Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Davos. Riunione di nobili decaduti senza terra e denari. Le defezioni aumentano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-20.

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Il Meeting di Davos ricorda da vicino la riunione dei nobili decaduti, sotto la terza arcata del ponte sull’Elba a Dresden. Le prime due arcate erano state occupate da migranti in via di integrazione.

Si vedevano, si salutavano con la deferenza dovuta al titolo, si chiedevano vicendevolmente, con tutto garbo e stile da noblesse oblige: “Ma Lei signor Visconte, ha portato qualcosa da mangiare?”.

La riunione si sciolse poco prima del tramonto, non senza essersi divise le zone dove poter rovistare nei cassonetti alla ricerca di un qualcosa di commestibile.

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Eppure fino al 2015 i titoli di Davos erano roboanti.

There’s A Plan Floating Around Davos To Spend $90 Trillion Redesigning All The Cities So They Don’t Need Cars

«That is one of the more ambitious (and possibly outlandish) ideas knocking around the World Economic Forum at Davos, Switzerland, this morning. The Davos meeting is the annual conclave of the world’s ruling class: presidents and prime ministers, CEOs, and religious figures (and the thousands of journalists who follow them, hoping for a soundbite or two).

The $90 trillion cities proposal came from former vice president Al Gore and former president of Mexico Felipe Calderon, and their colleagues on the The Global Commission on the Economy and Climate. That group hopes to persuade the world’s leaders to do something about humanity’s suicidal effort to heat the Earth’s climate. ….»

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The 2018 Report of the Global Commission on the Economy and Climate

«We are significantly under-estimating the benefits of cleaner, climate-smart growth. Bold climate action could deliver at least US$26 trillion in economic benefits through to 2030, compared with business-as-usual. There are real benefits to be seen in terms of new jobs, economic savings, competitiveness and market opportunities, and improved well-being for people worldwide.»

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Si parlava con nonchalance non di milioni, e nemmeno di miliardi, bensì di trilioni di dollari americani. Un trilione equivale a mille miliardi.

Partnerships for better growth and a better climate.

«The Global Commission on the Economy and Climate, and its flagship project The New Climate Economy, were set up to help governments, businesses and society make better-informed decisions on how to achieve economic prosperity and development while also addressing climate change.

The New Climate Economy was commissioned in 2013 by the governments of seven countries: Colombia, Ethiopia, Indonesia, Norway, South Korea, Sweden and the United Kingdom. The Commission has operated as an independent body and has been given full freedom to reach its own conclusions. Lead by its global commission, it has disseminated its messages by engaging with heads of governments, finance ministers, business leaders and other key economic decision-makers in over 30 countries around the world.»

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Mr Al Gore avrebbe voluto spendere 90 trilioni, poi scesi 26 trilioni. Tutti denari che avrebbero dovuto essere prelevati dalla tasche dei Cittadini Contribuenti, per transitare in quelle dei liberal, democratici negli Stati Uniti e socialisti in Europa.

Ben si comprendo gli urli di dolore che si stanno levando di questi tempi!

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Eccovi il report odierna di Sky tg24.

«Una globalizzazione 4.0 che funzioni e sia inclusiva e sostenibile. Una governance internazionale efficace. Il rilancio dell’agenda climatica. Sono questi i temi principali del Wef 2019. A spiegarli è lo stesso Klaus Schwab: “Nella società attuale, una ulteriore integrazione mondiale è inevitabile e i modelli esistenti di governance globale hanno difficoltà a promuovere azioni concrete fra le potenze mondiali”. “Questa quarta ondata della globalizzazione deve essere centrata sull’uomo”, aggiunge Schwab che ha anche invitato i leader presenti al summit a trovare “l’immaginazione e l’impegno necessari”, per affrontare “un periodo di profonda instabilità globale portata dall’impatto della quarta rivoluzione industriale, dal riallineamento delle dinamiche geo-economiche e delle forze geopolitiche”. ….»

Tra i grandi della Terra assenti Trump, Macron, Xi

«Quest’anno alla conferenza manca Donald Trump, ospite d’onore arrivato nel 2018 da rockstar. Il tycoon aveva già anticipato la sua assenza a causa della questione Shutdown negli Stati Uniti. Per lo stesso motivo è stata cancellata la partecipazione dell’intera delegazione della Casa Bianca: era previsto l’arrivo del segretario di stato Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Da sottolineare anche le assenze di Ivanka Trump, figlia del tycoon, e del genero Jared Kushner. Mancherà anche Xi Jinping, primo presidente cinese presente al Wef che nel 2017 lanciò una controffensiva a suo modo globalista. Impegnato sul fronte gilet gialli, anche il presidente francese Emmanuel Macron sarà assente a Davos.»

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Le idee di Mr Trump sul ‘clima’ dovrebbero essere note: del tutto normale che non perda tempo andando a Davos.

Il forfeit di Mr Xi è urente.

Dapprima annuncia che la Cina aumenterà del 25% la quota di energia elettrica generata bruciando carbone:

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Quindi annuncia che la Cina cesserà le sovvenzioni alle energie alternative: sono un fallimento economico.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Infine, manda a Davos il suo vice, che vi sarà nell’intermezzo della visita in Svizzera:

Cina. Davos. Sarà presente Mr Wang Qishan, vice presidente cinese.

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Una sconsolata Cnn  annuncia che anche Ms May se ne guarda bene di andare a Davos.

Theresa May is skipping Davos, citing Brexit

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Ma mica che sia finita qui. Persino l’inclito Mr Macron non attenderà i lavori di Davos: lui che si era proclamato l’erede universale del ‘clima’, che avrebbe portato avanti la sua battaglia per la vittoria finale del ‘clima’.

Ma, Vi ricordate che cosa aveva detto?

