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Partito Democratico. La dirigenza sapeva del vermaio Csm e ci sguazzava. Eccome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-15.

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I documenti riportati in fotocopia sono stati estratti dalle pagine Twitter:di #CALENDA e di #Zingaretti.

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Mr Zingaretti ben conosceva il giudice Luca Palamara. Al punto tale che la moglie del pm è stata per quasi tre anni dirigente della Regione Lazio a guida Zingaretti.

«Perché la moglie di Palamara venne assunta in Regione Lazio da #Zingaretti? C’era una contropartita? Se sì, quale? Comincio ad avere qualche sospetto e mi si accendono un po’ di lampadine …»

Quando la magistratura massacrava i nemici politici del partito democratico, essa era ‘indipendente’.

Per il partito democratico la magistratura è ‘indipendente’ quando a ricoprire le cariche di alto magistrato siano suoi sodali: tu mi assumi la moglie ed io emetto sentenza che Giulio Cesare è morto di raffreddore.

Caos procure: Lotti a Zingaretti, ‘mi autosospendo da Pd’ (3)

«”La verità prosegue Lotti- è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente”.

“Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio?”.

“Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia? Ti auguro buon lavoro, caro Segretario. E spero che – anche grazie al mio gesto – il Pd sia in grado di fare una discussione vera e onesta. Io sono innocente. E spero di cuore che lo sia anche chi mi accusa di tutto, senza conoscere niente. Ciao Luca”.»

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«Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio

dipenda da un parlamentare semplice?»

Bene.

Buona lettura.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Abruzzo. Il 10 febbraio si vota in Abruzzo. Lega secondo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-30__abruzzo__001

Il dieci febbraio si terranno le elezioni regionali in Abruzzo.

Ricordiamo come in tale regione non esista la figura del ballottaggio: vince chi ottiene più voti.

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Questi a seguito sono i risultati del più recente sondaggio.

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Se nelle elezioni del 2014 il centrosinistra era riuscito a conquistare il 46.3% dei consensi era sceso al 20.3% alle politiche 2018 e si attesterebbe ora sul 28.2%.

Il M5S aveva preso il 21.4% alle regionali, il 39.9% alle politiche e varrebbe ora il 28.2%.

Il centro – destra, che alle regionali 2014 aveva conseguito il 29.3% ed il 35.6% alle politiche 2018, otterrebbe ad ora il 39.0% dei propensioni al voto.

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La lotta per la presidenza si svolge quindi tra M5S ed il centro – destra, anche se forse sarebbe meglio dire la Lega. Questa infatti passa dal 13.9% delle politiche 2018 agli attuali 21.6%.

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Si è perfettamente consci che i dati delle elezioni regionali sono difficilmente trasferibili in sede politica nazionale.

Pur tuttavia, a quanto sembrerebbe, questi dati locali ricalcherebbero quelli delle prospezioni alla propensione al voto eseguite in sede nazionale.

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«Il primo appuntamento elettorale del 2019 per la politica italiana si terrà il 10 febbraio con le regionali abruzzesi.

Secondo un sondaggio Swg commissionato da Fratelli d’Italia, il candidato della coalizione di centrodestra, Marco Marsilio, sarebbe in vantaggio sugli sfidanti e raccoglierebbe un consenso che va dal 35% al 39%. Subito dietro Sara Marcozzi, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe tra il 30% e il 34%. Più indietro invece il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, sondato tra il 28% e il 32% mentre Stefano Flajani di Casapound non ha speranze nemmeno di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per le liste non coalizzate.

Sondaggi elettorali Swg: Abruzzo, balzo Lega.

Swg ha rilevato anche le intenzioni di voto dei singoli partiti.

In Abruzzo, la Lega, rispetto alle Politiche del 2018, ha aumentato il suo bacino di consensi di quasi sette punti percentuali, passando dal 13,9% al 21,6%. Forza Italia ha visto un travaso di voti importante e ha dovuto passare lo scettro di primo partito del centrodestra proprio al Carroccio. Gli azzurri hanno perso 5,5% punti e ora si attestano al 9% in linea con la media nazionale. Fratelli d’Italia ha fatto un piccolo passo in avanti dal 5% al 5,3%. In nemmeno un anno, il Movimento 5 Stelle ha dilapidato il vantaggio che aveva sugli avversari. Dal 39,9% ottenuto alle Politiche è passato al 32,2% di oggi. I pentastellati rimangono sì la prima forza politica, ma alle regionali corrono da soli e, al momento, sono secondi rispetto alla coalizione di centrodestra sondata al 39% mentre il centrosinistra è subito dietro al 28,2%. Potrebbe proprio essere il Partito Democratico il vero ago della bilancia della partita. I dem sono in crescita rispetto alla rilevazione effettuata a fine novembre (+1,4% al 13,2%) e potrebbero rubare voti chiave al Movimento. In Abruzzo, infatti, non si va al ballottaggio: vince chi ottiene più voti.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ipsos. Lega 34.7%, M5S 28.7%, Pd 16.5%. Cd 46.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-05.

2018-11-03__Salvini__001

Ipsos ha rilasciato il solito Report mensile sulla propensione al voto degli italiani.

Il 57% degli italiani da un giudizio positivo sull’attuale Governo gialloverde, il 58% sul Premier Conte, il 52% su Mr Salvini ed il 48% su Mr Di Maio.

La Lega sale dal 17.4% al 34.7%, M5S decresce dal 32.7% al 28.7%, il partito democratico scende dal 18.7% al 16.5%.

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Poi ci sono persone che si chiedono perché Salvini trionfi nei consensi.

Questi dati confermano il trend in atto da oltre sei mesi.

Gli Elettori premiano i politici coerenti, che fanno ciò che dicono ed attuano il programma che si erano prefissati. Non solo, ma privilegiano coloro che parlano in modo chiaro, semplice, e comprensibile:quelli che sono stati a sentire i desideri espressi dalla società civile, ossia dagli Elettori stessi.

Se sicuramente Salvini e la Lega salgono nelle propensioni di voto grazie alle loro idee e comportamenti, sarebbe forse più interessante valutare il perché le altre formazioni politiche perdono consensi.

