Pubblicato in: Criminalità Organizzata

PD. Una ‘cosca mafiosa’ per il controllo dei Magistrati, ben lieti di essere controllati. – Palamara.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-22.

Pesceane 013

Tanto per ricordare, era il giugno 2019.

Anche Mr Mattarella era a conoscenza di tutto, sapeva, taceva ed ordiva.


Il caso Lotti (dentro il caso procure) che avvelena l’estate del Pd.

«L’ex ministro dello Sport si è autosopeso e il segretario Zingaretti lo ha ringraziato. Ma le intercettazioni pubblicate dai giornali sulle nomine nelle procure, spaccano di nuovo il partito.

Nella bufera che ha sconvolto il Csm, tra presunte toghe sporche e nomine di giudici decise in combutta con la politica, è finito in queste ore anche Luca Lotti, l’ex ministro dello Sport che ieri s’è autosospeso. Senza però riuscire a evitare un grosso sconquasso nel partito guidato da Luca Zingaretti. Sconquasso che oggi riempie molte pagine di giornale.

L’ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi chiede, rivolto ad alcuni compagni di partito: “Quanti di loro si sono occupati di magistrati?” Ce l’ha col tesoriere Luigi Zanda, che gli aveva chiesto di lasciare. Ma il punto principale non è questo: il punto è che Lotti vantava sul Csm e per conto di questo organo interlocuzioni con il Quirinale che non aveva.

Proprio così, Lotti ha tirato in ballo direttamente anche il presidente Mattarella, sostenendo di aver avuto un colloquio al Quirinale con il capo dello Stato in merito alle nomine. Notizia che ieri il Colle ha seccamente smentito con una nota: “Si tratta di millanterie”. I testi delle intercettazioni si possono leggere ampiamente e dettagliatamente sul Corriere della Sera, ma anche su La Stampa e la Repubblica. “Quello che vi devo dire io Mattarella… io ci sono andato e ho detto: ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho detto quello che voi mi avete detto più o meno…”, si legge nel verbale dell’intercettazione. Lotti sostiene anche di aver discusso delle nomine al ruolo di consigliere giuridico della presidenza della Repubblica, un incarico poi assegnato a Stefano Erbani al posto di Ernesto Lupo, andato in pensione.»

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«Quello che vi devo dire io Mattarella… io ci sono andato e ho detto: ‘presidente la situazione è questa’ e gli ho detto quello che voi mi avete detto più o meno…»

Dunque, anche Mr Mattarella era a conoscenza di tutto,

sapeva, taceva ed ordiva.

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“Tutti sapevano della spartizione delle poltrone”, dice Alfonso Sabella.

«Caso Procure: intervista al magistrato (oggi giudice a Napoli) divenuto noto anche per la serie tv Il Cacciatore. “La magistratura dovrebbe dare un grosso segnale di differenza etica. Il sorteggio è un male incredibile ma forse sarebbe forse l’unico modo trasparente”.

Tutti conoscevamo il sistema di spartizione delle poltrone. Anche Paolo Borsellino ne fu “vittima”, però le garantisco che la magistratura è tuttora sana, altrimenti la toga l’avrei già buttata”. È un fiume in piena il magistrato Alfonso Sabella, per anni impegnato in Sicilia nella caccia dei latitanti di mafia e divenuto noto per la serie tv Il Cacciatore. “Alcuni anni fa ho capito che da solo non avevo la forza di cambiarlo, non ho trovato grandi sponde e quindi ho deciso di adeguarmi ma per coerenza personale non presento domande per incarichi direttivi o semi-direttivi»

Quindi:

«Tutti conoscevamo il sistema di spartizione delle poltrone»

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Caso procure, le ‘accuse’ del pg della Cassazione a Palamara e Ferri.

“Comportamenti gravemente scorretti” nella riunione all’hotel Champagne e “strategie di discredito”.

