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Emilia Romagna. Sondaggi. M5S 8% – 12%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-07.

Emilia Romagna 001

Gli ultimi sondaggi in Emilia Romagna darebbero il M5S oscillante tra l’8% ed il 12%.

Ancora un po’ di tempo con Di Maio egemone e di coalizione non se ne parlerà più per latitanza del M5S: scomparso.

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Elezioni Emilia Romagna sondaggio: dati clamorosi e inattesi. Ecco chi vince

«Secondo le stime, elaborate su base regionale, di Roberto Baldassari (direttore generale di MG Research) per Affaritaliani.it attualmente in Emilia Romagna la Lega risulta nettamente il primo partito con una percentuale tra il 31 e il 35% (valore centrale della forchetta 33%). Fratelli d’Italia secondo partito del Centrodestra, come in Umbria, con il 6,5-8,5% (valore centrale 7,5%). Forza Italia si attesta tra il 4 e il 6% (valore centrale 5%). Altri di Centrodestra 0-2% (valore centrale 1%). Totale della coalizione di Centrodestra (valore centrale) 46,5%.

Il Partito Democratico è la seconda forza dell’Emilia Romagna con il 25-29% (valore centrale 27%). Italia Viva si attesta al 4,5-6,5% (5,5%), i Verdi valgono al momento 1,5-3,5% (2,5%), la Sinistra 0,5-2,5% (1,5%) e altri di Centrosinistra sono al 0-2% (1%). Totale della coalizione guidata dal Pd 37,5% (valore centrale), ben nove punti in meno del Centrodestra a trazione Lega.

Il Movimento 5 Stelle, in base alle stime di Baldassari, vale tra l’8 e il 12% (valore centrale 10%) e quindi insieme alla coalizione di Centrosinistra (che diventerebbe così molto variegata e difficile da tenere insieme) si raggiungerebbe come valore centrale il 47,5%, praticamente un testa a testa con il Centrodestra.

Il Partito Comunista di Marco Rizzo, che non fa assolutamente alcuna alleanza, si attesta tra lo 0,5 e il 2,5% (valore centrale 1,5%) e altri partiti o liste civiche sono al 3,5-5,5% (valore centrale 4,5%). Numeri alla mano, quindi, senza un ampia coalizione Pd-M5S-IV-altri la vittoria di Salvini-Meloni-Berlusconi anche in Emilia Romagna è praticamente certa.»

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La Repubblica nelle ambasce. Il Pd crolla nei consensi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-04.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

«Come accennato, nell’ultimo mese il Pd ha perso circa 5 punti percentuali, il M5S, 3,5 punti e Leu un punto. Italia Viva ha aggregato il 6% degli elettori. Il saldo per l’alleanza giallo-rossa di governo è negativo a meno 3,5%. Dopo l’apertura della crisi agostana, invece, la Lega è ritornata alle dimensioni del risultato delle scorse elezioni europee attestandosi a quota 33,2% delle preferenze, con un recupero del 3,2% di voti»

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Italia. Sondaggio TP. Salvini ringrazia Mr Casaleggio, Zingaretti e Di Maio.

Zingaretti. ‘Attenti che gli italiani non sono coglioni’. Sondaggi.

««Noi saremo molto responsabili. Diciamo ai nostri alleati: “Secondo me si può andare avanti”. Ma nessuno continui o ricominci a piantare le bandierine sulle proprie identità, perché di questo gli italiani sono stanchi. Questo è un popolo molto paziente, gli abbiamo fatto delle promesse. È calmo. Ma gli italiani non sono dei coglioni. E quindi ora bisogna mantenere gli accordi, e bisogna rispettarli. Perché altrimenti si arrabbiano, e giustamente ci sarà una rivolta.» [Nicola Zingaretti

Salvini ringrazia i zelanti supporter Zingaretti, Di Maio e Renzi. Lega al 34%.

Zingaretti ha ragione, ma la colpa è solo sua. 

Direzione PD e programma di Zingaretti.

«La Direzione del Pd ha approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione di Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità …. Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne” …. ”Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”»

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Accorato e stupefatto articolo di La Repubblica, che non riesce a capacitarsi della cosa.

Muniti di un pallottoliere, hanno fatto qualche conto.

Continuando a perdere il 5% dei consensi al mese, tra quattro mesi nel PD non resta più nemmeno Mr Zingaretti.

Mentre il malefico Renzi …… E che dire dell’arcinemico Salvini? …..

