Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Timmermans. Da sette a dieci capi di stato non lo vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Umiliazione 001

«Among the EU leaders that have reportedly objected to Timmermans are Poland, Hungary, Czech Republic, Croatia, Slovakia and Ireland.»


Problema semplice da enunciarsi e difficile da essere risolto.

– gli Spitzenkandidaten, Weber e Tittermans, sono quelli proposti dai gruppi parlamentari prima delle elezioni, ma sia il Ppe sia S&D sono usciti dalla tornata elettorale sonoramente battuti, avendo perso una quarantina di deputati ciascuno. I vinti non possono dettar legge ai vincitori.

– È variata anche la composizione del Consiglio Europeo, ossia l’organo che nomina Presidente e membri della Commissione. Ma per procedere alla nomina servono:

«- if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population»

– Ppe ed S&D si sono e si stanno contrapponendo violentemente: nessuno dei due ha la forza di imporsi, ma ritiene abbastanza potere da impedire l’elezione dell’altro.

– Questi sono i momenti nei quali si raccoglie ciò che si è seminato.

«Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job. But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group. All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.»

«The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.»

«The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.»

«French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process»

«Nationalists also made gains.»

«But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.»

«EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.»

«Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.»

* * * * * * *

Per cinque lunghi anni Ppe ed S&D, ed i relativi governi nazionali, hanno perseguitato i paesi dell’ex est europeo e, nell’ultimo anno, anche Italia e Grecia: continuare dopo le elezioni con la stessa identica prosopopea conduce solo allo stallo. Nei fatti, i voti degli identitari populisti fanno gola a tutti, ma sarebbe troppo pretendere che votino un loro aguzzino.

Come può andare a piatire il voto colui che aveva definito gli identitari sovranisti con l’epiteto di ‘lebbrosi‘ e ‘nemici mortali‘?

Non solo.

Nel Consiglio Europeo i budget devono essere approvati alla unanimità: quello è uno dei momenti nei quali anche i paesi piccoli contano.

*

Alla fine sarà indifferente il nome prescelto: conteranno gli accordi stilati.

Nota.

Gli allibratori di Londra danno vincente Mrs Lagarde.


Ansa. 2019-07-01. Ue: stallo sulle nomine. Tra sette e dieci i Paesi non d’accordo su Timmermans

I lavori del vertice europeo a 28 con la colazione di lavoro, sono ripresi in ritardo perché la cancelliera Angela Merkel subito prima si è riunita con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria. Trovare un’intesa non sarà cosa facile, spiegano fonti europee, che allo stesso tempo evidenziano come il nome dell’olandese Frans Timmermans sia, tra quelli degli Spitzenkandidaten, il più gettonato. Non è escluso che nel corso della mattinata si arrivi alla conta. Inoltre, spiegano le fonti, tecnicamente le consultazioni potrebbero continuare per tutta la giornata.
L’accordo sul pacchetto delle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee è ancora “molto complicato”, secondo quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura di Frans Timmermans per la Commissione europea resta sul tavolo dei leader, anche se sono ancora tra i sette ed i dieci, i capi di stato e di governo contrari, con pochi spostamenti rispetto alle posizioni espresse già ieri sera all’inizio del summit.

“Il criterio dello Spitzenkandidat sta incontrando difficoltà. Mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Così risponde il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede del nome di Frans Timmermans per la Commissione Ue. “L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat, non può essere la sola soluzione”, ripete in inglese. “Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

“La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con riferimento al pacchetto di nomi per la guida delle istituzioni europee, che – secondo le ricostruzioni – sarebbe emerso dal G20 di Osaka, in Giappone, come frutto di un’intesa tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE AL SUO ARRIVO A BRUXELLES

Dopo sette estenuanti ore di negoziato i leader popolari, dopo averlo accolto inizialmente con estrema freddezza, stanno convergendo sull’accordo raggiunto ad Osaka dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, che prevede l’arrivo di Frans Timmermans sulla poltrona della presidenza della Commissione europea e Manfred Weber su quella dell’Eurocamera, per i prossimi cinque anni. Gli incontri bilaterali proseguono nella notte con l’obiettivo di consolidare la possibile intesa. E restano comunque ancora da riempire, le caselle dell’Alto rappresentante e del vertice del Consiglio, che sulla base del rispetto dell’equilibrio geografico e di genere, dovrebbero tingersi entrambe di rosa. Ma a dare il segnale dell’evoluzione, è stato un video girato intorno a mezzanotte dal premier bulgaro Boyko Borissov, che alla sospensione dei lavori del summit ha lasciato la sede del Consiglio europeo per incontrare Timmermans nella sede della sua rappresentanza permanente. “Sta emergendo un compromesso” ha detto a Timmermans, prima che la clip si interrompesse. Nel frattempo fonti diplomatiche hanno segnalato una progressiva retromarcia dei leader del Ppe, che entrati al vertice con una posizione in netto contrasto con quella di Merkel e infastiditi dalla mossa della cancelliera – dopo aver fatto la voce grossa esprimendo tutto il loro dissenso – hanno deciso di allinearsi alla posizione della tedesca. Strenui oppositori continuano invece ad essere i capi di stato e di governo dei Paesi Visegrad, con Polonia e Ungheria in testa, e Viktor Orban che ha definito la scelta di Timmermans come “il più grande errore della storia”. Ma i quattro, da soli, non raggiungono il peso specifico necessario per poterla bloccare. Tra l’altro, la premier britannica Theresa May ha fatto sapere, che nel caso di un voto, starà dalla parte della maggioranza.

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Adnk. 2019-07-01. Ue, “accordo complicato”

Continuano, mentre a Bruxelles si è fatto giorno, le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo dell’Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie. Dopo un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio Europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni in vari formati, si protraggono ininterrottamente dalle 18 di ieri. Frans Timmermans è tuttora sul tavolo dei leader come candidato alla presidenza della Commissione, sostenuto da vari Paesi perché ritenuto in grado di ottenere “consenso”. Le posizioni dei leader Ue non sarebbero variate molto nel corso della notte, malgrado i molteplici incontri. “Ora vediamo come andrà la riunione”, spiegano fonti diplomatiche, mentre il Consiglio Europeo è in corso da oltre 14 ore. L’accordo sulle nomine, spiegano le fonti, “è complicato”, ma esiste, ricordano, “la possibilità” di avere un voto. Sarebbe, continua la fonte, “assai irresponsabile uscire da qui senza una decisione: il Parlamento si insedia domani, è la seconda volta che ci troviamo. Oggi è il giorno per trovare un accordo”. Quanto ai tempi, dopo oltre 14 ore di riunioni, “tecnicamente” i capi di Stato e di governo “possono andare avanti tutto il giorno”.

CONTE – Sul fronte italiano, dopo il veto leghista posto sul laburista olandese Frans Timmermans, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere già ieri che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura. Concetto ribadito anche questa mattina, quando è apparso improvvisamente nella sala stampa di palazzo Justus Lipsius: “Vedremo – ha spiegato il premier -. Però io dico che lo Spitzenkandidat non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. In ogni caso, Timmermans “non sembra che abbia un consenso unanime” tra i leader riuniti nel Consiglio Europeo, “il fatto è questo”. “Il criterio dello Spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Ma se si votasse, Timmermans ce la farebbe? “E’ difficile da capire – risponde – non lo so se sarebbe sostenuto da una maggioranza”. E ancora: “L’Italia è aperta per un dialogo costruttivo, fin dall’inizio mi sono dichiarato molto aperto. Ma ho anche dichiarato che per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat. Per me non è l’unica soluzione”

“Dobbiamo tenere conto – ha continuato Conte – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Una cosa è certa, continua Conte alla domanda se Michel Barnier abbia possibilità di riuscire a diventare presidente della Commissione: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento”.

