Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Macron accetta alla fine le dimissioni di Collomb. Resta solo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-03.

Macron

Difficile comprendere cosa stia realmente succedendo in Francia.

Un primo elemento sicuro consiste nel fatto che la Presidenza Macron stia perdendo pezzi e consenso popolare.

Ad oggi, Mr Macron ha un indice di esecrabilità del 67%.

Ha perso tre ministri, che se ne sono usciti sbattendo la porta.

Un secondo elemento certo sono le elezioni europee del maggio prossimo. Il partito di Mr Macron, Rem, è quotato al 21.5%, contro il 14% dei LR ed il 21% di RN. Un gran brutto crollo dal passato 61%. Forse, Mr Macron potrebbe conquistarsi 21 eurodeputati, troppo pochi per contare qualcosa.

Un terzo elemento certo è il concomitante crollo dei suoi alleati in Europa: Mr Juncker, Mr Tusk e Herr Oettinger sembrerebbero non avere speranza alcuna di essere riconfermati. Nel ppe la Union tedesca peserà per quanto pesa adesso in patria, ossia il 27%; similmente, la Spd crollata al 16% contribuirà ben poco al partito socialista europeo. In altri termini, essendo stati ridimensionati in patria, i partiti della Große Koalition sui quali Mr Macron contava per le sue mire egemoni sull’Europa, avranno ben misero spazio politico nel nuovo europarlamento.

Un quarto elemento certo è la pessima situazione socio – economica in Francia. Tutti gli indicatori sono negativi e la violenza nelle strade francesi ha raggiunto i livelli di guardia. L’affaire Benallà non ha certo contribuito ad aumentare la popolarità di Mr Macron.

Un quinto elemento certo consiste nel fatto che Mr Trump, il Presidente degli Stati Uniti, non vede di buon occhio né il Presidente Macron né l’attuale Governo tedesco.

* * *

Mr Collomb lo ha lasciato. Vecchio socialista riciclato per l’occasione, ha pazientemente aspettato Mr Macron al varco, e quindi lo ha silurato senza esitazione alcuna. È più potente l’odio che l’amore.

Ovviamente nessuno ha il modo di prevedere il futuro.

Tuttavia la somma di tutti questi elementi sembrerebbe non giovare certo a Mr Macron.


Ansa. 2018-10-03. Macron accetta le dimissioni di Collomb

Il premier Philippe assume incarico ministro Interno ad interim.

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PARIGI, 3 OTT – Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha accettato nella notte le dimissioni rassegnate ieri dal ministro dell’Interno, Gérard Collomb ed ha affidato l’incarico ad interim al premier Edouard Philippe, in attesa di nominare un successore. Stamattina è atteso a Parigi il passaggio di consegne tra i due. Con le dimissioni shock di ieri del ministro dell’Interno, determinato a tornare sindaco nella sua Lione, si consuma in queste ore in Francia quella che viene descritta come una delle peggiori crisi di governance dall’inizio del mandato di Macron.


Reuters. 2018-10-03. French interior minister resigns in face-off with Macron

– Interior minister quits to run for mayor of Lyon

– Macron accepts resignation, looking for a replacement

– Collomb has been critical of president in recent remarks (Recasts with Macron accepting resignation)

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France’s Emmanuel Macron was forced to accept his interior minister’s resignation on Tuesday after early ally Gerard Collomb insisted he wanted to step down despite the president having rejected his resignation less than 24 hours earlier.

Collomb, 71, a former Socialist party stalwart who became one of Macron’s earliest and most eager backers, had earlier told the conservative Le Figaro newspaper he wanted to resign so he could run for election as mayor of his hometown Lyon.

“The French people and the people of Lyon need clarity, so I maintain my offer to resign,” Collomb responded when asked whether he would stay on as interior minister after Macron initially turned down his resignation on Monday.

“Considering the rumours and the pressure, I don’t want the fact I will be a candidate somewhere tomorrow to affect the way forward for the interior ministry,” he said.

Late on Tuesday, Macron’s office said the president had accepted Collomb’s resignation and that Prime Minister Edouard Philippe, who reportedly cancelled a trip to South Africa, would assume his responsibilities until a replacement was found.

Collomb’s comments were seen by critics as an unprecedented challenge to Macron’s authority, coming just weeks after the 40-year-old centrist was forced to replace his popular environment minister and the sports minister.

Two weeks ago, Collomb announced plans via a newspaper interview to quit the government and run for mayor of Lyon in 2020, returning to a position he has previously held.

He initially indicated that he would resign after European elections in May 2019. But opposition rivals said the comments undermined his legitimacy as the head of one of the most sensitive portfolios in France, where Islamist militants have killed hundreds of people since 2012.

Collomb had in recent weeks been critical of Macron, speaking of a “lack of humility” in the president’s administration and dismissing expressions often used by Macron, such as “start-up nation,” as out of touch with common folk.

“Very few of us can still talk to (Macron),” Collomb was quoted by French media as telling a small group of journalists over lunch last month. “Soon he won’t put up with me anymore. But if we all bow down before him, he’ll end up isolated.”

Only a week ago, presidential advisers said Macron had made clear to Collomb that the timing of his resignation would be decided by the president himself, who is regarded as running a tight ship with heavy demands on time and loyalty.

Macron’s approval ratings have plunged to about 30 percent, from around 60 percent shortly after he was elected in May 2017. Critics have said that his policies favour the rich and his personal manner is often described as aloof and arrogant.

Macron has said that he is determined to do whatever it takes to overhaul the French economy and introduce other social reforms to put the country on a stronger path.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel. Si vive aspettando che se ne vada. – Punto di vista rumeno.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-01.

2018-09-28__Michaela Küfner __001

Mrs Michaela Küfner è donna ancora piacente anche se il tempo logora il glamour passato. È il suo unico merito: non ne abusi.


Angela Merkel la final. Nu mai reușește să întrunească majorități nici în propriul partid

«O decizie de personal arată că Merkel nu mai reuşeşte să întrunească majorităţi nici măcar în propriul partid. Un semn că actualul guvern federal nu va avea o viaţă prea lungă, crede redactoarea-şefă a DW, Ines Pohl, într-un comentariu publicat pe site-ul Deutsche Welle.

Şefii grupurilor parlamentare prestează o muncă încununată de succes mai ales atunci când lumea nu află mare lucru despre activitatea lor. În sistemul politic german, ei sunt responsabili cu asigurarea de majorităţi în propriul partid pentru liderul formaţiunii. Dacă liderul partidului se întâmplă să fie şi şeful guvernului, atunci conducătorii grupurilor parlamentare se asigură că treaba cancelarului decurge cât mai lin şi fără probleme – cel puţin în teorie.»

Anche i rumeni, che peraltro sono presenti e votano in seno alle strutture dell’Unione Europea, se ne sono accorti. Per tradizione millenaria sono sobri nel parlare, e per questo li si ascolta sempre con piacere.

“Angela Merkel è alla fine. Non riesce nemmeno a soddisfare le maggioranze nel suo stesso partito.

“Una decisione dello staff dimostra che la Merkel non è più in grado di ottenere la maggioranza anche nel proprio partito. Un segnale che l’attuale governo federale non avrà una lunga vita, afferma Ines Pohl, redattore capo di DW, in un commento pubblicato sul sito web di Deutsche Welle.

