Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Affaire Kövesi. Financial Times così furibondo da pubblicare senza blocchi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-02.

Colonna Traiana. Testa di Decebalo__001

Il caso di Mrs Laura Kövesi è, o dovrebbe essere, noto.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

* * *

Per il posto di capo della procura europea il Consiglio Europeo aveva votato a larga maggioranza il candidato francese Mr Jean-François Bohnert.

La candidata Mrs Laura Codruta Kövesi, trentatreenne, era invisa alla Romania, sua terra nativa: arrivata appena giovinetta a capo della procura rumena, aveva incriminato un largo numero di persone invise alla fazione da lei rappresentata. Si era diportata in modo tale da essere destituita da tale alta carica. Del tutto sequenziale che la Romania non ne volesse sapere di questa candidatura.

Ma Mrs Laura Codruta Kövesi è la candidata in pectore di Mr Juncker, di Mr Tusk e degli ambienti che esprimono codesti uomini politici.

Incuranti del voto emesso dal Consiglio Europeo, Mrs Laura Codruta Kövesi è stata votata da questo europarlamento a fine mandato: con metà aprile dovrebbe infatti cessare i lavori, ed il parlamento che uscirà dalle prossime elezioni dovrebbe essere a composizione ben differente.

«Ms Kovesi is the European Parliament’s preference to lead the EU prosecutor’s office, while EU member states have opted for the French candidate, Jean-François Bohnert. Negotiations between representatives from both sides this week ended in deadlock.»

Il colpo di mano di Mr Juncker e di Mr Tusk ha subito un’inaspettata battuta di arresto. Un europarlamento eletto cinque anni or sono non ha diritto di ignorare la volontà espressa dai capi di stato e di governo attuali, ed anche a larghissima maggioranza.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Il tribunale rumeno preposto a giudicare i magistrati ha fatto arrestare Mrs Laura Codruta Kövesi, contestandole pesanti accuse, che vanno dalla corruzione, all’abuso di potere, fino all’alto tradimento. Se comprovate, come peraltro sembrerebbe, si potrebbe arrivare anche all’ergastolo.

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La portata di questi accadimenti è comprovata dal fatto che il Financial Times è uscito con un lungo articolo ad accesso pubblico, fatto inusuale perché di norma gli articoli di questa testata sono accessibili esclusivamente agli abbonati.

Se negli anni passati Mr Juncker e Frau Merkel erano riusciti ad imporre la candidatura Tusk, che nella Polonia sua patria è considerato essere un traditore, questa volta sembrerebbero non essere riusciti in una operazione analoga.

Hanno sicuramente una maggioranza in questo parlamento europeo, ma non è assolutamente detto che la mantengano anche in quello subentrante.

La magistratura ed i tribunali europei sembrerebbero essere destinati a rimanere l’ultima roccaforte liberal socialista, ma l’arresto di Mrs Kövesi evidenzia come ci si possa opporre anche a questa forza.

La risultante è un quadro ingarbugliato e complesso.

Pochi giorni or sono il ppe ha sospeso il Fidesz, il partito di Mr Orban, e lo ha fatto facendo approvare un proclama che sintetizza l’ideologia liberal socialista. Ma così facendo il ppe ha perso i deputati ungheresi, che sarebbero stati quanto mai utili per la supposta elezione di Herr Weber a Presidente della Commissione.

La volontà di offendere e cercar di umiliare gli stati membri sembrerebbe essere tutto tranne che un cementante dell’Unione Europea.

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Financial Times. 2019-03-30. EU warns Romania over clampdown on former anti-corruption chief

Restrictions on Laura Codruta Kovesi could hobble her push to lead Brussels’ anti-graft body.

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The EU has warned Bucharest over a tightening legal clampdown on Laura Codruta Kovesi, the former head of Romania’s anti-corruption agency, that could hobble her chance to lead a new pan-European anti-graft body. The European Commission said on Friday that it was “crucial” all candidates were treated fairly in the race to head the European Public Prosecutor’s Office, which has pitted Ms Kovesi against a French rival. The comments came after Romanian authorities placed Ms Kovesi under “judicial control”, which means she is banned from speaking to the media or leaving the country without permission. The government in Bucharest fired her last year, and she has since been under investigation for alleged corruption. “It is crucial that all candidates, put forward by an independent selection panel, are treated fairly in the course of this process,” a European Commission spokesman said of the contest to head the EU prosecutor’s office. “All candidates need to be able to participate in all the steps of the selection procedure unhindered.” The restrictions on Ms Kovesi were announced on Thursday after she was questioned by Romanian prosecutors for almost seven hours. Earlier this month, on the same day that the European Parliament nominated Ms Kovesi to lead the EU prosecutor’s office, Romanian authorities said they were opening a second investigation into her conduct when she was the head of Romania’s anti-corruption agency.

Ms Kovesi, who has denied any wrongdoing, said she would contest the latest moves against her in court. “This is a measure to shut me up . . . a measure to keep harassing all of us in the justice system who have done our jobs,” she told reporters on Thursday. Ms Kovesi’s fate exemplifies the growing internal tensions in the EU over alleged authoritarian creep in some central and eastern European states. Her case is more charged because Bucharest currently holds the EU council’s rotating presidency. The new European prosecutor’s office will be responsible for probing alleged frauds on EU funds, which have been central to Romania’s domestic political battles. Ms Kovesi was removed as the country’s anti-corruption chief last summer after five years in the job, during which she won plaudits at home and abroad for securing high-level convictions. Among those penalised was Liviu Dragnea, leader of the ruling Social Democrats, who was found guilty in 2015 of vote rigging and later of corruption. These convictions prevented him from becoming Romania’s prime minister. A third investigation into Mr Dragnea over alleged fraud is ongoing. He denies any wrongdoing. Ms Kovesi is being investigated in Romania by a new body set up to look into alleged misdeeds by judicial personnel. But critics say it is subject to political influence.

Ms Kovesi is the European Parliament’s preference to lead the EU prosecutor’s office, while EU member states have opted for the French candidate, Jean-François Bohnert. Negotiations between representatives from both sides this week ended in deadlock. Manfred Weber, chairman of the centre-right European People’s party and the group’s candidate to lead the European Commission, said he was “very concerned” about the new legal proceedings against Ms Kovesi. “This is totally unacceptable in Europe and unprecedented for an acting Council presidency of the EU,” he said in a tweet. Romanian president Klaus Iohannis, from the opposition Liberal party, said on Thursday that the Social Democrats had “continued the assault against the justice system which started when they took power”.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Europee. L’astensionismo è il maggiore partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-19.

Cacciare a pedate 001

Il mondo occidentale sta attraversando un periodo di profonde mutazioni politiche.

Il quadro è confuso e ben poco si sta facendo per ottenere un minimo di chiarezza.

Ci si limiterà ad enunciare i fenomeni di maggiore importanza, almeno al momento attuale.

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– L’Unione Europea non è riuscita a dotarsi di una costituzione: il suo funzionamento di basa sulla applicazione dei Trattati. Di norma questi non sono applicati alla lettera, bensì “interpretati”, ossia ciascuno si sente autorizzato a far dire ai testi ciò che più gli comoda e conviene. È una situazione organizzativa chaotica.

