Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Materie Prime, Medicina e Biologia

Greggio. Attenzione. I Futures hanno scadenze differenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-19.

2020-04-19__ WIT Mag 2020 001

Negli ultimi tempi sono comparsi valori delle quotazioni degli indici e dei future del petrolio apparentemente discrepanti, ma che in realtà si riferiscono a prodotti differenti.

Il Future Petrolio Greggio WTI – Mag 2020 (Clk0) è un future che va in pagamento il 21 aprile 2020.

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Il Crude Oil Light Sweet (contratto da 1,000 barili) quota invece 25.14. Nel grafico riportato si nota chiaramente l’effetto della recente presa di posizione dell’Opec+, che ha fatto innalzare le quotazioni dai 19.5 a 25.14.

Ma di tipologie di petrolio ce ne sono decine di prodotti differenti, ciascuno dei quali ha il suo proprio prezzo.

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Senza volersi dilungare in questa selva di quotazioni, si vorrebbe ricordare come alla quotazione dovrebbe sempre essere associata la tipologia di petrolio cui si riferisce.

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«Il Dow Jones che inanella giornate di guadagni, i future sul greggio che vanno sempre più giù»

«L’emergenza coronavirus ha costretto oltre metà della popolazione mondiale a restare segregata in casa, l’attività economica si è ridotta al lumicino, i consumi sono crollati»

«Di conseguenza, l’economia globale, alle corde, è finita in recessione, la disoccupazione è decollata, il debito pubblico è schizzato verso l’alto»

«L’evidenza di questa divaricazione l’hanno data Wall Street e il Wti»

«Questa apparente schizofrenia è in realtà il frutto di due atteggiamenti molto diversi tra loro»

«I mercati azionari guardano al bicchiere mezzo pieno, si posizionano in vista di una possibile guarigione»

«Chi investe in petrolio e nelle materie prime guarda invece al bicchiere mezzo vuoto e trema per il mondo in recessione»

«Va detto che il future di maggio, quello che è crollato a 18 dollari, è in scadenza il 21 aprile, quindi gli scambi sono caratterizzati da bassa liquidità e minori volumi, cosa che rende i prezzi particolarmente volatili»

«Il contratto di giugno, più attivo, è in rialzo dello 0,86% a 25,75 dollari al barile»

«gli investitori anche per i prezzi del petrolio usano metri diversi, a seconda delle scadenze e, dunque, a seconda delle aspettative sui tempi di rientro dell’emergenza coronavirus»

«A Wall Street il Dow Jones è salito del 2,2% questa settimana e del 15% nelle ultime due, al top dal 1938. Lo S&P è cresciuto del 3% in 7 giorni e il Nasdaq del 6%.»

«Tuttavia, se guardiamo gli stessi indici nell’arco di tutto il 2020, emerge che in realtà il Dow e lo S&P, cioè gli indici più legati alla old economy, sono in calo del 10% e il Nasdaq va giù del 3,6%»

«Il rimbalzo a Wall Street è coinciso con le mosse della Fed combinate con il mega-piano da 2.300 miliardi di dollari sponsorizzato da Trump e varato dal Congresso»

«Sono stati i mega-stimoli Usa a incoraggiare i mercati azionari»

«Ovviamente, alla lunga, dipenderà da quanto durerà l’emergenza coronavirus. Se sarà breve, cioè se già a maggio-giugno avremo la sensazione di esserne fuori, chi ha comprato sarà premiato, mentre se sarà lunga, o ci saranno ricadute, allora anche in Borsa l’atteggiamento tornerà favorevole alle vendite per minimizzare le perdite»

«I dati della crisi Usa sono sotto gli occhi di tutti: 22 milioni di americani hanno ricevuto i sussidi di disoccupazione, le vendite al dettaglio, cioè i consumi che negli Stati Uniti pesano i due terzi del Pil, a marzo sono crollate dell’8,7%, il peggior risultato dal 1992. Gli utili delle imprese nel primo trimestre, secondo le stime degli esperti, scenderanno del 15%, ai minimi dal 2009.»

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In mezzo a tutte queste ipotesi sulla durata della fase florida dell’epidemia, sta iniziando a farsi strada, al momento in punta di piedi, anche un altro scenario.

Potrebbe essere verosimile che passato il picco di acuzie i governi optino per una ripresa del lavoro adesso sospeso, per impedire il tracollo del sistema economico, tollerando quindi una certa quale percentuale di morti da contagio. In ogni guerra si dovrebbe preservare il grosso delle forze, anche a discapito del sacrificio delle truppe di contenimento: una guerra senza perdite non è possibile.

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Wall Street corre e il petrolio crolla: ecco i motivi

Il Dow Jones che inanella giornate di guadagni, i future sul greggio che vanno sempre più giù. Ma tutto – secondo gli analisti – dipenderà dalla durata della crisi. Se sarà breve, cioè se già a maggio-giugno si avrà la sensazione di esserne fuori, chi ha comprato sarà premiato, mentre se sarà lunga allora anche in Borsa di inizierà a vendere per minimizzare le perdite.

L’emergenza coronavirus ha costretto oltre metà della popolazione mondiale a restare segregata in casa, l’attività economica si è ridotta al lumicino, i consumi sono crollati. Di conseguenza, l’economia globale, alle corde, è finita in recessione, la disoccupazione è decollata, il debito pubblico è schizzato verso l’alto. Ma tutto ciò non ha fermato i mercati azionari, che hanno continuato a correre, come se viaggiassero per conto proprio, su binari paralleli e divergenti rispetto a quelli dell’economia reale.

L’evidenza di questa divaricazione l’hanno data Wall Street e il Wti. Il Dow Jones ieri ha chiuso in rialzo quasi del 3%, mettendo in scena nelle ultime 2 settimane la migliore performance dagli anni Trenta, mentre il prezzo del barile texano che è crollato dell’8%, poco sopra i 18 dollari al barile, ai minimi dal gennaio 2002. Tutto ciò fotografa una situazione apparentemente caotica: il mondo va in rovina per il coronavirus, ma i corsi azionari s’impennano, le Borse salgono.

Una schizofrenia solo apparente

Questa apparente schizofrenia è in realtà il frutto di due atteggiamenti molto diversi tra loro. I mercati azionari guardano al bicchiere mezzo pieno, si posizionano in vista di una possibile guarigione, scommettono sul Remdesivir, il farmaco anti-Covid della Gilead, puntano su Donald Trump che prospetta un’uscita in tre tappe dal lockdown Usa, guardano ai governi europei che stanno programmando la fase 2, cioè l’uscita dal tunnel. Chi investe in petrolio e nelle materie prime guarda invece al bicchiere mezzo vuoto e trema per il mondo in recessione, l’economia che è ferma, i consumi di energia che sono al palo e le scorte che, malgrado l’accordo tra i big mondiali per tagliare la produzione, sono ancora in eccesso.

In realtà però, a ben guardare l’andamento dei future del petrolio la situazione è meno pessimistica e rende meglio l’idea di quello che sta accadendo. Va detto che il future di maggio, quello che è crollato a 18 dollari, è in scadenza il 21 aprile, quindi gli scambi sono caratterizzati da bassa liquidità e minori volumi, cosa che rende i prezzi particolarmente volatili. Il contratto di giugno, più attivo, è in rialzo dello 0,86% a 25,75 dollari al barile. In crescita è anche il corso del Brent, con i future di giugno in rialzo dell’1,94% a 28,37 dollari. Insomma, gli investitori anche per i prezzi del petrolio usano metri diversi, a seconda delle scadenze e, dunque, a seconda delle aspettative sui tempi di rientro dell’emergenza coronavirus.

Il ruolo della Fed

Osserviamo ora più attentamente l’impennata dei mercati azionari. A Wall Street il Dow Jones è salito del 2,2% questa settimana e del 15% nelle ultime due, al top dal 1938. Lo S&P è cresciuto del 3% in 7 giorni e il Nasdaq del 6%. Tuttavia, se guardiamo gli stessi indici nell’arco di tutto il 2020, emerge che in realtà il Dow e lo S&P, cioè gli indici piu’ legati alla old economy, sono in calo del 10% e il Nasdaq va giù del 3,6%. Il rimbalzo a Wall Street è coinciso con le mosse della Fed combinate con il mega-piano da 2.300 miliardi di dollari sponsorizzato da Trump e varato dal Congresso. Sono stati i mega-stimoli Usa a incoraggiare i mercati azionari.

“Hanno spazzato via la Depressione, specie la Fed”, spiega Zhiwei Ren, gestore del portafoglio di Penn Mutual Asset Management, il quale poi fotografa ancora meglio la situazione: gli stimoli hanno incoraggiato gli investitori ad acquistare i titoli svalutati, in particolare quelli tecnologici. La regola in questo caso è vecchia come il mondo: in tempi di crisi guadagna chi compra bene e chi vende invece ci perde sempre.

Ovviamente, alla lunga, dipenderà da quanto durerà l’emergenza coronavirus. Se sarà breve, cioè se già a maggio-giugno avremo la sensazione di esserne fuori, chi ha comprato sarà premiato, mentre se sarà lunga, o ci saranno ricadute, allora anche in Borsa l’atteggiamento tornerà favorevole alle vendite per minimizzare le perdite.

Finora il bilancio del coronavirus è stato drammatico: oltre 2 milioni di contagi nel mondo (di cui 1 milione in Europa) e oltre 150.000 morti. Il primato dei decessi spetta agli Stati Uniti, con 22.000 decessi. Tutto ciò ha avuto una ricaduta tremenda sull’economia.

I dati della crisi Usa sono sotto gli occhi di tutti: 22 milioni di americani hanno ricevuto i sussidi di disoccupazione, le vendite al dettaglio, cioè i consumi che negli Stati Uniti pesano i due terzi del Pil, a marzo sono crollate dell’8,7%, il peggior risultato dal 1992. Gli utili delle imprese nel primo trimestre, secondo le stime degli esperti, scenderanno del 15%, ai minimi dal 2009.