I capi dei gruppi parlamentari svolgono un lavoro particolarmente efficace quando il mondo non sa molto del loro lavoro. Nel sistema politico tedesco, sono responsabili di assicurare la maggioranza nel proprio partito per il leader. Se il leader del partito è il capo del governo, i leader dei gruppi parlamentari assicurano che il lavoro del Cancelliere sia il più agevole e scorrevole possibile – almeno in teoria”.

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La Romania è la nazione di riferimento dei paesi dell’est europeo meridionale. Nell’Unione Europea svolgono un ruolo silenzioso ma significativo.

«Angela Merkel è alla fine»: Angela Merkel kaputt.

«Un semn că actualul guvern federal nu va avea o viaţă prea lungă»: un segnale che l’attuale governo federale non avrà una vita lunga.

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Le conclusioni rumene sembrerebbero essere logiche.

«The defeat inflicted by Angela Merkel’s own party is expediting her fall from power»

Identica è la conclusione cui perviene la commentatrice tedesca.

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La liquefazione del potere di Frau Merkel non potrebbe però essere letta solo in chiave tedesca: in fondo, ogni stato ha diritto a gestirsi i propri triboli.

La sublimazione chimica di Frau Merkel genera un clamoroso vuoto di potere in un’Unione Europea che era stata strutturata per essere governata da un binomio franco-germanico forte, saldo e stabile. 

Al momento attuale, nessuno ha sulla scrivania tutti i documenti utili a poter prevedere quando e come cadrà Frau Merkel.

«On September 26, 2017, French President Emmanuel Macron delivered a speech at the Sorbonne laying out his vision for the future of the European Union. In Berlin, his remarks were seen as a to-do list for the bloc. The speech divided the members of German Chancellor Angela Merkel’s conservatives in parliament»

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«Supporters of the French president’s vision were ready to stand behind his call for a joint EU budget and expanding the European Stability Mechanism fund»

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«Critics, however, viewed Macron’s plans as an effort to take money away from German taxpayers in order to make up for budget shortfalls in other EU member states»

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Ma questi problemi non possono essere affrontati con una Merkel il cui partito è crollato al 27% e quello suo alleato al 16%.

Il nodo diventa così inestricabile: alla Germania ed alla Unione Europea non serve solo che la Germania abbia un governo, ma servirebbe anche che fosse forte e stabile. Sta arrivando il momento in cui in Germania dovranno ben fare i conti con una AfD secondo partito, al 18%.

Ma tutto questo è semplicemente impossibile, almeno a breve termine.


Deutsche Welle. 2018-09-27. Opinion: Time nearly up for Angela Merkel to cement legacy

The defeat inflicted by Angela Merkel’s own party is expediting her fall from power. But, now that the cards have been put on the table, she needs to act fast to achieve her EU goals, DW’s Michaela Küfner writes.

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On September 26, 2017, French President Emmanuel Macron delivered a speech at the Sorbonne laying out his vision for the future of the European Union. In Berlin, his remarks were seen as a to-do list for the bloc. The speech divided the members of German Chancellor Angela Merkel’s conservatives in parliament. Supporters of the French president’s vision were ready to stand behind his call for a joint EU budget and expanding the European Stability Mechanism fund. Critics, however, viewed Macron’s plans as an effort to take money away from German taxpayers in order to make up for budget shortfalls in other EU member states.

More recently, the election of Ralph Brinkhaus as Merkel’s new parliamentary group leader in the Bundestag after the ouster of her longtime ally Volker Kauder was a domestic political defeat for the chancellor; it also limited her influence within the European Union. Brinkhaus may not be a euroskeptic, but he is fully supportive of what Macron has lamented as the “fetish” of fiscal conservatism, particularly when it comes to policy in Brussels. The fact that his views stand in the way of reaching consensus at the EU level seems to bother Brinkhaus little. However, in the minds of Germany’s conservative parliamentary group — an alliance between Merkel’s Christian Democrats (CDU) and their Bavarian sister party, the Christian Social Union (CSU) — he is a breath of fresh air.

Security and prosperity across the European Union, the central message of Merkel’s one-on-one talks with Macron earlier this year, require not only a strong euro, but also concerted efforts by member states. However, it seems that Merkel’s struggles will continue, particularly when it comes to achieving a common eurozone budget.

Any last-ditch efforts?

Merkel’s latest woes add another complication to the much-publicized divisions in Brussels. Ultimately, they demonstrate her limited political toolbox in these exceptional times — when it comes to both the European Union and her chancellorship. She continues to forge ahead with the same tactic of examining the situation, waiting and then coming up with a solution at the last minute. But the current political climate, including the factionalism within her own conservative bloc, is far too volatile to continue with that approach.

The fallout from the recent repurposing of Germany’s domestic security chief has shown the chancellor’s critics in Brussels that perhaps they can take a page from her own playbook and simply sit back and wait for the end of the Merkel era. Even the chancellor herself has realized that she needs to act quickly to spend all the political capital that she has saved up over the past 13 years before another kerfuffle further limits her influence. A number of powerful voices continue to view Germany as the key to the European Union’s stability. If Merkel is serious about leaving behind a stable and sustainable EU when she leaves office, she needs to come out of hiding, and fast. She needs to throw all of her political capital and influence behind a single vision for the European Union — something that appears to be against her very nature.

Macron is also under pressure domestically, stoking fears that this historic chance for a Franco-German solution for the European Union has already been wasted. For Merkel especially, time and power are running out.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Odoxa. ‘Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe.’

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-21.

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Il titolo dell’ultimo sondaggio di Odoxa la racconta lunga:

«Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe»

Verso un europarlamento composto di eurocritici [populisti, sovranisti, lebbrosi che dir si voglia].

«Plus globalement, beaucoup de messages relèvent la situation (potentielle) contradictoire et incroyable d’un parlement européen qui serait constitué d’opposants à l’Europe, les # Salvini et Mélenchon sont d’ailleurs les plus utilisés»

Più in generale, molti messaggi indicano la (potenziale) contraddittoria e incredibile situazione di un Parlamento europeo composto da oppositori dell’Europa.

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Già: il 23 ed il 24 maggio gli Elettori dell’Unione Europea andranno alle urne per rinnovare gli europarlamentari.

Stando ai dati attuali, si preannunciano rovesciamenti epocali, possibili ed anche probabili: a quanto suggerirebbero i sondaggi elettorali, il nuovo europarlamento sarà composto in maggioranza da eurodeputati contrari all’Europa. Quelli che Mr Macron aveva delicatamente identificati come i “lebbrosi“.

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Secondo il sondaggio Odoxa la formazione di Mr Macron conquisterebbe il 21.5% dei voti, Rassemblement National (RN) di Mrs Marine Le Pen prenderebbe il 21%, e la lista France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon si attesterebbe al 12.5%. Il partito socialista raggranellerebbe persino un 4.5%, nonostante il fatto che Mr Hollande sia stato messo in pensione.

La Francia ha 74 eurodeputati: con il 21.5% la LaREM arriverebbe a 16 eurodeputati ad ideologia liberal e sostenitori dell’attuale politica europea. Per comparazione, la Lega dovrebbe ottenere 26 eurodeputati.

Ma il quadro sembrerebbe essere simile a quello tedesco, ove la Union, Cdu e Csu, con il 28% difficilmente potrebbe prendere più di 26 eurodeputati, per di più in perenne bega tra di loro.

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Mr Macron ed il suo partito nuovo di zecca sembrerebbero essersi avviati verso una severa sconfitta: alle elezioni politiche avevano conseguoto il 57% dei voti validi, ivi compresi i territori di oltremare ed i voti postali. Essere scesi dal 57% al 21.5% semberebbe essere una previsione non favorevole per Mr Macron.