– Una delle risultanti è un massiccio ricorso alle Corti di Giustizia, il controllo delle quali determina la visione vincente. A dispetto del loro nome, sono organismi politici, che utilizzano la giurisprudenza ai fini dei committenti.

– L’Unione Europea è guidata da tre organi: Consiglio europeo, Europarlamento e Commissione.

– Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea e dal Presidente del Consiglio europeo che ne presiede le sessioni; inoltre partecipa senza diritto di voto il Presidente della Commissione europea.

Ai sensi dell’art. 15 §4 del Trattato sull’Unione europea, che recepisce la precedente prassi, regola generale per l’adozione delle delibere del Consiglio europeo è il consensus, salvo diversa disposizione dei Trattati. Sono dunque previsti casi in cui è necessaria una delibera unanime, o adottata a maggioranza qualificata, o a maggioranza semplice.

– L’Europarlamento è l’unico organo eletto a suffragio popolare. Condivide la funzione legislativa con il Consiglio. Partecipa inoltre alla procedura di approvazione del bilancio dell’UE. Il Parlamento elegge il Presidente della Commissione e approva (o respinge) la nomina della Commissione nel suo insieme. In generale il Parlamento esercita un controllo politico sulla Commissione mediante l’approvazione di mozioni e dichiarazioni.

– Codecisione. Un provvedimento europeo si ritiene essere approvato ed applicabile solo qualora Consiglio europeo ed Europarlamento abbiano espresso pareri concordi.

– Gruppi Politici. I deputati del Parlamento europeo appartengono a gruppi politici e possono organizzarsi in gruppi secondo le affinità politiche, e non per nazionalità. Ogni gruppo possiede un presidente (o due co-presidenti), un ufficio di presidenza e una segreteria. Un gruppo ha bisogno di un minimo di 25 deputati ma deve rappresentare almeno un quarto degli Stati membri. In pratica, la maggior parte delle attività parlamentari passa per i Gruppi: anche alcune votazioni sono fatte per Gruppi.

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Il Gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano), che di cristiano ha solo il nome per il momento, ha ad oggi 215/751 eurodeputati. Le principali rappresentanze sono Cdu 34, Les Républicains 27, Piattaforma Civica (Pl) 25, Pardido Popular (Es) 24, Forza Italia 13, Fidesz 13, Csu 6,

Il Gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici ha oggi 189 / 751 eurodeputati. Le principali rappresentanze sono partito socialista francese 12, spd 27, partito democratico italiano 26, partito socialista dei lavoratori (Es) 14, partito socialdemocratico rumeno 14.

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Per oltre tre decenni il ppe ed il pse hanno governato spartendosi vicendevolmente il potere quasi fossero fratelli gemelli, differenti solo per il nome. Basterebbe solo pensare alla tecnica elettorale dello Spitzenkandidat, con cui si nomina il Presidente della Commissione.

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Se i risultati elettorali ottenuti di recente in Europa e le prospezioni elettorali potessero essere estrapolate ad un voto per il parlamento europeo, il quadro muterebbe in modo significativo. Il ppe scenderebbe a circa 170 membri ed il pse ameno di 120, tenendo presente il crollo del pd in Italia e della spd in Germania. Verosimilmente Alde oppure i Verdi potrebbero diventare il secondo partito, scombiccherando tutto lo scenario.

«With the European Union gearing up for legislative elections in 2019, the battle between EU supporters and opponents is shaping up to be a lot like many of the contests in this summer’s soccer World Cup»

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«Last year’s election of French President Emmanuel Macron and fourth-term victory of German Chancellor Angela Merkel put a brake on an anti-EU trend exemplified by Brexit. But just as the EU ship was steadying itself, Italy acted as a buffet by producing a populist government composed of parties far from the European mainstream.»

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«There will be a lot of things happening in terms of the more anti-European parties and I think they will have quite a strong percentage overall …. The question is: will these get organized and unify in one party group? If so, they could become the largest or the second-largest group in the Parliament»

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«Beyond the political theater, the ballot has implications for how the EU is governed. In addition to passing laws along with EU national governments, the 28-nation Parliament approves the leadership of the European Commission, the bloc’s executive arm»

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«A very strong showing by populist forces in the Parliament, where no faction enjoys an absolute majority, could put them in a position to complicate or even block the formation of a new commission»

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«anti-EU forces may have to overcome a handicap that can make them seem like their own worst enemies: division»

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«The EPP includes the Fidesz party of Hungarian Prime Minister Viktor Orban, who has faced criticism across Europe for backsliding on democratic standards. The ECR is home to members of Poland’s ruling Law & Justice party, which has provoked even stronger alarm on the continent by pursuing Orban-like policies»

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A parte la comune volontà di sotterrare questa Commissione, i populisti nel parlamento europeo sono al momento divisi e ciascuna nazione porta un suo proprio retroterra culturale e politico.

In termini percentuali, i populisti potrebbero essere valutati attorno al 30% – 35%, ossia 200 – 250 eurodeputati. Se si presentassero come Gruppo unico potrebbero essere quello di maggioranza relativa o, quanto meno, il secondo. Di fatto, sarebbero il Gruppo egemone. Ma al momento non vi sono elementi né per avvalorare né per negare questa ipotesi.

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Vi sarebbe poi un secondo aspetto, e di grande rilevanza.

«Turnout at European Parliament elections has fallen steadily since the first direct ballot took place four decades ago, going from almost 62 percent in 1979 to less than 43 percent in 2014.»

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«The assembly, whose two biggest parties are the pro-EU Christian Democrats and Socialists, is mounting an unprecedented get-out-to-vote campaign in a bid to reverse the trend on May 23-26.»

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Sembrerebbe essere verosimile che gli Elettori decisi a sovvertire questa élite dirigenziale in Europa vadano in massa a votare. Se a questo fenomeno si associasse disassuefazione da parte dell’Elettorato dei partiti tradizionali, potrebbe determinarsi una situazione in cui i sovranisti potrebbero conseguire la maggioranza assoluta nell’europarlamento.

Questo spettro fa venire i brividi agli eurocrati.

Potrebbe attuarsi ciò che mesi or sono predisse Odoxa:

Odoxa. ‘Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe.’

 

«Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe»

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«Plus globalement, beaucoup de messages relèvent la situation (potentielle) contradictoire et incroyable d’un parlement européen qui serait constitué d’opposants à l’Europe, les # Salvini et Mélenchon sont d’ailleurs les plus utilisés»

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Sarebbe una vera e propria beffa del destino.


Bloomberg. 2018-11-05. EU Faces a Risk in 2019 That Has Nothing to Do With Populists

– Turnout in legislative elections has fallen for four decades

– European Parliament mounts ‘ground game’ to motivate voters

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Anti-establishment forces are attracting plenty of attention as they prepare a fresh assault on the European Union next year, but the bloc’s legislative elections may also highlight a more insidious threat: voter apathy.

Turnout at European Parliament elections has fallen steadily since the first direct ballot took place four decades ago, going from almost 62 percent in 1979 to less than 43 percent in 2014.

The assembly, whose two biggest parties are the pro-EU Christian Democrats and Socialists, is mounting an unprecedented get-out-to-vote campaign in a bid to reverse the trend on May 23-26.

