Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spread Grecia – Italia. 12 punti base.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-02.

2019-10-29__Grecia pil 001

La situazione greca sta migliorando. Il pil negli ultimi tre anni è salito mediamente dell’1.9% annuo, anche se nel 2018 il rapporto debito / pil era salito al 181.10%.

«Da non sottovalutare poi la promozione della Grecia da parte di Standard & Poor’s, che ha rivisto al rialzo il rating a «BB-» dal precedente «B» confermando altresì il giudizio di breve a «B».»

«L’outlook positivo, le future riforme strutturali e la possibile ulteriore riduzione delle esposizione deteriorate nel sistema bancario: sono questi gli elementi che hanno stimolato l’ottimismo dell’agenzia.»

«Al momento in cui si scrive, il rendimento del titolo di Stato decennale nostrano sta scambiando intorno all’1,092%, in calo di circa un punto percentuale. Allo stesso tempo, lo yield del titolo ellenico sta scendendo all’1,21%.»

«Per tutti questi ordini di motivi lo spread Grecia-Italia si è ridotto intorno ai 12 punti tra ieri e oggi. Se il trend si mostrerà costante potremmo presto essere in grado di assistere a un vero e proprio sorpasso»

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Non serve andare molto lontano per comprendere il motivo di tutto ciò.

La gente inizia a fidarsi della Grecia, mentre non si fida per nulla dell’Italia: tutto qua.

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Spread Grecia-Italia crolla da 1.000 a 12 punti base: che succede?

Lo spread tra la Grecia e l’Italia è praticamente crollato vicino ai 10 punti base. Cosa sta succedendo?

Nel corso degli ultimi anni lo spread tra Italia e Grecia è letteralmente crollato.

Il differenziale di rendimento fra titoli di Stato decennali ha toccato picchi di mille punti nel corso del 2016. Poi però le cose sono cambiate e questi dati (impressionanti) hanno iniziato a confrontarsi con cifre decisamente più contenute.

Solo per fare un esempio, nella giornata di ieri, lunedì 28 ottobre, lo spread Italia-Grecia si è avvicinato minacciosamente alla soglia dei 10 punti base, ma perché?

Spread Italia-Grecia giù: che succede?

Al momento in cui si scrive, il rendimento del titolo di Stato decennale nostrano sta scambiando intorno all’1,092%, in calo di circa un punto percentuale. Allo stesso tempo, lo yield del titolo ellenico sta scendendo all’1,21%.

Di conseguenza, lo spread tra la Grecia e l’Italia sta viaggiando sulla soglia dei 12 punti base. I motivi? Molteplici.

Sicuramente sull’andamento dell’obbligazionario nostrano ha giocato un ruolo fondamentale l’esito delle elezioni in Umbria, che ha nuovamente messo a repentaglio la tenuta dell’esecutivo giallorosso. In una sola giornata (quella di ieri) lo spread BTP-Bund è tornato a toccare punte di 150 punti base, complice la risalita dei rendimenti nostrani e l’aumento del rischio.

Da non sottovalutare poi la promozione della Grecia da parte di Standard & Poor’s, che ha rivisto al rialzo il rating a «BB-» dal precedente «B» confermando altresì il giudizio di breve a «B».

L’outlook positivo, le future riforme strutturali e la possibile ulteriore riduzione delle esposizione deteriorate nel sistema bancario: sono questi gli elementi che hanno stimolato l’ottimismo dell’agenzia.

Per tutti questi ordini di motivi lo spread Grecia-Italia si è ridotto intorno ai 12 punti tra ieri e oggi. Se il trend si mostrerà costante potremmo presto essere in grado di assistere a un vero e proprio sorpasso.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Turkia starebbe per convogliare milioni di rifugiati in Europa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-10.

Juncker 004

Come i bambini di prima asilo, così la dirigenza europea uscente aveva deciso di non dover più parlare con Mr Erdogan, reo di aver perpetrato tutto ciò che i liberal socialisti ritengono essere orrendi crimini: figurarsi che Mr Erdogan non abbia accolto festosamente l’ideologia liberal socialista.

Quindi fu messo in atto un severo ostracismo.

Peccato che la Turkia faccia parte della Nato, sia proprietaria dei Dardanelli e, cosa che più interessa l’Unione Europea da vicino, è ricolma di ogni sorta di migranti, che al momento alloggia e mantiene a sue spese. Non sa più né dove metterli né cosa farsene.

Nel 2016 l’Unione Europea aveva dato alla Turkia sei miliardi di euro: fu un obolo della misericordia, del tutto inadeguato.

Adesso Mr Erdogan è stanco di essere preso in giro dal borracho europeo ha fatto sommessamente presente che potrebbe incanalarli tutti e quanti al confine greco, quindi nell’Unione Europea.