Al momento gli investitori americani, che poi sono quelli che fanno il mercato, hanno continuato a raccogliere asset tradizionalmente sicuri come i titoli di Stato e l’oro. Ma anche azioni, in particolare titoli tech. Il rendimento decennale del Tesoro decennale è sceso allo 0,655% dall’1,26% a meta’ marzo, mentre i prezzi dell’oro hanno toccato il livello più alto in più di sette anni questa settimana. I titoli tech sono stati trattati come beni rifugio, come il titolo Amazon e quello Netfix, schizzati in alto del 14% questa settimana.
Tuttavia la differenza fondamentale la farà la curva della ripresa economica. Se sarà a V, cioè breve (di 1-2 trimestri), Wall Street continuerà a volare, mentre se sarà a U, più lunga, allora la volatilità e le turbolenze riprenderanno ad agitare i mercati azionari. 

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti

USA. Indice degli affari della Fed Mfg di Dallas -70.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-03-30.

2020-03-30__Fed Dallas 001

La Federal Reserve di Dallas conduce mensilmente un Sondaggio sulla Previsione dell’Attività Manifatturiera in Texas, al fine di avere una valutazione puntuale dell’attività manifatturiera dello stato. Alle imprese viene chiesto se produzione, occupazione, ordini, prezzi e altri indicatori sono aumentati, diminuiti o rimasti invariato rispetto al mese precedente. Le risposte al sondaggio sono utilizzate per calcolare un indice per ogni indicatore. Ogni indice è calcolato sottraendo la percentuale di coloro che riportano un calo, della percentuale di coloro che segnalano un aumento. Quando la quota di imprese che riportano un aumento supera la quota di imprese che riportavano una calo, l’indice sarà maggiore di zero, suggerendo l’indicatore è aumentato nel corso del mese precedente. Se la quota di imprese che riportano un calo supera la quota con un incremento, l’indice sarà sotto lo zero, il che suggerisce l’indicatore è diminuito nel corso del mese precedente. Un indice sarà pari a zero quando il numero di imprese che riportano un aumento è pari al numero di imprese che hanno registrato un calo. Una lettura superiore al previsto deve essere interpretata come positiva/rialzista per il dollaro, mentre un dato inferiore a quello previsto deve essere interpretato in senso negativo/ribassista per il dollaro.

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Si noti come all’apice della crisi dovuta al fallimento della Lehman Brothers Holdings Inc. l’Indice degli affari della Fed Mfg fosse sceso fino a -53.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Sardine. Nuova scissione nella sinistra.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-19.

2020-01-03__ Sardine Unite

Tutti i grandi uomini ed i grandi eventi possono essere letti in modi opposti, a seconda del punto di vista.

Per i romani, Giulio Cesare è stato sommo statista e generale, colui che conquistò le Gallie ed asservì i celti, ma per questi ultimi fu colui che li deprivò non solo della libertà, ma anche dell’identità: nel breve volgere di tre generazioni infatti diventarono latini.

Massimo comun denominatore è solo il fatto che Cesare fu un grande.

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Nel 2007 Alan Greenspan, lasciata la carica tenuta per decenni di Governatore della Fed, pubblicò un libro di grande interesse, sia per la rinomanza dell’Autore, sia per il contenuto: The Age of Turbulence.

Significativa è la terminologia usata, che Greenspan aveva a lungo meditato.

Così Treccani definisce il termine ‘turbolenza’

«In fluidodinamica, movimento irregolare (o «caotico») delle particelle di un liquido o di un gas caratterizzato da forti fluttuazioni della velocità e da moti vorticosi, che si manifesta quando il flusso del fluido, rispetto a superfici fisse con le quali è a contatto, supera una certa velocità critica: il campo della velocità varia in ogni punto da istante a istante in modo che le traiettorie delle particelle di fluido non sono determinabili a priori.»

Il punto cardine consiste nel fatto che quando una velocità supera la soglia critica il sistema diventa chaotico, imprevedibile, non determinabile a priori. Nessuno è in grado di prevedere quando e come il sistema ritornerà in una situazione di ragionevole equilibrio. Le mutazioni veloci inducono turbolenze.

In questo Greenspan è stato acuto profeta.

Pochissimi dieci anni or sono avevano previsto la realtà attuale e molti ora nutrono vivaci quanto opposte attese per ciò che sarà il futuro. Se molti in occidente sperano del trionfo finale dell’ideologia socialista, altrettanta quota anela invece al compimento della devoluzione del socialismo, alla sua eradicazione totale.

Sono due visioni opposte e conflittuali, che ammettono solo ed esclusivamente un unico vincitore. Sarà un Armageddon, ossia la battaglia finale, dove i re malvagi, alleati della Bestia, si concentreranno nel gran giorno per la guerra contro Dio. Se l’esito finale sarà una Norimberga 2, al momento è difficile dire chi siederà tra i giudici e chi siederà invece sul banco degli imputati, anche se la scomparsa dell’ideologia socialista sembrerebbe essere l’evento maggiormente probabile.

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In questa contrapposizione di lotta per la vita o per la morte, cessano di esistere gli ‘avversari‘ politici: gli avversari sono considerati essere i nemici da sopprimere.

Solo comprendendo a fondo queste istanze sarebbe possibile capire il montante clima di odio viscerale che pervade l’occidente, dalla lotta tra repubblicani e democratici negli Stati Uniti, al crollo dei partiti socialisti nel Regno Unito, in Francia, in Germania ed adesso anche in Italia.

Ma tutto nella storia può essere letto come una tragedia oppure come una farsa.

Se l’imprevedibilità del chaos genera la nevrosi e l’isteria derivanti dalla incertezza, se il chaos annienta situazioni che sarebbero sembrate essere granitiche e permette l’emersione di uomini e fatti impensati ed impensabili, ciò che avviene nel sistema di interesse è quasi invariabilmente modulato da sistemi esterni, immuni dal chaos altrove dominante.

Un chiaro esempio è la rivoluzione francese, esitata nel periodo del Terrore giacobino. Ma la risultante finale della rivoluzione fu l’Impero Napoleonico, retto dalla emersione di tutta una nuova classe dirigente: si pensi solo al fatto che i Marescialli napoleonici avevano tutti oscuri passati da graduati. Ma alla fine il sistema esterno del ‘resto’ del’Europa annientò le ambizioni napoleoniche. Solo il grande Richelieu aveva compreso che per essere grande la Francia avrebbe dovuto rinunciare ad essere immensa. Stesso concetto assimilato ottimamente dal Bismarck per quanto ineriva la Prussia.

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Le sardine sono una espressione in parte spontanea ed in parte indotta da ciò che rimane in Italia dei cascami ideologici socialisti.

Il partito democratico, erede e continuatore del partito comunista italiano, si è arroccato in un solipsismo che cerca di risolvere in sé medesimo ogni realtà, dalla quale è drammaticamente disconnesso. Il chaos imperante è soprattutto nelle menti dei loro adepti: incapaci di percepire il reale sono altrettanto incapaci di formulare un credibile progetto strategico. Si propongono esclusivamente come l’estremo baluardo contro una generica destra, ossia contro la perdita del potere prima goduto.

Similmente, il movimento cinque stelle ha sfruttato abilmente il reclutamento in fase di ogni tipologia di scontento, per poi trovarsi nella triste situazione di non essere materialmente il grado di concretizzare quanto promesso. Desiderare solo il possibile è arte politica dei grandi: è la buccia di banana sulla quale scivolano gli arruffapopoli.

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Per l’eterogenesi dei fini, il movimento delle sardine ha certo ricompattato in parte le sinistre, ma ha clamorosamente fallito nello spostare voti elettorali dalla destra alla sinistra: tutt’altro. Ha radicalizzato ulteriormente la situazione, riducendo per di più la quota di persone intenzionate ad esercitare il voto disgiunto: quota di voti sulla quale il candidato Bonaccini avrebbe fatto gran conto.

«Il movimento delle Sardine mostra le prime crepe»

«E a Napoli si spacca su un accordo con M5s e centrosinistra»

«E non è la prima volta. Infatti, alcuni giorni fa, in Toscana, due fazioni di Sardine si sono scontrate per una manifestazione che ha poi registrato un flop»

«Non saranno un partito, di certo, ma già sembra che si scalpiti per tirare la volata alla conquista della leadership»

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Ci si pensi su bene: le epoche turbolente sono caratterizzate dalle scissioni, non certo dalle aggregazioni.

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Le Sardine fanno già la scissione

Il movimento delle Sardine mostra le prime crepe. E a Napoli si spacca su un accordo con M5s e centrosinistra. E non è la prima volta. Infatti, alcuni giorni fa, in Toscana, due fazioni di Sardine si sono scontrate per una manifestazione che ha poi registrato un flop. Non saranno un partito, di certo, ma già sembra che si scalpiti per tirare la volata alla conquista della leadership.

