Pubblicato in: Commercio

Italia. Marzo21. Export +28.1%, Import +35.1%, su base annua. – Istat.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-05-19.

2021-05-19__ Istat Import Export 001

Istat ha rilasciato il Report Commercio con l’Estero e prezzi all’Import.

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Nota.

Le percentuali anno su anno sono inusitatamente elevate a seguito del forte calo dei commerci avvenuto lo scorso anno.

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Marzo 2021. Commercio con l’Estero e prezzi all’Import.

– A marzo 2021 si stima una crescita congiunturale per i flussi commerciali con l’estero, più intensa per le importazioni (+6,0%) che per le esportazioni (+3,2%). L’incremento su base mensile dell’export è dovuto all’aumento delle vendite sia verso l’area Ue (+3,7%) sia verso i mercati extra Ue (+2,6%).

– Nel primo trimestre del 2021, rispetto al precedente, l’export aumenta del 2,6%, l’import del 5,0%.

– A marzo 2021, l’export sale su base annua del 28,1%; la crescita è più sostenuta verso l’area Ue (+32,6%) rispetto all’area extra Ue (+23,2%). L’import registra un aumento tendenziale più marcato (+35,1%), con incrementi di analoga entità verso entrambi i principali mercati di sbocco, Ue ed extra Ue.

– Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano macchinari e apparecchi n.c.a (che crescono del +32,3%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+35,4%), autoveicoli (+80,1%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+43,6%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+57,4%). Solo le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-9,3%) sono in calo.

– Su base annua, le esportazioni crescono verso tutti i principali paesi partner; i contributi maggiori riguardano le vendite verso Germania (con un aumento del 30,6%), Francia (+39,0%), Spagna (+37,4%), Svizzera (+35,7%) e Paesi Bassi (+51,6%).

– Nel primo trimestre del 2021, la crescita tendenziale dell’export (+4,6%) è dovuta in particolare all’incremento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+8,5%), autoveicoli (+22,3%) e apparecchi elettrici (+14,9%).

-La stima del saldo commerciale a marzo 2021 è pari a +5.190 milioni di euro (era +5.701 a marzo 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +7.984 milioni (era +7.707 a marzo dello scorso anno).

-Nel mese di marzo 2021 i prezzi all’importazione aumentano dell’1,9% su base mensile e del 4,2% su base annua.

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Il commento.

A marzo prosegue la dinamica congiunturale positiva dell’export, sostenuta dal commercio estero con i paesi sia Ue sia extra Ue. Nel primo trimestre dell’anno, rispetto all’ultimo del 2020, l’aumento dell’export è trainato essenzialmente dalle vendite verso l’area Ue. Nel confronto con marzo 2020 – quando anche il commercio con l’estero iniziò a subire gli effetti dell’emergenza sanitaria – la crescita dell’export è molto marcata e diffusa a livello settoriale e verso tutti i principali paesi partner. Le vendite di macchinari e metalli forniscono il contributo più ampio (oltre 9 punti percentuali) al forte incremento tendenziale delle esportazioni. Anche la crescita su base annua dell’import, più marcata di quella dell’export, interessa in modo generalizzato tutti i settori. Per i prezzi all’import, il rialzo congiunturale è dovuto soprattutto alle dinamiche positive di energia e beni intermedi; su base annua, i prezzi tornano a crescere dopo quasi due anni di variazioni tendenziali negative.

Pubblicato in: Cina, Commercio

CEEC. 2020. Interscambio per 103.5 mld Usd, +8.4%, nonostante l’epidemia.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-02-16.

Ceec. 16 + 1. 001

«China’s foreign trade with the Central and Eastern European countries (CEEC) ticked up 8.4 percent in 2020 to topple $103.45 billion, dwarfing the $100 billion threshold for the first time»

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Basta guardare la carta geografia per comprendere cosa significhi la Ceec, cui appartengono quasi tutti gli stati dell’ex est europeo, nel pieno rispetto delle loro sovranità individuali e senza vincoli etici, morali e politici. Si pensi infine come con la ferrovia Cina – Europa, Cina e paesi Ceec abbiano un collegamento rapido e diretto per lo scambio delle rispettive merci, a prezzi ridotti rispetto il traffico marittimo. Gli investimenti cinesi nella Ceec hanno superato da tempo quelli europei

China’s European Diplomacy

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina non divide l’Unione Europea: è già divisa. Ceec.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina. Ceec 16 + 1. L’Occidente inizia a preoccuparsi.

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

Ferrovia Cina – Europa. 2020. 12,400 treni, +50% anno su anno.

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«The 16+1 was established in 2012 as a multilateral platform facilitating cooperation between China and 16 Central and Eastern European countries (CEEC).»

«In recent years, the platform’s summits have attracted a lot of attention, especially in Western Europe»

«The intensifying level of engagement between the 16 countries in the CEE region and China has considerably alarmed Brussels and Berlin»

«Many Western European observers and policymakers have raised concerns about the potential risks of growing Chinese presence in Eastern Europe, claiming that Beijing’s major interest in engaging with the region is a part of its long-term strategy to undermine EU unity»

«Since the 16+1 was formed in 2012, Beijing has announced more than $15.4bn worth of investments in the 16 countries, with more than 70 per cent going to the five non-EU members in the group»

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I Paesi della Ceec sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Grecia, ultima ad aver chiesto l’adesione.

«La cooperazione tra la Cina e i Paesi dell’Europa centrale e orientale (Ceec) ha sviluppato alcuni principi che riflettono le sue caratteristiche distintive e che sono accettati da tutte le parti. Il presidente Xi Jinping, aprendo oggi il vertice annuale Cina-Ceec in videoconferenza, ha ricordato i “principi” che sono basati sull’adozione di decisioni attraverso la consultazione, sui vantaggi per tutti i partner, sul perseguimento dello sviluppo comune attraverso l’apertura e l’inclusione, sul raggiungimento di una crescita maggiore con l’innovazione. Xi, secondo i media ufficiali cinesi, ha affermato che “17 più 1 potrebbe fare più di 18”, grazie a una cooperazione che si poggia sul “rispetto reciproco e non ha vincoli politici”. Tutti i Paesi “coinvolti, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono partner alla pari in un meccanismo di cooperazione caratterizzato da un’ampia consultazione, contributo congiunto e vantaggi condivisi» [Ansa]

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China secured bumper trade results with CEE countries in 2020

China’s foreign trade with the Central and Eastern European countries (CEEC) ticked up 8.4 percent in 2020 to topple $103.45 billion, dwarfing the $100 billion threshold for the first time, official data showed Thursday.

The upside surprise outperformed China’s trade volume with Europe and outdid the second-largest economy’s yearly foreign trade growth rate last year, noted Gao Feng, spokesperson of the Ministry of Commerce (MOFCOM), at a press conference.

Since 2012, the country’s trade ascent with these partners has averaged 8 percent annually. The countries’ active involvement in the China International Import Expo has also put their quality brands on the Chinese market map.

As of end-2020, China’s foreign direct investment to the tune of $3.14 billion reached out to the CEE countries’ energy, infrastructure and logistics, to name a few, while the countries’ investment in China totaled $1.72 billion.

In 2020, the total contract value of China’s newly signed overseas projects with the 17 countries skyrocketed 34.6 percent to stand at $5.41 billion. Major projects such as the Hungary-Serbia Railway and the Peljesac Bridge are progressing smoothly, the MOFCOM spokesperson said.

China pocketed a star-spangled year in terms of its foreign trade for all 2020. The country’s imports and exports of goods expanded 1.9 percent to settle at 32.16 trillion yuan ($4.97 trillion), as opposed to a global retreat in shipments.

The commerce ministry also reiterated the country’s willingness to join the Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) as a way to embrace further opening-up to the outside world.

In effect since December 30, 2018, the CPTPP is a trade pact made between 11 countries, including Japan, Canada, Australia, Singapore, Chile, and Mexico, whose aggregate gross domestic product accounts for 13 percent of the world economy

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Number of China-Europe freight trains increases 50% in 2020

A total of 12,400 freight trains ran between China and Europe in 2020, transporting 1.14 million twenty-foot equivalent unit (TEU) containers of goods, up 50 and 56 percent year-on-year respectively, China Central Television reported on Tuesday, sourcing China State Railway Group Co Ltd.

The number of the freight trains running between China and Europe continued to grow last year, covering more than 90 cities in over 20 European countries.

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Gli investimenti cinesi nei paesi dell’est europeo hanno ampiamente superato quelli fatti dall’Unione Europea, che li ha sempre trattati da parenti poveri, scagliandosi infine contro di essi perché sono fieri del loro retaggio religioso, storico, culturale e sociale. Si pensi solo alle diatribe ideologiche contro la Polonia e l’Ungheria.

Con l’iniziativa Ceec la Cina ha sostanzialmente rotto in due l’Unione Europea: da una parte i paesi dell’est europeo, dall’altra i paesi a credo liberal, che hanno preclusioni dottrinali nei confronti della Cina.

Sarebbe però inutile sottovalutare la portata politica della Ceec. L’occidente liberal è diventato irrilevante.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Eurostat. Luglio. Produzione Industriale. Eurozona a 95.6.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-10-11.

2020-10-07__ Eurostat 001

Eurostat ha rilasciato il Report Production in industry – monthly data.