«German Interior Minister Horst Seehofer has called on the EU to do more to support Turkey and avoid another refugee crisis»

«If nothing is done, he said, the crisis may become “even greater than four years ago.”»

«German Interior Minister Horst Seehofer has warned of a larger influx of refugees than that seen in Europe in 2015»

«We have to help our European partners even more in patrolling the EU’s external borders; we have left them alone for too long,” Seehofer told the Bild am Sonntag newspaper, referring not only to Greece but also to Spain and Italy. “If we don’t, we will once again see a refugee wave like in 2015 — maybe even greater than four years ago”»

«Turkey is doing a great deal in welcoming refugees,” Seehofer said. “It is also in our interests, but it is clear that we cannot manage the future with the resources of the past»

«Seehofer had said earlier that Germany would take in a quarter of all asylum-seekers rescued while attempting the dangerous journey across the Mediterranean Sea to reach the EU. The statement attracted sharp criticism from some of Germany’s Christian Democrats and the Free Democrats (FDP), who said that the proposal could draw even more migrants to Europe»

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Orbene. Con un conto approssimato per difetto, Mr Erdogan ospita al momento più di cinque milioni di migranti.

Un bel giorno Mr Erdogan perderà la pazienza e li convoglierà tutti in Grecia, facendo così felici i tedeschi che bramano e concupiscono l’avere ancora qualche milionata di migranti. Potrebbe essere l’ultima eredità lasciata da Frau Merkel.

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Deutsche Welle. 2019-10-07. Germany’s Horst Seehofer warns of ‘refugee wave’ bigger than in 2015

German Interior Minister Horst Seehofer has called on the EU to do more to support Turkey and avoid another refugee crisis. If nothing is done, he said, the crisis may become “even greater than four years ago.”

German Interior Minister Horst Seehofer has warned of a larger influx of refugees than that seen in Europe in 2015. He made the statement during an official visit to Greece.

Traveling with incoming European Commission President Ursula von der Leyen, Seehofer also said the EU had to do more to support Turkey so that refugees did not attempt the often dangerous crossing to Greece.

“We have to help our European partners even more in patrolling the EU’s external borders; we have left them alone for too long,” Seehofer told the Bild am Sonntag newspaper, referring not only to Greece but also to Spain and Italy. “If we don’t, we will once again see a refugee wave like in 2015 — maybe even greater than four years ago.”

Seehofer said Europe had to avoid a crisis for which it was unprepared, as it had been in 2015. He clarified that he had “the full support” of Chancellor Angela Merkel, with whom he has publicly differed on refugee policy in the past.

Seehofer: Turkey needs more help

In a separate interview with the Welt am Sonntag newspaper, Seehofer also said the EU had to do more to assist Turkey in dealing with the millions of refugees that have entered the country since the start of the Syrian war in 2011.

“Turkey is doing a great deal in welcoming refugees,” Seehofer said. “It is also in our interests, but it is clear that we cannot manage the future with the resources of the past.”

In 2016, the EU agreed to give Turkey €6 billion ($6.59 billion) in aid for projects devoted to Syrian refugees. However, since then, Ankara has been accused of not sticking to its side of the deal to take back asylum-seekers.

During a two-day trip this week, Seehofer traveled to both Turkey and Greece, where he held talks with government representatives, hoping to broker a strong deal on refugees and border controls.

Finding a solution

Seehofer had said earlier that Germany would take in a quarter of all asylum-seekers rescued while attempting the dangerous journey across the Mediterranean Sea to reach the EU.

The statement attracted sharp criticism from some of Germany’s Christian Democrats and the Free Democrats (FDP), who said that the proposal could draw even more migrants to Europe.

But EU Migration Commissioner Dimitris Avramopoulos rejected the criticism. “I disagree,” Avramopoulos told the Funke newspaper group. Seehofer’s proposal should not be seen in isolation from all other asylum-related efforts in the EU, said the commissioner.

“Our primary goal is to reduce irregular arrivals, fight smugglers and facilitate the repatriation of irregular migrants — and save lives as well as open legal channels for those in need of protection,” he said.

Avramopoulos says he’s confident that a solution can be found during the meeting of the EU interior ministers on Tuesday. “I sense there is momentum. More and more member states recognize that there must be predictable, temporary arrangements for the accommodation of asylum-seekers after their disembarkation.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. Il punto di vista cinese. Mitsotakis aprirebbe un settore di interesse.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-15.

email marino - marino -

Gli interessi cinesi nel vecchio continente stanno incrementando giorno dopo giorno e, lentamente ma fermamente, al rapporto commerciale si unisce una sempre maggiore presenza politica. La Cina è già presente con molte iniziative, che spaziano dal Belt & Road al Cee, ma abbastanza sicuramente le sue ambizioni politiche future sono di gran lunga superiori a quanto siano quelle attuali.

