Pubblicato in: Cina

Hong Kong. Proteste non autorizzate e violenze, molteplici arresti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-07-04.

Rule of Law 013

L’Oxford English Dictionary definisce il termine ‘rule of law’ nei seguenti termini:

«The authority and influence of law in society, especially when viewed as a constraint on individual and institutional behavior; (hence) the principle whereby all members of a society (including those in government) are considered equally subject to publicly disclosed legal codes and processes»

*

«Principio costituzionale di derivazione britannica con cui si fa riferimento al principio della pari dignità di ogni persona di fronte alla legge, tutelandola da qualsiasi forma di arbitrio che ne possa ledere i diritti fondamentali.

Pertanto, ogni cittadino ha il diritto incomprimibile e irrinunciabile di pretendere da parte di tutti i soggetti pubblici e privati il rispetto di determinate norme giuridiche nonché, di fronte ai tribunali, di godere di un pari trattamento rispetto agli organi amministrativi e soggetti giuridici pubblici.

In particolare, in Gran Bretagna la Rule of law  non è riferita all’imperium dell’autorità statale, ma alla vigenza di una fonte del diritto derivante dalle pronunce giurisprudenziali (diversamente dai paesi di Civil law [vedi] che la rinvengono nella legge). Conseguenze dirette sono il primato della legge, l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge, la perseguibilità dei reati solo in virtù di una legge certa e da parte di una Corte legittimamente costituita.» [Fonte]

* * * * * * *

In realtà, esiste un problema a monte, spesso scotomizzato ed assunto in modo implicito, fatto questo che genera confusione.

Tutti i sistemi giuridici si basano sui concetti metagiuridici che li improntano. In via riduttiva, si potrebbe dire che dipendono dalla Weltanschauung del legislatore.

Per esempio, la costituzione italiana prevede all’art. 1 che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, mentre all’art.5 riporta che “La Repubblica, è una e indivisibile“, etc.

Ci si pensi bene. Che la sovranità appartenga al popolo è un concetto antecedente la stesura del testo costituzionale, esattamente come l’assunto che la repubblica sia una ed indivisibile: la costituzione recepisce ed istituzionalizza questi concetti, che assume essere i suoi fondamenti.

Ma non è assolutamente detto che simili Weltanschauung siano condivise e condivisibili.

Le vicende dei separatisti catalani dovrebbero essere esempio significativi. Per loro la Spagna poteva essere scissa in due componenti.

* * * * * * *

Come tutti gli stati occidentali, anche la Cina si dichiara unica ed indivisibile. Esattamente come la Spagna, oppure il Regno Unito per quanto riguarda il Nord Irlanda, la Cina ha approvato un recente testo di legge che regolamenta le pubbliche dimostrazioni e l’associazione politica nell’ambito del suo territorio.

La legge era ben nota a tutti, e tutti i cinesi sono chiamati ad osservarla. Quanti non si adeguino incorrono quindi nei provvedimenti previsti per tali comportamenti.

I dimostranti hanno violato le leggi, e per la norma del rule of law meritano un equo processo ed una severa condanna.

* * * * * * *

Ciò detto, sorge spontaneo il porsi la domanda su quale principio giuridico gli stati occidentali, e quelli occidentalizzati, si ergano a giudici supremi ed inappellabili degli ordinamenti giuridici di paesi terzi.

Con quale diritto, per esempio, la Germania condanna la Cina, quando poi da trenta anni l’ufficio adozioni della Città di Berlino affidava sistematicamente i trovatelli ad un network di pedofili, tra il compiacimento generale?

Per non parlare poi della cesura che corre tra posizioni governative e quelle delle grandi internazionali occidentali, che fanno a gara per poter andare a produrre in Cina.

* * * * * * *


Protests break out in Hong Kong as first arrest made under new security law.

«Hong Kong was facing up to a new reality on Wednesday, after China’s central government imposed a sweeping national security law late the night before that critics say has stripped the city of its autonomy and precious civil and social freedoms, and cements Beijing’s authoritarian rule over the territory.

Hundreds turned out to protest the legislation in the busy shopping district of Causeway Bay but were met with a heavy security presence. Riot police fired pepper spray into the crowd, kettled and dispersed protesters, and deployed water cannons.

During the protest, Hong Kong police made the first arrests under the new law, including a man who was holding a black independence flag, and soon afterward a woman with a sign reading “Hong Kong Independence.”

At least 300 people were arrested on Wednesday, with nine arrests of five men and four women on suspicion of violating the national security law, according to police. Police said in an earlier tweet that one officer was injured after being stabbed in the arm. ….

In vague language, the legislation criminalizes secession, subversion, terrorism, and collusion with foreign powers. People convicted of such crimes can face sentences of up to life in prison ….

The move has also sparked international condemnation»

No. La comunità internazionale non ha condannato un bel nulla. Ciò è stato fatto solo da alcuni stati occidentali.

Quando poi le loro stesse leggi criminalizzano “secession, subversion, terrorism, and collusion with foreign powers”

Ci si domanda: chi e cosa mai si credono di essere?

Pubblicato in: Cina, Regno Unito, Stati Uniti, Unione Europea

Giappone. Si dissocia dal condannare la legge cinese sulla sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-09.

Giappone 013

«Japan has decided not join the United States, Britain and others in issuing a statement scolding China for imposing a new security law»

«The United Kingdom, the U.S., Australia and Canada condemned China on May 28 for imposing a law that they said would threaten freedom and breach a 1984 Sino-British agreement on the autonomy of the former colony»

«Tokyo separately issued a statement May 28, the day China’s parliament approved the national security legislation, saying the nation was “seriously concerned” about the move, which observers fear could endanger Hong Kong’s special autonomy and freedoms»

«Tokyo is in complicated position amid tension between China and the U.S. over the Hong Kong issue as Japan plans Chinese President Xi Jinping’s state visit»

* * * * * * *

La politica estera del blocco occidentale si è incrinata, verosimilmente in modo non riparabile.

Solo Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada hanno condannato la Cina per aver ratificato una legge sull’ordine e la sicurezza in Hong Kong, che ribadisce come la Cina sia una nazione unica ed indivisibile.

Gli stati del blocco europeo avevano protestato sommessamente, già tutti presi ad associarsi alle rivolte in corso negli Stati Uniti, contro il Presidente Trump. Non sarebbe stato possibile prendere posizioni contro tutto il mondo.

Adesso il centro del problema si focalizza su due eventi:

– la lotta alla infezione da Covid-19;

– la ripresa da questa crisi economica.

Ma mentre la Cina sta evidenziando dati macro che suggerirebbero una iniziale quanto consistente ripresa, sia pur nei limiti della netta riduzione dei commerci internazionali, mentre gli Stati Uniti hanno aumentato il numero degli occupati, il blocco europeo ristagna.

Dovrebbe essere evidente come la prima nazione che riesca a far riprendere il proprio sistema economico si sarà garantita non solo la posizione economica ma anche quella del prestigio internazionale e diplomatico.

La posta in gioco è l’egemonia mondiale.

*


Japan declines to join U.S., others in condemning China for Hong Kong law: Kyodo.

Japan has decided not join the United States, Britain and others in issuing a statement scolding China for imposing a new security law, Kyodo news agency reported on Sunday, citing officials from countries involved.

The United Kingdom, the U.S., Australia and Canada condemned China on May 28 for imposing a law that they said would threaten freedom and breach a 1984 Sino-British agreement on the autonomy of the former colony.

There was no immediate response to Reuters e-mail inquiries to Japan’s foreign ministry and the U.S. embassy in Tokyo. China’s foreign ministry did not immediately respond to a request for comment.

Tokyo separately issued a statement May 28, the day China’s parliament approved the national security legislation, saying the nation was “seriously concerned” about the move, which observers fear could endanger Hong Kong’s special autonomy and freedoms.