Incerti i tempi per la nomina: per il premier italiano non è detto che la partita si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo”, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità”.

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Bbc. 2019-07-01. EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs

EU leaders meeting in Brussels remain divided over who should get the EU’s top jobs, including a successor to Commission chief Jean-Claude Juncker.

Talks resumed over breakfast on Monday morning, after the member countries failed to reach agreement at the emergency summit convened on Sunday.

Summit chair Donald Tusk decided to have a break for bilateral talks.

Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job.

But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group.

All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.

Tense differences have emerged over the successors for the key roles.

Why this political wrangling?

The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.

Under the “Spitzenkandidat” procedure the EU adopted in 2014, leaders are supposed to take into account which party won the most seats in the European Parliament when deciding roles including the European Commission presidency.

The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.

French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process.

The May elections also saw big gains for the liberals – including Mr Macron’s alliance – and Greens, so the long-established centre-right and centre-left blocs can no longer dominate EU business. Nationalists also made gains.

The Commission drafts EU laws, oversees national budgets, enforces EU treaties and negotiates international trade deals.

The rare Sunday summit was called because EU leaders failed on 20 June to agree on candidates for the Commission president’s job and other top posts: European Council president (to replace Donald Tusk); high representative for foreign policy (to replace Federica Mogherini); European Parliament president and European Central Bank president.

“The vast majority of EPP prime ministers don’t believe that we should give up the presidency quite so easily, without a fight,” Irish Taoiseach (prime minister) Leo Varadkar said on Sunday.

German Chancellor Angela Merkel has long backed Manfred Weber for the top job, pitting her against President Macron and other critics who argue he lacks the necessary experience, as he has never held a government post.

Arriving at the Brussels summit, Mrs Merkel said “it looks like the talks won’t be very easy”.

Mrs Merkel and Mr Macron are said to have hatched a compromise deal to support Mr Timmermans, as part of a balanced deal, on the sidelines of the G20 summit in Japan.

But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.

What about institutional tensions?

The top EU appointments – especially for Commission chief – sharpen not only national rivalries but also those between the European Council and the European Parliament, which is the only directly elected EU institution.

The “Spitzenkandidat” procedure was launched by the parliament in 2014, so keeping it is a matter of pride for MEPs.

But Mr Macron stressed the need to nominate two men and two women for the four key posts. The fifth – parliament president – is mainly in the hands of MEPs.

EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.

Reuters news agency, quoting Brussels diplomats, says the plan backed by Mr Tusk would give Mr Weber the post of parliament president, and make Mr Timmermans – who has strong French and Spanish support – Commission president.

According to Bloomberg news, in that scenario Belgium’s liberal Prime Minister Charles Michel would succeed Mr Tusk as European Council president and the foreign policy post would go to Bulgaria’s Mariya Gabriel, a centre-right politician like Mr Weber.

Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.

How are the posts decided and what do they do?

The EU treaties say the government leaders – the European Council – have to nominate a Commission president, then MEPs vote on that candidate.

The leaders have to take account of the EU election results when they decide. The choice is made by qualified majority – that is:

– if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population

The pressure is on, because the new parliament meets on 2 July, and at their 15-18 July session, MEPs are to vote on the nominee. The new Commission president is to take office on 1 November.

The European Council president is to be elected by the EU leaders by qualified majority, and should take office on 1 December. He/she chairs EU summits and steers the bloc’s broad strategy, while the Commission deals with the fine details.

The High Representative for foreign policy runs the EU External Action Service (EEAS), dealing with major challenges such as Iran’s nuclear programme, Kosovo and EU interventions in Africa.

A favourite to become ECB president, taking over from Mario Draghi, is Jens Weidmann, head of the German Bundesbank. The ECB had to calm markets during the eurozone crisis and manage Greece’s severe debt problems. The bank has enormous influence, given continuing concern about the euro.

The European Parliament president steers MEPs’ debates and their votes on most EU legislation.

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I capi di stato EU bocciano Merkel, Weber e il Ppe. Non li vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-29.

Germania. prigioiero. Aguzzino. 001

La scelta di presidente della Commissione Europea e dei suoi Commissari è di competenza del Consiglio Europeo, ossia dell’assise dei capi di stato e di governo.

Se è vero che la decisione potrebbe essere presa a maggioranza qualificata, sarebbe altrettanto vero ricordare come ad una imposizione corrisponderebbe l’estensivo uso del diritto di veto da parte degli esclusi, specie poi sui budget economici.

La politica dovrebbe essere l’arte di trovare accordi che soddisfino tutte le parti, virtù in cui i tedeschi non brullano.

*

Per quanto riguarda invece l’europarlamento, al di là delle smargiassate elettorali, si deve constatare come Ppe ed S&D abbiano perso una quarantina di seggi ciascuno: hanno perso le elezioni, e di brutto.

Una alleanza tra Ppe (182 sggi), S&D (153) ed Re (108) è numericamente possibile, e forse sarà quella poi messa in essere, ma sarebbe formata da partiti con interessi e programmi molto divergenti. Non a caso, Ppe ed S&D avevano proposto il loro proprio candidato alla presidenza della Commissione: due candidature conflittuali tra di loro.

Adesso ambedue queste forze non hanno la capacità di un accordo e nemmeno quella di imporsi: possono solo generare ostacoli insormontabili.

Poi, le scelte fatte nell’europarlamento si ripercuoto invariabilmente nel Consiglio Europeo. Infine, resta sempre aperta, come piaga purulenta, la questione del rinnovo del Governatore dell’Ecb.

*

«According to news site Politico, if the European People’s Party (EPP) insists Manfred Weber to be their top candidate, they are likely to lose the battle for European Commission Presidency. As long as they do not decide to switch to an alternative candidate instead of the Bavarian politician, the negotiations will not move forward»

«While the EPP will likely to stick to Weber,  behind the scenes, preparations have already started to find someone else more acceptable, more qualified for the job»

«German Chancellor Angela Merkel admitted Wednesday that she might have to drop her choice for the next leader of the European Commission in a spirit of compromise»

«European Union leaders have agreed that conservative German candidate Manfred Weber will not become president of the bloc’s executive Commission»

«German conservative politician Manfred Weber will not be the next president of the European Commission»

«EU leaders meeting at the G20 summit in Japan agreed Friday that Manfred Weber would not lead the European Commission»

«But the conservative from Germany has failed to attract enough support from other parties.»

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Questa ultima frase ben descrive la situazione dei fatti.

Volenti o nolenti, I&D ha 73 seggi ed il Cre 62, 135 voti in totale, ai quali dovrebbero essere aggiunti quelli degli identitari sovranisti allocati in gruppi diversi.

Ppe e Frau Merkel per anni hanno demonizzato quanti non avessero pensato esattamente come loro avrebbero voluto che pensassero: è stato, ed è ancora, un ostracismo a tutti gli effetti.

Ma possono permettersi di dar ostracismo solo personalità molto forti nella madrepatria e con salde maggioranze:ossia proprio l’opposto della situazione in cui versa Frau Merkel, il cui partito, la Cdu, è quotato attorno al 20%, con una Große Koalition moribonda.

Adesso Frau Merkel ed il Ppe stanno iniziando a pagare la persecuzione ideologica cui hanno sottoposto per anni i paesi del Visegrad e quelli dell’ex est Europa, nonché l’atteggiamento altero e tracotante che hanno usato all’Italia.