Dal punto di vista cinese, un’Unione Europea conflittuale, politicamente debole ed instabile, economicamente stagnante, altamente condizionata dalle ideologie che professa, è l’ideale degli ideali.

China Org presenta un’analisi puntuale ed obiettiva della situazione.

«In 2015, Syriza, an anti-capitalist coalition in Greece led by Alexis Tsipras, was elected to oppose the severe austerity policies being imposed by the EU, international banks and the IMF to deal with the Greek financial crisis»

«However, Syriza’s determination to carry out the public will collapsed overnight, dashing hopes, and condemning the country to four years of swingeing cuts and economic despair. Syriza became the agent of capitalist austerity policies, leading to the impoverishment of millions»

«As a consequence, in the Greek General Election held on July 7, the conservative New Democracy party led by Kyriakos Mitsotakis returned to office with an outright majority. Voter turnout was 57%, lowest since the end of military rule in 1974, surely reflecting general political disillusionment. The New Democracy vote rose from 28% to 40% while Syriza secured 32%, a decline of 3.5% compared to 2015»

«Tsipras called a referendum …. Despite a massive propaganda campaign by pro-business media in Greece and internationally, the people voted “No” by a margin of 60-40. Yet, days later, the government ignored the people’s vote and capitulated, ushering in four years of austerity and poverty»

«The first loans from the Troika were used to pay off the billions of Greek government debt held by French and German banks»

«More debt was raised to pay off old debt. None of this money went to alleviating the suffering of the Greek people, whose living standards plummeted. The economy shrank by 30%, pensions and wages fell 40%; hundreds of thousands of young people emigrated, and public services and related jobs were decimated»

«However, Eurozone economic growth barely crept above 2% a year and is now slowing down again»

«Now, the program of the Mitsotakis government is to privatize, reduce taxes for the rich and encourage foreign investment, while keeping wages and pensions low and government services to a bare minimum.»

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Il programma di Mr Mitsotakis sembrerebbe essere l’unico al momento possibile: fare di tutto per ricostituire una classe di persone ricche, le quali a suo tempo impiegheranno le ricchezze accumulate per investimenti nel comparto produttivo. Nei fatti, se anche avesse voluto, il governo non disporrebbe di ricchezze da ridistribuire, sempre poi che tale funzione spetti al governo.

Questa conclusione apre nuovi orizzonti agli investimenti cinesi, specie tenendo conto della stagnazione economica europea, ed apre le porte a sempre più proficui rapporti politici. La Cina semplicemente subentrerebbe agli spazi lasciati vuoti dall’ignavia dell’Unione Europea.

Quanto stia accadendo sarebbe però anche un severo monito per molti altri paesi dell’eurozona, che sembrerebbero essersi avviati sulla strada a suo tempo percorsa dai greci. Alle troppo generose elargizioni governative fa immancabilmente seguito un lungo periodo di miseria.


China Org. 2019-07-12. Greece: Change of government, same old austerity

In 2015, Syriza, an anti-capitalist coalition in Greece led by Alexis Tsipras, was elected to oppose the severe austerity policies being imposed by the EU, international banks and the IMF to deal with the Greek financial crisis. 

However, Syriza’s determination to carry out the public will collapsed overnight, dashing hopes, and condemning the country to four years of swingeing cuts and economic despair. Syriza became the agent of capitalist austerity policies, leading to the impoverishment of millions. 

As a consequence, in the Greek General Election held on July 7, the conservative New Democracy party led by Kyriakos Mitsotakis returned to office with an outright majority. 

Voter turnout was 57%, lowest since the end of military rule in 1974, surely reflecting general political disillusionment. The New Democracy vote rose from 28% to 40% while Syriza secured 32%, a decline of 3.5% compared to 2015. 

The small parties did poorly, although the former PASOK social democrats increased their share from 6.3% to 8%, while the Communists stayed at 5%. The new party known as MeRa25, set up by former Syriza finance minister Yanis Varoufakis, managed to cross the 3% vote threshold to win nine. Meanwhile, the neo-fascist Golden Dawn party failed completely.

Syriza was originally elected in 2015 to oppose the vicious austerity measures the Troika of the European Central Bank (ECB), the IMF, and the EU had imposed in return for “bailing out” debt-ridden Greek and foreign banks, and dealing with the mountain of government debt. 

Syriza initially resisted this move and sought a deal with EU leaders to avert the worst effects of austerity. When this was rejected, Tsipras called a referendum asking Greeks if they accepted or rejected the Troika austerity “memorandum.”

Despite a massive propaganda campaign by pro-business media in Greece and internationally, the people voted “No” by a margin of 60-40. Yet, days later, the government ignored the people’s vote and capitulated, ushering in four years of austerity and poverty.

The Syriza government attempted to implement every demand of the Troika. Pensions were slashed, public sector jobs slashed, wages frozen, State assets sold off, and taxes rose sharply. 

