Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Diplomazia

Macron Isolare la Russia fu un errore. Ce li viene a dire adesso….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-30.

Macron Merkel Parigi

«Pushing Russia from Europe is a profound strategic error»

*

Mr Macron è uomo poliedrico.

Resta difficile capire cosa realmente voglia.

Se cambiare idea è segno di buon senso, ed anche di onestà, farlo troppe volte di seguito sembrerebbe non conquistarsi le simpatie.

Il tentativo di isolare la Russia non ha esitato in altro che a spingerla sempre più nel blocco eurasiatico aumentandone i rapporti con la Cina.

Ma, volenti o nolenti, la Russia è una superpotenza mondiale, con la quale alla fine ci si deve pur sempre sedere a tavolino, parlarsi e cercare accordi duraturi.

Da questo punto di vista la scelta delle sanzioni è stata un grosso essere strategico.

Ma, forse, la motivazione etica e morale ha costituito l’elemento più irritante, difficile da essere dimenticato.


EU Observer. 2019-08-30. Macron: isolating Russia would be profound error

“Pushing Russia from Europe is a profound strategic error,” president Emmanuel Macron told French diplomats on Tuesday following the G7 summit, The Moscow Times reports. Macron also said that “the European continent will never be stable, will never be secure, if we don’t pacify and clarify our relations with Russia.” However, he added that it is not “in our interest to be weak vis-a-vis Russia, to forget our disagreements.”

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Pubblicato in: Brasile, Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Trump

G7 Biarritz. Un primo resoconto. Evitati i temi caldi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-25.

_2018-06-10__G7__001

A Frau Merkel sono scappati i pruriti di protagonismo. È eluita nel nulla.


Questo potrebbe essere l’ultimo G7 a cui il mondo deve assistere sconcertato ed impotente.

«Larry Kudlow, aveva accusato la Francia di aver “deciso di abbandonare il comunicato finale basato sul consenso e le proposte concrete” e di volere che “il G7 stia zitto su queste questioni economiche fondamentali”»

«Dov’è l’azione sulla crescita, il commercio, la sicurezza energetica o l’occupazione?»

«Sulla questione del comunicato finale, che non ci sarà per la prima volta in 45 anni»

«la Francia guiderà ‘coalizioni’ di ‘chiunque condivida i nostri valori”, coalizioni che “producono banalità politicamente corrette come appelli a bandire tutto, dalle cannucce ai combustibili fossili”.»

«in agenda G7 nulla su crescita, commercio e occupazione»

«Donald Trump che ha nuovamente minacciato di imporre tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche americane approvata da Parigi …. Qualche ora prima, la minaccia di dazi sui vini francesi aveva portato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ad avvertire: “Proteggerò il vino francese con sincera determinazione, se gli Stati Uniti imporranno delle tasse, l’Ue risponderà sullo stesso piano”»

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Ma tra gli argomenti che spiccano per non essere stati nemmeno trattati figurano il ‘clima’, il gender, lgbt, il problema della recessione economica.

«To avoid a repetition of what happened at the last summit in Canada, in which Trump refused to sign the final communique with the conclusions he had agreed with, Emmanuel Macron decided to dispense with the usual final document containing the conclusions of the summit. ‘These are communiques that no one reads and that result from endless bureaucratic conflicts,’ he said.»

Nota.

Frau Merkel sembrerebbe essere inesistente.

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G7, prove d’intesa su Amazzonia e dazi. Johnson a Ue: Brexit senza backstop o no deal

Il presidente Usa ha minacciato nuove tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche, poi il faccia a faccia con Macron e l’ipotesi di un invito per la Russia al G7 2020. Oggi l’incontro tra Tusk e il premier britannico.

Amazzonia, dazi e Brexit.

Sono tanti i temi caldi sul tavolo del G7 di Biarritz (FOTO), con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha nuovamente minacciato di imporre tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche americane approvata da Parigi. Una tensione, questa, stemperata poi dall’incontro privato che lo stesso Trump e Macron hanno avuto nella serata di sabato. Oggi anche l’incontro tra Donald Tusk e Boris Johnson, che chiede all’Ue di eliminare il backstop sull’Irlanda per evitare un divorzio segnato da un no deal. (L’INCONTRO TRA TRUMP E JOHNSON AL G7 – LE FIRST LADY DEL G7 – I LEADER MONDIALI COME GLI AVENGERS: IL VIDEO PARODIA)

La ricetta economica di Trump.

Ed è stato lo stesso presidente americano a sottolineare un rasserenamento nei rapporti con Macron: “Il pranzo che ho avuto con Emmanuel è stato finora il miglior incontro avuto. Allo stesso modo l’incontro serale con i leader del mondo è andato molto bene. Si stanno facendo progressi!”, ha spiegato su Twitter. “La Francia e il presidente Emmanuel Macron hanno fatto un vero grande lavoro finora con un G7 molto importante”, ha aggiunto Trump, sottolineando poi che “la nostra grande economia è il discorso di tutti”: il tycoon, al G7, vuole promuovere la crescita economica basata sulla sua ricetta di taglio delle tasse e deregulation. Un clima di serenità quindi, che secondo il tycoon smentisce le notizie “false e inaccurate” sulle tensioni con gli altri Paesi del G7 e sui rischi di recessione negli Stati Uniti. “Prima che arrivassi in Francia – scrive Trump – notizie false e disgustose sostenevano che le relazioni con gli altri sei Paesi del G7 fossero molto tese e che i due giorni di incontri sarebbero stati in disastro”. Allo stesso modo, prosegue, le fake news “stanno cercando di convincerci di una recessione, stanno tentando di spingere l’America verso tempi economici difficili, tanto peggio, tanto meglio, tutto pur di rendere la mia rielezione più difficile”.

La tensione sui dazi.

Qualche ora prima, la minaccia di dazi sui vini francesi aveva portato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ad avvertire: “Proteggerò il vino francese con sincera determinazione, se gli Stati Uniti imporranno delle tasse, l’Ue risponderà sullo stesso piano”. Poco dopo, lo stesso Macron aveva rincarato la dose affermando che “le tensioni commerciali sono negative per tutti”. Oggi, invece, interpellato su eventuali pressioni degli alleati nei suoi confronti affinché abbandoni la guerra dei dazi con la Cina, Trump ha risposto: “Penso che rispettino la guerra commerciale con la Cina”.

Trump: Russia potrebbe tornare nel 2020.

Trump è poi intervenuto anche sul tema della Russia, dicendo che è “certamente possibile” che Mosca sia invitata al G7 del 2020 che si terrà in America. Ma, si apprende da fonti diplomatiche, i leader del G7 sono concordi sul fatto che è troppo presto per pensare ad un ritorno della Russia (e quindi a un G8): “C’è un percorso di verifica da effettuare, da qui alla fine dell’anno”. Mosca, dal canto suo, ha fatto sapere che esaminerà un eventuale invito a Vladimir Putin per il summit G7 del 2020. “Il presidente Putin – ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato dalla testata online Sputnik – in una conferenza stampa ha già risposto: se arriva” l’invito “certamente lo prenderemo in considerazione”.

Kudlow: in agenda G7 nulla su crescita, commercio e occupazione.

