Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Cina. Nuova Via della Seta. 6,000 miliardi Usd in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Cina

«Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento»

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«Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale»

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«Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%»

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«Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà»

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«Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione»

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«Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa»

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«Gli scambi commerciali tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari.»

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«La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno»

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«Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali [Cina – Italia] ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo un nuovo primato storico, mentre il complesso  degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari.»

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La Cina sta seguendo la direttiva di Realpolitik che le è connaturata e che a suo tempo Mr Deng Xiaoping aveva ribadito con forza: i rapporti commerciali non devono essere condizionati da visioni ideologiche e nessuno deve permettersi di sindacare la politica interna degli stati.

Negli ultimi cinque anni la Nuova Via della Seta ha comportato interscambi per 6,000 miliardi di dollari americani. Mentre nei confronti dell’Unione Europea la Cine sembrerebbe ricercare prevalentemente rapporti bilaterali, nei confronti dei paesi europei ex est l’approccio è rappresentato dal Ceec, ovvero il 16 + 1.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. Ulteriore potenziamento del Ceec, Europa dell’est.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina e Serbia. Belt and Road si approfonda nei Balcani.

Cooperation between China and Central and Eastern Countries.

Ceec, China and Central and Eastern European Countries

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Eastern Europe cozies up to China

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«The 16+1 format is an initiative by the People’s Republic of China aimed at intensifying and expanding cooperation with 11 EU Member States and 5 Balkan countries (Albania, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Montenegro, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia) in the fields of investments, transport, finance, science, education, and culture»

La attuale eurodirigenza uscente ha dei grandi problemi di rapporto diplomatico e politico con la Cina. Il giornale della confindustria tedesca ne ha recentemente preso atto in un lungo e dettagliato editoriale.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«On paper there is nothing to stop German companies buying Chinese firms …. But the reality is very different»

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

«“L’Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti.  …. parole del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, …. “L’Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa – si legge in un documento della Commissione – è sempre più diffusa la sensazione che l’equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato”. La Cina “è al tempo stesso – vi si legge – un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell’Ue, un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.»

Cina: l’Europa alzi la voce contro il mancato rispetto dei diritti umani

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La posizione dell’attuale eurodirigenza uscente nei confronti della Cina è riassunto chiaramente dalla proposta di risoluzione del parlamento europeo          sullo stato delle relazioni UE-Cina, votata dal parlamento europeo il 2018-06-12:

«…. considerando che la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un’intensificazione dell’ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani sono arrestati, processati e condannati sulla base di capi d’imputazione vaghi come quello di “sovvertire il potere dello Stato” e di “scatenare liti e provocare problemi”, e che spesso sono detenuti in isolamento in località ignote, senza alcun accesso a cure mediche o all’assistenza legale; che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono trattenuti, talvolta, in “sorveglianza residenziale in un luogo designato”, un sistema utilizzato per impedire a queste persone qualsiasi contatto, e che durante tale detenzione sono spesso segnalati torture e maltrattamenti; che la Cina continua a negare la libertà di espressione e la libertà di informazione, e sono stati incarcerati molti giornalisti, blogger e voci indipendenti; che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l’UE si è impegnata a far sì che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto siano promossi in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; che i vertici UE-Cina devono essere impiegati per ottenere risultati concreti nell’ambito dei diritti umani, segnatamente il rilascio dei difensori dei diritti umani, degli avvocati e degli attivisti incarcerati;»

Concludendo.

Vedremo come la nuova Commissione Europea si relazionerà con la Cina: quella uscente avrebbe voluto imporre alla Cina condizioni di interferenza con i suoi problemi politici interni, cosa che la Cina né vuole né può accettare. Di qui lo stallo delle trattative.


Sole 24 Ore. 2019-04-21. L’economia cinese cerca il progresso nella stabilità: prospettiva luminosa per la cooperazione italo-cinese

Qualche tempo fa, con l’avvenuta apertura delle Due Sessioni cinesi, lo sguardo di tutto il mondo si è concentrato su Pechino. Ho visto che anche la stampa italiana ha dedicato ampio spazio a questo evento. Non sono mancati dell’evento resoconti accurati e bene illustrati, ma allo stesso tempo c’è stato chi ha espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia cinese, sollevando obiezioni nel merito della cooperazione sino-italiana, soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa OBOR (One Belt One Road).