Finance Minister Yanis Varoufakis resigned after the capitulation; and the left faction of Syriza split away – all to no avail. Syriza hoped and expected that the austerity measures imposed by the Troika, would eventually come to an end, economic growth would resume allowing some “fiscal space” for more government borrowing.

The first loans from the Troika were used to pay off the billions of Greek government debt held by French and German banks. The next loans made repayments for Greek bailouts to the IMF, the ECB and other governments. 

More debt was raised to pay off old debt. None of this money went to alleviating the suffering of the Greek people, whose living standards plummeted. The economy shrank by 30%, pensions and wages fell 40%; hundreds of thousands of young people emigrated, and public services and related jobs were decimated.  

And the biggest hit of all was to private sector jobs in tourism, industry and travel. Yet all these sacrifices failed to reverse a calamitous decline in output, employment and incomes.

Today, the ratio of government debt to GDP, remains at a staggering 180% and will stay there for the foreseeable future. Austerity measures did not cut the debt, which has been shifted onto government books and will be shouldered by the people for generations to come.

Now, the IMF and the ECB have been paid off, and the huge loans that the Greek government owes to the EU do not have to be repaid for a decade or more at a low interest rate. However, the Greek government must run a huge budget surplus if it is to cover future payments and interest, and obtain new loans from the global market.

The Syriza government thought European economic recovery would help Greece, creating the conditions to improve public services and raise pensions while still repaying creditors. However, Eurozone economic growth barely crept above 2% a year and is now slowing down again. 

In Greece, growth averaged little more than 1% a year under the Syriza government. Recently, after a short surge above 2%, it declined to 1.3%. And the new Conservative government takes over just as the Eurozone economies and much of the rest of the world face a slowdown in investment, trade and growth.

It was a New Democracy government that presided over the financial crash and recession back in 2010. Now, the program of the Mitsotakis government is to privatize, reduce taxes for the rich and encourage foreign investment, while keeping wages and pensions low and government services to a bare minimum. The aim is to boost the profitability of Greek capital in the hope of attracting private investment, which remains very much an unknown. 

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Giappone. Un vecchio ogni 1.8 giovani. Cina e Russia si leccano i baffi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

2019-06-18__cina-mar-giallo-mare-cinese-orientale

Cina. Controllo strategico del Mar Giallo e del Mare Cinese Orientale.

«Si deve ammettere che Deng Xiaoping quaranta anni fa aveva visto ben lontano, quando aveva detto che la Cina avrebbe solo dovuto aspettare per avere il dominio del Mar del Giappone, del Mar Giallo e del Mare Cinese Orientale.

Prima, guardiamo con molta attenzione la carta geografica.

Giappone, Korea del Sud, Taiwan ed Hong Kong costituiscono punti geografici che la Cina da sempre avrebbe voluto possedere. Taiwan poi è per la Cina una pulpite purulenta. Ma anche la Russia guarda concupiscente al Giappone.

* * *

Adesso, leggiamoci i dati della seguente tabella, che riporta il tasso di fertilità di questi paesi.

Giappone            1.42

Korea del Sud    1.27

Taiwan                 1.13

Hong Kong           1.2

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Basta avere pazienza ancora trenta anni, una generazione, e questi paesi sono destinati a scomparire dalla faccia della terra.

A quel tempo, la Cina e la Russia se li potranno occupare tranquillamente, senza dover sparare un colpo, e soprattutto, potranno colonizzarli con le loro popolazioni, ottenendone quindi un dominio irreversibile. Al massimo, entrando in quei paesi, troveranno un ammasso di vecchietti, ma i cinesi ed i russi hanno per questo sistemi infallibili.»

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Il “World Population Prospects 2019: Highlights” dell’Onu riporta dati sui quali sarebbe opportuno meditare, perché precorrono di circa un decennio quella che sarà la situazione europea.

In Giappone per ogni over-65 vi sono solo 1.8 under-64.

Questo dato ammetterebbe molti punti di vista di lettura.

Per definizione, il vecchio è una persona che necessita di assistenza, ma per assisterlo occorrono persone giovani e, soprattutto, che abbiano voglia di farlo.

Ma se non ci sono giovani, si può essere ricchi a piacere che proprio non si trovano.

Sarebbe come trovarsi in un deserto seduti su di una tonnellata di oro fino: alla fine si sarebbe anche disposti a darla in cambio di un bicchiere di acqua, sempre che si trovasse qualcuno che sia disposto a darlo.

*

Sono quasi trenta anni che si parla della crisi demografica, ma l’attuale mentalità dei politici o non riesce a comprendere oppure la tiene in non cale. Molti invece la perseguono attivamente.

Il Fertility Rate By Country 2019 riporta Austria 1.511, Italia 1.491, Giappone 1.478, Germania 1.47, Spagna 1.391, Grecia 1.302, Polonia 1.290, e Portogallo 1.241.

