Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Renzi lascia il PD e fonda un nuovo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

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«Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso»

«con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto»

«Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”»

«L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende »

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Si riservano i commenti a fatti avvenuti.


Ultimi appelli non fermano Renzi, domani annuncia l’addio

Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso: con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto. In un’intervista di sabato scorso al Times, l’ex premier raccontava di aver lavorato quando era sindaco nell’antico studio di Machiavelli ma “posso dirvi che non sono machiavellico”. In molti, però, nel tempismo scelto nel decidere lo strappo dal Pd, vociferato da mesi ma ora imminente subito dopo la nascita del Conte bis, vedono l’accostamento con le tesi del filosofo fiorentino.

Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende. Nessun contatto, invece, spiegano al Nazareno, con il segretario Nicola Zingaretti che anche ieri ha lanciato un nuovo appello ad evitare una scissione del Pd.

ECCO COSA DICEVA RENZI RENZI QUALCHE GIORNO FA SULLA DURATA DEL GOVERNO – VIDEO

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Governo Conte. Renzi si riapproprierà della Rai.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-12.

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«Inutile dire che l’egemonia di Renzi in Parlamento, grazie al controllo che egli esercita sulla maggioranza dei deputati e senatori dem, lo rende azionista di maggioranza dell’esecutivo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte (già confesso ammiratore del fiorentino), e gli conferisce un non indifferente potere contrattuale»

«Nella prima puntata stagionale di Otto e Mezzo, andata in onda ieri su La7, l’ospite Carlo De Benedetti – alla domanda di Lilli Gruber sulla longevità del Governo giallo-rosso – ha risposto che esso “durerà fin quando Renzi lo vorrà, fin quando questi non deciderà di staccare la spina”. Forte di questo potere, che come De Benedetti anche noi riteniamo assiomatico, Renzi farà di tutto per allungare la sua lunga ombra sulla Rai al fine di riprendersi ciò che gli è stato tolto dopo quel fatidico 4 marzo 2018, che oggi appare lontanissimo nel tempo e quasi appartenente a un universo parallelo»

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Otto von Bismarck soleva dire che i trattati di pace si stilano come se si fosse perso. Con mitezza.

Ma questa è la visione di uno statista, non quella di un politico.

In politica mai dire mai: così hanno insegnato Machiavelli e Richelieu. Il Cardinale aggiungeva poi saggiamente che solo i morti non ritornano. Dai vivi ci si aspetti di tutto, specie quanto imprevisto ed imprevedibile.

Nulla di cui stupirsi quindi se l’on Renzi miri a ricolonizzare la Rai con dei suoi fedelissimi. Esercita solo il diritto dei vincitori. Con buona pace di Mr Conte e di tutti i grillini.


Rai, Renzi vuol riprendersi Viale Mazzini e ha tutto il potere per riuscirci

Di fatto “azionista di maggioranza” del governo, Matteo Renzi è determinato a riconquistare la Rai con le cariche più ambite. E rispunta Orfeo.

In politica mai dare per finito nessuno. Specialmente in quella italiana, che vede leader passare dalla gloria alla polvere nello spazio di una settimana e altri spiccare il volo in un analogo lasso di tempo dalla (presunta) marginalità alla conclamata potenza.

Quest’ultimo è il caso di Matteo Renzi che, con la mossa inattesa e politicamente geniale dell’apertura al m5s dopo la crisi innescata dal suo omonimo Salvini, ha riportato il Pd, che era ridotto al ruolo di semplice osservatore, sugli scranni di Palazzo Chigi.

Inutile dire che l’egemonia di Renzi in Parlamento, grazie al controllo che egli esercita sulla maggioranza dei deputati e senatori dem, lo rende azionista di maggioranza dell’esecutivo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte (già confesso ammiratore del fiorentino), e gli conferisce un non indifferente potere contrattuale. Se, assai machiavellicamente, Renzi ha lasciato che si formasse una compagine di governo di “seconde file” tenendo i big renziani lontani dalle poltrone di ministro, per quanto riguarda i sottosegretari e i viceministri la musica potrebbe cambiare radicalmente. Così come nelle partecipate, in primis la Rai.

Quando Renzi cadde in “disgrazia” il 4 marzo 2018, l’atmosfera che regnava a Viale Mazzini era quella di una damnatio memoriae ai danni ex premier, con una infervorata smania di cancellarne al più presto l’egemonia da parte dei nuovi vincitori (i grillini). Oggi, invece, un anno e mezzo più tardi, gli stessi grillini in Parlamento si reggono sulle loro poltrone grazie all’alleanza favorita dal loro acerrimo nemico di sempre. Quasi la trama di un romanzo distopico, insomma.

Nella corsa al repulisti contro la Lega e i salviniani che agita in questi giorni Viale Mazzini, s’inserisce dunque prepotentemente il convitato di pietra Renzi, e con l’accresciuto potere di quest’ultimo, i  suoi fedelissimi in Rai tornano a sfregarsi le mani dopo un periodo oscuro.

Non ostile all’ex segretario dem è senz’altro l’Ad Fabrizio Salini, ex direttore generale della Stand by Me di Simona Ercolani Rondolino; Stand by Me che ai tempi dello strapotere renziano era ritenuta un secondo Nazareno (ma assai più importante dell’originale). L’Ad dovrebbe dunque dormire fra due guanciali in caso di un probabile ciclone renziano in Rai.

Qualche giorno fa abbiamo indicato Antonio Di Bella – attuale direttore di RaiNews che suscitò qualche polemica nel 2017 per aver dedicato uno spazio definito “esagerato” al libro di Renzi – quale papabile direttore di Rai1 o, più facilmente, Presidente Rai al posto di Marcello Foa (la cui sacrificale dipartita potrebbe salvare la direzione della Prima Rete per Teresa De Santis).

Ma è un vero renziano di provata fede a tornare in auge dopo l’epurazione grillina post elezioni politiche, e dopo essere stato spedito dalla direzione generale della Rai a quella di RaiWay. Parliamo di Mario Orfeo, il cui nome riecheggia sempre più insistente all’ombra del cavallo Rai in questi giorni. Orfeo che potrebbe tornare presto a ricoprire un ruolo di primissimo piano a Viale Mazzini.