Il partito democratico assomiglia ad un reperto archeologico privo di idee che interpretino e facciano comprendere i tempi, ancora guidato dalle stesse identiche persone che lo hanno portato alla disfatta, disperdendo quel patrimonio elettorale del 40.8% che avevano ottenuto alle passate elezioni europee. Come tutte le situazioni sclerotiche, si constata come il suo Elettorato sia costituito in larga maggioranza da edentuli vecchietti tutti chiusi nelle bucoliche ridondanze di un passato che non ritorna, che non può ritornare. Non vale nemmeno la pena di combatterlo, ci pensa Sorella Morte a sfoltire i ranghi del partito democratico, che nulla ha da proporre di fattibile ai giovani.

Movimento Cinque Stelle sta sostanzialmente mantenendo le posizioni acquisite. Sta affrontando la inevitabile crisi che si presenta ogni qualvolta un partito arriva alla stanza dei bottoni più cavalcando scontenti specifici piuttosto che proponendo una chiara linea politica sostenibile nel tempo.

In passato M5S aveva coagulato tutta una lunga serie di movimenti locali contraddistinti dal ‘no‘ a qualcosa. Frange minoritarie ma molto rumorose. Ma non si guida una nazione dando ascolto a minuscole minoranze a discapito del bene comune di tutta la Collettività.

Sicuramente servirà ancora del tempo per bonificare M5S da questi esagitati ed altrettanto sicuramente il Movimento perderà qualche deputati e qualche senatore. Certamente la residua stampa liberal socialista farà da gran cassa, ma anche questa un bel dì dovrà rendersi conto che il pd è morto.

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Questi dati si presterebbero però anche ad altri tipi di lettura.

Or son due anni che in tutto il mondo si evidenzia la devoluzione delle ideologie liberal e socialiste: fenomeno questo che ha iniziato a manifestarsi proprio mentre esse erano la Weltanschauung dominante con il controllo quasi totale di ogni tipo di media.

La lezione è semplicissima.

I media sono ininfluenti: la gente comune guarda di più quanto le sia consentito di vivere secondo le proprie idee personali, usando un occhio di particolare riguardo per il proprio stipendio e dando sbirciatine rumorose al proprio futuro.

L’overkilling mediatico, il battere su argomenti che stanno a cuore solo all’élite dominante ma dei quali la gente vive tranquillamente facendone a meno, l’uso scotennato della menzogna e della calunnia si sono rivelati del tutto controproducente.

Ma mica che i resti dell’élite lo abbiano ancora capito. La caduta di Frau Merkel non ha insegnato nulla a nessuno.

Giudici togati, Rai con i suoi telegiornali, Corriere della Sera, La Stampa, Sole 24 Ore sono stati e continuano ad essere i migliori alleati di Mr Salvini e della Lega.

I sovranisti, populisti, i ‘lebbrosi’ di Mr Macron, alla fine dovranno ben erigere loro un dignitoso mausoleo.

La Lega sale al 34,7 e il 16% dei nuovi voti viene da M5S (che è crollato al Nord)

Il consueto aggiornamento mensile dello scenario politico fa registrare la sostanziale tenuta del governo: infatti, come un mese fa, il 57% degli italiani esprime un giudizio positivo sull’esecutivo, mentre le valutazioni negative aumentano di poco (da 32% a 33%) e l’indice di gradimento flette di un punto, passando da 64 a 63. Il consenso per il presidente Conte diminuisce di due punti passando dal 60% al 58%, i critici aumentano di 3 punti (da 30% a 33%), l’indice di gradimento passa da 67 a 64 e si mantiene più elevato rispetto a quello dei vicepremier Salvini (58) e Di Maio (51), riportato la scorsa settimana in questa rubrica. Cinque mesi dopo l’insediamento l’apprezzamento per il governo si attesta sul livello più elevato degli ultimi 6 esecutivi a parità di periodo, seguito dai governi Letta (60), Renzi (56) e Berlusconi (53), mentre il premier si colloca al secondo posto preceduto da Renzi (70) ed ottenendo lo stesso indice di Enrico Letta (64), di due punti superiore a quello di Monti (62).

La maggioranza

La stabilità dei giudizi sull’esecutivo desta sorpresa, tenuto conto delle forti tensioni emerse nell’ultimo mese all’interno della maggioranza e delle notevoli differenze tra gli elettorati di Lega e M5S, in termini di profilo, di aree territoriali e di domande che esprimono. Ed in effetti, se si guarda alle esperienze del passato, all’indebolimento della coesione della maggioranza i governi iniziavano a perdere consensi, com’è accaduto ad esempio con gli esecutivi guidati da Prodi e Berlusconi. Il governo Conte per il momento sembra pagare poco pegno: infatti le difficoltà emerse tra le due forze della maggioranza si riflettono più sulla fiducia nei leader dei partiti e nelle intenzioni di voto che nel consenso per l’esecutivo, la cui caratteristica principale è quella di essere basato più su un contratto che su un’alleanza, più su un impegno reciproco che su una piena consonanza valoriale. Insomma, è una sorta di «matrimonio di convenienza». Ne consegue che la maggior parte degli elettori leghisti e pentastellati ha interiorizzato il compromesso che sta alla base del contratto e per il momento è disposto ad accettare provvedimenti non graditi pur di ottenere quelli sostenuti dalla propria parte politica.