Sarebbe bastato leggersi con attenzione l’ordine del giorno di Mr Zingaretti, approvato alla unanimità dalla Direzione del PD (all’epoca c’era anche Mr Renzi) per capire che gli Elettori se ne sarebbero ben guardati dal condividerlo.

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Sondaggi, in un mese il Pd perde il 5 per cento dei consensi. È allarme per le elezioni in Emilia Romagna

Preoccupazione nel Pd dopo la diffusione delle ultime rilevazioni che segnano un avanzamento del centrodestra. La Lega recupera il 3.2%.

È allarme nel Pd dopo la diffusione dell’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto. La rilevazione di Noto Sondaggi rivela infatti che nell’ultimo mese i dem hanno perso circa 5 punti percentuali, mentre la Lega ne ha recuperati più di 3. La preoccupazione cresce anche in vista delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna che, dopo l’Umbria, rappresentano il secondo test nazionale sulla tenuta del governo Conte II. Nella regione rossa i primi sondaggi rilevano già un vantaggio del centrodestra, specie se il Pd correrà da solo, senza replicare il patto civico con il M5s. Sullo sfondo le polemiche contro la plastic tax, con l’attuale governatore dem Stefano Bonaccini sul piede di guerra contro il suo stesso partito, favorevole alla misura. L’Emilia Romagna, infatti, è una regione leader nel comparto degli imballaggi di plastica e la tassa, così com’è, sarebbe una stangata per tutto il settore. Al punto che quasi sicuramente sarà rimodulata.

Ma esaminiamo nel dettaglio i dati del sondaggio di Antonio Noto pubblicato ieri sul Resto del Carlino. Come accennato, nell’ultimo mese il Pd ha perso circa 5 punti percentuali, il M5S, 3,5 punti e Leu un punto. Italia Viva ha ‘aggregatò il 6% degli elettori. Il saldo per l’alleanza giallo-rossa di governo è negativo a meno 3,5%. Dopo l’apertura della crisi agostana, invece, la Lega è ritornata alle dimensioni del risultato delle scorse elezioni europee attestandosi a quota 33,2% delle preferenze, con un recupero del 3,2% di voti. Anche Fratelli d’Italia continua a crescere (+1,5%) arrivando al 9%. E Forza Italia, seppure lontana dagli allori degli scorsi anni, registra una aumento del 2% delle preferenze: negli ultimi 30 giorni, dunque, il saldo della coalizione del centrodestra balza al più 6,7%. Secondo l’analisi a pesare sul calo del consenso può avere influito anche la manovra economica: per il 56% del campione preso in esame, il parere sui provvedimenti contenuti nella legge finanziaria è negativo, per il 33% è positivo e l’11% non ha espresso opinione.
In particolare, “il 62% – ha spiegato Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi – pensa che le tasse aumenteranno ed il 45% ritiene che la qualità della propria vita peggiorerà nel corso del prossimo anno e a questi c’è da aggiungere un ulteriore 40% che stima che nè migliorerà nè si acutizzerà”. Nella rilevazione, inoltre, prevale una stima a breve termine per il governo Conte II: il 55% degli intervistati pensa che l’esecutivo giallo-rosso durerà meno di un anno, il 20% tra uno e due anni e solo il 13% fino al 2023. “Il 56% – ha sottolineato Noto – pensa che questa compagine governativa sia ugualmente conflittuale al proprio interno esattamente come il precedente esecutivo generato dal contratto gialloverde”.

In questa “fotografiàa” della politica italiana le elezioni in Emilia Romagna si confermano un test nazionale per l’attuale governo. Tra gli elettori pentastellati la maggioranza, il 58%, è contraria all’alleanza tra M5S e Pd mentre è favorevole il 33%. Tra gli elettori dem, invece, prevale la quota, il 62%, che vorrebbe l’accordo tra i due partiti anche in Emilia Romagna.

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Packaging Valley. Bologna. Assassinata dalla plastic tax di Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

Sfasciacarrozze 001

Eppure in tanti lo avevano detto: ‘Pagate il pizzo. Sarà caro ma potrebbe esserci di peggio‘.

No pizzo? Tassa del 100%.

Manovra, Di Maio contro Renzi: la plastic tax serve alla svolta ambientale

«Così il ministro e leader M5S difende su Fb la tassa sulla plastica accusando altri politici di parlare solo di ambiente. Ma la sua è soprattutto una replica a Matteo Renzi che in una intervista ha chiesto alla maggioranza di «eliminare i tre principali errori» della manovra: le tasse su zucchero e plastica e soprattutto quella sulle auto aziendali.

