Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Zingaretti il tenebroso sta per fare il servizietto a Mastro Renzi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-07.

Brügel Pieter. La parabola dei ciechi. Gallerie Nazionali di Capodimonte

Il problema è semplice.

La scissione di Matteo Renzi ha invelenito Zingaretti con la stessa intensità dello sdegno provato da satana quando il Cristo non si inginocchiò ad adorarlo.

Per un po’ Mr Zingaretti ha aumentato la produzione di bile, ma adesso si sta rasserenando.

«La vendetta è un piatto che si consuma a freddo»

«Meglio attendere, far maturare i tempi e poi colpire»

«E così nel Partito Democratico, drammaticamente tornato sotto il 20% nei sondaggi dopo la scissione di Matteo Renzi, stanno già lavorando per capire come assaporare la rivincita nei confronti degli ex compagni (?) di partito passati in Italia Viva»

«Conte e Zingaretti non intendono rilanciare il maggioritario come vorrebbero fare Matteo Salvini e buona parte del Centrodestra (nonostante il referendum abrogativo del Rosatellum in realtà introdurrebbe l’uninominale britannico, senza garanzia di avere un vincitore la sera delle elezioni) ma passare al modello tedesco»

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Orbene. Qualunque sia la percentuale di propensioni al voto per Italia Viva, il partito degli scissionisti di Renzi, il Governo Zingaretti porrà come soglia tale valore maggiorato di qualche punto percentuale per scaramanzia.

A quel punto allora o Mr Renzi farà cadere il Governo per non far passare questa legge, oppure dovrà rassegnarsi a scomparire.

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Pronto lo sbarramento anti-Renzi. Legge elettorale, la ‘vendetta’ del Pd

La vendetta è un piatto che si consuma a freddo. Meglio attendere, far maturare i tempi e poi colpire. E così nel Partito Democratico, drammaticamente tornato sotto il 20% nei sondaggi dopo la scissione di Matteo Renzi, stanno già lavorando per capire come assaporare la rivincita nei confronti degli ex compagni (?) di partito passati in Italia Viva. Il tema è quello complesso e articolato della legge elettorale che si lega a doppio filo con le modifiche alla Costituzione che il Partito Democratico vuole introdurre per accettare il via libera al taglio del numero dei parlamentari tanto caro al Movimento 5 Stelle e in agenda a Montecitorio per il prossimo 7 ottobre.

Secondo quanto riferito ad Affaritaliani.it da fonti qualificate del Pd e dei 5 Stelle, l’ipotesi più probabile alla quale stanno lavorando sia gli sherpa di Nicola Zingaretti sia quelli di Luigi Di Maio, con l’importante via libera del presidente del Consiglio, è il modello tedesco: ovvero un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento relativamente alta e comunque non sotto il 5% (come in Germania per il Bundestag). Giuseppe Conte a La Piazza a Ceglie Messapica (Brindisi), intervistato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, aveva bocciato il proporzionale “puro” (clicca qui per leggere l’articolo), stessa espressione utilizzata poi qualche giorno dopo dal presidente della Regione Lazio e leader del Pd. La parola chiave in questo caso è “puro” ovvero senza alcuna soglia di sbarramento per entrare in Parlamento.

Conte e Zingaretti non intendono rilanciare il maggioritario come vorrebbero fare Matteo Salvini e buona parte del Centrodestra (nonostante il referendum abrogativo del Rosatellum in realtà introdurrebbe l’uninominale britannico, senza garanzia di avere un vincitore la sera delle elezioni) ma passare al modello tedesco. Un sistema proporzionale con una soglia al 5% insieme alla riduzione del numero dei parlamentari (400 alla Camera e 200 al Senato se passa la riforma pentastellata) innanzitutto porta con sé una piccola correzione maggioritaria implicita visto che la ripartizione dei seggi avverrebbe tra le liste e i partiti che superano lo sbarramento, eliminando tutte le formazioni che restano sotto il 5%, ma soprattutto comporta una rappresentanza in Parlamento decisamente modesta per le piccole formazioni politiche quantomeno al Senato, dove, Costituzione alla mano, i parlamentari vengono eletti su base regionale e non nazionale come alla Camera.