Intanto, sul Wall Street Journal il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, aveva accusato la Francia di aver “deciso di abbandonare il comunicato finale basato sul consenso e le proposte concrete” e di volere che “il G7 stia zitto su queste questioni economiche fondamentali”. Kudlow aveva osservato che i leader del summit avrebbero dovuto prendere esempio dall’amministrazione Trump per la crescita e che “ciò che più colpisce dell’agenda di quest’anno è ciò che manca”. “Dov’è l’azione sulla crescita, il commercio, la sicurezza energetica o l’occupazione?”, aveva scritto Kudlow. E sulla questione del comunicato finale, che non ci sarà per la prima volta in 45 anni, aveva attaccato: “Invece del consenso, la Francia guiderà ‘coalizioni’ di ‘chiunque condivida i nostri valori”, coalizioni che “producono banalità politicamente corrette come appelli a bandire tutto, dalle cannucce ai combustibili fossili”.

Al-Sisi a Conte: l’impegno sul caso Regeni continua.

Intanto ieri, al G7, si è svolto il bilaterale tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, che ha ribadito l’impegno “a continuare gli sforzi per scoprire le circostanze” della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni “e portare i responsabili davanti alla giustizia”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

G7 Biarritz. Si rivedranno il Gilets Jaunes.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-23.

G7 Leaders Summit in Canada

«A previous G8 summit in Deauville, France was noted for its absence of demonstrations as protesters there were also kept at a location 40 km (25 miles) away.»

«This weekend thousands of anti-riot police will block access to Biarritz as authorities fear a repeat of the looting, rioting and car-torching in Paris mid-December last year, when the French capital saw the worst urban violence since the May 1968 student protests.»

«Anti-globalization and climate activists have teamed up with yellow vest protesters and Basque nationalists ahead of a G7 meeting in France this weekend to confront a rich-poor divide they say is growing due to the “cynicism” of world leaders»

«At a “counter-G7” summit in the twin cities of Hendaye, France and Irun, Spain, on the French-Spanish border 30 km (18 miles) south of G7 venue Biarritz, 50 NGOs are meeting to protest at economic and climate policies pursued by the world’s leading industrial countries and to promote alternatives»

«The cynicism of the G7 meeting is that it has made inequality the central theme of the event, but it is these rich countries’ very policies that create and strengthen inequality»

«The “yellow vest” movement included figures with far-right sympathies and has been marked by rioting and looting in a series of often violent weekly protests end 2018-early 2019»

«Speaking on stage at the NGO meeting area in Irun, Aurelie Trouve, spokeswoman for the “Alternatives G7” collective of French NGOs, said the groups bring together climate activists, yellow vests, feminists and other activists»

«On Sunday, activists plan “disobedience” actions and self-described radical environmentalist group “Action non-violente COP21” will defy a ban on demonstrations in Bayonne, 8 km (5 miles) east of Biarritz, with a march carrying official portraits of French President Emmanuel Macron which it says have been taken from town halls around the country»

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La storia ci ha abituati che un G7 senza dimostranti che mettano a soqquadro intere città sarebbe sembrato un picnic tra compagni di merende.

In questo G7 i leader del Regno Unito, della Germania, dell’Italia e del Canada si presentano come anatre zoppe: o in attesa di risultati elettorali demoralizzanti, oppure situazioni economiche in piena recessione. Molto difficilmente potrebbero essere prese iniziative potenzialmente utili a sbloccare queste situazioni. In particolare, la posizione di Frau Merkel apparirebbe essere traballante, visto che a fine mese le elezioni nei Länder dovrebbero decretare la perdita di almeno quindici punti percentuali per la Cdu e per la Spd.

E si consideri come il ‘clima‘ richieda investimenti ad undici zeri: non si sa donde potrebbero venire.

Da questo punto di vista sta diventando ininfluente che Frau Merkel si dimetta o meno: essere la Bundeskanzlerin di una Große Koalition oramai minoritaria e di una Cdu sotto il 22% ha ridotto il suo ex trono a poco meno di uno sgangherato sgabello.

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Tuttavia, poniamoci una domanda.

Organizzare una trasferta di circa dieci – quindicimila dimostranti rappresenta un costo di non poca importanza, stimabile ad almeno un decina di milioni, a voler essere riduttivi. Evidentemente vi sono ambienti che si sobbarcano una spesa di questo tipo, sicuri di averne in rientro.


Reuters. 2019-08-22. French yellow vests join global activists at G7 counter-summit

Anti-globalization and climate activists have teamed up with yellow vest protesters and Basque nationalists ahead of a G7 meeting in France this weekend to confront a rich-poor divide they say is growing due to the “cynicism” of world leaders.

At a “counter-G7” summit in the twin cities of Hendaye, France and Irun, Spain, on the French-Spanish border 30 km (18 miles) south of G7 venue Biarritz, 50 NGOs are meeting to protest at economic and climate policies pursued by the world’s leading industrial countries and to promote alternatives.

“The cynicism of the G7 meeting is that it has made inequality the central theme of the event, but it is these rich countries’ very policies that create and strengthen inequality,” said Sebastien Bailleul, a spokesman for “Alternatives G7”.

He said he saw no contradiction in international anti-globalization activists working with France’s “yellow vest” movement, which grew from a protest against green taxes on fuel.

The “yellow vest” movement included figures with far-right sympathies and has been marked by rioting and looting in a series of often violent weekly protests end 2018-early 2019.

Bailleul added the Basque independence movement in Spain has abandoned violence. In 2011, Basque militant separatist group ETA announced an indefinite halt to its campaign of armed action which killed more than 850 people in Spain over half a century.

“The organization of this counter-summit is with those Basque movements that are rather leftist, and who have the same worldview as the anti-globalization movement,” he said.

He added that the counter-G7 summit would have been a failure if France’s most important social movement, the yellow vests, had not been represented there.

CONVERGENCE OF PROTESTS

Friends of the Earth spokeswoman Malika Peyraut also said the presence of the yellow vests at the G7 was essential.

“We are buildings bridges with the yellow vests, which is a multifaceted movement. Part of it understands very well that social and climate issues are closely linked,” she said.

Yellow vest protesters have a stand at the Ficoba conference center in Irun, across the bridge to Hendaye, and people wearing the movement’s trademark yellow high-visibility vests spoke at several pre-summit events at the center.

“There is a convergence of battles,” yellow vest activist Genevieve Legay told Reuters.

In March, veteran activist Legay, then 73, ended up in hospital after she was knocked over during a police charge on a yellow vest march in Nice.

Speaking on stage at the NGO meeting area in Irun, Aurelie Trouve, spokeswoman for the “Alternatives G7” collective of French NGOs, said the groups bring together climate activists, yellow vests, feminists and other activists.

“At this counter-summit we want to unite all the movements that fight policies imposed by heads of state, policies that benefit the wealthiest and multinational companies and that are discriminatory and authoritarian,” she said.

Counter-summit organizers plan peaceful marches in Hendaye and Irun on Saturday, but yellow vest organizers have also called for their 41st Saturday protest to be held in Biarritz, which is off-limits to protesters.

On Sunday, activists plan “disobedience” actions and self-described radical environmentalist group “Action non-violente COP21” will defy a ban on demonstrations in Bayonne, 8 km (5 miles) east of Biarritz, with a march carrying official portraits of French President Emmanuel Macron which it says have been taken from town halls around the country.

This weekend thousands of anti-riot police will block access to Biarritz as authorities fear a repeat of the looting, rioting and car-torching in Paris mid-December last year, when the French capital saw the worst urban violence since the May 1968 student protests.

A previous G8 summit in Deauville, France was noted for its absence of demonstrations as protesters there were also kept at a location 40 km (25 miles) away.

Pubblicato in: Arte, Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Francia. Macron strozza persino il Crazy Horse.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-16.

