Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Palamara. Cinguettava anche il pio Zingaretti. Registrazioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-01.

Zingaretti 013

Ma chi lo avrebbe mai detto?? Chi mai avrebbe potuto immaginarselo??

«Siamo alle infamie», commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

«Zingaretti?! … Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata.»

«Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato»

«L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico»

«La Casellati …. ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara»

«Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone»

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Si preferisce non commentare elementi di tal fatta.

Sarebbe tuttavia contro il buon senso che Mr Palamara decidesse da solo a nome del partito democratico, i vertici del quale non potevano non sapere.

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Caso Palamara: il Pd trema, spuntano anche le chat segrete con Zingaretti

Il Dem Del Basso De Caro: “La Casellati ha chiesto che escano tutte le registrazioni. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti”.

Il caso Palamara non si sgonfia, anzi ogni giorno diventa sempre più intricato. L’ex boss di Unicost espulso dall’Anm e a processo a Perugia ha iniziato a fare i nomi, come successo nelle recenti interviste, e la questione potrebbe allargarsi – si legge sul Giornale – fino ai vertici del Pd. Umberto Del Basso De Caro, ex socialista approdato da tempo nel Partito Democratico. Lui, seduto sulla panchina, è l’immagine dell’afflizione del Pd. «Zingaretti?!…» esplode: «Al massimo poteva fare il segretario del circolo di Pietralata. Gori ha sbagliato solo i tempi non il merito del suo j’accuse. A settembre, se gli andrà bene, il Pd governerà solo quattro regioni. La Campania di De Luca, che però, non è del Pd, ma è uno Stato autonomo e autoritario, che diventerà “teocratico“. La Toscana di Giani, che non c’entra nulla con Zingaretti, visto che ha origini socialiste. L’Emilia di Bonaccini, che è però l’antagonista di Zingaretti nel partito. E, infine, proprio il Lazio di Zingaretti. Ma non so quanto durerà? La Casellati – dice Del Basso al Giornale – ha chiesto che escano tutte le registrazioni di Palamara. Da quanto ne so ci sono pure quelle con Zingaretti. Perché? Chiedere a Ielo e Pignatone”. ”Siamo alle infamie”, commenta uno dei collaboratori di Zingaretti leggendo le frasi dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

ANM. Ancora Intercettazioni. Vertici dimissionari.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-24.

Cobra_003__

CSM. Gran bell’ambientino! Il caso Palmara.

Bufera sulle Procure. Favori a Palamara, anche Centofanti indagato

Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

Palamara ed amante. ‘Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

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Un dato che sembrerebbe essere certo è che i nostri magistrati formano un ambientino che te lo raccomando.

Il caso Palamara riassume e sintetizza quanto i Magistrati siano politicizzati, ed usati quale braccio operativo, con buona pace del principio di separazione dei poteri.

Il tempo passa impietoso, ed il processo a Palamara langue, sempre che poi lo si tenga.

In compenso, si assiste ad un fiorire di corvi e talpe, che con perfetti tempismi lasciano trapelare estratti del fascicolo.

«Continua a mietere vittime il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle procure decise in camere d’albergo con cotè politico. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in sella dopo lo tsunami giudiziario»

«Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni»

«Gli ultimi ‘scampoli’ usciti dal pozzo senza fine dei contatti del telefonino di Palamara, che il pm di Roma ora sospeso da funzioni e stipendio era solito conservare, lo immortalano mentre parlando con un collega – il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, estraneo all’inchiesta – dice che Matteo Salvini “va fermato”, proprio mentre l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per i porti chiusi ai migranti»

«Solo due giorni fa, giovedì, si era consumata l’ultima ‘vendetta’ del trojan di Palamara, culminata nella decisione del Csm di trasferire dalla Procura nazionale antimafia il pm Cesare Sirignano, intercettato mentre parla di nomine con il pm di Roma»

«Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni»

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Tra le tante intercettazioni, eccone un microflorilegio.

«Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato»

«Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili»

«No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo»

«C’è anche quella merda di Salvini, ma io mi sono nascosto»

Tutte queste esternazioni, fatte dai massimi esponenti della magistratura, non corroborano la visione di un apparato giudiziario indipendente ed obbiettivo. La sentenza è già stata scritta.

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Palamara: “Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato”.

L’intercettazione tra il boss di Unicost e il capo della Procura di Viterbo Auriemma (non indagato).

Il caso Palamara si tinge sempre più di giallo, stando alle intercettazione agli atti del processo che lo vede il magistrato sospeso dal Csm indagato per corruzione. Spunta una nuova conversazione Whatsapp – secondo quanto riporta La Verità – relativa ad agosto 2018, che riguarda la questione migranti e la presa di posizione di Salvini. Il capo della Procura di Viterbo Paolo Auriemma (non indagato) dice a Palamara: “Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili”. Ma Palamara replica: “No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo”.

