Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Palamara. Cinguettava anche il pio Zingaretti. Registrazioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-01.

Zingaretti 013

Ma chi lo avrebbe mai detto?? Chi mai avrebbe potuto immaginarselo??

«Siamo alle infamie», commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

«Zingaretti?! … Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata.»

«Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato»

«L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico»

«La Casellati …. ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara»

«Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone»

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Si preferisce non commentare elementi di tal fatta.

Sarebbe tuttavia contro il buon senso che Mr Palamara decidesse da solo a nome del partito democratico, i vertici del quale non potevano non sapere.

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Caso Palamara: il Pd trema, spuntano anche le chat segrete con Zingaretti

Il Dem Del Basso De Caro: “La Casellati ha chiesto che escano tutte le registrazioni. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti”.

Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato. L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico. Lui, seduto sulla panchina, è l’immagine dell’afflizione del Pd. «Zingaretti?!…» esplode: «Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata. Gori ha sbagliato solo i tempi non il merito del suo j’accuse. A settembre, se gli andrà bene, il Pd governerà solo quattro regioni. La Campania di De Luca, che però, non è del Pd, ma è uno Stato autonomo e autoritario, che diventerà “teocratico“. La Toscana di Giani, che non c’entra nulla con Zingaretti, visto che ha origini socialiste. L’Emilia di Bonaccini, che è però l’antagonista di Zingaretti nel partito. E, infine, proprio il Lazio di Zingaretti. Ma non so quanto durerà? La Casellati – dice Del Basso al Giornale – ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone”. ”Siamo alle infamie”, commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

MES. Zingaretti vorrebbe imporlo, M5S non ne vorrebbe sapere.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-30.

Marinus Van Reymerswaele, L'Esattore, 1542 Alte Pinakothek, Munich__

«Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?»

Cicero. Oratio in Catilinam Prima, 1, 1.

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Mr Zingaretti dalle pagine amiche del Corriere della Sera elenca dieci degli undici motivi per i quali vorrebbe imporre all’Italia la richiesta di adire al Mes.

Non ha detto l’undicesima: Zingaretti è al governo per compiacere in tutto e per tutto i liberal socialisti europei, ai quali vorrebbe consegnare l’Italia come gradito dono, in omaggio alla ideologia. Tali i padroni, tali i servi.

I suoi allegri compagni di merende invece del Mes non ne vorrebbero sapere, almeno a parole. Conoscendoli, vorrebbero solo alzare il prezzo.

Questo minuetto la tira avanti da diversi mesi, e l’unica perdente è l’Italia.

Zingaretti.

«Non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l’Italia uniti »

«Il governo non può più tergiversare»

Movimento Cinque Stelle.

«Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina»

«La posizione del Movimento non cambia»

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Conoscendo sia il partito democratico sia il movimento cinque stelle, l’impressione netta è che finirà come al solito a tarallucci e vin santo.

L’altra alternativa sarebbe solo il crollo di questo governo ed il ritorno anticipato alle urne, evento che nessuno dei partiti al governo effettivamente vorrebbe.

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Mes: M5s, nostra posizione non cambia. Pressing Pd, posizione miope. Basta tergiversare.

Pressing del Pd per il Mes. In un intervento sul Corriere della Sera, Zingaretti elenca 10 ragioni per chiedere l’utilizzo del fondo: per l’Italia 37,5 miliardi subito per la sanità. ‘Non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l’Italia uniti’.

Per M5s replica il viceministro allo Sviluppo Buffagni: ‘Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina’.

“La posizione del Movimento non cambia”. Con queste parole il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, risponde alla domanda di Affaritaliani.it se la posizione del M5S sul Mes sia cambiata, rispetto al no all’utilizzo dei fondi europei, dopo l’insistenza del Partito Democratico e dopo in particolare le parole di Nicola Zingaretti (‘Il governo non può più tergiversare’).

“Patuanelli sostiene che la posizione del Movimento 5 Stelle sui fondi del Mes per la sanità non cambia e “rimane la stessa di mesi fa”. Appunto, è esattamente questo il problema. In questi mesi è cambiato tutto, in Europa sono stati messi in campo strumenti mai visti prima e rimanere fermi significa solo essere miopi e irresponsabilmente ideologici”. Lo afferma Michele Bordo, vice capogruppo del Pd alla Camera.

“Il Mes è stato criticato e combattuto da molti, ma ora è uno strumento finanziario totalmente diverso da quello del passato. Le destre sono abituate a cavalcare i problemi e non a trovare soluzioni per risolverli. Chi sta governando l’Italia ha il compito opposto. Io non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi anche nel nostro partito dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l’Italia uniti”. Lo scrive il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, nell’ intervento sul Corsera.

“La Sanità è stata capace di uno sforzo immane. Ma l’attuale sistema di cura e presa in carico ha mostrato tutti i suoi limiti”, evidenzia Zingaretti. Con il Mes “oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica”.

“Bisogna avere coraggio, visione e concretezza, anche per far uscire la discussione sul Mes dall’attuale confronto ancorato al passato e concentrarlo invece sulle opportunità e le cose possibili da fare per il bene comune”, prosegue Zingaretti. Il segretario dem elenca quindi dieci filoni su cui puntare: “Investire nella ricerca; rivoluzionare e digitalizzare il settore sanitario; dare più centralità a medicina territoriale e distretti; dare più forza alla medicina di base; riformare i servizi per anziani e malati cronici, rivisitando il funzionamento delle Rsa; modernizzare e adeguare gli ospedali; aumentare gli investimenti nel personale sanitario; garantire l’accesso alle terapie; ampliare le borse di studio; aumentare i posti finanziati per gli specializzandi”.  