E già in Francia si iniziano ad intravedere tanti aspiranti Robespierre, che stanno facendo la manutenzione alla ghigliottina.

Nessuno ha la sfera di cristallo e di qui ad otto mesi potrebbe succedere di tutto ed il contrario del tutto.

Nessuno però dovrà stupirsi se nel nuovo europarlamento Mr Orban sarà considerato essere un eroe.

Nessuno infine si stupirà se, nel caso, si aprisse la caccia al liberal.


Odoxa. 2018-09-15. Elections européennes : LaREM et RN au coude-à-coude

– Elections européennes: avec 21% des intentions de vote, le RN est aujourd’hui au coude à coude avec LaREM, en perte de vitesse (21,5%). Les listes LR (14%) et surtout PS (4,5%) sont au plus bas.

– Un moyen de renverser la tendance pour le Président? La désignation de Daniel Cohn-Bendit comme tête de liste pour LaRem est perçue comme une bonne idée par 55% des sympathisants de ce parti, par les deux-tiers des sympathisants écologistes et par près d’un socialiste sur deux

– Les priorités des Français pour ces élections européennes sont égoïstement hexagonales: pouvoir d’achat (35%), immigration (32%) et sécurité (27%) arrivent en tête… l’Europe occupe la dernière place dans leurs motivations au vote aux Européennes!

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EU Observer. 2018-09-15. Macron party neck-and neck with far-right: poll

French leader Emmanuel Macron’s party LREM is polling to win 21.5 percent of votes in next year’s EU election, compared to 21 percent by the far-right, the Rassemblement National (formerly called the National Front), according to a new survey by Odoxa-Dentsu Consulting. Macron said on Thursday he would plough €8bn into poverty reduction. A previous poll in May put his party on 27 percent versus the far-right’s 17 percent.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Elezioni Europee. Sondaggio Bva.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-20.

Macron Merkel Parigi

Bva. L’union des droites, avenir crédible ou impasse politique ? – Décrypter les mécanismes de l’opinion – Sondage BVA pour L’Obs

«37% des Français se positionnent politiquement à droite : la majorité d’entre eux pourrait voter pour une liste d’union de la droite aux élections européennes (65%)…mais l’intérêt pour des listes d’union serait surtout ponctuel.

– 83% des Français peuvent se positionner politiquement sur l’axe gauche-droite : 36% à gauche, 10% au centre et 37% à droite. A l’inverse, 15% se disent ni de gauche ni de droite et 2% ne se prononcent pas.

– Parmi les 37% des Français se positionnant politiquement à droite : 14% se placent plutôt à droite, 14% à droite et 9% très à droite.

– 65% des Français se positionnant à droite pourraient voter pour une liste d’union de la droite aux élections européennes 2019, rassemblant des candidats Les Républicains, Debout la France et du Rassemblement national.

– Uniquement 32% des sympathisants de la droite soutiendraient des listes d’union « quelles que soient les élections » et le soutien à cette possibilité varie très fortement selon la position politique, de 60% chez les « très à droite » à seulement 35% chez les « à droite » et 12% chez les « plutôt à droite».

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Riassumiamo in italiano.

– Del 37% dei francesi che si posiziona politicamente a destra: il 14% è piuttosto a destra, il 14% a destra e il 9% alla estrema destra.

– Solo il 32% dei sostenitori della destra apprezzerebbe una lista comune ‘indipendentemente dalle elezioni’.

– Ma se la lista comune valesse solo per le elezioni europee, la percentuale dei consensi salirebbe al 65%,

– Tra tutto l’Elettorato, il 36% si dichiara di sinistra, in 10% di centro, ed il 37% di destra.

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Resterebbe alquanto difficile comprendere la collocazione degli elettori dei Les Républicains e di En Marche!.

Ad oggi il Presidente Macron ha un tasso di approvazione del 25%, mentre il 69% lo esecra.

Ed il 23 – 24 maggio 2019 si va a votare per le elezioni europee.

In bocca a Benalla, Mr Macron!

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Macron le Gaffeur. Adesso anche il ministro degli interni se ne va.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

2018-09-18__Macron e Collomb

Mr Macron lo scorso anno godeva di una popolarità del 62%. Ad oggi è quotato al 25%, con un tasso di esecrabilità al 69%, che si è pienamente meritato.

Il suo governo sta cadendo a pezzi.

Macron perde un altro ministro. Gli resta solo il carissimo Benalla.

Francia. Silurato ed affondato Mr. Nicolas Hulot. Riposi in pace.

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Mr Macron soffre soltanto di delirio schizofrenico di onnipotenza: crede con tutta modeastia di essere il dio creatore dell’universo e pretende di essere oggetto di culto.

Nei sondaggi per le elezioni europee, il partito di Mr Macron è proiettato al 21%, dal 57% che aveva un anno or sono, ed anche i suoi fidi se la stanno squagliando uno per volta. Sono stufi di essere presi a pesci in faccia.

Nota a margine.

Un capo politico europeo vale nell’Unione Europea per quanto vale nella propria patria.

Chi non si ricorda il suo megalitico programma di riforma dell’Unione Europea in una Stato di Europea?

È diventato materiale per gli archivi storici.

Ci manca solo che anche il fido Benallà abbandoni il tetto ed il talamo.

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French interior minister to quit in further blow to Macron [The Guardian]

«France’s interior minister, Gérard Collomb, has announced he will resign next year to run for his former job as mayor of Lyon, in yet another blow to the president.

The announcement from Collomb, a political heavyweight and one of Emmanuel Macron’s most loyal ministers, comes after the environment minister, Nicolas Hulot, quit last month and as the president’s approval ratings have plummeted.

Collomb told L’Express magazine he would quit after the European elections in order to stand for mayor of France’s third biggest city in 2020.

“The local elections are still far away – I will run in Lyon if I don’t get diagnosed as seriously ill any time before that,” he joked. “I won’t be interior minister right up until the last moment. After a certain amount of time it would be better to be totally free for the campaign.

“I think ministers who want to run in the 2020 local elections should be able to quit the government after the European fight,” he said of the European parliament polls in May.

Collomb served as Lyon mayor for 16 years until Macron poached him for the interior ministry job.»

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Macron stuck in ‘ketchup moment’ says interior minister, as he announces 2020 retirement [The Telegraph]

«President Emmanuel Macron of France is stuck in a “ketchup moment” whereby the effects of his reforms are still stuck inside the bottle but with a “thump” will soon come flying out in one go, his interior minister has claimed.

Gérard Collomb, the interior minister, issued the ketchup analogy to explain the lack of tangible benefits of Mr Macron’s reforms while also dealing his presidency a fresh blow by announcing his intention to step down next year to run for re-election as mayor of Lyon in 2020.

His reference to the physics of the famed bottled tomato sauce came a day after an MP quit his party, saying she felt as if she was “on the Titanic”.

Frédérique Dumas resigned from Mr Macron’s centrist Republic on the Move party because she said the government had “forgotten the fundamental principles of Macronism”. She added: “Some decisions come down to budget cuts. There is no ambition, no direction.”

The move by Ms Dumas, 55, a former film producer, reflects growing disillusionment with the president and impatience that his controversial and often painful economic reforms have so far failed to cut unemployment or significantly boost growth.»

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Macron’s government in flux as key ally plans to quit post [Reuters]

«France’s interior minister, one of President Emmanuel Macron’s closest allies, has announced plans to quit the government and run for election as mayor of Lyon in 2020, adding to doubts and instability around the young leader’s administration.

