Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Salvini incoronato leader degli identitari sovranisti europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-05.

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«Se non è un’investitura, poco ci manca. Marine Le Pen, leader del partito di destra nazionalista Rassemblement national, ha dichiarato che Matteo Salvini avrà «incontestabilmente» la leadership dell’internazionale di partiti sovranisti che si riunirà per la prima volta a Milano lunedì 8 aprile»

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«A Matteo – dice Le Pen in un’intervista al Corriere della Sera – abbiamo delegato il compito di costruire un gruppo, il più largo possibile»

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«Diverso il caso di Orbán, il politico magiaro che si è trasformato in una sorta di bandiera del sovranismo europeo.»

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«soprattutto Alternative für Deutschland (Afd), il partito di destra nazionalista tedesco che conta oggi 91 rappresentanti nel parlamento di Berlino. Raggiunto dal Sole 24 Ore, un portavoce dell’Afd conferma che il partito sarà rappresentato a Milano dal presidente Joerg Meuthen»

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Cerchiamo di fare un pochino di ordine in questa bolgia infernale di notizie incomplete.

Istituti di sondaggi.

Ogni istituto di sondaggi usa una sua propria metodologia di acquisizione dei dati: è giocoforza che le previsioni conseguenti siano anche molto differenti tra di esse. Poi, alcuni di codesti istituti sono politicamente schierati: nessuno vuol dire che falsifichino i dati, ovviamente, ma sembrerebbe proprio che li abbiano raccolti in modo più favorevole possibile alle loro tesi.

Un esempio potrebbe meglio chiarire.

Europe Elects stima il partito polare europeo al 20.8%, Wahlkreisprognose al 21.4%, EuropeanElectionsStats.eu al 27.13%. È del tutto evidente come queste stime debbano essere ponderate per la società che le ha fornite.

Gruppi parlamentari.

Al momento attuale, ben poco si sa di come i varia partiti nazionali si schiereranno in Europa, nei gruppi dell’europarlamento. Questo rende impossibile l’attribuzione univoca dei voti ad un determinato gruppo. Questo è il motivo per cui l’eurogruppo Efdd è stimato in qualche caso a 4.83%, in altri casi al 9.1%.

Nei fatti, dati ragionevolmente certi potrebbero essere quelli relativi all’Epp ed a S&D, ossia i socialisti europei:per questi raggruppamenti infatti è più facile sapere chi e come in essi confluiranno.

I dati ragionevolmente certi.

Il partito popolare europeo dovrebbe scendere dagli attuali 221 seggi ad una quota stimata tra i 177 ed i 191: in ogni caso una severa perdita.

Il partito socialiste europeo dovrebbe scendere dagli attuali 191 seggi a un livello stimato tra i 131 ed i 148: anche in questo caso una débâcle storica. A ciò si aggiunga che in esso confluiranno formazioni politiche a mentalità statalista ma che non abbracciano in toto l’ideologia liberal socialista.

Il problema degli identitari sovranisti, i lebbrosi.

Ad oggi, i gruppi parlamentari europei sono tutti connotati in modo stretto da un qualche riferimento  ideologico. Questo rende facile l’attribuzione e comprenderne il programma.

Per definizione, gli identitari sovranisti di ogni nazione si connotano per il retaggio religioso, storico, culturale delle proprie nazioni: non hanno omogeneità ideologica per il semplice motivo che non hanno ideologie da supportare.

In linea generale si potrebbe dire che Ppe, Pse, Alde e Grüne vorrebbero una Unione Europea trasformata in uno stato europeo, mentre gli identitari sovranisti concepiscono una Europa come confederazione economica di stati sovrani.

I numeri degli identitari sovranisti.

Grosso modo, sotto le pregiudiziali sovra esposte, gli identitari sovranisti dovrebbero poter ottenere tra i 140 ed i 170 seggi parlamentari, differentemente distribuiti nei gruppi.

ENF era stimato per 82 seggi da Eu19Eu, ed a 58 seggi da EuropeanElectionsStats: sempre meglio di 37 europarlamentari ottenuti nelle elezioni del 2014.

Non hanno possibilità alcuna di mirare ad una maggioranza, ma gli equilibri sono stati rotti. Ora ci saranno, mentre prima non c’erano.

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Si notino infine alcuni fondamentali elementi.

– Più che la crescita degli identitari sovranisti, fa spicco il crollo del Ppe e del Pse, che perdono la maggioranza prima detenuta. È questo uno dei grandi risultati ottenuti dagli identitari.

– Un gruppo parlamentare ha sicuramente un certo quale peso politico, ma questo diventa massiccio se ad esso corrisponde il governo negli stati di appartenenza. Al Fidesz di Mr Orban ed al PiS polacco, adesso si unirà la Lega di Mr Salvini e, con i necessari distinguo, il partito di Herr Kurz.

– Il potere politico dell’europarlamento è sicuramente grande, ma conta ben di più il Consiglio Europeo, ossia la riunione dei capi di stato o di governo, che godono anche del diritto di veto.

Nota.

A elezione espletate, i liberal socialisti inneggeranno il fatto che per merito loro gli identitari sovranisti non sono arrivati al governo, come se l’alternanza governativa non si caratteristiche principe della democrazia. E questo è un bene. Se non facessero così, mediterebbero sul perché abbiano perso, e sonoramente, e potrebbero quindi riprendersi.

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Sole 24 Ore. 2019-04-05. Le Pen investe Salvini: è lui il leader dei sovranisti europei

Se non è un’investitura, poco ci manca. Marine Le Pen, leader del partito di destra nazionalista Rassemblement national, ha dichiarato che Matteo Salvini avrà «incontestabilmente» la leadership dell’internazionale di partiti sovranisti che si riunirà per la prima volta a Milano lunedì 8 aprile. In un primo momento il vertice del gruppo, in via di costruzione per le Europee di maggio, aveva fatto parlare di sé soprattutto per l’assenza della leader francese e di un altro peso massimo come il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Le Pen aveva già chiarito che avrebbe aderito a distanza, ma adesso è arrivata la conferma a tutti gli effetti: «A Matteo – dice Le Pen in un’intervista al Corriere della Sera – abbiamo delegato il compito di costruire un gruppo, il più largo possibile». Diverso il caso di Orbán, il politico magiaro che si è trasformato in una sorta di bandiera del sovranismo europeo.

Orbán è a tutt’ora membro del Partito popolare europeo, la famiglia del centrodestra che è arrivata sul punto di espellerlo per violazioni dello stato di diritto (soprattutto sulla questione migratoria) e una serie di campagne anti-europee finanziate con denaro pubblico. Le tensioni si sono risolte con un compromesso, ma i rapporti restano in bilico. Una partecipazione al summit di Milano, a quanto scrive la stampa locale, potrebbe produrre un ulteriore elemento di attrito con il suo gruppo al parlamento europeo. Nonostante le varie frizioni, l’esecutivo di Budapest non sembra aver intenzione di smarcarsi davvero dalla sua «casa» europea, a maggior ragione a meno di due mesi dalle elezioni europee e nella direzione di un’alleanza che deve ancora formarsi ufficialmente.

Chi ci sarà e chi non ci sarà a Milano

Fino ad oggi, i primi passi della «internazionale» vagheggiata da Salvini non sono sempre andati nella direzione sperata. L’obiettivo di fondo del vicepremier, a quanto è trapelato, sarebbe quello di orchestrare la nascita di un gruppo politico capace di fare da raccordo fra tutte le varie sigle della destra nazionalista in Europa. Oggi i partiti dell’area sono divisi fra l’Europa delle libertà e della democrazia diretta (la sigla che ospitava anche i Cinque stelle e la destra pro-Brexit dello Ukip di Nigel Farage) e l’Europa delle nazioni e delle libertà, forza più smaccatamente nazionalista dove si erano domiciliati la stessa Lega e il Rassemblement national di Marine Le Pen. Altri due «pesi massimi» come il polacco Diritto e giustizia e l’ungherese Fidesz hanno sempre preferito restare nell’alveo di gruppi più moderati, come il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (nel caso di Diritto e giustizia) e, appunto, i Popolari nel caso di Fidesz di Orban.

Fra i vari inviti inoltrati dalla Lega, sono alcuni hanno ricevuto una risposta positiva. A quanto aveva già anticipato il quotidiano la Stampa, saranno presenti gruppi minori come il Partito del popolo danese (attuale stampella al governo di centrodestra di Copenaghen), i Veri finlandesi (partito di Helsinki, sempre in appoggio all’esecutivo) e soprattutto Alternative für Deutschland (Afd), il partito di destra nazionalista tedesco che conta oggi 91 rappresentanti nel parlamento di Berino. Raggiunto dal Sole 24 Ore, un portavoce dell’Afd conferma che il partito sarà rappresentato a Milano dal presidente Joerg Meuthen. Nonostante l’assenza fisica della leader, come abbiamo visto, il Rassemblement national di Le Pen ha ribadito di essere parte integrante del progetto. Niente da fare, invece, per due sigle che rappresentano il cosiddetto blocco dei Paesi di Visegrad: Diritto e giustizia e Fidesz. I primi non gradiscono le sintonie del Carroccio con la Russia di Putin, anche se dovrebbero avviare un accordo dopo il voto di maggio. A gennaio il vicepremier era volato in Polonia per tentare di impostare un dialogo privilegiato con Varsavia, ma il feeling non sembra essersi tradotto in un’intesa elettorale. I secondi, come si è visto, preferiscono mantenersi formalmente nel circuito del centrodestra, spingendo semmai per una radicalizzazione della linea dei Popolari. Lo stesso Orbán non ha mai nascosto la sua ambizione di cambiare «dall’interno» il programma del Ppe, inclinandolo in maniera più netta verso contrasto all’immigrazione, controllo delle frontiere, «salvaguardia dei valori cristiani» dell’Europa e un ridimensionamento dei poteri Ue in favore di maggiori autonomie nazionali.