“Comportamenti gravemente scorretti”  in violazione dei doveri imposti ai magistrati. Sono le ‘accuse’ che la procura generale della Cassazione, titolare, con il Guardasigilli, dell’azione disciplinare per le toghe, muove al pm di Roma (ora sospeso) Luca Palamara, al magistrato in aspettativa, oggi deputato di Italia Viva, Cosimo Ferri, e ai 5 togati del Csm – Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Antonio Lepre, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli – che hanno dovuto lasciare Palazzo dei Marescialli dopo l’emergere dello ‘scandalo’ dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia.

 Il processo davanti alla disciplinare del Csm prenderà il via martedì prossimo, 21 luglio: al centro, in particolare, la riunione notturna del 9 maggio 2019 all’Hotel Champagne per parlare di nomine ai vertici degli uffici giudiziari, e, soprattutto, di quella a capo della procura di Roma, come emerso dalle conversazioni intercettate dal trojan inoculato nel cellulare di Palamara. Tra i presenti, anche il deputato dem Luca Lotti, per il quale i pm della Capitale avevano già chiesto il rinvio a giudizio per la fuga di notizie sul caso Consip. Nell’atto di incolpazione, la procura generale della Suprema Corte guidata da Giovanni Salvi ricorda che nella riunione “erano discusse e approfondite, anche al fine di una loro enfatizzazione vicende che concernevano uno dei concorrenti” all’ufficio direttivo romano, ossia il capo della procura fiorentina Giuseppe Creazzo, “ipoteticamente ostative alla sua designazione”, e mette in rilievo, riportando un dialogo intercettato tra Palamara e Lotti, la “strategia di danneggiamento del dottor Creazzo correlata ad esigenze del citato interlocutore”.

Non solo: da più conversazioni emerge, secondo il pg, una “strategia di discredito” da parte di Palamara nei confronti dell’allora capo della procura romana Giuseppe Pignatone e, soprattutto, dell’aggiunto Paolo Ielo. 

La procura generale contesta quindi agli incolpati un “uso strumentale della propria qualità e posizione, diretto, per la modalità di realizzazione, a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste, quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio superiore della magistratura”, parlando anche di comportamento “idoneo ad influenzare, in maniera occulta, la generale attività della Quinta Commissione dell’organo di autogoverno”.

E ancora: ai 5 ex consiglieri di Palazzo dei Marescialli, alle contestazioni del pg inerenti le “violazioni dei doveri di riservatezza, correttezza ed equilibrio”, si aggiunge quella del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, secondo il quale avrebbero gettato “discredito sull’ordine giudiziario” e inciso “negativamente sulla fiducia e sulla considerazione di cui il magistrato deve godere”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Palamara. Chiesto il processo disciplinare. Nomi e cognomi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-26.

Champagne__

Ci si è dovuti occupare già da tempo di quel venerabile uomo che è il giudice Luca Palamara.

Palamara ed amante. ‘Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

«I processi pilotati.

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine»

Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

ANM. Ancora Intercettazioni. Vertici dimissionari.

CSM. Gran bell’ambientino! Il caso Palmara.

Bufera sulle Procure. Favori a Palamara, anche Centofanti indagato

Ex Ilva. Chi governa è la magistratura. I politici son meno che pezze da piedi.

Ex Ilva. Chi governa è la magistratura. I politici son meno che pezze da piedi.

CSM. Elezioni. D’Amato vince su Di Matteo.

Csm. Magistrati. Stipendio medio 142,554 euro l’anno.

Giudice Riccardo Fuzio se ne va. Primo di una lunga lista.

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Mah! Chissà come si potrebbe definire quella simpatica riunione tenuta all’Hotel Champagne, dove nove magistrati amici si sono riuniti anche a nome dei loro relativi amici per decidere le sorti dell’Italia. Già. Chi governa le procure ed i tribunali processa chi vuole e condanna chi vuole. La giustizia è usata come arma impropria.

Sembrerebbero essere parole dure?

«La potenza dei magistrati? Leggete di questo caso.

– Nel 1991 sulla base delle dichiarazioni del pentito Rosario Spatola, il sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano aprì un procedimento contro Mannino per rapporti con la mafia.

– Nel 2001 Mannino è assolto in primo grado perché il fatto non sussiste.

