Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Salvini incoronato leader degli identitari sovranisti europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-05.

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«Se non è un’investitura, poco ci manca. Marine Le Pen, leader del partito di destra nazionalista Rassemblement national, ha dichiarato che Matteo Salvini avrà «incontestabilmente» la leadership dell’internazionale di partiti sovranisti che si riunirà per la prima volta a Milano lunedì 8 aprile»

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«A Matteo – dice Le Pen in un’intervista al Corriere della Sera – abbiamo delegato il compito di costruire un gruppo, il più largo possibile»

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«Diverso il caso di Orbán, il politico magiaro che si è trasformato in una sorta di bandiera del sovranismo europeo.»

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«soprattutto Alternative für Deutschland (Afd), il partito di destra nazionalista tedesco che conta oggi 91 rappresentanti nel parlamento di Berlino. Raggiunto dal Sole 24 Ore, un portavoce dell’Afd conferma che il partito sarà rappresentato a Milano dal presidente Joerg Meuthen»

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Cerchiamo di fare un pochino di ordine in questa bolgia infernale di notizie incomplete.

Istituti di sondaggi.

Ogni istituto di sondaggi usa una sua propria metodologia di acquisizione dei dati: è giocoforza che le previsioni conseguenti siano anche molto differenti tra di esse. Poi, alcuni di codesti istituti sono politicamente schierati: nessuno vuol dire che falsifichino i dati, ovviamente, ma sembrerebbe proprio che li abbiano raccolti in modo più favorevole possibile alle loro tesi.

Un esempio potrebbe meglio chiarire.

Europe Elects stima il partito polare europeo al 20.8%, Wahlkreisprognose al 21.4%, EuropeanElectionsStats.eu al 27.13%. È del tutto evidente come queste stime debbano essere ponderate per la società che le ha fornite.

Gruppi parlamentari.

Al momento attuale, ben poco si sa di come i varia partiti nazionali si schiereranno in Europa, nei gruppi dell’europarlamento. Questo rende impossibile l’attribuzione univoca dei voti ad un determinato gruppo. Questo è il motivo per cui l’eurogruppo Efdd è stimato in qualche caso a 4.83%, in altri casi al 9.1%.

Nei fatti, dati ragionevolmente certi potrebbero essere quelli relativi all’Epp ed a S&D, ossia i socialisti europei:per questi raggruppamenti infatti è più facile sapere chi e come in essi confluiranno.

I dati ragionevolmente certi.

Il partito popolare europeo dovrebbe scendere dagli attuali 221 seggi ad una quota stimata tra i 177 ed i 191: in ogni caso una severa perdita.

Il partito socialiste europeo dovrebbe scendere dagli attuali 191 seggi a un livello stimato tra i 131 ed i 148: anche in questo caso una débâcle storica. A ciò si aggiunga che in esso confluiranno formazioni politiche a mentalità statalista ma che non abbracciano in toto l’ideologia liberal socialista.

Il problema degli identitari sovranisti, i lebbrosi.

Ad oggi, i gruppi parlamentari europei sono tutti connotati in modo stretto da un qualche riferimento  ideologico. Questo rende facile l’attribuzione e comprenderne il programma.

Per definizione, gli identitari sovranisti di ogni nazione si connotano per il retaggio religioso, storico, culturale delle proprie nazioni: non hanno omogeneità ideologica per il semplice motivo che non hanno ideologie da supportare.

In linea generale si potrebbe dire che Ppe, Pse, Alde e Grüne vorrebbero una Unione Europea trasformata in uno stato europeo, mentre gli identitari sovranisti concepiscono una Europa come confederazione economica di stati sovrani.

I numeri degli identitari sovranisti.

Grosso modo, sotto le pregiudiziali sovra esposte, gli identitari sovranisti dovrebbero poter ottenere tra i 140 ed i 170 seggi parlamentari, differentemente distribuiti nei gruppi.

ENF era stimato per 82 seggi da Eu19Eu, ed a 58 seggi da EuropeanElectionsStats: sempre meglio di 37 europarlamentari ottenuti nelle elezioni del 2014.

Non hanno possibilità alcuna di mirare ad una maggioranza, ma gli equilibri sono stati rotti. Ora ci saranno, mentre prima non c’erano.

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Si notino infine alcuni fondamentali elementi.