Il peso reale del gruppo e i rischi di un «collage fra destre»

La domanda che incombe sull’iniziativa di Salvini riguarda, anche, il peso effettivo della sua alleanza in vista del voto di maggio. È vero che le forze sovraniste sono in buona crescita, rispetto al voto del 2014, ma si parlerebbe comunque – ottimisticamente – di un totale di 60-70 seggi su un’Eurocamera che ne conterà 705 o 751, a seconda che il Regno Unito finalizzi o meno il processo di Brexit prima delle Europee a maggio 2019. Le ultimi proiezioni del Parlamento Ue hanno attribuito all’Europa delle nazioni e delle libertà, grosso modo coincidente con la platea di partiti corteggiati da Salvini, un totale di 61 seggi (27 solo quelli della Lega, uno dei partiti più in crescita su scala continentale). Aggiungendo i 13 seggi stimati per Alternative für Deutschland, oggi appartenente all’Europa delle libertà e della democrazia diretta, si arriva a 74. Meno di un decimo del totale del Parlamento e, soprattutto, appena sopra i livelli del gruppo dei Conservatori e riformisti, la dimora europea della destra post fascista di Fratelli d’Italia: 53 seggi, senza considerare però un eventuale afflusso di deputati conservatori britannici in caso di proroga estensiva della Brexit.

Numeri a parte, c’è chi ha già messo in dubbio la tenuta di una «internazionale di nazionalisti», una contraddzione in termini che esprime il tentativo di europeizzare la destra radicale nella Ue. Un terreno di scontro abituale potrebbeessere la politica economica, dove la linea fra i vari partiti è influenzata (anche) dalla provenienza geografica. La tedesca Afd non hai nascosto, ad esempio, le sue insofferenze per «l’orrendo indebitamento italiano», arrivando all’attacco diretto nei confronti della Lega di Salvini. E anche nell’internazionale guidata da Salvini dovrebbero convivere partiti di ispirazione sociale e iperliberista, affezionati al welfare o inorriditi all’idea di una «invasione dello Stato» nella libertà di impresa. La contraddizione che ne emerge, però,potrebbe scalfire solo in minima parte la solidità del progetto.

Come spiega Manuela Caiani, professoressa al dipartimento di Scienze politiche e sociologia della Scuola normale superiore di Pisa, «la dimensione economica non è mai stata così determinante, nell’identità di queste forze – dice – Gli elementi caratterizzanti sono altri: nazionalismo, xenofobia, ostilità all’establishment e valori “conservatori”, ad esempio nella recente battaglia contro la presunta teoria del gender». Caiani intravvede semmai un certo potenziale, dettato da un fattore di dirompenza rispetto agli equilibri dell’Eurocamera: «Per la prima volta la destra radicale si unirebbe in unico partito europeo – spiega – Dandosi così una “casa” unica nella Ue. Se poi possa funzionare, lo capiremo a maggio».

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Marine Le Pen ed il nuovo parlamento europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-27.

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Avvicinandosi i termini per le elezioni europee si stanno moltiplicando report e sondaggi, i risultati dei quali sono frequentemente anche molto contrastanti. Questo fenomeno, ben comprensibile, genera però una grande confusione.

Un fenomeno emergente è la drammatizzazione di quanto potrebbe accadere: ciascuna sponda dipinge la controparte come un mostro assatanato, alcune volte a ragione ma spesso in modo financo grottesco e ridicolo.

Però gli allarmismi sembrerebbero fare presa maggiore dei discorsi pacati.

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Si stanno confrontando la visione che avrebbe voluto trasformare l’Unione Europea negli Stati Uniti Europei e la visione invece di un’Unione Europea cui aderiscono stati sovrani collegati solo ed unicamente dal punto di vista economico.

Al momento gli identitari, i sovranisti, sembrerebbero non essere ancora in grado di prevalere, ma non è questo il punto centrale. Verosimilmente potranno ottenere tra i 120 ed i 160 eurodeputati, ma gli attuali equilibri sono rotti.

Non solo.

Tutti si stanno preoccupando di una improbabile vittoria degli identitari, mentre il problema vero è il tracollo dei partiti tradizionali: partito popolare europeo e partito socialista europeo, che perderebbero, grosso modo. una cinquantina di seggi ciascuno.

Ma questo solo uno dei tanti aspetti.

Questo anno si voterà in sette stati dell’Unione, e così cambierà la composizione del Consiglio Europeo, sommo organo decisionale.

Infine, sia Mr Macron sia Frau Merkel sono molto deboli nelle rispettive patrie: ma contando poco in casa loro contano ancor meno in Europea.L’Asse francogermanico è solo uno sbiadito ricordo.

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Se gli argomenti su esposti fossero realmente chiari, alcune frasi di questo articolo diverrebbero immediatamente vivide nelle loro asserzioni.

«European Parliament: what role does it play as part of a broader euroskeptic boost across Europe?»

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«Now, the party is eyeing another crucial test: the elections for the European Parliament in May, which may give it and other populist forces in the region a powerful boost, potentially reshaping the EU’s makeup and decision-making»

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«I think Europe is moving toward a return of nation-states, and we’re part of this great political movement supporting this shift»

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«They could potentially go up to or beyond one-third of the seats in the European Parliament»

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«pro-EU parties will continue to dominate the parliament, the combined total tallies of the two main groups will drop to less than 50 percent.»

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«From once-shunned political outsider, the National Rally is now almost respectable, and has assumed the spot as France’s top opposition party since the implosion of the mainstream center right and left in the 2017 elections.»

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«Le Pen’s euroskeptic party has also traditionally fared well in past EU elections, earning a quarter of the seats in the 2014 vote»

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«I think Europe is moving toward the return of nation states, and we’re part of this great political movement supporting this, …. Our goal is to turn the EU into a cooperation among nations, and not this kind of European super state»

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«A strong showing “would give them access to places on committees, the ability to form a political group” giving nationalist parties access to funds and work as a block on key areas like the European budget and rule of law»

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«It might also give populists a say in appointing European Commission members …. so the executive body of the EU could have anti-European members.»

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«People no longer have faith that by playing within the current framework that things will get better. So they’re throwing their lot with newer insurgent parties, in some cases putting them into government»

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Ma tutti i conti dovrebbero essere fatti con l’oste presente. Ed in questo caso è un oste nerboruto, fortemente irritabile, che vuole essere pagato, ed anche subito.

Se è vero che i liberal socialisti portano abbastanza regolarmente in piazza una manciatina di persone, sempre le stesse facce osservando attentamente le fotografie ed i filmati, il Popolo sovrano sta iniziando ad alzare la testa ed a farsi le sue ragioni in piazza.

Si pensi solo agli sconquassi accaduti in Catalogna, oppure ai Gilets Jaunes in Francia.

Si faccia attenzione! Con il venti percento della popolazione che vive nella fascia della povertà la probabilità di severi tumulti di piazza p tutt’altro che remota, anzi!

Questa Europa è tutto fuorché stabile, ce lo si ricordi bene.

Nota.

Per meglio comprendere cosa stiano provando i liberal socialisti, sarebbe suggeribile rileggere questo articolo.

Dopo averlo letto, provate a rileggerlo invertendo i termini.

Liberal. Si sono resi odiosi per i reati di opinione.


Deutsche Welle. 2019-02-25. France’s Marine Le Pen stokes anti-EU sentiment

Marine Le Pen’s National Rally party hopes to surge in May’s elections for the European Parliament. What role does it play as part of a broader euroskeptic boost across Europe? Elizabeth Bryant reports from Paris.

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Two years ago, France’s far-right National Rally party suffered a crushing defeat when the political newbie Emmanuel Macron and his movement swept presidential and parliamentary elections. But, now, the party has bounced back, with a new name and rejuvenated image aimed to consolidate its place as the country’s biggest opposition force.

Now, the party is eyeing another crucial test: the elections for the European Parliament in May, which may give it and other populist forces in the region a powerful boost, potentially reshaping the EU’s makeup and decision-making.

“I think Europe is moving toward a return of nation-states, and we’re part of this great political movement supporting this shift,” National Rally leader Marine Le Pen said in an interview with Anglophone journalists recently, as she called the European Union a failure in every way.

Though Le Pen’s rhetoric is not new, she is no longer a lonely voice on the European landscape. And today some experts share her predictions that May’s vote may usher in a political sea change.

“They could potentially go up to or beyond one-third of the seats in the European Parliament [there are currently 751 seats in the EP — the ed.],” said Susi Dennison, senior policy fellow at the European Council on Foreign Relations think tank and co-author of recent reports citing the dangers of “anti-Europe” forces in paralyzing EU institutions and policy. “Complacency will be very dangerous with these elections.”

Other analysts are not as alarmed, although a new poll found that, though pro-EU parties will continue to dominate the parliament, the combined total tallies of the two main groups will drop to less than 50 percent.

Continuing a trend

For populist parties, this election season looks set to continue a surge in voter support that has put some in government in countries such as Hungary, Italy, Austria and Poland. Spain has its first far-right party since the Franco dictatorship, while the far-right Alternative for Germany holds a steady 13 percent support in recent polls.

In France, Le Pen has fundamentally revamped her party’s image after taking control in 2011 of a movement her father founded nearly five decades ago. Under her leadership, the party has softened its pugnacious rhetoric to secure broader support. Last year, it adopted a slight name change from its original moniker, the National Front.

Read moreCan Marine Le Pen’s Front National make a comeback?

From once-shunned political outsider, the National Rally is now almost respectable, and has assumed the spot as France’s top opposition party since the implosion of the mainstream center right and left in the 2017 elections.

For the European Parliament vote, the National Rally has tapped 23-year-old Jordan Bardella to head the party’s list, considered a team player and staunch Le Pen supporter, in a bid to offer a fresh face and potentially gain younger votes. Recent polls put the National Rally and Macron’s Republic on the March party neck-and-neck in the race for the vote in May.

Riding on past success?

Le Pen’s euroskeptic party has also traditionally fared well in past EU elections, earning a quarter of the seats in the 2014 vote.

“I think Europe is moving toward the return of nation states, and we’re part of this great political movement supporting this,” Le Pen said. “Our goal is to turn the EU into a cooperation among nations, and not this kind of European super state.”

A strong showing “would give them access to places on committees, the ability to form a political group” giving nationalist parties access to funds and work as a block on key areas like the European budget and rule of law, said Dennison. It might also give populists a say in appointing European Commission members, she added, “so the executive body of the EU could have anti-European members.”

