Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Di Maio. Basta giochini su Conte oppure al voto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-02.

2019-11-02__M5S Proclama

«Lo vogliamo dire chiaramente: non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi»

«Lo stesso vale anche se si continua a indebolire quest’Esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese e che lo mettono continuamente in fibrillazione»

«L’accordo sulla legge di bilancio è stato raggiunto da tutte le forze politiche di maggioranza»

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L’ultima frase racchiude tutto il problema.

Italia Viva, che con Renzi preannuncia battaglia in parlamento fa parte o meno della maggioranza?

Se facesse parte della maggioranza, non dovrebbe contestare il contenuto del testo della finanziaria, avendo concorso alla sua stesura.

Se invece fosse alla opposizione, ebbene, esprima voto contrario in aula.

Insomma, Renzi sia chiaro nel dire dove e con chi sta.

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Governo: M5S, stop giochini palazzo su Conte o al voto

 “Lo vogliamo dire chiaramente: non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi. Lo stesso vale anche se si continua a indebolire quest’Esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese e che lo mettono continuamente in fibrillazione”. Lo scrive il M5S in un post su Facebook.

“L’accordo sulla legge di bilancio è stato raggiunto da tutte le forze politiche di maggioranza. Ora andiamo a meta e miglioriamo la qualità della vita degli italiani”. Lo scrive il M5S su Facebook. “Il governo è forte se lavora unito e compatto – è scritto – E tutti dobbiamo lavorare seguendo la stessa strada, perché non esistono scorciatoie”.

“Stiamo lavorando a una manovra che darà risposte concrete agli italiani. E ci stiamo riuscendo perché ascoltiamo le persone. Falliamo ogni volta che non ascoltiamo i cittadini e iniziamo a parlare ‘politichese'”. Lo scrive il M5S sulla sua pagina facebook. “In questi giorni – aggiunge – nella legge di bilancio abbiamo portato avanti le priorità che ci avevano chiesto gli italiani: lo stop all’aumento dell’iva, la conferma di quota 100 e della flat tax per partite Iva, il lancio degli investimenti green, l’abbassamento del cuneo fiscale e il carcere per gli evasori”, tutte “misure fondamentali per dare sostegno ai cittadini”.

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Governo, M5S: stop a giochini di palazzo su Conte o legislatura senza futuro.

«Il Movimento Cinque Stelle replica alle parole del leader di Italia Viva Matteo Renzi che in un’intervista ha detto: “Il governo deve andare avanti con o senza Conte»

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Governo prossimo alla crisi. Tentiamo di fare il punto della situazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-21.

Animali_che_Ridono__007_Gufo

Premettiamo subito che intanto la manovra sarà decisa a Bruxelles, ove è in corso una sordida lotta tra parlamento europeo e commissione europea su chi abbia il potere effettivo nell’Unione Europea: lì si decideranno i destini di un’Italia con il PD schierato per i liberal socialisti ed il M5S che ha votato la von der Leyen. Nessuno difenderà quindi l’Italia.

Poi, la recessione economica sta attanagliando Unione Europea ed Italia: è il convitato di pietra di cui nessuno sembrerebbe tenere conto.

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«Di Maio che alla vigilia del vertice di maggioranza lancia l’avvertimento al premier Conte sulle tre proposte “imprescindibili” del Movimento da inserire necessariamente nella legge di bilancio: “O si fanno – la richiesta non trattabile – o non esiste la manovra”»

«Di Maio è netto: ”I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno male al Paese, al governo. In politica si ascolta, si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che è il Movimento 5 Stelle. »

«Se va a casa il Movimento 5 Stelle – ancora un avvertimento – è difficile che ci sia un governo, anzi quasi impossibile’»

«Zingaretti, irato, richiama all’ordine i Cinquestelle.»

«Non si può andare avanti con litigi continui. Gli italiani …. non sono coglioni. Bisogna rispettare gli accordi. Io ero il più scettico a fare questo governo. Noi saremo molto responsabili, si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine sulle proprie identità …. Gli italiani …. puniranno chi pensa solo a se stesso. Gli italiani stanno male, sono stanchi di stare male e sono arrabbiati. Bisogna mettere in campo politiche che trasformino questa rabbia in speranza. Non accetterò mai il politico che lucra sui problemi delle famiglie …. Non ho problemi a dire che il Pd farà di tutto per andare avanti e dare stabilità, ma se non ci sono risultati dovremo dire agli italiani ‘non ce lo abbiamo fatta’ e chi è stato protagonista dovrà assumersi la responsabilità»

«Non si può andare avanti con litigi continui»

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Sono prese di posizioni nette, chiare, tranchant.

Adesso staremo a vedere quanto siano coerenti le persone che le hanno pronunciate.

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Adnk. 2019-10-21. Manovra, tensione a 5 Stelle

La manovra agita la maggioranza e la tensione arriva alle stelle. Alle 5 Stelle, più esattamente, con il leader politico Di Maio che alla vigilia del vertice di maggioranza lancia l’avvertimento al premier Conte sulle tre proposte “imprescindibili” del Movimento da inserire necessariamente nella legge di bilancio: “O si fanno – la richiesta non trattabile – o non esiste la manovra“. Carcere per i grandi evasori, abbattimento dei costi del pos e giovani partite Iva i temi ai quali il M5S non vuole rinunciare e sui quali, promette, darà battaglia. Sulle polemiche dei giorni scorsi, Di Maio è netto: ”I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno male al Paese, al governo. In politica si ascolta, si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che è il Movimento 5 Stelle. Se va a casa il Movimento 5 Stelle – ancora un avvertimento – è difficile che ci sia un governo, anzi quasi impossibile”. “Nessun ultimatum – ci tiene a precisare -, io credo solo che bisogna fare in modo che in questo governo ci sia meno nervosismo e mettere al centro delle persone e non le proprie opinioni”.

