Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2017

Dopo le ferite riportate nel 2016 con l’esito del referendum sulla Brexit, il 2017 è stato l’anno della verità per l’Unione europea, con appuntamenti elettorali in Olanda, Bulgaria, Francia, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Austria e Malta. L’obiettivo, raggiunto parzialmente, era quello invertire l’ondata populista che, in tutti i Paesi, ha saputo imporre la sua agenda in campagna elettorale e si è trasformato nella terza forza europea.

Ecco tutti i risultati elettorali del 2017 e i tipi di governo che si sono formati o si formeranno, con una caratteristica sempre più diffusa: essere di coalizione.

– OLANDA – Il voto del 15 marzo 2017 nei Paesi Bassi ha scacciato il pericolo di una ‘Nexit’ (‘Netherland exit’), molto temuta a Bruxelles dopo quanto accaduto nel Regno Unito. A spuntarla è infatti stato il primo ministro uscente e leader dei conservatori, Mark Rutte, che con il 21,3% dei consensi si è imposto sul populista, euroscettico e antislamico Geert Wilders, terzo con il 13,1%. Oltre 13 milioni di olandesi si sono recati alle urne per decidere il nome del nuovo primo ministro e la composizione del Parlamento, segnando un dato record sull’affluenza (82%), la più alta degli ultimi trent’anni nel Paese. Dopo 208 giorni di colloqui, è stato raggiunto un accordo per la formazione del governo: a guidare il paese è una coalizione di centrodestra, con il Vvd, partito del premier Mark Rutte, insieme ai cristiano-democratici del Cda, ai liberali progressisti del D66 e ai conservatori della Christen Union. E’ stato eguagliato il record del 1977: anche allora furono necessari 208 giorni per formare un governo, operazione tradizionalmente lenta nel Paese.

– BULGARIA – Il partito conservatore filo-europeista Gerb, guidato  dal premier Boyko Borissov, ha vinto le elezioni politiche di domenica 26 marzo con il 33,55% dei voti. Al secondo posto si è collocato il Partito socialista di Kornelia Ninova, con poco più del 27,02% dei voti, mentre ha raggiunto il terzo posto la coalizione nazionalista Patrioti uniti, con il 9,12% dei voti.  L’affluenza alle urne è stata intorno al 50%. Si è trattato del primo appuntamento elettorale a livello nazionale in un Paese Ue dopo la firma, sabato 25 marzo 2017, della Dichiarazione di Roma in occasione delle celebrazioni nella capitale italiana per il 60° anniversario della sigla dei Trattati di Roma.

– FRANCIA – L’europeista Emmanuel Macron domenica 7 maggio ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi con il 66,1% delle preferenze, contro il 33,9% della sfidante euroscettica e populista Marine Le Pen. Evitata, quindi, una ‘Frexit’, paventata dalla rivale con un referendum su Ue ed euro in caso di vittoria. Al primo turno del 23 aprile, dove era stata registrata un’affluenza attorno all’80%, il leader di ‘En Marche!’ era arrivato in testa con il 24,01% contro il 21,30% della leader del Front National. Al secondo turno, invece, l’astensione è stata record con il 25,44%, la più elevata dal 1969, mentre 3,01 milioni di francesi hanno votato scheda bianca e 1,06 milioni sono stati i voti nulli. Alle successive elezioni legislative del 18 giugno il partito En Marche! del presidente francese Macron ha sbancato con il 43,06% dei consensi, consegnandogli la maggioranza assoluta. Si è invece spenta l’onda populista e anti-Ue del Front National: dopo la sconfitta nella corsa all’Eliseo, il partito di Marine Le Pen è sceso all’8,75%.

– MALTA – Il 3 giugno il premier maltese Joseph Muscat, travolto da uno scandalo insieme alla moglie legato alle società offshore smascherate dai Panama Papers, e il suo partito laburista pro-Ue sono stati confermati alla guida del Paese con il 55% dei voti, sconfiggendo il leader del Partito Nazionalista Simon Busuttil.

– REGNO UNITO – L’8 giugno 2017 i cittadini britannici sono andati alle urne per le elezioni politiche anticipate (la legislatura si sarebbe conclusa nel 2020). La premier Theresa May aveva infatti deciso di promuovere lo scioglimento anticipato della Camera dei Comuni attraverso una mozione approvata dal Parlamento il 19 aprile 2017 con una maggioranza superiore ai due terzi. L’obiettivo della May era di avere una maggioranza parlamentare più forte per affrontare il processo della Brexit in una situazione più favorevole e imporre una ‘hard Brexit’. Obiettivo clamorosamente mancato: i Tory infatti si sono confermati primo partito del Regno Unito con il 42,4% dei consensi, ma non hanno raggiunto la maggioranza assoluta. In Parlamento hanno ottenuto 318 seggi, perdendone 12 rispetto al 2015. Exploit invece dei laburisti di Jeremy Corbyn, subito dietro al 40% (+9% rispetto al 2015), con 262 deputati e un balzo di 30 seggi in più. Venti giorni dopo le elezioni, May ha quindi firmato un accordo con il partito degli unionisti nordirlandesi del Dup, spalla del governo di minoranza Tory.

