Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna, Marocco, Unione Europea e migranti, i quali sono usati come arma impropria.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-20.

Marocco Ceuta 001

L’unica cosa davvero certa è che i migranti non interessano a nulla ed a nessuno, in una montante marea di cinismo agghiacciante.

Ceuta, 8.000 migranti entrano in Spagna. Crisi tra Madrid e il Marocco.

«Ottomila migranti hanno assaltato le barriere tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta. Tra loro almeno 1.500 minori»

«Improvvisamente, come per un ordine, migliaia di migranti dal Mali, dal Niger, dal Senegal, ma anche tantissimi marocchini sono partiti a nuoto per aggirare le barriere che si spingono nel mare per decine di metri»

«La maggior parte però è stata tenuta con i piedi in acqua per evitare che, anche simbolicamente, toccassero il suolo europeo»

«A sera meno della metà degli 8mila era già stata espulsa verso il Marocco in base ad un accordo in vigore»

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«Voglio comunicare agli spagnoli, specialmente a quelli che vivono a Ceuta e Melilla, che ristabiliremo l’ordine con la massima celerità. Saremo fermi di fronte a qualsiasi sfida. L’integrità di Ceuta come parte della nazione spagnola sarà garantita dal governo con tutti i mezzi disponibili»

«Prende posizione anche la Commissione Ue. «Non ci faremo intimidire da nessuno, l’Europa non sarà vittima di tattiche» dice il vicepresidente Margaritis Schinas»

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«L’ondata di ieri arriva al culmine di una crisi diplomatica tra Spagna e Marocco che dura da mesi»

«L’ambasciatrice del re Mohamed VI a Madrid, Karima Benyaich, non si è nascosta: «Ci sono azioni che hanno delle conseguenze». Si riferiva alla presenza in un ospedale spagnolo di Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara Occidentale»

«Ex colonia spagnola, la regione è occupata dal Marocco da trent’anni»

«Pur di aumentare il numero dei Paesi musulmani che riconoscono Israele (Accordi di Abramo), Washington ha accettato la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale»

«La diga marocchina contro la migrazione si apre e chiude a comando»

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Il Marocco è in rotta di collisione con la Spagna e l’Unione Europea.

Unione Europea per la quale il traghetto dei migranti in Italia è cosa buona, giusta e doverosa, mentre, al contrario, l’ingresso di migranti in territorio spagnolo è un vile atto intimidatorio da reprimersi ricorrendo all’esercito.

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Migranti in Spagna, la «vendetta» del Marocco: in 8mila a Ceuta

Crisi a Ceuta, Pedro Sánchez vola nell’enclave: «Ristabiliremo l’ordine con la massima celerità. La sua integrità come parte della Spagna sarà garantita», dice il primo ministro. La Commissione Ue: non ci saremo intimidire da nessuno.

Ieri, a metà giornata, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez annulla un viaggio a Parigi, vola a Ceuta e parla al Paese. Usa toni gravi, decisi. «Voglio comunicare agli spagnoli, specialmente a quelli che vivono a Ceuta e Melilla, che ristabiliremo l’ordine con la massima celerità. Saremo fermi di fronte a qualsiasi sfida. L’integrità di Ceuta come parte della nazione spagnola sarà garantita dal governo con tutti i mezzi disponibili». Prende posizione anche la Commissione Ue. «Non ci faremo intimidire da nessuno, l’Europa non sarà vittima di tattiche» dice il vicepresidente Margaritis Schinas. Cos’era successo? Ottomila migranti hanno assaltato le barriere tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta. Tra loro almeno 1.500 minori. La città costiera, come la gemella Melilla, è l’ultimo frammento dell’impero su cui non tramontava mai il sole. Pochi chilometri quadrati che per il Marocco sono fastidiosi, per la Spagna costosi, per chi tenta di lasciare l’Africa vie d’accesso all’Ue.

Certo più sorvegliate, ma meno letali rispetto a Lampedusa o alle Canarie. La Spagna ha costruito muri alti 20 metri, piazzato filo spinato, posto barriere subacquee e, di solito, la collaborazione della polizia marocchina basta a evitare infiltrazioni. Lunedì e ieri no. Improvvisamente, come per un ordine, migliaia di migranti dal Mali, dal Niger, dal Senegal, ma anche tantissimi marocchini sono partiti a nuoto per aggirare le barriere che si spingono nel mare per decine di metri. Molti sono abitanti della città confinante che, dalla chiusura dei valichi per il Covid un anno fa, hanno perso il lavoro nelle enclavi. Un’ottantina ha tentato lo stesso anche a Melilla. Un centinaio è riuscito ad entrare a Ceuta all’alba di ieri e a disperdersi tra gli 80 mila spagnoli. La maggior parte, invece, è stata fermata sulla spiaggia.

