Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Sondaggio sul Csm e sul comportanto del Partito Democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-20.

 

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Alla domanda: Cose è il Csm? il 25% non lo sa, il 10% è senza opinione, il 14 % dice che sia l’organo di autogoverno della magistratura, il 15% dice che sia una corrente della magistratura, ed il 36% afferma che sia una associazione dei magistrati.

Diciamo pure che sembrerebbero essere risposte ben poco consolanti.


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Domnda: Intrecio tra politica e magistratura. Una anomalia che cìè semrpe stata?

55% sì, 29% no, 16% non sa.

Domanda:Il rapporto tra magistratura e politica è inevitabile oppure da evitare?

61% da evitare, 30% inevitabile, 9% senza opinione.

Domanda: Cosa si dorebbe fare adesso con il Csm?

Riformalo e cambiare i componenti 56%, cambiare i componenti senza riformarlo 25%, lasciare tutto come è adesso 10%, non so 9%.

Domanda: Livello di attenzione.

Non sto seguendo 47%, to seguendo sommariamente 25%, to seguendo in modo continuativo 33%.

 


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La riforma della giustizia è una priorità su cui il governo deve agire 52%, non è una priorità 33%, senza giudizio 15%.

Il 44% degli intervistati ha fiducia nella giustizia.


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Domanda: Cosa avrebbe dovuto fare il PD con i suoi esponenti coinvolti?

Espellerli fino alla verifica dei fatti: gli italiani 75%, gli elettori del PD 63%.



Prendiamo atto che solo il 14% degli italiani sa cosa sia il Consiglio Superiore della Magistratura.

Per larga quota, 61%, il rapporto tra magistratura e politica dovrebbe essere evitato.

Duro il giudizio sul partito democratico che per il 75% degli italiani avrebbe dovuto espellere i suoi esponenti coinvolti. Si noti come questa opinione sia condivisa anche dal 63% degli elettori del PD.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Partito Democratico. La dirigenza sapeva del vermaio Csm e ci sguazzava. Eccome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-15.

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I documenti riportati in fotocopia sono stati estratti dalle pagine Twitter:di #CALENDA e di #Zingaretti.

*

Mr Zingaretti ben conosceva il giudice Luca Palamara. Al punto tale che la moglie del pm è stata per quasi tre anni dirigente della Regione Lazio a guida Zingaretti.

«Perché la moglie di Palamara venne assunta in Regione Lazio da #Zingaretti? C’era una contropartita? Se sì, quale? Comincio ad avere qualche sospetto e mi si accendono un po’ di lampadine …»

Quando la magistratura massacrava i nemici politici del partito democratico, essa era ‘indipendente’.

Per il partito democratico la magistratura è ‘indipendente’ quando a ricoprire le cariche di alto magistrato siano suoi sodali: tu mi assumi la moglie ed io emetto sentenza che Giulio Cesare è morto di raffreddore.

Caos procure: Lotti a Zingaretti, ‘mi autosospendo da Pd’ (3)

«”La verità prosegue Lotti- è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente”.

“Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio?”.

“Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia? Ti auguro buon lavoro, caro Segretario. E spero che – anche grazie al mio gesto – il Pd sia in grado di fare una discussione vera e onesta. Io sono innocente. E spero di cuore che lo sia anche chi mi accusa di tutto, senza conoscere niente. Ciao Luca”.»

*

«Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio

dipenda da un parlamentare semplice?»

Bene.

Buona lettura.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Csm. Si è dimesso anche Corrado Cartoni, ma del PD si inizia a parlare ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-14.

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Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

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Di oggi alle ore 13:37.

«Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente»

«Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni»

* * * * * * *

Una precisazione importante.

Le autosospensioni e le dimissioni ineriscono soltanto le cariche a suo tempo assunte nel Consiglio Superiore della Magistratura.

Ad avviso di molti sarebbero state ben più opportune le dimissioni dalla Magistratura o, meglio ancora, il licenziamento in tronco.

Ma non ci si fermi qui.

Calenda, Lotti inaccettabile, Pd lo dica

«”Dissento. Quello di Luca Lotti non è affatto un comportamento normale. È al contrario inaccettabile da ogni punto di vista. A quale titolo e con quale scopo si concertano azioni riguardanti magistrati? Il Pd deve dirlo in modo molto più netto rispetto a quanto fatto fino ad ora”. Così Carlo Calenda, su twitter, risponde ad un follower che ricorda come sull’azione di Luca Lotti Matteo Renzi “avesse sostenuto che era tutto normale »

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«Carlo Calenda (Roma, 9 aprile 1973) è un dirigente d’azienda e politico italiano.

Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito Ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni. Dal 2019 è parlamentare europeo per il Partito Democratico.»

Sarebbe anche l’ora di iniziare a parlare delle responsabilità del partito democratico che, come dice Calenda, ha sistematicamente cospirato nell’ombra per sistemare magistrati sodali ai vertici della Magistratura.

Poi, erano quello che si sciacquavano la bocca della divisione dei poteri e di una magistratura ‘indipendente’.


Ansa. 2019-06-14. Bufera procure, si è dimesso anche il togato del Csm Corrado Cartoni

Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente.

“Non ho mai parlato di nomine”, le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”, scrive l’ormai ex consigliere del Csm nella lettera in cui annuncia il suo passo indietro, indirizzata al vice presidente del Csm David Ermini.

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni. Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”.

Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”. E augura “buon lavoro” ai colleghi consiglieri e a chi subentrerà.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Regionali 2019. Un anno critico. Sottogoverno e potere.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-15.

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Sono sei le regioni italiane chiamate a rinnovare nel 2019 i rispettivi governi regionali.

Tutte e sei queste regioni avevano/hanno governatori e giunte uscenti di centrosinistra. Inutile rimarcare il grande potere delle regioni, specialmente in termini di sottogoverno. Si va dalle nomine di presidenti e cda nelle società partecipate, fino a legioni di consulenti che hanno trovato nel pubblico il loro pabulum, l’ubi consistat.