“Altro che 4,9% (il dato dell’ultima rilevazione Swg), Italia Viva non arriva nemmeno al 3”, ironizza un senatore dem parlando di scenari futuri, di riforme e di legge elettorale. Al Nazareno sono convinti che la scissione del senatore di Rignano non farà molta strada (almeno dal punto di vista elettorale e, guarda caso, alle prossime Regionali – Umbria in testa – non sarà presente) ma, ad ogni modo, preparano – con l’ok di Di Maio e Conte – la ‘vendetta’ per la scissione fatta subito dopo la nascita del nuovo governo con una legge elettorale proporzionale che preveda una bella soglia che qualcuno ha già, malignamente, ribattezzato ‘sbarramento anti-Renzi’. “Oggi noi e il M5S siamo entrambi al 20% e se portiamo dentro i partiti più piccoli sfioriamo il 45. Quando ci saranno le Politiche possiamo vincere anche senza Italia Viva”, ragiona un deputato dem molto vicino a Zingaretti. E non a caso lo stesso Renzi da Lilly Gruber a ‘Otto e mezzo’ ha affermato: “Non mi iscrivo a Rousseau, alle Politiche nessuno accordo con il M5S”.

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Taglio del Numero Parlamentari e Legge Elettorale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-24.

Amanita muscaria

«Luigi Di Maio lancia un aut aut agli alleati di governo sul taglio degli eletti: “La fiducia si dimostra. E in questo caso alla prova dei voti in Parlamento. E la prima prova di questo governo è il taglio dei parlamentari”. Il leader pentastellato fissa anche la dead line: entro le prime due settimane di ottobre»

«Ma il Pd mostra cautela e richiama quanto scritto nel programma. Ovvero, il taglio dei parlamentari deve essere controbilanciato da altre riforme, in un cammino parallelo»

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Su questi argomenti vi sarebbe un gran numero di punti da discutere a fondo.

Ma su tutte le possibili domande da porsi primeggia quella terribile che recita: “a cosa serve?”

La struttura di governo a tipo parlamentare è stata elaborata alla fine del ‘700 dalla corrente di pensiero illuminista. In linea generale, il popolo ‘sovrano’ avrebbe dovuto eleggere i parlamentari e questi il governo, che sarebbe durato in carica fino a tanto che il parlamento lo avesse concesso.

Come tutte le soluzioni organizzative, il sistema parlamentare ha i suoi pro ed i suoi contro.

– Se da una parte occorre tenere presente le tradizioni nazionali, dall’altra servirebbe anche adeguarsi alle strutture degli altri paesi. Ci spieghiamo meglio. Per definizione, un sistema parlamentare ha dei tempi decisionali molto più lunghi rispetto a quelli di un sistema presidenziale. Se questa caratteristica era quasi ininfluente parlando di società prevalentemente rurali e con tempi di comunicazione spesso a livello di mesi, nel mondo contemporaneo acquista invece un grande peso. Un paese a governo parlamentare non può competere con quelli che nel breve volgere di qualche ora sono già in grado di prendere decisioni, anche quelle di grande importanza.

– Nel formulare il concetto di governo parlamentare si deve per forza di cose assumere un postulato implicito, dato per scontato: ossia che il parlamento sia in grado di esprimere una maggioranza. Situazione questa che si concretizza solo quando esistano due grandi formazioni politiche, ovvero anche in alcuni casi delle grandi coalizioni, contrapposte. Un caso da manuale è stata l’alternanza tra Cdu ed Spd nel governo della Germania. Ma questo fu un evento raro. Basterebbe analizzare la situazione olandese oppure quella spagnola, tanto per fare un esempio, per constatare come la parcellizzazione partitica impedisca spesso la formazione di un governo stabile e coeso. E le subentranti elezioni anticipate altro non fanno che aumentare il chaos politico. Fu questa una delle principali cause che indussero il Generale De Gaulle ad introdurre in Francia il sistema di governo presidenziale. In buona sostanza, la legge elettorale francese assegna la Presidenza a chi ottenga la maggioranza relativa dei voti ed obbliga alla formazione di coalizioni di voto.