Tokyo is in complicated position amid tension between China and the U.S. over the Hong Kong issue as Japan plans Chinese President Xi Jinping’s state visit, which was planned for early April but has been postponed because both have agreed to priorities to contain the virus outbreak.

Pubblicato in: Armamenti, Senza categoria, Stati Uniti

USA. Testato in mare un sistema laser antiaereo.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-05.

2020-05-25__Laser 013

Laser è la sigla di light amplification by stimulated emission of radiation, che indica un dispositivo per ottenere fasci intensi ed estremamente concentrati di radiazioni elettromagnetiche coerenti nei campi infrarosso, visibile e ultravioletto.

«The U.S. Department of Defense (DoD) has made large investments weaponizing laser technology for air defense. Despite billions of dollars spent, there has not been a successful transition of a high-energy laser (HEL) weapon from the lab to the field. Is the dream of a low-cost-per-shot, deep-magazine, speed-of-light HEL weapon an impossible dream or a set of technologies that are ready to emerge on the modern battlefield? Because of the rapid revolution taking place in modern warfare that is making conventional defensive weapons very expensive relative to the offensive weapons systems, the pull for less expensive air defense may necessitate a HEL weapon system. Also, due to the recent technological developments in solid-state lasers (SSL), especially fiber lasers, used throughout manufacturing for cutting and welding, a HEL weapon finally may be able to meet all the requirements of ease of use, sustainability, and reliability. Due to changes in warfare and SSL technology advances, the era of HEL weapons isn’t over; it may be just starting if DoD takes an evolutionary approach to fielding a HEL weapon. The U.S. Navy, with its large ships and their available electric power, should lead the way.» [Optical Engineering 52(2): 1008- · February 2013]

* * * * * * *

«The US successfully tested a laser weapon that can destroy aircraft mid-flight»

«A US Navy warship has successfully tested a new high-energy laser weapon that can destroy aircraft mid-flight, the Navy’s Pacific Fleet said in a statement Friday»

«Images and videos provided by the Navy show the amphibious transport dock ship USS Portland executing “the first system-level implementation of a high-energy class solid-state laser” to disable an aerial drone aircraft»

«The images show the laser emanating from the deck of the warship. Short video clips show what appears to be the drone burning»

«The power of the weapon was not disclosed, but a 2018 report from the International Institute for Strategic Studies said it was expected to be a 150-kilowatt laser»

«With this new advanced capability, we are redefining war at sea for the Navy»

«The Navy says lasers, which it calls directed energy weapons (DEW), can be effective defenses against drones or armed small boats»

«We don’t worry about wind, we don’t worry about range, we don’t worry about anything else. We’re able to engage the targets at the speed of light.»

* * * * * * *

Sviluppo e tecnologie laser sono protette da segreto militare: le informazioni rilasciate sono scarse e spesso contrastanti.

Quello riportato è uno dei primi test pubblicizzati di impiego sul campo di un’arma laser, di cui al momento si prospetta l’uso a difesa da droni, ossia aerei non a guida umana, usualmente subsonici, che volano a quote relativamente basse.

Significativo il fatto che l’annuncio sia stato dato dalla sede di Hong Kong della Cnn.

*

The US successfully tested a laser weapon that can destroy aircraft mid-flight.

A US Navy warship has successfully tested a new high-energy laser weapon that can destroy aircraft mid-flight, the Navy’s Pacific Fleet said in a statement Friday.

Images and videos provided by the Navy show the amphibious transport dock ship USS Portland executing “the first system-level implementation of a high-energy class solid-state laser” to disable an aerial drone aircraft, the statement said.

The images show the laser emanating from the deck of the warship. Short video clips show what appears to be the drone burning.

The Navy did not give a specific location of the laser weapons system demonstrator (LWSD) test, saying only that it occurred in the Pacific on May 16.

The power of the weapon was not disclosed, but a 2018 report from the International Institute for Strategic Studies said it was expected to be a 150-kilowatt laser.

“By conducting advanced at sea tests against UAVs and small crafts, we will gain valuable information on the capabilities of the Solid State Laser Weapons System Demonstrator against potential threats,” Capt. Karrey Sanders, commanding officer of Portland, said in the statement.

“With this new advanced capability, we are redefining war at sea for the Navy.”

The Navy says lasers, which it calls directed energy weapons (DEW), can be effective defenses against drones or armed small boats.

“The Navy’s development of DEWs like the LWSD provide immediate warfighter benefits and provide the commander increased decision space and response options,” the statement said.

In 2017, CNN witnessed a live-fire exercise of a 30-kilowatt laser weapon aboard the amphibious transport ship USS Ponce in the Persian Gulf.

At the time, Lt. Cale Hughes, a laser weapons system officer, described how they work.

“It is throwing massive amounts of photons at an incoming object,” Hughes said. “We don’t worry about wind, we don’t worry about range, we don’t worry about anything else. We’re able to engage the targets at the speed of light.”

The Ponce was retired from service later that year.

*


Raytheon Delivers High-Energy Laser to US Air Force.

Raytheon Co., a technology and innovation leader specializing in defense, civil government, and cybersecurity solutions, delivered the first high-energy laser counter-unmanned aerial system (UAS) to the U.S. Air Force earlier this month. The Air Force will deploy the system overseas as part of a year-long experiment, to test the system’s efficacy in real-world conditions and to train operators.

Raytheon’s high-energy laser weapon system uses an advanced variant of the company’s multispectral targeting system (MTS) — an electro-optical/infrared (EO/IR) sensor — to detect, identify, and track combative drones. Once targeted, the system engages with and neutralizes the aircraft in seconds.

“Five years ago, few people worried about the drone threat,” said Roy Azevedo, president of Raytheon Space and Airborne Systems. “Now, we hear about attacks or incursions all the time. Our customers saw this coming and asked us to develop a ready-now counter-UAS capability. We did just that by going from the drawing board to delivery in less than 24 months.”

Raytheon installed its high-energy laser weapon system (HELWS) on a small all-terrain vehicle. On a single charge from a standard 220-V outlet, the HELWS can deliver intelligence, surveillance, and reconnaissance capability, and dozens of precise laser shots. Paired with a generator, it can provide an almost unlimited number of shots.

Raytheon is integrating multiple proven technologies to counter UAS dangers across a wide range of targets, such as commercial airports, forward operating bases, and crowded stadiums. Raytheon’s portfolio of sensors, command and control (C2) systems, and kinetic and nonkinetic effectors offers effective defenses against the various threats posed by UASs.

Pubblicato in: Cina

Cina, Hong Kong e l’Occidente. I tempi sono maturi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-28.

Michelangelo. Sistina. Dannati. 001

«Why China’s Move to Rein In Hong Kong Is Just the Start»

«Xi Jinping’s China, emboldened by its handling of the coronavirus pandemic, no longer seems constrained by the threat of international rebuke.»

«China’s move to strip away another layer of Hong Kong’s autonomy was not a rash impulse. It was a deliberate act, months in the making. It took into account the risks of international umbrage and reached the reasonable assumption that there would not be a significant geopolitical price to pay»

«China’s Coast Guard rammed and sank a fishing boat in disputed waters off Vietnam, and its ships swarmed an offshore oil rig operated by Malaysia»

«Chinese troops squared off again last week with India’s along their contentious border in the Himalayas»

«All are longstanding tensions, but the decision to impose new national security laws on Hong Kong, bypassing the semiautonomous territory’s own legislative process, shows what can happen with an unbridled China»

«Officials and state media outlets have lashed out at the United States and other countries, accusing them of supporting “separatists” and “terrorists” in an effort to weaken the power of the Communist Party»

«It’s time for the United States to give up its wishful thinking of changing China»

«While Mr. Xi is using legislation rather than military force in a territory already under Chinese rule, it is nonetheless a brash move by an autocratic leader willing to risk international condemnation to resist what he views as foreign encroachment on his country’s security»

«Hong Kong is being perceived more and more as a base of surveillance, as a factor in the destabilization of the Chinese state»

«“Hide our strength, bide our time” was Deng Xiaoping’s adage a generation ago.»

