Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Regling Klaus. Potrebbe diventare il dittatore dell’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-26.

Caravaggio. Bari.

Quando uno stato, oppure una unione, è altamente burocratizzata, si attua in modo quasi automatico un fenomeno letale per il sistema democratico.

Il potere transita dalla classe politica eletta dal popolo sovrano nelle mani di oscuri burocrati nominati, ma non eletti, i quali tendono ad autoperpetuarsi

Che vada bene, prende corpo una oligarchia mai eletta, ma la storia insegna che nel volgere di pochissimo tempo nell’ambito degli oligarchi emerge dapprima un primus inter pares, che in breve diventa il dittatore di fatto. Di lì in poi, sarà l’apparato burocratico a surrogare una politica desistente.

Il Mes è una classica struttura burocratica di tal fatta, volta al raggiungimento di una dittatura de facto.

È di straordinaria gravità che il Governo italiano abbia dato assenso di massima al Mes di sua iniziativa, senza nemmeno consultare il parlamento, organo elettivo della nazione.

Che poi sia accetti un trattato che a mente degli art. 32 e 35:

«L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).»

non trova riscontro nemmeno nel Gran Consiglio del regime fascista.

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È stupefacente come l’opinione pubblica stia assistendo inerte a questa consegna dell’Italia alla dittatura. Anzi, quasi ne sia contenta.

«La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un dossier aperto da almeno due anni e che dovrebbe chiudersi a dicembre, se Eurogruppo ed Eurosummit daranno l’ok.»

Se ciò avvenisse, Herr Klaus Regling, il numero uno del Mes, diverrebbe il dittatore dell’Unione Europea.

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«Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3); è istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello del FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l’attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. ….

Il MES sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall’insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. ….

Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell’area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2)

L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).» [Fonte]

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Mes, ecco cosa cambia con la riforma del Salva-Stati

«La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un dossier aperto da almeno due anni e che dovrebbe chiudersi a dicembre, se Eurogruppo ed Eurosummit daranno l’ok. Già a gennaio 2018 l’Eurogruppo cominciò a discutere di come utilizzare al meglio il fondo che in passato è servito a salvare la Grecia e gli altri Paesi che hanno chiesto aiuti all’Ue, ma che oggi si vorrebbe rendere utile non soltanto nelle emergenze. Con la riforma, il Mes, acquisterebbe dunque nuove funzioni e nuovi poteri.

L’innovazione principale è quella che vede il fondo assumere la funzione di paracadute finale (backstop) del fondo di risoluzione unico delle banche (SRF). Si tratta di una linea di credito da 70 miliardi, a cui i Paesi potranno accedere qualora i loro fondi nazionali per le risoluzioni bancarie (risorse delle banche e non pubblici) non siano sufficienti. Un’altra novità è l’introduzione di linee di credito precauzionali più efficaci, ovvero utilizzabili in caso un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati.

La novità è che non si dovrà firmare un Memorandum, come quello che firmò la Grecia e che conteneva condizioni molto rigide, ma si firmerà una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Potrebbe essere un problema per Paesi ad alto debito, costretti a ridurlo forzosamente per accedere ai fondi. In ogni caso per l’Italia non sarebbe un’opzione, perché una delle clausole è non avere squilibri eccessivi, e l’Italia è sotto monitoraggio Ue da anni per il debito.

Infine, tra le novità c’è anche la controversa riforma delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro. In sostanza, dal 2022, sarà più semplice ottenere l’ok della platea degli azionisti per approvare la ristrutturazione di un debito sovrano, perché dalle attuali regole che richiedono una doppia maggioranza, si passerà a una maggioranza unica.»

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Mes, ecco chi è il tedesco Klaus Regling. Il vero padrone dell’Eurozona

Non è facile per nessuno dire no a Klaus Regling, il numero uno del Mes che nel 2017 è stato confermato per altri cinque anni alla guida del “fondo salva-Stati”.

Klaus Regling, il mister Mes padrone dell’Eurozona

Quando il ministro delle Finanze di Berlino, Olaf Scholz, ha illustrato la sua proposta per il completamento dell’unione bancaria, Roberto Gualtieri è stato critico, sottolineando i rischi per il nostro Paese di uno schema che penalizzerebbe istituti, come quelli italiani, che detengono forti quote di debito pubblico nazionale. Il governo non è stato però altrettanto critico con il disegno di riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che con la proposta di Scholz è fortemente intrecciato e persegue un analogo obiettivo: limitare lo spazio di manovra della nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, che intende proseguire la politica accomodante di Mario Draghi, ma senza per ora lo stesso capitale di credibilità, e mettere al riparo una Germania sull’orlo della recessione dalle possibili conseguenze di un tracollo di Deutsche Bank.

Con la riforma del Mes il potere di Regling si sovrapporrà anche a quello della Bce

Ma, come spiega l’Agi, non è facile per nessuno dire no a Klaus Regling, il numero uno del Mes che nel 2017 è stato confermato per altri cinque anni alla guida del “fondo salva-Stati” europeo, i cui poteri – se la riforma in discussione in questi giorni passerà – si estenderanno a un punto tale da sovrapporsi in parte a quelli della stessa Banca Centrale Europea. Il volto di questo economista di Lubecca, classe 1950, sposato con due figli, non appare spesso sulle prime pagine dei giornali e la rete scarseggia di profili a lui dedicati. Uno dei pochi e’ quello tracciato da ‘Politico’, che lo descrive come una persona affabile e riservata, nei modi più accostabile a un Draghi che alle asprezze di altri cavalieri teutonici dell’austerity, come l’ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, o il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.

Regling, un curriculum impressionante

Il suo è un curriculum impressionante, che lo ha visto passare dal Fondo Monetario Internazionale, dove lavora cinque anni nel dipartimento Ricerca e si occupa dei programmi dedicati all’Africa fino alla supervisione del piano di salvataggio della Grecia. Nel 1991 la patria chiama di nuovo. Regling torna al ministero delle Finanze e si guadagna la fiducia personale del cancelliere, che lo invia come rappresentante economico della Germania nei consessi internazionali piu’ disparati, dal G7 allo stesso Fmi, con il quale manterrà un rapporto stretto. Nel ruolo di capo della divisione Affari Economici Internazionali, Regling è anche uno dei protagonisti della stesura dei trattati di Maastricht. Insieme al futuro presidente Horst Kohler e all’allora presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer, fa parte del team di negoziatori tedeschi al tavolo che porrà le basi per la nascita dell’euro. Nel 2001 approda alla direzione generale per gli Affari Economici e Finanziari europei, dove resterà fino al 2008. Nel 2010 diventa il capo dell’Efsf.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

EuroTower 004

L’Occidente è entrato in una fase fortemente disgregatrice. La maggior parte dei paesi importanti per popolazione ed economie hanno subito un processo di parcellizzazione politica ed i loro governi sussistono con maggioranze minime, mentre il confronto tra maggioranze ed opposizione ha raggiunto livelli conflittuali difficilmente riscontrabili in passato. Questa instabilità politica ha esitato nella nomina a Governatore dell’Ecb di Mrs Lagarde, scelta d’obbligo perché nessuna nazione avrebbe avuto la forza di imporre il proprio candidato.

A ciò si accoppia il fatto che l’Unione Europea è entrata in una fase regressiva, caratterizzata da un forte calo della capacità produttiva.

Per essere chiari, nessuno ha la più pallida idea di come poterne uscire minimizzando le perdite.

Consistente è la responsabilità dei governi nazionali, che non hanno approfittato del periodo a tassi negativi e dei passati QE per affrontare riforme strutturali. I debiti pubblici pesano peggio di macigni e limitano grandemente i margini di manovra.

Ad aggravare la situazione è la concomitanza di rinnovo della dirigenza politica dell’Unione Europea e del necessario rinnovo del Governatore Draghi, arrivato a fine mandato.

Il 12 settembre Draghi ha tenuto l’ultima riunione, un incontro tormentato.

– tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%.

– Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base.

– Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento.

– L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma.

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Sono manovre dettate dalla disperazione: i Governatori sono infatti ben consci come le manovre valutarie siano impotenti nella risoluzione di problemi politici ed economici. Ciò che al massimo possono fare è concedere ancora alquanto tempo all’Unione ed ai Governi, ma è una concessione pagata a ben caro prezzo.

Questo schema operativo ricalca quello messo in opera nel 2009, ma a quell’epoca la banche centrali erano nel pieno della loro vigoria, mentre adesso sono stremate. E poi, mica che tutte quelle operazioni abbiano dato un gran bel risultato: l’Unione Europea è infatti nuovamente in una recessione che sta volgendo sempre più verso la depressione.

È una angosciosa corsa a mangiarsi le sementi.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

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È stata una decisione sofferta, che potrebbe anche non avere seguito, che questa dirigenza Ecb lascerà in eredità ai successori.

A dispetto della pacatezza degli annunci, durante la riunione sono volate parole grosse: le divergenze sono state rigide e sanguigne.

«Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move»

«European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter»

«The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said.»

«Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population»

«Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure»

«Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure»

«One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal»

«Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash»

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Unione Europea, Eurozona e Banca Centrale Europea stanno pericolosamente avvicinandosi al melting point, al punto di collasso.


Bloomberg. 2019-09-12. Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move

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European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter. The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said. They spoke on condition of anonymity, because such discussions are confidential.

Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population. Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure, the officials said.

Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure. It casts a shadow over the resolve underpinning his parting stimulus shot before Christine Lagarde succeeds him, and also over his account of the proceedings. The extent of the rift might open the door to critics of the institution to question the legitimacy of its decisions. Despite the disagreement, Draghi presented the decision to relaunch QE as having enough support to move forward. There was no vote on the matter, in line with typical ECB practice. Such a ballot would be a rare occurrence, but if one had taken place, under the Governing Council’s system of rotation to streamline decision-making, the French and Estonian governors would have been unable to cast a vote this month.

“There was more diversity of views on APP. But then, in the end, a consensus was so broad there was no need to take a vote. So the decision in the end showed a very broad consensus. As I said, there was no need to take a vote. There was such a clear majority.”

Mario Draghi, Sept. 12 press conference in Frankfurt. One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal, the officials said.