L’indice pone il dato 2015 = 100, e lo storico parte dal novembre 2019.

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Come si constata, a novembre quasi tutte le nazioni avevano un indice superiore a 100.

La Unione Europea (EU27) era partita da 104.9, ad aprile era crollata al 76.8, per risalire al dato di luglio del 97.6.

L’eurozona era partita da 103.1, anche essa con un minimo ad aprile del 74.7, risalito poi a luglio al 95.6.

Quasi soltanto i piccoli stati a luglio si erano ripresi. Belgio 104.3, Bulgaria 100.3, Estonia 108.2, Irlanda 107.0, Grecia 106.5, Cipro 120.7, Latvia 116.2, Lituania 118.3, Malta 100.8, Austria 108.2, Romania 101.2, Slovenia 119.3, Svezia 104.6, Norvegia 101.0.

Si noti come la Turkia sia passata dal 115.8 di novembre all’attuale 118.7.

I macrodati sono decisamente peggiori per le principali nazioni.

La Germania era partita da uno scarno 99.5 per crollare al 71.5 di aprile che a luglio si assesta ad 88.07.

La Francia a novembre aveva 103.3, ad aprile 67.4 ed a luglio è risalita a 95.3.

L’Italia a novembre valeva 104.3, ad aprile 59.5 ed ora a luglio si assesta a 97.8.

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La strada della ripresa è lunga.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2018.

Dopo un anno elettorale cruciale per l’Unione europea, il 2017, la sfida dei Ventotto al populismo ha caratterizzato anche il 2018. A confrontarsi con i risultati delle urne sono stati a vario titolo 11 Stati membri: dall’Italia all’Irlanda, passando per Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Svezia. Il destino dei partiti tradizionali, davanti all’ascesa dei rivali populisti, è apparso ancora molto incerto. Tra gli appuntamenti più attesi, le elezioni in Italia il 4 marzo, dove gli euro-scettici del Movimento 5 Stelle non hanno disatteso  i favori dei pronostici e sono andati al governo con il partito di destra anti-migranti della Lega Nord.

I risultati elettorali del 2018:

– REPUBBLICA CECA – Al ballottaggio del 26 e 27 gennaio, in un serrato testa a testa, il presidente uscente Milos Zeman ha battuto lo sfidante Jiri Drahos, ex presidente dell’Accademia delle Scienze (Csav), con il 51,3% dei consensi. Si riconferma quindi la linea euroscettica e populista portata avanti nello scorso mandato da Zeman, che mantiene Praga orientata verso l’est dell’Europa, allacciata ai Visegrad (Polonia, Ungheria e Slovacchia), muro anti Ue nell’accoglienza ai migranti. Zeman ha promesso di affidare ad Andrej Babis, vincitore delle elezioni politiche in Repubblica Ceca nell’ottobre del 2017, il secondo tentativo di formare un governo. L’affluenza ha raggiunto il record del 66,6%.

– FINLANDIA – Domenica 28 gennaio la Finlandia si è recata alle urne per eleggere il nuovo presidente per un mandato di sei anni. Il presidente uscente, Sauli Niinisto, è stato rieletto al primo turno con il 62,7% dei suffragi, quasi cinque volte di più del suo sfidante più vicino, il verde Pekka Haavisto, che si è fermato al 12,4%. Niniisto, 69 anni, ex ministro delle Finanze ed ex speaker del parlamento, è stato un presidente molto popolare sin dall’inizio del suo mandato nel 2012. Si è presentato come indipendente, senza associarsi al partito conservatore che in passato aveva presieduto. “Sono sorpreso e colpito da questo sostegno”, ha detto ai media dopo la vittoria. Deludente invece il risultato dei Veri Finlandesi, partito conosciuto per le sue forti posizioni anti-europeiste e nazionaliste, in forte ascesa negli ultimi anni: la candidata Laura Huhtasaari si è fermata al 6,8%.

– CIPRO –  A 5 anni di distanza dalle ultime elezioni presidenziali di Cipro nel 2013, il voto di domenica 28 gennaio ha visto contrapposti su tutti il presidente in carica conservatore Nicos Anastasiades e il principale avversario, Stavros Malas, sostenuto dal partito comunista Akel.  Arrivati al ballottaggio (al primo turno Anastasiades era arrivato primo con il 35,5% dei voti, Malas secondo con il 30,2%), il 4 febbraio il 71enne Anastasiades è stato rieletto presidente ricevendo il 56% dei voti, mentre il suo avversario Stavros Malas ha raccolto il 44% dei voti. I due si erano già sfidati nelle elezioni del 2013, quando Anastasiades vinse con un larghissimo vantaggio; a questa tornata è stata ricompensata la stabilità ottenuta dal paese durante la sua carica, ma Malas ha ricevuto comunque più voti rispetto alle aspettative. La questione della riunificazione dell’isola è stata al centro della campagna elettorale di Nicosia. Il 7 gennaio è stata rinnovata l’Assemblea dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ha sancito la vittoria Partito di unità nazionale (Ubp) – vicino ad Ankara e per il mantenimento dello status quo -, ma non la formazione di un governo che è ancora in discussione. Proprio la necessità di riprendere il dialogo con la Turchia sul processo di riunificazione in funzione di uno stato federale è stato uno dei temi al centro del dibattito elettorale e sarà la maggior sfida di Anastasiades.

– ITALIA – Il 4 marzo è stata la volta degli elettori italiani, chiamati alle urne per le elezioni politiche. A sfidarsi sono stati la coalizione di centro-destra guidata dall’ex premier Silvio Berlusconi affiancato dal leader della Lega, Matteo Salvini, i populisti del Movimento Cinque Stelle con Luigi Di Maio candidato premier, e il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il Movimento 5 stelle ha ottenuto più del 30 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato, sopratutto grazie alle regioni del centro e dell’Italia del sud. La Lega ha superato Forza Italia e il Partito democratico è sotto al 20%. Liberi e Uguali ha superato la soglia di sbarramento del 3%. L’affluenza è stata del 72,9%, la più bassa nelle elezioni politiche dal 1948 a oggi. Con questi numeri, nessuna forza politica ha ottenuto una maggioranza assoluta in parlamento, ma dopo oltre due mesi e mezzo di trattative M5S e Lega si sono alleati dando vita a un governo di stampo populista, presieduto dal premier Giuseppe Conte.

– UNGHERIA – L’8 aprile si sono tenute le elezioni politiche in Ungheria. Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orbán, populista di destra, ha vinto con il 49% dei consensi, riconquistando la maggioranza dei due terzi in parlamento e avviandosi al suo terzo mandato consecutivo dal 2010. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l’alleanza socialisti-verdi con 12%.  La sfida sembra essere tutta a destra, con il partito Jobbik di estrema destra a rappresentare il più grande rivale di Orban.

– SLOVENIA – Anno di campagna elettorale per la Slovenia, con le elezioni generali a giugno e quelle locali a novembre. Alle politiche del 4 giugno, il conservatore Janez Jansa e il suo Partito democratico sloveno (SDS), che sono su posizioni anti-migranti e alleati del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, hanno vinto con il 25% dei voti. Jansa non è però stato in grado di formare una maggioranza. A guidare il Paese è dunque Marjan Sarec (LMS), che con la Lista omonima si era piazzato secondo con il 12,6%, ed è appoggiato da cinque partiti di centrosinistra in un governo di minoranza.

– SVEZIA – Il 9 settembre 2018 è stato il turno della Svezia di andare al voto. I socialdemocratici del premier uscente Stefan Lofven sono risultati nuovamente la prima forza, con il 28,4% dei consensi, ma è il risultato peggiore per il partito dal 1920. Secondi, con il 19,7%, la destra dei Moderati guidati da Ulf Kristersson. Terzi, in ascesa al 17,7%, i populisti e sovranisti del partito Svedesi Democratici, guidati da Jimmie Akesson. Al momento, il blocco del centrosinistra e del centrodestra sono appaiati intorno al 40%, ma non hanno i numeri per governare. Nelle prossime settimane saranno dunque decisive le trattative per formare un governo di coalizione.

– LETTONIA – Dalle elezioni politiche di sabato 6 ottobre, le tredicesime nei 100 anni di storia del Paese, è emerso il primato del partito filorusso Concordia (Harmony) al 19,8%, che però ha scarse possibilità di dar vita a un governo. Lo scenario che si presenta – come peraltro avvenuto in tutte le ultime elezioni politiche nei Paesi dell’Ue – è una lunghissima trattativa tra forze politiche anche molto diverse, per mettere in piedi una coalizione. Brusco calo di consensi per il partito liberal-conservatore, una volta potentissimo, del vicepresidente della Commissione europea ed ex premier del Paese baltico, Valdis Dombrovskis. Il suo Unità (‘Vienotiba’ in lettone) – uno dei tre partiti che compongono la maggioranza uscente – è crollato al 6,7%, ottenendo appena otto seggi. Alle politiche del 2014, registrò il 21,8% con 23 seggi. Dombrovskis si dice comunque “fiducioso che il Paese sarà in grado di istituire un governo fermamente pro-europeo”, anche se a guidarlo non sarà più probabilmente il premier uscente Maris Kucinskis. La maggioranza tripartitica di centro-destra, dimezzata nei consensi, dovrà cercare nuove alleanze pescando tra una serie di formazioni che viaggiano intorno al 10-13%. Secondo gli analisti locali, alla fine si potrebbe arrivare a un ‘pentapartito’, che rischia tuttavia di avere problemi di tenuta, per le distanze programmatiche tra le formazioni. E’ invece altamente improbabile che a formare l’esecutivo sia chiamato il partito Concordia, che ha nella minoranza russa il proprio elettorato di riferimento e che finora è stato sempre tenuto fuori dalla stanza dei bottoni grazie a una sorta di cordone sanitario messo in atto dalle altre forze politiche, preoccupate dell’eventuale ingresso di un cavallo di Troia del Cremlino negli affari politici europei: fino al 2017 Concordia aveva anche un accordo di cooperazione col partito di Putin Russia Unita. Al momento, soltanto i secondi arrivati, i populisti euroscettici di Kpv Lv sarebbero disponibili ad allearsi coi filorussi, ma il loro 14,2% non è comunque sufficiente a garantire una maggioranza.