– Più che la crescita degli identitari sovranisti, fa spicco il crollo del Ppe e del Pse, che perdono la maggioranza prima detenuta. È questo uno dei grandi risultati ottenuti dagli identitari.

– Un gruppo parlamentare ha sicuramente un certo quale peso politico, ma questo diventa massiccio se ad esso corrisponde il governo negli stati di appartenenza. Al Fidesz di Mr Orban ed al PiS polacco, adesso si unirà la Lega di Mr Salvini e, con i necessari distinguo, il partito di Herr Kurz.

– Il potere politico dell’europarlamento è sicuramente grande, ma conta ben di più il Consiglio Europeo, ossia la riunione dei capi di stato o di governo, che godono anche del diritto di veto.

Nota.

A elezione espletate, i liberal socialisti inneggeranno il fatto che per merito loro gli identitari sovranisti non sono arrivati al governo, come se l’alternanza governativa non si caratteristiche principe della democrazia. E questo è un bene. Se non facessero così, mediterebbero sul perché abbiano perso, e sonoramente, e potrebbero quindi riprendersi.

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Sole 24 Ore. 2019-04-05. Le Pen investe Salvini: è lui il leader dei sovranisti europei

Se non è un’investitura, poco ci manca. Marine Le Pen, leader del partito di destra nazionalista Rassemblement national, ha dichiarato che Matteo Salvini avrà «incontestabilmente» la leadership dell’internazionale di partiti sovranisti che si riunirà per la prima volta a Milano lunedì 8 aprile. In un primo momento il vertice del gruppo, in via di costruzione per le Europee di maggio, aveva fatto parlare di sé soprattutto per l’assenza della leader francese e di un altro peso massimo come il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Le Pen aveva già chiarito che avrebbe aderito a distanza, ma adesso è arrivata la conferma a tutti gli effetti: «A Matteo – dice Le Pen in un’intervista al Corriere della Sera – abbiamo delegato il compito di costruire un gruppo, il più largo possibile». Diverso il caso di Orbán, il politico magiaro che si è trasformato in una sorta di bandiera del sovranismo europeo.

Orbán è a tutt’ora membro del Partito popolare europeo, la famiglia del centrodestra che è arrivata sul punto di espellerlo per violazioni dello stato di diritto (soprattutto sulla questione migratoria) e una serie di campagne anti-europee finanziate con denaro pubblico. Le tensioni si sono risolte con un compromesso, ma i rapporti restano in bilico. Una partecipazione al summit di Milano, a quanto scrive la stampa locale, potrebbe produrre un ulteriore elemento di attrito con il suo gruppo al parlamento europeo. Nonostante le varie frizioni, l’esecutivo di Budapest non sembra aver intenzione di smarcarsi davvero dalla sua «casa» europea, a maggior ragione a meno di due mesi dalle elezioni europee e nella direzione di un’alleanza che deve ancora formarsi ufficialmente.

Chi ci sarà e chi non ci sarà a Milano

Fino ad oggi, i primi passi della «internazionale» vagheggiata da Salvini non sono sempre andati nella direzione sperata. L’obiettivo di fondo del vicepremier, a quanto è trapelato, sarebbe quello di orchestrare la nascita di un gruppo politico capace di fare da raccordo fra tutte le varie sigle della destra nazionalista in Europa. Oggi i partiti dell’area sono divisi fra l’Europa delle libertà e della democrazia diretta (la sigla che ospitava anche i Cinque stelle e la destra pro-Brexit dello Ukip di Nigel Farage) e l’Europa delle nazioni e delle libertà, forza più smaccatamente nazionalista dove si erano domiciliati la stessa Lega e il Rassemblement national di Marine Le Pen. Altri due «pesi massimi» come il polacco Diritto e giustizia e l’ungherese Fidesz hanno sempre preferito restare nell’alveo di gruppi più moderati, come il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (nel caso di Diritto e giustizia) e, appunto, i Popolari nel caso di Fidesz di Orban.

