Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Unione Europea. Immatricolazioni auto. GB -41.1%, It -41.9%, Fr -24.9%. M/m.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-19.

2019-09-19__Immatricolazioni Auto


Nei principali paesi europei le immatricolazioni di auto nuove sono consistentemente calate nel mese di luglio, dai dati mese/mese.

Dal -41.9% in Italia al -24.9% in Francia.

Gran brutto segno per il mercato automobilistico e per le società che producono automobili.

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Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2018.

Dopo un anno elettorale cruciale per l’Unione europea, il 2017, la sfida dei Ventotto al populismo ha caratterizzato anche il 2018. A confrontarsi con i risultati delle urne sono stati a vario titolo 11 Stati membri: dall’Italia all’Irlanda, passando per Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Svezia. Il destino dei partiti tradizionali, davanti all’ascesa dei rivali populisti, è apparso ancora molto incerto. Tra gli appuntamenti più attesi, le elezioni in Italia il 4 marzo, dove gli euro-scettici del Movimento 5 Stelle non hanno disatteso  i favori dei pronostici e sono andati al governo con il partito di destra anti-migranti della Lega Nord.

I risultati elettorali del 2018:

– REPUBBLICA CECA – Al ballottaggio del 26 e 27 gennaio, in un serrato testa a testa, il presidente uscente Milos Zeman ha battuto lo sfidante Jiri Drahos, ex presidente dell’Accademia delle Scienze (Csav), con il 51,3% dei consensi. Si riconferma quindi la linea euroscettica e populista portata avanti nello scorso mandato da Zeman, che mantiene Praga orientata verso l’est dell’Europa, allacciata ai Visegrad (Polonia, Ungheria e Slovacchia), muro anti Ue nell’accoglienza ai migranti. Zeman ha promesso di affidare ad Andrej Babis, vincitore delle elezioni politiche in Repubblica Ceca nell’ottobre del 2017, il secondo tentativo di formare un governo. L’affluenza ha raggiunto il record del 66,6%.

– FINLANDIA – Domenica 28 gennaio la Finlandia si è recata alle urne per eleggere il nuovo presidente per un mandato di sei anni. Il presidente uscente, Sauli Niinisto, è stato rieletto al primo turno con il 62,7% dei suffragi, quasi cinque volte di più del suo sfidante più vicino, il verde Pekka Haavisto, che si è fermato al 12,4%. Niniisto, 69 anni, ex ministro delle Finanze ed ex speaker del parlamento, è stato un presidente molto popolare sin dall’inizio del suo mandato nel 2012. Si è presentato come indipendente, senza associarsi al partito conservatore che in passato aveva presieduto. “Sono sorpreso e colpito da questo sostegno”, ha detto ai media dopo la vittoria. Deludente invece il risultato dei Veri Finlandesi, partito conosciuto per le sue forti posizioni anti-europeiste e nazionaliste, in forte ascesa negli ultimi anni: la candidata Laura Huhtasaari si è fermata al 6,8%.

– CIPRO –  A 5 anni di distanza dalle ultime elezioni presidenziali di Cipro nel 2013, il voto di domenica 28 gennaio ha visto contrapposti su tutti il presidente in carica conservatore Nicos Anastasiades e il principale avversario, Stavros Malas, sostenuto dal partito comunista Akel.  Arrivati al ballottaggio (al primo turno Anastasiades era arrivato primo con il 35,5% dei voti, Malas secondo con il 30,2%), il 4 febbraio il 71enne Anastasiades è stato rieletto presidente ricevendo il 56% dei voti, mentre il suo avversario Stavros Malas ha raccolto il 44% dei voti. I due si erano già sfidati nelle elezioni del 2013, quando Anastasiades vinse con un larghissimo vantaggio; a questa tornata è stata ricompensata la stabilità ottenuta dal paese durante la sua carica, ma Malas ha ricevuto comunque più voti rispetto alle aspettative. La questione della riunificazione dell’isola è stata al centro della campagna elettorale di Nicosia. Il 7 gennaio è stata rinnovata l’Assemblea dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ha sancito la vittoria Partito di unità nazionale (Ubp) – vicino ad Ankara e per il mantenimento dello status quo -, ma non la formazione di un governo che è ancora in discussione. Proprio la necessità di riprendere il dialogo con la Turchia sul processo di riunificazione in funzione di uno stato federale è stato uno dei temi al centro del dibattito elettorale e sarà la maggior sfida di Anastasiades.

– ITALIA – Il 4 marzo è stata la volta degli elettori italiani, chiamati alle urne per le elezioni politiche. A sfidarsi sono stati la coalizione di centro-destra guidata dall’ex premier Silvio Berlusconi affiancato dal leader della Lega, Matteo Salvini, i populisti del Movimento Cinque Stelle con Luigi Di Maio candidato premier, e il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il Movimento 5 stelle ha ottenuto più del 30 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato, sopratutto grazie alle regioni del centro e dell’Italia del sud. La Lega ha superato Forza Italia e il Partito democratico è sotto al 20%. Liberi e Uguali ha superato la soglia di sbarramento del 3%. L’affluenza è stata del 72,9%, la più bassa nelle elezioni politiche dal 1948 a oggi. Con questi numeri, nessuna forza politica ha ottenuto una maggioranza assoluta in parlamento, ma dopo oltre due mesi e mezzo di trattative M5S e Lega si sono alleati dando vita a un governo di stampo populista, presieduto dal premier Giuseppe Conte.

– UNGHERIA – L’8 aprile si sono tenute le elezioni politiche in Ungheria. Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orbán, populista di destra, ha vinto con il 49% dei consensi, riconquistando la maggioranza dei due terzi in parlamento e avviandosi al suo terzo mandato consecutivo dal 2010. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l’alleanza socialisti-verdi con 12%.  La sfida sembra essere tutta a destra, con il partito Jobbik di estrema destra a rappresentare il più grande rivale di Orban.

– SLOVENIA – Anno di campagna elettorale per la Slovenia, con le elezioni generali a giugno e quelle locali a novembre. Alle politiche del 4 giugno, il conservatore Janez Jansa e il suo Partito democratico sloveno (SDS), che sono su posizioni anti-migranti e alleati del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, hanno vinto con il 25% dei voti. Jansa non è però stato in grado di formare una maggioranza. A guidare il Paese è dunque Marjan Sarec (LMS), che con la Lista omonima si era piazzato secondo con il 12,6%, ed è appoggiato da cinque partiti di centrosinistra in un governo di minoranza.

– SVEZIA – Il 9 settembre 2018 è stato il turno della Svezia di andare al voto. I socialdemocratici del premier uscente Stefan Lofven sono risultati nuovamente la prima forza, con il 28,4% dei consensi, ma è il risultato peggiore per il partito dal 1920. Secondi, con il 19,7%, la destra dei Moderati guidati da Ulf Kristersson. Terzi, in ascesa al 17,7%, i populisti e sovranisti del partito Svedesi Democratici, guidati da Jimmie Akesson. Al momento, il blocco del centrosinistra e del centrodestra sono appaiati intorno al 40%, ma non hanno i numeri per governare. Nelle prossime settimane saranno dunque decisive le trattative per formare un governo di coalizione.