«La plastic tax, come la chiamano, serve a dare una scossa, serve a invertire la rotta. Non promuovi l’ambiente parlando, lo promuovi facendo delle scelte» e il M5S «la sua scelta l’ha fatta tanto tempo fa: difendere l’ambiente». Così il ministro e leader M5S Luigi Di Maio difende su Fb la plastic tax accusando altri politici di parlare solo di ambiente. Ma la sua è soprattutto una replica al leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che in una intervista al Messaggero ha chiesto alla maggioranza di «eliminare i tre principali errori» della manovra: le tasse su zucchero e plastica e soprattutto sulle auto aziendali «che sono una inspiegabile mazzata alla classe media».».

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Che l’on Di Maio faccia l’ecologista lascia invero molti dubbi.

Anche perché la plastic tax va ad infergere un colpo mortale alla Packaging Valley, in gran quota locata nei suburbi e circondario di Bologna: “Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche”. Il distretto industriale di Bologna è costituito da circa 250 aziende, delle quali l’80% del fatturato è realizzato all’estero.

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Il Governo Zingaretti, essendo Di Maio ruota di scorta, è stato deciso tra Bruxelles e Berlino, dal duo Timmermans – Merkel.

Chi è Frans Timmermans, che guiderà il green deal europeo.

Con la Plastic Tax Di Maio ottiene quattro risultati:

– annienta la Packaging Valley bolognese, che con la plastic Tax uscirà fuori mercato; 500 aziende e tutto il loro personale sul lastrico;

– apre nuovi orizzonti all’asfittica industria germanica, che si troverebbe di colpo senza concorrenti;

– fornisce a Renzi ottimi argomenti di distinguo dall’attuale Governo

– pone un severo ostacolo alla rielezione di Bonaccini, favorendo la vittoria della Lega in Emilia Romagna.

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La saga dell’odio proseguirà quindi in parlamento.

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Ucima. Settore in Cifre.

Con un fatturato superiore ai 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4% sull’anno precedente, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio resta uno dei comparti industriali italiani più vitali.

È inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali.

Un settore leader mondiale che si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi. 

Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche.

La leadership acquisita negli anni dai costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio si basa su quattro capisaldi fondamentali: 

– elevato livello tecnologico-qualitativo delle soluzioni proposte,

– estrema personalizzazione e flessibilità produttiva delle macchine,

– puntuale servizio di assistenza post-vendita su tutti i mercati mondiali,

– forte competitività grazie alla convivenza di grandi gruppi integrati e di piccole e medie imprese altamente specializzate che offrono, nel complesso, un’intera gamma di macchinari per tutte le tipologie di prodotto.

Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano più dell’80% delle aziende del settore. 

Vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta “Packaging Valley”.

La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%. Il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue.

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L’Emilia Romagna leader mondiale nell’industria dell’imballaggio

La regione vanta la maggiore concentrazione globale di aziende del settore. Per questo la plastic tax preoccupa tanto il governatore Bonaccini.

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In Emilia Romagna si trova la maggiore concentrazione al mondo di industrie per la produzione di macchine per il confezionamento e l’imballaggio, un settore in cui l’Italia è leader mondiale insieme alla Germania.

È quanto emerge da un rapporto dell’Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio (Ucima). Appaiono quindi evidenti le ragioni che hanno portato il presidente della regione, Stefano Bonaccini, a chiedere al governo di rivedere la ‘plastic tax‘, lanciando un avvertimento sul “prezzo alto” che l’Emilia Romagna rischia di pagare con un simile provvedimento.

Un prezzo che non è solo economico e rischia di tradursi in consensi elettorali per i partiti della maggioranza in vista delle elezioni amministrative di gennaio, che vedono la Lega lanciata all’assalto di quella che è la “regione rossa” per eccellenza.

“Con un fatturato superiore ai 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4% sull’anno precedente, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio resta uno dei comparti industriali italiani più vitali“, spiega l’Ucima presentando il rapporto sui dati del comparto aggiornati al 2018. Comparto che “è inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali”.

“Un settore leader mondiale che si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi”, prosegue l’Ucima, “oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche”.

