Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Unione Europea

Italia. Alternative. Corte EU approva tagli sovvenzioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-14.

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Treccani ci fornisce una simpatica descrizione dell’ipocrita.

«Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di ingannare altri, o di guadagnarsene il favore».

Le energie alternative sono state in Europa ed in Italia la fiera dell’ipocrisia. Un’Unione Europea tutta tesa a sorvegliare che non vi fossero aiuti di stato a chicchessia, li autorizzavano e propugnavano per le energie alternative.

Fatto spiegabile perché gran parte dell’impiantistica faceva capo ad ambienti molto vicini all’eurodirigenza adesso uscente. Si sono sganasciati quantità immani di denaro pubblico.

Il problema è banalissimo.

L’industria produttrice in Europa sforna prodotti il prezzo dei quali è del tutto fuori mercato e diventa ragionevolmente competitivo solo ricevendo cospicue sovvenzioni statali. E per anni in Italia decine e decine di miliardi sono stati riversati sulle energie alternative: tutti i Contribuenti hanno dovuto forzosamente finanziare una ristretta cerchia di pochi intimi.

Poi, un bel dì, i pasti gratis furono aboliti, e l’intero comparto delle alternative andò in crisi: senza sovvenzioni statali era morto, da libri in tribunale.

I produttori si rivolsero quindi alle vie legali, arrivando fino alla Corte Europea.

«La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue»

«Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili»

«Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012»

«La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili»

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Orbene. lo stato non è obbligato a finanziare le energie alternative.

È stata posta la parola fine ad una gigantesca truffa ai danni del Contribuente.

Nota.

  1. Mettete su un’officinetta che produca cacciaviti monouso di burro;

  2. Trovate un onorevole amico che faccia una legge che imponga a tutte le famiglie di dotarsi di un simile set di strumenti;

  3. L’onorevole amico costituisca una agenzia, a fondi statali, che sorvegli l’applicazione della legge: una sede nazionale, una in ogni capoluogo, una in ogni comune, erogando multe salate a quanti non si fossero adeguati;

  4. fate legiferare che le spese di acquisto siano detraibili dalla denuncia dei redditi.

Ai governanti lo stipendio serve solo per ricevere gli estratti conto della banca.


Ansa. 2019-07-11. Corte Ue: legittimo taglio incentivi Italia per rinnovabili

La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue. Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili. Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012. La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Italia. Energie alternative in calo, ma promettono 2.7 milioni posti lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-16.

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Nessuno si stupisce più di tanto che cessati gli incentivi statali le energie alternative in Italia stiano ristagnando.

E poi iniziano a mordere le spese di manutenzione e rinnovo degli impianti, che non son cifre da poco.

Ma ciò che lascia sempre più perplessi è la levità espressiva dei supporter.

«sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati»

*

«creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro»

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A parte il fatto che in italiano ‘creare‘ significa trarre dal nulla, prerogativa della Divinità non certo della stirpe umana, 2.7 milioni di nuovi posti di lavori sono più del 10% dell’attuale forza lavoro italiana.

Per promettere di generare 2.7 milioni di posti di lavoro serve un fegato grosso così.

Poi, essendo il numero degli impianti eguale ad un milione, ci sarebbero tre addetti per ogni impianto: un numero fantasmagorico.

Poniamo anche di pagarli una miseria, 1,500 euro al mese, 18,000 euro l’anno.

Ogni impianto dovrebbe sobbarcarsi l’onere di 48,600 euro l’anno per mantenere i nuovi posti di lavoro.

Roba da pazzi.

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Poi certa gente si lamenta che non li si stia più a sentire.


Ansa. 2019-05-14. Cala dopo 12 anni la produzione di energia pulita in Italia

ROMA – Cala per la prima volta dopo 12 anni, in Italia, la produzione di energia da fonti rinnovabili – in particolare solare, eolico e bioenergie – e vanno lentissimi gli investimenti nel settore, sia perchè non ci sono più incentivi a sostenerlo, sia per le barriere autorizzative ai progetti nei territori. Lo rileva Legambiente nel rapporto ‘Comuni rinnovabili 2019’, sottolineando che “lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è praticamente fermo”, mentre “molto di più dovremo fare per stare dentro l’Accordo di Parigi sul clima”, fra i cui obiettivi c’è la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. I benefici sarebbero pari a 5,5 miliardi di euro all’anno e alla creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro (secondo una ricerca realizzata da Elemens per Legambiente).

Tuttavia, nella nostra Penisola sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati in tutti i comuni italiani. Grazie al mix fra fotovoltaico, solare termico, mini idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia distribuiti su tutto il territorio, sono 3.054 i comuni diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Energie Alternative, Ideologia liberal, Senza categoria

Svezia. Olimpiadi in forse per carenza produzione energia. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-07.

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«Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth»

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«There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity.»

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«The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities»

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«The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines»

*

«It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics»

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«Citizens and companies are worried, irritated and even angry, …. How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?»

*

«The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north»

*

«abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade»

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Il problema è semplicissimo.

Come si conviene ai liberal socialisti, l’ideologia impone il passaggio dal nucleare e dal carbone alle energie alternative.

Tralasciamo volutamente i problemi di costo, che però per un’economia quasi stagnante potrebbero essere non da poco.

Il sud della Svezia è la zona ad alta concentrazione industriale, e quindi richiede energia nelle ore lavorative. Non a caso le centrali atomiche sono locate nel sud della Svezia, così come quelle a carbone ed a gas naturale.

Ma al sud i venti sono deboli, capricciosi ed incerti: senza vento non si genera corrente elettrica.

Gli svedesi hanno quindi optato per mettere gli impianti eolici nel nord del paese. Le turbine in grado di lavorare a basse temperature sono costose, sicuramente sì, e richiedono anche grandi manutenzioni, ma cosa non si immolerebbe sull’altare delle energie alternative.

Resta il problema, a quanto sembrerebbe alquanto scotomizzato dagli ingegneri progettisti, di come poter portare l’energia prodotta al nord fino al sud industrializzato.

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Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

«First, electricity travels on long-distance, high-voltage transmission lines, often miles and miles across country. The voltage in these lines can be hundreds of thousands of volts. You don’t want to mess with these lines.»