– LETTONIA – Dalle elezioni politiche di sabato 6 ottobre, le tredicesime nei 100 anni di storia del Paese, è emerso il primato del partito filorusso Concordia (Harmony) al 19,8%, che però ha scarse possibilità di dar vita a un governo. Lo scenario che si presenta – come peraltro avvenuto in tutte le ultime elezioni politiche nei Paesi dell’Ue – è una lunghissima trattativa tra forze politiche anche molto diverse, per mettere in piedi una coalizione. Brusco calo di consensi per il partito liberal-conservatore, una volta potentissimo, del vicepresidente della Commissione europea ed ex premier del Paese baltico, Valdis Dombrovskis. Il suo Unità (‘Vienotiba’ in lettone) – uno dei tre partiti che compongono la maggioranza uscente – è crollato al 6,7%, ottenendo appena otto seggi. Alle politiche del 2014, registrò il 21,8% con 23 seggi. Dombrovskis si dice comunque “fiducioso che il Paese sarà in grado di istituire un governo fermamente pro-europeo”, anche se a guidarlo non sarà più probabilmente il premier uscente Maris Kucinskis. La maggioranza tripartitica di centro-destra, dimezzata nei consensi, dovrà cercare nuove alleanze pescando tra una serie di formazioni che viaggiano intorno al 10-13%. Secondo gli analisti locali, alla fine si potrebbe arrivare a un ‘pentapartito’, che rischia tuttavia di avere problemi di tenuta, per le distanze programmatiche tra le formazioni. E’ invece altamente improbabile che a formare l’esecutivo sia chiamato il partito Concordia, che ha nella minoranza russa il proprio elettorato di riferimento e che finora è stato sempre tenuto fuori dalla stanza dei bottoni grazie a una sorta di cordone sanitario messo in atto dalle altre forze politiche, preoccupate dell’eventuale ingresso di un cavallo di Troia del Cremlino negli affari politici europei: fino al 2017 Concordia aveva anche un accordo di cooperazione col partito di Putin Russia Unita. Al momento, soltanto i secondi arrivati, i populisti euroscettici di Kpv Lv sarebbero disponibili ad allearsi coi filorussi, ma il loro 14,2% non è comunque sufficiente a garantire una maggioranza.

– BELGIOUna incontestabile vittoria per i Verdi è, in sintesi, il risultato delle Comunali che si sono svolte in Belgio. Domenica 14 ottobre si sono tenute le elezioni provinciali, municipali e distrettuali belghe. La regione di Bruxelles è andata al voto con 19 comuni, le Fiandre con 5 province e 300 comuni (nella città di Anversa si sono tenutee anche le elezioni per i distretti), e la Vallonia con 5 province e 262 comuni. A Bruxelles i Verdi passano da uno a tre borgomastri (sindaci), facendo breccia nei 19 comuni della capitale belga e sembrerebbero pronti ad entrare in una maggioranza con il Ps, quest’ultimo largamente in testa che realizza globalmente dei buoni risultati nella regione di Bruxelles. Ammaccato il Mr (Liberali), mentre al sud del Paese, in Vallonia, si registra una buona performance per il Ptb, il Partito del lavoro, di estrema sinistra che diventa il terzo partito a Liegi ed il secondo a Charleroi e a Seraing. Nelle Fiandre, nord del paese, il nazionalismo fiammingo tiene: roccaforte della Nuova alleanza fiamminga (N-va), la città conferma il suo leader, Bart De Wever, sindaco. Resta da capire con chi si alleeranno i nazionalisti. Altro dato significativo quello delle donne a Bruxelles: il 48,8% risultano elette, un vero e proprio record. Nulla di fatto invece per il partito Islam che non ha ottenuto alcun eletto.

– LUSSEMBURGOAlle elezioni del 15 ottobre, i tre partiti della coalizione di governo uscente – i socialisti della Lsap, Dp (la formazione di stampo liberale di Bettel) e i Verdi -, hanno riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (31 su 60). Il partito di centro-destra Csv (cristiano sociali), dell’ex premier e attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è invece aggiudicato la maggioranza relativa con il 28,3% dei voti e 21 seggi. Il granduca del Lussemburgo, Henri Albert Guillaume, ha incaricato il premier uscente, il liberale Xavier Bettel a formare un nuovo governo.

– IRLANDA – Elezioni presidenziali senza sorprese in Irlanda: Michael D. Higgins, 77 anni, letterato di idee liberal, è stato confermato per un secondo settennato alla carica di capo dello Stato, sostanzialmente di garanzia, ma priva di veri poteri nel sistema istituzionale della repubblica. Higgins, nel rispetto delle previsioni della vigilia, ha segnato una netta vittoria al primo turno con oltre il 58% di voti. Il meno lontano dei 5 rivali è l’uomo d’affari indipendente Peter Casey, dato poco sopra il 20%, mentre tutti gli altri sono sotto il 10 con la prima donna in lizza, Liadh Ni
Riad, eurodeputata dello Sinn Fein (sinistra nazionalista) al terzo posto attorno all’8%. In calo l’affluenza alle urne rispetto al 2011.

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Europa. Risultati Elettorali 2017.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-24.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2017

Dopo le ferite riportate nel 2016 con l’esito del referendum sulla Brexit, il 2017 è stato l’anno della verità per l’Unione europea, con appuntamenti elettorali in Olanda, Bulgaria, Francia, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Austria e Malta. L’obiettivo, raggiunto parzialmente, era quello invertire l’ondata populista che, in tutti i Paesi, ha saputo imporre la sua agenda in campagna elettorale e si è trasformato nella terza forza europea.

Ecco tutti i risultati elettorali del 2017 e i tipi di governo che si sono formati o si formeranno, con una caratteristica sempre più diffusa: essere di coalizione.

– OLANDA – Il voto del 15 marzo 2017 nei Paesi Bassi ha scacciato il pericolo di una ‘Nexit’ (‘Netherland exit’), molto temuta a Bruxelles dopo quanto accaduto nel Regno Unito. A spuntarla è infatti stato il primo ministro uscente e leader dei conservatori, Mark Rutte, che con il 21,3% dei consensi si è imposto sul populista, euroscettico e antislamico Geert Wilders, terzo con il 13,1%. Oltre 13 milioni di olandesi si sono recati alle urne per decidere il nome del nuovo primo ministro e la composizione del Parlamento, segnando un dato record sull’affluenza (82%), la più alta degli ultimi trent’anni nel Paese. Dopo 208 giorni di colloqui, è stato raggiunto un accordo per la formazione del governo: a guidare il paese è una coalizione di centrodestra, con il Vvd, partito del premier Mark Rutte, insieme ai cristiano-democratici del Cda, ai liberali progressisti del D66 e ai conservatori della Christen Union. E’ stato eguagliato il record del 1977: anche allora furono necessari 208 giorni per formare un governo, operazione tradizionalmente lenta nel Paese.

– BULGARIA – Il partito conservatore filo-europeista Gerb, guidato  dal premier Boyko Borissov, ha vinto le elezioni politiche di domenica 26 marzo con il 33,55% dei voti. Al secondo posto si è collocato il Partito socialista di Kornelia Ninova, con poco più del 27,02% dei voti, mentre ha raggiunto il terzo posto la coalizione nazionalista Patrioti uniti, con il 9,12% dei voti.  L’affluenza alle urne è stata intorno al 50%. Si è trattato del primo appuntamento elettorale a livello nazionale in un Paese Ue dopo la firma, sabato 25 marzo 2017, della Dichiarazione di Roma in occasione delle celebrazioni nella capitale italiana per il 60° anniversario della sigla dei Trattati di Roma.