Come Giulia Trappoloni, il volto femminile delle sardine, che è convinta che durante l’assemblea di marzo si capirà qualcosa di più sul movimento, che cercherà altri canali per far sentire la propria voce e non solo in piazza. La Trappoloni sembra già tracciare le prime linee guida, precisando che «nessuno del mondo politico ha bussato alla nostra porta, anche se i segnali non sono mancati». La 29enne, fisioterapista felsinea, unica donna del quartetto che ha fondato il movimento (gli altri: Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti) va oltre e spiega che le Sardine possono valutare anche un accordo con il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, mentre se il premier Giuseppe Conte «ci invita a Palazzo Chigi ci andiamo volentieri». Insomma, si guarda già anche al potere. Ma è proprio un’intesa con il Pd che fa spaccare il movimento a Napoli…

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La sardina si crede di essere una balena

Mattia Santori, il più conosciuto tra i fondatori del movimento delle Sardine, frena sulle possibilità di partecipare al processo di rinnovamento del Partito democratico così come auspicato nei giorni scorsi dal segretario Nicola Zingaretti. Santori, ospite della trasmissione di Rai 3 In Mezz’ora in più – riconosce al Pd che «in qualche modo si è messo in discussione, e gliene va dato atto», così come il fatto che «ci sta dando più ascolto delle altre forze politiche» e «mostra un’apertura vera, per noi». Detto questo, Santori chiarisce che «è troppo presto capire se partecipare a questo processo di ricostruzione o no». «Dobbiamo ancora capire – spiega il “frontman” del movimento – cosa significa fare politica in senso stretto, conoscerci noi. E anche il Pd deve capire come presentarsi in un processo di ricostruzione di questo tipo”.

Un fatto, la svolta annunciata da Zingaretti, che «ci ha fatto riflettere ed è utile: c’è chi è più diffidente, chi più positivo ma c’è riflessione. Ma – ribadisce Santori – è presto per noi per presentarci a un congresso di ricostruzione del centrosinistra». Anche perché, chiarisce, «noi stessi dobbiamo ancora strutturarci». Santori non rinuncia a qualche frecciata sull’attività del governo Pd-5 stelle. «Non si nota discontinuità con il governo passato. Sul decreto Sicurezza, ad esempio, sembra di essere ai tempi di Berlusconi quando la sinistra non faceva le leggi sul conflitto d’interessi dopo Berlusconi».

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Matteo Renzi contro la sardina Lorenzo Donnoli “Lascio a lui la polemica e i pregiudizi, mi tengo le conquiste civili”

Matteo Renzi sulla sardina Lorenzo Donnoli: “Ha detto che ci siamo arresi sui temi civili. Penso che possa dire ciò che vuole: abbiamo portato la legge sulle unioni civili, la legge sul dopo di noi, la legge sull’autismo, sul terzo settore, sullo spreco alimentare e sulla cooperazione internazionale. Lascio a questa sardina la polemica e i pregiudizi, io mi tengo le conquiste civili.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

FED. Acquisterà titoli stato per almeno 720 miliardi Usd entro il 2020.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

FED 001

«La Federal Reserve ha annunciato che inizierà ad acquistare circa 60 miliardi di dollari al mese di titoli di Stato per assicurare “ampie riserve” nel sistema bancario, un programma che proseguirà almeno fino al secondo trimestre del 2020.»

«L’istituto centrale americano ha definito la mossa “tecnica” e non un cambiamento di politica monetaria»

«La Federal Reserve inizierà ad acquistare 60 miliardi di dollari di Treasury al mese a partire dal 15 ottobre. Gli acquisti proseguiranno fino al secondo trimestre del 2020 per mantenere un livello di riserve sopra quello degli inizi del settembre 2019»

«La Fed ha reso noto che proseguirà almeno fino a gennaio le sue iniezioni quotidiane di fondi attraverso “repo”, operazioni pronti contro termine dove – overnight o a scadenza di alcuni giorni o settimane – offre contanti alle grandi banche in cambio di sicuri titoli del Tesoro a garanzia. In precedenza, dopo averle iniziate a settembre, aveva già prolungato questa iniziativa ad hoc ripetutamente, promettendola fino agli inizi di novembre. In più darà, però, adesso seguito, almeno fino al secondo trimestre del 2020, a una nuova espansione del proprio portafoglio titoli, una soluzione aggiuntiva e considerata più strutturale esplicitamente sposata dal presidente Powell nei giorni scorsi e ora quantificata e precisata»

«Dal 15 ottobre comprerà Treausuries a breve scadenza al “passo iniziale” di 60 miliardi di dollari al mese, una quantità che alcuni analisti stimano si rivelerà ancora inadeguata e che quindi potrebbe essere alzata»

«Non si tratta di un Qe, aveva già precisato Powell, per stimolare l’economia, nè avrà impatto sulla politica monetaria. Piuttosto di una nuova crescita “organica” del bilancio comprando obbligazioni del Tesoro soltanto a breve scadenza, con l’obiettivo di risolvere la sfida tecnica creata dalla carenza di liquidità sulla piazza del finanziamenti a brevissimo termine. Di assicurare insomma che le riserve bancarie, i depositi in eccesso presso la Fed che rappresenta la principale risorsa per i finanziamenti a breve, siano abbondanti»

«La Fed, nel rispondere alla grave crisi del 2008, aveva lanciato un Quantitative easing che, comprando titoli del Tesoro a lunga scadenza e bond garantiti da mutui, aveva gonfiato il suo balance sheet, ancora oggi attorno al 4.000 miliardi di dollari nonostante l’avvio di riduzioni poi arrestate in agosto di fronte all’indebolimento dell’espansione. Ora questo balance sheet tornerà a crescere grazie ai Treasuries a breve scadenza che la Fed acquisterà, una decisione formalizzata durante un incontro in videoconferenza dei suoi vertici avvenuto il 4 ottobre che ha discusso «questioni relative alle recenti pressioni sui mercati monetari e la realizzazione degli obiettivi di politica mnetaria», stando a un comunicato emesso dalla stessa Banca centrale»

«Le riserve bancarie presso la Fed si sono inoltre ormai dimezzate a circa 1.400 miliardi di dollari rispetto a massimi raggiunto negli anni scorsi, con il rientro dal Qe da parte della Fed che ha a sua volta drenato liquidità»

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Una soluzione del genere era nell’aria da tempo, sia considerando la situazione del mercato repo, sia tenendo presente come il 2020 sia anno elettorale negli Stati Uniti.

Un paragone diventa al momento quasi obbligatorio.

Anche se il 16 ottobre la Banca Centrale Europea pubblicherà il report sulle sue riserve di asset totali, si constata come al 16 settembre queste ammontassero a soli 836.5 miliardi Usd. Non a caso il nuovo QE europeo è limitato a venti miliardi al mese, ossia poco meno di un miliardo Usd per ogni singolo stato dell’eurozona: una cifra decisamente ridicola rispetto a quelle che sarebbero le esigenze.

Tradotto in linguaggio conviviale, il bazooka della Ecb assomiglia ad una cerbottana.

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Reuters. 2019-10-12. Fed acquisterà titoli Stato per 60 mld dlr al mese per assicurare ampie riserve

WASHINGTON (Reuters) – La Federal Reserve ha annunciato che inizierà ad acquistare circa 60 miliardi di dollari al mese di titoli di Stato per assicurare “ampie riserve” nel sistema bancario, un programma che proseguirà almeno fino al secondo trimestre del 2020.

Il piano è una risposta alle recenti tensioni sui mercati interbancari.

L’istituto centrale americano ha definito la mossa “tecnica” e non un cambiamento di politica monetaria.

La Fed ha inoltre comunicato che continuerà almeno fino a gennaio con le operazioni repo overnight per garantire che le riserve siano ampie anche durante fasi di picco della domanda.

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Sole 24 Ore. 2019-10-12. Il «bazooka» Fed: al via acquisti di Treasury per 60 miliardi al mese e iniezioni di liquidità

La Federal Reserve inizierà ad acquistare 60 miliardi di dollari di Treasury al mese a partire dal 15 ottobre. Gli acquisti proseguiranno fino al secondo trimestre del 2020 per mantenere un livello di riserve sopra quello degli inizi del settembre 2019.

NEW YORK – Il nuovo, ricalibrato, bazooka della Federal Reserve per riportare calma, stabilità – e sufficiente liquidità – sui mercati monetari americani è carico ed entrerà in azione da metà mese. “Sparerà” cartucce sia sotto forma di continue offerte di liquidità giornaliere che, questa la principale novità, di un nuovo ampliamento da decine di miliardi di dollari al mese nel portafoglio titoli della Banca centrale.

La Fed ha reso noto che proseguirà almeno fino a gennaio le sue iniezioni quotidiane di fondi attraverso “repo”, operazioni pronti contro termine dove – overnight o a scadenza di alcuni giorni o settimane – offre contanti alle grandi banche in cambio di sicuri titoli del Tesoro a garanzia. In precedenza, dopo averle iniziate a settembre, aveva già prolungato questa iniziativa ad hoc ripetutamente, promettendola fino agli inizi di novembre. In più darà, però, adesso seguito, almeno fino al secondo trimestre del 2020, a una nuova espansione del proprio portafoglio titoli, una soluzione aggiuntiva e considerata più strutturale esplicitamente sposata dal presidente Powell nei giorni scorsi e ora quantificata e precisata.

Dal 15 ottobre comprerà Treausuries a breve scadenza al “passo iniziale” di 60 miliardi di dollari al mese, una quantità che alcuni analisti stimano si rivelerà ancora inadeguata e che quindi potrebbe essere alzata.

Non si tratta di un Qe, aveva già precisato Powell, per stimolare l’economia, nè avrà impatto sulla politica monetaria. Piuttosto di una nuova crescita “organica” del bilancio comprando obbligazioni del Tesoro soltanto a breve scadenza, con l’obiettivo di risolvere la sfida tecnica creata dalla carenza di liquidità sulla piazza del finanziamenti a brevissimo termine. Di assicurare insomma che le riserve bancarie, i depositi in eccesso presso la Fed che rappresenta la principale risorsa per i finanziamenti a breve, siano abbondanti.