“Il Mes? Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati per far ripartire l’economia e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina”. A dirlo è Stefano Buffagni, viceministro M5s allo Sviluppo, in un’intervista al Corriere della Sera. “Questo governo ha bisogno di un cambio di passo e di più coraggio. Superata la giusta fase di lockdown è necessario andare oltre, perché le condizioni del Paese ce lo impongono e ce lo consentono”, afferma Buffagni, secondo cui le responsabilità dello stallo sono “di tutta la maggioranza. Condivido l’esigenza di accelerare e cominciare a correre e non mi sembra di avere accanto dei ghepardi”, dichiara in riferimento agli alleati di governo. Parlando del Movimento, una scissione “farebbe solo danno a noi e al Paese. Capisco che è più facile scendere dalla barca piuttosto che mettersi a remare tutti insieme, ma sono amareggiato per l’uscita di alcuni senatori”, dice Buffagni. Quanto al premier Conte, “lo aspetto sempre a braccia aperte nel M5s, è una risorsa indipendentemente dalla leadership. E sprono anche lui ad avere più coraggio”. Su Aspi, “auspico che si chiuda prima possibile. Chi ha gestito in modo così fallimentare la società deve andare via. Invito a vedere i disastri che ci sono sulle autostrade della Liguria, oltre al ponte che hanno fatto cadere lesinando sulla manutenzione”, conclude il viceministro.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Senato. Questa attuale maggioranza annulla i tagli dei vitalizi parlamentari.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-26.

2020-06-26__Senato 013

«La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera dell’Ufficio di presidenza che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari»

«E’ stato ripristinato lo Stato di diritto»

«La Lega, secondo quanto si apprende, ha votato contro questa decisione»

«La commissione contenziosa del Senato ha annullato la delibera sull’abolizione dei vitalizi. Ma davvero c’è ancora qualcuno che pensa ai vitalizi nonostante un’emergenza di questa portata? Senza parole. Chi pensa di gioire allora non ha capito nulla. Se ci sono interessi da tutelare sono solo quelli dei cittadini italiani che hanno sofferto per mesi gli effetti di questa pandemia. Abbiamo già abolito i vitalizi e non abbiamo alcuna intenzione di ripristinarli. [Luigi Di Maio]»

«La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Ci provavano da mesi: lo hanno fatto di notte, di nascosto. E’ uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza. Chi dobbiamo ringraziare per questa operazione, la presidenza del Senato?»

«La delibera …. è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera. In primo luogo non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era; in secondo luogo non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera; in terzo luogo non deve riguardare una sola categoria ma deve essere ‘erga omnes”, mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari; in quarto luogo deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’8% degli importi; infine deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente»

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Nulla da eccepire sulla decisione da un punto di vista giuridico: la delibera era stata strutturata in modo tale da renderla immediatamente impugnabile.

M5S avrebbe fatto bella figura con il volgo e non avrebbe recato danno ai parlamentari.

Ma il problema è politico: questa maggioranza sostiene a parole quello che poi affonda legiferando.

Staremo a vedere la reazione del popolo grillino.

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Il Senato annulla la delibera sul taglio dei vitalizi. Ira M5s, ma anche di Pd e Lega.

Il legale degli ex senatori: ‘Ripristinato lo stato di diritto’.

“La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera dell’Ufficio di presidenza che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari”. Lo riferisce all’ANSA Maurizio Paniz, ex deputato e avvocato che ha difeso nel ricorso la maggior parte degli ex senatori che hanno presentato ricorso. “E’ stato ripristinato lo Stato di diritto”, ha commentato Paniz. La Lega, secondo quanto si apprende, ha votato contro questa decisione.

Di Maio, senza parole ma non li ripristineremo – “La commissione contenziosa del Senato ha annullato la delibera sull’abolizione dei vitalizi. Ma davvero c’è ancora qualcuno che pensa ai vitalizi nonostante un’emergenza di questa portata? Senza parole. Chi pensa di gioire allora non ha capito nulla. Se ci sono interessi da tutelare sono solo quelli dei cittadini italiani che hanno sofferto per mesi gli effetti di questa pandemia. Abbiamo già abolito i vitalizi e non abbiamo alcuna intenzione di ripristinarli”. Lo scrive in un post su Fb il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Crimi: ‘Casta tiene malloppo, schiaffo al Paese’ – “La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Ci provavano da mesi: lo hanno fatto di notte, di nascosto. E’ uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza. Chi dobbiamo ringraziare per questa operazione, la presidenza del Senato?”. Lo scrive in una nota il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi.

“Sconcerto” del Nazareno: “il Pd è totalmente contrario alla decisione assunta dalla commissione contenziosa del Senato sui vitalizi. Lo sottolineano fonti del Pd.

“Come Lega cercheremo di cambiare” la decisione della Commissione Contenziosa del Senato sul taglio dei vitalizi. Lo ha detto intervenendo a Dritto e Rovescio su Rete 4, il leader della Lega, Matteo Salvini.

“La delibera – spiega all’ANSA Paniz – è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera. In primo luogo non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era; in secondo luogo non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera; in terzo luogo non deve riguardare una sola categoria ma deve essere ‘erga omnes”, mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari; in quarto luogo deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’8% degli importi; infine deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente”. Paniz non nasconde la propria soddisfazione: “una soddisfazione professionale – sottolinea – ma anche sul piano dei rapporti personali che ho intrattenuto con centinaia di ex senatori che ho assistito. E’ un risultato che mi ripaga dell’impegno e degli insulti e minacce ricevuti. Io non ho difeso un privilegio ma un diritto, e in uno Stato di diritto questa è una vittoria di tutti”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Puglia. Sondaggi. Fitto 47.8%, Emiliano 32.7%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-.