– L’assoluzione viene impugnata dal pubblico ministero e la corte d’appello di Palermo, nel maggio 2003, lo riconosce colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

– Nel 2005 la corte di cassazione annulla la sentenza di condanna riscontrando un difetto di motivazione, rinviando ad altra sezione della corte d’appello.

– Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della corte d’appello di Palermo assolvono Mannino perché il fatto non sussiste.

– La procura generale di Palermo in seguito impugna l’assoluzione, facendo ricorso in Cassazione.

– Il 14 gennaio 2010, la corte di cassazione assolve definitivamente l’ex ministro democristiano.

– Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, con il Pm Antonio Ingroia ha chiesto il rinvio a giudizio di Mannino e altri 11 indagati. In tale inchiesta Mannino è accusato di violenza o minaccia verso un corpo politico dello Stato.

– Il 4 novembre 2015 il giudice dell’udienza preliminare di Palermo, Marina Petruzzella assolve Mannino dall’accusa a lui contestata per “non aver commesso il fatto”

– Sentenza di assoluzione confermata, in appello, il 22 luglio 2019.»

Orbene: la magistratura ha incapsulato per ben trenta anni Mannino, reo di aver cercato di contrastare politicamente gli allora egemoni.

Adesso dovrebbe essere più chiara la importanza della riunione tenuta all’Hotel Champagne.

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«L’ira dell’Anm: da lui soltanto falsità»

«È finito sotto i riflettori ma non è credibile che il problema sia solo lui»

«E ora su Luca Palamara, espulso sabato dall’Anm che aveva guidato e passato all’attacco dei colleghi, piovono minacce di querele»

«Palamara, ex consigliere del Csm, captato da un trojan (nell’ambito di un’indagine della procura di Perugia che non è ancora arrivata all’udienza preliminare) venne sorpreso all’Hotel Champagne mentre trattava con i renziani Luca Lotti e Cosimo Ferri, e altri colleghi consiglieri, nomine di incarichi direttivi di uffici importanti come la procura di Roma»

«comincia a fare i nomi»

«A partire da Eugenio Albamonte, suo successore all’Anm»

«Il primo a minacciare querele per le allusioni di Palamara relative a cene con l’ex presidente dem in commissione giustizia, Donatella Ferranti («in cui dubito si parlasse di calcio»). Pronto a ricorrere agli avvocati anche il segretario Anm, Giuliano Caputo, secondo Palamara inserito nel sistema di correnti che decideva le nomine»

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«Il pg Salvi: «Il caso Palamara ha segnato un punto di non ritorno. Agiremo con massima trasparenza per voltare pagina»»

«È molto grave l’accusa ipotizzata dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, nei confronti di Luca Palamara e altri nove magistrati collegati alla riunione sulle nomine all’Hotel Champagne»

«A finire davanti al «tribunale delle toghe» oltre a Palamara, sotto inchiesta a Perugia, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, I cinque ex consiglieri del Csm, dimessisi dopo lo scandalo: Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli; l’ex pm della Dna Cesare Sirignano; l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava; due magistrati segretari del Csm (per uno di questi la richiesta di giudizio disciplinare è già stata avanzata in precedenza)»

«Ma sono molti altri i magistrati le cui affermazioni nelle chat di Palamara passeranno al vaglio del pool della procura generale, coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Salvato e dall’avvocato generale Piero Gaeta»

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Intanto, a due anni dai fatti, l’indagine della procura di Perugia non è ancora arrivata all’udienza preliminare.

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Caso Palamara, chiesto processo disciplinare per l’ex presidente dell’Anm e altri nove

Coinvolti anche gli ex togati del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepri, Gianluigi Morlini, Luigi Spina e altri. Il pg Salvi: «Il caso Palamara ha segnato un punto di non ritorno. Agiremo con massima trasparenza per voltare pagina».

Interferenza nell’esercizio delle attività di organi costituzionali. È molto grave l’accusa ipotizzata dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, nei confronti di Luca Palamara e altri nove magistrati collegati alla riunione sulle nomine all’Hotel Champagne. Il titolare dell’azione disciplinare ha chiuso la prima fase dell’istruttoria. Ora sarà il Csm a valutare, al termine di una sorta di processo pubblico, se meritano la sanzione prevista per quell’incolpazione che può essere anche la più grave.

