren Jobs nach. Binnen zehn Jahren nahm die Zahl der sogenannten Mehrfachbeschäftigten nahezu kontinuierlich um rund eine Million auf 3,2 Millionen im vergangenen März zu. Das geht aus Zahlen hervor, die die Bundesagentur für Arbeit auf Anfrage der Linkspartei veröffentlichte.

Im Einzelnen hatten zuletzt 2,7 Millionen Arbeitnehmer eine sozialversicherungspflichtige Beschäftigung und mindestens eine weitere geringfügige Beschäftigung. Mehr als 310.000 hatten neben der sozialversicherungspflichtigen Beschäftigung mindestens eine weitere sozialversicherungspflichtige. Die dritte Variante: Arbeitnehmer mit ausschließlich geringfügigen Beschäftigungsverhältnissen. Das betraf über 260.000 Menschen.»

Sempre più persone hanno diversi lavori. In Germania, 3,2 milioni di persone non possono vivere con un solo rapporto di lavoro. Nel giro di dieci anni, il numero dei cosiddetti dipendenti multipli è aumentato quasi continuamente di circa un milione, arrivando a 3,2 milioni nel marzo scorso.

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«Altra figura lavorativa, che è molto cresciuta negli ultimi decenni, è quella dei cosiddetti Aufstocker, termine che è difficile da rendere in italiano, ma che forse potrebbe essere tradotto come “integratore”. Nella sostanza gli Aufstocker sono dei lavoratori che percepiscono un salario così basso da rendere necessaria un’integrazione economica da parte dello Stato, altrimenti avrebbero serie difficoltà a far fronte alle loro spese correnti e ad arrivare a fine mese. Nella maggior parte dei casi essi sono lavoratori part-time, ma si sono registrati non pochi episodi di lavoratori a tempo pieno che chiedono un aiuto economico allo Stato per poter sbarcare il lunario; sono per esempio padri di famiglia con figli a carico che, seppur lavorando 40 ore alla settimana, non riescono con i loro magri salari a garantire un’esistenza degna a sé stessi e ai loro cari. Il numero degli Aufstocker in Germania è di 1,2milioni di unità.» [Fonte]

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Zeit. 2018-06-12. Fast jede zweite Altersrente liegt unter 800 Euro

«Millionen Rentner beziehen eine sehr niedrige Rente, geht aus einer Regierungsantwort hervor. Die Einkommenssituation sei aber besser, als die Zahlen nahelegten.

Etwa 8,6 Millionen Rentner erhielten Ende 2016 eine Altersrente von weniger als 800 Euro monatlich. Das entspricht einem Anteil von 48 Prozent aller Rentner, geht aus der Regierungsantwort auf eine parlamentarische Anfrage der Linken-Sozialexpertin Sabine Zimmermann hervor. 62 Prozent der Renten liegen demnach unter 1.000 Euro. Von den Renten unter 800 Euro sind 27 Prozent der Männer und 64 Prozent der Frauen betroffen. Die Zahlen beziehen sich dem Bericht zufolge auf Renten nach Sozialversicherungsbeiträgen vor Abzug von Steuern. Daten für das vergangene Jahr lagen noch nicht vor.»

Alla fine del 2016, circa 8,6 milioni di pensionati hanno ricevuto una pensione di vecchiaia inferiore a 800 euro al mese. Ciò corrisponde al 48 per cento di tutti i pensionati, secondo la risposta del governo.

Il 62% delle pensioni è inferiore a 1.000 euro. Delle pensioni sotto gli 800 euro, il 27 per cento degli uomini e il 64 per cento delle donne sono colpiti. Secondo la relazione, le cifre si riferiscono alle pensioni al netto dei contributi previdenziali al lordo delle imposte.

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Riassumendo.

«7.7 milioni di tedeschi hanno un Miniarbeit …. rappresentavano il 22,6% della forza lavoro»

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«Questi 7.7 milioni di persone lavorano 15 ore la settimana e ricavano 450 euro al mese»

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«Il numero degli Aufstocker in Germania è di 1,2milioni di unità»

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«Alla fine del 2016, circa 8,6 milioni di pensionati hanno ricevuto una pensione di vecchiaia inferiore a 800 euro al mese»

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«Il 62% delle pensioni è inferiore a 1.000 euro …. il 64 per cento delle donne sono colpite»

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Questa situazione in altri tempi era denominata schiavitù.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Pensionati. Nell’Unione Europea il 14.2% è a rischio povertà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-20.

2019-01-18__pensionati__001

Pensioners in EU Are Increasingly Facing Risk of Poverty

The proportion of European Union pensioners at risk of poverty has increased every year since 2013 and stood at 14.2 percent in 2017, according to Eurostat data. While the rate was between 10 percent and 25 percent in most EU countries, more than a third of pensioners in the Baltics faced poverty risks. The rate was the lowest in France, Slovakia and Denmark.