– Molte democrazie occidentali hanno leggi elettorali miste: una quota di parlamentari è eletta con criteri uninominali in collegi o distretti elettorali, e la restante quota è assegnata con criteri proporzionali con soglie di valore variabile. L’ultima legge elettorali varata in Italia è di questo tipo. Questo sistema contempera gli effetti del voto per collegio, come quello nel Regno Unito, con il sistema proporzionale puro, tipo quello spagnolo. Tuttavia non risulterebbe essere affrontato il problema di scelta tra stato parlamentare e stato presidenziale. Ma si tenga sempre presente come la legge elettorale sia un mezo, non un fine: il fine dovrebbe essere la governabilità del paese.

– Da ultimo, ma non certo per ultimo, sarebbe da spendere qualche parola sull’Elettorato. Le democrazie occidentali che dominarono l’800 votavano con voto censuale. In effetti non si vede ragione per cui debbano avere diritto al voto pensionati ed addetti ai servizi, quando il nerbo delle entrate statali dipendono dal comparto produttivo. La prima conseguenza del suffragio universale consiste nel fatto che siano privilegiati i partiti che si propongono di ridistribuire le entrate statali, ma questo concetto deriva da una teoria economica: mica che sia dogma di fede.

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Alla luce di quanto considerato, la proposta portata avanti con forza dall’on Di Maio sembrerebbe vertere più sulla forma che sulla sostanza: resta invero difficile comprendere a quale tipo di organizzazione statale vorrebbe arrivare.

Una riduzione del numero dei parlamentari implicherebbe, come minimo, la nuova definizione dei collegi elettorali: appetitosa occasione per il gerrymandering. Ma il Pd nicchia: a quanto sembrerebbe capire, vorrebbe tornare al proporzionale puro.

Messa così come è prospettata, questa riforma dell’on Di Maio resterebbe scarsamente comprensibile.

Nota.

Ci si rende pefettamente conto come gli attuali egemoni in Europa desiderino fortemente avere un’Italia debole ed ingovernabile, da gestire quindi a piacer loro. e come questa riforma elettorale soddisfarrebbe pienamente le loro esigenze.


Il M5s spinge sul taglio dei parlamentari. Cautela dal Pd, che frena anche sulla legge elettorale

Per Di Maio è una prova di fiducia. Ma i dem chiedono che il taglio sia controbilanciato da altre riforme. Nessun diktat per ora, ma il dibattito è aperto. 

Luigi Di Maio lancia un aut aut agli alleati di governo sul taglio degli eletti: “La fiducia si dimostra. E in questo caso alla prova dei voti in Parlamento. E la prima prova di questo governo è il taglio dei parlamentari”. Il leader pentastellato fissa anche la dead line: entro le prime due settimane di ottobre. Proprio mercoledì la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio stabilirà il calendario dei lavori dell’Aula e, quindi, la data dell’ultimo via libera alla riforma targata M5s.

Ma il Pd mostra cautela e richiama quanto scritto nel programma. Ovvero, il taglio dei parlamentari deve essere controbilanciato da altre riforme, in un cammino parallelo. Dunque, nessuna fretta e, soprattutto nessun diktat. È lo stesso Di Maio, successivamente, a gettare acqua sul fuoco: “Nessun ultimatum” e, comunque, “non credo ci saranno frizioni nel governo, ma è una grande prova per rafforzare la fiducia su cui si basa qualsiasi governo”.

Fatto sta che il tema riforme, legato alla legge elettorale, rischia di creare tensioni interne ai giallorosso ma, soprattutto, all’interno del Pd, dove non c’è ancora una linea unitaria sul modello di sistema di voto. Anche se i 5 stelle, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, due giorni fa, hanno aperto a un confronto sul proporzionale (“Credo che probabilmente renderebbe la vita più semplice a questo Paese”), tra i dem crescono le perplessità sull’abbandono tout court del maggioritario. Inoltre, accelerare ora sulla legge elettorale potrebbe rappresentare un rischio destabilizzante per il governo. Meglio prendere tempo (idea condivisa dai 5 stelle, “ne discuteremo con tutte le altre forze politiche, ci sarà tempo”, diceva appunto D’Incà).