Gli orientamenti

Tutto ciò sembra quindi avere più riflessi sugli orientamenti di voto: a distanza di un mese si evidenzia la crescita della Lega che raggiunge il valore più elevato di sempre (34,7%), seguita dal M5s, stabile al 28,7% (+0,2%), quindi dal Pd con il 16,5% (-0,6%) e Forza Italia con l’8,7% (+0,9%). Più staccati in graduatoria si collocano, entrambi al 2,7%, + Europa, stabile sui risultati del 4 marzo, e Fratelli d’Italia, in flessione rispetto alle Politiche, quindi Leu al 2,1%. Rispetto alle elezioni politiche il centrodestra passa dal 37% al 46,5%, superando abbondantemente la «soglia implicita» del 40% che garantirebbe la maggioranza, il centrosinistra si colloca al di sotto del 20% (-3%) e il M5S arretra di 4 punti. La Lega può contare su un elettorato molto fedele — l’85% di coloro che hanno l’hanno votata alle Politiche confermerebbe il proprio voto — e su una straordinaria capacità di attrarre nuovi elettori: basti pensare che oltre la metà (54%) di coloro che oggi la voterebbero, non votarono il partito di Salvini lo scorso 4 marzo e provengono per il 16% dal M5S, per il 16% dall’astensione, per il 12% da Forza Italia, per il 4% da un altro partito di centrodestra e per il 3% dal Pd. Rispetto a un mese fa la Lega si conferma nelle regioni del Nord, superando abbondantemente il 40%, e del Centro nord (32,5%), mentre si rafforza ulteriormente nelle regioni meridionali, incontrando il favore di un quarto degli elettori. Il M5S si attesta nettamente al primo posto nelle regioni del Centro e del Sud (mentre subisce un significativo calo nelle regioni del Nord e del Centro) e rispetto alle Politiche evidenzia una fedeltà di voto da parte di due elettori su tre e una più debole — ma tutt’altro che trascurabile — capacità di attrazione di nuovi elettori (quasi uno su cinque).

La crisi della sinistra

Il Pd soffre non solo nelle regioni meridionali, dove si colloca tra il 12% e il 13%, e nel Nord est (13,6%), ma anche nelle tradizionali zone di insediamento (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria), dove si colloca al terzo posto, sopravanzato dalla Lega e dal M5S. Infine Forza Italia, che subisce una contrazione significativa di consenso, potendo contare su una modesta fedeltà di voto (solo 49% confermerebbe il proprio voto al partito di Berlusconi, mentre il 27% voterebbe Lega e il 18% si asterrebbe) e fatica ad attrarre nuovi elettori, arretrando sia nel Nord ovest sia nel Meridione. Insomma, lo scenario attuale fa segnare cambiamenti profondi rispetto alle politiche, ma sarebbe illusorio pensare che si possa mantenere inalterato fino alle Europee del 26 maggio. In mezzo ci saranno le elezioni regionali in Basilicata, Abruzzo e Sardegna che potranno rappresentare un importante indice di salute dei partiti e dei loro leader.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Trentino Alto Adige. Ci vedremo a Filippi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-17.

Caravaggio. Giuditta ed Oloferne. 001

Or son più di due decenni che nel Trentino Alto Adige il centro sinistra ha governato con pugno di ferro in guanto di acciaio, schiacciando chiunque cercasse non solo di opporsi ma anche timidamente avesse cercato di esprimere una idea differente.

Per il centrosinistra i diritti della minoranza sono da sempre un optional non disponibile.

Se è vero che abbia governato in modo economicamente ragionevole, sarebbe altrettanto doveroso ricordare come se non si fosse avuta la giusta tessera del partito non si sarebbe nemmeno potuto entrare negli androni dell’ufficio collocamento.

Anche la Chiesa locale, intendendo per Essa Gerarchia e Clero,  è tutta schierata su ideologia liberal, contrastante con il Vangelo, ma in taluni momenti mammona ha più fascino del Cristo. Il risultato è stato quello certo con rapporto uno ad uno: seminari vuoti e clero senescente che giorno per giorno perde persone causa l’azione di Sorella Morte. Parrocchie vuote, Chiese abbandonate, cattocomunismo in via di estinzione causa decesso dei suoi sostenitori. Ma ci sono ancora molti cristiani che non hanno abiurato passando al cattocomunismo.

Un quadro sconsolante di devastazione religiosa, politica, sociale, etica e morale.

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Ce ne eravamo occupati già nell’agosto di questo anno.

Elezioni Regionali 2018. Trentino Alto Adige.

«Nella provincia autonoma di Trento nel 2013 la lista Centrosinistra autonomista conseguì il 58.12% dei suffragi (23/35 seggi), mentre la coalizione Fare per fermare il Declino prese il 19.28% dei voti (7/35 seggi).

Il partito democratico aveva conseguito il 22.07% (9 seggi), Lega il 6.22% (1 seggio) M5S il 5.84% (1 seggio).

Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 il quadro politico risultò essere mutato.

Il partito democratico aveva conseguito il 14.66%, la Svp il 25.09%, Lega il 19.57% e forza Italia il 7.17%.

Sondaggio choc della Svp Bene Lega e M5S, Pd giù 

«Sono i dati del sondaggio riservato commissionato dalla Svp in vista delle elezioni di ottobre ….

Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni, tra cui il 40 per cento previsto per la Svp (nel 2013 aveva il 45,7%) ….

il sondaggio attesterebbe il Pd tra il 4 e il 5 per cento ….

Il Movimento 5 Stelle è accreditato intorno al 7-8% (nel 2013 aveva il 2,5%) ….

Alle provinciali del 2013 la lista unica di Lega, Forza Italia e Team autonomie ottenne il 2,5%»

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In Trentino-Alto Adige potrebbe cambiare tutto

«Domenica 21 ottobre le province autonome di Trento e Bolzano voteranno per rinnovare i loro consigli provinciali e, nel caso di Trento, per scegliere il nuovo presidente della provincia. Secondo quanto mostrano sondaggi pubblici e ufficiosi, potrebbe essere un voto storico per gli equilibri politici che da decenni determinano cosa succede nella regione: a Trento i partiti autonomisti potrebbero per la prima volta finire all’opposizione, mentre a Bolzano rischiano di doversi alleare per la prima volta con il centrodestra, invece che con i tradizionali alleati di centrosinistra.

Ma saranno elezioni importanti non solo per il milione di persone che abitano nelle due province autonome. Il voto sarà infatti la prima vera prova elettorale per le forze politiche che sostengono il nuovo governo, Movimento 5 Stelle e Lega, la forza politica che potrebbe uscire vincitrice da entrambe le competizioni.

Le elezioni a Trento

La provincia autonoma di Trento è considerata una delle poche roccaforti del centrosinistra nel Nord Est. Dalla fine della Democrazia Cristiana, la provincia è governata da una coalizione formata da centrosinistra e partiti autonomisti. Alle precedenti elezioni regionali, nel 2013, Ugo Rossi, candidato dell’alleanza tra PD e autonomisti, raccolse più del 58 per cento dei voti.