I nomi

A finire davanti al «tribunale delle toghe» oltre a Palamara, sotto inchiesta a Perugia, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, I cinque ex consiglieri del Csm, dimessisi dopo lo scandalo: Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli; l’ex pm della Dna Cesare Sirignano; l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava; due magistrati segretari del Csm (per uno di questi la richiesta di giudizio disciplinare è già stata avanzata in precedenza).

Autorizzazione della Camera per Ferri

Per Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa ora in Parlamento con Italia Viva è stata chiesto alla disciplinare del Csm di avanzare alla Camera la richiesta di autorizzazione per utilizzare le conversazioni del deputato intercettate. «Per altri l’autorizzazione non è necessaria. Per Ferri sì».

«Massima trasparenza»

Ma sono molti altri i magistrati le cui affermazioni nelle chat di Palamara passeranno al vaglio del pool della procura generale, coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Salvato e dall’avvocato generale Piero Gaeta. Ma il lavoro sarà svolto con «la massima trasparenza» ha assicurato il pg Salvi inaugurando un sistema innovativo: i criteri «chiari e trasparenti» saranno resi pubblici. «Possiamo sbagliare di sottovalutazione o sopravvalutazione ma l’obiettivo, anche a garanzia degli incolpati, è la trasparenza». Secondo Salvi il caso Palamara ha »segnato un punto di non ritorno» e ora nella magistratura tutta è forte il desiderio di «voltare pagina»

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Le accuse di Palamara non sono finite. Altri colleghi nel «sistema incarichi».

L’ira dell’Anm: da lui soltanto falsità. Ma adesso la politica va in pressing: riforme sempre più urgenti. L’ex ministra Giulia Bongiorno (Lega): «È finito sotto i riflettori ma non è credibile che il problema sia solo lui».

Zitto, come auspicava l’Associazione nazionale magistrati, non c’è stato. E ora su Luca Palamara, espulso sabato dall’Anm che aveva guidato e passato all’attacco dei colleghi, piovono minacce di querele. Ne parlano diversi magistrati coinvolti dall’ex pm nella chiamata di corresponsabilità nell’affaire delle nomine pilotate. Palamara, ex consigliere del Csm, captato da un trojan (nell’ambito di un’indagine della procura di Perugia che non è ancora arrivata all’udienza preliminare) venne sorpreso all’Hotel Champagne mentre trattava con i renziani Luca Lotti e Cosimo Ferri, e altri colleghi consiglieri, nomine di incarichi direttivi di uffici importanti come la procura di Roma. Convinto di aver «sbagliato» ma «mai da solo» comincia a fare i nomi. A partire da Eugenio Albamonte, suo successore all’Anm. Il primo a minacciare querele per le allusioni di Palamara relative a cene con l’ex presidente dem in commissione giustizia, Donatella Ferranti («in cui dubito si parlasse di calcio»). Pronto a ricorrere agli avvocati anche il segretario Anm, Giuliano Caputo, secondo Palamara inserito nel sistema di correnti che decideva le nomine.

«Non vediamo cosa ci sia di diffamatorio nelle dichiarazioni del nostro assistito. Sarà comunque un’occasione di chiarimento», obiettano i legali Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti. « Piuttosto ci si dovrebbe seriamente interrogare sul trattamento ricevuto dal dottor Palamara, privato di difesa e di come il trojan non abbia carpito nulla di rilevante». «Palamara mente», accusa una nota dell’Anm. Quel diritto di difesa gli è stato dato «di fronte ai probiviri». Non è stato sentito dal direttivo di sabato, si precisa, «perché lo statuto non lo prevede».