QE has previously proved contentious.

Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash.


Il nuovo bazooka di Draghi

Taglio ai tassi sui depositi, un nuovo programma di Quantitative easing (Qe) per 20 miliardi di euro al mese a partire del mese di novembre e nuove condizioni delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende, che saranno anche più lunghe del previsto. E’ questo il pacchetto di misure annunciato oggi dal presidente della Bce, Mario Draghi per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione tendenziale che nel 2019 dovrebbe crescere dell’1,2%, dell’1% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Stime, queste, riviste al ribasso rispetto alla proiezioni di giugno scorso. L’Eurotower ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, con una previsione di un pil all’1,1%, e per il 2020, stimato a +1,2%. Per il 2021 la previsione è di una crescita dell’1,4%.

Nel dettaglio il Consiglio direttivo di oggi ha deciso di tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base: il tasso applicato alle banche sarà quindi uguale al tasso medio delle aste principali di riferimento nella durata del rispettivo Tltro 3. Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento. L’ultima modifica, legata all’estensione della durata, consente alle controparti di rimborsare la somma presa in prestito prima della scadenza finale, con una frequenza trimestrale a partire da due anni dopo il settlement di ciascuna operazione. L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando che “si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali”.

Nel Consiglio direttivo, Draghi ha spiegato che c’è stata una “unanimità sulla visione che la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda”. Nel corso della riunione c’è stato un “pieno accordo sulla necessità di agire ma differenze sulla valutazione della gravità dello scenario” con “qualche membro che ha detto ‘aspettiamo e vediamo, ma il Consiglio ha deciso di agire ora”. Nella riunione del board, ha rilevato Draghi, c’è stato anche “un ampio accordo sulla forward guidance, sui tassi e sulle Tltro”: “C’è stata più diversità di vedute”, secondo la descrizione di Draghi, nella valutazione se fosse “appropriato” riprendere gli acquisti del Quantitative Easing. Draghi si è rifiutato – come da prassi – di fornire numeri sulle posizioni favorevoli e contrarie spiegando che “non c’è stato bisogno di votare, vista l’ampia maggioranza”.

Nel corso della conferenza stampa Draghi ha sottolineato in particolare la necessità che i governi con margini di manovra li utilizzino. “Alla luce dell’indebolimento delle prospettive economiche” nell’area dell’euro, ha osservato il presidente della Bce, “i governi con margini di manovra nei conti pubblici dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo”. Nei paesi in cui il debito pubblico è elevato, ha osservato Draghi, “i governi devono perseguire politiche prudenti che creeranno le condizioni affinché gli stabilizzatori automatici possano operare liberamente. Tutti i paesi dovrebbero intensificare gli sforzi per ottenere una situazione dei conti pubblici più favorevole alla crescita”.

E la reazione dei mercati agli annunci di Draghi sono stati positivi. Il mercato, infatti, ha apprezzato l’atteggiamento accomodante, da ‘colomba’, della Bce, che ha lanciato l’ultima “cannonata” della presidenza di Mario Draghi con un nuovo quantitative easing da 20. I rendimenti dei Titoli di Stato si raffreddano, quelli dei Btp italiani aggiornano i minimi storici, e le borse reagiscono, chiudendo la seduta in rialzo. Secondo analisti ed economisti, il presidente della Bce, che sarà sostituito da Christine Lagarde a novembre, ha posto le basi per proseguire, anche in futuro, con le politiche di stimolo monetario. Nel dettaglio lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a 139 punti base, ai minimi da maggio 2018, confermando il trend di forte discesa dei tassi dopo gli annunci di politica monetaria della Bce. Il rendimento del decennale italiano, che ha toccato il minimo dello 0,758%, si ferma allo 0,86%, secondo i dati della piattaforma Mts.


Riunione BCE: Draghi annuncia il QE a tempo indeterminato

Tasso sui depositi in calo, ripresa del Quantitative Easing, reinvestimento dei titoli in scadenza e «tiering» per il comparto bancario. Anche questa volta la Banca Centrale Europea non ha deluso le attese. Ora, ha detto Draghi, è il momento della politica fiscale.

Come sempre accade quando c’è di mezzo Mario Draghi, la conferenza stampa che fa da corollario alle riunioni della Banca Centrale Europea è stata particolarmente emozionante.

Vediamo nel dettaglio cosa ha deciso il board dell’Eurotower nella riunione di oggi, 12 settembre 2019, e quello che ha detto il chairman Mario Draghi.

Riunione BCE 12 settembre: tasso depositi al -0,5%

Il tasso sui depositi sarà ridotto di 10 punti base al -0,5%. “Anche se non piacciono alle banche, i tassi negativi non causeranno il collasso del sistema finanziario”, ha commentato Draghi. “Le banche devono pensare a migliorare la loro struttura dei costi”. “I tassi negativi ci servono per raggiungere il nostro mandato”.

Per limitare gli effetti negativi del costo del denaro sottozero, sarà introdotto un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve (c.d. tiering, ndr) tramite il quale una parte delle disponibilità liquide in eccesso sarà esentata dal tasso di interesse del -0,5%.

Riunione BCE 12 settembre: QE da 20 miliardi mensili

Gli acquisti netti di asset, il c.d. Quantitative Easing, sarà ripreso, a partire dal 1° novembre, a un ritmo di 20 miliardi mensili. “Non ci sono state discussioni sulle tipologie di asset da acquistare poiché, a grandi linee, gli acquisti saranno come quelli fatti in passato”.

Il fatto che il board non abbia discusso di una fine del piano di Quantitative Easing, che è a tempo indeterminato, è legato al fatto che “abbiamo un margine di manovra rilevante per continuare a questo ritmo”. “Ci attendiamo che il piano di acquisto asset duri per il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante della politica dei tassi”

Riunione BCE 12 settembre: continua piano di reinvestimenti

Continuerà invece anche dopo la risalita dei tassi il piano di reinvestimento dei proventi dei titoli in scadenza.

Per quanto riguarda invece i nuovi prestiti a lungo termine destinati al sistema bancario (TLTRO III), registreranno un cambiamento “per preservare –riporta il comunicato emesso dall’istituto di Francoforte- le condizioni dei prestiti, garantire la trasmissione regolare della politica monetaria e sostenere ulteriormente una politica monetaria accomodante”.

Riunione BCE 12 settembre: stimoli a tempo indeterminato

Una modifica particolarmente importante è rappresenta da quella relativa la “forward guidance”, la strategia comunicativa che prevede la fissazione di una scadenza per le misure di stimolo.

Questi provvedimenti espansivi, è emerso dalla riunione di oggi della BCE, resteranno in vigore finché necessario.

Riunione BCE 12 settembre: è il momento dei governi

Nel complesso, il messaggio arrivato da Francoforte è: noi abbiamo fatto il nostro, ora tocca ai governi. Non a caso particolare enfasi, come mai prima d’ora, è stata riservata alla politica fiscale.

All’interno del board, ha detto Draghi, “c’è stata unanimità sul fatto che la politica fiscale debba diventare il maggior strumento di stimolo”. “È arrivato il momento per la politica fiscale di prendere il controllo della situazione”.

Per quanto riguarda possibili misure di “helicopter money”, di politiche monetarie estreme (anche arrivando a “lanciare soldi da un elicottero”), la BCE non ha affrontato il discorso. “Consegnare soldi alle persone rappresenta un politica fiscale, non monetaria”.

Riunione BCE 12 settembre: Germania deve fare di più

“In un contesto caratterizzato da un indebolimento dell’economia e di rischi ribassisti, i governi che hanno la possibilità di stimolare l’economia con misure fiscali dovrebbero farlo”.

Il riferimento è ovviamente alla Germania. Nel giorno in cui anche l’Ifo ha rilevato che la prima economia europea è entrata in recessione (La Germania è in recessione: a dirlo è l’IFO), Draghi ha sottolineato che le autorità tedesche “devono incrementare le spese governative”.

Riunione BCE 12 settembre: analisti ottimisti

«Non abbiamo ragione di dubitare -ha detto Vincenzo Longo di IG- sulla bontà delle misure odierne, pertanto crediamo che queste siano tali da liberare ulteriori acquisti sui mercati fino a fine mese». Continuiamo pertanto ad essere rialzisti sull’equity europeo e americano fino a fine mese.


BCE: rivolta senza precedenti contro Draghi?

Le decisioni prese ieri dalla BCE hanno fatto storcere il naso a diverse economie dell’Eurozona.

Alcuni governatori dell’istituto centrale rappresentanti dei cosiddetti “Paesi core” del blocco, si sono scagliati contro la nuova politica monetaria di Mario Draghi che, tra le altre cose, lascerà presto il Consiglio Direttivo nelle mani di Christine Lagarde.

Le ultime indiscrezioni di Bloomberg hanno parlato addirittura di una rivolta senza precedenti scoppiata nei corridoi della BCE: se il taglio dei tassi di interesse sui depositi è passato in secondo piano, l’avvio di un nuovo Quantitative Easing ha suscitato le ire di diversi Paesi.

La rivolta senza precedenti, ha continuato il quotidiano, è scoppiata durante un meeting particolarmente litigioso. Il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau è entrato ufficialmente a far parte della fazione più hawkish già comprendente l’olandese Klaas Knot e il tedesco Jens Weidmann.

Tutti e tre si sono scagliati contro la decisione di introdurre un nuovo Quantitative Easing (questa volta senza limiti temporali) a partire dal prossimo 1° novembre e a un ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Già qualche giorno fa altre indiscrezioni avevano lasciato trapelare la presenza di dissidi interni in BCE. Oggi alle voci iniziali si sono aggiunte quelle di Bloomberg che ha riportato le testimonianze di alcune persone a conoscenza dei fatti le quali, per la delicatezza della questione, hanno preferito rimanere anonime.

Mai visto un disaccordo così grande.

Francia, Paesi Bassi e Germania sono stati i più accesi critici del nuovo QE, ma non sono stati i soli: anche l’Austria e l’Estonia si sono scagliate contro le ultime decisioni della Banca Centrale Europea.