Nel merito di ciò, vorrei esprimere alcune opinioni personali. Alcune sfide attendono l’economia cinese, ma il suo andamento positivo sul lungo periodo non cambia. Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento. Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale. Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%. Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà. Sullo sfondo di un’economia globale complessivamente priva di vigore, questi risultati ottenuti dalla Cina non possono mutare. Nella relazione di governo delle due Assemblee, l’obiettivo di crescita per quest’anno è stato fissato al 6,0–6,5%. Trovo che si tratti di una decisione oggettiva, basata sull’attuale congiuntura economica interna ed esterna al Paese, oltre che di una scelta obbligata per un’economia cinese che punta verso alti standard di sviluppo.

L’economia cinese è vasta, solida e sta sviluppando in fretta nuovi processi e nuovi modelli di gestione. Di fronte alla congiuntura di quest’anno, più complessa e severa, svilupperemo attivamente le nostre eccellenze, continuando ad intensificare le riforme strutturali sul lato della domanda e ad allargare la nostra apertura all’estero, a promuovere un modello di sviluppo guidato dall’innovazione, ad accelerare l’avvicendamento tra energie vecchie e nuove. Inoltre, il Governo spera di stimolare ancora la vitalità dell’economia e del mercato cinesi con misure concrete quali politiche finanziarie e monetarie ragionate, l’abbassamento delle imposte e il contenimento delle spese. Siamo certi di vincere queste sfide e queste difficoltà, realizzando gli obiettivi di crescita fissati e contribuendo ancora allo sviluppo stabile e salutare dell’economia globale.

La cooperazione sino-italiana è vantaggiosa per entrambi i paesi e le prospettive della Via della Seta ampie ed estese. L’iniziativa OBOR non è uno strumento geopolitico, ma un’importante occasione per promuovere l’integrazione regionale e realizzare lo sviluppo di tutti. Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione. Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa. Gli scambi commercia-li tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari. Una serie di progetti fondamentali dell’iniziativa OBOR è realizzata ed in funzione, giovando concretamente a diversi popoli. La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione-ne e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno. Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con il “disegno egemonico” e la “trappola del debito” di cui qualcuno si diletta a parlare.

Attualmente l’andamento della cooperazione tra i nostri Paesi nell’ambito dell’iniziativa OBOR è molto positivo. Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo-do un nuovo primato storico, mentre il complesso-so degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari. La cooperazione in settori come le infrastrutture portuali, le reti 5G, lo sviluppo di mercati in paesi terzi è in fase di ascesa. Il prossimo mese si terrà in Cina il secondo summit per la coopera-zione internazionale alla Via della Seta. Questo sarà un’altra ricca occasione per permettere ai diversi paesi di incontrarsi con le rispettive strategie e di intensificare la cooperazione effettiva. Poco tempo indietro, il premier Conte ha dichiarato che interverrà personalmente a questo evento in Cina, fatto che accogliamo con grande apprezzamento.

Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario del partenariato strategico tra i nostri Paesi, mentre il prossimo ricorreranno i cinquant’anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Proprio in questo momento storico, il presidente Xi Jinping si appresta a compiere una visita di stato in Italia. Si tratterà del secondo viaggio in Italia di un Capo di Stato cinese in quasi dieci anni e della prima volta per Xi Jinping da quando ricopre questo incarico. Durante la visita, il Presidente discorrerà con i leader italiani dell’amicizia tra i nostri Paesi, per promuovere la cooperazione ed assistere alla firma di una serie di importanti accordi bilaterali. Inoltre, i due paesi rilasceranno una dichiarazione congiunta a stabilire le linee guida per lo sviluppo futuro delle relazioni sino-italiane, fissandone la direzione. Una visita storica che porterà con sé un’occasione storica. Spero che, con l’impegno condiviso delle Parti, esse riescano a coglierla, per approfondire la tradizionale amicizia sino-ita-liana, promuovendo a un livello più alto la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi ed arricchendo ancora e meglio i nostri Popoli.