Negli ultimi cinque anni però la situazione è peggiorata, soprattutto per il centrosinistra. Nel 2013 il PD aveva ottenuto da solo il 22 per cento dei voti, mentre alle politiche dello scorso 4 marzo si è dovuto accontentare del 14,6. Anche se non circolano molti sondaggi pubblici, sembra che le cose non miglioreranno. La coalizione che aveva stravinto nel 2013 si è divisa. Il PD, l’Unione per il Trentino e Futura 2018 appoggiano Giorgio Tonini (senatore eletto in Trentino con il PD) mentre il presidente uscente Rossi si candiderà da solo con il Partito autonomista trentino tirolese.»

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La campagna della Lega per conquistare il Trentino Alto Adige

«La Lega ha lanciato la sua offensiva elettorale al Trentito Alto Adige, da 20 anni guidato dal centrosinistra autonomista. La piccola regione autonoma è chiamato al voto il 21 ottobre, come sempre separatamente per ciascuna provincia, e la vera novità potrebbe riguardare non l’Alto Adige, ma solo il Trentino. È qui che la Lega sta mettendo i suoi pezzi da novanta a sostenere il candidato governatore, Maurizio Fugatti, sottosegretario leghista alla Salute dell’attuale governo, che attorno a sé ha raccolto altri otto partiti in coalizione, da Forza Italia a Fdi, autonomisti e liste civiche.»

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Anche il Sole 24 Ore prende atto della mutata situazione.

«Dopo decenni di dominio incontrastato del centrosinistra a Trento domenica prossima arriverà molto probabilmente la conferma di quanto gia era avvenuto alle politiche del 4 marzo e viene da settimane ribadito da tutti i sondaggisti tanto in Trentino che a livello mazionale: l’ascesa incontrastata della Lega di Matteo Salvini che si appresta a occupare un altro feudo del centrosinistra qual è il Trentino assumendone la guida, assieme agli alleati del centrodestra, con un leghista doc come Maurizio Fugatti»

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Aspettiamo quindi sereni sapendo che la società civile sceglierà per il meglio.


Sole 24 Ore. 2018-10-15. Trentino Alto Adige al voto domenica, Salvini insidia il «feudo» del centrosinistra

Dopo decenni di dominio incontrastato del centrosinistra a Trento domenica prossima arriverà molto probabilmente la conferma di quanto gia era avvenuto alle politiche del 4 marzo e viene da settimane ribadito da tutti i sondaggisti tanto in Trentino che a livello mazionale: l’ascesa incontrastata della Lega di Matteo Salvini che si appresta a occupare un altro feudo del centrosinistra qual è il Trentino assumendone la guida, assieme agli alleati del centrodestra, con un leghista doc come Maurizio Fugatti. Un exploit che si attende anche a Bolzano, dove per la prima volta gli autonomisti della Svp, da sempre alleati del centrosinistra, potrebbero decidere di cambiare cavallo per poter continuare a governare la provincia.

L’impatto del voto su Roma

Ma la vittoria della Lega a Trento e Bolzano si rifletterà probabilmente anche a Roma. soprattutto se dovesse essere confermato l’arresto o addirittura una flessione del M5s in contemporanea all’avanzata di Salvini. Uno scenario che rischia di aumentare le fibrilllazioni interne alla maggioranza di governo anche in vista del varo della legge di Bilancio e del successivo approdo in Parlamento. Tra i pentastellati c’è infatti un nervosismo crescente nei confronti dell’alleato che ha dato prova di saper sfruttare con maggiore profitto la partecipazione all’esecutivo giallo-verde.

La competizione M5s-Lega

Un successo che viene attribuito molto se non tutto a Matteo Salvini che in pochi mesi di governo è riuscito quasi a raddoppiare il consenso nei confronti del suo partito mentre sul suo omologo pentastellato Luigi Di Maio pesa il calo registrato nell’ultimo mese. Così mentre nella Lega l’avanzata di Salvini mette a tacere anche i mugugni di chi storce il naso sul reddito di cittadinanza o sulle prese di posizione del ministro Toninelli sulle grandi opere, nel M5s le critiche dell’ala riconducibile al presidente della Camera Roberto Fico ha espresso palesemente il suo dissenso e non solo sul fronte migranti. Un dissenso che le elezioni in Trentino Alto Adige potrebbero addirittura irrobustire.

Pubblicato in: Unione Europea

Italia. Prime proiezioni 2019 sui nuovi europarlamentari italiani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-13.

2018-10-12__sondaggi-elettorali-europee-2019-distribuzione-seggi-italia-6-ottobre-2018

Nell’attuale europarlamento l’Italia dispone di 73 eurodeputati. La lega ha 5 / 73 eurodeputati, M5Sha ne ha 17, Forza Italia ne ha 12, partito democratico 31, altre formazioni 7.

In sede dell’europarlamento la Lega è associata al Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà, il M5S ad EFDD, Forza Italia al partito popolare europeo, ed il partito democratico al Partito del Socialismo Europeo, gruppo parlamentare Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

Il 23 ed il 24 maggio 2019 si terranno le elezioni per il rinnovo dell’europarlamento e, sotto la condizione che le propensioni di voto attuali perdurino nel tempo, potrebbero esserci grandi variazioni.

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Si tenga presente che conterà molto il gruppo europarlamentare cui aderiranno i neo-eletti, e che non è detto sia quello delle passate elezioni.

Gli schieramenti partitici ne risulterebbero notevolmente variati.

Lega, passerebbe dagli attuali 5 a 28 eurodeputati.

M5S, passerebbe dagli attuali 17 a 26 eurodeputati.

Forza Italia, passerebbe dagli attuali 12 ad 8 eurodeputati.

Pd, passerebbe dagli attuali 31 a 14 eurodeputati.

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Si tenga anche presente che, come si è visto sulle recenti votazioni sull’Ungheria, gruppo europarlamentari quali il ppe si sono divisi in due componenti avverse.

Queste proiezioni aggradano con quelle fatte sulle propensioni al voto in Germania, ove si prevedrebbe un dimezzamento degli eurodeputati di matrice Csu/Cdu e la riduzione ad un terzo degli attuali degli eurodeputati socialdemocratici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Rosatellum e le conseguenze delle ultime prospezioni elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-11.