Macron. Ricordiamo cosa disse un anno fa a Davos.

Bene. Sono bastate qualche decina di migliaia di lebbrosi, Gilets Jauns, che gli hanno messo a soqquadro la Francia a causa delle imposte sul carburante e che adesso reclamano la sua testa.

Da autoproclamato imperatore del mondo si è trasformato nel recluso nell’Eliseo, che non osa nemmeno di andare a far visita in carcere al beneamato Benalla che pur tanto si è prodigato per lui.

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Resta l’immarcescibile Frau Merkel, l’anatra zoppa di Europa, che si abbracccia a mr Macron, barcollante sotto il peso del distacco da Mr Benalla.

Il 24 gennaio 2018 aveva detto:

Merkel Davos: Trump impari dalla storia.

«Abbiamo bisogno di un’Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà.

“Abbiamo bisogno di un’ Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà” ….

La Francia sarà “un modello nella lotta contro il cambiamento climatico”. Emmanuel Macron ha imbracciato la bandiera ambientalista di fronte alla platea del Forum di Davos. “Stiamo perdendo la battaglia. Nel 2020, se non saremo in grado di presentare dei risultati, cosa diremo alla gente?

Fortunatamente non avete invitato nessuno scettico rispetto al riscaldamento globale quest’anno

La Francia e tornata al centro dell’Europa”, dice poi Macron, “non vi sarà un successo francese senza un successo europeo»

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Su queste basi, oramai Davos è diventata quasi innocua.

Homo sine pecunia est imago mortis.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea, Vignette Umoristiche

Macron. Ecco le vignette su di lui censurate dalla solerte polizia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-20.

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De Gaulle incitava  i vignettisti a scatenarsi e gradiva molto che i comici gli rifacessero il verso.

Mr Macron al contrario se la prende di punta: ha lo spirito di un lupo solitario.

La sua polizia politica, coorte pretoria del potere, fa simpaticamente presente agli editori di tralasciare codeste pubblicazioni, che addolorano Mr Macron e Mr Benalla.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Gilets Juanes. Atto X. In piazza erano 84,000, dice la polizia. Oltre che 10,000!

Giuseppe Sandro Mela

2019-01-19.

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Non erano i 10,000 preventivati dalla polizia, e nemmeno i 20,000 presunti dalla gendarmeria.

«Selon les chiffres du ministère de l’Intérieur, 84 000 personnes ont manifesté ce 19 janvier en France pour le dixième acte de la mobilisation des Gilets jaunes»

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Si noti che questo è il decimo sabato consecutivo in cui i Patrioti scendono in piazza a dimostrare conto il presidente Macron ed il suo governo.

Mica che gli voglino male: sarebbe sufficiente che se ne andasse via.

E si tenga anche presente che la polizia continua a detenere oltre 3,000 patrioti senza che la magistratura li abbia nemmeno interrogati.

Mr Macron sembrerebbe essersi sublimato nel nulla.

Ha convocato gli stati generali, proprio come fece Re Luigi XVI, ed i terzo stato alla fine lo mise alla ghigliottina. La mama spezza anche le dure cervici.


Acte 10 des Gilets jaunes : une mobilisation sur fond de Grand débat national

«Selon les chiffres du ministère de l’Intérieur, 84 000 personnes ont manifesté ce 19 janvier en France pour le dixième acte de la mobilisation des Gilets jaunes. 

Malgré le dispositif de sécurité, des Gilets jaunes sont parvenus à investir l’avenue des Champs-Elysées. 

Selon un premier décompte «très partiel» du Nombre jaune – un collectif qui s’est assigné comme mission d’opérer un décompte du nombre de participants grâce à des référents présents sur le terrain – 86 110 personnes battaient le pavé à 18 heures à travers l’Hexagone. »


EN DIRECT – “Gilets jaunes” : 84.000 manifestants en France, comme samedi dernier

«Samedi, 84.000 manifestants ont été recensés dans toute la France pour “l’acte 10” des “gilets jaunes”, selon le ministère de l’Intérieur. Un chiffre identique à celui de la semaine dernière. 

L’ESSENTIEL EN DIRECT

Une mobilisation record à Toulouse, dans le calme à Paris, émaillée de heurts à Bordeaux: des milliers de “gilets jaunes” ont manifesté samedi pour leur dixième journée d’action, quelques jours après le lancement par Emmanuel Macron d’un “débat national” censé canaliser deux mois de colère sociale.

Samedi soir, le ministère de l’Intérieur a recensé 84.000 manifestants dans toute la France, comme samedi dernier. À 14h, ils étaient 27.000 manifestants sur tout le territoire, contre 32.000 samedi dernier, selon la place Beauvau. La mobilisation était en léger recul à Paris, avec 7.000 manifestants, contre 8.000 samedi dernier, selon la même source. Le décompte des autorités est contesté par les manifestants depuis le début de ce mouvement social inédit lancé le 17 novembre.

Ce chiffrage est chaque semaine contesté par les manifestants et certains ont mis en place leur propre système de comptage baptisé “le nombre jaune”, au résultat beaucoup plus élevé. La mobilisation a été record à Toulouse, avec 10.000 manifestants selon la préfecture, loin devant la capitale (7.000) et Bordeaux (4.000), selon les autorités.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron Gilets Jaunes Atto 10. I video della insurrezione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-19.

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Come ai tempi del bieco Seiano e del feroce Tigellino, Mr Macron ha fatto oscurare i video più rappresentativi. Ma intanto il tasso di esecrabilità di Mr Macron è riuscito ad arrampicarsi al 76%, e tra qualche mese si andrà bene a votare.