– GERMANIA – Le elezioni federali del 2017 per eleggere i membri del nuovo Bundestag, il parlamento tedesco, si sono tenute il 24 settembre. La cancelliera uscente Angela Merkel ne è uscita vincitrice ma indebolita: il suo partito, la Cdu-Csu ha ottenuto il 33% dei consensi (-8,5%). I socialisti della Spd, guidati dall’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, si sono fermati al 20,5% (-5,2%), mentre si è verificata l’ascesa a sorpresa i populisti di Alternative für Deutschland (AfD), arrivati terzi al 12,6% (+7,9%). Il partito euroscettico, trascinato dai candidati di punta Alice Weidel e Alexander Gualand, con 95 i seggi conquistati è il primo partito di estrema destra ad entrare nel Parlamento federale tedesco dal secondo dopoguerra. Dopo il tentativo fallito di formare una coalizione guidata dall’Unione di Angela Merkel con i Liberali e i Verdi, la cosiddetta coalizione Giamaica – così denominata per i colori dei tre partiti nero-giallo-verde, come la bandiera della nazione caraibica -, si va ora verso una riedizione della Große Koalition tra Cdu-Csu e Spd. I colloqui però presentano ancora ostacoli. Due le alternative: un governo di minoranza della Cancelliera tedesca, utile nel breve periodo, oppure il ritorno alle urne.

– AUSTRIA – Il 15 ottobre si è votato per le elezioni parlamentari anticipate di un anno prima rispetto al termine naturale della legislatura. Il ministro degli Esteri uscente, Sebastian Kurz, leader del Partito popolare austriaco (ÖVP), è diventato premier con il 31,4% dei voti. L’estrema destra del Partito della libertà austriaco (FPÖ) di Heinz-Christian Strache, è arrivata seconda con il 27,4%, terzi i socialdemocratici di SPÖ guidati dal cancelliere uscente Christian Kern, al 26,7%. Il partito di Kurz, tuttavia, non ha raggiunto una maggioranza tale da poter governare da solo: dopo quasi due mesi di trattative, il 18 dicembre è arrivato il giuramento del nuovo governo di destra austriaco, guidato dalla coalizione tra l’ÖVP di Kurz e gli oltranzisti dell’FPÖ di Strache.

– REPUBBLICA CECA – Le elezioni parlamentari si sono tenute il 20 e 21 ottobre 2017.  Ha vinto il movimento Ano 2011, “Azione del cittadino scontento”, di Andrej Babis con il 29,64% e 78 seggi su 200 in Parlamento. Al secondo posto il centrodestra dei Civici democratici (Ods) con l’11,32% e 25 parlamentari. Al terzo posto i Pirati con il 10,79% e 22 seggi. Non avendo i numeri per formare una maggioranza di governo, Babis formerà con tutta probabilità un governo di minoranza che conti su ministri del suo partito e tecnici. Il mandato gli è stato affidato il 31 ottobre dal presidente ceco Milos Zeman, che ha detto di preferire l’opzione di un governo di minoranza a quello di un esecutivo di maggioranza, perché è il modo più semplice per promuovere le decisioni. Secondo Babis, il governo di minoranza è l’unica soluzione, dal momento che gli altri partiti entrati in Parlamento non vogliono entrare in coalizione con lui.

– CATALOGNA – A margine delle elezioni ufficiali per i governi di diversi Stati dell’Ue, il 21 dicembre 2017 si sono tenute anche le elezioni in Catalogna, indette dopo l’esito schiachiante del referendum per l’indipendenza dalla Spagna del 2 novembre 2017 e le inevitabili conseguenze (la dichiarazione di indipendenza della Catalogna e l’attuazione dell’articolo 155 da parte del governo di Madrid). I catalani hanno scelto nuovamente il campo indipendentista, infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy. Ora la situazione è in stallo, con la maggior parte dei vincitori indipendisti o in carcere o rifugiati fuori dal Paese e nessuna apertura da parte del governo centrale. L’ex President catalano e leader indipendista Carles Puigdemont, in esilio a Bruxelles, è stretto tra due fuochi: se tornerà a Barcellona sarà arrestato, ma restando nella capitale belga non potrà essere nominato nuovamente President. La prima sessione del nuovo parlamento catalano, secondo quanto annunciato da Rajoy, dovrebbe tenersi il 17 gennaio 2018.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea ed i passaporti di oro, venduti sottobanco. Più il resto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-06.