– BELGIOUna incontestabile vittoria per i Verdi è, in sintesi, il risultato delle Comunali che si sono svolte in Belgio. Domenica 14 ottobre si sono tenute le elezioni provinciali, municipali e distrettuali belghe. La regione di Bruxelles è andata al voto con 19 comuni, le Fiandre con 5 province e 300 comuni (nella città di Anversa si sono tenutee anche le elezioni per i distretti), e la Vallonia con 5 province e 262 comuni. A Bruxelles i Verdi passano da uno a tre borgomastri (sindaci), facendo breccia nei 19 comuni della capitale belga e sembrerebbero pronti ad entrare in una maggioranza con il Ps, quest’ultimo largamente in testa che realizza globalmente dei buoni risultati nella regione di Bruxelles. Ammaccato il Mr (Liberali), mentre al sud del Paese, in Vallonia, si registra una buona performance per il Ptb, il Partito del lavoro, di estrema sinistra che diventa il terzo partito a Liegi ed il secondo a Charleroi e a Seraing. Nelle Fiandre, nord del paese, il nazionalismo fiammingo tiene: roccaforte della Nuova alleanza fiamminga (N-va), la città conferma il suo leader, Bart De Wever, sindaco. Resta da capire con chi si alleeranno i nazionalisti. Altro dato significativo quello delle donne a Bruxelles: il 48,8% risultano elette, un vero e proprio record. Nulla di fatto invece per il partito Islam che non ha ottenuto alcun eletto.

– LUSSEMBURGOAlle elezioni del 15 ottobre, i tre partiti della coalizione di governo uscente – i socialisti della Lsap, Dp (la formazione di stampo liberale di Bettel) e i Verdi -, hanno riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (31 su 60). Il partito di centro-destra Csv (cristiano sociali), dell’ex premier e attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è invece aggiudicato la maggioranza relativa con il 28,3% dei voti e 21 seggi. Il granduca del Lussemburgo, Henri Albert Guillaume, ha incaricato il premier uscente, il liberale Xavier Bettel a formare un nuovo governo.

– IRLANDA – Elezioni presidenziali senza sorprese in Irlanda: Michael D. Higgins, 77 anni, letterato di idee liberal, è stato confermato per un secondo settennato alla carica di capo dello Stato, sostanzialmente di garanzia, ma priva di veri poteri nel sistema istituzionale della repubblica. Higgins, nel rispetto delle previsioni della vigilia, ha segnato una netta vittoria al primo turno con oltre il 58% di voti. Il meno lontano dei 5 rivali è l’uomo d’affari indipendente Peter Casey, dato poco sopra il 20%, mentre tutti gli altri sono sotto il 10 con la prima donna in lizza, Liadh Ni
Riad, eurodeputata dello Sinn Fein (sinistra nazionalista) al terzo posto attorno all’8%. In calo l’affluenza alle urne rispetto al 2011.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lettonia. Si insedia il governo di centro-destra, identitari sovranisti. 61 contro 39.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-26.

2019-01-25__lettonia__001

«In Latvia, there are 100 seats in the Parliament House, which is called Saeima, up for election with a representative electoral system and there is a 5%-threshold to enter the Saeima. In the previous election in 2018, the SDPS “Harmony won the most votes, the parties of the government coalition, Unity party, Union of Greens and Farmers and the National Alliance lost significantly. Two new conservative parties, the liberal-conservative JKP and the right-wing populist KPV gained the most seats relatively and ended up second and third in the election. The next Latvian parliamentary election is planned to be held in 2022.»

2019-01-25__lettonia__002

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In Lettonia vincono filorussi ed euroscettici. Crolla il partito del vicepresidente della Commissione Ue, il “falco” Dombrovskis

«Anche sulla Lettonia del Commissario Ue Valdis Dombrovskis si abbatte l’onda euroscettica, con venature filorusse. Nel Paese baltico, chiamato alle urne sabato per il rinnovo dei 100 seggi parlamentari, Armonia si è riconfermato il primo partito con il 20% dei consensi, in leggero calo del 3% rispetto al 2014. La formazione politica di orientamento filorusso guidata al voto – ironia della sorte – da un altro Dombrovskis, Vjaceslavs, verrà probabilmente esclusa dalla formazione del prossimo governo, come già accaduto in passato.

Ma la riconferma del partito socialdemocratico vicino al Cremlino e distante da Bruxelles (in Lettonia il 26% della popolazione è di etnia russa) è un altro segnale del lento ma costante declino che le forze europeiste stanno vivendo in questo momento nel Vecchio Continente. Dopo Armonia, non a caso, sono arrivati secondi i populisti euroscettici di Kpv (acronimo per “Chi possiede lo Stato?”) con il 14,1%, formazione politica populista di destra, nata nel Parlamento lettone durante la legislatura appena conclusa, e al primo vero test elettorale. Armonia avrà 24 seggi su 100, 15 dovrebbero andare a Kpv, 15 anche alla terza forza politica, il Nuovo Partito Conservatore (13,6%) che fa della lotta alla corruzione il suo cavallo di battaglia.»

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«Latvian lawmakers on Wednesday voted to approve the Baltic country’s new center-right coalition government, the parliamentary press service informed»

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«The incoming Cabinet of Ministers, led by Prime Minister Krisjanis Karins of the center-right New Unity, was approved at an extraordinary parliament sitting by 61 votes to 39»

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«Latvia’s new five-party coalition comprises New Unity, the New Conservative Party, the liberal alliance For Development/For, the right-wing National Alliance and KPV LV»

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Ecco formato un altro governo cui concorrono gli identitari sovranisti, assieme anche ad Alleanza Nazionale, da molti (liberal socialisti) considerata essere di estrema – destra, nei fatti un partito identitario.

Il Consiglio Europeo vedrà sedere per la Lettonia Mr Krisjanis Karins, che quasi certamente varierà nettamente lo schieramento politico di quella nazione. Di certo non sarà più la Lettonia dell’attuale Commissario Ue Valdis Dombrovskis.


China Org. 2019-01-24. Parliament approves Latvia’s new coalition gov’t

Latvian lawmakers on Wednesday voted to approve the Baltic country’s new center-right coalition government, the parliamentary press service informed.

The incoming Cabinet of Ministers, led by Prime Minister Krisjanis Karins of the center-right New Unity, was approved at an extraordinary parliament sitting by 61 votes to 39.

Latvia’s new five-party coalition comprises New Unity, the New Conservative Party, the liberal alliance For Development/For, the right-wing National Alliance and KPV LV.

The coalition deal was struck after more than three months of negotiations, the longest since the restoration of the country’s independence in the early 1990s.

Two prime minister designates, Janis Bordans of the New Conservative Party and Aldis Gobzems of KPV LV, had failed the attempts to form a government after a general election in October produced a highly fragmented parliament with seven factions.

Karins, however, succeeded in clinching the deal even though his New Unity party has the smallest number of seats in parliament.

The centrist Union of Greens and Farmers, which used to be the leading partner in Latvia’s outgoing government coalition, as well as the left-wing Harmony party, remain in opposition.

Also, a group of five MPs of KPV LV party, which officially has joined the ruling coalition, said last week they would not vote for the Karins-led cabinet but would side with the opposition.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Estonia. Il Governo non aderisce al documento UN sulla immigrazione. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-17.

Estonia 002

Come tutti i paesi baltici, anche la Estonia è in subbuglio. Alcuni sono problemi benvenuti essendo dovuti alla crescita economica, altri sono invece molto meno gradevoli, legati ad un forte instabilità politica.

Estonia. Un piccolo paese in continua crescita.

Paesi Baltici che stanno scomparendo velocemente. – Bloomberg.

Europe’s Depopulation Time Bomb Is Ticking in the Baltics

Repubbliche Baltiche. Sondaggi Elettorali.

Unione Europea in caotica disgregazione.