Sono centri di potere spesso poco visibili alla massa, ma che esercitano una potente azione di supporto alle azioni della politica dirigente. Se utilizzati in modo spigliato, possono ‘mettere a posto‘ miriadi di persone fedeli. Decisioni politiche sono fatte prendere da burocrati, funzionari, persone non elette.

* * *

Un anno fa, con il 4 marzo, il partito democratico ha perso il governo nazionale con una débâcle storica.

Quindi, il centrosinistra ha perso le elezioni regionali in Trentino Alto Adige, Abruzzo e Sardegna.

A breve si dovrà confrontare in Basilicata e Piemonte, ed a fine anno in Calabria ed Emilia-Romagna: se perdesse anche queste regioni, cosa possibile, la eventuale ripresa del partito democratico diventerebbe molto, ma molto difficile.

Si consideri anche come verosimilmente il 26 maggio si dovrebbero tenere anche le elezioni amministrative, essendo chiamati al voto oltre diciassette milioni di elettori. Questo sarà un altro test sulla tenuta del centrosinistra, almeno nelle realtà locali.

Questi dati e queste considerazioni dovrebbero dar la stura a molte serie considerazioni, le risultanze delle quale ribaltano i correnti modi di pensare.

– Scopo di una formazione politica è il conseguimento del potere per essere in grado di applicare il programma che si era proposto. Da questo punto di vista nulla da eccepire sulla corsa ai posti di governo, molto da discutere invece sui metodi utilizzati.

– La posizione di potere è però un mezzo, uno strumento: essa diventa utile solo se gestita proficuamente. In caso contrario si ritorce contro chi lo occupa: lo distrugge politicamente.

* * *

Quanto successo un anno fa è semplicemente da manuale.

Il partito democratico si presentava alle elezioni avendo alle spalle un 40.8% di consenso conseguito alle elezioni europee, aveva il governo nazionale e la quasi totalità dei governi regionali: da ciò derivava il dominio assoluto del sottogoverno.

Non solo.

Tutti i media, ivi compresa la radiotelevisione di stato, erano saldamente schierati per il partito democratico.

Stando alle regole riportate in tutti i manuali di politologia, il partito democratico avrebbe dovuto stravincere le elezioni.

Invece ne è uscito con le ossa rotte.

* * *

Non è questo tempo e luogo per rinnovare l’analisi di quella storica débâcle.

Queste considerazioni servono invece a comprendere quanto sia pericoloso confondere i mezzi con i fini.

Se ben diretto, un partito politico esercita spesso un peso maggiore stando alla opposizione che reggendo il governo. In questo, il partito comunista italiano del dopoguerra fu grande maestro, ma aveva leader di alto valore e di grande spessore umano e culturale.

* * *

Questo anno elettorale sarà maieutico per molti.

Molto verosimilmente il partito democratico ne uscirà annientato: si era trasformato in una merchant bank alimentata da governo e sottogoverno, utilizzando i fondi pubblici, ma senza quel potere scompare nel nulla. Ma nel contempo svolgerà un ruolo di grande utilità: ghettizzerà un venti percento dei voti in un recinto senza potere ed influenza. Il partito democratico si sta autoescludendo rinnovando un arco costituzionale a termini inversi. Quindi, salutiamo esultanti i ritorni di ideologia di sinistra e liberal: sono gli insperati strumenti che ergono un muro di incompatibilità con la realtà, e servono anche ad attirare come il miele le mosche tutti i cascami della storia, finché alla fine morte li colga.

*

Discorso analogo potrebbe essere fatto per M5S, ma in termini differenti. M5S ha avuto il grandissimo merito di concorrere a disintegrare il partito democratico, sottraendogli larghe quote di Elettorato: è stata una mansione mai sufficientemente lodata e che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

Adesso M5S si trova ad un bivio: il grandioso successo elettorale ottenuto il 4 marzo dello scorso anno è stato ottenuto  raccogliendo tutta la rabbiosa protesta presente nella penisola, ma la protesta contesta un qualcosa e non ne propone altro che la abrogazione: M5S non è propositivo. Non solo. In lui convivono un’anima statalista, una sinistra armeggiata e che si è sentita tradita dal pd, con un’anima per nulla statalista.

Sarebbe impossibile ripetere il successo elettorale dello scorso anno, e le elezioni intermedie lo attestano, senza che avvenga un chiarimento interno M5S deve prendere una decisione: o restare il partito della contestazione e di “NO”, ma allora stando alla opposizione, oppure diventare propositivo, entrare in un governo, ma perdere una metà circa del suo attuale elettorato. In questo le scelte delle candidature elettorali sarà elemento dirimente: senza disciplina interna un partito conta poco o nulla.

*

Il discorso sui media è paramount. Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, il Sole 24 Ore, la Rai, si son fatta fama ben peggiore della Pravda degli anni ottanta. La loro faziosa ottusità menzognera supera ampiamente quella del Völkischer Beobachter, organo di stampa del partito nazionalsocialista. Quei pochi che li leggono lo fanno perché hanno la sicurezza che è vero esattamente l’opposto di ciò che narrano.

Hanno svolto un ruolo di primo piano nel distruggere la figura politica del partito democratico: non si sapeva che lo odiassero fino a tal punto. A questi media Salvini deve gran parte del suo successo elettorale. Adesso speriamo che non cerchino di cambiare: tanto, oramai, nessuno presterebbe più loro attenzione.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Partito Democratico. Sorella Morte lo sta falciando. È un partito di vegliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-01.

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In politica, come in tutte le situazioni umane, nulla è sicuro tranne il fatto che un giorno o l’altro si dovrà morire. Questo enunciato vale sia per le persone fisiche sia per i partiti. Sorella Morte è implacabile ed incorruttibile: elimina il vetusto senza tanti complimenti.