2019-08-10__Crazy Horse

Il Crazy Horse è un qualcosa di unico al mondo.

Le ragazze del corpo di ballo hanno superato una selezione che ne accoglie solo una su cinquecento che vorrebbero lavorarvi. Provengono tutte dalla danza classica e dalla ginnastica artistica.

Infatti, se è vero che le ballerine danzano vestite di una parrucca, sarebbe altrettanto vero notare come già dopo pochi minuti si resta esterrefatti delle prestazioni professionali ginniche: più che ad uno spettacolo di varietà si starebbe assistendo a delle selezioni olimpiche.

La grazie tuttavia è tale che non permette di individuare immediatamente il severo sforzo muscolare, che deve essere dispiegato senza che trapeli il minimo senso di fatica. Anni di esercizi per realizzare show di pochi minuti primi.

Alla fine dello spettacolo ci si domanda come sia stato possibile raggiungere un simile grado di perfezione. Gli allineamenti non sgandano per più di un millimetro, nemmeno sotto sforzo massimo. Ed i volti sono costantemente sorridenti.

In poche parole, nel suo genere, è il top mondiale.

A fine carriera, ciascuna di quelle ballerine ha ottime credenziali per aprire una scuola di danza.

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Ma il Crazy Horse ha un implacabile nemico,

una satanica belva assetata di sangue umano, mai sazia.

Mr Macron ed il fisco francese.

Su cento euro che entrano, settantuno devono andare al fisco. E mica che questi si dimentichi di taglieggiare poi a man bassa gli onorari delle ragazze, peggio dei magnaccia dell’angiporto di Marsiglia.

Come risultato, il Crazy Horse si è trovato a dover ridurre i prezzi dei biglietti, cercando di ripianare i conti aumentando il numero della clientela.

Ma il termometro della crisi ha condotta persino a prospettare dei

«ONLY THE SHOW/NO DRINKS

Special offer on Mondays & Tuesdays at 11 pm»

ad 87 euro a testa.

Poi, ci sono anche ingressi last minute.

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Nota per futura memoria.

«Il 12 dicembre 2012, in ragione dell’elevata tassazione (75%) sui redditi più alti introdotta dal Governo di François Hollande, ha annunciato di aver trasferito la sua residenza a Néchin, un paesino in Belgio a pochi chilometri dal confine con la Francia. Fortemente criticato per la sua scelta (che segue una decisione analoga di altri ricchi francesi), il 16 dicembre ha dichiarato che avrebbe restituito il passaporto francese per prendere, oltre alla residenza, la cittadinanza belga e ha messo in vendita per 50.000.000 € la sua casa di Parigi; due giorni dopo ha anche fatto balenare la possibilità di acquisire la doppia cittadinanza italiana.

Sempre nello stesso periodo il presidente russo Vladimir Putin si è detto disponibile a consegnare a Depardieu il passaporto russo e ha successivamente firmato il decreto per la concessione della nazionalità russa il 3 gennaio 2013. Il 6 gennaio Depardieu ha effettivamente raggiunto la Russia nella quale, oltre a ricevere il passaporto russo, ha avuto l’occasione di pranzare con lo stesso Putin sul Mar Nero in vista delle festività natalizie ortodosse»

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G7 di Biarritz. Trump, Putin, ed alleati.

Giuseppe Sandro mela.

2019-07-28

Merkel Trump G7

Dal 24 al 26 agosto dovrebbe tenersi a Biarritz l’annuale G7 2019.

Se è importante la lista dei presenti, sarebbe però altrettanto interessante quella degli assenti.

Putin da Macron il 19 agosto

«Il presidente francese Emmanuel Macron riceverà Vladimir Putin al Fort de Brégançon, nel sud della Francia, il 19 agosto prossimo. Lo riferisce Russia Today.

L’incontro si terrà pochi giorni prima dell’avvio del G7 di Biarritz.»

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Il sito ufficiale dell’Eliseo vi dedica ampio risalto, mettendo in luce la ferma volontà innovatrice di Mr Macron.


A renewed format for the G7.

Combating inequality within our societies and worldwide is a matter of justice, just as it is an urgent task we must address if we are to win back the trust of our citizens in our international governance system.

To fight this battle, the G7, an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues, provides a good setting to generate momentum and put forward tangible solutions.

But as the President of the French Republic stressed in his speech before the United Nations General Assembly on 25 September 2018, “the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone.”

That is why he wanted the French G7 Presidency in 2019 to be an opportunity to adjust the format of the group, involving: 1/ major democracies with major regional influence; 2/ African partners to build a renewed partnership; and 3/ key representatives of civil society, with the aim of forming coalitions around projects and producing solutions to combat all forms of inequality more effectively, legitimately and tangibly.

The following partners will be involved in the Leaders’ Summit in Biarritz, as well as in preparatory events:

  1. 4 major partners committed to the protection and promotion of democratic freedoms

At a time of digital transformation and climate change, France was keen to involve key partners in addressing these issues at the G7, partners committed, like us, to democratic values and fundamental freedoms:

– Australia;

– Chile;

– India;

– South Africa.

With these four major democracies, we will work to strengthen the protection of fundamental freedoms at a time when digital technology and artificial intelligence are developing. We will propose tangible measures to protect the planet, focusing on protection of biodiversity, the climate and the oceans. Chile, which will be hosting COP25 in December 2019, will be a key ally in this context.

  1. Six African partners to build a partnership of equals with this continent of the future

To address global inequality, the French G7 Presidency wants to forge an equal partnership with Africa.

“It is not only on this continent that we will collectively win or lose our huge battle against inequality. It is with this continent.”

(The French President at the United Nations General Assembly – New York, 25 September 2018).

In addition to South Africa, four countries playing a leading role on the continent and which are players in multilateral cooperation, committed to preserving biodiversity and ambitious implementation of the Paris Agreement on climate change, are also invited to the Biarritz Summit and to several preparatory meetings:

– Burkina Faso, which is chairing the G5 Sahel in 2019;

– Egypt, which is currently chairing the African Union;

– Senegal, which chairs the Heads of State or Government Orientation Committee of the New Partnership for Africa’s Development (NEPAD, the African Union development agency);

– Rwanda, which chaired the African Union in 2018.

Moussa Faki, in his capacity as Chair of the African Union Commission, will also be invited to the Summit.

Together, we want to find effective tools to ensure sustainable economic development in Africa, fostering the creation of jobs for young people and women’s entrepreneurship. Access to education and health, which are essential conditions to combat inequality of opportunity, digital inclusion, and access to finance for economic actors are central to our discussions with our African partners, focusing in particular on the Sahel region, where these multiple challenges are acute.

  1. Key representatives of civil society committed to the French G7 Presidency

By closely involving the G7 Gender Equality Advisory Council  in preparatory work. The Advisory Council brings together exceptional figures committed to the fight against violence and discrimination, promoting girls’ access to education, economic empowerment of women and women’s entrepreneurship;

By drawing on the recommendations of the G7 engagement groups: young people (Youth 7), showing on a daily basis that they can be powerful forces for change; women (Women 7), nongovernmental organizations (Civil7); trade unions (Labour 7); employers (Business 7); think Tanks (Think tanks 7); academies of science (Science 7); lawyers (Lawyers 7); and universities (U7).

By taking into account solutions proposed by local stakeholders, in Biarritz, the Basque country, PyrénéesAtlantiques and Nouvelle-Aquitaine, and implementing them in the Summit venue to help combat inequality and protect biodiversity and the oceans. Three debates will be organized in the Basque country ahead of the Summit.

