Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Lega. Rixi suggerisce elezioni anticipate a giugno. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Goya. Sabba delle Streghe. 001

Il 26 maggio sarà giornata cruciale per l’Italia.

Dopo una lunga ridda di sondaggi elettorali, più o meno edulcorati a seconda dei palati, si arriverà alla fine alla conta dei voti che gli Elettori hanno espresso nelle urne.

Si voterà sicuramente per le elezioni europee, ma anche per il governo della regione Piemonte ed in 3,856 di comuni, grandi e piccoli, chiamando alle amministrative quasi diciassette milioni di italiani.

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Piemonte. Elezioni Regionali. Sondaggi.

Elezioni Europee. Le prime candidature.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

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Il quadro politico ha subito negli ultimi tempi talune mutazioni di non scarsa importanza.

Luigi Di Maio in alto mare, disastro M5s per le elezioni comunali. Perché ha già perso

«Il 29 maggio si voterà per le elezioni amministrative in 3.856 Comuni (48 per cento del totale) ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in 127 casi (ovvero in 1 su 30). Un dato inquietante che emerge leggendo le liste approvate e pubblicate sulla piattaforma Rousseau  e che conferma, sottolinea il Corriere della Sera, che il partito guidato da Luigi Di Maio si è radicato molto poco sui territori.

Ad Avellino, per esempio, città natale del vicepremier grillino, l’anno scorso il M5s aveva vinto con Vincenzo Ciampi. Ma il sindaco pentastellato, dopo soli 5 mesi è stato sfiduciato. E adesso il M5s non ha qui nemmeno un candidato. Pochi i candidati in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Qui nel 2014, i Cinque stelle conquistarono la roccaforte rossa, Livorno. Ma il sindaco Filippo Nogarin non si ricandiderà, preferisce un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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Svolta M5S, Di Maio rilancia

«Oggi apriamo la discussione all’interno del movimento per la nuova organizzazione, la discussione di alcune regole, compresa l’apertura alle liste civiche. ….

Per riuscire a essere forti alle amministrative, …. dobbiamo darci una organizzazione. Che non è calata dall’alto. Oggi inizia una discussione. Abbiamo tanta gente che ci chiede aiuto. E’ impossibile recepire tutto, serve una organizzazione che ci consenta di filtrare queste richieste. Qualcuno che faccia da collante con tante istanze. L’organizzazione del Movimento non giova solo al M5S, servirà agli italiani. Deve esistere una organizzazione a livello nazionale e a livello regionale. Questi sono i primi due temi ….

nei prossimi mesi possiamo lavorare a un dialogo con vere liste civiche, ma è una discussione che va fatta con calma -verrà data una settimana agli iscritti per ragionarci – e verranno tratti contributi, poi, solo in seguito, verranno le votazioni …. gli ‘attivisti devono votare molto più»

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Amministrative, M5S in stallo: si presenta solo in 1 Comune su 30

«Alle elezioni amministrative del 29 maggio si voterà in 3.856 Comuni (il 48% del totale), ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in appena 127 casi. È questo il dato che emerge analizzando le liste approvate, regione per regione, e pubblicate sulla piattaforma del M5S, gestita dall’Associazione Rousseau (qui il caso del flop alla votazione on line per approvare le candidature alle Europee). Va precisato che il numero potrebbe aumentare, anche se solo leggermente, via via che altre liste saranno vidimate dai «controllori» pentastellati. ….

Ma questo dato conferma che il primo partito del Paese (alle Politiche del 4 marzo conquistò uno storico 32,7%) si è radicato poco o niente sui territori. Così, a fine maggio, quando metà degli italiani saranno chiamati alle urne, il movimento guidato da Luigi Di Maio si presenterà in appena 1 Comune su 30 con un proprio candidato sindaco e propri candidati ai Consigli comunali. Una tendenza negativa , anche se non con questa portata, che era nell’aria. Tanto che, dopo le sconfitte alle Regionali in Abruzzo, Molise, Sardegna e Basilicata, lo stesso Di Maio aveva ammesso: «È necessario arrivare sempre alle amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori — fu la riflessione del leader M5S —. Non improvvisando come a volte accade. Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». ….

Il flop ad Avellino, «patria» di Di Maio

Scorrendo la lista delle candidature si vede come nei piccoli Comuni il M5S non sia quasi mai presente, magari anche per concentrare le proprie risorse nelle città più importanti e nei capoluoghi. Anche in questi ultimi casi, però, ci sono alcune situazioni preoccupanti. Ad Avellino, città natale di Luigi Di Maio, l’anno scorso il M5S aveva vinto con Vincenzo Ciampi (finito nel mirino perché accusato di aver copiato il programma dal collega di Verona), defenestrato però dopo appena 5 mesi con una sfiducia del Consiglio comunale. E così, almeno a quanto risulta dalla piattaforma Rousseau, nel capoluogo irpino non risulta che il M5S ripresenti alcun candidato.

I casi di Lombardia e Piemonte

Risultano una manciata i candidati sindaco del M5S in Lombardia (la regione in cui ci sono più Comuni al voto: 995) e pure in Piemonte, dove i sindaci da rileggere sono 829. Idem in Veneto (321) ed Emilia Romagna (235). Tra i casi più significativi c’è anche la Toscana, dove su 189 città al voto il Movimento risulta correre in appena 16 Comuni. Si tratta di una regione significativa, dove nel 2014 i pentastellati riuscirono nel primo colpo importante: conquistare il Comune di Livorno, città «rossissima» in cui la filiera Pci-Pds-Ds-Pd governata da sempre, incontrastata.

La rinuncia dei sei sindaci «pionieri»

Dopo questa vittoria storica, però, il sindaco «pioniere» Filippo Nogarin (qui l’intervista al Corriere: «Lascio Livorno per l’Europa) ha deciso di non ricandidarsi, optando per un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Il caso di Livorno è soltanto una delle sei rinunce a ricandidarsi per un secondo mandato. Il motivo? Forse il passaggio dalla fase di «protesta» a quella di «proposta», ha dimostrato quanto sia complicato governare. Ma hanno pesato anche espulsioni ed inchieste giudiziarie. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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M5S e Mr Di Maio sembrerebbero essersi schiantati contro la chiara asserzione di von Clausewitz: “Non importa il conquistare, bensì il mantenere“.

Una cosa è raccattare tutto l’astioso scontento presente in Italia, e ce ne è tanto ed anche ben a ragione, e trascinarlo ad un voto di clamorosa protesta, ma una cosa ben differente è sedersi sulla poltrona di governo, e quindi governare.