I partiti per sopravvivere dovrebbero essere sempre coscienti del reale, ossia di cosa stia realmente accadendo, sia dovrebbero dare risposte propositive all’altezza delle sfide del momento.

Ma per poter percepire correttamente il reale e per trarne le logiche conseguenze sarebbe necessario avere la mente libera da preconcetti di ogni tipo e sorta: è necessario saper imparare dai propri errori, e sapervi porre rimedio.

Ma le persone ed i partiti abbarbicati alle proprie credenze ed ideologie assunte al livello di credo religioso partono dall’assioma che queste siano perfette e, quindi, non perfettibili: per la loro stessa definizione, le ideologie non possono mutare nel tempo. Non sarebbero più ideologie.

Tuttavia l’ideologia liberal e socialista contiene in sé stessa una contraddizione di termini che alla fine la porta alla rovina. Pur aderendo teoricamente alla teoria hegeliana del divenire storico, presume di essere l’apice del divenire stesso: una perfezione assoluta e quindi non più mutabile nel tempo.  Non a caso sostenevano l’evoluzionismo del passato e si consideravano il frutto finale di codesta evoluzione.

Persone e partiti affascinati dall’ideologia liberal e socialista sono strutturalmente rigidi. Sono schiavi del paradosso per cui sarebbero resilienti all’infinito, laddove la resilienza indica anche la capacità di reagire di fronte alle difficoltà dell’alterna sorte.

Nei fatti, abbracciare un’ideologia implica l’abiura della propria intelligenza. Ci si pensi bene. Il soggetto si auto comprime in un sistema ove tutto è spiegabile e risolvibile con l’ideologia: il nuovo né esiste né può esistere.

Ma per definizione, l’intelligenza è la caratteristica per cui il soggetto sa identificare fatti e situazioni nuove, sa comprenderle anche elaborando un linguaggio che possa esprimerle in modo compiuto e non ambiguo, e sa infine agire di conseguenza.

Se per le ideologie è dato sicuro che alla fine muoiono di morte naturale, incerto rimane solo il momento e l’evento scatenante.

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Quando alla fine degli anni ottanta il comunismo implose, la realtà politica mondiale andò incontro ad una grandiosa mutazione. Gli imperi non implodono per capriccio del destino. Ma solo due grandi statisti riuscirono a comprendere la profondità del fenomeno: Boris Nikolaevič El’cin in Russia e Deng Xiaoping in Cina. Come per tutti i fenomeni storici, gli effetti delle loro visioni politiche divennero evidenti dopo trenta anni, ossia dopo una generazione. Tutti i popoli hanno la loro traversata del deserto.

In quella occasione i liberal socialisti si illusero di aver vinto in modo definitivo la partita: sembrava loro che la via al dominio del mondo fosse cosa fatta.

Molto saggiamente von Bismarck ripeteva che i trattati di pace si stilano come se si fosse perso anche, e soprattutto, quando si è vinto. Ma sono ben pochi i governanti che riescono a comprendere questa asserzione.

Ma non esiste, né può esistere, un dominio mondiale senza un’adeguata struttura che consenta di esprimersi al meglio.

Così, morta la Internazionale Comunista ecco fondata la Internazionale Socialista e, siccome non si impara mai dai propri errori, sulle ceneri di questa ultima fu fondata l’Alleanza Progressista.

Il fenomeno denominato globalizzazione in fondo altro non è che il nome nobile dell’internazionale.

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Si guardi adesso con attenzione il grafico degli andamenti nel tempo dei partiti italiani.

Risulta immediatamente evidente come il Partito Democratico sia crollato dal 41% del luglio 2005 agli attuali 17%. Ma eguale andamento caratterizza il divenire storico anche di Forza Italia. Questi così detti partiti tradizionali hanno pagato lo scotto alle proprie rigidità mentali, il nullo ricambio generazionale e la loro strettissima dipendenza dai contesti internazionali di riferimento. Se è vero che Mr Renzi era anagraficamente giovane, sarebbe altrettanto vero constatare quanto la sua mentalità fosse vetusta.

Non a caso ambedue le formazioni sostengono non solo l’Unione Europea, ma anche e soprattutto l’ideologia che impronta questa attuale eurodirigenza.

In particolare, stanno pagando la loro visione statalista: in buona sostanza, tutte le loro proposte operative altro non sono che un allargamento della sfera statale nel privato. Si comportano come se El’cin e Xiaoping non fossero nemmeno esistiti.

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Il sit-in organizzato dal Partito Democratico davanti a Montecitorio è patognomonico di quanto detto.

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Due gli elementi da notare.

«Militanti e simpatizzanti hanno intonato ‘Bella ciao’ al sit-in del Pd davanti a Montecitorio»

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Bella Ciao è una canzone emblematica di settanta anni fa. Sono passate due generazioni ed ora quella canzone non dice più nulla a nessuno: tocca solo il cuore dei vegliardi che rimembrano i bei tempi della loro giovinezza svanita. Ma Sorella Morte è specializzata proprio nel rimuovere i vetusti. L’elettorato del partito Democratico è composto in larga quota da vecchietti nostalgici, proprio come in altri tempi il Movimento Sociale. È in via di estinzione come i dinosauri.

«contro la manovra e il governo»

La politica si fa proponendo analisi concrete e soluzioni possibili: la politica dovrebbe essere la quintessenza di un discorso propositivo. Si constata che il partito Democratico si è ridotto ad essere una qualcosa contro qualcosa di altro: è in poche parole privo di contenuti. E quel poco che propone altro non sarebbe che un ritorno ad un passato finito.

Continuano a parlare di una Unione Europea mitizzata, ma che le prossime elezioni sovvertiranno: Mr Macron ha più da pensare ai Gilets Jaunes che all’arcinemico Mr Salvini, e Frau Merkel ha più da pensare a trovarsi una collocazione post elettorale che a dare una mano al PD. Mr Schulz è semplicemente scomparso. Il partito democratico non ha più interlocutori in Europa.