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Indopremier. 2019-07-28. France aims for US digital tax deal by late August: minister

France wants to reach a deal with the US on taxing tech giants by a G7 meeting in late August, Economy Minister Bruno Le Maire said Saturday.

He was responding to US President Donald Trump, who on Friday vowed “substantial” retaliation against France for a law passed this month on taxing digital companies even if their headquarters are elsewhere.

The law would affect US-based global giants like Google, Apple, Facebook and Amazon, among others.

Trump denounced French President Emmanuel Macron’s “foolishness”, though they discussed the issue by phone on Friday, according to the White House.

Macron confirmed that he had a “long” conversation with Trump, stressing the pair would “continue to work together in view of the G7”.

“We will discuss international taxation, trade and collective security”, he said Saturday.

His office earlier said Macron had told Trump that the tax on the tech giants was not just in France’s interest but was something they both had a stake in.

Neither side revealed if they had also discussed Trump’s threat to tax French wines in retaliation.

Le Maire took the same line at a news conference Saturday: “We wish to work closely with our American friends on a universal tax on digital activities.

“We hope between now and the end of August — the G7 heads of state meeting in Biarritz — to reach an agreement.”
Leaders of the Group of Seven highly industrialised countries are to meet in the southwestern French city on August 24-26.

– Plugging a taxation gap –

Le Maire emphasised that “there is no desire to specifically target American companies,” since the three-percent tax would be levied on revenues generated from services to French consumers by all of the world’s largest tech firms, including Chinese and European ones.

But Deputy White House spokesman Judd Deere noted earlier that France’s digital services tax was already the subject of an investigation at the US Trade Representative’s office, potentially opening the door to economic sanctions.

“The Trump administration has consistently stated that it will not sit idly by and tolerate discrimination against US-based firms,” Deere said in a statement.

The French law aims to plug a taxation gap that has seen some internet heavyweights paying next to nothing in European countries where they make huge profits, because their legal base is in smaller EU states.

France has said it would withdraw the tax if an international agreement was reached, and Paris hopes to include all OECD countries by the end of 2020.

The Organisation for Economic Co-operation and Development is a Paris-based forum that advises the world’s advanced economies.

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«Combating inequality within our societies and worldwide is a matter of justice, just as it is an urgent task we must address if we are to win back the trust of our citizens in our international governance system»

«To fight this battle, the G7, an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues, provides a good setting to generate momentum and put forward tangible solutions»

«the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone»

«At a time of digital transformation and climate change, France was keen to involve key partners in addressing these issues at the G7, partners committed, like us, to democratic values and fundamental freedoms: Australia, Chile, India, South Africa.»

«We will propose tangible measures to protect the planet, focusing on protection of biodiversity, the climate and the oceans»

«Together, we want to find effective tools to ensure sustainable economic development in Africa, fostering the creation of jobs for young people and women’s entrepreneurship»

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Il documento ufficiale di Mr Macron esprime chiaramente che

«the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone»

e da anche una nuova, personalissima, definizione del G7

«an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues».

La contraddizione è chiaramente evidente.

Nella prima frase Mr Macron prende atto che gli attuali G7  non possono più permettersi di governare l’economica mondiale. Le proiezioni dell’IMF sono drastiche: mentre il G7 rende conto del 27.06% dell’economia mondiale, i Brics detengono il 35.9%. Un G7 senza i Brics non può ambire a modulare i “world’s balances

Nella seconda cerca invece la giustificazione della esclusione: “major economic powers that share democratic values“. In altri termini, i paesi del G7 sarebbero democratici mentre gli altri sarebbero totalitari. Il discrimine diventa quindi il concetto stesso di cosa sia o non sia ‘democratico‘. Se i valori della democrazia fosse quelli dell’ideologia liberal, sono molti, la maggior parte del mondo, a non volerli condividere, a non volerne sapere.

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Si noti come dalla Nota dell’Eliseo siano praticamente scomparsi, tranne vaghi accenni, il gender, l’lgbt, il ‘clima’ e la sostituzione del carbone. Nemmeno un piccolo accenno alle energie alternative.

I problemi sono infatti all’interno dei G7, e quelli di Mr Macron hanno un ben preciso nome e cognome: Mr Trump.

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Si comprendono bene i tentativi fatti da Mr Macron di allargare sia pure in modo informale il G7 a molti paesi africani, ma non si venga a dire che i paesi selezionati condividano i “democratic values” di Mr Macron.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Macron, ovvero il delirio di onnipotenza. Riunione di Parigi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-23

Macron 0801

Si è tenuta la riunione di Parigi, fortemente voluta da Mr Macron, anche se ci si è dimenticati di almeno invitare il presidente finlandese di turno dell’Unione Europea. Una mancanza di stile caratteristica del presidente francese.

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In questa riunione Mr Macron ha ribadito il piano francogermanico sui migranti:

– Tutto dovrebbe proseguire come prima;

– L’Italia dovrebbe aprire i porti e tenersi i migranti;

– I migranti sarebbero poi ripartiti nell’Unione.

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Il Ministro Salvini era volutamente assente.

2019-07-23__Salvini__001

L’errore dovrebbe essere evidente. Date le costumanze di Mr Macron, di una ‘dama di compagnia’ certo non se ne cale: sarebbe stato più appropriato dire ‘paggetto‘ o qualcosa di simile.

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Sussiste però una discrepanza di comunicati.

«[Il presidente francese Emmanuel Macron] raccoglie l’adesione di 14 Stati Ue ad un “meccanismo di solidarietà” per ripartire le persone salvate in mare, con un’indicazione indigesta per il titolare del Viminale: lo sbarco deve avvenire nel porto più vicino»

Essendo l’Unione Europea composta da 28 stati, raccogliere l’adesione di quattordici nazioni non dovrebbe permettere di parlare a nome di tutti. Non sarebbe nemmeno la maggioranza.

Poi, invece, si legge sull’articolo della Bbc:

Eight EU nations agree migrants deal, France says

«France says eight EU countries have agreed to share the resettlement of migrants rescued in the Mediterranean – but Italy is not one of them.

President Emmanuel Macron says another six nations backed in principle a Franco-German plan at talks in Paris.

He says he will not agree to releasing EU structural funds to countries that refuse to share the burden.

Italy, which has been at the forefront of the migrant influx in the EU, snubbed the talks.

Speaking after Monday’s talks attended by EU interior and foreign ministers, Mr Macron said: “The conclusion of this morning’s meeting is that 14 member states have given their approval to the Franco-German document.

“Of those 14, eight have enacted their co-operation, and their participation in the stable mechanism which would allow the commissioner to act on requests and the response of the eight member states in the necessary spirit of solidarity.”

Mr Macron provided no details of the agreed deal.

The eight countries are Croatia, Finland, France, Germany, Ireland, Lithuania, Luxembourg and Portugal.

The six EU nations that have backed the deal in principle have not been named.»

*

Cerchiamo di ragionare.

– Questa riunione di Parigi era informale, e di conseguenza non può deliberare nulla;

– “14 member states have given their approval to the Franco-German document”;

– “Of those 14, eight have enacted their co-operation …. The eight countries are Croatia, Finland, France, Germany, Ireland, Lithuania, Luxembourg and Portugal»

– “The six EU nations that have backed the deal in principle have not been named”

Le quattordici nazioni sono otto: otto su ventotto apparirebbe essere un po’ pochino.

Spicca l’assenza dei paesi scandinavi, dell’Olanda, della Spagna, della Grecia e dei paesi dell’est europeo.