«Mr. Xi has steadily built up China’s air and naval power, raising the risks for a similar move by the United States now»

«Under the Basic Law, the mini-constitution that governs the territory, Hong Kong is obliged to adopt rules “to prohibit any act of treason, secession, sedition and subversion” against the Chinese government»

«China’s economy was growing in 2003, but it wasn’t the second biggest economy in the world and quite the economic behemoth it is today»

«China …. is now a “state which no longer apologizes for being authoritarian.”»

«In April, it created two new administrative districts to govern the islands it controls in the Paracel and Spratly chains»

«that raises questions about how China seeks to use its growing power»

* * * * * * *

China parliament approves Hong Kong security bill as tensions with U.S. rise.

*

Il problema è semplice.

La Cina sta crescendo economicamente e militarmente a ritmo sostenuto: si posiziona come seconda economia mondiale, ma è la prima in termini di ppa.

Se in altri tempi soleva tenere un basso profilo, in questo momento non ha più bisogno di mimetizzarsi.

Ma soprattutto giocano a suo favore le discordie politiche in seno ai paesi occidentali e, soprattutto, la discrepanza tra quelli che sarebbero i voleri delle dirigenze politiche e quelli dell’economia e della finanza.

Francia e Cina. Renault in crisi e fuori dal mercato cinese.

Russia. Partita la prima tanker LNG della stagione, da Yamal verso la Cina.

Cina mette dazi severi sull’orzo australiano. Relazioni deteriorate.

Cina. Aprile. Raffinerie. Export +10.2% MoM, +29.7% YoY.

Cina, Brasile, Occidente e petrolio. Si razionalizzi che il mercato è variato.

Cina. Aprile. Produzione Industriale Annualizzata +3.9%.

Cina. Innalzati i dazi sui tubi di acciaio EU ed USA.

Crollano Germania, Francia e Regno Unito, mentre la Cina vola.

Cina. Marzo. Import petrolifero. Arabia Saudita -1.6%, Russia +31%.

Daimler, Mercedes Benz, ha ripreso la produzione in Cina.

Exxon Mobil Corp e la Cina. Notizia non economica bensì politica.

Cina. Multinazionali aprono in continuazione stabilimenti. – Nestlé.

In questo momento l’Occidente è anche economicamente alle corde, e le sue industrie guardano alla Cina come ad un realistico sbocco, checché ne dicano i loro governanti.

Questo è il momento propizio che la Cina attendeva pazientemente da anni.

*


Why China’s Move to Rein In Hong Kong Is Just the Start

Xi Jinping’s China, emboldened by its handling of the coronavirus pandemic, no longer seems constrained by the threat of international rebuke.

China’s move to strip away another layer of Hong Kong’s autonomy was not a rash impulse. It was a deliberate act, months in the making. It took into account the risks of international umbrage and reached the reasonable assumption that there would not be a significant geopolitical price to pay.

As a provocative move, it is just the latest.

With the world distracted by the pandemic’s devastating toll, China has taken a series of aggressive actions in recent weeks to flex its economic, diplomatic and military muscle across the region.

China’s Coast Guard rammed and sank a fishing boat in disputed waters off Vietnam, and its ships swarmed an offshore oil rig operated by Malaysia. Beijing denounced the second inauguration of Taiwan’s president, Tsai Ing-wen, and pointedly dropped the word peaceful from its annual call for unification with the island democracy.

Chinese troops squared off again last week with India’s along their contentious border in the Himalayas.

All are longstanding tensions, but the decision to impose new national security laws on Hong Kong, bypassing the semiautonomous territory’s own legislative process, shows what can happen with an unbridled China, no longer restrained by the fear of international rebuke.

“There was this idea before about China being cautious and trying to cultivate its soft power around the world,” said Jean-Pierre Cabestan, a professor at Hong Kong Baptist University and the author of “China Tomorrow: Democracy or Dictatorship?” “Those times are gone with Xi Jinping.”

Mr. Xi, who in seven years in power has pursued a “great rejuvenation” of the Chinese state, has emerged from the pandemic newly emboldened, seizing on nationalistic themes to deflect from the government’s early failures in stopping the coronavirus’s spread.

But he still faces enormous economic and diplomatic challenges. New protests erupted in Hong Kong on Sunday, and resistance to greater control by Beijing could threaten the territory’s role as a financial center.

Officials and state media outlets have lashed out at the United States and other countries, accusing them of supporting “separatists” and “terrorists” in an effort to weaken the power of the Communist Party.

The Trump administration has, in turn, intensified its actions against China, imposing restrictions on trade and technology, praising Ms. Tsai’s inauguration and even marking the 25th anniversary of the disappearance of the 11th Panchen Lama, the second-highest figure in Tibetan Buddhism.

“The United States, in fact, is pouring oil on the fire, barrel by barrel,” Tian Feilong, a professor of law at Beihang University in Beijing, said in a telephone interview. “The central government is therefore actually just safeguarding its own most basic national security interests.”

China’s top diplomat, Wang Yi, said on Sunday that the two countries could still work together to promote global peace and stability, but he denounced those in the United States who seek American hegemony.

“It’s time for the United States to give up its wishful thinking of changing China,” Mr. Wang said, accusing American officials of having a Cold War mentality.

Mr. Xi’s move against Hong Kong has nonviolent echoes of President Vladimir V. Putin’s forceful seizure of Crimea from Ukraine in 2014, which was a violation of international law and of Russia’s previous diplomatic commitments. The annexation made Mr. Putin an international pariah for a while, but Russia still remains firmly in control of Crimea.

While Mr. Xi is using legislation rather than military force in a territory already under Chinese rule, it is nonetheless a brash move by an autocratic leader willing to risk international condemnation to resist what he views as foreign encroachment on his country’s security.

“The Communist Party doesn’t care anymore about the reactions, because it’s about survival, the stability of the one-party system, avoiding the fate of the Soviet Union,” Mr. Cabestan said. “Hong Kong is being perceived more and more as a base of surveillance, as a factor in the destabilization of the Chinese state.”

The challenges facing Mr. Xi come at a time when China’s major rivals, the United States above all, are in disarray, giving Mr. Xi more room to maneuver.

Britain, which is a signatory to the 1984 treaty that promised Hong Kong — its former colony — basic freedoms until 2047, issued a statement with Australia and Canada saying that they were “deeply concerned.” Senior Trump administration officials also denounced Mr. Xi’s gambit, warning that they could reconsider the territory’s special trade privileges or impose other sanctions. President Trump, whose few comments about Hong Kong have been inconsistent, said little.

For those who support Hong Kong’s unique status as Asia’s commercial and cultural crossroads, warnings no longer suffice in the face of determined pressure from Beijing.

Victoria Hui, a political scientist at the University of Notre Dame and author of a book on the 2014 Hong Kong protests known as the Umbrella Movement, said the international community had often spoke out against China’s steady accretion of power over the territory but had exacted no real punishment.

That has been the case for the most egregious violations of basic rights in Hong Kong in recent years, including extrajudicial kidnappings, excessive use of force by the police last year and the arrests of leading democratic leaders a week ago.

“The international pushback has been so weak,” Ms. Hui said. “Beijing is daring foreign governments to continue to issue words but take no actions.”

China’s tactics under Mr. Xi today contrast those of his immediate predecessors, who prioritized China’s reforms and opening over confrontation with its neighbors or the broader world. “Hide our strength, bide our time” was Deng Xiaoping’s adage a generation ago.

When Taiwan was moving to hold its first presidential elections in 1996, China conducted intimidating missile tests in the Taiwan Strait. It was forced to back down when President Bill Clinton ordered American aircraft carriers to the waters in a show of military support for the island’s defense.

