Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Alan Kurdi. Il nuovo governo italiano nega l’ingresso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-10.

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«L’Italia dice no alla nave Alan Kurdi che da giorni si trova in acque internazionali con 5 giovani migranti a bordo»

«Il Centro di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia Costiera italiana, nella tarda serata di ieri, come spiega la ong Sea Eye, ha negato alla Alan Kurdi il permesso di entrare, transitare e fermarsi in acque territoriali italiane»

«Il divieto, si legge nella comunicazione delle autorità italiane mostrata dalla ong, è in accordo al divieto d’ingresso firmato lo scorso 31 agosto dall’allora ministro Matteo Salvini, sulla base del decreto sicurezza bis.»

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È una prima piccola sbavatura al programma governativo.


Adnk. 2019-09-10. Italia dice no a ingresso Alan Kurdi

L’Italia dice no alla nave Alan Kurdi che da giorni si trova in acque internazionali con 5 giovani migranti a bordo, dopo le evacuazioni mediche dei giorni scorsi.

Il Centro di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia Costiera italiana, nella tarda serata di ieri, come spiega la ong Sea Eye, ha negato alla Alan Kurdi il permesso di entrare, transitare e fermarsi in acque territoriali italiane.
Il capo missione della nave nei giorni scorsi aveva chiesto aiuto ai centri di coordinamento per il soccorso marittimo di Italia, Francia, Spagna e Portogallo per i cinque migranti, dei 13 salvati, ancora a bordo. La ong ha mostrato su Twitter la comunicazione delle autorità italiane in cui si cita il decreto sicurezza.

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Ansa. 2019-09-09. Migranti, Alan Kurdi: no dell’Italia alla richiesta d’ingresso

La Alan Kurdi non è autorizzata ad entrare in acque italiane. Questa, informa la ong tedesca Sea Eye, la risposta del Centro di coordinamento per il soccorso marittimo italiano alla richiesta di aiuto inviata dalla nave che si trova da nove giorni davanti a Malta con 5 migranti a bordo. Il divieto, si legge nella comunicazione delle autorità italiane mostrata dalla ong, è in accordo al divieto d’ingresso firmato lo scorso 31 agosto dall’allora ministro Matteo Salvini, sulla base del decreto sicurezza bis.

“Oggi l’Italia sfortunatamente è molto veloce quando si tratta di rifiutare aiuto per la Alan Kurdi”, commenta Sea Eye. La nave, dopo aver soccorso lo scorso 31 agosto 13 migranti in acque sar libiche, si era diretta verso Lampedusa e aveva chiesto il Pos (Place of safety, il porto sicuro) all’Italia. Era però arrivato il divieto firmato da Salvini e dai suoi colleghi Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli e quindi la nave aveva fatto rotta verso Malta. Ma anche in questo caso c’era stato il no allo sbarco. Otto migranti nei giorni scorsi sono stati comunque evacuati verso l’isola per emergenze sanitarie.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Summit Helsinki. Francia e Germania sono di ben dura cervice.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-19.

Kadesh. Trattato. Versione Ittita.

Alla riunione di Helsinki dei ministri degli interni francesi e tedeschi hanno rigettato la bozza formulata da Malta ed Italia.

La loro posizione è semplicemente riassumibile in pochi statements.

– Malta ed Italia aprano i porti e prendano tutti i migranti che arrivano, e se li tengano.

– Francesi e Tedeschi si assumono invece l’onere di prendere i fondi europei per la migrazione, e se li tengono per sé.

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Una consolazione riguarda Herr Seehofer. Sconfitto nelle recenti elezioni in Baviera, è stato destituito dalla carica di presidente della Csu, con le prossime elezioni nei Länder orientale dovrebbe verosimilmente perdere il posto anche di Ministro degli Interni tedesco. Se tutto procede bene, non lo si vedrà mai più.

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«Potrebbe essere solo l’antipasto (piuttosto indigesto per il nostro Paese) di una conflittualità permanente tra l’Italia e i Paesi del Nord Europea sul dossier migranti che rischia di proseguire per i prossimi cinque anni di nuova legislatura europea e far regredire i pur timidi passi in avanti registrati nel Consiglio europeo del giugno 2018»

«Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il suo collega maltese hanno contestato l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati, temendo di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi»

«Nello stesso tempo Francia e Germania si sono opposti al piano italo-maltese che prevede sbarchi e creazione di hot spot per i richiedenti nei Paesi limitrofi a quelli di partenza e corridoi umanitari per chi può essere accolto nei paesi Ue»

«le regole della ricerca e soccorso in mare (Sar), fatta salva la necessità di proteggere la vita umana e fornire assistenza a qualsiasi persona in difficoltà, non possono essere sfruttate dai trafficanti di migranti per facilitare la loro attività criminale»

«stretta sulle Ong e incremento delle espulsioni»

«Secondo Salvini le Ong non possono sostituirsi agli Stati, ricordando quanto avvenuto con la Sea Watch 3 a Lampedusa “che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta»

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Francogermanici hanno semplicemente proposto un diktat: prendere o lasciare.

Poi erano barbari quelli del Trattao di Qadeš ….


Migranti, no di Francia e Germania al piano italo-maltese

Potrebbe essere solo l’antipasto (piuttosto indigesto per il nostro Paese) di una conflittualità permanente tra l’Italia e i Paesi del Nord Europea sul dossier migranti che rischia di proseguire per i prossimi cinque anni di nuova legislatura europea e far regredire i pur timidi passi in avanti registrati nel Consiglio europeo del giugno 2018. La riunione informale dei ministri dell’Interno europei tenutasi oggi ad Helsinki ha fatto riemergere infatti tutte le divisioni esistenti tra i Paesi di prima accoglienza del Sud Europa e quelli del Nord. Già durante la cena di ieri sera Italia e Malta si erano opposti all’adozione di un documento proposto da Francia e Germania che avrebbe impegnato i Paesi del Sud ad offrire porti sicuri per i migranti in arrivo. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il suo collega maltese hanno contestato l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati, temendo di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi. Vi sarebbe poi, secondo Roma e La Valletta, il rischio che in questo modo i profughi vengano ridistribuiti negli altri Paesi mentre tutti gli altri migranti resterebbero nei Paesi di sbarco. Neppure gli incontri di questa mattina tra i ministri di Italia, Malta, Francia e Germania e successivi contatti tra tecnici sono riusciti a smussare le divergenze. È stato concordato che i tecnici dei 28 ministeri dell’Interno si incontreranno anche nelle prossime settimane in vista di un vertice a quattro (più la presidenza finlandese) da tenersi a settembre a Malta.

No di Parigi e Berlino ad hot spot fuori da Ue e corridoi umanitari

Nello stesso tempo Francia e Germania si sono opposti al piano italo-maltese che prevede sbarchi e creazione di hot spot per i richiedenti nei Paesi limitrofi a quelli di partenza e corridoi umanitari per chi può essere accolto nei paesi Ue. Un “non paper” italo-maltese chiedeva un impegno politico e finanziario “per attuare accordi di sbarco (e centri) con i Paesi terzi” con “misure di ridistribuzione obbligatorie”. Italia e Malta chiedevano alla nuova Presidenza finlandese e alla prossima Commissione europea di “dare la massima priorità” alla questione della migrazione “con un duplice obiettivo: creare le condizioni per una vera lotta contro il traffico di migranti e affrontare, senza pregiudizi, la questione delle pressioni subite dai Paesi più esposti”. Si legge nel documento ufficioso (non paper), che i ministri dell’Interno di Italia e Malta hanno preparato per la riunione di Helsinki. Inoltre si chiedeva che i rimpatri fossero condivisi equamente tra tutti gli Stati membri o, altrimenti, gestiti direttamente dall’Unione europea, attraverso Frontex. Più in particolare, nel documento si segnalava che “le regole della ricerca e soccorso in mare (Sar), fatta salva la necessità di proteggere la vita umana e fornire assistenza a qualsiasi persona in difficoltà, non possono essere sfruttate dai trafficanti di migranti per facilitare la loro attività criminale”.