«Il prossimo anno tornerà al voto anche l’Estonia, dopo le elezioni del marzo 2015 che hanno visto la conferma del Partito Riformatore Estone come formazione di maggioranza relativa. Nonostante il voto di sfiducia al governo Roivas e il passaggio all’opposizione, il partito resta in testa ai sondaggi con circa il 30% dei consensi, in crescita di un paio di punti rispetto al 2015. A seguire il Partito di Centro del premier uscente Juri Ratas, stabile al 25%. In affanno sia i Socialdemocratici (SDE) che i conservatori di Pro Patria (IRL), entrambi al governo prima con Roivas e poi con Ratas. Un “ribaltone” che evidentemente potrebbe non essere premiato dagli elettori, con un calo di consensi stimato rispettivamente del 5 e 7%. In netta crescita invece i nazionalisti euroscettici EKRE, che ad oggi passerebbero dall’8 al 17%.»

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Stando agli ultimi sondaggi della Kantar Emor di questo novembre, il Ref sarebbe al 29%, ed i socialisti dell’Sde all’11%. L’Ekre, partito conservatore nazionalista ed euroscettico, si attesterebbe poco sopra il 17%.

«Government decided not to join UN global compact on migration»

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«Estonia’s ruling coalition is on the brink of collapse as two junior partners fell out over a United Nations agreement on migration»

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«With government talks collapsing in neighboring Latvia this week, Estonia is becoming the second Baltic nation to succumb to political instability, just months before its next elections are due to take place»

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«The dispute also highlights the way immigration is becoming a decisive issue across the European Union and beyond.»

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«The premier’s Center Party, which relies on the support of ethnic Russians that make up about a quarter of the country’s 1.3 million people, shares the top spot in polls with the opposition Reform Party.»

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«The rejection also made Estonia “join the foreign policy club of Hungary and Poland,”»

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«Reinsalu declined to resign earlier on Friday, saying the UN migration compact may have legal consequences for Estonia, which he said has conducted “a conservative” policy on migration “as a key to preserving the Estonian nation state.”»

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Al punto in cui si è, il numero di migranti clandestini illegali che cercano di entrare nei confini dell’Unione Europea è sceso ad una quota quasi trascurabile.

Con l’uscita di scena di Frau Merkel, che non si ripresenta per la presidenza della Cdu al congresso di partito dei primi di dicembre, il problema dei migranti virtualmente non esisterebbe più.

Continua invece ad essere di attualità per il semplice motivo che i liberal socialisti lo sbandierano come elemento fondamentale, la cui mancata accettazione porrebbe automaticamente fuori dai canoni europei. Con tale dizione essi intendono dire che non si condivide la loro Weltanschauung, che essi ritengono debba essere quella dell’intera Unione Europea.

Come sempre, è necessario avere pazienza e dare tempo al tempo. L’anno prossimo la Finlandia andrà alle elezioni e verosimilmente i ‘lebbrosi’ potrebbero andare al governo. Nel caso, un altro capo di stato lebbroso siederà nel Consiglio Europeo, con tutte le conseguenze del caso.

Nel 2019 ci terranno in Europa elezioni in molti stati nazionali ed il 23 – 24 maggio si arriverà finalmente alle elezioni europee.

Se le previsioni elettorali fossero corrette, gli attuali gerarchi liberal socialisti dovrebbero perdere ogni supporto elettorale, con un cambio della guardia.


Bloomberg. 2018-11-17. Dispute Over Migration Sends Estonian Government Into Crisis

– Junior Social Democrats urge justice minister’s resignation

– Government decided not to join UN global compact on migration

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Estonia’s ruling coalition is on the brink of collapse as two junior partners fell out over a United Nations agreement on migration.

With government talks collapsing in neighboring Latvia this week, Estonia is becoming the second Baltic nation to succumb to political instability, just months before its next elections are due to take place. The dispute also highlights the way immigration is becoming a decisive issue across the European Union and beyond.

The Estonian coalition is in a “very difficult situation” after demands by the Social Democrats for the resignation of Justice Minister Urmas Reinsalu, of the conservative Isamaa party, Prime Minister Juri Ratas told public radio Friday.

President Kersti Kaljulaid on Thursday criticized the two-year old coalition government for succumbing to “hysteria” in the campaign before the March parliamentary election. The premier’s Center Party, which relies on the support of ethnic Russians that make up about a quarter of the country’s 1.3 million people, shares the top spot in polls with the opposition Reform Party.

Reinsalu’s blocking of the government’ approval of the treaty on Thursday amounted to “incapacitating the government,” Social Democrat Chairman Jevgeni Ossinovski said in a statement. The rejection also made Estonia “join the foreign policy club of Hungary and Poland,” he said, referring to the fellow EU members which have sparked disputes in the bloc with their policies on migration and the rule of law.

Reinsalu declined to resign earlier on Friday, saying the UN migration compact may have legal consequences for Estonia, which he said has conducted “a conservative” policy on migration “as a key to preserving the Estonian nation state.” He cited the example of the U.S. and six EU governments which have declined to join the treaty.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lettonia. Lebbrosi e russofoni avanzano. Juncker ‘deluso’.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-07.

Lituania__001

La Lettonia è un piccolo stato di circa due milioni di abitanti: secondo il censimento 2016 i lettoni sarebbero 1,216 milioni (61.8%), mentre 504,370 (25.6%) sono russi che conservano tutt’ora la propria lingua.

Sono due etnie che vivono tranquillamente assieme, anche se dal punto di vista politico i partiti tradizionali non hanno mai stretto alleanze che quello russofono.

È fortemente scorretto definire il partito russofono come “pro-Russia“. Sicuramente ha per obiettivo la protezione di una minoranza consistente della popolazione, ma non contesta, per esempio,l’appartenenza della Lettonia alla Nato.

Questa tornata elettorale ha confermato la parcellizzazione politica in corso nei paesi europei.

Che si debba formare una coalizione sarebbe cosa evidente: molto meno chiaro è come poterla fare, visti i numerosi veti crociati.

Harmony è il partito russofono, ha conquistato la maggioranza relativa con il 19% dei voti, 24 seggi, ma i partiti tradizionali avrebbero forti difficoltà a fare un governo con essi. Kpv.Lv è una formazione populista che ha conquistato 15 seggi, ed i Nuovi Conservatori ne hanno ottenuto 16. Formalmente e numericamente, potrebbero formare un governo stabile.

Infatti la coalizione governativa di Maris Kucinskis ha ottenuto soltanto il 27% dei voti.

Registriamo quindi il fatto nuovo: sarà ben difficile formare un governo stabile che prescinda o dai russofono oppure dai populisti.

Problema questo solo parzialmente dei lettoni.

Fatto sta che la Lettonia è presente e vota in seno al Consiglio Europeo, ed i risultati di queste elezioni non avranno certo soddisfatto né Mr Juncker né Mr Tusk.

«European Commission President Jean-Claude Juncker will deliver his annual State of the Union Address at the European Parliament next Wednesday, September 12, LETA was told at the European Parliament’s Information Office in Latvia.

In his speech, Juncker is expected to come up with proposals intended to benefit residents of all European Union member states already before the 2019 EU summit in Sibiu, Romania, which will be the bloc’s first post-Brexit summit.

Juncker’s address and the following debates will be broadcast live on Latvian Television (LTV). The State of the Union Address will be followed by debates with European Parliament President Antonio Tajani and members of the EU legislature. The European Parliament is scheduled to start the traditional plenary session debate at 10 a.m. Latvian time. ….» [The Baltic Times]

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Juncker was definitely drunk in Latvia. EU approves €1.8 billion loan to bankrupt, insolvent Ukraine

«After Juncker’s crazy display at the reception line for the EU heads of states we were all treated to even more craziness as the EU (according to the BBC) has agreed to a €1.8 billion loan to Ukraine.

The loan has been described as a landmark deal for a non-EU member, and the largest such loan from the EU to a non-member state. ….

Whatever the reasons for the EU’s latest flushing of cash down the toilet, their is no doubt that €1.8 billion could have put a lot of Spanish, Italian, Portuguese and Greeks to work. ….»

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Diciamo che la recente visita in lettonia di Mr Juncker non abbia favorito i partiti che gli stavano a cuore.


Bbc. 2018-10-07. Pro-Russia party wins Latvia election

A pro-Russia party has won the most votes in Latvia following Saturday’s general election.

The Harmony party polled 19% with the pro-EU For Development party taking 12% and two populist parties, the KPV LV and the New Conservatives winning 27% between them.

In the past, parties have formed pacts to keep Harmony out of government.

Commentators say Harmony might now be able to form a government if it joins forces with the populist parties.

It will hold 24 seats in the 100-seat parliament, with the New Conservatives on 16 and KPV LV on 15.

“No coalition combination is possible without Harmony that would appear able and stable,” Nils Ushakovs, Harmony chairman and mayor of the capital Riga told the Leta news agency.

Prime Minister Maris Kucinskis’s governing coalition comprising the Union of Greens and Farmers, the National Alliance and the Unity party only won about 27%.

Their support was hit by public dissatisfaction over the fight against corruption and money-laundering – both key campaign issues.

Latvia shares a border with Russia and about a quarter of its 2.2 million population is Russian-speaking.

The Baltic state is a member of both Nato and the EU putting it on the front line of the increasingly tense relationship between the West and Moscow.

Nato has more than 1,000 troops in the country.

Harmony has said it wants Latvia to stay in the EU and Nato but to have closer economic ties with Russia.

Coalition talks could now last for several weeks.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lettonia alle urne il 6 ottobre.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-01.