Mr. Xi has steadily built up China’s air and naval power, raising the risks for a similar move by the United States now. Chinese forces routinely menace the island, as its first operational aircraft carrier did last month, forcing Taiwan’s military to scramble jets and ships. The seventh similar incident this year, it signaled China’s determination to block Taiwan from formally establishing its independence.

For Beijing’s leaders, China’s sovereignty over Hong Kong is as emotionally charged.

Under the Basic Law, the mini-constitution that governs the territory, Hong Kong is obliged to adopt rules “to prohibit any act of treason, secession, sedition and subversion” against the Chinese government. When the city’s legislature tried to do so in 2003, Beijing retreated in the face of huge street protests.

“China was in a very different place globally,” said Rana Mitter, the director of the University of Oxford China Center. “China’s economy was growing in 2003, but it wasn’t the second biggest economy in the world and quite the economic behemoth it is today.”

There is also a more subtle difference that the pandemic has accentuated. Beijing spent years deflecting criticism of its system by saying that China was not yet ready for more democratic freedoms, effectively leaving open the possibility for greater liberalization of the political system, as many inside and outside the country hoped.

China, Mr. Mitter said, is now a “state which no longer apologizes for being authoritarian.”

On Friday, Mr. Xi told delegates at the annual session of the legislature, the National People’s Congress, that the country’s system was the “the broadest, most genuine, and most effective democracy to safeguard the fundamental interests of the people.”

Such confidence has allowed Mr. Xi to brush aside international concerns about China’s behavior at home and abroad: the absence of government transparency and accountability, the countless arrests of those who express dissent, the mass detention of more than one million Uighurs and other Muslims in the western province of Xinjiang.

It has also emboldened China in ways that create the possibility of armed conflict.

On the remote border with India, Chinese forces have twice in the last month clashed with Indian troops, prompting both sides to send in re-enforcements. India has accused China of blocking patrols on its side on the Line of Control, the unofficial border.

China has also stepped up its efforts to dominate the South China Sea despite the territorial claims of countries like Vietnam, Malaysia and the Philippines.

In April, it created two new administrative districts to govern the islands it controls in the Paracel and Spratly chains. China’s Navy also said that it had succeeded in growing cabbage and other vegetables in the sand of Woody Island, helping to feed the growing number of troops stationed there.

“Chinese aggression is not always just rhetorical,” Alice G. Wells, an assistant U.S. Secretary of State, said in a telephone briefing in Washington last week.

“So whether it’s in the South China Sea or whether it’s along the border with India,” she said, “we continue to see provocations and disturbing behavior by China that raises questions about how China seeks to use its growing power.”

Pubblicato in: Cina

Cina. Starebbe preparando un legge antiseparatista per Hong Kong.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-25.

Homg Kong - Macau 001

Disclaimer.

L’articolo allegato è stato scritto in termini ‘politicamente corretti‘.

Pro-democracy‘ significa ribellione separatista, volta a generare uno stato indipendente di Hong Kong, staccato dalla Cina.

*

«China is set to impose new national security legislation on Hong Kong after last year’s often violent pro-democracy unrest that plunged the city into its deepest turmoil since it returned to Beijing rule in 1997»

«Pro-democracy demonstrators have for years strongly opposed the idea of national security laws, arguing they could erode the city’s high degree of autonomy, guaranteed under the “one country, two systems” formula put in place when it returned to Chinese rule»

«“In light of the new circumstances and need, the National People’s Congress (NPC) is exercising its constitutional power” to establish a new legal framework and enforcement mechanism to safeguard national security in Hong Kong, Zhang Yesui»

«Hong Kong media outlets reported that the legislation would ban secession, foreign interference, terrorism and all seditious activities aimed at toppling the central government and any external interference in the financial hub»

«Online posts had already emerged urging people to gather to protest on Thursday night and dozens were seen shouting pro-democracy slogans in a shopping mall as riot police stood nearby.»

«If Beijing passes the law … how (far) will civil society resist repressive laws?»

«Hong Kong has a constitutional obligation to enact Article 23 “on its own”, but similar laws can be introduced by Beijing separately into an annex of the Basic Law, the city’s mini-constitution»

«Some people are destroying Hong Kong’s peace and stability.»

«Legislation is necessary and the sooner the better»

* * * * * * *

Hong Kong è parte integrante della Cina, e questa è uno stato sovrano, uno ed indivisibile, che quindi non tollera scissioni.

Per anni Pechino ha sopportato pazientemente che ad Hong Kong si succedessero torbidi e vere e proprie sommosse patrocinate e finanziate dai paesi occidentali, in palese violazione della sovranità nazionale.

Adesso sembrerebbero aver perso la pazienza.

Quando i catalani proclamarono la indipendenza dalla Spagna, il governo di Madrid intervenne con l’esercito, arrestò, processò e rinchiuse in carcere i politici catalani separatisti. Nessuno nel blocco europeo osò mettere in dubbio il diritto all’intervento di Madrid.

*


Beijing moves to impose new national security law on Hong Kong after anti-China unrest.

China is set to impose new national security legislation on Hong Kong after last year’s often violent pro-democracy unrest that plunged the city into its deepest turmoil since it returned to Beijing rule in 1997, a Chinese official said on Thursday.

The statement confirmed what three people with direct knowledge of the matter told Reuters, potentially sparking fresh anti-China protests in the freewheeling former British colony, which enjoys many freedoms not allowed on the mainland.

Pro-democracy demonstrators have for years strongly opposed the idea of national security laws, arguing they could erode the city’s high degree of autonomy, guaranteed under the “one country, two systems” formula put in place when it returned to Chinese rule.

“In light of the new circumstances and need, the National People’s Congress (NPC) is exercising its constitutional power” to establish a new legal framework and enforcement mechanism to safeguard national security in Hong Kong, Zhang Yesui, the spokesman for the legislature, said.

He was speaking at a late night briefing on the eve of the start of China’s annual parliamentary session. Further details would be given on Friday, he added.

Hong Kong media outlets reported that the legislation would ban secession, foreign interference, terrorism and all seditious activities aimed at toppling the central government and any external interference in the financial hub.

The legislation, which will be deliberated by the NPC, could be a turning point for its freest and most international city, potentially triggering a revision of its special status in Washington and likely to spark more unrest.

Online posts had already emerged urging people to gather to protest on Thursday night and dozens were seen shouting pro-democracy slogans in a shopping mall as riot police stood nearby.

Opposition democrats said the move would gravely wound Hong Kong’s reputation as a financial centre and its high degree of autonomy.

“If this move takes place, ‘one country, two systems’ will be officially erased,” said democratic lawmaker Dennis Kwok.

“This is the end of Hong Kong,” added Kwok, flanked by other opposition democrats.

Hong Kong people took to the streets last year to protest a now-withdrawn bill that would have allowed extraditions of criminal suspects to mainland China. The movement broadened to include demands for broader democracy amid perceptions that Beijing was tightening its grip over the city.

“If Beijing passes the law … how (far) will civil society resist repressive laws? How much impact will it unleash on to Hong Kong as an international financial centre?” said Ming Sing, political scientist at the Hong Kong University of Science and Technology.

The Hong Kong dollar weakened on the news.

A senior Hong Kong government official said technical details of the move and how it would be implemented remained unclear.

The NPC begins its annual session on Friday after being delayed for months by the coronavirus.

U.S. Secretary of State Mike Pompeo said on May 6 he was delaying the report assessing whether Hong Kong was sufficiently autonomous to warrant Washington’s special economic treatment that has helped it remain a world financial centre.

The delay was to account for any actions at the NPC, he said.

Tension between the two superpowers has heightened in recent weeks, as they exchanged accusations on the handling of the coronavirus pandemic, souring an already worsening relationship over trade.

BYPASS MECHANISM

A previous attempt by Hong Kong to introduce national security legislation, known as Article 23, in 2003 was met with mass peaceful protests and shelved.

Hong Kong has a constitutional obligation to enact Article 23 “on its own”, but similar laws can be introduced by Beijing separately into an annex of the Basic Law, the city’s mini-constitution.