Salvini: stretta sulle Ong e più espulsioni

Concetti che il responsabile del Viminale ha sintetizzato in due punti: stretta sulle Ong e incremento delle espulsioni. Secondo Salvini le Ong non possono sostituirsi agli Stati, ricordando quanto avvenuto con la Sea Watch 3 a Lampedusa “che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta”. Un altro punto è il rafforzamento dell’impegno per prevenire partenze e, soprattutto, l’incremento di espulsioni con una lista di Paesi sicuri che prevedano “riammissioni automatiche” perché ”un conto sono gli arrivi da zone di guerra e un conto quelli da Tunisia o Albania”. “Si è parlato di rispetto delle leggi e sovranità nazionale – ha aggiunto Salvini – dai ministri di più Paesi è stata apprezzata la politica italiana di difesa dei confini con la drastica riduzione degli arrivi in Europa e dei morti nel Mediterraneo”.

Castaner (Francia): cerchiamo di evitare altri morti

In linea con il programma enunciato dalla nuova presidente della Commissione Ue Ursula von der Lynen il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner ha tenuto a ricordare che “l’iniziativa franco-tedesca che abbiamo preso è anche un’iniziativa di solidarietà per l’Italia e per Malta. Le posizioni politiche di ognuno sono legittime, ma quello che mi interessa è evitare che gli uomini e le donne muoiano in fondo al mare”. “Matteo Salvini – ha aggiunto Castaner – intende difendere le sue posizioni politiche, che sono legittime. Ma anche le mie posizioni sono altrettanto legittime e sono differenti. Non c’è dell’acrimonia, non ci sono critiche, abbiamo discussioni politiche franche e cordiali. La cosa fondamentale – ha aggiunto Castaner – è la sicurezza degli italiani da un lato e dei francesi dall’altro”. Il rappresentante di Parigi ha confermato che, al momento, “non c’è accordo” ma, ha aggiunto, “c’è bisogno di maggiore solidarietà e più responsabilità, l’Europa ha degli obblighi umanitari. Siamo dei ministri con responsabilità e sappiamo che bisogna trovare un accordo”.

Avramopoulos: non seguire solo l’interesse nazionale

Un appello alla solidarietà e ai principi europei è venuto dal commissario uscente all’immigrazione Dimitris Avramopoulos per il quale “la priorità è combattere le reti di trafficanti e fermare gli arrivi e le partenze irregolari. Non possiamo continuare così in futuro affrontando la situazione caso per caso nel Mediterraneo. Il Consiglio di oggi ha grosse possibilità di trovare soluzioni, sappiamo quali sono le nostre priorità e, ribadisco, chiederò a tutti di comportarsi come Unione europea, per trovare soluzioni. I ministri hanno grosse responsabilità”. Occorre secondo il commissario “pensare e agire con una modalità europea. Se si segue solo l’interesse nazionale ci sono sempre grossi problemi”.

Seehofer a Salvini: Stai già twittando contro di me?

Siparietto tra Matteo Salvini e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer questa mattina ad Helsinki. Seehofer è stato il primo a raggiungere Salvini nella sala dove era in programma l’incontro e appena ha visto il titolare del Viminale con il telefonino in mano si è rivolto a lui con una battuta. “Matteo, stai già twittando per dire che siamo cattivi con voi?” ha detto riferendosi alle accuse italiane sullo strapotere di Berlino e Parigi in Ue. Salvini ha sorriso e ha risposto: “stavo mandando un messaggio di auguri”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Helsinki. Malta ed Italia contro Francia e Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-18.

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Nella riunione ad Helsinki scontro di vedute tra Malta e l’Italia da una parte e Francia e Germania dall’altra.

Molti i problemi, ma il principale sarebbe che le migrazioni dovrebbero cessare, e cessando renderebbero futili i discorsi sui porti di accoglienza e sulle ripartizioni.

«Durante il tavolo in corso a Helsinki, con il vicepremier e il ministro di Malta, in occasione del vertice tra ministri Ue, da Berlino e Parigi è stato richiesto di far approvare un documento a proposito degli sbarchi che, già durante la cena informale di mercoledì sera, aveva incassato la netta contrarietà di altri Paesi, a partire da Italia e Malta»

«Malta e Italia contestano l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati»

«le Ong non possano sostituirsi agli Stati »

«’Sea Watch 3′ che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta»

«un conto sono gli arrivi da zone da guerra, un altro da Tunisia o Albania»

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Questo però il cuore del problema:

«le Ong non possano sostituirsi agli Stati»

Parole queste inaccettabili da parte di quegli stati ed organizzazioni che campano fomentando guerre civili per ottenere migranti, dai quali lucrare anche sotto forma di contributi europei.

Difficile convincere Al Capone che ci si potrebbe anche comportare da persone oneste.


Adnk. 2019-07-18. Migranti, scontro con Parigi e Berlino

Scontro sul tema dei porti di sbarco per i migranti tra Matteo Salvini e Francia e Germania. Durante il tavolo in corso a Helsinki, con il vicepremier e il ministro di Malta, in occasione del vertice tra ministri Ue, da Berlino e Parigi è stato richiesto di far approvare un documento a proposito degli sbarchi che, già durante la cena informale di mercoledì sera, aveva incassato la netta contrarietà di altri Paesi, a partire da Italia e Malta.

Distanze che hanno convinto i quattro ministri a riaggiornarsi, con la Francia che si è inserita all’ultimo momento, ma la sensazione è che serviranno altri approfondimenti per avvicinarsi a un’intesa. A quanto si apprende, Malta e Italia contestano l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati (temendo di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi) e immaginano che la redistribuzione dei soli profughi lasci nei primi Paesi di arrivo i clandestini, difficili da espellere.

ONG – C’è anche il nodo Ong sul tavolo a Helsinki. Salvini, durante il quadrilaterale con Francia, Germania e Malta, ha chiarito come “le Ong non possano sostituirsi agli Stati”, ricordando il caso della ‘Sea Watch 3’ “che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta”. Dopo un primo confronto con i tecnici, i ministri hanno dialogato da soli per provare ad avvicinare le posizioni. Il vicepremier ha insistito per rafforzare l’impegno per prevenire le partenze e incrementare le espulsioni, anche inserendo una lista di Paesi sicuri ”per cui prevedere delle riammissioni automatiche”. Perché ”un conto sono gli arrivi da zone da guerra, un altro da Tunisia o Albania”.

VERTICE – A settembre, si apprende, ci sarà un vertice straordinario a Malta dei quattro Paesi interessati più la Finlandia, ma già nelle prossime settimane si vedranno i rispettivi tecnici.

SEEHOFER – Siparietto tra Salvini e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. Quest’ultimo, prima di entrare alla riunione, presso la Finlandia Hall, si è avvicinato all’italiano, scherzando sulle accuse del leghista allo strapotere di Parigi e Berlino: “Matteo – ha domandato ironico -, stai già twittando per dire che siamo cattivi con voi?”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Mica è detto che ratifichi la von der Leyen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04

3.

Durer Albrecht. Quattro cavallieri dell'Apocalisse. 1498.

«Poland and other countries of the V4 group are “definitely against” the candidacy of Frans Timmermans for the position of the President of the European Commission, PM Mateusz Morawiecki said at a briefing in Brussels.
At the EU summit convened to fill in the block’s top offices, Poland has been opting for candidates who favor compromise, Morawiecki added. » [The Warsaw Voice]

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«Amid far-right alliance dreams, Hungarian Prime Minister Viktor Orbán no longer supports Manfred Weber’s bid to be European Commission president. Speaking in Budapest alongside Austrian Vice Chancellor Heinz-Christian Strache, leader of the far-right Freedom Party (FPÖ), Orbán criticized Weber’s pledge not to accept the position of Commission president if his success depended on the support of Hungary’s ruling Fidesz party» [Free Hungary]

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“No a Timmermans”, Conte con i ribelli sul carro di Visegrad

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Il Consiglio Europeo, ossia l’assise dei capi di stato o di governo dei 28 paesi membri delibera a maggioranza qualificata i candidati alle cariche europee apicali, candidature che poi il parlamento europeo è chiamato a ratificare o meno. Se non le approvasse, tutta la procedura decisionale dovrebbe essere ripetuta.

È quindi necessario disporre di una maggioranza in ciascuno dei due centri direzionale: il Consiglio Europeo e l’europarlamento.

Ma questi due consessi seguono logiche decisionali differenti. Mentre nell’europarlamento la maggioranza è quella scaturita dalle urne elettorali, nel Consiglio Europeo deve coagulare, di volta in volta, il voto di almeno ventuno stati membri. Questo a parziale tutela degli stati meno popolosi.