Vedremo se Mr Macron sarà in grado di ottenere la maggioranza qualificata necessaria per un decisione nel Consiglio Europeo, ma se la base di partenza sono otto stati la cosa sembrerebbe essere davvero difficile.

Nota.

Il Santo Padre può nominare cardinali in pectore, ossia porporati il nome dei quali resta segreto.

Ma Mr Macron non è il Santo Padre.


Ansa. 2019-07-23. Migranti: Macron attacca Salvini, 14 Stati Ue con noi

Attacca il ministro dell’Interno Matteo Salvini, assente “ingiustificato” alla riunione informale di Parigi sui migranti e raccoglie l’adesione di 14 Stati Ue ad un “meccanismo di solidarietà” per ripartire le persone salvate in mare, con un’indicazione indigesta per il titolare del Viminale: lo sbarco deve avvenire nel porto più vicino. Il presidente francese Emmanuel Macron illustra la sua soluzione sul dossier migranti, aprendo a un nuovo scontro con l’Italia. La replica di Salvini non si fa attendere: la riunione “è stata un flop” e “noi non prendiamo ordini da Macron”. Le posizioni si erano già cristallizzate al vertice dei ministri dell’Interno di Helsinki la settimana prossima; da una parte l’asse Parigi-Berlino con una bozza di documento che apriva alla redistribuzione tra i Paesi europei dei migranti soccorsi, fermo restando che questi ultimi devono sbarcare nel “porto più vicino”: dall’altra Italia e Malta, fermamente contrarie al principio che le condannerebbe, nelle parole del ministro, “ad essere l’hotspot dell’Europa”. Con queste premesse Salvini ha così disertato l’appuntamento di ieri nella capitale francese, inviando una delegazione tecnica del Viminale con il preciso mandato di ‘affondare’ i tentativi di arrivare a un documento condiviso.

Alla fine Macron deplora gli esponenti politici assenti (“non si guadagna mai nulla non partecipando”) e porta a casa l’accordo di 14 Stati “volontari” pronti a ripartirsi in modo sistematico i migranti soccorsi in mare, senza dover avviare ogni volta complesse trattative dopo il salvataggio. Resta però fermo, ha sottolineato il presidente, che “quando una nave lascia le acque della Libia e si trova in acque internazionali con rifugiati a bordo deve trovare rifugio nel porto più vicino. E’ una necessità giuridica e pratica. Non si possono far correre rischi a donne e uomini in situazioni di vulnerabilità”.

Non ci sta ovviamente Salvini che spara ad alzo zero verso Parigi: la riunione francese, sostiene, “è stata un errore di forma e di sostanza. Nella forma, perché convocata con poco preavviso e in modo assolutamente irrituale visto che siamo nel semestre di presidenza finlandese. Nella sostanza, perché ha ribadito che l’Italia dovrebbe continuare a essere il campo profughi dell’Europa”. Il vertice, aggiunge, “si è rivelato un flop ed è stato ampiamente disertato dai ministri europei. L’Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Benalla. Un processo insabbiato. Chi sa perché ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-22.

Macron Merkel Parigi

Quando dovremo spiegare ai figli dei nostri pronipoti tutte le sequele del processo Benallà, dovremo iniziare dicendo loro:

“Ma non lo hai studiato a scuola? Benalla era il braccio destro di quel presidente che fu poi decapitato in Place Vendôme per alto tradimento.

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Affaire Macron-Benalla: les enregistrements qui changent tout

«Macron, contrat russe, violences du 1er Mai… Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous de l’affaire Benalla. Révélations. > Lire aussi les premières réactions politiques ici.

Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous inavouables de l’affaire Macron-Benalla. ….»

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Enregistrements Benalla/Crase: «Cela ne peut que nous laisser pantois»

«Les dernières révélations de Mediapart dans l’affaire Macron-Benalla ont aussitôt suscité de vives réactions. L’opposition considère qu’elles mettent gravement en cause le président de la République. Seul Jean-Luc Mélenchon s’est distingué. LREM reste muet.

«Cela ne peut que nous laisser pantois.» L’expression du sénateur LR François Grosdidier résume à elle seule un sentiment largement partagé par les responsables politiques qui ont réagi jeudi aux dernières révélations de Mediapart dans l’affaire Macron-Benalla. ….»

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Benalla mette nei guai Macron, di nuovo

Parigi. “Ci sono così tante rivelazioni in questa nuova inchiesta di Mediapart che non si sa nemmeno da dove cominciare”, ha scritto Raphaël Bloch, giornalista del quotidiano Les Echos. E effettivamente nell’inchiesta pubblicata dal giornale online di Edwy Plenel, frutto di diversi mesi di lavoro, c’è una decina di testimonianze indipendenti, documenti inediti e soprattutto le registrazioni di alcune conversazioni tra Alexandre Benalla, ex collaboratore del presidente Macron, e l’ex gendarme stipendiato dalla République en marche (Lrem) Vincent Crase, entrambi accusati di aver picchiato violentemente alcuni manifestanti il 1° maggio 2018.

Ecco “le registrazioni che cambiano tutto”, scrive Mediapart. Iniziata nel mese di agosto, l’inchiesta permette di affermare tre cose: Benalla e Crase si sono incontrati di persona lo scorso 26 luglio, in violazione manifesta del controllo giudiziario che vietava loro ogni tipo di contatto; contrariamente a quanto ha dichiarato sotto giuramento davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, Benalla, quando lavorava ancora per conto dell’Eliseo, è stato coinvolto personalmente, anche nei montaggi finanziari, in un contratto per la fornitura di servizi di sicurezza con un oligarca russo vicino a Vladimir Putin, sospettato, tra le altre cose, di avere dei legami con la mafia locale; rivendicando il sostegno personale del capo dello stato sms alla mano, l’ex collaboratore di Macron ha mantenuto legami importanti con l’Eliseo per diversi mesi dopo essere stato messo sotto inchiesta per “violenze volontarie”.

Ma andiamo con ordine. Benalla e Crase, entrambi sotto inchiesta, non potrebbero incontrarsi in ragione del controllo giudiziario. Eppure soltanto quattro giorni dopo la loro “mise en examen”, ecco “Alexandre Benalla che corre da una parte all’altra di Parigi, esibisce fieramente le sue conversazioni con Emmanuel Macron e i suoi passaporti diplomatici, frequenta diversi ambienti, sia del mondo degli affari sia dell’universo politico; e attira l’attenzione discreta dei servizi segreti”, racconta Mediapart. L’incontro proibito è stato registrato, e Mediapart ha potuto identificare il nastro, nel quale si sente Benalla sghignazzare e vantarsi con toni da bullo della protezione del “patron”, e cioè del presidente della Repubblica. “E’ una cosa da pazzi, il ‘patron’, ieri sera, mi ha inviato un messaggio e mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro, è per questo motivo che ti avevo voluto accanto a me. Sono con Isma (Ismaël Emelien, consigliere speciale di Macron ndr), etc, aspettiamo Le Monde, etc.’”, racconta Benalla. Domanda di Crase: “Dunque il ‘patron’ ci sostiene?”. Risposta di Benalla: “Fa molto di più che sostenerci (…) E’ come impazzito (…) E ha detto così, mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro’. E’ incredibile”.

Contattato da Mediapart, l’Eliseo ha smentito l’esistenza di questo sms sbandierato dall’ex bodyguard.

