Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Governo delle tasse. Altro che contributi! A giugno stangata da 17 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-13.

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«Quello del governo è un bluff, hanno approvato una norma che di fatto è congelata, probabilmente con il solo obiettivo di sbandierare denaro distribuito a pioggia sul sistema economico italiano. Ma quel denaro non c’è, almeno per ora e, in ogni caso, non si tratta di elargizioni, ma di indebitamento aggiuntivo a carico delle imprese anche se a condizioni vantaggiose»

«Questo tipo di misure sono importanti, non vogliamo demonizzarle, ma è giusto fare alcune osservazioni. Primo: una norma di questo tipo, considerata la situazione di straordinaria emergenza, va varata e resa immediatamente applicabile»

«Ragion per cui, il governo avrebbe dovuto ottenere, con toni decisi, da Bruxelles, una rapidissima verifica e un altrettanto rapido via libera»

«Secondo: le garanzie, da sole, non bastano a tenere in piedi l’economia italiana; andremo incontro a un periodo buio, di fatturati che crollano e allora non è possibile immaginare che un’azienda, senza entrate, stia in piedi solo con nuovi debiti»

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«I versamenti fiscali di aprile e maggio, sospesi col decreto legge Imprese (o liquidità), dovranno essere saldati a giugno in un’unica soluzione oppure in cinque rate mensili fino a ottobre: il totale ammonta a 17 miliardi di euro»

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A voler essere politicamente corretti, si dovrebbe dire che abbiamo un Governo di cialtroni matricolati. Buoni solo a fare annunci roboanti, promesse che mai manterranno, caricando di tasse le imprese oramai deprivate di liquidità.

Ruberebbero il biberon ad un neonato.

Di fatto, di soldi non se ne vede nemmeno l’ombra, mentre invece incombe minaccioso il fisco che reclama altri 17 miliardi di denaro fresco e buono dalle imprese che non ne hanno più.

Questo Governo odia chi imprende, odia chi lavora, odia chi cercasse di sopravvivere. Fa rimpiangere i bei tempi quando c’erano gli aguzzini sulle galere.

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Unimpresa. Dl liquidità: Unimpresa, a giugno stangata fiscale da 17 miliardi

Gli effetti tributari del decreto-legge 23. Possibilità di suddividere in cinque rate.

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Unimpresa. Coronavirus: Unimpresa, bluff governo su garanzia Sace, manca ok Ue

Sulla garanzia per i prestiti alle imprese che dovrebbe essere assicurata dalla Sace manca ancora il via libera dell’Unione europea: la misura inserita nell’ultimo decreto-legge per l’emergenza Coronavirus, infatti, richiede un articolato processo autorizzativo da parte della Commissione Ue al fine di escludere che si configurino aiuti di Stato illegittimi, cioè sussidi pubblici vietati dalle regole comuni. Tale verifica è obbligatoria poiché la Sace è una società pubblica e la garanzia extra introdotta dal governo potrebbe essere stoppata dall’Unione europea. Ne consegue che, al momento, per le aziende italiane non è possibile ottenere i finanziamenti previsti dal provvedimento d’urgenza sfruttando il sistema di garanzia predisposto dal governo. È quanto segnala Unimpresa, dopo aver analizzato le ultime bozze del decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri e ancora in corso di definizione. In particolare, il comma 12 dell’articolo 1 stabilisce che l’efficacia delle misure sulle garanzie (commi da 1 a 9) “è subordinata all’approvazione della Commissione Europea ai sensi dell’articolo 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”. «Quello del governo è un bluff, hanno approvato una norma che di fatto è congelata, probabilmente con il solo obiettivo di sbandierare denaro distribuito a pioggia sul sistema economico italiano. Ma quel denaro non c’è, almeno per ora e, in ogni caso, non si tratta di elargizioni, ma di indebitamento aggiuntivo a carico delle imprese anche se a condizioni vantaggiose» commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

«Questo tipo di misure sono importanti, non vogliamo demonizzarle, ma è giusto fare alcune osservazioni. Primo: una norma di questo tipo, considerata la situazione di straordinaria emergenza, va varata e resa immediatamente applicabile. Ragion per cui, il governo avrebbe dovuto ottenere, con toni decisi, da Bruxelles, una rapidissima verifica e un altrettanto rapido via libera. Secondo: le garanzie, da sole, non bastano a tenere in piedi l’economia italiana; andremo incontro a un periodo buio, di fatturati che crollano e allora non è possibile immaginare che un’azienda, senza entrate, stia in piedi solo con nuovi debiti» aggiunge il presidente di Unimpresa.

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A giugno una stangata fiscale da 17 miliardi.

I versamenti di aprile e maggio, sospesi con il dl Imprese, dovranno essere saldati in un’unica soluzione o in cinque rate mensili fino a ottobre.

I versamenti fiscali di aprile e maggio, sospesi col decreto legge Imprese (o liquidità), dovranno essere saldati a giugno in un’unica soluzione oppure in cinque rate mensili fino a ottobre: il totale ammonta a 17 miliardi di euro.

Lo segnala Unimpresa in un documento nel quale illustra i dettagli tributari del provvedimento d’urgenza (decreto-legge 23 dell’8 aprile 2020) col quale è stato disposto lo slittamento, in presenza di determinate condizioni, dei versamenti tributari (compresa l’Iva) e contributivi riferiti ai mesi di marzo e aprile che di norma si saldano rispettivamente ad aprile e a maggio.

Il congelamento – spiega Unimpresa – vale anzitutto per le aziende con ricavi non superiori a 50 milioni di euro nel 2019, se hanno subito nel mese di marzo 2020 una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% rispetto a marzo 2019; stesso discorso vale per aprile per i versamenti di maggio 2020.