Servono idee sia di breve sia di lungo termine: idee che abbiano la caratteristica di essere possibili. Il governo di Masaniello è durato fino a tanto che non gli hanno piazzato otto pallottole nel torace.

Se si è più che convinti che il problema morale ed etico sia della massima importanza e che in Italia si annidi una mentalità di corruzione decisamente preoccupante, si è ancor più convinti che il giustizialismo apodittico si ritorca sempre alla fine contro chi lo avesse innescato.

Siamo chiari.

Il M5S ha svolto un ruolo unico nel distruggere buona quota del partito democratico, merito questo che nessuno gli nega. Ma illudersi che la gente si accontentasse di scambiare politici abbacinati dall’ideologia liberal socialista con altri politici ideologizzati è stato un severo errore politico: la gente è stufa delle ideologie, non solo di un certo tipo di queste.

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Ora Mr di Maio ha compreso che un partito ha bisogno di programmi costruttivi, possibili, e di persone capaci di portarli in porto. Di ‘onesti’ ma incapaci nessuno se ne fa nulla.

M5S non ha mai curato la presenza sul territorio né, tanto meno, ha mai cercato alleanze, nel miraggio di poter conseguire da solo una maggioranza assoluta.

Poi, quando alla fine ha trovato un alleato leale, lo ha preso a calci nei denti. Eppure governando con la Lega avrebbe avuto cinque anni di tempo per consolidarsi sul territorio.

La decisione di presentarsi solo in un centinaio di comuni è la saggia ammissione di una sonora sconfitta.

Ma nessuno può sottovalutarne la portata politica.

«“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said»

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«“The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said»

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«“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper»

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«We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening»

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«We’re all sick and tired….. all it can to make us vote in June»

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Verissimo: stanno accadendo cose assurde.

Cosa farebbe un Bismarck se fosse al posto di Di Maio?

Accontentarsi del 20% – 24%, quota peraltro ragguardevole, avendo perso gli esagitati, andare ad elezioni politiche anticipate, facendo coalizione con la Lega per sfruttare appieno le potenzialità della legge elettorale.

Conquisterebbero in Camera e Senato la maggioranza necessaria per vivere sereni ed anche per fare riforme costituzionali.

Ma Mr Di Maio non è certo Bismarck.


Bloomberg. 2019-04-19. Populist Spat Prompts Fresh Speculation on Snap Italy Vote

– Coalition allies fight over corruption probe, taped intercept

– League, Five Star both demand that officials involved resign

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An acrimonious clash between Italy’s populist allies over alleged corruption has triggered new speculation about early elections, with a senior League government official saying everyone in the party is “sick and tired” of the Five Star Movement.

In one of the worst tussles so far within the ruling coalition, relations descended into mutual backbiting after allegations against the rightist League’s Armando Siri, an economic adviser to Deputy Prime Minister Matteo Salvini, and anti-establishment Five Star’s Virginia Raggi, the mayor of Rome.

Siri, who is undersecretary at the Infrastructure and Transportation Ministry, is suspected by Rome prosecutors of receiving a 30,000-euro ($34,000) bribe for allegedly seeking to favor businessmen in the renewable energy industry. Siri has denied wrongdoing.

Raggi urged the head of the Rome garbage-collection firm to modify its accounts, according to magazine L’Espresso, citing what it said were taped intercepts. Raggi said in a Facebook post that she had exercised no pressure on the official, and that she spoke “harshly” to him “because there is garbage in the streets and I can’t accept it.”

‘Sick and Tired’

News of the two episodes, which emerged on Thursday, prompted a call by Deputy Premier Luigi Di Maio, of Five Star, for Siri to quit — and similarly a call by Salvini for Raggi to quit. League officials are angry that Siri’s mandate was swiftly suspended by his minister Danilo Toninelli, of Five Star.

“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said in a Facebook post Friday, adding that the party seems to be in contact with ex-premier Silvio Berlusconi about forming another government. Di Maio insisted that Siri should quit, saying he could return to the administration “if the issue is resolved positively.”

Salvini shot back that the coalition isn’t about to collapse. “The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said in comments sent by his spokeswoman.

“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper La Repubblica earlier on Friday. “We’re all sick and tired.” He added that Five Star is doing “all it can to make us vote in June,” after next month’s European Parliament elections.

Asked whether Salvini plans to ditch Five Star, Rixi said there is no guarantee that trying to force an early election would guarantee a clear parliamentary majority. “We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening,” Rixi said.

Salvini has long resisted pressure from his lieutenants in the League to force an early election, despite opinion polls crediting the party with about 33 percent of the vote, against some 22 percent for Five Star. Salvini believes the League, whose stronghold is in the wealthy north, needs more time to build up support in the south, and is wary of having to rely on his former ally Berlusconi for a majority.

Salvini’s long-game strategy is coming under increasing strain as the coalition quarrels — over a host of issues from tax cuts to immigration, security and relations with China — as the two allies clash on the campaign trail ahead of the European vote.

“Look, this way we’re not going anywhere. You won’t resolve anything with insults,” Repubblica cited Salvini as telling Prime Minister Giuseppe Conte before a cabinet meeting Thursday. “With this attitude you’re blocking the country just for the European elections. So say it, say that you want to blow everything up.”

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

M5S. Si delinea un nuovo eurogruppo sovranista.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-03.

Unione Europea 010 Bicchieri

Al momento attuale sarebbe prematuro inferire qualcosa sui futuri gruppi dell’europarlamento.

Tuttavia molte situazioni sembrerebbero maturare.

«Questo è un progetto al quale potranno prendere parte tante forze che non si riconoscono né nella destra né della sinistra. Non siamo d’accordo su tutti i temi, ma i principi ispiratori di questo gruppo si basano su un’idea di Europa diversa».

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«Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio presentando il manifesto per le Europee con i leader dei partiti Zivi Zid (Croazia), Kukiz ’15 (Polonia), Liike Nyt (Finlandia) e Akkel (Grecia).»

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«Per formare un gruppo in Parlamento europeo, al momento, al M5S mancano altre due forze politiche – di due diversi Paesi – alleate»

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«Tra i principali temi che accomunano il M5S con i quattro partiti di cui sopra ci sono la democrazia diretta, la lotta alla burocrazia, il sostegno al “made in”, la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale»

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In questo momento ben poco ci sarebbe da commentare, tranne un elemento a nostro avviso di grande importanza.

Per definizione, i gruppi parlamentari formati dalla confluenza di partiti identitari sovranisti non possono aver programmi dettagliati a priori, né cercar di imporre disciplina di gruppo.

Infatti, i partiti ivi confluiti lo hanno fatto proprio per poter mantenere mano libera nel comportamento in sede nazionale.