Gerard Collomb’s announcement in an interview in L’Express magazine follows the abrupt resignations of a popular environment minister, who questioned Macron’s commitment to the reduction of nuclear power, and the sports minister.

A high-profile member of Macron’s party, Republique En Marche, also quit over the weekend.

Macron’s approval rating has plunged to about 30 percent, from around 60 percent shortly after he was elected in May 2017, with opinion polls showing he is regarded as aloof and unsympathetic toward people’s everyday hardships.

Collomb, who recently acknowledged what he called a “lack of humility” in Macron’s administration, suggested he could stand down as soon as the middle of next year.

“I won’t be interior minister up to the last minute,” he told the weekly magazine. “Ministers who want to run in the 2020 municipal elections should in my view leave the government after the European (parliament) elections,” he said.

The European parliament vote takes place in May 2019.»


Corriere. 2018-09-18. Macron, si dimette il ministro dell’Interno Collomb. Gaffe sulle porcellane al negozio dell’Eliseo

Dopo l’addio del ministro Hulot, numero 3 dell’esecutivo, anche il numero 2 Collomb ha annunciato l’intenzione di lasciare il governo (il prossimo anno, dopo le Europee). E la contraffazione sulle porcellane vendute nel negozio dell’Eliseo si somma ad altri «fastidi» accumulati negli ultimi mesi.

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PARIGI — Non sono giorni facili per Macron e per il governo francese. Dopo le dimissioni con effetto immediato in diretta alla radio di Nicolas Hulot, il ministro della Transizione ecologica considerato il numero 3 dell’esecutivo, ci sono quelle a scoppio ritardato del numero 2 Gérard Collomb, ministro dell’Interno e macroniano della prima ora, annunciate per il 2019 al settimanale l’Express.

L’intervista

Alla domanda sulle sue intenzioni per le elezioni municipali del 2020, quando avrà 73 anni, Collomb ha risposto così: «Se fino a quel momento non mi avranno diagnosticato una malattia grave, sarò candidato a Lione». Il ministro aggiunge che per partecipare alla corsa a sindaco lascerà il governo nel 2019, dopo le europee di giugno.

La carriera

Per Collomb si tratterebbe di un ritorno alla politica locale, che ha monopolizzato il suo impegno per quasi tutta la carriera. Consigliere comunale nel 1977, è stato poi sindaco di Lione per 16 anni e, se dovesse vincere, il prossimo sarebbe il suo quarto mandato. Collomb è sempre stato iscritto al partito socialista e ha cominciato ad avvicinarsi a Macron quando questi era ministro dell’Economia nel governo della gauche di François Hollande, per poi uscire dal partito entrando tra i primi nel movimento En Marche.

I rapporti con Macron

Membro più anziano del governo, forte di una lunga esperienza e di una personalità politica che precedono la collaborazione con Macron, Collomb è stato finora un ministro tutto sommato fedele sul fondo delle questioni ma capace di rivendicare la propria libertà di espressione, fino a provocare conflitti con Macron. Per esempio, non ha rinunciato a sottolineare la propria contrarietà al progetto del primo ministro Édouard Philippe di abbassare il limite di velocità da 90 a 80% nelle strade secondarie. Qualche giorno fa, commentando il crollo di Macron nei sondaggi, ha detto che «forse abbiamo mancato di umiltà», una critica diretta allo stile del capo dello Stato, che lo ha invitato poi all’Eliseo per una cena chiarificatrice. Negli ultimi tempi i rapporti si sono incrinati, anche in seguito allo scandalo Benalla e alla prestazione poco convincente di Collomb davanti alla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale. Collomb potrebbe avere deciso di fare la prima mossa, rubando il tempo a un presidente che comunque avrebbe avuto già in mente di sostituirlo nel grande rimpasto di governo che con ogni probabilità sarebbe avvenuto comunque dopo le europee.

Via subito

L’opposizione di destra chiede gran voce che Collomb lasci immediatamente, perché un portafoglio così delicato come l’Interno — che ha la competenza su questioni cruciali come migranti e lotta al terrorismo — non può essere lasciato a un ministro a tempo. «A partire da oggi Collomb sarà un ministro precario, un precario della sicurezza — dice Eric Ciotti dei Républicains —. Dopo l’addio di Hulot assistiamo un po’ a una fuga dal Titanic, la maggioranza En Marche è completamente frastornata». Florian Philippot, ex braccio destro di Marine Le Pen e presidente dei Patriotes, nota che «qualcosa non funziona nella maggioranza, comunque sarebbe più logico che Collomb se ne andasse subito».

Gli altri fastidi

Dopo il calo nei sondaggi successivo allo scandalo Benalla (qui sopra il video, qui l’intervista in cui il collaboratore di Macron raccontava che all’Eliseo «tutto dipende da un suo sorriso»), il presidente Macron vive un momento delicato. Il suo «parlare vero», la franchezza che ha sempre rivendicato, si traduce talvolta in frasi che vengono poco apprezzate dall’opinione pubblica. Come quando in visita a Copenaghen ha lodato la capacità dei danesi di rinnovarsi definendo invece i francesi «Galli refrattari al cambiamento». O quando, domenica scorsa, in occasione della giornata «porte aperte» dell’Eliseo, ha risposto così a un orticoltore che si lamentava di non trovare lavoro: «Se lei è pronto e motivato, negli alberghi, ristoranti, caffè, nell’edilizia, non c’è un posto dove non mi dicano che cercano personale. Attraverso la strada e glielo trovo io un lavoro» (video in alto). La voglia di spronare all’ottimismo di Macron e i modi spicci si traducono talvolta in una tendenza a fare la lezione ai francesi. Così anche iniziative secondarie, come l’idea di vendere merchandising con il logo dell’Eliseo per finanziare il rinnovamento dell’edificio, si prestano a critiche. Non passa il braccialetto d’oro con la scritta «Égalité» venduto a 250 euro nella boutique online, e neanche l’infortunio della scritta «porcellana di Limoges» incisa sulle tazze con l’immagine di Macron, fabbricate in realtà a Tolosa. L’Eliseo si è accorto della contraffazione appena prima di metterle in vendita e il fornitore ha inviato allora altre 300 tazze con una più vaga dicitura «porcellana francese».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Il tasso di esecrabilità è salito al 69%. Peggio di Hollande.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-14.

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Usualmente, la popolarità degli uomini politici è misurata dal tasso di gradimento che godono presso l’Elettorato che li ha espressi al potere.

In Francia però sembrerebbe essersi instaurata la tradizione che nel breve volgere di qualche mese i Presidenti in carica siano misurati con un indici di esecrabilità. Il passato presidente Mr Hollande a fine mandato era sceso al 4% dei consensi, 96% di esecrabilità, ma almeno dopo un annetto di presidenza era odiato solo dal 57% della gente.

Mr Macron ha dispiegato tutte le sue non indifferenti potenzialità ed ha adesso raggiunto il tasso di esecrabilità del 69%, con solo il 6% di persone indecise.

Ed il 23 – 24 maggio 2019 si va a votare per le elezioni europee.

In bocca a Benalla, Mr Macron!

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Juncker. Maneggiare con cura. È tossico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-11.

Blocchi di partenza 001

Un’alleanza ppe – Alde sarebbe un qualcosa di inedito. Sancirebbe la fine della Große Koalition.


Per decenni l’Unione Europea si sorreggeva su due pilastri: la Francia e la Germania.