La leadership acquisita negli anni dai costruttori italiani, spiega l’associazione, “si basa su quattro capisaldi fondamentali: “l’elevato livello tecnologico-qualitativo delle soluzioni proposte; l’estrema personalizzazione e flessibilità produttiva delle macchine; il puntuale servizio di assistenza post-vendita su tutti i mercati mondiali; la forte competitività grazie alla convivenza di grandi gruppi integrati e di piccole e medie imprese altamente specializzate che offrono, nel complesso, un’intera gamma di macchinari per tutte le tipologie di prodotto”.

La ‘packaging valley’ di Bologna

“Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano piu’ dell’80% delle aziende del settore”, sottolinea ancora l’Ucima, “vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta Packaging Valley”.

“La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%”, leggiamo ancora nel rapporto, “il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue”. In particolare il settore delle bevande in bottiglia assorbe da solo il 26,1% della produzione.

Il 38,1% delle esportazioni riguarda gli altri Stati membri della Ue, dove nel 2018 le vendite sono aumentate del 7,6% rispetto all’anno precedente. Si comprende quindi la preoccupazione del comparto per una tassa che, sul mercato comune, potrebbe offrire un vantaggio competitivo alla concorrenza tedesca. Il mercato in maggiore espansione è però quello nordamericano, con un incremento dell’export del 25,1%, Seguono Africa e Oceania (+12%), Centro e Sud America (+3,7%) e Europa extra-Ue (+0,6%), mentre si registra una flessione dell’8% sul mercato asiatico.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Bonaccini scrive una lettera ai parlamentari pd. ‘Non suicidiamoci.’

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-04.

2019-11-04__Italia__Sondaggio_Noto 001

Stefano Bonaccini è dal 2014 Presidente della Regione Emilia Romagna e si ricandida per le prossime elezioni del 26 gennaio 2020.

La posta in gioco è il governo della tradizionale roccaforte rossa, da cinquanta anni gestita prima dai comunisti, poi da tutte le loro evoluzioni lessicologiche. Ma dopo che l’Umbria, altro bunker rosso scarlatto, è crollato dando a Salvini il 57% dei consensi sia Mr Stefano Bonaccini sia il partito democratico iniziano a temere che la Lega li detronizzi anche in quella Regione.

È del tutto logico che sul quadro regionale gravi come cappa di piombo la situazione nazionale.

«Dall’inizio del Conte 2 ad oggi il Pd ha perso circa 5 punti, il M5S 3,5 e Leu 1 punto. È vero che nel frattempo è nata Italia Viva, meglio conosciuta come il partito di Renzi, che ha aggregato circa il 6% degli elettori. Comunque sia, anche considerando l’apporto di questa nuova forza – che al momento sembra posizionarsi più come opposizione interna che come un alleato solido – il saldo rimane negativo: -3,5%.

Dall’altra parte della barricata, invece, proprio dal momento in cui è nata l’alleanza giallorossa si delinea un incremento per i partiti del centrodestra. La Lega, che aveva lasciato a terra circa 5 punti di consenso dopo l’apertura della crisi agostana, è ritornata un po’ alla volta sulle dimensioni del risultato raccolto alle europee, ed oggi è al 33,2%, mentre il partito della Meloni continua a crescere arrivando al 9%. Si aggiunge poi Forza Italia, che seppure lontana dagli allori degli scorsi anni, è aumentata di circa 2 punti.

Pertanto il saldo di questa coalizione è +6,7%. Questo per dire che letto in questa maniera il risultato delle elezioni regionali della scorsa domenica non ha rappresentato una particolare novità, cioè si sono riconfermate in terra umbra le stesse tendenze che già si registravano da tempo a livello nazionale. ….

La maggioranza assoluta degli elettori, il 56%, esprime un parere negativo sui provvedimenti contenuti nella manovra finanziaria, il 62% pensa che le tasse aumenteranno ed il 45% ritiene che la qualità della propria vita peggiorerà nel corso del prossimo anno …. solo una minoranza degli elettori (34%) esprime fiducia nella squadra di Conte» [Quotidiano.net]

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L’esperienza umbra insegna che i sondaggi di alcuni istituti sono grossolanamente alterati a favore dei partiti attualmente al governo: i relativi risultati sono da leggersi con grande cautela. Nel tentativo di restare equilibrati, sembrerebbe di intravedere un lievissimo vantaggio della coalizione di centrodestra.