– FRANCIA – L’europeista Emmanuel Macron domenica 7 maggio ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi con il 66,1% delle preferenze, contro il 33,9% della sfidante euroscettica e populista Marine Le Pen. Evitata, quindi, una ‘Frexit’, paventata dalla rivale con un referendum su Ue ed euro in caso di vittoria. Al primo turno del 23 aprile, dove era stata registrata un’affluenza attorno all’80%, il leader di ‘En Marche!’ era arrivato in testa con il 24,01% contro il 21,30% della leader del Front National. Al secondo turno, invece, l’astensione è stata record con il 25,44%, la più elevata dal 1969, mentre 3,01 milioni di francesi hanno votato scheda bianca e 1,06 milioni sono stati i voti nulli. Alle successive elezioni legislative del 18 giugno il partito En Marche! del presidente francese Macron ha sbancato con il 43,06% dei consensi, consegnandogli la maggioranza assoluta. Si è invece spenta l’onda populista e anti-Ue del Front National: dopo la sconfitta nella corsa all’Eliseo, il partito di Marine Le Pen è sceso all’8,75%.

– MALTA – Il 3 giugno il premier maltese Joseph Muscat, travolto da uno scandalo insieme alla moglie legato alle società offshore smascherate dai Panama Papers, e il suo partito laburista pro-Ue sono stati confermati alla guida del Paese con il 55% dei voti, sconfiggendo il leader del Partito Nazionalista Simon Busuttil.

– REGNO UNITO – L’8 giugno 2017 i cittadini britannici sono andati alle urne per le elezioni politiche anticipate (la legislatura si sarebbe conclusa nel 2020). La premier Theresa May aveva infatti deciso di promuovere lo scioglimento anticipato della Camera dei Comuni attraverso una mozione approvata dal Parlamento il 19 aprile 2017 con una maggioranza superiore ai due terzi. L’obiettivo della May era di avere una maggioranza parlamentare più forte per affrontare il processo della Brexit in una situazione più favorevole e imporre una ‘hard Brexit’. Obiettivo clamorosamente mancato: i Tory infatti si sono confermati primo partito del Regno Unito con il 42,4% dei consensi, ma non hanno raggiunto la maggioranza assoluta. In Parlamento hanno ottenuto 318 seggi, perdendone 12 rispetto al 2015. Exploit invece dei laburisti di Jeremy Corbyn, subito dietro al 40% (+9% rispetto al 2015), con 262 deputati e un balzo di 30 seggi in più. Venti giorni dopo le elezioni, May ha quindi firmato un accordo con il partito degli unionisti nordirlandesi del Dup, spalla del governo di minoranza Tory.

– GERMANIA – Le elezioni federali del 2017 per eleggere i membri del nuovo Bundestag, il parlamento tedesco, si sono tenute il 24 settembre. La cancelliera uscente Angela Merkel ne è uscita vincitrice ma indebolita: il suo partito, la Cdu-Csu ha ottenuto il 33% dei consensi (-8,5%). I socialisti della Spd, guidati dall’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, si sono fermati al 20,5% (-5,2%), mentre si è verificata l’ascesa a sorpresa i populisti di Alternative für Deutschland (AfD), arrivati terzi al 12,6% (+7,9%). Il partito euroscettico, trascinato dai candidati di punta Alice Weidel e Alexander Gualand, con 95 i seggi conquistati è il primo partito di estrema destra ad entrare nel Parlamento federale tedesco dal secondo dopoguerra. Dopo il tentativo fallito di formare una coalizione guidata dall’Unione di Angela Merkel con i Liberali e i Verdi, la cosiddetta coalizione Giamaica – così denominata per i colori dei tre partiti nero-giallo-verde, come la bandiera della nazione caraibica -, si va ora verso una riedizione della Große Koalition tra Cdu-Csu e Spd. I colloqui però presentano ancora ostacoli. Due le alternative: un governo di minoranza della Cancelliera tedesca, utile nel breve periodo, oppure il ritorno alle urne.

– AUSTRIA – Il 15 ottobre si è votato per le elezioni parlamentari anticipate di un anno prima rispetto al termine naturale della legislatura. Il ministro degli Esteri uscente, Sebastian Kurz, leader del Partito popolare austriaco (ÖVP), è diventato premier con il 31,4% dei voti. L’estrema destra del Partito della libertà austriaco (FPÖ) di Heinz-Christian Strache, è arrivata seconda con il 27,4%, terzi i socialdemocratici di SPÖ guidati dal cancelliere uscente Christian Kern, al 26,7%. Il partito di Kurz, tuttavia, non ha raggiunto una maggioranza tale da poter governare da solo: dopo quasi due mesi di trattative, il 18 dicembre è arrivato il giuramento del nuovo governo di destra austriaco, guidato dalla coalizione tra l’ÖVP di Kurz e gli oltranzisti dell’FPÖ di Strache.

– REPUBBLICA CECA – Le elezioni parlamentari si sono tenute il 20 e 21 ottobre 2017.  Ha vinto il movimento Ano 2011, “Azione del cittadino scontento”, di Andrej Babis con il 29,64% e 78 seggi su 200 in Parlamento. Al secondo posto il centrodestra dei Civici democratici (Ods) con l’11,32% e 25 parlamentari. Al terzo posto i Pirati con il 10,79% e 22 seggi. Non avendo i numeri per formare una maggioranza di governo, Babis formerà con tutta probabilità un governo di minoranza che conti su ministri del suo partito e tecnici. Il mandato gli è stato affidato il 31 ottobre dal presidente ceco Milos Zeman, che ha detto di preferire l’opzione di un governo di minoranza a quello di un esecutivo di maggioranza, perché è il modo più semplice per promuovere le decisioni. Secondo Babis, il governo di minoranza è l’unica soluzione, dal momento che gli altri partiti entrati in Parlamento non vogliono entrare in coalizione con lui.

– CATALOGNA – A margine delle elezioni ufficiali per i governi di diversi Stati dell’Ue, il 21 dicembre 2017 si sono tenute anche le elezioni in Catalogna, indette dopo l’esito schiachiante del referendum per l’indipendenza dalla Spagna del 2 novembre 2017 e le inevitabili conseguenze (la dichiarazione di indipendenza della Catalogna e l’attuazione dell’articolo 155 da parte del governo di Madrid). I catalani hanno scelto nuovamente il campo indipendentista, infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy. Ora la situazione è in stallo, con la maggior parte dei vincitori indipendisti o in carcere o rifugiati fuori dal Paese e nessuna apertura da parte del governo centrale. L’ex President catalano e leader indipendista Carles Puigdemont, in esilio a Bruxelles, è stretto tra due fuochi: se tornerà a Barcellona sarà arrestato, ma restando nella capitale belga non potrà essere nominato nuovamente President. La prima sessione del nuovo parlamento catalano, secondo quanto annunciato da Rajoy, dovrebbe tenersi il 17 gennaio 2018.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Redditi netti mediani. Ecco il perché dei Gilets Jaunes. – Eurostat.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-10.

2018-11-22__Europa_Mediane__001

Data una serie di dati ordinabili, ed ordinati in modo crescente, la mediana è il valore che divide in due parti esatti la serie: il 50% con valori al di sotto della mediana ed il 50% con valori sopra la mediana.