Il dibattito sul proporzionale

Anche il centrodestra si misura con le riforme e oggi Matteo Salvini, dopo la presa di posizione di Silvio Berlusconi (“Noi come orientamento non siamo favorevoli a trasformare la legge elettorale tutta in maggioritario perché il partito principale di ciascuna coalizione avrebbe in mano le sorti di tutta la coalizione. Credo che una quota di proporzionale sia indispensabile”), non del tutto convinto a sostenere il referendum della Lega sull’abolizione della quota proporzionale, appare più cauto sull’iniziativa: “L’importante è che ci sia una legge elettorale che prevede che chi prende un voto in più vince e governa per evitare gli inciuci, le vergogne, le schifezze, i mercati delle poltrone. Che se ne occupi il Parlamento bene, che se ne occupino i cittadini ancora meglio”.

Tagliente Giancarlo Giorgetti: “Il proporzionale è una vera provocazione”. Che poi lancia l’amo al Cav: “Con un sistema elettorale maggioritario il centrodestra sarebbe naturalmente unito”. Il timore leghista è che Berlusconi si sieda al tavolo con M5s e Pd per una riforma proporzionale. La questione, oltre alle regionali, sarà al centro del vertice a tre, presente anche Giorgia Meloni, che si terrà martedì.

Nel Partito Democratico non c’è nulla di deciso, la discussione sulla legge elettorale non è ancora partita. E le parole di Graziano Delrio (“Non c’è nel programma di governo il ritorno al proporzionale. C’è solo scritto che servono garanzie costituzionali per la rappresentanza”), uno che ha partecipato ai tavoli sul programma assieme a Patuanelli e D’Uva, confermano che il punto non è stato affrontato né in quella sede nè in altre: per ora solo ‘abboccamenti’ per sondare il terreno.

La scissione dei renziani, inoltre, ha fatto tornare indietro le lancette anche per quello che riguarda possibili testi da depositare: Gennaro Migliore, finora capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali, ha lasciato il partito e così ha fatto Boschi, componente della Bilancio e ‘madrè della riforma costituzionale del governo Renzi. A conferma che tra lo stato maggiore dem non c’è fretta di aprire il dossier c’è il fatto che all’ordine del giorno della direzione convocata lunedì non si fa cenno alla legge elettorale.

Ciò non significa che nei colloqui informali non se ne discuta: c’è la consapevolezza che una parte dei parlamentari dem non vedrebbe con sfavore una discussione su un proporzionale puro con soglia di sbarramento bassa (non oltre il 4%). E tra gli esponenti della maggioranza queste sensibilità appaiono come una ‘accortezza’ nei confronti dell’ex Matteo Renzi e del movimento che ha appena varato.

Per questo, c’è chi ipotizza che un punto eventuale di caduta potrebbe essere un sistema spagnolo con collegi piccoli. Ma si tratta di ipotesi lontane, come ne girano tante sebbene solo a parole in questi giorni. L’impegno, spiegano fonti parlamentari Pd vicine a Dario Franceschini, “non è solo per la legge elettorale, ma per tenere insieme la legge elettorale, il taglio dei parlamentari, i regolamenti di Camera e Senato e le riforme costituzionali”.

Sì perché il taglio dei parlamentari, è il ragionamento che viene fatto, avrà un effetto pesante anche sull’elezione del Consiglio superiore della magistratura, sull’elezione del Capo dello Stato, sul funzionamento di Camera e Senato. C’è poi, viene sottolineato ancora, il tema delle minoranze linguistiche che, con il taglio dei parlamentari, verrebbero sotto rappresentate in Parlamento, aprendo altre questioni di costituzionalità.