Difficile che i grillini mollino il Tg1 e Rai2 – secondo consuetudine – potrebbe andare all’opposizione. La Lega vorrebbe Milo Infante per il ruolo di direttore con la dipartita già annunciata di Carlo Freccero, ma sono piuttosto forti le quotazioni della potentissima Maria Pia Ammirati, apprezzata dal solito Vincenzo Spadafora e anche dal Pd. La Ammirati alla direzione di Rai2 potrebbe essere l’opzione chiave nel caso in cui Gennaro Sangiuliano, grande amico di Giuseppe Conte fin dai tempi dell’Università (e quindi da tempi non sospetti), riuscisse – come molti sono convinti – a mantenere la direzione del Tg2; Rai3 resta salda in mano a Stefano Coletta, visti anche gli ottimi risultati, quindi per le mire renziane la poltrona più importante in ballo resta quella di direttore di Rai1.

Nella prima puntata stagionale di Otto e Mezzo, andata in onda ieri su La7, l’ospite Carlo De Benedetti – alla domanda di Lilli Gruber sulla longevità del Governo giallo-rosso – ha risposto che esso “durerà fin quando Renzi lo vorrà, fin quando questi non deciderà di staccare la spina”. Forte di questo potere, che come De Benedetti anche noi riteniamo assiomatico, Renzi farà di tutto per allungare la sua lunga ombra sulla Rai al fine di riprendersi ciò che gli è stato tolto dopo quel fatidico 4 marzo 2018, che oggi appare lontanissimo nel tempo e quasi appartenente a un universo parallelo.

Insomma, Renzi è tornato per restare e contare (se n’era mai andato, del resto?), e a Viale Mazzini i suoi detrattori (e traditori) hanno perso il sonno come piccoli imitatori del regicida Macbeth, mentre chi gli è sempre rimasto accanto durante la carestia ora è pronto a raccogliere i lussureggianti e succosi frutti della propria incrollabile fedeltà. Chissà dunque che Orfeo, come il suo mitologico omonimo, non torni presto a vedere il radioso sole della rivincita dopo aver vissuto “l’inferno” (se tale si può definire la direzione di RaiWay…) dell’epurazione.

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Giarrusso (M5S): Governo chiarisca Atlantia oppure niente fiducia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-06.

Duello Giochi-di-Carnasciale-Scherma-medievale

«Il 14 Agosto 2018, il viadotto sul Polcevera è parzialmente crollato causando oltre 40 vittime»

«Gli allora vicepremier Luigi Di Maio e ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si erano scagliati contro la gestione di Aspi, che secondo i pentastellati non avrebbe effettuato la manutenzione che avrebbe evitato la tragedia.»

«Il governo si era quindi mosso per revocare la concessione ad Atlantia, compagnia della famiglia Benetton»

«la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha escluso la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, per cui i pentastellati si sono battuti dopo il crollo del ponte Morandi»

«“Darò la fiducia al governo Conte in base alla posizione che avrà il PD rispetto alle dichiarazioni fatte dal ministro De Micheli o se il ministro stesso chiarirà meglio”, ha detto Giarrusso. “La posizione del M5S è chiara: siamo per la revoca delle concessioni”, ha ribadito il senatore, aggiungendo poi: “Non diamo la fiducia se si inizia subito a martellare l’accordo”. Giarrusso ha poi ricordato che il Movimento ha “il 36% dei parlamentari e il PD il 18%, quindi serve umiltà”.»

«Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.»

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Tutti sanno che il Pd è amico degli amici. Quindi nessuno si stupisca di quanto segue.

«Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.»

E siamo solo agli inizi.

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M5S-PD, già si litiga: Giarrusso contro la ministra De Micheli su nodo Autostrade

Con la fiducia al governo Conte 2 ancora da votare, un tema in particolare fa già litigare duramente la neonata maggioranza.

Il tema della concessione ad Atlantia sarà uno dei primissimi nodi da sciogliere per la neonata alleanza fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Sulla Stampa di oggi la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha escluso la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, per cui i pentastellati si sono battuti dopo il crollo del ponte Morandi. Dopo l’intervista, il senatore 5S Mario Giarrusso ha detto che la fiducia al governo Conte 2 sarà votata solo se il PD avrà una posizione diversa.

Giarrusso, fiducia governo solo con revoca concessione Aspi

La squadra di ministri è pronta, ma la fiducia è ancora da votare per il nuovo governo giallorosso. E un tema in particolare potrebbe mettere già a rischio la l’accordo politico fra le due forze di maggioranza. Non è chiaro se il senatore pentastellato abbia parlato o meno a titolo personale, ma se altri colleghi di Movimento dovessero seguirlo il sostegno potrebbe non essere abbastanza.

Il 14 Agosto 2018, il viadotto sul Polcevera è parzialmente crollato causando oltre 40 vittime. Gli allora vicepremier Luigi Di Maio e ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si erano scagliati contro la gestione di Aspi, che secondo i pentastellati non avrebbe effettuato la manutenzione che avrebbe evitato la tragedia.

Il governo si era quindi mosso per revocare la concessione ad Atlantia, compagnia della famiglia Benetton. Una posizione non condivisa dal Partito Democratico, con cui ora il Movimento 5 Stelle si ritrova al governo dopo lo strappo di Matteo Salvini.

M5S-PD, nodo Autostrade da sciogliere

Darò la fiducia al governo Conte in base alla posizione che avrà il PD rispetto alle dichiarazioni fatte dal ministro De Micheli o se il ministro stesso chiarirà meglio”, ha detto Giarrusso. “La posizione del M5S è chiara: siamo per la revoca delle concessioni”, ha ribadito il senatore, aggiungendo poi: “Non diamo la fiducia se si inizia subito a martellare l’accordo”. Giarrusso ha poi ricordato che il Movimento ha “il 36% dei parlamentari e il PD il 18%, quindi serve umiltà”.

Resta dunque da capire quanti pentastellati sarebbero pronti a seguire il senatore, tenendo conto che Giuseppe Conte difficilmente avrebbe potuto affidare il Mit a una dem se una qualche forma di accordo su questo e altri nodi (come il TAV) non fosse già stato siglato fra Di Maio e Zingaretti.

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Governo. Ex-Ministri silurati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-05.

Siluro 001

M5S ha 216 / 630 deputati e 107 / 321 senatori.

Pd ha 111 / 630 deputati e 51 / 321 senatori.

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Questo è l’elenco dei Ministri.