“C’è stata maggiore divergenza di opinioni sul PAA, ma alla fine il consensus è stato vasto e non c’è stato bisogno di votare,”

ha comunque tenuto a precisare il presidente uscente.

Eppure, hanno fatto notare diversi osservatori, un disaccordo così grande non si era mai visto durante la presidenza di Mario Draghi ed è proprio per questo che si è parlato di una vera e propria rivolta scoppiata, si noti, in occasione della sua penultima riunione come Presidente.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Weidmann. Parigi val bene una Messa. La nomina alla Ecb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-02.

Macron Merkel Parigi

Di fronte ad un fatto nuovo la mente umana può rispondere in modi anche molto diversi, se non opposti.

Intanto, sarebbe necessario saper identificare il fatto nuovo, che per definizione non è descrivibile nei termini precedentemente usati: in caso contrario non sarebbe nuovo. Spesso è persino necessario arricchire il vocabolario con nuovi termini che rappresentino nuovi fatti e nuovi concetti. Si pensi soltanto a quanti nuovi vocaboli e relativi nuovi significati si sono resi necessari per descrivere l’avvento delle ferrovie: da locomotiva a vagone, da binario a traversina, etc.

Di fronte alla constatazione di un fatto nuovo, il soggetto ideologizzato si domanda come inquadrarlo nell’ideologia professata e come essa imporrebbe di risolverlo: si auto condanna a non capire cosa stia accadendo ed a sbagliare le contromosse.

La persona con mentalità da empirista, invece, cerca di individuare soluzioni nuove per i problemi emergnti.

Herr Jens Weidmann appartiene a questa ultima categoria.

«There has apparently been movement in the debate over who should succeed Mario Draghi as president of the European Central Bank (ECB). Jens Weidmann, head of Germany’s central bank, the Bundesbank, has clarified that he now considers Outright Monetary Transactions (OMT) – an instrument that has proven controversial in Germany – to be consistent with European law and that he feels obligated to uphold the policy»

«European Court of Justice has examined OMT and determined it to be legal. Moreover, OMT is current policy»

«The ECB Governing Council adopted the emergency measure at the height of the euro crisis to prevent the monetary union’s collapse. The program allows the ECB to purchase sovereign bonds from individual countries in cases where interest rates on those bonds climb too high. Thus far, the program has not had to be activated, but according to many experts, the mere fact of its existence served to calm the markets»

«It was driven by the concern that monetary policy could get caught in the wake of fiscal policy»

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Staremo a vedere come evolveranno gli eventi, ma questa duttilità mentale potrebbe essere un punto a favore di Herr Weidmann.


Zeit on Line. 2019-06-19. Jens Weidmann Accepts Sovereign Bond Purchases

The head of Germany’s central bank has clarified his position on EU monetary policy. His chances of heading up the ECB have risen, though another German may lose out.

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There has apparently been movement in the debate over who should succeed Mario Draghi as president of the European Central Bank (ECB). Jens Weidmann, head of Germany’s central bank, the Bundesbank, has clarified that he now considers Outright Monetary Transactions (OMT) – an instrument that has proven controversial in Germany – to be consistent with European law and that he feels obligated to uphold the policy. “The European Court of Justice has examined OMT and determined it to be legal. Moreover, OMT is current policy,” Weidmann told ZEIT ONLINE.

The ECB Governing Council adopted the emergency measure at the height of the euro crisis to prevent the monetary union’s collapse. The program allows the ECB to purchase sovereign bonds from individual countries in cases where interest rates on those bonds climb too high. Thus far, the program has not had to be activated, but according to many experts, the mere fact of its existence served to calm the markets.

It had been unclear until now whether Weidmann accepted the instrument, which he was critical of at the time of its introduction. That criticism has led to resistance from Southern European member states to his possible nomination to take over the presidency of the ECB. This lack of clarity has now been resolved. “My position, though, was not legally based. It was driven by the concern that monetary policy could get caught in the wake of fiscal policy. Of course, a central bank must act decisively in the worst-case scenario, but given its independence, there should be no doubt that it is acting within the framework of its mandate,” Weidmann told ZEIT ONLINE.

Manfred Weber’s Chances Decline

The leaders of the EU member states are meeting on Thursday and Friday in Brussels to potentially make preliminary decisions about the new leadership of important EU institutions. In addition to the position of ECB president, leaders must agree on the new heads of the European Commission and the European Council.

Berlin is now preparing for the possibility that Manfred Weber may not be chosen to head up the European Commission because he lacks sufficient support in the European Parliament. His candidacy is also not without controversy in the German government. Sources say that there is resistance to Weber within the Social Democrats (SPD), Merkel’s junior coalition partner. The SPD would rather see Frans Timmermans, a Social Democrat from the Netherlands, be installed as Commission president. That could ultimately prevent Chancellor Angela Merkel from voting for Weber for the position. EU heads of state and government are responsible for formally nominating a candidate for Commission president, which is then sent to the European Parliament for ratification.

The result is that Berlin will likely shift is political energy to a different EU leadership post so that Germany does not go empty handed. That’s why the position of ECB presidency is now receiving more attention.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Timmermans. Da sette a dieci capi di stato non lo vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Umiliazione 001

«Among the EU leaders that have reportedly objected to Timmermans are Poland, Hungary, Czech Republic, Croatia, Slovakia and Ireland.»


Problema semplice da enunciarsi e difficile da essere risolto.

– gli Spitzenkandidaten, Weber e Tittermans, sono quelli proposti dai gruppi parlamentari prima delle elezioni, ma sia il Ppe sia S&D sono usciti dalla tornata elettorale sonoramente battuti, avendo perso una quarantina di deputati ciascuno. I vinti non possono dettar legge ai vincitori.

– È variata anche la composizione del Consiglio Europeo, ossia l’organo che nomina Presidente e membri della Commissione. Ma per procedere alla nomina servono:

«- if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population»

– Ppe ed S&D si sono e si stanno contrapponendo violentemente: nessuno dei due ha la forza di imporsi, ma ritiene abbastanza potere da impedire l’elezione dell’altro.

– Questi sono i momenti nei quali si raccoglie ciò che si è seminato.

«Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job. But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group. All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.»

«The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.»

«The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.»

«French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process»

«Nationalists also made gains.»

«But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.»

«EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.»

«Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.»

* * * * * * *

Per cinque lunghi anni Ppe ed S&D, ed i relativi governi nazionali, hanno perseguitato i paesi dell’ex est europeo e, nell’ultimo anno, anche Italia e Grecia: continuare dopo le elezioni con la stessa identica prosopopea conduce solo allo stallo. Nei fatti, i voti degli identitari populisti fanno gola a tutti, ma sarebbe troppo pretendere che votino un loro aguzzino.

Come può andare a piatire il voto colui che aveva definito gli identitari sovranisti con l’epiteto di ‘lebbrosi‘ e ‘nemici mortali‘?

Non solo.

Nel Consiglio Europeo i budget devono essere approvati alla unanimità: quello è uno dei momenti nei quali anche i paesi piccoli contano.

*

Alla fine sarà indifferente il nome prescelto: conteranno gli accordi stilati.

Nota.

Gli allibratori di Londra danno vincente Mrs Lagarde.


Ansa. 2019-07-01. Ue: stallo sulle nomine. Tra sette e dieci i Paesi non d’accordo su Timmermans

I lavori del vertice europeo a 28 con la colazione di lavoro, sono ripresi in ritardo perché la cancelliera Angela Merkel subito prima si è riunita con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria. Trovare un’intesa non sarà cosa facile, spiegano fonti europee, che allo stesso tempo evidenziano come il nome dell’olandese Frans Timmermans sia, tra quelli degli Spitzenkandidaten, il più gettonato. Non è escluso che nel corso della mattinata si arrivi alla conta. Inoltre, spiegano le fonti, tecnicamente le consultazioni potrebbero continuare per tutta la giornata.
L’accordo sul pacchetto delle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee è ancora “molto complicato”, secondo quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura di Frans Timmermans per la Commissione europea resta sul tavolo dei leader, anche se sono ancora tra i sette ed i dieci, i capi di stato e di governo contrari, con pochi spostamenti rispetto alle posizioni espresse già ieri sera all’inizio del summit.

“Il criterio dello Spitzenkandidat sta incontrando difficoltà. Mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Così risponde il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede del nome di Frans Timmermans per la Commissione Ue. “L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat, non può essere la sola soluzione”, ripete in inglese. “Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

“La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con riferimento al pacchetto di nomi per la guida delle istituzioni europee, che – secondo le ricostruzioni – sarebbe emerso dal G20 di Osaka, in Giappone, come frutto di un’intesa tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE AL SUO ARRIVO A BRUXELLES

Dopo sette estenuanti ore di negoziato i leader popolari, dopo averlo accolto inizialmente con estrema freddezza, stanno convergendo sull’accordo raggiunto ad Osaka dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, che prevede l’arrivo di Frans Timmermans sulla poltrona della presidenza della Commissione europea e Manfred Weber su quella dell’Eurocamera, per i prossimi cinque anni. Gli incontri bilaterali proseguono nella notte con l’obiettivo di consolidare la possibile intesa. E restano comunque ancora da riempire, le caselle dell’Alto rappresentante e del vertice del Consiglio, che sulla base del rispetto dell’equilibrio geografico e di genere, dovrebbero tingersi entrambe di rosa. Ma a dare il segnale dell’evoluzione, è stato un video girato intorno a mezzanotte dal premier bulgaro Boyko Borissov, che alla sospensione dei lavori del summit ha lasciato la sede del Consiglio europeo per incontrare Timmermans nella sede della sua rappresentanza permanente. “Sta emergendo un compromesso” ha detto a Timmermans, prima che la clip si interrompesse. Nel frattempo fonti diplomatiche hanno segnalato una progressiva retromarcia dei leader del Ppe, che entrati al vertice con una posizione in netto contrasto con quella di Merkel e infastiditi dalla mossa della cancelliera – dopo aver fatto la voce grossa esprimendo tutto il loro dissenso – hanno deciso di allinearsi alla posizione della tedesca. Strenui oppositori continuano invece ad essere i capi di stato e di governo dei Paesi Visegrad, con Polonia e Ungheria in testa, e Viktor Orban che ha definito la scelta di Timmermans come “il più grande errore della storia”. Ma i quattro, da soli, non raggiungono il peso specifico necessario per poterla bloccare. Tra l’altro, la premier britannica Theresa May ha fatto sapere, che nel caso di un voto, starà dalla parte della maggioranza.