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«Why so much voltage? To answer this question, we need to review some high school physics, namely Ohm’s law. Ohm’s law describes how the amount of power in electricity and its characteristics – voltage, current and resistance – are related. It boils down to this: Losses scale with the square of a wire’s current. That square factor means a tiny jump in current can cause a big bump in losses. Keeping voltage high lets us keep current, and losses, low»

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«Energy lost in transmission and distribution: About 6% – 2% in transmission and 4% in distribution – or 69 trillion Btus in the U.S. in 2013»

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Non si è infatti “liberi” di poter costruire una centrale elettrica dove si voglia: occorre piazzare gli impianti ove i venti siano persistenti e non troppo veloci. In altri termini, le sedi di produzione sono quindi obbligate.

Questo comporta necessariamente linee di trasmissione anche molto lunghe: in taluni casi si parla di migliaia di kilometri. La dissipazione in questi casi aumenta a dismisura.

Si pensi soltanto al trasferimento di energia dal Mecklenburg-Vorpommern al Bayern: sono circa 700 kilometri.

La dissipazione è enorme: oltre il cinquanta per cento.

*

Siamo estasiati che gli ingegneri svedesi abbiano riscoperto la legge di Ohm.

Ma saremo ancor più esaltati quando avranno studiato un minimo di contabilità dei costi: rifare il grid svedese costerà non uno ma tre occhi delle testa.

Gli svedesi avrebbero un gran bisogno di passare uno dei loro famosi inverni al buio e senza riscaldamento ed acqua calda.


Bloomberg. 2019-05-03. Sweden’s Lack of Electricity Capacity Is Threatening Growth

A shift toward renewables is overwhelming the nation’s grid, leaving a potential Olympic Games in 2026 relying on reserve generators.  

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Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth. There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity. 

The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities. The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines. It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics.

It’s a stark change from the decades of cheap, surplus electricity that propelled the Nordic region’s biggest economy into one of the richest and most industrialized nations in the world. Now, electricity supplies in urban areas can’t keep up and that could exacerbate a slowdown already impacted by global uncertainty and Brexit.

“Citizens and companies are worried, irritated and even angry,” said Jonas Kamleh, a strategist for the City of Malmo, the nation’s third biggest. “How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?”

The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north. But grid connections, some dating back to the 1950s, aren’t up to scratch so the power isn’t shipped to where it’s really needed. And to make matters worse, city demand is surging at a faster-than-expected pace because of the electrification of everything from transport to heating.

The capacity issues could hit an economy already heading south after years of strong growth buoyed by household spending and exports. The Swedish National Institute of Economic Research said last month the economy is slowing and forecast GDP growth of just 1.5 percent this year compared with 2.3 percent in 2018.

The abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade from some of the world’s biggest companies from Amazon.com Inc. to Facebook Inc. and Microsoft Corp. With the major urban areas out of bounds, it will be harder to attract the same level of investment in the future. 

“A lot of businesses are rather energy-intensive and if we do not have enough capacity there is a potential chance it will impact long-term growth,” said Ake Gustafsson, senior economist at Swedbank AB. “Computer giants such as Amazon are global companies that can place their data centers anywhere.”

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Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

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Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

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Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

*

«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

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«Energy companies can also expect billions in compensation»

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E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

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Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

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Germania. Kontrordine, kompagni. Il carbone è bello, buono ed anche profumato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-14.

Ciminiere Tedesche

Ma allora Mr Trump aveva ragione….

Le ciminiere tedesche non inquinano.


I liberal democratici ed i socialisti ideologi non hanno il senso dello humour. Non sanno né sorridere né ridere di sé stessi.

Inoltre, presumono che tutti gli altri siano scemi e che siano anche smemorati.

Correva il giorno del Signore, il 29 giugno 2017: questo era il titolo di un giornale internazionale.

Merkel to put climate change at centre of G20 talks after Trump’s Paris pullout

«German chancellor says Trump administration’s decision to quit Paris climate agreement means EU must show leadership on issue. ….

Tackling climate change will be one of the central tasks of the upcoming Hamburg G20 summit of the world’s largest economies, the German chancellor, Angela Merkel, said on Thursday, following the US withdrawal from the Paris climate pact. ….

Merkel …. said the climate change scepticism of the Trump administration made it all the more important for the European Union to show leadership ….

Since the decision of the US to quit the Paris climate agreement, we are more determined than ever to make it successful,” she said. “We must tackle this existential challenge, and we cannot wait until every last person on earth has been convinced of the scientific proof.” ….

windfarms in the northernmost states are producing so much energy that in some cases the state has to pay renewable energy companies to switch off their turbines to stop congesting the power grid»

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Giorni or sono la confindustri tedesca aveva preso severe posizioni.

«Germany Needs Gas, Not Hot Air»

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«Germany should ditch its national CO2 emissions targets, end its plans to expand solar and wind power and embrace natural gas instead.»

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«There has probably never been a project in Germany before in which the gap between aspirations, goals and reality has been as wide as it is with the transition to green energy. When it comes to the “Energiewende,” it is no longer facts that count, but ideology and the pushing of scenarios that have little or nothing to do with reality.»

*

«The reality is that Germany still lacks the grids for transporting electricity from the renewables-dense north to the south, and that in 2016 electricity consumers had to pay around €1 billion to fire up old oil-powered plants in the south when wind power dropped in the north»

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Queste semplicissime considerazioni si sono riverberate sulle trattative per la formazione di un qualche governo in Germania.

Franza o Spagna purchè se magna

«Germany’s Green party has agreed to compromise on key environmental issues in talks between parties hoping to form a coalition government by the end of the year»

*

«The party’s decision to back down on its insistence over a ban on combustion engines and the closing down of coal-fired power plants was welcomed by the other negotiating parties»

*

«the Greens said they were ready to admit that their goal of a ban on combustion engines by 2030 was unrealistic»

*

«The FDP is strictly against a quick pull-out from coal-fired power»

*

«The CSU in particular has indicated its readiness to move to the right in order to claw back the millions of voters both parties lost to the rightwing populist Alternative für Deutschland (AfD).»

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Bene.