2018-10-06__Italia__001

Il problema è semplice ed interessa tutta la nazione: risponde alla banalissima domanda

“a cosa serve un sistema elettorale?”

2018-10-06__Italia__002

Se in Occidente è in auge il concetto che sia il popolo sovrano a scegliersi chi li governerà tramite libere elezioni, sarebbe altrettanto vero constatare come il sistema di legge elettorale sia condizionante dei risultati finali.

Premettiamo subito come non esista una legge elettorale perfetta.

Il sistema funziona benissimo quando un partito politico ha la forza di conquistarsi la maggioranza assoluta dei seggi.

In caso contrario, il sistema proporzionale è una iattura: condanna alla ingovernabilità.

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Il sistema esclusivamente proporzionale dimostrò tutti i suoi limiti nella Francia degli anni ’50: il quadro politico risultava essere frazionato in numerosi piccoli partiti, incapaci alla fine di pervenire ad una coalizione che fosse stata ragionevolmente stabile. Il parlamento risultava in questa maniera bloccato, incapace di agire.

Ne seguì una riforma della costituzione e della susseguente legge elettorale che trasformò la Francia in una repubblica presidenziale, con elezioni a doppio turno. Nel primo turno si rilevavano le forze dei singoli schieramenti, nel secondo avrebbe vinto chi avesse conseguito la maggioranza. La conseguenza è semplice: volenti o nolenti, al secondo turno si formano delle coalizioni e quella che prende la maggioranza ottiene la maggioranza dei deputati.

Il senato è invece votato da grandi elettori delle regioni e comuni. È chiaro come la composizione del senato sarà sempre condizionata da quello che era stato il clima politico degli anni precedenti.

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Quasi tutti gli stati dell’Europa stanno ora sperimentando un quadro di parcellizzazione politica, trasformandosi così in paludi incapaci di prendere decisioni.

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L’Italia si è dotata recentemente di un sistema elettorale denominato ‘Rosatellum’.

Cerchiamo di ripassarne le caratteristiche principali.

Il Rosatellum ha la seguente caratteristica:

L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.

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Delle molte caratteristiche del Rosatellum ne vorremmo ricordare alcune, tenendo però presente che esistono delle soglie.

– Un partito percentualmente minuscolo ma fortemente concentrato in una zona potrebbe conquistare deputati e senatori nei collegi ove fosse presente, indipendentemente dalla minima rappresentanza nazionale.

– I seggi uninominali sono infatti attribuiti al partito di maggioranza relativa. Un partito uniformemente distribuito sul territorio nazionale con una proiezione media del 40% potrebbe conquistarsi anche tutti i 232 collegi per la camera ed i 116 seggi per il senato, più ovviamente gli altri seggi attribuiti con la quota proporzionale.

– I partiti sotto la proiezione del 25% – 20% corrono il serio rischio di non riuscire a prendere nemmeno un deputato o senatore nei collegi uninominali.

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Diamo ora uno sguardo agli ultimi sondaggi elettorali, che confermano peraltro un trend in essere dal 24 maggio.

– Il Governo (64%), il Premier Conte (67%), il Ministro Salvini (57%) ed il Ministro Di Maio (52%) godono della fiducia della maggioranza assoluta degli Elettori.

– Mentre il Movimento 5 Stelle è praticamente costante nelle intenzioni di voto, la Lega è salita dal 17.4% all’attuale 33.4%.

– Il partito democratico è sostanzialmente stabile, pur evidenziando un trend decrescente: si attesta attorno al 17% , mentre i partiti minori della sinistra, Leu e +Europa sembrerebbero destinati alla scomparsa. Con questa rappresentanza percentuale, il pd sarebbe tagliato fuori dalla stragrande maggioranza dei collegi elettorali.

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In questa situazione si prospetterebbero molte possibilità di azione, ciascuna con i suoi pro e con i suoi contro.

– Il Governo potrebbe riformare la legge elettorale.

Potrebbe innalzare la soglia di sbarramento al 10% e portare al 60% il numero dei seggi attribuibili in collegi con un sistema maggioritario a turno unico. Ne risulterebbe che Lega e M5S avrebbero il duopolio di camera e senato.

– Se poi Lega e M5S formassero un’unica lista civica, con una percentuale attesa di voti validi superiore al 55% otterrebbero sia alla camera sia al senato una maggioranza di seggi superiore ai due terzi.

* * *

Per comprendere l’esatta portata di opzioni del genere, ci si ricordi il dettame dell’art 138 della costituzione.

«SEZIONE II. – Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e` promulgata se non e` approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge e` stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.»

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La possibilità concreta di riformare la costituzione rendendola democratica è a portata di mano. Così come la possibilità concreta di far sparire il pd da camera e senato è possibilità altrettanto reale.

Comprendendo questo punto nodale, ci si mette in grado di capire anche molti degli attuali comportamenti del nostro Governo, nonché l’ira furibonda degli attuali eurocrati.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Corriere. Si interroga perché il pd sia così esecrato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-06.

Corriere della Sera 1938-04-25 .

Il Corriere si pone la lecita domanda del

Perché nel nostro Paese la sinistra è tanto odiata?

*

«Oggi la sinistra è vista come establishment, élite, casta, sistema. Per tenore di vita, frequentazioni, mentalità, i dirigenti del Pd sono considerati i sodali dei ceti dominanti, dei vincitori della globalizzazione; oltre che i protettori degli immigrati»

La domanda iniziale è mal condizionata.

Gli altri non sono odiatori, è il pd che si è fatto odiare. E siamo solo agli inizi.

Molti sono i motivi di fondo.

– Il suo profondo odio rancorosa verso la religione ha offeso ed offende una grande quantità di persone. Piaccia o meno, l’Italia è piena di credenti, e questi votano. E i credenti non son certo lettori di Famiglia Cristiana.