Da altre intercettazioni con la sua famiglia – riporta La Verità – risultano continui incroci tra Palamara e il leader della Lega, ma il magistrato fa di tutto per non farsi notare: “E’ davanti a me nei controlli in aeroporto”, “E’ sul mio stesso aereo nei posti in mezzo”. Al presidente dell’Anm Francesco Minisci: “C’è anche quella merda di Salvini, ma io mi sono nascosto”, e anche con il consigliere del Csm Nicola Clivio: “Cazzo, ho Salvini davanti”.

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Intercettazioni travolgono l’Anm, i vertici si dimettono.

Dimessi presidente e segretario. Resta solo minoranza Autonomia.

Continua a mietere vittime il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle procure decise in camere d’albergo con cotè politico. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in sella dopo lo tsunami giudiziario.

Il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita ‘bene’ dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perchè dominata dal ‘ras’ Palamara, si sono dimessi dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni.

Gli ultimi ‘scampoli’ usciti dal pozzo senza fine dei contatti del telefonino di Palamara, che il pm di Roma ora sospeso da funzioni e stipendio era solito conservare, lo immortalano mentre parlando con un collega – il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, estraneo all’inchiesta – dice che Matteo Salvini “va fermato”, proprio mentre l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per i porti chiusi ai migranti.

Dalle trascrizioni, pubblicate da giorni su alcuni quotidiani, emergono anche contatti molto stretti, tra Palamara, l’ex presidente dell’Anm Giovanni Legnini, e alcuni giornalisti. Il contraccolpo è forte, proprio nel giorno in cui si commemorano i 28 anni della strage di Capaci, i vertici dell’Anm lasciano il mandato, dopo una riunione fiume di otto ore nella sede del ‘parlamentino’ delle toghe, in Cassazione, all’ultimo piano del ‘Palazzaccio’. Nella Giunta dell’Anm adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo.

Oggi i gruppi faranno valutazioni per capire come proseguire e vedere se c’è una nuova maggioranza o equilibri tali per cui una nuova compagine possa traghettare l’Anm fino alle elezioni previste per fine ottobre. Il consiglio del Comitato direttivo centrale dell’Anm è stato convocato per domani, lunedì, alle 19.

Solo due giorni fa, giovedì, si era consumata l’ultima ‘vendetta’ del trojan di Palamara, culminata nella decisione del Csm di trasferire dalla Procura nazionale antimafia il pm Cesare Sirignano, intercettato mentre parla di nomine con il pm di Roma.

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Anm, Giunta a rischio scioglimento per le dimissioni dei vertici dopo intercettazioni.

Passo indietro, dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni e una riunione durata circa 9 ore, dei rappresentanti di Area e Unicost, il presidente Luca Poniz e il segretario Giuliano Caputo. La vicenda è legata all’inchiesta che ha travolto l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

La Giunta dell’Associazione nazionale magistrati rischia lo scioglimento. Dopo la pubblicazione delle ultime intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, si sono dimessi i rappresentanti in Giunta di Area e Unicost, il presidente Luca Poniz e il segretario Giuliano Caputo. Una decisione arrivata dopo una riunione durata circa nove ore. All’interno della Giunta rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza. Oggi i gruppi valuteranno come muoversi. Domani, invece, è in programma il consiglio del Comitato direttivo centrale (I LEGALI DI PALAMARA: CADUTE LE ACCUSE PIÙ GRAVI).

Le dimissioni dopo la pubblicazione di intercettazioni

Tutto è partito con il trojan iniettato nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm Palamara, rinviato a processo a Perugia dopo la tempesta che ha travolto il Csm per il risiko delle nomine nelle Procure decise in camere d’albergo. Ad andare in frantumi è l’attuale dirigenza della magistratura associata, da poco in carica dopo lo tsunami giudiziario. A dimettersi sono stati il presidente Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe che era uscita “bene” dalla tempesta, e il segretario Giuliano Caputo di Unicost, la corrente più affondata perché dominata dal “ras” Palamara. Entrambi hanno fatto un passo indietro dopo la pubblicazione di intercettazioni di chat e conversazioni.

I prossimi passi.

I vertici dell’Anm hanno lasciato il mandato dopo una riunione fiume di nove ore nella sede del “parlamentino” delle toghe, in Cassazione, all’ultimo piano del Palazzaccio. Nella Giunta dell’Anm adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo. Oggi i gruppi faranno valutazioni per capire come proseguire e vedere se c’è una nuova maggioranza o equilibri tali per cui una nuova compagine possa traghettare l’Anm fino alle elezioni previste per fine ottobre. Il consiglio del Comitato direttivo centrale dell’Anm è stato convocato per lunedì alle 19.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ideologia liberal, Unione Europea

Europarlamento. Riproposta la Laura Kövesi quale PG europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-15.

