Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Draghi a Rimini. Il discorso di un grande statista.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-08-18.

2020-08-18__ Draghi 001

Invitato ad aprire i lavori del 41° Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, Mario Draghi ha tenuto uno di quei discorsi magistrali che in Italia non si sentivano da anni. Ha parlato da grande statista, con il suo solito tono pacato, usando parole appropriate.

Un unico neo. Il suo progetto sarebbe perfetto se alla guida ci fosse lui: con l’attuale dirigenza europea potrebbe essere il fallimento finale.

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Ecco la registrazione dell’intervento.

L’intervento di Mario Draghi al Meeting 2020 di Rimini (18.08.20)

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«Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti»

«In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri»

«Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani»

«È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi»

«Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza»

«Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani»

«Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento»

«Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale»

«La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare. L’aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi, hanno approfondito le diseguaglianze»

«Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto»

«Perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire. L’obiettivo è impegnativo ma non irraggiungibile se riusciremo a disperdere l’incertezza che oggi aleggia sui nostri Paesi»

«La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione»

«Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata. L’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria»

«Nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità – ha aggiunto – si accompagna e dà legittimità alla solidarietà. Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale»

«Il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) arricchisce gli strumenti della politica europea»

«il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo»

«Privi di meraviglia restiamo sordi al sublime»

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Draghi. ‘È come in guerra. Serve più debito pubblico’. – Financial Times.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-27.

Durer Albrecht. Quattro cavallieri dell'Apocalisse. 1498.

«The coronavirus pandemic is a human tragedy of potentially biblical proportions»

«Many today are living in fear of their lives or mourning their loved ones»

«The actions being taken by governments to prevent our health systems from being overwhelmed are brave and necessary. They must be supported.»

«But those actions also come with a huge and unavoidable economic cost»

«While many face a loss of life, a great many more face a loss of livelihood. Day by day, the economic news is worsening. Companies face a loss of income across the whole economy. A great many are already downsizing and laying off workers»

«A deep recession is inevitable.»

«Faced with unforeseen circumstances, a change of mindset is as necessary in this crisis as it would be in times of war. The shock we are facing is not cyclical. The loss of income is not the fault of any of those who suffer from it. The cost of hesitation may be irreversible»

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«una profonda recessione è inevitabile. La sfida …. è come agire con sufficiente forza e rapidità affinché non si trasformi in una prolungata depressione, resa più profonda da una pletora di fallimenti che lascerebbero danni irreversibili»

«il corretto ruolo dello Stato è utilizzare il proprio bilancio per proteggere cittadini ed economia contro gli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire»

«Le guerre …. sono state finanziate da un aumento del debito pubblico. Durante la prima guerra mondiale, in Italia e in Germania, tra il 6 e il 15% delle spese in termini reali furono coperte dalla fiscalità»

«la questione chiave non è se ma come lo Stato possa utilizzare in maniera efficace il suo bilancio. La priorità …. non deve essere soltanto fornire un reddito base a coloro che hanno perso il proprio lavoro. Innanzitutto dobbiamo evitare che le persone perdano il proprio lavoro. Se non lo faremo usciremo da questa crisi con un tasso di occupazione ed una capacità produttiva permanentemente più bassi»

«serve un immediata iniezione di liquidità che è essenziale per le aziende per coprire le spese operative durante la crisi, si tratti di grandi, piccole o medie imprese o lavoratori autonomi»

«va fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici»

«Le banche, ad esempio, dovrebbero prestare denaro a costo zero alle imprese disposte a salvare i posti di lavoro»

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Sarebbe ben difficile non condividere il parere espresso da Mario Draghi.

Le analogie tra la situazione attuale e l’economia di guerra sono evidenti, ed i governi sono chiamati a fare la loro parte.

Con il suo solito stile garbato, Draghi aggiunge due frasi molto significativa:

«va fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici».

«Innanzitutto dobbiamo evitare che le persone perdano il proprio lavoro»

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Financial Times. We face a war against coronavirus and must mobilise accordingly.

Higher public debt levels will become an economic feature and be accompanied by private debt cancellation.

The coronavirus pandemic is a human tragedy of potentially biblical proportions. Many today are living in fear of their lives or mourning their loved ones. The actions being taken by governments to prevent our health systems from being overwhelmed are brave and necessary. They must be supported.

But those actions also come with a huge and unavoidable economic cost. While many face a loss of life, a great many more face a loss of livelihood. Day by day, the economic news is worsening. Companies face a loss of income across the whole economy. A great many are already downsizing and laying off workers. A deep recession is inevitable.

The challenge we face is how to act with sufficient strength and speed to prevent the recession from morphing into a prolonged depression, made deeper by a plethora of defaults leaving irreversible damage. It is already clear that the answer must involve a significant increase in public debt. The loss of income incurred by the private sector — and any debt raised to fill the gap — must eventually be absorbed, wholly or in part, on to government balance sheets. Much higher public debt levels will become a permanent feature of our economies and will be accompanied by private debt cancellation.

It is the proper role of the state to deploy its balance sheet to protect citizens and the economy against shocks that the private sector is not responsible for and cannot absorb. States have always done so in the face of national emergencies. Wars — the most relevant precedent — were financed by increases in public debt. During the first world war, in Italy and Germany between 6 and 15 per cent of war spending in real terms was financed from taxes. In Austria-Hungary, Russia and France, none of the continuing costs of the war were paid out of taxes. Everywhere, the tax base was eroded by war damage and conscription. Today, it is by the pandemic’s human distress and the shutdown.

The key question is not whether but how the state should put its balance sheet to good use. The priority must not only be providing basic income for those who lose their jobs. We must protect people from losing their jobs in the first place. If we do not, we will emerge from this crisis with permanently lower employment and capacity, as families and companies struggle to repair their balance sheets and rebuild net assets.

Employment and unemployment subsidies and the postponement of taxes are important steps that have already been introduced by many governments. But protecting employment and productive capacity at a time of dramatic income loss requires immediate liquidity support. This is essential for all businesses to cover their operating expenses during the crisis, be they large corporations or even more so small and medium-sized enterprises and self-employed entrepreneurs. Several governments have already introduced welcome measures to channel liquidity to struggling businesses. But a more comprehensive approach is needed.

While different European countries have varying financial and industrial structures, the only effective way to reach immediately into every crack of the economy is to fully mobilise their entire financial systems: bond markets, mostly for large corporates, banking systems and in some countries even the postal system for everybody else. And it has to be done immediately, avoiding bureaucratic delays. Banks in particular extend across the entire economy and can create money instantly by allowing overdrafts or opening credit facilities.

Banks must rapidly lend funds at zero cost to companies prepared to save jobs. Since in this way they are becoming a vehicle for public policy, the capital they need to perform this task must be provided by the government in the form of state guarantees on all additional overdrafts or loans. Neither regulation nor collateral rules should stand in the way of creating all the space needed in bank balance sheets for this purpose. Furthermore, the cost of these guarantees should not be based on the credit risk of the company that receives them, but should be zero regardless of the cost of funding of the government that issues them.

Companies, however, will not draw on liquidity support simply because credit is cheap. In some cases, for example businesses with an order backlog, their losses may be recoverable and then they will repay debt. In other sectors, this will probably not be the case.

Such companies may still be able to absorb this crisis for a short period of time and raise debt to keep their staff in work. But their accumulated losses risk impairing their ability to invest afterwards. And, were the virus outbreak and associated lockdowns to last, they could realistically remain in business only if the debt raised to keep people employed during that time were eventually cancelled.

Either governments compensate borrowers for their expenses, or those borrowers will fail and the guarantee will be made good by the government. If moral hazard can be contained, the former is better for the economy. The second route is likely to be less costly for the budget. Both cases will lead to governments absorbing a large share of the income loss caused by the shutdown, if jobs and capacity are to be protected.

Public debt levels will have increased. But the alternative — a permanent destruction of productive capacity and therefore of the fiscal base — would be much more damaging to the economy and eventually to government credit. We must also remember that given the present and probable future levels of interest rates, such an increase in government debt will not add to its servicing costs.

In some respects, Europe is well equipped to deal with this extraordinary shock. It has a granular financial structure able to channel funds to every part of the economy that needs it. It has a strong public sector able to co-ordinate a rapid policy response. Speed is absolutely essential for effectiveness.

Faced with unforeseen circumstances, a change of mindset is as necessary in this crisis as it would be in times of war. The shock we are facing is not cyclical. The loss of income is not the fault of any of those who suffer from it. The cost of hesitation may be irreversible. The memory of the sufferings of Europeans in the 1920s is enough of a cautionary tale.

The speed of the deterioration of private balance sheets — caused by an economic shutdown that is both inevitable and desirable — must be met by equal speed in deploying government balance sheets, mobilising banks and, as Europeans, supporting each other in the pursuit of what is evidently a common cause.

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“È come in guerra. Serve più debito pubblico”. Parla Draghi.

Mentre nella politica irrompe il dibattito su un suo possibile arrivo a Palazzo Chigi, l’ex presidente della Bce firma un lungo editoriale sul ‘Financial Times’ dove espone la sua ricetta per reagire all’impatto economico dell’epidemia di coronavirus: “Lo Stato utilizzi il bilancio per proteggere i cittadini: liquidità subito per evitare che perdano il lavoro”.

“La perdita di reddito del settore privato – e ogni debito assunto per riempirla – deve essere assorbita, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici. Debiti pubblici più alti diventeranno una caratteristica delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”. A suggerire la soluzione per risollevare l’economia travolta dal coronavirus è l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, in un lungo editoriale per il Financial Times in cui sottolinea che “il corretto ruolo dello Stato è utilizzare il proprio bilancio per proteggere cittadini ed economia contro gli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”. 