Adesso che pur di fare un qualsiasi governo ed accomodarsi a tavola con tovagliolo al collo, coltello nella destra e forchetta nella sinistra, Frau Merkel ed i Grüne ammettono che tutte le loro ubbie erano “unrealistic“.

E l’Europa ha speso in venti anni quasi 4,500 miliardi in un progetto utopico, che è servito solo a foraggiare liberal e socialisti ideologici.

Se si fosse persone serie si dovrebbero confiscare tutti i beni personali e di partito dei socialdemocratici, dei cristiano democratici e dei Grüne.

Parlano tanto di morale questa gente, ma rendere la refurtiva è anch’esso un obbligo morale, esattamente come le dimissioni.


The Guardian. 2017-11-12. German Greens drop car and coal policies in coalition talks with Merkel

Decision to drop key issues welcomed by other negotiating parties but criticised by some supporters.

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Germany’s Green party has agreed to compromise on key environmental issues in talks between parties hoping to form a coalition government by the end of the year.

The party’s decision to back down on its insistence over a ban on combustion engines and the closing down of coal-fired power plants was welcomed by the other negotiating parties as paving the way for official negotiations to begin.

But the news was met with disgruntlement by some Green supporters, who fear the party’s leaders are in danger of watering down some of their core environmental policies in return for entering government.

Angela Merkel’s conservative alliance, the pro-business liberal Free Democratic party (FDP) and the Greens are jostling for their positions in what has been dubbed the Jamaica coalition, due to the match between the parties’ colours and the yellow, green and black Jamaican flag.

After the latest round of exploratory talks between the parties, the Greens said they were ready to admit that their goal of a ban on combustion engines by 2030 was unrealistic.

“It is clear to me that we will not be able to enforce a ban on internal combustion engines by 2030,” the Greens’ co-leader Cem Özdemir told Stuttgarter Zeitung.

The Greens are also prepared to modify their demand that the 20 most polluting coal-fired power plants in Germany should be shut by 2020.

The FDP is strictly against a quick pull-out from coal-fired power. The party’s leader, Christian Lindner, said he would prefer to see more development aid pumped into climate protection instead, suggesting that Germany might suffer energy supply shortfalls if power stations were shut down. The Greens insist Germany produces far more electricity than it needs so shortages are not to be feared.

The Greens’ parliamentary leader, Anton Hofreiter, has signalled that in return he expected the other parties to make compromises over the Greens’ proposal to make it easier for families of refugees in Germany to be able to join them.

Both Merkel’s CDU and its Bavarian sister party the CSU are meanwhile keen to assert their leadership having suffered historic losses in September’s election. The CSU in particular has indicated its readiness to move to the right in order to claw back the millions of voters both parties lost to the rightwing populist Alternative für Deutschland (AfD).

The presence of the AfD in the Bundestag has given the negotiators an extra impetus with the participants publicly acknowledging the need to pull together to create a strong and stable government.

Germany has never before had a coalition between the conservatives, liberals and Greens on the national level, where the parties’ vast differences have been seen as too great.

Merkel has said she expects the exploratory talks to be completed soon, so that official negotiations can begin on 16 November. A coalition is not expected to be finalised before Christmas.

She has warned against the suggestion made by Lindner of new elections as an alternative should the talks fail. “It is not clever to be constantly talking in public about new elections,” she said, noting that the parties had a national responsibility to form a stable government.

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Putin e Merkel. Una strana telefonata. Help me, please, Mr Putin!

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-01.

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I rapporti tra Mr Putin e Frau Merkel sono tutto tranne che cordiali.

Ma potrebbero, usiamo il tempo condizionale ed il verbo ausiliare di potenzialità, anche subire variazioni. Verosimilmente in peggio.

I problemi esistenti sono molti e variegati nelle loro interazioni.

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Putin incontra Merkel: «Ue non si intrometta in affari Russia»

«Vladimir Putin e Angela Merkel hanno affrontato il tema delle proteste in Russia e il presidente russo ha sottolineato che la reazione delle forze dell’ordine è stata «più moderata e liberale» che in alcuni Paesi europei. Putin poi ha sottolineato che come la Russia «non interviene negli affari interni di altri Paesi»: sarebbe il caso, ha sottolineato, che gli altri «non s’intromettessero» nella vita politica interna russa. ….

La cancelliera tedesca Angela Merkel, esprimendo la sua preoccupazione per le notizie relative a violenze e abusi a danno di omosessuali, in particolare in Cecenia, ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin di «usare la sua influenza» per mettere fine a queste violazioni.»

*

Putin a Merkel: ‘Nostra polizia più moderata di alcuni Paesi Ue’

«La cancelliera tedesca Angela Merkel in visita a Sochi ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin di “proteggere i diritti dei gay in Cecenia”, dopo la denuncia di Novaya Gazeta. Nel corso della conferenza stampa congiunta si è anche parlato delle proteste in Russia ed il presidente russo ha sottolineato che la reazione delle forze dell’ordine è stata “più moderata e liberale” che in alcuni Paesi europei. Putin poi ha detto che come la Russia “non interviene negli affari interni di altri Paesi”: sarebbe il caso, ha sottolineato, che gli altri “non s’intromettessero” nella vita politica interna russa.»

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Putin a Merkel: «Reazioni polizia a proteste più moderate che in Ue, altri Paesi non si immischino»

«Faccia a faccia fra i due leader a Sochi, il presidente russo: «Forze dell’ordine in Russia più moderate che in altri Paesi europei». La Cancelliera tedesca: «Per togliere sanzioni a Mosca necessario rispetto di accordi di Minsk sull’Ucraina …. Si è parlato delle recenti proteste in Russia, ma anche delle sanzioni a Mosca, nel faccia a faccia fra il presidente Vladimir Putin e la Cancelliera tedesca Angela Merkel a Sochi. La reazione della polizia alle proteste in Russia è «più moderata e liberale» che in alcuni Paesi Ue ha sottolineato Putin ribadendo come Mosca «non interviene negli affari interni degli altri Paesi» e sarebbe il caso che anche le altre nazioni «non si intromettessero» nella vita politica russa.»

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La Merkel, inconsapevole fin dall’inizio, sta diventando disperata

«- La Merkel è una pasticciona gravemente sopravvalutata. È da lungo tempo la babbea di Washington ed ha urtato contro l’implacabile muro di pietra della posizione di Putin sull’Ucraina, dove lui ha le carte migliori.