Un tema su cui anche la delegazione M5s ai tavoli per il programma aveva mostrato attenzione. Ma ciò su cui tutti nel Pd sembrano concordare è che aprire ora la discussione su una legge elettorale nettamente proporzionale porterebbe instabilità al governo e rappresenterebbe uno snaturamento del partito, così come rilevato anche dai padri fondatori, Romano Prodi, Walter Veltroni ed Enrico Letta. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Governo di tutti contro la Lega. Obiettivo una legge elettorale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-18.

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Cementa molto più l’odio che l’amore.

Nulla può essere dato per certo.

«Former Italian prime minister Matteo Renzi has proposed to form a technical government without the far-right League party, in a potential threat to League chief Matteo Salvini’s ambitions»

«The “institutional government” would include left and centre-right parties for the sake of national unity, Renzi said on Sunday (11 August).»

«Those who preferred to gamble with Italy in elections in October or November risked handing the “future of our children to the extreme right”, he added»

«The vote is likely to trigger elections in which the League can count on 36 percent of nationwide support, according to latest polls. A bonus seat system in Italian electoral rules means the League could take power with the support of a fringe party instead of 5MS.»

Ma mica è detto che le cose vadano in queta maniera.

«Other politicians joined Renzi in raising the alarm, indicating that Salvini’s plan is not in the bag yet, however»

«Letta also suggested that a new government could be formed under the leadership of the current prime minister, academic Giuseppe Conte, at least until an Italian candidate for the European Commission was appointed and the budget for 2020 was approved»

* * *

«Despite the emotional call by two former prime ministers, it will not be easy to find a majority for a technical government in the Senate.»

«A new coalition needs the support of 161 senators. Today the 5MS has 107 senators and the League has 58. The Democratic Party (PD) has only 51 senators, which means that votes need to be found with smaller parties on the left, the right, or with some senators who earlier left the 5MS»

«Another problem is that the new PD leader, Nicola Zingaretti, ruled out supporting such a new coalition, on the very same day Renzi proposed it.»

«Nevertheless, the PD and the 5MS have a shared interest in voting a new electoral reform law.

This law would delete the bonus for the largest party and go back to a proportional system.»

«That is the reason why the probability of a new coalition without the League is higher than one might expect at first sight»

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Al momento attuale tutto è possibile.

L’ipotesi di un governo anti – Salvini è tutt’altro che remota: Ci si ricordi come l’odio sia ben più potente dell’amore.


EU Observer. 2019-08-16. Italy: New government without Salvini in the making

Former Italian prime minister Matteo Renzi has proposed to form a technical government without the far-right League party, in a potential threat to League chief Matteo Salvini’s ambitions.

The “institutional government” would include left and centre-right parties for the sake of national unity, Renzi said on Sunday (11 August).

Those who preferred to gamble with Italy in elections in October or November risked handing the “future of our children to the extreme right”, he added.

Renzi spoke out after Salvini launched his bid to take power in Italy earlier last week.

The migrant-bashing interior minister has called on parliament to convene from recess to vote on his existing coalition with the Five Star Movement (5MS) party.

The vote is likely to trigger elections in which the League can count on 36 percent of nationwide support, according to latest polls.

A bonus seat system in Italian electoral rules means the League could take power with the support of a fringe party instead of 5MS.

And Salvini already announced he would prefer to build a coalition with the far right Fratelli d’Italia and/or the party of former prime minister Silvio Berlusconi.

An institutional government

Other politicians joined Renzi in raising the alarm, indicating that Salvini’s plan is not in the bag yet, however.

Enrico Letta, a former prime minister and ex-leader of the left Democratic Party, said in an interview that Salvini “has no principles”

“One day, he can say he wants Europe, the next that he wants to leave. With Salvini, an Italian ‘Brexit’ is not impossible,” Letta warned.

Letta also suggested that a new government could be formed under the leadership of the current prime minister, academic Giuseppe Conte, at least until an Italian candidate for the European Commission was appointed and the budget for 2020 was approved.

Difficult majority

Despite the emotional call by two former prime ministers, it will not be easy to find a majority for a technical government in the Senate.

A new coalition needs the support of 161 senators. Today the 5MS has 107 senators and the League has 58. The Democratic Party (PD) has only 51 senators, which means that votes need to be found with smaller parties on the left, the right, or with some senators who earlier left the 5MS.