*


Adnk. 2019-07-01. Ue, “accordo complicato”

Continuano, mentre a Bruxelles si è fatto giorno, le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo dell’Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie. Dopo un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio Europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni in vari formati, si protraggono ininterrottamente dalle 18 di ieri. Frans Timmermans è tuttora sul tavolo dei leader come candidato alla presidenza della Commissione, sostenuto da vari Paesi perché ritenuto in grado di ottenere “consenso”. Le posizioni dei leader Ue non sarebbero variate molto nel corso della notte, malgrado i molteplici incontri. “Ora vediamo come andrà la riunione”, spiegano fonti diplomatiche, mentre il Consiglio Europeo è in corso da oltre 14 ore. L’accordo sulle nomine, spiegano le fonti, “è complicato”, ma esiste, ricordano, “la possibilità” di avere un voto. Sarebbe, continua la fonte, “assai irresponsabile uscire da qui senza una decisione: il Parlamento si insedia domani, è la seconda volta che ci troviamo. Oggi è il giorno per trovare un accordo”. Quanto ai tempi, dopo oltre 14 ore di riunioni, “tecnicamente” i capi di Stato e di governo “possono andare avanti tutto il giorno”.

CONTE – Sul fronte italiano, dopo il veto leghista posto sul laburista olandese Frans Timmermans, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere già ieri che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura. Concetto ribadito anche questa mattina, quando è apparso improvvisamente nella sala stampa di palazzo Justus Lipsius: “Vedremo – ha spiegato il premier -. Però io dico che lo Spitzenkandidat non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. In ogni caso, Timmermans “non sembra che abbia un consenso unanime” tra i leader riuniti nel Consiglio Europeo, “il fatto è questo”. “Il criterio dello Spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Ma se si votasse, Timmermans ce la farebbe? “E’ difficile da capire – risponde – non lo so se sarebbe sostenuto da una maggioranza”. E ancora: “L’Italia è aperta per un dialogo costruttivo, fin dall’inizio mi sono dichiarato molto aperto. Ma ho anche dichiarato che per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat. Per me non è l’unica soluzione”

“Dobbiamo tenere conto – ha continuato Conte – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Una cosa è certa, continua Conte alla domanda se Michel Barnier abbia possibilità di riuscire a diventare presidente della Commissione: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento”.

Incerti i tempi per la nomina: per il premier italiano non è detto che la partita si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo”, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità”.

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Bbc. 2019-07-01. EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs

EU leaders meeting in Brussels remain divided over who should get the EU’s top jobs, including a successor to Commission chief Jean-Claude Juncker.

Talks resumed over breakfast on Monday morning, after the member countries failed to reach agreement at the emergency summit convened on Sunday.

Summit chair Donald Tusk decided to have a break for bilateral talks.

Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job.

But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group.

All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.

Tense differences have emerged over the successors for the key roles.

Why this political wrangling?

The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.

Under the “Spitzenkandidat” procedure the EU adopted in 2014, leaders are supposed to take into account which party won the most seats in the European Parliament when deciding roles including the European Commission presidency.

The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.

French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process.

The May elections also saw big gains for the liberals – including Mr Macron’s alliance – and Greens, so the long-established centre-right and centre-left blocs can no longer dominate EU business. Nationalists also made gains.

The Commission drafts EU laws, oversees national budgets, enforces EU treaties and negotiates international trade deals.

The rare Sunday summit was called because EU leaders failed on 20 June to agree on candidates for the Commission president’s job and other top posts: European Council president (to replace Donald Tusk); high representative for foreign policy (to replace Federica Mogherini); European Parliament president and European Central Bank president.

“The vast majority of EPP prime ministers don’t believe that we should give up the presidency quite so easily, without a fight,” Irish Taoiseach (prime minister) Leo Varadkar said on Sunday.

German Chancellor Angela Merkel has long backed Manfred Weber for the top job, pitting her against President Macron and other critics who argue he lacks the necessary experience, as he has never held a government post.

Arriving at the Brussels summit, Mrs Merkel said “it looks like the talks won’t be very easy”.

Mrs Merkel and Mr Macron are said to have hatched a compromise deal to support Mr Timmermans, as part of a balanced deal, on the sidelines of the G20 summit in Japan.

But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.

What about institutional tensions?

The top EU appointments – especially for Commission chief – sharpen not only national rivalries but also those between the European Council and the European Parliament, which is the only directly elected EU institution.

The “Spitzenkandidat” procedure was launched by the parliament in 2014, so keeping it is a matter of pride for MEPs.

But Mr Macron stressed the need to nominate two men and two women for the four key posts. The fifth – parliament president – is mainly in the hands of MEPs.

EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.

Reuters news agency, quoting Brussels diplomats, says the plan backed by Mr Tusk would give Mr Weber the post of parliament president, and make Mr Timmermans – who has strong French and Spanish support – Commission president.

According to Bloomberg news, in that scenario Belgium’s liberal Prime Minister Charles Michel would succeed Mr Tusk as European Council president and the foreign policy post would go to Bulgaria’s Mariya Gabriel, a centre-right politician like Mr Weber.

Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.

How are the posts decided and what do they do?

The EU treaties say the government leaders – the European Council – have to nominate a Commission president, then MEPs vote on that candidate.

The leaders have to take account of the EU election results when they decide. The choice is made by qualified majority – that is:

– if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population

The pressure is on, because the new parliament meets on 2 July, and at their 15-18 July session, MEPs are to vote on the nominee. The new Commission president is to take office on 1 November.

The European Council president is to be elected by the EU leaders by qualified majority, and should take office on 1 December. He/she chairs EU summits and steers the bloc’s broad strategy, while the Commission deals with the fine details.

The High Representative for foreign policy runs the EU External Action Service (EEAS), dealing with major challenges such as Iran’s nuclear programme, Kosovo and EU interventions in Africa.

A favourite to become ECB president, taking over from Mario Draghi, is Jens Weidmann, head of the German Bundesbank. The ECB had to calm markets during the eurozone crisis and manage Greece’s severe debt problems. The bank has enormous influence, given continuing concern about the euro.

The European Parliament president steers MEPs’ debates and their votes on most EU legislation.

Pubblicato in: Banche Centrali, Senza categoria, Unione Europea

Weidmann. Tariffe Usa e destino dell’euro. – Bundesbank

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-15.

Weidmann Jens 099

Herr Weidmann ha la caratteristica fuori dall’ordinario di saper andare all’essenziale dei problemi e di presentare un modo semplice argomenti anche molto complessi.

Si condividano o meno le sue argomentazioni, val sempre la pena di leggerle con molta cura. Poi, come tutti i Governatori di grandi banche centrali, parla anche molto tra le righe.

*

«Bundesbank President Jens Weidmann has welcomed the United States’ decision to initially exempt the European Union from the recently enacted tariffs on steel and aluminium.»

*

«Nonetheless, this is no victory for international free trade»

*

«The objective must be not only to prevent new barriers to trade or keep them as low as possible, but also to eliminate existing barriers»

*

«Mr Weidmann described market expectations of a first rate hike around the middle of 2019 as “not wholly unrealistic”.»

* * *

«Mr Weidmann also discussed institutional reform of the monetary union»

*

«He considered it a mistake, he said, to reduce the discussions about the EU’s financial framework to issues surrounding net payments to the EU budget»

*

«It would make more sense to first clarify which tasks the European Union is to take on in future, which tasks it might be possible to return to the member states, and where savings could be made»

*

«A shock such as the Greek crisis would no longer find the euro area in such an unprepared state»

*

«But the euro area isn’t yet permanently crisis-proof»

*

«It would send the wrong signal …. to mutualise risks that arose under national responsibility»

*

«there was little scope to expand the liability of savers or taxpayers from other member states»

* * * * * * * *

Riassumiamo e traduciamo dal linguaggio ieratico dei Governatori di banche centrali ad un linguaggio corrente, tenendo conto di tutto il testo dell’intervento.

– Il commercio deve essere libero in modo bidirezionale. Meglio sarebbe senza dazi, ma nel caso che siano eguali o bilanciati da ambo le parti;

– gli accordi bilaterale sembrerebbero essere più facilmente gestibili di quelli intercorrenti tra molte entità;

– circa la riforma dell’unione economica sarebbe errato limitare i discorsi al solo quadro finanziario;

– il cuore del problema è «to first clarify which tasks the European Union is to take on in future», ossia chiarire in primo luogo quali compiti l’Unione europea dovrà assumere in futuro.

*

Seguono due severi warning.

– L’area dell’euro non è ancora definitivamente a prova di crisi;

– sarebbe errato far assumere a responsabilità collettiva i rischi assunti dalle diverse nazioni;

– infatti:

«there was little scope to expand the liability of savers or taxpayers from other member states».

Ci sono ben pochi margini.

Come non condividere queste considerazioni?

Ci si ricorda come titolava il 17 aprile 2013 il The Telegraph:

European debt crisis could last a decade, warns Bundesbank chief Jens Weidmann


Deutsche Bundesbank. 2018-03-28. Weidmann: exemption from US tariffs no victory for international free trade

iddle of 2019 as “not wholly unrealistic”. Price pressures in the euro area remained sluggish. Nonetheless, in their most recent projections, the European Central Bank’s economists said they expected inflation to rise to 1.7% by 2020. This figure was “broadly” in line with the medium-term definition of price stability, Mr Weidmann explained. With that in mind, it was no surprise that financial markets had, for some time, been expecting net asset purchases to end before 2018 is out.

Asymmetrical monetary union susceptible to crises

In his remarks, Mr Weidmann also discussed institutional reform of the monetary union. He considered it a mistake, he said, to reduce the discussions about the EU’s financial framework to issues surrounding net payments to the EU budget. “It would make more sense to first clarify which tasks the European Union is to take on in future, which tasks it might be possible to return to the member states, and where savings could be made.” Once that had been accomplished, policymakers should go about clarifying how joint responsibilities should be funded.