Draghi sottolinea che “gli Stati hanno già fatto cosi'” in occasione di altre emergenze. Le guerre, ad esempio, osserva l’ex governatore della Banca d’Italia, “sono state finanziate da un aumento del debito pubblico”. Durante la prima guerra mondiale, in Italia e in Germania, tra il 6 e il 15% delle spese in termini reali furono coperte dalla fiscalità” E oggi, rileva Draghi, si tratta di combattere contro il coronavirus e le sue conseguenze in termini umani ed economici.

“La priorità è evitare che le persone perdano il lavoro”

Secondo Draghi, “la questione chiave non è se ma come lo Stato possa utilizzare in maniera efficace il suo bilancio. La priorità”, aggiunge, “non deve essere soltanto fornire un reddito base a coloro che hanno perso il proprio lavoro. Innanzitutto dobbiamo evitare che le persone perdano il proprio lavoro. Se non lo faremo usciremo da questa crisi con un tasso di occupazione una capacità produttiva permanentemente più bassi”. Per proteggerli, incalza l’ex numero uno dell’Eurotower, “serve un immediata iniezione di liquidità”, che è “essenziale per le aziende per coprire le spese operative durante la crisi, si tratti di grandi, piccole o medie imprese o lavoratori autonomi”.

Draghi promuove le misure assunte finora ma chiede “un approccio più complessivo”. L’unico modo per evitare il crack dell’intera economia, avverte, “è mobilitare pienamente l’intero sistema finanziario: mercato obbligazionario, soprattutto per le grandi aziende, sistema bancario e in alcuni Paesi anche quello postale”. E ciò insiste, “va fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici”.

“Recessione inevitabile. La sfida è come agire”

Le banche, ad esempio, dovrebbero prestare denaro a costo zero alle imprese disposte a salvare i posti di lavoro. In questo modo, spiega, “diventerebbero “strumenti di politica pubblica” e “il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali”.

Secondo Draghi, “una profonda recessione è inevitabile. La sfida”, afferma, è come agire con sufficiente forza e rapidità affinché non si trasformi in una prolungata depressione, resa più profonda da una pletora di fallimenti che lascerebbero danni irreversibili”. Di fronte a una guerra non resta che una mobilitazione comune. E “come europei”, conclude Draghi, siamo chiamati “a darci supporto l’un l’altro per quella che è, in tutta evidenza, una causa comune”.

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ECB, Il membro tedesco del Comitato si è dimesso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-27.

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Che il clima in Ecb fosse teso era cosa nota da tempo. Così come era ben chiara la discrepanza di visioni di politica economica. Nessuno poi potrebbe negare quanto la politica sbandieri a voce alta l’indipendenza del governatore dell’Ecb, ma nel contempo lo riempia di oscure minacce sussurategli nell’orecchio.

ECB. Offerti 100 mld Tltro-III e richiesti 3.4 mld. Deserta l’asta.

Fed ed Ecb. Molti pensano che siano a fine corsa. Vecchie, ragionano da vecchie.

Ecb. Eurozona. Riserva valutaria 836.50 miliardi Usd, 4.52% del pil.

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

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La debolezza dell’Ecb è documentabile da pochi dati, ma sono quelli che poi contano davvero.

L’Ecb ha 836.5 miliardi Usd di riserve valutarie, la Cina 3,107 miliardi Usd, il Giappone 1,331.6, la Russia 532.7 e l’India 529.61 miliardi Usd. Le differenze saltano immediatamente agli occhi se si considera il rapporto riserve / pil: Eurozona 4.52%, Cina 23.73%, Giappone 26.26%, Russia 33.80% ed India 19.69%.

L’eurozona è piena di liquidità giacenti inerti in attesa di poter essere investite: ma ripristinare  il clima di fiducia necessario è compito dei politici, non certo dei banchieri centrali.

Nei fatti, l’ultima manovra prospettata da Draghi serve solo a rendere agli stati meno gravoso il peso dei debiti sovrani, ma non solo non concorre a ridurne l’ammontare, ma al contrario li farà levitare.

È del tutto sequenziale che Germania, ed Olanda, per esempio, non possano tollerare una simile situazione.

Ma su tutto spicca l’inconsistenza finanziaria dell’Ecb.

Siamo chiari: il piano Draghi è velleitario: non si possono fare nozze con i fichi secchi, così come è velleitario cercare di risolvere problemi economici e politici con manovre monetarie. Le viti si avvitano ed i chiodi si piantano, non viceversa.

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«Official’s planned departure in October will come two years before term ends»

«The most senior German official at the European Central Bank unexpectedly resigned before the end of her term amid a conflict over a move this month to restart the bank’s giant bond-buying program»

«Sabine Lautenschläger, who sits on the bank’s six-member executive board in Frankfurt, will leave the bank on Oct. 31, more than two years before her eight-year term had been due to end»

«She is the third German-born official to resign from the ECB in just over eight years following policy disputes»

«Her departure underscores deep divisions within the ECB’s 25-member rate-setting committee over how to steer the eurozone economy through a period of slowing growth and mounting external threats»

«They will pose an early challenge for the ECB’s incoming president, Christine Lagarde, who starts on Nov. 1 and will need to mend ties with officials in major eurozone economies, notably Germany»

«The Bundesbank’s current President, Jens Weidmann, has repeatedly criticized the bank’s bond purchases, most recently in an interview this month with German mass-market daily Bild»

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A quanti avessero buona memoria dovrebbe essere inutile ricordare come nel 1930 in Germania i rotoli di banconote da cento miliardi di marchi fossero usate come carta da parati.

Già. Chi mai lo avrebbe mai detto?


WSJ. 2019-09-27. Germany’s Lautenschläger Resigns From ECB Board

Official’s planned departure in October will come two years before term ends.

FRANKFURT—The most senior German official at the European Central Bank unexpectedly resigned before the end of her term amid a conflict over a move this month to restart the bank’s giant bond-buying program.

Sabine Lautenschläger, who sits on the bank’s six-member executive board in Frankfurt, will leave the bank on Oct. 31, more than two years before her eight-year term had been due to end, the ECB said Wednesday.

She is the third German-born official to resign from the ECB in just over eight years following policy disputes.

Her departure underscores deep divisions within the ECB’s 25-member rate-setting committee over how to steer the eurozone economy through a period of slowing growth and mounting external threats. Those divisions have unsettled investors and, some analysts said, hampered the ECB’s response to economic crises.

They will pose an early challenge for the ECB’s incoming president, Christine Lagarde, who starts on Nov. 1 and will need to mend ties with officials in major eurozone economies, notably Germany.

Two other German-born ECB officials—former Bundesbank president Axel Weber and the former ECB chief economist, Jürgen Stark —both stepped down from the bank in 2011 after criticizing its decision to buy eurozone government debt. The Bundesbank’s current President, Jens Weidmann, has repeatedly criticized the bank’s bond purchases, most recently in an interview this month with German mass-market daily Bild.

German public opinion is highly critical of the ECB’s expansionary monetary policy, and senior German officials worry that the ECB’s bond purchases unfairly subsidize spendthrift governments in Southern Europe.

The ECB gave no reason for Ms. Lautenschläger’s departure. But it comes less than two weeks after the ECB unveiled a large new stimulus package aimed at shoring up the eurozone economy that included an open-ended bond-buying program.

In an interview in August, Ms. Lautenschläger, a 55-year-old jurist, warned that it was too early to launch an aggressive stimulus package, pointing to signs of strength in the eurozone economy. She argued that bond purchases should only be used in an emergency, such as when the region was threatened with deflation, or a vicious circle of falling prices.

The ECB’s Italian-born President Mario Draghi, who is also due to leave the bank in October, pushed forward with the stimulus package over objections from at least seven members of the bank’s 25-member rate-setting committee. Opponents included the heads of the Dutch, French and German central banks, representing economies that account for more than half of eurozone economic output.

The very vocal opposition to the ECB’s move “shows how fragile the ECB currently is,” said Carsten Brzeski, chief economist with ING Bank on Germany. Ms. Lagarde “will have some work to do to mend the ties,” he added.

European leaders must now agree on a successor to Ms. Lautenschläger, likely another German. Her resignation caps a period of high turnover on the ECB’s executive board, with five of six board members departing the bank over a period of 18 months.

Ms. Lautenschläger recently helped lead the ECB’s new banking supervisory arm, established during the region’s debt crisis to sever the link between weak governments and banks.

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Caos in BCE: uno dei membri del Comitato si è dimesso. I motivi

La BCE perde pezzi: Sabine Lautenschläger, membro tedesco del Comitato esecutivo, ha rassegnato le dimissioni. I motivi.

La BCE sta perdendo pezzi: Sabine Lautenschläger, uno dei membri del Comitato esecutivo della banca centrale, ha scelto di rassegnare le dimissioni.

Il motivo? Da ricercare nei mai sopiti contrasti con Mario Draghi che in occasione dell’ultima riunione ha scelto di tagliare i tassi di interesse sui depositi e di annunciare un nuovo Quantitative Easing.

Le dimissioni di Lautenschläger dalla BCE sono tra l’altro giunte proprio nel momento in cui l’Italia ha avanzato all’Eurogruppo la candidatura di Fabio Panetta come prossimo membro del Comitato esecutivo.

Tegola BCE: i motivi delle dimissioni di Lautenschläger

Il Comitato esecutivo della BCE è formato da sei persone, compresi il Presidente e il Vicepresidente dell’istituto, tutte nominati dal Consiglio europeo.