The goal is also to counter the kind of energetic, targeted rallying deployed by populist parties, which have gained ground in member states from Italy to Poland. Steve Bannon, an architect of Donald Trump’s U.S. presidential-election win, has set up an organization in Europe to support parties running against further integration in the continent.

“It boils down to whether Europe is regarded as useful or not,” Ramon Luis Valcarcel, a Spanish Christian Democratic vice president of the EU Parliament who oversees its information policy, said in an interview at the assembly’s headquarters in Strasbourg, France. “While anti-Europeans — populist and nationalist movements — make up about a quarter of the electorate, pro-Europeans are reacting and showing more interest.”

Turnoff

Participation in EU legislative ballots has been falling for four decades.

Voter indifference in European legislative elections to date has posed few dangers for the EU because mainstream parties have remained firmly in the driver’s seat, with the main impact of falling turnout being merely to dent the pride of committed federalists.

Since the last ballot, however, the dynamics have changed as a result of the U.K.’s vote to leave the EU, the rise to power of overtly populist governments in Italy and Poland and the challenge to mainstream parties in such core countries as Germany.

Bannon is creating a loose alliance of populist forces across Europe — dubbed The Movement — and will offer parties polling, data analytics and messaging. And while the former Trump aide thinks it’s doubtful nationalist parties will gain a majority in the EU Parliament in May, they’d like to gain at least a third of the seats to be able to disrupt the assembly’s business through “command by negation,” he said.

There is an irony in the growing apathy toward EU Parliament elections: The trend has coincided with a steady expansion of the assembly’s powers, which touch on legislative issues ranging from banker bonuses to car emissions and political matters including appointments to top European jobs. Consequently, a wide range of EU business could be jeopardized by further big gains for euroskeptics, who hold close to 200 of the Parliament’s 751 seats.

Spot the Euroskeptics

Populists are scattered throughout the 751-seat European Parliament

“In the current part of the campaign, we are talking about the achievements of the EU such as the defense of fundamental values, the display of solidarity among member countries, environmental protection and measures taken to increase investment and jobs,” Valcarcel said in the interview in his Strasbourg office. “That way, citizens will realize that Europe is important.”

In a grass-roots initiative that is the first of its kind, the EU Parliament is mobilizing people to vote and to persuade others to do so. Through a web portal called “This Time I’m Voting,” so far more than 76,000 people have pledged to cast ballots and more than 4,000 have volunteered to help spread awareness of the elections.

This campaign pillar, called the “ground game,” will also make use of the assembly’s offices in EU capitals and target citizens categorized as “weak abstainers” who are inclined to vote but who risk not doing so on the day without encouragement. A priority in all this is to mobilize young people because they are regarded as an instinctively pro-EU segment.

The EU Parliament has also created a unit to counter “fake news,” responding to evidence that in 2016 the U.K. referendum decision to leave the bloc and even Trump’s victory were affected by falsehoods.

“Brexit is a consequence of fake news,” Valcarcel said.

Marjory van den Broeke, who heads the new unit, pointed a finger at forces abroad interested in weakening the EU.

“Part of this disinformation is pushed by foreign countries, feeding on unjustified 
but persistent bias against the EU,” she said. “We hope to show that this is what it is, unwarranted bias.”

Get Out the Vote

The Netherlands and Germany are among the most engaged

In a further groundbreaking step, the EU Parliament is working with the European Commission, the bloc’s executive arm, to examine ways to counter common misconceptions about the EU.

Not least among these is the view that the bloc is primarily a self-serving, costly bureaucracy that, when it affects the everyday lives of ordinary people, does so by subjecting them to intrusive rules.

Can this strategy, which also includes an “air game” focused on ensuring proper election coverage by television broadcasters, end the 35-year decline in voter participation in the European legislative ballot?

“I believe turnout will be higher than in 2014, but I wouldn’t want to venture a precise prediction,” Valcarcel said. “It will depend on a lot of things.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU e Parlamento Europeo. Si deve decidere il loro futuro.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-09.

unione europea 001

Da quasi due anni i liberal ed i socialisti ideologici stanno regolarmente perdendo le competizioni elettorali, con qualche marginale eccezione. Le elezioni in Austria, in Germania ed quindi in Italia hanno mutato profondamente la propensione al voto della base elettorale. Commissioni, Parlamento Europeo ed eurocrati rappresentano ancora i risultati del clima politico di molti anni or sono, e la discrepanza si sente in modo stridente.

L’anno prossimo le elezioni per il Parlamento Europeo potrebbero variarne in modo profondo la composizione.

Si sente ovunque un grande bisogno di ripensare questa Unione Europea e, di conseguenza, i criteri gestionali dell’eurozona.

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Fa veramente specie leggere su di una testata profondamente liberal come Eu Observer un articolo come questo.

Non esiste politica senza dialogo, ed il dialogo implica in primo luogo il saper ascoltare le ragioni e le motivazioni degli altri, rispettandole. Avversare non dovrebbe significare odiare, schernire, vilipendere.

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«What started out as an opportunity for European leaders to set out their vision for the future of Europe»

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«the European Parliament declared on social media this week, the EU has never been more popular»

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«It therefore, begs the question, is anyone listening to what the voters are trying to tell Brussels in a wave of shock national election results and a stream of unlikely coalition bedfellows.»

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«There is no denying that citizens and leaders have been waiting more than a year for French president Emmanuel Macron to set out his vision for Europe.»

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«But as is too often the case with Brussels, its obsession with fixed structures and the need to do something for the sake of it, has led to the debates running out of steam, whilst also showing that the so called ‘political mainstream’ has run out of ideas»

*

«As a consequence we have repeated the same, often vague debates and platitudes over and over again»

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«We are less than 12 months away from the public going to the polls, and Brussels has yet to offer the voters an honest and very necessary appraisal of the EU, warts and all»

*

«It is time to start admitting where mistakes have been made, show that Brussels has learned its lessons, and show that it is capable of taking a different path forward»

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«for far too many politicians sitting in the parliament’s chamber, constructive criticism is the ultimate sin»

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«There is a fundamental lack of understanding that to critique the EU, is not to destroy it, but to seize the last real opportunity to save it»

*

«The parliament and the European Commission should be the respectful servants of the people of Europe»

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«Politicians have one simple task, to ask ourselves, what are the needs of the public? Not to pursue the dogmatic principles of our own fixed political ideology.»

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«However, European Commission president Jean-Claude Juncker and a number of group leaders have placed themselves in the role of overbearing maître d’, where the customer couldn’t possibly be right, regardless of how many times they tell the proprietors they don’t like what they are serving»

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«The problem has become that for anyone offering an honest appraisal and a suggestion to do things differently is automatically labelled as eurosceptic»

*

«It has become a quick and effective way of dismissing what a person has to say»

*

«It is an intellectual and ideological snobbery which shows nothing but contempt to the voters who put us here in the first place»

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«If a politician were to critique a policy, or the government of the day in its national parliament, would they be labelled as being national-sceptic?»

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Queste frasi dovrebbero essere chiare ed auto esplicative.

I politici eletti sono al servizio del popolo, non viceversa.

La “intellectual and ideological snobbery” costruisce solo muri invalicabili, condanna all’isolamento.


Eu Observer. 2018-06-05. Is this the future of Europe?

This week the European Parliament held yet another Future of Europe debate. This time with the possibly soon to be departing Luxembourg prime minister.

