Pubblicato in: Medio Oriente

Arabia Saudita entra nel nucleare, dall’estrazione ai reattori.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-07.

Mecca 001

Pochi giorni or sono abbiamo registrato alcuni importanti fatti nuovi.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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Nigeria. Nuove centrali nucleari.

«Russia and Nigeria signed agreements on construction and operation of a Nuclear Power Plant and a Research Center housing a multi-purpose nuclear research reactor on the territory of Federal Republic of Nigeria»

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«According to the latest information provided by Bloomberg, Nigeria is in talks with Russia’s Rosatom to build as many as four nuclear power plants costing about $80 billion as Africa’s biggest economy seeks to add 1,200 megawatts of capacity by the end of the decade»

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«A further three nuclear plants are planned, taking total capacity to 4,800 megawatts by 2035, with each facility costing $20 billion»

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Adesso è il turno dell’Arabia Saudita, che entra nel nucleare con un programma quanto mai ambizioso.

«Preliminary studies have estimated Saudi Arabia has around 60,000 tonnes of uranium ore»

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«Saudi Arabia is considering building some 17.6 gigawatts of nuclear capacity by 2032, the equivalent of about 17 reactors»

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«Saudi Arabia is reaching out to potential vendors from South Korea, China, France, Russia, Japan and the United States for its first two reactors.»

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«Extracting its own uranium also makes sense from an economic point of view»

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«The world’s top oil exporter says it wants to tap atomic power for peaceful purposes only in order to diversify its energy supply»

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«Regarding the production of uranium in the kingdom, this is a program which is our first step towards self-sufficiency in producing nuclear fuel»

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«Saudi Arabia would be the second country in the Gulf Arab region to tap nuclear after the United Arab Emirates, which is set to start up its first, South Korean-built reactor in 2018»

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Da molti punti di vista la decisione presa dall’Arabia Saudita di costruire 17 reattori atomici appare del tutto ragionevole: si diversifica anche la fonte di produzione energetica e di genera anche tutta la trafila produttiva che va dall’estrazione del minerale alla sua raffinazione ed arricchimento.

Questa linea strategica è già stata seguita dall’Iran e dagli Emirati, che però non hanno giacimenti significativi.

Tuttavia in un Medio Oriente così irrequieto, questa decisione potrebbe anche preludere ad ambizioni di maggiore portata, al di là delle drastiche smentite odierne.

L’Iran sta avviandosi ad essere un altro paese dotato di armi atomiche. Certamente al momento attuale ciò  è ancora in fase programmatica ed altrettanto certamente le armi atomiche senza vettori efficienti e sicuri varrebbero ben poco. Però nulla vieta di pensare che nel volgere di un decennio molti paesi del Medio Oriente possano essere diventati piccole potenze atomiche, rudimentali quanto si voglia, ma pur sempre dotate di armi di distruzione di massa.

Dotarsi di armamento atomico sarebbe una tentazione troppo forte per molti governi mediorientali, ma complicherebbe a dismisura una già intricata situazione politica e militare.


Reuters. 2017-10-30. Saudi Arabia to extract uranium for ‘self-sufficient’ nuclear program

ABU DHABI (Reuters) – Saudi Arabia plans to extract uranium domestically as part of its nuclear power program and sees this as a step towards “self-sufficiency” in producing atomic fuel, a senior official said on Monday.

Extracting its own uranium also makes sense from an economic point of view, said Hashim bin Abdullah Yamani, head of the Saudi government agency tasked with the nuclear plans, the King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (KACARE).

In a speech at an international nuclear power conference in Abu Dhabi, he did not specify whether Saudi Arabia seeks to also enrich and reprocess uranium – steps in the fuel cycle which are especially sensitive as they can open up the possibility of military uses of the material.

The world’s top oil exporter says it wants to tap atomic power for peaceful purposes only in order to diversify its energy supply and will award a construction contract for its first two nuclear reactors by the end of 2018.

“Regarding the production of uranium in the kingdom, this is a program which is our first step towards self-sufficiency in producing nuclear fuel,” Yamani told a conference organized by the International Atomic Energy Agency (IAEA). “We utilize the uranium ore that has been proven to be economically efficient.”

Atomic reactors need uranium enriched to around 5 percent purity but the same technology in this process can also be used to enrich the heavy metal to higher, weapons-grade levels.

This issue has been at the heart of Western and regional concerns about the nuclear work of Iran, Saudi Arabia’s foe, and led to the 2015 deal in which Iran agreed to freeze the program for 15 years for sanctions relief.

On Monday, IAEA chief Yukiya Amano said Iran was complying with the nuclear deal signed with world powers and which U.S. President Donald Trump has called into question.

Under the agreement, Iran can enrich uranium to 3.67 percent purity, around the normal level needed for commercial power-generation.

MOMENTUM

Saudi Arabia would be the second country in the Gulf Arab region to tap nuclear after the United Arab Emirates, which is set to start up its first, South Korean-built reactor in 2018. The UAE has committed not to enrich uranium itself and not to reprocess spent fuel.

Industry sources have told Reuters Saudi Arabia is reaching out to potential vendors from South Korea, China, France, Russia, Japan and the United States for its first two reactors.

The plans have received extra momentum as part of Saudi Arabia’s Vision 2030, an ambitious economic reform program launched last year by Crown Prince Mohammed bin Salman.

Yamani said Saudi Arabia will soon pass laws for its nuclear program and will have set up all of the regulations for its nuclear regulator by the third quarter of 2018.

“The IAEA also has been requested to conduct an integrated review of our nuclear infrastructure during the second quarter of 2018,” he said, which will allow the agency to assess efforts to prepare Saudi infrastructure “to introduce nuclear power for peaceful purposes.”

Saudi Arabia is considering building some 17.6 gigawatts of nuclear capacity by 2032, the equivalent of about 17 reactors, making it one of the strongest prospects for an industry struggling after the 2011 nuclear disaster in Japan.

Preliminary studies have estimated Saudi Arabia has around 60,000 tonnes of uranium ore, Maher al Odan, the chief atomic energy officer of KACARE said at an electricity forum in Riyadh on Oct 11.

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Pubblicato in: Medio Oriente

Sanzioni. Esportazioni Iran verso il Qatar aumentate del 60%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-02.

Qatar 001

«Lo scorso 23 giugno le autorità del Kuwait, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno consegnato al Qatar una lista di 13 richieste presentate dai paesi del Golfo per porre fine alla crisi»

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«Tra le richieste, che dovevano essere soddisfatte da Doha entro 10 giorni (con scadenza il 3 luglio), vi erano la chiusura dell’emittente televisiva “al Jazeera” e la fine dei rapporti con l’Iran»

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«Una terza richiesta riguardava la chiusura della base militare turca in Qatar e la fine della cooperazione tra Ankara e Doha»

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«Lo scorso 5 giugno i quattro paesi arabi e del Golfo hanno annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Doha, ritirando i propri ambasciatori»

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«L’Iran ha incrementato di circa il 60 per cento le esportazioni di prodotti non petroliferi verso il Qatar nei primi cinque mesi del corrente anno persiano (dal 21 marzo al 21 agosto), rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente»

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Annunciare prese di posizioni drastiche, quali per esempio l’imposizione di sanzioni, ha un senso logico solo ed esclusivamente se si sia poi in grado di mantenere ciò che è stato annunciato.

Senza una netta preponderanza economica e finanziaria, le sanzioni altro non fanno che spingere lo stato sanzionato a rafforzare i propri legami politici, militari ed economici con quanti si siano dimostrati essere amici.

Questo discorso vale sia per le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia, sia per quelle dei paesi del Golfo contro il Qatar. Si sono rivelate essere inutile, se non anche dannose.

Solo le vie diplomatiche producono frutti.


Agenzia Nova. 2017-08-28. Iran-Qatar: esportazioni prodotti non petroliferi verso Doha in aumento del 60 per cento.