«Non è un cambiamento di politica monetaria»

La Fed ha confermato questo approccio: ha precisato che l’obiettivo è di «mantenere le riserve a livelli pari o superiori a quelli prevalenti agli inizi di settembre», vale a dire prima cioè di recenti strozzature affiorate sul mercato e che hanno generato tensioni. La Fed, per cercare di scongiurare il ritorno di timori associati a strategie anti-crisi, ha continuato affermando che le azioni odierne sono «puramente tecniche» e non rappresentano «cambiamenti di politica monetaria»; che «in particolare gli acquisti di Treasuries avranno pochissimo o nessun impatto sul livello dei tassi di interesse a lunga e sulle condizioni finanziarie più in generale».

La Fed, nel rispondere alla grave crisi del 2008, aveva lanciato un Quantitative easing che, comprando titoli del Tesoro a lunga scadenza e bond garantiti da mutui, aveva gonfiato il suo balance sheet, ancora oggi attorno al 4.000 miliardi di dollari nonostante l’avvio di riduzioni poi arrestate in agosto di fronte all’indebolimento dell’espansione. Ora questo balance sheet tornerà a crescere grazie ai Treasuries a breve scadenza che la Fed acquisterà, una decisione formalizzata durante un incontro in videoconferenza dei suoi vertici avvenuto il 4 ottobre che ha discusso «questioni relative alle recenti pressioni sui mercati monetari e la realizzazione degli obiettivi di politica mnetaria», stando a un comunicato emesso dalla stessa Banca centrale.

Il mercato repo in questione, o dei finanziamenti a breve, tra le banche aveva conosciuto brusche strozzature in settembre, secondo quanto dichiarato dalla Fed e da numerosi analisti e banchieri, per una serie di ragioni tecniche concomitanti. Forti emissioni di titoli del Tesoro per coprire un crescente deficit federale avevano sottratto risorse alle banche, tenute ad assorbirli. Le aziende avevano chiesto liquidità per ragioni di scadenze fiscali in quelle stesse giornate. Le riserve bancarie presso la Fed si sono inoltre ormai dimezzate a circa 1.400 miliardi di dollari rispetto a massimi raggiunto negli anni scorsi, con il rientro dal Qe da parte della Fed che ha a sua volta drenato liquidità. Lo stesso effetto delle strette di regolamentazione e della concentrazione bancaria, fenomeni avvenuti nel dopo-crisi 2008, avrebbero contribuito a difficoltà nel funzionamento del mercato monetario.

Tradizionalmente su questa piazza le banche si prestano fondi tra loro overnight o a breve in cambio di titoli a garanzia, operazioni poi rapidamente chiuse e che garantiscono al sistema la liquidità quotidiana necessaria a condurre normali attività di trading e di credito. Stress su questa piazza interbancaria – i tassi su questi prestiti nel momento peggiore si erano impennati fino al 10% da circa il 2%, vicini come è abitudine ai tassi sui Fed funds stabiliti dalla Banca centrale – potrebbero generare anche contagi per l’economia e il sistema finanziario allargati. E mettere in dubbio il controllo e l’efficacia della politica monetaria della Fed.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Ideologia liberal

Fed ed Ecb. Molti pensano che siano a fine corsa. Vecchie, ragionano da vecchie.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-20.

Debiti 000

«New Keynesian economic theory is wrong»


Su Fed ed Ecb stanno addensandosi nuvoloni bigi, carichi di tempeste.

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

* * * * * * *

«Former US Secretary of the Treasury Lawrence H. Summers and Anna Stansbury recently cast doubt on the future of central banking, suggesting that the prevailing monetary-policy framework is in dire need of a rethink»

«In the current era of low – and in some cases negative – interest rates, many are starting to worry that the European Central Bank and the US Federal Reserve are “running out of ammunition.”»

«When a central bank’s policy rate is already low, it cannot be lowered much more in the event of a crisis»

«Hence, one could argue that the Fed actually should be raising rates now, while unemployment is low, to create enough space for interest-rate cuts in the future, when unemployment may be high»

«Yet it makes no sense to raise interest rates if doing so could trigger a recession»

«When the Fed or the ECB raises rates, New Keynesian economic theory predicts that the hike will eventually lead to a decrease in inflation and that the path from point A to point B will inevitably be accompanied by higher unemployment»

«New Keynesian economic theory is wrong»

«there is no reason why the rate increase should cause higher unemployment»

«According to the theory, a lower interest rate is supposed to lead to more investment expenditure, thereby driving aggregate demand and reducing unemployment»

«This is not science; it is religion»

«The standard theoretical narrative is based entirely on the Phillips curve, which asserts a direct tradeoff between inflation and unemployment»

«If the theory is wrong, it must be replaced with something better»

«monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession»

«I am not convinced that government spending is the right response»

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Tre frasi dovrebbero essere meditate a fondo.

«This is not science; it is religion»

«If the theory is wrong, it must be replaced with something better»

«monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession»

* * *

L’aspetto tragico è proprio questo: molti politici ed economisti si sono innamorati di alcune teorie economiche e le vivono come credo religioso: sono ben più dogmatici della caricatura del frate predicatore medievale. È il loro dogmatismo e la loro presunzione che li rendono tediosamente irritanti. Gabellano per verità assoluta il modesto frutto del loro pensiero.

In accordo con Gödel, questo credo è basato su alcune assunzioni indimostrate ed anche indimostrabili. Dogmi di fede.

– La immissione di liquidità nel sistema ne determina una crescita.

– Gli esseri umani sarebbero realtà economiche deterministiche.

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Sono visioni drammaticamente semplicistiche.

I comportamenti degli esseri umani sono tutto tranne che deterministici: per esempio, la fiducia nel sistema prende quasi sempre piede proprio nel momento in cui ha raggiunto il suo fondo, ma la politica prospetta un avvenire prevedibile e certo. L’esplosione economica tedesca del 1948 ne sarebbe un chiarissimo esempio.

Nei fatti, tutto l’Occidente è gravato da una immane quota di debito pubblico.

Ben poche le vie per uscirne:

– pagare i debiti;

– inflazionare;

– andare al default.

La crisi del 2009 ha bene evidenziato come le banche centrali abbiano immesso enormi liquidità, che però alla fine sono state utilizzate non da parte dell’economia produttiva reale, bensì dagli stati per sovvenzionare i propri debiti sovrani. In altri termini, nel sistema non è entrato proprio nulla. Joe l’idraulico non ha visto il becco di un centesimo, almeno fino a tanto che Mr Trump non ha abbassato le tasse.

Ma questa gigantesca massa monetaria generata dal nulla necessita in una qualche maniera di essere bruciata.

Ci si pensi su bene.

Tassi negativi sui titoli di stato e sui depositi bancari altro non fanno che falcidiare le cifre così collocate: questo è il semplice effetto di una ‘inflazione artificiale’ che alla fine depaupera il Contribuente, messo nella impossibilità di risparmiare. Con i tassi negativi uno che risparmiasse per farsi un gruzzoletto a mo’ di pensione assisterebbe impotente alla semplice scomparsa di quanto accantonato.

Ci si pensi bene: sembrerebbe un gran brutto servizio.


New Europe. 2019-09-18.  Central banking’s bankrupt narrative

Former US Secretary of the Treasury Lawrence H. Summers and Anna Stansbury recently cast doubt on the future of central banking, suggesting that the prevailing monetary-policy framework is in dire need of a rethink. I agree, and have been calling for a reconsideration of “Old Keynesian economics” for more than a decade, starting with an article I published in 2006, two years before the Great Recession made it fashionable to question the way we think about macroeconomic theory. I am heartened that the narrative and body of research I have developed continues to gain public support.

In the current era of low – and in some cases negative – interest rates, many are starting to worry that the European Central Bank and the US Federal Reserve are “running out of ammunition.” When a central bank’s policy rate is already low, it cannot be lowered much more in the event of a crisis. Hence, one could argue that the Fed actually should be raising rates now, while unemployment is low, to create enough space for interest-rate cuts in the future, when unemployment may be high. Yet it makes no sense to raise interest rates if doing so could trigger a recession. The question, then, is whether there is a way to restock the powder keg without generating an explosion.

When the Fed or the ECB raises rates, New Keynesian economic theory predicts that the hike will eventually lead to a decrease in inflation and that the path from point A to point B will inevitably be accompanied by higher unemployment. But my own research suggests that New Keynesian economic theory is wrong. After all, if the Fed were to raise the short-term rate slowly and support equity markets with a guarantee to purchase a broad-based exchange-traded fund at a fixed price, there is no reason why the rate increase should cause higher unemployment.

According to the theory, a lower interest rate is supposed to lead to more investment expenditure, thereby driving aggregate demand and reducing unemployment. And lower unemployment is supposed to put upward pressure on wages, which eventually translates into higher prices (inflation) through a mark-up mechanism. That is the point when the central bank reverses its policy and starts to raise interest rates. Yet this entire story is contingent on the assumption that there exists a unique natural rate of unemployment – that is, the “non-accelerating inflation rate of unemployment” (NAIRU) – at which the pace of price growth will neither rise nor fall.

Although New Keynesians acknowledge that the NAIRU may change over time, they cannot predict how it will behave. Rather, central bankers make internal calculations of the NAIRU, and these then feed into decisions about the policy rate. When the unemployment rate is below the current NAIRU estimate and inflation still fails to materialize, they simply conclude that the NAIRU must have fallen. This is not science; it is religion.

In my book Prosperity for All, I offer an alternative to this latter-day version of reading tea leaves. My theory recognizes that a non-accelerating inflation rate is consistent with any unemployment rate. This point was originally made by John Maynard Keynes himself, in The General Theory of Employment, Interest, and Money, and has been emphasized by post-Keynesian economists for decades. I have shown in my research that the post-Keynesian view can be reconciled with conventional microeconomic theory using a “new” theory of labour-market search.