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Le recenti elezioni europee hanno rotto i pristini equilibri. Ppe ed S&D hanno perso la maggioranza, che potrebbero formare solo alleandosi con il gruppo liberal: ma nei fatti sono i veri sconfitti, avendo perso ciascuno un po’ più di quaranta seggi. Ma la sconfitta elettorale è solo l’epifenomeno di quella della sconfitta dell’ideologia liberal socialista.

Putin. L’ideologia liberal è ‘obsoleta’.

Però l’europarlamento è in grande maggioranza di ideologia liberal socialista, ed intenderebbe proseguire in questo alveo.

Fëdor Dostoevskij ha magistralmente sintetizzato nel Monologo del Grande Inquisitore, ne I Fratelli Karamazov, il cuore centrale dell’ideologia liberal socialista.

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Ma gli equilibri sono stati rotti anche nel Consiglio Europeo.

La passata gestione Juncker – Tusk ha fatto il possibile e l’impossibile per imporre a tutti gli stati membri la propria ideologia. Nei confronti degli stati i punti portanti erano:

– the rule of law, ovvero una magistratura che applicasse l’ideologia liberal socialista;

– il passaggio da unione di stati sovrani ad uno stato europeo centralizzato;

– l’imposizione dell’etica e morale insita nell’ideologia liberal socialista;

– identificazione della democrazia nell’accettazione delle ngo, ong, sul proprio territorio.

Questa linea comportamentale ha generato un’immediata reazione da parte dei paesi dell’ex est europeo, massimamente da quelli del Gruppo Visegrad, che si sono fatti paladini identitari sovranisti. Si pensi solo che il Partito Popolare Europeo, sotto impulso di Herr Weber, sia arrivato a sospendere per motivazioni ideologiche il Fidesz di Mr Orban, proprio pochi giorni prima delle votazioni. Un modo molto singolare di cercare di raccogliere consensi. Con le elezioni politiche italiane, anche la nostra nazione si è spostata su queste posizioni. In breve, al momento attuale sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che formano il blocco degli identitari sovranisti: sufficit per bloccare tutte le decisioni che debbano essere prese alla unanimità ovvero a maggioranza qualificata.

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Arrivati alla conta, gli identitari sovranisti hanno dapprima affondato la candidatura di Herr Weber, patrocinato dalla Germania di Frau Merkel, quindi hanno distrutto la candidatura di Mr Timmermans, patrocinata dalla Francia di Mr Maron, ed infine hanno fatto svanire l’ultima proposta di Frau Merkel, di un’alternanza alla Presidenza dei due candidati già bocciati. L’epoca in cui Germania e Francia si vedevano a quattro occhi e decidevano per tutta la Unione era defunta.

La candidatura di Frau Ursula von der Leyen è stata accettata e pienamente appoggiata dagli identitari sovranisti solo quando questa ha espressamente e chiaramente assunto l’impegno a non parlare mai più di rule of law, stato europeo, ed etica e morale liberal, per non parlare poi delle ngo.

Mr Junker, Mr Tusk, la Germania di Frau Merkel e la Francia di Mr Macron hanno subito una sconfitta annientante.

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Se è vero che le candidature di Frau Ursula von der Leyen e di Mrs Christine Lagarde siano fatiscenti, sarebbe altrettanto vero constatare come ratificandole l’europarlamento dovrebbe ammettere la propria sconfitta ideologica e politica. Per il Ppe e S&D sarebbe una resa senza condizioni.

Quindi nulla è ancora definitivo ed i giochi sono ancora aperti.

Però, sempre che sia approvata la nomina, Frau Ursula von der Leyen farà bene a ricordarsi sempre delle promesse fatte. I Consiglio Europeo vota anche i budget, per esempio.


EU Observer. 2019-07-03. German minister presidency plan upsets MEPs

Germany’s defence minister Ursula von der Leyen emerged on Tuesday (2 July) as a possible compromise among EU leaders for the European Commission presidency – after three days of intensive negotiations in Brussels.

The 60-year old conservative politician was put forward by France, with Germany and the eastern European block of ‘Visegrad Four’ countries in support, and she also has the backing of Italy. If it happens, it would make her the first female president of the EU commission.

Under this scenario, the presidency of the EU Council would go to the liberals, with Belgian prime minister Charles Michel getting the post.

Spanish foreign minister Josep Borrell would be named EU foreign policy chief, who hails from the Socialist party.

The International Monetary Fund’s French managing director Christine Lagarde would be the new head of the European Central Bank, according to officials familiar with the discussions.

European Socialist party leader, Bulgarian MEP Sergei Stanishev could become the president of the European Parliament, according to the EU leaders’ plan, with Germany’s centre-right lead candidate Manfred Weber possibly taking the second half of the five-year term.

This new list of frontrunners emerged after the Visegrad countries, Italy and several leaders aligned with the centre-right. European People’s Party (EPP) objected to a package cooked up at the weekend at the G20 summit in Japan that would have seen the Socialist lead candidate, Dutch commissioner Frans Timmermans take the commission presidency.

The discussions among EU leaders were delayed on Tuesday by several hours of consultations among different leaders chaired by EU Council president Donald Tusk.

The 28 leaders gathered together late afternoon to discuss the new package of names.

Unhappy MEPs

The candidate for the presidency of the EU commission needs a majority in the European Parliament, and so the European leaders have for the first time decided to seek consultations with the parliament on the package they plan to agree.

If the three major political groups – EPP, the Socialists & Democrats, and the liberals of Renew Europe – agree with the proposal from the European Council, there will be an overall deal. If not, national leaders will need to go back to the drawing board.

Meanwhile, early reactions from MEPs who were gathered in Strasbourg for the first session of the new parliament criticised the emerging deal.

German Social democrat MEP Bernd Lange‏ tweeted that the current names discussed by leaders are “unacceptable” for the socialists in the EP.

Vice-chair for the Socialist group, Tania Fajon also said in a tweet: “Very clear no, majority is not prepared to support the current deal on EU top jobs”.

“Hearing strong messages to the European council that the current package proposal is not acceptable for many heads of delegations,” she added, referring to the Socialist member parties.

The Greens’ lead candidate Bas Eickhout also dismissed the emerging new deal in a tweet saying “Congratulations Council. Rule of law slaughtered for some positions for Merkel, Macron and Sanchez”.

The Dutch politician referred to German, French and Spanish leaders giving up on Timmermans because of objections from the Visegrad Four, whose members, Poland and Hungary have been heavily criticised by the Dutch commissioner over the rule of law.

The different parliamentary groups were now expected to meet in the early evening to discuss whether they can support the German defence minister for the commission presidency.

In a resolution last February, the European parliament had firmly reiterated that the commission presidency should go to one of the ‘Spitzenkandidaten’, or lead candidates for the European parties – which Von den Leyen is not.

The negotiations between the prime ministers and heads of state are already more complicated than ever before, as they try to juggle political groupings, gender balance, and east-west internal EU positions.

By adding the parliament to the decision-making process the aim was to boost the democratic legitimacy of the process, but an increase in the party political aspect has made any agreement more difficult.

Parliament program

MEPs’ vote on the European Parliament president was postponed last week to Wednesday morning (3 July), as the EU heads of state in Brussels were still negotiating in Brussels on how to distribute the top posts in the future European power architecture.

But even without a deal in Brussels over the new EU leadership, the parliament is expected to go ahead with the vote.

Two groups, the Socialists and Renew, had not officially announced a candidate for the post. They have time to do that until 22h00 tonight.

“There is no Socialist candidate to be parliament president as the party is relying on Timmermans” to get a top post,” said out-going German Social democrat MEP, Jo Leinen.

Leaders of the four main political groups in parliament, EPP, Socialists, liberals of Renew Europe and the Greens were also meeting in Strasbourg in the afternoon as part of long series of meetings set to formulate a legislative program for the next five years.

That joint program must be finalised before the next parliament session in mid-July – and is aimed at binding the commission president politically.

The Greens does not have a prime minister at the EU summit in Brussels distributing top posts, but their support is important to secure a broad majority in parliament in the next five years.

One Green insider told EUobserver that the party was not happy what it was currently offered in return for supporting the wider deal.

“The legislative program would not be the first of its kind, as Juncker also met with the different political groups in parliament and listened to them, with the Juncker plan being one result of that process,” Leinen said.