Luciana Lamorgese al ministero dell’Interno

Luigi Di Maio agli Esteri (M5s)

Alfonso Bonafede alla Giustizia (M5s)

Lorenzo Guerini alla Difesa (Pd)

Roberto Gualtieri all’Economia (Pd)

Dario Franceschini alla Cultura e Turismo (Pd)

Paola De Micheli ai Trasporti (Pd)

Roberto Speranza alla Salute (Leu)

Lorenzo Fioramonti all’Istruzione (M5s)

Stefano Patuanelli allo Sviluppo Economico (M5s)

Nunzia Catalfo al Lavoro (M5s)

Teresa Bellanova all’Agricoltura (Pd)

Sergio Costa all’Ambiente (M5s)

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Federico d’Incà ai rapporti con il Parlamento (M5s)

Paola Pisano all’Innovazione tecnologica (M5s)

Fabiana Dadone alla Pubblica amministrazione (M5s)

Peppe Provenzano al Sud (Pd)

Francesco Boccia agli Affari regionali (Pd)

Elena Bonetti alle Pari opportunità e famiglia (Pd)

Enzo Amendola agli Affari europei (Pd)

Vincenzo Spadafora alle Politiche giovanili e allo Sport (M5s)

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M5S ha dieci ministri, PD 9, Leu uno.

Ci si sarebbe attesi che M5S avesse un numero di ministri doppio di quelli del partito democratico.

Al Senato il nuovo Governo può contare su 158 senatori, essendo 161 il quorum di maggioranza.

Verosimilmente, i Senatori del Gruppo per le Autonomie, 8 senatori, dovrebbero dare la fiducia al Governo, portandolo in maggioranza.

Resta la legittima suspicione sul voto degli ex-Ministri non rinnovati.


Adnk. 2019-09-05. Da Trenta a Toninelli, i ministri ‘silurati’

Fuori tutti: Trenta, Toninelli, Bonisoli, Grillo, Moavero Milanesi, Tria, Lezzi. Nasce il governo giallorosso ma per loro non c’è posto. “Continuerò sempre a credere che ci sia la possibilità del cambiamento. Lo devo a mio figlio, a voi e a me stessa. Buon lavoro al nuovo Governo che seguirò dal Senato” scrive su Fb l’ormai ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, rimpiazzata da Giuseppe Provenzano. E come lei sono diversi i ministri del primo governo Conte ai quali non sarà concesso il bis.

Esce a sorpresa l’ex ministra della Salute, Giulia Grillo, che cede il ministero a Roberto Speranza di Leu. Su Fb ringrazia “chi è stato con me in questi lunghi mesi spesso in salita, condividendo le ansie e gli entusiasmi” e poi ammette: “essere ministro è stato un privilegio e un onore”. Un onore che come lei hanno avuto anche altri colleghi prima di trasformarsi in esclusi di primissimo livello. Come Elisabetta Trenta, che non è riuscita a rientrare in squadra e cede ora il posto a Lorenzo Guerini.

“Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero – confessa l’ex titolare della Difesa al ‘Messaggero’ -. Non sono contenta, non meritavo tutto questo. Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini. Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti”. Trenta lascia con l’amaro in bocca ma prima dell’apertura della crisi il suo nome aveva fatto capolino tra i sacrificabili per un eventuale rimpasto gialloverde.

Sacrificabile – e di fatto sacrificato – anche Danilo Toninelli, rimpiazzato alle Infrastrutture da Paola De Micheli del Pd. L’amarezza non la lascia trapelare ma su Fb Toninelli si lascia andare a un post fiume in cui dice di aver “donato tutto me stesso, a volte anche sbagliando, come può capitare, ma comunque nella convinzione di aver agito, giorno dopo giorno, per l’esclusivo interesse dei cittadini”. Immancabile la lista di obiettivi realizzati: dal Ponte Morandi allo sblocca cantieri, fino allo “sforzo per il rilancio del porto di Gioia Tauro”. E la Tav? Non pervenuta. Ma tant’è.

Il club degli esclusi annovera altri nomi eccellenti. In via XX Settembre non resta in sella Giovanni Tria ma arriva Roberto Gualtieri. Romano, prof di storia col pallino per la chitarra, approda alla guida del Tesoro dopo ben tre mandati al Parlamento europeo. Che dire di Moavero Milanesi? Esce dalla Farnesina e cede i galloni a Luigi Di Maio che a sua volta lascia Mise e Lavoro nelle mani dei fedelissimi Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo.

Per non parlare di Alberto Bonisoli, ‘silurato’ dai Beni Culturali, dove torna Dario Franceschini, tra i primi a spingere per un’alleanza M5S-Pd. Il nuovo ministro mette in tasca anche il Turismo ma la sua nomina lascia a bocca asciutta, Anna Ascani, renziana doc, che fino a ieri mattina risultava ancora in lizza ai Beni Culturali.

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Conte. Presentata la lista dei Ministri.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-04.

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Si noti il titolo: “governo PD-M5S”

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Tutti i ministri del nuovo governo PD-M5S: nomi ufficiali

Annunciati i nuovi ministri del governo Conte bis. Al termine dell’incontro tra Giuseppe Conte e Sergio Mattarella, è stata ufficializzata la lista dei nomi che comporranno la squadra di governo giallorossa.

Ecco chi sono i ministri scelti:

Luigi Di Maio: Affari Esteri
Luciana Lamorgese: Interno
Alfonso Bonafede: Giustizia
Lorenzo Guerini: Difesa
Roberto Gualtieri: Economia
Stefano Patuanelli: Sviluppo economico
Teresa Bellanova: Agricoltura
Sergio Costa: Ambiente
Paola De Micheli: Infrastrutture
Nunzia Cataldo: Lavoro
Lorenzo Fioramonti: Istruzione
Dario Franceschini: Beni culturali e Turismo
Roberto Speranza: Salute
Riccardo Fraccaro: Sottosegretario alla presidenza del Consiglio

Ministri senza portafoglio
Federico D’Incà: Rapporti con il Parlamento
Paola Pisano: Innovazione tecnologica e digitalizzazione
Fabiola Dadone: Pubblica Amministrazione
Francesco Boccia: Affari regionali
Giuseppe Provenzano: Sud
Vincenzo Spadafora: Politiche giovanili e Sport
Elena Bonetti: Pari opportunità e Famiglia
Enzo Amendola: Affari europei

Nuovi ministri: Conte al Quirinale per annunciare squadra di governo

La lista dei ministri del nuovo governo PD-5 Stelle è stata presentata a Mattarella dopo che Conte ha trascorso la mattinata a Palazzo Chigi per definire linee programmatiche e squadra di ministri con le delegazioni di Pd, Leu e M5S.