What started out as an opportunity for European leaders to set out their vision for the future of Europe, and engage in a meaningful debate with the parliament in the wake of the departure of the UK and an ever increasing crisis in confidence from the public, has instead become a repetitive series of monologues calling for more Europe, accompanied by a not so healthy amount of patting oneself on the back for how well the EU is doing.

As the European Parliament declared on social media this week, the EU has never been more popular. It therefore, begs the question, is anyone listening to what the voters are trying to tell Brussels in a wave of shock national election results and a stream of unlikely coalition bedfellows.

Faux excitement

Of course, some of the Future of Europe debates have been much needed and long overdue. There is no denying that citizens and leaders have been waiting more than a year for French president Emmanuel Macron to set out his vision for Europe.

Despite not agreeing with everything he proposed, it was important to hear what he had to say. But as is too often the case with Brussels, its obsession with fixed structures and the need to do something for the sake of it, has led to the debates running out of steam, whilst also showing that the so called ‘political mainstream’ has run out of ideas.

Rather than have such a debate as and when needed, it has sought to hold debates simply so that everyone could have a turn. As a consequence we have repeated the same, often vague debates and platitudes over and over again.

Perhaps we could spare the faux excitement and the air fare for the next leader, and conclude that next month’s act will be calling for more Europe, more Brussels, a bigger budget. Throw in a sprinkling of how the EU’s inter-rail pass will be the saviour of the EU, and a dash of how we must have EU wide taxation, and we have a recipe for another serving of denial.

Of course, debating the future of the EU is important, but I cannot imagine what the public must think, if they even bother to watch. Quite frankly, it is embarrassing.

What are the needs of the public?

We are less than 12 months away from the public going to the polls, and Brussels has yet to offer the voters an honest and very necessary appraisal of the EU, warts and all. It is time to start admitting where mistakes have been made, show that Brussels has learned its lessons, and show that it is capable of taking a different path forward.

But I fear that for far too many politicians sitting in the parliament’s chamber, constructive criticism is the ultimate sin. There is a fundamental lack of understanding that to critique the EU, is not to destroy it, but to seize the last real opportunity to save it.

The parliament and the European Commission should be the respectful servants of the people of Europe. Politicians have one simple task, to ask ourselves, what are the needs of the public? Not to pursue the dogmatic principles of our own fixed political ideology.

Brussels has lost sight of the fact that it is there to serve not to dominate, and that the largest part of leading, is listening.

However, European Commission president Jean-Claude Juncker and a number of group leaders have placed themselves in the role of overbearing maître d’, where the customer couldn’t possibly be right, regardless of how many times they tell the proprietors they don’t like what they are serving.

The problem has become that for anyone offering an honest appraisal and a suggestion to do things differently is automatically labelled as eurosceptic.

It has become a quick and effective way of dismissing what a person has to say. It is an intellectual and ideological snobbery which shows nothing but contempt to the voters who put us here in the first place.

Let’s have a real discussion

If a politician were to critique a policy, or the government of the day in its national parliament, would they be labelled as being national-sceptic?

Would they be accused of trying to bring down the country, of being small minded, and not understanding the needs of the people? Of course not.

The role of a parliament and different political parties is to scrutinise, to hold to account, and to question. The people that have voted for me, voted for me to stand up and have their voice be heard and no matter how much other political groups want to shout down what I have to say, I will make sure that their voice is heard. That is how democracy works.

So, by all means, EU leaders are welcome to present their vision for the future, but let’s have a real and honest discussion, where we at least attempt to listen to one another.

But another ‘debate’ which calls for more and more Europe as the cure to all ails, followed by another round of self-congratulations, will just be another boost for voter apathy and a low turnout at the next election; and most worryingly of all, perhaps another step towards a future that cannot be salvaged.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Il parlamento non condivide il budget pluriennale di Juncker.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-30.

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Rientra pienamente nella logica democratica che il Parlamento Europeo non accetti il Budget pluriennale proposto dalla Commissione e richieda chiarimenti, approfondimenti, e suggerisca modifiche.

Ciò che lascia invece davvero perplessi sono le motivazioni addotte.

«They use sometimes current prices, sometimes constant prices, sometimes they calculate with 27 countries, sometimes with 28, sometimes put programmes that are out of the EU budget, like development aid»

Ciascuna di queste critiche sarebbe sufficiente a bocciare il piano.

Non dovrebbe servire aver studiato ragioneria dei bilanci constatare l’uso irrazionale di stime a prezzi correnti oppure a prezzi costanti secondo convenienza.

Conteggiare poi ogni tanto un’Europa a 28 ed altre volte un’Europa a 27 paesi stravolge alla radice ogni possibilità di varare un budget attendibile.

Si resta infine molto sorpresi che gli estensori del progetto di budget pluriennale, tutta gente colta ed esperta, sia incorsa in simili errori, che avrebbero comportato la bocciatura all’esame di ragioneria.

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Si dovrebbe aggiungere solo un commento.

In tutto l’intero programma non si trova una qualche forma di investimento strutturale, quasi che l’Unione Europea ne fosse ampiamente fornita, né, di conserva, si riscontrano iniziative fattuali per ridurre la disoccupazione.

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Si nota infine come

«EU officials want discretionary powers to suspend funds from states that violate treaty values» [Juncker seeks budget whip on unruly states]             

quando poi è la Commissione stessa a non rispettare nello spirito e nella lettera i Trattati.


EU Observer. 2018-05-25. EU budget: Biggest cuts and increases

After weeks of opacity about the European Commission’s original proposal for the next long-term EU budget, the European Parliament has put together its own figures.

They show the differences between the upcoming 2021-2027 period and the previous one from 2014-2020.

The commission has not published comparisons for the two biggest policies – agriculture and cohesion – and MEPs are concerned that the planned cuts are deeper than expected.

MEP Isabelle Thomas, in charge of the budget file in the parliament, told reporters that the commission’s proposal is “a very nice story, but not a true story”.

“They use sometimes current prices, sometimes constant prices, sometimes they calculate with 27 countries, sometimes with 28, sometimes put programmes that are out of the EU budget, like development aid,” she said.

In a document obtained by the EUobserver, the parliament said the commission remained “unclear about which figures it was comparing”.

The commission compares by using current prices, which do not exclude inflation. “This results in presenting its proposed cuts much more favourably,” the parliament says in the document.

Constant prices allow comparison in real terms between two different periods – but the commission did not provide this information in its first proposal in early May.

The parliament has now highlighted the main changes in funding for agriculture, cohesion, research and the Erasmus+ programme.

According to the figures provided by the parliament, the European Solidarity Corps, the Union Civil Protection Mechanism and Erasmus+ are the programs whose fundings increase the most.

The European Commission data has deducted UK expenditure from the 2014-2020 budget to compare with the new EU-27 budget.

The parliament explained that this reduction is “understandable in policy areas on pre-allocated national envelopes,” such as agriculture or fisheries, where it is easier to calculate the UK’s share.

However, the parliament pointed out that this method “may not be fully justified with genuine EU-wide programmes such as research, Erasmus.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea in caotica disgregazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-04.