The growing clout of populists comes as polls show a mixed report card for the EU on the part of its citizens. A pair of Eurobarometer surveys show that while two-thirds of Europeans believe their country has benefited from being part of the bloc — a 35-year high — only four in 10 have a positive image or trust in it. Those underwhelming results may bolster support for euro-skeptic parties, along with another trend seen among European voters — of going against the status quo, Dennison said.

“People no longer have faith that by playing within the current framework that things will get better. So they’re throwing their lot with newer insurgent parties, in some cases putting them into government.”

The yellow vest factor

In France, the National Rally’s prospects may be complicated by the anti-government yellow vest protest movement. Some members are eyeing a run for parliament, but the movement is leaderless and disorganized, and the idea of turning grassroots action into a political force is deeply controversial.

“I don’t consider the yellow vests a threat,” said Le Pen, adding the movement is merely expressing the grievances her party has championed for years. “If they want to run for elections, that’s democracy.”

Others are not so sure.”The yellow vests present both a threat and an opportunity for Marine Le Pen,” said political scientist Jean Petaux, of Sciences-Po Bordeaux University. “They could offer her party a chance to enlarge its audience as the party that listens to their grievances.”

But if the movement is able to organize for the EU elections, he said, it could also steal votes from the National Rally, especially if there is a low voter turnout. “Because when you have a low turnout, it is usually those who are against who mobilize — not those who are for.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Elezioni Europee. Sondaggi. Le Pen supera Macron.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-07.

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In una Francia sonnacchiosa, in cui sembrerebbe nulla dovesse accadere, i sondaggi elettorali in vista delle elezioni europee del maggio 2019 riserbano sorprese.

Base di riferimento sono i sondaggi effettuati da Ifop ai primi di dicembre 2017, perché alle precedenti elezioni europee la formazione politica di Mr Macron non era ancora stata fondata. La Francia ha diritto a 74 europarlamentari.

La République En Marche!, spesso denominata solo En Marche!, sarebbe scesa da 25 seggi a 18, mentre Rassemblement national, il partito di Marine Le Pen sarebbe salito da 16 seggi agli attuali 20. Al momento attuale RN ha 16 eurodeputati. Sembrerebbe essere un risultato stabile da due mesi a questa parte.

I Les Républicains invece salirebbero da 11 a 12 seggi.

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«In un ulteriore segnale dell’ascesa della destra nazionalista e euroscettica sul continente europeo, il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen ha sorpassato La République En Marche! (LREM) del presidente francese Emmanuel Macron (LREM) parte in un sondaggio effettuato dall’istituto demoscopico lfop per sondare le intenzioni di voto dei francesi per le elezioni del Parlamento europeo che si terranno in maggio 2019.

I risultati del sondaggio Ifop mostrano che il RN è passato dal 17% di fine agosto al 21%, che quindi supera il LREM di Macron, fermo al 20%, di un punto percentuale.

Il 21 per cento del RN, combinato con il 7 per cento del partito Debout La France (Francia Alzati) di Nicolas Dupont-Aignan e l’1 per cento per Les Patriotes di Florian Philippot e l’Unione repubblicana popolare “Frexit” di François Asselineau la destra nazionalista raggiunge adesso il 30% delle intenzioni di voto, in aumento di cinque percentuali sull’ultima rilevazione di agosto.

Il sondaggio pubblicato domenica fornisce evidenti indicazioni del fatto che la Francia si è spostata verso la destra da quando Macron ha battuto Le Pen, quando quest’ultima era ancora alla guida dell’allora Front National.

Inoltre, dà ulteriore motivo di ritenere che le elezioni del Parlamento europeo nel 2019 si stiano configurando come una battaglia tra i partiti di centro e di sinistra, in genere pro-UE, e le formazioni della destra euroscettica che vogliono, fra le altre cose, limitare l’immigrazione e gli effetti negativi della globalizzazione.» [Fonte]

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Rassemblement national è oggetto di una conventio ad excludendum.

Non si vuole entrare nel merito, ma questi risultati suggerirebbero come le idee politiche dell’élite differiscano alquanto da quelle degli Elettori. Non ora, ma nel futuro, una coalizione tra RM e LR avrebbe la maggioranza assoluta, e tutto è possibile in politica.

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Francia. Cento motivi per votare Marine Le Pen. – The Local

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-22.

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Il giornale The Local è saldamente schierato a favore di Macron, usando argomentazioni pacate e spesso ragionevoli.

Con atteggiamento tipico delle persone non viscerali, i redattori di questa testata hanno fatto un tentativo di capire i motivi per i quali la gente del popolo voterà per Marine Le Pen.

Hanno commissionato un grande numero di interviste, riportando virgolettata per ciascuna di esse la frase salente.

Ne esce un quadretto vivace, naturale e sorprendente.

Lo spaccato di una Francia inedita ai più, formata da gente che lavora e che vorrebbe poter vivere tranquilla.

Nel complesso, questo è un florilegio di cui dovrebbe tener conto qualsiasi candidato i qualsiasi nazione.


The Local. 2017-04-22. This is why millions of French people will vote Marine Le Pen for president

The mention of the name Le Pen still causes many French voters as well most mainstream media and politicians to tense up, but on April 23rd as many as eight million French voters will put her name in the ballot box. They tell us why.

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Marine Le Pen has lambasted by her rivals, criticised by leading economists and business leaders, declared public enemy number one by most politicians outside her party and had war declared on her by sextremists Femen.

Yet on Sunday in the first round of the French presidential election somewhere between seven and eight million French people are expected to vote for her as the next president of France.

We asked some of those voters who attended her raucous rally in Paris to tell us why, in just one sentence or two.

Change

“She will change something. We need to give her a chance. She can’t do anything catastrophic. If she doesn’t succeed then we will try someone else,” said Francois Glauzy, a chauffeur from the Paris suburb of Bagneux.  

French first

“I want her to give a chance to French people above the others and give work to people who need it,” said Rosaline Glauzy, also from the Paris suburb of Bagneux.

Grandfather Denis Thierry, a former member of the Communist party from Paris told The Local there must be “national priority” for the French.

“I have grandchildren. They are all on the list for social housing but not one of them has been given lodging. They need to prioritize lodging and jobs for French people.”

Student Roxanne Boissel said: “I know a lot of students who don’t have work because those jobs are going to immigrants. France has homeless living in the streets but immigrants are given housing.

Borders

“We need to control our borders and our country. France is nothing like it was 20 years ago,” said Florence Gerault a teacher from Versailles.

Radical Islam

“I will vote Marine Le Pen to stop the rise of Islamic fundamentalism in France more than anything else because it’s a real problem for the country and for all of Europe,” said Gregory a civil servant from near Paris. “All those who are considered a danger should be expelled from France.”

Tough on crime

Martine a civil servant who is originally from Guadeloupe said: “I want to feel safe when I leave my house in the morning. Criminals are not punished in this country. If she doesn’t win, I won’t stay in France. I don’t feel safe.”

Sovereignty

“I’m voting for Le Pen for a return to national sovereignty and a return of power to French people so we are dictated to by Brussels. I want a return to a Europe of nations,” said Valentin Manent, aged 28 a stage technician from the city of Orleans.

Immigration

“In the current economic context immigration is just not sustainable. It causes difficulties in terms of security and needs to be controlled,” said 27-year-old Bruno.

“I’ll vote her for social justice. Our elderly people and our handicapped need to be looked after before immigrants are looked after,” said 38-year old Jeanne Berullier from Orleans.

Antonio Davisseau, a young student from Toulon in the south of France added: “We have millions of unemployed and homeless people and the government does nothing for these people yet they welcome all the immigrants. Marine Le Pen is the only one who will change things radically.”

Kevin, a 25-year-old from Nancy who works in marketing spoke of the immigrant communities in poor housing estates.

“We can’t accept more immigrants, when we can’t assimilate those that are already here,” he said. “They live in their own communities and it just encourages integralism.”

Veronica Radoux, from suburbs of Paris said: “France cannot take on all the misery in the world. At some point we have to say ‘stop’. Marine Le Pen can change things. She is willing.

Alexandre a 20-year-old student said: “Most of the criminals we have are immigrants and they don’t want to be French. They want to keep their own identity.”

Revive “forgotten France”

“Voting for Le Pen is about getting the forgotten France back again,” said Quentin a 29-year-old political advisor for the National Front.

“There is a big divide between the big cities in France and the rest of the country. The small places on the outskirts are all having their banks and shops closed down. Some cities and villages are dying. I’m defending these territories. We all are.”

Identity

Cyril, an engineer from Paris, said: “There is so much immigration that we are losing our identity. Our principle value is respect and there’s none left.”

Elisabeth Lalanne de Haut, a National Front regional councillor from Haute Normandie, said: “There’s only Marine Le Pen who can restore French values and our customs, traditions and our homeland, because certain other candidates don’t like France.”

A 60-year-old retired man from Toulouse who gave his name as Jean-Pierre said: “Before, I used to speak to anyone, but I don’t want to speak to people wearing the veil. What would I say to her? I Just want things to be balanced. We are turning into Lebanon.”

Valentin Caceres, a 20-year-old student from the greater Paris region of Ile-de-France said: Each country is different. When I go to Morocco or the United States I like to discover new cultures and I want France to keep its own culture. We have the impression that France is no longer France.”

“She is the only one who is a patriot and the only one who will defend French values of liberty, egality and fraternity. These are the values of our civilisation of our story, but we are losing them,” said retired 61-year-old Christian de la Motte from Paris.

“Africans who come to France come with their own traditions and their own culture and little by little they impose their culture and traditions,” he added. “I don’t want to eat halal meat or have people praying in the streets and we don’t want to see women wearing the veil in the streets.”

To bring back the franc

“Marine Le Pen is the only one who defend our monetary sovereignty. In this economic crisis France needs to be able to devalue its own currency to boost exports,” said 25-year-old Alexis Robert from the Champagne region of eastern France.

All those reasons…

Franz Pfifferling a 30-year-old carer.

“There’s not just one reason to vote for Marine Le Pen, there are many. Everything is linked. Migration, security, the economy. We need to control our borders not close them like 95 percent of all the other countries in the world.