That legal mechanism could bypass the city’s legislature as the laws could be imposed by promulgation by Hong Kong’s pro-Beijing government.

“Some people are destroying Hong Kong’s peace and stability. Beijing saw all that has happened,” pro-establishment lawmaker Christopher Cheung, who is not part of discussions in Beijing, told Reuters.

“Legislation is necessary and the sooner the better.”

Protesters denounce what they see as the creeping meddling in Hong Kong by China’s Communist Party rulers. Beijing denies the charge and blames the West, especially the United States and Britain, for stirring up trouble.

Pubblicato in: Cina

Cina. Hong-Kong. Arrestati gli attivisti separatisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-22.

Cina

Quanti si fossero illusi che i cinesi non avessero buona memoria andranno incontro ad amare disillusioni. Sono gente paziente, e la loro storia insegna come sappiano aspettare fino al momento di regolare i conti, in modo definitivo.

Quando pochi anni or sono il governo della regione della Catalogna, democraticamente eletto, cercò di rendersi indipendente dalla Spagna, il governo centrale fece intervenire l’esercito, arrestare governo e parlamento locale, i membri del quale furono poi processati e condannati a lunghe pene detentive.

Tutto il mondo occidentale, Unione Europea compresa, si schierò compatto con il governo madrileno, decretando in questo modo la fine delle ambizioni catalane.

Nel contempo, tutto il mondo occidentale, e soprattutto l’Unione Europea, appoggiarono senza mezzi termini i separatisti di Hong Kong, arrivando a finanziarne i movimenti ed ad organizzare manifestazioni in tale sede.

La Cina rispose prendendo ferme posizioni sulla inviolabilità del suo territorio patrio, ma secondo la consuetudine millenaria dei loro governi, attendendo con calma il momento propizio per agire.

* * * * * * *

Cina. Hong Kong. La pazienza ha un limite.

Hong Kong. Guarda guarda chi si rivede.

Di questi giorni è arrivata la notizia, proprio mentre occidente ed Unione Europea sono alle prese con problemi di ben altra rilevanza, e sono quindi impossibilitati di reagire.

«Police in Hong Kong have arrested 15 of some of the city’s most high-profile pro-democracy activists»

«The group includes 71-year-old media tycoon Jimmy Lai as well as a number of prominent lawmakers»

«They are accused of organising, taking part in or publicising unauthorised assembles during last year’s mass protests in the Chinese territory»

«They are due to appear in court next month»

«Before the coronavirus outbreak, Hong Kong had witnessed almost weekly demonstrations against a proposal to allow extraditions to the Chinese mainland»

* * * * * * *

Le posizioni basate sul principio dei due pesi e delle due misure riescono a sopravvivere solo quando sono sostenute da una grande forza politica, economica e milita: abbandonate a sé stesse, implodono sotto il peso delle proprie contraddizioni.

*


Hong Kong: High-profile democracy activists arrested

Police in Hong Kong have arrested 15 of some of the city’s most high-profile pro-democracy activists.

The group includes 71-year-old media tycoon Jimmy Lai as well as a number of prominent lawmakers.

They are accused of organising, taking part in or publicising unauthorised assembles during last year’s mass protests in the Chinese territory.

They are due to appear in court next month.

The government has not explained the high-profile arrests but they come days after Beijing’s most senior official in the city called for a new security law to deal with dissent.

Before the coronavirus outbreak, Hong Kong had witnessed almost weekly demonstrations against a proposal to allow extraditions to the Chinese mainland.

While that was later abandoned, the protests morphed into demands for greater democracy and less control from Beijing, and anger against the government remains.

Who was arrested?

Media tycoon Jimmy Lai runs the Apple Daily newspaper, which is frequently critical of the Hong Kong and Chinese leadership.

Mr Lai, who was estimated by Forbes in 2009 to be worth $660m (£512m), was also arrested in February this year on charges of illegal assembly and intimidation.

Democratic Party founder and barrister Martin Lee, 81, was another prominent figure to be detained.

The 81-year-old – who is known as the father of Hong Kong democracy – said he was “very much relieved” by his arrest, according to AFP news agency.

“For so many years, so many months, so many good youngsters were arrested and charged, while I was not arrested. I feel sorry about it,” he added.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Guardando la ripresa, la Helicopter Money potrebbe essere necessaria.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-30.

Minosse & Macron

A momento attuale la priorità è quella sanitaria, ossia combattere la pandemia, costi quel che costi.

È tuttavia importante l’interrogarsi sul cosa fare dopo, ad epidemia domata.

Ogni crisi economica ha la sua propria genesi e le sue proprie caratteristiche, da cui consegue come gli strumenti utilizzabili per favorire la ripresa debbano essere valutati volta per volta. L’uso di ogni strumento ha infatti i suoi pro ed i suoi contro: infine tutto ha un costo che deve prima o poi essere pagato, incombenza per nulla gradita.

Per le banche centrali si prospetta il dilemma se finanziare i debiti pubblici, già molto elevati in occidente, oppure direttamente i cittadini. L’esperienza insegna infatti che di norma all’incremento del debito pubblico ben poco arriva nelle tasche dei Contribuenti: gli stati si appropriano di risorse che poi non sanno utilizzare né lasciano utilizzare.

* * * * * * *

«ormai è un fatto acclarato che questo shock “sia assolutamente diverso” dalle crisi precedenti.»

«quantitative easing cui ricorrere quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero e l’economia non si riprende dalla recessione. È proprio il caso di queste settimane: le banche centrali sono intervenute tutte per ridurre il costo del denaro e incentivare così il ricorso ai prestiti da parte di famiglie e imprese.»

«Ma così come i mercati, i consumatori ovviamente non rispondono a tali stimoli: d’altronde, un miliardo di persone è in isolamento a casa e i negozi sono chiusi. E prima che i consumi riprendano quota, quando quest’incubo sarà finito, ci vorrà tantissimo tempo.»

«Come il Qe, comporta essenzialmente la creazione di moneta da parte delle banche centrali per espandere l’offerta. Tuttavia, l’effetto dell’”helicopter money” sul bilancio della banca centrale è diverso rispetto a quello dell’allentamento quantitativo»

«In base al Qe, infatti, le banche centrali creano riserve acquistando obbligazioni o facendo altre attività finanziarie, effettuando un “asset swap“. Ma, mentre lo swap è reversibile, l’”helicopter money” non lo è perché le banche centrali danno via i soldi creati.»

«Ma, certamente, se applicato, il metodo ‘helicopter money’ è assai costoso.»

«due questioni politiche distinte. …. La prima è come finanziare lo stimolo: deve essere la banca centrale a pagarlo attraverso il finanziamento monetario diretto, stampando fisicamente il denaro, o i governi devono prendere in prestito il denaro nel solito modo? La seconda è come il denaro viene poi distribuito.»

«Comunque ora, l’helicopter money è già realtà nel senso che elargizioni dirette di denaro contante sono state fatte ad esempio a febbraio, quando il governo di Hong Kong ha deciso di trasferire 1.270 dollari a tutti i residenti finanziariamente colpiti dall’epidemia»

«E prima ancora nel tempo, altri governi hanno inviato assegni a tutti i cittadini come il presidente George W. Bush. La differenza è che nelle recessioni del 2001 e del 2008 l’intenzione era quella di stimolare la domanda, oggi è quella di mettere il denaro nelle mani di persone che perderanno il lavoro” e prevenire una “recessione economica a cascata”.»

«La Germania e altri paesi hanno avuto successo ad esempio con il sovvenzionamento del Kurzarbeit, dove i datori di lavoro sono pagati per mantenere i dipendenti sul libro paga ma l’orario di lavoro viene drasticamente ridotto»

«I lavoratori che sono stati licenziati, quelli che hanno visto un taglio di ore e i lavoratori autonomi riceverebbero un gradito aumento di reddito.»