Puglia 001

«Raffaele Fitto che raccoglie il 47,8% dei consensi contro il 32,7% di Emiliano»

«Terza con il 10,1% la potenziale candidata di Italia viva e attuale ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova»

«Ultima con l’8%, la candidata del M5S e consigliera uscente, Antonella Laricchia »

«Emiliano non riuscirebbe a vincere nemmeno nel secondo scenario ipotizzato dai sondaggi elettorali Winpoll che vedrebbe il Movimento 5 Stelle appoggiare il governatore. …. Fitto, in questo caso, raggiungerebbe il 50% dei consensi mentre Bellanova salirebbe all’11,7%.»

«prima forza della regione il Partito Democratico con il 23%, in crescita di sette punti rispetto alle Europee del 2019. La Lega è la seconda forza con il 20,4% (5 punti in meno rispetto alle europee). Il Carroccio rischia, però, di venir scavalcato dall’alleato Fratelli d’Italia, sondato al 20,2%, in crescita di 12 punti rispetto ad un anno fa»

«Forza Italia fa un passo indietro e passa dall’11,11% delle Europee al 7,9% odierno»

«Il Movimento 5 Stelle paga le promesse rimangiate (no al Tap e chiusura Ilva) e scivola sotto il 10% (9,6%). Solo un anno fa era la prima forza politica della Regione con il 26,29% dei consensi»

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Le elezioni sono ancora lontane, ma un divario di quindici punti percentuali è statisticamente significativo.

Altrettanto significativa la crescita di Fratelli d’Italia.

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Sondaggi elettorali Winpoll: regionali Puglia, Fitto stacca Emiliano.

Secondo i sondaggi elettorali Winpoll, tra il candidato di centrodestra e il governatore uscente ci sono più di 10 punti di distacco.

Secondo un sondaggio Winpoll commissionato dal Partito Democratico, l’attuale governatore della Puglia, Michele Emiliano, non ha alcuna chance di essere rieletto quando si terranno le elezioni regionali. La rilevazione vede il presidente pugliese a 15 punti di distanza dal candidato di centrodestra, Raffaele Fitto che raccoglie il 47,8% dei consensi contro il 32,7% di Emiliano. Terza con il 10,1% la potenziale candidata di Italia viva e attuale ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. Ultima con l’8%, la candidata del M5S e consigliera uscente, Antonella Laricchia.

Emiliano non riuscirebbe a vincere nemmeno nel secondo scenario ipotizzato dai sondaggi elettorali Winpoll che vedrebbe il Movimento 5 Stelle appoggiare il governatore. L’apporto sarebbe minimo (quattro punti in più rispetto ad una corsa solitaria) e sarebbe controproducente: Fitto, in questo caso, raggiungerebbe il 50% dei consensi mentre Bellanova salirebbe all’11,7%.

Le intenzioni di voto vedono come prima forza della regione il Partito Democratico con il 23%, in crescita di sette punti rispetto alle Europee del 2019. La Lega è la seconda forza con il 20,4% (5 punti in meno rispetto alle europee). Il Carroccio rischia, però, di venir scavalcato dall’alleato Fratelli d’Italia, sondato al 20,2%, in crescita di 12 punti rispetto ad un anno fa. Un sorpasso che Salvini farebbe fatica a digerire. Il leader della Lega vuole, infatti, aumentare i consensi del partito nel Sud Italia. Al momento, la maggioranza dei voti d’area sono ad appannaggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si spiegano così i dubbi di Salvini nei confronti di Fitto, nonostante l’accordo raggiunto con Meloni e Berlusconi. Rimanendo nel campo del centrodestra, Forza Italia fa un passo indietro e passa dall’11,11% delle Europee al 7,9% odierno.

Il Movimento 5 Stelle paga le promesse rimangiate (no al Tap e chiusura Ilva) e scivola sotto il 10% (9,6%). Solo un anno fa era la prima forza politica della Regione con il 26,29% dei consensi.

Italia Viva ottiene il 4,6, in linea con la media nazionale del partito mentre Azione dell’ex ministro Calenda si ferma al 2,2%. Proprio l’ex ministro, in una recente intervista a Repubblica, aveva teso la mano ai dem: “Non appoggiate Emiliano e scegliamo un candidato insieme”. Qualche dubbio sul governatore pugliese comincia a circolare dalle partiti del Nazareno. Ma oggi la priorità si chiama coronavirus.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

Asili Nido. 13,147 asili nido. Coprono solo il 24% delle richieste.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-08.

2020-02-22__Asili 001

«Il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani intende rende obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia»

«Dai 3 anni in poi i bambini, se dovesse passare la proposta sostenuta da tutto il Pd a partire dal segretario del partito, Nicola Zingaretti, tutti i bambini dovrebbero iniziare ad andare a scuola »

«Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017»

«Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori»

«I posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni »

«Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea»

«In generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.

Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia»

«In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento»

«Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie»

2020-02-22__Asili 002

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Tra le numerose possibili considerazioni, alcune sembrerebbero essere di considerevole importanza.

Prima considerazione.

Prima di annunciare una legge che renda obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia, il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani avrebbe fatto bene a conteggiare sia il numero dei bambini italiani sia il numero delle strutture disponibili, che coprono solo il 24% del target. Diciamo pure francamente che non ha fatto una buona impressione.