The standard theoretical narrative is based entirely on the Phillips curve, which asserts a direct tradeoff between inflation and unemployment. This is the narrative that determines what research is allowed into the top economic journals, and which discussions take place in policy meetings at central banks around the world. It is the narrative that informs how everyone from journalists and academics to the wider public interpret monetary-policy decisions. But it is a misleading narrative, one from which we must escape if we are to improve how we manage modern market economies.

To that end, it is not enough to criticize the Phillips curve. If the theory is wrong, it must be replaced with something better, and by something other than a return to 1950s Keynesianism, as today’s critics of the neoclassical macroeconomic theory seem to propose. According to Summers and Stansbury, government should “promote demand through fiscal policies and other means” (emphasis mine). While I agree that monetary policy will be impotent when Europe or the US enters another recession, I am not convinced that government spending is the right response. My own research provides empirical evidence that recessions are caused by crashes in asset markets. As such, it is better to stabilize asset prices than build bridges to nowhere.

Modern market-based societies have pulled more human beings out of abject poverty than any other known form of economic organization. But “capitalism” is not some monolithic structure that exists in contradiction to “socialism.” There is a continuum of alternative economic arrangements, with laissez-faire at one end and central planning at the other. Our goal should be to design institutions that take maximum advantage of the market as a mechanism for coordinating information, while also providing the tracks on which the market runs.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Unione Europea

EurUsd. Powell (Fed) fa effetto anche se tace e non fa nulla.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-02.

2019-05-02__EurUsd__001

«L’euro si è fortemente indebolito nei confronti del dollaro ieri, dopo la conferenza stampa del governatore della Federal Reserve Jerome Powell, che ha motivato le scelte della banca centrale di mantenere i tassi d’interesse invariati al 2,5%, come ampiamente atteso dal mercato»

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«In realtà, subito dopo la pubblicazione della decisione del FOMC, l’euro si era apprezzato contro il biglietto verde, salendo fino a quota 1,1265 in pochi minuti, con i traders che hanno letto evidentemente in chiave molto dovish il comunicato della Fed»

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«Poi, non appena il governatore ha preso la parola, l’euro ha iniziato la sua discesa che l’ha portato fino a quota 1,1191, quindi di nuovo sotto la soglia psicologica dell’1,12»

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«Difficile dire cosa abbia spinto i traders a leggere in chiave hawkish le parole di Powell, capovolgendo la lettura del comunicato della Fed di pochi minuti prima, dal momento che il governatore è sembrato essere più colomba del previsto, annunciando, anche se non esplicitamente, un “whatever it takes” da parte della banca centrale per riportare l’inflazione al livello del 2,0%, in questo momento ancora lontano e indesiderato dai banchieri centrali americani»

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«Il che può significare solo un mix di politiche monetarie accomodanti o, addirittura, come ritiene qualcuno, ultra-accomodanti»

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In primo luogo, definiamo alcuni termini specialisti del forex.

Dovish. Deriva da “dove” (’colomba’) e per associazione analogica alle caratteristiche dell’animale docile, pacifico e positivo connota una linea di condotta morbida, in contrasto con la linea dura che, invece, definisce l’atteggiamento “Hawkish” (da falco). Si riferisce ad un quadro economico che supporta in genere tassi di interesse più bassi.

Dovish è simile a bearish. Ma dove bearish descrive una visione pessimistica di un mercato, dovish descrive una visione ottimista che riguarda l’evolversi dell’inflazione.

Hawkish. Deriva da “hawk” letteralmente dall’inglese “falco”, è utilizzato nella descrizione della condotta delle politiche monetarie più “dure” (in analogia con le caratteristiche dell’animale) portate avanti dalle banche centrali che contrastano il possibile aumento dell’inflazione. Al contrario di Dovish, Hawkish si riferisce ad una linea di condotta più dura soprattutto nella considerazione dell’inflazione. Questa linea di condotta tende a preferire le misure che si ritiene possano mantenere bassa l’inflazione come: tassi di interesse più elevati, politica fiscale stretta e restrizioni in materia di espansione monetaria. Hawkish è simile a bullish. Ma laddove bullish descrive una visione ottimistica nei confronti di una economia o di un bene, hawkish descrive un atteggiamento pessimista nei confronti dell’evolversi (al rialzo) dell’inflazione.

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Come si constata, anche senza prendere nessuna iniziativa pratica, le parole di un governatore quale Powell hanno il potere si sommuovere i mercati valutari.

È uno strumento nel cui uso Mario Draghi è maestro.

Non si stenta fantasia ad immaginare come Mr Trump sia furente al calor rovente.

Nei fatti è dilacerato da due strategie divergenti: un dollaro debole e bassi tassi di interesse sarebbero quanto di meglio lui possa desiderare per il sistema economico statunitense, ma nel converso un dollaro forte mette in difficoltà il mondo e favorisce il contenimento della inflazione interna.

Ma in ultima analisi si tenga presente come le variazioni, sia pur consistenti, che prendono campo in due giorni sono spesso rapidamente ammortizzabili da parte dei mercati.

Viviamo in ogni caso un periodo fortemente turbolento.

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L’euro affonda dopo le parole di Powell

L’euro si è fortemente indebolito nei confronti del dollaro ieri, dopo la conferenza stampa del governatore della Federal Reserve Jerome Powell, che ha motivato le scelte della banca centrale di mantenere i tassi d’interesse invariati al 2,5%, come ampiamente atteso dal mercato. In realtà, subito dopo la pubblicazione della decisione del FOMC, l’euro si era apprezzato contro il biglietto verde, salendo fino a quota 1,1265 in pochi minuti, con i traders che hanno letto evidentemente in chiave molto dovish il comunicato della Fed, soprattutto per la parte relativa ai timori di una bassa inflazione prolungata nel tempo.

Poi, non appena il governatore ha preso la parola, l’euro ha iniziato la sua discesa che l’ha portato fino a quota 1,1191, quindi di nuovo sotto la soglia psicologica dell’1,12. Difficile dire cosa abbia spinto i traders a leggere in chiave hawkish le parole di Powell, capovolgendo la lettura del comunicato della Fed di pochi minuti prima, dal momento che il governatore è sembrato essere più colomba del previsto, annunciando, anche se non esplicitamente, un “whatever it takes” da parte della banca centrale per riportare l’inflazione al livello del 2,0%, in questo momento ancora lontano e indesiderato dai banchieri centrali americani.

Il che può significare solo un mix di politiche monetarie accomodanti o, addirittura, come ritiene qualcuno, ultra-accomodanti, che si risolvono in una riduzione dei tassi d’interesse e in una politica espansiva del bilancio. In altre parole, il riconoscimento di una forward guidance molto dovish, nonostante per poterne valutare l’effettiva realizzabilità gli analisti avranno bisogno di un po’ di tempo.

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Dovish.

Dovish è una parola inglese molto spesso utilizzata nelle analisi delle condotte di politica monetaria delle banche centrali. Letteralmente, deriva da “dove” (’colomba’) e per associazione analogica alle caratteristiche dell’animale docile, pacifico e positivo connota una linea di condotta morbida, in contrasto con la linea dura che, invece, definisce l’atteggiamento “Hawkish” (da falco).

Dovish, infatti, si riferisce ad un quadro economico che supporta in genere tassi di interesse più bassi. L’atteggiamento “dovish” parte dall’assunto che le pressioni inflazionistiche siano sufficientemente basse perché i tassi di interesse possano mantenersi altrettanto bassi.

Come già annunciato, spesso Dovish viene utilizzato nel contesto di descrizione delle azioni di politica monetaria e delle prospettive delle banche centrali.

Ad esempio, se un governatore di una banca centrale dovesse affermare che gli effetti di elevati costi agricoli non rischiano di ripercuotersi sugli indici inflazionistici, allora tali osservazioni tenderebbero ad essere descritte come ’dovish’.

Dovish è simile a bearish. Ma dove bearish descrive una visione pessimistica di un mercato, dovish descrive una visione ottimista che riguarda l’evolversi dell’inflazione.

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Hawkish

Hawkish, che deriva da “hawk” letteralmente dall’inglese “falco”, è utilizzato nella descrizione della condotta delle politiche monetarie più “dure” (in analogia con le caratteristiche dell’animale) portate avanti dalle banche centrali che contrastano il possibile aumento dell’inflazione.

Al contrario di Dovish, Hawkish si riferisce ad una linea di condotta più dura soprattutto nella considerazione dell’inflazione.

Con hawkish, infatti, si definisce un atteggiamento negativo nei confronti dell’evoluzione dell’inflazione e dei suoi possibili effetti sulla società e sull’economia. Secondo la posizione più hawk le pressioni inflazionistiche possono erodere il potere d’acquisto dei consumatori e destare incertezza circa il mantenimento della stabilità dei prezzi.

In generale, questa linea di condotta tende a preferire le misure che si ritiene possano mantenere bassa l’inflazione come: tassi di interesse più elevati, politica fiscale stretta e restrizioni in materia di espansione monetaria.

Come già detto, l’approccio “da falco” sostiene la linea dura della condotta monetaria; ad esempio se un governatore di una banca centrale dovesse affermare che gli effetti dell’aumento dei prezzi dei beni agricoli rischiano di ripercuotersi sul livello dell’inflazione, allora tale atteggiamento sarebbe descritto come “hawkish“, dalla linea dura.

Hawkish è simile a bullish. Ma laddove bullish descrive una visione ottimistica nei confronti di una economia o di un bene, hawkish descrive un atteggiamento pessimista nei confronti dell’evolversi (al rialzo) dell’inflazione.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Trump

America. Fed ha aumentato i tassi dal 2.25% al 2.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-19.

FED 001

Se è vero che gli Stati Uniti avrebbero un disperato bisogno di mantenere bassi i tassi di interesse per facilitare il sistema economico, è altrettanto vero che le motivazioni della Fed all’aumento dei tassi sono più che motivate.