Ma l’avvertimento di Di Maio non piace all’alleato dem di governo. E Zingaretti, irato, richiama all’ordine i Cinquestelle. “Non si può andare avanti con litigi continui. Gli italiani – sbotta – non sono coglioni. Bisogna rispettare gli accordi. Io ero il più scettico a fare questo governo. Noi saremo molto responsabili, si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine sulle proprie identità”, dice il segretario del Pd a Non è l’Arena. “Gli italiani – avverte – puniranno chi pensa solo a se stesso. Gli italiani stanno male, sono stanchi di stare male e sono arrabbiati. Bisogna mettere in campo politiche che trasformino questa rabbia in speranza. Non accetterò mai il politico che lucra sui problemi delle famiglie”. E ancora: “Non ho problemi a dire che il Pd farà di tutto per andare avanti e dare stabilità, ma se non ci sono risultati dovremo dire agli italiani ‘non ce lo abbiamo fatta’ e chi è stato protagonista dovrà assumersi la responsabilità. Non si può andare avanti con litigi continui”.

E a sbottare non è solo il leader dem. La notizia di eventuali possibili modifiche alla legge di bilancio viene accolta con preoccupazione dai sindacati, con il leader Cgil Landini sul piede di guerra: “Lo dico chiaro: che non venga in mente a nessuno – tuona – di ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori dipendenti e di non combattere l’evasione fiscale, di non fare le cose che devono essere fatte: noi queste riforme le vogliamo fare e se necessario le sosterremo con la mobilitazione di piazza”. “Se vi confrontate con il sindacato e vi prendete impegni con il sindacato non può succedere che vengano poi messe in discussione le questioni perché ci sono beghe al vostro esterno. Ve ne chiederemo conto”.

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Conte. Ecco cosa dicono che abbia detto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

Ivan Iv. Il Terribile. 001

«Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo»

«la manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, vuol dire che si possono fare approfondimenti tecnici. La manovra è stata deliberata, approvata da ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S»

«Questo …. è un governo orientato ad abbassare la pressione fiscale complessiva, se qualcuno pensa che stiamo qui ad aumentare le tasse si sta sbagliando. Il piano anti-evasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava “onestà onestà” e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro»

«L’aliquota al 15% per i redditi fino a 65 mila euro …. non si toglie.»

«Anzi, dopo la messa in campo del piano anti evasione il mio obiettivo è abbassarla anche dai 66 mila ai 100mila euro. Voi ci dovete aiutare, con un aliquota al 15% uno non ha nulla da temere …. Io non cerco voti, il mio programma è esplicito, vi può stare bene o meno. Non permettete – dice a un commerciante – che vi descrivano come degli evasori»

«Chi si è preoccupato in Ue di difendere il buon nome dell’Italia dove la propaganda politica ci stava facendo male è stato il sottoscritto»

«Il voto in Umbria …. riguarda la popolazione umbra, non può influenzare il governo, però c’è molta attenzione, è un esperimento politico, molto importante, io stesso ci credo molto. Ma non può essere un test per il governo»

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Alcune considerazioni.

– Mr Conte ha parlato da galantuomo, occorre dargliene atto.

– A giudicare dalla parole di Mr Di Maio, non ci si era accorti che anche M5S avesse votato la manovra: si pensava che fosse alla opposizione.

– Del movimento cinque stelle che gridava “onestà onestà” se ne è persa traccia, vedasi Ratti ed Appendino, solo per fare un qualche esempio pratico.

– Mr Conte non reputa che il voto in Umbria possa incidere sul governo, ma tutti gli altri invece credono proprio l’opposto.

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Manovra, Conte: ‘Chi non fa squadra è fuori dal governo’

“Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo”. Lo dice nel punto stampa a Perugia Giuseppe Conte interpellato sulle polemiche sulla manovra, sottolineando che “la manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, vuol dire che si possono fare approfondimenti tecnici. La manovra è stata deliberata, approvata da ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S. 

“Questo – aggiunge – è un governo orientato ad abbassare la pressione fiscale complessiva, se qualcuno pensa che stiamo qui ad aumentare le tasse si sta sbagliando. Il piano anti-evasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava “onestà onestà” e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro”.

L’aliquota “al 15% per i redditi fino a 65 mila euro – assicura – non si toglie. Anzi, dopo la messa in campo del piano anti evasione il mio obiettivo è abbassarla anche dai 66 mila ai 100mila euro. Voi ci dovete aiutare, con un aliquota al 15% uno non ha nulla da temere”. “Io non cerco voti, il mio programma è esplicito, vi può stare bene o meno. Non permettete – dice a un commerciante – che vi descrivano come degli evasori”.

Quanto a Salvini, il premier afferma di rispettare gli avversari, “però che non si dicano stupidaggini, perché su queste cose non si scherza. Non sono accettabili speculazioni di questo tipo, Salvini fa bene a stare zitto. Chi si è preoccupato in Ue di difendere il buon nome dell’Italia dove la propaganda politica ci stava facendo male è stato il sottoscritto”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando a margine dell’Eurochocolate interpellato sulle frasi del leader della Lega in piazza sul fatto che nel governo sui migranti “hanno le mani sporche di sangue”.