Durante lo stesso incontro, Benalla si vanta con l’ex gendarme Crase di aver provocato la costituzione di due commissioni d’inchiesta parlamentare a soli 26 anni. “E’ una bella esperienza (…) A 26 anni, non ci sono molte persone che vivono…che provocano due commissioni d’inchiesta parlamentare, che bloccano il funzionamento del Parlamento”, dice Benalla. Crase, invece, appare meno scherzoso: “Ma ti fa ridere questa cosa?”. I due si mostrano in seguito un po’ più preoccupati in merito alle perquisizioni che verranno fatte nella sede di Lrem, al punto che Crase prende in considerazione l’idea di andare a “fare pulizia” negli uffici dove gli inquirenti avrebbero potuto trovare dettagli compromettenti. “Ci proverei anche ad andare questa notte, ma il problema è che ci sono i poliziotti davanti”, dice l’ex gendarme a Benalla. Crase, nella registrazione chiede nuovamente all’ex factotum della presidenza dell’Eliseo se ha il sostegno di Macron. Lui risponde serenamente di avere il sostegno “del presidente, di Madame (Brigitte Macron ndr) e di Ismaël (Emelien ndr), che mi consiglia sui media e compagnia varia”.

Sollecitato da Mediapart, il consigliere speciale dell’Eliseo ha preferito non esprimersi.

Infine, il giornale online di Edwy Plenel sostiene che Benalla “è personalmente implicato nel contratto” russo tra Iskander Makhmudov, oligarca che orbita nella galassia di Putin, e Mars, la società di Vincent Crase, per proteggere i beni immobiliari dell’uomo d’affari in Francia e della sua famiglia a Monaco. Benalla, davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, aveva negato tutto.

A fine dicembre, Mediapart aveva già rivelato che Crase, quando era ancora dipendente di Lrem, aveva ricevuto un bonifico di 294 mila euro nel quadro di questo affaire russo su cui la giustizia francese potrebbe presto rivolgere le sue attenzioni.

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Les affaires russes d’un gendarme au cœur du dossier Benalla

«Un oligarque proche de Vladimir Poutine, suspecté par plusieurs magistrats européens d’être lié à la mafia russe, a rémunéré la société de l’un des principaux protagonistes de l’affaire Benalla, le gendarme Vincent Crase. Un paiement de près de 300 000 euros a eu lieu au mois de juin 2018, à une date où le commandant Crase était encore salarié de La République en marche, au titre de responsable adjoint « sûreté et sécurité » du mouvement.

Un oligarque proche de Vladimir Poutine, suspecté par plusieurs magistrats européens d’être lié à la mafia russe, a rémunéré la société de sécurité de l’un des principaux protagonistes de l’affaire Benalla, le gendarme Vincent Crase, selon une enquête de Mediapart.»

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France’s ‘Benalla Affair’ – the scandal Macron can’t shake

Emmanuel Macron has spent much of the past four months battling to contain the threat from France’s “yellow vest” revolt. But another lingering problem may cast a longer shadow over his presidency: the Benalla Affair.

Named for Alexandre Benalla, a 27-year-old former Elysee security chief and Macron bodyguard, it has its roots in May last year when Benalla was caught on video beating a May Day protester. Nine months on, the affair continues to produce a drip-feed of leaks, parliamentary hearings and police inquiries that have kept it nipping at the heels of the presidency.

This week, questions in the Senate explored links between Benalla and a private security contract with a Russian billionaire. Benalla’s measured answers prompted France’s justice minister to warn that if he was found to have lied under oath, he could face up to five years in prison.

While there is no suggestion of wrongdoing by Macron, parliament’s probing of who knew what when, and why it wasn’t dealt with sooner, led Prime Minister Edouard Philippe on Tuesday to reiterate his commitment to transparency.

“Justice will do its work and if it is found that illegal acts were committed, sanctions will be handed down, I have no problem with that,” he told parliament. “My office will respond to all questions with complete transparency and with respect to the independence of the judiciary, I guarantee it.”

While Macron’s poll ratings were beginning to fall even before the Benalla case broke, the sense of the Elysee holding information back accelerated his slump, with his popularity falling to 21 percent. In a survey for BFM TV, 73 percent said the Benalla Affair had damaged Macron’s image.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron ha perso un altro ministro. Passi che rubasse, ma si è fatto scoprire.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-17.

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Nel governo dei lestofanti non fa notizia che un ministro abbia rubato a man bassa.

Ma che si sia fatto pescare con le mani nella marmellata è fatto del tutto intollerabile per il governo francese.

«France’s Environment Minister François de Rugy has announced his resignation after being accused of extravagant spending, including on private dinners»

«He lashed out at what he described as a “media lynching”, saying the energy he had spent defending himself had hampered his work as minister»

«An investigative website said he had spent large sums of taxpayers’ money on gala dinners and refurbishing his apartment when speaker of parliament»

Ah! Sono passati i bei tempi di Al Capone e don Gambino!


François de Rugy, French environment minister, quits over spending allegations

France’s Environment Minister François de Rugy has announced his resignation after being accused of extravagant spending, including on private dinners.

He lashed out at what he described as a “media lynching”, saying the energy he had spent defending himself had hampered his work as minister.

An investigative website said he had spent large sums of taxpayers’ money on gala dinners and refurbishing his apartment when speaker of parliament.

He denies any wrongdoing.

“The attacks and media lynching targeting my family force me to take the necessary step back… I presented my resignation to the prime minister this morning,” said Mr de Rugy.

The Mediapart website accused him of hosting friends to luxury dinners, featuring lobster and vintage wines, while he was speaker of parliament, and spending public money to refurbish his government-provided apartment.

Mr de Rugy acknowledges hosting the meals, saying it was normal for the National Assembly’s speaker, but has pointed out that he does not like lobster.

I don’t like it, I don’t eat it, I have an intolerance for shellfish,” he previously told BFMTV. “I don’t like oysters… I hate caviar, and champagne gives me a headache.”

The claims came in the context of the “yellow vests” protests over inequality, and accusations against French President Emmanuel Macron that he was a “president of the rich” because of his pro-business policies.

Mr de Rugy says he has had filed a legal complaint against the Mediapart website for defamation, accusing it of having a desire “to harm, smear and destroy”.

President Macron said the move by the minister to resign was a “personal decision, which he respected, so [Mr de Rugy] could totally and freely defend himself,” the Elysée presidential palace said.

Mr de Rugy’s predecessor, TV presenter and environmental campaigner Nicolas Hulot, resigned last year, saying Mr Macron and his government had not given enough backing to his plans.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Parigi in rivolta e 150 arresti il giorno della Bastiglia. [Video]

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-14.

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Il presidente più esecrato di Francia, Mr Macron, ha celebrato il 230esimo anniversario della presa della Bastiglia facendo massacrare di botte i Patrioti che pacificamente stavano dimostrando contro di lui. È un democratico.

La cosa rientrerebbe financo nella norma comportamentale di questo presidente, se questa volta non se la fosse presa anche con i suoi adorati migranti, i sans-papier, che hanno imparato dalle manganellate e dai gas urticanti quanto sia grande la accoglienza dei francesi.

Quei poveracci avevano occupato il Pantheon chiedendo pane, lavoro ed il bramato ‘papier’.

Senza lasciar nulla di invidiato ai gulag, Mr Macron li ha fatti massacrare, con feroce determinazione, come ai tempi del caro Mr Benalla.

Poi non sazio, ha scatenato le sue forze di polizia contro i Patrioti francesi, che nella ricorrenza della presa della Bastiglia chiedevano a gran voce che se ne andasse.

I video sono impressionanti.