L’Iran ha incrementato di circa il 60 per cento le esportazioni di prodotti non petroliferi verso il Qatar nei primi cinque mesi del corrente anno persiano (dal 21 marzo al 21 agosto), rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente. Lo rivelano i dai dell’Agenzia delle dogane, secondo quanto riporta oggi l’agenzia stampa iraniana “Fars News”. L’Iran ha esportato verso il Qatar nel corso dei primi cinque mesi dell’anno persiano 737.500 tonnellate di merci del settore non petrolifero, pari ad un valore di 67,5 milioni di dollari. Le esportazioni verso il Qatar hanno registrato una crescita del 30,8 per cento e del 60,57 per cento rispettivamente in termini di volume e valore rispetto allo stesso periodo del precedente anno fiscale. Le imprese iraniane, specialmente quelle del settore alimentare, si sono impegnate ad espandere i legami con il Qatar in seguito alla crisi diplomatica fra Doha ed i paesi del Quartetto arabo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto) proclamata lo scorso 5 giugno. I dati dell’amministrazione doganale iraniana mostrano, inoltre, che nel mese di agosto sono stati esportati prodotti pari ad un valore di circa 24,6 milioni di dollari, mentre nel mese precedente la cifra si è aggirati sui 20 milioni di dollari circa.


Agenzia Nova. 2017-08-28. Iran-Qatar: fonti stampa, ambasciatore di Doha riprende sue funzioni a Teheran.

Lo scorso 23 giugno le autorità del Kuwait, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno consegnato al Qatar una lista di 13 richieste presentate dai paesi del Golfo per porre fine alla crisi. Tra le richieste, che dovevano essere soddisfatte da Doha entro 10 giorni (con scadenza il 3 luglio), vi erano la chiusura dell’emittente televisiva “al Jazeera” e la fine dei rapporti con l’Iran. Una terza richiesta riguardava la chiusura della base militare turca in Qatar e la fine della cooperazione tra Ankara e Doha. Le autorità del Qatar avevano subito fatto sapere di ritenere “irragionevoli” e “ostili” alla sovranità nazionale le 13 richieste. La crisi che sta coinvolgendo il Qatar e gli altri paesi della regione potrebbe durare a lungo con gravi rischi, non solo sul piano diplomatico ed economico.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Energie Alternative, Unione Europea

Macron. Affarucci in barba a sanzioni, ‘clima’ e diritti umani. Gli affari francesi sono sacri.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-05.

Diavolo-di-Michelangelo-nel-Giudizio-Universale-della-Cappella-Sistina

«Pecunia non olet» se è denaro francese: è sterco del diavolo se la Francia di Mr Macron non ci guadagna. Sanzioni, ‘clima’, diritti umani? Fregnacce. Roba per i gonzi. Mr Macron se ne fa un baffo a torciglione: uno di qua ed uno di la.

Mr Macron adora il dio denaro e sarebbe disposto a tutto pur di ottenerlo.

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Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza in un settore zeppo di disinformazione.

Il Consiglio Europeo ha pubblicato le

Misure restrittive dell’UE nei confronti dell’Iran

«Le misure restrittive dell’UE sono state adottate nel quadro di un approccio politico integrato che associa pressioni ed impegni, volto a convincere l’Iran a rispettare i propri obblighi internazionali.

Parallelamente, si sono svolti colloqui diplomatici tra l’Iran e l’E3/UE+3 (Francia, Regno Unito, Germania e UE + Stati Uniti, Russia e Cina) sulla questione della proliferazione nucleare. Questi hanno portato, il 14 luglio 2015, ad un accordo su un piano d’azione congiunto globale (PACG). L’UE parteciperà all’intero processo di attuazione di questo piano, compresa la progressiva revoca delle sanzioni relative al nucleare nei confronti del paese.

Dal 2006 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una serie di risoluzioni in cui si chiede all’Iran di cessare l’arricchimento dell’uranio a fini di proliferazione nucleare. Tali risoluzioni sono state progressivamente accompagnate da misure restrittive allo scopo di convincere l’Iran ad ottemperare alle richieste.

Il 20 luglio 2015 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2231(2015) relativa al piano d’azione congiunto globale (PACG), concordato tra l’Iran e l’E3/UE+3. …

Oltre ad attuare le sanzioni delle Nazioni Unite, nell’ultimo decennio l’UE ha deciso una vasta gamma di sanzioni economiche e finanziarie autonome nei confronti dell’Iran, tra cui:

– restrizioni sul commercio di vari prodotti: divieti di esportazione verso l’Iran di armi, di beni a duplice uso e di prodotti che possono essere utilizzati in attività connesse all’arricchimento; divieto di importazione di petrolio greggio, di gas naturale e di prodotti petrolchimici e petroliferi; divieto di vendita o fornitura di attrezzature essenziali utilizzate nel settore energetico, di oro, di altri metalli preziosi e diamanti, di talune attrezzature navali, di determinati software, ecc. ….

Il 16 gennaio 2016 (data di attuazione dell’accordo) il Consiglio ha revocato tutte le sanzioni economiche e finanziarie dell’UE relative al nucleare nei confronti dell’Iran. Tuttavia, restano in vigore alcune limitazioni. ….

Dal 2011 l’UE ha inoltre adottato misure restrittive connesse con violazioni dei diritti umani, tra cui:

il congelamento dei beni e il divieto di visto per le persone ed entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani

il divieto di esportazione verso l’Iran di attrezzature che possono essere utilizzate per la repressione interna e di attrezzature per la sorveglianza delle telecomunicazioni

Tali misure sono regolarmente aggiornate e resteranno in vigore. L’ultimo aggiornamento, risalente all’11 aprile 2017, le ha prorogate fino al 13 aprile 2018.»

Iran: il Consiglio proroga di un anno le sanzioni in risposta a gravi violazioni dei diritti umani (11/4/2017).

«L’11 aprile 2017 il Consiglio ha prorogato fino al 13 aprile 2018 le misure restrittive in risposta a gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Le misure comprendono:

– il divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti di 82 persone e un’entità

– il divieto di esportazione verso l’Iran di attrezzature che possono essere utilizzate per la repressione interna e di attrezzature per la sorveglianza delle telecomunicazioni

Tali misure sono state introdotte nel 2011. Gli atti giuridici sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 12 aprile 2017 e sono stati adottati mediante procedura scritta.»

Misure restrittive dell’UE nei confronti dell’Iran.

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«In recent weeks, Total, the French energy giant, has been sending small amounts of euros from banks in Europe to Tehran.

It was the corporate equivalent of setting up a direct deposit. Total wanted to test the banking system and learn how difficult it was to make day-to-day transactions in Iran.

As it considers investing in Iran, the company is moving cautiously. It has assigned a full-time compliance officer to the country to ensure it doesn’t run afoul of any rules: It can’t allow any Americans to work on its projects there, and has to be careful to avoid sanctioned Iranians.

Like many international oil players, Total has been lured by the promise of a large and lucrative market with vast energy reserves. But the changing geopolitical landscape has made companies wary of the sanctions and restrictions tied to working there.

Those risks have been amplified by President Trump, whose administration has said it is putting Iran on notice.” The tough talk from Washington has given early movers like Total pause, raising concerns as to whether long-awaited opportunities will materialize, or if the Trump administration will take a harder line and tighten already-complex rules on doing business with Tehran. ….

American companies are still effectively barred by Washington from making investments in Iran’s energy sector ….

Total’s investment would be for a slice of the world’s largest natural gas field, shared between Iran and Qatar in the Persian Gulf. ….

In particular, Total is watching whether Mr. Trump will renew a waiver allowing international companies to work in Iran» [The New York Times]

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«The French energy giant Total has agreed to invest $1 billion in Iran to develop a huge offshore gas field, Iranian news media reported on Sunday.

The agreement, the largest by a Western energy company in Iran since the 2015 deal to curb Tehran’s nuclear program, had been delayed in February as Total waited to see how the Trump administration’s policy toward Iran would proceed.

President Trump has spoken out against the multilateral nuclear agreement, and his antipathy toward the pact and talk of further sanctions has raised concerns among foreign energy firms looking to invest in Iran. But the administration has approved sanction waivers allowing deals under the nuclear agreement.

Total will take a 50 percent stake in the development of the 11th phase of the South Pars gas field, investing $1 billion into the $4.8 billion project, the semiofficial Tasnim news agency reported on Sunday.»

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Il Congresso degli Stati Uniti ha esteso le sanzioni contro l’Iran

Il Congresso degli Stati Uniti ne ha rilasciato il testo completo.