Mr Weidmann believes that the euro area is currently in a much better position compared with 2010. A shock such as the Greek crisis would no longer find the euro area in such an unprepared state, he said. “But the euro area isn’t yet permanently crisis-proof,” he warned. He therefore welcomed the fact that France’s President Emmanuel Macron has given the debate fresh momentum with his reform proposals.

“Joint liability must come with the option of co-determination”

It would send the wrong signal, Mr Weidmann believes, to mutualise risks that arose under national responsibility. It was important, he explained, first to make significant progress in getting rid of legacy risks. That included the outstanding stocks of non-performing loans and sovereign bonds on banks’ balance sheets, the Bundesbank’s president explained. As long as it remained possible for actions at the national level to have a substantial impact on banks, there was little scope to expand the liability of savers or taxpayers from other member states, Mr Weidmann said. It was essential that the unity of actions and liability for their consequences be maintained, for it was only in so doing that a stable regulatory framework could emerge in which monetary policymakers were free to concentrate on their mandate of preserving price stability. “After all, it won’t do them any good in the long run to have to intervene constantly as a crisis response unit,” Mr Weidmann warned.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Weidmann si prepara a succedere a Mr Draghi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02–24.

Imacon Color Scanner

Il rinnovo dei vertici della Banca Centrale Europea (Ecb) è un evento particolarmente delicato e complesso.

Sono innumerevoli gli elementi che giocano a rendere difficile le cose.

In primo luogo, i partiti che erano al governo negli stati dell’Unione Europea quando alcuni anni or sono si decise l’avvicendamento al governatorato Ecb non sono stati rinnovati nelle elezioni, e le posizioni dei nuovi governi sono tuttora ben poco chiare.

In secondo luogo, a dispetto della tanto sbandierata autonomia della banca centrale, sia le cariche apicali sono decise politicamente, sia la linea di politica economica è condizionata alle esigenze delle economia principali. Sarebbe fin troppo ingenuo nascondersi questa verità.

In terzo luogo, il contesto mondiale è cambiato drasticamente nel corso degli ultimi due anni. Soprattutto gli Stati Uniti incidono al momento con la loro riduzione delle tasse di 1,500 miliardi, con un piano di investimenti infrastrutturali di 1,600 miliardi e con la svalutazione politica del dollaro. Ciò che più o meno poteva andar bene prima potrebbe benissimo non andar più bene ora e, soprattutto, in un futuro anche prossimo.

In quarto luogo, ad un vicepresidente scelto tra i paesi del sud dovrebbe corrispondere un presidente preso dai paesi del nord. Non a caso il Governatore della Banca Centrale lettone, Mr Ilmars Rimsevics, è stato arrestato con perfetto tempismo: un concorrente di meno.

In quinto luogo, una nomina di tale livello non può essere presa senza aver sentito anche il parere almeno del Governo degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Cina, della Russia e dell’India. Sentire il parere non significa certo prenderne ordini: significa soltanto cercare di concertare azioni non divergenti.

In sesto luogo vi è poi lo sguardo sul futuro. La principale incognita sarebbe quelle tedesca. Mentre la socialdemocrazia vede scendere i propri consensi elettorali giorno dopo giorno, nel converso Alternative für Deutschland vede crescere la propria potenzialità politica. Nella Germania Orientale è oramai il secondo partito, distanziato di un solo punto percentuale dalla Cdu. Anche qualora, come sembrerebbe essere verosimile, si possa formare una nuova Große Koalition, essa dovrà ben tenere presente che metà della base elettorale dell’Spd non la voleva, ed AfD potrebbe tollerare anche molto male un Governatore dell’Ecb diverso da Herr Weidmann. Con tutte le conseguenze di una simile scelta.

In settimo luogo vi sono considerazioni di politica economica. Il nuovo Governatore dovrà affrontare problemi non da poco: la fine degli easing, lo smaltimento dei titoli detenuti dall’Ecb, i debiti sovrani, il cambio euro / dollaro, solo per citarne alcuni dei principali.

*

Come si vede, è un quadro molto complesso, ove ogni azione che oggi potrebbe anche sembrare essere ottimale in un domani poterebbe rivelarsi essere un fallimento.

*

«If Mr. Draghi is a classic dove on monetary policy, then Mr. Weidmann is a hawk. Countries like Greece and Portugal will no doubt ruefully recall the extremely painful austerity measures demanded by former German Finance Minister Wolfgang Schaüble during their economic crises.»

*

«at the time in 2012, the main opposition to Mr. Draghi’s plan, which probably saved the euro from collapse, came from Mr. Weidmann.»

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«The Bundesbank chief told Der Spiegel magazine that the bond purchases were “too close to state financing via the money printing press for me. The central bank cannot fundamentally solve the problems this way. It runs the risk of creating new problems.”»

*

«For that to happen, Germany would have to go along, so there may be a deal in the making to enable Germany’s choice at the ECB and France’s position at the commission.»

*

«The process of choosing senior officials at the European Central Bank always has been an intricate kabuki drama, with countries forced to delicately balance their political and financial interests with those of other countries and even regions»

*

«The main cause for such optimism was the decision disclosed on Monday that EU countries have coalesced around the Spanish economy minister, Luis de Guindos, to become vice president of the ECB»

*

«when the richer northern part of the EU supports a single candidate from the EU’s southern states for the vice president’s job at the ECB, the top job at the central bank is supposed to go to a candidate from a northern country»

*

«A bigger issue is likely to be the Bundesbank’s well known hard-money policies: abhorrence of debt, zero interest rates, and quantitative easing –- central bank purchases of bonds – which have been vigorously deployed by Mr. Draghi to pull Europe out of its economic malaise»

* * * * * * *

Segnaliamo infine un’ultima, grande difficoltà.

Oltre alle violente partigianerie, si sommano al tutto alcuni elementi decisamente negativi.

– Molti dei capi di stato europei hanno una preparazione economica miseranda, per essere del tutto benevoli, ed, almeno dalle loro parole, difficilmente riescono a produrre un qualcosa che superi lo slogan elettorale. Ben difficilmente il nuovo Governatore potrà avere con loro colloqui produttivi.

– Stati membri e la stessa Unione Europea stanno attraversando un periodo di chaos politico quale mai si era visto negli ultimi settanta anni. Ciò priva il nuovo Governatore di interlocutori fattivi.

*

Solo la Divina Misericordia può salvare l’Europa“. Non vorremmo che questa frase detta da una eminente personalità dell’Ecb si debba concretizzare.


Handelsblatt. 2018-02-22. Path clear for Germany’s Weidmann to succeed Draghi as head of ECB

A consensus for Spain’s Luis de Guindos to be vice president of the ECB sets stage for the head of the Bundesbank to nab the crucial top job.

*

The process of choosing senior officials at the European Central Bank always has been an intricate kabuki drama, with countries forced to delicately balance their political and financial interests with those of other countries and even regions. The personnel drama has started once again, and officials in Berlin are more optimistic than ever before that when the final curtain comes down, a German banker will be seated as the head of the ECB for the first time.

The main cause for such optimism was the decision disclosed on Monday that EU countries have coalesced around the Spanish economy minister, Luis de Guindos, to become vice president of the ECB. In the process, Ireland’s central bank chief, Philip Lane, dropped out of the running for the deputy job. The term of the current vice president, Portugal’s Vitor Constâncio, ends in May.

The complex process works like this: when the richer northern part of the EU supports a single candidate from the EU’s southern states for the vice president’s job at the ECB, the top job at the central bank is supposed to go to a candidate from a northern country. But filling that job also depends on who becomes the next head of the European Commission, a post now held by Luxembourg’s Jean-Claude Juncker, and the European Council president, a post now occupied by Poland’s Donald Tusk.

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“Weidmann has a good chance.” [Guntram Wolff, director, Bruegel think tank]

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In addition to Mr. Lane dropping from consideration for the ECB, Mr. De Guindos needed to win the support of Germany and France, leaders of the northern bloc, to get the vice president’s job. That also happened Monday, with Germany’s interim finance minister, Peter Altmaier, saying the Spaniard is “an excellent choice.” A final decision will be made at the summit of EU leaders in March.

German officials now hope that the stage has been set for Jens Weidmann, the current head of the German central bank, the Bundesbank, to succeed ECB president Mario Draghi, whose term ends in October 2019. “The election of De Guindos as vice president is another building block to strengthen Weidmann’s candidacy,” said Daniel Gros, head of the Center for European Policy Studies, a Brussels-based think tank.

Another reason for the optimism is that even though Germany has the largest economy in Europe, a German has never been chosen as ECB president. “Everyone knows that and that’s why Weidmann has a good chance,” said Guntram Wolff, director of the Brussels-based economic think tank, Bruegel.

Still, Mr. Weidmann will have to overcome European doubts on a number of fronts. Germany has never held the job before because there was a reluctance to give Germans so much power after World War II, but those memories have mostly faded and no longer represent much of an obstacle.

A bigger issue is likely to be the Bundesbank’s well known hard-money policies: abhorrence of debt, zero interest rates, and quantitative easing –- central bank purchases of bonds – which have been vigorously deployed by Mr. Draghi to pull Europe out of its economic malaise.

In addition, the ECB is already located in Frankfurt and the bank’s structure was purposely modeled on the Bundesbank, which some critics believe is enough German influence.

If Mr. Draghi is a classic dove on monetary policy, then Mr. Weidmann is a hawk. Countries like Greece and Portugal will no doubt ruefully recall the extremely painful austerity measures demanded by former German Finance Minister Wolfgang Schaüble during their economic crises.

For example, would Mr. Weidmann be as willing as Mr. Draghi to announce that the ECB would buy unlimited amounts of sovereign bonds from struggling countries in the European southern tier? In fact, at the time in 2012, the main opposition to Mr. Draghi’s plan, which probably saved the euro from collapse, came from Mr. Weidmann.

The Bundesbank chief told Der Spiegel magazine that the bond purchases were “too close to state financing via the money printing press for me. The central bank cannot fundamentally solve the problems this way. It runs the risk of creating new problems.”