“But this time there is a shift in the character of the deal, it is meant to become formally a legislative program,” he added.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Migranti. Ngo, ong, colluse con la ‘ndrangheta. 11 arresti solo a Lodi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03

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«I finanzieri del Comando provinciale di Lodi, su disposizione della Procura di Milano, stanno eseguendo numerose perquisizioni e un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone accusate di associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio nell’ambito dell’inchiesta ‘Fake Onlus’ che vede al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro»

«Ammonterebbe a circa 7 milioni di euro il presunto profitto illecito incassato da alcune onlus che si occupano dell’accoglienza dei migranti»

«Il particolare emerge dall’inchiesta, coordinata dai pm di Milano Boccassini e Prisco e condotta dalla Gdf di Lodi, che ha portato ad 11 arresti per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio»

«Quattro le onlus coinvolte che avrebbero utilizzato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici per gestire l’accoglienza di centinaia di migranti»

«Avrebbero utilizzato per “scopi personali” oltre 4,5 milioni di euro dei circa 7,5 milioni ottenuti»

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Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

«In primo luogo si fonda e finanzia una organizzazione che patrocini un qualcosa di apparentemente degno per ogni persona: “diritti della gioventù”, “protezione dei più deboli”, etc. Dirigenza e personale è nominata da Soros in persona.

In secondo luogo, si scatena un’offensiva mediatica che sensibilizzi l’opinione pubblica al problema e ne evidenzi l’assoluta emergenza in atto.

In terzo luogo, governi amici riconoscono tale organizzazione e, soprattutto, la dotano di fondi.

In quarto luogo, tali governi amici stabiliscono anche che tale organizzazione debba essere obbligatoriamente consultata prima di prendere decisioni in materia.

In quinto luogo, governi amici costituiscono delle agenzie indipendenti dal governo stesso, strutturate attorno all’organizzazione in oggetto, che ne assume de facto la dirigenza. Parte del personale dell’organizzazione transita nei quadri burocratici di queste agenzie, così da averne il governo indipendentemente da chi le dovesse dirigere.

In sesto luogo, governi amici deliberano fondi per la risoluzione di un qualche problema, la gestione dei quali fondi è affidata a codeste agenzie od anche direttamente a quella organizzazione.»

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Non a caso in tutti i paesi civili le ngo sono state mese al bando, ovvero, messe sotto controllo dello stato.

Brasile. Bolsonaro. I fondi delle ngo saranno supervisionati.

Ungheria. Mr Orban mette fuori leggi le ngo pro-immigrazione.

Polonia. Scacciare le ong (ngo) di Mr Soros.

Russia. Nuova legge sulle ong (ngo). Povero Mr Soros.

Cina. Una nuova legge sulle Ong (Ngo).

Ngo (Ong) e le guerre ibride.

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Bene.

Adesso inizia ad emergere la dolorosa realtà a tutti nota: le ngo sono strettamente collegate alla mafia: sono vere e proprie organizzazioni criminali.

Solo nel distretto giudiziario di Lodi ne operavano quattro ngo: «Volontari senza frontiere», «Milano Solidale», «Amici di Madre Teresa» e «Area solidal».

Nomi roboanti di filantropia, volti a mimetizzare la sordida e criminale bramosia di guadagno illecito.

I migranti sono solo il mezzo per depredare le risorse dello stato, e quanti sostengano codeste ngo sono semplicemente loro complici.

Ma l’Italia è ben più vasta del distretto di Lodi, ed ovunque si svolgessero indagini schiere di altre ngo transiterebbero direttamente alle patrie galere.


Ansa. 2019-07-02. Migranti: onlus collegate a pregiudicati della ‘ndrangheta, 11 arresti

Al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro.

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I finanzieri del Comando provinciale di Lodi, su disposizione della Procura di Milano, stanno eseguendo numerose perquisizioni e un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone accusate di associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio nell’ambito dell’inchiesta ‘Fake Onlus’ che vede al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro.

Ammonterebbe a circa 7 milioni di euro il presunto profitto illecito incassato da alcune onlus che si occupano dell’accoglienza dei migranti. Il particolare emerge dall’inchiesta, coordinata dai pm di Milano Boccassini e Prisco e condotta dalla Gdf di Lodi, che ha portato ad 11 arresti per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio. Quattro le onlus coinvolte che avrebbero utilizzato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici per gestire l’accoglienza di centinaia di migranti.  

Avrebbero utilizzato per “scopi personali” oltre 4,5 milioni di euro dei circa 7,5 milioni ottenuti illecitamente, i rappresentanti legali delle onlus al centro dell’inchiesta dei pm di Milano che ha portato a un’ordinanza cautelare per 11 persone (una in carcere, 5 ai domiciliari e 5 obblighi di dimora). Emerge dalle indagini della Gdf di Lodi su un consorzio di onlus che opera nella gestione dell’emergenza migranti che ha partecipato, tra il 2014 e il 2018, a bandi indetti dalle Prefetture di Lodi, Parma e Pavia.

L’indagine nasce dall’analisi delle movimentazioni bancarie sui conti correnti intestati ad un consorzio di società cooperative onlus che opera nella gestione dell’emergenza migranti. L’inchiesta ha permesso di smantellare una presunta associazione a delinquere “dedita alla fraudolenta partecipazione a gare pubbliche indette dalle Prefetture di Lodi, Parma e Pavia per la gestione dei flussi migratori”. In particolare, le onlus indagate “dal 2014 al 2018, a fronte dei bonifici ordinati dai citati Uffici Territoriali del Governo in conseguenza degli appalti aggiudicati, hanno ottenuto illecitamente 7.497.256,26 euro di cui 4.586.981,27 utilizzati per scopi personali dai rappresentanti legali delle medesime Onlus”.

Le onlus sarebbero collegate “a noti pluripregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta” e sarebbero state utilizzate per consentire a persone recluse di “accedere ai benefici di legge attraverso l’assunzione presso le predette cooperative”. Le onlus sarebbero state “sfruttate per fare ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, Ideologia liberal, Ong - Ngo

Ngo (Ong) e le guerre ibride.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-16.

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von Clausewitz aveva argutamente detto come la guerra altro non sia che la prosecuzione dell’attività politica con metodi cruenti. Nella sua ottica, guerra e pace altro non sarebbero che due aspetti complementari di una stessa realtà.

Il postulato implicito sarebbe che tutta la realtà diviene nel tempo, muta sé stessa e le sue intercorrelazioni, determina la formazione di nuovi equilibri sottominando quelli vecchi. Quasi invariabilmente è in gioco l’acceso e la gestione del potere. Talora il vecchio potere collassa, e quello nuovo ne prende il posto quasi senza colpo ferire, almeno senza troppo spargimento di sangue, ma ciò non è la norma: queste evenienze sono storicamente rare.

Usualmente sono le armi a rimuovere il vecchio ed instaurare il nuovo.

In fondo, a ben pensarci, la guerra altro non sarebbe che il mezzo per addivenire ad una nuova pace ragionevolmente stabile, che sancisca i nuovi equilibri.

In questa ottica, le Coalizioni Europee anti-napoleoniche altro non sarebbero state che lo strumento bellico per lasciare una Francia grande, ma non immensa, in una Europa abbastanza equilibrata. Tranne poche guerra locali, questa realtà restò in piedi fino alla fine dell’ottocento. Servirono poi due guerre mondiali per affermare la nascita di nuovi equilibri.

*

Ma adesso lo scenario mondiale sembrerebbe essere mutato.

Se negli anni sessanta l’Occidente rendeva ragione di quasi il novanta percento del pil mondiale, nelle proiezioni dell’IMF al 2023 i paesi del G7 renderanno conto del 27.06% del pil ppa mondiale, mentre i Brics garantiranno il 35.90% dello stesso.

Governare l’Occidente non significa più governare il mondo, ed il mondo inizia a manifestare ampi segni di intolleranza verso l’Occidente.

Ma sarebbe severo errore estinguere il confronto nel mero comparto economico: la contrapposizione è invece tra due differenti Weltanschauung, tra due tradizioni di civiltà.

I paesi dell’est e del sud asiatico, e non solo loro, non condividono, ed avversano, i valori classici dell’Occidente. Non ne condividono etica e morale, e rigettano, perché alieno dalla loro tradizione culturale, il concetto di ‘democrazia’ che si estingua in un suffragio universale. La Cina è diventata un grande impero proprio perché non ha adottato questo sistema.

*

Cercando di andare alla radice, non sono tanto in discussione le radici religiose, culturali, sociali, artistiche e politiche dell’Occidente, quando piuttosto la sua deriva illuministica, sfociata quindi nel giacobinismo, nell’idealismo dialettico e storico, ed infine, attraverso molte tappe, nel’attuale ideologia liberal. È questa ultima che sta crollando e che cerca disperatamente di sopravvivere.