«But the conservative from Germany has failed

to attract enough support from other parties.»

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Chance of Weber Becoming Commission President Getting Slim

«According to news site Politico, if the European People’s Party (EPP) insists Manfred Weber to be their top candidate, they are likely to lose the battle for European Commission Presidency. As long as they do not decide to switch to an alternative candidate instead of the Bavarian politician, the negotiations will not move forward.

While the EPP will likely to stick to Weber,  behind the scenes, preparations have already started to find someone else more acceptable, more qualified for the job.»

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‘Things are complicated’: Merkel ready to compromise on EU Commission chief

«German Chancellor Angela Merkel admitted Wednesday that she might have to drop her choice for the next leader of the European Commission in a spirit of compromise.

Reporting to the German parliament on a failed effort last week to name a new top team to reform the bloc in the coming years, Merkel said a fresh summit on Sunday could again prove fractious.

“Only those put forward by the European Council for the election of the European Commission president can stand and I don’t decide on this recommendation alone,” she said.»

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EU leaders decide against Weber for Commission presidency – report

«European Union leaders have agreed that conservative German candidate Manfred Weber will not become president of the bloc’s executive Commission, Germany’s Die Welt daily reported on Friday, citing sources familiar with the decision.

The decision was reached during talks on the sidelines of the G20 summit in Osaka, Japan, Die Welt said. Chancellor Angela Merkel, who had backed Weber’s bid to replace Jean-Claude Juncker, has accepted the decision.

French President Emmanuel Macron had opposed Weber’s candidacy.»

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Deutsche Welle. 2019-06-29. Weber won’t be next European Commission president: report

German conservative politician Manfred Weber will not be the next president of the European Commission, according to a German newspaper. EU leaders have been wrangling for weeks over who should get the top job.

EU leaders meeting at the G20 summit in Japan agreed Friday that Manfred Weber would not lead the European Commission, according to Germany’s Welt am Sonntag newspaper.

The bloc’s member states are hoping to decide on a candidate to replace Jean-Claude Juncker as commission head before the first session of the new European Parliament begins on July 2. 

Weber had seemed the most likely choice, given that he is the leading candidate of the biggest group in the Parliament — the center-right European People’s Party (EPP). But the conservative from Germany has failed to attract enough support from other parties.

Citing sources close to EU officials, Welt reported that Weber had been eliminated from the race following consultations between EU leaders and the different European party groups.The sources also said German Chancellor Angela Merkel, a Weber supporter, had already accepted the decision.

At the Osaka summit, Merkel merely said that  a solution should be found “on the basis of the prime candidates” agreed on in the bloc.

A compromise candidate

The plan to take Weber off the table marks a breakthrough following weeks of deadlock among EU leaders over who should take the European Commission’s reins. 

Weber had argued he had the strongest claim to the presidency given that his EPP won the largest share of votes in last month’s European elections. But critics, including French President Emmanuel Macron, Spanish Prime Minister Pedro Sanchez and others, said he lacked experience.

EU leaders are due to hold a summit on Sunday to try and decide whether the leadership role should go to Commission Vice President Frans Timmermans, a Social Democrat from the Netherlands, or another candidate from the EPP.

Other possible center-right contenders include EU Brexit negotiator Michel Barnier, World Bank chief executive Kristalina Georgieva, and Croatian Prime Minister Andrej Plenkovic.

Candidates can only be approved if they have the support of at least 21 of the 28 EU leaders, as well as backing from a majority in the new 751-seat European Parliament.

The Commission is a powerful body responsible for monitoring member states’ budgets and proposing policies on a range of issues, including climate change, immigration, tech regulation and trade.

Whoever takes over as president will lead the bloc for the next five years as it grapples with Brexit, weak economic growth, the rise of euroskeptic sentiment and other major challenges.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Nathalie. Loiseau lo imita e la cacciano fuori dall’EU.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-15.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

Dio li fa e poi li accoppia, recitava un vecchio proverbio.

«Sostengo con convinzione la sincerità di Nathalie Loiseau e ne apprezzo l’intelligenza politica. Tuttavia, non si può affatto dire che la sua prima esperienza da parlamentare europea sia cominciata con il piede giusto»


«President Emmanuel Macron’s handpicked candidate to lead a new centrist alliance in the European Parliament said on Thursday she was pulling out of the race, in a blow to French government influence in the parliament»

«Nathalie Loiseau was quoted by Belgian media disparaging allies in Renew Europe, formed by Macron’s party and the liberal ALDE, and saying she planned a sweeping overhaul of the grouping, the third biggest in the European Parliament»

«I would rather be a unifying force for the group than a divisive one, …. I therefore will not run for the party’s leadership »

«Macron’s party, the pro-European Republique En Marche, which was only formed in 2016, won 21 French seats in May’s European election, leaving it in a strong position to call the shots in its union with the longer-established ALDE»

«the new liberal grouping says it can be a kingmaker in EU policymaking and deciding top jobs such as the new head of the European Commission.»

«Loiseau was quoted in Belgium’s Le Soir and France’s Le Canard Enchaine calling ALDE’s longtime leader Guy Verhofstadt “an old git with pent-up frustrations” and branding the conservative EPP’s candidate for Commission president an “ectoplasm”.»

«An official in Macron’s office sought to downplay Loiseau’s exit from the race, saying the president’s ambitions were in no way diminished»

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Mr Macron aveva nominato Mrs Nathalie Loiseau alla guida degli europarlamentari di Lrem a bruxelles.

«La donna, capolista del partito del leader transalpino La République En Marche alle ultime elezioni per l’europarlamento e attualmente presidente dei deputati di tale formazione politica eletti a Strasburgo, avrebbe infatti impiegato i toni incriminati durante un recente incontro riservato a Bruxelles con 12 giornalisti francofoni»

«Nell’incontro in questione, l’eurodeputata francese, incaricata da Macron di condurre negoziati con i rappresentanti delle formazioni politiche centriste e liberali rappresentate all’assemblea di Strasburgo al fine di creare un nuovo grande gruppo parlamentare moderato, avrebbe, in primo luogo, attaccato la cancelliera tedesca Angela Merkel. Quest’ultima sarebbe stata etichettata dall’ex ministro transalpino come “un problema per l’Europa”.»

«Sempre durante la conversazione a Bruxelles con i 12 cronisti francofoni, la Loiseau avrebbe poi “preso in giro” Guy Verhofstadt, ex premier belga nonché più volte leader dell’Alde, il gruppo politico del parlamento europeo che ha finora riunito gli esponenti dei partiti liberali del Vecchio continente. All’ex primo ministro di origini fiamminghe la fedelissima di Macron avrebbe attribuito l’epiteto di “vecchio frustrato, che da quindici anni non riesce a procacciarsi alcun incarico di peso”.»

* * * * * * *

Si narra che Mr Macron abbia subito un raptus omicida.

Avrebbe distrutto due pareti dell’Eliseo a testate contro il muro.

Colagogo perfetto, la performance della sua pupilla gli ha prodotto una serie subentrante di coliche biliari.

Scegli umana femmina, perché femmina è bello. invece di far fare il diplomatico ad uno dei tanti bravissimi diplomatici francesi.

Definire Frau Merkel una …. Ma siamo matti da legare??

Definire Mr Verhofstadt “vecchio frustrato, che da quindici anni non riesce a procacciarsi alcun incarico di peso”.

Ma chi mai si crederebbe di essere Mrs Nathalie Loiseau?? Pensava forse di essere Mr Macron?

Bene, ora Mr Macron si è giocato la faccia anche nell’europarlamento e nell’Alde.


