Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Sondaggio del Corriere su M5S e Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-04.

Corriere. 2019-06-01. Governo a rischio per un italiano su due

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Apprezziamo il desiderio del M5S di voler consultare i propri iscritti sulle grandi scelte politiche.

Constatiamo però un grande inconveniente.

L’insieme degli iscritti rappresenta sicuramente le anime del movimento, ma altrettanto sicuramente non rappresenta l’Elettorato. Ogni scelta è lecita, ma gli obiettivi strategici sono divergenti.

Per molte decisioni, seguire gli iscritti significa alienarsi l’Elettorato, come bene hanno evidenziato le recenti elezioni.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Parlamento Europeo. Ultima composizione, ma ancora provvisoria.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-01.

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Se sono noti i nominativi e le appartenenze partitiche degli eletti nelle singole nazioni, pur tuttavia non sono ancora stabilizzate le appartenenze ai gruppi parlamentari.

Qui riportiamo l’ultimo organigramma disponibile, ma ancora provvisorio.

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Formalmente i pentastellati sono ancora tra le fila dell’Efdd con Farage, ma hanno dichiarato di voler formare un nuovo gruppo politico. Ai loro nuovi alleati mancano tuttavia i numeri. Non superano lo sbarramento i polacchi Kukiz’15, i greci di Akkel, gli estoni di Elurikkuse Erakond e i finlandesi di Liike Nyt. Le uniche notizie positive per loro arrivano dalla Croazia, dove il partito anti-sfratti Zivi Zid entra per la prima volta a Strasburgo con un seggio.

Poi c’è il problema di come possa collocarsi il Brexit Party.

A quanto potrebbe sembrare, Mr Farage vorrebbe salvare il gruppo Efdd, il quale però sembrerebbe non aver rappresentanza in almeno sette stati dell’Unione, come regolamento impone. Poi, Mr Farage non nutre un buon feeling con Ms Le Pen.

Infine, non è ancora dato di sapere se il Fidesz di Mr Orban resterà nel gruppo parlamentare del partito popolare europeo ovvero si cerchi un’altra collocazione.

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Sono migrazioni che coinvolgono un sessantina di eurodeputati.

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No di Farage a Salvini e Le Pen. Ma le trattative non si fermano

Il politico britannico vorrebbe far sopravvivere il gruppo in cui era con il Movimento 5 Stelle, ma gli mancherebbero i numeri. Ecco perché potrebbe riaprire a Salvini e Le Pen.

Secondo Agi, che cita fonti informate sulle trattative fra i vari partiti, il nuovo gruppo voluto dal leader della Lega si chiamerà Alleanza Europea delle Nazioni e dei Popoli e avrà 73 deputati provenienti da nove Paesi. Il gruppo, che ricalca sostanzialmente l’Europa della libertà e delle nazioni (Enf) dovrebbe essere composto da Lega (che avrà il maggior numero di seggi), Rassemblement National, Alternative fur Deutschland, i belgi di Vlaams Belang, Fpo austriaca, i cechi di Spd, Veri Finlandesi, Partito del popolo danese e Ekre, i sovranisti estoni. Questi ultimi tre movimenti, insieme ai tedeschi di Afd, sono i nuovi ingressi rispetto al precedente eurogruppo Enf.

I nove partiti si sono riuniti oggi al Parlamento europeo. Assenti dalla riunione gli spagnoli di Vox, che sono ancora indecisi tra Conservatori e Riformatori Europei (Ecr) e l’Alleanza e il Brexit Party di Farage, che invece pare abbia ancora l’idea di salvare l’eurogruppo Efdd in cui era al fianco del Movimento Cinque Stelle. Il problema è che Farage ha un ostacolo burocratico: il numero di delegati per ricostituire il gruppo parlamentare a Strasburgo. Il vincitore delle elezioni europee in Gran Bretagna non ha infatti il numero adeguato per superare la soglia minima del gruppo e questo potrebbe costringere comunque l’ex leader di Ukip a puntare sull’asse con Le Pen e Salvini. Per questo motivo, i tentennamenti di Farage potrebbero comunque portare a una trattativa tesa a raggiungere un accordo con i leader franco-italiani dell’Alleanza europea.

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Brexit party in talks to join far-right group in EU parliament

MEP from Italy’s League party says discussions with Nigel Farage have been going well.

Nigel Farage’s Brexit party has been in talks to join the far-right group in the European parliament and is keeping its options open about its future allies, a spokesman for the party has said.

The talks between the Brexit party and Italy’s far-right League were first revealed by Marco Zanni, a League MEP, who said talks were going well and could be wrapped up next week. ….

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Sicilia. Elezioni comunali. Ottimo risultato del M5S.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-13.

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Il M5S ottiene ottimi risultati alle elezioni comunali in Sicilia.

«E nel pomeriggio Di Maio sarà a Caltanissetta per festeggiare, assieme al padrone di casa Giancarlo Cancelleri, la vittoria di Gambino, che ha ottenuto il 58,85%, staccando il rivale Michele Giarratana, del centrodestra, che si è fermato al 41,15%.»

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«Enzo Alfano, eletto nuovo sindaco a Castelvetrano: il grillino al ballottaggio ha totalizzato il 64,67% dei voti, quasi il doppio dell’avversario civico Calogero Martire (35,33%).»

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«Mazara del Vallo (Trapani) …. qui vincono Salvatore Quinci (52,41%) del centrosinistra, ma sostenuto anche da liste civiche e moderati, e Lucio Greco (52,45%)»

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«A Monreale, invece, vince Alberto Arcidiacono, sostenuto da liste civiche e da DiventeràBellissima, il movimento del governatore Nello Musumeci: col 55,73% ha sconfitto l’uscente Piero Capizzi (44,27%)»

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Alcune considerazioni a caldo.