La prende meglio, invece, uno dei probiviri tirati in ballo: Giuseppe Amato. Secondo Palamara «nel 2016 venne nominato procuratore di Bologna secondo i meccanismi di cui tanto si parla oggi. Fermo restando il suo indiscusso valore». «Non ce l’ho con lui, né con nessuno. Ma sono stato proposto all’unanimità, e votato all’unanimità: questo è il fatto che meglio dimostra come non ci fosse accordo di alcun tipo». In controtendenza, Amato contesta «chi vede solo lottizzazione nel Csm. Al contrario — dice — i parametri sono ben scadenzati e vedono il coinvolgimento di tutti, compreso il ministro della Giustizia che deve dare il suo concerto».

Ma le «rivelazioni» di Palamara non sono finite. E rendono più urgente, per la politica, accelerare sulle riforme. «Nei prossimi giorni credo si debba riflettere su una seria riforma del disciplinare dei magistrati, sottraendolo al Csm ed istituendo un’apposita corte che si occupi di tutte le magistrature. Credo sia utile lavorare a una legge costituzionale che vada in questa direzione coinvolgendo tutte le forze parlamentari», scrive su Facebook l’ex ministro della Giustizia, e ora vicesegretario pd, Andrea Orlando.

Il centrodestra attacca. «L’espulsione di Palamara dall’Anm è un buon segnale,ma non basta» dice Giorgia Meloni (FdI), chiedendo le dimissioni immediate di tutti i magistrati coinvolti nello scandalo e un sorteggio per le nomine al Csm. Giulia Bongiorno (Lega) difende l’ex consigliere Csm: «È corretto quello che dice: i riflettori sono accesi su di lui ma è poco credibile che il problema riguardi solo Palamara». E Fabrizio Cicchitto (ReL) chiosa: «Adesso manca solo far passare Palamara per matto. La verità è che il trojan è stato messo per boicottare la scelta di Viola a procuratore di Roma e non per scoprire episodi di corruzione mai esistiti di Palamara».

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Palamara ed amante. ‘ Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso’

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04.

2019-07-04.Palamara 001

Ben duro il lavoro del giudice Palamara. Passa ore su ore al telefonino cinguettando a destra e mana, sciorinando tutto quanto con il fare disinvolto di chi abbia la certezza di essere un impunito: un superuomo al di là del bene e del male.

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

Beh: proprio casto come san Luigi Gonzaga non si direbbe.

Come tutti gli uomini di potere trovava semplicemente dovuto il vivere nel lusso, purché, sia ben chiaro, pagato dagli altri. E poi, che potere mai sarebbe, se non consentisse almeno un harem?

«Adele e il lusso

L’accusa di corruzione riguarda soldi, viaggi e gioielli che l’imprenditore Fabrizio Centofanti avrebbe pagato per lui e per la sua amica Adele, insegnante di ginnastica che frequentava da anni. Il 9 maggio i due parlano proprio di quanto può accadere, il magistrato è preoccupato e si sfoga proprio sull’amicizia con Centofanti.

Palamara: «Quel c… di piccoletto solo guai c’ha combinato».

Adele: «Eh però abbiamo passato sette anni di lusso».

Palamara: «Pure, dillo pure!».

Adele: «Lo sto dicendo a te… siamo stati a Ibiza con… siamo stati a Favignana». »

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Sette anni nel lusso sibaritico, scopazzando a destra e manca.

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«I processi pilotati

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine »

*

Si dica il nome del magistrato cui si è assegnati, e si può scrivere la sentenza con anni di anticipo: ben pagati, condanno oppure assolvono secondo la personale convenienza. Le ferie ad Ibiza valgono bene un processo truccato.

Ma queste sono ancora i briciolotti, piccole miserie umane.

«Il procuratore generale Riccardo Fuzio non era l’unico alto magistrato sul quale Luca Palamara poteva contare sia per decidere sulle mosse da compiere rispetto all’indagine per corruzione aperta contro di lui a Perugia, sia per agevolare l’arrivo al vertice della procura di Roma del «suo» candidato Marcello Viola»

«dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente e anche lui sostenitore di Viola.»

* * * * * * *

I signori magistrati bramerebbero di essere rispettati.

Benissimo. Si comportino allora da persone rispettabili.

Nota.

E vorrebbero darci a bere che nei tribunali

nessuno ne sapeva nulla?? Ma proprio nulla??