Nella serata di ieri, mercoledì 25 settembre, il membro tedesco Sabine Lautenschläger ha scelto di rassegnare le dimissioni senza però fornire indicazioni in merito ai motivi di questa scelta.

Molti hanno puntato il dito contro i rapporti piuttosto tesi tra la donna e Mario Draghi, lo stesso che il 31 ottobre lascerà la BCE nelle mani di Christine Lagarde.

Nell’ultima riunione l’italiano ha tagliato i tassi sui depositi, annunciato un nuovo Quantitative Easing e aperto le porte a un nuovo round di politiche monetarie extra-accomodanti. Il deciso cambiamento di rotta operato dalla banca centrale ha portato gli oppositori del Presidente a storcere il naso.

Tra le maggiori critiche mosse al nuovo Quantitative Easing sicuramente quelle relative alla sua efficacia. La Lautenschläger si è sin da subito scagliata contro la decisione di introdurre un nuovo QE a tempo indefinito che procederà al ritmo di 20 miliardi al mese e ha votato contro le mosse di Draghi. I loro scontri hanno portato poi alle dimissioni della donna, secondo i rumor.

Cosa accadrà adesso?

Le dimissioni di Lautenschläger non avranno alcun impatto sulla rappresentanza del Comitato esecutivo BCE: la donna sarà infatti sostituita da un altro tedesco visto che ai Paesi con il PIL più alto viene in genere accordata una presenza nel Board.

Molto probabilmente il suo successore sarà comunque una donna. D’altronde lo stesso Draghi ha più volte sottolineato la necessità di dare spazio alla componente femminile in ogni tipo di istituzione.

Le dimissioni di Lautenschläger dalla BCE, si noti, sono arrivate con più di due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato prevista per febbraio 2022.

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ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

EuroTower 004

L’Occidente è entrato in una fase fortemente disgregatrice. La maggior parte dei paesi importanti per popolazione ed economie hanno subito un processo di parcellizzazione politica ed i loro governi sussistono con maggioranze minime, mentre il confronto tra maggioranze ed opposizione ha raggiunto livelli conflittuali difficilmente riscontrabili in passato. Questa instabilità politica ha esitato nella nomina a Governatore dell’Ecb di Mrs Lagarde, scelta d’obbligo perché nessuna nazione avrebbe avuto la forza di imporre il proprio candidato.

A ciò si accoppia il fatto che l’Unione Europea è entrata in una fase regressiva, caratterizzata da un forte calo della capacità produttiva.

Per essere chiari, nessuno ha la più pallida idea di come poterne uscire minimizzando le perdite.

Consistente è la responsabilità dei governi nazionali, che non hanno approfittato del periodo a tassi negativi e dei passati QE per affrontare riforme strutturali. I debiti pubblici pesano peggio di macigni e limitano grandemente i margini di manovra.

Ad aggravare la situazione è la concomitanza di rinnovo della dirigenza politica dell’Unione Europea e del necessario rinnovo del Governatore Draghi, arrivato a fine mandato.

Il 12 settembre Draghi ha tenuto l’ultima riunione, un incontro tormentato.

– tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%.

– Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base.

– Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento.

– L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma.

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Sono manovre dettate dalla disperazione: i Governatori sono infatti ben consci come le manovre valutarie siano impotenti nella risoluzione di problemi politici ed economici. Ciò che al massimo possono fare è concedere ancora alquanto tempo all’Unione ed ai Governi, ma è una concessione pagata a ben caro prezzo.

Questo schema operativo ricalca quello messo in opera nel 2009, ma a quell’epoca la banche centrali erano nel pieno della loro vigoria, mentre adesso sono stremate. E poi, mica che tutte quelle operazioni abbiano dato un gran bel risultato: l’Unione Europea è infatti nuovamente in una recessione che sta volgendo sempre più verso la depressione.

È una angosciosa corsa a mangiarsi le sementi.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

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È stata una decisione sofferta, che potrebbe anche non avere seguito, che questa dirigenza Ecb lascerà in eredità ai successori.

A dispetto della pacatezza degli annunci, durante la riunione sono volate parole grosse: le divergenze sono state rigide e sanguigne.

«Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move»

«European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter»

«The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said.»

«Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population»

«Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure»

«Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure»

«One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal»

«Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash»

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Unione Europea, Eurozona e Banca Centrale Europea stanno pericolosamente avvicinandosi al melting point, al punto di collasso.


Bloomberg. 2019-09-12. Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move

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European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter. The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said. They spoke on condition of anonymity, because such discussions are confidential.

Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population. Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure, the officials said.

Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure. It casts a shadow over the resolve underpinning his parting stimulus shot before Christine Lagarde succeeds him, and also over his account of the proceedings. The extent of the rift might open the door to critics of the institution to question the legitimacy of its decisions. Despite the disagreement, Draghi presented the decision to relaunch QE as having enough support to move forward. There was no vote on the matter, in line with typical ECB practice. Such a ballot would be a rare occurrence, but if one had taken place, under the Governing Council’s system of rotation to streamline decision-making, the French and Estonian governors would have been unable to cast a vote this month.

“There was more diversity of views on APP. But then, in the end, a consensus was so broad there was no need to take a vote. So the decision in the end showed a very broad consensus. As I said, there was no need to take a vote. There was such a clear majority.”

Mario Draghi, Sept. 12 press conference in Frankfurt. One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal, the officials said.

QE has previously proved contentious.

Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash.


Il nuovo bazooka di Draghi

Taglio ai tassi sui depositi, un nuovo programma di Quantitative easing (Qe) per 20 miliardi di euro al mese a partire del mese di novembre e nuove condizioni delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende, che saranno anche più lunghe del previsto. E’ questo il pacchetto di misure annunciato oggi dal presidente della Bce, Mario Draghi per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione tendenziale che nel 2019 dovrebbe crescere dell’1,2%, dell’1% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Stime, queste, riviste al ribasso rispetto alla proiezioni di giugno scorso. L’Eurotower ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, con una previsione di un pil all’1,1%, e per il 2020, stimato a +1,2%. Per il 2021 la previsione è di una crescita dell’1,4%.

Nel dettaglio il Consiglio direttivo di oggi ha deciso di tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base: il tasso applicato alle banche sarà quindi uguale al tasso medio delle aste principali di riferimento nella durata del rispettivo Tltro 3. Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento. L’ultima modifica, legata all’estensione della durata, consente alle controparti di rimborsare la somma presa in prestito prima della scadenza finale, con una frequenza trimestrale a partire da due anni dopo il settlement di ciascuna operazione. L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando che “si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali”.

Nel Consiglio direttivo, Draghi ha spiegato che c’è stata una “unanimità sulla visione che la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda”. Nel corso della riunione c’è stato un “pieno accordo sulla necessità di agire ma differenze sulla valutazione della gravità dello scenario” con “qualche membro che ha detto ‘aspettiamo e vediamo, ma il Consiglio ha deciso di agire ora”. Nella riunione del board, ha rilevato Draghi, c’è stato anche “un ampio accordo sulla forward guidance, sui tassi e sulle Tltro”: “C’è stata più diversità di vedute”, secondo la descrizione di Draghi, nella valutazione se fosse “appropriato” riprendere gli acquisti del Quantitative Easing. Draghi si è rifiutato – come da prassi – di fornire numeri sulle posizioni favorevoli e contrarie spiegando che “non c’è stato bisogno di votare, vista l’ampia maggioranza”.

Nel corso della conferenza stampa Draghi ha sottolineato in particolare la necessità che i governi con margini di manovra li utilizzino. “Alla luce dell’indebolimento delle prospettive economiche” nell’area dell’euro, ha osservato il presidente della Bce, “i governi con margini di manovra nei conti pubblici dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo”. Nei paesi in cui il debito pubblico è elevato, ha osservato Draghi, “i governi devono perseguire politiche prudenti che creeranno le condizioni affinché gli stabilizzatori automatici possano operare liberamente. Tutti i paesi dovrebbero intensificare gli sforzi per ottenere una situazione dei conti pubblici più favorevole alla crescita”.

E la reazione dei mercati agli annunci di Draghi sono stati positivi. Il mercato, infatti, ha apprezzato l’atteggiamento accomodante, da ‘colomba’, della Bce, che ha lanciato l’ultima “cannonata” della presidenza di Mario Draghi con un nuovo quantitative easing da 20. I rendimenti dei Titoli di Stato si raffreddano, quelli dei Btp italiani aggiornano i minimi storici, e le borse reagiscono, chiudendo la seduta in rialzo. Secondo analisti ed economisti, il presidente della Bce, che sarà sostituito da Christine Lagarde a novembre, ha posto le basi per proseguire, anche in futuro, con le politiche di stimolo monetario. Nel dettaglio lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a 139 punti base, ai minimi da maggio 2018, confermando il trend di forte discesa dei tassi dopo gli annunci di politica monetaria della Bce. Il rendimento del decennale italiano, che ha toccato il minimo dello 0,758%, si ferma allo 0,86%, secondo i dati della piattaforma Mts.


Riunione BCE: Draghi annuncia il QE a tempo indeterminato

Tasso sui depositi in calo, ripresa del Quantitative Easing, reinvestimento dei titoli in scadenza e «tiering» per il comparto bancario. Anche questa volta la Banca Centrale Europea non ha deluso le attese. Ora, ha detto Draghi, è il momento della politica fiscale.

Come sempre accade quando c’è di mezzo Mario Draghi, la conferenza stampa che fa da corollario alle riunioni della Banca Centrale Europea è stata particolarmente emozionante.