– Il pd ha fatto propria l’ideologia liberal e socialista. Il dramma è che la ha recepita come un credo religioso, una verità assoluta della quale i pidiini ne sarebbero i depositari, gli illuminati destinati a guidare un popolo bue. Questo atteggiamento di altera superbia che considera eretici tutti coloro che non la pensassero allo stesso modo è conseguenza diretta del loro credo politico e sociale e causa prima della disaffezione della gente comune. Sono semplicemente chiusi in sé stessi comportandosi come persone autistiche. Sono geneticamente incapaci di stare a sentire ciò che la gente vorrebbe poter esprimere.

– La loro saccenza è proverbiale: sembrerebbe che l’uso del condizionale sia loro alieno. Si credono di essere dio in terra, ma non lo sono.

– Le testate giornalistiche che fanno capo al pd ostentano l’identico susseguioso modo di parlare: scrivono come se fossero i possessori della verità assoluta da spiegare a quei poveri mentecatti che non votano pd. Hanno svolto un ruolo determinante nel crollo del partito democratico.

– Si sono comportati e si stanno comportando come se la gente non esistesse, non pensasse, ma avesse dovere inalienabile di continuare a votare le loro formazioni. L’uso che hanno fatto e che stanno facendo dei magistrati loro vicini è vomitevole.

– Sono infine propalatori due idee decotte.

La prima è un relativismo etico ostico alla gente, che degli lgbt proprio non ne vuole sapere. Mentre essi hanno sempre cercato di imporlo. Similmente, il sostegno acritico all’immigrazione illegale, quasi che fosse un comandamento divino: di nuovo, la gente non ne vuole sapere.

La seconda è una visione più che statalista, statolatra. Adorano stato e burocrazia nella presunzione di essere sempre i detentori del potere e poterne fare ciò che vogliono. Adesso che gli Elettori li hanno sbattuti via a pedate se ne lamentano.

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Boldrini, Grasso, Martina, Renzi e così via sono stati i migliori, più fedeli ed attivi supporter dell’ascesa del M5S e della Lega.

La sinistra vorrebbe essere credibile?

Bene.

Si tolga lo scolapasta dalla testa.

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Radino dai loro ranghi tutti i personaggi del passato e riprendano a fare politica stando a sentire la gente, avendo ben cura di aver rigettato pubblicamente sia l’ideologia liberal sia quella socialista. Poi ne riparleremo.


Corriere. 2018-10-06. Perché nel nostro Paese la sinistra è tanto odiata?

Caro Aldo,

Bersani alla festa Art.1-Mdp, ha tirato il meglio del suo repertorio. Da: mica siam qui a pettinar le bambole a Cus’è? Contro il Pd che s’è permesso di dichiarare questo governo giallo-verde populista. A Bersani non è bastata la batosta elettorale improntata sul Pd. Se vuole continuare a fare politica deve cambiare bersaglio.

Antonio Mottola

La sinistra si è suicidata da sola: con Renzi e company è stata solo la rovina dell’Italia.

Grazia Maranzani

Calenda dovrebbe prendere ispirazione da suo nonno, Luigi Comencini, il regista del film «Tutti a casa».

Attilio Baldan

Cari lettori,

A sette mesi dalla rivoluzione del 4 marzo, la politica resta – con i migranti – l’argomento più dibattuto dalla comunità che in diverse forme scrive al Corriere. Il tono medio è più o meno questo: preoccupazione per l’incompetenza e il pauperismo dei grillini; giudizi divisi su Salvini e malinconici su Berlusconi; solidarietà al limite della simpatia per la debolezza di Conte. C’è una nota però che mette tutti d’accordo: l’insofferenza verso la sinistra. A parte qualche raro rivalutatore di Renzi, sul Pd arrivano messaggi gonfi di risentimento, anche al di là degli evidenti demeriti di quel partito e dei suoi dirigenti. È legittima la domanda: perché la sinistra in Italia non è mai stata primo partito? Più in generale, perché è tanto odiata? Sono cresciuto negli anni 80, quando il Pci declinava, e il mite Natta non poteva davvero far paura a nessuno; ma nella borghesia era ancora vivo il ricordo del decennio precedente, i cortei di strada, le violenze, le minacce, il pansindacalismo.

Quanto la sinistra fosse minoritaria si capì appieno con la grande sconfitta del 1994 e l’inizio dell’egemonia berlusconiana. Ma i giovani che oggi scrivono sui social negli anni di piombo non c’erano, e forse non sanno neppure che ci sono stati. Oggi la sinistra è vista come establishment, élite, casta, sistema. Per tenore di vita, frequentazioni, mentalità, i dirigenti del Pd sono considerati i sodali dei ceti dominanti, dei vincitori della globalizzazione; oltre che i protettori degli immigrati. Possiamo discutere quanto ci sia di vero e quanto di falso in questa rappresentazione; ma per cambiarla occorreranno molti anni.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Partito Democratico. Il dramma nel dramma.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-08.

2018-07-09__Salvini__002

6 commenti, 17 condivisioni, 79 like. Una audicence da straccivendoli.


Il partito democratico è crollato dal 40.8% conseguito alle scorse elezioni europee all’attuale 17%.

Gli Elettori non si riconoscono in esso e gli hanno voltato le spalle.

Questo fenomeno dovrebbe essere inquadrato nella ben più ampia devoluzione dell’ideologia socialista che sta attuandosi su scala mondiale, ma l’entità del crollo è di tale portata da indurre anche ad un’analisi locale.

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«divisioni assurde che hanno fatto il male del Pd»

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«l’alternativa al Pd non era la scissione o Leu ma la destra e Salvini»

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«la ripartenza non può essere in simil Ds o simil Unione»

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«hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato e ora si ritrovano il governo Salvini»

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«Io non vedo nostalgie, oggi non si può cantare ‘Bandiera rossa’ ma nemmeno sostituirla con ‘Uno su mille ce la fa’”»

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«Renzi non si predispone all’ascolto degli altri, un limite»

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In questo momento sembrerebbero di interesse generale soltanto alcuni dei tanti aspetti degni di essere almeno menzionati.

  • 1. Un dato di fatto.

«Renzi non si predispone all’ascolto degli altri, un limite»

Questo statement dovrebbe essere generalizzato. Il pd ha dimostrato di essere incapace di stare a sentire, e quindi comprendere, la gente. Questi numeri di Facebook sono eloquenti. Guardate con attenzione i seguenti post.