E sul futuro, Conte non si sbilancia: “Il voto in Umbria – sottolinea – riguarda la popolazione umbra, non può influenzare il governo, però c’è molta attenzione, è un esperimento politico, molto importante, io stesso ci credo molto. Ma non può essere un test per il governo”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Governo. Si litigano come bagasce ai trogoli. Conte supplica la unità.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-21.

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Gli evasori ce li hanno sotto il naso, ma mica che li vogliano toccare.

Economia sommersa in Italia vale 192 miliardi

«Nel 2017 l’economia non osservata vale circa 211 miliardi di euro, il 12,1% del Pil. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat in cui si precisa che l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali a circa 19 miliardi. Le stime per il 2017 confermano la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul Pil della componente non osservata dell’economia dopo il picco del 2014 (13,0%).

Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono 3 milioni 700 mila, in crescita di 25 mila unità rispetto al 2016. L’aumento della componente non regolare (+0,7% rispetto al 2016) segna la ripresa di un fenomeno che nel 2016 si era invece attenuato (-0,7% rispetto al 2015).

Più in dettaglio, nel 2017 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco meno di 211 miliardi di euro (erano 207,7 nel 2016), con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, segnando – spiega l’Istat – una dinamica più lenta rispetto al complesso del valore aggiunto, cresciuto del 2,3%.»

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«Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono 3 milioni 700 mila»

Solo il Governo e la Finanza non li trovano.

Ed anche per fortuna: non ci sono infatti risorse per portali nella legalità. Le imprese illegali fallirebbero, e si ingrosserebbe solo la già folta schiera dei disoccupati. Il Pil perderebbe 211 miliardi in un sol colpo.

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Ed il Governo cosa sta facendo? Si litigano tra di loro.

«Gelo di Renzi e M5s su contante-Pos»

«Emendamento Iv su quota 100»

«Una lunga maratona notturna sblocca l’impasse del governo sulla legge di bilancio e il decreto fiscale»

«Luigi Di Maio …. in un non velato attacco al piano antievasione di Conte sostenuto dal Pd, critica la stretta sul contante e la scelta di incentivare pos e carte: il rischio, scrive, è penalizzare “chi ogni giorno si spacca la schiena” e fare “un favore alle banche”.»

«Non si può ridurre la lotta all’evasione a “slogan” e “campagne mediatiche”, incalza invocando l’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s»

«Matteo Renzi tace ma è critico: Iv già annuncia emendamenti sul tetto al contante e Quota 100»

«All’Europa viene inviato il Documento programmatico di bilancio che dettaglia coperture da 15 miliardi, di cui due dalla “plastic tax”, la tassa sugli imballaggi di plastica da un euro al chilogrammo»

«Conte …. bacchetta i partiti di maggioranza: invece di dividersi nel rivendicare le misure – è il messaggio – dovrebbero sposarle tutte»

«Ma Teresa Bellanova prende la parola per dire no alla proposta di far calare il tetto al contante da 3000 a 1000 euro: se è così ve la votate voi, avrebbe detto la ministra di Iv»

«Cinque stelle e Iv daranno battaglia sul contante»

«Appello del premier Giuseppe Conte all’unità dopo le tensioni per il varo della manovra»

«Da tutte le forze politiche, vecchie e nuove – dice il premier intervistatod al Corsera – mi aspetto lealtà e spirito di collaborazione. Per cambiare l’Italia, dobbiamo lavorare tanto nella medesima direzione»

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Nel duecento, nella Repubblica di Genova le ragazze di vita potevano accedere ai trogoli per lavare i panni solo il venerdì, giorno loro riservato. Si litigavano infatti come erinni. Poi, ad una certa ora, arrivavano gli agenti del fisco, che prendevano loro la tassa di esercizio in un turbino di delazioni.

Di lì la frase dialettale “litigarsi come bagasce ai trogoli“.

Tanti litigi per nulla: alla fine sarà l’Unione Europea a decidere sulla finanziaria italiana.

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Arriva manovra ma governo litiga. Duello Conte-Di Maio

Gelo di Renzi e M5s su contante-Pos. Emendamento Iv su quota 100.

Una lunga maratona notturna sblocca l’impasse del governo sulla legge di bilancio e il decreto fiscale. Arriva il via libera salvo intese. Alle cinque del mattino, dopo un Consiglio dei ministri di quasi sei ore, il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si mostrano stanchi ma soddisfatti: arriva una manovra da circa 30 miliardi, con lo stop all’aumento dell’Iva, tre miliardi per tagliare le tasse ai lavoratori, 600 milioni per la famiglia, la fine del superticket da settembre 2020 e il piano di lotta all’evasione Italia cashless voluto da Conte.

La reazione dei mercati è positiva, con lo spread che cala a 131 punti, toccando i minimi da maggio 2018. Esulta il Pd, per aver incassato il taglio delle tasse in busta paga ai lavoratori e il piano Green. Leu è soddisfatta per i superticket. Ma M5s e Iv attaccano. Un lungo post in serata in Luigi Di Maio rivendica parte delle scelte della manovra, ma non tutte. E in un non velato attacco al piano antievasione di Conte sostenuto dal Pd, critica la stretta sul contante e la scelta di incentivare pos e carte: il rischio, scrive, è penalizzare “chi ogni giorno si spacca la schiena” e fare “un favore alle banche”.