Vediamo nel dettaglio cosa ha deciso il board dell’Eurotower nella riunione di oggi, 12 settembre 2019, e quello che ha detto il chairman Mario Draghi.

Riunione BCE 12 settembre: tasso depositi al -0,5%

Il tasso sui depositi sarà ridotto di 10 punti base al -0,5%. “Anche se non piacciono alle banche, i tassi negativi non causeranno il collasso del sistema finanziario”, ha commentato Draghi. “Le banche devono pensare a migliorare la loro struttura dei costi”. “I tassi negativi ci servono per raggiungere il nostro mandato”.

Per limitare gli effetti negativi del costo del denaro sottozero, sarà introdotto un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve (c.d. tiering, ndr) tramite il quale una parte delle disponibilità liquide in eccesso sarà esentata dal tasso di interesse del -0,5%.

Riunione BCE 12 settembre: QE da 20 miliardi mensili

Gli acquisti netti di asset, il c.d. Quantitative Easing, sarà ripreso, a partire dal 1° novembre, a un ritmo di 20 miliardi mensili. “Non ci sono state discussioni sulle tipologie di asset da acquistare poiché, a grandi linee, gli acquisti saranno come quelli fatti in passato”.

Il fatto che il board non abbia discusso di una fine del piano di Quantitative Easing, che è a tempo indeterminato, è legato al fatto che “abbiamo un margine di manovra rilevante per continuare a questo ritmo”. “Ci attendiamo che il piano di acquisto asset duri per il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante della politica dei tassi”

Riunione BCE 12 settembre: continua piano di reinvestimenti

Continuerà invece anche dopo la risalita dei tassi il piano di reinvestimento dei proventi dei titoli in scadenza.

Per quanto riguarda invece i nuovi prestiti a lungo termine destinati al sistema bancario (TLTRO III), registreranno un cambiamento “per preservare –riporta il comunicato emesso dall’istituto di Francoforte- le condizioni dei prestiti, garantire la trasmissione regolare della politica monetaria e sostenere ulteriormente una politica monetaria accomodante”.

Riunione BCE 12 settembre: stimoli a tempo indeterminato

Una modifica particolarmente importante è rappresenta da quella relativa la “forward guidance”, la strategia comunicativa che prevede la fissazione di una scadenza per le misure di stimolo.

Questi provvedimenti espansivi, è emerso dalla riunione di oggi della BCE, resteranno in vigore finché necessario.

Riunione BCE 12 settembre: è il momento dei governi

Nel complesso, il messaggio arrivato da Francoforte è: noi abbiamo fatto il nostro, ora tocca ai governi. Non a caso particolare enfasi, come mai prima d’ora, è stata riservata alla politica fiscale.

All’interno del board, ha detto Draghi, “c’è stata unanimità sul fatto che la politica fiscale debba diventare il maggior strumento di stimolo”. “È arrivato il momento per la politica fiscale di prendere il controllo della situazione”.

Per quanto riguarda possibili misure di “helicopter money”, di politiche monetarie estreme (anche arrivando a “lanciare soldi da un elicottero”), la BCE non ha affrontato il discorso. “Consegnare soldi alle persone rappresenta un politica fiscale, non monetaria”.

Riunione BCE 12 settembre: Germania deve fare di più

“In un contesto caratterizzato da un indebolimento dell’economia e di rischi ribassisti, i governi che hanno la possibilità di stimolare l’economia con misure fiscali dovrebbero farlo”.

Il riferimento è ovviamente alla Germania. Nel giorno in cui anche l’Ifo ha rilevato che la prima economia europea è entrata in recessione (La Germania è in recessione: a dirlo è l’IFO), Draghi ha sottolineato che le autorità tedesche “devono incrementare le spese governative”.

Riunione BCE 12 settembre: analisti ottimisti

«Non abbiamo ragione di dubitare -ha detto Vincenzo Longo di IG- sulla bontà delle misure odierne, pertanto crediamo che queste siano tali da liberare ulteriori acquisti sui mercati fino a fine mese». Continuiamo pertanto ad essere rialzisti sull’equity europeo e americano fino a fine mese.


BCE: rivolta senza precedenti contro Draghi?

Le decisioni prese ieri dalla BCE hanno fatto storcere il naso a diverse economie dell’Eurozona.

Alcuni governatori dell’istituto centrale rappresentanti dei cosiddetti “Paesi core” del blocco, si sono scagliati contro la nuova politica monetaria di Mario Draghi che, tra le altre cose, lascerà presto il Consiglio Direttivo nelle mani di Christine Lagarde.

Le ultime indiscrezioni di Bloomberg hanno parlato addirittura di una rivolta senza precedenti scoppiata nei corridoi della BCE: se il taglio dei tassi di interesse sui depositi è passato in secondo piano, l’avvio di un nuovo Quantitative Easing ha suscitato le ire di diversi Paesi.

La rivolta senza precedenti, ha continuato il quotidiano, è scoppiata durante un meeting particolarmente litigioso. Il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau è entrato ufficialmente a far parte della fazione più hawkish già comprendente l’olandese Klaas Knot e il tedesco Jens Weidmann.

Tutti e tre si sono scagliati contro la decisione di introdurre un nuovo Quantitative Easing (questa volta senza limiti temporali) a partire dal prossimo 1° novembre e a un ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Già qualche giorno fa altre indiscrezioni avevano lasciato trapelare la presenza di dissidi interni in BCE. Oggi alle voci iniziali si sono aggiunte quelle di Bloomberg che ha riportato le testimonianze di alcune persone a conoscenza dei fatti le quali, per la delicatezza della questione, hanno preferito rimanere anonime.

Mai visto un disaccordo così grande.

Francia, Paesi Bassi e Germania sono stati i più accesi critici del nuovo QE, ma non sono stati i soli: anche l’Austria e l’Estonia si sono scagliate contro le ultime decisioni della Banca Centrale Europea.

“C’è stata maggiore divergenza di opinioni sul PAA, ma alla fine il consensus è stato vasto e non c’è stato bisogno di votare,”

ha comunque tenuto a precisare il presidente uscente.

Eppure, hanno fatto notare diversi osservatori, un disaccordo così grande non si era mai visto durante la presidenza di Mario Draghi ed è proprio per questo che si è parlato di una vera e propria rivolta scoppiata, si noti, in occasione della sua penultima riunione come Presidente.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-25.

Minosse & Macron

«Per me si va ne la città dolente, 

per me si va ne l’etterno dolore, 

per me si va tra la perduta gente. ….

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate»

Dante. Inferno, III.


Verbali BCE ammettono: rallentamento più duraturo del previsto

Verbali BCE: le minute dell’ultima riunione di luglio sotto la lente

I verbali BCE riferiti alla riunione di luglio sono stati finalmente pubblicati.

Come spesso accade, anche questa volta le minute della Banca Centrale Europea sono state precedute da quelle della Federal Reserve, che ieri sera ha tentato di fare chiarezza sul suo recente meeting.

Tornando alla zona euro, il mercato ha atteso con ansia i verbali BCE di oggi. L’obiettivo? Capire se e quando le nuove misure di politica monetaria entreranno in vigore. Il 12 settembre sarà un altro giorno di fuoco per Mario Draghi e i suoi colleghi del Consiglio Direttivo.

Verbali BCE: cosa è emerso dal documento

Nelle minute pubblicate è emerso il contenuto delle discussioni che i membri del Consiglio Direttivo hanno avuto in occasione del meeting di luglio. Stando a quanto emerso dai verbali, la BCE è stata colta di sorpresa da quello che ha definito un “rallentamento economico più lungo del previsto”.

Nelle ultime settimane, si legge nel documento, le incertezze di breve termine sull’outlook politico sono aumentate mentre allo stesso tempo l’attività globale è rallentata nel 2° trimestre del 2019 (il riferimento è soprattutto al settore manifatturiero).

Come previsto, i verbali BCE si sono occupati anche di guerra commerciale: sull’outlook hanno continuato a pesare profonde incertezze e l’indebolimento degli investimenti globali.

A far riflettere, hanno continuato le minute di luglio, è stata anche l’inflazione, visto che le aspettative di lungo termine si sono abbassate.

Sul fronte QE, i verbali BCE hanno confermato che un pacchetto di stimoli risulterebbe comunque più efficace di una sequenza di singole azioni. Così come emerso già nella riunione di luglio, anche la revisione della forward guidance verrà presa in considerazione.

Per riassumere, il documento non ha fornito dettagli aggiuntivi rispetto a quelli già comunicati da Draghi. In linea di massima, i rischi al ribasso sono diventati più evidenti, cosa che potrebbe richiedere un nuovo taglio delle stime.

Le previsioni

La riunione di luglio ha assunto un’importanza strategica fondamentale e, proprio per questo, ha reso necessario il monitoraggio degli odierni verbali BCE.

Nell’ultimo meeting i tassi di interesse non sono stati toccati, esattamente come previsto dalla maggior parte del mercato, né sono state annunciate nuove misure di stimolo.

Allo stesso tempo però Mario Draghi ha dato mandato per valutare la fattibilità di un nuovo Quantitative Easing, necessario a rispondere al rallentamento economico in atto e al deterioramento delle condizioni che, fino a qualche mese fa, avevano lasciato sperare in un rialzo dei tassi.

“Il Consiglio direttivo ha incaricato i comitati pertinenti dell’Eurosistema di esaminare possibili opzioni, fra cui modalità atte a rafforzare le proprie indicazioni prospettiche in merito ai tassi di interesse di riferimento, misure di attenuazione, come l’elaborazione di un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve, e possibili opzioni riguardo a dimensioni e composizione di eventuali nuovi acquisti netti di attività.”