Lituania__001

La Repubblica di Lettonia è un piccolo stato baltico, poco meno di due milioni di abitanti, Membro sia dell’Unione Europea sia del’eurozona, cui ha aderito il primo gennaio 1994.

Anche se di piccole dimensioni, siede a pieno diritto nel Consiglio Europeo ed ivi vota.

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Il sei ottobre andrà alle urne per il rinnovo del parlamento locale, in un clima di parcellizzazione politica

Latvian elections approach under high tension

«“Even the polls are corrupt here!” In a building in the old city of Riga, Juta Strīķe, a former official at the anti-corruption bureau and candidate in the October parliamentary elections, proudly showed off the party offices of the New Conservative Party, founded by the former justice minister Jānis Bordāns.

The latest estimates assign only 4% to his party. “We are downgraded in the polls because there is the minimal threshold of 5% to be elected, so voters tend not to choose parties that are below that level,” Strīķe explained.

At the Latvian municipal elections, the party, which made fighting corruption its main issue, secured three times as many votes as had been anticipated. The New Conservative Party works hard to defend the traditional Latvian identity and its candidates proudly display photos of themselves dressed in folk clothes.

The country remains torn between a population that is 40% Russian speaking and of Russian origin, the Latvian identity and a strong attraction to the Anglo-Saxon countries and American-style liberalism.

It is difficult to discern any sign of belonging to the EU in this eurozone country, but for the currency. On the other hand, the influence of America is omnipresent, from enormous SUVs to the eternal hamburgers, as well as the brain drain: young Latvians are leaving in order to study in the United Kingdom, Germany or Austria and often do not return. ….

However, nobody wants to touch the sensitive files or those concerning Russian interests. The justice system doesn’t want anything to do with it,” she summarised.

According to the party leader, former judge Jānis Bordāns, “Riga is still the money laundering capital of Europe. We have to take draconian measures to change this”. In particular, the party would like to replace Pēters Putniņš, the chairman of the financial regulatory authority, the FCMC. ….

Accordingly, the Finance Minister Dana Reizniece-Ozola has been accused by the only financial newspaper of managing the bankruptcy of the ABLV bank at the expense of Russian interests and is regularly caricatured as being linked to the mafia.»

* * *

Insomma, sembrerebbe essere un quadretto ben poco idilliaco.

Non riportiamo prospezioni elettorali perché, a nostro sommesso punto di vista, sembrerebbero essere tutte partigiane.


Re Baltica. 2018-09-30. Who Is Who In Upcoming Latvian Parliamentary Elections

Sixteen political parties and party alliances have been registered with Latvia’s Central Election Commission for upcoming elections to the four-year term of the 100-member Latvian parliament or Saeima which will take place on October 6, 2018. This is the largest number of lists since 2006, when 19 were filed.  From 2010 to 2014 (there was an extraordinary election in 2011 after the Saeima was dismissed by then President Valdis Zatlers) the number of lists was steady at 13.

This overview of the parties participating in the next Saeima elections examines them based on current representation in the parliament and on the most recent (late July) opinion polls, that is, on the likelihood of the party getting more than the 5% threshold to get the seat.

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Harmony

(Sociāldemokrātiskā Partija “Saskaņa” ) is a result of the merger in 2010 of several parties that could be described as center to left-leaning and “pro-Russian” because of their appeal mainly to Russian-speaking voters and “pro-Kremlin” due to its stance on the issues of Crimea’s annexation and the following international sanctions on Russia. Among the parties which formed joint force is the Socialist Party of Latvia, which was led until 2015 by the former hard-line Soviet-era Communist Alfreds Rubiks (who served a prison sentence for his part in the coup against Soviet leader Mikhael Gorbachev in 1991 and emerged unrepentant). The Socialists have quietly disappeared from their association with Harmony. In 2018, Harmony has also broken its cooperation agreement with Vladimir Putin’s United Russia, an agreement which was regularly quoted as a barrier for joining government and making it more difficult to rebrand party as Western socialdemocrats to join S&D group in European parliament.

Harmony is led by the mayor of the capital, Riga, Nils Ušakovs. His management of the Latvian capital can be seen as a showing how the political party would run the country as a whole – both in a positive and negative way.

The Riga City Council under Ušakovs (in a coalition with the municipal party An Honor to Serve Riga) has upgraded various schools, playgrounds, historic buildings and other public areas, but at the cost of increasing the municipality’s debt (and no clear picture of what the final bill for this window-dressing will be). Ušakovs has also been accused by Re:Baltica of spending some EUR 8 millions of public funds on self-promotion on social media and of manipulating social media “support” for Harmony with fake and misleading accounts and even “hijacking” a neutral Facebook account about Riga by renaming it Saskaņa Online (FB closed it down after the complaints).

The party’s PM candidate is Vjačeslavs Dombrovskis. Not only he is one of  Ušakovs best friends, but also former minister of economy and education from the once-leading centrist/liberal Vienotība where he represented Reforms’ party, an off-spring of the dismissal of the previous parliament by president Valdis Zatlers (which he subsequently led. Dombrovskis was also director of research for the recently-founded Certus economic and political think tank, extensively funded by the now defunct ABLV Bank, which is accused of a large scale money laundering by US authorities.

Harmony is the largest political force in the current Saeima, but sits in opposition.

Re:Baltica has also reported that Harmony has hired Christian Ferry, a top US political consultant (who worked for two US Republican senators, John McCain and Lindsey Graham) to assist with strategy and formulating political messages in the Saeim a election campaign.

In an apparent effort to attract more ethnic Latvian votes Ušakovs also persuaded Pēteris Sproģis, a 45-year old former bishop of the Latvian Baptist Union to be Harmony’s candidate for president of Latvia. Less than 10 days after his nomination was announced, Sproģis withdrew his candidacy, apparently influenced by what Harmony officials called an  “unprecedented hate campaign” against the ethnic Latvian clergyman, calling him names for associating with a party that some Latvians believe leans toward the Kremlin and denies that Latvia was forcibly occupied by the Soviet Union.

Harmony. July opinion poll support – 21.4%, number of seats in the current Saeima

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Union of Greens and Farmers

Zaļo un Zemnieku savienība, ZZS) was formed in 2002 as an alliance between the Farmers’ Union (Zemnieku savienība) and the Green Party and has been in every government since then. The head of the current government, Māris Kučinskis, and President Raimonds Vējonis (who will name someone to form a government after the election and is facing re-election during the next parliamentary term) both represent this alliance.  Ideologically, the party is moderately nationalist.

ZZS is basing its election campaign on what it considers its achievements in government hitherto – tax reforms, ongoing efforts to reform chronically underfunded health care (although the e-health system was a disaster at its start but seems to work now) and in its short-version election program, promising to do good things in all areas without setting specific or quantifiable targets.

The party alliance, however, is vulnerable, to some extent, because of its close ties with the port city of Ventspils politician and oligarch Aivars Lembergs, who faces charges for economic crimes (in a seemingly endless trial before a Latvian court). Lembergs played a key role in the so-called “oligarch conversations” clandestinely taped by Latvian security services as part of ongoing criminal investigation and leaked to the weekly magazine IR in which he and others plot to influence the media and plan actions amounting to state capture. Lembergs has been  ZZS PM candidate in the past, but the party alliance is seeking to re-elect Kučinskis who is riding on his conflict averse personality, the wave of growing economy and his ability to do little, but to project stability. The Green Party’s  head of its Riga division, Valentīns Jeremejevs, caused an uproar among sister European Greens by demanding that last June’s Baltic Pride march be banned (it was not). The Latvian Greens simply said that this was the party members’ personal opinion, stepping back from a direct condemnation of Jeremejev’s anti-LGBT views.

The question in the minds of many political analysts and voters is whether the Union of Greens and Farmers will join with Harmony to form a majority government coalition.

Despite media campaigns criticizing its backers, the Union of Greens and Farmers seems to enjoy steady electoral backing, mainly from older ethnic Latvians.

Union of Greens and Farmers. July voter poll support 12.4%, number of seats in the current Saeima

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Who Owns The State?

Valsts/KPV LV) was founded in May 2016 by former actor and Saeima deputy Artuss Kaimiņš (elected from the Latvian Regional Alliance/LRA but broke with the party over its dealings with coalition member Unity) and came in third with 7% voter support in a July poll following the dramatic detention of Kaimiņš by anti-corruption agency (KNAB) agents in the Saeima building on June 20, 2018. KNAB questioned Kaimiņš, a member of his party management board, and a Latvian businessman on allegations of illegal party financing.

KPV LV initially based its ideology on the idea that government was the servant of taxpayers and citizens and should be run as efficiently and corruption-free as possible.  However, its current election campaign, headed by the party’s PM candidate, attorney Aldis Gobzems, has been strident and largely negative, portraying the existing political elite as venal, elitist and interested only in staying in power while keeping the vast majority of the population in poverty and desperation (something far from fully supported by economic data). Gobzems makes daily videos on Facebook, claiming that both the authorities and the media are ignoring or covering up huge scandals in the area of insolvency administration (this has been a major subject of investigation by the independent magazine IR, but not the specific claims made by Gobzems against a lawyer in the “insolvency business” who was killed by unknown gunmen at the end of May).