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«Il governatore emiliano, preoccupato, lancia un appello ai parlamentari dem su auto aziendali e plastic tax»

«Scrivo ai parlamentari eletti qui: la questione auto aziendali gestita come peggio si potesse e qui dove cresciamo più di tutti e con la disoccupazione al 5% rischia di farci pagare prezzo alto. Sono bombardato dai nostri elettori non dagli altri. Ps: anche la tassa sulla plastica se non mettete alcuni correttivi ed incentivi la paghiamo qui, non altrove»

«Non condivido il provvedimento sulle auto aziendali per come è stato impostato e sono sicuro, come mi hanno garantito il ministro Gualtieri e Misiani, oltre allo stesso Zingaretti, che verrà decisamente modificato o addirittura cancellato»

«La plastic tax non colpisca imprese e lavoro»

«Il presidente Bonaccini ha ragione: chiunque sia a contatto col mondo produttivo sa che una tassa sulle auto aziendali e una tassa sulla plastica produrrebbero effetti negativi per le aziende e per i lavoratori impiegati in quelle stesse aziende»

«Sono da evitare e ci impegneremo per questo (come lo abbiamo fatto con successo su aumenti iva, tassa sui telefonini, incremento irpef agli agricoltori, imposta catastale e gasolio agricolo, cedolare secca, imposte catastali per acquisto prima casa)»

«Il governo amico di Bonaccini sta preparando una manovra ammazza-Emilia Romagna»

«la cosiddetta ‘plastic tax’, rischia di colpire il distretto del biomedicale di Mirandola»

«il salasso sulle auto aziendali, penalizzerà migliaia di lavoratori delle circa 400 mila aziende del nostro territorio, ad altissima densità industriale»

«La manovra “Danneggerà particolarmente l’Emilia, che ospita l’ultimo zuccherificio rimasto in Italia, il Coprob di Minerbio, e l’intera filiera di settore, oltre che il mondo della trasformazione»

«La nuova trovata della tassa sulle cartine e sui filtri, che rischia di impattare su 250 aziende e grossisti in Emilia-Romagna ed oltre 100 rappresentanti che non potranno più vendere questo genere di prodotti, perché tutto dovrà passare dal monopolio di Stato che sarà l’unico titolato a vendere»

«Ancora una volta il Pd si dimostra nemico di lavoratori, imprese e mondo produttivo. …. se l’Emilia-Romagna cresce è solo per la capacità e la lungimiranza della propria gente, nonostante il freno imposto dal Pd»

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Una cosa sembrerebbe essere sicura. Non appena gli emiliani ed i romagnoli si renderanno conto di quante tasse siano state rovesciate loro addosso, come minimo faranno una nuova rivoluzione francese, con tanto di ghigliottina al lavoto notte e giorno.

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Allarme di Bonaccini: “Sulle tasse rischiamo di pagare un prezzo alto”

Il governatore emiliano, preoccupato, lancia un appello ai parlamentari dem su auto aziendali e plastic tax.

“Scrivo ai parlamentari eletti qui: la questione auto aziendali gestita come peggio si potesse e qui dove cresciamo più di tutti e con la disoccupazione al 5% rischia di farci pagare prezzo alto. Sono bombardato dai nostri elettori non dagli altri. Ps: anche la tassa sulla plastica se non mettete alcuni correttivi ed incentivi la paghiamo qui, non altrove”. È quanto scrive, secondo quanto si apprende, il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in uno stralcio della lettera inviata agli eletti dem in Emilia Romagna. Un appello che Italia viva, la formazione guidata da Matteo Renzi, accoglie.

“Non condivido il provvedimento sulle auto aziendali per come è stato impostato e sono sicuro, come mi hanno garantito il ministro Gualtieri e Misiani, oltre allo stesso Zingaretti, che verrà decisamente modificato o addirittura cancellato”. Dichiara Bonaccini spiegando che queste perplessità sono state espresse anche in occasione dei contatti avuti con i parlamentari dem e i rappresentanti del governo ma non nella forma di una lettera. 

“La plastic tax non colpisca imprese e lavoro”

Sulla plastica, “Ricordo che in Emilia Romagna il futuro piano regionale ‘plastic free’ lo stiamo condividendo anche con le imprese del settore, studiando meccanismi di compensazione e incentivi – afferma Bonaccini – che non danneggino il comparto, per una svolta ecologica assolutamente necessaria, ma che non deve colpire imprese e lavoro. La stessa logica di gioco di squadra – sottolinea il governatore – dovrebbe essere adottata a livello nazionale: per questo ho interessato il Governo, affinché le misure a cui sta pensando non danneggino un settore così importante in Emilia Romagna. Anche i parlamentari regionali del centrosinistra mi hanno assicurato di voler modificare tali misure”.