Seconda considerazione.

Si fa tanto parlare di andare incontro alle famiglie, alle mamme ed ai bambini. Poi, le parole sono smentite dai fatti. In assenza di asili nido le giovani mamme sono virtualmente impossibilitate al lavoro, anche qualora lo volessero. Duplicare i servizi sarebbe però un aggravio di soli due miliardi l’anno: cifra ridicolmente basse a fronte degli aumenti di reddito innescati da un maggior numero di donne inserite nel mondo del lavoro.

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Asili nido obbligatori: il 76% dei bambini non trova posto.

Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia e coprono solo il 24% della potenziale domanda

Il viceministro per l’Istruzione Anna Ascani intende rende obbligatoria la frequenza agli asili nido in Italia. Ovvero: dai 3 anni in poi i bambini, se dovesse passare la proposta sostenuta da tutto il Pd a partire dal segretario del partito, Nicola Zingaretti, tutti i bambini dovrebbero iniziare ad andare a scuola. Giusto? Sbagliato? A guardare i numeri il problema non è questo. Il problema è che in Italia non ci sono abbastanza asili nido per tutti.

Pochi asili nido in Italia

Sono 13.147 i servizi socio-educativi per l’infanzia che Istat ha censito nell’anno scolastico 2016/2017. Di questi 11.017 sono asili nido, gli altri 2.130, invece, si dividono fra spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri per bambini e genitori. Numeri davvero troppo bassi: i posti disponibili nelle strutture coprono solo il 24% del target, ovvero i bambini residenti in Italia sotto i 3 anni. Il nostro Paese è ben lontano anche dal 33% di copertura fissato dall’Unione Europea; un parametro minimo stabilito per consentire alle mamme di continuare a lavorare, aiutando a risolvere il problema della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Dal grafico sopra è possibile avere il quadro della situazione con la suddivisione fra strutture pubbliche e private, che comunque non raggiungono nella maggior parte delle regioni la soglia del 33%.

Asili nido in Italia: in Umbria sono decisivi i privati

Passando in rassegna regione per regione, la situazione degli asili nido in Italia è disomogenea. In Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e nella provincia di Trento il parametro posto dalla Ue è rispettato ormai da diversi anni, e in generale nel centro-nord la copertura delle strutture per la prima infanzia non scende sotto percentuali del 30%.

Al sud, invece, l’obiettivo appare lontanissimo, con regioni che non raggiungono nemmeno il 15%, come Calabria e Sicilia. Un gap di servizi che va dal 7,6% di copertura dei posti sul potenziale in Campania, la regione con il valore più basso, al 44,7% in Valle d’Aosta.

Poi c’è il capitolo pubblico-privato. Le strutture private predominano in Umbria, salvagenti che permettono di raggiungere livelli di servizio adeguati. In Calabria addirittura il 73% degli asili nido è a gestione privata, la stessa cifra percentuale identifica le strutture pubbliche nella provincia autonoma di Trento. Un’altra differenza incolmabile fra nord e sud.

I comuni non investono negli asili nido

Un miliardo e 475 milioni di euro è questo l’investimento complessivo che i comuni italiani hanno stanziato per i servizi rivolti alla prima infanzia nel 2016, ma il 19,4% è rimborsato attraverso le rette pagate dalle famiglie.

Tra il 2004 e il 2012 le risorse comunali messa a disposizione dagli sili nido in Italia erano passate da 1.1 miliardi a 1.6, un incremento positivo del 47%, cui è seguita una contrazione della spesa nei due anni successivi, poi una stabilizzazione nel triennio 2014-2016.

Anche la gestione degli asili nido direttamente in capo ai comuni è diminuita negli ultimi anni, con la conseguente crescita degli appalti ad associazioni o enti privati. Nell’anno scolastico 2016/2017 negli asili nido a gestione comunale si sono iscritti 93.200 bambini, contro gli oltre 99.700 contati 4 anni prima: una perdita tutt’altro che trascurabile.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

PD, M5S e le prossime elezioni amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-07.

2020-02-07__Piepoli 001

È più facile comprendere l’intimo significato ed il calcolo della curva brachistocrona che cercare di capire quale sia realmente la posizione politica del movimento cinque stelle nei confronti delle elezioni amministrative prossime venture.

Il quesito è semplice:

– presentarsi o meno in queste competizioni elettorali?

– in caso affermativo, presentarsi da soli oppure in alleanza con il partito democratico?

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Premesso che intanto decideranno i vertici e ciò che rimane ancora della piattaforma Rousseau, Piepoli ha effettuato un sondaggio su questo aspetto, ripartendo le risposte tra Elettori del movimento cinque stelle, Elettori del partito democratico e totale degli intervistati.

All’interno del m5s il 45% opta per presentarsi sempre divisi ed il 38% di presentarsi sempre assieme.

All’interno del pd il 35% vorrebbe presentarsi sempre assieme ed il 28%.

Si noti però come la globalità degli intervistati desidererebbe nel 37% dei casi le presentazioni disgiunte.

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Questi risultati mal si attagliano agli attuali sentimenti della base degli iscritti del m5s, ma la frattura è oramai ben nota.

Si noti come però, almeno secondo logica, il parere della globalità degli intervistati dovrebbe essere accuratamente considerato, perché essi costituiscono il serbatoio di voti potenziali, ivi compresi quelli persi dal movimento.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

M5S. Adesso dovrà decidere dove e con chi stare. Esiste anche il Meridione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-29.