«Secondo una proposta del Dipartimento del Tesoro pubblicata dal Washington Post, gli esborsi avverrebbero in due fasi, il 6 aprile e il 18 maggio, ciascuna del valore di 250 miliardi di dollari, con un importo preciso che varia a seconda del reddito e della dimensione della famiglia. Molti americani riceverebbero 1.000 dollari in ogni rata»

* * * * * * *

Gli effetti di questa pandemia sono devastanti e la ripresa sarà tutto fuorché facile. Alla fine, tutta questa immensa mole di denaro generato dal nulla dovrà ben essere bruciata, e molti purtroppo ne resteranno ustionati.

*


Sarà l’helicopter money a salvare l’economia dal coronavirus?

Mettere denaro direttamente nelle tasche dei cittadini. Cos’è, chi ha inventato e come funziona la teoria, nata cinquant’anni fa, che potrebbe presto diventare realtà a seguito dell’impatto economico della pandemia.

Prima del coronavirus, rappresentava la classica teoria di cui, quando se ne faceva cenno in contesti economici, il sorrisino sardonico tra gli esperti era d’obbligo: come se fosse un mero esercizio di fantasia, e nulla di applicabile. Ora, invece, sta prendendo rapidamente quota e anzi in alcuni Paesi è già realtà mentre gli Stati Uniti ci stanno seriamente pensando e potrebbe diventare presto operativa.

Insomma, l’economia globale è ormai in ginocchio a causa del coronavirus e le discussioni si animano non soltanto sulle stime dell’impatto che la pandemia avrà in termini di Pil ma anche sul ‘dopo’. Cioè, come ridaremo fiato ai consumi, praticamente azzerati? 

Anche il Financial Times è intervenuto nelle ultime settimane sottolineando come un numero sempre crescente di economisti stia abbracciando la teoria dell'”Helicopter Money“, ovvero il trasferimento di pura liquidità nei conti correnti dei cittadini.

Helicopter money o Quantitative easing?

Tecnicamente, si tratta di un’alternativa al quantitative easing cui ricorrere quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero e l’economia non si riprende dalla recessione. È proprio il caso di queste settimane: le banche centrali sono intervenute tutte per ridurre il costo del denaro e incentivare così il ricorso ai prestiti da parte di famiglie e imprese.

Ma così come i mercati, i consumatori ovviamente non rispondono a tali stimoli: d’altronde, un miliardo di persone è in isolamento a casa e i negozi sono chiusi. E prima che i consumi riprendano quota, quando quest’incubo sarà finito, ci vorrà tantissimo tempo.

È una misura di grande effetto. Come il Qe, comporta essenzialmente la creazione di moneta da parte delle banche centrali per espandere l’offerta. Tuttavia, l’effetto dell’”helicopter money” sul bilancio della banca centrale è diverso rispetto a quello dell’allentamento quantitativo.

In base al Qe, infatti, le banche centrali creano riserve acquistando obbligazioni o facendo altre attività finanziarie, effettuando un “asset swap“. Ma, mentre lo swap è reversibile, l’”helicopter money” non lo è perché le banche centrali danno via i soldi creati.

Alle sue origini 

Non è certo una teoria dell’ultima ora, essendo nata cinquant’anni fa, e precisamente nel 1969, dall’allora premio Nobel per l’Economia Milton Friedman. Egli teorizzò un “lancio di denaro da un elicottero” necessario, all’epoca, per far ripartire l’inflazione. Gli economisti erano soprattutto preoccupati per gli effetti del ‘boom’ e il ripiegamento dei prezzi e, in generale, del mondo in via di sviluppo. Il concetto venne poi rispolverato nei primi anni Duemila, dopo la crisi scaturita dalla bolla speculativa tra il 1991 e il 1992.

Nel 2002, Ben Bernanke, che diventò poi presidente della Fed, si disse dello stesso avviso: l'”helicopter drop” o “helicopter money” poteva sempre essere usato per prevenire la deflazione.

Ma ora, di fronte allo scenario economico da coronavirus, come ha sintetizzato Robert Chote, presidente dell’Office of Budget Responsability britannico, ci troviamo in una “situazione di guerra”. E, intervistata dal FT, Beatrice Weder di Mauro, accademica e imprenditrice svizzera che attualmente è docente di economia presso l’Istituto di studi internazionali e di sviluppo di Ginevra, osserva che ormai è un fatto acclarato che questo shock “sia assolutamente diverso” dalle crisi precedenti. 

Il risultato è che una serie di idee politiche che una volta erano campo di discussione di un piccolo numero di cani sciolti e limitate a discussioni puramente teoriche sono al centro dell’attenzione.

I costi

L’obiettivo comune ai governi delle grande economie occidentali, ricorda il Ft, è quello che “nessuno dovrebbe perdere il proprio lavoro o il proprio reddito a causa del virus”. Ma, certamente, se applicato, il metodo ‘helicopter money’ è assai costoso.

Per questo motivo, “dobbiamo essere disposti ad accettare disavanzi fiscali sulla scala del 2009”, dice Adair Turner, l’ex capo della Financial Services Authority del Regno Unito. Data la necessità di grandi disavanzi fiscali il dibattito sull’helicopter Money, spiega Turner, comporta in realtà due questioni politiche distinte.

La prima è come finanziare lo stimolo: deve essere la banca centrale a pagarlo attraverso il finanziamento monetario diretto, stampando fisicamente il denaro, o i governi devono prendere in prestito il denaro nel solito modo? La seconda è come il denaro viene poi distribuito. 

Allo stato attuale, mentre ne discutono economisti e politici, le banche centrali non si sono ancora esplicitamente offerte di monetizzare i disavanzi, ma hanno aperto i rubinetti sui grandi programmi di acquisto di nuove attività per comprare l’eccesso di obbligazioni.

Nella zona euro, ricorda il Ft, si discute sull’emissione di ‘corona bond‘ o sull’aumento delle linee di credito del Meccanismo europeo di stabilità, il fondo di salvataggio dell’Unione monetaria per i sovrani, nella speranza che la Banca centrale europea mantenga basso il costo di tali prestiti.

Secondo alcuni esperti, devono essere le banche centrali a finanziare direttamente i disavanzi pubblici. Una soluzione cui fa accenno, spesso nei suoi interventi, proprio Bernanke. Da quando ha lasciato la Fed, ha pubblicamente sostenuto che “in certe circostanze estreme” il finanziamento monetario della spesa per deficit fiscale “può essere la migliore alternativa disponibile”. 

L’helicopter money, oggi

Comunque ora, l’helicopter money è già realtà nel senso che elargizioni dirette di denaro contante sono state fatte ad esempio a febbraio, quando il governo di Hong Kong ha deciso di trasferire 1.270 dollari a tutti i residenti finanziariamente colpiti dall’epidemia. Anche Singapore ha previsto piccoli pagamenti in contanti a tutti i cittadini.

E negli Stati Uniti si sta facendo accenno ad un supporto per l’invio di assegni direttamente a tutti gli americani, idea sostenuta ad esempio dagli ex consulenti economici dei presidenti Barack Obama e George W. Bush. Il Ft ricorda che il presidente Donald Trump e il suo segretario del Tesoro Steven Mnuchin l’hanno proposta, e i senatori l’hanno considerata nella legge sulle misure di stimolo attualmente all’esame del Congresso.

In realtà, evidenzia l’analisi del Ft, prima del coronavirus queste idee non convenzionali stavano già guadagnando terreno perché la crisi finanziaria, le crescenti disuguaglianze e la paura dell’automazione tecnologica che causa la disoccupazione avevano già suscitato un crescente interesse per nuovi approcci politici.

Non solo, ma ci sono già dei precedenti. Ad esempio, sostiene Eric Lonergan, un gestore dei fondi, interpellato da Ft, l”helicopter money’ è già qui, nel senso che “una banca centrale effettua trasferimenti al settore privato”.