– Movimento Cinque Stelle in Sicilia è vivo e vegeto, ed è in grado di ottenere maggioranze schiaccianti.

– Il centrodestra troppo frammentato ottiene risultati inconcludenti, tranne che in un unico piccolo comune.

– Scomparso dalla scena politica il Partito Democratico, che ottiene un sindaco grazie ad una coalizione.

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Se sicuramente le elezioni comunali, ed un campione di 98,783 Elettori, non forniscono risultati estrapolabili all’intera nazione, sono votazioni che avranno il loro peso.

In politica si vince spesso più per gli errori degli avversari che per meriti propri.


Ansa. 2019-05-13. Comunali in Sicilia: en plein M5s, Lega a mani vuote

Sorride M5s che ora cercherà di monetizzare per le europee del 26 maggio, mentre resta a mani vuote la Lega che perde la doppia sfida, seppure di misura, con i suoi candidati e non riesce a fare lo sgambetto nell’isola agli ‘alleati’ grillini. L’esito dei ballottaggi in Sicilia, dove si è votato in cinque comuni, fa segnare l’en plein dei 5stelle, che vincono in due città emblematiche, dopo avere perso Bagheria e Gela conquistate cinque anni fa: Caltanissetta, ancora stravolta dallo scandalo del cosiddetto ‘sistema Montante’, l’ex presidente di Sicindustria condannato due giorni fa a 14 anni di carcere e che proprio dalla città nissena aveva scalato i piani alti del potere; e Castelvetrano, la cittadina del superlatitante Matteo Messina Denaro, chiamata al voto dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Una vittoria celebrata su Facebook in nottata, quando lo spoglio era a metà ma dall’esito scontato, dal vice premier Luigi Di Maio: “Abbiamo vinto con il nostro candidato Roberto Gambino”, quando ci danno per morti noi ci siamo sempre”. E nel pomeriggio Di Maio sarà a Caltanissetta per festeggiare, assieme al padrone di casa Giancarlo Cancelleri, la vittoria di Gambino, che ha ottenuto il 58,85%, staccando il rivale Michele Giarratana, del centrodestra, che si è fermato al 41,15%. Una festa doppia perché con Di Maio, a Caltanissetta, ci sarà pure Enzo Alfano, eletto nuovo sindaco a Castelvetrano: il grillino al ballottaggio ha totalizzato il 64,67% dei voti, quasi il doppio dell’avversario civico Calogero Martire (35,33%). A bocca asciutta la Lega, che si deve accontentare del solo comune di Motta Sant’Anastasia, appena 12mila abitanti conquistato al primo turno: i suoi candidati Giuseppe Spata e Giorgio Randazzo perdono i duelli a Gela (Caltanissetta) e a Mazara del Vallo (Trapani) nonostante le piazze riempite da Salvini durante il suo tour elettorale: qui vincono Salvatore Quinci (52,41%) del centrosinistra, ma sostenuto anche da liste civiche e moderati, e Lucio Greco (52,45%), appoggiato da Forza Italia e liste civiche. A Monreale, invece, vince Alberto Arcidiacono, sostenuto da liste civiche e da DiventeràBellissima, il movimento del governatore Nello Musumeci: col 55,73% ha sconfitto l’uscente Piero Capizzi (44,27%). Bassa l’affluenza nei cinque comuni, pari al 43,60%, con un calo del 15,37% rispetto al primo turno. Ai seggi si sono recati 98.783 elettori sui 226.546 aventi diritto. Il crollo maggiore a Gela, dove ha votato il 40,49% degli elettori rispetto al 58,41% del primo turno.

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Tusk. Girandola di bilaterali per le nomine EU.

Giuseppe Sandro Mela.

209-05-11.

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«Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez»

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«Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras»

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«Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo»

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«Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante»

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«assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans»

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«Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte»

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«Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”»

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È significativo dei tempi come Mr Tusk si stia dando un gran da fare a contattare i paesi minori dell’Unione Euroepa.

Il Consiglio Europeo è fermamente intenzionato a non derogare al suo potere di nomina della Commissione Europea e del suo Presidente, ma in tale consesso contano anche gli stati di piccola popolazione.

Inizia però ad emergere sufficientemente chiara la tendenza a selezionare persone dotate di savoir-faire politico: sicuramente schierate politicamente ed ideologicamente, ma con una solida base di Realpolitik.

Poi, nei conciliaboli riservati, si può parlare a tutto campo per addivenire ad un accordo di reciproco gradimento.

Già questo potrebbe essere un gran bel risultato.

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Conoscendo il Movimento Cinque Stelle, nessuno si stupisca di come tratta e di come è trattato in Europa. Ma nessuno si dimentica la sua ‘apertura’ ai Gilets Jaunes, contatto diciamo pure non gradito da parte di molti.

Staremo a vedere, incuriositi, come e con chi si schiererà nel nuovo europarlamento.

Ma ciò non toglie che ci si debba ricordare come il M5S non sia l’Italia.


Ansa. 2019-05-11. Girandola di bilaterali per Tusk, si parla di nomine Ue

Con Tsipras e Rutte spuntano nuovi nomi per top job. Tajani: Italia isolata

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SIBIU (ROMANIA) – Girandola di bilaterali per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi, a margine del vertice di Sibiu. Tusk ha incontrato, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier svedese Stefan Lofven, e dopo il vertice incontrerà il premier spagnolo Pedro Sanchez. Secondo quanto spiegano fonti europee all’ANSA, tra gli argomenti discussi anche le nomine per i top job Ue.

Le ultimissime indiscrezioni, riferite all’ANSA da fonti diplomatiche europee, indicano anche il nome del premier greco Alexis Tsipras, che dalla sua parte ha la buona credenziale della storica pace raggiunta di recente con la Macedonia. Secondo i sondaggi, Tsipras e il suo partito, Syriza, si avviano verso la sconfitta alle prossime elezioni politiche che si terranno in autunno, e il premier potrebbe essere interessato a ottenere un incarico di primo piano in Europa.