Per Spagna, Grecia, Polonia e Portogallo pesa in modo non indifferente l’emigrazione giovanile subita al culmine della crisi economica: senza poter trovare lavoro in patria i giovani erano obbligati a migrare, depauperando così la nazione.

Diverso invece quanto accade in Austria, Italia, Giappone e Germania, ove la cultura liberal imperante demonizza la procreazione: se è ragionevole che il problema economico possa influire almeno parzialmente, il movente ideologico è un vero e proprio masso.

Queste nazioni si stanno destinando alla estinzione, ma hanno scelto un approccio al problema quanto mai doloroso.

Diventare vecchi e non poter avere una qualche assistenza è vita davvero grama.

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Aska News. 2019-06-18. Giappone in crisi demografica: Paese con minore incidenza giovani

Rapporto Onu: per ogni over-65 solo 1,8 entro i 64.

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Il Giappone ha la più bassa percentuale di persone in età lavorativa al mondo. Lo riferisce il rapporto “World Population Prospects 2019: Highlights” dell’Onu.

In momento in cui l’incidenza della popolazione ultrasessantacinquenne in tutto il mondo è in calo, in Giappone sale e ci sono 1,8 persone tra i 25 e 64 anni rispetto a ogni ultrasessantacinquenne, secondo il rapporto.

In Europa e in Nordamerica il rapporto è 3,0, mentre in Africa subsahariana è 11,7. Entro il 2050 la stima è che in 48 paesi – prevalentemente in Europa, Nordamerica, Asia – avranno il rapporto sotto quota 2, con conseguente impatto sui mercato del lavoro, sulla sanità e sui sistemi pensionistici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. Exit polls. Nea Demokratia ~40%. Forse maggioranza di seggi. – Aljazeera.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-07.

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«Centre-right New Democracy party is projected to win the parliamentary election with about 40 percent of the vote»

«Greeks have voted to elect a new parliament in a snap election, with exit polls indicating a clear victory for centre-right New Democracy party headed by Kyriakos Mitsotakis»

«Prime Minister Alexis Tsipras, 44, had called the election three months before the end of his term after his left-wing Syriza suffered a crushing 9.5-percentage point defeat in May’s European Parliament elections»

«New Democracy could secure an absolute majority in the 300-member parliament»

«The election on Sunday came as Greece struggles to emerge from a nearly decade-long financial crisis that saw its economy shrink by a whopping 25 percent and hundreds of thousands of mostly young people leave the country in the hopes of better opportunities abroad»

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Se questi exit polls si confermassero, la Grecia potrebbe finalmente avere un governo monopartitico con la sua congrua maggioranza parlamentare.

Questo risultato conferirebbe stabilità all’azione governativa.

Sarebbe prematuro prognosticare quale posizione assumerà nel Consiglio Europeo Mr Kyriakos Mitsotakis, ma tutto lascerebbe supporre che potrebbe essere anche molto differente da quella tenuta da Mr Tsipras.


Aljazeera. 2019-07-07. Greece election: Conservatives defeat Tsipras, exit polls suggest

Centre-right New Democracy party is projected to win the parliamentary election with about 40 percent of the vote..

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Greeks have voted to elect a new parliament in a snap election, with exit polls indicating a clear victory for centre-right New Democracy party headed by Kyriakos Mitsotakis.

After a largely lacklustre campaign dominated by disappointment over the pace of the country’s economic recovery, the 12-hour polling closed on Sunday across Greece at 7pm (1600 GMT).

Prime Minister Alexis Tsipras, 44, had called the election three months before the end of his term after his left-wing Syriza suffered a crushing 9.5-percentage point defeat in May’s European Parliament elections.

Reporting from Athens, Al Jazeera’s John Psaropoulos said exit polls aired on TV channels after polls closed indicated the New Democracy could secure an absolute majority in the 300-member parliament. 

“One of the first exit polls we have heard puts the New Democracy at between 38 and 42 percent of the popular vote while Syriza is at 26 and 30 percent,” he said. 

The result will mark a major shift for the crisis-hit country run for nearly a decade by fragile coalitions of ideologically divergent parties united by their stance either in favour or against Greece’s bailout deals.

Campaign pledges

Public surveys in the lead-up to Sunday’s vote showed New Democracy retaining a firm 8-10 percentage-point lead over Syriza, as well as being able to secure an outright majority.

The projections, coupled with the fact that the election is being held for the first time in the middle of summer, a time when many Greeks are either on holiday or holding temporary tourism jobs far from their homes, has shifted attention on turnout.

Both Tsipras and Mitsotakis have called on their supporters not to assume Sunday’s result is a foregone conclusion and to go out and vote.