Non si può ridurre la lotta all’evasione a “slogan” e “campagne mediatiche”, incalza invocando l’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s. Matteo Renzi tace ma è critico: Iv già annuncia emendamenti sul tetto al contante e Quota 100. Ma Conte rivendica la manovra e il capitolo dell’evasione, che porta la sua impronta, tanto da aver spronato Gualtieri a fare di più. Incentivare le carte “non criminalizzano nessuno”, risponde indirettamente a Di Maio. E il “superbonus della Befana” da 250 euro in su – assicura – dal 2021 ci sarà, con una Lotteria da 50 milioni per chi paghi con carta. Poi bacchetta i partiti di maggioranza: invece di dividersi nel rivendicare le misure – è il messaggio – dovrebbero sposarle tutte. All’Europa viene inviato il Documento programmatico di bilancio che dettaglia coperture da 15 miliardi, di cui due dalla “plastic tax”, la tassa sugli imballaggi di plastica da un euro al chilogrammo.

Ma è durissima Confindustria, che esprime “forte contrarietà” alla misura: “Non è per l’ambiente, impone ingenti costi a consumatori e imprese”. L’opposizione, Lega in testa, accusa il governo di mettere nuove tasse “dal diesel alla casa”. E il ministro dell’Ambiente Sergio Costa invoca “subito un tavolo di confronto al Mise” perché la “transizione ecologica” delle aziende ha “ricadute occupazionali”. Molto si deciderà nella scrittura dei testi e poi nel percorso in Parlamento. Ma nella lunga notte della manovra il confronto si fa subito assai teso. Conte imprime, con Gualtieri, un’accelerazione che scavalca dubbi e richieste dei partiti. E viene descritto “molto irritato” per le resistenze. In Cdm si esaminano le singole norme in una dialettica che viene descritta fisiologica sia da Dario Franceschini che da Riccardo Fraccaro (fa le veci di Di Maio che è negli Usa). Le ministre Luciana Lamorgese, unico “tecnico” del governo, e Nunzia Catalfo reclamano più risorse per i loro ministeri. Ma è quando si arriva al capitolo evasione, alla terza ora di Cdm, che il confronto si accende.

Conte si intesta la responsabilità del piano “Italia cashless” per combattere nero e sommerso. Ma Teresa Bellanova prende la parola per dire no alla proposta di far calare il tetto al contante da 3000 a 1000 euro: se è così ve la votate voi, avrebbe detto la ministra di Iv. Tace il M5s. Prende la parola il Pd con Franceschini, Francesco Boccia, Lorenzo Guerini, per dire che con le minacce si rischia di non andare avanti, di far saltare tutto. “Assistevamo con i pop corn”, racconta un ministro M5s. Nessuna difesa di Conte. Gualtieri propone di rinviare al Parlamento ma i Dem spingono perché si decida. Renzi non è al tavolo ma in contatto con Bellanova. Dopo un’ora si media su un calo graduale, da 3000 a 2000 euro e poi 1000 dal 2022. Iv già annuncia emendamenti.

La discussione poi si infiamma sull’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s: Alfonso Bonafede e Vincenzo Spadafora si oppongono alla proposta di non inserire la norma nel decreto fiscale ma in altro provvedimento. Si alzano i toni. Il Pd resta fermo sul no. Poi, anche qui, si media. Per ora si aggrava la pena solo per un reato, la dichiarazione fraudolenta: poi servirà un emendamento in Parlamento. Bonafede e Andrea Orlando per il Pd si vedono già in giornata per discuterne. La Cdm però lascia strascichi. Cinque stelle e Iv daranno battaglia sul contante. Alla Leopolda Renzi svelerà un emendamento per cambiare subito Quota 100, nonostante il M5s abbia ottenuto di tenerla ferma per il 2020. I renziani daranno battaglia su una serie di misure del dl fisco “volute dai Visco boys”. “Abbiamo fatto un mezzo miracolo”, avverte Nicola Zingaretti, con “polemiche” e “furbizie” il governo rischia.

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Appello di Conte all’unità: ‘Dalle forze politiche mi aspetto lealtà. Non temo ribaltoni’

Appello del premier Giuseppe Conte all’unità dopo le tensioni per il varo della manovra. “Da tutte le forze politiche, vecchie e nuove – dice il premier intervistatod al Corsera – mi aspetto lealtà e spirito di collaborazione. Per cambiare l’Italia, dobbiamo lavorare tanto nella medesima direzione”.

“Abbiamo messo in piedi una serie di riforme – prosegue – che hanno bisogno di tempo per esplicare i propri effetti. I ribaltoni non mi preoccupano. E poi abbiamo già visto ad agosto che mosse avventate e irresponsabili non pagano”.

Intanto dalle pagine del Sole 24 ore il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri parla di una riforma fiscale per abbassare le tasse annuncia un cantiere sulle pensioni per “gestire il ‘dopo Quota 100′”.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi. Fiducia nel Governo 26%, sfiducia 52%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

2019-10-20__Sondaggio EMG

Questo è il risultato di un sondaggio EMG eseguito nei giorni scorsi.

Il 26% degli intervistati ha fiducia in questo Governo, mentre il 52% ne esprime giudizio negativo.

Non si reputerebbe segno prognostico favorevole che Mr Conte goda la fiducia del 35% degli intervistati, mentre Mr Zingaretti del 24% e Mr Di Maio del 25%.

Segnaliamo infine Mr Renzi al 14%.

Ricordiamo come il 27 si voti nella Regione Umbria.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse

Governo Zingaretti. Pet, 900€/ton ne pagherà 1,000 di tasse, tutte poi sulla groppa dei consumatori.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

Gabellieri__002__

Il Governo Zingaretti, rosso-giallo, si muove dopo essersi riletto i sacri testi del comunismo, pronubo ai voleri dei suoi archetipi liberal europei. I suoi replicanti pentastellati intanto sono trasmutati dal partito dei ‘No’ a quello delle tasse. E da bravi neofiti, signore tasse: oltre il 100%.