Anche la Spagna sta lavorando intensamente per conquistarsi un posto al sole in Ue. Il premier Pedro Sanchez, fresco di vittoria elettorale, è ora l’uomo di punta dei Socialisti al Consiglio europeo, e appare determinato a ritagliare per il suo Paese un posto di primo piano, anche approfittando del terreno perduto dall’Italia. Le voci indicano il ministro degli Esteri iberico uscente, Josep Borrell, tra i nomi in pole position per il ruolo di Alto rappresentante, assieme a quello del vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese e candidato di punta dell’S&D, Frans Timmermans.

Tra i favoritissimi per la leadership del Consiglio europeo c’è il premier olandese, il liberale Mark Rutte. Fonti europee spiegano che se veramente volesse, l’incarico sarebbe suo, senza grandi difficoltà. Ma anche oggi, il primo ministro dei Paesi Bassi si è chiamato fuori. Tra i diplomatici c’è però chi sorride e dice: “Wait and see”.

“L’Italia è politicamente isolata, non trova sostegno da nessuna parte, forse perché troppi suoi ministri sono stati aggressivi e violenti nei confronti degli altri. Sono state fatte scelte scellerate, come quella di andare a fare accordi in Francia con i gilet gialli, questo mi pare che rechi danno all’immagine dell’Italia. Bisogna cambiare atteggiamento, ma non mi sembra che in questo momento l’Italia abbia possibilità di assumere incarichi di rilievo in Ue”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, rispondendo ad una domanda sulle nomine per i top job Ue, a margine del vertice di Sibiu. “L’unica possibilità – ha aggiunto Tajani – è quella della presidenza del Parlamento europeo. Se toccherà al Partito popolare europeo, io mi candiderò per guidare l’istituzione per i prossimi due anni e mezzo, ma questo dipende dal risultato elettorale”.

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Italia. Il centrodestra ha la maggioranza assoluta in Camera e Senato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-29.

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Secondo un sondaggio elettorale che computa le propensioni al voto collegio per collegio, il centrodestra otterrebbe alla Camera 385 seggi, il centrosinistra 113, ed il M5S 105. Il Movimento 5 Stelle nel maggioritario: passerebbe infatti dai 92 collegi conquistati nel 2018 agli attuali 16.

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Il centrodestra otterrebbe nei collegi uninominali 190 seggio , contro gli 11 del centrosinistra ed i 16 del M5S. 15 collegi sono in toss-up, ossia indecidibili.

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Ricordiamo come con la nuova legge elettorale, per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati.

La camera dei deputati ha 630 seggi, essendo 316 la maggioranza.

Il senato ha invece 320 seggi, essendo 161 la maggioranza.

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Rosatellum bis. Gli strani effetti della nuova legge elettorale.

Elezioni 4 Marzo. Rosatellum potrebbe beffare il Pd.

La Legge 3 novembre 2017, n. 165, «Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali. (17G00175) (GU Serie Generale n.264 del 11-11-2017)» ha variato il sistema elettorale per le elezioni di camera e senato.

Tale legge prende confidenzialmente nome di Rosatellum, dal nome del deputato che lo ha proposto.

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Premettiamo immediatamente come non esista un sistema elettorale perfetto, e molto giocano le tradizioni. Le elezioni su base di collegi uninominali è tipica del Regno Unito, dove pur con variazioni è in vigore da secoli.

Lo scopo di un sistema elettorale dovrebbe essere quello di contemperare la volontà popolare con l’esigenza di arrivare a fare un governo legalmente in carica, operativo.

Quando si fosse in presenza di uno o due partiti largamente rappresentati dovrebbe essere alquanto facile che un partito possa ottenere la maggioranza dei seggi.

I problemi emergono invece quando il quadro politico fosse frammentato, con molti partiti ciascuno dei quali con bassa percentuale di consensi: sotto questa condizione il sistema proporzionale di ripartizione dei seggi produce situazioni inconsistenti, ingovernabili.

In tale evenienza può essere utile la presentazione in sede elettorale di coalizioni di partiti, costituite prima e non dopo le elezioni. L’attuale danza delle coalizioni cui stiamo assistendo in Germania è tutto tranne che espressione di democrazia: gli elettori hanno votato al buio.

Il sistema elettorale francese è da questo punto di vista consente di arrivare sempre ad eleggere un governo, anche se percentualmente non maggioritario: è una caratteristica neutra, vista bene o male a seconda dell’ottica usata.

Il Rosatellum ha la seguente caratteristica:

L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.

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Lega. Rixi suggerisce elezioni anticipate a giugno. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Goya. Sabba delle Streghe. 001

Il 26 maggio sarà giornata cruciale per l’Italia.

Dopo una lunga ridda di sondaggi elettorali, più o meno edulcorati a seconda dei palati, si arriverà alla fine alla conta dei voti che gli Elettori hanno espresso nelle urne.

Si voterà sicuramente per le elezioni europee, ma anche per il governo della regione Piemonte ed in 3,856 di comuni, grandi e piccoli, chiamando alle amministrative quasi diciassette milioni di italiani.

Elezioni Amministrative. La sfida dei grandi comuni.

Piemonte. Elezioni Regionali. Sondaggi.

Elezioni Europee. Le prime candidature.

Salvini e la lunga marcia verso una nuova Europa. AfD.

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Il quadro politico ha subito negli ultimi tempi talune mutazioni di non scarsa importanza.