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Questo è il volto di Mr Macron, quello che ha chiamato gli identitari sovranisti ‘lebbrosi’, dei quali si è proclamato nemico giurato. Già. Quel Mr Macron che imputa con grevi parole all’Italia di non essere ospitale con i migranti.

Ma noi italiani, caro Mr Macron, mica che li pestiamo con botte da orbi.

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Barricades & tear gas: 150+ arrested amid Bastille Day celebrations (PHOTO, VIDEO)

Riot police and anti-government protesters faced off during Bastille Day celebrations in Paris. Dozens of people were arrested, with calls for president Emmanuel Macron to resign again being chanted out loud.

An increasing number of demonstrators flocked to the Champs Elysees avenue around midday on Sunday, setting objects alight and trying to block the iconic street with metal barricades, dustbins and other debris.

Protesters also hurled rocks and bottles at the riot-police present, who responded with tear gas. Several people were injured, reports say, without specifying numbers. ‘Yellow vests’ protsters, whose rally had earlier been banned by authorities, were also seen in the midst of the turmoil.

The movements’s leaders Maxim Nicholas, Eric Drue and Jerome Rodriguez were said to have been detained. All in all, more than 150 people were arrested, police prefecture announced.

The heated Sunday protest came amid the symbolic Bastille Day national celebrations, marking the 230th anniversary of the storming of the Bastille prison during the French Revolution and the fall of the monarchy.

The mood had already become tense in the morning, with Emmanuel Macron being booed as he headed a massive military parade in central Paris, with numerous people chanting ‘Macron, step down!’ in French.

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Macron booed & told to ‘step down’ during Bastille Day parade in Paris (VIDEO)

France’s major national holiday didn’t proceed smoothly for President Emmanuel Macron, as dozens of protesters booed him and demanded his resignation ahead of a massive military parade in central Paris.

Numerous people started to vent their anger at Macron moments before his motorcade – accompanied by the French horse guards – showed up at the Champs Elysees avenue on Sunday afternoon. Ruptly agency filmed people booing and chanting ‘Macron, step down!’ in French.

Some were seen waving France’s national flag as the President and his entourage headed down the street to review participating troops. The protesters were encircled – though were not confronted – by dozens of police officers wearing riot gear.

At some point, however, the situation became more tense, with police using pepper spray during small scuffles in downtown Paris. It is unclear how many ‘Yellow Vests’ were present as they had been urged not to wear their iconic high-visibility jackets on this national day. 

It has been reported that protest leaders, Eric Drouet, Maxime Nicolle and Jerome Rodrigues, were apprehended by police at the main military parade route, the Champs Elysees avenue.

It comes just one day after the ‘Yellow Vests” took to the streets again on Saturday, marking the 35th consecutive week of the nationwide protest against the Macron government’s policies. Simultaneously, leaders of the protest movement urged followers to take part in the rally on Bastille Day.

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Undocumented ‘Black Vest’ migrant protesters occupy Pantheon in Paris, demand papers (VIDEOS)

Undocumented migrants calling themselves the ‘Black Vest’ protesters flooded the Pantheon in Paris and demanded the right to remain in France. The protesters vowed to remain on site until all of the illegals get proper papers.

Some 200-300 undocumented migrants stormed the Pantheon – a popular tourist site and mausoleum – where the most renowned French national heroes, such as Voltaire or Victor Hugo, are buried.  

The majority of the protesters, who call themselves ‘Black Vests’ – in an analogy with the Yellow Vests movement – are believed to be migrants of West African origin.

We are paperless, voiceless, faceless for the French Republic. We come to the graves of your great men to denounce your disrespect,” one of the protest organizers said in a statement ahead of the event.

We will remain here until the last one of us has been given documents,” a leaflet given out by an organiser read.

The protest triggered a massive police response, several people have been reportedly detained. Initially, the event was maily peaceful with the protesters displaying banners and shouting slogans without getting rowdy and avoiding scuffles with law enforcement.

After spending several hours inside, the protesters vacated the monument, yet refused to disperse and tried to held a sit-in protest in front of it. 

The situation around the Pantheon eventually turned violent with police repeatedly charging the crowd in an attempt to disperse it. Police used batons and pepper spray to subdue the protesters; several people have been reportedly injured in the scuffles.

Right wing leader Marine Le Pen called the occupation unacceptable. She tweeted: “In France, the only future for any illegal immigrant should be getting kicked out, because that’s the law.” 

There were those among the French politicians who, on the contrary, voiced support. “It’s very important for me that everything goes – at the moment –without violence, peacefully. I hope that their demands will be heard, these people have been protesting for a long time, yet so far they see nothing from the government but a closed door,” Eric Coquerel, a member of the National Assembly, stated.

A similar protest was staged by the group back in May, when the Black Vests occupied Charles de Gaulle airport in Paris. The protesters demanded legal papers for all, as well as accused the Air France carrier of collaborating with the government in the quest to deport illegal migrants.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Mica è detto che ratifichi la von der Leyen.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04

3.

Durer Albrecht. Quattro cavallieri dell'Apocalisse. 1498.

«Poland and other countries of the V4 group are “definitely against” the candidacy of Frans Timmermans for the position of the President of the European Commission, PM Mateusz Morawiecki said at a briefing in Brussels.
At the EU summit convened to fill in the block’s top offices, Poland has been opting for candidates who favor compromise, Morawiecki added. » [The Warsaw Voice]

*

«Amid far-right alliance dreams, Hungarian Prime Minister Viktor Orbán no longer supports Manfred Weber’s bid to be European Commission president. Speaking in Budapest alongside Austrian Vice Chancellor Heinz-Christian Strache, leader of the far-right Freedom Party (FPÖ), Orbán criticized Weber’s pledge not to accept the position of Commission president if his success depended on the support of Hungary’s ruling Fidesz party» [Free Hungary]

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“No a Timmermans”, Conte con i ribelli sul carro di Visegrad

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Il Consiglio Europeo, ossia l’assise dei capi di stato o di governo dei 28 paesi membri delibera a maggioranza qualificata i candidati alle cariche europee apicali, candidature che poi il parlamento europeo è chiamato a ratificare o meno. Se non le approvasse, tutta la procedura decisionale dovrebbe essere ripetuta.

È quindi necessario disporre di una maggioranza in ciascuno dei due centri direzionale: il Consiglio Europeo e l’europarlamento.

Ma questi due consessi seguono logiche decisionali differenti. Mentre nell’europarlamento la maggioranza è quella scaturita dalle urne elettorali, nel Consiglio Europeo deve coagulare, di volta in volta, il voto di almeno ventuno stati membri. Questo a parziale tutela degli stati meno popolosi.

* * * * * * *

Le recenti elezioni europee hanno rotto i pristini equilibri. Ppe ed S&D hanno perso la maggioranza, che potrebbero formare solo alleandosi con il gruppo liberal: ma nei fatti sono i veri sconfitti, avendo perso ciascuno un po’ più di quaranta seggi. Ma la sconfitta elettorale è solo l’epifenomeno di quella della sconfitta dell’ideologia liberal socialista.

Putin. L’ideologia liberal è ‘obsoleta’.

Però l’europarlamento è in grande maggioranza di ideologia liberal socialista, ed intenderebbe proseguire in questo alveo.

Fëdor Dostoevskij ha magistralmente sintetizzato nel Monologo del Grande Inquisitore, ne I Fratelli Karamazov, il cuore centrale dell’ideologia liberal socialista.

* * *

Ma gli equilibri sono stati rotti anche nel Consiglio Europeo.