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Le fotografie della manifestazione dovrebbero essere eloquenti.

Volti vecchi, vetusti, raggrinziti sotto le rughe. Capelli bianchi, e diradati. In molti casi tinti non certo di recente.

Una manifestazione ove i dimostranti sono andati portandosi dietro pannoloni e cateteri.

E poi, ma quanti mai erano? Settantacinque.

Un po’ troppo pochi per contare ancora qualcosa. Alla prossima manifestazione saranno la metà, a commemorare i propri dipartiti.

Senza il supporto del voto dei giovani i partiti illanguidiscono e si estinguono.


Ansa. 2018-12-30. Manovra, ‘Bella ciao’ a sit-in Pd davanti Camera. Delrio: ‘Di Maio-Salvini autisti ubriachi’

Militanti e simpatizzanti hanno intonato ‘Bella ciao’ al sit-in del Pd davanti a Montecitorio contro i contenuti e il modo in cui si avvia ad approvazione la manovra economica. 

“Dovete tornare nelle strade”, quasi grida una donna all’ex premier Paolo Gentiloni al sit- in. “Torniamo a San Giovanni”, la storica piazza della sinistra, dice un militante. “Dovete svegliarvi” e “Unità” sono altre esortazioni e incoraggiamenti dei manifestanti contro la manovra e il governo ai loro eletti, che si mescolano alla piccola folla. Cartelli e slogan contro M5S e Lega, a un tratto alcuni intonano l’inno italiano.

“Ripudiamo lo scontro fisico in Aula, ma siamo nervosi perché alcuni nella maggioranza pensano che il consenso dei cittadini é una dittatura della maggioranza. Qualcuno vuole cambiare la democrazia parlamentare e noi non possiamo permetterlo”. Lo ha detto il deputato Pd Emanuele Fiano al sit-in davanti alla Camera. Presenti una trentina di deputati dem guidati dal capogruppo Graziano Delrio. Tra gli altri il presidente Pd Matteo Orfini e i candidati alla segreteria Maurizio Martina e Francesco Boccia. Tra i militanti in piazza l’altro candidato Dario Corallo. I manifestanti hanno scandito il coro “Onestà, dove sta?”

 “Grazie per essere qui, siamo lì dentro per rappresentare tutti voi. E’ l’inizio di un anno di mobilitazione”, ha detto il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio al sit-in contro la manovra davanti a Montecitorio, che ora raggruppa circa duecento persone. “L’Italia apra gli occhi, Di Maio e Salvini sono come autisti ubriachi che ci portano a sbattere – ha aggiunto-. Si vergognano di quello che hanno messo nella manovra, per questo vogliono approvarla senza discuterla. C’è il condono fiscale, ad esempio, ci sono più tasse alle imprese e per i pensionati”. Tra i deputati in piazza l’ex premier Paolo Gentiloni, il vicepresidente della Camera Ettore Rosato – che ha ricordato il ricorso del Pd alla Corte costituzionale contro l’iter della manovra – e l’ex ministro dello Sport Luca Lotti.

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Corriere. Si interroga perché il pd sia così esecrato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-06.

Corriere della Sera 1938-04-25 .

Il Corriere si pone la lecita domanda del

Perché nel nostro Paese la sinistra è tanto odiata?

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«Oggi la sinistra è vista come establishment, élite, casta, sistema. Per tenore di vita, frequentazioni, mentalità, i dirigenti del Pd sono considerati i sodali dei ceti dominanti, dei vincitori della globalizzazione; oltre che i protettori degli immigrati»

La domanda iniziale è mal condizionata.

Gli altri non sono odiatori, è il pd che si è fatto odiare. E siamo solo agli inizi.

Molti sono i motivi di fondo.

– Il suo profondo odio rancorosa verso la religione ha offeso ed offende una grande quantità di persone. Piaccia o meno, l’Italia è piena di credenti, e questi votano. E i credenti non son certo lettori di Famiglia Cristiana.

– Il pd ha fatto propria l’ideologia liberal e socialista. Il dramma è che la ha recepita come un credo religioso, una verità assoluta della quale i pidiini ne sarebbero i depositari, gli illuminati destinati a guidare un popolo bue. Questo atteggiamento di altera superbia che considera eretici tutti coloro che non la pensassero allo stesso modo è conseguenza diretta del loro credo politico e sociale e causa prima della disaffezione della gente comune. Sono semplicemente chiusi in sé stessi comportandosi come persone autistiche. Sono geneticamente incapaci di stare a sentire ciò che la gente vorrebbe poter esprimere.

– La loro saccenza è proverbiale: sembrerebbe che l’uso del condizionale sia loro alieno. Si credono di essere dio in terra, ma non lo sono.

– Le testate giornalistiche che fanno capo al pd ostentano l’identico susseguioso modo di parlare: scrivono come se fossero i possessori della verità assoluta da spiegare a quei poveri mentecatti che non votano pd. Hanno svolto un ruolo determinante nel crollo del partito democratico.

– Si sono comportati e si stanno comportando come se la gente non esistesse, non pensasse, ma avesse dovere inalienabile di continuare a votare le loro formazioni. L’uso che hanno fatto e che stanno facendo dei magistrati loro vicini è vomitevole.

– Sono infine propalatori due idee decotte.

La prima è un relativismo etico ostico alla gente, che degli lgbt proprio non ne vuole sapere. Mentre essi hanno sempre cercato di imporlo. Similmente, il sostegno acritico all’immigrazione illegale, quasi che fosse un comandamento divino: di nuovo, la gente non ne vuole sapere.