Reuters. 2019-06-14. Macron suffers setback in EU parliament as party pays price for gaffes

President Emmanuel Macron’s handpicked candidate to lead a new centrist alliance in the European Parliament said on Thursday she was pulling out of the race, in a blow to French government influence in the parliament.

Nathalie Loiseau was quoted by Belgian media disparaging allies in Renew Europe, formed by Macron’s party and the liberal ALDE, and saying she planned a sweeping overhaul of the grouping, the third biggest in the European Parliament.

Loiseau described the comments, made during an off-record briefing to journalists in Brussels, as “pure fiction” but the leak damaged her credibility just as jostling for the leadership of the bloc intensified.

“I would rather be a unifying force for the group than a divisive one,” Loiseau wrote in a message to the group seen by Reuters. “I therefore will not run for the party’s leadership.”

Macron’s party, the pro-European Republique En Marche, which was only formed in 2016, won 21 French seats in May’s European election, leaving it in a strong position to call the shots in its union with the longer-established ALDE.

With neither of the mainstream conservative and social democrat parties holding a majority, the new liberal grouping says it can be a kingmaker in EU policymaking and deciding top jobs such as the new head of the European Commission.

Loiseau was quoted in Belgium’s Le Soir and France’s Le Canard Enchaine calling ALDE’s longtime leader Guy Verhofstadt “an old git with pent-up frustrations” and branding the conservative EPP’s candidate for Commission president an “ectoplasm”.

Her remarks on seeking to revamp the centrist grouping meanwhile alarmed those in the alliance wary of Macron gaining too much influence.

An official in Macron’s office sought to downplay Loiseau’s exit from the race, saying the president’s ambitions were in no way diminished.

“On the contrary, it is a sign of unity. We are focusing on other positions in order not to give the impression that we hold a crushing grip (on the grouping),” the official said.

A spokesman for Renew Europe said there were now four names left in the race to head the group, including Sweden’s Fredrick Federley and the Netherlands’ Sophie in ‘t Veld. The group plans to elect a new leader on June 18.

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“Ha preso in giro i politici europei”. Bufera sulla fedelissima di Macron

La donna, capolista del partito del leader transalpino La République En Marche alle ultime elezioni per l’europarlamento e attualmente presidente dei deputati di tale formazione politica eletti a Strasburgo, avrebbe infatti impiegato i toni incriminati durante un recente incontro riservato a Bruxelles con 12 giornalisti francofoni. Il contenuto della conversazione è stato però subito pubblicato dal quotidiano belga Le Soir, che ha dato grande risalto alle parole al vetriolo usate allora dalla Loiseau contro l’establishment dell’Unione.

Nell’incontro in questione, l’eurodeputata francese, incaricata da Macron di condurre negoziati con i rappresentanti delle formazioni politiche centriste e liberali rappresentate all’assemblea di Strasburgo al fine di creare un nuovo grande gruppo parlamentare moderato, avrebbe, in primo luogo, attaccato la cancelliera tedesca Angela Merkel. Quest’ultima sarebbe stata etichettata dall’ex ministro transalpino come “un problema per l’Europa”.

Sempre durante la conversazione a Bruxelles con i 12 cronisti francofoni, la Loiseau avrebbe poi “preso in giro” Guy Verhofstadt, ex premier belga nonché più volte leader dell’Alde, il gruppo politico del parlamento europeo che ha finora riunito gli esponenti dei partiti liberali del Vecchio continente. All’ex primo ministro di origini fiamminghe la fedelissima di Macron avrebbe attribuito l’epiteto di “vecchio frustrato, che da quindici anni non riesce a procacciarsi alcun incarico di peso”.

In base a quanto riportato da Le Soir, l’esponente de La République En Marche avrebbe successivamente sbeffeggiato Manfred Weber, candidato del Partito Popolare Europeo alla guida della Commissione Ue. Il politico tedesco sarebbe stato bollato dalla Loiseau come “un ectoplasma” in quanto “privo di carisma e di qualità vincenti”.

Sempre nell’incontro riservato con i giornalisti francofoni, la fedelissima del presidente transalpino non avrebbe risparmiato stilettate neanche all’indirizzo dei suoi stessi compagni di partito. L’eurodeputato de La République En Marche Jean Arthuis sarebbe stato infatti qualificato dalla Loiseau come un individuo “gonfio di rancore e di invidia”.

All’indomani della pubblicazione delle rivelazioni in questione da parte de Le Soir, la diretta interessata ha reagito negando con forza di avere mai pronunciato quegli epiteti. Tuttavia, la donna ha contestualmente annunciato di non volere più continuare a condurre in prima persona i negoziati per la formazione di Renew Europe, nuovo gruppo parlamentare a Strasburgo di ispirazione centrista e liberale destinato a rimpiazzare l’Alde.

Jean Arthuis, collega di partito di costei nonché uno dei “bersagli” delle esternazioni incriminate, ha commentato con queste parole la bufera mediatica abbattutasi sulla stretta collaboratrice di Macron: “Sostengo con convinzione la sincerità di Nathalie Loiseau e ne apprezzo l’intelligenza politica. Tuttavia, non si può affatto dire che la sua prima esperienza da parlamentare europea sia cominciata con il piede giusto”.

Nel frattempo, i media d’Oltralpe accusano la fedelissima dell’inquilino dell’Eliseo di avere arrecato, mediante gli epiteti riportati da Le Soir, “disonore alla Francia”. Ad esempio, il settimanale L’Obs ha biasimato l’ex ministro di avere rovinato, dando prova di “scarsissimo senso delle istituzioni”, l’immagine di “pacatezza e attitudine al duro lavoro” sfoggiata finora dai rappresentanti transalpini negli organi Ue.

A difesa della donna si è invece schierato il network radiofonico parigino Europe 1, che, tramite un editoriale, ha condannato il “massacro politico” avviato dalla maggioranza delle emittenti e delle testate nazionali contro l’eurodeputata de La République En Marche.

Per il momento, nessun commento ufficiale sulla vicenda in cui risulta coinvolta la Loiseau è stato rilasciato dall’Eliseo. Tuttavia, a detta di alcune indiscrezioni apparse ultimamente sulle pagine del giornale di sinistra Libération, Macron sarebbe “andato su tutte le furie” in seguito alla pubblicazione delle presunte parole sprezzanti verso l’establishment Ue impiegate dalla sua fedelissima.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Herr Timmermans potrebbe essere il nuovo presidente.

Giuseppe Sandro Mela

2019-05-19.

Timmermans 001

«Frans Timmermans, the Socialist nominee for Commission president, used the last major candidates’ debate Wednesday to push for a left-wing alliance that could break the center right’s monopoly control of the EU leadership»

*

«Overall it was a lackluster debate, in which the candidates struggled to distinguish themselves and offered little clarity for voters about how the EU would respond to rising nationalism or answer aggression by China or the United States»

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«But on questions about climate change, economic policy and resurgent nationalism, Timmermans sought to portray his Party of European Socialists (PES) as close in harmony with the Greens and the far leftists, and he led his fellow candidates in blistering attacks on Manfred Weber, the German nominee of the center-right European People’s Party (EPP)»

*

«With less than two weeks to go until the European Parliament election, Timmermans also sought to leave space for a partnership with the new centrist-liberal force that French President Emmanuel Macron is seeking to create to replace the Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE) — though ALDE’s candidate on stage at Wednesday night’s debate, the EU’s competition commissioner, Margrethe Vestager, seemed to steer clear of some of the most heated exchanges»

*

«Responding to a question on climate change, Timmermans praised the efforts by his Socialists, as well as by the Greens nominee, Ska Keller, and the Party of the European Left’s Nico Cué, and insisted they could unite a wide spectrum of progressive politicians»

*

«he three of us already have quite a good record in the last five years in the European Parliament, …. My offer to them is let’s work together in the next five years so that we make sure that the next Commission puts the climate crisis on the top of its agenda and I am sure we will also convince many, many people in the liberal family so that we create an alliance going from [Greek Prime Minister Alexis] Tspiras all the way to Macron»

*

«Timmermans blasted Weber for insisting on painful austerity measures in response to the last financial crisis, and rejecting more moderate economic programs offered by national capitals, including Lisbon.»