Impero Romano. Analogie con l’attuale Occidente.

Tramonto non dell’Occidente ma della dottrina illuminista.

Davvero Autori quali Dostoevskij, Solov’ëv, Benson, Spengler ed Orwell avevano saputo guardare ben lontano.

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Le ngo, ogn, non sono dei fini, bensì dei mezzi, e come tale possono essere usate in situazioni pacifiche così come in situazioni belliche. Hanno il grande vantaggio che le loro azioni non coinvolgono in orima persona gli stati che le finanziano, potendo quindi svolgere guerre per procura.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Soros, ngo e debito studentesco. 50 milioni di americani resi schiavi.

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

Trump vs Liberal. Ultima battaglia per la vita o la morte nel generale silenzio.

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Ciò premesso, riproponiamo alla lettura questo articolo datato tre anni or sono: molti dei suoi contenuti si sono dimostrati essere fatti reali.

«Foreign-linked NGOs all across the world play an irreplaceable role in fomenting Hybrid Wars»

Siamo chiari.

Al momento attuale, per moltissimi ambienti e persone, le guerre, ancorché pudicamente denominate ‘ibride’, sono di grande utilità, e quindi le attizzano e le fomentano con la massima cura possibile. Non potendo o volendo farle in prima persona, utilizzano l’esercito delle ngo.

Tuttavia la guerra è l’ultima ratio: non si sa mai come possa finire, ed il destino è spesso beffardo.

È una realtà della quale occorrerebbe prenderne atto.


Oriental Review. 2016-09-29. NGOs And The Mechanics Of Hybrid War

Foreign-linked NGOs all across the world play an irreplaceable role in fomenting Hybrid Wars. The Law of Hybrid War states that these sorts of conflicts are manufactured identity clashes predicated on disrupting, controlling, or influencing multipolar transnational connective infrastructure projects in key transit states by means of enacting Regime Tweaking, Regime Change, or Regime Rebooting (R-TCR). These three tactics could also be described as political concessions, a ‘peaceful’ or violent leadership transition, or a fundamentally altering of the state through such means as its pressured devolution into an easily manipulatable Identity Federation.

As for the sorts of identity conflicts that are expected to comprise Hybrid Wars, they can be categorized as being historical, ethnic, religious, socio-economic, and geographical (both in terms of political administrative and regional belonging). The catalyst for Hybrid War could be premeditated or happenstance, but in both instances, conflict scenarios are driven forward by the crucial public or discrete participation of foreign-linked (as in funded, managed, allied, etc.) NGOs, thereby justifying the reason why they’re being studied in this analysis alongside the latest trends in warfare.

Preconditioning

Just about all foreign-linked NGOs (hereby referred to simply as NGOs) aside from those engaged purely in humanitarian work with the explicit permission and supervision of the host state engage in preconditioning the target population to accept constructed political narratives. These mostly focus on historical, social, and/or political themes which aim to shape the mindset of the audience and contribute to the formation of absolutely new identities (e.g. “Kosovars”) or reformat existing ones (e.g. from patriotism to nationalism, or inclusive citizenship to exclusive separatist longings).

NGOs work alongside new and traditional media outlets in disseminating these ideas and multiplying the effect that they have in altering their audience’s consciousness so as to promote the organization and its patrons’ predetermined objectives in fostering weaponized identity separateness. False, disreputable, and/or questionable “facts” are usually circulated among the information-media-academia triangle of communities and sympathetic operatives in order to spread new mythologies that resultantly socio-engineer the targeted demographics’ mentalities through the crafted illusion that “authoritative voices” are endorsing them.

The seeds of new and/or historically debunked ideologies such as Liberalism and Nazism are planted in the minds of the audience and watered with a steady stream of supportive information designed to increase their appeal and build the foundation for the forthcoming anti-government gambit. After becoming indoctrinated with Liberalism, for example, one might become more susceptible to playing the role of a “useful idiot” and aggressively demonstrating against their government, while believers in Nazism and World War II-era “nationalism” might become emboldened to carry out hateful provocations against their historical ‘enemies’.

Both categories of ideological imprinting are thus equally useful in promoting set political objectives within the targeted state, with the promoted foundation being dependent on what the exact end game conflict is envisioned to be. Liberalism is more amenable to the formation of new identities for separatist purposes, whereas Nazism (or “extreme nationalism” to generalize) has a role to play in generating furious anti-government hate and provoking interstate conflict (e.g. Croatian Ustasha obsessively trying to destabilize Bosnia and the Serbian Province of Vojvodina).

Funding

NGOs must receive their money somehow, and aside from panhandling (or “canvassing for donations” as they term it) in the streets for some extra pocket cash, most of them receive the bulk of their funding from one of three main sources:

Governments:

The US government funds organizations such as the “National Endowment For Democracy” (self-described in 1991 as openly doing what the CIA used to covertly pull off 25 years before then) in order to behave as public-private intelligence fronts abroad, blending professional operative experience with a civilian “plausible deniability”.

Corporations:

Certain companies may have an interest in independently deploying their own NGOs, whether to lobby on behalf of their commercial interests or to agitate against their opponents, with this potentially escalating to the level of putting R-TCR (Regime – Tweaking, Change, Reboot) pressure on one or another government for these purposes.

“Philanthropies”:

“Private” donors such as George Soros and the Saudi Princes operate the Soros Foundation and “Islamic charities” respectively (the latter being the first large-scale weaponized worldwide NGO network during the 1980s Afghan War period), with their organizations having spread all across the globe by this point and sometimes working to promote their shadowy interests hand-in-hand with selected government clients.

Each of these three different sources provide seed funding and training to their on-the-ground proxies, with the desire being that they’ll succeed in cultivating a community of fifth and sixth columnists to aid with their goals. Organizational training and organizing techniques are pivotal because of how strongly they influence a group’s effectiveness, since at the end of the day, it’s usually just the small core membership that truly counts since their affiliated cohorts and civilians are either volunteers or low-cost temporary expenses.

NGOs are also very useful to their patrons because they function as middlemen facilitators in giving bribes and conveying blackmail to different private individuals (e.g. journalists) and political figures, and if they operate in a ‘laissez faire’ environment, then they could also valuably partake in different scales of money laundering activities to these ends or in support of their backers’ pecuniary interests. Even if they get caught, the single degree of separation that they “plausibly” enjoy from their sponsors due to their allegedly “independent” status is enough to insulate their supporters from any “official” blame.

Figureheads

NGOs have learned to employ local faces and personnel for staffing their foreign offices, understanding that this helps to deflect any immediate criticism of their foreign ties as well as confuse naïve ‘investigative reporters’ who only superficially look at the passports of the people working there in drawing their determinations. In reality though, this policy is actually less about obscuring the said NGOs links to abroad than it is about duping the populace that they plan on interacting with, since dedicated sleuths are usually successful at uncovering the financial, communication, and personal connections that link an investigated organization to a foreign entity.

Regular individuals on the street, however, might not have any idea that their fellow citizen passing out anti-government fliers and encouraging them to join a protest might be in the employ of foreign entities, even if some of the group’s staff themselves aren’t even aware of this. The disingenuity that comes with tricking people into joining an activity or organization due to the fact that the foreign ties behind it are deliberately obscured proves that the initiative’s backers knowingly accept that locals would likely shy away from these sorts of things if they knew that they were sponsored from abroad. Because many of them otherwise have no idea about this, however, they’re more susceptible to being misled into participating.

Along the lines of NGO figureheads, it should relatedly be mentioned that the leaders of the eventual anti-government government are sometimes pastors (Zimbabwe), monks (Myanmar, the Tibet Autonomous Region), or students (‘traditional’ Color Revolutions), all of which have an international reputation as being seemingly innocuous and harmless. No matter if this was actually true before The Event (the specifics of which will be described soon) or not, the fact is that the moment that these purportedly peaceful actors begin aggressively demonstrating against the government, provoking conflict with the police and military, and sometimes even attacking law enforcement officers and public & private property, they’ve forfeited their right to be responded to in a non-violent fashion, thus justifying the authorities’ decisive (and sometimes heavy-handed) crowd control techniques.

These figureheads also play another complementary role as well, and it’s to promote their presumably peaceful reputations through collusive media channels that have an interest in portraying these individuals as “calm pro-democracy protesters” so as to selectively edit and deliberately misreport their provoked clashes with the authorities as being the result of an “unpopular and power-hungry dictatorship killing its own people”. Never mind that none of this is factually true, but it’s the purposeful misperception that counts because of the ease with which such manufactured narratives can quickly blow a local, regional, or national event completely out of proportion in order to rapidly turn it into an “international crisis” that prompts foreign governments to put much-publicized pressure on the targeted state.