Meanwhile, Kaimiņš, who cut a colorful figure in the Saeima both while an LRA parliamentarian and as an “unaffiliated” deputy by filming Saeima committee and plenary meetings with a small video camera and  often streaming them live, has been attacking media figures as out-of-touch, trying to emanate the rhetorics employed by Donald Trump in his election campaign. Gobzems, who is party’s PM candidate, has publicly threatened to “personally fire” the journalist from public broadcaster over what he sees wasting taxpayer money by being “mockingly superior” rather than neutral and objective in his reporting.

KPV LV. July voter poll support – 7%, number of seats in the current Saeima – none or one if Kaimiņš, an “unaffiliated” deputy, is counted.

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National Alliance

(Nacionāla apvienība/NA) was formed in 2010 as an electoral alliance between the youth-oriented All For Latvia! (Visu Latvijai! ) and For Fatherland and Freedom/LNNK (Tēvzemei un Brīvībai/LNNK-Latvijas Nacionāla neatkarības kustība) and is a right-of-center nationalist party.  It strongly supports the interests of ethnic Latvians and the primacy of the Latvian language in education and public life. The party has been in government since the extraordinary Saeima elections in 2011, when it took 14 seats.

NA is socially conservative, skeptical of LGBT, opposed to partnership laws and favoring traditional marriage and advocating liberal spending on benefits for families with children (the “demography” issue – low ethnic Latvian birth rates – has been a major issue for the party). In foreign affairs, the party is pro-NATO, pro-Ukraine. It favors a permanent NATO forces presence in Latvia. It appears ready to take administrative measures (cutting off broadcast licenses) to prevent the spread of alleged Russian propaganda and disinformation on Kremlin TV channels that are available on broadcast and cable-TV services in Latvia. It has declared that it will never support or join a government that involves Harmony.

NA also opposes the resettlement of refugees from other EU countries in Latvia and is highly skeptical of migration as such.

NA has been linked to the so-called “insolvency administration mafia” (a somewhat hyped term used by some media) that allegedly allowed insolvency administrators to earn huge fees, payout insufficient amounts to creditors, and, in some cases, to instigate baseless insolvency proceedings.

National Alliance. July voter poll support – 6.8%,  number of seats in the current Saeima 17.

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For Development/For

Attīstībai/Par!) is an electoral alliance formed on April 26, 2018, by three political movements – the liberal For! (Par! ), For Latvia’s Development (Latvijas attīstībai ) and Growth (Izaugsme ). For Development was founded in 2013 and ran unsuccessfully in the 2014 elections. Among its founders was former Bank of Latvia governor, Prime Minister and Finance Minister Einars Repše who is no longer active in politics.

The party alliance says it is economically and socially liberal, advocating an inclusive society (including civil partnership and, by implication, LGBT equality and rights) bringing new and young players into Latvian politics and accelerating the country’s economic development. At the same time, its short-version program sets goals of doubling nurses’ salaries, raising the minimum wage to EUR 500 and doubling pensions in ten years.

Despite the claims that it will bring young people and new faces into politics, For Development/For! has put forward Artis Pabriks, a member of the European Parliament and a former Foreign Minister and Minister of Defense from Unity, as their PM candidate.  Another veteran of politics, though relatively young (born 1976) is Daniels Pavļuts, one of the founders of For! and a former Minister of Economics under then Prime Minister Valdis Dombrovskis. He joined the now defunct Reform Party (founded by former President Valdis Zatlers in the wake of dismissing the Saeima) in 2014 in time for the party fall apart and see defections to Unity in the Saeima elections. For Development/For! board member is also Juris Pūce, a former state secretary in the Ministry of Economics (2010 -2013). Both he and Pavļuts have been blamed for granting licenses to electricity suppliers entitled to collect the “green energy” surcharge, some of which later turned out to be fraudulent operations. Another leading figure is Mārtiņš Bondars, ex-banker and political figure who has changed several political parties during his political career (more below).

For Development/For! July voter poll support – 4.4%,  number of seats in the current Saeima none.

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The New Conservative Party

(Jaunā Konservatīvā partija, JKP) was founded in May 2014 as a centrist party and failed to gain any seats in the 2014 Saeima elections (it is currently represented in Riga City Council, in opposition). It gained a boost in 2017 when former anti-corruption agency KNAB high rank officials Juta Strīķe and Juris Jurašs joined the party, which was headed by former Minister of Justice (2012-2014) Jānis Bordāns. As minister, he was a member of the NA. Strīķe is famous for being repeatedly fired and disciplined as deputy head of KNAB by her boss at the time, Jaroslavs Streļčenoks, and regaining her job in a lawsuit. The conflict between the two gained the status of a black comedy soap-opera in Latvia, but efficiently rendered anti-corruption watchdog useless.

JKP’s short version program proposes reducing the number of government ministries to eight, merging KNAB, the Security Police and the Bureau for the Protection of the Constitution into a single national security agency aimed at combating corruption and other threats to national security and civil peace. The party, which gained nine seats in the Riga City Council in the 2017 municipal elections, also favors closing all gambling halls in the country with the exception of casinos in high class hotels. It wants to ban advertising of “payday loans”. The party favors raising the minimum wage to EUR 500 per month and increasing child benefit and paying doctors a net salary of EUR 1700.

New Conservative Party. July voter poll support – 3.9%,  number of seats in the current Saeima none.

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New Unity

(Jaunā Vienotība) is an alliance of six parties – five regional parties plus Unity – formed in April. It is an attempt to save Unity after a string of defections by key members (too long a soap-opera drama to outline here) and a bungled attempt in late 2015 by then party leader Solvita Āboltiņa to unseat Prime Minister Laimdota Straujuma, the party’s Prime Minister at the time. The result of her intrigues was Straujuma’s resignation and losing the ball to to ZZS, who patched together a government with Māris Kučinskis at the helm. From then on, it was downhill in voter ratings for Unity, once the centrist-liberal core of the Latvian governments since 2010. Āboltiņa’s and the party’s ratings were not helped when the colorful, red-headed politician hooted at a small group of pensioners picketing the Saeima, creating a viral video copied from Latvian TV’s spot on the incident that was later edited together with clips of bleating goats.

Bringing in former European Union Commissioner (for Energy and later Development) Andris Piebalgs to lead the party did little to stop the disintegration of the party, now headed by Minister of Economics Arvils Ašeradens and as New Unity by euro-MP Krišjānis Kariņš. When New Unity submitted its candidate list, Kariņš, once considered the party alliance’s candidate for Prime Minister, did not appear on the list. The political movement, for all practical purposes, appears to be out of parliamentary politics with its July rating at 2.9% and 4.6% adjusting for a proportional distribution of undecided votes. Unity is still formally a partner in the current government coalition.

New Unity. July voter poll support – 2.9%, number of seats in the current Saeima – 23 by 2014 election results, but 19 or so after defections.

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From the Heart for Latvia

(No Sirds Latvijai) was a small opposition party self-described as “conservative” and open to all nationalities. It was founded by former State Auditor Ingūna Sudraba in 2014 and participated in that year’s Saeima elections, gaining seven seats. However, the From the Heart for Latvia Saeima faction was dissolved earlier in 2018 when defections of three of its members reduced the number below the minimum five required by the legislature’s rules. However, despite losing several founding members of her party, Sudraba has managed to file a list of candidates for the fall elections. One of the more controversial proposals in From the Heart for Latvia’s short version program is to reduce the Saeima to 60 members from the current 100.

Sudraba has been accused in some media of having ties to “shady” persons from Russia and has been denied a security clearance for access to certain state secrets, something she has said she will try to challenge in court.

From the Heart for Latvia. July voter poll support – 1.7%,  number of seats in the current Saeima 7 by 2014 election results, but the faction was dissolved after defections.

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Latvian Association of Regions

(Latvijas Reģionu apvienība) calls itself a centrist political alliance of several small and regional parties and the Regional Alliance. It was founded in 2014 and headed at the time by Mārtiņš Bondars, a Latvian-born and US educated (including graduate school at Harvard University) politician, former chief of staff for President Vaira Vīķe-Freiberga and chairman of the board of the now bankrupt Latvijas Krājbanka which was owned by dubious Russian banker Alexander Antonov. The party gained seven seats in the 2014 Saeima elections, including one for the occasionally outrageous Artuss Kaimiņš, seen by many political analysts as the “locomotive” that pulled them into the Saeima to begin with. Kaimiņš then left the party after disagreements about its support for Solvita Āboltiņa. Bondars left the Saeima to successfully run for a position on the Riga City Council on a joint ticket from LRA and For Latvia’s Development in the 2017 municipal elections. Last December he quit the LRA to join For Latvia’s Development in March of this year.

LRA filed a list of candidates for the upcoming election, including new faces such as the activist lawyer Ieva Brante and Edvards Smiltēns, a young (born 1984) politician who defected from Unity. The party alliance’s short program calls for balanced development of Latvia’s regions and access to public transportation in all regions.

The Latvian Alliance of Regions. July voter poll support – 1.1%,  number of seats in the current Saeima eight by 2014 election results, seven after Artuss Kaimiņš defection.


– Small, new and “extraparliamentary” parties listing candidates include the leftist Progressives (Progresīvie) which is topping all five regional lists with female candidates. It calls for moving Latvia toward a “Nordic social democratic” model of governance and social welfare.  The Progressives scored 1.1% in the July voter poll.