Non è la definizione matematicamente corretta, ma rende bene l’idea.

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Questa sua caratteristica definizione dà ragione della ritrosia degli economisti ad usare questo indicatore di tendenza centrale a favore della media. La mediana è un indicatore molto robusto ossia insensibile ai valori assunti dalla serie al di sopra ed al di sotto di essa, mentre la media ne risente fortemente. Non solo, la maggior parte delle serie di dati economici ha una distribuzione di frequenza caratterizzata usualmente da una lunga coda destra, cosa che innalza, ed anche di molto, il valor medio. In tale evenienza l’uso della media è statisticamente incorretto.

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Eurostat ha rilasciato la Tabella dei valori mediani del reddito netto nei paesi europei. Fornisce sia il valore assoluto espresso in euro, sia il prower purchase standard, ossia il valore normalizzato sul potere di acquisto: sono euro – equivalenti..

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I dati di questa Tabella sono eloquenti.

Se in Norvegia il 50% della popolazione vive con un reddito netto annuo inferiore ai 28,873 euro-equivalenti (2,406 euro al mese), nella così detta ricca Germania il reddito netto mediano è 21,166 euro-equivalenti, (1,764 euro mensili).

Non sono cifre da nababbi.

Ma se guardassimo l’Italia, troveremmo un valore di 16,213 pps, ossia 1,351 euro al mese.

Poi, ovviamente, c’è anche chi sta peggio. È la metà della popolazione.

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Questa Tabella dovrebbe darci molto cui pensare.

Nessuno intende far qui retorica di basso calibro. Le persone abbienti svolgono all’interno di una Collettività il ruolo importante di essere generatori di spesa e di contribuire non poco alla generazione e mantenimento dei posti di lavoro, nonché di partecipare agli investimenti produttivi. Di ricchi non ce ne sono mai a sufficienza.

Nel converso, in tutta l’Unione Europea il numero di persone che vivono con redditi inferiori al pps è davvero enorme.

Solo per fare un esempio, il 50% degli italiani ha un reddito netto mediano inferiore a 1,351 euro al mese. Veramente difficile vivere con un simile reddito: non ci si stupisca poi se il 21% della popolazione vive nella fascia di povertà.

Non ci si stupisca delle repentine mutazioni del voto. Non si votano gli affamatori. Lo sfacelo che hanno lasciato i passati governi del partito democratico sono sommarizzati in questa tabella. Cavallette e peste di Giustiniano avevano avuto la mano più leggera.

*

Di fronte a numeri del genere, per l’Italia si parla di trenta milioni circa di persone, dovrebbe essere chiaramente evidente come non esistano risorse sufficienti per sanare in via assistenziale il problema. Si potrà sicuramente intervenire erogando qualcosa nelle situazioni estreme, ma ben poco di più.

Il punto focale si sposta quindi sul favorire la generazione di posti di lavoro che consentano la percezione di un reddito netto con cui poter ragionevolmente e dignitosamente vivere.

Ma nessuno si mette ad imprendere, assumendo quindi dei dipendenti, se non avesse la ragionevole certezza di poter guadagnare almeno un qualcosa di più che ad investire nel comparto finanziario.

Quando il reddito ottenibile dalla finanza supera quello ottenibile dalla produzione, questa non riceve più finanziamento alcuno.

Ma uno stato famelico di denaro deve pagare alti interessi: questa situazione è la peggior nemica della generazione di posti di lavoro.

Per una nazione il problema non è se ci siano Cittadini ricchi: il problema vero è la miseria e la povertà in cui vive larga fetta di popolazione.

Questo problema non si risolve con i criteri liberal socialisti di togliere ai ricchi, bensì con il fare emergere le classi misere e povere a livelli di reddito compatibili con una vita dignitosa: riduzione delle tasse ed eliminazione della burocrazia.

Compito di uno stato non è l’elargizione di pensioni e sussidi: deve porre in atto le condizioni che permettono la generazione di posti di lavoro degni di tal nome. Lo stato deve lasciar lavorare e guadagnare.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Rai. Urlo di dolore delle sinistre è balsamo ai cuori dei giallo-verdi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-23.

Ma tu chi sei

È una sacrosanta verità

I migliori alleati e supporter del Governo giallo-verde sono i liberalsocialisti che gravitano nel sistema delle sinistre italiane. E ringraziamo il Cielo che le loro dirigenze hanno le menti così offuscate dalle ideologie che alla fine si comportano con l’intelligenza degli oranghi:ci fosse stato al loro posto un Lenin, oggi tutta l’Italia sarebbe comunista.

Tre i loro aspetti caratteristici.

Il primo aspetto consiste nell’ostinarsi a riproporre agli Elettori le ricette che già li avevano portati al fallimento. Sembrerebbe che proprio non abbiano imparato nulla dalla batosta del 4 marzo, né da quella successiva delle elezioni amministrative che li ha lasciati con il cappellino in mano, né da queste ultime elezioni in Trentino Alto Adige, ove hanno perso un loro feudo storico. Mr Salvini e Mr Di Maio stanno facendo novene inginocchiati sui ceci che il partito democratico non rinnovi la propria dirigenza. Solo quella potrà distruggere alla base tutta la sinistra, una volta per tutte.

Il secondo aspetto ha del sardonico, del farsesco. E li sta coprendo di ridicolo.

La sinistra ed i media loro sodali non fanno altro che parlar male dei sovranisti che hanno vinto le elezioni. Mentono in ogni modo e maniera, vomitano tutta la bile che hanno in corpo. Ma non si rendono conto che gli Elettori hanno privilegiato nel voto proprio i sovranisti per togliersi finalmente l’incubo di questa sinistra, che èben peggio.

Peggio parlano del Governo giallo-verde e peggio dipingono la sinistra dalla quale gli Elettori sono fuggiti:meglio questo Governo che le sinistre.

Il terzo aspetto è una constatazione di un dato di fatto. Le sinistre si sono presentate alle elezioni politiche del 4 marzo avendo a supporto tutta la stampa e tutta la Rai, i cui organici aveva colonizzato come i vermi colonizzano le vermaie. Ma tutta questa potenza di fuoco non solo non è servita, bensì è stata controproducente: di overdose si muore.

* * * * * * *

+Europa: ma chi sono costoro?

Hanno 3 / 360 seggi alla Camera, 1 seggio su 315 al Senato, 3 seggi su 897 nei consigli regionali.

Non se ne vogliano: sono percentuali del tutto trascurabili. Quando i telegiornali concedono loro un minuto ogni ora di trasmissione gliene danno fin troppi.

Vogliono maggiore visibilità?

Bene. Benissimo. Alle prossime elezioni si conquistino un maggior numero di seggi.

«Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con le loro idee, i loro slogan, le tante invettive, dominano l’informazione televisiva in Italia».

Hanno vinto le elezioni. Hanno formato il Governo in carica. Hanno bloccato l’afflusso dei migranti. Stanno bonificando la Rai: è semplicemente un loro diritto. Non si ricordano quando erano loro a pontificare ad un sessanta per cento degli italiani che li avevano in uggia?


La Repubblica. 2018-10-23. Tv, la denuncia di +Europa: “I gialloverdi occupano i telegiornali”

Presentato un esposto all’Agcom. Il Garante ammette una soglia del 33% per il governo, sempre superata negli ultimi 4 mesi. I maggiori spazi a Salvini e Di Maio. Della Vedova: “Noi quasi totalmente oscurati”.