Non sarebbe lecito imputare loro proprio quella che sarebbe la loro principale caratteristica.

Ci si dovrà abituare ad un europarlamento che discuta volta per volta, senza recepire per oro colato le soluzioni trovate dalla Commissione Europea.


Sole 24 Ore. 2019-02-16. Democrazia diretta e sovranismo: cosa accomuna i quattro partiti alleati del M5s in Europa

«Questo è un progetto al quale potranno prendere parte tante forze che non si riconoscono né nella destra né della sinistra. Non siamo d’accordo su tutti i temi, ma i principi ispiratori di questo gruppo si basano su un’idea di Europa diversa». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio presentando il manifesto per le Europee con i leader dei partiti Zivi Zid (Croazia), Kukiz ’15 (Polonia), Liike Nyt (Finlandia) e Akkel (Grecia). Per formare un gruppo in Parlamento europeo, al momento, al M5S mancano altre due forze politiche – di due diversi Paesi – alleate. Di Maio aveva già incontrato lo scorso 9 gennaio a Bruxelles tre dei quattro leader stranieri presenti oggi a Roma. Tra i principali temi che accomunano il M5S con i quattro partiti di cui sopra ci sono la democrazia diretta, la lotta alla burocrazia, il sostegno al “made in”, la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale.

Zivi Zid, il partito populista anti-sfratti croato

Il partito populista croato Zivi Zid “Blocco umano” si oppone ai pignoramenti, occupando le proprietà e formando uno “scudo umano” per impedire fisicamente gli sfratti. Di qui il nome del partito, che rifiuta etichette di destra o sinistra. Tra gli obiettivi, l’abbandono della Nato e la legalizzazione della marijuana, oltre alla messa al bando dei prodotti Ogm. Il leader Ivan Sinčić si è presentato al primo turno delle presidenziali nel 2014, arrivando terzo con il 16,4% dei voti. «Il nostro partito – ha ricordato Sincic – è un movimento contro la corruzione, se andremo al governo adotteremo le leggi anti-mafia italiane. Siamo per un’Europa dei popoli, togliamola dalle mani delle banche e della burocrazia».

Il partito anti-abortista polacco Kukiz’15

Kukiz’15 è un partito di estrema destra euroscettico, nazionalista, populista e fautore della democrazia diretta. Il leader Pawel Kukiz è un cantante rock, attore e politico polacco. Nel febbraio 2015 ha partecipato alle elezioni presidenziali, nelle quali ha ottenuto 3 milioni di voti (20,8% del totale), risultando il terzo candidato più votato. Alle elezioni parlamentari autunnali nel 2015 Kukiz’15 ha ottenuto l’8,8% dei voti conquistando 42 seggi alla Sejm (Camera dei Deputati). Il movimento è particolarmente diffuso tra i giovani, ottenendo il 42% dei voti della popolazione compresa tra 18 e 29 anni. Kukiz si è dichiarato contrario all’aborto e all’adozione di bambini da parte di omosessuali. «Non abbiamo finanziamenti pubblici rifiutiamo la divisione destra-sinistra, bisogna dividere la politica tra persone oneste e disoneste. In Polonia combattiamo per uno strumento referendario più forte e vogliamo un’Europa di pari opportunità dove non prevalgano i diktat di due Paesi (Francia e Germania, ndr). Basta con l’aristocrazia di Bruxelles», ha affermato il leader polacco.

La democrazia diretta del finladese Liike Nyt

Democrazia diretta attraverso le piattaforma digitali (un po’ sul modello Rousseau), difesa dell’economia di mercato e tutela delle Pmi sono alcuni degli obiettivi di Liike Nyt (“Movement Now”), movimento finlandese di centro-destra che conta su circa 8mila membri. La formazione politica è stata presentato a Roma da uno dei suoi membri fondatori, Karolina Kahonen. «I desideri dei cittadini e le scelte politiche non sono più in contatto», ha spiegato Kahonen.

Il partito dell’agricoltura greco

Akkel (letteralmente “Partito dell’agricoltura e allevamento della Grecia”) è un partito fondato nel 2014 per rappresentare gli interessi di piccoli produttori, pescatori e coltivatori diretti della Grecia. Tra gli interessi primari, la tutela della produzione di filiera corta e del Made in, la tutela dell’ambiente, l’avversione verso i trattati di libero commercio «che contribuiscono ad abbassare gli standard di protezione dei diritti dei consumatori e per far precipitare i prezzi dei prodotti locali». Il partito, guidato da Evangelos Tsiobanidis, si è espresso contro le sanzioni imposte alla Russia, che hanno pesantemente danneggiato le esportazioni greche. I rappresentati di Akkel sono dei convinti difensori della democrazia diretta. Tsiobanidis ha attaccato il governo Tsipras sottolineando come la Grecia abbia «perso la sua sovranità nazionale. Il Paese – ha detto – non è più una nazione indipendente ma è occupata come nella seconda guerra mondiale dai nazisti. Siamo occupati dagli interessi di altri Paesi Ue e della Nato».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici

M5S e democrazia diretta. Potenzialità e limiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-26.

2019-02-26__Referendum__001

All’interno dei paesi occidentali, solo la Svizzera prevede un uso estensivo della democrazia diretta, mediante lo strumento del referendum.

Ogni nazione ha una sua propria legislazione sul referendum.

La costituzione federale degli Stati Uniti non prevede l’uso del referendum, strumento di consultazione presente, ed anche largamente usato, nelle costituzioni di molti stati membri.

Similmente, nell’Unione Europea nessun Trattato prevede l’uso della strumento referendario. In occasione del tentativo di varare una costituzione dell’Unione Europea, Francia e Paesi Bassi indirono dei referendum, ma ovviamente su scala nazionale.

2019-02-26__Referendum__002

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Il problema è sfaccettato e complesso.

Se si accetta il concetto che il popolo sia sovrano, dovrebbe conseguire la liceità del referendum.

Tuttavia il concetto stesso di referendum si scontra con quello di delega elettiva.

A nostra conoscenza non esiste un sistema politico nel quale i rappresentanti eletti siano vincolati ad applicare il programma elettorale. Se sicuramente ciò dovrebbe essere obbligo morale e politico, possono se non altro sorgere problematiche nuove, prima non previste né prevedibili.

In poche parole, la delega elettorale è una carta firmata in bianco, ed un deputato può in molti sistemi anche cambiare partito: logica e giustizia imporrebbero però che in tale evenienza si diano le dimissioni dal parlamento ove si è stati eletti, consentendo così al popolo sovrano di esprimere un nuovo nome a tale alta carica.