2018-07-09__Salvini__003

Gentiloni, 774 like, 85 condivisioni, 89 commenti.

2018-07-09__Salvini__004

Boldrini con 4,619 like, 991 commenti e 438 condivisioni surclassa sia Renzi sia Gentiloni. Al momento, è lei l’anima della sinistra italiana.

2018-07-09__Salvini__001

Salvini. In sole cinque ore di pubblicazione ha raccolto 71,664 like, 13,432 condivisioni e 6,439 commenti. Queste cifre sono di per sé stesse eloquenti. Per il pd Salvini non è l’avversario da scalzare, ma quello da imitare.

  • 2. Divisioni interne.

Un partito politico carico di divisioni interne viste come lotta per la vita o per la morte non ha nessuna possibilità di conquistarsi Elettorato. La gente desidera idee chiare ed espresse in modo comprensibile. L’epoca dei discorsi magniloquenti è finita.

  • 3. La battaglia è al centro.

Sarebbe errato asserire che il pd sia stato battuto da Salvini.

Grillo è l’artefice del crollo verticale del pd, ed ha usato la semplicissima tecnica di stare a sentire, ed in parte assecondare, le masse. Il M5S ha svolto, e svolge tuttora, il compito assegnato alle sturmtruppen: hanno scardinato il sistema pregresso consentendo alla gente una via per abbandonare il pd. Poi, che un movimento di sola protesta urlata e di idee alquanto utopiche possa resistere a lungo al governo sarebbe cosa su cui discutere molto. Non a caso sono bastati pochi mesi per assistere ad un incremento spettacolare delle intenzioni di voto per la lega. Volenti o nolenti Salvini ha fatto qualcosa di tangibile, e lo ha fatto interpretando un sentimento nazionale largamente diffuso.

Salvini ha fatto quello che avrebbe potuto, e dovuto, fare il pd, se solo avesse chiesto il parere ad uno scugnizzo napoletano.

Qualora il pd volesse davvero rientrare nei giochi politici, dovrebbe valutare con grande attenzione quelle che sono le istanze popolari. Ma almeno al momento il pd sembrerebbe comportarsi da persona autistica.

  • 4. Il deep state.

Il pd, ma forse sarebbe più corretto dire Leu, ha ancora un controllo reale sul deep state italiano. In fondo, quasi tutti gli alti burocrati provengono da quella matrice culturale. Ma questa è arma da usare con destrezza, con intelligenza, non per sfogare rabbie nemmeno poi tanto recondite.

Caso da manuale è la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione contro la lega: sentenza politica grondante di astio impotente.

Posizioni come questa portano inevitabilmente a controreazioni del tipo polacco: non ora, ma sicuramente nel futuro. Appoggiarle significa candidarsi alla scomparsa.

Da questo punto di vista molti si augurano che il pd ed i burocrati statali non cambino registro: si suicidano con le loro stesse mani.

Chi non si ricorda la fine che fecero tutti i magistrati zelanti nell’aprile del 1945?

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Concludiamo con una constatazione.

L’Italia, e più in generale il mondo, non sa più cosa farsene di un partito come il pd old fashion. Assomiglia ad uno sconsolato costruttore di bighe che si lamenta di non trovar mercato ai suoi prodotti.

Ma, soprattutto, l’Italia ed il mondo non san più cosa farsene di saccenti arroganti: semplicemente la gente non li vota.


Adnk. 2018-07-08. Il Pd prova a voltare pagina

Maurizio Martina è stato eletto ieri segretario del Pd dall’Assemblea: circa 200 firme a sostegno della sua candidatura e, al momento del voto, 7 contrari e 13 astenuti. Dopo una sfibrante mediazione, a tenere insieme tutte le anime del partito è stato il mandato a termine del neo segretario, che nel suo discorso si è impegnato a convocare il Congresso “entro le elezioni europee”.

Una formula inserita ancor più vagamente nell’ordine del giorno finale, approvato dall’Assemblea (congresso da tenere “in vista delle europee”) che i Big del partito avrebbero concretizzato con una intesa per primarie entro febbraio, il 24 probabilmente. A inizio settimana Martina annuncerà la nuova segreteria condivisa, mentre le tappe principali del percorso “aperto” e “nuovo” dei dem sono i congressi locali entro dicembre, un forum programmatico a Milano a ottobre e un’altra Assemblea entro fine anno per formalizzare le primarie.

Ma sull’Assemblea ha lasciato il segno Matteo Renzi, con un intervento che non ha risparmiato ‘stoccate’ dentro e fuori il partito. “Non me ne sono andato quando conveniva e non me ne vado ora. Rispetterò le decisioni dell’Assemblea e darò il mio contributo”, ha premesso il senatore dem invocando unità: “Sono ottimista sul fatto che la musica cambierà, si può ripartire ma senza considerare nemico chi sta a fianco a noi”.

E’ stato nell’analisi delle ragioni della sconfitta che Renzi non ha fatto sconti a nessuno. “La responsabilità è mia, lo dico con la consapevolezza che questo non basta”, è stata la sua premessa. Nello svolgimento, però, il senatore ha puntato il dito sulla minoranza ai tempi della sua segreteria: “Hanno picchiato contro l’argine del sistema, sul web e con divisioni assurde che hanno fatto il male del Pd”.

L’ex segretario si è rivolto alla sinistra (“si è visto, poi, che l’alternativa al Pd non era la scissione o Leu ma la destra e Salvini”), sulle possibili formule nel futuro del Pd (“la ripartenza non può essere in simil Ds o simil Unione”), sulla stampa e gli intellettuali ‘pro M5s’ (“hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato e ora si ritrovano il governo Salvini”). E anche parlando dei compagni di partito, Renzi si è tolto più di un sassolino dalla scarpa: ha criticato “l’apatia” come segno della campagna elettorale e il “falso nueve” (Gentiloni?) e sul caso Consip ha spiegato: “Non mi sarei aspettato più affetto dalla gente, perché quello non è mai mancato, ma maggiore solidarietà nel partito”.