“They have made a waste of this country. When you think of those people who fought for the country in two wars. If they could see the France of today…”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Senza categoria, Terrorismo Islamico

Il terrorista dei Champs Elysées aveva già fatto un altro attentato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-21.

2017-04-21__Parigi__001

I capi di stato non sono stati eletti per presenziare con volto annoiato ai funerali delle vittime del terrorismo.

Sono stati eletti per estirpare il terrorismo stesso.

Ma è conflittuale finanziare il terrorismo islamico in Medio Oriente ed in Africa, dargli copertura politica ed armarlo, viziare e coccolare gli islamici già presenti sul territorio, finanziare le moschee ove si predica il  terrorismo, rimettere in libertà terroristi già fermati e condannati da un Tribunale, e poi fingere di dolersi se il terrorismo colpisce ancora, facendo morti ammazzati.

Anche alla ipocrisia dovrebbe essere posto un limite.

Il killer sembrerebbe aver usato un kalashnikov: sembrerebbe che in Francia sia più facile procurarsi un kalashnikov che il permesso di parcheggiare l’automobile per strada.

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«L’attentatore era noto ai servizi di sicurezza»

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«Aveva già sparato ad un agente nel 2001»

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«Era nato nella periferia di Parigi»

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«Un francese, Karim C., forse appoggiato da un complice belga, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due»

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«l’attentato è stato compiuto da qualcuno denominato ‘Abu Yusuf al Beljiki’, ovvero “il belga”»

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«Si chiamava Karim C., era schedato dalla polizia, radicalizzato, con pesanti precedenti»

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«già 15 anni fa era stato condannato per tentato omicidio di un agente, quindi per aver assalito una guardia in carcere»

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Cerchiamo di ragionare.

– L’attentatore è un cittadino francese, madrelingua francese, nato nelle banlieue parigine, indottrinato nelle moschee che usano i finanziamenti statali per propalare il terrorismo. Non è un poveraccio immigrato.

– Nel 2001 aveva fatto un attentato sparando ad un agente, condannato per tentato omicidio ma rapidamente rimesso in libertà da una Magistratura connivente.

– Intanto, per perfezionare il curriculum, aveva assalito una guardia in carcere.

– Avrebbe dovuto essere un sorvegliato speciale dei servizi antiterrorismo, invece ha potuto agire indisturbato, come se si fosse preparato per andare a pescare nella Loira.

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I responsabili di questo ultimo attentato, e di tutti i precedenti, sono il Presidente Hollande, il suo governo socialista, i Magistrati, e tutti i buonisti che frignano sui poveri terroristi incuranti del sangue sparso dalle vittime innocenti.

Adesso, alla luce di quanto successo, rileggetevi bene il manifesto pubblicato dalla massoneria francese:

I massoni francesi esortano al voto. Domenica conteremo quanto valgono.

Queste logge massoniche sono causa efficiente del terrorismo.


Ansa. 2017-04-21. Parigi, ucciso un agente agli Champs Elysées. Abbattuto l’aggressore. L’Isis firma attacco. Presunto complice si presenta ad Anversa

Feriti gravemente altri due agenti. Spari di kalashnikov diretti alla polizia. L’attentatore era noto ai servizi di sicurezza: ‘Aveva già sparato ad un agente nel 2001’. L’episodio è avvenuto a tre giorni dalle elezioni presidenziali in Francia.

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Il terrorismo irrompe nelle elezioni francesi: ieri sera un 39enne armato di kalashnikov ha sparato sugli Champs-Elysees a Parigi uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, prima di venire abbattuto. Rivendicazione dell’Isis. Hollande ha convocato per stamattina un Consiglio di difesa. Presunto complice si presenta alla polizia ad Anversa, ma per procura non c’è alcun legame con il Belgio. Fermate tre persone vicine al killer.

E’ ripreso stamattina il traffico sugli Champs Elysees dopo l’attacco di ieri sera. Come previsto, e’ cominciato questa mattina all’Eliseo un Consiglio di difesa convocato d’urgenza ieri sera dal presidente francese Francois Hollande. 
“Nulla deve ostacolare l’appuntamento democratico”, ha dichiarato il premier francese Bernard Cazeneuve.

Il belga segnalato dalle autorità di Bruxelles a Parigi in relazione all’attentato si è presentato spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa. 

Non c’è al momento nessun legame” tra l’attacco a Parigi e il Belgio. Lo ha affermato la Procura federale belga, secondo quanto riporta la tv pubblica fiamminga Vrt. L’uomo presentatosi spontaneamente al commissariato ad Anversa, che ha un alibi e che nega ogni coinvolgimento nei fatti di Parigi, è noto per casi gravi di traffico di stupefacenti ma non ha legami con il terrorismo né è noto per essere radicalizzato, riferisce la Procura.

Diverse armi sono state ritrovate nell’Audi 4 del terrorista ucciso dopo la sparatoria sugli Champs-Elysées: un fucile a pompa e delle armi bianche, tra cui un coltello da cucina.

Tre persone ritenute vicine all’assalitore sono state fermate e interrogate dai servizi antiterrorismo. Si trovavano nelle abitazioni perquisite durante la notte dalla Polizia.

L’attentato, due giorni fa l’avvertimento. Ieri sera, a tre giorni dal primo turno, il terrorismo ha fatto irruzione nelle elezioni presidenziali francesi. Un francese, Karim C., forse appoggiato da un complice belga, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due. Poi si è dato alla fuga, ma è stato ucciso dopo pochi metri. Prima di mezzanotte, la rivendicazione dell’Isis: l’attentato è stato compiuto da qualcuno denominato ‘Abu Yusuf al Beljiki’, ovvero “il belga”. A Parigi, il killer – come confermato dal procuratore Francois Molins – è stato identificato e la sua abitazione in banlieue di Parigi già perquisita. Si chiamava Karim C., era schedato dalla polizia, radicalizzato, con pesanti precedenti: già 15 anni fa era stato condannato per tentato omicidio di un agente, quindi per aver assalito una guardia in carcere. Era nato nella periferia di Parigi. Il panico si è propagato in pochi istanti, l’intera avenue, la più celebre della capitale, è stata blindata dai furgoni di polizia, dalla Concorde fino all’Etoile. Tutte le fermate del metrò sono state sbarrate, gli abitanti sono stati invitati a non avvicinarsi al quartiere.

L’agenzia Amaq, legata allo Stato Islamico, ha riferito che l’attacco è stato compiuto da “combattenti” dell’Isis, uno dei quali viene individuato in Abu Yusuf al Beljiki, ovvero “il belga”. Lo riferisce il Site.

Erano passati pochi minuti dalle 21 e gli 11 candidati alle presidenziali di domenica erano impegnati da un’ora nell’ultima performance in diretta tv su France 2 quando diverse raffiche di armi automatiche hanno seminato il terrore sugli Champs-Elysees, all’altezza del civico 102, in prossimità dei grandi magazzini britannici ‘Marks & Spencer’. Un uomo è sceso da un’Audi 80 grigia, si è avvicinato ad un furgone parcheggiato con alcuni poliziotti all’interno – agenti della stradale e della municipale – e ha fatto fuoco con un kalashnikov. Un agente è stato ucciso sul colpo, altri due feriti, una passante – una turista straniera – colpita da schegge. L’assalitore si è dato alla fuga, a piedi, abbandonando l’auto. Dopo pochi metri, è stato abbattuto da altri colleghi degli agenti aggrediti, che stavano pattugliando la strada. Testimoni hanno parlato di “una vera e propria esecuzione”. La procura antiterrorismo è stata immediatamente incaricata delle indagini, dopo aver escluso in pochi minuti che si trattasse di una rapina o di criminalità comune. Panico nella strada, in pochi minuti tutto è stato blindato, i tanti negozi ancora aperti sono stati invitati a chiudere immediatamente. Poliziotti e teste di cuoio hanno perquisito ogni centimetro quadrato dei negozi, in particolare il grande magazzino ‘Marks & Spencer’, poi si sono riversati in un parcheggio poco distante, per il sospetto che un complice potesse essere in fuga proprio lì. Sul presunto ‘secondo uomo’, però, non ci sono conferme in Francia, mentre dal Belgio rimbalza la notizia – e la foto – di un complice “arrivato in treno da Bruxelles”. Il suo domicilio belga sarebbe stato già perquisito. 

 Intanto, sul canale pubblico France 2 andava in onda l’ultimo dibattito elettorale, a 3 giorni dalle urne. Per 40 minuti, i candidati si sono succeduti nello studio ma di attentato a Parigi non si è mai parlato. Emmanuel Macron è stato il primo ad esprimere il cordoglio e il dolore per il poliziotto ucciso, Marine Le Pen è indicata da molti come la candidata che più potrebbe trarre vantaggio dall’attentato. All’Eliseo, il primo ministro Bernard Cazeneuve ha raggiunto pochi minuti dopo i fatti il presidente Francois Hollande, che in serata ha confermato come la pista terroristica sia quella che stanno seguendo le autorità. Per questa mattina alle 8, il presidente ha convocato all’Eliseo un Consiglio di difesa, annullando una visita in Bretagna. Anche Le Pen e Fillon hanno annullato gli ultimi comizi previsti per oggi, confermati invece da Macron, Melenchon e Hamon.


Bbc. 2017-04-21. Paris shooting: Gunman was ‘focus of anti-terror’ probe

The gunman who shot dead a policeman in Paris on Thursday has been identified from papers left in his car, but French officials are yet to release his name.

Local media say the 39-year-old lived in the city’s suburbs, and had been seen as a potential Islamist radical.

The gunman wounded two police officers before being shot dead by security forces on the Champs Elysees.

A pump-action shotgun and knives were found in his car, the French TV station BFMTV reported.

Another man suspected of possible links to the attack has turned himself in to Belgian police.

French police have also taken three family members of the gunman into custody, Reuters reports, citing a legal source.

Prime Minister Bernard Cazeneuve said security forces, including elite units, were fully mobilised ahead of Sunday’s presidential poll.

“Nothing must be allowed to impede the fundamental democratic process of our country,” he said after an emergency security cabinet meeting.

So-called Islamic State (IS) has said one of its “fighters” carried out the attack.

What happened on Thursday on the Champs-Elysees?