Tsipras used the final days of the election campaign on a tour through some of Greece’s biggest cities, insisting he can pull off a comeback.

“The upset will come if everyone and each one of us succeeds in persuading another one to come to the ballot box,” he told supporters in Heraklion, the largest city on the island of Crete, earlier this week.

For his part, Mitsotakis repeated his call for voters to give him a “strong mandate” that will allow his party to implement its manifesto, which is largely focused on introducing tax cuts, attracting much-needed investments and bolstering security.

“Now is the time for responsibility, rallying together and participation,” he said at a campaign rally in Athens on Thursday.

Economic complaints

The election on Sunday came as Greece struggles to emerge from a nearly decade-long financial crisis that saw its economy shrink by a whopping 25 percent and hundreds of thousands of mostly young people leave the country in the hopes of better opportunities abroad.

Syriza, which before the crisis was on the fringes of the country’s political landscape, stormed to power in January 2015, replacing a New Democracy-led government amid widespread discontent over years of harsh fiscal measures imposed by Greece’s bailout creditors.

But despite its promises to end austerity, the Syriza-led government seven months later caved in to the European Union and the International Monetary Fund‘s demands, signing onto a third bailout deal and implementing further tax hikes. Still, it managed to regain power in a snap election in September 2015 and form a coalition government with the nationalist Independent Greeks party.

Greece exited its final bailout last year but is still under financial surveillance from its creditors. Its economy is expected to expand by around two percent in 2019 but financial woes remain, including an unemployment rate of 18 percent, the eurozone’s highest.

Along with the chronic financial grievances, mainly from Greece’s shrinking middle class, Tsipras’s government has also come under fire for mismanaging crises, including the response to a devastating fire near Athens last summer that killed 102 people, and for brokering a widely unpopular deal to resolve a decades-long dispute over the name of neighbouring North Macedonia.

‘Jury not out’

Panos Polyzoidis, a political analyst in Athens, told Al Jazeera that a New Democracy win could signify “a return to normality … [and] possibly the end of the crisis, in political terms.

“That crisis has cost most political forces a lot in influence. New Democracy is one of the parties that survived. It also seems that Syriza is a party that came to the limelight because of the crisis and will probably also survive the post-crisis period.”

Looking ahead, Polyzoidis said “the jury is not out yet” on the financial front.

“It’s very difficult to see where this is heading,” he said. “The bailout programmes have ended, but austerity has not ended,” Polyzoidis added. “New Democracy has been promising growth-orientated policies, lowering taxes, lowering social security contributions. It all remains to be seen how feasible these are because the fiscal restrains remain.”

According to official figures, 9,903,864 people, including nearly 520,000 first-time voters are registered to cast ballots. Greeks living abroad are not allowed to vote.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. Nea Demokratia proiettata per la maggioranza assoluta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-02.

2019-07-01__Grecia__001

Il sette luglio la Grecia si recherà alle urne per le elezioni politiche.

Il parlamento dispone di 300 seggi, essendo quindi 151 la maggioranza.

Nea Demokratia sembrerebbe dover salire dal 28.1% al 37.9%, ossia passare dagli attuali 75 ai proiettati 155 – 163 seggi: conquisterebbe così la maggioranza parlamentare senza bisogno di formare coalizioni.

Syriza, la coalizione della sinistra radicale, scenderebbe dal 35.5% al 29.0%, passando dagli attuali 145 seggi ai proiettati 80 – 87 deputati.

Si tenga presente che per la legge elettorale, al partito di maggioranza relativa spettano di diritto 50 deputati in più rispetto a quelli ottenuti con le elezioni.

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Se queste elezioni determineranno un terremoto interno, pesanti ripercussioni avverranno in sede del Consiglio Europeo.

Syriza infatti fa parte del gruppo parlamentare European United Left–Nordic Green Left, mentre Nea Demokratia è incardinata nel partito Popolare Europeo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. Elezioni 7 luglio. Nea Dimokratia al 39%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-27.

2019-06-26__Grecia 001

«On July 7, voters elect 300 members of the Greek parliament. Of them, 250 are elected proportionally and 50 are awarded to the most voted party. In 2015, Prime Minister Alexis Tsipras’ Syriza won 36.3 percent of the vote and 149 seats.»

2019-06-26__Grecia 002

Nea Dimokratia potrebbe conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

Cambierà il capo di Governo greco in seno al Consiglio Europeo, con tutte le conseguenze.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. Nea Demokracia polverizza Syriza alle amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-03.

Cacciata. Raffaello Sanzio. La cacciata di Eliodoro dal Tempio. 002

È dal 21 dicembre 2015, giusto tre mesi dopo le allora elezioni politiche, che tutti i sondaggi elettorali davano costantemente Nea Demokracia (Nd) in vantaggio su Syriza, 36.4% contro 26.7%.