Fra i vari inviti inoltrati dalla Lega, sono alcuni hanno ricevuto una risposta positiva. A quanto aveva già anticipato il quotidiano la Stampa, saranno presenti gruppi minori come il Partito del popolo danese (attuale stampella al governo di centrodestra di Copenaghen), i Veri finlandesi (partito di Helsinki, sempre in appoggio all’esecutivo) e soprattutto Alternative für Deutschland (Afd), il partito di destra nazionalista tedesco che conta oggi 91 rappresentanti nel parlamento di Berino. Raggiunto dal Sole 24 Ore, un portavoce dell’Afd conferma che il partito sarà rappresentato a Milano dal presidente Joerg Meuthen. Nonostante l’assenza fisica della leader, come abbiamo visto, il Rassemblement national di Le Pen ha ribadito di essere parte integrante del progetto. Niente da fare, invece, per due sigle che rappresentano il cosiddetto blocco dei Paesi di Visegrad: Diritto e giustizia e Fidesz. I primi non gradiscono le sintonie del Carroccio con la Russia di Putin, anche se dovrebbero avviare un accordo dopo il voto di maggio. A gennaio il vicepremier era volato in Polonia per tentare di impostare un dialogo privilegiato con Varsavia, ma il feeling non sembra essersi tradotto in un’intesa elettorale. I secondi, come si è visto, preferiscono mantenersi formalmente nel circuito del centrodestra, spingendo semmai per una radicalizzazione della linea dei Popolari. Lo stesso Orbán non ha mai nascosto la sua ambizione di cambiare «dall’interno» il programma del Ppe, inclinandolo in maniera più netta verso contrasto all’immigrazione, controllo delle frontiere, «salvaguardia dei valori cristiani» dell’Europa e un ridimensionamento dei poteri Ue in favore di maggiori autonomie nazionali.

Il peso reale del gruppo e i rischi di un «collage fra destre»

La domanda che incombe sull’iniziativa di Salvini riguarda, anche, il peso effettivo della sua alleanza in vista del voto di maggio. È vero che le forze sovraniste sono in buona crescita, rispetto al voto del 2014, ma si parlerebbe comunque – ottimisticamente – di un totale di 60-70 seggi su un’Eurocamera che ne conterà 705 o 751, a seconda che il Regno Unito finalizzi o meno il processo di Brexit prima delle Europee a maggio 2019. Le ultimi proiezioni del Parlamento Ue hanno attribuito all’Europa delle nazioni e delle libertà, grosso modo coincidente con la platea di partiti corteggiati da Salvini, un totale di 61 seggi (27 solo quelli della Lega, uno dei partiti più in crescita su scala continentale). Aggiungendo i 13 seggi stimati per Alternative für Deutschland, oggi appartenente all’Europa delle libertà e della democrazia diretta, si arriva a 74. Meno di un decimo del totale del Parlamento e, soprattutto, appena sopra i livelli del gruppo dei Conservatori e riformisti, la dimora europea della destra post fascista di Fratelli d’Italia: 53 seggi, senza considerare però un eventuale afflusso di deputati conservatori britannici in caso di proroga estensiva della Brexit.

Numeri a parte, c’è chi ha già messo in dubbio la tenuta di una «internazionale di nazionalisti», una contraddzione in termini che esprime il tentativo di europeizzare la destra radicale nella Ue. Un terreno di scontro abituale potrebbeessere la politica economica, dove la linea fra i vari partiti è influenzata (anche) dalla provenienza geografica. La tedesca Afd non hai nascosto, ad esempio, le sue insofferenze per «l’orrendo indebitamento italiano», arrivando all’attacco diretto nei confronti della Lega di Salvini. E anche nell’internazionale guidata da Salvini dovrebbero convivere partiti di ispirazione sociale e iperliberista, affezionati al welfare o inorriditi all’idea di una «invasione dello Stato» nella libertà di impresa. La contraddizione che ne emerge, però,potrebbe scalfire solo in minima parte la solidità del progetto.

Come spiega Manuela Caiani, professoressa al dipartimento di Scienze politiche e sociologia della Scuola normale superiore di Pisa, «la dimensione economica non è mai stata così determinante, nell’identità di queste forze – dice – Gli elementi caratterizzanti sono altri: nazionalismo, xenofobia, ostilità all’establishment e valori “conservatori”, ad esempio nella recente battaglia contro la presunta teoria del gender». Caiani intravvede semmai un certo potenziale, dettato da un fattore di dirompenza rispetto agli equilibri dell’Eurocamera: «Per la prima volta la destra radicale si unirebbe in unico partito europeo – spiega – Dandosi così una “casa” unica nella Ue. Se poi possa funzionare, lo capiremo a maggio».