In mattinata si è concluso il tavolo di confronto con i capigruppo di Camera e Senato, riunione finale sulla definizione del programma di governo e della squadra dei ministri prima di presentare la lista a Mattarella.

Al termine del vertice durato quasi tre ore, il capogruppo PD alla Camera Graziano Delrio ha fatto sapere che le due forze politiche hanno messo a punto un programma molto serio e condiviso, al cui centro ci sono le famiglie e il lavoro, e ha aggiunto: “Nel programma c’e’ scritto che serve una nuova legge sulla immigrazione, che superi la logica emergenziale e affronti il problema in modo organico”.

La seconda tappa sarà il giuramento dei ministri, atteso per domani mattina. Poi sarà il turno del voto di fiducia alla Camera e al Senato: le due sedute parlamentari dovrebbero tenersi nel weekend o al massimo tra lunedì e martedì mattina.

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Estonia. L’Ekre entra nel Governo. Un’epoca è mutata.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-08.

Europe's Populist Realignement 2019-02-18 001

Estonia. Il Governo non aderisce al documento UN sulla immigrazione. – Bloomberg.

Europe’s Depopulation Time Bomb Is Ticking in the Baltics

Estonia. Ai primi di marzo terrà le elezioni politiche.

Estonia. Vince la destra. Ekre prende 19 deputati (+12).

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Ecco cosa è successo.

Three Estonian parties, including far-right EKRE, agree on coalition plan

«Estonian Prime Minister Juri Ratas unveiled on Saturday a detailed plan for a three-party coalition, including the far-right EKRE-party, which could see him hold power despite his party having come second in an inconclusive election.

The three parties – Ratas’ Center, EKRE and the conservative Fatherland party, which have a total of 56 seats in the 101-member parliament – approved the coalition plan on Saturday.

Ratas invited EKRE to coalition talks on March 11, reversing a promise to block the anti-immigration party from the cabinet.

The 36-page coalition plan includes some of EKRE’s strict immigration polices and wider use of referendums. The parties also shared ministries between them – with Finance, Interior, Environment, Rural Affairs and Foreign Trade going to EKRE. ….

Kallas pulled off a surprise win over the centre-left government in a March 3 vote for parliament, but fell short of a majority ….

EKRE, whose fiercely anti-immigrant message lifted its support during the European migration crisis in 2015, got 19 seats in the March 3 vote, more than double the number from the previous election, winning broad support in rural areas.»

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Il risultato delle elezioni in Estonia era stato più che chiaro: la sinistra liberal  socialista era uscita battuta e l’Ekre aveva conquistato 19 su 101 seggi.

Il nodo era costituito però dall’imposizione liberal di non parlare né trattare con i partiti che loro avevano definito populisti, identitari ovvero sovranisti. Anche se erano formazioni vidimate dal consenso popolare, i liberal li avevano ostracizzati e demonizzati. Li odiano di odio razzista, con una condanna inappellabile, rei di non condividere la loro ideologia.

Si è arrivati al punto che in una Germania che si autodefinisce democratica, il parlamento nega ad AfD l’accesso alle cariche che le spetterebbero di diritto. Hanno il potere di farlo, lo fanno, e così aggiungono iniquità ad iniquità.

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Non passerà molto tempo, e l’essere ‘euroskeptic‘ sarà la norma, non la minoranza.

Questi eventi cambieranno anche l’equilibrio politico entro il Consiglio Europeo.

«Center and Reform had previously pledged to shun EKRE, which came third in last month’s parliamentary elections and more than doubled its support by railing against immigrants. EKRE has compared the EU to the Soviet Union and vowed to claw back sovereignty. Its ministerial portfolios also include the finance minister’s position, under the agreement»

«EKRE has compared the EU to the Soviet Union and vowed to claw back sovereignty»

Ne vedremo delle belle!

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AfD lawmaker Mariana Harder-Kühnel fails again in vice presidency bid

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Euroskeptic, anti-immigrant parties team up for EU election

«The AfD and other euroskeptic parties have formed a bloc ahead of the European Parliament elections. Various anti-immigrant youth organizations recently gathered in Rome, giving a sense of what might be to come.

Euroskeptic parties are joining forces ahead of the elections for the European Parliament in May. A few days ago, about 500 young members of such parties met in Rome. The summit was organized by the youth wing of Italy’s anti-immigrant League party, which hopes to win a large share of the vote. Surveys indicate that Italian Interior Minister Matteo Salvini‘s party could emerge victorious in Italy. And for months, he has been working to unite Europe’s various right-wing populists. ….

The summit was attended by the heads of Belgian, French, German and Austrian far-right youth organizations. Among them: Damian Lohr, who a year ago took over as the head of the youth wing of the Alternative for Germany (AfD) party. ….

Currently, Europe’s right-wing populist parties are spread across three different groups in the European Parliament. They are members of either the European Conservatives and Reformists (ECR), the Europe of Nations and Freedom (ENF) or Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD) bloc. In the past, they struggled to cooperate for a number of political and personal reasons. But now, with just weeks to go until the European parliamentary election, Europe’s nationalists want to overcome their differences and join forces. Germany’s AfD has already sent out invitations for a press conference to be held on the matter on April 8. It will again be hosted by Italy’s League party. AfD party leader Jörg Meuthen is set to attend the event.»

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The Rise of Populism

«When Donald Trump entered the White House as the 45th U.S. president, the leadership of the free world was placed into the hands of a populist. Few ideas have had as sudden a resurgence in recent years as populism, with upstart parties and often charismatic leaders upsetting the established order to win power in what appeared to be stable democracies. Trump joined other populist leaders such as Recep Tayyip Erdogan in Turkey, Hungary’s Viktor Orban and Rodrigo Duterte in the Philippines. Most have tapped into a backlash against immigration and a globalized economy that many people feel has left them behind. Does the rise of populists presage the reboot or demise of democracy?  