La seconda è una visione più che statalista, statolatra. Adorano stato e burocrazia nella presunzione di essere sempre i detentori del potere e poterne fare ciò che vogliono. Adesso che gli Elettori li hanno sbattuti via a pedate se ne lamentano.

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Boldrini, Grasso, Martina, Renzi e così via sono stati i migliori, più fedeli ed attivi supporter dell’ascesa del M5S e della Lega.

La sinistra vorrebbe essere credibile?

Bene.

Si tolga lo scolapasta dalla testa.

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Radino dai loro ranghi tutti i personaggi del passato e riprendano a fare politica stando a sentire la gente, avendo ben cura di aver rigettato pubblicamente sia l’ideologia liberal sia quella socialista. Poi ne riparleremo.


Corriere. 2018-10-06. Perché nel nostro Paese la sinistra è tanto odiata?

Caro Aldo,

Bersani alla festa Art.1-Mdp, ha tirato il meglio del suo repertorio. Da: mica siam qui a pettinar le bambole a Cus’è? Contro il Pd che s’è permesso di dichiarare questo governo giallo-verde populista. A Bersani non è bastata la batosta elettorale improntata sul Pd. Se vuole continuare a fare politica deve cambiare bersaglio.

Antonio Mottola

La sinistra si è suicidata da sola: con Renzi e company è stata solo la rovina dell’Italia.

Grazia Maranzani

Calenda dovrebbe prendere ispirazione da suo nonno, Luigi Comencini, il regista del film «Tutti a casa».

Attilio Baldan

Cari lettori,

A sette mesi dalla rivoluzione del 4 marzo, la politica resta – con i migranti – l’argomento più dibattuto dalla comunità che in diverse forme scrive al Corriere. Il tono medio è più o meno questo: preoccupazione per l’incompetenza e il pauperismo dei grillini; giudizi divisi su Salvini e malinconici su Berlusconi; solidarietà al limite della simpatia per la debolezza di Conte. C’è una nota però che mette tutti d’accordo: l’insofferenza verso la sinistra. A parte qualche raro rivalutatore di Renzi, sul Pd arrivano messaggi gonfi di risentimento, anche al di là degli evidenti demeriti di quel partito e dei suoi dirigenti. È legittima la domanda: perché la sinistra in Italia non è mai stata primo partito? Più in generale, perché è tanto odiata? Sono cresciuto negli anni 80, quando il Pci declinava, e il mite Natta non poteva davvero far paura a nessuno; ma nella borghesia era ancora vivo il ricordo del decennio precedente, i cortei di strada, le violenze, le minacce, il pansindacalismo.

Quanto la sinistra fosse minoritaria si capì appieno con la grande sconfitta del 1994 e l’inizio dell’egemonia berlusconiana. Ma i giovani che oggi scrivono sui social negli anni di piombo non c’erano, e forse non sanno neppure che ci sono stati. Oggi la sinistra è vista come establishment, élite, casta, sistema. Per tenore di vita, frequentazioni, mentalità, i dirigenti del Pd sono considerati i sodali dei ceti dominanti, dei vincitori della globalizzazione; oltre che i protettori degli immigrati. Possiamo discutere quanto ci sia di vero e quanto di falso in questa rappresentazione; ma per cambiarla occorreranno molti anni.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

PD. Bonifazi tesoriere. Eyu. Feps. Tanti baiocchi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-24.

Una onlus che vive di comemrcioU2018-09-23__Eyu__001

Una onlus che vive e prospera di commercio, senza disdegnare il denaro pubblico.


Ecco gli attori di codesta telenovela.

Francesco Bonifazi.

«Francesco Bonifazi (Firenze, 24 giugno 1976) è un politico italiano.

Laureatosi in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze nel 2003, ha conseguito un master in Diritto tributario all’Università degli Studi di Siena nel 2004, diventa avvocato del Foro di Firenze nel 2006 con specializzazione in diritto tributario. Nel 2009 ha aperto, a Firenze, lo studio legale BL.

Muove i primi passi in politica con i Democratici di Sinistra venendo eletto consigliere del Quartiere 3 (Gavinana-Galluzzo) nel 1999, è stato presidente della Commissione assetto del territorio fino al 2000, per poi venire nominato capogruppo dei consiglieri DS, incarico ricoperto fino al 2004. Tra il 2004 e il 2007 è stato coordinatore dei DS del Quartiere 3 e poi del PD. È stato segretario del circolo PD di Vie Nuove dal 2008 al 2009.

Nel 2009 diventa consigliere comunale nelle file del Partito Democratico. Ha sostenuto la candidatura di Matteo Renzi[alle primarie del centrosinistra del 2012 ed è stato eletto alla Camera dei deputati nel 2013 nella circoscrizione del Piemonte.

Dopo vittoria di Matteo Renzi alle primarie del 2013 diventa tesoriere del Partito Democratico.

Nel 2018 è eletto al Senato della Repubblica. Nel settembre di quell’anno finisce sotto indagine da parte della procura di Roma con l’accusa di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sui pagamenti alla politica dell’imprenditore Luca Parnasi, arrestato mesi prima per la vicenda dello stadio della AS Roma e che avrebbe versato 150.000 euro alla fondazione “Eyu” di Bonifazi, soldi in realtà destinati al PD ma non iscritti correttamente nei bilanci.» [Fonte]

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«- Il padre è Franco Bonifazi, per anni direttore della Mukki, la centrale del latte;

– lo zio è Alberto Bruschini, già membro della deputazione generale del Monte dei Paschi e già direttore della Cassa di risparmio di Prato;

– era detto «Bonitaxi» perché spesso accompagnava il segretario del PD Matteo Renzi sulla sua Audi A4 nera» [Fonte]

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Fondazione Eyu.

«Consapevoli della necessità di affrontare i profondi cambiamenti della nostra epoca, nell’ottobre 2014 nasce la Fondazione EYU, dedicata all’ascolto e alla partecipazione attiva dei cittadini e dei principali attori della vita del Paese, alla ricerca sull’innovazione e alla formazione di una nuova classe dirigente.