Officials in Brussels believe the final decision on ECB chief may depend on French President Emmanuel Macron. He is said to be keen for France to get the commission president’s job when Mr. Juncker steps down. For that to happen, Germany would have to go along, so there may be a deal in the making to enable Germany’s choice at the ECB and France’s position at the commission.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Bundesbank inizia a detenere renminbi in portfolio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-19.

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«Tu vuoi ch’io rinnovelli / disperato dolor che il cor mi preme»

Dante. Inferno. XXXIII. 4 – 5

«Poscia, più che ‘l dolor poté ‘l digiuno»

Dante. Inferno. XXXIII. 75


E così, dopo lunga e faticoso assedio, la Legione X Fretensis al comando del legato Lucio Flavio Silva conquistò la fortezza di Masada, difesa da Eleazar Ben Yair. Dei 967 soldati assediati i romani ne trovarono 960 cadaveri, suicidi.

*

1945 anni dopo, il renminbi ha espugnato dopo lungo assedio Bundesbank.

Fosse per Frau Merkel, il Governatore Jens Weidmann dovrebbe fare la fine di Ugolino della Gherardesca, ma per fortuna dell’uomo la voce della Merkel si sente solo sommessa, come brezza marina, sussurrata dai gabbiani.

«The decision to accept the yuan is part of a long-term strategy of diversification and reflects the increased role of the Chinese currency in the global financial system»

*

«The Bundesbank is following the lead of the European Central Bank, which announced last June that it had bought the equivalent of €500 million ($613 million) in yuan during the first half of 2017, after agreeing to take the step the previous January»

*

«The Bundesbank’s plans mark progress in China’s drive to establish the yuan as a global reserve currency»

* * * * * * *

Tutto all’inizio è un piccolo, tenero embrione. Così come questa quota iniziale detenuta da Bundesbank. Ma sarà interessante vedere come evolveranno le cose tra, diciamo, dieci anni.

Adesso, per intanto, le valute di riserva sono il dollaro americano, lo yen giapponese ed il renminbi.

*

A fine anno scade il mandato del Governatore Mario Draghi.

La lotta per la successione non è limitata ai soli nomi.

È focalizzata sulla strategia futura della banca centrale.

Sicuramente Weidmann ha tutte le carte in regola per ambire all’alta carica: peccato però che nessuno in Europa lo voglia. Questo fatto unitamente all’intrinseca debolezza di Frau Merkel e della Germania potrebbe generare stravolgimenti al momento impensati ed impensabili.

Nei corridoi, quando inizia a far buio e ci si sente soli, si ode il mormorio del nome di Vitor Constancio.

Poi ci si domanda per quale motivo Herr Schulz e Frau Merkel versino in uno stato depressivo.

Nota.

Se Bundesbank avesse fatto questo anni fa si sarebbe procurata un grande, fedele amico. Non lo ha fatto.


Handelsblatt. 2018-01-17. Bundesbank shows some love for China’s currency

The German central bank will place some yuan in its foreign currency reserves, in a nod to the growing global role of the Chinese currency. The move is seen as a logical step for Germany’s export-focused economy.

*

In financial terms it’s just a small step, but a highly symbolic one. Germany’s central bank plans to include the Chinese yuan, also known as the renminbi, in its foreign reserves for the first time, in belated recognition of the surging economic power of the world’s most populous country. On Monday, the news boosted the yuan to its strongest level in more than two years against the US dollar.

“The decision to accept the yuan is part of a long-term strategy of diversification and reflects the increased role of the Chinese currency in the global financial system,” Bundesbank board member Joachim Wuermeling said in a statement. While the central bank declined to divulge the amount, it said the decision was made last summer. The Bundesbank hasn’t yet carried out the purchase, saying technical preparations were necessary.

The Bundesbank is following the lead of the European Central Bank, which announced last June that it had bought the equivalent of €500 million ($613 million) in yuan during the first half of 2017, after agreeing to take the step the previous January. This amounted to a tweak because the yuan makes up a scant 1 percent of the ECB’s foreign reserves, compared with 82 percent in dollars and 17 percent in Japanese yen.

The Bundesbank’s plans mark progress in China’s drive to establish the yuan as a global reserve currency. “The Bundesbank is taking account of the fact that China’s share of the world economy has increased significantly,” said Stefan Kooths, head of economic forecasting at the Kiel Institute for the World Economy.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Chiede per Weidmann il governatorato dell’Ecb dopo Draghi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

Frankfurt

Dal punto di vista giuridico formale la richiesta tedesca sembrerebbe essere perfettamente corretta:

«A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019»

* * *

«Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità»

*

«Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco.»

*

«Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.»

* * * * * * * *

I problemi sul tavolino sono giganteschi, e nessuna soluzione possa essere trovata potrà essere soddisfacente per tutti gli stati dell’Eurozona. Non solo, queste decisioni su come condurre la banca centrale europea dovranno essere prese in un momento di particolare delicatezza, massimamente a causa della instabilità politica che sta verificandosi in molti paesi dell’Unione Europea e, di riflesso, sulla Commissione Europea e sul Parlamento Europeo. A ciò si aggiunga come tutti gli stati convengano che i Trattati dell’Unione dovrebbero essere cambiati ed aggiornati, deburocratizzati in modo sostanziale, ma tutti si stanno litigando su cosa e come dovrebbe essere l’assetto finale.

Grecia, Spagna ed Italia hanno governi traballanti, con poco o punto supporto di una maggioranza parlamentare con idee chiare, qualsiasi esse siano, su come doversi comportare in materia. In Austria ci si sta avviando alle elezioni anticipate, che potrebbero anche ribaltare gli attuali schieramenti, ed in Francia sembrerebbe essere inevitabile che il Presidente Macron non goda di una sua propria maggioranza in seno all’Assemblea Nazionale. In Olanda non è ancora stato formato un governo.

Come detto, i problemi di Ecb sono enormi e, per soprammercato, la situazione internazionale è in forte sommovimento, situazione questa che renderebbe già di per sé stessa fragile anche una ragionevole ripresa economica dell’Eurozona.

Sul tappeto vi saranno sicuramente la stabilità dei cambi, che molto difficilmente l’Ecb potrà assicurare nel tempo, il tapering, ossia il momento in cui una banca centrale inizia a ridurre gradualmente gli acquisti di titoli e dunque la portata del quantitative easing (QE), il problema dei debiti sovrani e dei deficit di bilancio che in molti stati dell’Unione Europea apparirebbero essere fuori controllo, nonché i rapporti da tenersi con la Federal Reserve americana e con la banca centrale cinese. La politica americana di “America first” certo non semplificherà i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. Da ultimo, ma non certo per ultimo, la ripresa economica dell’Unione Europea, da molti percepita ma da nessuno constata come fenomeno in essere.

*

Per nostra disgrazia, nessuna componente politica ed economica sembrerebbe poter assumere in modo chiaro e netto il ruolo direzionale. La Ecb sarà di conseguenza lasciata sola, quasi allo sbando, senza poter avere dei referenti politici ai quali poter far capo.

Ci si dovrebbe quindi preparare ad tutta una lunga serie di compromessi, che alla fine non soddisferanno nessuna delle esigenze reali.

Se da una parte il QE ha dato ampio respiro ai sistemi economici dei paesi mediterranei, nel contempo ha costituito severo vincolo per quelli nordici. Se la politica dei tassi di interesse negativi ha favorito i paesi del sud Europa, nel contempo ha ridotto ampiamente i margini di manovra di tutto il sistema bancario europeo, soprattutto quello tedesco.

* * * * * * * *

Staremo a vedere cosa potrà succedere.

Di certo, però, molte rigidità del sistema dovranno cadere, con tutte le logiche conseguenze.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel will für Weidmann als EZB-Chef werben

Berlin/Frankfurt. Die Amtszeit des Präsidenten der Europäischen Zentralbank (EZB) Mario Draghi endet zwar erst 2019. Doch auch die Franzosen bringen schon ihren Kandidaten ins Spiel.

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Mario Draghi (69) ist als Präsident der Europäischen Zentralbank (EZB) einer der mächtigsten Männer Europas. Seine Amtszeit endet 2019, schon jetzt beginnt die Nachfolgedebatte. Kanzlerin Angela Merkel und Finanzminister Wolfgang Schäuble (beide CDU) wollen hierbei deutsche Ansprüche geltend machen. Laut „Spiegel“ haben sie vor, sich für Bundesbankpräsident Jens Weidmann (49) einzusetzen. Ihr Argument: Nach einem Niederländer, einem Franzosen und einem Italiener sei es nun an der Zeit, dass ein Deutscher an die EZB-Spitze rücke. Weidmann soll bereit sein, das Amt zu übernehmen, sollte es ihm angetragen werden.

Auf die Frage, wie die Stellenbeschreibung für den EZB-Chef aussehen müsste, hatte Weidmann im März gesagt: „Er muss ein guter Geldpolitiker sein mit Blick für das Wesentliche.“ Zur Frage, ob es ein Deutscher sein dürfe, hatte er erklärt: „Ich fände es eigenartig, wenn man ein Land ausschließt.“

Die Bundesregierung wies darauf hin, dass Draghis Amtszeit erst 2019 ende. Die Bundesbank sprach von „einer Diskussion zur Unzeit“. Auch sie verwies darauf, dass Draghi noch bis Ende Oktober übernächsten Jahres im Amt sei.

Doch auch die Franzosen haben begonnen, für ihren Notenbankpräsidenten François Villeroy de Galhau (58) zu werben. Ihr Argument: Jetzt, wo der europafreundliche Emmanuel Macron gewählt worden sei, müsse Europa im Gegenzug auch Macron stärken. Dazu könne beitragen, das einflussreiche Amt in Frankfurt erneut einem Franzosen zu übertragen. Von 2003 bis 2011 hatte bereits der Franzose Jean-Claude Trichet die EZB geführt. Für Villeroy de Galhau spricht, dass er die ultralockere Geldpolitik mitträgt, mit der die EZB den Euro-Krisenstaaten hilft. Weidmann dagegen hat das milliardenschwere Anleihe-Kaufprogramm der EZB mehrfach kritisiert. Ohnehin sind die Deutschen wegen ihrer Sparpolitik in Staaten wie Griechenland unbeliebt.