Two years after Trump took office, populism has reached more countries. An anti-establishment coalition took power in Italy in 2018, and its allies across the continent are eyeing gains in 2019 elections for the European Union’s Parliament. Emmanuel Macron prevailed over hard-right leader Marine Le Pen in France’s 2017 presidential election, but has faced violent street protests from disgruntled citizens known as the gilets jaunes. The common thread dates back to the 2008 financial crisis, which opened the door for many populists. Rising inequality and the perception of an unjust — if not corrupt — response to the crash eroded trust in the ability of established leaders to address shifts in the global economy, including technological change and the rise of China. Unlike socialism, fascism, liberalism and pretty much every other “ism,” populism is not inherently left or right. Brazil’s new populist president, Jair Bolsonaro, is a conservative former military officer, while Mexico’s new President, Andres Manuel Lopez Obrador, presents himself as a radical socialist. Cas Mudde, a professor at the University of Georgia, has called populism a “thin” ideology that pits a “pure” people against a corrupt ruling class. Indeed, the simplest way to think about the label may be as a toolbox that politicians of any stripe can use to tap into simmering discontent.»

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Bloomberg. 2019-04-06. Estonia Set for New Coalition Including Controversial Populists

– Ruling Center Party agrees deal with populist EKRE, Isamaa

– Coalition still needs formal offer from President Kaljulaid

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Estonia moved toward a new governing coalition that includes a controversial anti-immigrant party, signaling the further spread of populism in the European Union.

Prime Minister Juri Ratas’s ruling Center Party, which snubbed the election-winning Reform party and instead invited the euroskeptic EKRE to talks, overcame opposition from his party’s Russian-speaking members to agree on an alliance that also includes the conservative Isamaa, a junior member of the outgoing government.

The move risks further eroding unity inside the world’s largest trading bloc, where the rise of nationalist politicians has prompted clashes on issues from migration to democratic standards. The Estonian coalition, which would control 57 of parliament’s 100 seats, still needs a formal mandate from President Kersti Kaljulaid, who on Friday gave Reform the first stab at forming a government.

Is the Rise of Populism Good or Bad for Democracy?: QuickTake

Under the agreement, approved by the three parties’ councils on Saturday, the coalition will conduct “an independent and consistent foreign and security policy based on EU and NATO membership.” It will also push ahead with a partial revamp of the pension system that the central bank has called “a very negative step,” and pledged to make support for the high-speed Rail Baltica link contingent on the level of EU aid.

Center and Reform had previously pledged to shun EKRE, which came third in last month’s parliamentary elections and more than doubled its support by railing against immigrants. EKRE has compared the EU to the Soviet Union and vowed to claw back sovereignty. Its ministerial portfolios also include the finance minister’s position, under the agreement.

Reform’s Kaja Kallas, who by law has 14 days to form a coalition, said on Friday she’d present her plan to the parliament on April 15, and will try to win over Center and Isamaa lawmakers to back the agreement she expects to clinch with the Social Democrats. Even as one Center lawmaker has already defected, citing opposition to co-opting EKRE, Kallas herself told public broadcaster ERR she doesn’t believe she’ll become the premier.

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Svezia. Continua il minuetto in attesa del 15 novembre. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-27.

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«Sweden is running up against a budget deadline on Nov. 15»

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«If no government is in place Lofven’s caretaker government will present a transition budget»

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«But technically the opposition parties could also deliver their own spending plans, which could stand a good chance of passing»

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Per usare la terminologia introdotta dal Presidente Macron, l’Europa, e quindi anche la Svezia, sono affette dalla lebbra dell’ideologia liberal socialista.

Se la lebbra può essere efficacemente combattuta vaccinando con il bacillo di Calmette e Guérin (BCG) o trattandola con le recenti terapie multifarmaco, l’ideologia liberal socialista esige un trattamento ben più complesso, i risultati elettorali ottenuti dai sovranisti, populisti.

I sovranisti traggono grande vantaggio da uno dei sintomi caratteristici della lebbra liberal socialista: il voler considerare gli avversari politici nemici mortali da distruggere fisicamente. Questo porta le formazioni politiche liberal a rifiutare ogni qualsiasi dialogo con chiunque non la pensi come loro. Nemmeno il darsi un buongiorno.

Questo concetto dell’avversario politico vissuto come nemico mortale trova il suo sbocco naturale nel muro contro muro, nella incomunicabilità, nella totale mancanza di ogni qualsiasi forma di tolleranza.

Questo è quanto sta avvenendo in Svezia.

Se è vero che i sovranisti non hanno conseguito la maggioranza, sarebbe altrettanto vero constatare come la loro stessa presenza abbia destabilizzato l’intero sistema politico svedese, ove né la componente liberal né quella socialista hanno conseguito una maggioranza. È lo stallo totale, la palude. Odiano i populisti e si odiano cordialmente tra di loro.

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Svezia. Due lezioni che resteranno inascoltate.

Svezia. Il caso di Mr Qaisar Mahmood. Farsa nella tragedia.

Svezia. Adesso è caduta nel limbo politico.

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Spinti dalla scadenza del budget, qualcosa sembrerebbe muoversi.

«Pressure grows on establishment to break with bloc politics»

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«Acting Prime Minister Stefan Lofven reported scant progress after a week of trying to form a new government amid the deepest political gridlock Sweden has ever seen»

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«The acting premier will continue with another week of talks and hold confidential discussions with the other party leaders»

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«That’s our responsibility to the Swedish people»

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«After opposition leader Ulf  Kristersson first failed, Lofven now enters his second week in what is already a record long post-election government formation process»

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«Sweden is in gridlock after voters flocked to a nationalist party, denying either of the two traditional blocs a majority»

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«Lofven’s center-left coalition has a one a seat lead over the Alliance, but has no real path forward since the nationalists have tended to support the center-right bloc»

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«The center-right has also painted itself in a corner since the Center and Liberals have said they will not rule with the backing of the nationalist Sweden Democrats »

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Sembra di essere in un asilo infantile, ove i bimbi frignano: “con lui non gioco più“.

Ma ringraziamone il Cielo! È grazie ad atteggiamenti come questi che i populisti acquistano forza.


Bloomberg. 2018-10-22. Sweden’s Government Talks Reach a Record With No End in Sight

– Acting PM Lofven reports little progress in one-week attempt

– Pressure grows on establishment to break with bloc politics

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Acting Prime Minister Stefan Lofven reported scant progress after a week of trying to form a new government amid the deepest political gridlock Sweden has ever seen.