Sia la componente politica sia quella finanziaria e monetaria hanno le loro buone ragioni, e trovare un accordo è virtualmente impossibile.

Come al solito, qualsiasi scelta avrebbe sollevato un polverone di critiche e sembrerebbe essere impossibile trovare commenti equilibrati, non partigiani.

«GDP is now seen as rising 3 percent for the full year of 2018, down one-tenth of a percentage point from September, and 2.3 percent for 2019»

*

«The Federal Reserve on Wednesday raised its benchmark interest rate a quarter-point but lowered its projections for future hikes»

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«The Fed take the target range for its benchmark funds rate to 2.25 percent to 2.5 percent»

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«The move marked the fourth increase this year and the ninth since it began normalizing rates in December 2015»

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«Officials, though, now project two hikes next year, which is a reduction but still ahead of current market pricing of no additional moves next year»

*

«The Committee judges that some further gradual increases in the target range for the federal funds rate will be consistent with sustained expansion of economic activity, strong labor market conditions, and inflation near the Committee’s symmetric 2 percent objective over the medium term»

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Gli aumenti dei tassi di interesse erano noti e programmati da tempo.

I mercati se ne diano una ragione.


Cnbc. 2018-12-19. Fed hikes rate, lowers 2019 projection to 2 increases

– The Fed take the target range for its benchmark funds rate to 2.25 percent to 2.5 percent.

– Central bank officials now forecast two hikes next year, down from three rate raises previously projected.

– However, the Fed continues to include in its statement that further “gradual” rate hikes would be appropriate.

– GDP is now seen as rising 3 percent for the full year of 2018, down one-tenth of a percentage point from September, and 2.3 percent for 2019, a 0.2 percent point reduction.

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The Federal Reserve on Wednesday raised its benchmark interest rate a quarter-point but lowered its projections for future hikes.

As markets had expected, the central bank took the target range for its benchmark funds rate to 2.25 percent to 2.5 percent. The move marked the fourth increase this year and the ninth since it began normalizing rates in December 2015. It came despite President Donald Trump’s tweets against rate hikes.

Officials, though, now project two hikes next year, which is a reduction but still ahead of current market pricing of no additional moves next year.

The language in the post-meeting statement was not entirely dovish. The committee continued to include a statement that more rate hikes would be appropriate, though it did soften the tone a bit.

“The Committee judges that some further gradual increases in the target range for the federal funds rate will be consistent with sustained expansion of economic activity, strong labor market conditions, and inflation near the Committee’s symmetric 2 percent objective over the medium term,” the statement said.

The only changes from the November post-meeting statement was adding “some” to describe the trajectory of future rate moves and said it now “judges” rate increases to be appropriate whereas November’s said “expects.”

Along with the hike, investors had been keyed on where the Federal Open Market Committee, which sets rates, expected to go in the future. Heading into this week’s two-day meeting, the committee had been pointing to three more moves in 2019 and possibly another one in 2020.

That changed amid tightening financial conditions and worries that the Fed was moving too quickly. Stock indexes have moved into correction territory and are largely negative for the year.

In one tip to those looking for a more dovish outlook, the committee assured that it will “continue to monitor global economic and financial developments and assess their implications for the economic outlook.”

That essentially reinforces recent public statements from Fed officials that they will be data dependent when making future rate decisions.

The FOMC also lowered its outlook for the long-run funds rate, from 3 percent in the September forecast to 2.8 percent this month. The 2019 estimate declined to 2.9 percent from 3.1 percent and both 2020 and 2021 dropped to 3.1 percent from 3.4 percent.

The funds rate is tied to most consumer debt, particularly credit cards and adjustable-rate loans.

Lowered GDP outlook

There were no dissents in the vote to hike, but the “dot plot” of individual committee members’ estimates show some division among members. Six still see three increases next year, down from nine in September, when officials last released their projections. Sixteen members in all submitted dots at this week’s meeting.

Along with the tempered estimates for rates, the committee nudged lower its projections both for GDP and inflation.

GDP is now seen as rising 3 percent for the full year of 2018, down one-tenth of a percentage point from September, and 2.3 percent for 2019, a 0.2 percent point reduction. However, officials took up their long-run estimates, to 1.9 percent from 1.8 percent in September.

Overall, though, Fed officials expressed little worry about economic growth. GDP gains have averaged 3.3 percent per quarter this year, and the Atlanta Fed is forecasting a 2.9 percent increase in the fourth quarter.

Where the market is worried that the U.S. might be infected by a global slowdown, the FOMC statement showed little concern.

Officials continued to describe economic growth as “rising at a strong rate” and left descriptions of other parts of economic activity unchanged as well.

The summary of economic projections did note that headline inflation is expected to grow less quickly than the September estimate, slipping to 1.9 percent from 2.1 percent in 2018 and to 1.9 percent from 2 percent in 2019. The longer-run expectation remains 2 percent.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Trump

Fed Atlanta. Pil T3 proiettato al 4.4%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-16.

FED 001

La Federal Reserve Bank of Atlanta ha rilasciato il Report «GDP Now».

The growth rate of real gross domestic product (GDP) is a key indicator of economic activity, but the official estimate is released with a delay. Our GDPNow forecasting model provides a “nowcast” of the official estimate prior to its release by estimating GDP growth using a methodology similar to the one used by the U.S. Bureau of Economic Analysis.

GDPNow is not an official forecast of the Atlanta Fed. Rather, it is best viewed as a running estimate of real GDP growth based on available data for the current measured quarter. There are no subjective adjustments made to GDPNow—the estimate is based solely on the mathematical results of the model.

Recent forecasts for the GDPNow model are available here. More extensive numerical details—including underlying source data, forecasts, and model parameters—are available as a separate spreadsheet. You can also view an archive of recent commentaries from GDPNow estimates.

Latest forecast: 4.4 percent — September 14, 2018

The GDPNow model estimate for real GDP growth (seasonally adjusted annual rate) in the third quarter of 2018 is 4.4 percent on September 14, up from 3.8 percent on September 11. The nowcast of third-quarter real personal consumption expenditures growth increased from 3.0 percent to 3.7 percent after this morning’s retail sales report from the U.S. Census Bureau and this morning’s industrial production release from the Federal Reserve Board of Governors.

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Il dato ha ben pochi commenti.

Essendo la prospezione del 14 settembre, sembrerebbe essere verosimile che nei restanti 14 giorni questa stima non debba variare di molto, forse, qualche decimo di punto percentuale.

Gran bel risultato dell’Amministrazione Trump, che si appresta ad affrontare le elezioni di midterm avendo in mano risultati concreti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti

Jackson Hole. Il discorso di Mr Jerome Powell.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-25.

FED 001

«In his first speech as Fed Chairman at the economic conference in Jackson Hole, Jerome Powell’s speech resulted in the U.S. dollar trading lower and a strong upside move in gold pricing»

*

«My colleagues and I believe that this gradual process of normalization remains appropriate»

*

«His statements strongly confirm a continuation of quantitative normalization through a series of gradual quarter-point rate hikes, along with the reduction of the central bank’s massive assets, which swelled to $4.5 trillion at its peak»

*

«Currently, it is believed that the Federal Reserve will raise interest rates by 25 basis points (¼%) two more times this year. In addition, the CME’s FedWatch tool predicts that there is a 96% probability of a rate hike in November and a 60% probability that there will be a final rate hike in 2018 occurring in December»

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Kitco. 2018-08-24. Powell Puts Pressure on the Dollar

In his first speech as Fed Chairman at the economic conference in Jackson Hole, Jerome Powell’s speech resulted in the U.S. dollar trading lower and a strong upside move in gold pricing.

In his speech, Powell said that the central bank’s gradual path of interest rate hikes remains “’appropriate’ as there does not seem to be “an elevated risk of overheating.”

Acutely aware that the Federal Reserve is playing an extremely important balancing act between moving towards a monetary policy of normalization, while not putting a damper on economic growth in the United States, Chairman Powell continues to thread the economic needle.

In his speech, Powell said, “My colleagues and I believe that this gradual process of normalization remains appropriate.”

Most importantly he maintains a high level of confidence in continued and robust economic growth. “With solid household and business confidence, healthy levels of job creation, rising incomes, and fiscal stimulus arriving, there is good reason to expect this strong performance will continue.”

His statements strongly confirm a continuation of quantitative normalization through a series of gradual quarter-point rate hikes, along with the reduction of the central bank’s massive assets, which swelled to $4.5 trillion at its peak.

Currently, it is believed that the Federal Reserve will raise interest rates by 25 basis points (¼%) two more times this year. In addition, the CME’s FedWatch tool predicts that there is a 96% probability of a rate hike in November and a 60% probability that there will be a final rate hike in 2018 occurring in December.

The net result of his speech today were strong gains in the U.S. equity markets, intense selling pressure in the U.S. dollar, and a substantial upside move in gold.

As of 4:30 PM Eastern standard time, the dollar index is trading down 0.54 % and is currently fixed at 95.07. Gold futures have gained $18.20 (+1.52%), and basis the most active December Comex contract is presently settled at $1,212.20.

Today’s gains in gold are the result of both dollar weakness and traders bidding the precious yellow metal higher. According to the KGX (Kitco Gold Index), spot gold is currently trading at $1,205 per ounce, up $20.40 on the day. Approximately one-quarter of today’s gains can be attributed to a weaker U.S. dollar (+5.40), while traders buying gold accounts for the remaining increases (+$14.95).

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Trump

Fed. Beige Book. Le imprese stentano a trovare personale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-19.

FED 001

La Fed ha pubblicato il Beige Book di Luglio.