Juncker Espresso 5 novembre 2014__

Nulla più del crimine disonesto ama ammantarsi di legalità e giustizia.

Il denaro esercita un richiamo sfacciato ed imperioso ed alla fine chi vi cede ne diventa schiavo. Non ne sarà mai sazio.

L’ingordigia si ingigantisce quasi senza fine, fino ad arrivare al punto di rottura.

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«Cyprus and Malta have made billions of euros from the passport industry.»

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«They have attracted hundreds of wealthy Russians, many of whom were Politically Exposed Persons (PEPs) – people who posed a high risk of money laundering.»

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«Cyprus sold an EU passport to Russian oligarch Oleg Deripaska who is currently under US sanctions for “malign activities”»

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«It also offered one to Viktor Vekselberg, another Russian tycoon, who is under US sanctions, but who owns a significant part of Cyprus’ largest bank, the Bank of Cyprus.»

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«Malta sold passports to Alexey Marey, the former CEO of Alfa Bank Russia, the country’s largest private lender; Alexey De-Monderik, a co-founder of Russian cyber security firm Kaspersky Lab; and Alexander Mechatin, the CEO of Beluga Group, Russia’s largest private spirits company.»

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«The schemes have also attracted wealthy Middle Eastern buyers.»

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«The two member states, the only ones which sell their nationality, as well as the 18 others who sell residency permits, were urged to end the practice»

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«The golden passport and visa schemes all too-often acted as “a gateway for money laundering and organised crime” into the EU financial system»

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«Malta and Cyprus have already sold about 6,000 national and EU passports in “schemes … that potentially pose a high risk to the integrity” of European financial due diligence»

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«these schemes may serve Russian citizens included in the sanctions list adopted after the illegal annexation of Crimea [from Ukraine] by Russia … as a means to avoid EU sanctions,»

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«Denmark, Estonia, Latvia, and the Netherlands played host to “deplorable cases of money laundering” which showed “complete lack of responsibility”»

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«Denmark’s largest lender, Danske Bank, admitted last year that it handled some €200bn of “suspicious” transactions emanating mostly from Russia in the biggest case of its type in EU history.»

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«other crimes in the EU amounted to €110bn a year. »

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Il commercio dei passaporti, il riciclaggio di denaro sporco, ed tutte le altre manifestazioni di una vera e propria criminalità organizzata hanno assunto nell’Unione Europea dimensioni impressionanti: il giro di affari della criminalità supera ampiamente il budget europeo.

«mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale»

Nessuno venga a dirci che la dirigenza europea ed il corpo burocratico ne fossero all’oscuro.

Significativo è questo titolo, fatto dall’Espresso, la cui dottrina liberal socialista è fuori discussione.

Così Jean-Claude Juncker ha ucciso il sogno dell’’Europa

«Favori giganteschi alle multinazionali. Aiuti ai miliardari. E beffe ai cittadini. Ecco come il numero uno della Commissione ha scatenato il populismo.

Una voragine nei conti dei 28 Paesi dell’Unione europea: mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale. Multinazionali che non pagano le imposte e smistano decine di miliardi di dollari dei loro profitti, accantonati grazie a operazioni finanziarie privilegiate in Lussemburgo, verso altri paradisi rigorosamente “tax free”. Stati membri dell’Unione che si fanno concorrenza sleale sulle tasse. È disastroso il bilancio che sta lasciando Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, nonché ex padre-padrone del Granducato, mentre imbocca l’ultimo anno del suo mandato, in scadenza dopo le elezioni del 2019: il suo viale del tramonto. Ormai ogni giorno il numero uno della Ue deve incrociare i ferri con populisti e sovranisti, pronti a sfidare regole, limiti e vincoli europei. In Italia ad attaccarlo è soprattutto Matteo Salvini, con un avvertimento: «Pensi al suo paradiso fiscale in Lussemburgo». Dove Juncker è stato presidente del Consiglio dal 1995 al 2013 e, già prima, più volte ministro delle Finanze, esordendo con il primo incarico politico nel 1982, ad appena 28 anni. Ed è proprio il Lussemburgo il vero nodo del caso Juncker, di cui ora approfittano i nemici dell’Europa. Il nodo di un paese fondatore della Ue che spinge i ricchissimi a eludere le tasse. ….»

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Pensiamoci bene sopra.

«mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale»

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Eu Observer. 2019-02-28. Golden EU passports more risky than indicated

The EU substantially watered down its recent warning on golden passport schemes, an investigation has shown.

The European Commission published a report on 23 January on the “security, money laundering, tax evasion and corruption” risks associated with the schemes.

But it left out tougher provisions contained in an earlier draft, seen by the Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), a club of investigative journalists.

This October 2018 draft had proposed “member states should not accept investor scheme applications from persons listed on UN and EU sanctions lists.”

But this was cut from the published text.

The EU commission report also called for “clarity in procedures and in responsibilities” of private firms involved in passport sales to avoid conflict of interest.

But it redacted detailed recommendations on how to do it.

“Intermediaries involved in the handling of applications should not have any decision-making power or screening duties, tasks which should be reserved for government authorities,” the October draft had said.

“They should make publicly available information about those intermediaries and the procedure for selecting them,” the draft had also said.

Bulgaria, Cyprus, and Malta are the only member states that sell EU passports, while several others have golden residency schemes.

The sales are governed by national law, but the October draft indicated that commission lawyers were looking into whether EU legislation could get a hook into the practice.

“Whether such legislation and practice, which permit third country nationals to obtain national citizenship, and hence citizenship of the [European] Union, without requiring any genuine connection to the country, are compatible with Union law is being questioned,” the draft said, according to the OCCRP.

Cyprus and Malta have made billions of euros from the passport industry.

They have attracted hundreds of wealthy Russians, many of whom were Politically Exposed Persons (PEPs) – people who posed a high risk of money laundering.

Cyprus sold an EU passport to Russian oligarch Oleg Deripaska who is currently under US sanctions for “malign activities”.

It also offered one to Viktor Vekselberg, another Russian tycoon, who is under US sanctions, but who owns a significant part of Cyprus’ largest bank, the Bank of Cyprus.

Malta sold passports to Alexey Marey, the former CEO of Alfa Bank Russia, the country’s largest private lender; Alexey De-Monderik, a co-founder of Russian cyber security firm Kaspersky Lab; and Alexander Mechatin, the CEO of Beluga Group, Russia’s largest private spirits company.

The schemes have also attracted wealthy Middle Eastern buyers.

Cyprus sold an EU passport to Rami Makhlouf, a senior member of the Syrian regime, in 2010.

It later rescinded his citizenship when the regime began to massacre its own people in the Syrian war.

Malta also sold 62 EU passports to two billionaire Saudi Arabian families – the Al-Muhaidibs and Al-Agils – in 2018, according to its official gazette.

Bulgaria was less successful, however.

Its justice ministry said in January it had failed to attract enough buyers and would fold its scheme, leaving Cyprus and Malta on their own.

Golden EU passports offer the prospect of free movement of people and their money in the 28 member states, as well as visa-free travel to 160 countries worldwide, including the US.

But Malta’s relations with foreign PEPs ended in tragedy when a car bomb killed Daphne Caruana Galizia, an investigative journalist, in October 2017.

She had alleged that top people in the Maltese government had taken kick-backs from passport sales to Azerbaijan prior to her murder, in a case which remains unsolved.

PEPs also harmed Cyprus’ image, when it emerged that a Russian used a Cypriot firm to fund a far-right party in France and that Ukrainians used a Cypriot bank to pay Paul Manafort, a US lobbyist on trial for Russia-collusion in the 2016 US election.

For Cypriot authorities, neither its passport sales nor its bank probity were at fault, however.

For Maltese leader Joseph Muscat, Caruana Galizia’s corruption allegations were also little more than “dubious” social media “gossip”.

“I’m in a quite horrible situation of having to criticise someone who was killed brutally,” Muscat told British broadcaster the BBC in an interview in January 2018.

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Eu Observer. 2019-03-28. Malta and Cyprus EU passport sales under fire

Malta and Cyprus should end their golden passport schemes, MEPs have said, while sounding an EU-wide alert on Russian money laundering.

The two member states, the only ones which sell their nationality, as well as the 18 others who sell residency permits, were urged to end the practice by MEPs in a plenary vote in Strasbourg on Tuesday (26 March).

The economic benefits of the schemes “do not offset the serious security, money laundering, and tax evasion risks they present” the European Parliament (EP) report said.

Inflows of criminal money served to “weaken” EU “democracies” and “institutions”, it warned.

The EU should also create a joint financial police to go after cross-border money laundering and clamp down on tax avoidance, the wide-ranging proposals added.

The golden passport and visa schemes all too-often acted as “a gateway for money laundering and organised crime” into the EU financial system, Markus Ferber, a German centre-right deputy, who helped draft the recommendations, said.

EU states are not bound to take the ideas forward – and recently diluted related ones from the European Commission.