Per questo motivo i verbali BCE di oggi riferiti alla riunione di luglio sono stati attentamente monitorati dal mercato che ha tentato (invano) di scovare eventuali indizi sul prossimo meeting del 12 settembre.

Le previsioni della maggior parte degli osservatori sono state confermate: le minute odierne si sono limitate a ribadire quanto già sancito e non hanno offerto dettagli operazionali sulle possibili misure in dirittura d’arrivo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Timmermans. Da sette a dieci capi di stato non lo vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Umiliazione 001

«Among the EU leaders that have reportedly objected to Timmermans are Poland, Hungary, Czech Republic, Croatia, Slovakia and Ireland.»


Problema semplice da enunciarsi e difficile da essere risolto.

– gli Spitzenkandidaten, Weber e Tittermans, sono quelli proposti dai gruppi parlamentari prima delle elezioni, ma sia il Ppe sia S&D sono usciti dalla tornata elettorale sonoramente battuti, avendo perso una quarantina di deputati ciascuno. I vinti non possono dettar legge ai vincitori.

– È variata anche la composizione del Consiglio Europeo, ossia l’organo che nomina Presidente e membri della Commissione. Ma per procedere alla nomina servono:

«- if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population»

– Ppe ed S&D si sono e si stanno contrapponendo violentemente: nessuno dei due ha la forza di imporsi, ma ritiene abbastanza potere da impedire l’elezione dell’altro.

– Questi sono i momenti nei quali si raccoglie ciò che si è seminato.

«Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job. But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group. All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.»

«The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.»

«The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.»

«French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process»

«Nationalists also made gains.»

«But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.»

«EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.»

«Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.»

* * * * * * *

Per cinque lunghi anni Ppe ed S&D, ed i relativi governi nazionali, hanno perseguitato i paesi dell’ex est europeo e, nell’ultimo anno, anche Italia e Grecia: continuare dopo le elezioni con la stessa identica prosopopea conduce solo allo stallo. Nei fatti, i voti degli identitari populisti fanno gola a tutti, ma sarebbe troppo pretendere che votino un loro aguzzino.

Come può andare a piatire il voto colui che aveva definito gli identitari sovranisti con l’epiteto di ‘lebbrosi‘ e ‘nemici mortali‘?

Non solo.

Nel Consiglio Europeo i budget devono essere approvati alla unanimità: quello è uno dei momenti nei quali anche i paesi piccoli contano.

*

Alla fine sarà indifferente il nome prescelto: conteranno gli accordi stilati.

Nota.

Gli allibratori di Londra danno vincente Mrs Lagarde.


Ansa. 2019-07-01. Ue: stallo sulle nomine. Tra sette e dieci i Paesi non d’accordo su Timmermans

I lavori del vertice europeo a 28 con la colazione di lavoro, sono ripresi in ritardo perché la cancelliera Angela Merkel subito prima si è riunita con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria. Trovare un’intesa non sarà cosa facile, spiegano fonti europee, che allo stesso tempo evidenziano come il nome dell’olandese Frans Timmermans sia, tra quelli degli Spitzenkandidaten, il più gettonato. Non è escluso che nel corso della mattinata si arrivi alla conta. Inoltre, spiegano le fonti, tecnicamente le consultazioni potrebbero continuare per tutta la giornata.
L’accordo sul pacchetto delle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee è ancora “molto complicato”, secondo quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura di Frans Timmermans per la Commissione europea resta sul tavolo dei leader, anche se sono ancora tra i sette ed i dieci, i capi di stato e di governo contrari, con pochi spostamenti rispetto alle posizioni espresse già ieri sera all’inizio del summit.

“Il criterio dello Spitzenkandidat sta incontrando difficoltà. Mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Così risponde il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede del nome di Frans Timmermans per la Commissione Ue. “L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat, non può essere la sola soluzione”, ripete in inglese. “Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

“La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con riferimento al pacchetto di nomi per la guida delle istituzioni europee, che – secondo le ricostruzioni – sarebbe emerso dal G20 di Osaka, in Giappone, come frutto di un’intesa tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE AL SUO ARRIVO A BRUXELLES

Dopo sette estenuanti ore di negoziato i leader popolari, dopo averlo accolto inizialmente con estrema freddezza, stanno convergendo sull’accordo raggiunto ad Osaka dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, che prevede l’arrivo di Frans Timmermans sulla poltrona della presidenza della Commissione europea e Manfred Weber su quella dell’Eurocamera, per i prossimi cinque anni. Gli incontri bilaterali proseguono nella notte con l’obiettivo di consolidare la possibile intesa. E restano comunque ancora da riempire, le caselle dell’Alto rappresentante e del vertice del Consiglio, che sulla base del rispetto dell’equilibrio geografico e di genere, dovrebbero tingersi entrambe di rosa. Ma a dare il segnale dell’evoluzione, è stato un video girato intorno a mezzanotte dal premier bulgaro Boyko Borissov, che alla sospensione dei lavori del summit ha lasciato la sede del Consiglio europeo per incontrare Timmermans nella sede della sua rappresentanza permanente. “Sta emergendo un compromesso” ha detto a Timmermans, prima che la clip si interrompesse. Nel frattempo fonti diplomatiche hanno segnalato una progressiva retromarcia dei leader del Ppe, che entrati al vertice con una posizione in netto contrasto con quella di Merkel e infastiditi dalla mossa della cancelliera – dopo aver fatto la voce grossa esprimendo tutto il loro dissenso – hanno deciso di allinearsi alla posizione della tedesca. Strenui oppositori continuano invece ad essere i capi di stato e di governo dei Paesi Visegrad, con Polonia e Ungheria in testa, e Viktor Orban che ha definito la scelta di Timmermans come “il più grande errore della storia”. Ma i quattro, da soli, non raggiungono il peso specifico necessario per poterla bloccare. Tra l’altro, la premier britannica Theresa May ha fatto sapere, che nel caso di un voto, starà dalla parte della maggioranza.

*


Adnk. 2019-07-01. Ue, “accordo complicato”

Continuano, mentre a Bruxelles si è fatto giorno, le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo dell’Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie. Dopo un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio Europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni in vari formati, si protraggono ininterrottamente dalle 18 di ieri. Frans Timmermans è tuttora sul tavolo dei leader come candidato alla presidenza della Commissione, sostenuto da vari Paesi perché ritenuto in grado di ottenere “consenso”. Le posizioni dei leader Ue non sarebbero variate molto nel corso della notte, malgrado i molteplici incontri. “Ora vediamo come andrà la riunione”, spiegano fonti diplomatiche, mentre il Consiglio Europeo è in corso da oltre 14 ore. L’accordo sulle nomine, spiegano le fonti, “è complicato”, ma esiste, ricordano, “la possibilità” di avere un voto. Sarebbe, continua la fonte, “assai irresponsabile uscire da qui senza una decisione: il Parlamento si insedia domani, è la seconda volta che ci troviamo. Oggi è il giorno per trovare un accordo”. Quanto ai tempi, dopo oltre 14 ore di riunioni, “tecnicamente” i capi di Stato e di governo “possono andare avanti tutto il giorno”.

CONTE – Sul fronte italiano, dopo il veto leghista posto sul laburista olandese Frans Timmermans, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere già ieri che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura. Concetto ribadito anche questa mattina, quando è apparso improvvisamente nella sala stampa di palazzo Justus Lipsius: “Vedremo – ha spiegato il premier -. Però io dico che lo Spitzenkandidat non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. In ogni caso, Timmermans “non sembra che abbia un consenso unanime” tra i leader riuniti nel Consiglio Europeo, “il fatto è questo”. “Il criterio dello Spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Ma se si votasse, Timmermans ce la farebbe? “E’ difficile da capire – risponde – non lo so se sarebbe sostenuto da una maggioranza”. E ancora: “L’Italia è aperta per un dialogo costruttivo, fin dall’inizio mi sono dichiarato molto aperto. Ma ho anche dichiarato che per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat. Per me non è l’unica soluzione”

“Dobbiamo tenere conto – ha continuato Conte – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Una cosa è certa, continua Conte alla domanda se Michel Barnier abbia possibilità di riuscire a diventare presidente della Commissione: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento”.

Incerti i tempi per la nomina: per il premier italiano non è detto che la partita si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo”, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità”.

*


Bbc. 2019-07-01. EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs

EU leaders meeting in Brussels remain divided over who should get the EU’s top jobs, including a successor to Commission chief Jean-Claude Juncker.

Talks resumed over breakfast on Monday morning, after the member countries failed to reach agreement at the emergency summit convened on Sunday.

Summit chair Donald Tusk decided to have a break for bilateral talks.

Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job.

But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group.

All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.

Tense differences have emerged over the successors for the key roles.

Why this political wrangling?

The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.

Under the “Spitzenkandidat” procedure the EU adopted in 2014, leaders are supposed to take into account which party won the most seats in the European Parliament when deciding roles including the European Commission presidency.

The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.

French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process.

The May elections also saw big gains for the liberals – including Mr Macron’s alliance – and Greens, so the long-established centre-right and centre-left blocs can no longer dominate EU business. Nationalists also made gains.

The Commission drafts EU laws, oversees national budgets, enforces EU treaties and negotiates international trade deals.

The rare Sunday summit was called because EU leaders failed on 20 June to agree on candidates for the Commission president’s job and other top posts: European Council president (to replace Donald Tusk); high representative for foreign policy (to replace Federica Mogherini); European Parliament president and European Central Bank president.

“The vast majority of EPP prime ministers don’t believe that we should give up the presidency quite so easily, without a fight,” Irish Taoiseach (prime minister) Leo Varadkar said on Sunday.