H.R.6297 – Iran Sanctions Extension Act

«House – Foreign Affairs; Financial Services; Judiciary; Ways and Means; Oversight and Government Reform.

12/15/2016 Became Public Law No: 114-277.»

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«Dopo il Senato, anche la Camera ha approvato il rinnovo dell’Iran Sanction Act, rovesciando la politica diplomatica che aveva portato all’accordo sul nucleare»

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«Giovedì 1 dicembre il Congresso degli Stati Uniti ha approvato a larga maggioranza il rinnovo dell’Iran Sanction Act (Isa), per estendere di dieci anni le sanzioni a Teheran. Il voto rappresenta una rottura con la politica diplomatica di negoziazione dell’amministrazione Obama e lancia un chiaro messaggio al governo iraniano.»

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«L’Isa è stato creato nel 1996 per condannare gli investimenti nel campo dell’industria energetica e ostacolare lo sviluppo di armi nucleari.»

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Ricapitolando.

– Nonostante l’Unione Europea abbia elevato specifiche sanzioni contro l’Iran, sotto la presidenza di Mr Macron le industrie francesi hanno continuato a commerciare con l’Iran, ed alla grande.

– La cosa non avrebbe suscitato malumori, se non fosse stato messo divieto di fare altrettanto alle società italiane, nel silenzio di un Governo succube di, oppure stipendiato da, Berlino e Parigi.

– Si ripete per l’Iran la stessa cosa successo per il Nord Stream 2, ove le ditte francesi e quelle tedesche hanno monopolizzato la commessa escludendo quelle italiane, ed anche questo in barba alle sanzioni erogate dall’Unione Europea contro la Russia.

– La cosa lascia anche stupefatti perché molte sanzioni erano state messe adducendo come motivazione un’inosservanza dei diritti umani da parte delle nazioni sanzionate. Francia e Germania si ergono a paladine dei ‘diritti umani‘ solo quando ci guadagnano, altrimenti se ne infischiano.

– Infine, la Francia del Presidente Macron ha sottoscritto l’Accordo di Parigi, e lo sostiene a spada tratta per tutti gli altri, tranne che per sé stessa. Le sarebbe infatti precluso investire nell’energetico fossile, a dir loro inquinante.

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«Pecunia non olet.»

Anche all’ipocrisia umana dovrebbe esserci un limite.

Se si può comprendere bene che Mr Macron vuole solo guadagnare, ci si ricordi come i piani di investimento Total siano gestiti da Banca Rothschild che tanto sta a cuore al Presidente francese, se di può comprendere bene il comportamento di quanti ci lucrano sopra, resterebbe del tutto incomprensibile il comportamento fideistico del gregge belante a favore di ‘diritti umani’ e ‘clima’: più microlissencefali che corrotti.


The New York Times. 2017-07-03. French Energy Giant to Invest $1 Billion on Iran Gas Field

TEHRAN — The French energy giant Total has agreed to invest $1 billion in Iran to develop a huge offshore gas field, Iranian news media reported on Sunday.

The agreement, the largest by a Western energy company in Iran since the 2015 deal to curb Tehran’s nuclear program, had been delayed in February as Total waited to see how the Trump administration’s policy toward Iran would proceed.

President Trump has spoken out against the multilateral nuclear agreement, and his antipathy toward the pact and talk of further sanctions has raised concerns among foreign energy firms looking to invest in Iran. But the administration has approved sanction waivers allowing deals under the nuclear agreement.

Total will take a 50 percent stake in the development of the 11th phase of the South Pars gas field, investing $1 billion into the $4.8 billion project, the semiofficial Tasnim news agency reported on Sunday. The other partners are the China National Petroleum Corporation and the Iranian company Petropars.

The offshore South Pars gas field, which is shared by Iran and Qatar, was first developed in the early 1990s.

Total is the first Western energy company to invest in a large infrastructure project in Iran since the nuclear agreement, and analysts say they expect other European companies to follow. Royal Dutch Shell, another energy giant, has signed several memorandums of understanding for projects in Iran, as have dozens of other companies.

“We are proud and honored to be the first international company to sign” one of Iran’s new oil and gas contracts, a Total spokesman said in an email.

Several multibillion-dollar airplane deals between the American plane maker Boeing and its European competitor Airbus had been part of the nuclear agreement. And the French carmaker PSA has committed $320 million to manufacture Citroen cars in Iran.

The Trump administration is undertaking a 90-day review of its policies toward Iran. At a meeting on Saturday in Paris, the former American ambassador to the United Nations, John Bolton, said he was certain the Trump administration would make a change in the leadership in Tehran a priority of its Iran policy.

Pubblicato in: Medio Oriente, Problemi militari

Iran. Adesso dispone anche di missili anti-nave.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-13.

2017-03-13__Hormuz 2__Iranian-military-says-it-test-fired-Hormuz-2-ballistic-missile

Gli Stati Uniti sono tutti presi a discutere su temi della massima importanza per i destini del mondo. Roba da massimi sistemi.

Obama e la guerra delle toilette. Fatto disperatamente vero.

Texas Republicans fuel new row with transgender toilet bill

Las Vegas. Matrimonio gay con un elettrodomestico.

Ma negli ultimi tempi gli americani hanno anche scoperto che il corpo dei marines deve necessariamente essere riformato alla radice.

‘It’s Marine Corps wide’: Female Marines detail harassment in wake of nude photos scandal

I was a Marine. I can’t be silent about the sexual harassment I faced anymore.

Qualcuno ha suggerito di trasformare i marines in un corpo interamente femminile. Poi non si venga a dire che Mr Putin non stia sovvertendo le forze armate americane. È lì che si sta fregando le mani e saltellando di gioia.

L’idea di base è semplice.

Le forze armate americane devono adeguarsi alle esigenze della loro componente femminile, mica contrastare le azioni di quelli screanzati maschilisti che potrebbero diventare i potenziali avversari, se non anche nemici sul campo. Insomma, che i nemici si adeguino: mettano le tendine alle finestre delle caserme e vasi di fiori sulle corazze dei blindati.

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Gli americani possono avere tutte le tecnologie di questo mondo che poi, alla fine, se sono degeneri, si comportano da tali: non fanno più paura a nessuno. Nessuno ha paura dei debosciati.

Sembrerebbe che l’unica preoccupazione degli americani sia il sesso. Purché degenere, ovviamente.

Così, dopo aver perso il controllo del Mare Cinese del Sud, ove la Cina si è costruita un bel numero di isole artificiali, dopo aver preso pesci in faccia dalla Korea del Nord che si è sviluppata l’arma atomica e prosegue nella costituzione di un congruo numero di vettori, ecco arrivare le news dallo Stretto di Ormuz.

– Due siluranti iraniane hanno fato invertire la rotta di una squadra navale americana. Si dirà per amor di pace, ma fatto sta che se ne sono andati con la coda tra le gambe.

– Dopo aver installato i sistemi anti-missile russi S-300, adesso gli iraniani hanno testato un loro missile anti-nave.

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Si dirà: è un missilotto da 300 km di raggio di azione. È rudimentale, ha un’elettronica scadente, non ha una guida satellitare, non consente i video-games. Tutto vero, verissimo.

Ma è altrettanto vero che prima non c’era.

Ed ora, che li americani lo spieghino ai loro alleati in Medio Oriente.

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Zero Hedge, una testata molto vicina ai servizi segreti russi, pubblica un titolo che è tutto un programma:

Defiant Iran Conducts More Ballistic Missile Tests; This Time From Naval Vessel

«As tensions between the U.S. and Iran continue to mount, the semi-official news agency Tasnim is reporting that Iran’s Revolutionary Guard has successfully conducted yet another ballistic missile test, this time from a navy vessel.  Called the Hormuz 2, these latest missiles are designed to destroy moving targets at sea at ranges up to 300 km (180 miles).

Reports on the latest test quotes Amir Ali Hajizadeh, commander of the IRGC’s Aerospace Force, who confirmed that “the naval ballistic missile called Hormuz 2 successfully destroyed a target which was 250 km away.”

The missile test is the latest event in a long-running rivalry between Iran and the United States in and around the Strait of Hormuz, which guards the entrance to the Gulf. About 20% of the world’s oil passes through the waterway, which is less than 40 km wide at its narrowest point.