Corriere. 2019-07-03. L’amica a Palamara: «Da Ibiza a Favignana, abbiamo vissuto sette anni nel lusso»

Una conversazione intercettata il 16 maggio scorso grazie al trojan inserito nel telefonino di Luca Palamara dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente

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Roma – Il procuratore generale Riccardo Fuzio non era l’unico alto magistrato sul quale Luca Palamara poteva contare sia per decidere sulle mosse da compiere rispetto all’indagine per corruzione aperta contro di lui a Perugia, sia per agevolare l’arrivo al vertice della procura di Roma del «suo» candidato Marcello Viola. Una conversazione intercettata il 16 maggio scorso grazie al trojan inserito nel suo telefonino, dà conto dei consigli ricevuti dal procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, all’epoca segretario di Magistratura indipendente e anche lui sostenitore di Viola. Ma gli atti dell’inchiesta avviata dai pubblici ministeri umbri raccontano anche presunti interventi che proprio Palamara avrebbe compiuto per «pilotare» alcuni processi che non erano stati assegnati a lui, ma che interessavano suoi conoscenti.

«Muovere le carte»

Poco dopo aver saputo dall’amico e consigliere del Csm Luigi Spina di essere indagato, Palamara va da Racanelli. È furioso. «Hai saputo la porcata? Ma tu hai capito che hanno fatto?». Poi minaccia: «Però mo’ va gestita bene perché se poco poco mi girano… poi racconto tutto». Il collega gli consiglia di chiedere ufficialmente alla Procura di Perugia quale sia la sua posizione.

Racanelli: «A quel punto sei legittimato ad andare con un tuo avvocato a prendere contatto con il pm e dice “il mio assistito vuole farsi interrogare… non dichiarazioni spontanee” e vedi cosa ti dice, ma però a questo punto cerca anche di capire una cosa perché secondo me è un peccato che poi sprechi questa occasione di poter fare l’aggiunto adesso».

Palamara: «Certo».

Racanelli: «Scusa perché dopo finirà la storia…».

Palamara: «No, ma io sono d’accordo».

I due sono preoccupati anche per la possibile procedura di trasferimento al Csm, mentre si mostrano interessati che proceda rapidamente quella basata sull’esposto del pm romano Stefano Fava contro l’ex procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo.

Racanelli: «Secondo me la commissione non fa niente sulla pratica tua… su quell’altra bisogna insistere per avere le carte e incominciare a muovere le carte… incominciare a convocare… perché così segnali…». E alla fine Palamara conclude: «Vabbè, le spalle sono forti… cioè sono più stimolato a portare Viola».

Adele e il lusso

L’accusa di corruzione riguarda soldi, viaggi e gioielli che l’imprenditore Fabrizio Centofanti avrebbe pagato per lui e per la sua amica Adele, insegnante di ginnastica che frequentava da anni. Il 9 maggio i due parlano proprio di quanto può accadere, il magistrato è preoccupato e si sfoga proprio sull’amicizia con Centofanti.

Palamara: «Quel c… di piccoletto solo guai c’ha combinato».

Adele: «Eh però abbiamo passato sette anni di lusso».

Palamara: «Pure, dillo pure!».

Adele: «Lo sto dicendo a te… siamo stati a Ibiza con… siamo stati a Favignana».

I processi pilotati

Durante la perquisizione a casa di Palamara è stato trovato un elenco di fascicoli già inviati in tribunale o in corte d’Appello con alcune annotazioni a mano. Per il primo si parla della sostituzione di una giudice; su un altro è scritto: «Questa è fondamentale che la rigetti»; su un terzo: «Questa è l’ultima che ti ho dato». E adesso sarà la Guardia di Finanza a dover verificare se gli interventi siano effettivamente andati a buon fine.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

Porto Azzurro Carcere

«Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.»

«Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe»

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«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni»

«Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm»

«È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale»

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La credibilità del Consiglio Superiore della Magistratura ad oggi è nulla, per non dire negativa.

Che poi un Consiglio così squalificato proceda a delle nome è un schiaffo dato a mano aperta sul volto del popolo lavoratore, su quello degli italiani onesti.