*

Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con le loro idee, i loro slogan, le tante invettive, dominano l’informazione televisiva in Italia. Succede tra giugno e settembre, nei primi 4 mesi di vita del governo grillino-leghista. Un governo che beneficia dunque di una visibilità sproporzionata sui telegiornali di Rai e Mediaset, de La7 e di Sky. Della suddivisione dei tempi tra governo, maggioranza e opposizione dovrà occuparsi adesso il Garante delle Comunicazioni (l’Agcom) che r…

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Mattarella Rede, Woiwodschaft Italien. Seehofer premier, Schäuble finanze, Shulz esteri.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-26.

2018-05-26__Eisenberg__001

De Benedetti attacca Savona: “Lui ministro? No, è anti-tedesco”

Il fuorionda di D’Alema: «Se torniamo a elezioni per il veto a Savona quelli pigliano l’80%»



Esistono diverse versioni del discorso tenuto da Her Mattarella, Woiwodschaft Italien,

«Rede im Landsknechtsaal der Quirinale.»

e ne riportiamo la più accreditata.

«Non ci stò, non ci stò, non ci stoò!!!

Il Presidente della Repubblica ha il compito costituzionale di nominare primo ministro e ministri: non altri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri“. [Cost. art. 92.]

Di conseguenza nomino primo ministro Herr Horst Seehofer ed accetto la sua proposta di nominare altresì Herr Wolfang Schäuble Ministro delle finanze ed Herr Martin Sculz Ministro degli Esteri, ai quali concedo seduta stante la cittadinanza italiana con vigore retroattivo di dieci anni.

Assicuro tutti, ma proprio tutti, e Mr Juncker me lo ha confermato persino chinandosi sull’inginocchiatoio donde lo adoravo, che questo nuovo governo farà solo ed esclusivamente gli interessi germanici senza peraltro trascurare gli interessi ideologici, politici ed economici della Unione Europea, che graziosamente concede agli italiani la possibilità di continuare a sopravvivere.

Il nuovo Governo ha già provveduto ad emettere un decreto legge che istituisce il Credo Europeista quale religione di stato, istituendo altresì ogni eresia come reato punibile con la pena di morte.

Il nuovo Governo darà amplissimo spazio alle opposizioni, per ospitare le quali sono già in corso d’opera i luoghi recintati ove immetterli e tenerli sotto custodia.

Lo vuole l’Europa!

Viva la Europäische Union, viva la Bundesrepublick!».

* * * * * * *

Aggiungiamo una nota su di un argomento che sembrerebbe aver avuto ben poca risonanza. sui media.

Salvini accolto dall’ambasciata Usa: è il primo invitato dopo le elezioni

«L’invito dell’ambasciatore. Matteo Salvini nel primo pomeriggio varcherà la soglia di via Veneto 121 a Roma, la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti. È stato invitato dal capo della diplomazia Usa in Italia, Lewis Eisenberg. Nella Lega al faccia a faccia si attribuisce grande importanza, «soprattutto perché è stato il primo politico italiano a essere stato invitato all’indomani delle elezioni».»

*                      

Da De Gasperi a Salvini: quando gli Usa chiamano e l’Italia risponde

«Agli Usa hanno guardato (e guardano) anche i Cinque Stelle. Luigi Di Maio, capo politico di M5S, ad oggi primo partito in Italia, lo scorso novembre – dopo la sconfitta alle regionali in Sicilia – ha effettuato una visita istituzionale a Washington»

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Putin spinge per un governo Salvini-Di Maio, anche Usa e Francia non restano a guardare

«l’ambasciatore russo Sergey Razov. Il diplomatico del Cremlino ha aggiunto nella nota ufficiale anche un auspicio irrituale per una comunicazione diplomatica, ovvero la speranza che in Italia possa presto insediarsi “un nuovo esecutivo espressione dell’esito delle elezioni”»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Patologie mentali. Il vero cancro dell’Occidente.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-11.

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La psichiatria sperimentale ci fornisce alcuni risultati di consistente impatto sociale.

Consideriamo prima i dati: poi ne trarremo alcune conclusioni.

*

Mental disorders affect more than a third of Europeans [Nature, doi: 10.1038 / news. 2011.514]

«Mental disorders affect more than 160 million Europeans — 38% of the population — each year, says a report1 issued today by the European Brain Council and the European College of Neuropsychopharmacology. Yet, fewer than a third of those affected receive treatment.

Led by Hans-Ullrich Wittchen, a psychologist at the Technical University of Dresden in Germany, the three-year study covered the 27 countries in the European Union (EU) as well as Switzerland, Norway and Iceland. The researchers found that the most common disorders are anxiety, insomnia and depression, which account for 14%, 7% and 6.9% of the total, respectively.

The researchers originally aimed to study all disorders of the brain, split into two major categories: mental or psychiatric disorders such as depression and schizophrenia, and neurological diseases such as stroke, multiple sclerosis or Parkinson’s disease. Ultimately, they weren’t able to estimate the combined prevalence, because so many of them occur together. So Wittchen says the true figure is likely be “considerably larger” than 38%.»

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Mental disorders [World Health Organization]

«The burden of mental disorders continues to grow with significant impacts on health and major social, human rights and economic consequences in all countries of the world.

Depression is a common mental disorder and one of the main causes of disability worldwide. Globally, an estimated 300 million people are affected by depression. More women are affected than men.

Depression is characterized by sadness, loss of interest or pleasure, feelings of guilt or low self-worth, disturbed sleep or appetite, tiredness, and poor concentration. Sufferers may also have multiple physical complaints with no apparent physical cause. ….

Bipolar affective disorder. This disorder affects about 60 million people worldwide. It typically consists of both manic and depressive episodes separated by periods of normal mood. Manic episodes involve elevated or irritable mood, over-activity, pressure of speech, inflated self-esteem and a decreased need for sleep. People who have manic attacks but do not experience depressive episodes are also classified as having bipolar disorder. ….

Schizophrenia is a severe mental disorder, affecting about 21 million people worldwide. Psychoses, including schizophrenia, are characterized by distortions in thinking, perception, emotions, language, sense of self and behaviour. ….

Worldwide, 47.5 million people have dementia. Dementia is usually of a chronic or progressive nature in which there is deterioration in cognitive function (i.e. the ability to process thought) beyond what might be expected from normal ageing. It affects memory, thinking, orientation, comprehension, calculation, learning capacity, language, and judgement. The impairment in cognitive function is commonly accompanied, and occasionally preceded, by deterioration in emotional control, social behaviour, or motivation. ….

between 76% and 85% of people with mental disorders receive no treatment for their disorder»

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The size and burden of mental disorders and other disorders of the brain in Europe 2010. [Eur Neuropsychopharmacol. 2011 Sep; 21(9) :655-79. doi: 10.1016/j]

«It is estimated that each year 38.2% of the EU population suffers from a mental disorder. Adjusted for age and comorbidity, this corresponds to 164.8million persons affected»

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Cercando di sintetizzare all’estremo, in Occidente quattro persone su dieci presentano seri problemi psichiatri, che si concretizzano in una incorretta percezione del reale, ed in un’altrettanto incorretta elaborazione dell’acquisito. Le patologie mentali sono il quadro morboso più diffuso in Occidente.