Lo stesso beneficio scatta per le aziende con ricavi superiori a 50 milioni nel periodo di imposta 2019, se hanno subito nel mese di marzo 2020 una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% rispetto a marzo 2019; anche per questa fascia di imprese, l’agevolazione vale, in relazione alle scadenze di aprile, per i versamenti di maggio 2020. Versamenti sospesi anche le aziende che hanno intrapreso l’attività di impresa in data successiva al 31 marzo 2019.

In totale – conclude Unimpresa – stando alla relazione tecnica del decreto, il congelamento riguarda circa 17 miliardi di adempimenti: 4,3 miliardi sono relativi a ritenute da lavoro dipendente, 5,5 miliardi sono il gettito Iva, 900 mila riguardano il versamento delle ritenute d’acconto degli autonomi e 6,5 miliardi sono, invece, riconducibili a imposizioni contributive.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Italia. 66 medici deceduti. 8,358 gli operatori sanitari contagiati.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-31.

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Il sacrificio dei camici bianchi, 66 medici deceduti.

Salgono in totale a 8358 operatori contagiati.

Altri tre decessi tra i medici per l’epidemia di Covid-19. Non ce l’hanno fatta, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Gaetana Trimarchi, medico di famiglia di Messina, guardia medica in Val di Fassa; Norman Jones, cardiologo di Seregno (Como); Roberto Mileti, ginecologo di Roma. Il totale dei camici bianchi deceduti a causa del contagio sale così a 66.

Intanto, secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità relativi a ieri, sono 8.358 gli operatori sanitari contagiati, 595 in più rispetto al giorno precedente.

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Sono cifre da ritirata sul Don.

Se stimiamo non opportuna una polemica fatta di questi giorni, ad epidemia sedata si dovranno ben cercare le responsabilità di chi ha mandato medici ed infermieri a lavorare in condizioni ai limiti dalla umana resistenza e con forniture insufficienti dei presidi sanitari, quali camici monouso, guanti sterili, mascherine ospedaliere e frontali di plexiglass.

Parafrasando una celebre frase di Churchill, è un evento straordinario che così tante persone debbano così tanto a così pochi individui.

Dal Governo ci si aspetterebbe certo che celebrasse i morti, ma che si ricordasse anche che i morti si onorano da vivi.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Governo Zingaretti. Ilva. Piano di rilancio con volpe sotto la ascella.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-21.

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La lettura del piano di rilancio dell’Ilva pensato al Governo Zingaretti rosso-giallo lascia almeno due dubbi.

Il primo dubbio è donde detto governo possa reperire le risorse necessarie.

Il secondo dubbio è se il piano di rilancio verta lo stabilimento Ilva oppure la premiata ditta del partito democratico.

Ci si rende perfettamente conto che aiutare i bisognosi sia opera di misericordia corporale, ma ad avviso di molti il partito democratico non sarebbe poi così misero come vorrebbe far credere.

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«Ilva, novità: per il rilancio dell’acciaieria le trattative continuano a oltranza. Non ci sono ancora notizie ufficiali sul raggiungimento di un accordo pieno tra esecutivo e vertici indiani.»

«I tempi, però, sono stretti, soprattutto in vista delle importanti scadenze giudiziarie. Oggi è prevista l’udienza davanti al Tribunale di Milano per il ricordo cautelare d’urgenza dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, contro la retrocessione di ArcelorMittal.»

«Stando alle indiscrezioni, il giudice opterà per un rinvio della decisione a gennaio»

«Sono previsti, infatti, investimenti da miliardi di euro»

«L’impegno dell’esecutivo nei confronti della grande azienda siderurgica vale circa 3 miliardi di euro. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta trattando con ArcelorMittal per evitare il blocco della produzione dell’Ilva e superare lo scoglio esuberi.»

«L’obiettivo a lungo termine del Governo è di trasformare l’azienda pugliese in un polo all’avanguardia per la sostenibilità ambientale, salvaguardando il più possibile gli operai. Per concretizzare il progetto, l’esecutivo dovrebbe innanzitutto investire 1 miliardo per entrare in AmInvestco Italy con una quota tra il 30% e il 40%.»

«Inoltre, sarebbero necessari almeno altri 900 milioni di euro per favorire la nascita di una newco mista destinata alla produzione di minerale di ferro preridotto»

«L’obiettivo ambizioso del Governo è di attivare due forni elettrici entro il 2023, in modo da avviare il processo di decarbonizzazione.»

«In ballo ci sarebbero altre centinaia di milioni di euro, almeno 300 per i prossimi 3 anni.»

«Il conto totale per il Governo, quindi, potrebbe ammontare a 3 miliardi, una cifra non trascurabile.»

«Infine, c’è tutto il pacchetto del DL Taranto da finanziare. Il disegno di legge, la cui valutazione era prevista per oggi venerdì 20 dicembre, slitterà a gennaio proprio per mancanza delle coperture richieste.»

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Il cuore del problema risulta evidente cucendo due frasi successive.

«Il conto totale per il Governo, quindi, potrebbe ammontare a 3 miliardi, una cifra non trascurabile. …. Il disegno di legge, la cui valutazione era prevista per oggi venerdì 20 dicembre, slitterà a gennaio proprio per mancanza delle coperture richieste»

Paucis verbis, questo Governo Zingaretti non riesce a trovare nemmeno tre miserabili miliardi: e questo la conta lunga sulla reale situazione dell’erario. Grandi promesse a parole, nulla nei fatti causa non aver più un centesimo in tasca.