«Economic activity continued to expand across the United States, with 10 of the 12 Federal Reserve Districts reporting moderate or modest growth. The outliers were the Dallas District, which reported strong growth driven in part by the energy sector, and the St. Louis District where growth was described as slight. Manufacturers in all Districts expressed concern about tariffs and in many Districts reported higher prices and supply disruptions that they attributed to the new trade policies. All Districts reported that labor markets were tight and many said that the inability to find workers constrained growth. Consumer spending was up in all Districts with particular strength in Dallas and Richmond. Contacts reported higher input prices and shrinking margins. Six Districts specifically mentioned trucking capacity as an issue and attributed it to a shortage of commercial drivers. Contacts in several Districts reported slow growth in existing home sales but were not overly concerned about rising interest rates. Commercial real estate was largely unchanged.»

*

«Employment continued to rise at a modest to moderate pace in most Districts. Labor markets were described as tight, with most Districts reporting firms had difficulty finding qualified labor. Shortages were cited across a wide range of occupations, including highly skilled engineers, specialized construction and manufacturing workers, IT professionals, and truck drivers; some Districts indicated labor shortages were constraining growth. Districts noted firms were adding work hours, strengthening retention efforts, partnering with local schools, and converting temporary workers to permanent, as well as raising compensation to attract and retain employees. On balance, wage increases were modest to moderate, with some differences across sectors; a couple of Districts cited a pickup in the pace of wage growth.»

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Il report è molto dettagliato, distretto per distretto.

Di rilevanza federale emergono alcuni elementi.

– Il sistema economico è in crescita: “Economic activity continued to expand across the United States, with 10 of the 12 Federal Reserve Districts reporting moderate or modest growth”

– “Commercial real estate was largely unchanged”

– “Employment continued to rise at a modest to moderate pace in most Districts”

– “most Districts reporting firms had difficulty finding qualified labor”

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Il tasso di occupazione è così alto e quello di disoccupazione così basso, che molte aziende hanno difficoltà a trovare lavoratori qualificati. Sono il segno inequivocabile del buono stato di salute del sistema economico.

Questi due dati sembrerebbero essere di particolare importanza. Infatti, all’interno dei numerosi indici econometrici, il numero degli occupati e quello dei disoccupati hanno la caratteristica di essere facili da raccogliere senza incorrere in particolari errori, e non sono il frutto di calcoli intermedi.

Fed. Beige Book – July 18. 2018.

This report was prepared at the Federal Reserve Bank of Boston based on information collected on or before July 9, 2018. This document summarizes comments received from contacts outside the Federal Reserve System and is not a commentary on the views of Federal Reserve officials.

Overall Economic Activity

wconomic activity continued to expand across the United States, with 10 of the 12 Federal Reserve Districts reporting moderate or modest growth. The outliers were the Dallas District, which reported strong growth driven in part by the energy sector, and the St. Louis District where growth was described as slight. Manufacturers in all Districts expressed concern about tariffs and in many Districts reported higher prices and supply disruptions that they attributed to the new trade policies. All Districts reported that labor markets were tight and many said that the inability to find workers constrained growth. Consumer spending was up in all Districts with particular strength in Dallas and Richmond. Contacts reported higher input prices and shrinking margins. Six Districts specifically mentioned trucking capacity as an issue and attributed it to a shortage of commercial drivers. Contacts in several Districts reported slow growth in existing home sales but were not overly concerned about rising interest rates. Commercial real estate was largely unchanged.

Employment and Wages

Employment continued to rise at a modest to moderate pace in most Districts. Labor markets were described as tight, with most Districts reporting firms had difficulty finding qualified labor. Shortages were cited across a wide range of occupations, including highly skilled engineers, specialized construction and manufacturing workers, IT professionals, and truck drivers; some Districts indicated labor shortages were constraining growth. Districts noted firms were adding work hours, strengthening retention efforts, partnering with local schools, and converting temporary workers to permanent, as well as raising compensation to attract and retain employees. On balance, wage increases were modest to moderate, with some differences across sectors; a couple of Districts cited a pickup in the pace of wage growth.

Prices
Prices increased in all Districts at a pace that was modest to moderate on average; reports showed upticks in inflation in several Districts. The prices of key inputs rose further, including fuel, construction materials, freight, and metals; a few Districts described these input price pressures as elevated or strong. Tariffs contributed to the increases for metals and lumber. However, the extent of pass-through from input to consumer prices remained slight to moderate. Movements in agricultural commodities prices were mixed across products and Districts. Pricing pressures are expected to intensify further moving forward in some Districts, while in others the outlook is for stable price increases at a modest to moderate pace.

Highlights by Federal Reserve District

Boston
Business activity continued to expand at a moderate pace, with contacted manufacturers, retailers, hotels, and software and IT firms reporting year-over-year increases in revenues. Some contacts saw higher prices and lower margins. Contacts reported difficulty hiring in skilled occupations.

New York

The regional economy continued to expand at a moderate pace, and labor markets have remained tight. Input price increases have remained fairly widespread, and selling prices continued to increase moderately. Housing markets have continued to firm, on balance, while commercial real estate markets have softened a bit.

Philadelphia
Economic activity continued to expand at a modest pace. With tightening labor markets, job growth also remained modest, but wages are now rising moderately. On balance, contacts continued to observe modest price increases with few concerns for future inflation. Notably, nonresidential construction activity has begun to decline from its prior high levels.

Cleveland
The District economy grew moderately. Labor markets tightened, with wage pressures noted broadly. Rising fuel and metals costs are pressuring manufacturers, construction firms, and transportation companies. Stronger confidence in the economy boosted demand in nonfinancial services and the retail sector. Construction activity remained strong.

Richmond
The regional economy grew at a moderate rate. Manufacturing and retail sales strengthened, but firms in both sectors faced transportation constraints and rising input costs. Trucking firms saw record demand, which was partially unmet due to the driver shortage. Port activity remained strong. Labor demand increased moderately, and some firms reported shortages. Price growth accelerated slightly but remained moderate, overall.

Atlanta
Economic activity modestly expanded since the previous report. The labor market remained tight. Reports of wage growth were mixed. Some commodity input prices continued to increase. Consumer spending improved since the last report. Nonresidential construction increased; however, multifamily construction showed signs of slowing. Manufacturing activity grew.

Chicago
Growth in economic activity slowed to a modest pace. Manufacturing production increased moderately, while employment, consumer spending, business spending, and construction and real estate activity grew modestly. Wages and prices increased modestly, and financial conditions improved modestly. The outlook for agriculture income dimmed some.

St. Louis

Economic conditions improved slightly. Labor market conditions remained tight and wage growth was modest. Local contacts reported robust increases in shipping costs across all sectors due to higher fuel prices and driver shortages. Businesses’ reports on the impact of tariffs have varied by industry.

Minneapolis
Economic activity in the Ninth District grew moderately, led by strong growth in manufacturing. Hiring demand remained strong, but workers were harder to find. Wages grew moderately with some signs of stronger growth among union wages. Professional services firms saw growth across the board, and lodging demand appeared robust heading into the summer tourism season.

Kansas City

Economic activity expanded moderately since the previous survey, and growth was expected to continue in the months ahead. Most sectors expanded, including a slight pickup in energy activity, modestly higher consumer spending and business services, moderately stronger real estate activity, and continued robust gains in the manufacturing sector. Capital spending plans across the District were positive.

Dallas
Economic activity continued to grow at a solid pace. Manufacturing output rose, and broad-based expansion in the services and energy sectors continued. Retail spending rose while drought conditions became more widespread. Hiring remained solid despite a tight labor market, and wage and price pressures stayed elevated. Expectations regarding future business activity were optimistic, although uncertainty arising from U.S. trade policy weighed on outlooks.

San Francisco

Economic activity in the Twelfth District continued to expand at a moderate pace. Conditions in the labor market remained tight, and price inflation increased moderately. Sales of retail goods picked up slightly, and activity in the consumer and business services sectors edged down. Activity in the manufacturing sector and in residential and commercial real estate markets was solid. Lending activity ticked up moderately.

Federal Reserve Bank of Boston

Summary of Economic Activity

First District economic activity continued to expand at a moderate pace, with nearly all responding retailers, manufacturers, hospitality providers, and software and IT firms citing year-over-year increases in sales and revenues in recent weeks. Residential real estate markets saw price increases but fewer closed sales although contacts reported higher listings and expected higher sales in the future. Commercial real estate markets were generally expanding, although growth in retail was mixed. Hotels reported slower growth which they attributed to the expansion of on-line short term rentals. Contacts across a range of industries said trucking capacity continued to be a major issue. Overall, the outlook continued to be positive. Contacts expressed concerns about tariffs but none cited trade issues as affecting demand or hiring and capital expenditure plans.

Employment and Wages

Many responding firms have done some hiring; most reported tight labor markets and modest increases in pay. Retail contacts reported that labor supply was tight and one contact said labor costs were up 10 percent over the previous year. All surveyed manufacturers were hiring or maintaining current levels of employment. Manufacturing contacts said the labor market was tight, but the exceptional difficulties were mostly in highly skilled areas like engineering. Labor shortages continued to be an issue in the hospitality industry, particularly in seasonal destinations like Cape Cod. Contacts in the software and information technology areas expressed concerns about restrictive immigration policies.

Prices
Most respondents reported modest increases in prices. Although contacts were concerned about the effect of tariffs, none of our contacts reported any material impact so far. Higher freight costs continued to be an issue across a wide array of industries, with the shortage of commercial truck drivers being cited as an important factor. Several manufacturing contacts said that they were only able to pass through a portion of the higher costs to customers. As a result, margins were declining. House prices continued to rise throughout the region.

Retail and Tourism

The retailers consulted for this round reported recent comparable-store sales gains ranging from 3 percent to 10 percent year-over-year. One firm noted that higher freight costs contributed to higher overhead costs and that a shortage of workers led to a 10 percent increase in labor costs compared to a year ago. Despite these higher operating costs, the retail outlook for the rest of the year remains positive, provided that consumer sentiment does not abate.