Per fare un esempio banale ma facilmente intuibile, una persona depressa recepirà in modo sistematicamente negativo qualsiasi cosa gli possa accadere, anche se obbiettivamente piacevole. Per non parlare poi di quanti siano affetti da delirio di persecuzione.

Pochi pazienti come quelli psichiatrici sono restii a comprendere che i malati sono loro, non i normali che li circondano. Il risultato finale è che non si curano, peggiorano rapidamente ed infine si cronicizzano.

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Questi dati erano apparentemente contrastanti con l’Effetto Flynn.

«The Flynn effect is the substantial and long-sustained increase in both fluid and crystallized intelligence test scores measured in many parts of the world from roughly 1930 to the present day.[citation needed] When intelligence quotient (IQ) tests are initially standardized using a sample of test-takers, by convention the average of the test results is set to 100 and their standard deviation is set to 15 or 16 IQ points. When IQ tests are revised, they are again standardized using a new sample of test-takers, usually born more recently than the first. Again, the average result is set to 100. However, when the new test subjects take the older tests, in almost every case their average scores are significantly above 100.

Test score increases have been continuous and approximately linear from the earliest years of testing to the present. ….

There is debate about whether the rise in IQ scores also corresponds to a rise in general intelligence, or only a rise in special skills related to taking IQ tests. Because children attend school longer now and have become much more familiar with the testing of school-related material, one might expect the greatest gains to occur on such school content-related tests as vocabulary, arithmetic or general information.» [Fonte]

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Intelligence of Norwegians and Danes on the wane, say researchers

«Intelligence levels have fallen in all Scandinavian countries, including Norway and Denmark, according to an analysis.

The study was conducted by James Flynn, a leading researcher of intelligence quotient (IQ) measurement, writes Norwegian news agency NTB.

IQ in the Scandinavian countries had been on the up for decades, but the trend has now been reversed, according to a report published by journal Intelligence.

Measures taken as part of the study have shown that, in Norway, fewer people are reaching higher levels of mathematical and linguistic ability.

The trend is similarly prominent in both Denmark and Norway and even more so in Finland.

“This signals without doubt a depletion of people with high cognitive abilities,” Flynn said according to NTB’s report.»

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* * * * * * *

«Secondo le statistiche dell’EMCDDA circa il 32% della popolazione tra i 15 ed i 64 anni ha fatto uso di cannabis una tantum nella vita. L’Italia è il terzo Paese per questo genere di consumo dopo la Danimarca con 32,5% e la Spagna (32,1%) mentre in fondo a questa classifica si pone la Romania con l’1,5% di consumatori. Per quanto riguarda l’uso di cocaina, l’Italia occupa il terzo posto con il 7% di individui adulti (15-64 anni) che – almeno una volta – hanno fatto uso di cocaina. Al primo posto si colloca la Spagna con 10,2% ed al secondo posto il Regno Unito con il 7,4%. In fondo all’uso di cocaina si colloca la Romania con 0,1%. Considerando i consumatori di amfetamine, circa il 3,2% di Italiani hanno assunto almeno una volta questa sostanza mentre il Regno Unito si colloca al primo posto con circa il 10% di adulti. Il Regno Unito è al primo posto anche per il consumo di ecstasy (8,1%) mentre in Italia il 3% di adulti ha fatto uso di questa sostanza. Per quanto riguarda l’LSD non esistono dati riguardo all’Italia mentre il Regno Unito conquista ancora il primato con il 5,3% di persone che hanno assunto questa sostanza almeno una volta nella vita.

Considerando solo gli uomini, i principali consumatori di Cannabis sono gli Spagnoli (40.5%), seguiti dai Danesi (39.7%), i Francesi (37.9%) e gli Italiani (36.6%). Per quanto riguarda la cocaina, il primato spetta alla Spagna (15.1%), il Regno Unito (9.9%) e l’Italia (8.7%). Nel consumo di amfetamine i Britannici maschi si mantengono i primi (12.6%), a seguito la Danimarca (9.2%) mentre l’Italia si ferma al 3.7%. Il Regno Unito è anche prima nel consumo di ecstasy con il 10.7% (l’Italia si ferma al 4.2%) e di Lsd (7.6%)» [Fonte]

Ma non si pensi che l’alcohol non scherzi: non scherza affatto.

L’uso e l’abuso di alcol in Italia. Istat.

«63%. È la percentuale complessiva degli italiani al di sopra degli 11 anni che almeno una volta, nel corso del 2014, hanno bevuto sostanze alcoliche. Erano quasi il 70 per cento 10 anni fa. Sono i diminuiti i bevitori quotidiani (22,1 per cento contro il 31,0) mentre sono aumentati quelli occasionali (41 invece di 38,6 per cento) e anche chi beve fuori pasto (26,9 rispetto al 5,7 per cento). La distribuzione per età cambia sensibilmente questi valori: nella fascia di età 25-44 anni gli astemi nel 2014 sono stati il 29,3 per cento, mentre ha consumato alcol solo il 19,4 per cento tra i ragazzi da 11 a 17 anni. Nella fascia di ultra 65enni si raggiunge il picco di chi assume alcol tutti i giorni: il 32,8 per cento, comunque in calo rispetto al 40,8 del 2005. Il sistema corporeo di smaltimento dell’alcol non è completamente efficiente prima dei 21 anni ed è inefficiente sino ai 16 anni; dopo i 65 anni si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol.

Sono le donne, in percentuale, che bevono alcol tutti i giorni: meno di un terzo degli uomini, che arrivano al 33,8 per cento nel 2014»

* * * * * * *

Prima di proseguire, poniamoci alcune domande.

Chi avrebbe piacere di farsi operare da un chirurgo ubriaco, oppure sotto l’effetto della cocaina?

Chi avrebbe piacere di utilizzare un volo pilotato da un depresso con tendenze suicide? Se quello decide di suicidarsi muoiono anche tutti i passeggeri, fatto purtroppo già successo.

La risposta dovrebbe essere intuitiva.

Data l’entità del danno inferto, nessuna manovra che contrasti l’uso di droghe sarà mai sufficientemente dura. Nessuna manovra che contrasti il dilagare delle patologie mentali sarà mai troppo severa.

* * * * * * *

Sembrerebbe difficile, per non dire impossibile, comprendere idee e comportamenti dell’attuale mondo occidentale senza tenere presenti questi dati.

Molte manifestazioni alle quali assistiamo giornalmente sono solo epifenomeni di patologie mentali: sono a tutti gli effetti dei deliri. Fate soltanto caso a quanti recepiscono una posizione politica come se fosse un delirio coatto, vissuto come la caricatura di un credo religioso.

Orbene, che senso ha il suffragio universale concesso ad una popolazione in cui quattro persone adulte su dieci assumono cronicamente psicofarmaci maggiori? Se potrebbe essere vero che esse si distribuiscano equamente su tutti i partiti, altrettanto certo è che quelli ideologicizzati saranno una grande attrattiva per quanti nutrano deliri.

Ci si pensi bene, ma molto bene.

Cosa altro mai sarebbe l’ideologia totalizzante se non un delirio?

Una cosa è la ferma volontà di voler perseguire un qualcosa, ma una totalmente differente è l’ottusa cocciutaggine di volerla perseguire costi quel che costi.