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Stiamo assistendo ad un conflitto sanguinoso, ed alla fine controproducente, tra gli organi istituzionali dell’Unione Europea.

Se nel Consiglio Europeo il fronte identitario sovranista è riuscito a coagulare undici nazioni, il voto delle quali è stato in grado di bloccare le nomine di Herr Weber e di Mr Timmermanns, favorendo quindi la candidatura di Frau von der Leyen, sancendo de facto ima visione di Europa delle Nazioni, nell’europarlamento si è andato formando un fronte liberal socialista, estremamente deciso a nulla concedere agli identitari sovranisti, anche quando alcune cariche parlamentari avrebbero dovuto essere ripartite tra maggioranza ed opposizione, tenendo anche conto delle esigenze dei singoli stati. Ma per ‘stato’ si intende il Governo attuale.

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L’attuale europarlamento ha nominato sì alcune persone nate in paesi identitari sovranisti, ma scegliendo con cura personaggi loro vicini, essendo espressione delle minoranze liberal locali. Per esempio, gli italiani selezionati sono tali per nascita, ma non certo rappresentativi del governo italiano.

Questo modo di agire conduce inevitabilmente ad una contrapposizione muro contro muro, senza possibilità alcuna di un dialogo costruttivo.

Adesso si ripropone il caso della Mrs Laura Kövesi, che l’europarlamento vorrebbe insediare come procuratore europeo. Se tale signora è rumena di nascita, ma liberal nella mente e nel cuore.

«Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.»

Rimossa per corruzione da tale carica, fu anche arrestata ed in Romania pende sul suo capo un processo.

«Kovesi, 45, is now being investigated by a newly-formed agency on allegations of abuse of office, bribery and perjury in Romania»

Mr Juncker e Mr Tusk la vorrebbero a capo della Procura europea.

Ed il parlamento nuovo eletto prosegue sulla stesa linea.

Romania. Ire della EU per aver accorciato i termini di prescrizione.

Romania. I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.

Affaire Kövesi. Financial Times così furibondo da pubblicare senza blocchi.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

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Per i liberal è fondamentale poter avere giudici che appartengano alla loro setta: le Corti di Giustizia europee sono strumento di dominio inappellabile, fatto che permette loro di aggirare il mancato consenso popolare.

Per meglio comprendere, sarebbe sufficiente leggersi quanto stia accadendo nel Consiglio Superiore della Magistratura in Italia ed informarsi su quel galantuomo di Palamara.

Il nodo della giustizia europea esiste ed è reale e la posta in gioco è evidenziata molto bene dall’acrimonia con cui i liberal socialisti difendono i ‘loro’ giudici.

Gli identitari sovranisti hanno già vinto molte battaglie, ma la guerra sarà lunga e non facile.

Si preannuncia un’Unione Europea non governabile.


EU Observer. 2019-07-13. Romania’s Kövesi set to be first EU public prosecutor

The Romanian anti corruption prosecutor, Laura Kövesi, is poised to become the first European public prosecutor. Her only opponent, the French Jean-François Bonhert, pulled out of the race after being nominated for another function in France. Kövesi was the preferred candidate of the European Parliament, while Bonhert was supported by the European Council. However, the decision remains complicated, as according to the council rules, there must be two candidates.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Palamara ed amante. ‘ Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04.

2019-07-04.Palamara 001

Ben duro il lavoro del giudice Palamara. Passa ore su ore al telefonino cinguettando a destra e mana, sciorinando tutto quanto con il fare disinvolto di chi abbia la certezza di essere un impunito: un superuomo al di là del bene e del male.

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

Beh: proprio casto come san Luigi Gonzaga non si direbbe.

Come tutti gli uomini di potere trovava semplicemente dovuto il vivere nel lusso, purché, sia ben chiaro, pagato dagli altri. E poi, che potere mai sarebbe, se non consentisse almeno un harem?

«Adele e il lusso

L’accusa di corruzione riguarda soldi, viaggi e gioielli che l’imprenditore Fabrizio Centofanti avrebbe pagato per lui e per la sua amica Adele, insegnante di ginnastica che frequentava da anni. Il 9 maggio i due parlano proprio di quanto può accadere, il magistrato è preoccupato e si sfoga proprio sull’amicizia con Centofanti.

Palamara: «Quel c… di piccoletto solo guai c’ha combinato».

Adele: «Eh però abbiamo passato sette anni di lusso».

Palamara: «Pure, dillo pure!».

Adele: «Lo sto dicendo a te… siamo stati a Ibiza con… siamo stati a Favignana». »

*

Sette anni nel lusso sibaritico, scopazzando a destra e manca.