«La super imposta fa sì che su ogni tonnellata di materiale Pet-Polietilene che costa circa 900 euro a tonnellata si debba pagare una tassa di mille euro, incidendo così per oltre il 100% sul costo della materia plastica»

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«Mille euro per ogni tonnellata»

«Il governo a caccia di risorse per fare quadrare i conti pubblici ha puntato sulla plastica con secco giro di vite»

«A prevedere la nuova tassa sugli imballaggi di plastica è il Documento programmatico di bilancio, inviato a Bruxelles per riassumere l’impianto della legge di Bilancio»

«Nel testo è specificato che l’imposta scatta dal prossimo 1 giugno, con un’aliquota di 1 euro al chilo, ossia mille euro a tonnellata»

«La misura fa parte di un pacchetto di interventi per «promuovere la sostenibilità dell’ambiente»: nell’elenco, oltre alla tassa sulla plastica, figurano la stretta sia sulle agevolazioni per il gasolio sia sulle auto aziendali più inquinanti»

«In tutto il governo stima di incassare almeno 1,8 miliardi di euro nel 2020, e dall’anno successivo oltre 2 miliardi»

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Una volta si diceva: “Lo vuole  l’Europa”.

Adesso si dice: “Lo vuole l’ecologia”.

Cari pecoroni e pecorine belanti.

Il Governo Zingaretti vi ha messo sul groppone una nuova tassa del 100%.

E questa ve la pagherete tutti, ricchi e poveri, di sinistra, di centro o di destra, senza distinzione di gender.

Mr Di Maio ne è del tutto felice: l’Iva non è aumentata.

La Piattaforma Rousseau ha approvato con il 729% di voti favorevoli.

Mah: chissà come voteranno in Umbria, ebrri di tasse e balzelli.

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Corriere. 2019-10-19. Plastica, tassa da 1 euro al chilo. Le imprese protestano, ma gli aumenti peseranno sui consumatori

Mille euro per ogni tonnellata. Il governo a caccia di risorse per fare quadrare i conti pubblici ha puntato sulla plastica con secco giro di vite. A prevedere la nuova tassa sugli imballaggi di plastica è il Documento programmatico di bilancio, inviato a Bruxelles per riassumere l’impianto della legge di Bilancio. Nel testo è specificato che l’imposta scatta dal prossimo 1 giugno, con un’aliquota di 1 euro al chilo, ossia mille euro a tonnellata. La misura fa parte di un pacchetto di interventi per «promuovere la sostenibilità dell’ambiente»: nell’elenco, oltre alla tassa sulla plastica, figurano la stretta sia sulle agevolazioni per il gasolio sia sulle auto aziendali più inquinanti. In tutto il governo stima di incassare almeno 1,8 miliardi di euro nel 2020, e dall’anno successivo oltre 2 miliardi.

Il settore colpito dalla tassa sulla plastica è quello degli imballaggi, dell’imbottigliamento, dei contenitori monouso e del polistirolo. Tanto che da giorni le associazioni dei produttori di plastica e l’industria delle acque minerali protestano contro quella che considerano una stangata, con il rischio che i costi finiscano per essere pagati dal consumatore finale che acquista una bottiglietta di acqua piuttosto che un farmaco. Malgrado la tassa non riguardi la plastica riciclata, Confindustria contesta che la misura abbia «finalità ambientali, rappresentando unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese». Un’accusa, insomma, di volere semplicemente fare cassa, che l’associazione degli industriali motiva spiegando:«Le imprese pagano già 450 milioni di euro all’anno di contributo ambientale Conai (Consorzio nazionale imballaggi) per la raccolta e gli imballaggi in plastica, e 350 milioni sono destinati ai Comuni italiani per garantire la raccolta differenziata».

A intervenire è anche il presidente di Unionplast, Luca Iazzolino, evidenziando un ulteriore effetto. «Mi chiedo il senso di demonizzare la plastica, si pensa di sostituirla con gli imballaggi di carta e di cartone? Lascio immaginare cosa significhi in termini di impatto ambientale. Aggiungo che la tassa rischia di colpire anche gli imballaggi composti in parte con materiali riciclati, penalizzando così gli investimenti effettuati da un intero settore nei processi di transizione verso l’economia circolare». Dal versante del governo parla il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), che si dice pronto a aprire un tavolo sulla plastic tax, premettendo che bisogna aiutare «le aziende a cambiare» per dirigersi verso «una produzione che tuteli l’ambiente». Ma Ettore Fontana, vicepresidente di Mineracqua, oppone numeri e cifre: «La super imposta fa sì che su ogni tonnellata di materiale Pet-Polietilene che costa circa 900 euro a tonnellata si debba pagare una tassa di mille euro, incidendo così per oltre il 100% sul costo della materia plastica».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Pagliacci

Vertice di maggioranza fallito. Tasse in aumento in vista.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-30.

Brügel Pieter. La parabola dei ciechi. Gallerie Nazionali di Capodimonte

I dilettanti allo sbaraglio non sanno più che pesci prendere, e Salvini gongola e gode come un riccio.