– Presa fra i due, sta iniziando a creparsi, sia politicamente che emozionalmente.

– I suoi oppositori interni odorano il suo sangue.»

* * * * * * *

Se è vero che in Francia Mr Macron ha vinto le elezioni presidenziali ed il suo partito ha conquistato la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, se è vero che la Bundeskanzlerin Frau Merkel ha ottime probabilità di essere riconfermata alla cancelleria alle elezioni di settembre, è anche vero che questi due paesi, specie poi la Germania, sembrerebbero essere sempre più isolati nell’ambito internazionale.

La Germania ha un pil 2016 di 3,466,639 milioni Usd e la Francia di 2,463,222: essendo il pil mondiale 2016 di 75,278,09 milioni Usd, Germania e Francia rendono conto del 4.6% e del 3.27%, rispettivamente.

Ma se si prendessero in considerazioni le spese militari, si dovrebbe constatare come gli Stati Uniti spendano nel 2017 611.2 miliardi Usd, mentre la Germania ne spende 41.1 e la Francia 55.7. La conseguenza è semplice: gli Stati Uniti contano come potenza militare, mentre Francia e Germania contano poco meno di nulla.

Non solo. Francia e Germania, la Macron & Merkel Masonry Ltd, non è riuscita a prendere atto del cambiamento epocale avvenuto negli Stati Uniti con l’ascesa di Mr Trump, e si sono poste in rotta di collisione con quella che fu la potenza mondiale loro patrona. I rapporti con gli Stati Uniti sono, quanto meno, gelidi, e gli Stati Uniti, al di là delle belle parole, non hanno nessuna intenzione di correre il rischio di una guerra globale per difendere l’Europa.

G20. Il cuoco servirà cosciotti Merkel mit bratkartoffeln.

Merkel. «Tedeschi, volete ‘clima’ od acciaio?»

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

*

La Bundeskanzlerin Frau Merkel ha rilasciato icastiche dichiarazioni:

«we Europeans must really take our fate into our own hands» [Bundeskanzlerin Frau Merkel – NYT]

*

«really take our fate into our own hands.» [Bundeskanzlerin Frau Merkel – NYT]

*

«I believe that climate change is certainly caused by humans» [Bundeskanzlerin Frau Merkel – Ccn]

*

«The Paris deal isn’t just any other deal. It is a key agreement that shapes today’s globalization» [Bundeskanzlerin Frau Merkel]

*

Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.

Sulle attuali difficoltà dell’Unione Europea forse il più onesto è stato JC Juncker:

«Bisogna smetterla di parlare degli Stati Uniti d’Europa,  la gente non li vuole» [JC Juncker]

*

Cerchiamo di sintetizzare per sommi capi.

– Se è vero che Mr Macron e Frau Merkel sono egemoni nei loro rispettivi paesi, in campo internazionale contano ben poco, per non dire frasi impietose.

– In seno all’Unione Europea sicuramente Francia e Germania hanno un grande peso, ma ogni giorno che passa si ingrossano le file dei paesi scontenti della loro politica estera e di quella economica. I paesi del Visegrad sono in rotta di collisione.

– La situazione economica dell’Unione è molto meno florida di quanto possa sembrare. Ma le apparenze non vicariano certo la sostanza. L’Ecb a breve dovrà cessare i QE ed i tassi mondiali stanno lentamente innalzandosi.

– Olanda, Spagna, Italia e Grecia hanno governi altamente instabili e provvisori. Economicamente parlando, sono bombe ad orologieria.

*

La Germina poi ha una lunga serie di problemi conflittuali.

– I titoli riportati evidenziano quanto Frau Merkel abbia evidenti problemi sessuali irrisolti: sarebbero fatti suoi, ma lei li butta in politica estera come se fossero prioritari, e questo irrita le controparti.

– Frau Merkel, da brava femmina petulante, vorrebbe sempre mettere il naso in affari non suoi: non a caso Mr Putin le ha risposto «come la Russia “non interviene negli affari interni di altri Paesi”: sarebbe il caso, ha sottolineato, che gli altri “non s’intromettessero” nella vita politica interna russa.» Roba da sprofondare venti metri sotto terra.

– Frau Merkel ha la maglietta sporca. A parole invoca sanzioni sempre più rigide nei confronti della Russia, poi, sottobanco, importa quote molto consistenti di gas russo, di cui non può farne a meno. Non solo: ha imposto agli altri paesi EU, tranne la Francia, di star fuori dall’affaruccio del Nord Stream 2, che fa le corna all’amata Ukraina, e le sue ditte commerciano alla grande proprio con quella Russia che a parole Frau Merkel sanziona. Se è vero che le femmine sono doppiogiochiste nate, a Frau Merkel nessuno potrebbe negarle un morbo di Jacobs, una trisomia X. Ma adesso Mr Trump ha fatto fare una legge che sanziona anche tutte le ditte che hanno simili mercimoni con la Russia: un uppercut in volto alla cancelliera, che ha reagito come una gallina spennacchiata.

– E poi, Frau Merkel: ma il gas naturale non era inquinante? E come la si mette con l’Accordo di Parigi?

– Ma il ‘clima‘ è il grande amore di Frau Merkel. Piccolo particolare: è un topic oramai abbandonato dagli Stati Uniti, che si sono ritirati dall’Accordo di Parigi. del ‘clima‘ non gliene interessa nulla. Ma la confindustria tedesca è in rivolta.

Francia e Germania piangono non sul clima ma sull’Unep. Un gran bel gruzzolo.

Questa Unione Europea si sta collassando. – Handelsblatt.

Germania. Trump ha ragione. – Handelsblatt.

Industriali tedeschi: Trump ha ragione e Merkel torto. – Handelsblatt.

Handelsblatt. Ciò che rendeva forte la Germania ora la rende vulnerabile.

Il problema è banale. L’economia tedesca e le sue esportazioni sono strettamente connesse al business del ‘clima‘: senza questo paravento di sordide manovre economiche e commerciali l’economia tedesca corre il rischio di crollare come un castello di carte.