Luigi Di Maio in alto mare, disastro M5s per le elezioni comunali. Perché ha già perso

«Il 29 maggio si voterà per le elezioni amministrative in 3.856 Comuni (48 per cento del totale) ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in 127 casi (ovvero in 1 su 30). Un dato inquietante che emerge leggendo le liste approvate e pubblicate sulla piattaforma Rousseau  e che conferma, sottolinea il Corriere della Sera, che il partito guidato da Luigi Di Maio si è radicato molto poco sui territori.

Ad Avellino, per esempio, città natale del vicepremier grillino, l’anno scorso il M5s aveva vinto con Vincenzo Ciampi. Ma il sindaco pentastellato, dopo soli 5 mesi è stato sfiduciato. E adesso il M5s non ha qui nemmeno un candidato. Pochi i candidati in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Qui nel 2014, i Cinque stelle conquistarono la roccaforte rossa, Livorno. Ma il sindaco Filippo Nogarin non si ricandiderà, preferisce un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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Svolta M5S, Di Maio rilancia

«Oggi apriamo la discussione all’interno del movimento per la nuova organizzazione, la discussione di alcune regole, compresa l’apertura alle liste civiche. ….

Per riuscire a essere forti alle amministrative, …. dobbiamo darci una organizzazione. Che non è calata dall’alto. Oggi inizia una discussione. Abbiamo tanta gente che ci chiede aiuto. E’ impossibile recepire tutto, serve una organizzazione che ci consenta di filtrare queste richieste. Qualcuno che faccia da collante con tante istanze. L’organizzazione del Movimento non giova solo al M5S, servirà agli italiani. Deve esistere una organizzazione a livello nazionale e a livello regionale. Questi sono i primi due temi ….

nei prossimi mesi possiamo lavorare a un dialogo con vere liste civiche, ma è una discussione che va fatta con calma -verrà data una settimana agli iscritti per ragionarci – e verranno tratti contributi, poi, solo in seguito, verranno le votazioni …. gli ‘attivisti devono votare molto più»

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Amministrative, M5S in stallo: si presenta solo in 1 Comune su 30

«Alle elezioni amministrative del 29 maggio si voterà in 3.856 Comuni (il 48% del totale), ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in appena 127 casi. È questo il dato che emerge analizzando le liste approvate, regione per regione, e pubblicate sulla piattaforma del M5S, gestita dall’Associazione Rousseau (qui il caso del flop alla votazione on line per approvare le candidature alle Europee). Va precisato che il numero potrebbe aumentare, anche se solo leggermente, via via che altre liste saranno vidimate dai «controllori» pentastellati. ….

Ma questo dato conferma che il primo partito del Paese (alle Politiche del 4 marzo conquistò uno storico 32,7%) si è radicato poco o niente sui territori. Così, a fine maggio, quando metà degli italiani saranno chiamati alle urne, il movimento guidato da Luigi Di Maio si presenterà in appena 1 Comune su 30 con un proprio candidato sindaco e propri candidati ai Consigli comunali. Una tendenza negativa , anche se non con questa portata, che era nell’aria. Tanto che, dopo le sconfitte alle Regionali in Abruzzo, Molise, Sardegna e Basilicata, lo stesso Di Maio aveva ammesso: «È necessario arrivare sempre alle amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori — fu la riflessione del leader M5S —. Non improvvisando come a volte accade. Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». ….

Il flop ad Avellino, «patria» di Di Maio

Scorrendo la lista delle candidature si vede come nei piccoli Comuni il M5S non sia quasi mai presente, magari anche per concentrare le proprie risorse nelle città più importanti e nei capoluoghi. Anche in questi ultimi casi, però, ci sono alcune situazioni preoccupanti. Ad Avellino, città natale di Luigi Di Maio, l’anno scorso il M5S aveva vinto con Vincenzo Ciampi (finito nel mirino perché accusato di aver copiato il programma dal collega di Verona), defenestrato però dopo appena 5 mesi con una sfiducia del Consiglio comunale. E così, almeno a quanto risulta dalla piattaforma Rousseau, nel capoluogo irpino non risulta che il M5S ripresenti alcun candidato.

I casi di Lombardia e Piemonte

Risultano una manciata i candidati sindaco del M5S in Lombardia (la regione in cui ci sono più Comuni al voto: 995) e pure in Piemonte, dove i sindaci da rileggere sono 829. Idem in Veneto (321) ed Emilia Romagna (235). Tra i casi più significativi c’è anche la Toscana, dove su 189 città al voto il Movimento risulta correre in appena 16 Comuni. Si tratta di una regione significativa, dove nel 2014 i pentastellati riuscirono nel primo colpo importante: conquistare il Comune di Livorno, città «rossissima» in cui la filiera Pci-Pds-Ds-Pd governata da sempre, incontrastata.

La rinuncia dei sei sindaci «pionieri»

Dopo questa vittoria storica, però, il sindaco «pioniere» Filippo Nogarin (qui l’intervista al Corriere: «Lascio Livorno per l’Europa) ha deciso di non ricandidarsi, optando per un seggio quasi sicuro alle elezioni europee. Il caso di Livorno è soltanto una delle sei rinunce a ricandidarsi per un secondo mandato. Il motivo? Forse il passaggio dalla fase di «protesta» a quella di «proposta», ha dimostrato quanto sia complicato governare. Ma hanno pesato anche espulsioni ed inchieste giudiziarie. Oltre a Livorno, le sei grandi città sopra i 50 mila abitanti, conquistate tra il 2012 e il 2015, i pentastellati non si sono riproposti a Parma, Ragusa, Bagheria, Civitavecchia e Gela.»

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M5S e Mr Di Maio sembrerebbero essersi schiantati contro la chiara asserzione di von Clausewitz: “Non importa il conquistare, bensì il mantenere“.

Una cosa è raccattare tutto l’astioso scontento presente in Italia, e ce ne è tanto ed anche ben a ragione, e trascinarlo ad un voto di clamorosa protesta, ma una cosa ben differente è sedersi sulla poltrona di governo, e quindi governare.