Ci sono state scene strazianti e altre più degne. Qualche blindato militare di Madrid è arrivato sulla sabbia scaricando soldati in giubbotto antiproiettile, elmetto e manganello. Alcuni migranti erano sfiniti e sono stati soccorsi. Tra loro un neonato. I minorenni sono stati separati. La maggior parte però è stata tenuta con i piedi in acqua per evitare che, anche simbolicamente, toccassero il suolo europeo. A sera meno della metà degli 8mila era già stata espulsa verso il Marocco in base ad un accordo in vigore. Gli altri, tranne i minori, dovrebbero essere mandati indietro oggi. Nella notte un migrante è morto annegato. L’ondata di ieri arriva al culmine di una crisi diplomatica tra Spagna e Marocco che dura da mesi. L’ambasciatrice del re Mohamed VI a Madrid, Karima Benyaich, non si è nascosta: «Ci sono azioni che hanno delle conseguenze». Si riferiva alla presenza in un ospedale spagnolo di Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara Occidentale.

Ex colonia spagnola, la regione è occupata dal Marocco da trent’anni. A dicembre, però, gli Stati Uniti hanno cambiato gli equilibri. Pur di aumentare il numero dei Paesi musulmani che riconoscono Israele (Accordi di Abramo), Washington ha accettato la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. La Spagna ha protestato e quando Ghali ne ha avuto bisogno l’ha ricoverato. La tregua nel Sahara è rotta. Come a suo tempo fece il leader libico Gheddafi, come ha fatto la Turchia di Erdogan, anche il Marocco ha fatto capire che può usare i migranti come merce di scambio. La diga marocchina contro la migrazione si apre e chiude a comando. Tra i due estremi del Mediterraneo la guerra israelo-palestinese e quella del Sahara Occidentale si sono così collegate alla crisi migratoria che preoccupa l’Europa. La Spagna e l’Europa tutta sono avvertite.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Cop25, EU e ‘clima’. Una cosa è esternare i desiderata, un’altra finanziarli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-17.

2019-11-30__Putin 001

Uno dei tanti problemi del ‘clima’, sempre che tale problematica esista, è la discrepanza tra i proclami enunciati a gran voce e l’impossibilità concreta di trovare un accordo ragionevole tra gli stati. È una visione ideologica oltremodo costosa, e nessuno nei fatti vuole investirvi.

Non solo.

I liberal che hanno il ‘clima’ come visione ideologica sono relegati solo in una parte dell’Europa: se anche questa andasse ad emissioni zero, essa costituisce solo un sei per cento delle emissioni mondiali totali.

Un accordo che non coinvolga Cina, India, Federazione Russa e Stati Uniti è solo un pezzo di carta con unica utilità propagandistica.

Il fallimento è evidente, come candidamente ha ammesso Miss Greta.

Cop25, Greta e ‘Clima’. La fine che si sono meritata.

«We have been striking for over a year, and basically nothing has happened»

«The climate crisis is still being ignored by those in power, and we cannot go on like this»

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Il problema è esplicitato, per esempio, da questo report:

Germany: Poverty gap widens between rich and poor regions

«Although the poverty rate has fallen across Germany, at least a quarter of 95 regions surveyed have witnessed an increase of 20% over the past decade»

«Despite the good news that the national poverty rate has dropped to 15.5%, the gap between affluent regions on the one hand and poverty-stricken regions on the other is growing steadily and clearly»

«Bavaria had the lowest poverty rate with 11.7%, while Bremen had the highest with 22.7%.»

«The Ruhr region in North Rhine-Westphalia — the most populous German state — was considered “problem region number one,” according to the report»

«It had a poverty rate of 21.1% with a population of about 5.8 million»

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Che la Ruhr, un tempo il cuore del’industria tedesca, abbia un tasso di povertà del 21.1%, la conta lunga sullo stato della Germania, che si sta avviando alla deindustrializzazione.