Merkel’s House of Cards

Questo è uno dei recenti titoli di Handelsblatt, il giornale della confindustria tedesca.

*

I tempi mutano rapidamente ma Frau Merkel resta impavida a difendere il giurassico dei suoi sogni.

Eppure i messaggi di chiarimento sono evidenti, il mondo è cambiato. Uno per tutti:

Deutsche Bank rejects Democrats’ call for Trump finance details

* * * * * * *

Conclusione.

Vedremo al prossimo G20 cosa saprà fare Frau Merkel, ma la vediamo male, molto male, cosa che poi non spiace mica a molta gente.

Frau Merkel è isolata, e tutti sanno che è una perdente, anche se poi vincerà una cancelleria svuotata di reale potere.

Dubitiamo molto che Mr Putin si adoperi a suo favore.

Come prognostico si potrebbe suggerire che, come il G7 terminò come G1, anche il G20 terminerà allo stesso modo: G1 e G19.

                        


Kremlin. President of Russia. 2017-06-30. Telephone conversation with Federal Chancellor of Germany Angela Merkel

At the initiative of the German side, Vladimir Putin had a telephone conversation with Federal Chancellor of the Federal Republic of Germany Angela Merkel.

June 30, 2017 19:30

In anticipation of the G20 Summit to be held in Hamburg on July 7–8, the leaders discussed the main items on the forum’s agenda. They also spoke about the Paris Agreement on climate change and issues of bilateral cooperation.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Eolico. Anche TransAlta chiude i battenti dopo 23 anni di perdite.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-30.

2017-06-14__Calgary__001

Alla fine la dura realtà ha ragione su qualsiasi delirio schizofrenico.

La realtà massacra le ideologie: le è sufficiente lasciarle libere di fare. Si suicidano da sole.

Peccato che nel caso delle energie alternative questo Götterdämmerung bruci sulla pira di una montagna di soldi pubblici, di soldi del Contribuente.

Avevamo già annunciato la problematica in un recente articolo:

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

In sintesi. Ogni fallimento di una ditta produttrice lascia gli impianti in essere senza manutenzione specializzata e senza pezzi di ricambio: gli impianti di produzione industriale sono così destinati e diventare in breve talmente anti – economici da dover chiudere portando i libri in tribunale. E se poi lo stabilimento di produzione era stato messo in una zona senza vento, il fallimento è garantito.

«The oldest commercial wind power facility in Canada has been shut down and faces demolition after 23 years of transforming brisk southern Alberta breezes into electricity — and its owner says building a replacement depends on the next moves of the provincial NDP government.»

*

«TransAlta Corp. said Tuesday the blades on 57 turbines at its Cowley Ridge facility near Pincher Creek have already been halted and the towers are to be toppled and recycled for scrap metal this spring»

*

«The company inherited the now-obsolete facility, built between 1993 and 1994, as part of its $1.6-billion hostile takeover of Calgary-based Canadian Hydro Developers Inc. in 2009.»

*

«TransAlta is very interested in repowering this site. Unfortunately, right now, it’s not economically feasible»

*

«We’re anxiously waiting to see what incentives might come from our new government. . .»

* * * * * * *

Ci sono tutti gli elementi base che alimentano il ‘clima’.

Dapprima vi sono stati enormi risorse impiegate in ricerca e sviluppo per l’eolico. Tutti finanziamenti a fondo perso. Tutti a lanboratori liberal, ovviamente.

Poi ci sono state le sovvenzioni di stato per impiantare la produzione di eolico a Calgary. Altri fiumi di denaro pubblico. Ditta produttrice liberal anche essa.

Poi, l’impianto rilevato per una cifra stroboscopica: milleseicento milioni di dollari. Con sovvenzioni pubbliche. Elargite da un governa liberal democratico, manco a dirlo.

Poi il dramma della manutenzione:

«The lifespan of the original turbines was 20 years, but the company was able to keep them running in part by cannibalizing nine similar towers from TransAlta’s Taylor wind farm near Magrath in southern Alberta, retired in 2012, Oliver said.»

Già: le turbine hanno vita media di venti anni. E se le ditte produttrici falliscono, risulta essere impossibile la manutenzione degli impianti.

Poi, il grottresco:

«when it’s windy is quite low, so there’s just not the return on investment»

Ma chi mai avrebbe potuto immaginarselo che senza il vento le turbine eoliche non producono nulla?

Chi mai avrebbe potuto comprendere un concetto così raffinatamente sofisticato? Non ci si venga a dire che i supporter delle energie alternative siano in buona fede. Al massimo possiamo concedere loro di essere schizofrenici.

Alla fine proprio non ce la si fa più: finite le sovvenzioni.

Ma sono anche recidivi:

«We’re anxiously waiting to see what incentives might

come from our new government. . .»

Vorrebbero ancora baiocchi pubblici per foraggiare i parassiti.

* * * * * * *

Ecco un succinto sommario di alcuni fallimenti di ditte nel settore eolico.

Endurance Wind Power bankruptcy spreads to UK

Award-winning Surrey supplier of global wind turbines goes bankrupt

Wondering about wind

Endurance wind power declare bankruptcy

Maine wind power developer SunEdison files for bankruptcy protection

SunEdison files for bankruptcy

Troubled Solar, Wind Energy Giant SunEdison Inc. (SUNE) Files For Bankruptcy Protection To Address ‘Liquidity Issues’

Minnesota wind energy company files for bankruptcy

US offshore wind farm veering on bankruptcy

Per il fotovoltaico rimandiamo al classico

The Mercifully Short List of Fallen Solar Companies: 2015 Edition

* * * * * * *

Francia e Germania piangono non sul clima ma sull’Unep. Un gran bel gruzzolo.

«There has been widespread international condemnation of President Trump’s announcement that the US is withdrawing from the 2015 Paris climate agreement.»

*

«UN chief Antonio Guterres’s spokesman called it “a major disappointment” while the European Union said it was “a sad day for the world”.»

*

«However, senior Republicans and the US coal industry backed the move.»

*

«France’s President Emmanuel Macron said he respected Mr Trump’s decision but believed it was a “mistake both for the US and for our planet”.»