Si pensi solo alle scene di isterie collettive ed all’ondivaga accoglienza di mode stereotipe.

Vivono in modo stereotipato le menti non in grado di esercitare un minimo di revisione critica.

*

Ma mica solo droghe ed alcohol sono concausa di patologie mentali.

«Lesbians, gays and bisexuals are more likely to have long-standing mental health problems and are twice as likely to have had bad experiences with their GP.»

*

Lesbian, gay and bisexual men and women report poorer health and experiences of NHS [University of Cambrisge]

«A survey of over two million people has found that lesbian, gay and bisexual men and women in England are more likely to report poor health and unfavourable experiences of the National Health Service than their heterosexual counterparts. ….

This research demonstrates how lesbian, gay and bisexual people continue to experience poorer mental health»

*

Pensiamoci bene, ma molto bene.

Un terzo abbondante degli Elettori non è sostanzialmente in grado di intendere e di volere, pericolosi a sé ed agli altri.

Se è vero che usualmente queste situazioni patologiche sono equamente equidistribuite su tutte le componenti, come prima abbiamo fatto notare, è altrettanto vero che all’occorrenza un imbonitore che sappia toccare i loro deliri trascinerà le masse come il flauto magico. La storia è piena di formazioni politiche che dal nulla conquistano la maggioranza in un baleno. La storia è piena di demagoghi quali Lenin, Mussolini, Hitler, Maduro che hanno saputo ammaliare le masse con teorie politiche e sociali totalizzanti e perverse.

L’attuale situazione psichiatrica dell’Occidente sembrerebbe proprio essere il preludio a nuove forme dittatoriali.

Conclusione.

Il brano del Grande Inquisitore ne I Fratelli Karamazov sarebbe farsesco se le masse fossero sane di mente. Dicessimo di più, potremmo suscitare sgraditissimi astii.

Pubblicato in: Geopolitica Mondiale

1717 – 2017. Due trecentesimi anniversari passati in silenzio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-02.

Pieta_de_Michelangelo_-_Vaticano

I primi anni del 1700 furono densi di avvenimenti che hanno condizionato la storia dell’Occidente.

Ne enucleiamo solo i due principali.

Risoluzione del problema turko.

L’Impero turko aveva costituito per quattrocento anni un severo pericolo per l’Occidente. Da una parte la sua presenza navale nel Mediterraneo, ridottasi quasi alla sola pirateria dopo la sconfitta di Lepanto del 1571, dall’altra la spinta militare volta alla conquista dei Balcani. Nel suo periodo di massima espansione, l’Impero turko arrivava in Ungheria.

Nel 1683 i turki arrivarono ad assediare Vienna, che fu liberata tra l’11 ed il 12 settembre dal’intervento dei polacchi di Re Sobieski e di una vasta coalizione di principi tedeschi. Il sultano fece strozzare il visir Kara Mustafa. Questa guerra era terminata con la Pace di Karlowitz del 1699: pace che in effetti era solo una tregua temporanea. L’Impero austriaco voleva risolvere la partita una volta per tutte.

La guerra riprese a breve, e questa volta l’imperatore austriaco aveva ingaggiato il miglior generale al momento disponibile: Eugenio di Savoia. Le ostilità ripresero nel 1716 ed Eugenio di Savoia penetrò strategicamente lo schieramento ottomano ottenendo con il suo coraggio personale una clamorosa vittoria a Petervaradino: 70,000 imperiali sconfissero 200,000 turki.

L’anno successivo, 1717, anno in cui ricordiamo nacque il 13 maggio la futura imperatrice Maria Teresa, Eugenio di Savoia cinse di assedio Belgrado ed in grandioso combattimento notturno, all’epoca evento rarissimo, sbaragliò in modo definitivo i turki. Quel 16 agosto segnò uno spartiacque storico: l’impero turko non avrebbe mai più preso l’iniziativa strategica.

La successiva pace di Passarowitz prese atto della situazione militare e l’Austria si espanse per tutta la regione balcanica. Per la prima volta nella sua storia, l’Impero Turko fu nominato per secondo in un trattato di pace,

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Ma se l’Europa avesse mai pensato che avrebbe potuto vivere in santa pace avrebbe dovuto presto ricredersi.

Debellato il nemico esterno, ecco nascere quello interno.

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Nasce lo stato nello stato.

«Il 24 giugno 1717 fu ufficialmente fondata a Londra la Gran Loggia con lo scopo di federare le logge che operavano nel distretto di Londra senza collegamenti tra loro. Purtroppo non si sono conservati gli atti di quella fondazione, ma rimangono numerosissime attestazioni di questo evento storico che segnò formalmente la nascita di quella che poi fu chiamata la massoneria moderna, per distinguerla dalla muratoria delle antiche corporazioni. La riunione di fondazione si svolse nella birreria The Goose & Gridiron (“Oca e Griglia”), con la partecipazione di tre logge londinesi e una del Westminster, la stessa The Goose and Gridiron (“L’Oca e la Griglia”), The Crown (“La Corona”), The Apple Tree (“Il Melo”) e The Rummer and Grapes (“Il Calice e l’Uva”). I nomi di ogni loggia era infatti quello del locale presso cui si riuniva. La Goose and Gridiron era una birreria sul sagrato della Cattedrale di San Paolo (loggia ora denominata Lodge of Antiquity No. 2); la Crown una birreria all’incrocio tra Parker’s Lane e Drury Lane; la Apple-Tree una taverna in Charles Street, Covent Garden (loggia ora denominata Lodge of Fortitude and Old Cumberland No. 12); infine la Rummer and Grapes una taverna in Channel Row, Westminster (loggia ora denominata Royal Somerset House and Inverness Lodge No. IV).

A capo della gran loggia, con il titolo di gran maestro, fu eletto il gentiluomo Anthony Sayer. All’organismo direttivo appartenevano alcuni prestigiosi personaggi come il pastore anglicano John Theophilus Desaguliers (1683-1744), membro della Royal Society, brillante divulgatore delle teorie newtoniane e letterato ben introdotto nell’alta società londinese, Francis Scott duca di Buccleuch (1694-1751), scozzese e anche lui membro della Royal Society, Charles Lennox (1672-1723), primo duca di Richmond, primo duca di Lennox e duca d’Aubigny, figlio illegittimo del re d’Inghilterra Carlo II Stuart, lord John Montagu 2º duca di Montagu (1690-1749) membro della Royal Society, ed anche alcuni borghesi come il citato Sayer, il gentiluomo George Payne (c. 1685-1757). La contiguità ideale tra le corporazioni muratorie e le prime logge massoniche trova conferma nell’elaborazione delle Costituzioni dei Liberi Muratori del 1723; per la stesura del suo testo fu dato incarico al reverendo James Anderson, pastore presbiteriano, prendendo come riferimento ideale gli antichi manoscritti degli Statuti delle Corporazioni Muratorie allora conosciuti.

La funzione della gran loggia era quella di organizzare in modo centralizzato le varie logge. Infatti già nel 1725 si trovano, nelle minute della gran loggia, le adesioni di molte altre logge in Bath, Bristol, Norwich, Chichester, Chester, Reading, Gosport, Carmarthen, Salford, e Warwick, e un’embrionale provincial grand lodge nel Cheshire e nel Galles meridionale. La gran loggia si era ormai estesa ben oltre la città di Londra.