Sostenere il ‘clima’ sarebbe la distruzione di quel poco che ancora rimane. La miseria generalizzata a tutti i tedeschi, già alle prese con una severa recessione.

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Cop25 senza accordo, colloqui proseguono

Riunione ripresa in piena notte, accordo di Parigi a rischio.

I colloqui sul clima alla Cop 25 di Madrid sono appena entrati nel loro ‘secondo tempo supplementare’: dovevano terminare venerdì ma nessun accordo è stato ancora raggiunto, e sono ormai entrati, di domenica, nel loro quattordicesimo giorno. I funzionari di quasi 200 Paesi non sono riusciti a superare i loro diversi punti di vista su alcuni punti chiave. Così, a tarda ora di sabato, la presidente della conferenza, la ministra cileno dell’Ambiente Carolina Schmidt, ha detto ai delegati già stremati di tornare a riunirsi all’ 1.30 per esaminare i nuovi accordi elaborati dalla sua squadra.
“Le cose si stanno mettendo a posto”, ha detto prima di tornare in sala. Ma i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo e i gruppi ambientalisti hanno invece affermato che le bozze circolate hanno rischiato addirittura di annullare o bloccare gli impegni assunti nell’accordo di Parigi del 2015, accentuando la forbice tra quello che richiedono gli scienziati e quello che i negoziatori sono disposti a offrire.

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Green New Deal Ue, salta già tutto? I paesi Visegrad minacciano il veto

Polonia, Ungheria e Repubblica ceca stanno minacciando il veto sull’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050

Ue: Polonia, Ungheria e Cechia minacciano veto su clima

Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca stanno minacciando il veto sull’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 contenuto nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo, se non ci riceveranno maggiori garanzie sui finanziamenti per la transizione verso le emissioni zero.    Il giorno dopo la presentazione del Green Deal, i 27 capi di Stato e di governo rischiano dunque di non trovare un accordo sul principale obiettivo della strategia illustrata ieri dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Ci sono ancora tre paesi che per diverse ragioni hanno problemi a impegnarsi all’obiettivo” della neutralità climatica entro il 2050, ha detto una fonte europea. “Non so se se ci sarà un accordo sulla bozza di conclusioni” preparata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha confermato un’altra fonte: “Alcuni paesi dicono che possono dare il loro accordo solo se si conoscono le implicazioni finanziarie”.

Green New Deal Ue già a rischio

In particolare, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca vogliono avere maggiori garanzie su quante risorse riceveranno dal “Just Transition Fund” (il Fondo della transizione giusta, ndr), annunciato ieri da von der Leyen nell’ambito del Green Deal per aiutare i paesi e le regioni che si trovano in ritardo nella transizione climatica perché dipendenti da energie fossili. La Repubblica ceca, inoltre, insiste affinché nelle conclusioni ci sia un chiaro riferimento al nucleare come fonte indispensabile per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma la richiesta della Repubblica ceca sul nucleare è ritenuta inaccettabile da Austria, Lussemburgo e Germania. L’attuale bozza di conclusioni del Consiglio europeo ribadisce che gli Stati membri sono liberi di scegliere il loro mix energetico, ma è considerata dalla Repubblica ceca troppo vaga per assicurare che il nucleare riceva finanziamenti Ue. “La discussione sarà difficile sul ruolo del nucleare nell’ambito del finanziamento e della neutralità climatica entro il 2050”, ha spiegato una terza fonte. In questo contesto, con Michel e von der Leyen che vogliono evitare un fallimento al loro primo Consiglio europeo, diversi diplomatici europei prevedono una lunga notte di trattative al Vertice. 

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Leaders face crucial EU summit for climate action

Heads of government from each of the EU member states will gather at the EU summit starting on Thursday (12 December) at which leaders will try to agree on the EU’s long-term budget and endorse the goal of making the EU climate-neutral by 2050.

EU leaders will meet in three different formats: a regular summit, a European Council (Article 50) meeting, and a European summit.

This will be the first EU summit chaired by Charles Michel, replacing Donald Tusk, since he was elected the president of the European Council by EU leaders in July.

Women at table

It will be also the first EU council for his successor, Sophie Wilmès, who is the new prime minister of Belgium and the first female head of government in the country’s history.

Likewise, the Finish social democrat Sanna Marin will also attend the summit for the first time, after the former prime minister Antti Rinne stepped down last week.