Unione Europea 049

Se l’idea di avere una sempre migliore cooperazione economica nell’ambito dell’Europa era ragionevole e del tutto accettabile, la sua struttura organizzativa e funzionale nonché le sue linee guida politiche sono profondamente criticabili. Critica non significa rigetto, significa semplicemente il vederne gli aspetti non funzionali e far proposte concrete per cercare di emendarli.

Sunto storico.

Se l’attuale Unione Europea vede la luce il 1° novembre 1993 con il Trattato di Maastricht, essa affonda le sue radici nel Trattato di Roma del 1957, che tenne a battesimo la Comunità Economica Europea. Dal nostro punto di vista ciò che importa è notare come l’Unione Europea si sia sviluppata tramite la stipula di una serie successiva di trattati, ciascuno con un suo testo, allegati, appendici, revisioni e circolari attuative. E tutti poi tradotti nelle lingue dei paesi afferenti.

Attualmente il corpo dei trattati supera le 170,000 pagine ed evidenzia spesso articoli contrastanti. Per esempio, il termine “gender” trova ventisette definizioni differenti.

Nel 2006 fu fatto il tentativo di dotare l’Unione Europea di una Costituzione che ponesse fine a codesto chaos, ma il testo fu bocciato in diversi referendum, prospettava uno Stato Europeo più che una Unione e la struttura organizzativa era davvero complessa.

Organizzazione.

In estrema sintesi, il Consiglio Europeo raggruppa i capi di governo o di stato che afferiscono l’Unione, ed è deputato a dare gli indirizzi generali. Alcune decisioni dovrebbero essere prese alla unanimità, altre a maggioranza qualificata variabile a seconda dell’argomento. Il parlamento europeo è l’unico organo elettivo per cinque anni ed esercita funzione legislativa. Il Trattato di Lisbona ha introdotto la norma della codecisione: in pratica, il parlamento ha il diritto di ratificare o meno l’operato del Consiglio, e viceversa. Nel caso ottimale, dovrebbero decidere di comune accordo.

Poi esiste la Commissione Europea. È composta da un delegato per ogni Stato membro dell’Unione europea (detto Commissario). Vi sono quindi 28 commissari. A queste 28 commissioni se ne aggiungono altre 179, il cui parere vincolante dovrebbe essere sentito prima di arrivare a varare una legge.

Infine vi è il potere giudiziario, le Corti Europee: codeste Corti ha il diritto di emettere sentenze inappellabili anche nei confronti di leggi europee. In pratica, funzionari non eletti ma nominati hanno più potere degli organi elettivi.

È una struttura organizzativa assurdamente complessa: ma a pensar mal si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Per ovviare questa empasse decisionale, da tempo è in vigore la pratica non istituzionalizzata del Trilogo.

Si vedono rappresentanti del Parlamento (PE), del Consiglio e della Commissione: esaminano un problema e decidono il da farsi. Sicuramente la velocità decisionale è elevata, ma alla fine l’Unione Europea è governata da un limitato numero di burocrati non elettivi e non sottoposti a controlli. Per quanti abbiano buona memoria e sufficiente cultura, questa tecnica è identica a quella adottata a suo tempo dalla Corporazione dei Fasci. È nei fatti una vera e propria dittatura.

Un altro problema davvero enorme consiste nel fatto che in passato si fosse dato per scontato che gli stati membri dell’Unione avrebbero adottato come valuta l’Euro, cosa che non è accaduta. È evidente come né il Consiglio Europeo, né il parlamento, né la Commissione possano deliberare in materia monetaria. L’Ecofin riunisce i ministri delle finanze, ma costoro non sono figure apicali in grado di prendere decisioni finale. Come ciliegina sulla torta, ciò che è solitamente denominato come Eurogruppo non esiste giuridicamente: non è stato definito in nessun trattato. Il Governatore della Banca Centrale Europea è di nomina illegale e, poveretto, non sa proprio da chi dovrebbe pigliare ordini.

Problemi politici.

Il nodo del contendere che sta frantumando l’Unione Europea è il contrasto tra la visione dell’attuale dirigenza, che vorrebbe arrivare, e continuare a guidare, agli Stati Uniti di Europa e quella di numerosi stati membri che non intendono cedere nulla della loro sovranità nazionale. È stato questo, come prima ricordato, il principale motivo per cui fu bocciata a suo tempo la Costituzione Europea, che prevedeva uno stato fortemente centralizzato cui tutti gli stati membri avrebbero conferito in toto la propria sovranità, il tutto fondato sull’ideologia libera e socialista.

Mentre queste due componenti si stavano confrontando, nel breve volgere di poco più di un anno sono successi episodi che hanno sconvolto il quadro politico. Dapprima l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, poi il crollo dei socialisti francesi dal 61% all’8%, quindi le elezioni politiche federali tedesche, le elezioni politiche austriache, ed infine le elezioni politiche italiane. La composizione del Consiglio di Europa è cambiata in modo radicale. Non solo, ma il prossimo anno dovrebbero tenersi le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. I partiti tradizionali sono al momento usciti molto ridimensionati, sono prepotentemente entrate in scena componenti politiche nuove, e l’attuale dirigenza dell’Unione si è ritrovata in minoranza. Gli stalli politici all’interno dei singoli stati si ripercuotono poi severamente sulla gestione dell’Unione.

In estrema sintesi, l’intero sistema è in preda al chaos, è disorganizzato e con ben poca voglia di far qualcosa in codesta situazione. La paralisi decisionale è totale. Gli ultimi due Consigli Europei si cono conclusi senza riuscire a prendere decisione alcuna.

Il quadro generale.

Negli ultimi decenni è mutato radicalmente il quadro mondiale od l’Unione Europea opera. Secondo i dati 207 dell’Imf, il pil ppa mondiale ammontava a 126,687 miliardi Usd. Primeggia la Cina con 23,122 miliardi, mentre l’Unione Europea si attesta a 20,853 miliardi, ossia il 16.46% del dato mondiale. I paesi del Brics hanno prodotto un pil ppa di 40,550 miliardi (32.01%) contro i 38,694 (30.54%) dei paesi afferenti il G7.

Trenta anni or sono i Brics non passavano il 5% del pil ppa mondiale.

I Brics hanno tempi di risposta ai nuovi eventi estremamente rapidi, sia come risposte operative sia come ristrutturazioni organizzative interne, e sono politicamente molto compatti e determinati. Questo sarà elemento di non trascurabile importanza della ricostruzione dell’Unione Europea.

Futuro.

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma almeno su di una cosa tutti si potrebbe convenire: così come è il sistema della Unione Europea dovrebbe essere profondamente ristrutturato, dal punto di vista organizzativo prima ancora che da quello politico. Una Unione Europea soltanto economica forse potrebbe essere una soluzione accettabile da parte di tutti, lasciando i necessari tempi per poter studiare una qualche forma di integrazione politica, senza però ripetere gli errori passati.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Partito Socialista Europeo minaccia sanzioni contro l’Austria.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-16.

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Mr Gianni Pittella è il leader del gruppo parlamentare dei socialisti europei.

Nome noto.

«strong advocate of mandatory migrant quotas …. Pittella is a bitter opponent of Viktor Orban and Visegrad»

L’11 agosto twittava:

«Will Austria be the next target of the EU Inquisition?»

*

Ieri è ritornato sull’argomento:

«We are worried about the extreme-right drift in Austria. Sanctions cannot be excluded»

* * * * * * *

Il partito socialista europeo ha al momento 189 eurodeputati su 750.