Servono idee sia di breve sia di lungo termine: idee che abbiano la caratteristica di essere possibili. Il governo di Masaniello è durato fino a tanto che non gli hanno piazzato otto pallottole nel torace.

Se si è più che convinti che il problema morale ed etico sia della massima importanza e che in Italia si annidi una mentalità di corruzione decisamente preoccupante, si è ancor più convinti che il giustizialismo apodittico si ritorca sempre alla fine contro chi lo avesse innescato.

Siamo chiari.

Il M5S ha svolto un ruolo unico nel distruggere buona quota del partito democratico, merito questo che nessuno gli nega. Ma illudersi che la gente si accontentasse di scambiare politici abbacinati dall’ideologia liberal socialista con altri politici ideologizzati è stato un severo errore politico: la gente è stufa delle ideologie, non solo di un certo tipo di queste.

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Ora Mr di Maio ha compreso che un partito ha bisogno di programmi costruttivi, possibili, e di persone capaci di portarli in porto. Di ‘onesti’ ma incapaci nessuno se ne fa nulla.

M5S non ha mai curato la presenza sul territorio né, tanto meno, ha mai cercato alleanze, nel miraggio di poter conseguire da solo una maggioranza assoluta.

Poi, quando alla fine ha trovato un alleato leale, lo ha preso a calci nei denti. Eppure governando con la Lega avrebbe avuto cinque anni di tempo per consolidarsi sul territorio.

La decisione di presentarsi solo in un centinaio di comuni è la saggia ammissione di una sonora sconfitta.

Ma nessuno può sottovalutarne la portata politica.

«“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said»

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«“The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said»

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«“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper»

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«We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening»

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«We’re all sick and tired….. all it can to make us vote in June»

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Verissimo: stanno accadendo cose assurde.

Cosa farebbe un Bismarck se fosse al posto di Di Maio?

Accontentarsi del 20% – 24%, quota peraltro ragguardevole, avendo perso gli esagitati, andare ad elezioni politiche anticipate, facendo coalizione con la Lega per sfruttare appieno le potenzialità della legge elettorale.

Conquisterebbero in Camera e Senato la maggioranza necessaria per vivere sereni ed anche per fare riforme costituzionali.

Ma Mr Di Maio non è certo Bismarck.


Bloomberg. 2019-04-19. Populist Spat Prompts Fresh Speculation on Snap Italy Vote

– Coalition allies fight over corruption probe, taped intercept

– League, Five Star both demand that officials involved resign

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An acrimonious clash between Italy’s populist allies over alleged corruption has triggered new speculation about early elections, with a senior League government official saying everyone in the party is “sick and tired” of the Five Star Movement.

In one of the worst tussles so far within the ruling coalition, relations descended into mutual backbiting after allegations against the rightist League’s Armando Siri, an economic adviser to Deputy Prime Minister Matteo Salvini, and anti-establishment Five Star’s Virginia Raggi, the mayor of Rome.

Siri, who is undersecretary at the Infrastructure and Transportation Ministry, is suspected by Rome prosecutors of receiving a 30,000-euro ($34,000) bribe for allegedly seeking to favor businessmen in the renewable energy industry. Siri has denied wrongdoing.

Raggi urged the head of the Rome garbage-collection firm to modify its accounts, according to magazine L’Espresso, citing what it said were taped intercepts. Raggi said in a Facebook post that she had exercised no pressure on the official, and that she spoke “harshly” to him “because there is garbage in the streets and I can’t accept it.”

‘Sick and Tired’

News of the two episodes, which emerged on Thursday, prompted a call by Deputy Premier Luigi Di Maio, of Five Star, for Siri to quit — and similarly a call by Salvini for Raggi to quit. League officials are angry that Siri’s mandate was swiftly suspended by his minister Danilo Toninelli, of Five Star.

“Today as well the League threatens to make the government fall,” Di Maio said in a Facebook post Friday, adding that the party seems to be in contact with ex-premier Silvio Berlusconi about forming another government. Di Maio insisted that Siri should quit, saying he could return to the administration “if the issue is resolved positively.”

Salvini shot back that the coalition isn’t about to collapse. “The League wants to govern well and for a long time in the interests of Italians, the government crisis is only in Di Maio’s head,” Salvini said in comments sent by his spokeswoman.

“Salvini isn’t the only one who’s sick and tired of Five Star,” the League’s Edoardo Rixi, deputy minister in the Infrastructure Ministry, told newspaper La Repubblica earlier on Friday. “We’re all sick and tired.” He added that Five Star is doing “all it can to make us vote in June,” after next month’s European Parliament elections.

Asked whether Salvini plans to ditch Five Star, Rixi said there is no guarantee that trying to force an early election would guarantee a clear parliamentary majority. “We may end up with the same majority as today. It’s not easy. But absurd things are happening,” Rixi said.

Salvini has long resisted pressure from his lieutenants in the League to force an early election, despite opinion polls crediting the party with about 33 percent of the vote, against some 22 percent for Five Star. Salvini believes the League, whose stronghold is in the wealthy north, needs more time to build up support in the south, and is wary of having to rely on his former ally Berlusconi for a majority.

Salvini’s long-game strategy is coming under increasing strain as the coalition quarrels — over a host of issues from tax cuts to immigration, security and relations with China — as the two allies clash on the campaign trail ahead of the European vote.

“Look, this way we’re not going anywhere. You won’t resolve anything with insults,” Repubblica cited Salvini as telling Prime Minister Giuseppe Conte before a cabinet meeting Thursday. “With this attitude you’re blocking the country just for the European elections. So say it, say that you want to blow everything up.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

M5S. Si delinea un nuovo eurogruppo sovranista.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-03.

Unione Europea 010 Bicchieri

Al momento attuale sarebbe prematuro inferire qualcosa sui futuri gruppi dell’europarlamento.