Proprio per questo fa davvero specie leggere

«L’obiettivo ambizioso del Governo è di attivare due forni elettrici entro il 2023, in modo da avviare il processo di decarbonizzazione

Decarbonizzare un impianto siderurgico significa, sempre per le lavorazione per le quali sia possibile, utilizzare energia elettrica. Ma la resa di questi impianti non supera mediamente il trentacinque per cento: ciò significa, nel migliore dei casi, un raddoppio della quantità di combustibile usato.

Poi, acciaio e carbone sono simbiotici. Altri metodi di produzione dell’acciaio sono molto più onerosi. Decarbonizzare un’azienda fallita sarebbe l’opposto della così detta ‘sana gestione’.

Ma i forni elettrici hanno due grandi produttori continentali, chi sa mai perché, appartenenti e diretti dai soliti noti.

Ed i Cinque Stelle stanno a guardare con il cappelluccio in mano.

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Ilva, novità: quanto costa al Governo il piano di rilancio?

Ilva, novità: in attesa di aggiornamenti legali e negoziali, il Governo promette un rilancio da miliardi di euro. I dettagli.

Ilva, novità: per il rilancio dell’acciaieria le trattative continuano a oltranza. Non ci sono ancora notizie ufficiali sul raggiungimento di un accordo pieno tra esecutivo e vertici indiani.

I tempi, però, sono stretti, soprattutto in vista delle importanti scadenze giudiziarie. Oggi è prevista l’udienza davanti al Tribunale di Milano per il ricordo cautelare d’urgenza dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, contro la retrocessione di ArcelorMittal.

Stando alle indiscrezioni, il giudice opterà per un rinvio della decisione a gennaio. Si prospettano, quindi, settimane di intenso lavoro tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 per trovare una soluzione sul riassetto del nuovo polo siderurgico e scongiurare lo spegnimento dell’altoforno 2.

Intanto, per l’Ilva interessanti novità potrebbero concretizzarsi grazie al piano del Governo. Sono previsti, infatti, investimenti da miliardi di euro.

Ilva, novità: quanto vale il rilancio dell’acciaieria per il Governo

L’impegno dell’esecutivo nei confronti della grande azienda siderurgica vale circa 3 miliardi di euro. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta trattando con ArcelorMittal per evitare il blocco della produzione dell’Ilva e superare lo scoglio esuberi.

L’obiettivo a lungo termine del Governo è di trasformare l’azienda pugliese in un polo all’avanguardia per la sostenibilità ambientale, salvaguardando il più possibile gli operai. Per concretizzare il progetto, l’esecutivo dovrebbe innanzitutto investire 1 miliardo per entrare in AmInvestco Italy con una quota tra il 30% e il 40%.

Inoltre, sarebbero necessari almeno altri 900 milioni di euro per favorire la nascita di una newco mista destinata alla produzione di minerale di ferro preridotto. L’obiettivo ambizioso del Governo è di attivare due forni elettrici entro il 2023, in modo da avviare il processo di decarbonizzazione.

Infine, c’è tutto il pacchetto del DL Taranto da finanziare. Il disegno di legge, la cui valutazione era prevista per oggi venerdì 20 dicembre, slitterà a gennaio proprio per mancanza delle coperture richieste. In ballo ci sarebbero altre centinaia di milioni di euro, almeno 300 per i prossimi 3 anni.

La complessa vicenda del salvataggio dell’acciaieria comprende anche 700 milioni di euro che rientrano nel progetto precedere sullo sviluppo di Taranto, ancora da sborsare.

Il conto totale per il Governo, quindi, potrebbe ammontare a 3 miliardi, una cifra non trascurabile.

In attesa di notizie ufficiali, intanto, per l’Ilva novità importanti arriveranno sicuramente nei prossimi giorni. Sia dal fronte legale che da quello negoziale si attendono aggiornamenti positivi per un accordo davvero concreto.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Senato. Posto ideale per le imboscate politiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-11.

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In Italia vige un sistema parlamentare a bicameralismo perfetto. Una legge si considera essere approvata quanto raggiunge la maggioranza sia alla camera sia al senato. Usualmente, le votazioni sono a maggioranza semplice.

Quindi, tutte le leggi approvate dalla camera dovrebbero ricevere voto favorevole anche dal senato.

La maggioranza semplice è conseguita dall’opzione che raggiunge un quorum funzionale fissato in più della metà dei votanti. Coloro che non hanno esercitato il diritto al voto non contano ai fini della maggioranza semplice, ma fanno anche abbassare il quorum.

Le votazioni sono regolate dall’articolo 64, comma 3°, della Costituzione:

«Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale»

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Le elezioni del 4 marzo 2017 hanno dato l’esito riportato nella grafica.

L’attuale Governo rosso-giallo avrebbe sulla carta 177 senatori, mentre l’opposizione dispone di 142 seggi.

Nell’ipotesi che tutti i senatori fossero presenti, il quorum di maggioranza sarebbe 161 voti: il Governo rosso-giallo disporrebbe quindi di 16 voti di maggioranza: un margine apparentemente ragionevole, sotto però la condizione che tutte le formazioni politiche votasseo in modo coerente e compatto.

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Tranne casi rari, è ben difficile che tutti i senatori siano simultaneamente presenti in aula: vuoi perché assenti per motivi istituzionali, vuoi, per esempio, per malattia. Abbassando il numero dei presenti, risulta essere abbassato il quorum. Usualmente, le assenze sono più frequenti nella compagine governativa, i cui membri devono anche svolgere compiti istituzionali. Tuttavia, se le assenze fossero tra le file del Governo in carica, gli verrebbero a mancare voti a favore.

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Ma la vita parlamentare ammonisce che non sempre i senatori seguono le direttive del partito: talora si astengono, talora votano contro. Questi ultimi sono spesso identificati come ‘franchi tiratori’.