In questa ottica, il referendum dovrebbe essere applicato ogni qualvolta si presentassero problemi non previsti nei programmi elettorali. Questa pratica urterebbe però contro un grande ostacolo, ossia sulla liceità di indire un referendum anche solo sull’incertezza operativa di un solo partito politico.

Come si constata, ci sono dei pro e dei contro di non poco peso.

Una ultima chiosa.

La costituzione di molte nazioni vietano esplicitamente referendum sulla tassazione. Ma la rivoluzione inglese di Cromwell voleva proprio che il parlamento avesse pieno governo in materia fiscale. Similmente. così richiedono i Gilets Jaunes alla Francia di Mr Macron. Problema questo acuito nei paesi membri dell’Unione Europea e dell’Eurozona, stante il fatto che dette istituzioni ambirebbero ad avere il monopolio della gestione delle imposte continentali, evenienza aliena alla mentalità di molte nazioni e popoli.

A ben pensarci, i problemi fiscali sono proprio quelli che più stanno a cuore ai cittadini, ai quali dovrebbe spettare il giudizio che valutasse il rapporto benefici/costi tra tasse e servizi pubblici.

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Sul referendum taluni hanno anche avanzato delle teorie psicologiche. Si sostiene che il popolo sovrano potrebbe essere facilmente influenzabile da istanze emotive che offuscherebbero la necessaria lucidità operazionale.

Questa posizione sembrerebbe essere alquanto capziosa, a nostro personale parere:il concetto di sovranità popolare prescinde dalla reale ed effettiva intelligenza e corretta informazione.

Il popolo o è sovrano oppure non lo è.


Corriere. 2019-02-24. Maggioranza degli elettori 5 Stelle per il no al processo a Salvini. Come il 26% di chi vota il Pd

Nel Movimento l’esito del voto online sulla piattaforma Rousseau condiviso dal 56%

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La consultazione della base promossa lunedì scorso dal M5S, sulla piattaforma web Rousseau, per decidere la posizione da adottare sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini per la vicenda della nave Diciotti, ha rappresentato un importante banco di prova per la tenuta della maggioranza, ma anche una verifica dei rapporti di forza all’interno del Movimento. C’era molta curiosità riguardo alle decisioni su un tema che da sempre ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia dei 5 Stelle: il rapporto con i politici alle prese con la giustizia. Infatti, a differenza di altre vicende dell’attualità politica, la stragrande maggioranza degli italiani ha seguito l’iniziativa, il 45% con attenzione e il 38% ne ha almeno sentito parlare. Un italiano su due (49%) ritiene che su casi come questo sarebbe stato più opportuno lasciare libertà di coscienza ai parlamentari pentastellati, senza farsi condizionare dalla propria base, mentre il 31% approva il ricorso alla consultazione, secondo un principio di democrazia diretta.

L’unico elettorato a favore della consultazione dei cittadini è quello del Movimento: 69% i favorevoli, 9% i contrari, 22% coloro che non si esprimono. Presso tutti gli altri elettori prevale il disaccordo, in particolare nel centrosinistra (70%) e nell’opposizione di centrodestra (64%), ma anche tra i leghisti (56%), che pure hanno beneficiato dell’esito del voto online che, come sappiamo, ha fatto registrare il 59% contro la concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini e 41% a favore. In generale, il 47% è del parere che la consultazione online dei cittadini rappresenti un modello pericoloso e sia meglio mantenere la democrazia rappresentativa con l’elezione di rappresentanti che in Parlamento decidano e poi possano essere confermati o mandati a casa alle elezioni successive; al contrario il 29% ritiene che questo metodo rappresenti il futuro della democrazia e il suo utilizzo debba essere esteso, ed è un’opinione che prevale esclusivamente tra gli elettori del M5s (71%). Si tratta di un atteggiamento che appare in controtendenza rispetto al crescente desiderio di protagonismo dei cittadini e al processo di disintermediazione che ha investito il nostro Paese negli ultimi anni mettendo in discussione i principali organismi di rappresentanza.

Come si sarebbero espressi gli italiani se fossero stati chiamati a votare? Sarebbe prevalsa la contrarietà a procedere nei confronti del vicepremier: 48% i contrari e 33% i favorevoli. I più contrari sono i leghisti (88%), seguiti dagli elettori dell’opposizione di centrodestra (58%), da sempre su posizioni garantiste, mentre tra gli elettori di centrosinistra e delle altre liste di sinistra prevale il favore all’autorizzazione a procedere, rispettivamente con il 64% e il 76%. Il dato più interessante riguarda l’elettorato M5S: il 56% è contro la concessione, il 18% a favore, mentre il 26% non si esprime. Sono dati in sintonia con l’esito del voto online di lunedì scorso che ha messo in luce una frattura più accentuata tra gli iscritti (59% contro, 41% a favore) rispetto all’insieme degli elettori 5 Stelle, molti dei quali non sono in grado di prendere una posizione. Il risultato, smentendo le passate posizioni intransigenti dei 5 Stelle sul tema, induce il 40% degli italiani a pronosticare una perdita di consenso del M5s, mentre il 10% si aspetta una crescita e il 26% ritiene che non avrà alcuna influenza. A questo proposito gli elettori 5 Stelle si mostrano ottimisti, i leghisti agnostici e quelli dell’opposizione prefigurano un calo. Il sondaggio odierno presenta quindi alcune conferme: innanzitutto che il voto online degli iscritti rappresenta il tratto distintivo e identitario dei pentastellati, un «totem» del M5s, come lo sono per il Pd le primarie. E ancora, l’atteggiamento giustizialista della maggioranza degli italiani, che assume tratti di vera e propria furia nei confronti dei politici, è spesso ondivago e, come in questo caso, si placa di fronte al leader che gode di elevata popolarità, alla convenienza (la sopravvivenza del governo) o al merito delle questioni (come sappiamo la maggioranza dell’opinione pubblica era e rimane favorevole alla linea della fermezza e alla chiusura dei porti). Insomma, garantismo e giustizialismo in Italia sono à la carte, e anche questa è una conferma.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Abruzzo. Il 10 febbraio si vota in Abruzzo. Lega secondo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-30__abruzzo__001

Il dieci febbraio si terranno le elezioni regionali in Abruzzo.

Ricordiamo come in tale regione non esista la figura del ballottaggio: vince chi ottiene più voti.

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Questi a seguito sono i risultati del più recente sondaggio.

2019-01-30__abruzzo__002

Se nelle elezioni del 2014 il centrosinistra era riuscito a conquistare il 46.3% dei consensi era sceso al 20.3% alle politiche 2018 e si attesterebbe ora sul 28.2%.

Il M5S aveva preso il 21.4% alle regionali, il 39.9% alle politiche e varrebbe ora il 28.2%.