Gufo_017__

I risultati elettorali sono noti a tutti, così come il fatto che l’Emilia Romagna non sia l’Italia: anche i risultati in Calabria hanno un grande peso. Infatti in Calabria il M5S aveva raggiunto il 43.37% dei voti alle elezioni politiche dello scorso anno, ma adesso giace al 7.35% e non ha superato la soglia di sbarramento.

Si sta evidenziando in modo sempre più evidente come dirigenza ed iscritti al M5S abbiano idee del tutto conflittuali con quelle che erano della loro pregressa base elettorale, che poi è quella che conta.

Il sondaggio MG Research, il primo effettuato dopo le elezioni regionali, indicherebbe su scala nazionale la lega al 30.5%, il PD al 25% ed il M5S al 10.5%. Italia Viva sarebbe quotata al 4.5%.

Correttamente Zingaretti ha ricordato agli amici pentastellati come ci si dovrebbe ricordare di più dei desideri della base elettorale, ed ha loro richiesto di adeguarsi alle scelte del partito democratico, a suo avviso autentico interprete del volere degli Elettori.

Qualsiasi cosa scelgano i M5S scontenterà una buona parte dei suoi residui Elettori, anche se gratificherà i sogni della sua dirigenza.

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In Emilia Romagna l’alto afflusso alle urne – 67.7% – ha decretato la vincita di Bonaccini ed una ripresa percentuale del partito democratico, salito al 34.59%, con la lega al 31.98%. Ottimo risultato personale di Bonaccini, buon risultato del partito democratico, ma ci si dovrebbe ricordare che l’Emilia Romagna è sempre stata un feudo rosso. Bonaccini ha ottenuto 1,153,487 voti, mentre la lega ne ha ottenuti 982,985. L’afflusso record ed il crollo del M5S al 3.5% sono stati determinanti per la vittoria di Bonaccini, Lega non ha vinto il governatorato, ma ha conseguito un grande risultato. Ripetiamo però che l’Emilia Romagna non è l’Italia.

In Calabria il centrodestra ha ottenuto il 55.84% dei voti, mentre il centrosinistra si è fermato al 30.21%, con il pd al 15.82%. Anche in questa regione m5s ha subito una severa flessione e non ottiene nessun consigliere. Eppure in passato m5s aveva superato il 40% dei consensi. Si è vanificato, ma i voti persi dal m5s non sono confluiti nel partito democratico.

Il pd è riuscito a conservare l’Emilia Romagna, ma ha perso la Calabria.

Questi numeri suggeriscono quindi come il m5s abbia perso l’elettorato del Meridione di Italia senza peraltro irrobustire il partito democratico. Ma, si tenga sempre ben presente, anche il Meridione vota, anche le sue esigenze devono essere ascoltate e risolte. Meridione e Calabria non sono l’Emilia Romagna.

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Si apre quindi un periodo di turbolenza caratterizzato da migrazioni di voto impensate ed impensabili. È una straordinaria mobilità elettorale che rende di difficile interpretazione i risultati elettorali e, soprattutto, i sondaggi di propensione al voto. Mai come di questi tempi l’uso del modo condizionale sarebbe di obbligo. Mai come in questi tempi si dovrebbe razionalizzare quanto lìimprobabile sia pur sempre possibile.

Riportiamo a seguito alcuni sondaggi eseguiti dopo il voto

Sondaggi politici Ipsos: per il 54% degli italiani il M5S è politicamente finito

Sondaggi elettorali Mg Research: FDI sorpassa il M5S, cresce il Pd

Flussi elettorali in Calabria, per SWG il voto è liquidissimo

Sondaggi politici SWG, i flussi in Emilia, il ruolo degli ex astensionisti

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Non sappiamo cosa alla fine deciderà la dirigenza del movimento cinque stelle.

Dalle prime dichiarazioni constatiamo come  essa continui ad avere grandi difficoltà a comprendere come ciò che pensa sia ben differente da come la pensano gli Elettori.

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M5S, si litiga sulle Regionali. Primo vertice dell’era Crimi

Alfonso Bonafede è capo delegazione. Tutti pensano a cosa farà Di Maio.

L’assemblea congiunta è stata aperta da Vito Crimi, il reggente. E per quanto rivendichi i «pieni poteri», per usare un’espressione cara a Matteo Salvini, i pensieri di tutti erano per Luigi Di Maio, assente. Perché la sensazione diffusa è che a comandare sia ancora lui. Dietro le quinte, dalla Farnesina, sarebbe Di Maio a muovere i fili del Movimento. Il sospetto è sulla bocca di tutti: sta un passo indietro, perché vuole tornare come salvatore della patria, ricandidandosi dopo gli Stati Generali. Crimi apre l’assemblea caricando i gruppi: «Non siamo finiti, dobbiamo riaccendere la scintilla». Il governo, nel frattempo, si blinda nominando capo delegazione Alfonso Bonafede, uomo vicino a Di Maio, ma che ha un rapporto strettissimo con il premier. Del resto è stato il suo «sponsor», visto che ne è stato l’assistente all’università di Firenze. Bonafede annuncia «determinazione» e «confronto». Scartato Stefano Patuanelli, anche a causa delle sue simpatie per il Pd. No anche a Vincenzo Spadafora, non amato da una parte del gruppo e da Vito Crimi. Il ministro dello Sport ieri è finito nel mirino anche per le nomine, tra le quali quella di Vito Cozzoli, designato come presidente e ad di Sport e Salute. «L’ha nominato Di Maio», spiegano in diversi, segnalando che Cozzoli, uomo molto preparato ma anche discusso, è stato capo di gabinetto del Mise.