But the EP report bore the weight of one year of research by a special committee set up in times of mass-scale leaks on financial fraud, bank scandals of vast proportions, and murders of journalists who tried to expose them.

Malta and Cyprus have already sold about 6,000 national and EU passports in “schemes … that potentially pose a high risk to the integrity” of European financial due diligence, the MEPs said.

Both of these, as well as several of the golden residency schemes, “have been used profusely by Russian citizens and by citizens from countries under Russian influence,” they added.

The risk of money-laundering aside, “these schemes may serve Russian citizens included in the sanctions list adopted after the illegal annexation of Crimea [from Ukraine] by Russia … as a means to avoid EU sanctions,” they also said.

Malta looked especially worrying, the MEPs found, because it failed to stop money-laundering by Azerbaijan and Russia in the now-defunct Pilatus Bank and because senior Maltese officials were connected to a shady energy project.

The EP also “noted” that Daphne Caruana Galizia, a Maltese journalist who wrote about the issues, was murdered in 2017 in a crime which remains unsolved.

For their part, Denmark, Estonia, Latvia, and the Netherlands played host to “deplorable cases of money laundering” which showed “complete lack of responsibility”, the MEPs’ findings added.

Denmark’s largest lender, Danske Bank, admitted last year that it handled some €200bn of “suspicious” transactions emanating mostly from Russia in the biggest case of its type in EU history.

It remains to be seen if it will lead to criminal convictions.

But with no joint EU financial watchdog, the European Banking Authority (EBA), an EU agency now moving out of London due to Brexit, is the only European body with a mandate to put pressure on national regulators.

The MEPs highlighted that the “various recent cases of money laundering within the [European] Union are linked to capital, ruling elites, and/or citizens who come from Russia and from the Commonwealth of Independent States (CIS) in particular”.

The CIS also includes Armenia, Azerbaijan, Belarus, Moldova, and four central Asian states.

But inflow of criminal money aside, the MEPs also cited estimates that income generated by corruption, arms and human trafficking, drug dealing, tax evasion, and other crimes in the EU amounted to €110bn a year.

They said VAT fraud cost EU taxpayers up to €147bn a year and aggressive tax planning cost them a further €50bn to €190bn a year.

They also shamed six EU jurisdictions – Belgium, Cyprus, Hungary, Ireland, Luxembourg, Malta, and The Netherlands – for behaving like “tax havens”, which drained income from their EU neighbours.

Transparency International, a Brussels-based NGO, welcomed Tuesday’s vote, saying it was “happy to see that [the EP] … has adopted” its “report on fairer and more effective taxation and tackling financial crimes, including money laundering and risky golden visa schemes”.

The EU commission has voiced similar misgivings to the MEPs.

But the non-binding EP report comes amid resistance from member states to gran EU bodies extra powers over sensitive areas of their jurisdictions.

EU ministers, last Thursday, diluted commission proposals to give the EBA, which currently has just a few staff who specialise in money laundering, a greater oversight role.

“It is irresponsible that EU governments blocked a true European restart for common financial supervision,” Sven Giegold, a German green MEP, said at the time.

All 28 EU states, earlier in March, also blocked commission proposals for enhanced due diligence in bank transactions from Saudi Arabia, Panama, and Libya, among others, in a sign of the mood in EU capitals.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Dopo Lifeline ora Malta sequestra la Sea Watch.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-02.

Execution-Dock-a-Londra-4

Execution Dock di Londra. I pirati erano impiccati oppure rinchiusi in gabbie finché morti li avesse colti.


Nel medioevo la Repubblica di Genova aveva leggi blande nei confronti dei pirati e di quanti esercitassero la tratta.

Quando li pescava, ed accadeva spesso, i pesci piccoli li metteva al remo, affidandoli alle amorose cure degli aguzzi scelti tra le loro vittime. I pesci grandi dapprima li accecava, poi li castrava ed infine tagliava loro le mani. Dopo un congruo lasso di tempo li scuoiava vivi, molto lentamente.

Per molto tempo i pirati si guardarono bene di cercare di far bottino sulle rotte dei genovesi. Quando vedevano la bandiera genovese, viravano rattamente di bordo.

La situazione cambiò quando il Bay di Algeri dette ai pirati una copertura politica e militare, facendoli assurgere al livello di corsari.

I genovesi allora si videro costretti ad affondare le navi corsare, avendo avuto la precauzione di rinchiuderne l’equipaggio nella stiva. Il Bey si affrettò a dire che lui non ne sapeva proprio nulla: niente di niente. Con le buone maniere si ottiene sempre tutto.

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Il problema delle navi delle ngo è semplice. I loro mandanti siedono nel Consiglio Europeo: a parola le condannano ma le finanziano ed anche lautamente.