*

«And he accused Weber of taking an even harder line than Commission President Jean-Claude Juncker»

*

«a coalition of the Socialists, Greens and the far left would yield a base of about 250 seats in the new parliament — not enough for a majority but more than the 219 seats projected for the EPP and its natural conservative allies»

*

«Another 116 seats are predicted to go to far-right populists and pro-Brexit parties, but Weber has pledged not to form any coalition with them»

* * * * * * *

Nei trenta anni dell’Unione Europea non si era mai vista una simile confusione ed una frammentazione così elevata delle posizioni politiche.

Da un punto di vista squisitamente numerico, sicuramente Herr Timmermans dovrebbe avere un seguito di supporter, 250, maggiore di quello di Herr Weber, che ne avrebbe 219.

Infine, Herr Timmermans ha una carta vincente: non è il candidato di Frau Merkel.


Politico. 2019-05-17. Timmermans lays ground for left coalition against EPP

In debate, Socialist candidate looks to Greens and leftists to break center right hold on top EU posts.

*

Frans Timmermans, the Socialist nominee for Commission president, used the last major candidates’ debate Wednesday to push for a left-wing alliance that could break the center right’s monopoly control of the EU leadership.

Overall it was a lackluster debate, in which the candidates struggled to distinguish themselves and offered little clarity for voters about how the EU would respond to rising nationalism or answer aggression by China or the United States.

But on questions about climate change, economic policy and resurgent nationalism, Timmermans sought to portray his Party of European Socialists (PES) as close in harmony with the Greens and the far leftists, and he led his fellow candidates in blistering attacks on Manfred Weber, the German nominee of the center-right European People’s Party (EPP).

With less than two weeks to go until the European Parliament election, Timmermans also sought to leave space for a partnership with the new centrist-liberal force that French President Emmanuel Macron is seeking to create to replace the Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE) — though ALDE’s candidate on stage at Wednesday night’s debate, the EU’s competition commissioner, Margrethe Vestager, seemed to steer clear of some of the most heated exchanges.

Still, Vestager also sought to engage Weber, whose EPP now holds the presidencies of the Commission, Council and Parliament, at one point turning to face him directly as she upbraided him for trying to give his party credit for policies that commissioners have together adopted to fight climate change.

However, it was Timmermans, a former Dutch foreign minister currently serving as first vice president of the Commission, who led the charge against Weber and the EPP, and who delivered some of the most pointed and memorable lines.

Responding to a question on climate change, Timmermans praised the efforts by his Socialists, as well as by the Greens nominee, Ska Keller, and the Party of the European Left’s Nico Cué, and insisted they could unite a wide spectrum of progressive politicians.

“The three of us already have quite a good record in the last five years in the European Parliament,” Timmermans said. “My offer to them is let’s work together in the next five years so that we make sure that the next Commission puts the climate crisis on the top of its agenda and I am sure we will also convince many, many people in the liberal family so that we create an alliance going from [Greek Prime Minister Alexis] Tspiras all the way to Macron.”

In perhaps the sharpest exchange of the debate, Timmermans blasted Weber for insisting on painful austerity measures in response to the last financial crisis, and rejecting more moderate economic programs offered by national capitals, including Lisbon. And he accused Weber of taking an even harder line than Commission President Jean-Claude Juncker.

“Manfred Weber said ‘no, punish Portugal, punish Portugal,'” Timmermans shouted, adding later: “Jean-Claude Juncker looked at the plans of Portugal and said ‘ok, this can work.’ And then Manfred Weber said from the European Parliament ‘No, we will not allow this. we should punish Portugal.'”

“That’s not true,” Weber tried to protest, but Timmermans had clearly won the exchange.

Other zingers by Timmermans were not directed at his conservative rival but merely intended to grab the attention of voters watching the debate, which was sponsored by the European Broadcasting Union and held in the Parliament plenary chambers in Brussels.

When the conversation turned to corporate taxes, Timmermans jabbed at Amazon’s virtual assistant: “We should keep asking ‘Alexa: Amazon when are you going to start paying taxes?'” And when the topic of Brexit arose, Timmermans quipped, “The U.K. looks like Game of Thrones on steroids.”

According to POLITICO projections, based on national polling, a coalition of the Socialists, Greens and the far left would yield a base of about 250 seats in the new parliament — not enough for a majority but more than the 219 seats projected for the EPP and its natural conservative allies. And that would potentially give Timmermans justification to claim the Socialists should get the first shot at leading a majority coalition.

Another 116 seats are predicted to go to far-right populists and pro-Brexit parties, but Weber has pledged not to form any coalition with them.

Even adding in the liberals, who are projected to win 104 seats, would not give either coalition a majority, leading some analysts to conclude that, in the end, the center left and center right will have to reach an accommodation.

Weber, the leader of the EPP group in Parliament, was not only the main target of his rivals, but was also under substantial pressure to use the debate to project a presidential image that might ease some of the doubts about his lack of previous executive experience. For nearly a quarter-century now, national leaders have only chosen Commission presidents who had served in their own ranks as a head of state or government.

On that front, Weber struggled to assert himself as the frontrunner, and found himself caught between defending the EPP’s track record but also calling for a renewal of the EU, “to open the next chapter,” he said. Weber’s main messages — that he wants to promote unity and bring the EU closer to voters — came across as earnest but meek, and he offered little in the way of substantive proposals to back up the rhetoric.

He pushed back on Timmermans and the Socialists’ call to impose a standardized minimum wage formula across the EU, citing a recent visit to Portugal where he met young voters. “They are not asking about minimum wages,” he said. “The young generation are asking for jobs, good paying jobs.” he added. “That’s why we need a good economic policy to create these jobs.”

Jan Zahradil, the nominee of the right-wing European Conservatives and Reformists party, often outflanked Weber to the right, calling for an end to the “outdated scheme of an ever-closer Union” and instead for an “EU which is scaled back, which is flexible, which is decentralized.”

“I would like to have a European Commission which respects all its members, regardless of whether they are big or small, or whether they are from the West or from the East,” Zahradil said in his opening statement. “I would like a European Commission, which respects national governments and which cooperates with them, which doesn’t fight them, which doesn’t patronize them, which doesn’t lecture them. Simply speaking, I would like to have a European Union which is doing less, better.”

For Vestager, the Danish liberal, it was her first appearance in a Europe-wide debate since she agreed to join ALDE’s seven-member slate of lead candidates. In the previous major debates, including in Maastricht and in Florence, ALDE was represented by its group leader in Parliament, former Belgian Prime Minister Guy Verhofstadt.

Throughout Wednesday night’s debate, Vestager seemed to search out safe ground, and she used her experience as competition commissioner, a position in which she has won substantial public praise, to present herself as a confident, experienced leader. But she did not put forward any dramatic policy proposals, nor did she offer any fuller explanation of the plans by Macron and others to form their new centrist force.

Asked about tax havens, Vestager said there was work still to do in several EU countries, and she won applause when she added, “A tax haven is a place where everyone pays their taxes.”