As a result, the gender balance of the EU council will improve slightly, having five female and 23 male heads of government in the European Union.

This will likely be the last EU summit for Malta’s prime minister Joseph Muscat, who has officially said that he will resign in mid-January, following protests over the assassination scandal of the anti-corruption journalist Daphne Caruana Galizia.

Additionally, this may also be the last EU summit with the EU-28 format, since the UK is due to leave the EU on 31 January.

Climate-neutral refuseniks

EU leaders are expected to unanimously agree on the commitment of making the EU climate-neutral by 2050 during the EU council, just after the commissioner for the Green Deal, Frans Timmermans, unveils the first package of proposals on Wednesday.

However, Poland, the Czech Republic and Hungary objected to the EU’s 2050 climate-neutrality goal.

The controversial proposal by the Finish presidency for the 2021-2027 Multiannual Financial Framework (MFF) will also be discussed at the summit, including the ‘Just Transition Fund’ for coal-dependent member states.

EU leaders will also considered the idea of a Conference on the Future of Europe starting in 2020 and ending in 2022.

During the European Council (Article 50) meeting scheduled for Friday, leaders are expected to discuss the result of the general election in the UK – taking place on Thursday night, with exit polls at 11PM European time and a result by Friday morning – and its consequences for the Brexit process, as well as the future EU-UK relations.

The Euro summit taking place on Friday will focus on the revision of the European Stability Mechanism (ESM) treaty which assists member states in financial difficulty, the budgetary instrument for convergence and competitiveness (BICC) – the long-awaited eurozone budget – and technical work on the strengthening of the banking union.

In the EU summits, heads of government from each of the EU member states, the EU council president and the president of the EU commission meet once every quarter to define the EU’s overall political direction and priorities – by consensus, double majority or unanimity.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cop25, Greta e ‘Clima’. La fine che si sono meritata.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-11.

2019-12-09__Greta 001

Avrebbe dovuto mobilizzare tutto il mondo. Coccolata dai politici liberal, portata in palmo di mano da ex-potenti in declino, anche i media di regime hanno rinunciato a riportare notizie dell’evento, per non avere crisi isteriche di depressione.

Cop25 è costato ai Contribuenti un qualcosa come poco più di 125 milioni di dollari: 25,000 congressisti, che amano trattarsi con tutti i riguardi a spese del denaro pubblico.

Ma l’attuale icona vivente del ‘clima’, Greta. deve ammettere sconsolata che tutto il costosissimo battage mediatico sul ‘clima’non ha sortito effetto alcuno.

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«We have been striking for over a year, and basically nothing has happened»

«The climate crisis is still being ignored by those in power, and we cannot go on like this»

«We would love some action from the people in power. … People are suffering and dying from the climate ecological emergency, and we cannot wait any longer»

«it is impossible for anyone to know how the world will look in 10 years»

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Greta può piangere lacrime di H2SO4 · SO3 che oramai il ‘clima’ è morto.

Cop25 è stata la sua cerimonia funebre.

A giorni sarà oggetto di discussione in europarlamento, il New Green Deal, ma senza finanziamenti è kaputt.

Poi, si dia una scorsa alla Tabella riportata.

Cina, Stati Uniti, India e Federazione Russa continuano allegramente a bruciare carbone, generando la più consistente quota mondiale di CO2.

Se anche la Germania e la Francia sparissero dall’orbe terracqueo, le emissioni totali di CO2 scenderebbero del 5 per mille. Una variazione del tutto ininfluente. La Germania carbon-free è un delirio di menti patologiche.

Clima. Kontrordine Kompagni. La EU sostiene petrolio, gas e carbone.

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Alla fine anche i liberal più incalliti dovranno ben rassegnarsi: l’epoca in cui potevano vivere scroccando denaro pubblico estrorso ai Contribuenti è alla fine. Anche loro dovranno lavorare per vivere.

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Euronews. 2019-12-06. Cop25, Greta alla marcia per il clima: “Non abbiamo ancora ottenuto nulla”

«Alla Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici in corso nella capitale spagnola, Greta ha tirato le somme su quanto raggiunto sinora sul fronte climatico.

L’adolescente svedese ha affermato che, nonostante le proteste climatiche di massa in tutto il mondo nel corso dell’ultimo anno, non è stata intrapresa alcuna azione reale.