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«I processi pilotati

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine »

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Si dica il nome del magistrato cui si è assegnati, e si può scrivere la sentenza con anni di anticipo: ben pagati, condanno oppure assolvono secondo la personale convenienza. Le ferie ad Ibiza valgono bene un processo truccato.

Ma queste sono ancora i briciolotti, piccole miserie umane.

«Il procuratore generale Riccardo Fuzio non era l’unico alto magistrato sul quale Luca Palamara poteva contare sia per decidere sulle mosse da compiere rispetto all’indagine per corruzione aperta contro di lui a Perugia, sia per agevolare l’arrivo al vertice della procura di Roma del «suo» candidato Marcello Viola»

«dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente e anche lui sostenitore di Viola.»

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I signori magistrati bramerebbero di essere rispettati.

Benissimo. Si comportino allora da persone rispettabili.

Nota.

E vorrebbero darci a bere che nei tribunali

nessuno ne sapeva nulla?? Ma proprio nulla??


Corriere. 2019-07-03. L’amica a Palamara: «Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso»

Una conversazione intercettata il 16 maggio scorso grazie al trojan inserito nel telefonino di Luca Palamara dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente

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Roma – Il procuratore generale Riccardo Fuzio non era l’unico alto magistrato sul quale Luca Palamara poteva contare sia per decidere sulle mosse da compiere rispetto all’indagine per corruzione aperta contro di lui a Perugia, sia per agevolare l’arrivo al vertice della procura di Roma del «suo» candidato Marcello Viola. Una conversazione intercettata il 16 maggio scorso grazie al trojan inserito nel suo telefonino, dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente e anche lui sostenitore di Viola. Ma gli atti dell’inchiesta avviata dai pubblici ministeri umbri raccontano anche presunti interventi che proprio Palamara avrebbe compiuto per «pilotare» alcuni processi che non erano stati assegnati a lui, ma che interessavano suoi conoscenti.

«Muovere le carte»

Poco dopo aver saputo dall’amico e consigliere del Csm Luigi Spina di essere indagato, Palamara va da Racanelli. È furioso. «Hai saputo la porcata? Ma tu hai capito che hanno fatto?». Poi minaccia: «Però mo’ va gestita bene perché se poco poco mi girano… poi racconto tutto». Il collega gli consiglia di chiedere ufficialmente alla Procura di Perugia quale sia la sua posizione.

Racanelli: «A quel punto sei legittimato ad andare con un tuo avvocato a prendere contatto con il pm e dice “il mio assistito vuole farsi interrogare… non dichiarazioni spontanee” e vedi cosa ti dice, ma però a questo punto cerca anche di capire una cosa perché secondo me è un peccato che poi sprechi questa occasione di poter fare l’aggiunto adesso».

Palamara: «Certo».

Racanelli: «Scusa perché dopo finirà la storia…».

Palamara: «No, ma io sono d’accordo».

I due sono preoccupati anche per la possibile procedura di trasferimento al Csm, mentre si mostrano interessati che proceda rapidamente quella basata sull’esposto del pm romano Stefano Fava contro l’ex procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo.

Racanelli: «Secondo me la commissione non fa niente sulla pratica tua… su quell’altra bisogna insistere per avere le carte e incominciare a muovere le carte… incominciare a convocare… perché così segnali…». E alla fine Palamara conclude: «Vabbè, le spalle sono forti… cioè sono più stimolato a portare Viola».

Adele e il lusso

L’accusa di corruzione riguarda soldi, viaggi e gioielli che l’imprenditore Fabrizio Centofanti avrebbe pagato per lui e per la sua amica Adele, insegnante di ginnastica che frequentava da anni. Il 9 maggio i due parlano proprio di quanto può accadere, il magistrato è preoccupato e si sfoga proprio sull’amicizia con Centofanti.

Palamara: «Quel c… di piccoletto solo guai c’ha combinato».

Adele: «Eh però abbiamo passato sette anni di lusso».

Palamara: «Pure, dillo pure!».

Adele: «Lo sto dicendo a te… siamo stati a Ibiza con… siamo stati a Favignana».

I processi pilotati

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

Animali_che_Ridono__006_Muli

Figlio primogenito di Ferrante Gonzaga, primo marchese di Castiglione delle Stiviere e di Marta Tana di Chieri, nacque nel castello di famiglia di Castiglione.

Studiò lettere, scienze e filosofia, lesse testi spirituali e relazioni missionarie, pregò e maturò la sua decisione di farsi gesuita e nonostante l’opposizione del padre inizialmente contrario (lo inviò in varie corti, sperando che la vita brillante lo facesse desistere dal suo proposito).

È il santo della castità e della penitenza.