Le sue attività sono mirate all’avvio e al sostegno d’iniziative e attività di ricerca e formazione interdisciplinare, che contribuiscano a una visione in cui lo sviluppo delle conoscenze sui temi politici più rilevanti sia il presupposto per lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese.

L’attività di EYU è animata dall’idea che democrazia, equità e benessere siano un orizzonte che richiede la formazione e l’impegno di una nuova classe dirigente in grado di cogliere la complessità dei processi politici contemporanei, attraverso la promozione di una cultura della responsabilità, del merito e delle pari opportunità, adeguata a governare il cambiamento indotto dalla rivoluzione digitale, dalla globalizzazione e dalla interculturalità.

Per EYU la coesione sociale, la valorizzazione della cultura e del territorio italiano e dei paesi partner, in una cornice di sviluppo economico armonico e sostenibile, sono obiettivi da perseguire in un’ottica di dialogo internazionale, progressista e coerente con la Carta dei Valori e il Programma per l’Europa del Partito Democratico e del PSE.

A questo scopo promuove, attraverso la collaborazione e il coinvolgimento del mondo accademico, delle professioni e dell’impresa, attività di ricerca scientifica che hanno l’obiettivo di elaborare un nuovo linguaggio e nuove pratiche per i decisori politici di oggi e di domani. Le sue attività si svolgono sul territorio nazionale e internazionale, e sono mirate a intercettare il terreno comune e le connessioni inedite tra campi del sapere, temi, eventi e metodologie, in un’ottica interculturale e multidisciplinare, che si adatta a uno scenario politico, sociale e mediatico in continua evoluzione.

Riconosciuta nel marzo del 2015,  EYU si sostiene grazie a donazioni private e al finanziamento delle singole attività realizzate.

Il 16 giugno 2016, Eyu diventa ufficialmente membro della FEPS.» [Fondazione Eyu]

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Bilancio consultivo 2017.

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Foundation for European Progressive Studies. Feps.

«Migration and development must be approached as interconnected variables and their mutual relationship must be addressed from a multidimensional perspective, encompassing economic, political, social, environmental, cultural, ethnic, gender, geographical, and demographic factors.

 FEPS is the European progressive political foundation.

The only progressive think tank at European level. FEPS establishes an intellectual crossroad between social democracy and the European project, putting fresh thinking at the core of its action. As a platform for ideas and dialogue, FEPS works in close collaboration with social democratic organisations, and in particular national foundations and think tanks across Europe, to tackle the challenges that Europe faces today. Close to the Party of European Socialists (PES), the S&D Group in the European Parliament, the PES Group in the Committee of the Regions, Young European Socialists and PES women, but nevertheless independent.

FEPS embodies a new way of thinking on the social democratic, socialist and labour scene in Europe.

Our main purpose is to nourish a fresh progressive dialogue through its research, which includes Next Left and Millennial Dialogue programmes. Activities are in person and online are available in different formats. Notably FEPS Progressive Post magazine and the European Progressive Observatory digital platform as well as further publications and events are where you can find our material.

Statutes of the Foundation for European Progressive Studies (EN) ….

Maria Joao Rodrigues. President of FEPS.

Maria João Rodrigues is Member of the European Parliament, Vice-President of the S&D Group and President of FEPS – European Foundation of Progressive Studies.

Maria João Rodrigues was elected Member of the European Parliament in 2014, becoming a member of the S&D Group, the second most important EP Group, with 190 members coming from the 28 Member States. As S&D Vice-President, she is in charge of general coordination and interface with the other EU institutions and member of the Committees of EMPL and ECON. ….

Ernst STETTER

Ernst Stetter is the Secretary General of Foundation for European Progressive Studies (FEPS) since 2008. He is also a regular commentator on EU affairs in the media and visiting fellow at University of Greenwich, London.

He is an Economist and Political Scientist. He studied in Tübingen and Heidelberg (Germany) focusing on international trade, finance, economic and social policy as well as development issues. In 1980 he obtained his PhD in political science entitled “The Association of ACP-Countries (Lomé I and II) to the European Community and the STABEX-System.”

In 1976 Ernst Stetter began his professional career as a lecturer in economics at the DGB Trade Union Centre for Vocational Training in Heidelberg. From 1980 to 2008 he worked for the Friedrich Ebert Stiftung (FES) in various positions. He spent the first four years at the FES as a Consultant in Dakar, Senegal. In 1988, Ernst Stetter was appointed as Head of the Africa Department. In 1994 he started working as Head of the Central Europe Unit. In 1997 he moved to Paris and became Director of the FES Office in France, then in 2003 he was appointed Director of the EU-Office of Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) in Brussels.» [Fonte]

2018-09-23__Eyu__002

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Diamo atto alla Feps di riuscire ad erogare circa 1,300 stipendi con un budget di soli 286,200 euro.

Stesso discorso potrebbe ben valere per la Eyu.

Mr Francesco Bonifazi è da anni il braccio destro di Matteo Renzi, con il quale condivide le frugali merende.

Aspettiamo fiduciosi che la Magistratura prosegua le proprie indagini.