Vestager was perhaps at her strongest when she told Weber that he could not claim credit for the EPP for the Commission’s efforts to fight climate change, invoking her fellow commissioners, Miguel Arias Cañete and Violeta Bulč.

“You sort of insist that my colleague Miguel is EPP, but he didn’t make amazing work because he is EPP; he did that because he is part of the Commission,” she said, turning to face Weber directly. “My colleague Violeta, she didn’t pave the way to decarbonize transportation because she is Liberal. We work together as a college [of commissioners] and this is not a party congregation because climate change is so much bigger than any of us.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Orban abbandona Weber al suo destino.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-08.

Plutarco. Come trarre vantaggio dai Nemici. 001

«Orban ha spiegato di aver cambiato posizione quando Weber aveva detto che non voleva diventare presidente della Commissione con i voti degli ungheresi»

*

«Weber has said he does not want to be commission president with the votes of the Hungarians»

*

I tedeschi sono sempre stati abilissimi diplomatici. L’apice fu raggiunto dal Cancelliere Theobald Bethmann-Hollweg, quello che nel 1914 dichiarò che i trattati erano “pezzi di carta”  e che “la necessità non conosce legge“.

Benissimo.

Così la Germania ha litigato con la Polonia, la Romania ed adesso si è conquistata un altro nemico nell’Ungheria. Con l’Italia è un epsilon piccolo a piacere più prudente, ma non usa certo guanti di velluto.

Ma queste quattro nazioni votano nel Consiglio Europeo, che è poi quello che deve proporre i nomi del Presidente e dei Commissari della Commissione Europea.

Gli ungheresi ben difficilmente voteranno per Herr Weber.

Poi, il partito popolare europeo perde i 14 eurodeputati del Fidesz, che verosimilmente potrebbero confluire nel gruppo di Mr Salvini.

Qualcuno regali ad Herr Weber questo libro:

Dale Carnegie

L’ arte di conquistar gli amici e il dominio sugli altri

Bompiani.

*


EU Observer. 2019-05-07. Orban withdraws support for Weber’s presidency bid

Hungary’s prime minister Viktor Orban said on Monday his Fidesz party no longer supports Manfred Weber, the European People’s Party (EPP)’s lead candidate to be the EU Commission’s next president. The European People’s Party and Orban agreed to suspend the Fidesz’s membership last month. “Weber has said he does not want to be commission president with the votes of the Hungarians,” Orban said, describing this as an “insult” to Hungarians.

*


Ansa. 2019-05-07. Orban, Fidesz non sosterrà più Weber (Ppe)

BERLINO – Il primo ministro ungherese Viktor Orban ed il suo partito Fidesz non sosterranno più il candidato del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, alla guida della Commissione Ue. “Stiamo cercando un nuovo candidato”, ha detto Orban a Budapest in una conferenza stampa congiunta con Vice-cancelliere Heinz-Christian Strache (Fpoe), secondo quanto riferisce l’agenza APA. Orban ha spiegato di aver cambiato posizione quando Weber aveva detto che non voleva diventare presidente della Commissione con i voti degli ungheresi. “Se qualcuno offende un Paese in quel modo, il primo ministro del Paese offeso non può certo sostenerne la candidatura”, ha detto Orban. Fidesz è stato recentemente sospeso dal Ppe. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Juncker. Maneggiare con cura. È tossico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-11.

Blocchi di partenza 001

Un’alleanza ppe – Alde sarebbe un qualcosa di inedito. Sancirebbe la fine della Große Koalition.


Per decenni l’Unione Europea si sorreggeva su due pilastri: la Francia e la Germania.

I capi di quelle due nazioni si vedevano, si accordavano, e quindi notificavano le decisioni prese ai loro clientes. Questo poteva accadere perché il Presidente francese ed il Cancelliere tedesco erano molto forti nelle loro rispettive patrie e non esisteva dissenso alcuno.

Quando nel parlamento europeo Nigel Farage riusciva a prendere la parola era dileggiato e deriso, quasi fosse il buffone di corte. A Brexit passata al referendum, Farage domandò agli europarlamentari per quale motivo non ridessero più.

Ma i liberal ed i socialisti odiano Mr Farage di odio profondo e tenace, quasi fosse colpa sua se gli Elettori abbia fatto scelte loro non gradite. Spinge più l’odio che l’amore.

Nigel Farage tour: five arrested in protest outside Melbourne hotel

*

Poi i tanto scherniti e calunniati ‘populisti‘ iniziarono la loro riscossa in tutto il continente europeo.

Conquistarono i governi dapprima dei paesi del Visegrad, poi dell’Austria ed infine dell’Italia.

In Francia lo sforzo congiunto di sinistre e massoneria riuscì a far eleggere alla Presidenza Mr Macron, ma, lo si dica pure francamente, avrebbero ben potuto fare una scelta migliore: ad oggi la popolarità di Mr Macron è calata sotto il 30% ed il suo gabinetto perde ministri da ogni parte.

Il 24 settembre 2017 AfD si conquistò la sua larga fetta di consensi elettorali, mentre gli Elettori penalizzavano con grande severità i partiti tradizionali, quelli della Große Koalition. Frau Merkel vendette l’anima a satana pur di rimanere cancelliera di qualcosa, ma quello che una volta era un trono dopo quelle elezioni diventò un traballante sgabello.

*

In questo momento particolare si è nel pieno della devoluzione dell’ideologia liberal e di quella socialista: il vecchio si sta disgregando ed il nuovo non ha ancora la forza di vincere in modo definitivo.

Non stupisce quindi che Mr Macron ed Frau Merkel odino i sovranisti, i ‘lebbrosi‘.

Invece di fare autocritica assumendosi le proprie responsabilità, che sono davvero tante, con infantile candore sono a caccia di capri espiatori ai quali addossare la colpa del proprio declino.

È proprio questa ottusa visione che li porta a litigare anche tra di loro, in un clima di disfacimento etico, morale, economico e politico.

«The incumbent Commission president, Jean-Claude Juncker, is not seeking a new term after his expires in November 2019.»

*

«Bavarian Manfred Weber, softly spoken and eloquent, on Wednesday announced he wants to become the lead candidate of the European People’s Party (EPP) in the 2019 European elections and the next president of the EU Commission»

*

«In his campaign pitch, Mr. Weber, a moderate voice in the Christian Social Union party of hardline German Interior Minister Horst Seehofer, said he could hold the bloc together at a time when it is under threat from unfriendly powers abroad and nationalists within»

*

«Mr. Macron plans to build a new political group in the European parliament after the elections and may ally his La République En Marche! movement with ALDE.»

*

«The EU is too much of an elite organization»

* * *

Ma tutti i conto dovrebbero essere fatti davanti all’oste.

Nel proporre la candidatura di Mr Weber, Frau Merkel aveva semplicemente omesso di consultarsi con Mr Macron e con Mr Juncker, che se la sono legata al dito.

«But then it gets harder. The EU’s heads of government have the right to nominate their candidate for the Commission presidency and will likely do so at the EU summit in June 2019  — and there are doubts whether they will agree on Mr. Weber because he lacks government experience.»

*

«So far, Commission presidents have all been former prime ministers or at least ministers. Mr. Weber’s career has been confined to parliamentary politics.»

*

«There are rumors in Brussels that the leaders might opt for Mrs. Vestager instead. She could become the lead candidate for the liberal ALDE group, short for the Alliance of Liberal and Democrats for Europe»

*

«The first major hurdle comes in November when the EPP convenes in Helsinki to choose a lead candidate for the elections. Mr. Weber may have been the first candidate to throw his hat in the ring, but there will be others, most likely including Finnish MEP Alexander Stubb, the EU’s chief Brexit negotiator Michel Barnier and European Commission Vice-President Valdis Dombrovskis. They have until October 17 to declare their candidacy.»