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Pubblicato in: Cina, Russia

Belt & Road. Accordi per 64 mld Usd. Il pianto degli esclusi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-28.

Cina

«President Xi Jinping on Saturday hailed deals worth more than $64 billion signed during China’s Belt and Road Initiative (BRI) this week …. almost 40 heads of state and government from around the world »

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«More and more friends and partners will join in Belt and Road cooperation»

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«China said it signed a memorandum of understanding with various countries including Italy, Peru, Barbados, Luxembourg, Peru and Jamaica»

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«a summit on his Belt and Road Initiative and more nations would join the global infrastructure program»

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«to reinvent the ancient Silk Road to connect Asia to Europe and Africa through massive investments in maritime, road and rail projects»

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«The gathering included Russian President Vladimir Putin, Italian Prime Minister Giuseppe Conte, whose nation became the first G7 member to join Belt and Road, and Pakistan’s Imran Khan»

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«Italian Prime Minister Giuseppe Conte. As the only country in the group of the seven leading industrialized nations (G7), Italy has formally declared its readiness to participate in the project»

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64 miliardi di dollari americani sono una gran bella cifra, e si tenga conto che saranno impiegati in infrastrutture.  Sicuramente il finanziamento rappresenterà un debito, ma i debiti contratti per costruire infrastrutture sono ammortizzabili, perché produttivi.

Germania e Francia non partecipano, anche se hanno qualche collaborazione in essere. Specie la Germania di Frau Merkel è fortemente prevenuta.

«the lack of environmental compatibility, for example, of coal or hydroelectric power plants»

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«Germany is skeptical of the Chinese prestige project – as well as other large EU states»

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«One allegation is that China does not comply with social, environmental and human rights standards»

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«It is also criticized that it would be mainly Chinese state companies in the construction of bridges or roads to train»

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«The initiative, which is supposed to connect, should not be a one-way street, demands German industry»

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Queste frasi sembrerebbero spiegare molto bene la situazione.

La Germania di Frau Merkel non è disponibile a trattare con la Cina, la quale, a suo modo di vedere, non rispetterebbe gli standard tedeschi sociali, ambientalistici e di visione dei diritti umani. E questo Frau Merkel lo dice chiaramente ad alta voce.

Poi i tedeschi si stupiscono di essere stati tagliati fuori dal giro.

Le persone che prendono a pesci in faccia non li ringraziamo, riverenti.

Che poi, se riguardassero meglio le offerte che hanno fatto, presentavano costi tre volte maggiori di quelli prospettati delle imprese cinesi.

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Una sola, ultima considerazione.

Mr Conte ha fatto quello che avrebbero dovuto fare i suoi predecessori, che non ne furono all’altezza: portare a casa solidi contratti e denaro fresco che genererà lavoro.

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Reuters. 2019-04-27. China’s Xi touts more than $64 billion in Belt and Road deals

President Xi Jinping on Saturday hailed deals worth more than $64 billion signed during China’s Belt and Road Initiative (BRI) this week as he sought to reassure skeptics the project will deliver sustainable growth for all involved. ….

“More and more friends and partners will join in Belt and Road cooperation,” he said in his closing remarks. “The cooperation will enjoy higher quality and brighter prospects.” ….

In a separate statement China said it signed a memorandum of understanding with various countries including Italy, Peru, Barbados, Luxembourg, Peru and Jamaica. ….»

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Abs Cbn. 2019-04-27. Xi says more nations joining Belt and Road, $64 billion in deals signed

Chinese President Xi Jinping said Saturday $64 billion in deals were signed at a summit on his Belt and Road Initiative and more nations would join the global infrastructure program as he sought to ease concerns over the colossal project.

Xi and 37 world leaders wrapped up a three-day forum in Beijing with pledges to ensure that projects in his new Silk Road are financially sustainable and green following concerns about debt and environmental damage.