A car pulled up alongside a police bus just before 21:00 (19:00 GMT) and a man got out, opening fire on the bus with an automatic weapon, Interior Ministry spokesman Pierre-Henry Brandet said.

After killing an officer, the man attempted to run away while shooting at other officers, two of whom he injured, the spokesman added.

He was then shot dead by security forces.

Terrified eyewitness later recounted scenes of panic as they ran for cover after hearing gunfire.

The whole of the Champs Elysees was evacuated.

Because of its worldwide renown and its large number of visitors, the avenue has long been seen as a potential target, the BBC’s Hugh Schofield in Paris reports.

Overnight, a property in the eastern Parisian suburb of Chelles was searched by investigators, who want to know who else – if anyone – may have known about the gunman’s plans.

What is known about the attacker?

Paris prosecutor François Molins said shortly after the shootings that “the attacker’s identity is known and has been verified”.

“I won’t reveal it, because investigations and raids are already under way, in particular to establish whether there is any evidence or not of complicity [in this attack],” he said, adding that more information would be released on Friday.

According to French media, the attacker served several years in prison for firing on police officers with a gun in the early 2000s.

More recently the intelligence services identified him as a potential Islamist radical.

Meanwhile, IS named the attacker as Abu-Yusuf al-Baljiki, in a statement carried by its Amaq news outlet.

The Belgian interior minister told VRT public broadcaster that the perpetrator was a French national.

Could the attack influence the elections?

The attack took place as 11 candidates in Sunday’s closely fought presidential election were engaged in a final joint TV appearance to argue their policies.

Three of the four main candidates, centrist Emmanuel Macron, centre-right Francois Fillon and far-right Marine Le Pen, have called off planned events on Friday, which would have been the final day of campaigning.

Front National candidate Marine Le Pen told a French radio station on Friday morning she feared further attacks, and said France should immediately reinstate border checks.

She tweeted: “I feel for and stand by our security forces, who have been targeted again.”

Meanwhile, Independent centrist Emmanuel Macron urged French citizens not to “give in to fear” in a interview with the RTL station.

He said it was a president’s “first duty to protect” and he expressed his “solidarity” with the police.

Mr Fillon, of the Republican Party, also went on Twitter to pay “tribute to the security forces who give their lives to protect ours”.

Jean-Luc Mélenchon, standing for the far left, tweeted: “I strongly feel for the policemen killed and wounded and their families. Terrorist attacks will never go unpunished, accomplices never forgotten.”

Islamist militancy is a major issue in the polls after recent mass attacks claimed by IS, with 238 people killed in jihadist attacks in France since 2015, according to data from AFP news agency.

And how did the world react?

At the White House, US President Donald Trump said people had to be strong and vigilant.

“Our condolences from our country to the people of France,” he said. “It looks like another terrorist attack and… what can you say? It just never ends.”

In the UK, a Downing Street spokesman said: “The UK strongly condemns the appalling terrorist attack in Paris. The Prime Minister (Theresa May) has tonight passed on her condolences to President Hollande.”

German Chancellor Angela Merkel pledged to remain “strong and determined” alongside France.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Come governare una Francia ingovernabile. E Putin se la gode.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-16.

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«France is a semi-presidential system, not a presidential system, …. If the winner of the presidency doesn’t have a majority in parliament, then it’s not really a victory»

*

«Two French presidents, Francois Mitterrand and Jacques Chirac, lost legislative elections while in office, and went several years with little control over domestic policy»

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«Mitterrand couldn’t prevent privatizations and Chirac couldn’t stop legislative passage of the 35-hour workweek»

*

«The French constitution gives more independence to presidents in foreign affairs»

*

«the Front could win between 48 and 68 seats in the National Assembly, well short of the 289 needed for a majority»

*

«Macron is a return to the Fourth Republic, where every law involves horse trading»

*

«Our primary worry is not that Marine Le Pen wins the election and takes France out of the euro zone, but that because of a volatile coalition France abandons reforms and loses the confidence of Germany and its other European partners,»

* * * * * * *

Ci si rende conto che i concetti di base qui riportati sono diventati oramai elementi di comune pensare.

Non li riportiamo per annoiare il Lettore. Ci mancherebbe!

Solo che sembrerebbe essere davvero interessante osservare l’evoluzione del pensiero liberal e della sinistra ideologizzata.

L’establishment ha paura, e la paura porta a fare atti sconsiderati.

Elezioni francesi. Facebook ha bloccato 30,000 ‘fake accounts”.

Could half a million French people be tempted to vote twice?

Avesse fatto questo Mrs Marine Le Pen i sinistri avrebbero gridato al ritorno del fascismo, ma siccome lo hanno fatto loro lo definiscono “per il bene dell’amato ppolo“. Il fatto è che questi sinistri non differiscono in nulla dai comunisti delle purghe staliniane: sono dittatori nella mente e nel cuore.

In una prima fase vivano il terrore di una Mrs Le Pen Presidente: ne erano atterriti. Avrebbero avuto la certezza di essere trattati per come avevano trattato.

In una seconda fase, lentamente elaborata, anche i liberal hanno capito che in Francia esiste l’Assemblea Nazionale, senza la maggioranza nella quale il presidente conta un fico secco.

In questa terza fase invece, stanno facendo conti su conti, che danno però sempre gli stessi risultati: la Francia risulterà essere ingovernabile. E questa situazione logorerà il presidente e chi lo avesse appoggiato.

* * * * * * *

Quei signori sembrerebbero non aver ancora capito che la posa è però ben più alta.

La Francia era il miglior partner della Germania di Frau Merkel in seno all’Europa Unita.

Ma il nuovo presidente francese, chiunque esso sia, non potrà certo mantenere le stesse posizioni di Mr Hollande.

Così, non solo la Francia risulterà essere ingovernabile, ma la crisi dell’Unione Europea sembrerebbe destinata ad acuirsi.

Attenzione!! La risonanza precede la rottura… E Mr Putin se la ridacchia sotto i baffi.


Bloomberg. 2017-04-14. The French Election’s Only Sure Thing Is Gridlock in Parliament

Neither Le Pen nor Macron’s outsider parties are likely to win in the legislature. How would they govern?

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Every French presidential election back to 1981 has been followed by the winner’s party going on to take control of parliament. Chances are high it won’t happen this time.

The two front-runners for the voting that begins April 23, Emmanuel Macron and Marine Le Pen, head non-establishment political movements that are unlikely to get majorities in the legislative elections that follow in June. Should either become France’s president, they’d be forced to seek uncomfortable alliances with rivals, or risk five years of limbo.

France will look very different depending on whether they can enact their agendas. Le Pen wants to return to the franc, leave the European Union’s single market and change the constitution to institute priority for French citizens in jobs and welfare — measures that are opposed by a majority of the French. Macron wants to cut government spending, reduce the scope of the wealth tax and eliminate a housing tax that funds local government — all of which he might have trouble getting through a fractured parliament.

“Our primary worry is not that Marine Le Pen wins the election and takes France out of the euro zone, but that because of a volatile coalition France abandons reforms and loses the confidence of Germany and its other European partners,” said Stephane Monier, head of investments at Lombard Odier private bank in Geneva.

France’s most unpredictable election in a generation looks like it could deny the two main party groupings, now called the Republicans and the Socialists — a place in the May 7 runoff for the first time in the 59-year-old Fifth Republic. Of the four contenders whom polls suggest have a chance to make it through to the second, decisive, round, just one — Republican Francois Fillon — has the backing of an established political force with proven credentials in contesting legislative elections.

But that’s no guarantee his party will control parliament.

Fillon, at 19.5 percent in Bloomberg’s composite of polls, is fighting for third place with maverick Jean-Luc Melenchon, who’s backed by a hodgepodge of leftist parties that haven’t agreed to present a united slate of parliamentary candidates. Though Fillon leads an establisment party, he’s been weakened by an employment scandal. 

To drive his point home, he held a rally Sunday attended by all 577 of the Republicans’ candidates for parliament.

“Doing the job requires a coherent parliamentary majority. I have it,” Fillon told his followers at the Porte de Versailles in southern Paris. “With the union of the right and the center, I am the only one who can act without each time having to cook up parliamentary dishes of impotence and compromises.”

Fillon’s supporters have used the specter of political instability to criticize Macron, who, polls show, would defeat Le Pen in the May 7 runoff, as would Fillon.

“Macron is a return to the Fourth Republic, where every law involves horse trading,” Eric Woerth, a former minister who is part of Fillon’s campaign, said March 2 when Macron unveiled his program. The Fourth Republic collapsed in 1958 after 21 revolving-door governments in 12 years.

Macron insists he can win the parliamentary elections as well the presidential. “I’m amazed there are still people who doubt we can win a legislative majority,” the former economy minister said at a press conference March 28.

If he wins the presidency but not parliament, he still has options.

Macron’s fledgling party, On the Move!, says it will field candidates in every one of France’s 577 parliamentary constituencies by the May 19 filing deadline. Le Pen’s National Front ran 572 candidates in the 2012 parliamentary elections — but only managed to elect two of them.

Even though On the Move! is barely a year old, Macron’s path to some sort of workable majority is easier than Le Pen’s, said Jim Shields, a professor of French politics at Aston University in Birmingham, U.K.

“He could end up with a large enough cohort of deputies to make them the core of some sort of coalition of the willing, drawing in allies from the more centrist-minded Socialists and Republicans,” he said. “It could be a vote-by-vote affair or it could have more stability, depending on Macron’s pulling power.”

As for Le Pen, even if she defies the odds to win the presidency, the Front is unlikely to overcome opposition to its anti-European Union policies or its far-right extremist past. She evoked that this week when she said France bore no responsibility for the 1942 roundup of Jews in and around Paris by French police at the request of the occupying Nazis.

“Given how fatal the two-round system is to the FN, and the anyone-but-FN reflex that kicks in in many local runoffs, she could hope for just a small handful of deputies who would never have the critical mass to impose themselves as a coalition core,” Shields said. “That way lies constitutional crisis.”

Pascal Perrineau, a professor at Sciences Po institute in Paris, calculates that the Front could win between 48 and 68 seats in the National Assembly, well short of the 289 needed for a majority. Some right-leaning Republicans could ally with the FN, but most would stay away, he said.