I capi di quelle due nazioni si vedevano, si accordavano, e quindi notificavano le decisioni prese ai loro clientes. Questo poteva accadere perché il Presidente francese ed il Cancelliere tedesco erano molto forti nelle loro rispettive patrie e non esisteva dissenso alcuno.

Quando nel parlamento europeo Nigel Farage riusciva a prendere la parola era dileggiato e deriso, quasi fosse il buffone di corte. A Brexit passata al referendum, Farage domandò agli europarlamentari per quale motivo non ridessero più.

Ma i liberal ed i socialisti odiano Mr Farage di odio profondo e tenace, quasi fosse colpa sua se gli Elettori abbia fatto scelte loro non gradite. Spinge più l’odio che l’amore.

Nigel Farage tour: five arrested in protest outside Melbourne hotel

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Poi i tanto scherniti e calunniati ‘populisti‘ iniziarono la loro riscossa in tutto il continente europeo.

Conquistarono i governi dapprima dei paesi del Visegrad, poi dell’Austria ed infine dell’Italia.

In Francia lo sforzo congiunto di sinistre e massoneria riuscì a far eleggere alla Presidenza Mr Macron, ma, lo si dica pure francamente, avrebbero ben potuto fare una scelta migliore: ad oggi la popolarità di Mr Macron è calata sotto il 30% ed il suo gabinetto perde ministri da ogni parte.

Il 24 settembre 2017 AfD si conquistò la sua larga fetta di consensi elettorali, mentre gli Elettori penalizzavano con grande severità i partiti tradizionali, quelli della Große Koalition. Frau Merkel vendette l’anima a satana pur di rimanere cancelliera di qualcosa, ma quello che una volta era un trono dopo quelle elezioni diventò un traballante sgabello.

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In questo momento particolare si è nel pieno della devoluzione dell’ideologia liberal e di quella socialista: il vecchio si sta disgregando ed il nuovo non ha ancora la forza di vincere in modo definitivo.

Non stupisce quindi che Mr Macron ed Frau Merkel odino i sovranisti, i ‘lebbrosi‘.

Invece di fare autocritica assumendosi le proprie responsabilità, che sono davvero tante, con infantile candore sono a caccia di capri espiatori ai quali addossare la colpa del proprio declino.

È proprio questa ottusa visione che li porta a litigare anche tra di loro, in un clima di disfacimento etico, morale, economico e politico.

«The incumbent Commission president, Jean-Claude Juncker, is not seeking a new term after his expires in November 2019.»

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«Bavarian Manfred Weber, softly spoken and eloquent, on Wednesday announced he wants to become the lead candidate of the European People’s Party (EPP) in the 2019 European elections and the next president of the EU Commission»

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«In his campaign pitch, Mr. Weber, a moderate voice in the Christian Social Union party of hardline German Interior Minister Horst Seehofer, said he could hold the bloc together at a time when it is under threat from unfriendly powers abroad and nationalists within»

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«Mr. Macron plans to build a new political group in the European parliament after the elections and may ally his La République En Marche! movement with ALDE.»

*

«The EU is too much of an elite organization»

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Ma tutti i conto dovrebbero essere fatti davanti all’oste.

Nel proporre la candidatura di Mr Weber, Frau Merkel aveva semplicemente omesso di consultarsi con Mr Macron e con Mr Juncker, che se la sono legata al dito.

«But then it gets harder. The EU’s heads of government have the right to nominate their candidate for the Commission presidency and will likely do so at the EU summit in June 2019  — and there are doubts whether they will agree on Mr. Weber because he lacks government experience.»

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«So far, Commission presidents have all been former prime ministers or at least ministers. Mr. Weber’s career has been confined to parliamentary politics.»

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«There are rumors in Brussels that the leaders might opt for Mrs. Vestager instead. She could become the lead candidate for the liberal ALDE group, short for the Alliance of Liberal and Democrats for Europe»

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«The first major hurdle comes in November when the EPP convenes in Helsinki to choose a lead candidate for the elections. Mr. Weber may have been the first candidate to throw his hat in the ring, but there will be others, most likely including Finnish MEP Alexander Stubb, the EU’s chief Brexit negotiator Michel Barnier and European Commission Vice-President Valdis Dombrovskis. They have until October 17 to declare their candidacy.»

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«making sure the EPP stays the biggest political force in the European Parliament in next year’s election»

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Già.

L’ultima frase è forse quella centrale.

Tutti ora stanno facendo i conti come se il ppe potesse vincere le elezioni europee del maggio 2019: ma mica è detto. Così come mica è detto che il ppe non cambi le posizioni politiche attuali.

Tutti elementi che lascerebbero forti dubbi sulle concrete possibilità della candidata di Mr Juncker.

Nota.

Un’alleanza ppe – Alde sarebbe un qualcosa di inedito. Sancirebbe la fine della Große Koalition.


Handelsblatt. 2018-09-08. Manfred Weber’s rocky bid to lead EU Commission

Manfred Weber is bidding to become the first German EU Commission president in over half a century. Despite the strength of his conservative camp, he faces big obstacles.

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Bavarian Manfred Weber, softly spoken and eloquent, on Wednesday announced he wants to become the lead candidate of the European People’s Party (EPP) in the 2019 European elections and the next president of the EU Commission.

That would make him the first German to run the EU’s executive arm since 1967.

Holding the bloc together

In his campaign pitch, Mr. Weber, a moderate voice in the Christian Social Union party of hardline German Interior Minister Horst Seehofer, said he could hold the bloc together at a time when it is under threat from unfriendly powers abroad and nationalists within.

“It’s about the survival of our European way of life,” he said in a statement. “We can only be strong if we stick together, otherwise Europe doesn’t have a chance in today’s world,” he said. He also pledged to bring the EU closer to the people. “The EU is too much of an elite organization,” he said.

The 46-year-old has the backing of Chancellor Angela Merkel, who welcomed his candidacy. The conservative EPP is the biggest transnational group in the European Parliament and will likely remain so after the EU election next May.

Hurdles to jump

Still, Mr. Weber faces a number of major hurdles including European Competition Commissioner Margrethe Vestager, who is keeping her options open and could end up clinching the post instead.

The first major hurdle comes in November when the EPP convenes in Helsinki to choose a lead candidate for the elections. Mr. Weber may have been the first candidate to throw his hat in the ring, but there will be others, most likely including Finnish MEP Alexander Stubb, the EU’s chief Brexit negotiator Michel Barnier and European Commission Vice-President Valdis Dombrovskis. They have until October 17 to declare their candidacy.

Party sources said Mr. Weber has a good chance of securing the EPP’s nomination because he has a strong reputation in the parliament while the other candidates have drawbacks — Mr. Stubb is seen as an outsider in the EPP and Mr. Barnier will only be able to run if he negotiates an exit treaty with Britain in time, which is far from certain. Mr. Dombrovskis, meanwhile, a former Latvian prime minister, still needs to get the backing of his home country.

The second hurdle — making sure the EPP stays the biggest political force in the European Parliament in next year’s election — also looks manageable for Mr. Weber. Currently, Europe’s Social Democrats are mired in crisis, and the liberals and right-wing populists are unlikely to threaten the EPP’s lead even though they are predicted to make gains.

Watch out for Vestager

But then it gets harder. The EU’s heads of government have the right to nominate their candidate for the Commission presidency and will likely do so at the EU summit in June 2019  — and there are doubts whether they will agree on Mr. Weber because he lacks government experience.

So far, Commission presidents have all been former prime ministers or at least ministers. Mr. Weber’s career has been confined to parliamentary politics.