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Olanda. Identitari sovranisti vincono le elezioni al senato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-21.

Giorgione. Tempesta. 1505. Galleria Accademia Venezia. 001

«An election to the Senate of the Netherlands will be held on 27 May 2019, two months after the provincial elections.

The Senate consists of 75 members elected every four years by the members of the States-Provincial of the country’s twelve provinces, who are in turn elected directly by the citizens two months earlier. The weight of a vote is determined by the population of the province in which the voter is a member of the States-Provincial. This Senate election will be the first in which members of an electoral college representing the Caribbean Netherlands will also be able to vote. The seats are distributed in one nationwide constituency using party-list proportional representation» [Fonte]

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Dutch government loses Senate majority amid populist surge [Reuters]

«The Dutch government will lose its majority in the Senate after provincial elections on Wednesday, preliminary results showed, as voters flocked to a new populist party two days after a possible terrorist attack in the city of Utrecht.

If confirmed, the result would mean that Prime Minister Mark Rutte’s centre-right coalition will need to seek outside support to pass legislation.

First estimates based on 60 percent of votes cast showed the new Forum for Democracy will become the largest party in the Senate, in a tie with Rutte’s conservative VVD Party, on its first try.

Following the lead of U.S. President Donald Trump, Forum for Democracy leader Thierry Baudet opposes immigration and emphasises “Dutch first” cultural and economic themes.

Pollsters had for weeks predicted Rutte’s centre-right coalition would lose its Senate majority. But experts, including pollster Maurice de Hond, said the Utrecht attack, which killed three people, appeared to boost turnout most among opponents of immigration.

Rutte’s VVD is forecast to fall to 12 seats, from 13 in the 75-member Senate, and his coalition as a whole will fall from 38 seats to 31. The Forum for Democracy is also estimated to take 12 seats. The country’s Electoral Council will publish final results on March 25.»

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Anti-EU populists surge in Dutch election, says exit poll [France 24]

«Dutch Prime Minister Mark Rutte will lose his senate majority after upstart anti-EU populists surged in provincial elections just two days after a suspected terror attack in Utrecht.

Controversial eurosceptic Thierry Baudet’s Forum for Democracy party came from nowhere to be the second biggest in parliament’s upper house after Rutte’s, an exit poll by leading broadcaster NOS said.

The coalition led by Rutte’s centre-right VVD party is set to collapse from 38 to 31 seats in the 75-seat senate, which passes legislation approved by the lower house.

The blow for Rutte — who painstakingly formed his ruling coalition to freeze out the far-right after general elections in 2017 — will be closely watched abroad ahead of European Parliament elections in May.

Self-proclaimed intellectual Baudet — who faced criticism after failing to stop campaigning after Monday’s shooting on a tram in Utrecht in which three people died — slammed Rutte’s record on immigration.

“We are being destroyed by the people who are supposed to be protecting us,” the telegenic 36-year-old told a crowd that chanted his name on Wednesday night.

“Successive Rutte governments have left our borders wide open, letting in hundreds of thousands of people with cultures completely different to ours.”»

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«Controversial eurosceptic Thierry Baudet’s Forum for Democracy party came from nowhere to be the second biggest in parliament’s upper house after Rutte’s»

La coalizione guidata dal partito VVD di centro-destra di Rutte è destinata a crollare da 38 a 31 seggi nel Senato dei 75 seggi, che approva le leggi approvate dalla camera bassa.

«The blow for Rutte — who painstakingly formed his ruling coalition to freeze out the far-right after general elections in 2017»

Ci si stupisce che la gente si stupisca della vittoria dell’Fdp: la realtà olandese non è quella dei salotti patinati o dei media, bensì quella delle massaie al mercato oppure degli agricoltori. La gente comune esiste ed anche vota.

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Al di là delle etichette appiccicate con dovizia dai media, Mr Mark Rutte sembrerebbe essere tutto tranne che una personalità di centro-destra. Il suo governo ha perseguito una politica intensamente eurofila appoggiando costantemente le visioni politiche di Mr Juncker, rispettando rigorosamente la dottrina liberal.

È difficile inferire quanto questa propensione al voto possa ripetersi nelle prossime elezioni europee, ma sicuramente il futuro comportamento del premier olandese in seno al Consiglio Europeo dovrà tener conto di un senato con una consistente presenza di identitari sovranisti.