As for Macron, he’s insisted on absolute gender parity and said half his candidates must come from civil society, not the ranks of politicians. “He’s complicated his task to the point he’s made it almost impossible,” Perrineau said.

Two French presidents, Francois Mitterrand and Jacques Chirac, lost legislative elections while in office, and went several years with little control over domestic policy. Mitterrand couldn’t prevent privatizations and Chirac couldn’t stop legislative passage of the 35-hour workweek. The French constitution gives more independence to presidents in foreign affairs.

“France is a semi-presidential system, not a presidential system,” said Perrineau. “If the winner of the presidency doesn’t have a majority in parliament, then it’s not really a victory.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Unione Europea

Partito Islamico Francese. Verosimile desistenza de facto con la Le Pen.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-14.

2017-04-10__Partito Ilsamico Francese.__001

In questa campagna elettorale è stato detto tutto ed il contrario di tutto.

Manca solo l’annuncio che Mrs Marine le Pen voterà per Mr Macron, e viceversa.

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La Francia ha 65.5 milioni di abitanti e circa 7 milioni di immigrati: gli islamici assommano ad un po’ meno di sei milioni.

Come premessa segnaliamo la nascita del Partito Islamico Francese, propugnato dalla Union of France’s Mosques: per il momento come movimento non registrato, ma pur presente. Obbiettivo riferito sarebbero le prossime elezioni per il parlamento europeo, sempre che a tale epoca la Francia faccia ancora parte dell’Unione Europea.

A fine maggio il Partito Islamico Francese dovrebbe partecipare alla riunione organizzativa dei partititi islamici che stanno nascendo in quasi tutti gli stati dell’Unione Europea. La loro base elettorale non è ancora enorme, ma è molto compatta. Un iti possono ottenere molto.

*

Gli islamici francesi hanno lunga tradizione d voto per il partito socialista francese.

«In 2012 some 86 percent of France’s Muslim population voted for François Hollande and like other Hollande voters, particularly the working classes, many feel let down over the lack of real change»

*

Le cose sono però mutate, anche se solo lo spoglio elettorale potrà dire fino  qual punto.

«It’s true that Marine Le Pen is an Islamophobe, but they all are, so what’s the difference? She is the only one who will talk about it openly, while the rest of the candidates are Islamophobes but just keep it inside»

*

«Muslim voters are first and foremost French citizens like other voters, which in 2017 means the same anger, apathy and indifference towards politics that has afflicted other sections of the population has also seeped into the Muslim community»

*

«I’m a Muslim but I’m not against Le Pen. I honestly don’t think she is actually racist – she is just against anyone who is causing problems. I don’t think it matters if they’re Muslims, refugees, from the Roma community, the yobs….that’s why a lot of people in France are uniting with her»

*

«some 4 percent of Muslim voters opted for Le Pen in the first round of the 2012 election, but that number is expected to jump this time round as the taboo around the party has fallen.»

*

«Some Muslim voters may be enticed to Le Pen over her desire to scrap the gay marriage bill, which many protested against in 2013»

*

«Many of the people here at the mosque aren’t interested in politics. People here feel mistreated, they think the politicians are all hypocrites, why would they vote?»

* * * * * * *

Esiste sicuramente la possibilità che le autorità religiose chiamino gli islamici ad un voto contro Mrs Marine Le Pen

«If in the second round there’s a risk of the Front National winning, we may call on French Muslims to vote against Le Pen»

ma ben pochi islamici francesi odono la voce delle moschee: ben pochi le frequentano.

Per la maggior parte di loro, che combattono ogni giorno per pranzo e cena, i problemi sono quelli di utti gli alri francesi

«why would they vote?».

*

«Some Muslim voters may be enticed to Le Pen over her desire to scrap the gay marriage bill, which many protested against in 2013?»

L’astensionismo sembrerebbe essere la più potente arma in mano a Mrs Marine Le Pen.


The Local. 2017-04-08. Why France’s Muslim voters are not all panicking about a Le Pen victory

Marine Le Pen, who wants to ban the Islamic headscarf, might be threatening to pull off a shock election win but that doesn’t mean France’s Muslim voters are all panicking over the far-right, National Front candidate taking power.

*

The name Marine Le Pen is routinely preceded by the words “anti-Islam”.

Even though she herself has moved to soften her image with Muslim voters by insisting their religion is indeed “compatible with the French Republic” (much to the disgust of some in her party), it’s not hard to see why she has a reputation for being an Islamophobe.

She once described Muslims praying in the streets of French cities in protest over a lack of mosque space to being akin to the Nazi occupation and has regularly taken aim at halal food, the veil, the burkini, and various other aspects of Muslim culture.

With experts refusing to rule out a shock Le Pen victory carried by the same wave of nationalist populism that swept Donald Trump to power, you would think France’s Muslim community, believed to number between four and six million, would be in a panic with the election just weeks away.

And while there is no doubt concern, there are reasons why France’s Muslims are not all frantically preparing for the worst.

  1. Because many voters distrust other candidates as much as they do Le Pen 

When The Local talked to worshippers at a mosque in north east Paris not one singled Le Pen out as being worse than the other candidates.

Amadou, 57, said he still doesn’t know who he will vote for, but that he has no intention of voting “against” Marine Le Pen. 

“It’s true that Marine Le Pen is an Islamophobe, but they all are, so what’s the difference? She is the only one who will talk about it openly, while the rest of the candidates are Islamophobes but just keep it inside.”

Many Muslims in France feel the country’s politicians and political parties across the spectrum all resort to Muslim bashing in order to try and win votes.

While Marine Le Pen might have made a name for herself as being “anti-Islam”, François Fillon has been equally if not more critical of the religion.

“In France there is a problem linked to Islam,” said Fillon recently, who wrote a book titled “Conquering Islamic Totalitarianism” and who wants to impose administrative controls on the religion.

Amar Lasfar, president of the Union of Islamic Organisations in France (UOIF), blasted all the candidates in the election race.

“They know nothing about Islam nor about Muslims,” he said.

Leftist candidates Jean-Luc Melenchon and Benoit Hamon might have something to say about that, so too the centrist liberal Emmanuel Macron, who recently blasted Le Pen for trying “to turn France’s Muslim voters into enemies of the Republic”.

But Henni-Moulai, the founder of the website Melting Book, which aims to amplify minority voices in the media, believes Macron will fall into the same trap as other politicians at some point.

“Muslim bashing is inescapable, especially if you want to reach the Elysée palace,” she told Al Jazeera news site.

  1. Because Muslims, like many French voters, just feel disenfranchised altogether

As Mohammed Moussaoui, the president of the Union of France’s Mosques, told The Local, Muslim voters are first and foremost French citizens like other voters, which in 2017 means the same anger, apathy and indifference towards politics that has afflicted other sections of the population has also seeped into the Muslim community.

In 2012 some 86 percent of France’s Muslim population voted for François Hollande and like other Hollande voters, particularly the working classes, many feel let down over the lack of real change.

So even the threat of Le Pen is not enough to motivate them to vote, and with France set for record abstention rates, its clear the country’s Muslims are not the only disenchanted ones.

At the mosque in the 19th arrondissement of Paris, a middle-aged man named Ismail, originally from Algeria, told The Local he would not be voting.

“Many of the people here at the mosque aren’t interested in politics. People here feel mistreated, they think the politicians are all hypocrites, why would they vote?” he said.

  1. Because they know there are safeguards even if she wins

Even if Le Pen does pull off the type of shock populist win that led to Brexit and Trump, Muslims are confident that France’s constitution and its political institutions will hold her back from doing exactly what she wants.

For a start Le Pen’s party, only having two MPs currently, is unlikely to gain a majority in the parliamentary elections in June and without a majority in parliament she will find it difficult passing any of the reforms she plans, including banning Muslim women from wearing the headscarf in public places.

“Muslims, like other French citizens, will have confidence in the country’s institutions that will put limits on her power,” Mohammed Moussaoui from the Union of France’s Mosques told The Local.

“There is the constitutional council which makes sure all laws are in line with the French constitution,” he said. 

“It will be hard for her as president. She will need the ability to unite people, which will be difficult for her,” he added, pointing to the fact that other parties are unlikely to enter into coalition with Le Pen.

His view was backed by an Algerian-born Muslim named Ismael, who told The Local:

“Even if she does win it doesn’t matter. I’m not scared of her. Why would I be scared of her? It’s not as if she will have the power to change laws and make life difficult for immigrants or Muslims. That’s why they have the constitution and the National Assembly.”

  1. Because Le Pen has successfully softened her image… even with Muslims

Le Pen has made big efforts to soften the image of her party – which under her father Jean-Marie (see photo below) was seen as a bastion of racists and colonial settlers returning from Algeria as well as apologists for the wartime Vichy regime’s collaboration with Nazi Germany. 

Recently she has been at pains to point out that she is not anti-Islam but anti-Islamic fundamentalism and extremists.

As she tries to widen her appeal and make herself more electable she has tried to appease fears among Muslims by stressing she feels Islam is perfectly compatible with the French Republic, a quote that did not sit well with many of her party members.

Rachid, an Algerian-born man in his thirties, told The Local: “I’m a Muslim but I’m not against Le Pen. I honestly don’t think she is actually racist – she is just against anyone who is causing problems. I don’t think it matters if they’re Muslims, refugees, from the Roma community, the yobs….that’s why a lot of people in France are uniting with her.”

  1. Because some Muslim voters will actually back Le Pen

Mohammed Moussaoui said the Muslim community, like the rest of France, is made of up of voters of all political persuasions, even those who will vote for Marine Le Pen.

According to Le Point magazine some 4 percent of Muslim voters opted for Le Pen in the first round of the 2012 election, but that number is expected to jump this time round as the taboo around the party has fallen.

These voters often find extremist Islam and communalism as distasteful as Le Pen does and her talk of cracking down on crime and battling globalisation appeals to voters in poor, peripheral areas, Muslims included.

Some Muslim voters may be enticed to Le Pen over her desire to scrap the gay marriage bill, which many protested against in 2013.

In the 2015 regional elections the National Front made a special effort to woo Muslim voters in the poor Paris suburbs.

“We’ll tell them they’re as French as the others,” was the message and observers say the National Front allows those Muslims who feel French first and foremost to express their identity.