Demanding “Democracy”

The one tactic that all politically affiliated NGOs (whether openly stated or secretly of this disposition) end up pursuing is to eventually put pressure on their host government in a bid to make it more “democratic”. The reason why “democracy” is such an obsession for these organizations and their backers doesn’t necessarily have anything to do with its inherent ‘normative’ qualities (most often of the Western iteration of this ideology), but with its convenient structure in regularly phasing out leadership cycles. Western-influenced ‘democracies’ have predictable election cycles which are understood in the Theory of Hybrid War as representing nothing more than ‘peaceful’ opportunities for regime change, ergo the frantic activity that NGOs engage in before, during, and immediately after this time. Western ‘democracy’ is also marked by the inseparable political culture of lobbyists (legal bribers) and commercially driven mainstream media outlets, which makes it all the much easier for foreign actors and their local NGO pawns to interfere with the ‘democratic’ process and hijack it in the direction of their aims.

If elections don’t result in the desired outcome that the NGOs and their international backers are seeking, or if the next electoral cycle isn’t for a few years and these actors grow impatient and/or believe that the window for achieving their political ends might close by that time, then they’ll conspire to engineer an Event that puts pressure on the government to embark on R-TCR under the omnipresent threat of Hybrid War. Examples of the type of pressure that could be brought to bear against the authorities are election-related drama, corruption scandals (possibly sparked by NSA-‘leaked’ wiretaps and/or documents like Brazil’s ‘Constitutional Coup’ and the failed Macedonian Hybrid War attempt), disruptive ‘civil society’ movements (e.g. Armenia’s “Electric Yerevan”), and the politicization of controversial deals (e.g. Ukraine’s EU Association Agreement) that attempt to force a new or early round of elections.

If the government doesn’t tweak, change, or reboot after experiencing the ‘peaceful’ Color Revolution coercion that the foreign interests and their NGO foot soldiers try to ‘democratically’ force upon it, then the foreign government(s) behind the charade might take the decision to commence Hybrid War by transitioning the Color Revolution to an Unconventional War. It’s not always guaranteed that this will be the case, since sometimes certain Color Revolution disturbances aren’t fully backed up by their foreign sponsors and NGO network and are instead test probes for assessing structural vulnerabilities, responses, and other sorts of valuable intelligence that could come in handy in a future R-TCR scenario that’s more determinately supported for these purposes. After all, if the state is strong enough to defend against this asymmetrical attack using Democratic Security measures and/or the future insurgency lacks the long-term viability to sustain a successful R-TCR Hybrid War campaign (perhaps if an effective “Lead From Behind” regional arrangement can’t be constructed in time), then the foreign backers might pull out their support for the unrest and wait until another future opportunity could be engineered at a more decisive moment.

Making The Leap

When the Color Revolution undergoes the phased transition into Hybrid War by evolving into an Unconventional War, there’s a lot of the former behind-the-scenes structural arrangement that simply stays the same but under a different name. Many of the NGO networks and their personnel transition into armed insurgents or provide the fighters with informational, organizational, logistical, and/or material support.

Although the tactics of R-TCR have changed, the principle still remains the same, though with a noticeable and less covert influx of foreign assistance (insurgents, weapons) in pursuit of these ends.

Not all foreign-linked NGOs and their workers might partake in these openly seditious activities, but it’s a fair bet that many of them will to some extent or another, since after all, the only difference between the Color Revolutionaries and their Unconventional Warfare counterparts are the means which they’re willing to employ in achieving their shared goal, with ‘each hand washing the other’ in carrying out complementary tasks to this end.

Concluding Thoughts

Hybrid War is the latest form of aggression being waged by unipolar forces against the emerging Multipolar World Order, and the indirect way in which it’s practiced shields the perpetrator from immediate repercussions and thus increases the attractiveness of this stratagem. Seeing as how the reliance on Hybrid War as a foreign policy instrument shows no signs of realistically abating for the foreseeable future due to the novel and cost-effective nature in which it’s applied, there’s a pressing urgency to understand every facet in which it’s fought, ergo the pertinence in exposing the pivotal role that NGOs play in this process.

Remembering that Hybrid Wars are premised on the outside instigation and subsequent manipulation of identity conflict in a targeted transit state along the route of a prominent multipolar transnational connective infrastructure project, then it’s much easier to conceptualize the function that hostile foreign-linked NGOs have in putting this sequence of ‘controlled chaos’ into motion. These groups are tasked with provoking a sense of identity separateness among the population, a socially engineered sentiment which the organizers envision will eventually turn patriotic citizens into anti-government sympathizers.

The NGO networks and local personnel that participate in this foreign-assisted scheme and aspire to disrupt, control, or influence these aforementioned infrastructure projects through varying degrees of R-TCR pressure against the authorities usually transition into insurgents and other forms of asymmetrical threats when their failed Color Revolution tactics begin phasing into an enhanced Unconventional Warfare form. Since foreign-linked NGOs are the vanguard forces spearheading the latest iteration of Hybrid War all across the world, it’s in the best interests of every responsible government to place supervisory checks and operative restrictions on these groups in order to neuter their offensive capabilities and ensure national security.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Eurostat. Domande di asilo nella EU -11%. In Italia -61% a/a.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-04.

2019-04-01__Migranti__001

Il problema degli immigrati clandestini illegali è stato risolto nel modo più semplice e logico: impedendo l’immigrazione clandestina.

Nei primi due mesi e mezzo sono arrivati 335 migranti illegali, ossia il 95% in meno rispetto l ostesso periodo dello scorso anno.

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«Sono state nel complesso 580.800 le domande di asilo fatto in Ue nel 2018, in calo dell’11% dalle 654.600 del 2017, e pari a meno della metà del picco di 1.256.600 registrato nel 2015 in piena crisi dei migranti»

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«L’Italia ha ricevuto 49.200 domande, pari all’8% del totale, contro le 161.900 della Germania (28%), le 110.500 della Francia (19%) e le 52.700 della Spagna (9%).»

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«L’Italia ha quindi registrato il calo più significativo di tutti i 28, con 77.400 domande in meno rispetto al 2017 (-61%), seguita da Austria (-49%, 11.100 in meno), Svezia (-19%, 4.100 in meno) e Germania (-18%, 36.400 in meno)»

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«Chi ha visto invece schizzare le domande d’asilo rispetto all’anno precedente sono stati Cipro (+70%) e la Spagna (+60%), poi il Belgio (+29%), l’Olanda (+27%), la Francia (+20%) e la Grecia (+14%).»

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«L’Italia è il secondo Paese Ue per domande d’asilo pendenti alla fine del 2018 (103.000, pari al 12% del totale Ue), preceduta di gran lunga dalla Germania (384.800, pari al 44%) e seguita dalla Spagna (78.700, 9%) e Grecia (76.300, 9%).»

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«In Italia i richiedenti asilo nel 2018 provengono principalmente dal Pakistan (7.315 domande sulle 49.165 complessive, pari al 15%), Nigeria (5.140, 10%) e Bangladesh (4.160, 8%).»

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«In questi primi due mesi e mezzo del 2019 sono arrivati via mare soltanto 335 migranti, il 95% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018»

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Virtualmente cessato l’afflusso, 335 migranti in due mesi e mezzo sono ben poca cosa, Il problema della immigrazione clandestina è stato risolto alla radice. Fiumi di inchiostro versati, che al massimo saranno oggetto di ricerche storiche in un futuro più o meno lontano.

Resta aperto però il problema della miriade di strutture di prima accoglienza che erano state montate da tutte quelle organizzazioni filantropiche, che si erano fatte finanziare alla grande dallo stato, ossia dai Contribuenti.

A rigor di termini, i finanziamenti statali dovrebbe cessare e queste chiudere i battenti: sarebbe ben difficile trovare un motivo per continuare a mantenere per nulla strutture che pesano oltre dieci miliardi ai Contribuenti,

Ci si dovrebbe aspettare uno straziante pianto greco innalzato da parte di tutti coloro che da tale situazione ne traevano sostentamento. Dovranno cercarsi un lavoro produttivo.