Da quanto sta emergendo affiorano non solo responsabilità personali, ma piuttosto il consolidato metodo pervicacemente clientelare nella scelta di nomine che nulla hanno a che fare con l’amministrazione della ‘Giustizia’, quanto piuttosto con la mera gestione del potere per il potere.

Se plaudiamo l’iniziativa del Guardasigilli, avremmo di gran lungo preferito che si fosse formata una Commissione di inchiesta parlamentare, che avesse commissariato l’intero Consiglio, in attesa di un giudizio che solo il Parlamento eletto dalla volontà del popolo sovrano può emettere.

È semplicemente impossibile che i magistrati al momento non ancora toccati dall’inchiesta fossero all’oscuro di quanto da decenni stava accadendo in seno all’alto Consesso.

Ma ciò non sembrerebbe ancora sufficiente.

Oltre ai magistrati del Csm dovrebbero essere indagati anche tutti i magistrati nominati almeno nei ruoli apicali nell’ultimo decennio.

Per parafrasare un celebre detto di giudice Davigo, non esistono magistrati onesti, ma solo magistrati dei quali non è ancora stata dimostratala la colpevolezza.

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La Presse. 2019-06-13. Caos procure, Bonafede attiva la procedura disciplinare per i consiglieri del Csm

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri. Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni. Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm. È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale.

Nella sua lettera di dimissioni dal Csm consegnata al vicepresidente David Ermini, il consigliere togato Antonio Lepre si dice “consapevole della forte tensione istituzionale venutasi a creare in questi giorni”. “Tengo innanzitutto a ribadire con forza – dice – che ogni circostanza a me attribuita è frutto di fatti assolutamente occasionali, non programmati, ancorché inopportuni. Respingo con fermezza ogni paragone o accostamento a chi si è reso responsabile di attività illecite o trame occulte e sottolineo di aver sempre agito nell’interesse dell’Istituzione, tentando di realizzare, fin dall’inizio del mio impegno consiliare, quanto promesso in campagna elettorale come i cd. standard di rendimento, i carichi esigibili e la semplificazione e trasparenza delle valutazioni di professionalità, per i quali si era un passo dall’approvazione”.

Nel frattempo Luca Lotti si difende dalle accuse di coinvolgimento nel caso. “In questi giorni – ha scritto in un lungo post su Facebook – ho dovuto sopportare una vera e propria montagna di fango contro di me. Ci sono abituato, un politico deve esserlo per forza. Ma davvero stavolta credo siano stati superati dei livelli minimi di accettabilità”. “Ogni giorno – ha continuato – sono state pubblicate strane e fantasiose letture dei fatti e pezzi di frasi captate durante alcuni incontri. Incontri a fine giornata, non un pericolosi summit in piena notte come qualcuno tenta di raccontare. In queste ore ho letto di tutto: di rapporti tra magistratura e politica, di incontri segreti, di cupole, di verminai. Niente che abbia a che fare con la verità!”, aggiunge. “Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”.

“In questi anni – ha aggiunto – ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi”. E ancora: “Trovo squallido che mi si accosti, anche lontanamente, ad attività di dossieraggio. Gli esposti che riguardano Pignatone e Ielo a Roma e Creazzo e Turco a Firenze sono firmati da magistrati che non conosco e che non ho mai incontrato”.

“In un incontro che si è svolto in un dopo cena – ha scritto ancora su Facebook – ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni. È stato scritto che lì sarebbero state decise le nomine dei capi di alcune Procure, scelta che in realtà spetta al Csm: ricordo infatti che queste nomine vengono approvate da un plenum di 26 persone, sono proposte dalla V Commissione e necessitano il concerto del Ministro della Giustizia. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita”.