Poi, tra qualche brusio della platea, ha spiegato: “Continuate così, ci vediamo al Congresso, perderete di nuovo e come sempre comincerete a criticare chi ha vinto. Ma così segate il ramo su cui siete seduti”. All’ex segretario ha risposto Gianni Cuperlo: “Io non vedo nostalgie, oggi non si può cantare ‘Bandiera rossa’ ma nemmeno sostituirla con ‘Uno su mille ce la fa’”. Nicola Zingaretti ha rintuzzato: “Renzi non si predispone all’ascolto degli altri, un limite”. Mentre Martina ha espresso il suo auspicio di un Pd “che suona come un’orchestra”. A margine, Zingaretti ha ancora una volta ribadito, “io sono in campo“. Per ora, l’unica candidatura formale alle primarie.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Sondaggi. Cd al 44.2%. Lega 27.3%. M5S 29%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-18.

2018-06-16__001sondaggi-elettorali-piepoli-euromedia-centrodestra

I sondaggi elettorali degli ultimi mesi sembrerebbero essersi dimostrati abbastanza fedeli interpreti della mutata realtà dell’Elettorato italiano.

Elezioni comunali. Riepilogo numerico. Le parole sono aria.

Valle d’Aosta. Elezioni regionali. Dati definitivi. Un succinto commento.

2018-06-16__002sondaggi-elettorali-piepoli-euromedia-m5s-1

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2018-06-16__003 sondaggi-elettorali-piepoli-euromedia-pd

2018-06-16__004 sondaggi-elettorali-piepoli-euromedia-m5s

«Se si tornasse a votare oggi il centrodestra riuscirebbe ad ottenere la maggioranza dei seggi»

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«Secondo la rilevazione condotta dall’istituto guidato da Alessandra Ghisleri, il centrodestra prenderebbe alle urne il 44,2% dei voti, in rialzo dello 7,2% rispetto alla precedente tornata elettorale (per Piepoli è al 43%).»

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«Questo grazie alla crescita esponenziale della Lega che Euromedia valuta al 27,3% (+10% rispetto al 4 marzo) mentre Piepoli la sonda al 25,5% (in rialzo dell’8,1%)»

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«I due istituti registrano piccole perdite per Forza Italia (Euromedia dà gli azzurri al 12,3%, Piepoli al 13,5%).»

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«Euromedia sonda il Movimento al 29% in calo di quasi quattro punti percentuali rispetto al 4 marzo. Più lieve la perdita registrata da Piepoli (-2,7%) che dà i grillini al 30%.»

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«L’istituto diretto da Ghisleri sonda il Pd al 17,5% (-1,3 rispetto al 4 marzo) mentre Piepoli registra una leggera perdita (-0,2%) che porta i dem a star poco al di sotto di quanto preso alle politiche (18,5%)»

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Questi ultimi due sondaggi sembrerebbero rivestire un’importanza particolare perché, se questi dati si riconfermassero in futuro come quadro politico stabile, significherebbero una vittoria elettorale del centrodestra, che conquisterebbe la maggioranza dei seggi sia alla Camera sia al Senato, per via degli effetti della legge elettorale.

Il “Rosatellum” è infatti il nuovo sistema elettorale in vigore in Italia, varato con la legge n. 165/2017. È un meccanismo elettorale cosiddetto “misto” perché assegna il 64% dei seggi in collegi plurinominali con metodo proporzionale e il restante 36% dei seggi in collegi uninominali con metodo maggioritario. 

Sono stabilite anche soglie di sbarramento.

La prima soglia di sbarramento riguarda le liste singole che si presentano nella parte proporzionale: ognuna deve superare il 3% a livello nazionale per ottenere seggi. La seconda riguarda le coalizioni: ogni coalizione, composta da più liste, deve superare il 10% e, al suo interno, vi dev’essere almeno una lista che superi il 3%.

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Ovviamente, una cosa sarebbe la mera possibilità numerica, ed una totalmente differente la concreta volontà politica di utilizzarla. Però dovrebbe essere evidente come la seconda possibilità non possa sussistere senza la prima.


Sondaggi elettorali Euromedia-Piepoli: centrodestra al 44,2%.

Sondaggi elettorali. Se si tornasse a votare oggi il centrodestra riuscirebbe ad ottenere la maggioranza dei seggi.

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Se si tornasse a votare oggi il centrodestra riuscirebbe ad ottenere la maggioranza dei seggi per governare. Anche con questa legge elettorale. Lo sostengono in coro i risultati del sondaggio congiunto Euromedia e Piepoli per Porta a Porta. Secondo la rilevazione condotta dall’istituto guidato da Alessandra Ghisleri, il centrodestra prenderebbe alle urne il 44,2% dei voti, in rialzo dello 7,2% rispetto alla precedente tornata elettorale (per Piepoli è al 43%). Questo grazie alla crescita esponenziale della Lega che Euromedia valuta al 27,3% (+10% rispetto al 4 marzo) mentre Piepoli la sonda al 25,5% (in rialzo dell’8,1%). I due istituti registrano piccole perdite per Forza Italia (Euromedia dà gli azzurri al 12,3%, Piepoli al 13,5%). Fratelli d’Italia invece viene sondata su valori simili a quelli del 4 marzo. Chiude Noi con l’Italia ormai prossima allo zero sia per Piepoli che per Euromedia.

Se la Lega ride, il M5S piange. I pentastellati vengono dati in affanno dai due istituti. Euromedia sonda il Movimento al 29% in calo di quasi quattro punti percentuali rispetto al 4 marzo. Più lieve la perdita registrata da Piepoli (-2,7%) che dà i grillini al 30%.

Chiudiamo con il centrosinistra. Nonostante la tenuta alle amministrative, il Pd e i partiti alleati vengono dati in calo. L’istituto diretto da Ghisleri sonda il Pd al 17,5% (-1,3 rispetto al 4 marzo) mentre Piepoli registra una leggera perdita (-0,2%) che porta i dem a star poco al di sotto di quanto preso alle politiche (18,5%). Chi sta veramente male è Liberi e Uguali. Ospite ieri sera a Otto e Mezzo Massimo D’Alema ha parlato di fase di “stallo” riguardo la sua creatura. Secondo Euromedia, LeU otterrebbe oggi il 2,3% dei voti (-1,1). Per Piepoli il calo invece sarebbe più netto (-1,9) con LeU all’1,5%.