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Ansa. 2019-03-21. Olanda: boom dei populisti al Senato

La coalizione di governo del premier olandese Mark Rutte ha perso la maggioranza al Senato al termine delle elezioni provinciali. Secondo gli exit poll Ipsos, citati da Dutch News, il partito di estrema destra populista ‘Forum per la Democrazia’ entra per la prima volta al Senato come secondo partito con 10 seggi su 75, contro i 12 del partito di centrodestra Vvd di Rutte. La formazione anti-islamica di Geert Wilders (Pvv) passa invece da 9 seggi a 6. La camera alta olandese verrà votata a maggio dai rappresentanti provinciali eletti oggi. Secondo gli exit poll, che prevedono un margine di errore di un seggio per partito, l’attuale coalizione di governo ‘quadripartita’ di Rutte può contare su 31 seggi, molto meno dei 38 necessari per avere la maggioranza alla Camera alta del parlamento, e dovrà quindi cercare il sostegno dai partiti dell’opposizione per portare avanti la legislatura. Il Forum per la democrazia partecipò alle legislative del 2017 ottenendo 1,8% e due seggi nella Camera bassa del parlamento.

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Europarlamento. Salvini si sta avvicinando, con una clava in mano….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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Odoxa. ‘Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe.’

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United Right Scenario ha rilasciato gli ultimi sondaggi delle propensioni al voto per le elezioni europee.

Per la prima volta i sondaggisti considerano che gran parte degli identitari sovranisti siano confluiti nel gruppo parlamentare Enf.

L’Enf, Gruppo delle Nazioni e della Libertà, che raggruppa buona parte degli identitari sovranisti, è quotato a 132 seggi. S&D, il partito socialista europeo, è quotato a 129 seggi, mentre il partito popolare europeo mantiene la maggioranza relativa con 191 eurodeputati.

Ma nel ppe confluiscono anche, per esempio, gli ungheresi ed i polacchi, gente che non ha poi idee molto simili a quelle della Cdu di Frau Merkel, e che dall’oggi al domani potrebbero lasciare il ppe e confluire nell’Enf.

In tale evenienza il gruppo di maggioranza relativa risulterebbe essere l’Enf, gli identitari sovranisti.

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Ma i liberal socialisti ed i loro amichetti dei media che li sostengono non devono nutrire alcun timore per il futuro. Nessuna incertezza. Saranno trattati per come hanno trattato.

Il processo che si aprirà a loro carico con il nome di Norimberga 2 sarà giusto ed equo, consentirà loro un ampio margine di difesa, poi li condannerà e farà eseguire le debite condanne.

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Conte. Attenzione all’ira dei miti. Il suo sembrerebbe essere un ultimatum.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-28__salvini__001

Abbiamo aspettato un qualche tempo a pubblicare questo articolo su Mr Conte, per vedere se i media ne avessero dato adeguato risalto. Ma evidentemente l’ordine di scuderia era categorico: non lo si menzioni neppure. Un breve articolo sul Corriere, e basta.

Eppure, Mr Conte aveva detto cose gravi, mirando alla sostanza dei fatti.

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«Italian Prime Minister Giuseppe Conte on Friday accused France and Germany of using empty pro-European rhetoric while pursuing their national interests on areas from immigration to industry and international diplomacy»

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«In a hard-hitting interview in daily Corriere della Sera, Conte said Italy was no longer prepared to be treated as a “poor relation” while the EU’s largest states tried to increase their power and influence at the expense of real European integration»

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«They are only thinking of their national interests,” Conte said, taking particular offence at a bilateral treaty signed this week in Aachen which committed to supporting Germany’s bid for a permanent seat on the United Nations Security Council»

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«They are taking us for a ride,” Conte said, arguing that there had been a broad agreement since the early 1990s that the seat at the U.N. should go to the EU as a whole, rather than to Germany»

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«The truth is that we have caught France and Germany with their hand in the cookie jar»

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«Italy’s coalition parties, the anti-establishment 5-Star Movement and the right-wing League, have repeatedly attacked French President Emmanuel Macron in recent weeks, accusing Paris of impoverishing Africa and fuelling migration across the Mediterranean towards Italy»

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«Conte, a former academic with no party affiliation, is normally seen as a moderate, mediating figure, but he warned France and Germany not to try to isolate Italy.»