Ciò che fa specie è che la famiglia Gonzaga non solo era la quintessenza del libertinaggio, ma eccelleva anche in tutte quelle sordide pratiche che all’epoca facevano eccellere in politica. Un ambientino che te lo raccomando.

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Passano i secoli ed ecco che si ripete il miracolo inaudito!

In quel covo di vipere assatanate che è il Consiglio Superiore della Magistratura, piazza mercato di gran fama nel mercimonio di promozioni e cariche, ove i giudici sono politicizzati meglio che all’epoca dei Soviet, ove le sentenze si vendono e si comprano a prezzi di listino, purché si sia incardinati nel partito fino a poco tempo fa egemone, ebbene, in questa Sodoma e Gomorra vi è penetrato chissà come un etereo essere perfetto: il giudice Palamara.

Al petrografico lo usano come standard di purezza adamantina.

Invidiosi, tutti riversano su di lui oscene calunnie, accusandolo come il Cristo nel Sinedrio.

Ma nella sua mite umiltà, il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dal quale emergono le sue virtù eroiche.

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Il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dalla quale emerge la sua adamantina purezza e le virtù eroiche che ha esercitato, resistendo a tutte le tentazioni alle quali gli altri magistrati hanno invece accondisceso.

Santo subito!

È il grido che rintrona in tutte le logge: è l’urlo che si leva da via Sant’Andrea delle Fratte!

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Adnk. 2019-07-03. Caos procure, Palamara si difende

“Voglio rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”. Lo afferma Luca Palamara nella memoria difensiva presentata alla sezione disciplinare del Csm chiamato a decidere la sua sospensione dalle funzioni e dallo stipendio in seguito alla bufera esplosa sulle Procure che ha investito lo stesso Consiglio superiore della magistratura. “Mai avrei potuto immaginare che parole pronunciate, in momenti intimi e reconditi della mia vita privata, e quindi nella più̀ assoluta libertà̀, potessero poi diventare di dominio pubblico, considerato che si trattava della utilizzazione di una ‘lingua sporca’ con il frequente ricorso a termini e locuzioni enfatizzanti uno stato d’animo genuino e allo stesso tempo semplificanti le tematiche affrontate”, afferma Palamara.

“Da queste espressioni voglio prendere le distanze avendo sempre ispirato la mia vita alla correttezza del linguaggio utilizzato, all’equilibrio ma soprattutto al rispetto profondo dei principi dell’onestà̀ e dell’osservanza alle leggi. Il discredito – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – che è̀ derivato da alcuni passaggi di queste conversazioni, riportate parzialmente dalla stampa contro ogni mia volontà̀, mi rammarica profondamente. Per queste ragioni – dice Palamara – voglio oggi in questa sede rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”.

“MAI BARATTATO MIA FUNZIONE” – “Non ho mai barattato la mia funzione. Mai ho ricevuto soldi, mai ho ricevuto regali – afferma ancora Palamara -. Non posso rinnegare però un rapporto di amicizia con Centofanti ben risalente ai fatti oggetto di contestazione e maturato anche con frequentazioni istituzionali. Mai ho avuto a che fare con il gruppo Amara – continua – e mai avrei danneggiato un collega, Marco Bisogni, che peraltro conosco dai tempi dell’uditorato a Roma, per soddisfare le esigenze di qualcuno. Mai ho ricevuto la somma di 40.000 euro per aiutare Longo come Procuratore di Gela – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – circostanza peraltro smentita nello stesso decreto di perquisizione e dalle stesse dichiarazioni di Longo che assume di aver capito delle millanterie del Calafiore”.

“HO FATTO PARTE DI UN SISTEMA” – “Ho fatto parte di questo sistema condividendone pregi unitamente alla piena consapevolezza dei difetti, dell’esistenza dei quali pero non posso assumermi da solo tutte le responsabilità”, afferma Palamara nella memoria. “Nella consiliatura dal 2014 al 2018, rivendico però con orgoglio di aver contribuito alla nomina di importanti e valorosi magistrati negli uffici giudiziari più̀ importanti del Paese. Errori sicuramente ne sono stati commessi – sottolinea l’ex presidente dell’Anm -. Su questo ha sicuramente inciso la sfrenata corsa al carrierismo conseguente all’abolizione del criterio della anzianità̀ e all’abbassamento dell’età pensionabile a 70 anni nonché́ la gerarchizzazione degli uffici requirenti che ha aumentato ruolo e poteri del Procuratore della Repubblica anche nel rapporto con la Polizia Giudiziaria”.