  1. Because many still believe she won’t win

“Although the polls suggest she will win the first, they also say she will lose the second round,” said Moussaoui. “We have to take both polls together.”

While no analyst will rule out a Le Pen win, there are reasons why it’s still highly unlikely to happen. 

… But let’s not pretend no one is worried.

Despite all this it would be wrong to say the Muslim community were not at all concerned about the thought of Marine Le Pen taking power.

Slimane Nadour, head of communication at Paris’s Grand Mosque said the community was concerned by the election and the prospect of a Le Pen victory.

“Today, we are a little afraid, of course, of having a National Front with Marine Le Pen that’s very strong.” 

“There’s a push towards extreme right and xenophobic parties across Europe, but especially in France and obviously, French Muslims are worried.”

“Le Pen says Nous sommes chez nous (this is our home), but this is our home too. And we want to feel at home, and be on good terms with everybody no matter their religion or beliefs.”

The Grand Mosque is ready to take an unprecedented step if Marine Le Pen, as expected, makes it through to the second round run-off vote.

“If in the second round there’s a risk of the Front National winning, we may call on French Muslims to vote against Le Pen.” 

“Calling on people to vote is very rare, the Grande Mosquée has never called on people to vote for a candidate.”

“People are scared at the moment, in this climate of xenophobia and Islamophobia.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. La Parigi chic non è la provincia in sofferenza. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-08.

2017-04-06__Francia_Occitania__001

Le elezioni francesi stanno diventando sempre più simili da una partita ai dadi.

I sondaggi elettorali sono viziati dalla politica ed alla fine risultano essere scarsamente attendibili al punto tale che alcune note testate giornalistiche hanno pubblicato un editoriale in cui spiegano perché non ne pubblicheranno più.

Ma bisogna anche ammettere che i rilevamenti sono particolarmente difficoltosi.

La gente è sempre più restia a rispondere ai sondaggi telefonici: sa benissimo che le sue intenzioni di voto diventano pubbliche, e teme fortemente le inevitabili ritorsioni da parte del potere.

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Un elemento sembrerebbe però emergere con ragionevole chiarezza. La dicotomia tra Parigi e sue enclavi e la Francia della provincia.

La prima tutta radical-chic. È in lutto per la decomposizione delle sinistre, è esaltata per la candidatura di Mr Macron, scuote la testa su Mr Fillon, ma poi alla fine una quota lo voterà: tutti concordi a dire peste e corna di Mrs Marine le Pen. La accusano di ciò che ai loro occhi sono i peggiori dei peggiori reati: essere “fascista“, “populista“, “anti-europeista” e persino “omofoba“.

I radical-chic hanno il controllo assoluto dei media: giornali e televisioni, che ogni giorno riversano sul Front National valanghe e valanghe di fango di ogni specie e natura. I tribunali francesi stanno lavorando a pieno ritmo per eliminare i nemici politici del regime. Se no, che ci starebbero a fare?

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2017-04-06__Francia_Occitania__002

Ma le accuse che questi radical-chic portano a Mrs Marine Le Pen sono invece recepite in periferia, nella provincia, come ottimi motivi per votarla.

«There’s no point in demonizing the Front because so many people vote for it»

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«But each time the establishment parties cooperate to keep the populists out, they feed the narrative of an elitist plot against the people, and more support shifts to Le Pen.»

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«There are districts in the north of Perpignan which used to be communist and now they are voting for the Front»

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«The other parties have let the city go to the dogs»

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«I back Le Pen because she warned us about the European Union ages ago. I used to believe in the EU and the euro but they’ve ruined us»

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«There’s no point in demonizing the Front because so many people vote for it»

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Mrs Marine Le Pen sta facendo breccia nella mente e nel cuore della gente comune. Di quelli che devono far quadrare il pranzo con la cena, di quelli che constatano come il potere attuale non si curi per nulla dei loro interessi, che son poi ben semplici: avere un lavoro e poter vivere tranquilli, senza avere uno stato che si vorrebbe intrufolare fin sotto le coltri.

È estremamente significativo come vi sia un travaso di voti dalle sinistre al Front National.

Le sinistre non rappresentano più nulla tranne la loro dirigenza litigiosa. I Les Républicains si sono dilaniati in inutili consultazioni primarie, segno solo delle profonde divisioni che li attanagliano. Non hanno saputo fare quadrato attorno al loro candidato Mr Fillon, lasciandolo in balia degli sciacalli.

È Mrs Marine Le Pen l’unica che pone ai francesi le vere grandi domande di questo momento storico:

– restare od uscire dall’Eurozona;

– restare od uscire dall’Unione Europea;

– mantenere o variare le alleanze internazionali;

– migliorare le condizioni di vita e lavoro della gente del popolo.


Bloomberg. 2017-04-04. This French City Knows Le Pen Well and Sees Her Getting Stronger

Mainstream parties are struggling to maintain voters’ support in the regional capital of Perpignan.

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About a hundred expectant white people are packed into a drab, neon-lit hall in southwestern France. Big tricolor flags hang from the walls and above the stage, a navy-blue poster carries the election slogan of the candidate who is promising to address their frustrations: “In the name of the people — Marine — President.”

Marine Le Pen’s potent mix of old-school left-wing economics and diatribes against immigrants resonates in this part of the country — and has brought the National Front closer than ever before to taking power in France. While the Parisian elite is detached from the day-to-day battle with nationalism, the ruling class in the regional capital of Perpignan has been battling to keep its voters away from extremists for decades.

“The Front is spreading,” Mayor Jean-Marc Pujol said in an interview. “There are districts in the north of Perpignan which used to be communist and now they are voting for the Front because they worry about immigration.”

Le Pen is likely to enter the presidential runoff on May 7 as the outsider to be France’s next leader, but the steady build up of her support is testing the safeguards that have kept extremists from power in the Fifth Republic for almost 60 years.

Pujol predicts that French voters will unite around a mainstream candidate in the presidential runoff on May 7 to prevent the Front from winning power, just as they did in 2002, in the 2015 regional elections and in his own battle for Perpignan city hall in 2014. But each time the establishment parties cooperate to keep the populists out, they feed the narrative of an elitist plot against the people, and more support shifts to Le Pen.

“Only Le Pen will close the borders so we don’t get foreigners coming in,” Rosy Lamiel, a 59-year-old laundress at a retirement home, said on the sidelines of the National Front rally in the small town of Thuir on the outskirts of the city. “The other parties have let the city go to the dogs.”

In 2014, National Front candidate Louis Aliot led the first round of voting in Perpignan with 34 percent — making it the only large city in France where the Front came top. In the first round of the presidential vote on April 23, Le Pen could get as much as 40 percent, according to Pujol, 67. Pujol only won the runoff against Aliot, who is also Le Pen’s partner, after the Socialist candidate withdrew, maximizing the chances of keeping the Front out.

With the worst unemployment rate in France and high levels of immigration, the region of farms and vineyards between the Spanish border and the Mediterranean Sea has proved to be fertile ground for the Front. Perpignan has been left on the sidelines as planemaker Airbus Group SE boosted neighboring Toulouse and most tourists head further east along the coast. Close to 30 percent of locals live below the poverty level, according to national statistics institute Insee.

Throughout its years as a marginal force in French politics, the party enjoyed support among the so-called pieds-noirs — French people who left Algeria after independence in 1962 — and the region’s economic problems have broadened the appeal of Le Pen’s radical plans.

“I back Le Pen because she warned us about the European Union ages ago. I used to believe in the EU and the euro but they’ve ruined us,” 45-year-old winemaker Georges Puig said at the rally. “We’ve been hit by unfair competition.”

The Front’s national proposals to bar immigrants, protect French workers from foreign competition, and crack down on crime are winning over voters like Puig. On a local level it plans to give French people priority for housing or welfare benefits, while condemning the entire ruling class.

“Perpignan brings together all the problems for which the Front has a diagnosis and a cure,” Alexandre Bolo, 30, a National Front official on the city council and parliamentary attache to Aliot, said in an interview. “A migratory invasion, the impoverishment of shops closing and young people forced to leave to find jobs, and a complete lack of dynamism from the powers that be.”

To fend off the nationalists, Mayor Pujol is opening up city-hall branch offices and social centers in the city’s more deprived districts to engage with citizens while beefing up security with more police and CCTV cameras.

The next stage is an initiative to revive the medieval St. Jacques area where a crane towers above the jumble of narrow alleys inhabited mainly by north Africans and Roma. Workmen there are fitting out Perpignan University’s new law faculty where 500 students will attend classes from this fall, moving from the school’s base on the edge of the city.

“We’re bringing one of Europe’s oldest universities back to one of France’s poorest neighborhoods,” said deputy-mayor Olivier Amiel, 38, in charge of urban redevelopment.

Amiel insists that it’s concrete projects to change the lives of local communities that will stop the populists rather than hand-wringing at their sometimes unpalatable views.

“There’s no point in demonizing the Front because so many people vote for it,” he said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Marine Le Pen. La Mrs Trump al Beaujolais.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-03.

Giorgione. La tempesta. Gallerie dell'Accademia, Venezia.

Giorgione. La tempesta. Gallerie dell’Accademia, Venezia.


«L’effetto Trump ha fatto scuola e qualcuno teme che presto potrebbe parlare francese…»

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«Anche perché il presidente uscente, François Hollande, ha detto di essersi dato come obiettivo di fine mandato quello di battersi contro il populismo nel mondo, in particolare in Francia.»

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«Subito tra le fila degli avversari di Marine Le Pen è corso un lungo e gelido brivido scaramantico»

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«Il fatto è che l’elezione all’Eliseo della leader della Francia sovranista è gradualmente passata dal novero dell’impossibile a quello dell’improbabile e secondo alcune ricerche starebbe passando dall’improbabile al molto possibile»

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«L’effetto “soffitto di cristallo” …. Nell’ambito politico francese serve a indicare l’anello sanitario, altrimenti definito “fronte repubblicano”, che dovrebbe portare tutti i partiti di destra o di sinistra a coalizzarsi, grazie al meccanismo del doppio turno contro il Front National; un partito che non potrà mai vincere niente sino a quando non riuscirà a vincere tutto»

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«tutto dipende dall’astensionismo differenziato»

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«Il meccanismo del “fronte repubblicano”, (o del plafond de verre), impone a un grande numero di elettori di recarsi a votare non per il proprio candidato ma contro quello del Front National. Nelle prossime presidenziali, che si tratti di François Fillon o, come molto più probabile, di Emmanuel Macron, al ballottaggio con Marine, unico 1 fisso della partita, milioni di elettori dovranno sforzarsi di recarsi alle urne, di controvoglia»

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«Ed è facile prevedere che si appiglieranno alla minima valida scusa per evitare di farlo»

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«il 40% dei giovani francesi è intenzionato a votare per lei. Macron in quella fascia d’eta’ raccoglie solo la metà dei consensi, il 20%.»