La debolezza interna di Frau Merkel, i continui trionfi elettorali dei populisti, non ultimo quanto successo in Italia il 4 marzo, hanno mutato le carte in tavola: non completamente come alcuni avrebbero desiderato, ma in ogni caso in modo consistente.

Il Ministro Salvini ha chiuso i porti italiani alle ngo che praticano la tratta.

Immediati gli urli e gli strepiti di tutti coloro che lucravano sul traffico umano.

Malta ha dapprima adescato le navi ngo, quindi le ha bloccate e messo in stato di fermo gli equipaggi.

«Tira una brutta aria, in questi giorni, per le Ong del Mediterraneo»

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In un comunicato pubblicato sul proprio sito, Sea Watch non si capacita del motivo del fermo. “Poiché Sea-Watch 3 non è registrata nel registro di sportboat, come nel caso di Lifeline e Seefuchs – si legge – ma è elencato nel registro di navigazione reale come una nave di navigazione olandese, pienamente abilitata a battere bandiera olandese, la mancanza di permesso di Malta risulta non essere un problema di registrazione, ma una campagna politica per fermare il salvataggio civile in mare”. E, ricordando i morti in mare di questi giorni, l’Ong tedesca “sollecita vivamente il governo maltese a non ostacolare i soccorritori, dato che le vite umane sono a forte rischio”. L’associazione accusa i leader Ue di aver raggiunto, al vertice sui migranti della scorsa settimana, “un accordo disumano” per “porre il controllo delle frontiere al di sopra dei diritti umani”. “I governi – attacca il presidente di Sea-Watch, Johannes Bayer – stanno impedendo ai soccorritori di svolgere il loro compito di salvare la vita”. Gli fa eco il comandante Pia Klemp: “Mentre ci è impedito di lasciare il porto, la gente sta affogando, questo è assolutamente inaccettabile. Ogni ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio. Quanti altri naufragi ci vorranno prima che l’Europa, ancora una volta, si renda conto che salvare vite umane in mare deve rimanere non negoziabile?”.

Immediato, invece, è arrivato il plauso del ministro dell’Interno italiano: “Prendo atto del fatto che grazie all’orgoglio italiano anche Malta si è ricordata di essere un Paese sovrano e ha bloccato oggi la nave di un’altra Ong nei porti maltesi, quindi bene. Meno navi Ong ci saranno in giro, meno gente partirà e meno gente morirà”, ha detto Salvini.

In un comunicato pubblicato sul proprio sito, Sea Watch non si capacita del motivo del fermo. “Poiché Sea-Watch 3 non è registrata nel registro di sportboat, come nel caso di Lifeline e Seefuchs – si legge – ma è elencato nel registro di navigazione reale come una nave di navigazione olandese, pienamente abilitata a battere bandiera olandese, la mancanza di permesso di Malta risulta non essere un problema di registrazione, ma una campagna politica per fermare il salvataggio civile in mare”. E, ricordando i morti in mare di questi giorni, l’Ong tedesca “sollecita vivamente il governo maltese a non ostacolare i soccorritori, dato che le vite umane sono a forte rischio”. L’associazione accusa i leader Ue di aver raggiunto, al vertice sui migranti della scorsa settimana, “un accordo disumano” per “porre il controllo delle frontiere al di sopra dei diritti umani”. “I governi – attacca il presidente di Sea-Watch, Johannes Bayer – stanno impedendo ai soccorritori di svolgere il loro compito di salvare la vita”. Gli fa eco il comandante Pia Klemp: “Mentre ci è impedito di lasciare il porto, la gente sta affogando, questo è assolutamente inaccettabile. Ogni ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio. Quanti altri naufragi ci vorranno prima che l’Europa, ancora una volta, si renda conto che salvare vite umane in mare deve rimanere non negoziabile?”.

Immediato, invece, è arrivato il plauso del ministro dell’Interno italiano: “Prendo atto del fatto che grazie all’orgoglio italiano anche Malta si è ricordata di essere un Paese sovrano e ha bloccato oggi la nave di un’altra Ong nei porti maltesi, quindi bene. Meno navi Ong ci saranno in giro, meno gente partirà e meno gente morirà”, ha detto Salvini.

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Aspettiamo con calma e pazienza che in Germania cambi il Cancelliere, poi si potrà iniziare a regolare i conti.

Per esempio, rimettendo in vigore il codice marittimo della Repubblica di Genova.

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Giornale.  2018-07-02. Un’altra Ong nei guai: Sea Watch sottoposta a fermo a Malta

Dopo l’indagine su Lifeline, fermata l’altra Ong tedesca. Sea Watch: “Una deliberata restrizione della nostra libertà”.