Another problem is that the new PD leader, Nicola Zingaretti, ruled out supporting such a new coalition, on the very same day Renzi proposed it.

Nevertheless, the PD and the 5MS have a shared interest in voting a new electoral reform law.

This law would delete the bonus for the largest party and go back to a proportional system.

This electoral law is ready to be filed in the parliament. The League is not in favour of the law, seeing that according to the latest opinion polls the party would benefit from the electoral bonus.

That is the reason why the probability of a new coalition without the League is higher than one might expect at first sight.

Anyone but Salvini?

Meanwhile, the idea of a “technical government of president Mattarella” is also gaining ground.

Conte already suggested this idea to Italy’s president Sergio Mattarella on 7 August.

According to the Italian newspaper La Stampa, other names are also popping up to lead a technical government.

One of them is Mario Draghi, current director of the European Central Bank. Another is Marta Cartabia, professor and vice-president of Italy’s Constitutional Court.

In order to discuss the future of the Italian government, the leaders of the political groups of the senate will gather on Monday, the ones of the chamber the day after.

Pubblicato in: Amministrazione, Unione Europea

Hanno proposto una nuova legge elettorale efficiente, tutta da discutere.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-06.

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È stata avanzata una proposta, tutta da verificare e discutere, ma con fondamento di buon senso.

«Noi siamo disponibili a prendere l’attuale legge elettorale e a mettere un premio di maggioranza che garantisca a chi prende un voto in più di governare, non vogliamo perdere due anni di tempo, l’unica modifica possibile è prendere questa legge elettorale aggiungendoci due righe sul premio di maggioranza»

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A nostro sommesso parere non esistono sistemi elettorali perfetti: essi sono il risultato di un accordo generalizzato che dipenda da tradizioni e costumanze, nonché dal momento storico in cui sono proposte ed approvate.

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Nessuno potrebbe mettere in dubbio il substrato democratico della legge elettorale inglese, che da secoli prevede il voto per collegio: risultano eletti coloro che hanno conquistato il collegio ove si erano presentati. Questo sistema penalizza anche severamente le formazioni politiche a bassa presenza percentuale ben distribuita sul territorio nazionale ma consente anche a partiti percentualmente minimi, ma fortemente concentrati in alcuni collegi, di far eleggere i propri deputati, come è avvenuto nelle ultime elezioni politiche in Scozia.

Né alcuno potrebbe definire non democratico il sistema elettorale francese che, con il doppio turno, obbliga agli accorpamenti. Non solo, in caso di alto frazionamento delle forze politiche, consente la nomina del Presidente anche se minoritario percentualmente in scala nazionale.

I sistemi tedesco ed italiano prevedono una quota di deputati eletti secondo la tecnica del collegio ed un’altra invece su base proporzionale nazionale, con soglie di sbarramento.

Però facciamo attenzione. Una cosa è eleggere il parlamento ed un’altra è ottenerne in tempi umani un Governo efficiente, in carica ed in grado di governare.

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Tranne forse la legge elettorale francese, tutti i sistemi in uso in Occidente presentano una carenza: carenza non grave nei periodi di ordinaria vita e contesa politica, che però diventa severa nei momenti di turmoil oppure di alta frammentazione delle formazioni politiche, specie poi se questa frammentazione sia astiosa con plurimi veti crociati.

Il Rosatellum in parte aveva cercato di ovviare la possibilità di stallo politico, ossia di impossibilità di formare in parlamento un governo legale quanto stabile, ma aveva errato, lo vediamo a posteriori, nel postulare l’assunto che vi fosse un partito quasi maggioritario.

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Grandi paesi europei stanno sperimentando una situazione di impossibilità di formare un governo legalmente stabile.

In Spagna il Governo Rajoy è minoritario, così come quello inglese di Mrs May. In Germania sono stati impiegati sei mesi di tempo per formare un governo debole quanto instabile.

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Orbene. Pensiamoci accuratamente.

Si badi bene. Qui non si tratta di un problema politico ma esclusivamente di un aspetto gestionale, organizzativo.