Ednf. 2019-04-01. L’Italia fa segnare il record europeo nel calo delle domande d’asilo nel 2018: -61%

Bruxelles – L’Italia è il Paese Ue che ha registrato il calo maggiore di domande di asilo nel 2018, pari a -61% rispetto al 2017. Nell’Ue le richieste d’asilo sono scese dell’11%. La Germania, che pure ha visto un calo del 18%, resta il primo Paese Ue per domande presentate con il 28%. Seconda è la Francia con il 19%, terza la Grecia con l’11%, quarta la Spagna con 9%, e quinta l’Italia con l’8%, a cui segue la Gran Bretagna con il 6%. Lo comunica Eurostat. Siriani (14%), afghani e iracheni (7%) sono le prime nazionalità dei richiedenti asilo.

Sono state nel complesso 580.800 le domande di asilo fatto in Ue nel 2018, in calo dell’11% dalle 654.600 del 2017, e pari a meno della metà del picco di 1.256.600 registrato nel 2015 in piena crisi dei migranti. Il livello di richieste di protezione internazionale è quindi pari ai livelli pre-crisi del 2014, sottolinea Eurostat. L’Italia ha ricevuto 49.200 domande, pari all’8% del totale, contro le 161.900 della Germania (28%), le 110.500 della Francia (19%) e le 52.700 della Spagna (9%). L’Italia ha quindi registrato il calo più significativo di tutti i 28, con 77.400 domande in meno rispetto al 2017 (-61%), seguita da Austria (-49%, 11.100 in meno), Svezia (-19%, 4.100 in meno) e Germania (-18%, 36.400 in meno). Chi ha visto invece schizzare le domande d’asilo rispetto all’anno precedente sono stati Cipro (+70%) e la Spagna (+60%), poi il Belgio (+29%), l’Olanda (+27%), la Francia (+20%) e la Grecia (+14%). I Paesi che invece, in base alla loro popolazione, hanno ricevuto proporzionalmente più domande sono Cipro (record con 8.805 domande per milione di abitanti), Grecia, Malta e Lussemburgo, mentre quelli che ne hanno ricevute di meno sono Slovacchia (28 per milione di abitanti), Polonia, Ungheria, Estonia e Lettonia. L’Italia è tredicesima tra i Paesi Ue (813 domande di asilo per milione di abitanti), la Germania ne ha 1.954, la Francia 1.644 e la Spagna 1.130.

L’Italia è il secondo Paese Ue per domande d’asilo pendenti alla fine del 2018 (103.000, pari al 12% del totale Ue), preceduta di gran lunga dalla Germania (384.800, pari al 44%) e seguita dalla Spagna (78.700, 9%) e Grecia (76.300, 9%). In Italia i richiedenti asilo nel 2018 provengono principalmente dal Pakistan (7.315 domande sulle 49.165 complessive, pari al 15%), Nigeria (5.140, 10%) e Bangladesh (4.160, 8%).

Sul fronte degli sbarchi, i 60 arrivati a febbraio in Italia rappresentano – certifica Frontex – il minimo negli ultimi nove anni. Complessivamente, in questi primi due mesi e mezzo del 2019 sono arrivati via mare soltanto 335 migranti, il 95% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Tunisini (67) i più numerosi, seguiti da bengalesi (57) e algerini (48).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Stati Uniti, Trump

Trump. Interrotti i fondi alle ngo estere pro aborto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-31.

Neonato 008

La reazione dei liberal democratici è ben sintetizzata da codesta frase:

«The GOP is a psychotic party with deranged goals and no shame, and it must be destroyed.»

*

«What is the ‘global gag rule’?

The rule, otherwise known as the Mexico City policy, requires NGOs to certify that they will not perform or promote abortions anywhere in the world as a condition for receiving US family planning funds. Every Republican president since 1985 has implemented it. But in 2017, Donald Trump adopted a stringent version of the rule, under which NGOs that refuse to sign will be refused all health assistance, including for HIV, primary care, nutrition, tuberculosis and malaria programs. As much as $8bn in US funding could be affected – money that developing world health budgets can ill afford to do without.»

Emergono alcune domande.

– Su quali basi la donna avrebbe il diritto di sopprimere il frutto del concepimento?

– Se per concepire un figlio servono sia il maschio sia la femmina, perché questa decisione dovrebbe essere solo appannaggio di quest’ultima?

– I diritti del padre che volesse far vivere il proprio figlio dove sarebbero finiti?

– Perché lo stato dovrebbe finanziare la soppressione di una vita invece di contribuire al suo allevamento?

* * * * * * *

Trump admin expands ban on foreign aid for abortion services

«Sen. Jeanne Shaheen, D-N.H., urged congressional leadership to vote on legislation to revoke the Mexico City policy. ….

The Trump administration is expanding a ban on U.S. aid to foreign groups that promote or provide abortions to include those who support others who do, Secretary of State Mike Pompeo announced Tuesday.

“We will enforce a strict prohibition on back-door funding schemes and end runs around our policy,” Pompeo said. “American taxpayer dollars will not be used to underwrite abortions.”

The Mexico City policy, named for the city where it was first announced, requires foreign non-governmental organizations to certify that they do not perform or promote abortion as a part of family planning programs in order to receive U.S. funds.

Pompeo said the ban will now extend to those foreign NGOs that provide financial support to other groups who provide abortion services or counseling. ….

The U.S. currently provides $9 billion in aid to global health programs, and Pompeo said assistance would remain at the same level.

“This administration has shown that we can continue to meet our critical global health goals, including providing health care for women, while refusing to subsidize the killing of unborn babies,” he said.»

*

Trump Administration Dramatically Expands Global Gag Rule on Abortion

«Secretary of State Mike Pompeo announced today that the Trump administration is expanding its global gag rule on abortion. Instead of merely banning funds for non-governmental organizations (NGOs) that “perform or actively promote” abortion, Pompeo said, the government will now “refuse to provide assistance to foreign NGOs that give financial support to other foreign groups” that provide abortion—or, as he put it, groups in the “global abortion industry.” ….

The GOP is a psychotic party with deranged goals and no shame, and it must be destroyed.»

*

Trump expands global gag rule that blocks US aid for abortion groups

«The Trump administration has expanded its ban on funding for groups that conduct abortions or advocate abortion rights, known as the global gag rule, and has also cut funding to the Organisation of American States for that reason.

The new policy was announced on Tuesday by the secretary of state, Mike Pompeo, who declared: “This is decent. This is right. I am proud to serve in an administration that protects the least among us.”

The Trump administration has already expanded the reach of the funding ban which dates back to the Reagan administration, to apply to all US healthcare assistance, totalling about $6bn.

The extension of the policy announced by Pompeo would not only cut funding to foreign non-governmental organisations directly involved in abortions or abortion rights advocacy, but also those who fund or support other groups which provide or discuss abortion.»

*

Deutsche Welle. 2019-03-27. US extends foreign aid ban for NGOs supporting abortion

The US is toughening a policy denying funding to foreign NGOs that perform or promote abortions. Secretary of State Mike Pompeo said the US refused to “subsidize the killing of unborn babies.”

US Secretary of State Mike Pompeo on Tuesday announced that the US had expanded its restriction on foreign aid for non-governmental organizations that support abortions or work with groups that help women access the medical service.

“We can continue to meet our critical global health goals,” Pompeo said. “While refusing to subsidize the killing of unborn babies.” He announced new limitations on the use of federal government funds.

“We will refuse to provide assistance to foreign NGOs that give financial support to other foreign groups in the global abortion industry,” Pompeo said.

Restriction of ‘backdoor funding schemes’

Pompeo said that the new restrictions would “enforce a strict prohibition on backdoor funding schemes and end runs around our policy,” adding that “American taxpayer dollars will not be used to underwrite abortions.”

The Secretary also said the US would cut some assistance to the Organization of America States (OAS) for allegedly lobbying for abortion availability in the Western Hemisphere, but it was unclear how much this would be.

“The institutions of the OAS should be focused on the crises in Cuba, Nicaragua and in Venezuela and not advancing the pro-abortion cause,” Pompeo said.

The changes are an expansion of the so-called “Mexico City policy,” which was first established under President Ronald Reagan but was rescinded by subsequent Democrat administrations.

Just days after taking office in 2017, President Donald Trump reinstated the policy and expanded it to include not only reproductive health programs, but all health programs.

Pompeo denies funding cuts hurt maternal healthcare

Critics of the policy call it the “global gag rule” and say it hurts reproductive and maternal health care in developing nations.

Pompeo denied that and said the US would continue to be a leader in such aid.