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Acte 10 des Gilets jaunes : une mobilisation sur fond de Grand débat national (EN CONTINU)

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A Paris, des Gilets jaunes manifestent pour la dixième semaine d’affilée [Youtube]

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Facebook

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EN DIRECT – Gilets jaunes : 27.000 manifestants dans toute la France à 14h selon l’Intérieur

«GILETS JAUNES – Plusieurs milliers de Gilets jaunes manifestent à Paris et dans plusieurs grandes villes ce samedi, dixième jour d’action depuis le début du mouvement et premier samedi de manifestation depuis le lancement du Grand débat national par Emmanuel Macron. Suivez les dernières infos»

Questo sito riporta in diretta da tutte le grandi città francesi e dalla profonda provincia. 27,000 dimostranti sembrerebbe essere una cifra del tutto inventata, anche solo a guardare i video che sono riusciti a filtrare la censura.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Quel figlio di Messalina dice che i poveri stanno mangiandosi lo stato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-17.

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«Je me demande parfois s’il n’est pas schizophrène»

Nicolas Dupont-Aignan se “demande parfois si Emmanuel Macron n’est pas schizophrène”

«Le président de Debout la France a résumé les six heures d’échanges entre Emmanuel Macron et les maires comme étant un “grand show”.

Invité sur RTL ce mercredi 16 janvier, Nicolas Dupont-Aignan a répété à plusieurs reprises “ne pas comprendre le président de la République”. “Je me demande parfois s’il n’est pas schizophrène”, a-t-il ajouté. Selon l’ancien candidat à l’élection présidentielle, le chef de l’État “a écrit l’inverse de ce qu’il a dit hier (…) Il dit : ‘Ne comptez pas sur moi pour changer ce que j’ai fait depuis 18 mois. Donc on va débattre de tout sauf de l’essentiel'”.»

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«le chef de l’État “a écrit l’inverse de ce qu’il a dit hier»

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«Il dit: ‘Ne comptez pas sur moi pour changer ce que j’ai fait depuis 18 mois. Donc on va débattre de tout sauf de l’essentiel’»

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«Grand-Bourgtheroulde, France (Reuters) – France’s Emmanuel Macron began a national debate on Tuesday meant to calm protests against high living costs, but he may have started on the wrong foot by suggesting some poor people were “screwing” with the system»

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«Under pressure to appear more humble after previous sharp remarks, Macron nonetheless infuriated critics with comments they said were disparaging to the poor»

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«This remark will shock the French, it is unacceptable. The president should not speak this way»

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«The way he always bowls the same ball and suggests the poor are milking the system is unbearable»

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«On Friday, he said too many French people thought “one can get something without any effort”.»

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Gli identitari sovranisti dovrebbero andare a piedi scalzi al Santuario di Santiago di Campostela per ringraziare il Signore di aver dato loro come avversario il buon Mr Macron.

Ci si guardi bene dal dirgli che agli stati generali si va per sentire, non per parlare.

Tanto, a maggio si terranno finalmente le elezioni europee.


Reuters. 2019-01-16. Launching national debate, Macron makes another faux pas about the poor

Grand-Bourgtheroulde, France (Reuters) – France’s Emmanuel Macron began a national debate on Tuesday meant to calm protests against high living costs, but he may have started on the wrong foot by suggesting some poor people were “screwing” with the system.

The president paid a surprise visit to a village in Normandy on his way to what was the first of thousands of debates that officials across the country will hold in an effort to quell “yellow vest” protests that have wrought havoc nationwide.

Under pressure to appear more humble after previous sharp remarks, Macron nonetheless infuriated critics with comments they said were disparaging to the poor.

“For people who are struggling, we will make them more aware of their responsibilities, because some of them are behaving properly, while others are screwing about,” Macron told local councillors in the village of Gasny.

Macron struck a more appeasing tone in the town hall meeting, saying the yellow-vest movement was an opportunity for the country and conceding he should adopt a more inclusive governing style. But political rivals said the damage was done.

“This remark will shock the French, it is unacceptable. The president should not speak this way,” Daniel Fasquelle, a lawmaker for the conservative Republicans party told Reuters.

Olivier Faure, the head of the Socialist party, said: “The way he always bowls the same ball and suggests the poor are milking the system is unbearable.”

It is the second time in two weeks Macron has been accused of adding fuel to the fire. On Friday, he said too many French people thought “one can get something without any effort”.

The debate with 600 mayors in the town of Grand-Bourgtheroulde was the first of a two-month “great debate” – a series of town hall meetings for local people to air their views.

Asked by one mayor whether he regretted some of his remarks, citing his comment about how unemployed people can often just “cross the road” to get a job, Macron replied: “That’s how I am, I’m not going to change.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Macron. Reputazione internazionale distrutta dai Gilets Jaunes.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-15.

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«Du sublime au ridicule, il n’y a qu’un pas

«N’interrompez jamais un ennemi qui est en train de faire une erreur

Napoleone Bonaparte


«His image will never be the same again»

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«If Macron does not act… there is a risk that it will end in a massive nationalist victory in the coming European elections»

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«Hailed as a hero in the fight against populism after defeating the far right in elections last year, French President Emmanuel Macron has seen his international reputation take a battering over his failure to quell the “yellow vests” protests»

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«Seen from Berlin or Brussels, the centrist Macron represented a “bulwark against populism” and a determined advocate of deeper European integration at a time of rising divisions within the bloc»

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«But shocking scenes of rioting and destruction last week in Paris, which forced him into a U-turn on fuel tax hikes, have raised questions abroad over his ability to reform France — let alone the European Union»

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I sovranisti, gli identitari per usare il termine coniato da Mr Orban, hanno molte ragioni per essere soddisfatti di Mr Macron.

Se è vero che ha saputo vincere le elezioni presidenziali, sarebbe anche vero constatare come ad oggi il suo partito non superi il 20% nelle propensioni al voto, mentre il suo tasso di esecrabilità sfiora adesso il 76%.