*

«making sure the EPP stays the biggest political force in the European Parliament in next year’s election»

* * * * * * * *

Già.

L’ultima frase è forse quella centrale.

Tutti ora stanno facendo i conti come se il ppe potesse vincere le elezioni europee del maggio 2019: ma mica è detto. Così come mica è detto che il ppe non cambi le posizioni politiche attuali.

Tutti elementi che lascerebbero forti dubbi sulle concrete possibilità della candidata di Mr Juncker.

Nota.

Un’alleanza ppe – Alde sarebbe un qualcosa di inedito. Sancirebbe la fine della Große Koalition.


Handelsblatt. 2018-09-08. Manfred Weber’s rocky bid to lead EU Commission

Manfred Weber is bidding to become the first German EU Commission president in over half a century. Despite the strength of his conservative camp, he faces big obstacles.

*

Bavarian Manfred Weber, softly spoken and eloquent, on Wednesday announced he wants to become the lead candidate of the European People’s Party (EPP) in the 2019 European elections and the next president of the EU Commission.

That would make him the first German to run the EU’s executive arm since 1967.

Holding the bloc together

In his campaign pitch, Mr. Weber, a moderate voice in the Christian Social Union party of hardline German Interior Minister Horst Seehofer, said he could hold the bloc together at a time when it is under threat from unfriendly powers abroad and nationalists within.

“It’s about the survival of our European way of life,” he said in a statement. “We can only be strong if we stick together, otherwise Europe doesn’t have a chance in today’s world,” he said. He also pledged to bring the EU closer to the people. “The EU is too much of an elite organization,” he said.

The 46-year-old has the backing of Chancellor Angela Merkel, who welcomed his candidacy. The conservative EPP is the biggest transnational group in the European Parliament and will likely remain so after the EU election next May.

Hurdles to jump

Still, Mr. Weber faces a number of major hurdles including European Competition Commissioner Margrethe Vestager, who is keeping her options open and could end up clinching the post instead.

The first major hurdle comes in November when the EPP convenes in Helsinki to choose a lead candidate for the elections. Mr. Weber may have been the first candidate to throw his hat in the ring, but there will be others, most likely including Finnish MEP Alexander Stubb, the EU’s chief Brexit negotiator Michel Barnier and European Commission Vice-President Valdis Dombrovskis. They have until October 17 to declare their candidacy.

Party sources said Mr. Weber has a good chance of securing the EPP’s nomination because he has a strong reputation in the parliament while the other candidates have drawbacks — Mr. Stubb is seen as an outsider in the EPP and Mr. Barnier will only be able to run if he negotiates an exit treaty with Britain in time, which is far from certain. Mr. Dombrovskis, meanwhile, a former Latvian prime minister, still needs to get the backing of his home country.

The second hurdle — making sure the EPP stays the biggest political force in the European Parliament in next year’s election — also looks manageable for Mr. Weber. Currently, Europe’s Social Democrats are mired in crisis, and the liberals and right-wing populists are unlikely to threaten the EPP’s lead even though they are predicted to make gains.

Watch out for Vestager

But then it gets harder. The EU’s heads of government have the right to nominate their candidate for the Commission presidency and will likely do so at the EU summit in June 2019  — and there are doubts whether they will agree on Mr. Weber because he lacks government experience.

So far, Commission presidents have all been former prime ministers or at least ministers. Mr. Weber’s career has been confined to parliamentary politics.

There are rumors in Brussels that the leaders might opt for Mrs. Vestager instead. She could become the lead candidate for the liberal ALDE group, short for the Alliance of Liberal and Democrats for Europe. She was economics minister of Denmark and may get crucial support from French President Emmanuel Macron. Mr. Macron plans to build a new political group in the European parliament after the elections and may ally his La République En Marche! movement with ALDE.

If the EU summit picks Mrs. Vestager as the leaders’ candidate, Mr. Weber’s fourth hurdle would become virtually insurmountable — the parliament has to elect the Commission president and Mrs. Vestager, popular in Brussels for going after some of the world’s biggest companies such as Apple and Google, would likely get many votes from MEPs of other parties. She also wins bonus points because Greens and the left have been campaigning for years to have more women in top posts.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel proporrebbe Mr Manfred Weber a sostituire Mr Juncker.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-01.

Macron Merkel Parigi

La Germania non cessa di stupire il mondo.

Merkel. Ecb addio. Weidmann non fa i salti di gioia.

«Sources say the German chancellor will surrender the top central bank job promised to Bundesbank chief Jens Weidmann to get the more influential commission post»

*

«Confidant Peter Altmaier is a leading candidate»

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«Jens Weidmann, the influential head of Germany’s central bank, may consider himself a master of the universe, but he could soon become a pawn in Angela Merkel’s game of EU chess »

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«The German chancellor, top government sources say, has set her sights on getting a German as president of the European Commission and is willing to give up the European Central Bank presidency she promised to Mr. Weidmann»

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«In her cold realpolitical way, Ms. Merkel is calculating that Berlin can exert greater influence in the EU with the top job in the bloc’s executive body»

* * * * * * *

Una sempre più sbiadita Bundeskanzlerin Frau Merkel appena una settimana fa aveva rinunciato ad imporre Herr Weidmann al governatorato della Ecb, la banca centrale europea.

Se Herr Weidmann sarebbe stato tecnicamente parlando un ottimo governatore, la Germania non avrebbe al momento attuale la forza di imporre una scelta così schierata, e verosimilmente in un prossimo futuro potrebbe avere una forza ancora minore.

Di queste giorni altre voci insistenti stanno circolando.

«Chancellor Angela Merkel has decided to back a German candidate for the European Commission’s top post, giving her stamp of approval to a member of her Christian Democratic-led party bloc»

*

«Manfred Weber, 46, a member of Bavaria’s ruling Christian Social Union and head of the European People’s Party caucus in the European Parliament, is favored by Merkel as the EPP candidate in the race to replace Jean-Claude Juncker as commission president»

*

«The EPP, the biggest political family at the European level, opens bidding for candidacies on Thursday, ahead of a showdown with populists in European Parliament elections next year»

*

«European Commission heads are selected by national governments with the parliament’s approval»

* * * * * * * *

La scelta lascia stupiti, ma nemmeno più di tanto.

Staremo a vedere come la prenderà Mr Macron.

Se sicuramente l’ambizione di imporre il Presidente della Commissione si confà alla dimensione politica ed economica della Germania, potrebbero non sussistere gli elementi necessari ad una sua approvazione da parte di tutti i capi di stato e governo afferenti l’Unione Europea. Diciamo pure che il Governo Merkel non goda in molti stati buona stampa in molte nazioni: sarà alquanto difficile che Polonia, Repubblica Ceka, Slovacchia, Ungheria, Austria ed Italia, solo per citarne alcune, approvino una simile risoluzione.

Se è vero che Herr Manfred Weber sia tedesco, sarebbe altrettanto vero dover notare come egli faccia parte della Csu, ossia della componente bavarese della Union. Negli ultimi tempi tra Cdu e Csu non correva certo buon sangue ed Herr Seehofer non cinguettava sicuramente con Frau Merkel: dire che si odino sarebbe sminuire i sentimenti che li animano.

Se è vero che Herr Weber è l’attuale capogruppo del Ppe, il partito popolare europeo, sarebbe altrettanto vero constatare come in tale gruppo afferiscano anche gli eurodeputati ungheresi, quasi tutti appartenenti al partito di Mr Orban, altra persona che non intratterrebbe con Frau Merkel rapporti particolarmente cordiali.