«Ancora nubi sulla manovra di bilancio del governo giallorosso»

«Il vertice convocato nella notte da Giuseppe Conte si è rivelato completamente fallimentare e ha aperto le porte a una nuova ondata di incertezze e dubbi»

«Alle ore 22:00 di ieri, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha cercato di trovare la quadra sulla manovra (in vista della presentazione della NADEF) assieme agli esponenti dei maggiori partiti di governo»

«Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, Luigi Di Maio (M5S), Teresa Bellanova (IV), Dario Franceschini (PD), Riccardo Fraccaro (M5S) e Roberto Speranza (LeU) si sono tutti seduti al tavolo delle discussioni accanto al premier. La riunione però si è rivelata completamente fallimentare»

«Le discussioni maggiori si sono concentrate sull’aumento dell’IVA e sul reperimento delle risorse necessarie a finanziare la Legge di Bilancio senza sforare un certo livello di deficit»

«Nella NADEF (prevista per venerdì ma slittata ad oggi) dovranno infatti essere inseriti i dati fondamentali sui quali poi dovrà essere costruita la manovra.»

«Luigi Di Maio si è scagliato contro qualsiasi aumento dell’IVA durante il vertice notturno e alle sue dichiarazioni hanno poi fatto eco quelle di Matteo Renzi»

«Certo è che da qualche parte bisognerà trovare le risorse necessarie alla manovra»

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Per il Cittadino Contribuente che aumenti l’Iva oppure aumentino altre tasse è la stessa identica cosa. Sarà tartassato sempre più.

Ah, bei tempi quando si stava peggio!!

Fatto si è che la finanziaria graverà per 35 – 40 miliardi sulla groppa dei lavoratori, tutti lieti e soddisfatti di concorrere a mantenere la piattaforma Rousseau.

Questo Governo semplicemente non ha la più pallida idea di dove reperire le risorse necessarie.

L’aspetto farsesco è che poi parlano di abbassare le tasse.


Alert Manovra: fallisce vertice notturno ma oggi è giornata campale

Manovra: la giornata sarà campale, occhi sulla NADEF. Cosa aspettarsi dopo il fallito vertice notturno?

Ancora nubi sulla manovra di bilancio del governo giallorosso.

Il vertice convocato nella notte da Giuseppe Conte si è rivelato completamente fallimentare e ha aperto le porte a una nuova ondata di incertezze e dubbi. I tempi sono adesso ancor più stretti.

Quella di oggi, lunedì 30 settembre, si rivelerà una giornata campale per le sorti della manovra italiana. Tra qualche ora l’esecutivo dovrà infatti presentare al parlamento la tanto attesa NADEF, primo passo verso la stesura della Legge di Bilancio 2020.

Manovra: perché è fallito il vertice notturno

Alle ore 22:00 di ieri, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha cercato di trovare la quadra sulla manovra (in vista della presentazione della NADEF) assieme agli esponenti dei maggiori partiti di governo.

Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, Luigi Di Maio (M5S), Teresa Bellanova (IV), Dario Franceschini (PD), Riccardo Fraccaro (M5S) e Roberto Speranza (LeU) si sono tutti seduti al tavolo delle discussioni accanto al premier.

La riunione però si è rivelata completamente fallimentare. Alle ore 02:00 i partecipanti si sono salutati e hanno rimandato le discussioni sulla manovra alla giornata odierna, la stessa in cui dovrà necessariamente vedere la luce la NADEF.

Ma perché il vertice è fallito? Le discussioni maggiori si sono concentrate sull’aumento dell’IVA e sul reperimento delle risorse necessarie a finanziare la Legge di Bilancio senza sforare un certo livello di deficit.

Cosa aspettarsi oggi dalla NADEF?

Molto probabilmente la giornata di oggi si rivelerà ricca di tensione vista la posta in gioco. Nella NADEF (prevista per venerdì ma slittata ad oggi) dovranno infatti essere inseriti i dati fondamentali sui quali poi dovrà essere costruita la manovra.

Sicuramente la misura più scansionta sarà il deficit/PIL, lo stesso che ha causato un lungo braccio di ferro tra l’Italia e l’Europa in occasione della Legge di Bilancio 2019.

Le indiscrezioni di qualche giorno fa hanno parlato di un rapporto al 2,3%, ma le discussioni in merito non si sono risparmiate. Luigi Di Maio si è scagliato contro qualsiasi aumento dell’IVA durante il vertice notturno e alle sue dichiarazioni hanno poi fatto eco quelle di Matteo Renzi.

Certo è che da qualche parte bisognerà trovare le risorse necessarie alla manovra. Nella giornata di oggi continueranno probabilmente a contrapporsi le posizioni di chi vuole evitare a ogni costo l’aumento dell’IVA anche portando il deficit al 2,4% e quelle di chi si batterà per tenere la misura entro e non oltre il 2,2%. Partorire la NADEF e la Legge di Bilancio non sarà facile per il nuovo esecutivo.

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Renzi lascia il PD e fonda un nuovo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

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«Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso»

«con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto»

«Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”»

«L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende »

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Si riservano i commenti a fatti avvenuti.


Ultimi appelli non fermano Renzi, domani annuncia l’addio

Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso: con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto. In un’intervista di sabato scorso al Times, l’ex premier raccontava di aver lavorato quando era sindaco nell’antico studio di Machiavelli ma “posso dirvi che non sono machiavellico”. In molti, però, nel tempismo scelto nel decidere lo strappo dal Pd, vociferato da mesi ma ora imminente subito dopo la nascita del Conte bis, vedono l’accostamento con le tesi del filosofo fiorentino.

Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende. Nessun contatto, invece, spiegano al Nazareno, con il segretario Nicola Zingaretti che anche ieri ha lanciato un nuovo appello ad evitare una scissione del Pd.

ECCO COSA DICEVA RENZI RENZI QUALCHE GIORNO FA SULLA DURATA DEL GOVERNO – VIDEO

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Governo Conte. Renzi si riapproprierà della Rai.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-12.