– Also launching a bid is the Latvian Russian Union (Latvijas Krievu savienība) with its list headed by Tatjana Ždanoka, who resigned her mandate at the European Parliament to run for the Saeima. A pro-Russian (and pro-Soviet during the breakup of the USSR) activist and PhD in mathematics, Ždanoka was seen as attempting to take conservative Russian-speaker votes from Harmony but only gained 0.7% voter support in the July poll. This indicates that the party, even with its list headed by Ždanoka and including another Europarliamentarian, Andrejs Mamikins (elected from Harmony but defecting to the Latvian Russian Union ) will have a hard time to be a spoiler for Harmony. The party’s short-version program includes defending the interests of Russian-speakers and other ethnic minorities, preserving Russian-language public education and some “curious” points like privatizing Latvia’s public service television and radio and abolishing the broadcasting regulator for electronic media.

– Other interesting program points by small parties include the Latvian Nationalists (Latvijas nacionālisti) proposal to make the 110th article of the Latvian Constitution, which specifies that marriage is exclusively between a man and a woman non-amendable.

– The Action Party (Rīcības partija) declares it is against the LGBT Baltic Pride 2018 march (which has already taken place) and against ratifying the Istanbul Convention on Preventing and Combating Violence against Women and Domestic Violence. It also proposes lowering the excise tax on motor fuel, alcoholic beverages and tobacco.

– Against same sex marriage and for Latvia leaving NATO (against military blocs) and for renewing the Latvian lat and leaving the eurozone is the Latvian Center Party.

– The party For an Alternative (Par alternatīvu) proposes restoring the death penalty (also for “economic crimes”), reinstating the lat, abolishing all taxes on agriculture and, if needed, holding a referendum on leaving the EU.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Repubbliche Baltiche. Sondaggi Elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-07.

Stati del Nord Europa

Si faccia grande attenzione.

Nell’attuale Unione Europea il principale centro direzionale politico è il Consiglio Europeo, ossia il consesso dei capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Il tale organo contano in modo ponderato le teste ed il peso delle relative popolazioni, ma in molte situazioni conta il numero degli stati che hanno votato a favore oppure contro.

In questa ottica diventa evidente come anche paesi minuscoli come quelli baltici possano svolgere ruoli fondamentali.

*

In linea generale possiamo constatare come anche in questi paesi i partiti di ispirazione liberal e socialista siano in regresso, seppure meno rispetto l’Europa continentale. Nel contempo i partiti di ispirazione ‘populista‘ o ‘sovranista‘ stanno crescendo nelle propensioni di voto.

Sembrerebbero essere variazioni del quadro politico che non dovrebbero condurre a vistosi ribaltamenti dei governi, ma in ogni caso dovrebbero esser di entità tale da condizionarne severamente il comportamento.

Il Termometro Politico è uscito con il seguente Report.

Sondaggi elettorali Europa: le intenzioni di voto nei Paesi del Nord

Svezia e Lettonia si preparano a tornare alle urne, mentre nel 2019 toccherà a Finlandia, Danimarca ed Estonia. Scopriamo quale è ad oggi lo scenario nei Paesi del Nord Europa, con una rapida carrellata delle intenzioni di voto in base all’analisi dei sondaggi elettorali condotti dai principali istituti demoscopici dei Paesi presi in esame.

Sondaggi elettorali Europa: le intenzioni di voto in Svezia.

La Svezia sarà il primo dei Paesi scandinavi a tornare al voto, previsto per il 9 settembre 2018. Il Partito Socialdemocratico (SAP) del premier uscente Stefan Löfven è in netto calo ma resta la formazione di maggioranza relativa per quasi tutti gli istituti demoscopici, con un consenso medio del 24% (+7% rispetto al 2014). In calo anche i Verdi (MP), partner di minoranza del governo. Con il 4% attuale, registrano un arretramento di circa 3 punti rispetto alle ultime elezioni e si trovano al limite della soglia di sbarramento. Va meglio al Partito della Sinistra (V), che appoggia dall’esterno l’esecutivo di minoranza Löfven: passerebbe dal 5.7% di 4 anni fa al 9% attuale.

Luci ed ombre anche per l’Alleanza per la Svezia, la coalizione conservatrice all’opposizione del governo Löfven guidata dal Partito Moderato (M), accreditato del 20% ed in calo di circa 3 punti rispetto alle ultime elezioni. Va meglio al Partito di Centro (C), con un consenso tra il 9-10% ed in crescita di 3-4 punti rispetto al 2014. Attorno al 5% il consenso dei Liberali, in leggero calo rispetto al 5.4% delle ultime elezioni. Sotto al 4% invece i Cristiano Democratici (KD), che rischiano di restare fuori dal Parlamento.

Il vero exploit elettorale potrebbe però essere registrato al di fuori delle due principali coalizioni. I Democratici Svedesi (SD), formazione euroscettica di destra, sono valutati attorno al 22%. Un vero boom per il partito guidato da Jimmie Åkesson: +10% rispetto al 2014 e la possibilità di eleggere oltre 80 parlamentari. Nettamente sotto la soglia di sbarramento invece Iniziativa Femminista (FI), partito di sinistra femminista dato attorno al 2%.

Sondaggi elettorali Europa: la Finlandia si avvicina al voto del 2019.

Le prossime elezioni in Finlandia si terranno nell’aprile 2019. I sondaggi al momento tratteggiano un testa a testa tra i socialdemocratici (SDP) e il Partito di Coalizione Nazionale (KOK), entrambi accreditati di circa il 20% ed in crescita rispettivamente di 4 e 2 punti rispetto al 2015. Dietro di loro il Partito di Centro (KESK) del premier uscente Juha Sipilä, che perde lo scettro di partito di maggioranza relativa ed arretra dal 21.1% delle ultime elezioni all’attuale 16%. La vera sorpresa rispetto al 2015 potrebbero essere però i Verdi (VIHR), valutati al 14% (+6% rispetto a 3 anni fa).

Dietro a questi 4 partiti valutati in doppia cifra c’è il partito populista euroscettico dei Veri Finlandesi (PS), in netta sofferenza dopo l’exploit elettorale del 2015 (17.7%). L’entrata nel governo Sipila ha portato il PS a dover scendere a compromessi, dovendo rinunciare a temi cari come la linea dura nei confronti della crisi greca. Un riposizionamento che ha provocato un’emorragia di consenso alla quale il PS ha reagito promuovendo Timo Soini alla leadership del partito nel giugno 2017.

La radicalizzazione del PS a guida Soini ha provocato la rottura con l’esecutivo Sipila (composto sino ad allora da KESK, KOK e PS) e la scissione dell’ala più moderata del partito, che ha dato origine ad una nuova formazione (SIN) volta a confermare il sostegno il governo. Tutto ciò sembra aver indebolito il consenso del PS, al momento accreditato del 9%, al pari dell’Alleanza di Sinistra (VAS). Va molto peggio invece al neonato SIN, valutato appena all’1%. Attorno al 4% invece sia i Cristiano Democratici (KD) che il Partito Popolare a sostegno della minoranza svedese della popolazione (SFP).

Sondaggi elettorali Europa: Danimarca, sfida all’ultimo seggio.

Anche la Danimarca tornerà alle urne nella prima metà del 2019. Le elezioni del 2015 hanno visto la vittoria di misura del cosiddetto “blocco azzurro” di centrodestra, con 90 seggi sui 179 totali. Ciò ha portato alla nascita di un monocolore liberale (Venstre), con l’appoggio esterno degli altri membri del blocco azzurro.

In un quadro così equilibrato, ogni minima variazione potrebbe rivelarsi decisiva. E al momento i sondaggi sembrano pronosticare un successo sul filo di lana del centrosinistra, segnalato in crescita di 2-3 punti rispetto al 2015. Una variazione che potrebbe portarli a strappare al blocco azzurro almeno 4-5 seggi e tornare alla guida del Paese. Per quanto riguarda le singoli formazioni, confermato il ruolo di partito di maggioranza relativa – e di leader del blocco rosso – per i Socialdemocratici, che restano stabili al 26%. Testa a testa invece nel centrodestra, con i Liberali (Venstre) del premier uscente Lars Løkke Rasmussen e la destra populista del Partito Popolare danese (DF) accreditati entrambi del 19-20%.

Sondaggi elettorali Europa: Norvegia ed Islanda, appuntamento al 2021.

Ben più distante il ritorno alle urne in Norvegia, previsto per il 2021. Il voto del novembre 2017 ha visto la conferma del governo di centrodestra, pur con una maggioranza più risicata (88 seggi su 169) rispetto alla legislatura precedente (96 seggi). Dieci mesi dopo, la situazione non sembra particolarmente mutata, con il centrodestra accreditato di 88-89 seggi. La luna di miele sembra favorire i Conservatori (Høyre) del premier Erna Solberg, che oggi sarebbero il primo partito con il 27%, sorpassando i Laburisti (23%, 4 punti in meno del 2017).