Il centro – destra, che alle regionali 2014 aveva conseguito il 29.3% ed il 35.6% alle politiche 2018, otterrebbe ad ora il 39.0% dei propensioni al voto.

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La lotta per la presidenza si svolge quindi tra M5S ed il centro – destra, anche se forse sarebbe meglio dire la Lega. Questa infatti passa dal 13.9% delle politiche 2018 agli attuali 21.6%.

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Si è perfettamente consci che i dati delle elezioni regionali sono difficilmente trasferibili in sede politica nazionale.

Pur tuttavia, a quanto sembrerebbe, questi dati locali ricalcherebbero quelli delle prospezioni alla propensione al voto eseguite in sede nazionale.

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«Il primo appuntamento elettorale del 2019 per la politica italiana si terrà il 10 febbraio con le regionali abruzzesi.

Secondo un sondaggio Swg commissionato da Fratelli d’Italia, il candidato della coalizione di centrodestra, Marco Marsilio, sarebbe in vantaggio sugli sfidanti e raccoglierebbe un consenso che va dal 35% al 39%. Subito dietro Sara Marcozzi, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe tra il 30% e il 34%. Più indietro invece il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, sondato tra il 28% e il 32% mentre Stefano Flajani di Casapound non ha speranze nemmeno di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per le liste non coalizzate.

Sondaggi elettorali Swg: Abruzzo, balzo Lega.

Swg ha rilevato anche le intenzioni di voto dei singoli partiti.

In Abruzzo, la Lega, rispetto alle Politiche del 2018, ha aumentato il suo bacino di consensi di quasi sette punti percentuali, passando dal 13,9% al 21,6%. Forza Italia ha visto un travaso di voti importante e ha dovuto passare lo scettro di primo partito del centrodestra proprio al Carroccio. Gli azzurri hanno perso 5,5% punti e ora si attestano al 9% in linea con la media nazionale. Fratelli d’Italia ha fatto un piccolo passo in avanti dal 5% al 5,3%. In nemmeno un anno, il Movimento 5 Stelle ha dilapidato il vantaggio che aveva sugli avversari. Dal 39,9% ottenuto alle Politiche è passato al 32,2% di oggi. I pentastellati rimangono sì la prima forza politica, ma alle regionali corrono da soli e, al momento, sono secondi rispetto alla coalizione di centrodestra sondata al 39% mentre il centrosinistra è subito dietro al 28,2%. Potrebbe proprio essere il Partito Democratico il vero ago della bilancia della partita. I dem sono in crescita rispetto alla rilevazione effettuata a fine novembre (+1,4% al 13,2%) e potrebbero rubare voti chiave al Movimento. In Abruzzo, infatti, non si va al ballottaggio: vince chi ottiene più voti.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Italia. Sondaggi Elettorali. Ixè valuta M5S al 24.8%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-03.

2019-02-03__Italia__003

Riportiamo i risultati degli ultimi sondaggi elettorali disponibili per l’Italia.

Da notarsi sia il costante calo del M5S, sia la percentuale del 24.8% che gli attribuisce l’Ixè.

2019-02-03__Italia__001

Sondaggi politici elettorali. Confronto 23-29 dicembre: Lega in media al 31,8%, istituti concordi su ulteriore flessione del M5S ora fra 24,8 e 27 per cento

2019-02-03__Italia__002

La settimana dal 23 al 29 dicembre mette a confronto le rilevazioni di 3 istituti: Bidimedia, Ipsos e Ixè.

Il 2018 si chiude con la Lega che si attesta fra il 31% (Ixè) e il 32,9% (Ipsos) e con un vantaggio medio del +5,7% sul Movimento 5 Stelle. La formazione politica del vicepremier Luigi Di Maio viene accreditato nell’ultima media dell’anno al 26,1%, circa sei punti percentuali e mezzo in meno rispetto al risultato delle elezioni politiche di marzo, e mette d’accordo i tre istituti della settimana nel segnalare una flessione significativa rispetto anche alla precedente rilevazione. Osservando i singoli sondaggi, la distanza fra le due forze politiche va da un minimo del +4,9% (Bidimedia) fino a un massimo del +6,2% per i salviniani secondo Ixè.

Insegue a distanza il Partito Democratico con un dato medio del 17,6% e variazioni di diversa tendenza rispetto alle precedenti rilevazioni di ciascun istituto. All’interno dell’opposizione di centrodestra al governo Conte, Forza Italia si attesta fra l’8% presentato da Ipsos e il 9,9% di Ixè, chiudendo quindi il 2018 fra i 4 e i 6 punti percentuali in meno rispetto alle Politiche, consensi in larga parte “rubati” dall’(ex) alleato leghista; l’altra forza politica attualmente presente in Parlamento, Fratelli d’Italia, viene invece accreditata in media del 3,8%.

Fra altre formazioni politiche, il dato medio settimanale di MDP/Liberi e Uguali, in attesa di comprenderne il futuro, è pari al 2,7%; nello stesso ordine di valori si posiziona +Europa, in un intervallo che va da un deludente 2,1% (Ixè) fino al 3,4% (Bidimedia), dato invece superiore a quello ottenuto lo scorso marzo. Potere al Popolo, infine, non va oltre l’1,8.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Espulsi due senatore e due eurodeputati. Era l’ora.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-31.

«Il rispetto degli elettori viene prima di tutto.»

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2018-12-31__M5S__002

Così scrive Luigi Di Maio.

«Quando i candidati del MoVimento 5 Stelle entrano nelle liste accettano alcune regole, poche e chiare, che sono vincolanti per la loro candidatura. Tutti gli eletti del MoVimento in Parlamento hanno quindi firmato e accettato anche la regola presente nel Codice Etico (https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/…/codice_etico_MoVimento…) per cui i nostri parlamentari sono tenuti sempre a votare la fiducia ad un Governo in cui il MoVimento è parte della maggioranza.

Nel Codice c’è infatti scritto che i portavoce eletti si impegnano “a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle”. Qualcuno dopo aver ottenuto l’elezione, ha cominciato a rinnegare regole e programmi. Qualcuno crede che per il solo fatto di essere senatore allora sia indispensabile per il Governo e per questo possa trasgredire le regole che ha firmato. Non è così. Noi siamo gente seria che rispetta gli impegni presi con i cittadini. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Oggi i probiviri si sono espressi con dei provvedimenti duri e giusti. E se ci sono altri senatori o deputati che non intendono più sostenere il contratto di Governo, per quanto mi riguarda sono fuori dal MoVimento, anche a costo di andarcene tutti a casa.

Il rispetto degli elettori viene prima di tutto.»