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Con tutte le faide da mafia siciliana che stanno avvenendo nell’odierna Francia, poche cose sembrerebbero essere chiare:

– il partito socialista francese si è scisso in nove partitini, che si odiano di odio viscerale e profondo;

– i Les Républicains odiano Mr Macron persino più di Mrs Marine Le Pen;

– i Les Républicains odiano i succedanei socialisti come satana odia Dio;

– i cascami socialisti odiano i Les Républicains come Hitler odiava gli Ebrei:

– i rimasugli socialisti odiano sicuramente la Mrs Marine Le Pen, ma molto meno di sè stessi e degli altri.

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La Francia ci sta offrendo un quadretto ove a confronto Montecchi e Capuleti erano amiconi all’osteria.

Mettiamo poi che il sette maggio piova a dirotto. Tutti avrebbero un ottimo motivo per starsene a casa.


Aska. 2017-03-30. Corsa all’Eliseo: Le Pen potrebbe vincere con l’astensionismo

Come e perché potremmo avere una nuova Trump al Beaujolais.

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Parigi (askanews) – L’effetto Trump ha fatto scuola e qualcuno teme che presto potrebbe parlare francese… Anche perché il presidente uscente, François Hollande, ha detto di essersi dato come obiettivo di fine mandato quello di battersi contro il populismo nel mondo, in particolare in Francia. Subito tra le fila degli avversari di Marine Le Pen è corso un lungo e gelido brivido scaramantico.

Il fatto è che l’elezione all’Eliseo della leader della Francia sovranista è gradualmente passata dal novero dell’impossibile a quello dell’improbabile e secondo alcune ricerche starebbe passando dall’improbabile al molto possibile. È tutta una questione di plafond de verre e di sociofisica, che non è un temibile effetto collaterale di soggetti affetti da sociopatia, bensì l’applicazione dei metodi della fisica allo studio delle società umane. Vediamo di fare un po’ d’ordine.

L’effetto “soffitto di cristallo” è una definizione presa a prestito da un film del 1947 di Elia Kazan, “Barriera invisibile”, e sta a indicare una frontiera sociale, impercettibile ma invalicabile, del tutto inaccessibile a certe categorie di persone.

Nell’ambito politico francese serve a indicare l’anello sanitario, altrimenti definito “fronte repubblicano”, che dovrebbe portare tutti i partiti di destra o di sinistra a coalizzarsi, grazie al meccanismo del doppio turno contro il Front National; un partito che non potrà mai vincere niente sino a quando non riuscirà a vincere tutto.

Una tradizione consolidata da anni ma che secondo il quotidiano Libération si è via via diluita. E che secondo la sociofisica di cui sopra potrebbe condurre al “grande terremoto del 7 aprile 2017”, la data del ballottaggio decisivo delle presidenziali. Cioè alla vittoria di Marine Le Pen.

In pratica, secondo Serge Galam, docente di fisica che aveva previsto secondo un modello da lui elaborato, la vittoria di Donald Trump, tutto dipende dall’astensionismo differenziato.

Il meccanismo del “fronte repubblicano”, (o del plafond de verre), impone a un grande numero di elettori di recarsi a votare non per il proprio candidato ma contro quello del Front National. Nelle prossime presidenziali, che si tratti di François Fillon o, come molto più probabile, di Emmanuel Macron, al ballottaggio con Marine, unico 1 fisso della partita, milioni di elettori dovranno sforzarsi di recarsi alle urne, di controvoglia.

Ed è facile prevedere che si appiglieranno alla minima valida scusa per evitare di farlo. Ed è altrettanto evidente che il tasso di astensionismo penalizzerà i demotivati sfidanti della Le Pen più che quest’ultima anche perché, secondo il Financial Times, il 40% dei giovani francesi è intenzionato a votare per lei. Macron in quella fascia d’eta’ raccoglie solo la metà dei consensi, il 20%.

Anche sui social non c’è partita. Tasto delicato perché, come sappiamo bene in Italia con l’esperienza del Movimento 5Stelle, la capacità di persuasione del web appare a volte superiore a quella dei media tradizionali. E su twitter Marine conta 1,34 milioni di follower, Macron 577mila, Fillon 461mila. Su Facebook è ancora peggio, o meglio a seconda dei punti di vista.

Alla luce di tutto ciò, l’improbabile può diventare possibile, molto possibile.

Secondo i calcoli di Galam, un tasso di astensione differenziato oltre un certo livello potrebbe ribaltare fronti e soffitti, repubblicani o di cristallo. E cioè che per esempio, ma è solo una delle tante combinazioni possibili, il 41% delle intenzioni di voto delle vigilia può garantire a Marine Le Pen una vittoria con il 50,3% dei voti espressi. È la sociofisica, bellezza…

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Le Pen. Togliere le sanzioni alla Russia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-24.

Sainte-Chapelle. Paris

Le idee di Mrs Marine Le Pen possono essere o meno condivise, ma una cosa sembrerebbe essere certa: sono espresse chiaramente e senza possibilità di cattiva interpretazione.

«It’s rare for Vladimir Putin to receive a presidential candidate from abroad.»

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Di certo Mrs Marine Le Pen ha un alleato extraeuropeo di non poco conto e peso. E dovrebbe essere cosa notoria che i russi siano tenaci nelle loro alleanze. Adesso dovrebbe essere chiaro il concetto che chi facesse colpi bassi alla Le Pen li avrebbe fatti a Mr Putin. Il quale è notoriamente uno che se le lega al dito.

*

Alcune considerazioni.

– È del tutto inusuale che un candidato presidente svolga una qualche politica estera. Nulla di proibito, ovviamente, l’inusuale è averlo fatto alla luce del sole, invece che nella ovattata e riservata penombra del tempio massonico europeo.

– Nessuno si aspetta che Mr Marine Le Pen possa vincere la Presidenza della Francia.

– Tutti però possono constatare come la sua presenza politica si fondi su di un consenso popolare che supera abbondantemente il 20%. Poi, il sistema elettorale francese penalizzerà il Front National in termini di rappresentanti, ma prima non c’erano.

– Molti si aspettano, se le proiezioni fossero attendibili, che Mrs Marine Le Pen possa guidare più di sessanta deputati all’Assemblea Nazionale. Non saranno determinanti, verosimilmente, ma ci saranno mentre prima non c’erano.

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Da ultimo, ma non certo per ultimo, grande merito da a Mrs Marine Le Pen di aver concorso allo scardinamento del partito socialista francese, obiettivo strategico primario. Mr Hollande è un caso quasi unico nella storia francese di un Presidente in carica che non possa ripresentarsi per un secondo mandato per carenza di base elettorale.

Per molti ciò è poco, per molti altri invece è tanto.

Tutto però richiede i suoi tempi di crescita e maturazione.


Bbc. 2017-03-24. France’s Marine Le Pen urges end to Russia sanctions

Russian president Vladimir Putin has met France’s far-right presidential candidate Marine Le Pen in Moscow, saying she represents a “fast-growing element” of European politics.

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Mr Putin defended the meeting – a coup for Ms Le Pen – saying that he was not seeking to influence France’s election.

Ms Le Pen has garnered widespread support at home but her extreme views have deterred most foreign leaders.

Russia was accused of meddling in the US election in support of Donald Trump.

“Of course I know that the election campaign in France is actively developing,” said Mr Putin.

“We do not want to influence events in any way, but we reserve the right to talk to representatives of all the country’s political forces,” he added.

Ms Le Pen, the leader of France’s National Front (FN) party, called during her visit to Moscow for the lifting of EU sanctions against Russia, arguing that they were “counterproductive”.

When Russia annexed Crimea from Ukraine in March 2014, the US and EU imposed travel bans and asset freezes on individuals and companies linked to Russia’s ruling elite.

“I believe that barring parliamentarians from speaking to each other, working together is an infringement of democratic rights,” Interfax quoted Ms Le Pen.

Speaking at Russia’s lower house of parliament, the Duma, she vowed to push for the so-called “blacklists” of targeted individuals to be abolished.

Ms Le Pen has previously stated her approval of Russia’s annexation of of Crimea.

She also said that Russia and France should work together to save the world from globalism and Islamic fundamentalism.

FN Treasurer Wallerand de Saint-Just has said Ms Le Pen’s visit is not a cash-raising exercise, though party members have said they are seeking millions to fund the presidential and later the parliamentary election campaigns, the Associated Press news agency reports.

Recent opinion polls in France put Ms Le Pen neck-and-neck in the first round with centrist candidate Emmanuel Macron, with Mr Macron slated to win the run-off.

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Moscow likes what Le Pen has to say: By Steven Rosenberg, BBC News, Moscow

Moscow likes what Marine Le Pen has to say. It likes her call for EU sanctions imposed on Russia to be scrapped. It likes her claim that “Crimea has always been Russian” and that “there was no Russian invasion of Crimea”. It likes her commitment to forge a strong partnership with Moscow. Which explains why the Kremlin leader took the decision to meet her in Moscow.

It’s rare for Vladimir Putin to receive a presidential candidate from abroad. I asked President Putin’s spokesman Dmitry Peskov whether any Russian banks or financial institutions intend to provide financing for Ms Le Pen’s campaign. “I don’t have that information,” he replied.

Coverage of her in the Russian state media has been favourable. There is little doubt Russia would be happy to deal with a President Le Pen.

However, today, the French far-right presidential candidate was less than happy to deal with the media. Journalists crowded into the lower house of parliament, the Duma, for a le Pen press briefing. She never showed up.