La storia dei 123mila euro di Parnasi alla Fondazione EYU

Il 17 gennaio 2017 Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico, annunciava la nascita della Fondazione EYU, “membro dall’anno scorso della FEPS – Foundation for European Progressive Studies. Abbiamo molti progetti in cantiere – sottolineava Bonifazi -, temi vitali quali l’immigrazione, la sharing economy, le prospettive di lavoro per i millennials e tanto altro”. L’acronimo EYU viene dagli allora tre media del PD, ovvero Europa, Youdem e l’Unità, che nel frattempo sono finiti come tutti sanno. Ma oggi la Fondazione EYU torna d’attualità non per i suoi progetti in cantiere, ma per uno studio sul rapporto tra italiani e unità immobiliari dal titolo “Casa, ma solo di proprietà?” commissionato da Luca Parnasi per la ragguardevole cifra di 123mila euro, stanziati durante la campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo. Questo è ciò che scrive Giuseppe Alberto Falci oggi sul Corriere della Sera:

Lo studio esiste, almeno secondo la versione che è stata fornita al Corriere della Sera dal segretario generale Mattia Peradotti, ed è stato redatto da ricercatori di livello di alcune prestigiose università. C’è anche un titolo: «Il rapporto degli italiani con il progetto di casa». Oltre però non si può andare. Non è dato sapere chi saranno mai stati gli autorevoli ricercatori. Né tantomeno è possibile visionare il paper perché, spiegano dalla fondazione Eyu, «in questo caso la proprietà intellettuale appartiene a Parnasi e noi». […]

Eppure c’è un giallo nel giallo. Digitando su Google «casa proprietà italiani fondazione Eyu»,il motore di ricerca rimanda a un link di Eyu del tipo: «Casa, ma solo di proprietà?». Cliccando però non si legge nulla, lo studio non sarebbe più presente all’interno del sito della fondazione. Il motivo? Peradotti la mette così: «In questi giorni il sito è in revisione, quindi abbiamo alcuni problemi».

Il Corriere spiega che il progetto di ricerca «si pone l’obiettivo di studiare il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà di casa». Ed ecco anche i nomi dei due ricercatori che l’hanno preparato e quanto sono stati pagati:

Si tratta di Renata Bottazzi e Serena Trucchi, entrambe dell’università di Bologna. Bottazzi precisa via mail: «Ho condotto insieme a Serena Trucchi un progetto commissionato dalla Fondazione Eyu dal titolo “Casa, ma solo di proprietà?” riguardo il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà della casa. […].Tale attività è stata svolta tra l’ottobre e il dicembre 2015, e si è conclusa con la consegna, da parte nostra, di un rapporto inviato il 10 dicembre 2015. Il compenso omnicomprensivo per tale attività consiste nel totale di 3.500 euro lorde per ciascuna delle due ricercatrici, senza ulteriori indennità o rimborsi spese».

Insomma, se è questo il progetto, la Fondazione EYU ha commissionato un progetto costato 7000 euro lordi e ne ha incassati 123mila. Con una capacità così geniale di fare affari non si capisce perché il bilancio del PD sia in sofferenza.

EDIT: Bonifazi esce dal bunker e dice la sua oggi in una nota:

“Ritengo necessario fare qualche precisazione: il Pd fa il record di incassi con il suo 2xmille, mentre le donazioni sono una parte del tutto marginale del suo bilancio”. Lo spiega il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, in una nota. “La legge sull’abolizione del finanziamento pubblico e’ fatta in modo tale che ogni atto di entrata e di spesa deve essere depositato presso l’Ufficio per la trasparenza dei partiti della Camera dei Deputati, organo composto da cinque magistrati. Questo controllo arriva a valle della revisione obbligatoria che viene svolta da una societa’ specializzata e, alla fine dei controlli, viene reso pubblico il bilancio”, spiega ancora Bonifazi.”Il Pd ha un profilo assolutamente trasparente, eppure c’e’ chi vuole confondere le mele con le pere, ovvero sostenere che la Fondazione Eyu, tirata in ballo in questi giorni, sia stata utilizzata come ‘scatola vuota’ per finanziare il Pd. C’e’ qualche giornale che sembrerebbe far intendere che una delle tante ricerche svolte dalla fondazione Eyu, specificamente quella richiesta da una societa’ del gruppo Parnasi, fosse un modo per recepire un finanziamento mascherato a vantaggio del Pd. A chi lo pensa porrei alcuni quesiti: quale sarebbe lo scopo? Quale sarebbe il beneficio per il Pd? Perche’ fare una prestazione di servizio ad una fondazione, peraltro assolutamente evidente e verificabile, invece che emettere direttamente delle liberalita’ al Pd, peraltro detraibili? Detto questo, cio’ che piu’ mi amareggia e’ non voler vedere che la Fondazione Eyu e’, invece, una ‘scatola piena’”.

Pubblicato in: Amministrazione, Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Dirigenza del pd. Ecco perché dovrebbe essere internata in manicomio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-24.

2018-09-19__Promesse__000

Il suolo italiano ha visto per suo disgrazia una lunga serie di malgoverni, che vanno dall’impero di Eliogabalo ai recenti decenni di usbergo pidiino, il cui unico merito è quello di averci fatto rimpiangere amaramente quando stavamo peggio.

2018-09-19__Promesse__001

Che i quarantatre miliardi siano nelle tasche del pd? Qui non si sono mai visti.

2018-09-19__Promesse__002

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Alla fine gli Elettori si sono stancati di questi mentitori professionisti e li ha emarginati dalla società civile.

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2018-09-19__Promesse__004

Come si constata, dai 43 miliardi di Mr Renzi si è già scesi ai 25 di Mr Delrio.

Italia. Sondaggio elettorale. Consenso al Governo salito dal 50% al 62%.

Facciamo nostre le parole dell’on Calenda, alto esponente del partito democratico:

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Per lustri l’Italia è stata governata da pazzi furiosi da internare in ospedali psichiatrici, murandone le porte.

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Il Sole 24 Ore da una sintesi in poche slides delle mirabolanti promesse che alla fine si sono infrante con il crollo del ponte Benetton. Sembra di risentire la storia di quando l’Infn parla dei neutrini: loro sì che se ne intendono! In una conferenza in pompa magna avevano annunciato che sarebbero stati ben più veloci della luce: l’Infn voleva pensionare Einstein. ….