German Chancellor Angela Merkel has long backed Manfred Weber for the top job, pitting her against President Macron and other critics who argue he lacks the necessary experience, as he has never held a government post.

Arriving at the Brussels summit, Mrs Merkel said “it looks like the talks won’t be very easy”.

Mrs Merkel and Mr Macron are said to have hatched a compromise deal to support Mr Timmermans, as part of a balanced deal, on the sidelines of the G20 summit in Japan.

But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.

What about institutional tensions?

The top EU appointments – especially for Commission chief – sharpen not only national rivalries but also those between the European Council and the European Parliament, which is the only directly elected EU institution.

The “Spitzenkandidat” procedure was launched by the parliament in 2014, so keeping it is a matter of pride for MEPs.

But Mr Macron stressed the need to nominate two men and two women for the four key posts. The fifth – parliament president – is mainly in the hands of MEPs.

EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.

Reuters news agency, quoting Brussels diplomats, says the plan backed by Mr Tusk would give Mr Weber the post of parliament president, and make Mr Timmermans – who has strong French and Spanish support – Commission president.

According to Bloomberg news, in that scenario Belgium’s liberal Prime Minister Charles Michel would succeed Mr Tusk as European Council president and the foreign policy post would go to Bulgaria’s Mariya Gabriel, a centre-right politician like Mr Weber.

Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.

How are the posts decided and what do they do?

The EU treaties say the government leaders – the European Council – have to nominate a Commission president, then MEPs vote on that candidate.

The leaders have to take account of the EU election results when they decide. The choice is made by qualified majority – that is:

– if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population

The pressure is on, because the new parliament meets on 2 July, and at their 15-18 July session, MEPs are to vote on the nominee. The new Commission president is to take office on 1 November.

The European Council president is to be elected by the EU leaders by qualified majority, and should take office on 1 December. He/she chairs EU summits and steers the bloc’s broad strategy, while the Commission deals with the fine details.

The High Representative for foreign policy runs the EU External Action Service (EEAS), dealing with major challenges such as Iran’s nuclear programme, Kosovo and EU interventions in Africa.

A favourite to become ECB president, taking over from Mario Draghi, is Jens Weidmann, head of the German Bundesbank. The ECB had to calm markets during the eurozone crisis and manage Greece’s severe debt problems. The bank has enormous influence, given continuing concern about the euro.

The European Parliament president steers MEPs’ debates and their votes on most EU legislation.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

ECB. Entro fine anno si dovrebbe rinnovare il Governatore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

EuroTower 003

Le bugie ripetute con ossessiva reiterazione alla fine sono percepite come lampanti verità: la mente quasi si rifiuta di ragionarci sopra, sempre poi che ne sia capace di farlo.

Nell’attuale transeunte cultura occidentale il mito delle indipendenza della banca centrale dal potere politico si è tramutato nella degenerazione di un mantra, che ha mutato il suo iniziale significato di strumento di pensiero per ridursi ad una formula magica.

La banca centrale è tutto tranne che indipendente dalla politica: essa è per definizione deputata a fare politica finanziaria, e chi fa politica tenendo in mano i cordoni della borsa la condiziona severamente. Il suo governatore è di nomina governativa, così come tutta la sua alta dirigenza. Nessun governatore mai si sognerebbe di fare alcunché senza essersi previamente consultato con i suoi colleghi e con il governo dello stato da cui dipende.

Quando poi un governatore facesse qualcosa di sgradito al governo in carica non dimostrerebbe di essere ‘libero’ e ‘non condizionato’: si sarebbe semplicemente accordato con l’opposizione.

*

Diamo con piacere atto a Mario Draghi di essere riuscito a far sopravvivere l’Ecb in un periodo particolarmente turbolento della storia e, soprattutto, in un momento di sconcertante crisi politica, con parcellizzazione del potere.  A Mario Draghi sono venuti a meno i referenti politici che gli indicassero fini ed obiettivi da perseguire. Non sarebbe nemmeno troppo azzardato dire che alla fine sia stato lui a cercare di governare questa povera Unione Europea dilacerata da correnti centrifughe per di più di cangianti direttive strategiche.

L’attuale Commissione Europea uscente è risultata essere composta di miopi omini piccini piccini, persino incapaci di fare i propri interessi. L’asse francogermanico si è dissolto come neve al sole, e non è ancora stato sostituito da un qualcosa di equipollente.

Mario Draghi, sulla scia degli accadimenti mondiali, ha dovuto tramutare la banca centrale da prestatrice ad acquirente di ultima istanza: una strada mai prima tentata nella storia e teoricamente ignota.

Non solo. È riuscito a garantire per molti anni un regime di tassi vicini allo zero e, talora, anche negativi.

Se Mario Draghi ha concesso agli stati nazionali gli strumenti necessari per controllare i debiti sovrani, questi li hanno utilizzati non per sanare bensì per peggiorare la situazione. Il ricorso al debito è diventato la droga dei governi.

Debito usato contro natura: tanto è utile il debito contratto per finanziare un investimento produttivo che intrinsecamente ne prevede l’ammortamento, tanto è pernicioso quello usato per finanziare spese correnti, improduttive.

L’Ecb comprava titoli di qualità vicina alla carta straccia concedendo denaro fresco e buono. Metteva a disposizione del sistema bancario europeo liquidità a tassi nulli, liquidità che i governi imponevano poi fosse utilizzata per comprare ancora titoli di stato. L’eurozona è stracolma di bond inesigibili.

*

Se Draghi non vedesse l’ora di potersene andare via e se i governanti europei dimostrassero un minimo barlume intellettivo, la scelta operativa migliore sarebbe quella di rinnovarlo nel suo incarico.

Così, mentre tutti gli occhi e le menti sono abbacinate dalle prossime elezioni e relativo scadenziario per il rinnovo delle cariche europee, nessuno osa parlare di come procedere al rinnovo del governatore della banca centrale.

Nessuno è così forte da imporlo, nessuno è così debole da non generare problemi, da porre dei veti.

È una situazione di stallo.

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«All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown»

*

«A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year.»

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«Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.»

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«The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.” …. By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low»

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«The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.»

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«Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks»

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«The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.»

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Concludiamo con alcune scarne considerazioni.

L’intera eurozona, tranne rare enclavi, è entrata in un periodo di stagnazione economica, ove il calo della produzione industriale si associa ad una diminuzione dei consumi. Il passo verso la recessione è piccolissimo.

Se è vero che la finanza gode di una sua certa quale autonomia, sarebbe ancor più vero ricordarsi che senza produzione industriale la finanza si riduce al gioco del monopoli.

Questo è un concetto che Mario Draghi ha ripetuto fino alla nausea. Ma la ripresa della produzione industriale è compito della politica, non della banca centrale. Fossimo nella Roma Repubblicana, si dovrebbe considerare se eleggere Draghi dittatore: sarebbe non solo un ottimo governatore, ma anche un altrettanto ottimo governante. Ma così non è.

«A real tragedy.»

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Bloomberg. 2019-04-24. The central bank has plenty of tools left to tackle a European slump, but will Mario Draghi’s replacement be as willing to wield them?

The euro zone has only recently recovered from a double-dip recession, but there are already questions about how prepared it would be for a new crisis.

All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown. While pessimists worry that the ECB has few tools left if it needs to revive growth – given the region’s already rock bottom interest rates – such concerns are overdone. A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year. Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.

The ECB is still well behind the U.S. Federal Reserve in terms of bringing its monetary policy back to normal. The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.”

By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low: The main refinancing rate is stuck at zero, and the deposit rate is a negative 0.4 percent (meaning lenders pay for the privilege of parking their excess reserves with the ECB). In March, Draghi told investors they shouldn’t expect any rate increases until at least the start of 2020, in an attempt to spur lending and help the euro zone through a soft patch of growth. He also announced a new round of cheap loans to the banks.

None of this means the ECB has nothing left in the tank for a downturn. For a start, it could reactivate those net asset purchases to push down bond yields. That would offer breathing space to governments, which could spend more, and cut lending rates (helping companies and consumers). The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.

Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks. Even if that were the case, they could mitigate the impact. For example, they could create a tiered system whereby banks wouldn’t pay any charge for putting their excess reserves with the ECB until they hit a certain level.

Of course, these measures might have less of an impact than in the recent past. But a much greater threat is if we end up with a central bank that’s unwilling to deploy its full toolkit of unorthodox measures. The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.

This risk, unfortunately, is all too apparent. The list of contenders to replace Draghi includes some central bankers who are intellectually opposed to some unorthodox measures. For example, Jens Weidmann, the president of Germany’s Bundesbank, has long questioned the use of bond-buying schemes. In 2016, he said that mammoth asset purchase programs came dangerously close to the monetary financing of government deficits, which is illegal under European Treaties.

Weidmann isn’t opposed to other unconventional measures, including negative rates. It’s possible that he could, if picked as president, become less hawkish. Or euro zone leaders could well choose another candidate who’s more inclined to preserve Draghi’s toolkit. They might include Benoit Coeure, an ECB executive board member, or Francois Villeroy de Galhau, governor of the Banque de France. Olli Rehn and Erkki Liikanen, the current and former governors of the Bank of Finland, are other more moderate possibilities.

As Draghi has demonstrated, the ECB’s effectiveness during a slump depends more on its leadership than on its financial instruments. As euro zone leaders mull his replacement, they must make sure the central bank keeps the ability to do its job properly.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Ecb. Draghi. Nessuno è profeta in patria. Anni di prediche inascoltate.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-28.