Per le elezioni da tenersi nel 2019 forse potrebbe anche arrivare a sessanta seggi.


V4 Report. 2018-01-14. Socialist European Parliament group leader Gianni Pittella: “We are worried about the extreme-right drift in Austria. Sanctions cannot be excluded.”

* The V4 Report on Twitter: Socialist European Parliament group leader Gianni Pittella: “We are worried about the extreme-right drift in Austria. Sanctions cannot be excluded.”

This was reported from the account of Sándor Zsíros or EuroSandor on Twitter. He is an excellent source of information regarding the inside scoop in Brussels. We recommend following him on Twitter.

** The V4 Report tweeted in reply: There they go again. EUparliament Socialists are eyeing-up new targets for EU “reprogramming”. Leaders of nation states must grasp the impact of Article7 on Poland. If Brussels succeeds here, their lust for power will only intensify. Time to stop them now!

– The V4 Report is familiar with Pittella, a member of the radical Party of European Socialists (PES) and strong advocate of mandatory migrant quotas. Pittella is a bitter opponent of Viktor Orban and Visegrad.

Below is a post from August 11, 2017 regarding the agenda of Pittella and some of his extremist colleagues at the EU Parliament.

*** Will Austria be the next target of the EU Inquisition? Or maybe Hungary or Croatia or ……

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. PD al 23.4%. – Ixè

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

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L’Istituto Ixè ha rilasciato le ultime previsioni elettorali per l’Italia.

2017-11-23__Ixè__002

Il partito democratico, che nelle elezioni europee del 2014 aveva conseguito il 40.8% sarebbe attestato al 23.4%, in regresso anche sulla proiezione raccolta il 2017-07-21: 27.5%.

Il Movimento 5 Stelle sarebbe il partito di maggioranza relativa con il 28.0%.

*

Si proporrebbe quindi un quadro di sostanziale ingovernabilità, come peraltro nella maggior parte dei paesi europei.

Germania. Affonda a passo dell’oca. Cdu 29.2%, Spd 19.5%, AfD 13.6%.

Se queste proiezioni fossero suffragate da risultati elettorali, risulterebbe difficilmente governabile anche il parlamento Europeo, le cui elezioni si dovrebbero tenere nella primavera del 2019. Ne emergerebbe un blocco ‘conservatore’ ed uno ‘populista’, con i socialisti ridotti a meno di una trentina di deputati.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Redde Rationem. Draghi chiederà lunedì cosa dover fare dei QE.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-06.

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Questo lunedì Mario Draghi parlerà all’Europarlamento e risponderà alle relative domande.

Il tema centrale sarebbe quello di cercare ci capire cosa intendano decidere di fare gli eurodeputati.

Ma al momento attuale l’Europarlamento sembrerebbe non avere alcuna idea in proposito.

*

«ECB president will testify at European Parliament on Monday»

*

«Critics seek clarity on stimulus end after inflation jump»

*

«Mario Draghi will face European lawmakers on Monday knowing he can’t please them all.»

*

«The European Central Bank president can cite accelerating inflation, declining unemployment and 15 quarters of expansion as evidence that his stimulus policies are working»

*

«U.S. President Donald Trump is threatening to tear up trade agreements, and European elections this year have seen the rise of extremist parties»

*

«Draghi’s testimony at the European Parliament’s Economic and Monetary Affairs Committee starts at 3 p.m. local time with a statement, following which he’ll answer questions from legislators»

*

«After recently flirting with deflation, the ECB now has a euro-area inflation rate of 1.8 percent that could rise still higher»

*

«Even though the central bank’s goal is just under 2 percent, it intends to keep its bond-buying program running until at least the end of the year. It expects to keep interest rates at record-low levels for even longer.»

*

«that inflation must be near its goal “in the medium term”»

*

«the inflation pickup must be durable»

*

«price growth must remain stable even if extraordinary stimulus is withdrawn»

*

«There’s also a risk that the latest inflation surge is just a blip»

* * * * * * * *

Il vuoto politico in seno alla Commissione Europea ed all’Europarlamento è impressionante.

Nessuno che debba, nessuno che possa, nessuno che voglia assumersi una sia pur minima responsabilità operativa.

Tutti vorrebbero un miracolo, ma, non credendo in Dio, constatano che loro non sono in grado di farli.

Tutti vorrebbero che Mario Draghi risolvesse problemi strutturali ed economici con i soli mezzi monetari e finanziari, cosa semplicemente impossibile.

Così come è pia illusione, per non dire delirio schizofrenico, ritenere che la Banca centrale possa impunemente stampare carta moneta senza fine.

Tutti i politici della élite dirigenziale europea stanno con il fiato sospeso ad attendere i risultati delle elezioni olandesi e francesi.

Saranno grandi amarezze. Comunque esitino, nel migliore dei casi si assisterà ad un chaos sistematizzato, e nulla è peggio in politica del chaos.

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E sullo sfondo c’è il convitato di pietra: nessuno vuole parlarne, ma questo c’è lo stesso.

Nella attuale situazione mondiale potrebbe irrompere prepotentemente l’inflazione, ed allora saranno davvero lacrime e sangue. Ma almeno l’inflazione la pagherebbero tutti.


Bloomberg. 2017-02-06. Draghi Takes QE Case to Brussels as Politics Keeps Risk High

– ECB president will testify at European Parliament on Monday

– Critics seek clarity on stimulus end after inflation jump

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Mario Draghi will face European lawmakers on Monday knowing he can’t please them all.

The European Central Bank president can cite accelerating inflation, declining unemployment and 15 quarters of expansion as evidence that his stimulus policies are working. To face down calls to withdraw that support and let the euro-area economy stand on its own, he’ll probably also have to point to weak underlying price growth and a turbulent political environment.

Surging inflation is stoking frustration in some countries — notably Germany — while the slow exit from the financial crisis is fueling a backlash against deeper European integration. Although that’s a concern for Draghi, he also has to acknowledge that there are plenty of ways the recovery could falter. U.S. President Donald Trump is threatening to tear up trade agreements, and European elections this year have seen the rise of extremist parties.

Draghi’s testimony at the European Parliament’s Economic and Monetary Affairs Committee starts at 3 p.m. local time with a statement, following which he’ll answer questions from legislators. He may also be asked about the region’s bank woes and on the pledges from populist parties to leave the euro if they seize power.

To watch Draghi’s testimony at 3 p.m. in Brussels, click here

After recently flirting with deflation, the ECB now has a euro-area inflation rate of 1.8 percent that could rise still higher. Even though the central bank’s goal is just under 2 percent, it intends to keep its bond-buying program running until at least the end of the year. It expects to keep interest rates at record-low levels for even longer.

The outlook for the region’s economy isn’t gloomy. Business confidence in the first quarter rose to the highest level in one and a half years, a report by the Ifo institute showed on Monday. Most of the experts polled expect higher long-term interest rates over the next 6 months.

Still, Draghi said in a press conference on Jan. 19 that too much inflation would be a “high-class problem” and that tapering bond buying wasn’t even discussed by the Governing Council. He gave four criteria that must be met before winding down stimulus.

On the first — that inflation must be near its goal “in the medium term” — the latest ECB projections show progress.