Nel 2021 tornerà la voto anche l’Islanda. Le elezioni del novembre 2017 hanno visto la nascita del governo tripartito – che può contare sul sostegno di 35 dei 63 seggi del Parlamento – formato dalla Sinistra-Verde (VG), dal Partito dell’Indipendenza e dal Partito Progressista (FSF). Stando alle ultime rilevazioni, gli euroscettici del Partito dell’Indipendenza si confermano ampiamente il partito di maggioranza, mantenendosi nettamente sopra il 20%. In calo invece gli altri partner di governo. VG del premier Katrín Jakobsdóttir è stimato all’11-12% (rispetto al 16.9 delle ultime elezioni). Attorno al 9% il consenso di FSF, in calo di un paio di punti. In crescita le opposizioni, con i socialdemocratici attorno al 15% (+3%) e il Partito Pirata al 13-14% (+4-5%).

Sondaggi elettorali Europa: le intenzioni di voto nelle repubbliche baltiche.

La Lettonia sarà la prima delle tre repubbliche baltiche a tornare al voto, previsto per il prossimo autunno. I pochi sondaggi in circolazione sembrano prevedere un’ulteriore crescita dei Socialdemocratici (SDPS), già partito di maggioranza relativa nel 2014 con il 23%. A registrare un passo avanti potrebbe essere anche il blocco dei conservatori ecologisti agrari (ZZS) del premier Māris Kučinskis (21.9% nel 2014). In netto calo sembrerebbero invece sia la destra populista di Alleanza Nazionale, che i conservatori-liberali di Unità (rispettivamente 16.6 e 21.9% alle ultime elezioni). A ciò fa da contraltare la probabile crescita della destra europeista ed anticorruzione JKP. Che sembra in grado di superare agevolmente la soglia di sbarramento del 5% (dopo lo 0.9% raccolto 4 anni fa).

Il prossimo anno tornerà al voto anche l’Estonia, dopo le elezioni del marzo 2015 che hanno visto la conferma del Partito Riformatore Estone come formazione di maggioranza relativa. Nonostante il voto di sfiducia al governo Roivas e il passaggio all’opposizione, il partito resta in testa ai sondaggi con circa il 30% dei consensi, in crescita di un paio di punti rispetto al 2015. A seguire il Partito di Centro del premier uscente Juri Ratas, stabile al 25%. In affanno sia i Socialdemocratici (SDE) che i conservatori di Pro Patria (IRL), entrambi al governo prima con Roivas e poi con Ratas. Un “ribaltone” che evidentemente potrebbe non essere premiato dagli elettori, con un calo di consensi stimato rispettivamente del 5 e 7%. In netta crescita invece i nazionalisti euroscettici EKRE, che ad oggi passerebbero dall’8 al 17%.

Mancano ancora 2 anni al ritorno alle urne in Lituania, previsto per l’autunno 2020. Il testa a testa andato in scena nel 2016 tra l’Unione dei Contadini e verdi (LVŽS) e i Democratici cristiani (TS-KD) ad oggi si risolverebbe a favore di questi ultimi, dati al 25% (contro il 23% di LVŽS). Divisa la sinistra, a seguito della scissione all’interno dei socialdemocratici (LSDP) con la conseguente nascita del partito socialdemocratico del lavoro (LSDDP). Entrambi i partiti sono accreditati attualmente dell’8%, complessivamente più del 14.4% registrato dall’LSDP nel 2016. L’ondata euroscettica e populista non risparmia nemmeno la Lituania, con il partito Ordine e Giustizia (PTT) dato al 10%, il doppio rispetto a 2 anni fa.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Lettonia. Accoglienza sui generis dei migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-10.

Stai Baltici

La Lettonia è un piccolo stato baltico di circa 2.2 milioni di abitanti, il 30% dei quali è russofono.

Secondo la Unione Europea dovrebbe accettare 481 migranti: ne ha accettati al momento 317.

Come argutamente mi ha fatto notare un caro amico lettone, una cosa è l’ospitare ed una completamente differente è il mantenere.

«They don’t give us anything».

Mentre la Germania passa ad ogni immigrato una abitazione ed un cash di almeno 400 euro, mediamente attorno ai 1,000 mensili, la Lettonia da loro 139 euro al mese e stop. Nessun benefit. Se non fosse per l’opera di alcune associazioni religiose caritative, i lettoni lascerebbero serenamente morire di fame e stenti tutti i migranti che sono stati loro imposti.

Si potrebbe dire che i lettoni siano freddini con gli immigrati: in ogni caso darebbero volentieri da lavorare a quelli che sapessero parlare in modo fluente il lettone. Ma siccome nessun migrante siriano parla fluentemente il lettone, non hanno dato lavoro a nessuno.

Una considerazione sorge spontanea.

«It is a headache for the EU, already embroiled in a bitter dispute with Poland, the Czech Republic and Hungary over their refusal to accept refugees»

Hungary to detain all asylum seekers in border camps

«Hungary’s parliament has approved the automatic detention of all asylum seekers in container camps at the country’s borders, prompting “deep concern” from the UN Refugee Agency.

The legislation was approved by a large majority of lawmakers.»

I tanto criticati ungheresi che recludono i migranti in campi di concentramento almeno danno loro un tetto, una stufa per l’inverno e da mangiare tre volte al giorno.


Bbc. 2017-07-04. Refugees frustrated and trapped in chilly Baltic states

Many refugees relocated to the small Baltic states by the EU face alienation and poverty and end up moving elsewhere in Europe.

It is a headache for the EU, already embroiled in a bitter dispute with Poland, the Czech Republic and Hungary over their refusal to accept refugees.

Mekharena, an Eritrean, came to Latvia from Italy a year ago. Reaching Europe was an odyssey – he came via Uganda, Ethiopia, Israel and Egypt.

‘They don’t give us anything’

He only learnt he was going to Latvia a day before his flight. He was not allowed to choose the destination himself, and was not happy about it.

“There are lots of Eritreans everywhere in Europe. They talk to one another. We all know that in Germany they give you an apartment and €400 (£439; $568) pocket money. But in Latvia they don’t give us anything – just €139 a month,” he told BBC Russian.

n Riga it is hard to find a one-room flat to rent for that money. But there are no plans to increase benefits.

“Those are our allowances and we can’t afford to pay people more – we aren’t that kind of country,” said Ainars Latkovskis, head of the Parliamentary Commission for Internal Affairs.

“They can of course look for work. But by Latvian law you have to speak the language to get a proper job and it usually takes years to learn,” he said.

Mekharena says it is the low living standard that makes refugees leave Latvia as soon as they get their papers. He knows many asylum seekers who have done exactly that.

“Most of them couldn’t survive here. They can’t accept the difference [between incomes in Latvia and Germany]. Lots of them borrowed money to get to Europe and they need to pay it back,” said Mekharena. He himself paid people smugglers $3,000.

An EU solidarity plan, agreed in 2015, envisaged relocating 160,000 Syrian and Eritrean refugees throughout the EU, from overcrowded camps in Greece and Italy. Only a fraction have left the camps so far.

Politicians here shrug off the onward migration of refugees from Latvia. “We live in a free country, not in Russia. The problem is the war and the terrible situation in Syria. That needs to be resolved,” Mr Latkovskis said.

Refugees are moving on from all three Baltic states – Estonia, Latvia and Lithuania.

Of 349 asylum seekers taken in by Lithuania, 248 left as soon as they had received official refugee status, according to Robertas Mikulenas, director of a reception centre in Rukla, a small Lithuanian town.

Benefits for refugees in Lithuania vary from €102 to €204 a month

So far 317 refugees allocated to Latvia have arrived in the country, but no office has records of their whereabouts. The fact that none are using the mentoring services available to those with official refugee status suggests they have left.

In Estonia the situation is similar: of the 136 who arrived on the EU programme, 79 have moved elsewhere in Europe. Refugees in Estonia receive €130 a month.

Once granted asylum, a refugee can travel freely within the EU and join friends and family in Western Europe – and the Baltic countries have fulfilled their obligations under the EU quota scheme.

Nationalist backlash

Many in the Baltics, especially nationalists, support the refusal of Poland, the Czech Republic and Hungary to house refugees.

Twenty-three Latvian MPs signed a letter urging the European Commission not to impose sanctions on the three refusenik countries.

One signatory, Karlis Kreslins of the right-wing National Alliance, was dismissive of Latvia’s refugees.

“They don’t stay long in Latvia, almost all of them left. That means they were just looking for a better life,” he said.

Mekharena has been in Latvia for almost a year. Friends are still helping him to pay the rent and now he hopes to find a job.

“I have a higher degree in engineering, but I’ll be doing manual labour on a building site. I hope it will work out,” he says.

He would like to join his family in London, but is in no rush to go as he does not think he will be able to find a job legally outside Latvia.

“If I move to another country, they won’t accept me. I know several people who left Latvia. They all went to Germany but none of them can work there,” says Mekharena.

Refugee status in Latvia only gives you the right to claim benefits or work in Latvia. It does not guarantee anything in other EU countries.

According to Mekharena, the refugees who leave Latvia “wait for half a year to submit their applications again, but they are dependent on their friends for help – it’s just a waste of time”.

So they come back to the same problems they left behind: meagre benefits, they do not speak the language and they struggle to find a job and a place to live.

A note on terminology: The BBC uses the term migrant to refer to all people on the move who have yet to complete the legal process of claiming asylum. This group includes people fleeing war-torn countries such as Syria, who are likely to be granted refugee status, as well as people who are seeking jobs and better lives, who governments are likely to rule are economic migrants.