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2018-12-31__M5S__001

Così scrive il Collegio dei probiviri.

«A fronte di comportamenti contrari alle norme dello Statuto e del Codice Etico, accettato e condiviso da eletti ed iscritti, il Collegio dei Probiviri ha preso le seguenti decisioni nei confronti di

– Gregorio De Falco: Espulsione (reiterate violazioni art. 11 Statuto; art. 3 Cod. Etico)
– Saverio De Bonis: Espulsione (violazione art. 11 Statuto; art. 6 c. 4, Cod. Etico)
– Giulia Moi: Espulsione (violazione art. 11, lettera m, Statuto; art. 3 Cod. Etico)
– Marco Valli: Espulsione (violazione art. 11, lettera m, Statuto)
– Lello Ciampolillo: Richiamo (violazione art. 11 Statuto; art. 3 Cod. Etico)»

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«Il collegio dei Probiviri del M5S ha espulso dal Movimento i senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, e gli eurodeputati Marco Valli e Giulia Moi. Lo comunica il blog delle Stelle in un post. Per il senatore Lello Ciampolillo il collegio dei probiviri ha optato per il richiamo. Archiviati invece i procedimenti disciplinari per i senatori Virginia La Mura e Matteo Mantero. Mentre, sugli altri due senatori dissidenti, Paola Nugnes e Elena Fattori, il M5S sottolinea come i procedimenti disciplinari sono ancora pendenti e non ancora conclusi con una decisione.
“Qualcuno crede che per il solo fatto di essere senatore allora sia indispensabile per il Governo e per questo possa trasgredire le regole che ha firmato. Non è così. Noi siamo gente seria che rispetta gli impegni presi con i cittadini. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. E se ci sono altri senatori o deputati che non intendono più sostenere il contratto di Governo, per quanto mi riguarda sono fuori dal MoVimento, anche a costo di andarcene tutti a casa” scrive su facebook, il vicepremier Di Maio. » [Ansa]

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Concordiamo pienamente con quanto afferma Mr Di Maio:

«Il rispetto degli elettori viene prima di tutto.»

E sottoscriviamo il provvedimento preso dal Collegio dei Probiviri.

Se critica debba e possa essere fatta, M5S ha avuto fin troppa pazienza.

Non si può chiedere ai Cittadini obbedienza alle leggi se i senatori sono i primi a disattendere le regole.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ipsos. Lega 34.7%, M5S 28.7%, Pd 16.5%. Cd 46.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-05.

2018-11-03__Salvini__001

Ipsos ha rilasciato il solito Report mensile sulla propensione al voto degli italiani.

Il 57% degli italiani da un giudizio positivo sull’attuale Governo gialloverde, il 58% sul Premier Conte, il 52% su Mr Salvini ed il 48% su Mr Di Maio.

La Lega sale dal 17.4% al 34.7%, M5S decresce dal 32.7% al 28.7%, il partito democratico scende dal 18.7% al 16.5%.

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Poi ci sono persone che si chiedono perché Salvini trionfi nei consensi.

Questi dati confermano il trend in atto da oltre sei mesi.

Gli Elettori premiano i politici coerenti, che fanno ciò che dicono ed attuano il programma che si erano prefissati. Non solo, ma privilegiano coloro che parlano in modo chiaro, semplice, e comprensibile:quelli che sono stati a sentire i desideri espressi dalla società civile, ossia dagli Elettori stessi.

Se sicuramente Salvini e la Lega salgono nelle propensioni di voto grazie alle loro idee e comportamenti, sarebbe forse più interessante valutare il perché le altre formazioni politiche perdono consensi.

Il partito democratico assomiglia ad un reperto archeologico privo di idee che interpretino e facciano comprendere i tempi, ancora guidato dalle stesse identiche persone che lo hanno portato alla disfatta, disperdendo quel patrimonio elettorale del 40.8% che avevano ottenuto alle passate elezioni europee. Come tutte le situazioni sclerotiche, si constata come il suo Elettorato sia costituito in larga maggioranza da edentuli vecchietti tutti chiusi nelle bucoliche ridondanze di un passato che non ritorna, che non può ritornare. Non vale nemmeno la pena di combatterlo, ci pensa Sorella Morte a sfoltire i ranghi del partito democratico, che nulla ha da proporre di fattibile ai giovani.

Movimento Cinque Stelle sta sostanzialmente mantenendo le posizioni acquisite. Sta affrontando la inevitabile crisi che si presenta ogni qualvolta un partito arriva alla stanza dei bottoni più cavalcando scontenti specifici piuttosto che proponendo una chiara linea politica sostenibile nel tempo.

In passato M5S aveva coagulato tutta una lunga serie di movimenti locali contraddistinti dal ‘no‘ a qualcosa. Frange minoritarie ma molto rumorose. Ma non si guida una nazione dando ascolto a minuscole minoranze a discapito del bene comune di tutta la Collettività.

Sicuramente servirà ancora del tempo per bonificare M5S da questi esagitati ed altrettanto sicuramente il Movimento perderà qualche deputati e qualche senatore. Certamente la residua stampa liberal socialista farà da gran cassa, ma anche questa un bel dì dovrà rendersi conto che il pd è morto.

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Questi dati si presterebbero però anche ad altri tipi di lettura.

Or son due anni che in tutto il mondo si evidenzia la devoluzione delle ideologie liberal e socialiste: fenomeno questo che ha iniziato a manifestarsi proprio mentre esse erano la Weltanschauung dominante con il controllo quasi totale di ogni tipo di media.

La lezione è semplicissima.

I media sono ininfluenti: la gente comune guarda di più quanto le sia consentito di vivere secondo le proprie idee personali, usando un occhio di particolare riguardo per il proprio stipendio e dando sbirciatine rumorose al proprio futuro.

L’overkilling mediatico, il battere su argomenti che stanno a cuore solo all’élite dominante ma dei quali la gente vive tranquillamente facendone a meno, l’uso scotennato della menzogna e della calunnia si sono rivelati del tutto controproducente.

Ma mica che i resti dell’élite lo abbiano ancora capito. La caduta di Frau Merkel non ha insegnato nulla a nessuno.

Giudici togati, Rai con i suoi telegiornali, Corriere della Sera, La Stampa, Sole 24 Ore sono stati e continuano ad essere i migliori alleati di Mr Salvini e della Lega.

I sovranisti, populisti, i ‘lebbrosi’ di Mr Macron, alla fine dovranno ben erigere loro un dignitoso mausoleo.