The next requirement — that the inflation pickup must be durable — is more difficult to judge. Core inflation and other gauges that try to discern underlying dynamics from energy costs show that price pressures remain essentially weak.

That strong inflation is still a long way off was confirmed by data on German salaries on Monday. Real wages rose 1.8 percent in 2016, the slowest pace in three years, despite unemployment falling to the lowest level on record.

Draghi also said price growth must remain stable even if extraordinary stimulus is withdrawn. The ECB’s own calculations show that the effect of monetary support will be significant for a while to come.

Draghi noted that the ECB is focused on inflation for the euro area as a whole, not for individual countries. German complaints that its stronger economy needs tighter policy won’t sway policy makers if the rest of the currency bloc is too far behind. The ECB’s forecasts suggest that the divergences seen since the region’s debt crisis are narrowing, but there’s still a way to go.

That progress could fade away in the face of geopolitical risks, and one of the highest profile concerns right now is the direction of U.S. policy. There’s also a risk that the latest inflation surge is just a blip.

It’s all likely to keep Draghi — and investors — cautious. The euro was down 0.4 percent at $1.0737 at 11:18 a.m. Frankfurt time. The spread between French and German bond yields widened and gold rose.

“We do not react to short-term fluctuations, particularly those caused by energy and other commodity prices,” Executive Board member Benoit Coeure said in a speech in Paris on Thursday. “The core of our analysis will be ‘is this higher inflation sustainable?’ The conclusion today is: no.”


Reuters. 2017-02-06. Euro fades in face of French election risks

The euro fell around half a percent on Monday as concerns over French politics ahead of presidential elections set for April and May drew investors’ focus back to a year of political risks to Europe’s established order.

The dollar was broadly steadier after a poor set of wages data on Friday quashed speculation of a near-term rise in U.S. interest rates and sealed the currency’s fourth straight weekly fall, its worst start to a year in three decades.

In a relatively slow start to the week, the Aussie dollar was the other biggest mover among the G10 group of major currencies, down almost half a percent after a weaker batch of retail sales numbers.

The euro ground lower in the European morning to trade as weak as $1.0734 EUR=, compared with two month highs above $1.08 hit last week.

That came as bond market investors swapped French debt for the perceived safety of Germany and in spite of a strong batch of German industrial data which added to signs of an improving euro zone economy.

“I think there was just a load of position adjustment this morning,” said Jane Foley, a strategist with Rabobank in London.

“There has been a lot of talk about the strong data in Europe but the other backdrop is the politics. A few weeks ago, the market was convinced (conservative presidential candidate Francois) Fillon would win and that certainty has evaporated.”

A source close to Fillon said he would launch a fightback later on Monday against the fake-job scandal that has threatened to engulf his campaign.

Polls show the 62 year-old former prime minister has lost his status as favourite to win the presidency to centrist Emmanuel Macron, and that far-right leader Marine Le Pen – the chief risk for markets – has also gained ground.

PRESSURES ON DOLLAR

Equity markets, and the overall strength of U.S. economic data, continue to back the bullish dollar calls that dominated at the end of last year.

But a lack of detail on expected pro-dollar tax and spending initiatives, combined with concern over the Trump White House’s attitude to the dollar and global trade and security, has kept the currency retreating.

“I’d like to hope that we naturally go back to buying the dollar, that seems the logical argument underneath it all,” said Richard Benson, co-head of portfolio management with currency fund Millennium Global in London.

“At some point, equities in the U.S. should drag yields higher. The market is really just looking for another story.”

Signs of more inflation and better growth in Europe have helped to cool any further selling of the euro, although against that there are the worries of populist challenges in a series of elections this year.

On Sunday Le Pen began her bid to be elected president in May, promising she alone could protect the French against Islamist militants and globalisation.

German industrial orders saw the biggest monthly increase in around 2 1/2 years in December, data on Monday showed.

Speculators trimmed their bullish dollar bets for a fourth straight week through Jan. 31, with net long positions falling to their lowest since late October, according to data from the Commodity Futures Trading Commission released on Friday and calculations by Reuters.

Pubblicato in: Amministrazione, Geopolitica Mondiale, Psichiatria, Unione Europea

Prima di votare al referendum leggete come funziona l’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-21.

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Stiamo vivendo in un’epoca in cui la follia è diventata così frequente da essere considerata la norma.

Si apre quindi un quesito.

È psichiatricamente normale chi rientra nella norma, nella moda in termini statistici, oppure chi gode delle caratteristiche insite nel concetto di “normalità“?

La domanda non è da poco: per comprenderne l’intimo significato si dovrebbe consultare il sito della European Commission.

Qui si vorrebbe affrontare un problema non politico, ma meramente organizzativo strutturale.

Questa Unione Europea ricorda molto da vicino l’organizzazione del Regno di Francia alla fine del ‘700: troppo complessa per poter funzionare. Con il referendum il popolo sovrano può dire ‘sì’ oppure ‘no’ a questa Europa.

Ripetiamo esclusivamente per maggiore chiarezza.

Qui non si tratta alcun tema politico, bensì soltanto quello strutturale gestionale.

* * * * * * *

Il Parlamento Europeo.

«Il Parlamento europeo (anche popolarmente conosciuto come Europarlamento) è l’unica istituzione dell’Unione europea ad essere eletta direttamente dai suoi cittadini. Insieme al Consiglio dell’Unione europea, costituisce una delle due camere che esercitano il potere legislativo nell’Unione. Il PE Svolge anche una funzione di controllo sull’operato della Commissione europea, ne elegge il Presidente su proposta del Consiglio europeo e approva in blocco la Commissione. ….

Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, nell’ambito della procedura legislativa ordinaria approvano i progetti di atto legislativo proposti dalla Commissione europea. Fermo restando l’esclusivo potere di iniziativa legislativa in capo alla Commissione, il Parlamento europeo detiene un potere di “iniziativa dell’iniziativa” nei confronti della Commissione, attraverso una delibera a maggioranza assoluta.

Dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona la procedura cosiddetta di “codecisione” è divenuta procedura legislativa ordinaria che prevede un piano di parità tra il Parlamento e il Consiglio. Esistono tuttavia delle procedure legislative speciali che prevedono una diversa composizione dei poteri di intervento nell’ambito legislativo di Parlamento e Consiglio, con la prevalenza, a seconda degli ambiti, del ruolo dell’una o dell’altra istituzione.»

*

Commissione Europea.

Per chi volesse complementare, sarebbe altamente suggeribile leggersi anche questo simpaticissimo link. In alternativa, questo è il pdf ufficiale.

«Nel 2010 la Commissione impiegava 25.018 persone, di cui 12.931 compresi nella categoria AD e 12.087 nella categoria AST. A questi si aggiungono 7.122 “esterni” (agenti a contratto, funzionari nazionali distaccati, ecc.).

Le DG che occupano più personale sono il Servizio traduzione (2.427 dipendenti) e il Centro Comune di Ricerca (2.243 dipendenti).