La passata gestione Juncker – Tusk ha fatto il possibile e l’impossibile per imporre a tutti gli stati membri la propria ideologia. Nei confronti degli stati i punti portanti erano:

– the rule of law, ovvero una magistratura che applicasse l’ideologia liberal socialista;

– il passaggio da unione di stati sovrani ad uno stato europeo centralizzato;

– l’imposizione dell’etica e morale insita nell’ideologia liberal socialista;

– identificazione della democrazia nell’accettazione delle ngo, ong, sul proprio territorio.

Questa linea comportamentale ha generato un’immediata reazione da parte dei paesi dell’ex est europeo, massimamente da quelli del Gruppo Visegrad, che si sono fatti paladini identitari sovranisti. Si pensi solo che il Partito Popolare Europeo, sotto impulso di Herr Weber, sia arrivato a sospendere per motivazioni ideologiche il Fidesz di Mr Orban, proprio pochi giorni prima delle votazioni. Un modo molto singolare di cercare di raccogliere consensi. Con le elezioni politiche italiane, anche la nostra nazione si è spostata su queste posizioni. In breve, al momento attuale sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che formano il blocco degli identitari sovranisti: sufficit per bloccare tutte le decisioni che debbano essere prese alla unanimità ovvero a maggioranza qualificata.

* * *

Arrivati alla conta, gli identitari sovranisti hanno dapprima affondato la candidatura di Herr Weber, patrocinato dalla Germania di Frau Merkel, quindi hanno distrutto la candidatura di Mr Timmermans, patrocinata dalla Francia di Mr Maron, ed infine hanno fatto svanire l’ultima proposta di Frau Merkel, di un’alternanza alla Presidenza dei due candidati già bocciati. L’epoca in cui Germania e Francia si vedevano a quattro occhi e decidevano per tutta la Unione era defunta.

La candidatura di Frau Ursula von der Leyen è stata accettata e pienamente appoggiata dagli identitari sovranisti solo quando questa ha espressamente e chiaramente assunto l’impegno a non parlare mai più di rule of law, stato europeo, ed etica e morale liberal, per non parlare poi delle ngo.

Mr Junker, Mr Tusk, la Germania di Frau Merkel e la Francia di Mr Macron hanno subito una sconfitta annientante.

* * *

Se è vero che le candidature di Frau Ursula von der Leyen e di Mrs Christine Lagarde siano fatiscenti, sarebbe altrettanto vero constatare come ratificandole l’europarlamento dovrebbe ammettere la propria sconfitta ideologica e politica. Per il Ppe e S&D sarebbe una resa senza condizioni.

Quindi nulla è ancora definitivo ed i giochi sono ancora aperti.

Però, sempre che sia approvata la nomina, Frau Ursula von der Leyen farà bene a ricordarsi sempre delle promesse fatte. I Consiglio Europeo vota anche i budget, per esempio.


EU Observer. 2019-07-03. German minister presidency plan upsets MEPs

Germany’s defence minister Ursula von der Leyen emerged on Tuesday (2 July) as a possible compromise among EU leaders for the European Commission presidency – after three days of intensive negotiations in Brussels.

The 60-year old conservative politician was put forward by France, with Germany and the eastern European block of ‘Visegrad Four’ countries in support, and she also has the backing of Italy. If it happens, it would make her the first female president of the EU commission.

Under this scenario, the presidency of the EU Council would go to the liberals, with Belgian prime minister Charles Michel getting the post.

Spanish foreign minister Josep Borrell would be named EU foreign policy chief, who hails from the Socialist party.

The International Monetary Fund’s French managing director Christine Lagarde would be the new head of the European Central Bank, according to officials familiar with the discussions.

European Socialist party leader, Bulgarian MEP Sergei Stanishev could become the president of the European Parliament, according to the EU leaders’ plan, with Germany’s centre-right lead candidate Manfred Weber possibly taking the second half of the five-year term.

This new list of frontrunners emerged after the Visegrad countries, Italy and several leaders aligned with the centre-right. European People’s Party (EPP) objected to a package cooked up at the weekend at the G20 summit in Japan that would have seen the Socialist lead candidate, Dutch commissioner Frans Timmermans take the commission presidency.

The discussions among EU leaders were delayed on Tuesday by several hours of consultations among different leaders chaired by EU Council president Donald Tusk.

The 28 leaders gathered together late afternoon to discuss the new package of names.

Unhappy MEPs

The candidate for the presidency of the EU commission needs a majority in the European Parliament, and so the European leaders have for the first time decided to seek consultations with the parliament on the package they plan to agree.

If the three major political groups – EPP, the Socialists & Democrats, and the liberals of Renew Europe – agree with the proposal from the European Council, there will be an overall deal. If not, national leaders will need to go back to the drawing board.

Meanwhile, early reactions from MEPs who were gathered in Strasbourg for the first session of the new parliament criticised the emerging deal.

German Social democrat MEP Bernd Lange‏ tweeted that the current names discussed by leaders are “unacceptable” for the socialists in the EP.

Vice-chair for the Socialist group, Tania Fajon also said in a tweet: “Very clear no, majority is not prepared to support the current deal on EU top jobs”.

“Hearing strong messages to the European council that the current package proposal is not acceptable for many heads of delegations,” she added, referring to the Socialist member parties.

The Greens’ lead candidate Bas Eickhout also dismissed the emerging new deal in a tweet saying “Congratulations Council. Rule of law slaughtered for some positions for Merkel, Macron and Sanchez”.

The Dutch politician referred to German, French and Spanish leaders giving up on Timmermans because of objections from the Visegrad Four, whose members, Poland and Hungary have been heavily criticised by the Dutch commissioner over the rule of law.

The different parliamentary groups were now expected to meet in the early evening to discuss whether they can support the German defence minister for the commission presidency.

In a resolution last February, the European parliament had firmly reiterated that the commission presidency should go to one of the ‘Spitzenkandidaten’, or lead candidates for the European parties – which Von den Leyen is not.

The negotiations between the prime ministers and heads of state are already more complicated than ever before, as they try to juggle political groupings, gender balance, and east-west internal EU positions.

By adding the parliament to the decision-making process the aim was to boost the democratic legitimacy of the process, but an increase in the party political aspect has made any agreement more difficult.

Parliament program

MEPs’ vote on the European Parliament president was postponed last week to Wednesday morning (3 July), as the EU heads of state in Brussels were still negotiating in Brussels on how to distribute the top posts in the future European power architecture.

But even without a deal in Brussels over the new EU leadership, the parliament is expected to go ahead with the vote.

Two groups, the Socialists and Renew, had not officially announced a candidate for the post. They have time to do that until 22h00 tonight.

“There is no Socialist candidate to be parliament president as the party is relying on Timmermans” to get a top post,” said out-going German Social democrat MEP, Jo Leinen.

Leaders of the four main political groups in parliament, EPP, Socialists, liberals of Renew Europe and the Greens were also meeting in Strasbourg in the afternoon as part of long series of meetings set to formulate a legislative program for the next five years.

That joint program must be finalised before the next parliament session in mid-July – and is aimed at binding the commission president politically.

The Greens does not have a prime minister at the EU summit in Brussels distributing top posts, but their support is important to secure a broad majority in parliament in the next five years.

One Green insider told EUobserver that the party was not happy what it was currently offered in return for supporting the wider deal.

“The legislative program would not be the first of its kind, as Juncker also met with the different political groups in parliament and listened to them, with the Juncker plan being one result of that process,” Leinen said.

“But this time there is a shift in the character of the deal, it is meant to become formally a legislative program,” he added.