IL CASO PROCURA DI ROMA – “Nella richiesta di sospensione del Ministro si afferma che avrei ‘illecitamente interferito nella nomina del Procuratore di Roma’. E’ una contestazione che mi addolora profondamente”, afferma Palamara. “Io mi protesto formalmente estraneo a qualsiasi forma di interferenza poiché́ altrimenti – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – dovrei essere accusato di averlo fatto anche per la nomina dei più̀ importanti uffici giudiziari del nostro Paese”.

“MAI MESSO IN DISCUSSIONE CSM” – “E’ vero – aggiunge ancora il pm – ho partecipato a cene e a incontri in occasione delle nomine ed anche in occasione della futura ed imminente nomina del Procuratore di Roma. Ma l’autonomia della scelta del Csm mai e poi mai l’avrei messa in discussione”. “Mi viene contestato che questi momenti sono stati occasioni ‘per pianificare le strategie e per ledere le prerogative dei singoli consiglieri’. Per me invece sono stati da sempre, cioè dal 2007, solo momenti di libera espressione di idee e di opinioni – continua Palamara- che tali sarebbero rimaste, e che in alcun modo avrebbero potuto ledere l’autonomia del plenum unico organo sovrano ad effettuare le scelte”.

“MAI DOSSIER SU IELO” – “Non ho mai costruito dossier su Paolo Ielo e mai lo avrei fatto”, afferma il pm nella memoria. “Su questo punto la mia difesa è in grado di dimostrare che tanto la questione dell’esposto, presentato autonomamente dal dott. Fava, quanto la cosiddetta ‘vicenda Condotte’ si riferiscono, con tutta evidenza, a fatti diversi e temporalmente distanti di un anno rispetto all’indagine che la Procura di Perugia conduce sul sottoscritto” aggiunge l’ex presidente dell’Anm.

DIFESA RICUSA DAVIGO – La difesa del pm romano ha presentato istanza chiedendo di ricusare anche Pier Camillo Davigo oltre che per Sebastiano Ardita, entrambi membri del collegio disciplinare chiamato a giudicare l’ex presidente dell’Anm. L’udienza di oggi è stata aggiornata al 9 luglio. “Non siamo entrati nel merito della questione ma abbiamo affrontato soltanto le questioni preliminari” hanno detto i difensori di Palamara, Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni uscendo dalla sede del Csm.

BONAFEDE VAGLIA CASO FUZIO – Il ministro della Giustizia in queste ore, a quanto si apprende da fonti di via Arenula, sta vagliando attentamente la situazione che vede coinvolto il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio. A chi ha potuto sentirlo, Bonafede, completamente immerso nei lavori sulla riforma del Csm, ha rappresentato una grande preoccupazione rispetto alla delicatezza istituzionale della vicenda. Per tale ragione, il ministro avrebbe chiesto agli uffici di analizzare la questione sotto tutti i profili.

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Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-07.

Fossa dei Serpenti

Questo è quanto dice il Consiglio superiore della Magistratura di sé stesso.

«Consiglio Superiore della Magistratura.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati (Art. 105 Cost.)»

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Csm, quattro consiglieri si autosospendono. Plenum: “Serve autoriforma”

«Sono Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e Paolo Criscuoli, Corrado Cartoni e Antonio Lepre (togati di Mi). “Clima da caccia alle streghe”, afferma Criscuoli. Al centro dell’incontro la bufera scoppiata con l’inchiesta di Perugia. Ermini: “Mai più giochi di potere”

“Basta ombre, serve un’autoriforma”. È questo il messaggio che arriva unanime dal plenum straordinario del Csm, che si è riunito per affrontare la bufera scoppiata dopo l’inchiesta di Perugia in cui sono coinvolti diversi magistrati, a partire dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, indagato per corruzione. Un’indagine che si è poi allargata fino a mettere in luce dinamiche sospette sulle nomine di alcuni magistrati in diverse procure. In particolare su quella del procuratore di Roma, di cui Palamara parlava in un incontro con i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti (indagato dalla procura della capitale per l’inchiesta Consip) cui avrebbero partecipato anche alcuni consiglieri. Nelle scorse ore i membri del Consiglio superiore di magistratura che si sono autosospesi sono quattro: prima i togati di Magistratura indipendente Corrado Cartoni e Antonio Lepre, poi il presidente della Commissione Direttivi Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e il consigliere Paolo Criscuoli (togato di Magistratura Indipendente).»

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Il Csm è composto da 27 membri,24 dei quali sono eletti: sedici dai magistrati ordinari ed otto dal parlamento

Orbene, oltre Palamara, altri quattro componenti si sono ‘autosospesi’.

E questi personaggi si sono autosospesi per il fattaccio brutto della nomina di un alto magistrato. Di uno solo.

Ma il Csm decreta numerose nomine ad ogni seduta che tiene. Se fossero, cosa che non sono, persone oneste, dovrebbero ingiungere una approfondita verifica su tutte le nomine fatte almeno negli ultimi dieci anni. Non lo faranno mai? Allora sarebbe segno evidente che il caso Palamara era la norma, non la eccezione.