“Penso che abbiamo ottenuto molto – dice – abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, e questo è un grande passo nella giusta direzione: ovviamente, non ci siamo ancora abbastanza vicini, francamente le emissioni di CO2 non si stanno riducendo, in realtà stanno aumentando.

Nel 2019, aumenteranno dello 0,6%, quindi naturalmente, non c’è vittoria, perché l’unica cosa che vogliamo vedere è l’azione reale e quella non sta accadendo: quindi, per quanto abbiamo ottenuto molto, se si guarda la prospettiva da un certo punto di vista non abbiamo ottenuto nulla”.

Greta ha incontrato a Madrid gli attivisti de “La Casa Encendida” ed è poi scesa in strada per la manifestazione ‘Fridays for Future’.

“Chi inquina, come la Shell, BP e Chevron dovrebbe essere fuori dalla Conferenza – hanno spiegato gli attivisti – cosa ci fanno qui? Vogliono solo influenzare i negoziati. Ci siamo coperti le orecchie e abbiamo lasciato la sala per dire che queste compagnie non devono partecipare alla Cop 25″.

La prossima settimana la Commissione europea appena insediata dovrà presentare il suo Green deal, in un momento in cui il continente sembra avviarsi al fallimento degli obiettivi di Parigi, che nel 2015 ha impegnato i Paesi dell’Onu a contenere a 1,5 gradi il surriscaldamento globale rispetto all’epoca preindustriale.»

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La Repubblica. 2019-12-06. Cop25, Greta striglia ancora i politici: “Volete farci stare zitti, ma noi non smetteremo”

«A Madrid l’attivista svedese ha partecipato alla marcia di protesta per il clima. “C’è un’urgenza evidente nei confronti del cambiamento climatico: faremo tutto il possibile per fare qualcosa di concreto e non essere più ignorati “

Stiamo scioperando da un anno ma non è successo ancora nulla. Si sta ignorando la crisi climatica e finora non c’è una soluzione sostenibile. Non possiamo continuare così, vogliamo azione e subito perché la gente sta soffrendo e morendo per questa emergenza climatica, non possiamo aspettare ancora”. Greta tuona da Madrid, dove è in corso la Cop25, la Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici.

Come previsto, la giovane paladina del clima ha strigliato ancora una volta i politici per le azioni poco incisive per limitare le emissioni di CO2 come previsto dagli accordi di Parigi. “Gli Stati devono capire ciò di cui abbiamo bisogno in futuro, non possono nasconderlo né ignorarlo”, dopo un anno di manifestazioni in tutto il mondo, ha detto Greta puntando il dito contro i Paesi che “stanno tentando di metterci in silenzio per non rinunciare al denaro, per la loro avarizia. Ma noi continueremo con la nostra azione”.

Greta ha osservato che “dobbiamo fare di tutto per risolvere il problema e tentare tutto ciò che possiamo per evitare conseguenze peggiori. La Cop25 – ha spiegato – è un anno intermedio verso la più importante Cop26” quando tutti i Paesi dovranno presentare i propri impegni, gli obiettivi climatici nazionali per il 2030, “ma non possiamo permetterci un giorno in più nel rinvio, dobbiamo agire ora.»

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Cnn. 2019-12-06. Greta Thunberg criticizes world leaders’ climate actions as they meet at COP25 to discuss the crisis.

Teen activist Greta Thunberg on Friday again criticized world leaders gathered for the COP25 conference in Madrid for not doing enough to stop the ecological crisis that’s damaging the planet.

“We have been striking for over a year, and basically nothing has happened,” she told activists at the talks. “The climate crisis is still being ignored by those in power, and we cannot go on like this.”

The sort of global children’s protests Thunberg has inspired and led in recent months are “not sustainable,” the 16-year-old continued.

“We cannot go on like that,” Thunberg said. “We would love some action from the people in power. … People are suffering and dying from the climate ecological emergency, and we cannot wait any longer.”

Thunberg criticized world leaders for not doing enough to stop the climate crisis.

She warned that “it is impossible for anyone to know how the world will look in 10 years” and said she hopes the summit will lead to “concrete” change.

“The COP25 is not something we should just look past and ignore. Because every chance we get to improve the situation we must take,” Thunberg said ahead of a planned Friday march in the Spanish capital.