There are rumors in Brussels that the leaders might opt for Mrs. Vestager instead. She could become the lead candidate for the liberal ALDE group, short for the Alliance of Liberal and Democrats for Europe. She was economics minister of Denmark and may get crucial support from French President Emmanuel Macron. Mr. Macron plans to build a new political group in the European parliament after the elections and may ally his La République En Marche! movement with ALDE.

If the EU summit picks Mrs. Vestager as the leaders’ candidate, Mr. Weber’s fourth hurdle would become virtually insurmountable — the parliament has to elect the Commission president and Mrs. Vestager, popular in Brussels for going after some of the world’s biggest companies such as Apple and Google, would likely get many votes from MEPs of other parties. She also wins bonus points because Greens and the left have been campaigning for years to have more women in top posts.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Svezia. Nella sua modestia Mr Macron si crede solo di essere il dio creatore dell’universo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-06.

2018-07-22__Macron__001

Il nove settembre si voterà in Svezia.

Molto verosimilmente ne dovrebbe uscire un quadro politico di difficile gestione, anche ricorrendo a coalizioni più o meno forzose.

In linea generale si potrebbe preconizzare un ulteriore calo dei socialdemocratici ed una crescita di populisti, ma le urne riservano spesso sorprese non indifferenti.

«A testimonianza di come il forte vento euroscettico, populista e nazionalista che spira in tutta Europa non sembri in grado di risparmiare infatti nemmeno la Svezia»

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«SD has a “Trump-like strategy” of attracting working class voters …. They pretend to be a party for the common folk» [Bloomberg]

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Ma ciò che oggi colpisce in modo eclamptico è l’intervento del Presidente Macron, la cui innata umiltà e ritrosia è proverbiale, così come la sua pacatezza di linguaggio.

Forte del suo indice di popolarità sceso dall’iniziale 62% all’attuale 28%, cerca consensi all’estero, esternando giudizi taglienti sulle elezioni svedesi.

Se lo avesse fatto Mr Putin sarebbe stata una chiara intrusione negli affari interni di una nazione sovrana, da condannarsi senza possibilità di appello. Ma come negare la possibilità di un accorato rimprovero a chi si reputa essere stato il creatore della Svezia?

France’s Macron Wades Into the Swedish Election [Bloomberg]

«French President Emmanuel Macron weighed in on Sweden’s looming election, condemning the nationalist candidate who threatens an upset in next weekend’s vote.»

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«“This person is not compliant with your story and your values,” Macron told Sweden’s SVT Television in an interview broadcast on Sunday.»

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«The 40-year-old French leader was referring to a statement by Sweden’s nationalist figure and chief of the Sweden Democrats, Jimmie Akesson, who declined to differentiate between Macron and Russian President Vladimir Putin in an earlier radio interview.»

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«Sweden’s general election on Sept. 9 could rewrite the political rule book with the rise of the Sweden Democrats, a nationalist party with roots in the country’s white supremacy movement. Despite having been ostracized by the mainstream parties, the group’s message of halting immigration has resonated with voters after a record inflow of foreigners over the past few years.»

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«I think it’s for your voters and your people to react to that. I think it says a lot ….The Swedish politician doesn’t know the right ranking of values and interests»

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«I do respect Vladimir Putin and I am one of the leaders who says we need to construct a new security and defense architecture with Russia. We need this discussion with Russia, …. But Putin’s dream is the dismantling of the European Union.»

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Grazioso il complimento che Mr Macron usa per i politici svedesi:

«The Swedish politician doesn’t know the right ranking of values and interests»



Termometro Politico. Svezia: la situazione ad una settimana dal voto.

Socialdemocratici in calo ma ancora in testa, mentre non si ferma l’avanzata della destra nazionalista. Questo lo scenario dei sondaggi elettorali condotti dai principali istituti demoscopici di Svezia, ad una settimana dal ritorno alle urne, previsto per il 9 settembre.

Sondaggi elettorali Svezia: la situazione nel centrosinistra.

Come da 100 anni a questa parte, i Socialdemocratici (SAP) del premier uscente Stefan Löfven sembrano in grado di mantenere lo scettro di primo partito di Svezia. Ma l’erosione del consenso che sembrava esser stata quantomeno parzialmente tamponata 4 anni fa – continua inesorabile. Ad oggi il SAP è valutato attorno al 25%, circa 6 punti in meno rispetto alle elezioni precedenti e ben 15 in meno rispetto al 2002.

Più moderato è invece il calo dei Verdi – partner di minoranza dell’esecutivo Löfven – ad oggi valutati circa un punto in meno rispetto al 6.9% raccolto nel 2014. Chi invece a sinistra cresce considerevolmente è il Partito della Sinistra. Che è pronto a raddoppiare i voti di 4 anni fa e a centrare la doppia cifra. Complessivamente, il blocco rosso-verde di centrosinistra che potrebbe ricostituirsi dopo la dissoluzione del 2010, potrebbe raccogliere attorno al 40%. Un dato in calo di circa 3 punti rispetto a quello del 2014, in cui tuttavia le posizioni di Sinistra e SAP si dimostrarono incapaci di convergere in un esecutivo a 3.

Sondaggi elettorali Svezia: la situazione nel centrodestra.

La situazione non sembra andare meglio nel blocco conservatore. L’Alleanza per la Svezia, blocco di centrodestra formato da moderati, centristi, liberali e cristianodemocratici, ad oggi raccoglierebbe complessivamente circa il 37%. Ovvero, un paio di punti in meno rispetto a 4 anni fa.

Ad influire su ciò potrebbe essere in particolar modo la performance di Moderaterna, valutato in calo di ben 5 punti e accreditato mediamente del 18%. In crescita invece risulterebbero tutti i tradizionali alleati. Chi lievemente, come Democratici Cristiani (5%) e Liberali (6%), considerati in crescita di mezzo punto. Chi in maniera più consistente come il Partito di Centro, accreditato del 9%, circa 3 punti in più rispetto al 2014.

Sondaggi elettorali Svezia: l’avanzata della destra nazionalista.

Il dato più rilevante riguarda però la destra nazionalista rappresentata dai Democratici Svedesi (SD). Il partito guidato da Jimmie Åkesson è valutato attorno al 19%, pronto a scavalcare Moderaterna e a diventare il secondo partito del Paese. Quella di SD è una crescita costante ed inarrestabile. Dopo essere stato per tutti gli anni ’90 un partito con percentuali da prefisso telefonico, SD ha incrementato rapidamente il proprio consenso nella seconda decade del Terzo Millennio. Centrando l’ingresso in Parlamento per la prima volta nel 2010 (5.7% e 20 seggi) e raddoppiando il proprio consenso 4 anni dopo. A testimonianza di come il forte vento euroscettico, populista e nazionalista che spira in tutta Europa non sembri in grado di risparmiare infatti nemmeno la Svezia.

Dopo aver reciso negli anni il legame con le correnti filonaziste svedesi, il partito di Åkesson si è concentrato su temi comuni alla destra nazionalista europea degli ultimi anni, puntando a scompaginare le carte e mettere definitivamente in crisi i due principali blocchi tradizionali. Controllo dei flussi migratori e possibilità di un referendum per decidere il futuro del Paese in Europa “Swexit”): temi che, inevitabilmente, rappresenteranno i punti chiave attorno a cui ruoterà il voto del 9 settembre. Lasciando decisamente in secondo piano i buoni risultati sul versante dell’economia, a testimonianza di come ormai le priorità dell’agenda politica europea siano diventate ben altre.