Al momento appare poco chiaro come possano votare i senatori confluiti nell’Italia Viva. Le attuali vicissitudini di Matteo Renzi potrebbero far sorgere la legittima suspicione che su taluni provvedimento critici. In tale evenienza.

Se, per esempio, IV votasse contro un provvedimento, il Governo rosso-giallo residuerebbe un maggioranza di 160 voti contro i 159 dell’opposizione. Un margine minimo, ma sufficiente a far passare il provvedimento.

Ma la legittima suspicione grava anche su molti senatori del M5S, i quali, almeno a parole, non condividono la posizione governativa e che potrebbero far sentire la propria voce al momento delle elezioni. Basterebbe anche uno sparuto manipolo di franchi tiratori ed il Governo perderebbe la maggioranza.

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A nostro sommesso parere, quelle evidenziate sembrerebbero essere situazioni estreme, e di conseguenza ben poco probabili. Tuttavia la storia parlamentare ci insegna che anche le situazioni statisticamente del tutto improbabili siano nei fatti possibili.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Di Maio. Basta giochini su Conte oppure al voto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-02.

2019-11-02__M5S Proclama

«Lo vogliamo dire chiaramente: non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi»

«Lo stesso vale anche se si continua a indebolire quest’Esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese e che lo mettono continuamente in fibrillazione»

«L’accordo sulla legge di bilancio è stato raggiunto da tutte le forze politiche di maggioranza»

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L’ultima frase racchiude tutto il problema.

Italia Viva, che con Renzi preannuncia battaglia in parlamento fa parte o meno della maggioranza?

Se facesse parte della maggioranza, non dovrebbe contestare il contenuto del testo della finanziaria, avendo concorso alla sua stesura.

Se invece fosse alla opposizione, ebbene, esprima voto contrario in aula.

Insomma, Renzi sia chiaro nel dire dove e con chi sta.

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Governo: M5S, stop giochini palazzo su Conte o al voto

 “Lo vogliamo dire chiaramente: non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi. Lo stesso vale anche se si continua a indebolire quest’Esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese e che lo mettono continuamente in fibrillazione”. Lo scrive il M5S in un post su Facebook.

“L’accordo sulla legge di bilancio è stato raggiunto da tutte le forze politiche di maggioranza. Ora andiamo a meta e miglioriamo la qualità della vita degli italiani”. Lo scrive il M5S su Facebook. “Il governo è forte se lavora unito e compatto – è scritto – E tutti dobbiamo lavorare seguendo la stessa strada, perché non esistono scorciatoie”.

“Stiamo lavorando a una manovra che darà risposte concrete agli italiani. E ci stiamo riuscendo perché ascoltiamo le persone. Falliamo ogni volta che non ascoltiamo i cittadini e iniziamo a parlare ‘politichese'”. Lo scrive il M5S sulla sua pagina facebook. “In questi giorni – aggiunge – nella legge di bilancio abbiamo portato avanti le priorità che ci avevano chiesto gli italiani: lo stop all’aumento dell’iva, la conferma di quota 100 e della flat tax per partite Iva, il lancio degli investimenti green, l’abbassamento del cuneo fiscale e il carcere per gli evasori”, tutte “misure fondamentali per dare sostegno ai cittadini”.

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Governo, M5S: stop a giochini di palazzo su Conte o legislatura senza futuro.

«Il Movimento Cinque Stelle replica alle parole del leader di Italia Viva Matteo Renzi che in un’intervista ha detto: “Il governo deve andare avanti con o senza Conte»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Governo prossimo alla crisi. Tentiamo di fare il punto della situazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-21.

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Premettiamo subito che intanto la manovra sarà decisa a Bruxelles, ove è in corso una sordida lotta tra parlamento europeo e commissione europea su chi abbia il potere effettivo nell’Unione Europea: lì si decideranno i destini di un’Italia con il PD schierato per i liberal socialisti ed il M5S che ha votato la von der Leyen. Nessuno difenderà quindi l’Italia.

Poi, la recessione economica sta attanagliando Unione Europea ed Italia: è il convitato di pietra di cui nessuno sembrerebbe tenere conto.

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«Di Maio che alla vigilia del vertice di maggioranza lancia l’avvertimento al premier Conte sulle tre proposte “imprescindibili” del Movimento da inserire necessariamente nella legge di bilancio: “O si fanno – la richiesta non trattabile – o non esiste la manovra”»

«Di Maio è netto: ”I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno male al Paese, al governo. In politica si ascolta, si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che è il Movimento 5 Stelle. »

«Se va a casa il Movimento 5 Stelle – ancora un avvertimento – è difficile che ci sia un governo, anzi quasi impossibile’»

«Zingaretti, irato, richiama all’ordine i Cinquestelle.»

«Non si può andare avanti con litigi continui. Gli italiani …. non sono coglioni. Bisogna rispettare gli accordi. Io ero il più scettico a fare questo governo. Noi saremo molto responsabili, si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine sulle proprie identità …. Gli italiani …. puniranno chi pensa solo a se stesso. Gli italiani stanno male, sono stanchi di stare male e sono arrabbiati. Bisogna mettere in campo politiche che trasformino questa rabbia in speranza. Non accetterò mai il politico che lucra sui problemi delle famiglie …. Non ho problemi a dire che il Pd farà di tutto per andare avanti e dare stabilità, ma se non ci sono risultati dovremo dire agli italiani ‘non ce lo abbiamo fatta’ e chi è stato protagonista dovrà assumersi la responsabilità»

«Non si può andare avanti con litigi continui»

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Sono prese di posizioni nette, chiare, tranchant.