‘Autosospensione’?

Ma non pigliamoci in giro. Era il Csm che avrebbe dovuto sospendere di ufficio tutti i magistrati sospettati. Ma, forse, licenziarli in attesa di giudizio sarebbe stato atto dovuto.

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Mr Luca Lotti non è più parlamentare.

Ma l’on Cosimo Ferri?

«Cosimo Maria Ferri (Pontremoli, 17 aprile 1971) è un magistrato e politico italiano, sottosegretario di stato alla giustizia nel Governo Letta, nel Governo Renzi e nel Governo Gentiloni, e dal 2018 deputato per il Partito Democratico.

Nel 2006 è eletto membro del Consiglio superiore della magistratura, avendo conseguito 553 preferenze[1], e rimane in carica fino al 2010. Nel primo anno consiliare (2006-2007) è stato designato Presidente dell’Ottava Commissione; nel quarto ed ultimo anno (2009-2010) è stato Presidente della Settima Commissione (che si occupa dell’organizzazione degli uffici giudiziari).

Al congresso del 23 gennaio 2011 di Magistratura Indipendente è stato eletto segretario generale. Giudice al tribunale di Massa, sezione penale di Carrara.

Il 28 febbraio 2012, alle elezioni per il rinnovo delle cariche nazionali dell’ANM, consegue 1199 voti di preferenza, risultando il più votato d’Italia e stabilendo un record mai registrato prima nelle elezioni nazionali riservate ai magistrati

Il 4 marzo 2018 è eletto deputato alla Camera, per il Partito Democratico, nella circoscrizione Toscana.» [Fonte]

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«È la seconda volta che Cosimo Ferri, parlamentare del Partito democratico, cerca di influire sulle scelte del Consiglio superiore della magistratura. Dopo il caso del presunto «centro di potere» che avrebbe tentato di veicolare le nomine al Csm, a luglio 2014, mentre era sottosegretario alla Giustizia, invia un sms ad alcuni magistrati per indirizzare il voto per l’elezione dei togati del Consiglio. Un affare finito anche all’attenzione dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando. Oggi come allora Ferri si ritrova invischiato in fatti di nomine.» [Fonte]

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Già: ma cosa sta facendo il nostro parlamento? Se l’on Ferri si fosse chiamato Siri ed avesse militato nella Lega lo avrebbero decapitato. Sbattuto fuori dal parlamento a pedate, con dietro folle di grillini urlanti e maledicenti.

Ma si chiama Ferri e milita nel partito democratico.

Quindi nemmeno una tiratina alle orecchie.

Nemmeno una commissione parlamentare di inchiesta, che indaghi e giudichi giudici e parlamentari.

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Non ci commuovono le parole di Grasso: proprio per nulla.

A voler essere benevoli il Csm è un’associazione per delinquere di stampo mafioso.

I magistrati dovrebbero essere eletti, e per brevi lassi di tempo.


Ansa. 2019-06-06. Bufera sulle Procure, ‘incontri in hotel per decidere le nomine’

Gdf: ‘summit di Palamara con Ferri, Lotti e 5 toghe’. Anm: ‘Dimissioni’

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Incontri notturni in albergo per decidere le nomine degli uffici giudiziari di Roma, Perugia e Brescia. E’ quanto ricostruisce un’informativa della GdF nell’inchiesta sulle Procure in cui è indagato per corruzione Luca Palamara. Con l’ex presidente dell’Anm avrebbero partecipato i parlamentari del Pd Lotti e Ferri, i consiglieri del Csm Spina (che si è dimesso), Cartoni, Lepre, Criscuoli e Morlini (autosospesi).

Per il presidente dell’Anm Grasso, ‘è uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana e l’autosospensione non basta: ‘Chi avesse davvero partecipato a un tale sviamento di funzioni, dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni’.

Secondo i giornali che hanno reso nota l’informativa, ‘Palamara avrebbe trascinato nelle trattative anche il presidente della Lazio Lotito: è suo amico, promette e dà biglietti per le partite’.

“Nessuno si permetta di dire una volta di più che io minimizzo. Sono giorni che mi riscopro colto da una rabbia nera che mi incupisce, che oscura ai miei occhi la luce di giornate altrimenti luminose”:  così il presidente dell’Anm Pasquale Grasso ha risposto alle critiche che gli sono state mosse anche dall’interno del sindacato delle toghe. Si è trattato di un intervento articolato concluso da un lungo applauso, il che sembra sventare il rischio di una crisi della giunta.