EuroTower 002

Anche i più viscerali avversari delle politiche monetarie condotte dal Governatore Draghi alla fine devono ammettere che sia persona degna e preparata, cui molto devono gli europei.

Entrato in carica in un momento di profonda crisi mondiale ed europea, ha cercato di fare tutto il suo possibile per mantenere a galla la valuta europea.

Non solo, durante il suo mandato ha anche preso campo un processo devolutivo delle ideologie liberal e socialiste: queste non sono ancora scomparse ed il nuovo avanza implacabilmente, ma con i suoi tempi.

Per l’Ecb questo è stato un severo handicap. Mentre in passato era molto ben chiaro l’orientamento del’America, della Francia e della Germania, in questo periodo di turbolenze politiche se è limpida la rotta dell’America di Mr Trump, Mr Macron e Frau Merkel sembrerebbero essere quasi inesistenti.

Il Governatore Draghi è ritrovato in una solitudine ossessionante, combattuto tra il gratificare il vecchio che sta scomparendo oppure il nuovo che sta incalzando. Non ha controparte politica alcuna con cui poter fare programmi concreti.

Eppure durante tutti questi lunghi anni il Governatore Draghi aveva ripetutamente ed accoratamente mandato forti messaggi ai politici.

Il primo inascoltato messaggio consisteva nella semplice constatazione che le crisi economiche devono essere risolte con criteri economici: le manovre monetarie possono dare un certo quale periodo di respiro, ma il tempo dove essere impiegato proficuamente, perché alla fine arrivano sempre i conti da pagare.

Il secondo inascoltato messaggio consisteva nella constatazione che la banca centrale poteva sicuramente concedere un periodo più o meno lungo di tassi di interesse minimi, quand’anche non negativi: ma anche per questa evenienza il tempo avrebbe dovuto essere impiegato proficuamente, per mettere in atto tutte le opportune riforme strutturali.

Il terzo inascoltato messaggio consisteva nel ribadire come i debiti sovrani non possano crescere indefinitamente e che il loro rientro avrebbe dovuto essere obbiettivo primario dei governi dell’Europa.

Il quarto inascoltato messaggio verteva la natura stessa dell’Ecb. Il vuoto politico aveva obbligato la banca centrale a trasformarsi da prestatrice di ultima istanza in investitrice di ultima istanza: una manovra contro natura, anche esse destinata a durare un lasso di tempo limitato. Non solo, se a parole tutti reclamavano un’azione ancor più marcata della banca centrale, nessuno era intenzionato a delegarle gli adeguati poteri. un controsenso gridare che non sa nuotare la persona gettata in mare mani e piedi legati.

Il quinto inascoltato messaggio è stato quello sulla discrepanza tra un’Unione Europea cui non corrisponde la geopolitica economica e finanziaria dell’eurozona. Ma la soluzione di questo mostro organizzativo spetta ai politici, non ai banchieri centrali.

* * *

È vezzo comune addossare alla banca centrale ed ai banchieri le colpe che invece competono alla classe politica. Molti fanno ciò in perfetta malafede, altri per grassa ignoranza dei fatti e della teoria.


Bloomberg. 2018-09-24. Mario Draghi Is Preaching In the Desert

For all the ECB chief’s efforts, Europe’s full monetary union is as remote as ever.

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Spare a thought for Mario Draghi, if you can. The European Central Bank president never tires of telling politicians about the urgent need to complete the euro zone’s half-finished monetary union.

His logic is sound about this being the best way to fight future crises. Yet after a year in which the region’s leaders failed to do even the most basic reforms, one can’t help feeling that Draghi is preaching in the desert.

He was at it again last week in a speech at Berlin’s Hertie School of Governance, where he presented a comprehensive plan for strengthening both the EU and the euro zone. For a start, the 28-member EU (27 in the event of Brexit) should finalize its single market by bringing in the sectors where it isn’t functioning, especially in services.

Then the smaller club of euro countries should complete their so-called “banking union,” which has moved the supervision of the largest lenders from national authorities to the ECB. This means, for example, creating a backstop fund for the euro zone to help if a bank gets into trouble. Draghi also wants the euro zone to create another pot of money to help countries when markets turn against them in an irrational way. That would avoid the kind of excessive fiscal tightening we saw after the last financial crisis.

Most economists agree that Draghi’s suggestions would help the euro zone thrive. The currency area has made big changes since the start of the sovereign debt crisis in 2011, for example by setting up the European Stability Mechanism. That joint fund will lend money at low rates to member states in a full-blown crisis. But the experience of 2011-2012 shows that euro zone countries still shoulder too much of the cost during a period of difficulty. So long as the member state can show it’s acting in a disciplined way, it only seems right to show greater solidarity after an external shock or a banking crisis.

Political leaders are aware of all this, but they’re doing precious little about it. This was meant to be the year when stuff finally started to happen, ahead of the European Parliament elections in 2019. But after a June summit of European leaders made only limited progress on the banking union, there’s not much appetite to reopen the discussion.

It’s all very similar to “Murder on the Orient Express” in that it’s impossible to pin the blame on any one state. The most obvious culprit is, of course, Germany. Berlin has refused any concrete progress on creating a joint deposit insurance scheme, which would protect depositors for up to 100,000 euros in a crisis. Berlin fears it would lead to the continuous transfer of money from northern Europe to southern Europe. But it’s ignoring the fact that joint insurance would make crises less likely, to Germany’s benefit. Germany could also use it itself in the event of a banking collapse, which isn’t impossible.

It’s not all Berlin’s fault, though. French president Emmanuel Macron did make a brave push for a more integrated euro zone when he took power. He also implemented French labor market reforms that bolstered France’s credibility with Germany. But his efforts on monetary union lacked focus. He insisted on getting the June summit to agree to a symbolic euro zone budget, even though it’s too small to make any difference. He’d have done far better to pursue a speedier completion of the banking union.

Italy is a whole other story. Its election of a populist government makes it very difficult for other euro zone members to agree to greater solidarity. A big part of buttressing the monetary union is that financial “risk-sharing” between countries should go hand in hand with “risk reduction.” Yet Italy’s ruling League and Five Star Movement are loudly critical of the euro zone fiscal rules, which demand that countries cut their budget deficit when the economy is recovering. They’ve opposed too the so-called “bail in”, where bondholders take a hit when a bank is resolved. It’s hard to imagine much progress on risk-sharing when the commitment to risk reduction is weak.

More generally, the EU seems too busy with other crises to care. The number of immigrants from Africa and Asia has fallen dramatically since three years ago, but the subject remains at the top of voter concerns. The clock’s also ticking on Brexit. While this is chiefly a problem for the British government, a catastrophic “no deal” departure would hurt the EU too, so the final stages of the process needs careful stewardship.

For all Draghi’s efforts, the monetary union is unlikely to make significant progress by the time he steps down in autumn 2019. He saved the euro, but he can’t guarantee its future.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Draghi. Decifrare il suo volto amimico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-04.

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Il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, è persona colta ed amabile, facile alla battuta scherzosa ed aperto al sorriso. Quando ride, gli ridono anche gli occhi.

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Ma quando entra nei panni del Governatore, negli incontri pubblici e, soprattutto durante le conferenze stampa, allora il volto diventa quasi totalmente amimico, imperscrutabile.

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Qualsiasi cosa annunci ha sempre la stessa ed identica faccia. Sempre con la stessa faccia risponde alle domande intelligenti così come a quelle imbecilli. Sempre lo stesso volto sia che parli con persone in buona sia in cattiva fede.

Handelsblatt lo definisce “poker face“.

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«Japanese researchers claim AI can reveal what central bankers are thinking – even when it’s the famously inscrutable ECB president, Mario Draghi»

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«If Mario Draghi, the boss of the European Central Bank, appears more downbeat at his regular news conference than usual, it may foreshadow a cut in the bank’s monetary stimulus to the economy»

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Se l’articolo è gustoso, l’iconografia sembrerebbe esserlo ancor più.


Handelsblatt. 2018-04-02. Deciphering the poker face of Draghi, central banker of Europe

Japanese researchers claim AI can reveal what central bankers are thinking – even when it’s the famously inscrutable ECB president, Mario Draghi.

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If Mario Draghi, the boss of the European Central Bank, appears more downbeat at his regular news conference than usual, it may foreshadow a cut in the bank’s monetary stimulus to the economy. That, at least, is the conclusion of two Japanese researchers who used artificial intelligence (AI) to analyze the tiniest of changes in Mr. Draghi’s facial expressions during his policy meetings.

In their research paper, Yoshiyuki Suimon and Daichi Isami from the University of Tokyo also took a closer look at Mr. Draghi’s Japanese counterpart, Haruhiko Kuroda, in 2017. They claim they identified a link between patterns in his facial expressions and subsequent policy changes. The authors said subtle alterations in Draghi’s look could reflect a sense of frustration the ECB boss might have felt – note the careful phrasing – before making policy adjustments.

The two boffins analyzed Mr. Draghi from video footage of news conferences, capturing his expression every half-second. They then ran those images through “Emotion API,” a program developed by Microsoft. Emotion API uses a visual recognition algorithm to break down human emotions into eight categories: happiness, sadness, surprise, anger, fear, contempt, disgust and neutral.

For Mr. Draghi, the program revealed signs of “sadness” preceding two recent major policy changes: a modest reduction in its bond-buying program in December 2016, and another cutback in quantitative easing in October of last year.

Europe’s most important central banker, of course, is used to fending off such scrutiny. Mr. Draghi’s “emotion scores,” the Japanese researchers said, were smaller than Bank of Japan Governor Kuroda’s. Somewhat surprisingly, this suggests that the Italian-born Mr. Draghi, a former managing director at Goldman Sachs’ international arm, is more inscrutable than his Japanese counterpart. “Draghi maintains more control over his expressions, whether he is doing so consciously or not,” said Mr. Suimon, the lead author of the study.