I funzionari e dipendenti della Commissione provengono da tutti gli stati membri. La nazionalità complessivamente più rappresentata è quella belga (19,5% del totale), soprattutto grazie al fatto che circa il 30% dei dipendenti di categoria AST è belga; ciò si spiega con il fatto che i tre quarti dei dipendenti della Commissione lavorano in Belgio. Tra i dipendenti di categoria AD, le nazionalità più rappresentate sono quella francese (1.444 persone) e quella tedesca (1.375 persone). Sono italiani 1.225 dipendenti di categoria AD e 1.348 dipendenti di categoria AST (10,2% del totale dei dipendenti della Commissione). Generalmente le nazionalità che sono sotto-rappresentate sul totale dei dipendenti esprimono tuttavia un numero significativo di funzionari di alto livello.

Anche se gran parte delle attività della Commissione si svolge a Bruxelles e in parte minore a Lussemburgo, vi sono dipendenti della Commissione in tutti gli stati membri. In Italia lavorano 1.025 dipendenti della Commissione, appartenenti in larga parte alla sede di Ispra del Centro Comune di Ricerca.

Le donne rappresentano il 51,9% dei dipendenti della Commissione, contro il 48,1% degli uomini.»

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Non si abbia timore. Ad oggi, 2016, i dipendenti della Commissione sono levitati ad oltre 35,000, interni più membri esterni e consulenti. Stipendi a carico dei Contribuenti.

Cosa fanno? La sola direttiva EU sulla coltivazione delle melanzane assomma a 17,000 pagine, descrivendo nel più infimo dettaglio modalità di coltivazione e specifiche chimico-fisiche del prodotto finale, ivi compresa al dimensionalità spaziale, calcolata ovviamente in quattro dimensioni. Tutti gli agricoltori dovrebbe conoscere, e bene, la matematica dei quaternioni. Bastano in fondo quattro anni di matematica ed un master specifico. Poi, a coltivar melanzane. Tutti sanno che gli immigrati illegali sono addottorati in matematica oppure in fisica.

Questa è la Commissione Europea.

«The European Commission (EC) is the executive body of the European Union responsible for proposing legislation, implementing decisions, upholding the EU treaties and managing the day-to-day business of the EU. Commissioners swear an oath at the European Court of Justice in Luxembourg, pledging to respect the treaties and to be completely independent in carrying out their duties during their mandate.

The Commission operates as a cabinet government, with 28 members of the Commission (informally known as “commissioners”). There is one member per member state, but members are bound by their oath of office to represent the general interest of the EU as a whole rather than their home state »

Quindi, la Commissione Europea è organo esecutivo: come tale esegue e non dispone.

Chi conta, ossia di legifera anche se parzialmente, è il Consiglio dell’Unione Europea.

«Il Consiglio dell’Unione Europea (denominato in questo modo dal trattato di Lisbona del 2007), noto anche come Consiglio dei ministri europei, in precedenza come Consiglio speciale dei ministri, detiene – insieme col Parlamento europeo – il potere legislativo nell’ambito dell’Unione europea.

Il Consiglio è composto, ai sensi dell’art. 16 del Trattato sull’Unione europea, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Tale ampia formulazione consente una maggiore flessibilità, e dunque una maggiore discrezionalità da parte degli Stati, rispetto alla previsione della necessaria partecipazione di un ministro: ordinamenti federali come quello tedesco, infatti, nelle materie di competenza dei singoli Länder, non hanno un unico ministro, ma un ministro per ogni Land, e la previsione della partecipazione di un “ministro” creerebbe difficoltà di individuazione.»

*

Ma chi conta veramente è il Consiglio Europeo.

«Il Consiglio europeo è un organo che si riunisce periodicamente per definire “le priorità e gli orientamenti politici generali” dell’Unione europea ed esaminare i principali problemi del processo di integrazione. Con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, è una delle istituzioni dell’Unione europea e ha un presidente, eletto per due anni e mezzo.

Non va confuso con un’altra istituzione dell’Unione europea: il Consiglio dell’Unione europea, che detiene il potere legislativo dell’Unione al pari del Parlamento europeo. Non va confuso nemmeno col Consiglio d’Europa, il quale è una organizzazione internazionale indipendente dall’Unione europea. ….

Il Consiglio europeo nasce dalla prassi instaurata fin dal 1961 di tenere riunioni informali e senza una cadenza prestabilita tra i capi di Stato e di governo dei paesi che aderivano alle comunità ….

È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala e ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità. Se da un lato la volontà politica degli Stati membri di creare uno strumento flessibile, capace di agire liberamente al di fuori degli schemi istituzionali comunitari ha consentito a quest’organo di agire spesso in maniera efficace e positiva per lo sviluppo del processo comunitario (passaggio alla fase definitiva del mercato comune, risorse proprie, sistema monetario, negoziato per l’adesione di nuovi stati, elezione diretta del Parlamento, ecc.), dell’altro lato bisogna considerare che risulta tuttora sprovvisto di qualunque forma di controllo democratico e giurisdizionale sul piano comunitario, in quanto non sottoposto alle regole procedurali dei trattati istitutivi né a limiti di competenza. ….

Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea e dal Presidente del Consiglio europeo che ne presiede le sessioni; inoltre partecipa senza diritto di voto il Presidente della Commissione europea.»

* * * * * * *

Adesso che ci si è schiariti almeno a grandi linee le idee su come funzionerebbe l’Unione Europea, che è però molto più complessa ancora, alcuni elementi saltano agli occhi.

– Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea che definiscono “le priorità e gli orientamenti politici generali”: è il sommo organo direttivo.

– “È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala e ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità”.

– Il Parlamento Europeo, unica struttura elettiva, ha poteri molto limitati e, soprattutto, condivisi.

*

Conclusioni.

Qui non si fa problema di schieramento partitico, né di teoria politica alcuna.

Qui il problema è semplicemente organizzativo o, meglio, di struttura gestionale.

Il funzionamento dell’Unione Europea è quanto meno farraginoso e necessiterebbe di una sostanziale revisione e semplificazione atta a renderlo agevole ed in grado di prendere decisioni in tempi umanamente rapidi.

Non solo, una struttura più agile risulterebbe essere molto più trasparente. Per esempio, gli Stati Uniti hanno una Camera eletta sostanzialmente in modo proporzionale tenendo conto del numero dei votanti nei singoli stati, bilanciata da un Senato ove siedono due rappresentanti per ogni singolo stato, indipendentemente dall’entità della loro popolazione. Sia Senato, sia Camera, sia Presidente degli Stati Uniti sono elettivi, cosa che non guasta. È solo un’idea messa lì, ma ha il grande vantaggio di essere semplice e gestibile. Altra carenza non prevista è la mancanza di referendum a livello di Unione Europea su temi particolarmente sensibili, quali per esempio variazioni istituzionali.

Infine, ma non da ultimo, l’Unione Europea presenta un problema nei rapporti con gli altri stati.

Non esiste al momento una carica dell’Unione contattando la quale un capo di stato straniero possa interloquire con una persona in grado di rappresentare a tutti gli effetti l’Unione Europea. Non parliamo poi di poter parlare con una persona in grado di dare attuazione a quanto discusso e concordato.

Si arriva così a degli assurdi operativi, quali per esempio il Presidente Hollande e la Bundeskanzlerin Frau Merkel che vanno a colloquio con il Presidente Putin. Ossia due capi di stato, importanti, sicuramente, ma non cariche istituzionali dell’Unione. Nessuno vuole sminuire il peso politico dei due personaggi, ma dovrebbe essere evidente la carenza strutturale dell’Unione Europea.