Of course, this latest provocation follows additional tests conducted earlier this week in which Iran test-fired a pair of ballistic missiles into the Gulf of Oman and subsequently proceeded to provoke a U.S. Navy ship in the area.  For those who missed it, here is what we wrote earlier this week:

Trump’s geopolitical headaches continue to mount.

One day after North Korea launched 4 ballistic missiles, 3 of which fell into the East Sea inside Japan’s economic exclusion zone, and which have painted a spotlight on how Trump will react to this latest provocation, Fox reports that Iran also test-fired a pair of ballistic missiles this weekend into the Gulf of Oman, with one missile destroying a floating barge approximately 155 miles away.

The launches of the Fateh-110 short-range ballistic missiles were the first tests of the missile in two years, one official said. It was not immediately clear if this was the first successful test at sea — raising concerns for the U.S. Navy, which operates warships in the area.

According to one quoted official, Iran launched the two short-range ballistic missiles from Islamic Revolutionary Guard Corps bases in Bandar-e-Jask, in southeastern Iran. The first missile was fired on Saturday, but missed its target, though it landed “in the vicinity,” one official said. A day later, Iran made another attempt and was successful. The Iranian Fateh-110 Mod 3 has a new “active seeker,” helping the missile locate ships at sea, according to one official.

“It’s a concern based on the range and that one of the missiles worked,” said one official, who requested anonymity because he was not authorized to disclose the launch. Two years ago, Iranian cruise missiles destroyed a large barge designed to look like an American aircraft carrier. Iranian state-television broadcast the images publicly at the time.

The new Iranian short-range ballistic missile launches come a week after Iran successfully test-fired Russian surface-to-air missiles, part of the S-300 air defense system Russia sent to Iran recently.

According to the Foundation for Defense of Democracies, Iran has conducted as many as 14 ballistic missile launches since the landmark nuclear agreement in July 2015. A senior U.S. military official told Fox News that Iran had made great advances in its ballistic missile program over the past decade.

Late last month, Chairman of the Joint Chiefs of Staff Gen. Joseph Dunford said Iran’s behavior had not changed since the White House put the Islamic Republic “on notice” following Iran’s successful intermediate-range ballistic missile test-launch in late January.

This launch appears to be in addition to what we reported on Saturday, in which Iran successfully test-fired a sophisticated, Russian-supplied S-300 air defense system, according to the official IRNA news agency reported on Saturday. The drill took place during a recent military exercise named Damvand, and was attended by senior military commanders and officials according to Tasnim.

In a separate report, Reuters notes that Iranian vessels came within 600 yards of U.S. Navy ship in Strait of Hormuz, forced it to change direction, Reuters says in tweet, citing unidentified official.»


Il veleno è sempre nella coda.

«The Iranian Fateh-110 Mod 3 has a new “active seeker,” helping the missile locate ships at sea»

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«The new Iranian short-range ballistic missile launches come a week after Iran successfully test-fired Russian surface-to-air missiles, part of the S-300 air defense system Russia sent to Iran recently»

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«This launch appears to be in addition to what we reported on Saturday, in which Iran successfully test-fired a sophisticated, Russian-supplied S-300 air defense system»

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«Reuters notes that Iranian vessels came within 600 yards of U.S. Navy ship in Strait of Hormuz, forced it to change direction»

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«forced it to change direction»

La reazione di Al Arabiya è stizzosa.

Si sentono mazziati e cornuti.


Al Arabiya. 2017-03-11. Iran successfully tests naval missile: reports

Iran has successfully test-fired a naval missile which hit its target 250 kilometers away, local news agencies reported Thursday.

“We have this week tested the Hormuz-2 missile,” the Fars and Tasnim agencies quoted the commander of the air wing of the elite Revolutionary Guards, General Amir-Ali Hadjizadeh, as saying.

“The missile succeeded in destroying its target 250 kilometers (155 miles) away,” in the Gulf of Oman, Hadjizadeh added. According to the local news agencies the new Hormuz-2 missile has a maximum range of 300 kilometers.

The missile test was carried out at a time of heightened tension between Iran and the United States. On Wednesday a senior Revolutionary Guards official accused the United States of provoking tensions after two separate incidents in the Gulf last week.

 “A US Navy ship crossing the Strait of Hormuz changed its international route and approached to within 550 metres of Revolutionary Guards’ boats in an unprofessional way,” Mehdi Hashemi told the Guard’s website Sepahnews.

He said actions by the United States and the United Kingdom in recent days showed they have “harmful, illegitimate and provocative objectives”. The Pentagon on Monday blasted the “unprofessional” behavior of the Iranian navy.

The spike in tensions follows the inauguration of Donald Trump as US president. Washington imposed fresh sanctions on Iran following a missile test in late January.


Reuters. 2017-03-11. Iran successfully test fires a naval missile, Tasnim reports

Iran’s Revolutionary Guards Corps has successfully test-fired a naval missile, the semi-official news agency Tasnim said on Thursday, a move likely to heighten concern in Washington, whose warship operate in the waters near Iran.

Tasnim said the missile, called the Hormuz 2, could destroy moving targets at sea at ranges up to 300 km (180 miles). The missile was built in Iran, Tasnim said.

“The naval ballistic missile called Hormuz 2 this week has successfully destroyed a target which was 250 km away,” said Amir Ali Hajizadeh, commander of the IRGC’s Aerospace Force, according to Tasnim.

The missile test is the latest event in a long-running rivalry between Iran and the United States in and around the Strait of Hormuz, which guards the entrance to the Gulf. About 20 percent of the world’s oil passes through the waterway, which is less than 40 km wide at its narrowest point.

Most recently, several Iranian fast-attack boats came within 600 yards (550 meters) of the USNS Invincible, a tracking ship, forcing it to change direction.

A Revolutionary Guards commander told Iranian state media on Wednesday that it was the fault of the U.S. ship, warning the United States of the “irreversible consequences of such unprofessional actions”.

In January, a U.S. destroyer fired three warning shots at four Iranian fast-attack boats near the Strait after they closed in at high speed and disregarded repeated requests to slow down.

Pubblicato in: Medio Oriente, Problemi militari

Iran mette in linea gli S-300 russi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-05.

2017-03-05__iran__001

La Russia ha fornito all’Iran il sistema missilistico antiaereo S-300, che è stato testato ed è entrato in linea.

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«S-300 è una serie di sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio realizzati in Unione Sovietica e Russia a partire dall’S-300P (versione base). Prodotti dalla NPO Almaz, sono stati sviluppati per contrastare i velivoli ed i missili da crociera nemici. Versioni successive sono efficaci anche contro i missili balistici. Dal 1993, questi missili sono prodotti congiuntamente dall’Almaz con la sudcoreana Samsung.

Il sistema S-300 venne schierato per la prima volta nel 1979 in Unione Sovietica per la difesa dei grandi centri industriali ed amministrativi, di basi militari, oltre che per il controllo dello spazio aereo nazionale.

La responsabile dello sviluppo dei sistemi S-300 è la già citata azienda russa Almaz, di proprietà del governo (conosciuta anche come KB-1), che è parte della Almaz-Antei. I missili utilizzati da questi sistemi antiaerei sono stati sviluppati dall’ufficio tecnico “Fakel”, una distinta azienda governativa nota anche come OKB-2.

L’S-300 è considerato uno dei più potenti missili antiaerei oggi disponibili. I suoi radar sono in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24/36. Esso è in grado di raggiungere una gittata di 150-200 o 300 km e può distruggere perfino i missili balistici. L’unità di comando si trova ad una distanza di 30–40 km dagli altri elementi del sistema di combattimento. I sistemi sono completamente automatici. Il tempo di dispiegamento di questo tipo è di cinque minuti. I missili S-300 rimangono sempre sigillati, e durante la loro vita operativa non necessitano di interventi di manutenzione. Una versione potenziata degli S-300 sono gli S-400, conosciuti in Occidente con il nome in codice NATO di SA-21 Growler. Questi sono entrati in servizio nel 2004.» [Fonte]

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2017-03-05__iran__002

Non sono state rese di pubblica conoscenza le specifiche degli S-300 che la Russia ha fornito all’Iran.