They also examined the visage of ECB Vice President Vitor Constancio, who sits next to Mr. Draghi at his news conferences. Mr. Constancio showed more happiness even as Mr. Draghi’s score dropped. Kiyoshi Izumi, professor of the University of Tokyo, who specializes in financial data mining and artificial market simulation, said studying simultaneous facial expressions from a team of policymakers, such as Mr. Draghi and Mr. Constancio, provided a stronger basis for drawing conclusions.

“Some people – President Draghi, in this case – are better at poker-facing than Governor Kuroda. So it’s interesting and worth analyzing the news conference as a whole,” Mr. Izumi said.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Quantitative easing e credito bancario.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-21.

EuroTower 002

La vera storia di quanto accadde negli anni 2011 – 2012 è ancora tutta da scrivere: troppi gli interessi coinvolti ancora vivi e potenti. Troppe le verità scomode, per non dire vergognose.

Di fronte ad una crisi di inaspettata virulenza sorretta per di più dal reclutamento in fase di una lunga serie di eventi avversi, la banca centrale europea, Ecb, si trovò al bivio.

La prima alternativa era quella di tentare di salvare gli stati, che erano, e sono tuttora, coperti di debiti. Il rischio di insolvenze e default era concreto, e l’effetto domino avrebbe disintegrato dapprima l’Eurozona, quindi l’intera Unione Europea.

La seconda alternativa era quella di salvare il sistema bancario che versava in condizioni pietose, anche esso vicino al collasso.

Ecb ed i governi di allora, leggasi la Germania e la Francia, optarono per la prima scelta.

Così, la banca centrale da prestatrice di ultima istanza si tramutò in acquirente di ultima istanza.

La conseguenza dei tassi bassissimi, ovvero anche negativi, dava respiro agli stati nel gestire il proprio debito sovrano, ma impediva de facto il lecito guadagno delle banche. Di qui la ritrosia degli istituti di credito a concedere prestiti, non remunerativi dal loro punto di vista. La crisi economica fu massacrata dalla difficoltà di accedere al credito.

«Europe’s economic recovery started long before the ECB’s bond buying because low interest rates are what matters»

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«During the 2011-2012 euro crisis, the currency area became mired in a “doom loop,” in which weak banks in financially distressed countries rationed credit, causing a recession that intensified pressure on government finances, which were already burdened by the need to cover banks’ losses»

Durante la crisi dell’euro nel periodo 2011-2012, l’area valutaria si è impantanata in un “ciclo di rovine”, in cui le banche deboli dei paesi in difficoltà finanziaria hanno razionato il credito, causando una recessione che ha intensificato le pressioni sulle finanze pubbliche, già gravate dalla necessità di coprire le perdite delle banche

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«In a doom loop, the expectations of default drive up risk premia until the economy reaches the brink of collapse, even if the underlying problems could be managed over time»

In un ciclo catastrofico, le aspettative di default fanno salire i premi di rischio fino a quando l’ economia non raggiunge l’ orlo del collasso ….

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«This was the case for the euro zone during the summer of 2012. European Central Bank President Mario Draghi’s pledge to do “whatever it takes” to prevent the euro from disintegrating reassured markets so effectively because investors’ fear was largely based, to paraphrase US President Franklin D. Roosevelt, on “fear itself.”»

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«The doom loop reversed, and became a benign credit cycle in which lower risk premia allowed both banks and governments to refinance at lower rates»

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«But this positive credit cycle is less visible than the doom loop, because it takes a lot less time to cut the number of borrowers and push the economy into a recession than to foster a recovery when credit becomes available again»

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Se è vero che gli italiani siano assorbiti nella campagna elettorale è altrettanto vero che i destini dell’Italia si stiano decidendo a Francoforte, Berlino, Parigi e Washington.

La sfida del futuro è quindi facilmente delineabile.

Se da una parte l’Ecb manda gradualmente a termine il processo di quantitative easing, lasciando quindi ripristinarsi i tassi fisiologici di mercato sul debito sovrano, dall’altra dovrebbe agire con la massima prudenza inducendo il sistema creditizio a non aumentare di conserva gli interessi oltre un valore di soglia che alla fine risulterebbe essere dannoso tanto quanto i tassi negativi.

Questa sarà la sfida cui sarà chiamato il successore di Mario Draghi.

Tuttavia sarebbe sempre da ricordarsi come l’accesso al credito sia soltanto uno degli aspetti coinvolti negli investimenti produttivi.

Sarebbe davvero ingenuo illudersi che una politica monetaria dell’Ecb possa vicariare la volontà politica di contenere e ridurre i debiti sovrani, così come la volontà di ridurre la pressione fiscale sul comparto produttivo.

Infine, ci si dovrebbe ricordare sempre come il sistema dell’Eurozona, per quanto ampio ed economicamente potente, rappresenti pur sempre grosso modo il 10% del pil ppa mondiale. Grande valore in senso assoluto, ma piccolo valore in senso relativo: l’Eurozona non può più agire come personalità a sé stante. Essa deve mandatoriamente tener presente ciò che accade ai propri competitor, in primis la riduzione delle tasse sul comparto produttivo.


Handelsblatt. 2018-01-19. Cheap credit, not quantitative easing, boosts economies

Europe’s economic recovery started long before the ECB’s bond buying because low interest rates are what matters, argues Daniel Gros.

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During the 2011-2012 euro crisis, the currency area became mired in a “doom loop,” in which weak banks in financially distressed countries rationed credit, causing a recession that intensified pressure on government finances, which were already burdened by the need to cover banks’ losses. But such self-reinforcing spirals can also operate in the opposite direction. Understanding these dynamics may be the key to determining the euro zone’s relative strength today.

In a doom loop, the expectations of default drive up risk premia until the economy reaches the brink of collapse, even if the underlying problems could be managed over time. At a certain point, when the gulf between financial-market pessimism and economic reality becomes too large, the market becomes ready for a reversal.

This was the case for the euro zone during the summer of 2012. European Central Bank President Mario Draghi’s pledge to do “whatever it takes” to prevent the euro from disintegrating reassured markets so effectively because investors’ fear was largely based, to paraphrase US President Franklin D. Roosevelt, on “fear itself.”

Draghi’s intervention marked the start of a new cycle: The doom loop reversed, and became a benign credit cycle in which lower risk premia allowed both banks and governments to refinance at lower rates. This made more credit available to the economy and thereby fueled a recovery that increased government revenue. Governments in most of the euro zone countries that had previously been stuck in the doom loop were able to stabilize public finances without further expenditure cuts.


The truth is that the doom loop had been reversed long before quantitative easing began.


But this positive credit cycle is less visible than the doom loop, because it takes a lot less time to cut the number of borrowers and push the economy into a recession than to foster a recovery when credit becomes available again. Even if over-stretched borrowers can spend and invest, they most likely won’t do so right away. But, given time, easier credit conditions rarely fail to generate a recovery.

The ECB’s vast program of quantitative easing (QE), initiated in March 2015, reinforced the virtuous cycle. But the truth is that the doom loop had been reversed long before QE began. In any case, the common definition of that program – the large-scale purchase of government bonds by the ECB – is inaccurate. The ECB General Council makes the key decisions, but its policy is executed mostly by national central banks (NCBs).

Normally, all NCBs in the euro system undertake the same operations, and the results are pooled. But, when it comes to QE, each NCB buys only the bonds of its own government on its own account. The Banca d’Italia has bought only Italian government bonds, and the Bundesbank only German Bunds.

NCBs are part of their respective countries’ larger public sectors, and eventually transfer all of the profits or losses from these transactions back to their own government. So when they purchase long-term government bonds, they are acting like a subsidiary of a large corporation buying the debt of its parent company (issuing short-term liabilities to itself).


This new, more robust growth model could be sustained until the remaining unemployment is absorbed.


In short, the euro zone’s QE program amounts essentially to a massive asset-liability management exercise, in which (national) public debt is reshuffled from one part of the public sector (governments) to another part (the national central bank). While the sums involved are very large – a total of about €2 trillion ($2.44 trillion) so far – the real impact is minor.

Of course, the ECB claims that the QE program contributed decisively to the recovery. But the fact is that there has been little change in interest rates or risk spreads since the bond purchases started. This indicates that the end of QE – which is likely to come later this year – will not mean the end of the recovery. And, given that financial markets know that QE will end, they have already priced in that expectation.

But can today’s benign credit cycle last much longer? There may be some reason for concern; after all, the euro zone experienced a similar self-reinforcing cycle of easy credit, growth and little pressure on government finances before the global financial crisis of 2007-2008. But it seems unlikely that the current cycle will lead to similar excesses and end in a similar bust, because the growth pattern in the peripheral euro zone countries has changed considerably.

During the pre-crisis credit boom, growth in countries like Spain and Portugal was based largely on domestic demand, financed by capital inflows. In Italy, domestic demand was less exuberant, but foreign capital was still needed at the margin to finance a large public debt. So when capital inflows suddenly stopped, these economies were thrown into crisis.

Today, however, growth in these countries is based mainly on exports, while domestic demand remains subdued. Moreover, these countries are maintaining current-account surpluses while their growth rates rise; in other words, far from relying on fickle capital inflows, they are repaying their external debt. This new, more robust growth model could be sustained until the remaining unemployment is absorbed.

No financial cycle lasts forever. But the one driving today’s recovery in the euro zone, including the peripheral countries that were hardest hit by the crisis, may be set to persist for a while yet.