Le regole costitutive della prima gran loggia massonica furono date alla stampa il 17 gennaio 1723 per ordine del duca di Montagu, ex Gran Maestro, dopo che il manoscritto fu approvato in Gran Loggia e fu stampato per volontà della società raccomandandone l’uso nelle logge. I firmatarî furono Philip, duca di Wharton, Gran Maestro e Theophilus Desaguliers, Deputato (cioè vice) Gran Maestro.» [Fonte]

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Ci si pensi bene. La crisi attuale dell’Occidente è la crisi del pensiero massonico, la crisi del metodo sincretico. La crisi del sistema di reggimento dei popoli basato sul suffragio universale.

Questo era egemone il secolo scorso, quando l’Occidente rendeva conto della quasi totalità dell’economica mondiale ed era politicamente stabile. Ora che è in crisi, in Occidente risulta quasi impossibile formare governi basati su larghe maggioranze omogenee.

Ad oggi, l’economica occidentale rende conto di circa il 30% dell’economia mondiale, ed è in regresso. Chi anche riuscisse a governare l’Occidente non sarebbe più il padrone del mondo, ma solo una componente, importante quanto si voglia, ma una componente.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

L’Europa lo vuole. Tassa sulla prima casa. Pagate, tacete, votateli.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-21.

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«Il paese eviterà sanzioni sul fronte dei conti pubblici, ma sarà oggetto di una serie raccomandazioni che….»

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«la Commissione europea chiederà al paese di risolvere la questione dei crediti inesigibili del settore creditizio, che continua a essere la palla al piede del sistema economico»

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«A Bruxelles c’è l’evidente sensazione che la Banca centrale europea non continuerà indefinitamente la politica di allentamento quantitativo, che sta contribuendo a mantenere i tassi d’interesse bassi e ad allentare le pressioni del mercato sui paesi ad alto debito»

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«la finestra di opportunità per mettere mano senza eccessivi costi alle pecche del settore bancario si sta rapidamente chiudendo»

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Ma chi si fosse illuso che i debiti non si pagano, oppure che qualche buon Samaritano li paghi per lui, resterà severamente disilluso.

I debiti si pagano: Eccome! E poi, lo vuole l’Europa.

«L’esecutivo comunitario metterà anche l’accento sulla politica di tassazione, sottolineando la necessità di continuare a spostare l’imposizione dalla produzione ai consumi, in modo da incentivare l’occupazione. In questo contesto, tra le altre cose, la Commissione europea consiglierà di ridiscutere la recente decisione governativa di abolire la tassa sulla prima casa, suggerendo possibilmente di reintrodurla almeno per i redditi più elevati e le famiglie più abbienti.»

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Redditi elevati è una terminologia alquanto ambigua. Voci di corridoio sussurrano che quasi nessuno riuscirà a scapolarsela, figurarsi poi i possessori di due unità abitative, anche se una fosse il vecchio cascinale in rovina, protetto dalle Belle Arti. Si vocifera si 6,000 euro l’anno.

Si può dire ciò che si vuole, ma l’Unione Europea ha davvero una buona fantasia.

Nota.

Non è stato detto quando si aprirà la caccia al pidino. Loro votano il PD, e quello ci mette a tutti la tassa sulla prima casa. Il boia sta aspettando impaziente.


→ Sole 24 Ore. 2017-05-21. Le raccomandazioni Ue all’Italia: niente sanzioni sui conti ma rivedere le tasse sulla prima casa

BRUXELLES – È un quadro dell’Italia ancora una volta in chiaroscuro quello che la Commissione europea illustrerà lunedì qui a Bruxelles quando l’esecutivo comunitario presenterà una serie di rapporti sugli stati membri della zona euro. Il paese eviterà sanzioni sul fronte dei conti pubblici, ma sarà oggetto di una serie raccomandazioni che metteranno il dito nella piaga, ricordando il ritardo di competitività e suggerendo modifiche anche alla tassazione immobiliare.

Le raccomandazioni in arrivo lunedì

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, le raccomandazioni-paese spazieranno dalla politica di bilancio alla tassazione, dal mercato del lavoro al settore bancario. In primo luogo, la Commissione europea chiederà al paese di risolvere la questione dei crediti inesigibili del settore creditizio, che continua a essere la palla al piede del sistema economico. Da mesi ormai, Roma e Bruxelles stanno negoziando una ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena e di due banche venete.

Finestra Bce tra poco si chiude

A Bruxelles c’è l’evidente sensazione che la Banca centrale europea non continuerà indefinitamente la politica di allentamento quantitativo, che sta contribuendo a mantenere i tassi d’interesse bassi e ad allentare le pressioni del mercato sui paesi ad alto debito. La Commissione europea lascerà intendere che la finestra di opportunità per mettere mano senza eccessivi costi alle pecche del settore bancario si sta rapidamente chiudendo.

Reintrodurre tassa prima casa su redditi alti

L’esecutivo comunitario metterà anche l’accento sulla politica di tassazione, sottolineando la necessità di continuare a spostare l’imposizione dalla produzione ai consumi, in modo da incentivare l’occupazione. In questo contesto, tra le altre cose, la Commissione europea consiglierà di ridiscutere la recente decisione governativa di abolire la tassa sulla prima casa, suggerendo possibilmente di reintrodurla almeno per i redditi più elevati e le famiglie più abbienti.

Le altre raccomandazioni

Sempre nelle raccomandazioni-paese, riassunte per grandi aree, Bruxelles suggerirà nuove misure per migliorare il collocamento dei disoccupati, con procedure più mirate; rendere più efficiente la giustizia civile per velocizzare i procedimenti giudiziari; aprire nuovi mercati dei servizi alla concorrenza per stimolare l’attività economica; completare la riforma dell’amministrazione pubblica per facilitare la vita quotidiana di famiglie e imprese.

Le valutazioni sui conti

Sul fronte dei conti pubblici, come già scritto, la Commissione ha trovato un compromesso tra risanamento del bilancio e rafforzamento della crescita (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì scorso). Nella sua raccomandazione, esorterà il paese a continuare sulla strada del taglio del debito, ma a differenza del passato non preciserà un obiettivo di riduzione del deficit. Solo nel documento introduttivo ricorderà che secondo le regole comunitarie la manovra per il 2018 dovrebbe essere dello 0,6% del Pil.

Rinvio all’autunno

Nei fatti, la decisione sposta il problema all’autunno, quando è facile prevedere nuove trattative tra Roma e Bruxelles sulla legge di bilancio per l’anno prossimo. «La manovra di aprile pari allo 0,2% del Pil, adottata dal governo Gentiloni dopo molti tira-e-molla, è stata apprezzata qui a Bruxelles ed è stata strumentale a questa soluzione compromissoria», spiega un funzionario comunitario. Grazie alla manovra, il paese non verrà sanzionato per debito eccessivo.

Il nodo degli investimenti

Il mancato aumento degli investimenti nel 2016, promesso a suo tempo dal governo, verrà perdonato poiché l’inizio del nuovo periodo di bilancio comunitario ha rallentato il programma di spesa. Infine, sempre domani, la Commissione presenterà un rapporto sugli squilibri macroeconomici di cui è oggetto il paese, dall’elevato debito alla bassa competitività. Sarà l’occasione per una valutazione del Piano nazionale delle Riforme, che secondo le ultime informazioni è stato considerato positivamente.