Il mondo è entrato in un periodo ove molte nazioni di sono messe in grado di avere una struttura gestionale della politica snella ed efficiente: hanno una capacità deliberativa nell’ordine di poche ore. Non presentano periodi di latenza senza governo decisionale in carica.

Non solo. Nelle grandi nazioni del mondo le strutture organizzative sono tali da non permettere periodi di vuoto politico. Queste crisi, queste empasse, sono deleterie e minano anche la credibilità internazionale.

Già. Le singole nazioni sono tutte incardinate in più vasti organismi, dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale alla Nato o strutture equivalenti, siano esse lo Sco oppure l’Asean.

Nessuno si illuda che in assenza di uno stato gli altri ne curino gli interessi.

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Allora poniamoci qualche domanda.

– È poi così dannoso conferire il governo alla forza politica che abbia conquistato la maggioranza relativa in libere elezioni?

– È più dannoso un lungo periodo senza governo oppure usare questa proposta?

– E cosa potrebbe succedere se le elezioni si susseguissero alle elezioni senza possibilità di formare un governo?

Non credo che alcuno abbia la soluzione preconfezionata in tasca, ma parlarne potrebbe valerne la pena.

Torniamo a ripetere solo per estrema chiarezza.

Non problema politico, bensì organizzativo.

Siamo perfettamente consci che il problema avrebbe dovuto essere impostato in termini giuridici, ma allora ben poche persone avrebbero potuto seguire argomento e discussione. Nessuno è tenuto a conoscere il linguaggio e la terminologia giuridica, ma tutti i Cittadini Elettori sono interessati a questo problema.

Nota.

Nella Roma Repubblicana la legge prevedeva la possibilità di eleggere un dittatore pro tempore, cui erano conferiti tutti i pieni poteri. Poi, a mandato scaduto, si sarebbero fatti i conti, nel caso fossero stati necessari. Erano forse per questo meno democratici? Non si salvò forse la Repubblica grazia a Quinto Fabio Massimo?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Frankfurt. Elezioni comunali con la nuova legge europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-27.

Assia. Hesse_in_Germany

Ieri, 26 febbraio, si sono tenute le elezioni a sindaco nella città di Frankfurt.

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«Francoforte sul Meno (in tedesco Frankfurt am Main) è una città extracircondariale della Germania sud-occidentale, la quinta tedesca per numero di abitanti dopo Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia. La città di 732 688 abitanti (2,2 milioni nell’area urbana) è al centro di una vasta area metropolitana di 14 800 km² denominata Rhein-Main, con una popolazione che supera i 5,5 milioni di abitanti.

Situata sul fiume Meno, Francoforte è il centro finanziario della Germania e uno dei principali in Europa. Qui hanno sede la Banca centrale europea, la Banca Federale Tedesca e la Borsa di Francoforte (terza al mondo per volume di scambi azionari).» [Fonte]

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L’Unione Europea ha legiferato che i cittadini di stati membri dell’Unione possano votare nelle elezioni amministrative ed europee dello stato in cui risiedono.

Questo il testo che appare sul sito dell’Europarlamento.

«EU Citizenship Rights

If you hold the nationality of an EU Member State, you are also an EU citizen. EU citizenship does not replace your national citizenship, it adds to it.

EU citizenship gives you many freedoms and opportunities, such as the right to travel, live and work throughout the EU, and the right to vote and stand as a candidate in municipal and European Parliament elections wherever you live in the EU.

Topic in focus: Electoral Rights

The electoral rights of EU citizens are set out in Article 22 TFEU.

“1. Every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate at municipal elections in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that State. This right shall be exercised subject to detailed arrangements adopted by the Council, acting unanimously in accordance with a special legislative procedure and after consulting the European Parliament; these arrangements may provide for derogations where warranted by problems specific to a Member State.
2. Without prejudice to Article 223(1) and to the provisions adopted for its implementation, every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate in elections to the European Parliament in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that State. This right shall be exercised subject to detailed arrangements adopted by the Council, acting unanimously in accordance with a special legislative procedure and after consulting the European Parliament; these arrangements may provide for derogations where warranted by problems specific to a Member State.”»