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Ennesimo caso che investe le Ong. Dopo la decisione italiana di chiudere i porti a tutte le organizzazioni umanitarie, dopo l’indagine di Malta su Mission Lifeline e il fermo del capitano della nave, ora arriva un’altra tegola sui natanti umanitari.

A essere investita, secondo quanto annuncia la stessa Ong sul suo profilo Twitter, è la Sea Watch, associazione tedesca.

“Alla richiesta di lasciare il porto – si legge si profili social – apprendiamo che la nave è sottoposta a fermo. L’autorità portuale non fornisce motivazioni tecnico-legali. La riceviamo come una deliberata restrizione della nostra libertà volta a impedire l’attività di soccorso”. Dure le lamentele da parte di Pia Klemp, capitano del Sea-Watch 3: “La nostra nave ha una registrazione adeguata e ha il pieno diritto di battere la bandiera olandese. Saremmo la squadra di soccorso meglio equipaggiata e addestrata nell’area di operazione e non ci sono finora basi legali per giustificare la detenzione della nostra nave. Ci aspettiamo che le autorità ci permettano di navigare immediatamente”.

Tira una brutta aria, in questi giorni, per le Ong del Mediterraneo. Il balzo in avanti del ministro dell’Interno italiano, che ha deciso di precludere l’approdo nel Belpaese alle imbarcazioni umanitarie (sia per lo sbarco dei migranti che per gli scali tecnici) ha smosso le acque in tutta Europa. Prima la Aquarius di Sos Mediterranée e Msf è stata costretta a dirigersi in Spagna per far scendere a terra oltre 600 immigrati. Poi la Mission Lifeline è rimasta giorni al largo di Malta prima di ricevere l’autorizzazione di La Valletta all’ingresso in porto (e il suo comandante indagato per aver “ignorato le istruzioni dategli dalle autorità italiane secondo le regole internazionali”).

Sea Watch è nota per aver più volte “litigato” in mare con la Marina di Tripoli. Come quando, nell’ottobre del 2017, la Guardia costiera libica accusò l’Ong di essersi messa di traverso per impedire il salvataggio di alcuni immigrati che, ovviamente, sarebbero stati riportati indietro. “L’equipaggio della Ras Jadir ha cominciato a recuperare i migranti, ma la gente di Sea watch si è piazzata a dieci metri nonostante le ripetute richieste del comandante di collaborare”, spiegava al Giornale il Capitano di vascello Abujela Abdelbari. “I migranti illegali è ovvio che vogliono andare in Italia e non tornare indietro in Libia. La vicinanza del gommone della Ong ha provocato il disastro. A decine si sono tuffati anche a rischio di annegare”.

In un comunicato pubblicato sul proprio sito, Sea Watch non si capacita del motivo del fermo. “Poiché Sea-Watch 3 non è registrata nel registro di sportboat, come nel caso di Lifeline e Seefuchs – si legge – ma è elencato nel registro di navigazione reale come una nave di navigazione olandese, pienamente abilitata a battere bandiera olandese, la mancanza di permesso di Malta risulta non essere un problema di registrazione, ma una campagna politica per fermare il salvataggio civile in mare”. E, ricordando i morti in mare di questi giorni, l’Ong tedesca “sollecita vivamente il governo maltese a non ostacolare i soccorritori, dato che le vite umane sono a forte rischio”. L’associazione accusa i leader Ue di aver raggiunto, al vertice sui migranti della scorsa settimana, “un accordo disumano” per “porre il controllo delle frontiere al di sopra dei diritti umani”. “I governi – attacca il presidente di Sea-Watch, Johannes Bayer – stanno impedendo ai soccorritori di svolgere il loro compito di salvare la vita”. Gli fa eco il comandante Pia Klemp: “Mentre ci è impedito di lasciare il porto, la gente sta affogando, questo è assolutamente inaccettabile. Ogni ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio. Quanti altri naufragi ci vorranno prima che l’Europa, ancora una volta, si renda conto che salvare vite umane in mare deve rimanere non negoziabile?”.

Immediato, invece, è arrivato il plauso del ministro dell’Interno italiano: “Prendo atto del fatto che grazie all’orgoglio italiano anche Malta si è ricordata di essere un Paese sovrano e ha bloccato oggi la nave di un’altra Ong nei porti maltesi, quindi bene. Meno navi Ong ci saranno in giro, meno gente partirà e meno gente morirà”, ha detto Salvini.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

MV Lifeline. Il punto di vista maltese. – The Times of Malta.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-27.

2018-06-27__Malta__001

Questo sarebbe il punto di vista dei maltesi, come riportato dal The Times of Malta.