Adesso staremo a vedere quanto siano coerenti le persone che le hanno pronunciate.

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Adnk. 2019-10-21. Manovra, tensione a 5 Stelle

La manovra agita la maggioranza e la tensione arriva alle stelle. Alle 5 Stelle, più esattamente, con il leader politico Di Maio che alla vigilia del vertice di maggioranza lancia l’avvertimento al premier Conte sulle tre proposte “imprescindibili” del Movimento da inserire necessariamente nella legge di bilancio: “O si fanno – la richiesta non trattabile – o non esiste la manovra“. Carcere per i grandi evasori, abbattimento dei costi del pos e giovani partite Iva i temi ai quali il M5S non vuole rinunciare e sui quali, promette, darà battaglia. Sulle polemiche dei giorni scorsi, Di Maio è netto: ”I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno male al Paese, al governo. In politica si ascolta, si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che è il Movimento 5 Stelle. Se va a casa il Movimento 5 Stelle – ancora un avvertimento – è difficile che ci sia un governo, anzi quasi impossibile”. “Nessun ultimatum – ci tiene a precisare -, io credo solo che bisogna fare in modo che in questo governo ci sia meno nervosismo e mettere al centro delle persone e non le proprie opinioni”.

Ma l’avvertimento di Di Maio non piace all’alleato dem di governo. E Zingaretti, irato, richiama all’ordine i Cinquestelle. “Non si può andare avanti con litigi continui. Gli italiani – sbotta – non sono coglioni. Bisogna rispettare gli accordi. Io ero il più scettico a fare questo governo. Noi saremo molto responsabili, si può andare avanti ma nessuno ricominci a mettere bandierine sulle proprie identità”, dice il segretario del Pd a Non è l’Arena. “Gli italiani – avverte – puniranno chi pensa solo a se stesso. Gli italiani stanno male, sono stanchi di stare male e sono arrabbiati. Bisogna mettere in campo politiche che trasformino questa rabbia in speranza. Non accetterò mai il politico che lucra sui problemi delle famiglie”. E ancora: “Non ho problemi a dire che il Pd farà di tutto per andare avanti e dare stabilità, ma se non ci sono risultati dovremo dire agli italiani ‘non ce lo abbiamo fatta’ e chi è stato protagonista dovrà assumersi la responsabilità. Non si può andare avanti con litigi continui”.

E a sbottare non è solo il leader dem. La notizia di eventuali possibili modifiche alla legge di bilancio viene accolta con preoccupazione dai sindacati, con il leader Cgil Landini sul piede di guerra: “Lo dico chiaro: che non venga in mente a nessuno – tuona – di ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori dipendenti e di non combattere l’evasione fiscale, di non fare le cose che devono essere fatte: noi queste riforme le vogliamo fare e se necessario le sosterremo con la mobilitazione di piazza”. “Se vi confrontate con il sindacato e vi prendete impegni con il sindacato non può succedere che vengano poi messe in discussione le questioni perché ci sono beghe al vostro esterno. Ve ne chiederemo conto”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Conte. Ecco cosa dicono che abbia detto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

Ivan Iv. Il Terribile. 001

«Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo»

«la manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, vuol dire che si possono fare approfondimenti tecnici. La manovra è stata deliberata, approvata da ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S»

«Questo …. è un governo orientato ad abbassare la pressione fiscale complessiva, se qualcuno pensa che stiamo qui ad aumentare le tasse si sta sbagliando. Il piano anti-evasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava “onestà onestà” e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro»

«L’aliquota al 15% per i redditi fino a 65 mila euro …. non si toglie.»

«Anzi, dopo la messa in campo del piano anti evasione il mio obiettivo è abbassarla anche dai 66 mila ai 100mila euro. Voi ci dovete aiutare, con un aliquota al 15% uno non ha nulla da temere …. Io non cerco voti, il mio programma è esplicito, vi può stare bene o meno. Non permettete – dice a un commerciante – che vi descrivano come degli evasori»

«Chi si è preoccupato in Ue di difendere il buon nome dell’Italia dove la propaganda politica ci stava facendo male è stato il sottoscritto»

«Il voto in Umbria …. riguarda la popolazione umbra, non può influenzare il governo, però c’è molta attenzione, è un esperimento politico, molto importante, io stesso ci credo molto. Ma non può essere un test per il governo»

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Alcune considerazioni.

– Mr Conte ha parlato da galantuomo, occorre dargliene atto.

– A giudicare dalla parole di Mr Di Maio, non ci si era accorti che anche M5S avesse votato la manovra: si pensava che fosse alla opposizione.

– Del movimento cinque stelle che gridava “onestà onestà” se ne è persa traccia, vedasi Ratti ed Appendino, solo per fare un qualche esempio pratico.

– Mr Conte non reputa che il voto in Umbria possa incidere sul governo, ma tutti gli altri invece credono proprio l’opposto.

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Manovra, Conte: ‘Chi non fa squadra è fuori dal governo’

“Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo”. Lo dice nel punto stampa a Perugia Giuseppe Conte interpellato sulle polemiche sulla manovra, sottolineando che “la manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, vuol dire che si possono fare approfondimenti tecnici. La manovra è stata deliberata, approvata da ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S. 

“Questo – aggiunge – è un governo orientato ad abbassare la pressione fiscale complessiva, se qualcuno pensa che stiamo qui ad aumentare le tasse si sta sbagliando. Il piano anti-evasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava “onestà onestà” e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro”.