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Ieri si sono svolte le elezioni per il Sindaco di Frankurt. Il sito del Comune riporta in extenso i risultati elettorali.

Su 505,275 Elettori hanno esercitato il diritto di voto 189,916 Elettori, 86,803 (46) ha votato per il rinnovo del mandato al sindaco uscente, Herr Peter Feldmann, rappresentante della Spd.

Quindi, hanno votato il 37.59% dei potenziali elettori (100* 189,916 / 505,275).

Fin qui nulla di strano, tranne un’affluenza alle urne davvero scarsa.

Ciò che invece salta immediatamente agli occhi, è il fatto che hanno votato circa 80,000 Elettori di cittadinanza non tedesca.

Del tutto causalmente, sia ben chiaro, il candidato dell’Spd ha conseguito 86,803 voti, proprio quando quelli importati, non tedeschi, erano circa 80,000.

Sempre in maniera del tutto casuale, ci mancherebbe altro, i sondaggi eseguiti su questi 80,000 votanti non tedeschi indicavano una schiacciante propensione al voto per la Spd, con una percentuale variante da un minimo dell’82% ad un massimo del 94%.

Sempre in maniera del tutto casuale, nessuno mai lo avrebbe potuto dubitare, larga quota di codesti 80,000 hanno dichiarato residenza in Frankfurt negli ultimi tre mesi.

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La Germania sta diventando un paese caratterizzato dagli eventi rari.

Germania. Spd. Herr Kevin Kuehnert e la cagnetta Lima iscritto al partito.

Germania. Elezioni di ottobre in Assia. Prospezioni.

In Hessen, Assia nella terminologia italiana, la Cdu è quotata il 31%, la Spd il 25%, ed AfD il 12%.

Qualche conto sembrerebbe non tornare.


The Local. 2018-02-26. Sitting Frankfurt mayor just misses out on outright election victory

Peter Feldmann, the current mayor of Frankfurt, won 46 percent of the vote on Sunday’s mayoral election – not quite enough to avoid a second round.

Feldmann of the Social Democrats (SPD) considerably improved on his vote tally in the 2012 election, but would have needed 50 percent of the ballots to be immediately reaffirmed as Frankfurt mayor.

Instead he will face Bernadette Weyland of the Christian Democrats in a second round on March 11th after she won 25.4 percent of the vote.

In total 12 candidates put themselves forward for the mayoral race and around half a million people had the right to vote, including 80,000 non-German EU citizens.

Official estimates put election participation at 37.6 percent.


The Local. 2018-02-13. Frankfurt mayoral election: which candidate shares my political views?

On February 25th, the residents of the city of Frankfurt will go to the polls to vote in a new city mayor. The Wahlkompass could give you a better idea of who to vote for.

More than half a million Frankfurters will go to the polls later this month to vote in a new Oberbürgermeister (city mayor).

And, unlike at the federal level, non-Germans who hold EU citizenship will have the right to vote. Reflecting the cosmopolitan nature of the city, around 80,000 potential voters will come from outside the borders of the Bundesrepublik.

But knowing who to vote for at the local level, where candidates are relative unknowns, can be tricky.

There are a total of 12 candidates in the running for the election in Frankfurt, with incumbent Peter Feldmann of the Social Democrats hoping to retain his job. He is likely to face the stiffest competition from Bernadette Weyland, candidate for the Christian Democrats.

The Wahlkompass aims to give you a bit more of an idea about which candidates have views that align with your own. The academics behind it interviewed the candidates for their views on 30 different topics. By giving your opinion from “strongly agree” to “strongly disagree” on the same questions, you get the chance to see where on Frankfurt’s political spectrum you fall.

The Frankfurt mayoral election will likely be held across two rounds. If no candidate wins over 50 percent of the vote on February 25th, voters will go to the ballot box again on March 11th to pick from the two candidates who won the highest vote shares in the first round.

Germany conforms to EU law by allowing EU citizens to vote in local elections. EU citizens do not however have the right to vote at the state or federal level.