Alle elezioni europee del 26 maggio Syriza ha conseguito il 23.9% dei suffragi, mentre Nd ha ottenuto il 33.3% dei voti.

«Il partito di Centrodestra greco, Nuova Democrazia (Nd), infatti, ha conquistato la poltrone di ‘primo cittadino’ ad Atene, così come la quasi totalità delle regioni greche, confermando una nuova vittoria dopo le elezioni Europee dinanzi alla sinistra del premier Alexis Tsipras. I dati non sono ancora definitivi ma i risultati ottenuti da Nuova Democrazia danno un grande vantaggio ai moderati, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate che si terranno il 7 luglio. ….

Ad Atene, la sfida più attesa per la guida del comune della Capitale ellenica, Costas Bakoyannis, 41 anni, ex governatore della regione centrale del Paese, ha vinto con il 65% dei voti contro il suo rivale di Syriza, Nassos Iliopoulos.» [Fonte]

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2019-06-03__Grecia__001

«Candidates for the New Democracy Party have won 12 of the country’s 13 regions»

«many European leaders, including Angela Merkel who once threatened to oust him from the eurozone, now praise him as a trusted and credible ally»

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La devoluzione dell’ideologia liberal socialista prosegue in Europa a grandi passi.

La crisi delle sinistre in Francia ed in Italia, ed adesso la disgregazione in Germania dell’Spd e, verosimilmente, della Große Koalition ne sono segni più che evidenti.

Bene: la Grecia si è democraticamente liberata di Tsipras e dei suoi ultramontani orpelli ideologici Posizione che verosimilmente confermerà alle prossime elezioni politiche.

Difficile dure quale sarà la posizione del nuovo governo greco in seno al Consiglio Europeo, ma l’asse francotedesco sembrerebbe aver perso un fedele lacchè.

E dire che così salutava Tsipras la stampa liberal socialista:

Greece: Alexis Tsipras hails ‘new era’ after debt crisis

Una nuova ‘era’ durata qualche anno, ed anche in modo stentato.

Nota.

Senza governo centrale ed estromesso da quelli regionali, Syriza si avvierebbe al declino.


Deutsche Welle. 2019-06-02. Greek conservatives win big in local elections

Greeks have returned to the ballot box after the ruling Syriza party suffered a crushing defeat in elections to the European Parliament. Candidates for the New Democracy Party have won 12 of the country’s 13 regions.

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Greece’s main opposition conservative party, New Democracy, repeated last week’s success in European Parliament elections by dominating in second-round runoff local elections on Sunday. The political group secured 12 of the country’s 13 regions and won a majority of cities.

In Athens, Kostas Bakoyannis, son of former conservative mayor Dora Bakoyannis and nephew of opposition leader Kyriakos Mitsotakis, won with a 65% share of the vote to defeat a candidate backed by the ruling left-wing Syriza.

Prime Minister Alex Tsipras‘ party picked up less than a quarter of the vote last week, a result that led him to call for snap elections on July 7, three months earlier than scheduled, and crushed his dream of becoming the first Greek prime minister in three decades to see out a full term in office.

New Democracy won five of Greece’s 13 regional district governorships in last week’s first round of local voting — which ran alongside the European Parliament ballot — while the left took just one. 

Leftist firebrand

“We are calling on citizens to choose progressive mayoral and district candidates today … against the representatives of conservatism,” Tsipras said after casting his ballot in central Athens on Sunday.

“The former communist youth leader surged to power as a radical rabble-rouser, championing ‘collision politics’ against the Greek establishment and European austerity,” reported DW’s Athens correspondent Anthee Carasava.

“Four years on, he has turned into a master of the mainstream, mutating and maturing into a lord of realism. So much, that many European leaders, including Angela Merkel who once threatened to oust him from the eurozone, now praise him as a trusted and credible ally. They’ve even nominated him for a Nobel Prize for helping to turn Greece into a pillar of stability.”

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Ansa. 2019-06-03. Tsipras perde ancora, centrodestra conquista Atene

Nea Dimokratia, il partito di centrodestra greco, conferma il suo momento positivo: i candidati conservatori vincono in maniera schiacciante al secondo turno delle elezioni amministrative greche ad Atene e nella regione della capitale, l’Attica, i due ‘premi’ più ricchi in ballo per questo voto. Il premier Alexis Tsipras, già sconfitto alle europee di domenica scorsa, ha ora di fronte una missione praticamente impossibile: convincere in un mese i suoi connazionali, che anche nel secondo turno delle Amministrative, dopo il voto per l’europarlamento, hanno bocciato questi anni di governo nonostante misure a favore dei meno abbienti varate negli ultimi mesi e una buona crescita economica del Paese, a ridare fiducia alla sua coalizione della sinistra radicale.