Tuttavia molte situazioni sembrerebbero maturare.

«Questo è un progetto al quale potranno prendere parte tante forze che non si riconoscono né nella destra né della sinistra. Non siamo d’accordo su tutti i temi, ma i principi ispiratori di questo gruppo si basano su un’idea di Europa diversa».

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«Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio presentando il manifesto per le Europee con i leader dei partiti Zivi Zid (Croazia), Kukiz ’15 (Polonia), Liike Nyt (Finlandia) e Akkel (Grecia).»

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«Per formare un gruppo in Parlamento europeo, al momento, al M5S mancano altre due forze politiche – di due diversi Paesi – alleate»

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«Tra i principali temi che accomunano il M5S con i quattro partiti di cui sopra ci sono la democrazia diretta, la lotta alla burocrazia, il sostegno al “made in”, la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale»

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In questo momento ben poco ci sarebbe da commentare, tranne un elemento a nostro avviso di grande importanza.

Per definizione, i gruppi parlamentari formati dalla confluenza di partiti identitari sovranisti non possono aver programmi dettagliati a priori, né cercar di imporre disciplina di gruppo.

Infatti, i partiti ivi confluiti lo hanno fatto proprio per poter mantenere mano libera nel comportamento in sede nazionale.

Non sarebbe lecito imputare loro proprio quella che sarebbe la loro principale caratteristica.

Ci si dovrà abituare ad un europarlamento che discuta volta per volta, senza recepire per oro colato le soluzioni trovate dalla Commissione Europea.


Sole 24 Ore. 2019-02-16. Democrazia diretta e sovranismo: cosa accomuna i quattro partiti alleati del M5s in Europa

«Questo è un progetto al quale potranno prendere parte tante forze che non si riconoscono né nella destra né della sinistra. Non siamo d’accordo su tutti i temi, ma i principi ispiratori di questo gruppo si basano su un’idea di Europa diversa». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio presentando il manifesto per le Europee con i leader dei partiti Zivi Zid (Croazia), Kukiz ’15 (Polonia), Liike Nyt (Finlandia) e Akkel (Grecia). Per formare un gruppo in Parlamento europeo, al momento, al M5S mancano altre due forze politiche – di due diversi Paesi – alleate. Di Maio aveva già incontrato lo scorso 9 gennaio a Bruxelles tre dei quattro leader stranieri presenti oggi a Roma. Tra i principali temi che accomunano il M5S con i quattro partiti di cui sopra ci sono la democrazia diretta, la lotta alla burocrazia, il sostegno al “made in”, la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale.

Zivi Zid, il partito populista anti-sfratti croato

Il partito populista croato Zivi Zid “Blocco umano” si oppone ai pignoramenti, occupando le proprietà e formando uno “scudo umano” per impedire fisicamente gli sfratti. Di qui il nome del partito, che rifiuta etichette di destra o sinistra. Tra gli obiettivi, l’abbandono della Nato e la legalizzazione della marijuana, oltre alla messa al bando dei prodotti Ogm. Il leader Ivan Sinčić si è presentato al primo turno delle presidenziali nel 2014, arrivando terzo con il 16,4% dei voti. «Il nostro partito – ha ricordato Sincic – è un movimento contro la corruzione, se andremo al governo adotteremo le leggi anti-mafia italiane. Siamo per un’Europa dei popoli, togliamola dalle mani delle banche e della burocrazia».

Il partito anti-abortista polacco Kukiz’15

Kukiz’15 è un partito di estrema destra euroscettico, nazionalista, populista e fautore della democrazia diretta. Il leader Pawel Kukiz è un cantante rock, attore e politico polacco. Nel febbraio 2015 ha partecipato alle elezioni presidenziali, nelle quali ha ottenuto 3 milioni di voti (20,8% del totale), risultando il terzo candidato più votato. Alle elezioni parlamentari autunnali nel 2015 Kukiz’15 ha ottenuto l’8,8% dei voti conquistando 42 seggi alla Sejm (Camera dei Deputati). Il movimento è particolarmente diffuso tra i giovani, ottenendo il 42% dei voti della popolazione compresa tra 18 e 29 anni. Kukiz si è dichiarato contrario all’aborto e all’adozione di bambini da parte di omosessuali. «Non abbiamo finanziamenti pubblici rifiutiamo la divisione destra-sinistra, bisogna dividere la politica tra persone oneste e disoneste. In Polonia combattiamo per uno strumento referendario più forte e vogliamo un’Europa di pari opportunità dove non prevalgano i diktat di due Paesi (Francia e Germania, ndr). Basta con l’aristocrazia di Bruxelles», ha affermato il leader polacco.

La democrazia diretta del finladese Liike Nyt

Democrazia diretta attraverso le piattaforma digitali (un po’ sul modello Rousseau), difesa dell’economia di mercato e tutela delle Pmi sono alcuni degli obiettivi di Liike Nyt (“Movement Now”), movimento finlandese di centro-destra che conta su circa 8mila membri. La formazione politica è stata presentato a Roma da uno dei suoi membri fondatori, Karolina Kahonen. «I desideri dei cittadini e le scelte politiche non sono più in contatto», ha spiegato Kahonen.

Il partito dell’agricoltura greco

Akkel (letteralmente “Partito dell’agricoltura e allevamento della Grecia”) è un partito fondato nel 2014 per rappresentare gli interessi di piccoli produttori, pescatori e coltivatori diretti della Grecia. Tra gli interessi primari, la tutela della produzione di filiera corta e del Made in, la tutela dell’ambiente, l’avversione verso i trattati di libero commercio «che contribuiscono ad abbassare gli standard di protezione dei diritti dei consumatori e per far precipitare i prezzi dei prodotti locali». Il partito, guidato da Evangelos Tsiobanidis, si è espresso contro le sanzioni imposte alla Russia, che hanno pesantemente danneggiato le esportazioni greche. I rappresentati di Akkel sono dei convinti difensori della democrazia diretta. Tsiobanidis ha attaccato il governo Tsipras sottolineando come la Grecia abbia «perso la sua sovranità nazionale. Il Paese – ha detto – non è più una nazione indipendente ma è occupata come nella seconda guerra mondiale dai nazisti. Siamo occupati dagli interessi di altri Paesi Ue e della Nato».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici

M5S e democrazia diretta. Potenzialità e limiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-26.