Andererseits soll Villeroy de Galhau längst nicht das Format von Trichet haben, heißt es in Berlin. Zugleich stehen die Deutschen für gut ein Viertel der Hilfen ein. Am Ende dürfte es darauf ankommen, ob Merkel diese Machtkarte ziehen und Weidmann durchsetzen will. Auch denkbar: Man verständigt sich auf einen Kompromisskandidaten aus Nordeuropa.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel wants to promote Weidmann as ECB boss

Berlin / Frankfurt. The term of office of the President of the European Central Bank (ECB) Mario Draghi does not end until 2019. But the French also bring their candidate into the game.

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Mario Draghi (69) is one of the most powerful men in Europe as President of the European Central Bank (ECB).His term of office ends in 2019, and the succession begins right now.Chancellor Angela Merkel and Finance Minister Wolfgang Schäuble (both CDUs) want to claim German claims.According to “Spiegel” they intend to work for Bundesbank President Jens Weidmann (49).Her argument: after a Dutchman, a Frenchman and an Italian, it was now time for a German to go to the top of the ECB.Weidmann should be ready to take over the office, should it be asked.

Asked how the job description for the ECB boss would look like, Weidmann said in March, “He must be a good monetary politician with an eye for the essentials.” Asked whether he could be a German, he explained: I would find it peculiar to exclude a country. “

The federal government pointed out that Draghi’s term of office would not end until 2019.The Bundesbank spoke of “a discussion on the untimely”.She also pointed out that Draghi was still in office until the end of October of the next year.

But the French have also begun to promote their bank president, François Villeroy de Galhau (58).Her argument: Now that the European Emmanuel Macron had been elected, Europe would have to strengthen Macron in return.This could contribute to the transfer of the influential office in Frankfurt to a Frenchman.From 2003 to 2011 the Frenchman Jean-Claude Trichet had already led the ECB.For Villeroy de Galhau, he says that he is contributing the ultralock monetary policy with which the ECB helps the euro-crisis states.Weidmann, on the other hand, has repeatedly criticized the multi-billion dollar borrowing purchase program of the ECB.In any case, the Germans are unpopular in states like Greece because of their austerity policy.

On the other hand Villeroy de Galhau will not have the format of Trichet, says Berlin.At the same time the Germans stand for a quarter of the aid.In the end, it would be important to see whether Merkel would pull this map of power and put Weidmann through.It is also conceivable that a compromise candidate from Northern Europe will be agreed upon.


ForexLive. 2017-05-21. Germany already pushing for Weidmann to take over ECB after Draghi

The jockeying for leadership of the ECB has already begun.

The German press reports that Merkel is pushing for Weidmann to replace Draghi at the end of his term.

He’s a compelling candidate. A German has never led the ECB and Weidmann has positioned himself as more of a moderate than the uber-hawks before him.

Still, he’s a hawk and has criticized QE. But again, the QE program is winding down and there’s no crisis on the horizon so it’s a better time than ever for a German.

Still, it wouldn’t go over well in the periphery.


Rai News. 2017-05-21. La Germania si autocandida alla presidenza Bce.

Weidmann, presidente della Bundesbank: io dopo Draghi? La Bce non può escludere i tedeschi. Lungo braccio di ferro per la stretta dei tassi e la fine del quantitative easing.

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Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank indicato da un settimanale per la successione a Mario Draghi alla presidenza della Bce, non si tira indietro e rivendica il diritto della Germania a candidare un tedesco. “Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità”, ha replicato Weidmann in un’intervista al Der Standard dopo l’indiscrezione, comparsa sullo Spiegel, dell’attuale presidente della Bundesbank come papabile alla guida, post Draghi, della Bce. Candidatura fortemente voluta da Berlino, sia dalla cancelliera Angela Merkel che dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che però è stata subito smentita.

A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019 ed a Francoforte si prospetta un ulteriore lungo braccio di ferro sulla stretta dei tassi e la fine del Quantitative Easing. D’altro canto Jens Weidmann si è sempre opposto a molte delle misure di politica monetaria espansiva volute da Mario Draghi e da tempo il presidente della Banca centrale tedesca, sulla scia di una ripresa economica e dell’inflazione nell’Eurozona, spinge, assieme ai Paesi del Nord Europa, per il rialzo dei tassi e l’uscita dal piano di acquisti dei titoli di Stato, cioè dal QE. Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco. Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.

Pubblicato in: Banche Centrali, Trump, Unione Europea

Guerra valutaria e protezionismo. Gli Usa contro la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-09.

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Il mondo è entrato in quella che Greenspan aveva preconizzato come l’epoca della turbolenza: il vecchio stenta a morire ed il nuovo ad imporsi.

Ma quando si parla di fenomeni a scala mondiale il vero pericolo è che diventi necessaria una guerra per risolvere la conflittualità. Guerra non necessariamente condotta a cannonate, ma altre soluzioni apparentemente pacifiche potrebbero causare danni anche ben peggiori.

Cerchiamo di capire a cosa serva veramente una guerra.

Gli obiettivi sono usualmente due:

– imporre con la forza la propria visione su alcuni determinai argomenti;

– rinnovare sempre con la forza la classe dirigente avversaria.

Una guerra guerreggiata altro non è che il trionfo della correttezza di almeno una tesi della teoria dell’evoluzione, quella che il più forte prevalga ed il più debole scompaia.

Ed a scomparire saranno sia le istituzioni, sia le persone, sia la loro Weltanschauung. Nel nostro caso, stiamo assistendo alla devoluzione del socialismo ideologico: è destinato a scomparire, ad estinguersi, se non altro perché i socialisti, liberals negli Stati Uniti, non stanno facendo figli. È solo questione di pazientare una decina di anni. Sempre che non venga prima un rivoluzione che risolva il tutto con la ghigliottina.

*

Volendo essere del tutto politicamente scorretti, l’Occidente ha alcuni peccati mortali da scontare.

Il primo è l’ideologia socialista, nelle sue varianti liberal in America e socialdemocratica in Europa, cui consegue una visione statalista ed i debiti sovrani.

Senza tener conto di queste due palle di piombo ai piedi nulla potrebbe essere compreso di quanto stia accadendo.

Il socialismo ideologico è finito, ma i socialisti non ne vogliono sapere di suicidarsi: se si sono candidati ad estinguersi per carenza di prole, è altrettanto vero che la cosa richiederà ancora un decennio almeno. Resta così aperto il problema dell’immediato.

Il secondo invece è il problema dei debiti sovrani che sono arrivati a livelli talmente elevato da non essere più a lungo prospettabile un loro rimborso. Ogni stato sta cercando quindi cercando un modo, pulito o sporco che sia, di far pagare agli altri i propri debiti. Questo è un altro elemento spesso lasciato nel sottofondo: ci si vergogna a menzionarlo nella sua cruda chiarezza. La Germania c’è riuscita parzialmente a spese dei partner europei, non tanto per una sua particolare malizia, quanto piuttosto per l’imbecillità altrui.

* * * * * * *

Se quanto detto fosse chiaro e metabolizzato, interiorizzato, tutto il resto ne discenderebbe come logica conseguenza.

«The U.S. administration should blame itself rather than Germany for a recent strengthening of the dollar against the euro»

*

«Germany was exploiting the United States and its European partners with an overly weak euro were “more than absurd”»

*

«The thesis that foreign currency manipulations are to blame for the current strong U.S. dollar is not borne out by facts»

*

«The most recent rise in the dollar is likely to be home-made, triggered by the political announcements of the new government»

*

«If politicians erect trade barriers or start a currency depreciation race, there are only losers in the end»

* * * * * * *

Herr Weidmann è un tedesco, e da risposte da buon tedesco.

Ci si sarebbe stupiti del contrario: lo stipendio glielo paga la Germania e deve fare gli interessi tedeschi, mica quelli dei partner europei oppure degli americani.

*

Che i tedeschi si siano comportati bene con gli europei è visione molto personale di Herr Weidmann: in parte può anche avere ragione, sia ben chiaro, ma certamente non ha ragione assoluta. Avere per compagni di viaggio gli italiani, i greci oppure gli spagnoli è sorte ben grama. Ma sarebbe anche altrettanto vero considerare come la Germania abbia spesso utilizzato la sua posizione egemone per proteggere i propri interessi anche oltre la soglia del lecito.

L’Eurozona ha questo ed altri pressanti problemi: la crisi greca, la fine un giorno o l’altro dei QE, e, soprattutto, un pauroso vuoto politico che difficilmente le prossime elezioni potranno colmare.

*

Imputare al Presidente Trump di fare gli interessi degli Stati Uniti sembrerebbe essere cosa errata prima ancora che ingiusta. Chi avesse sperato che avrebbe fatto gli interessi degli europei o di altri avrebbe preso un severo abbaglio.

Due parole meriterebbe invece la chiosa sul termine “protezionismo“.

Il protezionismo è solo ed unicamente un mezzo, un particolare tipo di manovra di politica economica.

Di per sé ha un contenuto neutro.

Considerarlo una “eresia” è possibile esclusivamente in un ambito ideologizzato, ove le teorie economiche siano vissute non in quanto teorie quanto piuttosto come credi religiosi. Alla stregua del fondamentalismo islamico. Ma con fondamentalismi radicati e radicalizzanti non si va lontano.

Ben diverso sarebbe stata l’affermazione che, a parere di Herr Weidmann, un protezionismo americano in questo momento potrebbe essere inopportuno. Inopportuno per i tedeschi e per l’Eurozona, ovviamente. Ma come potrebbe rispondere un’Eurozona imbelle e disarmata, economicamente a pezzi?

Siamo chiari: il protezionismo in talune evenienze è utile, in altre mandatorio, in altre inutile ed infine in altre ancora è dannoso. Sono obiettivi e situazioni al contorno che concorrono a far formare il giudizio.

*

Tanto, l’Unione Europea non potrà prendere nessuna iniziativa prima della fine della tornata elettorale: Olanda, Francia, Germani e, forse, Italia. Piaccia o meno. Quindi il Presidente Trump potrà fare più o meno ciò che vorrà.