Critics have also said that not only does it limit what organizations can do with their own money, but it places restrictions on the types of conversations health care providers can have with patients.

In January last year, one year after Trump announced the initial funding cuts, Marie Stopes International, an NGO focused on providing contraception and safe abortions, estimated the funding gap would result in 2.5 million unintended pregnancies, 870,000 unsafe abortions, 6,900 avoidable maternal deaths and a €125-million ($141-million) increase in direct healthcare costs.

Human Rights Watch warned last year that Trump was applying the rule not only to the tens of millions of dollars the US gives to family planning programs, but also to the more than $8 billion the US donates to global health issues.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Ong - Ngo, Russia

Ngo. Ci stanno provando di nuovo con la Russia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-10.

Kremlino 002

Nei paesi ove la società civile ha potuto esprimersi liberamente, partiti e/o movimenti ad ideologia liberal socialista non trovano più albergo.

Appena eletto alla Presidenza del Brasile, Mr Bolsonaro ha pronunciato alcune frasi che sono tutte un programma:

Brasile. Bolsonaro. I fondi delle ngo saranno supervisionati.

«This is the beginning of Brazil’s liberation from socialism, political correctness and a bloated state»

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«the distortion of human rights and the breakdown of the family»

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«economic irresponsibility and ideological submission.»

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«There are hundreds of bureaucratic governing bodies across Brazil, of regulators as well. … We have to untangle the mess»

*

«Brazil would no longer serve the interests of international non-governmental organizations»

* * * * *

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Iniziata la rivolta mondiale contro il regime liberal di Mr Soros.

*

Così il Brasile ha raggiunto con la forza delle elezioni il mondo libero e Mr Lula è nelle patrie galere. Molti altri paesi lo avevano preceduto.

Cina. Una nuova legge sulle Ong (Ngo).

Ungheria. Mr Orban mette fuori leggi le ngo pro-immigrazione.

Polonia. Scacciare le ong (ngo) di Mr Soros.

L’elenco sarebbe molto lungo, ma sarebbe anche incompleto senza ricodare il primo bastione dellalibertà.

Russia. Nuova legge sulle ong (ngo). Povero Mr Soros.

* * * * *

Di questi tempi le ngo ci stanno riprovando in Russia, azione che trova risonanza esclusivamente sui media liberal occidentali.


NGOs in Russia say Kremlin cracking down on human rights activists

«Human rights activists have warned of the oppressive lengths Russia is willing to go to silence its critics. They claim that when it comes to quashing dissent, the Kremlin gives security forces “carte blanche.”»

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«During a press conference in the Russian capital on Thursday, leading human rights activists from the Moscow Helsinki Group condemned the treatment of Anastasia Shevchenko, the coordinator of nongovernmental organization Open Russia»

*

«Shevchenko is currently under house arrest in the western city of Rostov for allegedly being a member of an “unwelcome organization.”»

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«Activists say the charges against her are fabricated.»

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«Activists are making the same demands for the case of the environmental activist Vyacheslav Yegorov, who is under house arrest in the city of Kolomna, outside Moscow»

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Alcune considerazioni.

Se delle persone cercassero di organizzare negli Stati Uniti delle manifestazioni a supporto del fatto che l’omosessualità sia una patologia psichiatrica, e che dovrebbe essere contemplata come reato dal codice penale, oppure che l’aborto non solo non sia un diritto, bensì sia un omicidio volontario, bene, quelle persone sarebbero immediatamente arrestate ed i media si scatenerebbero in ogni sorta di scandalizzato improperio.

In Russia Governo e società civile non ne vogliono sapere delle ngo e di quello che sostengono.

Ciò che le ngo denominano ‘diritti civili‘ altro non sono che reati.

Forse che non lo sapevano che ogni stato sia tenuto a reprimere i reati?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina., Ong - Ngo

Brasile. Bolsonaro. I fondi delle ngo saranno supervisionati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-09.

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Si stanno rivelando corretti i presentimenti esternati a suo tempo dal The Guardian, giornali liberal socialista integralista.

How a homophobic, misogynist, racist ‘thing’ could be Brazil’s next president

Questo lungo articolo dovrebbe essere letto e riletto con grandissima attenzione.

Infatti, tutto ciò che è puntigliosamente imputato a Mr Bolsonaro costituisce la motivazione per cui ha vinto le elezioni presidenziali, ed anche con largo margine.

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Insediatosi da una settimana, nel discorso inaugurale aveva detto:

Bolsonaro. Un discorso da statista. Il Brasile inverte la rotta. 2019-01-04

«This is the beginning of Brazil’s liberation from socialism, political correctness and a bloated state»

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«the distortion of human rights and the breakdown of the family»

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«economic irresponsibility and ideological submission.»

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«There are hundreds of bureaucratic governing bodies across Brazil, of regulators as well. … We have to untangle the mess»

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«Brazil would no longer serve the interests of international non-governmental organizations»

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Brasile. Esce dall’UN Migration Pact e disconosce l’Accordo di Parigi sul ‘clima’. 2019-01-06

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International NGOs issue stark warning to Bolsonaro on climate change & human rights

«The policies proposed by Brazil’s new President, Jair Bolsonaro, threaten a human rights and environmental catastrophe with global implications. ….

As an international community of NGOs, we call on President Bolsonaro to use his position not just as a national leader, but as a global leader, to fulfil Brazil’s global responsibilities to protect human rights, democracy and the environment, and to honour the agreements and conventions it has signed up to Governments and the international business community must work to do the same.»

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Questo lunedì sei gennaio emette un provvedimento sulle ngo.

Il titolo del The New York Times è esplicativo:

Brazil’s Bolsonaro Says NGO Funding to Be Rigidly Controlled

«Brazil’s right-wing President Jair Bolsonaro said on Monday that funding of nongovernmental organizations working in the country will be rigidly controlled, reflecting increased oversight by the new government over such groups.

Government Secretary Carlos dos Santos Cruz, a retired Army general, said in a local interview published on Monday that the aim is to determine whether the NGOs are fulfilling their role of complementing government actions and not to restrict their activities in Brazil.»

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«Funding of nongovernmental organizations working in Brazil will be rigidly controlled, President Jair Bolsonaro said on Monday, reflecting increased oversight by his new right-wing administration over such groups»

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«Plans to boost scrutiny over public funds that NGOs receive has raised concern that their activities might be restricted by a nationalist government»

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«The responsibility for monitoring NGOs has been put in the hands of Government Secretary Carlos dos Santos Cruz, a retired Army general who said the initiative will help determine whether the organizations are fulfilling their role of carrying out work that complements government actions»

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«This is the beginning of Brazil’s liberation from socialism, political correctness and a bloated state»

Più chiaro di così non lo si sarebbe potuto dire.


Reuters. 2019-01-07. Brazilian oversight of NGOs will be tightly controlled: new president

Funding of nongovernmental organizations working in Brazil will be rigidly controlled, President Jair Bolsonaro said on Monday, reflecting increased oversight by his new right-wing administration over such groups.

Plans to boost scrutiny over public funds that NGOs receive has raised concern that their activities might be restricted by a nationalist government that has criticized foreign interference in the Amazon region.

The responsibility for monitoring NGOs has been put in the hands of Government Secretary Carlos dos Santos Cruz, a retired Army general who said the initiative will help determine whether the organizations are fulfilling their role of carrying out work that complements government actions.

An executive order issued last week gave the new administration potentially far-reaching and restrictive powers over NGOs.

“The government’s intention is to optimize the use of public funds and bring more benefits” to people assisted by the NGOs, Cruz said in an interview published on Monday on the G1 news portal.

He denied the intention was to restrict their activity.

“The plan is not to interfere in the life of the organizations or restrict anything. But it’s public money. There needs to be transparency and there needs to be results,” Cruz said.

Leaders of NGOs that work in Brazil, such as Jose Miguel Vivanco, director of the Americas division of Human Rights Watch, said the decree on NGOs could be viewed in a positive light, but also expressed concerns.

If the new rules “facilitate a constructive relationship between international civil society groups and the government,” that is positive. But Vivanco said he was also worried about how far the Bolsonaro government will go in monitoring the groups.

Rules to increase oversight over NGOs was one of Bolsonaro’s very first acts after he was sworn in on Jan. 1.

Bolsonaro’s temporary decree, which expires unless it is ratified within 120 days by Congress, gives Cruz’s office the power to “supervise, coordinate, monitor and accompany the activities and actions of international organizations and nongovernmental organizations in the national territory.”