*

«A United Nations spokeswoman said it was a “major disappointment for global efforts to reduce greenhouse gas emissions and promote global security”»

*

«USD 16.9 trillion in new investment for new power generation»

*

«the World Development Report preliminary estimates of financing needs for mitigation and adaptation activities in developing countries range from USD 140-175 billion per year for mitigation over the next 20 years with associated financing needs of USD 265-565 billion and USD30 – 100 billion a year over the period 2010 – 2050 for adaptation. The International Energy Agency’s 2011 World Energy Outlook (WEO) estimates that in order to meet growing demand for energy through 2035, USD 16.9 trillion in new investment for new power generation is projected, with renewable energy (RE) comprising 60% of the total. The capital required to meet projected energy demand through 2030 amounts to $1.1 trillion per year on average» [Fonte]

Avete letto bene: 16.9 trilioni Usd, ossia 16,900 miliardi Usd, tutti presi dalle tasche dei Contribuenti.

* * * * * * *

Conclusione.

Nulla da ridire sul fatto che il mito delle energie alternative sia un delirio schizofrenico o, in unica alternativa, il manto sotto il quale si mimetizzano i truffatori.

Non si vede però per quale motivo il Contribuente debba alimentare tale delirio con le tasse che gli sono cavate via dagli stati, per foraggiare poi le tasche dei liberal democratici.


Calgary Herald. 2016-03-15. Oldest commercial wind farm in Canada headed for scrapyard after 23 years

The oldest commercial wind power facility in Canada has been shut down and faces demolition after 23 years of transforming brisk southern Alberta breezes into electricity — and its owner says building a replacement depends on the next moves of the provincial NDP government.

TransAlta Corp. said Tuesday the blades on 57 turbines at its Cowley Ridge facility near Pincher Creek have already been halted and the towers are to be toppled and recycled for scrap metal this spring. The company inherited the now-obsolete facility, built between 1993 and 1994, as part of its $1.6-billion hostile takeover of Calgary-based Canadian Hydro Developers Inc. in 2009.

“TransAlta is very interested in repowering this site. Unfortunately, right now, it’s not economically feasible,” Wayne Oliver, operations supervisor for TransAlta’s wind operations in Pincher Creek and Fort Macleod, said in an interview.

“We’re anxiously waiting to see what incentives might come from our new government. . . . Alberta is an open market and the wholesale price when it’s windy is quite low, so there’s just not the return on investment in today’s situation. So, if there is an incentive, we’d jump all over that.”

In February, TransAlta president and chief executive Dawn Farrell said the company’s plans to invest in hydroelectric, wind, solar and natural gas cogeneration facilities in Alberta were on hold until the details of the province’s climate-change plans are known.

“We cannot make any major investment decisions in this market until we have more clarity around the policy environment and the policy recommendations turn into actual law and we know what the market is actually going to be like,” she said.

Last November, Premier Rachel Notley’s government vowed that coal-fired power plants would be forced to shut down or be emissions-free by 2030. Coal power companies in Alberta, including TransAlta, are looking for compensation.

Jean-François Nolet, vice-president of policy and communications at the Canadian Wind Energy Association, said Tuesday his organization has been included in the NDP government’s consultations and is optimistic that changes will be made to encourage wind power growth.

“What the investors need to see is more certainty in the market,” he said, adding that it “just makes sense” that a wind farm such as Cowley Ridge that is already connected to the grid and has a proven wind resource is rebuilt to continue to provide renewable energy.

Alberta has the third-largest installed wind energy capacity in Canada with 1,500 MW and 958 turbines, CanWEA says.

“Designing Alberta’s first comprehensive energy efficiency program under our climate leadership plan will take time to get right,” Environment and Parks Minister Shannon Phillips said in an emailed statement on Tuesday.

“That work is underway and will continue in the months leading up to the phase-in of an economy wide carbon price beginning in 2017.”

Unlike sleek modern turbines balanced on thick hollow metal stalks, Cowley Ridge’s turbines near Pincher Creek were built on 24.5-metre-tall steel lattice towers. The first phase was commissioned in 1993 and Phase 2 was added the following year. In October 2000, five more similar used towers were acquired and added.

Oliver said safety was a major factor in deciding to decommission.

“When you’re climbing that ladder (inside the newer tubular towers), you’re not exposed to the wind and the rain and the snow,” said Oliver. “But this lattice-style tower, you’re exposed to all of that.”

He estimated that 680,000 kilograms of metal will be recovered and recycled. The teardown crew will have to wait until winds drop below 25 km/h before dismantling can proceed.

Landowners have asked that some of the gravel service roads be left in place to allow new turbines — and new rent and revenue-sharing sources — to be built in the future, he said.

The lifespan of the original turbines was 20 years, but the company was able to keep them running in part by cannibalizing nine similar towers from TransAlta’s Taylor wind farm near Magrath in southern Alberta, retired in 2012, Oliver said.

He said there’s only one other wind farm still in operation in North America using the same technology and it’s becoming impossible to find replacement parts. TransAlta has known for some time that Cowley Ridge would have to close — a decision was made in February.

About six people work on Cowley Ridge from about 30 people in the Pincher Creek office that will continue to operate Cowley North and Summerview wind farms.

“It’s an iconic landmark in the Pincher Creek area, there’s a lot of interest,” said Oliver.

“It’s bittersweet. The fellows who work on the site, you know, they’ve put a lot of energy and heart into keeping the site running. When it was time to pull the plug and pause all the turbines, the guys the week leading up to it had just got a bunch of turbines back on line that had been down for a while.

“So we were making progress.” 

 


Watts Up With That. 2017-06-14. Wind power fails in Canada – a 23 year life span not likely to be replaced

The oldest commercial wind power facility in Canada has been shut down and faces demolition after 23 years of transforming brisk southern Alberta breezes into electricity — and its owner says building a replacement depends on the next moves of the provincial NDP government.

TransAlta Corp. said Tuesday the blades on 57 turbines at its Cowley Ridge facility near Pincher Creek have already been halted and the towers are to be toppled and recycled for scrap metal this spring. The company inherited the now-obsolete facility, built between 1993 and 1994, as part of its $1.6-billion hostile takeover of Calgary-based Canadian Hydro Developers Inc. in 2009.