Di Maio in sonno

La strategia di Di Maio, se è vero che è in sonno e si prepara a tornare, punta anche sull’assenza di avversari. Nessuno, con un po’ di credibilità, vuole esporsi più di tanto. Roberto Fico non ha nessuna intenzione di mettersi alla testa di una corrente. Qualcuno dubita che voglia farlo Paola Taverna. Si parla molto di Stefano Buffagni, che presenterebbe una candidatura del Nord e che ha una linea equilibrata e pragmatica. E poi c’è Alessandro Di Battista, silenziosissimo in questi giorni (è in Iran). Come Beppe Grillo. Altro nome che potrebbe farsi avanti è quello di Nicola Morra. Ma proprio ieri è finito sotto accusa per avere detto al Corriere della Sera di non aver votato 5 Stelle e il suo candidato in Calabria Francesco Aiello: «Sono presidente dell’Antimafia e non potevo votare una lista anche con una semplice ambiguità». Paolo Parentela, coordinatore della campagna, si indigna e, di fatto, ne chiede l’espulsione: «È grave quello che ha fatto. Ha violato lo Statuto e il Codice etico». Morra non risponde, ma i più vicini replicano: «Parentela copre la sua disfatta attaccando Morra. Ma vogliamo davvero espellere il presidente della Commissione Antimafia? E Bugani? Di cosa stiamo parlando».

Espellere tutti non si può

Già, perché Max Bugani in Emilia-Romagna ha addirittura votato il candidato dem Stefano Bonaccini. Espellere tutti non si può, e così si abbozza. Ma intanto si torna a litigare sulle Regionali. Si fanno sentire i fautori di un’alleanza con il Pd, dopo le disfatte di domenica. Si sono già scelti tre candidati in Liguria, Toscana e Puglia, ma solo nel caso non si trovi un’intesa con un civico (e con il Pd). Nelle Marche è già decisa la corsa in solitaria. Angelo Tofalo è per l’intesa: «Io sono stato il re degli ortodossi. Ma ora basta, dobbiamo allearci se vogliamo contare. E in Campania ce la possiamo fare. Domenica si decide». In Liguria ha causato malumori una riunione «segreta» tra Alice Salvatore, candidata, il responsabile delle campagne Danilo Toninelli e il responsabile della Comunicazione Emilio Carelli.

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Zingaretti. Esternazioni. Cosa vuole in sostanza il partito democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-26.

Epigono. Galata Morente.

Al momento stanno confrontandosi in Occidente, con alterne vicende, due opposte concezioni del mondo.

Da una parte vi sono coloro che vogliono una maggiore ingerenza dello stato nei sistemi sociali, economici e politici, e dall’altra coloro che invece sostengono che lo stato debba fare passi indietro, lasciando campo all’iniziativa delle persone, che per far ciò necessitano di essere libere da gravami legislativi e normativi.

Questo fenomeno si riscontra a livello mondiale in tutto l’occidente, massimamente nel confronto tra repubblicani e democratici negli Stati Uniti, quindi tra liberal socialisti e identitari sovranisti in Europa.

Le due componenti hanno grandi  forze, ma i liberal sembrerebbero essere in recessione.

Basterebbe pensare al flop del Meeting di Davos. Poi, ci sarebbe da pensare a tutto il resto del mondo, che conta sempre più ogni giorno che passa.

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Zingaretti aveva espresso molto chiaramente quale sarebbe stato l’indirizzo politico ed economico che avrebbe perseguito se fosse arrivato al governo.

Direzione PD e programma di Zingaretti

«La Direzione del Pd ha approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione di Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità»

«Il governo giallo verde caduto ieri “è stato uno dei peggiori della storia della Repubblica, dopo 14 mesi è fallito”»

«”Il problema non è l’esercizio provvisorio, ma la manovra mostruosa che abbiamo davanti” e che ammonta ad almeno 23 miliardi. “Togliamoci dalla testa che trovare 23 miliardi sia facile»

«Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”»

«”Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”»

Votare partito democratico significa aderire a queste linee guida.

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Se questi concetti fossero chiari, l’ultimo intervento di Zingaretti, a seguito riportato, risulterebbe essere molto chiaro.

La lega ed il cdx hanno vinto consecutivamente le elezioni regionali che si sono tenute in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria.

Oggi si vota in Emilia Romagna ed in Calabria.

Entro questo primo semestre si voterà in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto.

Queste consultazioni elettorali metteranno bene in evidenza cosa ne pensino gli Elettori.

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Nota.

È in corso una guerra per la sopravvivenza politica. Se è importante vincere le singole battaglie, l’obiettivo finale è quello di vincere la guerra.

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Zingaretti: “Nessuno sogni crisi per due regioni”.

“Nessuno deve sognarsi una crisi di governo per due regioni” che hanno problemi elettorali. Lo ha detto Nicola Zingaretti intervistato dal Tg de La7. Il segretario del Pd ha aggiunto che “il governo vive sulla capacità di fare le cose” e “i risultati si vedono”. Ma il Pd “sarà ancora più esigente” con l’esecutivo.

Chiudendo la campagna per le elezioni regionali calabresi a Reggio Calabria, Zingaretti si è quindi appellato “a tutti gli uomini e le donne che magari sostengono altri partiti, alle forze moderate: non c’è dubbio che oggi se noi vogliamo evitare invasione della Calabria della peggiore destra c’è una sola possibilità: votare Pippo Callipo”.