Potrebbe sembrare verosimile che questi missili siano in grado di contrastare aerei, missili, cruise e droni al momento disponibili a potenze regionali mediorientali.

Non sembrerebbe essere verosimile che i russi abbiano fornito all’Iran le versioni più aggiornate degli S-300, usualmente riservate come scudo protettivo della patria, anche per motivi di sicurezza.

Di certo, nel quadro geopolitico e militare mediorientale questa dotazione migliora nettamente le capacità difensive iraniane e sembrerebbe dare una protezione antiaerea degli impianti di produzione dello armamento nucleare e dei missili balistici.

I paesi target sembrerebbero essere Israele e l’Arabia Saudita.

Si dovrebbe quindi prendere atto di questo mutamento dello scacchiere del Medio Oriente. In particolare, la posizione russa ne uscirebbe rafforzata. Ancora una volta ha dimostrato quanto sia alleata affidabile, fatto questo della massima importanza nei rapporti internazionali, politici e militari.


Saudi Gazette. 2017-03-05. Iran tests sophisticated Russian-made air defense system

TEHRAN, Iran — Iran successfully test-fired a sophisticated Russian-made air defense system, the official IRNA news agency reported on Saturday.

The report said the test of the S-300 system came during a recent military exercise named Damvand, the name of Iran’s highest mountain.

It said the test targeted various flying objects including missiles. With a range of up to 200 kilometers (125 miles) the S-300 is capable of simultaneously tracking and striking multiple targets.

Russia delivered the S-300 system to Iran in 2016, nearly 10 years after the initial contract had been signed. Iran signed the $800 million contract to buy the S-300 missile system in 2007, but Russia suspended their delivery three years later because of strong objections from the United States and Israel.

Air defense commander Gen. Farzad Esmaili told Iranian television that a domestically manufactured air defense system dubbed Bavar 373 which was “more advanced than the S-300”would be tested very soon.

“The S-300 is a system that is deadly for our enemies and which makes our skies more secure,”he said.

Iran’s activation of the defense system comes amid mounting tensions with the new US administration of President Donald Trump, who imposed sanctions after Iran tested a medium-range ballistic missile in January.

In August, state television aired footage of the system being installed around the Fordo nuclear site in a mountain near Qom, south of the capital. — Agencies


Swissinfo. 2017-03-05. Iran: tv, operativo sistema missili S-300 prodotti in Russia

È ”operativo” il sistema missilistico avanzato di difesa con gli S-300 consegnati dalla Russia all’Iran dopo l’accordo sul programma nucleare iraniano raggiunto tra Teheran e il gruppo dei 5+1 a luglio del 2015. Lo ha reso noto la televisione di Stato iraniana.

Teheran ha cercato per anni di acquisire i missili S-300 per poter rispondere a Israele, che minacciava di bombardare le sue strutture nucleari, ma la Russia aveva finora sempre evitato di soddisfare le richieste nel rispetto delle sanzioni imposte dall’Onu per il programma nucleare iraniano.

”Il sistema missilistico S-300 di difesa aerea è stato testato alla presenza di funzionari del governo e militari”, riporta la televisione iraniana, spiegando che il test è stato eseguito in una zona deserta e che i missili hanno colpito diversi obiettivi, tra cui un missile balistico e un drone. ”Il sistema di missili S-300 è letale per i nostri nemici e renderà più sicuri i nostri cieli”, ha detto il generale Farzad Esmaili alla tv iraniana.

La consegna da parte della Russia di tutte le componenti dei missili a lungo raggio S-300 era stata completata il 5 dicembre scorso. Gli S-300 erano stati invece mostrati pubblicamente dall’Esercito iraniano il 21 settembre scorso, durante la parata militare a Teheran per la ‘Settimana della Difesa Sacra’ in occasione dell’anniversario dell’invasione dell’Iran da parte dell’Iraq di Saddam Hussein nel 1980.

I missili S-300, prodotti in Russia e in Iran, sono considerati tra i più potenti missili antiaerei oggi esistenti, dotati di sistemi completamente automatici, con radar in grado di inseguire circa 100 bersagli e una gittata che può arrivare fino a 200-300 chilometri.

L’accordo per acquistare missili S-300 era stato firmato nel 2007, ma la Russia lo aveva sospeso nel 2010 per il divieto imposto dall’Onu di vendere armi all’Iran. L’accordo è stato ripreso in mano dopo la firma dell’accordo del programma nucleare iraniano che è entrato in vigore a gennaio dello scorso anno.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni, Senza categoria

Medio Oriente. Il punto di vista arabo.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-03.

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Khalaf Ahmad al-Habtoor è qualcosa di più di un giornalista ed editorialista. È uomo di grande cultura e nei suoi interventi introduce sempre concetti molto interessanti. Si potrebbe anche non essere d’accordo con lui, ma l suo punto di vista dovrebbe sempre essere ponderato con grande attenzione. Quasi sempre infatti produce idee nuove, aprendo scenari prima insospettati.

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Per facilitare la lettura dell’articolo allegato premettiamo alcuni precisazioni: non tutti sono infatti tenuti a conoscere i problemi del Medio Oriente.

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«La religione in Iran è dominata dalla variante sciita duodecimana dell’Islam, la quale è religione di Stato, con una stima di fedeli che varia tra il 90% e il 95%. Dal 4% all’8% della popolazione iraniana è ritenuta invece sunnita, per la maggior parte curda e baluci. Il rimanente 2% è composto da minoranze non-musulmane, fra i quali gli zoroastriani, gli ebrei, i cristiani, i baha’i, gli yezidi, gli induisti, la cosiddetta Ahl-e Haqq (yarsan). Le minoranze religiose, sia musulmane sia non islamiche, sono ufficialmente tollerate. Tuttavia fa eccezione la religione Baha’i, la quale è stata discriminata sin quasi dalla sua nascita.

Le religioni ebraica, cristiana e zoroastriana hanno seggi riservati in parlamento, in quanto ufficialmente minoranze religiose maggiori. » [Fonte]

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«La religione ufficiale del regno arabo saudita è l’Islam sunnita, nella sua versione giuridico-teologica del Wahhabismo neo-hanbalita. Poiché solo i musulmani possono ottenere la cittadinanza saudita, la quasi totalità dei cittadini è musulmana. Accanto alla maggioranza sunnita, vi è poi una consistente minoranza sciita, concentrata nella parte orientale del Paese, sulla costa del Golfo Persico. Si stima che gli sciiti siano circa il 15% della popolazione. La composizione religiosa dei cittadini dell’Arabia Saudita non riflette quella della sua popolazione nel complesso: vi è infatti un alto numero di immigrati privi della nazionalità saudita, pari a circa un terzo della popolazione totale residente. Fra questi vi sono molti Filippini (popolazione per lo più cattolica) e Indiani (prevalentemente Indù, ma a causa delle forti limitazioni alla libertà religiosa non ci sono dati ufficiali sulla loro fede) …. La famiglia Saʿūd e quella di ʿAbd al-Wahhāb, grazie a una precisa politica matrimoniale, hanno finito per imparentarsi più volte nel corso degli anni, e ad oggi in Arabia Saudita il ministro degli Affari Religiosi è sempre un membro del famiglia Āl al-Shaykh (cioè un discendente di Muḥammad b. ʿAbd al-Wahhāb).» [Fonte]

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«Il Wahhabismo è un movimento di riforma religiosa, sviluppatosi in seno alla comunità islamica sunnita, fondato da Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (al-ʿUyayna, Najd, 1703 – Dirʿiyya, pressi di Riyāḍ, 1792), un Arabo della tribù sedentaria dei Banū Tamīm.

Definito nelle maniere più diverse – “ortodosso”, “ultraconservatore”, “austero” – per oltre due secoli il Wahhabismo è stato il credo dominante nella Penisola Arabica e dell’attuale Arabia Saudita. Esso costituisce una forma estremamente rigida di Islam sunnita, che insiste su un’interpretazione letteralista del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l’Islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell’Islam. I suoi critici affermano però che la rigidità wahhabita ha portato a un’interpretazione quanto mai erronea e distorta dell’Islam, ricordando come dalla loro linea di pensiero siano scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i Ṭālebān. L’esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con l’insorgere di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico, da Islamabad a Culver City (California)» [Fonte]

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«L’ Islam sciita (in arabo: شيعة‎, shiʿa «partito, fazione», sottinteso «di ʿAli e dei suoi discendenti») è il principale ramo minoritario dell’Islam (intorno al 15%).