Superata la velocità della luce

«Un clamoroso esperimento congiunto tra il Cern e i Laboratori dell’Infn del Gran Sasso avrebbe dimostrato che la velocità della luce può essere superata. Se fosse confermato farebbe crollare il pilastro del Modello Standard della fisica: la Teoria della Relatività Speciale di Einstein.»

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Ecco l’articolo del Sole 24 Ore.

Investimenti in infrastrutture fermi: ecco cinque anni di promesse della politica

Non promesse della politica: promesse dei pidiini, schizofrenici scollati dal reale.

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È una denuncia invero coraggiosa, che il Sole 24 Ore ben si era guardato di fare quando il pd era al potere: lo sta facendo adesso quando il pd è crollato al 17% dei consensi elettorali.

Anche Fabrizio Maramaldo aveva assassinato il morente Francesco Ferrucci.

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Ma il Sole 24 Ore riporta le sole conseguenze di quello che è stato l’orripilante Weltanschauung professata dai pidiini.

Un occhiuto statalismo onnipervadente a copertura dei loro loschissimi affari.

Figlia naturale dello statalismo è la burocrazia: vero parto podalico di un mostro contro natura.

Ponte Morandi ed il problema della burocrazia.

Fondi europei utilizzati al solo 3% e grandi opere bloccate dalla burocrazia.

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Meglio tardi che mai, si potrebbe dire.

Assomiglia però tanto alle conversioni giornalistiche che accaddero il 26 aprile 1945.

Senza delegiferazione e deburocratizzazione, ossia smantallando tutto l’impianto socialista, non si otterrà mai nulla.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Psichiatria

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

Laringe 001

Quando lo dicevamo noi, il gregge dei liberal socialisti ha iniziato a belare a gola spiegata. Cartilagini cricoidee possenti, una tiroidea superiore grossa così, come un acquedotto, aritenoidi ipertrofiche. Ma a simili sembianze non corrispondono adeguati supporti delle aree di Broca e di Wernicke: i centri per la comprensione e per la produzione del linguaggio dei liberal socialisti si collocano alla scala inferiore del’evoluzione. Assimilano e riproducono qualche slogan. Ma da lì a dire qualche costrutto logicamente stabile ce ne passa: in caso contrario non avrebbero aderito alla ideologia liberal socialista.

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«Sta diventando …. un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria».

Queste sono le parole dell’on Calenda a proposito del partito democratico.

Avendolo detto lui non abbiamo nessun motivo per non credergli.

Ma se fosse solo questo, andrebbe di lusso.

«Sono convinto …. che alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati»

«

«un partito che ha come unico obiettivo

quello di spartirsi una torta»

In pratica, una associazione per delinquere.

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In sintesi.

Gli aderenti al partito democratico sono pazzi da legare, da chiudere dentro un manicomio gettando le chiavi ai pesci.

E la loro dirigenza non è certo da meno.

Bene.

L’Italia è stata governata per decenni a pazzi furiosi con delirio depredatorio, e questo lo sappiamo più che bene, solo che prima non lo si poteva dire.

Ma non tutto il male viene per nuocere.

Ringraziamo la Divina Provvidenza che ha dato il pd e questa sua attuale dirigenza, ossia l’unica forza distruttrice in grado di sfasciare quel partito alla radice.

Se al posto di quei bische ci fosse stato un Richelieu, un Bismarck oppure un Lenin il partito democratico avrebbe tiranneggiato per secoli.

Invece si sono suicidati con le loro stesse mani. Cosa ne sarà del gregge belante? Figuriamoci se non troveranno un altro straccio dietro cui correre.


Ansa. 2018-09-18. Calenda: al Pd serve un segretario psichiatra

La cena per ritrovarsi e accordare una strategia di opposizione è saltata. E l’organizzatore, Carlo Calenda, non nasconde l’amarezza. Fino a dire, in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital, che ai dirigenti del PD importa solo del congresso. “Sta diventando – dice Calenda – un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”

“Sono convinto – osserva l’ex ministro – che alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati”.

    Calenda, poi, spiega che l’invito a cena serviva banalmente “per ricostruire un rapporto tra Gentiloni e Renzi, e soprattutto per cercare di compattare un gruppo per fare opposizione in maniera strutturata. Poi sono partite cose surreali, tipo Zingaretti che invita un operaio e uno studente, che non c’entra niente. Poi gli altri del PD, uno dice che sta a dieta, l’altro che organizza un panino… insomma, è diventata una buffonata. Anzi, un’abbuffata di parole, in pieno stile di autolesionismo del PD”.

   Il primo a sfilarsi, dopo aver in un primo momento accettato l’invito, è stato l’ex premier Renzi: “Ha risposto tramite retroscena, dicendo che non sarebbe venuto perché lui si occupa dei destini dell’universo del paese e quindi non se ne frega niente di andare a una cena”, attacca Calenda. “Non so bene quale sia l’interesse di Renzi, che da molto tempo ti dice A e poi fa B. Penso che se dici ‘io ci sarò’ e poi fai uscire certi retroscena… è un modo di fare non serio, a cui ormai sono abituato da mesi”.

Calenda rifiuta però l’idea di una cena senza l’ex segretario: “Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel PD c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un po’ singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”. “L’unica cosa che vuole fare il PD in questo momento”, analizza l’ex ministro, “è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”.   

Giachetti inizia sciopero fame, subito data congresso – “Sono incazzato nero” e “le ho provate tutte” ma “invece traccheggiamo” e allora “a questo scenario indecoroso reagisco tornando alle mie origini: dalla mezzanotte di ieri sera ho iniziato lo sciopero della fame perché sia immediatamente convocata una assemblea straordinaria e fissata la data del congresso del Partito democratico”. Lo annuncia con un video su Facebook il deputato Pd Roberto Giachetti. “I tempi per il congresso subito ci sono”, aggiunge. “Visto che voi vi dedicate alle cene e continuate a prendere tempo mentre il Pd scivola sempre più in basso, io smetto di mangiare”.