Sondaggi elettorali Svezia: le spinte del sistema elettorale.

A favorire la creazione di una sorta di “argine contro il populismo” potrebbe essere anche il sistema elettorale svedese, marcatamente proporzionale (con sbarramento al 4%). Le vicissitudini dell’esecutivo Löfven – che nel 2015 affrontò una drammatica crisi legata al voto sul bilancio – hanno mostrato le crescenti difficoltà di gestione di un esecutivo di minoranza. E gli ultimi sondaggi non lasciano ai blocchi tradizionali alcuna speranza di poter mettere in piedi un governo politicamente omogeneo. Ecco perchè, ora più che mai, il voto del 9 settembre sembra sempre più un referendum sulla figura di Åkesson.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron perde un altro ministro. Gli resta solo il carissimo Benalla.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-04.

Last French cabinet meeting before summer holidays in Paris

Francia: si dimette ministra dello Sport

«La ministra francese per lo Sport, Laura Flessel, ha deciso di lasciare il governo guidato dal premier Edouard Philippe “per motivi personali”: è quanto rivelano i media francesi. Un’altra defezione dopo le dimissioni a sorpresa del ministro della Transizione ecologica, Nicolas Hulot. Crollato di dieci punti nei sondaggi, il presidente Emmanuel Macron dovrebbe annunciare il rimpasto di governo entro questa sera.

E il presidente Emmanuel Macron crolla nei sondaggi. Secondo uno studio realizzato dall’istituto Ifop, solo il 31% dei francesi si dice soddisfatto per l’azione del presidente, un crollo di popolarità di oltre dieci punti rispetto all’ultimo sondaggio dello stesso istituto. Il risultato di Macron è peggiore di quello dell’ex presidente Francois Hollande nello stesso periodo del precedente quinquennato (32%). Dopo oltre un anno di comunicazione praticamente perfetta, Macron ha iniziato ad accumulare negli ultimi mesi guai e polemiche, dal caso Benalla, fino alle recenti dimissioni del ministro della Transizione ecologica Nicolas Hulot o la telenovela sulla riforma fiscale. Oggi, per Macron, è una giornata cruciale,con l’atteso rimpasto di governo per la successione di Hulot e la decisione se gettare o meno la spugna sul controverso prelievo alla fonte.»

*

La gente è così contenta di lavorare con Mr Macron che non si perde occasione per scappare via.

Francia. Silurato ed affondato Mr. Nicolas Hulot. Riposi in pace.

Adesso è Mrs Laura Flessel a lasciare il governo francese, sbattendo la porta: ma questo particolare non può essere detto sui giornali liberal.

Sondages: La popularité d’Emmanuel Macron en chute de dix points, d’après l’Ifop

«L’été a été difficile, la rentrée est poussive, et ça se ressent, pour le président de la République. Emmanuel Macron enregistre une chute spectaculaire de dix points dans un sondage Ifop publié mardi, avec seulement 31 % des Français qui approuvent son action comme président, contre 41 % en juillet. Dans cette enquête pour Paris Match et Sud Radio, le Premier ministre Edouard Philippe perd lui aussi trois points, passant à 35 % de satisfaits, contre 38 % avant les grandes vacances.»

*

Essere riuscito a crollare nei sondaggi da sopra il 60% all’attuale 31% ha richiesto una rara maestria, ed ora Mr Macron si avvia a battere il record del suo predecessore Hollande, che al termine del mandato era sceso all’8%.

La voce di Mr Macron è sempre più tenue sia in Francia sia nell’Unione Europea.

Siamo tutti curiosi a chi adesso addosserà la colpa. Nessuno si stupirebbe se dopo aver accusato i ‘lebbrosi‘ di ogni genere di nefandezze, dal pascolo abusivo alla guida senza cinture di sicurezza, adesso incolpi la sua patrona, la massoneria francese.

Che lo abbia abbandonato?


Yahoo!. 2018-09-04. Laura Flessel, ministre des Sports, quitte à son tour le gouvernement

Nicolas Hulot ne sera pas la seule tête d’affiche à ne pas figurer dans le nouveau gouvernement d’Edouard Philippe. Dans un communiqué diffusé à quelques heures du remaniement, la populaire ministre des Sports Laura Flessel annonce qu’elle ne souhaite pas poursuivre sa mission “pour des raisons personnelles”.

“Après 16 mois passionnants à la tête du ministère des Sports, j’ai pris la décision de quitter le gouvernement pour des raisons personnelles”, écrit l’ancienne championne olympique qui souhaite “retrouver des engagements passés, justement tournés vers l’humain, la solidarité et la coopération internationale”.


Deutsche Welle. 2018-09-04. France: Minister quits in fresh blow to Emmanuel Macron

France’s Sports Minister Laura Flessel has announced she is stepping down. Her resignation comes just a week after Emmanuel Macron’s environment minister quit his post during a fiery live radio interview.

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French President Emmanuel Macron lost his second Cabinet member in a week on Tuesday, after Sports Minister Laura Flessel announced she was stepping down for personal reasons.

Flessel, a former Olympic champion in fencing, followed former Environment Minister Nicolas Hulot in quitting the French government. According to opinion polls, the two ranked among Macron’s most popular ministers, all while the president’s own popularity continues to hit new lows.

However, Flessel’s resignation didn’t appear to be in quite as much bad blood as that of Hulot, as she said she would remain “a loyal team member with the president and prime minister.” 

Hulot, by contrast, announced during a live radio interview last week that he was resigning out of despair over the government’s hollow environmental commitments. The remarks reportedly enraged the French president, who famously pledged to “make our planet great again” after US President Donald Trump quit the Paris climate deal.

Macron’s cabinet rejig

Flessel announced her resignation just hours before Macron was slated to unveil his Cabinet reshuffle.

Later on Tuesday Macron’s office announced that Flessel would be replaced by Roxana Maracineanu, a silver medalist in backstroke at the 2000 Summer Olympics in Sydney and a world champion in 1998.

The environment post, meanwhile, was handed to parliament speaker Francois de Rugy, a former Green party lawmaker who jumped ship to Macron’s Republic on the Move party last year. Known for his pragmatic approach to politics, de Rugy earned Macron’s trust by backing the president’s decision to delay the phasing out of nuclear energy in France.

The French president hopes that a rejig will give his reform drive such much needed new energy. He returned from his summer holiday this week reeling from a bodyguard scandal and slower recorded growth than had been initially projected.

An opinion poll published on Tuesday found that just 31 percent of respondents were happy with Macron’s performance during the first 16 months of his presidency, while support had eroded across all age groups on both the left and the right.

It means Macron’s approval rating is lower than that of his predecessor Francois Hollande at the same stage of his presidency. The Socialist leader went on to grow so unpopular that he became the first president of the Fifth Republic not seek re-election.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Francia. I poteri forti stanno scaricando l’apparato. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-29.

2018-08-25__Macron__001

Il mondo occidentale sta cambiando con grande velocità. Parametri mentali che prima erano in grado di spiegare i fatti e preconizzare in termini ragionevoli il futuro si stanno dimostrando essere inconcludenti: il quadro culturale, sociale, economico e politico è mutato.

Ma non stiamo assistendo soltanto a quel fenomeno che il grande Spengler aveva definito “Il Tramonto dell’Occidente“. Il problema apparirebbe essere ben più complesso.

Tramonto non dell’Occidente ma della dottrina illuminista.

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Non sta languendo il concetto di ‘democrazia’: sta sfaldandosi il modo con cui l’illuminismo ed i suoi epigoni liberal concepivano la gestione della democrazia. Sono due fenomeni del tutto differenti: opposti.