“Ho fatto pressioni – ha spiegato Lotti – in merito al futuro della Procura di Roma per avere dei vantaggi personali, come qualcuno sostiene? Assolutamente no. Qualcuno ha addirittura scritto che una mia opinione personale avrebbe potuto condizionare il processo Consip! Niente di più falso, niente di più assurdo. Come sarebbe stato possibile? La realtà è che la Procura di Roma nel dicembre 2018 ha chiesto per me il rinvio a giudizio per favoreggiamento, ma anche l’archiviazione per il reato di rivelazioni di segreti d’ufficio. I miei dubbi su questa inchiesta li chiarirò durante l’udienza preliminare”. “Ma deve essere chiara una cosa: qualunque siano i futuri vertici della Procura di Roma – ha concluso – la mia udienza davanti al Gup è già in corso e verrà definita come è giusto che sia, senza alcuna interferenza. Detto in altre parole: anche se il futuro il Procuratore di Roma dovesse essere mio fratello, la richiesta di rinvio a giudizio è già stata fatta e sto affrontando il procedimento penale. Non c’è alcun collegamento tra la nomina del Procuratore di Roma (che certamente non può dipendere da me) e il mio procedimento. Questa è la pura e semplice verità”. “Ripeto: questi i fatti. Il resto sono solo parole. Anzi, il resto è solo un contorno fatto di strumentalizzazioni, illazioni e ipocrisie”.

Pronta la polemica di Forza Italia. “L’attuale Csm è gravato da ombre troppo serie per poter svolgere la sua funzione con la necessaria autorevolezza e imparzialità. Ci rivolgiamo dunque al Capo dello Stato, massimo garante delle regole democratiche, con un rispettoso ma accorato appello affinché proceda al più presto allo scioglimento del Csm. Nello stesso tempo sosterremo con forza in sede parlamentare la proposta di una Commissione di inchiesta su quanto è accaduto e sta accadendo nel Consiglio Superiore”, è quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito a Roma sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi.

Pertanto il partito azzurro annuncia che chiederà nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica “un’udienza per manifestargli, anche proprio nella sua qualità di Presidente del Csm, le nostre preoccupazioni e l’urgenza di un intervento all’altezza della gravità della situazione”. “I gravi elementi che stanno emergendo in ordine al funzionamento e alla formazione del CSM conferiscono un’immagine fortemente negativa ad un organo di rilievo costituzionale dalle funzioni delicatissime. Questo conferma in modo clamoroso quello che Forza Italia denuncia da anni: la politicizzazione e il correntismo all’interno dell’ordine giudiziario hanno condizionato e condizionano pesantemente l’attività di giurisdizione a tutti i livelli, svilendo il lavoro prezioso che tanti magistrati onesti e corretti svolgono ogni giorno lontano dai riflettori nell’interesse esclusivo della collettività”. E’ quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito oggi a Roma, sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi. “Si impone dunque una riforma profonda dell’ordinamento giudiziario, i cui criteri abbiamo più volte enunciato, per garantire l’imparzialità dei giudici e la parità di condizioni fra accusa e difesa che realizzino finalmente “il giusto processo” aggiunge.

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Ansa. 2019-06-13. Terremoto al Csm, si dimettono tre consiglieri

Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini. Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione.  Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.

Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe. 

Lotti si difende su Facebook: “In questi anni ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi. Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”. 

“Chiederemo un’udienza la Capo dello Stato – ha detto Silvio Berlusconi – per esporre le nostre preoccupazioni e chiedere lo scioglimento del Csm”. Il leader di Forza Itlaia ha anche ribadito la richiesta di una “commissione di inchiesta parlamentare” sulla vicenda.

Il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, nell’atto di incolpazione a carico dei 5 consiglieri togati, evidenzia che c’era una vera “strategia di danneggiamento” di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri togati del Csm. Mentre si lavorava per “l’enfatizzazione” del profilo professionale del Pg di Firenze Marcello Viola, il candidato voluto dai politici e che è stato poi il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta del 23 maggio scorso. Anche il consigliere che poi l’avrebbe sostenuto in Commissione, Gianluigi Morlini, prefigurando come sarebbe andato il voto in Commissione, spiega quali sarebbero state le prossime mosse: ” noi contattiamo Creazzo e gli diciamo…Peppe guarda che qui noi ti possiamo votare. Ci sono cinque voti nostri e magari un laico. Ma tu qua perdi, che fai?”.