Se è vero che le elezioni presidenziali si terranno tra diversi anni, sarebbe sa ricordarsi come quelle regionali si terranno l’anno prossimo, e che queste elezioni sono di importanza dati i poteri delle regioni, ivi compreso quello di nominare il senato.

Ma a questa débâcle interna, Mr Macron è riuscito con mirabile maestria a scardinare altre due realtà da sempre avverse ai movimenti sovranisti.

In primo luogo, con la sua discesa in campo è riuscito a parcellizzare i socialisti e mettere in crisi i Les Républicains, migliorando nel contempo la posizione politica di Rassemblement national, che supera abbondantemente ad oggi il 20%. I francesi si presenteranno quindi alle elezioni europee spezzettati su diversi fronti caratterizzati da un vicendevole odio mortale: verrà a meno in altri termini quel blocco francese che faceva il bello ed il cattivo tempo nell’europarlamento.

In secondo luogo, l’intrinseca debolezza interna di Mr Macron si associa a quella di Frau Merkel. Cade così l’asse francogermanico che per diverse decine di anni ha governato con scettro di ferro l’Unione Europea.

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Come si vede, i sovranisti europei hanno grossi debiti di gratitudine vero Mr Macron, colui che si definiva il ‘nemico giurato‘ di Mr Salvini.


The Local. 2018-12-18. Macron’s international reputation battered by ‘yellow vest’ rebellion

Hailed as a hero in the fight against populism after defeating the far right in elections last year, French President Emmanuel Macron has seen his international reputation take a battering over his failure to quell the “yellow vests” protests.

“In 2017, his election was greeted as a sign of hope by his European neighbours after the Brexit referendum and Donald Trump’s election in 2016,” Nicolas Baygert, professor of political communications at the Universite Libre de Bruxelles, told AFP.

Seen from Berlin or Brussels, the centrist Macron represented a “bulwark against populism” and a determined advocate of deeper European integration at a time of rising divisions within the bloc, Baygert said. 

But shocking scenes of rioting and destruction last week in Paris, which forced him into a U-turn on fuel tax hikes, have raised questions abroad over his ability to reform France — let alone the European Union.

Fears for European elections 

Two images from the Champs-Elysees that reverberated around the world encapsulate the stunning fall in Macron’s stock. 

On November 11, around 70 world leaders including US President Donald Trump gathered under the Arc de Triomphe war memorial at the top of the avenue for a ceremony commemorating the end of World War I.

Leading the ceremony, Macron was widely commended for his statesmanship, including his refusal to be drawn into a war of words with Trump, who later 

attacked his host on Twitter for castigating nationalists.

But three weeks later, the world watched in shock as rioters swarmed the Arc de Triomphe, spraying it with anti-Macron slogans and smashing sculptures inside during a protest over inequality.

“The contrast between the two images is striking,” Baygert noted.

The scenes of mayhem in France have rattled Macron’s EU partners in particular.

“Macron is well liked by his European neighbours for his unbending approach in a country that has long been seen as incapable of reforming itself,” Vincent Laborderie, a professor of political sciences at the Catholique de Louvain, also in Belgium, told AFP. 

The French government has insisted that its reformist zeal remains undented and that it stays committed to cutting the budget deficit.

But with demonstrators continuing to block schools and shopping centres, and radicals gearing up for a third round of violent protests in Paris on Saturday, mainstream European parties are worried that a new populist wave is being unleashed, a few months before European elections.

“If Macron does not act… there is a risk that it will end in a massive nationalist victory in the coming European elections,” Spanish daily El Pais wrote in an editorial on Tuesday. “France cannot afford that. Nor can Europe.”

With German Chancellor Angela Merkel in the autumn of her rule — bowing out after electoral setbacks for her party in which the far right made strong gains — Macron had been expected to lead moderates into May’s European Parliament elections.

“If the situation continues to deteriorate in France… Macron will no longer be able to occupy this role,” Laborderie said.

Salvini, Trump cheer

In an analysis for The Washington Post, the writer Ishaan Tharoor said the riots had undermined Macron’s reputation as one of the few politicians on the world stage who could stand up to the tide of populism.

“Macron likes to present himself to the world as the suave centrist who can hold the line against the anger of the fringes. But at home, he’s a politician under siege, at risk of being overwhelmed by a growing rebellion,” Tharoor wrote.

Trump was among those who appeared to derive satisfaction from Macron’s woes.

On Tuesday, he seized on Macron’s climbdown on anti-pollution fuel taxes as a vindication of his decision to pull out of the 2015 Paris Agreement on climate change, which he said imposed too heavy a financial burden.

“I am glad that my friend @EmmanuelMacron and the protestors in Paris have agreed with the conclusion I reached two years ago,” he tweeted.

Macron’s chief European adversary, the far-right Italian Interior Minister Matteo Salvini, also appeared cheered by his troubles.

“Macron is no longer a problem for me or for Europe,” Salvini said on Monday.

The shine had already begun to come off Macron’s presidency in recent months, with Western media that had sung his praises starting to voice concern over stagnant growth in France, the limited effects of his first wave of reforms on job creation in the eurozone’s second-biggest economy, and his failure to gain traction with Donald Trump on trade, climate change and Iran.

Commenting on the shift, the Spanish newspaper La Vanguardia wrote: “It’s a tough blow for Macron. His image will never be the same again.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Macron. Iniziata la controffensiva contro i Gilets Jaunes.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-01-14.

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Come da sperimentato copione.

Mr Macron inizia a reagire alla presenza dei Patrioti dei Gilets Jaunes con i suoi mezzi abituali.

Non potendo, né sapendo, imbastire una risposta politica degna di quel nome, si passa alla demonizzazione dei dimostranti dei Gilets Jaunes.