L’aliquota “al 15% per i redditi fino a 65 mila euro – assicura – non si toglie. Anzi, dopo la messa in campo del piano anti evasione il mio obiettivo è abbassarla anche dai 66 mila ai 100mila euro. Voi ci dovete aiutare, con un aliquota al 15% uno non ha nulla da temere”. “Io non cerco voti, il mio programma è esplicito, vi può stare bene o meno. Non permettete – dice a un commerciante – che vi descrivano come degli evasori”.

Quanto a Salvini, il premier afferma di rispettare gli avversari, “però che non si dicano stupidaggini, perché su queste cose non si scherza. Non sono accettabili speculazioni di questo tipo, Salvini fa bene a stare zitto. Chi si è preoccupato in Ue di difendere il buon nome dell’Italia dove la propaganda politica ci stava facendo male è stato il sottoscritto”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando a margine dell’Eurochocolate interpellato sulle frasi del leader della Lega in piazza sul fatto che nel governo sui migranti “hanno le mani sporche di sangue”.

E sul futuro, Conte non si sbilancia: “Il voto in Umbria – sottolinea – riguarda la popolazione umbra, non può influenzare il governo, però c’è molta attenzione, è un esperimento politico, molto importante, io stesso ci credo molto. Ma non può essere un test per il governo”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Governo. Si litigano come bagasce ai trogoli. Conte supplica la unità.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-21.

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Gli evasori ce li hanno sotto il naso, ma mica che li vogliano toccare.

Economia sommersa in Italia vale 192 miliardi

«Nel 2017 l’economia non osservata vale circa 211 miliardi di euro, il 12,1% del Pil. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat in cui si precisa che l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali a circa 19 miliardi. Le stime per il 2017 confermano la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul Pil della componente non osservata dell’economia dopo il picco del 2014 (13,0%).

Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono 3 milioni 700 mila, in crescita di 25 mila unità rispetto al 2016. L’aumento della componente non regolare (+0,7% rispetto al 2016) segna la ripresa di un fenomeno che nel 2016 si era invece attenuato (-0,7% rispetto al 2015).

Più in dettaglio, nel 2017 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco meno di 211 miliardi di euro (erano 207,7 nel 2016), con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, segnando – spiega l’Istat – una dinamica più lenta rispetto al complesso del valore aggiunto, cresciuto del 2,3%.»

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«Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono 3 milioni 700 mila»

Solo il Governo e la Finanza non li trovano.

Ed anche per fortuna: non ci sono infatti risorse per portali nella legalità. Le imprese illegali fallirebbero, e si ingrosserebbe solo la già folta schiera dei disoccupati. Il Pil perderebbe 211 miliardi in un sol colpo.

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Ed il Governo cosa sta facendo? Si litigano tra di loro.

«Gelo di Renzi e M5s su contante-Pos»

«Emendamento Iv su quota 100»

«Una lunga maratona notturna sblocca l’impasse del governo sulla legge di bilancio e il decreto fiscale»

«Luigi Di Maio …. in un non velato attacco al piano antievasione di Conte sostenuto dal Pd, critica la stretta sul contante e la scelta di incentivare pos e carte: il rischio, scrive, è penalizzare “chi ogni giorno si spacca la schiena” e fare “un favore alle banche”.»

«Non si può ridurre la lotta all’evasione a “slogan” e “campagne mediatiche”, incalza invocando l’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s»

«Matteo Renzi tace ma è critico: Iv già annuncia emendamenti sul tetto al contante e Quota 100»

«All’Europa viene inviato il Documento programmatico di bilancio che dettaglia coperture da 15 miliardi, di cui due dalla “plastic tax”, la tassa sugli imballaggi di plastica da un euro al chilogrammo»

«Conte …. bacchetta i partiti di maggioranza: invece di dividersi nel rivendicare le misure – è il messaggio – dovrebbero sposarle tutte»

«Ma Teresa Bellanova prende la parola per dire no alla proposta di far calare il tetto al contante da 3000 a 1000 euro: se è così ve la votate voi, avrebbe detto la ministra di Iv»

«Cinque stelle e Iv daranno battaglia sul contante»

«Appello del premier Giuseppe Conte all’unità dopo le tensioni per il varo della manovra»

«Da tutte le forze politiche, vecchie e nuove – dice il premier intervistatod al Corsera – mi aspetto lealtà e spirito di collaborazione. Per cambiare l’Italia, dobbiamo lavorare tanto nella medesima direzione»

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Nel duecento, nella Repubblica di Genova le ragazze di vita potevano accedere ai trogoli per lavare i panni solo il venerdì, giorno loro riservato. Si litigavano infatti come erinni. Poi, ad una certa ora, arrivavano gli agenti del fisco, che prendevano loro la tassa di esercizio in un turbino di delazioni.

Di lì la frase dialettale “litigarsi come bagasce ai trogoli“.

Tanti litigi per nulla: alla fine sarà l’Unione Europea a decidere sulla finanziaria italiana.

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Arriva manovra ma governo litiga. Duello Conte-Di Maio

Gelo di Renzi e M5s su contante-Pos. Emendamento Iv su quota 100.

Una lunga maratona notturna sblocca l’impasse del governo sulla legge di bilancio e il decreto fiscale. Arriva il via libera salvo intese. Alle cinque del mattino, dopo un Consiglio dei ministri di quasi sei ore, il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si mostrano stanchi ma soddisfatti: arriva una manovra da circa 30 miliardi, con lo stop all’aumento dell’Iva, tre miliardi per tagliare le tasse ai lavoratori, 600 milioni per la famiglia, la fine del superticket da settembre 2020 e il piano di lotta all’evasione Italia cashless voluto da Conte.