Lofven, who’s trying to extend his four-year rule by cobbling together a new coalition, said the situation remains “difficult and complicated,” after meeting with the speaker of parliament, Andreas Norlen. The acting premier will continue with another week of talks and hold confidential discussions with the other party leaders.

“There’s just one way forward, and that is continued talks,” Lofven said at a press conference in Stockholm on Monday. “That’s our responsibility to the Swedish people.”

After opposition leader Ulf  Kristersson first failed, Lofven now enters his second week in what is already a record long post-election government formation process. Sweden is in gridlock after voters flocked to a nationalist party, denying either of the two traditional blocs a majority. So far, neither side has been willing to compromise or shown any major signs they will seek to reach across the aisle to break the bloc politics that have dominated Sweden over the past decades.

Lofven has been trying to lure over two smaller parties in the center-right Alliance, the Center and Liberal parties, to form a majority. But they have so far rebuffed his entreaties, saying he needs to talk to the bigger Moderate Party to find a way forward.

Bloc politics are “damaging to Sweden,” Lofven said on Monday.

Lofven’s center-left coalition has a one a seat lead over the Alliance, but has no real path forward since the nationalists have tended to support the center-right bloc. The center-right has also painted itself in a corner since the Center and Liberals have said they will not rule with the backing of the nationalist Sweden Democrats due to its neo-nazi roots.

There’s no set deadline for how long talks can take. The speaker has yet to call for a formal vote in parliament, which has to happen four times before a new election is called. Investors have so far shrugged off the crisis and the krona has risen since the election.

But Sweden is running up against a budget deadline on Nov. 15. If no government is in place Lofven’s caretaker government will present a transition budget. But technically the opposition parties could also deliver their own spending plans, which could stand a good chance of passing.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Conte. Se un NYT gelido e malignasso lo denigra, allora va bene.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-22.

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Il The New York Times è uno dei templi liberal democratici americani, ancora in gramaglie per la débâcle di Mrs Hillary Clinton.

Come tutti i liberal non sa rassegnarsi al fatto che gli Elettori non li votano più e che quelli che etichettano spregevolmente come “populisti” stiano invece conquistandosi il favore delle urne e, quindi, i governi delle nazioni.

Ecco cosa scrive l’articolista del NYT circa il “little-known law professor” Conte.

«Mr. Di Maio had proposed Mr. Conte as a potential minister for “the Civil Service, de-bureaucratisation and meritocracy” during the campaign and has known him for five years.»

*

«That agenda, which calls for lifting of sanctions against Russia, the revisiting of the bloc’s budget rules and crackdowns on immigration, has already sent jitters through European markets and raised concerns that the erosion of the European Union may come from within its western European core. »

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«She knows Mr. Conte through their work together at the Villa Nazareth, a college in Rome associated with Duquesne University that has deep ties to the Vatican, including past and present power brokers like Cardinal Achille Silvestrini and Archbishop Claudio Maria Celli. »

*

«She said he spoke excellent English, which is reflected in his résumé, with numerous publications, and international work experience. »

*

«He lists research at famous universities around the world, including Yale, the Sorbonne in France and New York University, where he said he “perfected and updated his studies” while staying at the college for at least a month every summer between 2008 and 2012. »

*

«Asked about Mr. Conte’s experience at N.Y.U., Michelle Tsai, a spokeswoman, said Monday, “A person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member,” adding that it was possible he attended one or two-day programs for which the school does not keep records. »

*

«Amid the dozens of courses Mr. Conte listed teaching on his résumé, he included a summer class at the University of Malta called “European Contract and Banking Law.” »

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Se il The New York Times avversa il prof. Giuseppe Conte, questo dovrebbe essere il miglior segno che questi sia quanto di meglio possa esprimere al momento l’Italia.

Ci rendiamo perfettamente conto che il NYT avrebbe di gran lunga preferito una altro governo del partito democratico, è aspirazione del tutto comprensibile, ma solo questo partito ha la colpa se gli elettori lo hanno relegato al 17%: in pratica, lo hanno fatto scomparire dalla scena politica nazionale.

Due soli rapidi commenti.

In primo luogo, SE il card Achille Silvestrini è nato il 26 ottobre 1923: ha quindi 95 anni. Il 25 novembre 2000 aveva rassegnato le proprie dimissioni da tute le cariche detenute. SE Claudio Maria Celli è stato un grande diplomatico vaticano: nunzio apostolico in Honduras, Filippine ed Argentina. Se è vero che dal 1990 diventa sottosegretario alla Segreteria di Stato vaticana, sarebbe altrettanto vero che a Roma lo si vedeva davvero molto poco.

Per diventare amici serbe anche il tempo necessario.

Infine, conoscere un cardinale non è reato. Poi, in Italia ce ne sono così tanti che anche i monelli di Trastevere ne conoscono uno. Ci si rende conto che per il NYT conoscere un cardinale equivale a ciò che fu la frequentazione della ambasciate straniere sotto il governo di Stalin, ma è cosa immonda solo per i liberal, che stanno anche estinguendosi, sia pure lentamente.

In secondo luogo, nel curriculum di Mr Conte compaiono i nomi di alcune Università dove è stato, ma, come lo stesso NYT ammette, mica tutte le posizioni sono registrate. Mr Conte mica che abbia scritto che aveva insegnato alla New York University oppure di averne conseguito un qualche titolo.

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Dal nostro personale punto di vista, si troverebbe del tutto logico che il prof. Conte, qualora diventi primo ministro, porti avanti i programmi politici ed economici di Lega e M5S. Si rassegni anche il Presidente Mattarella.

Che poi questi a molti non piacciano, in Italia e nel mondo, sarà loro stimolo salutare nel cercare nuovamente il consenso elettorale che hanno perso.


The New York Times. 2018-05-22. Italy’s Populists Move Closer to Power, With Little-Known Pick for Prime Minister.

ROME — In a significant step toward forming an anti-establishment government in the European Union’s fourth largest economy, the leaders of Italy’s populist parties asked the country’s president on Monday to accept a little-known law professor as their consensus candidate for prime minister.

“The name we gave to the President of the Republic is the name of Giuseppe Conte,” Luigi Di Maio, the leader of the anti-establishment Five Star Movement, told reporters after meeting with the president, who has the power to reject the nomination.

Mr. Di Maio called Mr. Conte “a professional of the highest level,” intimately aware with the nation’s problems as a child of the peripheral south. Mr. Conte, he said, “is a self-made man and he’s a tough guy. ”

He added, “You all will see.”