*

Ad ottobre si terranno le votazioni in Hessen ed in Baviera: se i sondaggi elettorali si rivelassero essere corretti, sia la Cdu sia la Csu dovrebbero perdere circa una decina di punti percentuali, fatto questo che farebbe crollare il loro potere contrattuale.

Poi, ci saranno anche le elezioni europee, e la composizione del prossimo europarlamento potrebbe essere del tutto differente da quella attuale.

Lecita quindi l’espressione di una intenzione, ma del tutto non scontato il fatto che Frau Merkel riesca negli intenti, sempre poi che all’epoca sia ancora alla guida della Cancelleria.


Bloomberg. 2018-08-31. Merkel Is Said to Back German CSU’s Weber in Race for Top EU Job

– Bavarian party man heads biggest European Parliament caucus

– German leader’s nod kicks off complex race to succeed Juncker

*

Chancellor Angela Merkel has decided to back a German candidate for the European Commission’s top post, giving her stamp of approval to a member of her Christian Democratic-led party bloc, people familiar with the deliberations said.

Manfred Weber, 46, a member of Bavaria’s ruling Christian Social Union and head of the European People’s Party caucus in the European Parliament, is favored by Merkel as the EPP candidate in the race to replace Jean-Claude Juncker as commission president, according to the people, who asked not to be identified because the decision isn’t public.

With Juncker’s term ending in the fall of 2019, political jockeying is speeding up in the multistage process of choosing the next head of the commission, the EU’s rule-making and executive body. If it succeeds, a Weber candidacy could eventually lead to a German heading the commission for the first time in more than 50 years. Merkel has told associates that the candidacy is Weber’s to seek, according to one of the people.

The EPP, the biggest political family at the European level, opens bidding for candidacies on Thursday, ahead of a showdown with populists in European Parliament elections next year. European Commission heads are selected by national governments with the parliament’s approval.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Borisov, Presidente Consiglio EU bacchetta la dirigenza sulla Polonia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-15.

Europa 002

Mr Boyko Borisov, Primo Ministro bulgaro e Presidente del Consiglio Europeo per questo semestre, ha rilasciato sorprendenti dichiarazioni sulla questione polacca.

«Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’»

*

«Borisov highlights unease in member states over so-called Article 7 procedure against Poland»

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«Why the unease?»

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«If Brussels is not stopped here, their appetite for power will only grow stronger»

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«The Bulgarian PM also warned Donald Tusk not to interfere or speak out regarding Polish politics after Tusk’s latest attacks on the elected government in Poland»

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«We have to remain neutral, impartial.»

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«A censure of Poland – which requires a four-fifths majority – would open the way for potential sanctions, such as suspending Warsaw’s voting rights»

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«However this would require unanimity among EU member states and Hungary has vowed to veto any such proposal»

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«Mr Borisov noted that rule of law issues are “so vague” and difficult to measure that they would be better not brought before ministers»

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«Poland can hardly find a solution to a problem that does not exist»

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«It was Frans Timmermans, Donald Tusk, Germany’s Manfred Weber and other EU hacks who, for political purposes, decided to interfere in Poland’s sovereign right to develop policies through their elected representatives in the national government»

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«V4 Report remains optimistic that EUCO will not achieve the required four-fifths necessary to advance the procedure»

* * * * * * * *

Le parole di Mr Boyko Borisov sono chiare e dure con acciaio.

«rule of law issues are “so vague” and difficult to measure»

*

Si apre a questo punto un vero e proprio giallo.

Che i trattati fossero stati scritti in modo astrusamente complesso è cosa nota, esattamente come è cosa nota che si siano sovrapposti trattati a trattati senza che alcuno si sia curato di verificarne l’intima coerenza.

In questa congerie di chaos organizzato emerge il problema di come poter fare delle votazioni, a seconda dell’argomento in esame.

Consiglio Europeo. Votazioni. Maggioranza qualificata e beghe varie.

«Alcuni paesi sostengono che il Regno Unito, avendo votato il Brexit, non dovrebbe più partecipare alle riunioni del Consiglio Europeo, mentre altri paesi sostengono che dovrebbe partecipare fino a tanto che non sia ufficialmente uscito dall’Unione Europea»

*

«Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri»

*

«la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:

– il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 16 paesi su 28

– gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE

Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”»

*

«Quando il Consiglio vota una proposta che non è stata presentata dalla Commissione o dall’alto rappresentante, la decisione è adottata se:

– vota a favore almeno il 72% dei membri del Consiglio

– i membri che votano a favore rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’UE»

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Nel suo discorso Mr Borisov indica però anche la necessità di una maggioranza dei quattro quinti per poter avviare una eventuale procedura.

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Una riflessione emergerebbe spontanea.

Senza una struttura di governo snella e di semplice esercizio, ed in carenza di regole inequivocabilmente chiare è impossibile poter parlare di democrazia.

Inutile quanto ipocrita parlare di democrazia quando in pratica domina solo la forza.


V4 Report. 2018-01-15. Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’

* Bulgaria warns Polish rebuke from EU will set ‘dangerous precedent’. Borisov highlights unease in member states over so-called Article 7 procedure against Poland.

Many are indeed “uneasy” but will they have the confidence to defy Brussels? Why the unease? If Brussels is not stopped here, their appetite for power will only grow stronger.

** The Bulgarian PM also warned Donald Tusk not to interfere or speak out regarding Polish politics after Tusk’s latest attacks on the elected government in Poland. “We have to remain neutral, impartial.” said Boyko Borisov.

Mr. Borisov said it would set a “dangerous precedent” for EU member states to vote on whether Poland risked a “serious breach” of rule of law standards. He said a vote should be avoided if at all possible.

“If we have to go to voting, we will have sleepless nights how to vote. I hope we do not have to face this,” Mr Borisov said.

A censure of Poland – which requires a four-fifths majority – would open the way for potential sanctions, such as suspending Warsaw’s voting rights. However this would require unanimity among EU member states and Hungary has vowed to veto any such proposal.

Bulgaria took the rotating chair of the EU’s Council of Ministers this month, giving it the nominal power until July to decide what is brought to a vote of assembled ministers.

Speaking to journalists in Sofia, Mr Borisov noted that rule of law issues are “so vague” and difficult to measure that they would be better not brought before ministers. He expressed confidence that Poland would find a solution to the political impasse with Brussels. (Borisov should prepare his Plan B; Poland can hardly find a solution to a problem that does not exist.)

“I hope my Polish colleagues do not put Article 7 on the agenda,” he said.

*** Borisov should realize that it was not Poland which “put Article 7 on the agenda”. It was Frans Timmermans, Donald Tusk, Germany’s Manfred Weber and other EU hacks who, for political purposes, decided to interfere in Poland’s sovereign right to develop policies through their elected representatives in the national government.

However, despite the noise, the V4 Report remains optimistic that EUCO will not achieve the required four-fifths necessary to advance the procedure and will likely back-down to avoid more lost credibility.

More leaders of the CEE nation states are starting to realize that these “vague” judgments by vindictive and ideological EU officials will set a “dangerous precedent” for the future. Many are starting to realize they could be the EU’s next target for “reprogramming”.

Let these lunatic federalists – such as Guy Verhofstadt and Martin Schulz – continue to “rant and rave”; they only strengthen the case for Poland, the sovereignty of nation states and the rejection of Article Seven.

After all, who wants Guy Verhofstadt, the ALDE Group, Socialists and Greens defining “European values”? They have done enough damage already.