2019-02-26__Referendum__001

All’interno dei paesi occidentali, solo la Svizzera prevede un uso estensivo della democrazia diretta, mediante lo strumento del referendum.

Ogni nazione ha una sua propria legislazione sul referendum.

La costituzione federale degli Stati Uniti non prevede l’uso del referendum, strumento di consultazione presente, ed anche largamente usato, nelle costituzioni di molti stati membri.

Similmente, nell’Unione Europea nessun Trattato prevede l’uso della strumento referendario. In occasione del tentativo di varare una costituzione dell’Unione Europea, Francia e Paesi Bassi indirono dei referendum, ma ovviamente su scala nazionale.

2019-02-26__Referendum__002

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Il problema è sfaccettato e complesso.

Se si accetta il concetto che il popolo sia sovrano, dovrebbe conseguire la liceità del referendum.

Tuttavia il concetto stesso di referendum si scontra con quello di delega elettiva.

A nostra conoscenza non esiste un sistema politico nel quale i rappresentanti eletti siano vincolati ad applicare il programma elettorale. Se sicuramente ciò dovrebbe essere obbligo morale e politico, possono se non altro sorgere problematiche nuove, prima non previste né prevedibili.

In poche parole, la delega elettorale è una carta firmata in bianco, ed un deputato può in molti sistemi anche cambiare partito: logica e giustizia imporrebbero però che in tale evenienza si diano le dimissioni dal parlamento ove si è stati eletti, consentendo così al popolo sovrano di esprimere un nuovo nome a tale alta carica.

In questa ottica, il referendum dovrebbe essere applicato ogni qualvolta si presentassero problemi non previsti nei programmi elettorali. Questa pratica urterebbe però contro un grande ostacolo, ossia sulla liceità di indire un referendum anche solo sull’incertezza operativa di un solo partito politico.

Come si constata, ci sono dei pro e dei contro di non poco peso.

Una ultima chiosa.

La costituzione di molte nazioni vietano esplicitamente referendum sulla tassazione. Ma la rivoluzione inglese di Cromwell voleva proprio che il parlamento avesse pieno governo in materia fiscale. Similmente. così richiedono i Gilets Jaunes alla Francia di Mr Macron. Problema questo acuito nei paesi membri dell’Unione Europea e dell’Eurozona, stante il fatto che dette istituzioni ambirebbero ad avere il monopolio della gestione delle imposte continentali, evenienza aliena alla mentalità di molte nazioni e popoli.

A ben pensarci, i problemi fiscali sono proprio quelli che più stanno a cuore ai cittadini, ai quali dovrebbe spettare il giudizio che valutasse il rapporto benefici/costi tra tasse e servizi pubblici.

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Sul referendum taluni hanno anche avanzato delle teorie psicologiche. Si sostiene che il popolo sovrano potrebbe essere facilmente influenzabile da istanze emotive che offuscherebbero la necessaria lucidità operazionale.

Questa posizione sembrerebbe essere alquanto capziosa, a nostro personale parere:il concetto di sovranità popolare prescinde dalla reale ed effettiva intelligenza e corretta informazione.

Il popolo o è sovrano oppure non lo è.


Corriere. 2019-02-24. Maggioranza degli elettori 5 Stelle per il no al processo a Salvini. Come il 26% di chi vota il Pd

Nel Movimento l’esito del voto online sulla piattaforma Rousseau condiviso dal 56%

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La consultazione della base promossa lunedì scorso dal M5S, sulla piattaforma web Rousseau, per decidere la posizione da adottare sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini per la vicenda della nave Diciotti, ha rappresentato un importante banco di prova per la tenuta della maggioranza, ma anche una verifica dei rapporti di forza all’interno del Movimento. C’era molta curiosità riguardo alle decisioni su un tema che da sempre ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia dei 5 Stelle: il rapporto con i politici alle prese con la giustizia. Infatti, a differenza di altre vicende dell’attualità politica, la stragrande maggioranza degli italiani ha seguito l’iniziativa, il 45% con attenzione e il 38% ne ha almeno sentito parlare. Un italiano su due (49%) ritiene che su casi come questo sarebbe stato più opportuno lasciare libertà di coscienza ai parlamentari pentastellati, senza farsi condizionare dalla propria base, mentre il 31% approva il ricorso alla consultazione, secondo un principio di democrazia diretta.

L’unico elettorato a favore della consultazione dei cittadini è quello del Movimento: 69% i favorevoli, 9% i contrari, 22% coloro che non si esprimono. Presso tutti gli altri elettori prevale il disaccordo, in particolare nel centrosinistra (70%) e nell’opposizione di centrodestra (64%), ma anche tra i leghisti (56%), che pure hanno beneficiato dell’esito del voto online che, come sappiamo, ha fatto registrare il 59% contro la concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini e 41% a favore. In generale, il 47% è del parere che la consultazione online dei cittadini rappresenti un modello pericoloso e sia meglio mantenere la democrazia rappresentativa con l’elezione di rappresentanti che in Parlamento decidano e poi possano essere confermati o mandati a casa alle elezioni successive; al contrario il 29% ritiene che questo metodo rappresenti il futuro della democrazia e il suo utilizzo debba essere esteso, ed è un’opinione che prevale esclusivamente tra gli elettori del M5s (71%). Si tratta di un atteggiamento che appare in controtendenza rispetto al crescente desiderio di protagonismo dei cittadini e al processo di disintermediazione che ha investito il nostro Paese negli ultimi anni mettendo in discussione i principali organismi di rappresentanza.