Non concorreranno a uffici direttivi o semi direttivi prima che sia trascorso un anno dall’uscita del Csm: è l’ impegno assunto da tutti i consiglieri togati di Palazzo dei marescialli “in un’ottica di responsabilità e con l’intenzione di contribuire a ristabilire un clima di fiducia” nei confronti della magistratura, sull’onda della bufera che ha investito il Consiglio superiore. In sostanza i consiglieri hanno deciso di applicare una norma che era stata abrogata nel 2018, anno in cui era stato cancellato ogni vincolo per loro.

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Messaggero. 2019-06-06. Caso Palamara, via altri due togati: Cartoni e Lepre lasciano il Csm

L’epilogo era inevitabile dopo una giornata di scontri. Magistratura Indipendente ha provato a fare quadrato attorno a Luigi Lepre e Corrado Cartoni, i due consiglieri intercettati, insieme a Luca Palamara e ai parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti, mentre discutevano della nomina del procuratore di Roma. Ha parlato di ipocrisia sul mercato delle toghe, esattamente come la Camera penale. Ma la linea non ha retto. Alla fine i due magistrati hanno accettato di autosospendersi. Una mediazione.

IL VERTICE

Dopo avere letto l’informativa della procura di Perugia (atti inviati anche al Ministero e al procuratore generale della Cassazione, in vista di un’eventuale azione disciplinare) trasmessa dai magistrati che accusano Palamara di corruzione e il consigliere Luigi Spina (oramai dimissionario) di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento, identiche ipotesi per il pm di Roma Stefano Fava, il vicepresidente David Ermini era salito al Colle. L’incontro con Sergio Mattarella è stato breve. Nessuna alternativa rispetto a una crisi che non ha precedenti: si spera in un gesto di responsabilità, Cartoni e Lepre si dimettano. Altrimenti oggi sarebbe stato il plenum, convocato ad hoc, a votare la loro estromissione dal Consiglio. La lunga riunione tra componenti laici e togati del Csm va avanti per tutto il pomeriggio, fino a tarda sera. Ermini fa in tempo ad andare al Quirinale e tornare indietro. Lo scontro, tra chi sostiene che le intercettazioni svelino una prassi e che lo scandalo sia solo una forma di ipocrisia, e chi, invece, punta il dito contro i consiglieri scoperti a confrontarsi con i parlamentari e invoca le dimissioni, è durissimo. Alla fine si raggiunge un accordo: l’autosospensione in attesa che gli atti siano pubblici.

L’ultimo confronto doveva essere il consiglio di presidenza del quale fanno parte il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, e il procuratore generale Riccardo Fuzio. Oltre a Ermini. Poi la parola al Plenum. Ma è una nota di Lepre e Cartoni, in tarda serata a chiarire che la trattativa è finita: «Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm comunichiamo l’autosospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda».

LA CONTA

Se nella notte non si fosse trovato un accordo sulle dimissioni di Cartoni e Lepre si sarebbe tornati alla conta. Con il rischio di un’altra rottura che delegittimasse ancora di più il Csm. La posizione dei componenti laici avrebbe assunto un peso fondamentale. Sono state ancora le correnti a dividersi, come dimostra la frattura interna all’Associazione nazionale magistrati. Con il vicepresidente Luca Poniz (Area) che ha preso le distanze dall’intervista del segretario Pasquale Grasso. Domani, in una riunione straordinaria sulla vicenda Palamara la questione sarà di nuovo oggetto di scontro. Grasso aveva invitato a un «esame di coscienza», bollando come «fisiologici» i contatti con la politica. La replica di Poniz è arrivata a stretto giro: «L’intervista di Grasso vede molti di noi su posizioni radicalmente diverse perché esclude che vi sia uno scandalo nei fatti accaduti». E ha parlato di relazioni che al contrario «fanno scandalo». Ancora più dura l’Anm milanese: le dimissioni dei consiglieri del Csm «che sono o dovessero risultare coinvolti» nell’indagine di Perugia erano state chieste «con forza» al termine di una riunione. In una nota, l’Anm milanese ha parlato di vicende di «inaudita gravità» che hanno fatto «emergere l’esistenza di una questione morale nella magistratura».

IL RINVIO

Il Plenum del Csm dovrà anche prendere atto delle dimissioni del consigliere Luigi Spina, capogruppo di Unicost, dimessosi venerdì da Palazzo dei Marescialli. Spina dovrà tornare a fare il pm a Castrovillari: ieri la Commissione ha fatto la proposta che verrà formalizzata oggi, la sostituzione nelle commissioni è avvenuta venerdì stesso. Di certo il plenum deciderà di rinviare le nomine da Roma a Torino. Se ne riparlerà in settembre. E allora è probabile che tra i candidati dei due schieramenti avversi prevalga l’ipotesi di Giuseppe Creazzo a capo dei pm di Roma.