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«Inutile dire che l’egemonia di Renzi in Parlamento, grazie al controllo che egli esercita sulla maggioranza dei deputati e senatori dem, lo rende azionista di maggioranza dell’esecutivo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte (già confesso ammiratore del fiorentino), e gli conferisce un non indifferente potere contrattuale»

«Nella prima puntata stagionale di Otto e Mezzo, andata in onda ieri su La7, l’ospite Carlo De Benedetti – alla domanda di Lilli Gruber sulla longevità del Governo giallo-rosso – ha risposto che esso “durerà fin quando Renzi lo vorrà, fin quando questi non deciderà di staccare la spina”. Forte di questo potere, che come De Benedetti anche noi riteniamo assiomatico, Renzi farà di tutto per allungare la sua lunga ombra sulla Rai al fine di riprendersi ciò che gli è stato tolto dopo quel fatidico 4 marzo 2018, che oggi appare lontanissimo nel tempo e quasi appartenente a un universo parallelo»

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Otto von Bismarck soleva dire che i trattati di pace si stilano come se si fosse perso. Con mitezza.

Ma questa è la visione di uno statista, non quella di un politico.

In politica mai dire mai: così hanno insegnato Machiavelli e Richelieu. Il Cardinale aggiungeva poi saggiamente che solo i morti non ritornano. Dai vivi ci si aspetti di tutto, specie quanto imprevisto ed imprevedibile.

Nulla di cui stupirsi quindi se l’on Renzi miri a ricolonizzare la Rai con dei suoi fedelissimi. Esercita solo il diritto dei vincitori. Con buona pace di Mr Conte e di tutti i grillini.


Rai, Renzi vuol riprendersi Viale Mazzini e ha tutto il potere per riuscirci

Di fatto “azionista di maggioranza” del governo, Matteo Renzi è determinato a riconquistare la Rai con le cariche più ambite. E rispunta Orfeo.

In politica mai dare per finito nessuno. Specialmente in quella italiana, che vede leader passare dalla gloria alla polvere nello spazio di una settimana e altri spiccare il volo in un analogo lasso di tempo dalla (presunta) marginalità alla conclamata potenza.

Quest’ultimo è il caso di Matteo Renzi che, con la mossa inattesa e politicamente geniale dell’apertura al m5s dopo la crisi innescata dal suo omonimo Salvini, ha riportato il Pd, che era ridotto al ruolo di semplice osservatore, sugli scranni di Palazzo Chigi.

Inutile dire che l’egemonia di Renzi in Parlamento, grazie al controllo che egli esercita sulla maggioranza dei deputati e senatori dem, lo rende azionista di maggioranza dell’esecutivo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte (già confesso ammiratore del fiorentino), e gli conferisce un non indifferente potere contrattuale. Se, assai machiavellicamente, Renzi ha lasciato che si formasse una compagine di governo di “seconde file” tenendo i big renziani lontani dalle poltrone di ministro, per quanto riguarda i sottosegretari e i viceministri la musica potrebbe cambiare radicalmente. Così come nelle partecipate, in primis la Rai.

Quando Renzi cadde in “disgrazia” il 4 marzo 2018, l’atmosfera che regnava a Viale Mazzini era quella di una damnatio memoriae ai danni ex premier, con una infervorata smania di cancellarne al più presto l’egemonia da parte dei nuovi vincitori (i grillini). Oggi, invece, un anno e mezzo più tardi, gli stessi grillini in Parlamento si reggono sulle loro poltrone grazie all’alleanza favorita dal loro acerrimo nemico di sempre. Quasi la trama di un romanzo distopico, insomma.

Nella corsa al repulisti contro la Lega e i salviniani che agita in questi giorni Viale Mazzini, s’inserisce dunque prepotentemente il convitato di pietra Renzi, e con l’accresciuto potere di quest’ultimo, i  suoi fedelissimi in Rai tornano a sfregarsi le mani dopo un periodo oscuro.

Non ostile all’ex segretario dem è senz’altro l’Ad Fabrizio Salini, ex direttore generale della Stand by Me di Simona Ercolani Rondolino; Stand by Me che ai tempi dello strapotere renziano era ritenuta un secondo Nazareno (ma assai più importante dell’originale). L’Ad dovrebbe dunque dormire fra due guanciali in caso di un probabile ciclone renziano in Rai.

Qualche giorno fa abbiamo indicato Antonio Di Bella – attuale direttore di RaiNews che suscitò qualche polemica nel 2017 per aver dedicato uno spazio definito “esagerato” al libro di Renzi – quale papabile direttore di Rai1 o, più facilmente, Presidente Rai al posto di Marcello Foa (la cui sacrificale dipartita potrebbe salvare la direzione della Prima Rete per Teresa De Santis).

Ma è un vero renziano di provata fede a tornare in auge dopo l’epurazione grillina post elezioni politiche, e dopo essere stato spedito dalla direzione generale della Rai a quella di RaiWay. Parliamo di Mario Orfeo, il cui nome riecheggia sempre più insistente all’ombra del cavallo Rai in questi giorni. Orfeo che potrebbe tornare presto a ricoprire un ruolo di primissimo piano a Viale Mazzini.