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2019-01-18__pensionati__002

L’esame della tabella numerica evidenzia i dati dal 2010 al 2017.

Se per alcuni stati è abbastanza comprensibile che una larga quota di pensionati sia a rischio povertà, per altri la cosa lascia alquanto sorpresi.

Il caso più sorprendente è l’Estonia: nel 2010 i pensionati a rischio povertà erano il 14.9%, mentre a fine 2017 erano saliti al 46.1%. Comportamento analogo era presente negli stati baltici.

Se nel 2010 in Germania era a rischio povertà il 13.4% dei pensionati, nel 2017 questa quota era salita al 17.5%.

Anche la Svezia presentava nel 2017 il 16.2% dei pensionati a rischio povertà.

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Questi dati dovrebbe dare da riflettere.

Sempre che la salute assista, una vecchiaia passata con una pensione sotto la soglia della povertà sembrerebbe essere un evento molto indesiderato.

Si ripropone quindi la necessità di riorganizzare le spese degli stati: queste quote percentuali sono indegne di stati che vogliano definirsi civili.

Un rimedio non eccessivamente costoso potrebbe essere l’innalzamento del livello minimo tassabile per le pensioni.


Eurostat. 1 in 7 pensioners at risk of poverty in the EU

In 2017 the proportion of pensioners at risk of poverty in the European Union (EU) was estimated to be 14.2 %, slightly above the figure of 13.8 % in 2016. The rate has been rising gradually since 2013, when it was 12.6 %.

In most of the 27 EU Member States for which 2017 data are available, the proportion of pensioners at risk of poverty lies between 10 % and 25 %. The four countries with an at-risk-of-poverty rate above 30 % in 2017 were Estonia (46 %), Latvia (44 %), Lithuania (37 %) and Bulgaria (32 %).

In contrast, the lowest rates in 2017 were in France (7 %), Slovakia (8 %), Denmark, Hungary and Luxembourg (all 9 %).

Across the EU as a whole between 2010 and 2017, the proportion of female pensioners at risk of poverty has been around 2-3 percentage points (pp) higher than the rate for male pensioners.

In 2017 there were four Member States where the at-risk-of-poverty rate for female pensioners was more than 10 pp higher than the rate for male pensioners: Estonia (+19 pp), Lithuania (+16 pp), Bulgaria and Latvia (both +15 pp).

Conversely, four countries had at-risk-of-poverty rates which were higher for male pensioners than for female pensioners: Malta (+5 pp), Spain (+2 pp), Italy and Denmark (both +1 pp). ….

Note: 

Individuals are identified as being at risk of poverty if their equivalised disposable income is less than 60 % of the national median equivalised disposable income after social transfers have been taken into account.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Italia. Ma come tripudiano gli italiani! – Sondaggio Swg

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-26.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

La Cna-Swg ha pubblicato i dati relativi ad un sondaggio fatto a livello nazionale.

Il titolo sarebbe “pensionati più fiduciosi dell’italiano medio“.

Sarebbe fiducioso? Solo il 15%!

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«il 15% degli interpellati è fiducioso (mentre la media nazionale si ferma all’8%) e un altro 17% è comunque orientato positivamente»

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«Che la situazione possa ancora peggiorare è convinzione solo del 39%, benché verso il futuro prevalga l’atteggiamento preoccupato: il 52% è pessimista»

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«Il 51% degli anziani sostiene di vivere male»

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«Solo il 12% di quanti percepiscono un assegno inferiore ai 750 euro mensili è soddisfatto della qualità della propria vita contro il 65% di quanti ritirano una pensione superiore ai 1750 euro»

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«Il 52% degli interpellati è convinto che negli ultimi cinque anni il proprio tenore di vita sia rimasto immutato, il 2% ritiene lo ritiene migliorato e il 46% peggiorato»

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«Il 41% dei pensionati valuta la propria situazione economica attuale buona (in perfetta media nazionale), il 25% normale (italiani al 41%) e il 33% difficile»

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«Solo il 25%, però, è in grado di sostenere economicamente la famiglia con le entrate correnti»

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«un altro 29% ci riesce perché può contare su altri redditi e il residuo 46% abitualmente non ce la fa.»

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– Il 52% degli intervistati è pessimista;

– Il 51% degli anziani sostiene di vivere male;

– Il 46% ritiene peggiorata la propria condizione negli ultimi cinque anni;

– Il 25% degli intervistati può sostenere la famiglia;

– Il 46% non riesce a mantenere la propria famiglia.

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Aspettiamo tranquillamente che la gente perda la pazienza e dia inizio ad una nuova rivoluzione francese, con tanto di ghigliottina al lavoro.