«As thousands of ‘Yellow Vests’ took to the streets for a 9th Saturday of demonstrations in France, some 50 MPs have been the target of attacks, including death threats and gunshots, which have raised concerns about the state of democracy in France»

*

«Threatening letters, homophobic, anti-Semitic, racist and misogynist messages, and gunshots fired near their homes»

*

«These acts are actually more violent towards our female colleagues than their male counterparts»

*

«Everybody knows that the ‘Yellow Vest’ movement is also manipulated by RN and by LFI, some of their leaders were there at the beginning»

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I liberal hanno davvero ben poca fantasia, anche nello stile con cui scrivono gli articoli.

«Everybody knows that the ‘Yellow Vest’ movement

is also manipulated by RN and by LFI »

No, amici miei: questa è una menzogna. I Gilets Jaunes non sono burattini manipolati: li manipola la miseria indotta da scriteriate manovre economiche presidenziali, come per esempio il vertiginoso incremento delle tasse sui carburanti.

Sono stati i problemi sociali ed economici della gente comune a spingere i Patrioti a mettersi i Gilets Jaunes ed a scendere in piazza reclamando le dimissioni di Mr Macron e del suo governo.

Adesso Mr Macron li fa accusare di quelli che sono i peggiori dei peggiori reati alla mente dei liberal.

«death threats»

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«homophobic»

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«anti-Semitic»

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«racist»

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«misogynist messages»

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No, Amici miei: i Gilets Jaunes reclamano soltanto di essere ascoltati e vogliono due cose ben chiare:

– riduzione delle tasse

– dimissioni di Mr Macron a del suo governo.

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Se diavoli devono proprio esserci, non son certo i Gilets Jaunes, ma Mr Macron, i suoi sodali ed i pennivendoli dei media.


France 24. 2016-01-13. French MPs face unprecedented death threats from ‘Yellow Vest’ protesters

As thousands of ‘Yellow Vests’ took to the streets for a 9th Saturday of demonstrations in France, some 50 MPs have been the target of attacks, including death threats and gunshots, which have raised concerns about the state of democracy in France.

Threatening letters, homophobic, anti-Semitic, racist and misogynist messages, and gunshots fired near their homes. For the last two months, around 50 members of French President Emmanuel Macron’s La République en Marche (LREM) party have faced unprecedented threats from the “Yellow Vest” movement.

LREM’s spokesperson Aurore Bergé and her colleague Marie Lebec have been threatened multiple times since early December with “death by decapitation or hanging”.

“This violence is growing, so are death threats, but there are also concrete violent acts,” Paris deputy Laetitia Avia told Sud Radio on January 8.

MPs say that even though they are used to being occasionally insulted, this time a line has been crossed. “This is beyond limits,” MP Bruno Questel told FRANCE 24. In mid-December, around 40 “Yellow Vest” protesters fired six shotgun rounds in front of his home and he received many threatening letters, telling him his “death is near”.

Torture and sexual assault threats

On January 4, MP Jean-François Mbaye received a typed letter with racist insults. “You will get a bullet in the head” or “You are going to die,” said the letter, which also named other MPs of African origin such as Laetitia Avia and Hervé Berville.

Given the unprecedented number of violent acts and messages, most LREM MPs decided to strike back through court, filing regular complaints. On Wednesday, LREM’s Gilles Le Gendre wrote an editorial in French daily Le Monde called “Enough is enough!”, and calling for “respect towards the Republic and its representatives”.

“We were not able to file a class action, but we have all filed complaints. We help each other and even political opponents support us,” Questel told FRANCE 24. “These acts are actually more violent towards our female colleagues than their male counterparts,” he added. Like other women MPs, Bergé has received multiple torture and sexual assault threats.

Targeted MPs also question other parties such as the far-right’s National Rally (RN, formerly known as National Front) and leftist La France Insoumise (LFI) for their silence on these violent acts. “Everybody knows that the ‘Yellow Vest’ movement is also manipulated by RN and by LFI, some of their leaders were there at the beginning,” said Questel.

“These are parties that were defeated over and over again and they are trying to fight the same battle again, which they are not able to win… but independently, it is complicated when people think they have the right to condemn you to death and that they have also the right to openly tell you so,” added Questel.

Crisis in democracy?

Some people think these threats represent a democratic crisis. According to historian Christophe Bellon, this kind of violence “can be found in various moments in the 20th century, moments of extreme tension”.

But since 1958, “these acts of violence against representatives of the state had no equivalent”, he adds. “There were acts of violence (…), but never with a social movement such as this one,” Bellon told Le Monde.

“I don’t think it illustrates a crisis in our democracy,” said Questel. “Each and every one is free to vote. The real democratic crisis is the fact that most of the ‘Yellow Vests’ have never voted or have not done so for the past 30 years. The real democratic crisis is the fact that 50% of the voters didn’t express their opinions during the second round of the presidential election (in 2017),” he added.

Nevertheless, many of his colleagues are under police protection, a measure the government says it will not be able to maintain indefinitely.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Gilets Jaunes. Acte 9. 84,000 in piazza contro Mr Macron. Rôti de Macron.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-13.

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Secondo la società Kantar Sofres il tasso di esecrabilità di Mr Macron avrebbe raggiunto il 75%.

Nel sondaggio del 20 dicembre Odoxa attribuiva al partito di Mr Macron il 19% delle propensioni al voto, contro il 24% raccolto dalla formazione di Mrs Marine Le Pen.

A giudicare dalla piazza, sono stime financo lusinghiere.

Se è vero che Mr Macron potrebbe restare in carica fino a termine mandato, sarebbe altrettanto vero constatare sia che al momento ha un valor politico virtualmente nullo, sia che la piazza potrebbe alla fine spingere i suoi padrini a fargli dare le dimissioni.