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«The migrant rescue ship MV Lifeline was allowed into Maltese territorial waters on Wednesday morning as heavy seas made conditions on board difficult»

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«Malta indicated on Tuesday that it was ready to take the migrants on the understanding that they would be shared by several other EU countries»

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«In a statement, early on Wednesday, the NGO pointed fingers at German Interior Minister Horst Seehofer for “blocking any solutions” since, insisting he was fighting the inner power play of his party on the back of people’s lives and safety. »

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Il prossimo Consiglio Europeo molto verosimilmente sarà incapace di trovare una soluzione soddisfacente e condivisa.

Due i grandi nodi da sciogliere.

Il primo, il conflitto interno tedesco.

Il secondo, le posizioni insanabilmente avverse di molte nazioni dell’Unione Europea.

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Così come è esposta, la posizione di Malta apparirebbe ragionevole e coerente.

Una cosa è concedere un porto per lo sbarco ed una totalmente diversa il doversi far carico degli arrivi.

Il problema vero sarebbe che mentre alcune componenti politiche vorrebbero bloccare gli arrivi di immigranti illegali, altre componenti le patrocinano e le desiderano.


The Times of Malta. 2018-06-27. Stranded migrant ship allowed into Maltese waters to shelter

Wednesday, June 27, 2018, 07:03

Ireland joins countries willing to take migrants.

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Updated 10.45am

The migrant rescue ship MV Lifeline was allowed into Maltese territorial waters on Wednesday morning as heavy seas made conditions on board difficult.

The ship reported shortly after 10am that it had been granted permission to sail into Maltese waters.

It sought such permission at 11pm on Tuesday when its captain said a “huge number” of people on board were suffering sea sickness.

The ship has been idle off the Maltese coast for five days amid controversy after it picked up 234 migrants in the Libyan rescue zone in what Italy and Malta said was defiance of orders for the migrants to be rescued by the Libyan coastguard.

There are 70 unaccompanied minors on board, 14 women, three babies and a child.

Malta indicated on Tuesday that it was ready to take the migrants on the understanding that they would be shared by several other EU countries.

By Wednesday morning five EU states – Italy, France, Portugal, Ireland and Malta – confirmed they are willing to take some of the rescued migrants.

Three other EU countries – Germany, the Netherlands and Spain – are also “evaluating” the case but there has been no reply. No other EU state is believed to have offered to help.

Lifeline points fingers at German minister

In a statement, early on Wednesday, the NGO pointed fingers at German Interior Minister Horst Seehofer for “blocking any solutions” since, insisting he was fighting the inner power play of his party on the back of people’s lives and safety.

Axel Steier, co-founder of Mission Lifeline, said: “if the situation on the ship will escalate in the next hours due to exhaustion and weakness of the people rescued and the overall worsening weather conditions, it is entirely the responsibility of Mr Seehofer to bear the consequences. He acts like a German version of his Italian (right-wing) colleague Mr Salvini and makes the German government complicit to non-assistance to persons in danger.”

The Lifeline also gave its version as to why it defied orders to hand over the rescued migrants to the Libyan coastguard.

Doing so would have not been in line with the Geneva Refugee Convention and therefore criminal. The ship received the reply to disembark in Tripoli, which would have been a breach of the principle of non-refoulement, which is the practice of not forcing asylum seekers to return to a country in which they are liable to be subjected to persecution.

Lifeline said it would obey all instructions received from different maritime authorities as long as it was in compliance with international law.

The Maltese government has threatened legal action against the ship captain should he land in Malta.

NGOS concerned by talk of legal action

Meanwhile, Maltese human rights organisation Aditus has sprung to the Lifeline’s defence, saying it was prepared to offer free legal services to the crew should action be taken against them.

“It was the the duty to rescue all persons in distress and to ensure their disembarkation at a safe port, in accordance with international law. We will stand by our NGO colleagues as they face bullying tactics from governments that have repeatedly ignored their legal and moral obligations,” Neil Falzon said.

In a joint statement issued on Wednesday morning, a group of NGOs in Malta and Italy urged the EU and its member states to prioritise work to bring the stranded migrants ashore.

“Whilst we appreciate the need to clarify legal responsibilities, we emphasise that the protection of life and human dignity should remain the topmost priority,” they said.

They also defended Lifeline’s decision to defy orders to hand migrants over to Libya’s coastguard, saying that allowing disembarkation in unsafe places “such as Libya” would violate international law and was therefore “not a viable option”.

“Thus, we express our concern with the announcement made by both the Italian and Maltese authorities on the intention of sanctioning the captain and crew of the Mission Lifeline rescue ship.”