La reazione dei mercati è positiva, con lo spread che cala a 131 punti, toccando i minimi da maggio 2018. Esulta il Pd, per aver incassato il taglio delle tasse in busta paga ai lavoratori e il piano Green. Leu è soddisfatta per i superticket. Ma M5s e Iv attaccano. Un lungo post in serata in Luigi Di Maio rivendica parte delle scelte della manovra, ma non tutte. E in un non velato attacco al piano antievasione di Conte sostenuto dal Pd, critica la stretta sul contante e la scelta di incentivare pos e carte: il rischio, scrive, è penalizzare “chi ogni giorno si spacca la schiena” e fare “un favore alle banche”.

Non si può ridurre la lotta all’evasione a “slogan” e “campagne mediatiche”, incalza invocando l’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s. Matteo Renzi tace ma è critico: Iv già annuncia emendamenti sul tetto al contante e Quota 100. Ma Conte rivendica la manovra e il capitolo dell’evasione, che porta la sua impronta, tanto da aver spronato Gualtieri a fare di più. Incentivare le carte “non criminalizzano nessuno”, risponde indirettamente a Di Maio. E il “superbonus della Befana” da 250 euro in su – assicura – dal 2021 ci sarà, con una Lotteria da 50 milioni per chi paghi con carta. Poi bacchetta i partiti di maggioranza: invece di dividersi nel rivendicare le misure – è il messaggio – dovrebbero sposarle tutte. All’Europa viene inviato il Documento programmatico di bilancio che dettaglia coperture da 15 miliardi, di cui due dalla “plastic tax”, la tassa sugli imballaggi di plastica da un euro al chilogrammo.

Ma è durissima Confindustria, che esprime “forte contrarietà” alla misura: “Non è per l’ambiente, impone ingenti costi a consumatori e imprese”. L’opposizione, Lega in testa, accusa il governo di mettere nuove tasse “dal diesel alla casa”. E il ministro dell’Ambiente Sergio Costa invoca “subito un tavolo di confronto al Mise” perché la “transizione ecologica” delle aziende ha “ricadute occupazionali”. Molto si deciderà nella scrittura dei testi e poi nel percorso in Parlamento. Ma nella lunga notte della manovra il confronto si fa subito assai teso. Conte imprime, con Gualtieri, un’accelerazione che scavalca dubbi e richieste dei partiti. E viene descritto “molto irritato” per le resistenze. In Cdm si esaminano le singole norme in una dialettica che viene descritta fisiologica sia da Dario Franceschini che da Riccardo Fraccaro (fa le veci di Di Maio che è negli Usa). Le ministre Luciana Lamorgese, unico “tecnico” del governo, e Nunzia Catalfo reclamano più risorse per i loro ministeri. Ma è quando si arriva al capitolo evasione, alla terza ora di Cdm, che il confronto si accende.

Conte si intesta la responsabilità del piano “Italia cashless” per combattere nero e sommerso. Ma Teresa Bellanova prende la parola per dire no alla proposta di far calare il tetto al contante da 3000 a 1000 euro: se è così ve la votate voi, avrebbe detto la ministra di Iv. Tace il M5s. Prende la parola il Pd con Franceschini, Francesco Boccia, Lorenzo Guerini, per dire che con le minacce si rischia di non andare avanti, di far saltare tutto. “Assistevamo con i pop corn”, racconta un ministro M5s. Nessuna difesa di Conte. Gualtieri propone di rinviare al Parlamento ma i Dem spingono perché si decida. Renzi non è al tavolo ma in contatto con Bellanova. Dopo un’ora si media su un calo graduale, da 3000 a 2000 euro e poi 1000 dal 2022. Iv già annuncia emendamenti.

La discussione poi si infiamma sull’inasprimento del carcere agli evasori chiesto dal M5s: Alfonso Bonafede e Vincenzo Spadafora si oppongono alla proposta di non inserire la norma nel decreto fiscale ma in altro provvedimento. Si alzano i toni. Il Pd resta fermo sul no. Poi, anche qui, si media. Per ora si aggrava la pena solo per un reato, la dichiarazione fraudolenta: poi servirà un emendamento in Parlamento. Bonafede e Andrea Orlando per il Pd si vedono già in giornata per discuterne. La Cdm però lascia strascichi. Cinque stelle e Iv daranno battaglia sul contante. Alla Leopolda Renzi svelerà un emendamento per cambiare subito Quota 100, nonostante il M5s abbia ottenuto di tenerla ferma per il 2020. I renziani daranno battaglia su una serie di misure del dl fisco “volute dai Visco boys”. “Abbiamo fatto un mezzo miracolo”, avverte Nicola Zingaretti, con “polemiche” e “furbizie” il governo rischia.

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Appello di Conte all’unità: ‘Dalle forze politiche mi aspetto lealtà. Non temo ribaltoni’

Appello del premier Giuseppe Conte all’unità dopo le tensioni per il varo della manovra. “Da tutte le forze politiche, vecchie e nuove – dice il premier intervistatod al Corsera – mi aspetto lealtà e spirito di collaborazione. Per cambiare l’Italia, dobbiamo lavorare tanto nella medesima direzione”.

“Abbiamo messo in piedi una serie di riforme – prosegue – che hanno bisogno di tempo per esplicare i propri effetti. I ribaltoni non mi preoccupano. E poi abbiamo già visto ad agosto che mosse avventate e irresponsabili non pagano”.

Intanto dalle pagine del Sole 24 ore il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri parla di una riforma fiscale per abbassare le tasse annuncia un cantiere sulle pensioni per “gestire il ‘dopo Quota 100′”.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi. Fiducia nel Governo 26%, sfiducia 52%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

2019-10-20__Sondaggio EMG

Questo è il risultato di un sondaggio EMG eseguito nei giorni scorsi.