Ad esempio, la Bce ora offre prestiti alle banche a un tasso d’interesse più basso, a certe condizioni, di quello che le banche ricevono sulle riserve detenute in deposito presso la Bce. “Questo margine è un vero e proprio trasferimento fiscale finanziato con denaro” afferma aggiungendo che tale margine può essere ampliato e legato a condizioni che di fatto trasferiscono il sussidio ai privati.

E prima ancora nel tempo, altri governi hanno inviato assegni a tutti i cittadini come il presidente George W. Bush. La differenza è che nelle recessioni del 2001 e del 2008 l’intenzione era quella di stimolare la domanda, oggi è quella di mettere il denaro nelle mani di persone che perderanno il lavoro” e prevenire una “recessione economica a cascata”.

Per gli economisti, l’atteggiamento dovrebbe essere: siamo in guerra con questa pandemia, vinceremo questa guerra, e i deficit a due cifre sono un prezzo che vale la pena pagare.

Il caso della Germania (e di altri Paesi)

Ci sono comunque alcuni paesi in cui l’elargizione diretta di denaro contante è considerata meno importante perché dispone di sistemi di benefici più sofisticati e generosi. La Germania e altri paesi hanno avuto successo ad esempio con il sovvenzionamento del Kurzarbeit, dove i datori di lavoro sono pagati per mantenere i dipendenti sul libro paga ma l’orario di lavoro viene drasticamente ridotto.

Sia quel che sia, la caratteristica di questa recessione è diversa da quella che l’ha preceduta. I governi e le banche centrali stanno lottando duramente per proteggere le imprese dagli effetti dell’epidemia di coronavirus. Eppure i loro sforzi – agevolazioni fiscali, tagli dei tassi e acquisti di obbligazioni, prestiti e sovvenzioni – non hanno alcuna speranza di stimolare la domanda dei consumatori quando vaste fasce della popolazione sono costrette alla quarantena.

Gli effetti per chi sponsorizza questa manovra

I sostenitori dell’helicopter money, in questa situazione, affermano che sarebbe una vera e propria boccata d’ossigeno. I lavoratori che sono stati licenziati, quelli che hanno visto un taglio di ore e i lavoratori autonomi riceverebbero un gradito aumento di reddito. 

Le imprese, nel frattempo, potrebbero pianificare con più fiducia, sapendo che i consumatori avranno denaro extra da spendere una volta terminato l’isolamento.

Ci sarebbe anche una luce alla fine del tunnel per gli investitori. Se ai mercati finanziari verrà dato motivo di credere che i consumi futuri possano compensare il crollo di oggi, si potrebbe ripristinare il morale degli investitori. Ciò detto, il Financial Times aggiunge che ci sarà bisogno di una data di scadenza. Anche i pagamenti dovrebbero essere scaglionati. E sarebbe questo l’orientamento che si prepara a seguire l’amministrazione Usa.

Secondo una proposta del Dipartimento del Tesoro pubblicata dal Washington Post, gli esborsi avverrebbero in due fasi, il 6 aprile e il 18 maggio, ciascuna del valore di 250 miliardi di dollari, con un importo preciso che varia a seconda del reddito e della dimensione della famiglia. Molti americani riceverebbero 1.000 dollari in ogni rata, sempre secondo il Washington Post.

In alternativa, il denaro extra potrebbe anche essere fornito sotto forma di voucher, permettendo ai destinatari di spenderlo a loro piacimento – sia che si tratti di vacanze, di biglietti teatrali o di un pasto al caffè locale. Fondamentalmente, il buono dovrà essere accompagnato da una garanzia che non sarà recuperato in futuro attraverso l’aumento delle tasse. Altrimenti, il conto della recessione sarà sempre altissimo. 

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario

Hong Kong. Indice Hang Seng -4.42%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-23.

2020-02-23__Hang Seng 001

Borsa, Hong Kong crolla in avvio a -5%

L’indice Hang Seng scivola a 21.659,55 punti.

La Borsa di Hong Kong segna un tonfo in apertura, tra l’avanzata del coronavirus su scala globale e il fallimento del primo voto procedurale al Senato statunitense sul pacchetto anti pandemia da 1.600 miliardi di dollari: l’indice Hang Seng cede il 5,02%, scivolando a 21.659,55 punti.

Pubblicato in: Cina

Xi istituisce una borsa a Macau sostituendo quella di Hong Kong.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-15.

Homg Kong - Macau 001

I cinesi sono gente molto paziente, che ama parlare sottovoce usando termini sempre moderati.

«Nei prossimi giorni si celebrano i 20 anni del ritorno di Macao alla Cina …. dal Portogallo»

«Per l’occasione Xi vuole annunciare il piano per renderla un hub finanziario …. Il tutto all’interno del fondamentale della Greater Bay Area, il progetto di creazione di una mega area tra Guangdong e le due ex colonie che dovrebbe diventare un immenso hub tecnologico e finanziario»

«La Cina pensa a come risolvere il problema Hong Kong. Non solo a livello di ordine pubblico, con le proteste che continuano ormai da oltre sei mesi, ma anche a livello economico e commerciale»

«La rivolta sta infatti costando cara sia al pil dell’ex colonia britannica, che rischia di perdere l’importante status di veicolo finanziario tra Pechino e l’Occidente»

«Ma, a disposizione della Repubblica Popolare Cinese, c’è anche un’altra regione autonoma ed ex colonia: si tratta di Macao»

«E dal 18 al 20 dicembre il presidente Xi Jinping sarà di persona nella città conosciuta soprattutto per i suoi casinò e le sue possibilità di intrattenimento. Ebbene, la possibilità sempre più concreta è che Macao possa diventare una sorta di “nuova Hong Kong”, con il dirottamento di almeno una parte di asset finanziari»

«Xi annuncerà durante la sua visita l’apertura di una Borsa di Macao basata sullo yuan»

«L’istituzione del nuovo listino è stata richiesta dalla stessa regione autonoma, che sta provando a diversificare la sua economia per slegarla dalle tasse pagate dai colossi del gioco d’azzardo»

«Così come l’ex colonia britannica, anche quella portoghese è sotto la sovranità di Pechino sotto l’ombrello del principio “un paese, due sistemi”»

«Con la differenza che a Macao non c’è nessuna rivolta, al contrario di Hong Kong, e i rapporti con Pechino sono buoni»

«L’intenzione è quella non solo di istituire una nuova Borsa ma anche di includere Macao nella Asian Infrastructure Investment Bank»

«Il tutto all’interno del fondamentale della Greater Bay Area, il progetto di creazione di una mega area tra Guangdong e le due ex colonie che dovrebbe diventare un immenso hub tecnologico e finanziario»

* * * * * * *

Con una manovra del genere non solo si incapsulerebbe Hong Kong, ma si darebbe la stura ad un polo finanziario interamente cinese.

Una nota di non poca importanza.

Se è vero che a Macau la classe colta parla una ragionevole inglese, la gran massa della popolazione parla mandarino. E questo è un severo ostacolo alla penetrazione occidentale a Macau. In occidente sono infatti pochissime le persone che parlano cinese.

*


Cina, Macao avrà la sua Borsa. Xi vuole renderla la nuova Hong Kong

Nei prossimi giorni si celebrano i 20 anni del ritorno di Macao alla Cina. Per l’occasione Xi vuole annunciare il piano per renderla un hub finanziario

La Cina pensa a come risolvere il problema Hong Kong. Non solo a livello di ordine pubblico, con le proteste che continuano ormai da oltre sei mesi, ma anche a livello economico e commerciale. La rivolta sta infatti costando cara sia al pil dell’ex colonia britannica, che rischia di perdere l’importante status di veicolo finanziario tra Pechino e l’Occidente. Ma, a disposizione della Repubblica Popolare Cinese, c’è anche un’altra regione autonoma ed ex colonia: si tratta di Macao.