Poi uno sguardo complessivo alla manovra. “Non dimentichiamo – dice Bonaccini – che la finanziaria ha interventi positivi: ci salva da un aumento dell’Iva che sarebbe stato pagato duramente da famiglie e cittadini; stanzia i primi fondi per le famiglie e qui l’Emilia-Romagna era arrivata prima con il taglio delle rete dei nidi; avvia il taglio del cuneo fiscale per aumentare i soldi in busta paga ai lavoratori dipendenti e prevede il finanziamento di industria 4.0; rifinanziamento legge Sabatini e iper e super ammortamento per le imprese. Oltre ai 2 miliardi in più per il Fondo sanitario nazionale e altri 2 miliardi per investimenti nella sanità pubblica. Sono certo che allo stesso modo il Governo saprà trovare soluzioni che evitino impatti negativi su imprese e consumatori anche sul tema plastica”, conclude Bonaccini. 

Italia viva d’accordo con il governatore

“Il presidente Bonaccini ha ragione: chiunque sia a contatto col mondo produttivo sa che una tassa sulle auto aziendali e una tassa sulla plastica produrrebbero effetti negativi per le aziende e per i lavoratori impiegati in quelle stesse aziende. Sono da evitare e ci impegneremo per questo (come lo abbiamo fatto con successo su aumenti iva, tassa sui telefonini, incremento irpef agli agricoltori, imposta catastale e gasolio agricolo, cedolare secca, imposte catastali per acquisto prima casa)”. Lo affermano i deputati di Italia viva eletti in Emilia-Romagna, Luigi Marattin e Marco Di Maio.

“Lo faremo da in particolare da eletti in Emilia-Romagna, cuore produttivo del Paese, che in 5 anni con Stefano Bonaccini alla presidenza ha dimezzato il tasso di disoccupazione ed è divenuta la prima regione d’Italia per l’export. E lo faremo coerenti con le ragioni che ci hanno indotto a fondare Italia Viva e a dar vita a questo governo, ossia – concludono Di Maio e Marattin – evitare l’aumento di tasse o l’introduzione di nuove e sostenere le imprese”. 

Borgonzoni attacca: “Pd nemico del mondo produttivo”

“Il governo amico di Bonaccini sta preparando una manovra ammazza-Emilia Romagna” perché “la cosiddetta ‘plastic tax’, rischia di colpire il distretto del biomedicale di Mirandola” e “il salasso sulle auto aziendali, penalizzerà migliaia di lavoratori delle circa 400 mila aziende del nostro territorio, ad altissima densità industriale”. È il grido di allarme di Lucia Borgonzoni, la fedelissima salviniana candidata del centrodestra alle prossime regionali.

La manovra “Danneggerà – spiega in un post su Facebook – particolarmente l’Emilia, che ospita l’ultimo zuccherificio rimasto in Italia, il Coprob di Minerbio, e l’intera filiera di settore, oltre che il mondo della trasformazione”.
Inoltre “La nuova trovata della tassa sulle cartine e sui filtri, che rischia di impattare su 250 aziende e grossisti in Emilia-Romagna ed oltre 100 rappresentanti che non potranno più vendere questo genere di prodotti, perché tutto dovrà passare dal monopolio di Stato che sarà l’unico titolato a vendere”.

“Ancora una volta il Pd – chiosa la Borgonzoni – si dimostra nemico di lavoratori, imprese e mondo produttivo. Altro che retorica di Bonaccini: se l’Emilia-Romagna cresce è solo per la capacità e la lungimiranza della propria gente, nonostante il freno imposto dal Pd”.

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M5S. Di Maio. Nessuna alleanza in Calabria e nell’Emilia Romagna.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

Pecore. Gregge. 006

Se il test elettorale in Umbria ha quantificato il peso del M5S al 7.4%, gli ultimi sondaggi elettorali professionali lo stimano ben sotto il 10% sia in Calabria sia in Emilia Romagna. Detto in altri termini, il M5S si avvia ad essere ininfluente nella competizione politica.

Ciò appurato, che la sua dirigenza si schieri o meno, faccia alleanze oppure non le faccia, non cambia gran ché le cose: il loro apporto è e verosimilmente sarà a lungo elettoralmente minimale.