Gli sciiti devono il loro nome all’espressione “shīʿat ʿAlī” (fazione di ʿAlī), sovente abbreviata semplicemente in “Shīʿa”. Hanno cominciato il loro lento cammino di differenziazione da quello che, sotto Ahmad ibn Hanbal, diventerà il Sunnismo per motivi al contempo politici e spirituali. L’occasione fu offerta dall’assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b. ʿAlī, figlio di ʿAlī b. Abī Ṭālib, avvenuto nel 680 a Karbalāʾ, in Iraq. In quell’occasione si pose con forza la questione-cardine dell’Imamato: se cioè ammettere che alla suprema carica islamica potesse accedere un qualsiasi credente (come era già stato il caso di Mu’awiya ibn Abi Sufyan e di suo figlio e successore Yazid ibn Mu’awiya), oppure riservare il posto di Califfo/Imam a un appartenente alla cerchia ristretta dei Compagni del Profeta e – con l’inevitabile trascorrere del tempo – riservarlo a un appartenente al lignaggio di Maometto (Ahl al-Bayt).

Un ambigramma (leggibile quindi, in identico modo, anche ruotando di 180° l’immagine) con i nomi di ʿAlī (ﻋﻠﻲ) e di Muḥammad (ﻣﺤﻤﺪ).

Gli alidi si cominciarono a differenziare dal resto della Umma, dal momento che considerarono ʿAlī unica guida (imām) legittimata a governare l’Ahl al-Bayt, mentre il resto dei musulmani ritenne che qualsiasi fedele di buona capacità religiosa, non necessariamente discendente del Profeta, anche se preferibilmente appartenente alla sua tribù – i Coreisciti -, potesse guidare a pieno titolo la Comunità islamica

Tutte queste differenziazioni, non toccando alcun punto della dogmatica islamica (non essendo articolo di fede la completezza o meno del Corano), non legittimano comunque quelle fazioni più estremiste dell’Islam sunnita wahhabita che parlano dell’Islam sciita come di un’eresia.» [Fonte]

* * * * * * *

Per spiegarsi ancor meglio, enunceremo alcune caratteristiche dell’Islam, ma solo a memento sintetico.

– L’Islam non è dotato di una autorità riconosciuta, ancorché contestata, quale per esempio la Chiesa Cattolica, che stabilisca i canoni di fede. Fermo restando il Corano, vi è una pletora di possibilità interpretative anche molto differenti. Se è vero che le grandi correnti sono la sunnita e la sciita, sono state enumerate oltre 16,000 varietà interpretative differenti: da questo punto di vista assomigliano ai protestanti.

– Pur essendo una religione trascendete, l’Islam ha una forte componente immanente, che da taluni punti di vista potrebbe assomigliare al Calvinismo.

– L’Islam ha una grande componente politica, al punto tale che l’Ayatollah Khomeynī soleva dire che «l’Islam è politica oppure non è nulla.»

* * *

Quando con la prima metà del secolo scorso gli europei abbandonarono il Medio Oriente dettero origine a stati i confini dei quali coincidevano con quelli dei mandati inglese e francese. Questi confini non rispettavano né la componente religiosa né quella etnica, né quella tribale: erano stati artificiali di difficilissima gestione. Fu questa una scelta forse voluta per rendere deboli i governi locali, ma comunque fu improvvida. La regione era nata strutturalmente instabile.

Tre stati si contrappongono: Iraq, Iran, Arabia Saudita. Ma sotto cova la conflittualità religiosa: sciiti contro wahhabiti.

Per essere chiari, si odiano a morte. Anche se lo fanno usualmente con lo stile tipico degli arabi.

* * * * * * *

Khalaf Ahmad al-Habtoor si pone in questo articolo il problema dei rapporti tra arabi ed iraniani.

La sciamo al lettore il trarne le conclusioni.

 


Al Arabiya. 2016-10-31. Are Arabs losing ground to Iran?

The world’s greatest state sponsor of terrorism is pulling out all stops to ingratiate itself with Washington elites with an image makeover projecting their supposedly peaceful culture – and it is all thanks to President Barack Obama, whose deal with the devil opened a window for the first time since Iran held 66 Americans hostage for 444 days during the 1970s.
Now, billions of dollars richer and with at least three Arab states under its sway, Iran is laying-out vast sums to increase its influence with US politicians, influential decision makers and, of course, the media all under cover of “promoting friendship between the Iranian and American people,” indicates Mohammed Abdullah Mohammed in Alwasat News.
One of the main driving forces behind Iran’s dynamic lobbing efforts is the National Iranian American Council (NIAC) that seems to have used every contact in its black book to sell the US-Iranian nuclear deal to Congress.

NIAC’s founder is former Congressional staffer and author Trita Parsi, proven to be cozy with heavyweight Washington insiders as well as Iran’s Minister of Foreign Affairs Mohammed Javed Zarif.

Swedish-US national Parsi actually boasted to Al-Monitor that it was usual for US lawmakers to ask him, “Hey, how can I talk to Zarif? How can I have access to the Iranians?” Yet, he denies he is Iran’s man in Washington.

According to The Observer, the NIAC was created as “a balance between the competing Middle East lobbies” and “to derail America’s alliance with Israel, so the Shiite theocracy in Iran could infiltrate American diplomatic circles.”

An article in The American Thinker asks: “Is Iran ratcheting up influence-peddling in American universities,” where “a network of apologists for the Iranian clerical regime already exists” and a new wave is anticipated.

The writer believes there are “scouts” preparing the ground towards the pro-Iranian indoctrination of US academia and he cites an “Iranian-controlled” charity that has funded dozens of Persian Studies course in American colleges and universities.

Manipulating politicians.

Put simply, the mullahs are set on burying their dirty washing to don new clothes and are using friendship conferences, sympathetic (probably paid) journalists, American-Iranian public speakers and academics towards that effort.

«Do not imagine for a minute that Israel is the prime target of the Iranian lobby! That is a scenario designed to appeal to Arab supporters of Palestine» [Khalaf Ahmad Al Habtoor ]

Sorry to say they are being moderately successful at manipulating politicians to forget their past crimes against America and its allies using duplicitous speak to paint Iran as a benign misunderstood entity rather than one that oppresses its Sunnis and other minorities, stones women to death, hangs offenders from cranes and ignites regional sectarian turmoil.

Do not imagine for a minute that Israel is the prime target of the Iranian lobby! That is a scenario designed to appeal to Arab supporters of Palestine, whereas Iran has done nothing for the Palestinians apart from throwing the odd fistful of dollars in the way of Hamas and other resistance organizations. Iran’s main dartboard is Saudi Arabia and Gulf States, which are thwarting its regional hegemonic ambitions.

This threatening situation must be faced head on and I would strongly urge the leaders of Gulf Cooperation Council (GCC) member states to devise a counter strategy as a matter of urgency. Iranian officials and their emissaries on US soil are slandering the Arab character and re-writing history in Iran’s favor, which requires an answer.

A roadmap.

I would advise our heads of state to consult with prominent citizens to come up with a roadmap to include a task force of PR experts, writers, professors, academics and community leaders qualified to counter negative impressions about Arabs at US (and European) universities, conferences and conventions. I have numerous ideas and would appreciate being included in such discussions.

Hollywood has long given Arabs a bad rap using worn-out and insulting stereotypes in its movies. The corporate media is under numerous thumbs, which are mostly thumbs down when it comes to being positive about the Kingdom and its friends. In short, although there are Arab lobbies in existence, they are mostly small, ineffective and lacking clout where it matters.

It is time that Americans got to know who we are and what we have achieved over the centuries. It can be done. Just 30 years ago, the UAE was little more than a dot on the map that few Americans outside of the oil and gas industry had ever heard of.

We strove hard to build a modern nation and, yes, we shouted about our triumphs so loud that everyone took notice. This is what the nationals of Saudi Arabia and Gulf States must do to erase false stereotypes about Arabs, the Arab World and Islam.