Il 26% degli intervistati ha fiducia in questo Governo, mentre il 52% ne esprime giudizio negativo.

Non si reputerebbe segno prognostico favorevole che Mr Conte goda la fiducia del 35% degli intervistati, mentre Mr Zingaretti del 24% e Mr Di Maio del 25%.

Segnaliamo infine Mr Renzi al 14%.

Ricordiamo come il 27 si voti nella Regione Umbria.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse

Governo Zingaretti. Pet, 900€/ton ne pagherà 1,000 di tasse, tutte poi sulla groppa dei consumatori.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

Gabellieri__002__

Il Governo Zingaretti, rosso-giallo, si muove dopo essersi riletto i sacri testi del comunismo, pronubo ai voleri dei suoi archetipi liberal europei. I suoi replicanti pentastellati intanto sono trasmutati dal partito dei ‘No’ a quello delle tasse. E da bravi neofiti, signore tasse: oltre il 100%.

«La super imposta fa sì che su ogni tonnellata di materiale Pet-Polietilene che costa circa 900 euro a tonnellata si debba pagare una tassa di mille euro, incidendo così per oltre il 100% sul costo della materia plastica»

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«Mille euro per ogni tonnellata»

«Il governo a caccia di risorse per fare quadrare i conti pubblici ha puntato sulla plastica con secco giro di vite»

«A prevedere la nuova tassa sugli imballaggi di plastica è il Documento programmatico di bilancio, inviato a Bruxelles per riassumere l’impianto della legge di Bilancio»

«Nel testo è specificato che l’imposta scatta dal prossimo 1 giugno, con un’aliquota di 1 euro al chilo, ossia mille euro a tonnellata»

«La misura fa parte di un pacchetto di interventi per «promuovere la sostenibilità dell’ambiente»: nell’elenco, oltre alla tassa sulla plastica, figurano la stretta sia sulle agevolazioni per il gasolio sia sulle auto aziendali più inquinanti»

«In tutto il governo stima di incassare almeno 1,8 miliardi di euro nel 2020, e dall’anno successivo oltre 2 miliardi»

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Una volta si diceva: “Lo vuole  l’Europa”.

Adesso si dice: “Lo vuole l’ecologia”.

Cari pecoroni e pecorine belanti.

Il Governo Zingaretti vi ha messo sul groppone una nuova tassa del 100%.

E questa ve la pagherete tutti, ricchi e poveri, di sinistra, di centro o di destra, senza distinzione di gender.

Mr Di Maio ne è del tutto felice: l’Iva non è aumentata.

La Piattaforma Rousseau ha approvato con il 729% di voti favorevoli.

Mah: chissà come voteranno in Umbria, ebrri di tasse e balzelli.

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Corriere. 2019-10-19. Plastica, tassa da 1 euro al chilo. Le imprese protestano, ma gli aumenti peseranno sui consumatori

Mille euro per ogni tonnellata. Il governo a caccia di risorse per fare quadrare i conti pubblici ha puntato sulla plastica con secco giro di vite. A prevedere la nuova tassa sugli imballaggi di plastica è il Documento programmatico di bilancio, inviato a Bruxelles per riassumere l’impianto della legge di Bilancio. Nel testo è specificato che l’imposta scatta dal prossimo 1 giugno, con un’aliquota di 1 euro al chilo, ossia mille euro a tonnellata. La misura fa parte di un pacchetto di interventi per «promuovere la sostenibilità dell’ambiente»: nell’elenco, oltre alla tassa sulla plastica, figurano la stretta sia sulle agevolazioni per il gasolio sia sulle auto aziendali più inquinanti. In tutto il governo stima di incassare almeno 1,8 miliardi di euro nel 2020, e dall’anno successivo oltre 2 miliardi.

Il settore colpito dalla tassa sulla plastica è quello degli imballaggi, dell’imbottigliamento, dei contenitori monouso e del polistirolo. Tanto che da giorni le associazioni dei produttori di plastica e l’industria delle acque minerali protestano contro quella che considerano una stangata, con il rischio che i costi finiscano per essere pagati dal consumatore finale che acquista una bottiglietta di acqua piuttosto che un farmaco. Malgrado la tassa non riguardi la plastica riciclata, Confindustria contesta che la misura abbia «finalità ambientali, rappresentando unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese». Un’accusa, insomma, di volere semplicemente fare cassa, che l’associazione degli industriali motiva spiegando:«Le imprese pagano già 450 milioni di euro all’anno di contributo ambientale Conai (Consorzio nazionale imballaggi) per la raccolta e gli imballaggi in plastica, e 350 milioni sono destinati ai Comuni italiani per garantire la raccolta differenziata».

A intervenire è anche il presidente di Unionplast, Luca Iazzolino, evidenziando un ulteriore effetto. «Mi chiedo il senso di demonizzare la plastica, si pensa di sostituirla con gli imballaggi di carta e di cartone? Lascio immaginare cosa significhi in termini di impatto ambientale. Aggiungo che la tassa rischia di colpire anche gli imballaggi composti in parte con materiali riciclati, penalizzando così gli investimenti effettuati da un intero settore nei processi di transizione verso l’economia circolare». Dal versante del governo parla il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), che si dice pronto a aprire un tavolo sulla plastic tax, premettendo che bisogna aiutare «le aziende a cambiare» per dirigersi verso «una produzione che tuteli l’ambiente». Ma Ettore Fontana, vicepresidente di Mineracqua, oppone numeri e cifre: «La super imposta fa sì che su ogni tonnellata di materiale Pet-Polietilene che costa circa 900 euro a tonnellata si debba pagare una tassa di mille euro, incidendo così per oltre il 100% sul costo della materia plastica».