“Ma come potete stare in silenzio e accordarvi all’ordine del leader più estremista di destra del dopoguerra in questo nostro Paese?”, ha chiesto Zingaretti, per il quale “Salvini è il miglior politico italiano a raccontare le paure degli italiani ma è il peggiore a risolvere i problemi degli italiani. Bisogna combattere l’odio che diffonde Salvini. A chi vi chiede qual è la differenza tra noi e loro, rispondete che lo scontro è tra chi risolve i problemi degli italiani e la demagogia e le urla di chi quei problemi li cavalca creando paure”. E sull’episodio del citofono aggiunge: “Abbiamo dovuto vedere la scena immonda di un leader politico che va al citofono di un ragazzo, uno studente a chiedergli se spaccia droga”

“Abbiamo un obiettivo a cui dedicare parte nostra vita – sottolinea il segretario del Pd – e su questo obiettivo dobbiamo investire perché la Calabria ci guarda. L’obiettivo è semplice: dare alla Calabria un grande presidente, Pippo Callipo. E’ un obiettivo che nelle prossime 48 ore può diventare possibile se tutti noi ci impegniamo”. “Voi non potete regalare la Calabria a chi odia il Mezzogiorno e il Sud di questo Paese, lottate, non potete permetterlo a chi viene qui a fare la spesa per gli interessi della cattiva politica. Questa è la posta in gioco e non si può arretrare di un millimetro”, conclude Zingaretti.

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‘Brescellum’ seu ‘Germanicum’ (M5S). Camera. Cdx 220 seggi su 400.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-17.

2020-01-15__Brescellum 001 amera

Sia il partito democratico attuale sia il movimento cinque stelle evidenziano una forte propensione al suicidio politico. Sarebbero fatti loro se la cosa non interessasse tutti gli italiani, determinando alla fine il governo.

2020-01-15__Brescellum 002 Senato

In odio alla lega ed a Salvini, nonché per motivi ideologici, ambedue queste formazioni politiche vogliono cambiare la attuale legge elettorale, ritenuta essere troppo favorevole alle destre.

Ricordiamo che il PD impose come manna dal Cielo il Rosatellum, nella concupiscenza che questo gli avrebbe fatto vincere le elezioni.

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PD e M5S non hanno ancora capito che chi abbia la maggioranza dei suffragi vince le elezioni indipendentemente dalla legge elettorale in essere.

Similmente proprio non hanno capito che non è la lega o Salvini ad attirare gli Elettori, ma che questi stanno fuggendo a gambe levate da loro e che la lega è l’unica opzione credibile.

I veri nemici del PD e del M5S, come peraltro di tutti gli italiani, sono la crisi economica unita a quella demografica, crisi patrocinate, volute e fomentate dal PD e dal M5S. È inutile che continuino ad imbiancare il proprio sepolcro. Perderanno con il proporzionale: semplice.

Pensate a tutto il male possibile della lega e di Salvini, poi raddoppiate la dose. Bene, gli Elettori pur di non votare partito democratio oppure movimento cinque stelle votano la lega, che è di gran lunga meglio di quelli.

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Cosa accadrebbe se si votasse con il Germanicum?

Simulazione Quorum/YouTrend per Cattaneo Zanetto & Co: ecco come sarebbero Camera e Senato in caso di elezioni con il Germanicum.

Lo scorso 9 gennaio il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia, ha presentato una proposta di legge elettorale: già ribattezzata “Germanicum“, essa prevederebbe che deputati e senatori vengano eletti attraverso un sistema proporzionale. Sarebbero quindi aboliti i collegi uninominali del Rosatellum, mentre verrebbero introdotti uno sbarramento al 5% e un diritto di tribuna per quelle forze politiche che non riuscirebbero a raggiungere tale soglia.

Cosa accadrebbe, dunque, se si andasse al voto con questo sistema elettorale? Quorum/YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co hanno provato a rispondere a questa domanda, elaborando delle simulazioni – basate sull’ultima Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi – per comprendere gli effetti che potrebbe avere, in caso di voto anticipato, il sistema elettorale depositato da Brescia.

La partita della legge elettorale si incrocia inoltre con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Così alla Camera

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza.

Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP.

Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Così al Senato

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il centrodestra avrebbe la maggioranza.

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 deputati. Infine, Italia Viva avrebbe un solo senatore, mentre per la SVP gli eletti sarebbero sempre 2.

Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37.

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Sondaggi, Cdx pigliatutto: 222 seggi su 400: simulazione con il ‘Brescellum’

Sondaggi – Legge elettorale, col Brescellum Centrodestra in scioltezza

Se si andasse votare oggi con il ‘Brescellum’ proposto dal pentasetllato Giuseppe Brescia il centrodestra otterrebbe una larga maggioranza sia al Senato che alla Camera: è quanto emerge da una simulazione basata sulle percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S), ha presentato una proposta di legge per il nuovo sistema elettorale. Già soprannominato “Brescellum”, prevede che tutti i seggi di Camera e Senato – con l’eccezione di quelli riservati all’Estero e alla Valle d’Aosta – siano assegnati in maniera proporzionale, con una soglia di sbarramento al 5% ma al contempo un diritto di tribuna per le forze politiche che non riescano a raggiungere tale soglia.