Come si sarebbero espressi gli italiani se fossero stati chiamati a votare? Sarebbe prevalsa la contrarietà a procedere nei confronti del vicepremier: 48% i contrari e 33% i favorevoli. I più contrari sono i leghisti (88%), seguiti dagli elettori dell’opposizione di centrodestra (58%), da sempre su posizioni garantiste, mentre tra gli elettori di centrosinistra e delle altre liste di sinistra prevale il favore all’autorizzazione a procedere, rispettivamente con il 64% e il 76%. Il dato più interessante riguarda l’elettorato M5S: il 56% è contro la concessione, il 18% a favore, mentre il 26% non si esprime. Sono dati in sintonia con l’esito del voto online di lunedì scorso che ha messo in luce una frattura più accentuata tra gli iscritti (59% contro, 41% a favore) rispetto all’insieme degli elettori 5 Stelle, molti dei quali non sono in grado di prendere una posizione. Il risultato, smentendo le passate posizioni intransigenti dei 5 Stelle sul tema, induce il 40% degli italiani a pronosticare una perdita di consenso del M5s, mentre il 10% si aspetta una crescita e il 26% ritiene che non avrà alcuna influenza. A questo proposito gli elettori 5 Stelle si mostrano ottimisti, i leghisti agnostici e quelli dell’opposizione prefigurano un calo. Il sondaggio odierno presenta quindi alcune conferme: innanzitutto che il voto online degli iscritti rappresenta il tratto distintivo e identitario dei pentastellati, un «totem» del M5s, come lo sono per il Pd le primarie. E ancora, l’atteggiamento giustizialista della maggioranza degli italiani, che assume tratti di vera e propria furia nei confronti dei politici, è spesso ondivago e, come in questo caso, si placa di fronte al leader che gode di elevata popolarità, alla convenienza (la sopravvivenza del governo) o al merito delle questioni (come sappiamo la maggioranza dell’opinione pubblica era e rimane favorevole alla linea della fermezza e alla chiusura dei porti). Insomma, garantismo e giustizialismo in Italia sono à la carte, e anche questa è una conferma.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Abruzzo. Il 10 febbraio si vota in Abruzzo. Lega secondo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-30__abruzzo__001

Il dieci febbraio si terranno le elezioni regionali in Abruzzo.

Ricordiamo come in tale regione non esista la figura del ballottaggio: vince chi ottiene più voti.

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Questi a seguito sono i risultati del più recente sondaggio.

2019-01-30__abruzzo__002

Se nelle elezioni del 2014 il centrosinistra era riuscito a conquistare il 46.3% dei consensi era sceso al 20.3% alle politiche 2018 e si attesterebbe ora sul 28.2%.

Il M5S aveva preso il 21.4% alle regionali, il 39.9% alle politiche e varrebbe ora il 28.2%.

Il centro – destra, che alle regionali 2014 aveva conseguito il 29.3% ed il 35.6% alle politiche 2018, otterrebbe ad ora il 39.0% dei propensioni al voto.

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La lotta per la presidenza si svolge quindi tra M5S ed il centro – destra, anche se forse sarebbe meglio dire la Lega. Questa infatti passa dal 13.9% delle politiche 2018 agli attuali 21.6%.

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Si è perfettamente consci che i dati delle elezioni regionali sono difficilmente trasferibili in sede politica nazionale.

Pur tuttavia, a quanto sembrerebbe, questi dati locali ricalcherebbero quelli delle prospezioni alla propensione al voto eseguite in sede nazionale.

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«Il primo appuntamento elettorale del 2019 per la politica italiana si terrà il 10 febbraio con le regionali abruzzesi.

Secondo un sondaggio Swg commissionato da Fratelli d’Italia, il candidato della coalizione di centrodestra, Marco Marsilio, sarebbe in vantaggio sugli sfidanti e raccoglierebbe un consenso che va dal 35% al 39%. Subito dietro Sara Marcozzi, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe tra il 30% e il 34%. Più indietro invece il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, sondato tra il 28% e il 32% mentre Stefano Flajani di Casapound non ha speranze nemmeno di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per le liste non coalizzate.

Sondaggi elettorali Swg: Abruzzo, balzo Lega.

Swg ha rilevato anche le intenzioni di voto dei singoli partiti.

In Abruzzo, la Lega, rispetto alle Politiche del 2018, ha aumentato il suo bacino di consensi di quasi sette punti percentuali, passando dal 13,9% al 21,6%. Forza Italia ha visto un travaso di voti importante e ha dovuto passare lo scettro di primo partito del centrodestra proprio al Carroccio. Gli azzurri hanno perso 5,5% punti e ora si attestano al 9% in linea con la media nazionale. Fratelli d’Italia ha fatto un piccolo passo in avanti dal 5% al 5,3%. In nemmeno un anno, il Movimento 5 Stelle ha dilapidato il vantaggio che aveva sugli avversari. Dal 39,9% ottenuto alle Politiche è passato al 32,2% di oggi. I pentastellati rimangono sì la prima forza politica, ma alle regionali corrono da soli e, al momento, sono secondi rispetto alla coalizione di centrodestra sondata al 39% mentre il centrosinistra è subito dietro al 28,2%. Potrebbe proprio essere il Partito Democratico il vero ago della bilancia della partita. I dem sono in crescita rispetto alla rilevazione effettuata a fine novembre (+1,4% al 13,2%) e potrebbero rubare voti chiave al Movimento. In Abruzzo, infatti, non si va al ballottaggio: vince chi ottiene più voti.»