L’articolista di Bloomberg non affronta direttamente la questione, sarebbe chieder troppo in questo particolare momento, ma molti passi che scrive supportano potentemente questo modo di intendere le cose. Sarebbe sufficiente leggere con attenzione.

«Politics was seen as a choice for life in France — no longer»

*

«At the beginning of last year, Arnaud Montebourg was running for the presidency of France. Now he sells honey»

*

«That’s a new development for a country that has traditionally cosseted its political class»

*

«For decades, politicians in France didn’t take voters’ rejection for an answer, they simply waited it out inside the system, typically employed by their party, entering local politics or joining the ranks of senior civil servants»

*

«It took Socialist Francois Mitterrand 16 years and three campaigns before he was elected president in 1981»

*

«That mold was broken last year when Macron, little known and claiming not to be a professional politician, swept all before him to take the presidency at his first attempt»

*

«Macron answered a desire in France for “degagisme,” or kicking out the old and renewal of a political class that proved unable to address deep-seated woes such as mass unemployment and a sense of insecurity»

*

«The model of being a career politician, which was a very French thing, has been fraying for some years now, …. The elections in 2017 were simply a catalyst, as parties and politicians were confronted with the demand for new ideas and solutions as well as new representatives»

* * * * * * * *

L’articolista usa un termine molto tecnico, degagismo.

Questo vocabolo è un neologismo politico basato sul verbo “liberare”. Fu introdotto in uso dal 2011 durante la primavera araba. È usato in politica per chiedere lo sfratto, con la forza o meno, della persona o delle persone che detengono il potere, senza la volontà di riprenderlo, portando così ad un vuoto di potere. In alcuni casi, mira a generare una riflessione sulla nozione di potere durante il periodo di vuoto politico, senza richiedere che una nuova persona o formazione prenda a sua volta il potere.

Nel gennaio 2017, questo neologismo è stato utilizzato da Jean-Luc Mélenchon e da alti dirigenti del Front de Gauche per salutare il risultato delle primarie della sinistra e la sconfitta di Manuel Valls. Per Damon Mayaffre, “il macronismo elettorale è una versione educata e repubblicana del degagismo dilagante che segna la Francia se non il mondo contemporaneo“.

Questa è una mezza verità: se correttamente intesa è vera, altrimenti risulterebbe essere falsa e fuorviante.

Se risponde al vero che in tutto l’Occidente vivono intensi sentimenti di astio verso la vecchia classe dominante e le idee liberal e socialista che propugnava, se è vero che il desiderio di rimuoverle dai posti di potere è ben presente e palpabile, sarebbe altrettanto vero il prendere atto come i movimenti ‘populisti‘, ‘sovranisti‘ o come li si voglia chiamare, sono tutto tranne che privi di idee. Questi movimenti si rifanno quasi invariabilmente al retaggio religioso, culturale, sociale ed umano tipico della popolazione europea.

Non si accontentano per nulla di pensionare l’attuale élite dirigenziale: vogliono governare, e lo vogliono fare, perché hanno saputo raccogliere i voti degli Elettori. Si pensi solo a come si stiano diportano i Governi dei paesi del Visegrad ed ora anche quello italiano.

Ma non è solo rivolta contro l’élite politica.

«entering local politics or joining the ranks of senior civil servants».

Se abbattere i politici regnanti è abbastanza facile con le elezioni, il rinnovo della classe burocratica sarà ben più complesso. E la storia insegna che alla fine si arriva alla rivoluzione francese. Solo la morte fisica risolve certi problemi.


Bloomberg. 2018-08-23. As Macron Extends His Dominance, French Politicians Abandon Ship

– Politics was seen as a choice for life in France — no longer

– Bees to business and Barcelona are among the alternative picks

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At the beginning of last year, Arnaud Montebourg was running for the presidency of France. Now he sells honey.

The former industry minister under President Francois Hollande isn’t alone in seeking a future outside politics. With France’s two main establishment parties still in turmoil after their crushing defeat by Emmanuel Macron last year, many of the losing candidates are looking for fresh challenges.

That’s a new development for a country that has traditionally cosseted its political class.

For Montebourg, who was sacked by Hollande in 2014 for criticizing the government’s deficit reduction, then 18 months later sought and failed to win the Socialist nomination to contest the presidential election, beekeeping is just an alternative form of public service.

“It’s another way to serve society,” Montebourg, 55, said in an interview with Ouest France. “Certainly more modest, but much more concrete.”

His business — called “Bleu, Blanc, Ruche,” or “Blue, White, Beehive” — pays above-market prices to French-based honey producers in return for a commitment to help repopulate France’s declining bee population.

Mitterrand, Chirac

For decades, politicians in France didn’t take voters’ rejection for an answer, they simply waited it out inside the system, typically employed by their party, entering local politics or joining the ranks of senior civil servants. It took Socialist Francois Mitterrand 16 years and three campaigns before he was elected president in 1981. Ditto conservative Jacques Chirac.

That mold was broken last year when Macron, little known and claiming not to be a professional politician, swept all before him to take the presidency at his first attempt. His newly created party engulfed the National Assembly, its ranks filled with the likes of entrepreneurs and doctors drawn from civil society.

Macron answered a desire in France for “degagisme,” or kicking out the old and renewal of a political class that proved unable to address deep-seated woes such as mass unemployment and a sense of insecurity, according to Jean Garrigues, a political historian at Orleans University.

“The model of being a career politician, which was a very French thing, has been fraying for some years now,” Garrigues said in a phone interview. “The elections in 2017 were simply a catalyst, as parties and politicians were confronted with the demand for new ideas and solutions as well as new representatives.”

Not Tempted

The impact is still rippling through French politics.

Nathalie Kosciusko-Morizet, 45, twice appointed a minister under President Nicolas Sarkozy and who finished fourth in last year’s center-right primary behind Francois Fillon, officially resigns as an elected member of the opposition at Paris city hall council this week. She’s joining technology company Capgemini SE in New York to work on cybersecurity.

“I passionately love politics,” she told Le Parisien daily in July. “But frankly, what I see these days in political circles doesn’t tempt me.”

What Garrigues called the “moralizing of French politics” has taken its toll on parties’ ability to support leading members during their time in the wilderness, a practice employed since the end of the 19th century. Neither will voters tolerate financial impropriety these days.

Francois Fillon, 64, who served as Sarkozy’s prime minister, was the losing candidate of the center-right Republicans after a campaign marred by a financing scandal. He is now senior partner at money managers Tikehau Capital.

Valls, Hollande

Even those who stayed on in politics have struck out in new directions.

Marine Le Pen, who lost the run-off to Macron, has changed the name of her National Front party to National Rally in an attempt to get rid of the last vestiges of her father who founded it. Benoit Hamon, the Socialist candidate who finished a humiliating fifth, is trying to create his own movement, Generation.s.

Manuel Valls, a former prime minister, is eyeing his next step in politics, but not in France: He’s considering running as mayor of Barcelona, the Spanish city where he was born before his family moved to France.

As for Hollande, who didn’t even run for re-election in the face of humiliating polls, he’s busy promoting a book about his time at the Elysee Palace. It’s been a surprise hit, and his roadshow has been attracting long queues around France over the summer.

Some are already asking him to consider a comeback at the next presidential election, in 2022.

“Today, I’m a candidate for nothing and I don’t position myself with regards to such a prospect,” he said in an interview with France Info radio on Monday. So that’s a maybe.