La Lega sale al 34,7 e il 16% dei nuovi voti viene da M5S (che è crollato al Nord)

Il consueto aggiornamento mensile dello scenario politico fa registrare la sostanziale tenuta del governo: infatti, come un mese fa, il 57% degli italiani esprime un giudizio positivo sull’esecutivo, mentre le valutazioni negative aumentano di poco (da 32% a 33%) e l’indice di gradimento flette di un punto, passando da 64 a 63. Il consenso per il presidente Conte diminuisce di due punti passando dal 60% al 58%, i critici aumentano di 3 punti (da 30% a 33%), l’indice di gradimento passa da 67 a 64 e si mantiene più elevato rispetto a quello dei vicepremier Salvini (58) e Di Maio (51), riportato la scorsa settimana in questa rubrica. Cinque mesi dopo l’insediamento l’apprezzamento per il governo si attesta sul livello più elevato degli ultimi 6 esecutivi a parità di periodo, seguito dai governi Letta (60), Renzi (56) e Berlusconi (53), mentre il premier si colloca al secondo posto preceduto da Renzi (70) ed ottenendo lo stesso indice di Enrico Letta (64), di due punti superiore a quello di Monti (62).

La maggioranza

La stabilità dei giudizi sull’esecutivo desta sorpresa, tenuto conto delle forti tensioni emerse nell’ultimo mese all’interno della maggioranza e delle notevoli differenze tra gli elettorati di Lega e M5S, in termini di profilo, di aree territoriali e di domande che esprimono. Ed in effetti, se si guarda alle esperienze del passato, all’indebolimento della coesione della maggioranza i governi iniziavano a perdere consensi, com’è accaduto ad esempio con gli esecutivi guidati da Prodi e Berlusconi. Il governo Conte per il momento sembra pagare poco pegno: infatti le difficoltà emerse tra le due forze della maggioranza si riflettono più sulla fiducia nei leader dei partiti e nelle intenzioni di voto che nel consenso per l’esecutivo, la cui caratteristica principale è quella di essere basato più su un contratto che su un’alleanza, più su un impegno reciproco che su una piena consonanza valoriale. Insomma, è una sorta di «matrimonio di convenienza». Ne consegue che la maggior parte degli elettori leghisti e pentastellati ha interiorizzato il compromesso che sta alla base del contratto e per il momento è disposto ad accettare provvedimenti non graditi pur di ottenere quelli sostenuti dalla propria parte politica.

Gli orientamenti

Tutto ciò sembra quindi avere più riflessi sugli orientamenti di voto: a distanza di un mese si evidenzia la crescita della Lega che raggiunge il valore più elevato di sempre (34,7%), seguita dal M5s, stabile al 28,7% (+0,2%), quindi dal Pd con il 16,5% (-0,6%) e Forza Italia con l’8,7% (+0,9%). Più staccati in graduatoria si collocano, entrambi al 2,7%, + Europa, stabile sui risultati del 4 marzo, e Fratelli d’Italia, in flessione rispetto alle Politiche, quindi Leu al 2,1%. Rispetto alle elezioni politiche il centrodestra passa dal 37% al 46,5%, superando abbondantemente la «soglia implicita» del 40% che garantirebbe la maggioranza, il centrosinistra si colloca al di sotto del 20% (-3%) e il M5S arretra di 4 punti. La Lega può contare su un elettorato molto fedele — l’85% di coloro che hanno l’hanno votata alle Politiche confermerebbe il proprio voto — e su una straordinaria capacità di attrarre nuovi elettori: basti pensare che oltre la metà (54%) di coloro che oggi la voterebbero, non votarono il partito di Salvini lo scorso 4 marzo e provengono per il 16% dal M5S, per il 16% dall’astensione, per il 12% da Forza Italia, per il 4% da un altro partito di centrodestra e per il 3% dal Pd. Rispetto a un mese fa la Lega si conferma nelle regioni del Nord, superando abbondantemente il 40%, e del Centro nord (32,5%), mentre si rafforza ulteriormente nelle regioni meridionali, incontrando il favore di un quarto degli elettori. Il M5S si attesta nettamente al primo posto nelle regioni del Centro e del Sud (mentre subisce un significativo calo nelle regioni del Nord e del Centro) e rispetto alle Politiche evidenzia una fedeltà di voto da parte di due elettori su tre e una più debole — ma tutt’altro che trascurabile — capacità di attrazione di nuovi elettori (quasi uno su cinque).

La crisi della sinistra

Il Pd soffre non solo nelle regioni meridionali, dove si colloca tra il 12% e il 13%, e nel Nord est (13,6%), ma anche nelle tradizionali zone di insediamento (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria), dove si colloca al terzo posto, sopravanzato dalla Lega e dal M5S. Infine Forza Italia, che subisce una contrazione significativa di consenso, potendo contare su una modesta fedeltà di voto (solo 49% confermerebbe il proprio voto al partito di Berlusconi, mentre il 27% voterebbe Lega e il 18% si asterrebbe) e fatica ad attrarre nuovi elettori, arretrando sia nel Nord ovest sia nel Meridione. Insomma, lo scenario attuale fa segnare cambiamenti profondi rispetto alle politiche, ma sarebbe illusorio pensare che si possa mantenere inalterato fino alle Europee del 26 maggio. In mezzo ci saranno le elezioni regionali in Basilicata, Abruzzo e Sardegna che potranno rappresentare un importante indice di salute dei partiti e dei loro leader.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

M5S. Sembrerebbe che patrocini un nuovo gruppo nell’europarlamento.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-30.

M5S Logo

L’Italia ha eletto 73 / 751 eurodeputati. Alle elezioni del prossimo maggio M5S dovrebbe poter ottenere tra i 20 ed i 25 eurodeputati.

In seno all’europarlamento hanno grande peso i gruppi parlamentari. Per costituire un gruppo parlamentare servono almeno 25 deputati provenienti ad almeno sette stati differenti: i membri possono anche venire da partiti locali differenti e persino contrastanti. Il parlamento finanzia quasi esclusivamente i gruppi: i posti nelle commissioni sono riservatoti pro quota ai gruppi, non ai singoli eurodeputati. Non solo, ma anche la possibilità di intervenire in aula è riservata solo ai gruppi, lasciando tempi minimi ai singoli.

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La vita dei gruppi è da un punto di vista logico bizzarra: si pensi solo che all’interno del partito popolare europeo convivono Cdu, Csu ed il Fidesz di Mr Orban.Al momento attuale, M5S non fa capo ad un partito europeo, ed è inserito nel gruppo europarlamentare Efdd, Europe of Freedom and Direct Democracy, fortedi 45 eurideputati.Questo gruppo ufficialmente assomma deputati da partiti che avversano il centralismo burocratico di questa Unione Europea, pur con molte differenti sfaccettature. Infatti, nel gennaio 2017 M5S aveva cercato di abbandonare l’Efdd per entrare nell’Alde, ma non fu accettato. Il dieci settembre 2018 M5S aveva votato a favore dell’applicazione all’Ungheria dell’art. 7, mentre Lega e FI avevano votato contro.