“TransAlta is very interested in repowering this site. Unfortunately, right now, it’s not economically feasible,” Wayne Oliver, operations supervisor for TransAlta’s wind operations in Pincher Creek and Fort Macleod, said in an interview.

“We’re anxiously waiting to see what incentives might come from our new government. . . . Alberta is an open market and the wholesale price when it’s windy is quite low, so there’s just not the return on investment in today’s situation. So, if there is an incentive, we’d jump all over that.”

I’ll bet they would. Does anyone need any more proof that wind power just isn’t economically feasible on large scales without subsidies?

Coal and nuclear plants last longer and provide far more power…and production isn’t tied to the vagaries of wind and weather.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-22.

Mafiosi 010. Famiglia Anastasia.

Chiariamo innanzitutto un problema lessicologico che sottende una trappola logica.

Da un punto di vista fisico non esistono “energie rinnovabili“. Esistono energie alternative: nulla di meno, nulla di più.

La maggior parte delle persone affronta il problema da un punto di vista politico oppure ideologico, quasi fosse idiosincrasica al comune ragionamento logico. Per essi le energie alternative sono materia di fede, vissuta in modo acritico come potrebbe farlo la caricatura di un frate predicatori medievale.

Questa carenza di capacità di revisione critica è molto spesso segno di una intrinseca disonestà mentale, ben comprensibile in quanti traggono dalle alternative dei guadagni, meno comprensibile in quanti, la larga massa, ne sopportano gli oneri.

* * *

Questo è un breve elenco degli errori che commettono.

– Considerare le potenzialità future come realtà già in essere, già in atto.

– Considerare, disperdendovisi dentro, aspetti tecnici laddove il problema è economico e finanziario.

– Confondere gli impianti di uso domestico con le centrali di produzione.

– Ignorare che l’energia prodotta da una centrale deve essere convogliata all’utenza finale tramite elettrodotti che hanno dispersioni, ossia costi aggiuntivi invariabilmente mai presi in considerazione.

– Ignorare il problema del decadimento degli impianti, della loro manutenzione e del loro rimpiazzo.

– Ignorare come ogni realtà economica debba adeguarsi alla situazione domestica ed internazionale.

– Ignorare gli investimenti in ricerca e sviluppo elargiti dagli stati a fondo perso.

– Reclamare sussidi di stato per la produzione di energie alternative.

* * *

Nessuna iniziativa economica può vivere a tempo indefinito di sussidi pubblici.

«On a total dollar basis, wind has received the greatest amount of federal subsidies. Solar is second. Wind and solar together get more than all other energy sources combined»

*

«However, based on production (subsidies per kWh of electricity produced), solar energy, has gotten over ten times the subsidies of all other forms of energy sources combined, including wind»

*

«Between 2010 and 2016, subsidies for solar were between 10¢ and 88¢ per kWh and subsidies for wind were between 1.3¢ and 5.7¢ per kWh. Subsidies for coal, natural gas and nuclear are all between 0.05¢ and 0.2¢ per kWh over all years.»

*

Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

Ignorare il problema dei costi legati alla dispersione degli elettrodotti è un segno caratteristico della disonestà intellettuale dei sostenitori della energie alternative.

Nonostante stroboscopici sussidi federali, statali, il settore delle energie alternative ha collezionato una impressionante catena di fallimenti.

Ma una volta fallite le ditte produttrici, non si troverà più donde comprare gli impianti di produzione.

The Mercifully Short List of Fallen Solar Companies: 2015 Edition

*

Konarka Technologies

Solon SE applies for bankruptcy

Sungevity Declares Bankruptcy, Sells Assets, Gains up to $20M to Continue ‘Uninterrupted’ Operations

Trump. Fotovoltaico in bancarotta. Ora è il turno di Suniva. Kaputt.

Germania. Rinnovabili. SolarWorld fallita. Era l’industria del futuro tedesco.

Questi alcuni fallimenti nel settore dell’eolico.

Endurance Wind Power bankruptcy spreads to UK

Award-winning Surrey supplier of global wind turbines goes bankrupt

Wondering about wind

Endurance wind power declare bankruptcy

Maine wind power developer SunEdison files for bankruptcy protection

SunEdison files for bankruptcy

Troubled Solar, Wind Energy Giant SunEdison Inc. (SUNE) Files For Bankruptcy Protection To Address ‘Liquidity Issues’

Minnesota wind energy company files for bankruptcy

US offshore wind farm veering on bankruptcy

*

Con un conto largamente per difetto, le alternative hanno ricevuto finanziamenti pubblici per ricerca e sviluppo per oltre 1,000 miliardi di dollari. 1,000 miliardi di Usd sublimati nel nulla essendo codeste ditte fallite, scomparse dal mercato. L’unica utilità che hanno avuto è che gran parte è finita nelle tasce capienti dei libersls democratici.

Per non parlare poi del martirio inferto al pubblico Contribuente dei sussidi alle energie alternative.

*

Si apre adesso un altro capitolo di questa Calvario.

Gli impianti acquistati da ditte fallite hanno perso l’erogatore della manutenzione e la fonte di approvvigionamento dei pezzi di ricambio.

Si spera che i supporter delle energie alternative non ottengano ulteriori sussidi pubblici per coprire le manutenzioni e finanziare il rinnovo degli impianti. Vogliono le alternative? Bene. Che se le paghino di tasca loro.

Ci si rende anche conto che, in accordo a quanto riporta la World Health Organization, oltre un terzo della popolazione occidentale soffre di severe forme di patologie psichiatriche, e gli ideologismi ben si attagliano a tali quadri patologici.


Forbes. 2017-06-13. Why Do Federal Subsidies Make Renewable Energy So Costly?

On a total dollar basis, wind has received the greatest amount of federal subsidies. Solar is second. Wind and solar together get more than all other energy sources combined.

However, based on production (subsidies per kWh of electricity produced), solar energy, has gotten over ten times the subsidies of all other forms of energy sources combined, including wind (see figure).

2017-06-13__Forbes__001Subsidies-per-kWh

According to the Energy Information Administration (EIA) and the University of Texas, from 2010 through 2013, federal renewable energy subsidies increased by 54%, from $8.6 billion to $13.2 billion, despite the fact that total federal energy subsidies declined by 23%, from $38 billion to $29 billion.