Difficile che i grillini mollino il Tg1 e Rai2 – secondo consuetudine – potrebbe andare all’opposizione. La Lega vorrebbe Milo Infante per il ruolo di direttore con la dipartita già annunciata di Carlo Freccero, ma sono piuttosto forti le quotazioni della potentissima Maria Pia Ammirati, apprezzata dal solito Vincenzo Spadafora e anche dal Pd. La Ammirati alla direzione di Rai2 potrebbe essere l’opzione chiave nel caso in cui Gennaro Sangiuliano, grande amico di Giuseppe Conte fin dai tempi dell’Università (e quindi da tempi non sospetti), riuscisse – come molti sono convinti – a mantenere la direzione del Tg2; Rai3 resta salda in mano a Stefano Coletta, visti anche gli ottimi risultati, quindi per le mire renziane la poltrona più importante in ballo resta quella di direttore di Rai1.

Nella prima puntata stagionale di Otto e Mezzo, andata in onda ieri su La7, l’ospite Carlo De Benedetti – alla domanda di Lilli Gruber sulla longevità del Governo giallo-rosso – ha risposto che esso “durerà fin quando Renzi lo vorrà, fin quando questi non deciderà di staccare la spina”. Forte di questo potere, che come De Benedetti anche noi riteniamo assiomatico, Renzi farà di tutto per allungare la sua lunga ombra sulla Rai al fine di riprendersi ciò che gli è stato tolto dopo quel fatidico 4 marzo 2018, che oggi appare lontanissimo nel tempo e quasi appartenente a un universo parallelo.

Insomma, Renzi è tornato per restare e contare (se n’era mai andato, del resto?), e a Viale Mazzini i suoi detrattori (e traditori) hanno perso il sonno come piccoli imitatori del regicida Macbeth, mentre chi gli è sempre rimasto accanto durante la carestia ora è pronto a raccogliere i lussureggianti e succosi frutti della propria incrollabile fedeltà. Chissà dunque che Orfeo, come il suo mitologico omonimo, non torni presto a vedere il radioso sole della rivincita dopo aver vissuto “l’inferno” (se tale si può definire la direzione di RaiWay…) dell’epurazione.

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Giarrusso (M5S): Governo chiarisca Atlantia oppure niente fiducia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-06.

Duello Giochi-di-Carnasciale-Scherma-medievale

«Il 14 Agosto 2018, il viadotto sul Polcevera è parzialmente crollato causando oltre 40 vittime»

«Gli allora vicepremier Luigi Di Maio e ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si erano scagliati contro la gestione di Aspi, che secondo i pentastellati non avrebbe effettuato la manutenzione che avrebbe evitato la tragedia.»

«Il governo si era quindi mosso per revocare la concessione ad Atlantia, compagnia della famiglia Benetton»

«la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha escluso la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, per cui i pentastellati si sono battuti dopo il crollo del ponte Morandi»

«“Darò la fiducia al governo Conte in base alla posizione che avrà il PD rispetto alle dichiarazioni fatte dal ministro De Micheli o se il ministro stesso chiarirà meglio”, ha detto Giarrusso. “La posizione del M5S è chiara: siamo per la revoca delle concessioni”, ha ribadito il senatore, aggiungendo poi: “Non diamo la fiducia se si inizia subito a martellare l’accordo”. Giarrusso ha poi ricordato che il Movimento ha “il 36% dei parlamentari e il PD il 18%, quindi serve umiltà”.»

«Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.»

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Tutti sanno che il Pd è amico degli amici. Quindi nessuno si stupisca di quanto segue.

«Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.»

E siamo solo agli inizi.

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M5S-PD, già si litiga: Giarrusso contro la ministra De Micheli su nodo Autostrade

Con la fiducia al governo Conte 2 ancora da votare, un tema in particolare fa già litigare duramente la neonata maggioranza.

Il tema della concessione ad Atlantia sarà uno dei primissimi nodi da sciogliere per la neonata alleanza fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Sulla Stampa di oggi la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha escluso la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, per cui i pentastellati si sono battuti dopo il crollo del ponte Morandi. Dopo l’intervista, il senatore 5S Mario Giarrusso ha detto che la fiducia al governo Conte 2 sarà votata solo se il PD avrà una posizione diversa.

Giarrusso, fiducia governo solo con revoca concessione Aspi

La squadra di ministri è pronta, ma la fiducia è ancora da votare per il nuovo governo giallorosso. E un tema in particolare potrebbe mettere già a rischio la l’accordo politico fra le due forze di maggioranza. Non è chiaro se il senatore pentastellato abbia parlato o meno a titolo personale, ma se altri colleghi di Movimento dovessero seguirlo il sostegno potrebbe non essere abbastanza.

Il 14 Agosto 2018, il viadotto sul Polcevera è parzialmente crollato causando oltre 40 vittime. Gli allora vicepremier Luigi Di Maio e ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si erano scagliati contro la gestione di Aspi, che secondo i pentastellati non avrebbe effettuato la manutenzione che avrebbe evitato la tragedia.

Il governo si era quindi mosso per revocare la concessione ad Atlantia, compagnia della famiglia Benetton. Una posizione non condivisa dal Partito Democratico, con cui ora il Movimento 5 Stelle si ritrova al governo dopo lo strappo di Matteo Salvini.

M5S-PD, nodo Autostrade da sciogliere

Darò la fiducia al governo Conte in base alla posizione che avrà il PD rispetto alle dichiarazioni fatte dal ministro De Micheli o se il ministro stesso chiarirà meglio”, ha detto Giarrusso. “La posizione del M5S è chiara: siamo per la revoca delle concessioni”, ha ribadito il senatore, aggiungendo poi: “Non diamo la fiducia se si inizia subito a martellare l’accordo”. Giarrusso ha poi ricordato che il Movimento ha “il 36% dei parlamentari e il PD il 18%, quindi serve umiltà”.

Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.