“We are committed to supporting to open, clean and green development and rejecting protectionism,” Xi told journalists at the end of the forum, without taking questions.

His signature foreign policy aims to reinvent the ancient Silk Road to connect Asia to Europe and Africa through massive investments in maritime, road and rail projects — with hundreds of billions of dollars in financing from Chinese banks. ….

The gathering included Russian President Vladimir Putin, Italian Prime Minister Giuseppe Conte, whose nation became the first G7 member to join Belt and Road, and Pakistan’s Imran Khan.»

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International News. 2019-04-27. Beijing Summit: Conference on the Silk Road ends with billionaire contracts

For three days, almost 40 heads of state and government from around the world had met in the Chinese capital and talked about the next phase of the so-called New Silk Road. ….

Critics warn that financially vulnerable countries may be in debt trap and growing dependency on China. Sri Lanka, for example, was unable to repay its debt to Beijing, leaving China in control of a deep water port for 99 years. Another point of criticism is the lack of environmental compatibility, for example, of coal or hydroelectric power plants. ….

Germany is skeptical of the Chinese prestige project – as well as other large EU states. One allegation is that China does not comply with social, environmental and human rights standards. It is also criticized that it would be mainly Chinese state companies in the construction of bridges or roads to train. The initiative, which is supposed to connect, should not be a one-way street, demands German industry. ….

Among the participants in the meeting were Russian President Vladimir Putin, Pakistan’s Prime Minister Imran Khan and Italian Prime Minister Giuseppe Conte. As the only country in the group of the seven leading industrialized nations (G7), Italy has formally declared its readiness to participate in the project.»

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Percezione degli accordi con la Cina. Nuova Via della Seta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-04.

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L’Istituto Demopolis ha effettuato un interessante sondaggio su come l’opinione pubblica ha percepito l’accordo sino-italiano sulla Nuova Via della Seta.

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Gli accordi commerciali Italia-Cina nella percezione dell’opinione pubblica

L’intesa commerciale Roma-Pechino, con l’adesione dell’Italia alla nuova “Via della Seta”, è vista favorevolmente dalla maggioranza assoluta degli italiani. 3 su 10 non la condividono, mentre il 19 per cento non esprime un’opinione in materia. È il dato che emerge da un sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis in occasione del viaggio in Italia del presidente cinese Xi Jinping.

2019-04-02__Demopolis__003

“L’opinione pubblica – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – si divide sui rapporti con la Cina. Tra le ragioni a favore della scelta del Governo Conte, centrali appaiono due motivazioni: il 43% ricorda chel’Italia ha bisogno di investimenti esteri e di una maggiore centralità nel Mediterraneo, il 35% segnala che potrebbe essere un’occasione per rafforzare l’espansione del Made in Italy in nuovi mercati. Sul fronte opposto, 4 intervistati su 10 evidenziano i rischi della concorrenza delle merci cinesi a basso costo; uno su tre teme il controllo su alcuni porti italiani, mentre il 27 per cento preferirebbe evitare tensioni con gli Usa e i partner dell’Unione Europea”. 

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Interessante, nell’analisi dell’Istituto Demopolis, è la differenziazione delle posizioni degli elettori dei principali partiti. Più favorevole appare chi vota il Movimento 5 Stelle: i due terzi condividono l’adesione alla Via della Seta; un giudizio positivo arriva anche da poco più del 50% degli elettori della Lega. Più critico chi si colloca nell’area dell’opposizione: propenso all’accordo con la Cina si dichiara il 41% di chi vota il PD ed appena un elettore su tre di Forza Italia. 

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Dopo i recenti anni di crisi, l’opinione pubblica manifesta un’apertura a nuovi rapporti commerciali del nostro Paese, ma sempre all’insegna di una prudenza nei delicati equilibri geo-politici. Il 54% degli italiani, intervistati da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, ritiene auspicabile il rafforzamento delle relazioni economiche dell’Italia con la Cina e la Russia, ma nel rispetto delle relazioni euro-atlantiche e dell’alleanza con gli Stati Uniti.