I was pleasantly surprised some days ago watching a video of the legendary director and screenwriter Francis Ford Coppola speaking with passion about Islam’s beautiful core values, graciousness and mercy. I was struck by his simple, heartfelt words.

I felt Mr Coppola’s genuine love for this great faith. Where are the Arab Muslims who can reach hearts and minds to further understanding of Islam and the virtues of respect, family values and hospitality ingrained in the Arab World’s DNA? We must select the right people, good upstanding people, to represent us rather than dry career diplomats.
All citizens should be encouraged to see themselves as ambassadors for their country when traveling. I always do my best to give an accurate picture of the Emirates to everyone I come across while abroad but, as an individual, my contribution is a mere drop in the ocean.

During this very sensitive and dangerous era impacting our part of the world, Arabs need to bring the superpower on side and especially at a time when the Iranian lobby is expanding its influence and Iran is fishing for international recognition and legitimacy. If we fail to undertake this important task now, the moment will be gone forever. Remember my words.

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Khalaf Ahmad al-Habtoor is a prominent UAE businessman and public figure. He is Chairman of the Al Habtoor Group – one of the most successful conglomerates in the Gulf. Al Habtoor is renowned for his knowledge and views on international political affairs; his philanthropic activity; his efforts to promote peace; and he has long acted as an unofficial ambassador for his country abroad. Writing extensively on both local and international politics, he publishes regular articles in the media and has released a number of books. Al-Habtoor began his career as an employee of a local UAE construction firm and in 1970 established his own company, Al Habtoor Engineering. The UAE Federation, which united the seven emirates under the one flag for the first time, was founded in 1971 and this inspired him to undertake a series of innovative construction projects – all of which proved highly successful.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

I tacchini che reclamano l’anticipazione del Thanksgiving Day.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-28.

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Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623 William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri Pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l’ordine:

«Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli e i vostri piccoli, radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina… per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni.»

Da allora, il quarto giovedì del mese di novembre ricorre la festa del Thanksgiving Day.

«La festa è molto sentita dagli statunitensi, i quali la celebrano preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate. Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno»

Celeberrima quanto squisita la salsa di ossicocco che usualmente guarnisce il tacchino (ossicocco è il nome italiano del cranberry).

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Nel comune slang la frase “i tacchini reclamano l’anticipazione del Thanksgiving Day” indica in modo pittoresco quelle persone le idee od il comportamento delle quali è suicida, magari senza che loro nemmeno se ne accorgano.

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Per esempio, Judy Dow e Beverly Slapin – sono due femmine e quindi serve molta comprensione – stanno sostenendo che il Thanksgiving Day altro non sarebbe che un mito d espiazione del senso di colpa che i Padri Pellegrini avrebbero avuto per aver sottratto il continente (sic! proprio il continente) ai nativi. Quindi, che i bianchi si suicidino dal rimorso. Agli estrogeni si può perdonare molto, ma questo sembrerebbe alquanto fantasiosamente eccessivo.

Ma mica che siano le sole ad esser fuori come poggioli.

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Altrettanto pittoresco è il fatto che l’attuale élite occidentale, tutta omofila e femminista, sta patrocinando in ogni modo e maniera l’islamizzazione dell’Occidente. D’altra parte, chi è contro natura nel sesso e nei sentimenti, lo è perché prima lo era nella mente.

Mrs Hillary Clinton ha baciato la mano, e questa le fa vincere le elezioni.

La cosa non sconcerta. Molte epoche sono state punteggiate da dei revival omosessuali: basterebbe essersi letto il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani.

Ma i mussulmani non è mica che poi gradiscano più di tanto una genia del genere.

«Iranian Intelligence Minister Mahmoud Alavi came under heavy questioning from parliament following his confirmation that openly-gay Utah state senator Jim Dabakis had visited the country»

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«Alavi defended the visit saying that Dabakis “was kept under full surveillance during his secret visit to Iran in September”.»

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Avesse potuto, il parlamento iranano avrebbe crocefisso il senatore ed il suo seguito di gitoni. Interessante quello che ha esternato il senatore Jim Dabakis:

«The people in Iran love Americans»

Certamente! Gli iraniani amano gli americani in salsa cranberry, e le checche le gettano giù dal quinto piano. E noi siano d’accordo con loro.

Tanto per ricambiare il favore di aver chiamato l’islam in Occidente.


Al Arabiya. 2016-10-26. Iranian intelligence minister hounded for gay US senator’s trip to Tehran

Iranian Intelligence Minister Mahmoud Alavi came under heavy questioning from parliament following his confirmation that openly-gay Utah state senator Jim Dabakis had visited the country.

Alavi defended the visit saying that Dabakis “was kept under full surveillance during his secret visit to Iran in September”.
The Iranian intelligence minister also confirmed that Dabakis had visited Iran twice, the first time in 2010, noting that no one objected to his visit at the time although it was carried out when Mahmoud Ahmedinejad, whose government was supported by hardliners, was in power.

In an interview with KUTV, a Salt Lake City television station in September, Dabakis revealed the details of a secret visit which he and a delegation recently made to Iran.

Dabakis said he would visit Iran again May and hopes to bring a delegation of 12 people after he was invited by an Iranian university group.

“I’ll invite a diverse group including community leaders and talk to the LDS church to see if they want to send a representative,” he is quoted as saying by KUTV.

The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints is more commonly known as the Mormon Church.

The senator said that during his six-day visit to Iran, he visited the cities of Tehran and Isfahan.

“The people in Iran love Americans. We could not go down any city street without people following us, talking to us and inviting us to their home,” he said.

Media outlets which are close to the Iranian Revolutionary Guards and security apparatuses had fiercely criticized this visit because two delegation members are American military experts.

 

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Geopolitica Mondiale, Medio Oriente

Putin il Grande. Missili russi S-300 proteggono le basi atomiche iraniane.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-29.

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Putin il Grande continua a tessere la propria ragnatela con la solerzia del grande Czar Pietro il Grande.

Già: la Russia attuale continua imperterrita a gestire la sua politica estera e militare sulle orme tracciate dagli imperatori russi nel corso dei secoli. Ci si sarebbe dovuti stupire se non fosse stato così.

Realpolitik coniugata con una visione strategica di lungo termine. Guerra come prosecuzione della linea politica con altri mezzi. Ricerca di accordi non di compromessi. Rispetto fino allo strenuo delle parole date.

Se la cultura storica dei Governanti occidentali non si estinguesse nelle scarne informazioni trovate nei cartigli dei Baci Perugina il mondo andrebbe sicuramente meglio.

In breve: Mr Putin ha reso la Russia attuale credibile.

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L’Occidente abbacinato dal contingente, incapace di vedere mezzo palmo al di là del proprio naso, ideologizzato ben peggio delle vecchie pinzochere, immemore del proprio retaggio religioso, storico, culturale, sociale, ma saprà capire e prevenire le mosse russe.

L’essere umano non è una macchina economica, cari amici occidentali, né tanto meno è un robottino per sesso trasgressivo contro natura, depravato. La depravazione contro natura è un sintomo, non una causa: è conseguenza di una degenerazione della mente e dei sentimenti che porta alla fine ad essere imbelli fuscelli trasportati qua e la dalla corrente dei sensi vissuti nel contingente.

La Russia coordina adesso tutto il Medio Oriente nella sua porzione nord. Accordi politici, militari ed industriali, ma, soprattutto, umani.

Nota.

Ci saranno sicuramente molti commenti volti a mettere in luce come gli S-300 siano missili alquanto vecchiotti, incapaci di abbattere non si dice i caccia americani, ma nemmeno i modestissimi droni. Insomma, una sorta di caccia fruste di figura. Ce ne saranno altri che esalteranno le lamette da barba americane, che mantengono a lungo il filo e così via.

Ci saranno sicuramente gli aedi di Mr Putin visto come la succursale di Mr muscolo, rappresentato in obrobrise vignette a loro avviso di esaltazione, in realtà di mero scherno: uno statista ridotto a livello di una marionetta.

Pochi o punto parleranno dell’argomento: la strategia russa in Medio Oriente.