I ricchi stanno abbandonando il ‘presidente dei ricchi‘.

Per il nono sabato consecutivo i Gilets Jaunes sono tornati in piazza in tutta la Francia.

Non erano le ‘poche decine‘ riportate da un esilarante quotidiano italiano: erano 84,000 persone, 84,000 Cittadini francesi, 84,000 Patrioti che votano e pagano le tasse. 84,000 persone umane che lottano per la loro stessa vita e libertà. Certo, il dittatore ne ha fatti arrestare ancora, tutti trattenuti senza essere comparsi davanti ad un giudice, proprio come si faceva nell’Unione Sovietica di Stalin e di Beria,

Nella Francia di Mr Macron, e dei padrini che lo hanno incardinato in quell’alto seggio, se non sei straricco non puoi permetterti di pagare quell’immane carico di tasse che gravano come macigni sulle spalle del popolo lavoratore. Per la gente comune, dover andare dal dentista per rifare la dentiera è un sogno inesaudibile. Cambiare la vecchia autovettura un sogno celestiale. Mandare i figli all’università un onere insostenibile.

Ed in questa situazione drammatica hanno ogni giorno davanti agli occhi un presidente impomatato, che investe ogni mese oltre trentamila euro di denaro pubblico in cremine e belletti e profumi.

La Francia avrebbe bisogno di un Presidente che volesse capire i reali bisogni del suo popolo, non di una sanguisuga catapultata dall’alto, tetragona al grido che si alza dalle piazze in fiamme.

La Francia avrebbe bisogno di un Presidente che la anteponesse alle forma di Mr Benalla, che di guai alla repubblica nei ha forniti a iosa.

Senza le tasse per il ‘clima‘ la bollette della corrente elettrica sarebbe dimezzata, così come il costo del carburante alla pompa.

Ci si rende perfettamente conto che Mr Macron deve ringraziare molte persone ed ambienti che lo hanno tratto dall’anonimato bancario per imporlo alla presidenza della Francia, ma i francesi non son certo disposti a pagare i debiti di Mr Macron.

Adesso Mr Macron vorrebbe lanciare un periodo di tre mesi di apertura al popolo.

Macron hopes debate can quell French unrest. So did Louis XVI

«In 1789, Louis XVI summoned France’s aristocracy, clergy and citizens to discuss ways to plug the crown’s dismal finances and quell popular discontent over a sclerotic feudal society.

It marked the start of the French Revolution. Within months he was powerless and four years later beheaded by guillotine.

Two centuries on, President Emmanuel Macron, often criticized for a monarchical manner, is also calling a national debate to mollify “yellow vest” protesters whose nine week uprising has set Paris ablaze and shaken his administration.

He will launch the three-month “grand debat” initiative on Jan. 15. As during the rule of the ill-fated king, the French are already writing complaints in “grievance books” opened up by mayors of 5,000 communes.»

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«It marked the start of the French Revolution. Within months he was powerless and four years later beheaded by guillotine»

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Le tricoteuses stanno aspettando con impazienza che la testa di Mr Macron adorni la cesta, assieme a quelle dei suoi ministri. Per le teste dei giornalisti liberal socialisti serviranno diversi treni merci: sono davvero tanti.



EN DIRECT – Gilets jaunes : 84 000 manifestants en France ce samedi selon l’Intérieur, la mobilisation repart à la hausse [Video]

«GILETS JAUNES – Alors que le grand débat national est sur le point de commencer en France, la mobilisation des Gilets jaunes repart à la hausse. Samedi, environ 84 000 manifestants ont défilé en France, c’est plus que le samedi précédent. Cet “acte 9” a donné lieu à moins de violences même si près de 200 personnes ont été placées en garde à vue. Deux équipes de LCI ont par ailleurs été agressés à Rouen et à Paris. Les dernières informations en direct.

–  Environ 84.000 personnes ont manifesté samedi dans le cadre de l’acte 9 des “gilets jaunes”, contre 50.000 la semaine dernière, a annoncé le ministère de l’Intérieur. La mobilisation a été forte dans plusieurs grandes villes comme Bordeaux, Marseille, Toulouse mais aussi Bourges.

–  Des heurts ont éclaté entre manifestants et forces de l’ordre dans plusieurs villes de France mais ils furent moins nombreux que le week-end précédent. Sur l’ensemble du territoire, les forces de l’ordre ont procédé à 244 interpellations qui ont donné lieu à 201 gardes à vue, selon la place Beauvau.»

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Gilets jaunes : Noëlle Lenoir, cette ancienne ministre qui justifie les violences contre la presse

«Noëlle Lenoir, en charge des Affaires européennes dans le 2e gouvernement Raffarin, s’en est prise samedi soir au comportement des médias, de nouveau pris pour cible ce jour-là par les Gilets jaunes.

Le propos semble étonnant de la part d’une ancienne ministre. Noëlle Lenoir, en charge des Affaires européennes entre 2002 2004, a estimé samedi soir sur Twitter que « les journalistes de LCI agressés par les Gilets jaunes sont responsables de ce qu’ils subissent, mais aussi de ce qu’ils font subir aux forces de l’ordre jour après jour ». Un message visiblement parfaitement assumé puisqu’elle l’a même épinglé, c’est-à-dire placé tout en haut de son fil de publications, de sorte que chaque internaute le voit plus directement.»

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Le grand débat “va se terminer en fiasco terrible” prédit Jean-Lin Lacapelle (RN)  [Video]

«Jean-Lin Lacapelle, délégué national du Rassemblement national, s’est exprimé au micro de BFMTV sur le grand débat national qui va s’ouvrir le mardi 15 janvier. 