Lascia quindi pensosi questa nuova iniziativa in sede europea del M5S.

«Italy’s 5 Star Movement (M5S) is to launch a new pro-European, but anti-establishment political group in January»

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«Its initiative could weaken far-right forces in European Parliament (EP) elections in May»

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«But it could cause other problems for EU institutions, with the party pledging an “earthquake” to shake the bloc’s “austere” fiscal rules»

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«M5S will be the promoter of a new parliamentary group to bring forward a different Europe»

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«We’re thinking of putting out a manifesto in January to bring together new forces that are emerging everywhere»

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«There’s one certainty in the European elections and that is that those people now in the [EU] commission will no longer be there afterward»

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Aspettiamo quindi gennaio per poter leggere il programma che si prefiggono e si rimane alquanto curiosi di conoscerei loro partner europei.


EU Observer. 2018-10-25. Italy’s M5S to unveil new EU group in January

Italy’s 5 Star Movement (M5S) is to launch a new pro-European, but anti-establishment political group in January.

Its initiative could weaken far-right forces in European Parliament (EP) elections in May.

But it could cause other problems for EU institutions, with the party pledging an “earthquake” to shake the bloc’s “austere” fiscal rules.

“M5S will be the promoter of a new parliamentary group to bring forward a different Europe”, the party’s leader and Italian deputy prime minister Luigi Di Maio told the RAI 3 broadcaster on Monday (22 October).

“We’re thinking of putting out a manifesto in January to bring together new forces that are emerging everywhere,” he said.

Di Maio, whose party governs Italy in a coalition with the far-right League party, distanced himself from his partner in Rome.

“It [the new group] will have nothing to do with populist and sovereigntist forces,” Di Maio said.

The M5S-led group would try to pull in anti-establishment voters who were “disappointed by the right and left,” he said.

It would position itself against “the traditional parties like the EPP [a centre-right bloc] and PSE [the centre-left]”, Di Maio noted, but also against “the right-wing, where Salvini will go”, he said, referring to Matteo Salvini, the League party leader, his coalition partner.

Salvini has, in the past, spoken of Italy’s euro exit.

He also aims to create a new far-right axis in the EU elections together with Hungary’s illiberal government, which could block EP lawmaking.

But Di Maio signalled firm support for the European project.

“Italy does not intend to leave the euro,” he said. “As long as I remain a minister of government, I will always guarantee that Italy remains in the euro and in Europe,” he said.

The talk of Italy’s eurozone future comes amid a clash between Rome and the European Commission on spending rules.

Moment of truth

The 28 commissioners will decide, on Tuesday, whether to request amendments to Italy’s draft budget.

It would be the first time that the EU executive used its new powers to do so, risking a Di Maio and Salvini backlash.

But “the European Commission must reject Italy’s budget” unless Rome corrected its own plan, Austrian chancellor Sebastian Kurz, who holds the EU presidency, said on Monday.

Italy’s welfare splurge goes against EU targets to bring down its deficit and its debt mountain, which is 130 percent bigger than its economic output – more than twice the EU limit, and second only to Greece.

Its finance minister, Giovanni Tria, promised Rome would not spend a cent more than it had promised.

“If the deficit-GDP ratio and the debt-GDP ratio do not evolve in line with the plan, the government commits itself to intervene,” he said on Monday.

That appeared to be enough for an amicable deal with the EU despite Austria’s statement, Mario Centeno, the Portuguese finance minister who heads the eurogroup, the single currency’s political club, said.

“That [a deal] is what I expect,” he told the Reuters news agency also on Monday.

Drama

“I would be very surprised if one [Italian] budget caused drama within the eurozone and that its institutions were unable to manage this,” Centeno said.

“The European Commission does not want a crisis between Brussels and Rome,” EU finance commissioner Pierre Moscovici told the France Inter broadcaster also on Monday.

“Italy’s place is at the centre of the eurozone,” he said.

If M5S’ new group poached MEPs from the far right and if Italy avoided an EU budget clash, that would bode well for Europe’s fortunes in the coming years.

But Di Maio also pledged to wage war against German and EU commission-led austerity after next May’s vote.

Earthquake

“There’s one certainty in the European elections and that is that those people now in the [EU] commission will no longer be there afterward,” he told RAI 3.

“As there has been a positive earthquake in Italy, the peoples of Europe will create another positive political earthquake that will change the balance of power in the European Parliament and the European institutions … [to] put citizens’ rights at the centre,” he said.

Europeans’ welfare was more important to M5S than debt and deficit figures, Di Maio noted.

“People have become tired of austerity”, he said.

Pubblicato in: Unione Europea

Italia. Prime proiezioni 2019 sui nuovi europarlamentari italiani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-13.

2018-10-12__sondaggi-elettorali-europee-2019-distribuzione-seggi-italia-6-ottobre-2018

Nell’attuale europarlamento l’Italia dispone di 73 eurodeputati. La lega ha 5 / 73 eurodeputati, M5Sha ne ha 17, Forza Italia ne ha 12, partito democratico 31, altre formazioni 7.

In sede dell’europarlamento la Lega è associata al Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà, il M5S ad EFDD, Forza Italia al partito popolare europeo, ed il partito democratico al Partito del Socialismo Europeo, gruppo parlamentare Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

Il 23 ed il 24 maggio 2019 si terranno le elezioni per il rinnovo dell’europarlamento e, sotto la condizione che le propensioni di voto attuali perdurino nel tempo, potrebbero esserci grandi variazioni.

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Si tenga presente che conterà molto il gruppo europarlamentare cui aderiranno i neo-eletti, e che non è detto sia quello delle passate elezioni.

Gli schieramenti partitici ne risulterebbero notevolmente variati.

Lega, passerebbe dagli attuali 5 a 28 eurodeputati.

M5S, passerebbe dagli attuali 17 a 26 eurodeputati.

Forza Italia, passerebbe dagli attuali 12 ad 8 eurodeputati.

Pd, passerebbe dagli attuali 31 a 14 eurodeputati.

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Si tenga anche presente che, come si è visto sulle recenti votazioni sull’Ungheria, gruppo europarlamentari quali il ppe si sono divisi in due componenti avverse.

Queste proiezioni aggradano con quelle fatte sulle propensioni al voto in Germania, ove si prevedrebbe un dimezzamento degli eurodeputati di matrice Csu/Cdu e la riduzione ad un terzo degli attuali degli eurodeputati socialdemocratici.