A dapper 54-year-old civil law professor with a taste for cuff links and white pocket kerchiefs, Mr. Conte has a long résumé working for Roman law firms and associating with top-ranking Vatican cardinals.

But with no political base or government experience, Mr. Conte’s main qualification may well be his willingness to carry out a government agenda agreed upon by the populist party leaders.

That agenda, which calls for lifting of sanctions against Russia, the revisiting of the bloc’s budget rules and crackdowns on immigration, has already sent jitters through European markets and raised concerns that the erosion of the European Union may come from within its western European core.

The nomination of Mr. Conte did not exactly assuage those concerns.

“It’s the first time in the history of the Republic that the candidate for prime minister has been downgraded to the role of spokesman,” Andrea Marcucci, a senator in the soon to be opposition Democratic Party, said in a statement.

If the president, Sergio Mattarella, gives the green light, Mr. Conte will assemble a team of ministers, who are expected to be preordained by Mr. Di Maio and Matteo Salvini, the leader of the anti-immigrant League party, and Mr. Di Maio’s new coalition partner. Both have designs on critical ministries.

Reports in the Italian press suggested that Mr. Mattarella still had significant reservations about the direction of the new government. Late Monday evening he convened leaders of the Italian houses of Parliament to meet with him on Tuesday.

But Mr. Di Maio seemed quite pleased with the choice. Smiling broadly under umbrellas outside Rome’s Quirinal Palace, he talked approvingly to reporters about how Mr. Conte, who grew up in the southern region of Puglia, was a known entity to his party’s base.

Mr. Di Maio had proposed Mr. Conte as a potential minister for “the Civil Service, de-bureaucratisation and meritocracy” during the campaign and has known him for five years. ANSA, the Italian state news service, reported that Mr. Di Maio had hired Mr. Conte as his lawyer and that Mr. Conte wrote a good deal of the justice section of the party’s manifesto.

Mr. Salvini said in a Facebook Live monologue Monday evening that Mr. Conte was “an expert in simplification, and de-bureaucratisation, and slimming down of the administrative machine, which is what many businesses ask us.”

During his debut during the campaign, Mr. Conte, who specialized in public administration law, said that while he had voted for left-leaning parties in the past, he was drawn to the Five Star Movement because “today I think the 20th-century ideological outlooks are no longer adequate.”

Over the weekend, Mr. Conte changed the profile picture of his WhatsApp account to a picture of John F. Kennedy with the words, “every accomplishment starts with the decision to try.”

His friends said he was a breath of fresh air.

“He has all the credentials,” said Carla Lucente, a professor of modern languages and literature at Duquesne University and the Honorary Consulate of Italy in Pittsburgh.

She knows Mr. Conte through their work together at the Villa Nazareth, a college in Rome associated with Duquesne University that has deep ties to the Vatican, including past and present power brokers like Cardinal Achille Silvestrini and Archbishop Claudio Maria Celli.

“They know each other very well,” said Ms. Lucente of the prelates and Mr. Conte.

Nicholas P. Cafardi, dean emeritus and canon law professor of the Duquesne University School of Law in Pittsburgh, said Mr. Conte, whom he called “highly talented,” was his lawyer when he bought his house in Italy and handled legal issues at Villa Nazareth for Cardinal Silvestrini, who is the institution’s president.

Two years ago, when Ms. Lucente came to Rome for a Villa Nazareth event with Pope Francis, she said she saw Mr. Conte and his wife and son and noticed he was already a mover and a shaker in law circles. He had “a driver and a beautiful limo,” she said, but preferred to take his bicycle.

She said he spoke excellent English, which is reflected in his résumé, with numerous publications, and international work experience.

He lists research at famous universities around the world, including Yale, the Sorbonne in France and New York University, where he said he “perfected and updated his studies” while staying at the college for at least a month every summer between 2008 and 2012.

Asked about Mr. Conte’s experience at N.Y.U., Michelle Tsai, a spokeswoman, said Monday, “A person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member,” adding that it was possible he attended one or two-day programs for which the school does not keep records.

Amid the dozens of courses Mr. Conte listed teaching on his résumé, he included a summer class at the University of Malta called “European Contract and Banking Law.”

That is especially relevant experience considering the potential government’s agenda and the fear, based on the campaign promises and recent statements of the coalition partners, that it will not uphold contracts with the European Union on banking and other financial issues.

But as the populist leaders approached real power on Monday, they seemed less brazen about poking the markets in the eye.

Last week, Mr. Salvini and Mr. Di Maio had mocked the market reactions to their potential government, including the expanding spread on bond yields, which make it more expensive for Italians and Italian banks to borrow money.

On Monday, Mr. Di Maio implored international observers to first give the government a chance before they started criticizing it.

And Mr. Salvini, speaking a few minutes after Mr. Di Maio at the Quirinal Palace, said that foreign countries had “nothing to worry about” and that he only wanted a government that spurred growth and employment in the Italian economy.

Mr. Di Maio and Mr. Salvini both ran for prime minister, and desperately wanted the job. During the campaign they constantly lamented that Italy had not had a prime minister directly elected by voters for years. Five Star in particular rose to prominence over the last decade excoriating professional politicians and presenting itself as a radical change agent.

But now, intent to demonstrate that Mr. Conte reflects the will of the voters, many of whom had never heard of him, they sought to characterize him and the government he would nominally lead as deeply political.

“Giuseppe Conte will be a political prime minister chosen by two political forces for a political government with political figures in it,” said Mr. Di Maio on Monday. “And most of all with the support of two elected political forces.”

But Ms. Lucente said she considered Mr. Conte’s aversion to politics one of his great credentials.

“I never considered him a political person,” she said.

Pubblicato in: Unione Europea

Italia. Contratto per il Governo di Cambiamento. Testo integrale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-17.

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Un noto quotidiano italiano ha reso disponibile il testo del

Contratto per il Governo di Cambiamento.

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lo riportiamo sollecitando i signor lettori a leggerlo con grande attenzione.

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«7. DEBITO PUBBLICO E DEFICIT

L’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie.

Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo necessario scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente in bilancio, come annunciato più volte dalla Commissione europea e mai effettivamente e completamente applicato. Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato ricorso al deficit.