Legge elettorale, simulazione che tiene conto della riduzione dei parlamentari: da 945 a 600 membri

Rispetto al Rosatellum, dunque, verrebbe completamente azzerata la quota di parlamentari eletti in collegi uninominali. Proviamo dunque a simulare lo scenario che si verificherebbe nel caso in cui si dovessero tenere delle elezioni con questo sistema elettorale. A tal fine, si utilizzeranno le percentuali delle varie forze politiche registrate dalla Supermedia dei sondaggi YouTrend per Agi dello scorso 9 gennaio. E’ bene sottolineare come la partita della legge elettorale si incroci con quella della riduzione del numero dei parlamentari: per tale motivo, in questa simulazione si considera che Camera e Senato si compongano, rispettivamente, di 400 e 200 membri. Non vengono però inclusi nella simulazione i parlamentari eletti in Valle d’Aosta (1 deputato e 1 senatore) e all’Estero (8 deputati e 4 senatori), pertanto gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Legge elettorale, la situazione alla Camera dei Deputati

Alla Camera, la Lega avrebbe 143 seggi e, insieme a Forza Italia (30) e Fratelli d’Italia (49), porterebbe il Centrodestra a raggiungere agevolmente la maggioranza. Il Partito Democratico eleggerebbe invece 86 deputati, mentre il Movimento 5 Stelle 76. Infine, sarebbero 5 i deputati di Italia Viva, mentre 2 gli eletti in quota SVP. Nell’emiciclo di Montecitorio, pertanto, la coalizione di Centrodestra disporrebbe di 222 deputati, più del doppio dei 91 che invece riuscirebbe ad eleggere il centrosinistra e quasi il triplo dei 76 del Movimento 5 Stelle.

Legge elettorale, la situazione al Senato della Repubblica

Al Senato la Lega disporrebbe di 72 seggi. Anche qui, se venissero sommati gli scranni di Forza Italia (16) e Fratelli d’Italia (24), il Centrodestra avrebbe la maggioranza. Movimento 5 Stelle e Partito Democratico eleggerebbero invece, rispettivamente, 37 e 43 senatori. Infine, Italia Viva avrebbe un solo eletto, mentre per la SVP i senatori sarebbero sempre 2. Nell’emiciclo di Palazzo Madama, pertanto, la coalizione di centrodestra disporrebbe di 112 senatori, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 44 e il Movimento 5 Stelle a 37

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Voto ed età. Pd verso la estinzione per morte degli Elettori.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-15.

2020-01-04__Voto per classe età 001

Tabella estratta da Maggini. Voto per età. Dati da intenzioni di voto.


Titolo di studio ed età: due variabili chiave delle intenzioni di voto

«Dal nostro ultimo sondaggio per Sky TG24 emerge che le intenzioni di voto si modificano sensibilmente a seconda del livello di istruzione e dell’età anagrafica. ….

Esistono alcuni partiti con un maggior appeal tra le fasce più giovani: è il caso soprattutto del centrosinistra, dove il Partito Democratico è sensibilmente più votato dai giovani nella fascia 18-34 (28,5%) rispetto alla fascia degli over 55 (22,8%) e ancor più rispetto a chi ha tra i 35 e i 54 anni (18,2%), indice di una minore aderenza alle idee del partito da parte di coloro che si trovano perlopiù in età lavorativa. ….

I partiti del centrodestra sovranista, cioè Lega e Fratelli d’Italia, sono invece più deboli nelle fasce giovani della popolazione, ma si rafforzano sensibilmente tra chi ha più di 35 anni. In particolare, il Carroccio è indicato solo dal 20,3% degli under 35, mentre si attesta al 35,2% nella fascia 35-54 e al 35,5% tra gli ultracinquantacinquenni, mentre il partito di Giorgia Meloni raccoglie il 5,9% tra i più giovani per salire al 9,1% negli adulti di mezza età e al 10,2% tra gli over 55.

Più trasversale il consenso di cui gode il Movimento 5 Stelle: il voto nelle 3 fasce d’età non si discosta in maniera così eccessiva dalla media del 18,6%, attestandosi al 18,9% tra i più giovani, al 20,2% nella fascia anagraficamente intermedia e al 16,7% in quella più anziana.»

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Elezioni europee,il voto per età, professione, fede secondo IPSOS

2020-01-04__Voto per classe età 002

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Elezioni 2018. Genere, età, professione: identikit dei nuovi elettori a Cinque stelle

2020-01-04__Voto per classe età 003

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Abbiamo riportato i dati pubblicati dal dr. Maggioni perché valutati sulle intenzioni di voto, e virtualmente opposti all’analisi condotta invece sugli Elettori che avevano votato sia alle elezioni europee sia a quelle politiche.

Cerchiamo di enucleare i risultati più interessanti.

– Il partito democratico raccoglie il 27.3% dei voti alle elezioni politiche tra gli ultrasessantacinquenni. Nelle classi di età lavoratrice si assesta tra il 15% ed il 16%. Quadro che migliora lievemente considerando le elezioni europee. È un partito di vecchi.

– La lega raccoglie larga quota di voti nelle classi di età lavorative, ma tra gli oversessantacinque raggranella uno scarno 14.6%.

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Il partito democratico si conferma essere il partito conservatore dell’attuale stato sociale, economico e politico. Il vecchio è statico: vive di ricordi non più esistenti.

Non riesce a fidelizzare il voto di quanti dalla fascia di età giovanile entrino in quella lavorativa: evento questo di drammatico scontro dei sogni con la durissima realtà. Solo la lega difende chi lavora.

Non solo.

Il partito democratico si scontra duramente con il fatto che, in termini medi, i vecchi decedono prima dei giovani. Questa banale considerazione si ripercuote nel fatto che alla morte dei vecchi corrisponde una diminuzione della base elettorale del partito democratico: è sulla buona strada per estinguersi.