L’appuntamento è per il 7 luglio, una data che – a vedere anche un sondaggio pubblicato dopo la chiusura dei seggi, che assegna ai conservatori fino al 36,5% – potrebbe invece vedere il successo di Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia. Ovvero, il ritorno al potere di una delle grandi famiglie politiche greche, quella del premier Konstantinos Mitsotakis, suo padre, che governò la Grecia dal 1990 al 1993.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Eurozona. I dolori del giovane Juncker. Mica che sia sua la colpa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-10.

Juncker 004

Mr Juncker ha 65 anni, età che per i tempi che corrono sconfina ancora nella giovinezza. Di conseguenza gli siano perdonate frasi spiritose che nell’età adulta non avrebbero dovuto uscire di bocca.

Il mea culpa di Juncker: “Lʼausterità fu avventata, con i greci poco solidali”

«Eʼ stata molto criticata la politica dellʼEurozona, è una cosa che mi riguarda perché sono stato presidente dellʼEurogruppo»

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«Le riforme strutturali restano essenziali ma, durante la crisi del debito in Ue,l’austerità fu avventata, e non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato»

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«Non siamo stati sufficientemente solidali con i greci»

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«E’ stata molto criticata la politica dell’Eurozona, è una cosa che mi riguarda personalmente …. perchè sono stato presidente dell’Eurogruppo nel momento più grave della crisi economica e finanziaria …. Mi rammarico di aver dato troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale. Al momento dell’inizio della crisi, molti di noi pensavano che l’Europa avrebbe potuto resistere all’influenza del Fmi. Se la California è in difficoltà, gli Stati Uniti non si rivolgono al Fondo monetario internazionale e noi avremmo dovuto fare altrettanto.»

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La Germania ha violato il Patto di stabilità 18 volte, come dice Juncker?

«i tedeschi amano lamentarsi degli italiani. Ma loro stessi hanno violato il Patto di stabilità 18 volte»

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Ammettere i propri errori è sempre cosa buona, ma Mr Juncker non trova difficoltà alcuna ad identificarne i veri colpevoli.

E qui arrivano le sorprese.

«The Netherlands, Austria, and Germany prevent deepening Eurozone integration»

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«Juncker was making reference to what he suggested was an obstructionist agenda by countries that are net contributors to the EU budget loath the prospect of any form of transfers union»

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«There is no progress with the deepening of the monetary union because The Netherlands, Austria and all too often, Germany, all stand in the way of more solidarity and joint responsibility»

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«Throughout the sovereign debt crisis, Germany, the Netherlands, and Finland resisted any notion of Eurobonds»

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«One of the most vociferous opponents of deepening the project for the political integration of the Eurozone has been the president of the German Central Bank, Jens Weidman, who is also a candidate to succeed Mario Draghi as the head of European Central Bank (ECB).»

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«This candidacy has limited support in the ECB board, as Weidman has also been a staunch critic and opponent of Mario Draghi’s quantitative easing and “whatever it takes” position»

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Ricapitoliamo.

Mr Juncker ammette di aver fatto molti errori, pagati ben salati dal popolo europeo.

Ma la colpa sarebbe degli olandesi, degli austriaci e dei tedeschi.

Toh!! Chi mai lo avrebbe detto??


New Europe. 2019-05-06. Juncker says several core EU members actively resist Eurozone integration

The Netherlands, Austria, and Germany prevent deepening Eurozone integration, European Commission President Jean-Claude Juncker told German newspaper Handelsblatt, published on 3 May.

Juncker was making reference to what he suggested was an obstructionist agenda by countries that are net contributors to the EU budget loath the prospect of any form of transfers union.

“There is no progress with the deepening of the monetary union because The Netherlands, Austria and all too often, Germany, all stand in the way of more solidarity and joint responsibility,” said Juncker, who added that he is “still hopeful” that several German politicians want to make progress when it comes to taking the next steps towards further integration of the 19-members of the common currency.

Throughout the sovereign debt crisis, Germany, the Netherlands, and Finland resisted any notion of Eurobonds, which would resolve the “death loop” between national banks and sovereigns, by pooling the credit-rating of the Eurozone members. Juncker also said jointly issued debts should be expected in the future.

One of the most vociferous opponents of deepening the project for the political integration of the Eurozone has been the president of the German Central Bank, Jens Weidman, who is also a candidate to succeed Mario Draghi as the head of European Central Bank (ECB).

This candidacy has limited support in the ECB board, as Weidman has also been a staunch critic and opponent of Mario Draghi’s quantitative easing and “whatever it takes” position, a policy that is largely credited with helping the Eurozone recover for the worst of the global financial crisis. Asked whether he would support Weidman’s candidacy, Juncker said he was “not advocating for or against.”

“I wouldn’t mind at all if there was a German president of the ECB,” Juncker said, adding that “I definitely do not share the view that is prevalent in parts of southern Europe that a German should not be president of the ECB.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.