Riteniamo opportuno, come evidenziato dalla Corte dei Conti, intervenire per avere la massima trasparenza sulle operazioni in derivati effettuate sia dallo Stato che dagli enti locali, con l’obiettivo di valutare le possibilità di miglioramento della spesa legata a tali strumenti.

Ci attiveremo in sede europea per proporre che i titoli di Stato di tutti i Paesi dell’area euro, già acquistati dalla Banca centrale europea con l’operazione del quantitative easing, siano esclusi pro quota dal calcolo del rapporto debito-PIL.»

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«16. PENSIONI. STOP LEGGE FORNERO

Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. “Fornero”, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse.

Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

Inoltre è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza.

Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili.»

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«18. REDDITO DI CITTADINANZA E PENSIONE DI CITTADINANZA

Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirlo nella vita sociale e lavorativa del Paese. Garantisce la dignità̀ dell’individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese, favorendo la crescita occupazionale ed economica.

La misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno; l’ammontare dell’erogazione è stabilito in base alla soglia di rischio di povertà calcolata sia per il reddito che per il patrimonio. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi. A tal fine saranno stanziati 17 miliardi annui.

Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta.

La misura si basa su due direttrici guida che sono da un lato la tipologia di professionalità del lavoratore in questione e dall’altro la sinergia con la strategia di crescita economica mirata all’obiettivo della piena occupazione, innescata dalle politiche industriali volte a riconvertire i settori produttivi, così da sviluppare la necessaria innovazione per raggiungere uno sviluppo di qualità.

Tale percorso prevede un investimento di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione.

La pianificazione di un potenziamento generale di tutti i centri per l’impiego sul territorio nazionale è finalizzata a: incrementare la presenza, efficienza e qualità dei servizi per l’impiego; identificare e definire idonei standard di prestazione dei servizi da erogare; adeguare i livelli formativi del personale operante.

Andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017, che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo (FSE) per istituire un reddito di cittadinanza anche in Italia (unico paese europeo oltre la Grecia a non prevedere tale misura), anche invitando la Commissione europea a monitorare specificamente l’utilizzo del FSE per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.»

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«Pensione di cittadinanza

È necessario assegnare una pensione di cittadinanza a chi vive sotto la soglia minima di povertà.  

La nostra proposta è rappresentata da un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780,00 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cari Amici, pensate con cura a quanto faccia 109 + 52.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-24.

2018-04-24__Senato_Itaòiano__001

Di questi giorni è stato dato un mandato esplorativo al Presidente della Camera on. Fico, per valutare un eventuale governo M5S – pd.

L’Elettorato non se la è presa bene.

“Traditore”, è rivolta contro Di Maio

Commenti al vetriolo e accuse di essere ‘un Giuda’. Elettori letteralmente avvelenati contro Luigi Di Maio, almeno a guardare i commenti postati in poche ore sulla bacheca Facebook del leader pentastellato. Tacciato di ‘alto tradimento’ per il tentativo di testare la strada di un governo con il Pd, fallita l’ipotesi Lega, Di Maio è ormai il bersaglio nei messaggi, quasi tutti di segno negativo, che fioccano sul profilo.

“On Luigi Di Maio – scrive tra i tanti Eva – se il M5S farà accordi col Pd stavolta il tradimento non passerà indenne, verremo tutti a Roma e vi sbatteremo fuori tutti, stavolta sul serio, voi compresi. Traditori”. “Al bar stamattina invece del caffè chiedevano le scatolette di tonno. Impostori”, le fa eco Alessandra.

“Prima insulti il Pd per il suo mal governo e adesso inciuci solo per la poltrona”, punta il dito Simone. E sono innumerevoli i commenti di chi giura di non votare mai più il Movimento, scottato dalle prove di intesa col Pd, per ora fermi agli annunci. “Per quanto mi riguarda, mai con il Pd – scrive Cosimo – i suoi massimi dirigenti hanno sempre inciuciato con Berlusconi. Spero si tratti solo di tatticismo per convincere Salvini, se questo non fosse possibile meglio andare al voto oppure all’opposizione”.

Stiamo tradendo il risultato elettorale – denuncia Andrej -. Stiamo inciuciando con il Pd! Il M5S sta morendo. Svegliatevi e ribellatevi elettori con due stelle sugli occhi”. “Ha ragione Salvini – scrive un altro attivista pentito – ‘gratti grillino e trovi piddino’. Vergogna“. E sono diversi i commenti che guardano con favore al Carroccio, annunciando un cambio di casacca in cabina elettorale.

Qualcuno va giù durissimo, dando a Di Maio del “Giuda” e del traditore. Tra questi Ivan: “Tra poco andrai ad elemosinare voti anche ai kebabbari – attacca – che finaccia che avete fatto. Per quanto io possa odiare Renzi, mi auguro ti umilii fino a farti dire basta con la politica”.

“Se questa è la Terza Repubblica – rincara la dose Federica – siamo alla fine della politica”. “Se governi col Pd – promette Marina – il mio voto e quello della mia famiglia te lo sogni! Il Pd vi distruggerà, farete la loro fine! Voglio proprio vedere cosa potrai fare con il Pd. Era molto meglio il centrodestra… Nonostante il condannato, lo preferivo”.

“Che delusione. Ha fatto bene Alessandro – scrive Antonino chiamando in causa Di Battista – ad andarsene via. Gli sbarchi continuano tutti i giorni, i terremotati piangono, gli italiani sono delusi da tutti e da tutto. Chi va con la gallina zoppa impara a zoppicare. Mai con il Pd. E’ scandaloso”. Dina ricorda a Di Maio che da alcuni elettori il voto è arrivato al M5S solo per rottamare Renzi: “E voi cosa fate, l’ho riprendete con voi? Spero solo che si ritorni al voto e che Salvini non molli il suo operato da uomo di parola”.

* * * * * * *

Però, a nostro commesso avviso, ben pochi hanno fatto un semplice conto sulle dita: una somma di numeri interi.

Per governare serve una maggioranza alla Camera dei Deputati ma anche una maggioranza in Senato.

Il Senato della Repubblica ha 320 seggi: 109 conquistati da M5S e 52 ottenuti dal pd.

Sommati danno 161, numero che coincide con la maggioranza minima.

Certamente ci potrebbero anche essere dei voti ottenuti da Senatori del Gruppo Misto, ma son poco roba e, soprattutto, altamente inaffidabili.

Basterebbe un raffreddore, patologico o politico, di un qualche senatore e questa maggioranza andrebbe sotto.