Reuters. 2017-02-08. U.S. government has itself to blame for dollar strength: Bundesbank

The U.S. administration should blame itself rather than Germany for a recent strengthening of the dollar against the euro, the head of Germany’s Bundesbank said on Tuesday.

Jens Weidmann said comments by a top trade adviser of U.S. President Donald Trump that Germany was exploiting the United States and its European partners with an overly weak euro were “more than absurd”.

“The thesis that foreign currency manipulations are to blame for the current strong U.S. dollar is not borne out by facts,” he told a gathering in the western German city of Mainz.

“The most recent rise in the dollar is likely to be home-made, triggered by the political announcements of the new government,” he said.

Separately, in an interview with Redaktionsnetzwerk Deutschland media group (RND), Weidmann said there was no point in starting a currency war.

“If politicians erect trade barriers or start a currency depreciation race, there are only losers in the end,” he told RND, in comments due to be published on Wednesday.

At the event in Mainz, Weidmann, a long-standing critic of the European Central Bank’s massive purchases of government bonds, defended the ECB’s ultra-easy policy from critics in his own country, saying it was appropriate for now.

But he added that the monetary stimulus should be wound down as soon as the ECB’s inflation objective is reached, even if that means some weaker countries may struggle to repay their debt due to higher borrowing costs.

“The very easy monetary policy cannot solve Europe’s underlying problems and must be wound down as soon as the price stability objective allows it,” he said.

“And that (should happen) even if higher rates worsen the sustainability of individual government budgets or lead to fluctuations in financial markets.”

Most euro zone government bond yields have risen in recent months as inflation rebounded and investors worried about the rise of anti-euro parties ahead of elections in France, the Netherlands, Germany and, possibly, Italy.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Ecb e Weidmann. Montepaschi non finisce a tarallucci e vino.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-27.

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Provost Jan. La Morte e l’Avaro.


Cerchiamo di ragionare.

Il Governo Italiano ha avuto l’inopinata idea di cercare di tamponare almeno i debiti più urgenti di Banca Monte Paschi Siena facendo nuovi debiti, questa volta a carico di tutti i Contribuenti.

Finché si trovino soggetti disponibili a diventare creditori dello stato italiano il Governo spera di traccheggiare. Già: finché.

*

Sta però di fatto che lo schema Ponzi non funziona in eterno. Non può funzionare.

I tempi sono cambiati: qualcuno avvisi i governi e gli economisti da sbarco.

*

«The head of Germany’s central bank, Jens Weidmann, has said the planned state-funded rescue of Italian lender Monte dei Paschi needs to be analyzed very carefully»

*

«He fears the scheme may not comply with new EU rules»

*

«The bank has been reeling from an overdose of toxic, non-performing loans»

*

«It had aimed to raise 5 billion euros ($5.2 billion) from private investors for its recapitalization needs, but the lender admitted it failed to do so last week»

*

«Latest calculations by the European Central Bank (ECB) revealed Monday that the lender even needed almost 4 billion euros more for an efficient recapitalization effort»

*

«The European Central Bank today sent letters saying Monte Paschi may need a capital increase of as much as $8.8 billion euros ($9.2 billion), based on results of a recent stress test, the bank said in a statement»

* * * * * * *

I tempi sono cambiati e stanno cambiando: qualcuno avvisi i governi e gli economisti da sbarco.

Il periodo storico dei governi liberals, socialisti o socialisteggianti è finito. Brexit, elezione di Mr Trump, fallimento del referendum italiano. Con il 23 aprile Mr Holland finirà nei cascami della storia: scompariranno i socialisti francesi e sarà variata profondamente la composizione della Commissione Europea, organo decisionale dell’Unione. Anche il mandato del Governatore Draghi sta volgendo al suo termine naturale e dovrà essere sostituito.

Non ci si stupisca se il prossimo Governatore di Ecb fosse Mr. Jens Weidmann, supportato da governi per nulla disposti a lasciar crescere i debiti pubblici.

Le teorie economiche del debito pubblico in crescita eterna sono state sbugiardate dai fatti: i debiti si devono pagare, eccome se si pagano!

*

Quindi, nessuno si faccia la benché minima illusione.

Ma proprio nessuna.

Monte Paschi Siena ha bisogno per sopravvivere, sempre che poi ce la faccia, di 8.8 miliardi cash, subito.

Ma ha crediti in sofferenza per 36 miliardi. E se si rivedesse con attenzione il criterio con cui i crediti sono etichettati “in sofferenza“, il buco totale ammonterebbe ad oltre centoventi miliardi.

Ma non basta.

Non solo Montepaschi. PopVicenza, Veneto Banca, Carige, più le altre.

Quattro conti della serva.

Il sistema bancario italiano ha grosso modo quattrocento miliardi di crediti in sofferenza, ai quali se ne dovrebbero aggiungere altrettanti di crediti impropriamente ritenuti essere riscuotibili, ma in pratica marci  come un frassino putrefatto.

Poi ci sarebbe tutto il resto, dal debito sovrano a quello delle pubbliche amministrazioni, e così via.

In estrema sintesi.

L’epoca dei debiti attuali che ripianano i debiti pregressi sta andando a termine.

Non ci si lamenti poi se arriverà il diluvio.

 


Reuters. 2016-12-27. ECB’s Weidmann says Monte dei Paschi bailout must be carefully weighed: Bild

European Central Bank policymaker Jens Weidmann said plans for a state bailout of Italian bank Monte dei Paschi di Siena (BMPS.MI) should be weighed carefully as many questions remain to be answered, according to German newspaper Bild.

“For the measures planned by the Italian government the bank has to be financially healthy at its core. The money cannot be used to cover losses that are already expected,” Bild quoted Weidmann as saying in a summary of an article due to be published on Tuesday.

He said there must be a risk of severe economic turbulence, adding: “All this must be carefully examined.”

The Italian government approved a decree on Friday to bail out Monte dei Paschi after the world’s oldest bank failed to win investor backing for a desperately needed capital increase.

Monte dei Paschi emerged as the weakest of some 51 European banks subjected to stress tests earlier this year by the ECB. It was given until the end of the year to sort out its problems or face being wound down.

Since the 2007-09 financial crisis, the European Union has adopted rules that make state aid a last resort when it comes to helping troubled banks.

“These (rules) are meant especially to protect taxpayers and put responsibility on investors. State funds are only intended as a last resort, and that is why the bar is set high,” Weidmann, the hawkish president of Germany’s Bundesbank, told Bild.

 


Deutsche Welle. 2016-12-27. Bundesbank chief wary of Monte dei Paschi rescue plan

The head of Germany’s central bank, Jens Weidmann, has said the planned state-funded rescue of Italian lender Monte dei Paschi needs to be analyzed very carefully. He fears the scheme may not comply with new EU rules.

*

Bundesbank chief Jens Weidmann told the Tuesday edition of Germany’s “Bild” newspaper that the planned rescue of the world’s oldest bank, Italy’s Monte dei Paschi di Siena, needed to be checked against possible violations of new banking sector rules EU member countries had agreed in the wake of the global financial crisis.

The bank has been reeling from an overdose of toxic, non-performing loans. It had aimed to raise 5 billion euros ($5.2 billion) from private investors for its recapitalization needs, but the lender admitted it failed to do so last week. Latest calculations by the European Central Bank (ECB) revealed Monday that the lender even needed almost 4 billion euros more for an efficient recapitalization effort.

Anticipating the bank’s failure, the government had received permission from parliament to create a 20-billion-euro rescue fund to bail out Monte dei Paschi and other ailing lenders in the southern eurozone country.

New trouble brewing

Rome said it would rescue Monte dei Paschi, but Germany’s Bundesbank chief said Tuesday he was not certain whether this should really happen the way it was being planned.

Jens Weidmann pointed out that according to the EU’s new and tighter financial rules, a state-funded rescue action was a last resort.

“If the Italian government wants to do that, it needs to prove that Monte dei Paschi is only temporarily in trouble and is in principle a healthy bank,” he argued. “Also, state money must not be used to cover any projected losses.”

Weidmann said the whole rescue plan needed to be scrutinized. “Should any state money be used to rescue the bank, it should not be paid on the basis of fresh borrowing in face of the already high debt burden in the country,” he said.

Weidmann warned that the EU’s new financial rules were first and foremost drawn up to protect taxpayers. A state-funded rescue plan for Monte dei Paschi is a very sensitive issue in the bloc because – according to the new rules in place – some 40,000 small investors would also have to make a contribution towards restoring the lender’s health. However, Italian Economics Minister Pier Carlo Padoan has promised small investors they’ll be protected.

 


Bloomberg. 2016-12-27. Bundesbank’s Weidmann Warns of Hasty Rescue for Monte Paschi

Bundesbank President Jens Weidmann said the bar should be high for government funds being used in a rescue of Italian lender Banca Monte dei Paschi di Siena SpA.

Government funds are intended as a “last resort,” Weidmann said in an interview with German newspaper Bild, with the banker adding that planned measures by the Italian government should only be directed to banks that are healthy at “their core.” If government funds are used, there should be matching public funding because of high government debt, he said.

The European Central Bank today sent letters saying Monte Paschi may need a capital increase of as much as $8.8 billion euros ($9.2 billion), based on results of a recent stress test, the bank said in a statement.

The Italian government wants to short-circuit a system European Union lawmakers spent years building to ensure that investors, not taxpayers, foot the bill for failing banks. The outlines of a rescue for Monte Paschi were announced on Dec. 22, and while some aspects remain hazy, the challenge to the EU’s efforts to sever the link between banks and states is clear.

“In principle, we have agreed on new rules,” Weidmann told the newspaper. “These should especially protect tax payers and hold investors responsible. Government funds are only provided as last resort, therefore the bar is set accordingly high.”

European Union governments used nearly 2 trillion euros ($2.1 trillion) in state aid to rescue the financial sector from 2008 to 2014. New rules enacted since the crisis make it much harder for states to step in, especially to shore up viable lenders.

Italy bailed Monte Paschi out twice after the crisis when the lender failed stress tests, posted billions of euros of losses and creaked under a mountain of bad loans.