Subsidies then decreased dramatically from 2013 to 2016, because:

  • – tax incentives expired for biofuels,

– the American Recovery and Reinvestment Act (ARRA) stimulus funds were used up,

  • – energy assistance funds decreased,

  • – there was a 15% decrease in fossil fuel subsidies from $4.0 billion to $3.4 billion, and

  • – a 12% decrease in nuclear subsidies from $1.9 billion to $1.7 billion.

But the subsidies for nuclear and fossil fuels are indirect subsidies like decommissioning and insurance assistance, leasing of federal lands, and other externalities, unlike the subsidies for renewables which are directly for the production of electricity and directly affect cost and pricing.

Within the renewables, electricity-related subsidies increased more than 50% for wind and solar, whereas conservation, end-use, and biofuel subsidies deceased more than 50%. This is unfortunate since conservation and efficiency usually yield great results with little cost or infrastructure requirements.

The Institute for Energy Research and the University of Texas calculated the subsidies per unit of energy produced, or cents per kWh. This is a more relevant number for comparing different energy sources as it normalizes to the amount of energy produced (see figure above).

Between 2010 and 2016, subsidies for solar were between 10¢ and 88¢ per kWh and subsidies for wind were between 1.3¢ and 5.7¢ per kWh. Subsidies for coal, natural gas and nuclear are all between 0.05¢ and 0.2¢ per kWh over all years.

Much of the subsidies in 2010 and 2013 resulted from ARRA stimulus funding following the economic crash of 2008 and the end of ARRA is why the 2016 and 2019 numbers are so much lower.

Solar also gets the most state-funded subsidies, some of which greatly exceed the federal subsidies. In my own State of Washington, where electricity prices are 8¢/kWh, the State pays me 54¢ for every kWh generated by my rooftop solar array, whether I use it or not. This has made my total electricity costs -7¢/kWh over the past two years, and will for the foreseeable future.

Yes, that’s negative (-)7¢ per kWh. And this is on top of my 30% installation federal tax credit which came to about $6,000 for my 4 kW array.

There is no doubt that these subsidies incentivize renewables, but what do they do to the cost of the electricity generated by them?

They actually increase the cost. However, this cost is transferred from the ratepayer to the taxpayer, and so goes unnoticed by most Americans.

Using the per-kWh subsidy numbers from EIA and UT in the figure above, each kWh of solar produced in 2010 received 88¢, more than ten times the actual cost of any other energy source. These subsidies have to be added to the retail cost of that energy to determine total costs since that’s what was actually spent to produce it.

So in 2010 and 2011, solar cost about 100¢ per kWh, and in 2013 and 2014, solar cost about 80¢ per kWh. Even after the ARRA funds were depleted after 2013, the cost of solar is still double what is usually given as its cost.

For comparison, nuclear energy cost between 4¢ and 5¢ per kWh to produce over this time period. Remember, though, the cost to produce energy is not the same as the price charged for it. Price is set by the region and the market, and has add-ons for transmission, grid maintenance and other non-production costs. Subsidies decrease the price while increasing the cost.

Although wind received more total subsidies, wind received much less subsidies per kWh produced than solar as it produced much more energy. However, it is nonetheless significant for 2010 and 2013 and about 50 times that of nuclear and fossil fuels, allowing wholesale prices for wind and solar to become negative, unfairly undercutting nuclear, hydro and coal prices.

These subsidies for wind and solar will likely continue under the Trump Administration. Red States receive more of these subsidies than Blue States, so Congress is unlikely to kill them. In fact, in 2015 Congress extended the renewable tax credits to 2021.

Although nuclear energy gets very little federal subsidies, and almost no subsidies from the states, that may be changing. States like New York and Illinois are struggling with the closure of perfectly good low-cost nuclear plants because of subsidized renewables and low-cost natural gas, foiling their state’s emissions targets and laying off thousands of high-paid workers.

This is important since these subsidies have warped the wholesale electricity markets, causing negative pricing in some markets and threatening the closure of lone merchant nuclear power plants that don’t, but should, have similar subsidies to renewables. Especially since nuclear turns out to be as renewable as wind.

Exelon is discussing legislative solutions with stakeholders that could secure the future of its Three Mile Island nuclear plant in Pennsylvania, and some of their other plants in other states. The utility hopes that “anything and everything hopefully will be on the table for discussion,” said David Fein, vice president for state government affairs.

Unfortunately, this ideological disregard of nuclear as a low-carbon source has meant that there has been little substantial effect of renewables on emissions. From 2000, the point where renewables started to kick into high gear worldwide, to the present, the growth in renewables (18% to 23% of total electricity production globally) has merely offset the decline in nuclear (17% to 10% of total electricity production globally), with little net decrease in carbon emissions (see figure above).

On the other hand, nuclear energy is beginning to rise again in the world. As Eric Hanson notes, “For the second year in a row, ten new nuclear reactors started to generate electricity in 2016, the highest number since the 1980s, according to the 2017 edition of the IAEA’s Nuclear Power Reactors in the World.” 

However, until we promote all low-carbon sources the same, I can’t see how we achieve our critical environmental goals in time to make any difference to the planet.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Unione Europea

Ma a cosa ed a chi serve l’Unione Europea?

Giuseppe Sandro Mela.

2016-05-25.

 satana 001

Questa domanda potrebbe sembrare imbecille, lo sappiamo bene.

Ma ogni tanto non sarebbe male domandarselo.

*

Prossimamente usciremo con un full-paper, ben documentato: per il momento diamo una anteprima.

*

«German Ministry of Finance wants renewable energy consumers to pay taxes of $0.02 per kilowatt-hour consumed directly from their own solar systems.»

*

«Energy taxes were design to speed up the Energiewende»

*

«The Ministry of Finance presents its initiative as a necessary measure for meeting the European Commission’s renewable requirements.»

* * * * * * * *

In sintesi, un aumento massiccio delle tasse giustificato da una frase lapidaria:

«for meeting the European Commission’s renewable requirements».

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satana 002

Lo vuole l’Unione Europea, lo vuole la Commissione Europea.

Ma chi e cosa si credono mai d’essere?

Dio sulla terra?

No: non lo sono per nulla.