Deutsche Welle. 2016-08-29. Iran deploys anti-aircraft missiles to nuclear facility

The Tehran government has placed Russian-supplied anti-aircraft missiles at the Fordo nuclear facility. The uranium enrichment plant was due to be scaled down under last year’s deal with world powers.

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Iranian state television has confirmed the deployment Sunday, showing footage of an S-300 carrier truck at Fordo, raising its missile launchers towards the sky, alongside other weaponry.

The Fars news agency said the long-range surface-to-air S-300 missiles, which were ordered from Russia, were delivered by Iran’s Revolutionary Guards to the uranium enrichment facility, located south of the capital Tehran.

It said the missile systems, which are part of a 740-million-euro ($828 million) deal between Iran and Russia, would soon also be used to defend the country’s other nuclear facilities.

Defensive measure

Protecting nuclear facilities was paramount “in all circumstances” said General Farzad Esmaili, the commander of Iran’s air defenses.

“Today, Iran’s sky is one of the most secure in the region,” he told state TV.

Hours earlier, Iran’s supreme leader Ayatollah Ali Khamenei gave a speech to air force commanders, where he claimed the US had tried to prevent Iran procuring the missile systems, despite the S-300 being a defense system and not an assault one.

“Continued opposition and hype on the S-300 or the Fordo site are examples of the viciousness of the enemy,” Khamenei said.

Russia and Iran initially signed the missile deal in 2007 but it was delayed because of United Nations sanctions against supplying weapons to the Islamic republic.

The deal was resurrected after the historic July 2015 agreement with world powers where Iran agreed to curb its controversial nuclear program. The West claimed Tehran was close to building a nuclear weapon.

Facility being wound down

The Fordo site, built into a mountain near the city of Qom, has stopped enriching uranium since the January implementation of a nuclear deal with world powers. Iran promised to redesign the reactor so it presents less of a proliferation threat.

Also Sunday, Iran said it had not yet charged a “spy” who was arrested on August 16, for alleged links to Britain’s intelligence services. The British-Iranian was also involved in last year’s nuclear negotiations with world powers.

Iranian media has reported that Abdolrasoul Dorri Esfahani, a senior accountant involved in banking-related aspects of the nuclear talks, was detained for espionage.

 

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Medio Oriente

Putin il Grande. T22M3 russi bombardano Isis da basi iraniane.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-16.

 Siria. Hamadan. 002

«La guerra è la prosecuzione della politica con mezzi cruenti.»

Carl von Clausewitz.

La notizia può essere letta sotto molteplici angolature, ciascuna delle quale racchiude un brandello di verità.

«Russian bombers based in Iran on Tuesday struck Islamist militant targets inside Syria»

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«the strikes, by Tupolev-22M3 long-range bombers and Sukhoi-34 fighter bombers, were launched from Iran‘s Hamadan air base»

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«The head of Iran’s National Security Council confirmed on Tuesday that Tehran and Russia are collaborating»

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«The move shows Russia is expanding its role and presence in the Middle East and comes amid Russian media reports that the Kremlin has asked Iran and Iraq for permission to fire cruise missiles at Syrian targets across their territory from the Caspian Sea»

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(1). Tupolev-22M3.

«Il Tupolev Tu-22M (in caratteri cirillici Туполев Ту-22M, nome in codice NATO Backfire) è un bombardiere bimotore a getto progettato dall’OKB 156 diretto da Andrej Nikolaevič Tupolev e sviluppato in Unione Sovietica nella seconda parte degli anni sessanta.

Ultimo bombardiere sviluppato in URSS durante la guerra fredda, è caratterizzato da una velocità di crociera sostenuta e dalla possibilità di trasportare un elevato carico bellico, ed in grado di effettuare attacchi (con armi convenzionali o nucleari) contro obiettivi terrestri o navali. Può essere utilizzato anche in missioni di ricognizione.

Il Tu-22M è stato definito da una rivista italiana di aeronautica come uno degli aerei più belli mai realizzati. Sostanzialmente, questa macchina non ha un vero e proprio equivalente tra i modelli occidentali: infatti, ha un ruolo paragonabile a quello che avevano i B-58 Hustler ed i Mirage IV, ma è concettualmente e tecnologicamente molto più moderno. ….

Andando oltre le dichiarazioni della Tupolev (che dichiarava un raggio d’azione di 2.200 km) e le stime degli esperti americani (un’autonomia intorno ai 4.000 km)»

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Il Tupolev-22M3 è un aereo da bombardamento lungo 42.46 metri, peso 54 ton a vuoto e 112 a pieno carico. Può portare 69 bombe Fab-250 ed 8 bombe Fab-1500 a caduta libera, oltre a venti missili aria – superficie ed il completo armamento di difesa.

Per la sua stazza il Tupolev-22M3 non poteva essere dispiegato nelle basi aeree russe in Siria.

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(2). Geopolitica militare.

La Russia di Mr Putin sta consolidando ogni giorno che passa la sua influenza strategia, politica e militare, nel Medio Oriente.

L’utilizzo della base aerea di Hamadan presuppone un lungo lavorio diplomatico e l’instaurazione di rapporti ben più che amichevoli: di alleati politici e militari.

Fondamentale è stato il fatto che i russi abbiano appoggiato anche con le armi l’alleato siriano.

Qui non è tanto questo di Assad sì Assad no: è questione di credibilità, di affidabilità. E Mr Putin sa benissimo come questi galloni ce li si conquisti sul campo, e spesso al prezzo del sangue. Ma sa anche come sia ben più importante la reputazione rispetto ad ogni possibile armamento.

Se a tutti questi risultati si aggiungesse il riavvicinamento tra Russia e Turkia, il quadro sarebbe ben più completo.

Vedremo cosa saprà fare il nuovo Presidente degli Stati Uniti, ma resterebbe davvero dubbio che possa rimediare a tempi brevi lo sfacelo operato dall’Amministrazione Obama.


France 24. 2016-08-16. Russia bombs Syrian militants from Iran base ‘for first time’

Russian bombers based in Iran on Tuesday struck Islamist militant targets inside Syria, the Russian Defence Ministry said, after Moscow deployed Russian aircraft to an Iranian air force base to widen its campaign in Syria.

The ministry said the strikes, by Tupolev-22M3 long-range bombers and Sukhoi-34 fighter bombers, were launched from Iran‘s Hamadan air base.

It is thought to be the first time that Russia has struck targets inside Syria from Iran since it launched a bombing campaign to support Syrian President Bashar al-Assad in September last year.

The head of Iran’s National Security Council confirmed on Tuesday that Tehran and Russia are collaborating more closely to combat terrorism.

“Iranian-Russian cooperation in the fight against terrorism in Syria is a strategic one and we share our potential and facilities in this field,” Ali Shamkhani was quoted as saying by state news agency IRNA.

Expanding Russian role?

The move shows Russia is expanding its role and presence in the Middle East and comes amid Russian media reports that the Kremlin has asked Iran and Iraq for permission to fire cruise missiles at Syrian targets across their territory from the Caspian Sea.

The ministry said Tuesday’s strikes had targeted the so-called Islamic State (IS) group and militants previously known as the Nusra Front in the Aleppo, Idlib and Deir al Zour provinces.

The bombers had been protected by fighters based at Russia’s Hmeymim air base in Syria’s Latakia Province, it said.

Russia’s state-backed Rossiya 24 channel earlier on Tuesday broadcast uncaptioned images of at least three bombers and a Russian military transport plane apparently inside Iran, but said it was unclear how many Russian bombers had arrived there.

Iran’s air base cuts flight times

The TV station said the deployment would allow the Russian air force to cut flight times by 60 percent and increase bombing payloads.

Russian media said the Tupolev-22M3 bombers, which had already conducted many strikes on militants in Syria from their home bases in southern Russia, were too large to be accommodated at Russia’s air base inside Syria.

The Iranian air base near Hamadan, sometimes also called Hamedan, is located in north-west Iran and the Russian bombers would have to over fly Iraq to strike Syria.

The US, who unlike Russia oppose Assad and his regime, use the critically located Incirlik air base in south-eastern Turkey to launch raids in Syria. Incirlik houses 1,500 US troops and is located just 70 miles (110 kilometres) from the Syrian border.