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«Certainly our allies cannot believe that we will sit silently at the table to sign off on decisions taken by others, …. Why should I take part in a summit if they have already decided everything?»

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«We have to say these things out loud. If we don’t intervene we will have a historic responsibility for having remained silent»

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«no other government in Europe has the support we have»

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«The empty European rhetoric is no longer sufficient»

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Quando in altri tempi i governi francesi e tedesco godevano di ampi consensi popolari ed avevano la maggioranza in sede dell’Unione Europea essi potevano fare ciò che volevano: il bello ed il cattivo tempo. L’asse francogermanico ha sempre governato questa Unione Europea in maniera rigida, senza curarsi di comprendere le esigenze altrui. Erano l’ostensorio della tracotanza del potere, così come il servilismo di molti governi, tra i quali quelli dell’Italia del partito democratico, era un vetta della più untuosa plaggeria.

Ma Hollande prima, Mr Macron dopo, pensavano di essere il Re Sole e Frau Merkel si era immedesimata in  Friedrich der Große.

Gran brutto male il delirio di onnipotenza.

Usualmente, ci pensa la realtà dei fatti a far passare le ubbie dal capo.

I continui disastri elettorali hanno obbligato Frau Merkel a rinunciare alla presidenza del partito ed ad oggi la Germania è ben poco governabile: la coalizione tra Cdu, Csu ed Spd sta in piedi solo perché non è al momento possibile trovarne un’altra.

Mr Macron ha fatto tutto da solo: è un raro caso di perfezione nel tagliarsi il ramo sul quale si è seduti. Quanto valga lo evidenziano bene i Gilets Jaunes. Se ne sta rintanato all’Eliseo, pregando il suo dio che lo scampi dall’ira della massa inferocita.

Anche il contesto europeo è mutato grandemente nel tempo. In cinque stati gli identitari sono al governo ed in altre cinque nazioni fanno parte delle coalizioni di governo. A breve, saranno maggioranza.

Infine, si voterà non solo a maggio per le europee, ma anche subito dopo per le elezioni politiche in sette stati dell’Unione. Tutti stati che votano nel Consiglio Europeo.

Debole in patria e traballante in Europa, l’alleanza francogermanica esiste solo nella mente dei suoi sostenitori, che non hanno né avranno la forza di imporne i voleri.

Il discorso di Mr Conte è davvero ben chiaro.


Italy PM raps France, Germany for hypocrisy on Europe [Reuters]

Italian Prime Minister Giuseppe Conte on Friday accused France and Germany of using empty pro-European rhetoric while pursuing their national interests on areas from immigration to industry and international diplomacy.

In a hard-hitting interview in daily Corriere della Sera, Conte said Italy was no longer prepared to be treated as a “poor relation” while the EU’s largest states tried to increase their power and influence at the expense of real European integration.

“They are only thinking of their national interests,” Conte said, taking particular offence at a bilateral treaty signed this week in Aachen which committed to supporting Germany’s bid for a permanent seat on the United Nations Security Council.

“They are taking us for a ride,” Conte said, arguing that there had been a broad agreement since the early 1990s that the seat at the U.N. should go to the EU as a whole, rather than to Germany.

“The truth is that we have caught France and Germany with their hand in the cookie jar,” Conte said.

Italy’s coalition parties, the anti-establishment 5-Star Movement and the right-wing League, have repeatedly attacked French President Emmanuel Macron in recent weeks, accusing Paris of impoverishing Africa and fuelling migration across the Mediterranean towards Italy.

Conte, a former academic with no party affiliation, is normally seen as a moderate, mediating figure, but he warned France and Germany not to try to isolate Italy.

“Certainly our allies cannot believe that we will sit silently at the table to sign off on decisions taken by others,” he said. “Why should I take part in a summit if they have already decided everything?”

French and German “European rhetoric” disguised their defence of national interests in finance and industry, he said, citing a case this month in which the two countries moved to block an Italian shipbuilder’s bid to take over a French rival.

“We have to say these things out loud. If we don’t intervene we will have a historic responsibility for having remained silent,” Conte said.

With opinion polls showing about 60 percent of Italians back his administration, “no other government in Europe has the support we have,” Conte said, adding that he would “not accept the idea that we should behave like poor relations”.

“Maybe we have to start speaking more frankly, all of us, and to say that at this point Europe is a bit naked. The empty European rhetoric is no longer sufficient,” he said.