BFMTV, 1ère chaine d’information en continu de France, vous propose toute l’info en temps réel avec 18h d’antenne live par jour et plus de 1000 duplex par mois. Retrouvez BFMTV sur le canal 15 de la TNT et sur BFMTV.com.»

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Gilets Jaunes stage ninth round of protests in France [Bbc]

Thousands of demonstrators turned out across France for new “yellow vests” protests, with dozens of arrests and clashes in Paris and other cities.

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Police in the capital used water cannon and tear gas as scuffles broke out at the Arc de Triomphe, on the ninth consecutive weekend of protests.

Some 84,000 demonstrators were recorded nationwide, an increase compared with last week, official figures show.

The nationwide protests were initially triggered by the rising price of fuel.

They have since widened to include anger at the cost of living, with a wide-ranging list of other demands.

Thousands of officers were deployed across Paris, which has previously seen street clashes and vandalism, to tackle the protesters, and parts of the city centre were blocked off by riot police.

Some 8,000 demonstrators were on the streets – more than in the past two weekends, when authorities counted just 3,500 people on 5 January and 800 on 29 December, according to interior ministry figures.

Some 156 protesters were arrested, and as of 21:00 local time (20:00 GMT), 108 remained in custody, police said.

By nightfall, there had not been the looting or burning of cars as seen in previous weeks.

There were also thousands of protesters in the cities of Bordeaux and Toulouse in southern France as well as Strasbourg in the east and the central city of Bourges, the site of another major rally, where more than 6,000 people took to the streets.

Nationwide, 244 people were arrested, of which 201 remained in custody, police said.

Some 80,000 police officers were deployed nationwide to face the protesters.

French President Emmanuel Macron has said a national debate is due to kick off on 15 January in response to weeks of protests by the “gilets jaunes” – so-called because of the high-visibility jackets they wear.

It will be held publicly in town halls across France and on the internet, and will focus on four themes: taxes, green energy, institutional reform and citizenship.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Francia. Adesso scendono in piazza contro Macron le donne. Tante.

Giuseppe Sandro Mela.

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Attenzione!! Quando a scendere in piazza sono le donne è segno che il calice è stato bevuto fino alla feccia.

«precarie, discriminate, arrabbiate, donne in prima linea»

Ed è la pura verità.

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I liberal socialisti propugnano un femminismo di alta élite: presenza nei consigli di amministrazione, nella magistratura e così via.

Ma i milioni di donne francesi vivono tirando la carretta con i denti: quando lo trovano, hanno lavoro a part-time e stipendio ridotto, cui conseguono versamenti pensionistici minimi. Se per loro l’oggi è buio, il futuro è tetro.

Sig. Presidente dei ricchi, esistono anche queste poveracce che reclamano solo di poter vivere.

Ma carissimo Mr Macron, Lei cosa sta facendo per questa gente, chiuso nell’Eliseo come se fosse il suo predecessore rintanato nel bunker della Wilhelmstraße?

Non sono vecchie cadenti in cerca di pensione: sono giovani adulte in cerca di un lavoro degno di quel nome.

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Dopo le violenze, in piazza le donne in gilet giallo a Parigi

Centinaia di donne in gilet giallo si sono riunite per la prima volta oggi in diverse città francesi, all’indomani dell’8/o appuntamento della violenta protesta sociale, reclamando tutto il loro malessere per la politica del governo ma sottolineando il carattere pacifico della loro iniziativa. Molte donne avevano il berretto frigio in testa, quasi tutte impugnavano palloncini gialli. Alla Bastiglia hanno attraversato la piazza fermando il traffico e cantando poi la Marsigliese in piedi sui gradini dell’Opera Bastille. Si sono poi dirette verso place de la Republique, come era indicato nella pagina Facebook delle “donne gilet gialli”. A Tolosa, nel sud-ovest, le manifestanti hanno sfilato in 300 dietro lo striscione “precarie, discriminate, arrabbiate, donne in prima linea”. E cantando “Macron sei finito, le ragazze sono piazza”. Analoga manifestazione, pacifica al contrario degli scontri di ieri, si è svolta in Normandia, a Caen.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. La Befana porta altri Gilets Jaunes in tutta la Francia, Atto VIII.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-05.

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Gilets Jaunes. Atto VIII.

Iniziamo subito con una buona notizia.

La polizia non ha usato i carri armati, i lanciafiamme e nemmeno le mitragliatrici. In compenso ha bastonato i Patrioti con gli sfollagente e li ha presi a calci con gli scarponi anfibi.

I video sono auto esplicativi.

Sembrerebbero tratti dai filmani d’epoca quando i comunisti stritolarono la sollevazione di Poznam.

Ma si dovrebbe governare con il consenso, non con le forze speciali e l’esercito.

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Mr Macron odia i ‘populistiì?

Bene. I ìpopulisti lo vogliono cacciare: tutto qui.

Gilets jaunes : incendies dans les rues de Paris

Gilets jaunes: un policier roué de coups devant l’Assemblée

«Les gilets jaunes ont tenté de traverser la Seine pour aller manifester devant l’Assemblée nationale. Ils ont été repoussés par des policiers, et des affrontements ont éclaté.»

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Gilets jaunes protesters turn out in French cities for eighth week

«Police estimate 25,000 people protested in Paris, Toulouse, Lyon and other cities ….

 France’s gilets jaunes movement has continued its national action for an eighth successive weekend with demonstrations across the country.

In Paris, there were violent clashes between police and protesters attempting to reach the Assemblée Nationale, the lower house of parliament on Saturday. Riot police forced demonstrators back using teargas after coming under a hail of projectiles.

A restaurant boat on the Seine was set alight along with dozens of scooters and motorbikes.