Proprio nei prossimi giorni si celebrano i 20 anni della restituzione di Macao dal Portogallo alla Cina. E dal 18 al 20 dicembre il presidente Xi Jinping sarà di persona nella città conosciuta soprattutto per i suoi casinò e le sue possibilità di intrattenimento. Ebbene, la possibilità sempre più concreta è che Macao possa diventare una sorta di “nuova Hong Kong”, con il dirottamento di almeno una parte di asset finanziari.

Secondo voci insistenti, infatti, Xi annuncerà durante la sua visita l’apertura di una Borsa di Macao basata sullo yuan. L’istituzione del nuovo listino è stata richiesta dalla stessa regione autonoma, che sta provando a diversificare la sua economia per slegarla dalle tasse pagate dai colossi del gioco d’azzardo. D’altra parte, il vantaggio di Pechino nel trasformare Macao in un centro finanziario offshore potrebbe proprio essere quello di ridurre il ruolo di Hong Kong. 

Così come l’ex colonia britannica, anche quella portoghese è sotto la sovranità di Pechino sotto l’ombrello del principio “un paese, due sistemi”. Con la differenza che a Macao non c’è nessuna rivolta, al contrario di Hong Kong, e i rapporti con Pechino sono buoni. L’intenzione è quella non solo di istituire una nuova Borsa ma anche di includere Macao nella Asian Infrastructure Investment Bank. Secondo questo progetto, Macao e la città di Shenzhen potrebbero riuscire a ovviare almeno in parte ai problemi causati da Hong Kong.

Il tutto all’interno del fondamentale della Greater Bay Area, il progetto di creazione di una mega area tra Guangdong e le due ex colonie che dovrebbe diventare un immenso hub tecnologico e finanziario. Un ponte verso l’Asia e verso il resto del mondo. Quello che ha sempre rappresentato Hong Kong, appunto.

Pubblicato in: Cina, Criminalità Organizzata

Hong Kong. Inizia il redde rationem. Non sarà per nulla indolore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-20.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

La pazienza dei cinesi è proverbiale e l’imbecillità dei rivoltosi abissale.

Arroccandosi nel Politecnico di Hong Kong, quasi fosse stato fortezza inespugnabile, hanno ripetuto l’errore di Vercingetorige ad Alessia. Alla polizia cinese è bastato stare ferma e calma, aspettando che avessero fame, e quindi si arrendessero.

L’obiettivo era quello di prenderli vivi, per poterli interrogare in tutta tranquillità.

Da fonti solitamente molto bene informate, i terroristi arrestati hanno iniziato a vuotare rapidamente il sacco: nomi, cognomi, indirizzi, mandanti, denaro ricevuto e da chi, etc. Dimessa l’usuale tracotanza di una inverosimile impunità e di un pronto aiuto straniero, stanno razionalizzando che li aspettano condanne dai venti ai quaranta anni di lavori forzati. Al contrario dell’occidente, in Cina il teppismo violento ed il terrorismo armato sono gravi reati.

Il frutto degli interrogatori è stato rapido: altri 1,1000 terroristi sono stati arrestati, ed a loro volta stanno collaborando con gli inquirenti.

* * * * * * *

«Cina, costituzionalità è nostra competenza»

«Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.»

«Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università.»

«Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione»

«Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.»

«i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia»

«La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa»

«”Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi»

* * * * * * *

Bene.

La situazione inizia a schiarirsi e, senza il nucleo duro degli irriducibile, la sommossa di Hong Kong i terroristi rivoltosi sembrerebbero essere sulla via del declino.

*


Hong Kong, Carrie Lam punta a ‘soluzione pacifica’

Cina, costituzionalità è nostra competenza

Sono circa 30 i manifestanti che hanno lasciato questa mattina il Politecnico di Hong Kong, sotto l’assedio della polizia da oltre due giorni. Secondo il network pubblico Rthk, gli studenti si sono arresi alla polizia intorno alle 10:00 (le 3:00 in Italia), chiedendo aiuto al personale paramedico che ha fornito coperte d’emergenza e sedie a rotelle. Quasi contestualmente, la governatrice Carrie Lam ha detto in conferenza stampa che oltre 100 persone erano ancora arroccate nel campus, mentre 600 erano andate via, tra cui 200 minori.

Carrie Lam si è detta “molto preoccupata per la pericolosa situazione” del Politecnico assediato dalla polizia, puntando ad avere “una soluzione pacifica” per superare lo stallo. 

La governatrice ha assicurato che non c’è la necessità di chiedere aiuto all’Esercito di liberazione popolare, le forze armate di Pechino, fino a quando il suo governo e la polizia riusciranno a gestire con competenza le violente turbolenze nella città. In conferenza stampa, la Lam ha invitato i cittadini a “non dare interpretazioni eccessive” al gesto dei soldati cinesi che sabato hanno aiutato a rimuove mattoni e detriti dalle strade. Un gesto che la Lam ha definito “non inconsueto”.
La Lam ha spiegato che tra le 600 persone andate via dal campus, c’erano anche 200 minori: la resa senza condizioni annunciata dalla polizia include l’immediato arresto una volta usciti dalla struttura, ma la governatrice ha detto che i manifestanti con meno di 18 anni sarebbero stati solo identificati, senza escludere possibili indagini future. Per i 400 residui, invece, sono scattate subito le manette. “Useremo ogni strumento possibile per continuare a convincere e a organizzare per quanti sono rimasti l’uscita dal campus il prima possibile in modo che tutta la vicenda possa finire in modo pacifico”, ha aggiunto la governatrice. A tal proposito, “l’obiettivo può essere raggiunto solo con la piena cooperazione dei manifestanti: i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia”.
La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa. “Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi.

*


Hong Kong, la resa degli irriducibili: al Politecnico la gogna degli studenti

L’assedio dell’università è alle battute finali dopo tre giorni di battaglia: altri 400 ragazzi maggiorenni arrestati. La polizia mostra alle telecamere la sfilata degli sconfitti.

Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.

Acqua e frecce

Si calcola che all’interno della fortezza PolyU oggi siano rimasti tra i 100 e i 200 irriducibili. C’è una trattativa in corso per evitare un nuovo scontro nello sgombero inevitabile, ora che hanno quasi esaurito frecce, mattoni, bottiglie incendiarie e anche acqua potabile.

I minorenni accompagnati

Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università. Ci dice uno di loro, in maglietta bianca e pantaloncini da spiaggia che ha appena telefonato a casa con lo smartphone: «Non mi arrestano, ho 17 anni. Però potrebbero incriminarmi dopo, così mi hanno spiegato». Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione.

La strategia

Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.

La signora che urla: «Tenete duro»

Ci sono anche cittadini di Hong Kong allo slargo dove si sta svolgendo la resa degli ultimi studenti di PolyU. Partono grida di solidarietà da una signora col volto coperto da una mascherina nera: «Ga yau», che in cantonese significa aggiungi olio, tieni duro! È diventato uno degli slogan della protesta democratica. È scesa la notte ora a Hong Kong. Un centinaio di ragazzi sono ancora dentro il campus, incerti sulla prossima mossa: resa o tentativo disperato di fuga? La governatrice Carrie Lam si congratula con la polizia e dice che l’ordine è di lasciar andare a casa i ragazzini e bloccare solo gli altri. Ora gioca la carta della brava madre di famiglia.

*

Hong Kong: ieri arrestate 1.100 persone

Trovate oltre 3.900 molotov alla Chinese University

La polizia di Hong Kong ha eseguito ieri circa 1.100 arresti, in una delle giornate più difficili da quando sono iniziate le proteste pro-democrazia quasi 6 mesi fa. Nel corso delle ispezioni, ha spiegato un portavoce, sono state ritrovate oltre 3.900 molotov nella Chinese University of Hong Kong. Dai suoi laboratori, così come da quelli del Politecnico, sono state portate via pericolose sostanze chimiche. La governatrice Carrie Lam ha parlato di università diventate “fabbriche di armi”.