Two travel industry sources reported that business was either flat or slightly down in late May, but appeared to have rebounded strongly in June. Both contacts reported that traditional lodging providers, such as hotels and bed-and-breakfast establishments, were encountering increased competition from online platforms offering short-term rentals. This shift in consumer preferences was expected to continue. Labor shortages continued to be a concern, and in places like the Outer Cape, the average hourly wage for some low-skilled hospitality workers was reportedly about $20 per hour. Through May, domestic travel to Boston is up 8.1 percent year-over-year, while international travel is up 7.1 percent year-over-year. The outlook is positive, but there was some concern that escalating trade tensions could put a damper on international tourism to the United States.

Manufacturing and Related Services

Of nine firms we contacted this cycle, all but one reported higher sales. The one exception was a toy manufacturer and our contact said that the weakness was expected and attributable to the closure of a major toy retailer. While several contacts expressed concern about the effect of the trade war on sales, none reported any sales declines as a result. Four of our contacts said that costs were rising faster than sales revenue. Rising costs were attributed to raw material prices and a lack of trucking capacity. One contact in the container industry said that they had planned to increase output and hire additional workers but had not because of delays in the delivery of new capital equipment.

Software and Information Technology Services

Software and IT contacts in the First District continued to see activity expanding steadily. Revenue was up 3 percent to 10 percent year-over-year in the first half of the year. Several noted increases in margins, despite some seasonal sluggishness in demand. Contacts attributed growth in margins to internal productivity improvements. Firms across the sector expressed concern about acquiring and retaining talent in the tech industry. Further, contacts unanimously expressed anxiety about shocks to the broader economy, such as the potential for changes in trade, tariffs, immigration, war, and the stock market. Firms do not expect changes in headcounts or wages in the short-run, but some noted upcoming and potential capital investments. Overall, contacts felt positive about their progress thus far and optimistic about the rest of the year.

Commercial Real Estate

Commercial real estate market conditions were described as stable or improving in recent weeks. Although mixed across locations and property types, activity levels on balance were moderate to robust. Boston area contacts described the city’s office market as strong by historical standards, with low and falling vacancy rates, robust rents that increased slightly, and record-high sales prices for select buildings. Industrial leasing activity in the Boston area was seen as stable, although one contact reported that sales demand for warehouse space near Boston surged on the expectation of rising tenant demand. In Providence office leasing activity was steady at a moderate pace amid falling vacancy rates and rising rents, but industrial leasing activity was hampered by that market’s 1 percent vacancy rate. Construction activity across multiple property types maintained a strong pace in Boston and Providence, and increased further in the Portland area, but remained scant in the Hartford area. Contacts expect stable or improving commercial real estate activity moving forward, although most cited downside risks, such as rising interest rates, trade wars, and local labor shortages.

Residential Real Estate

Entering the summer, the residential real estate market in the First District continued to display a sellers’ market environment, highlighting high demand and increasing prices. Closed sales were down in all reporting areas but pending sales increased. Contacts cited insufficient inventory as the reason for the drop in sales but remained optimistic about the outlook on the heels of strong buyer demand and increasing new listings. A representative from Rhode Island noted that “Competition is fierce and buyers are finding themselves in a race to the finish line. Inventory is so tight that properties are being sold as soon as they go on the market, often in multiple bid situations.” Median sales price increased in all areas but Vermont. Contacts expressed concerns about the rapid price appreciation as many potential buyers were priced out of the market. Contacts said that borrowers, despite high prices and changes to the tax code, were still willing and able to finance purchases.

Federal Reserve Bank of New York

Summary of Economic Activity

Economic activity in the Second District has continued to expand at a moderate pace since the last report. The labor market has remained tight, while wage growth has mostly stayed steady. Input price increases have remained fairly widespread, and consumer price inflation continued to run a bit higher than earlier this year. Activity in the manufacturing and distribution industries grew at a fairly brisk pace, while growth in most service industries has been more subdued. Consumer spending has been steady to up slightly in recent weeks, with tourism remaining fairly robust. Housing markets have been somewhat stronger, on balance, while commercial real estate markets have generally softened. Finally, banks reported continued growth in loan demand and little change in delinquency rates.

Employment and Wages

The labor market has remained tight across the District. Businesses reported particular trouble filling senior positions and finding technically skilled workers, especially in IT. One business contact observed that almost all job-seekers are already employed. A New York City employment agency noted that clients have had difficulty adjusting to a city law prohibiting prospective employers from asking about salary history or using it as a guide to compensating new hires.

Hiring activity has been steady overall but mixed by industry. Business contacts in manufacturing, wholesale, retail, and finance reported a pickup in hiring activity, while those engaged in information and professional & business services noted some pullback in hiring. Contacts in the transportation industry noted further shrinkage in their workforce. Separately, a payroll service firm observed that job growth at small businesses has slowed somewhat recently. A major utility firm remarked that devoting more resources to vocational training and building relationships with local high schools and colleges, has made it easier for them to fill job openings.

Wage growth has generally remained steady overall but somewhat more brisk than last year. Wages were reported to be flat in the education & health and transportation sectors but rising in other sectors. The most widespread gains were reported in retail & wholesale trade and leisure & hospitality.

Prices
Businesses reported ongoing widespread hikes in input prices. The most widespread increases were in retail & wholesale trade, education & health, and real estate. Manufacturers and leisure & hospitality firms noted some diminution in input price pressures since the prior report. Contacts in almost all sectors anticipated further increases in the months ahead.

As for selling prices, wholesalers continued to report widespread price hikes, and businesses in leisure & hospitality and real estate noted some acceleration. Prices for Broadway theater tickets rose fairly sharply in June and were up nearly 15 percent from a year earlier. Retail contacts noted somewhat less discounting than a year ago, resulting in a modest hike in effective selling prices. Similarly, auto dealers reported some increase in average used car prices and fewer incentive offers on new vehicles. Businesses in other industries reported that prices were mostly stable. Looking ahead, a sizable share of firms in leisure & hospitality, wholesale trade, and real estate said they anticipate price hikes.

Consumer Spending

Retail sales were steady to up slightly in May and June running roughly on plan. A major retail chain noted that sales were on plan and up modestly from a year earlier, with New York City stores continuing to post relatively strong results, in good part driven by tourism.

New vehicle sales in upstate New York were soft in May and June, continuing to run short of year-earlier levels. Sales of used cars have been more robust and continued to rise modestly. Vehicle inventories remained at or above desired levels. Dealers indicated that retail and wholesale credit conditions remained in good shape.

Consumer confidence in the Middle Atlantic states (NY, NJ, PA) edged up to a cyclical high in June, led by an historically positive assessment of the job market.

Manufacturing and Distribution

Both manufacturers and wholesale distributors indicated that activity continued to expand at a brisk pace since the last report. Transportation firms reported more subdued growth. Regarding the near-term business outlook, contacts in the wholesale and transportation sectors continued to express widespread optimism. Manufacturers remained optimistic, on balance, but have become less so than earlier in the year. A number of manufacturing contacts remarked that tariffs have raised their costs. Moreover, uncertainty about future trade policy was cited as a major concern, particularly in parts of upstate New York, where there is substantial trade with Canada.

Services
Service-sector firms continued to report minimal to modest growth in activity. Contacts in professional & business services, education & health, and leisure & hospitality indicated modest growth, while those in the information industry continued to report flat activity. Looking ahead, leisure & hospitality businesses remained glum about near-term prospects, but contacts in the other service industries expressed fairly broad optimism.

Tourism has been fairly robust in recent weeks. New York City hotels reported a moderate pickup in both occupancy rates and revenues. Similarly, Broadway theaters reported a modest pickup in attendance and a marked pickup in revenues, which were up roughly 16 percent from a year earlier in May and June.

Real Estate and Construction

Housing markets across the District have been mixed but, on balance, somewhat stronger since the last report. Across much of the District, a limited supply of homes on the market has restrained sales activity and boosted prices. The market in the Buffalo metro area has been particularly robust, with strong demand and lean inventories driving up prices and producing many bidding wars. One exception to this trend has been the Manhattan co-op and condo market, where inventories have risen, sales activity has receded, and prices have been flat to modestly lower–partly attributed to some drop-off in investor purchases and foreign buyers. In and around New York City, the high end of the sales market continues to lag. One industry contact surmised that more limited deductibility of homeowner costs under the new tax law has been a factor in restraining demand.

The apartment rental market has been mixed. Effective rents are flat to down modestly across New York City, though demand for larger rental apartments has picked up recently–reportedly reflecting both rent reductions and a shift away from homeownership. In northern New Jersey, upstate New York, and the suburbs around New York City, however, demand has been robust and rents have continued to trend up moderately.

Commercial real estate markets have been steady to softer. Office availability rates were steady to up slightly, and asking rents continued to drift down across downstate New York, though they have risen modestly across northern New Jersey and upstate New York. The market for retail space continued to slacken, except in upstate New York, where vacancy rates were steady and rents were up moderately from a year ago. The industrial market continued to strengthen in northern New Jersey but has stabilized elsewhere across the District.

New multi-family construction starts have been steady to somewhat weaker. Office construction has picked up slightly across upstate New York but has remained moribund across the rest of the District. New industrial development has slowed as well. While new construction–both residential and commercial–has been sluggish, ongoing construction activity has remained strong.

Banking and Finance

Small to medium-sized banks in the District reported increased demand for consumer loans, residential mortgages, and commercial mortgages, but no change in demand for C&I loans and refinancing activity. Bankers reported tightening credit standards for commercial loans and mortgages. Banks noted an increase in the average deposit rate and narrowing loan spreads across all categories. Finally, banks reported lower delinquency rates for C&I loans but no change in delinquencies across all other loan categories.