On the Boulevard Saint Germain in the centre of Paris, tourists looked on as a group of protesters, most of whom were not wearing the eponymous yellow vests, blocked the street with a barricade made of rubbish bins, barriers and Christmas trees from a nearby market, which they set alight.»

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«Un gruppo di 15 persone, alcune con indosso i gilet gialli, hanno sfondato con una scavatrice la porta del ministero dei rapporti con il parlamento dove ha sede l’ufficio del portavoce del Governo. Benjamin Griveaux, portavoce dell’esecutivo, e alcuni suoi collaboratori sono stati evacuati dalle forze di sicurezza»

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«Manifesteremo qui tutti i sabati, continueremo per tutto il 2019 …. Faremo sì che i cittadini si riprendano il potere. Vogliamo degli stati generali organizzati dal popolo per il popolo»

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«dimissioni di Macron»

Altri Video:

Gilets Jaunes – Acte 8 – Programme Manifestations à Brest, Paris et dans toute la France [Molto Significativo]

GILET JAUNE ACTE VIII Guile’s Theme

L’ Acte VIII des Gilets jaunes à Limoges

Gilets jaunes Acte VIII – Un manifestant boxe un gendarme – AgoraCulture

Gilets Jaunes Acte VIII : Des policiers sont frappés sur la passerelle Léopold-Sédar-Senghor à Paris

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Ed intanto Mr Macron gioca a fare il desaparecidos.

Che poi, cosa vogliono i Gilets Jaunes?

Che Macron ed il suo Governo si dimettano e se ne vadano.

Per il momento.

Ma quando la rabbia sarà cresciuta di livello dapprima chiederanno, e poi se le prenderanno le loro teste, deposte in artistici cestini di vimini autartico.

Déjà vu.


Ansa. 2019-01-05. Gilet gialli, scontri in tutta la Francia. Feriti a Parigi

Un gruppo di 15 persone, alcune con indosso i gilet gialli, hanno sfondato con una scavatrice la porta del ministero dei rapporti con il parlamento dove ha sede l’ufficio del portavoce del Governo. Benjamin Griveaux, portavoce dell’esecutivo, e alcuni suoi collaboratori sono stati evacuati dalle forze di sicurezza. Secondo quanto appreso dal quotidiano parigino, Griveaux, i cui uffici sorgono nel ministero a rue de Grenelle, nei pressi del quartiere latino, è stato evacuato e messo in sicurezza insieme con i suoi collaboratori. I circa 15 individui che hanno sfondato la porta con una macchina da cantiere, erano vestiti in parte con gilet gialli in parte completamente di nero. Sono entrati nel cortile attorno alle 16:30, proprio durante i disordini a fine manifestazione nel quartiere, e hanno danneggiato i veicoli parcheggiati, poi si sono dati alla fuga.

Diverse persone sono rimaste ferite e vengono assistite da personale paramedico davanti al Museo D’Orsay a Parigi, dove si è fermata la manifestazione dei gilet gialli. Secondo i manifestanti, i feriti sono stati colpiti dalla polizia con i cosiddetti ‘flash ball’, proiettili non letali, nel momento in cui si trovavano nei pressi di un barcone in fiamme sulla Senna.  Gli agenti hanno usato i lacrimogeni anche per bloccare il corteo che tentava di passare sul ponte pedonale sulla senna ‘Leopold Sedar Senghor’ nei pressi dell’Assemblea nazionale.

A Caen (Normandia) scontri e lancio di lacrimogeni al termine della manifestazione dei gilet gialli, iniziata pacificamente questa mattina. La polizia ha usato i gas anche a Le Mans dove verso le 15 un gruppo di dimostranti ha cercato di erigere barricate ai margini della dimostrazione, nel centro cittadino. Resta intanto alta la tensione a Parigi, dove i manifestanti – cui è stato impedito di raggiungere l’Assemblea Nazionale – sono fermi davanti al Museo d’Orsay. Oggetti vengono lanciati contro la polizia, che risponde con il lancio di lacrimogeni. 

Lacrimogeni anche a Beauvais, a nord di Parigi, e a Montpellier (sud della Francia) per disperdere le manifestazioni, mentre a Saint Malo la polizia ha fatto sgomberare i dimostranti che impedivano l’accesso al porto, fermando due persone. A Beauvais, dove si trova uno degli aeroporti della regione parigina, la polizia ha usato i gas per impedire al corteo di raggiungere il centro della città.

I Gilet gialli sono scesi in piazza per quello che chiamano l”atto VIII’, ovvero l’ottavo sabato di manifestazioni in diverse città francesi, tra cui Parigi, dove tra le 5 e le 600 persone si sono radunate sugli Champs Elysees, accanto all’Arco di Trionfo. “Manifesteremo qui tutti i sabati, continueremo per tutto il 2019”, ha detto al megafono Sophie, una dei manifestanti di questo gruppo, secondo i media francesi. “Faremo sì che i cittadini si riprendano il potere. Vogliamo degli stati generali organizzati dal popolo per il popolo”. Altri gridavano “dimissioni di Macron”, mentre accendevano fumogeni e bloccavano il traffico. Questi manifestanti, secondo quanto indicato dalla prefettura, dovrebbero dirigersi verso la piazza della Borsa. Ma la riunione principale dovrebbe tenersi alle 14 davanti al municipio di Parigi, dove i gilet gialli intendono leggere la loro ‘risposta’ alle promesse del presidente Emmanuel Macron, e quindi marciare verso l’Assemblea Nazionale. Altri gilet gialli si sono radunati presso l’aeroporto di Beauvais, dove sono stati bloccati dalla polizia, ma senza scontri, e al porto di Ille-et-Vilaine a Saint Malo. Blocchi stradali o ferroviari anche a Avignone, Marsiglia, Sedan (Ardenne) e in altre località. Finora non si segnalano incidenti di rilievo.