Around 25,000 people from 200 countries are expected to attend COP25, the last gathering of the group before 2020, the year the Paris climate accord goes into effect. Attendees include dozens of heads of state and government, business leaders, scientists and activists.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Madrid ha un sindaco di centrodestra, con Vox in giunta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-18.

Minosse & Macron

Il 28 aprile 2019 si sono tenute in Spagna le elezioni politiche. Il partito socialista ha conseguito il 28.67% (123 seggi), il partito popolare il 16.69% (66), Cidadanos il 15.86% (57), Podemos il 14.32% (42), Vox il 10.26% (24).

Pedro Sánchez, capo del pss è salito al governo avendo formato una coalizione che lo sostiene.

Contemporaneamente, si sono tenute le elezioni per la città di Madrid, la capitale. Anche in questa sede la frammentazione partitica è elevata. Tuttavia è accaduto un fatto nuovo, il pp ha fatto cadere le proprie remore e si è alleato con vox e ciudadanos per conseguire il sindaco e la relativa giunta.

«A conservative was sworn in on Saturday as Madrid’s new mayor, regaining control of the Spanish capital for his People’s Party (PP) after forging a rightist coalition involving the anti-immigration Vox group»

«The PP’s candidate for Madrid mayor, Jose Luis Martinez-Almeida, came second behind a far-left candidate but he managed to win control of the city government with the backing of far-right Vox as well as the center-right Ciudadanos party»

«Some members of Ciudadanos have expressed unease over the party’s decision to deepen its alliance with Vox and the PP to secure a share of power in Madrid and the southeastern Murcia region»

«The Socialists won the most support in May’s elections, with 29.3% of the vote, followed by the PP on 22.2%.»

«In Madrid, outgoing far-leftist mayor Manuela Carmena won the election, obtaining 19 seats in the 57-seat city hall, but she fell short of a majority in a coalition with the Socialists»

«The PP came second, with 15 seats, while Ciudadanos got 11 and Vox, four — enough to reach a majority between them.»

Per molto tempo alcuni partiti erano prevenuti dal formare alleanze con Vox, ma i tempi stanno evolvendo.

Se un tempo era blasfemo osteggiare l’illegalità insita nell’immigrazione clandestina, a Madrid adesso accade il perfetto contrario.

Un campanello di allarme per Pedro Sánchez.


Reuters. 2019-06-15. Spain’s conservatives retake Madrid in pact with far-right

A conservative was sworn in on Saturday as Madrid’s new mayor, regaining control of the Spanish capital for his People’s Party (PP) after forging a rightist coalition involving the anti-immigration Vox group.

Spain’s municipal elections in May led to a fragmented political landscape, requiring numerous power-sharing deals to form coalition governments and keeping some of the most-voted candidates out of office.

The PP’s candidate for Madrid mayor, Jose Luis Martinez-Almeida, came second behind a far-left candidate but he managed to win control of the city government with the backing of far-right Vox as well as the center-right Ciudadanos party.

Some members of Ciudadanos have expressed unease over the party’s decision to deepen its alliance with Vox and the PP to secure a share of power in Madrid and the southeastern Murcia region.

In neighboring France, President Emmanuel Macron’s government warned Ciudadanos, its Spanish center-right ally in the European Parliament, of possible “consequences” if it went ahead with local alliances with Vox.

Under the Spanish municipal electoral system, city halls must choose a mayor from whichever group forms a majority if no single candidate wins outright.

The Socialists won the most support in May’s elections, with 29.3% of the vote, followed by the PP on 22.2%.

In Madrid, outgoing far-leftist mayor Manuela Carmena won the election, obtaining 19 seats in the 57-seat city hall, but she fell short of a majority in a coalition with the Socialists.

The PP came second, with 15 seats, while Ciudadanos got 11 and Vox, four — enough to reach a majority between them.

Representatives of the three parties voted on Saturday to install Almeida as the new mayor, handing control of the Spanish capital back to the PP, which had governed it for two decades until Carmena was elected in 2015.

Vox said on Saturday it had agreed with the PP and Ciudadanos to extend their pact across the country in order to avoid the inauguration of leftist municipal administrations.

In Barcelona, Spain’s second-largest city, far-leftist acting mayor Ada Colau was expected to secure a second term with support from the Socialists and other groupings in a deal aimed at preventing a Catalan pro-independence leader from taking the job.