È farsesco che adesso nel M5S ci si stia litigando per il controllo del nulla.

È del tutto onirico cullarsi nella malfondata speranza di poter recuperare l’Elettorato che lo ha rifuggito.

Ci pensano i continui litigi interni e la circadiana fatica con cui Mrs Raggi e Mrs Appendino si spendono per affossare il Movimento.

Per non parlare poi della brillante idea di Mr Grillo, che ha proposto di togliere il diritto di voto ai pensionati.

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«l’orientamento dei cinquestelle di correre da soli o assieme a delle liste civiche, senza riproporre l’alleanza con il Pd in Umbria.»

«Termina con un nuovo impasse, a quanto si apprende, l’assemblea dei deputati M5S che stasera era chiamata a dirimere il nodo del capogruppo»

«Assemblea alla quale, peraltro, non era presenta più della metà dei deputati pentastellati»

«Allo stesso modo resta intatto lo Statuto del gruppo della Camera, che non prevede alcun abbassamento del quorum da quello richiesto alla prima votazione: la maggioranza assoluta. Venerdì ripartirà l’iter per l’elezione del capogruppo, con il rischio del perdurare dello stallo»

«Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche»

«dopo la batosta in Umbria il leader torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento.»

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Se è vero che il M5S conta ancora un gran numero di deputati e senatori conquistati quando era sulla cresta dell’onda, sembrerebbe essere altrettanto vero che tutta questa gente tra tre anni al massimo ritornerà donde era venuta, essendo la loro rielezione altamente improbabile. Dovranno lavorare per vivere.

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Regionali, M5s correrà da solo in Emilia Romagna e Calabria

Anche in Calabria il M5S correrà da solo alle Regionali: è l’orientamento emerso, secondo quanto si apprende, nella riunione stasera al Senato tra Luigi Di Maio e i referenti cinquestelle sul territorio. L’incontro ha fatto seguito a quello del capo politico M5S con gli eletti dell’Emilia Romagna.  “Non c’è modo di nascondervi nulla, sapete già tutto”: con una battuta il capo politico M5S uscendo dal Senato è sembrato confermare quanto trapelato dalle riunioni che ha tenuto sulle Regionali in Emilia Romagna e Calabria, cioè l’orientamento dei cinquestelle di correre da soli o assieme a delle liste civiche, senza riproporre l’alleanza con il Pd in Umbria.

Fumata nera a assemblea deputati, stallo su capogruppo – Termina con un nuovo impasse, a quanto si apprende, l’assemblea dei deputati M5S che stasera era chiamata a dirimere il nodo del capogruppo. Assemblea alla quale, peraltro, non era presenta più della metà dei deputati pentastellati. E la riunione termina, nonostante i tentativi di mediazione di un gruppo di deputati, come Sergio Battelli e Adriano Varrica, con una fumata nera su un eventuale accordo per una sola “squadra” in gara per il direttivo (al momento restano in lizza per il ruolo di capogruppo Francesco Silvestri e Raffaele Trano). Allo stesso modo resta intatto lo Statuto del gruppo della Camera, che non prevede alcun abbassamento del quorum da quello richiesto alla prima votazione: la maggioranza assoluta. Venerdì ripartirà l’iter per l’elezione del capogruppo, con il rischio del perdurare dello stallo.

Parlamentari M5S, in Emilia solo con liste civiche – “Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”: lo dichiarano in una nota i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Alessandra Carbonaro, Vittorio Ferraresi, Gabriele Lanzi, Marco Croatti, Michela Montevecchi, Maria Edera Spadoni, Giulia Sarti, Maria Laura Mantovani, Carlo De Girolamo, Davide Zanichelli al termine dell’incontro con Luigi Di Maio. Quello di oggi con il capo politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo tutti concordi nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. Le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”. Così Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera e parlamentare emiliano-romagnola del Movimento 5 Stelle al termine dell’incontro tra parlamentari e consiglieri regionali pentastellati emiliano-romagnoli ed il capo politico Luigi Di Maio

Il punto – La forza di Luigi Di Maio è che il M5S al momento sembra poter solo governare e cercare di farlo bene. Ma dopo la batosta in Umbria il leader torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento. Ma la guerra fredda nel MoVimento sembra coinvolgere anche Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che hanno scommesso forte sull’alleanza con il Pd, anche a livello locale e sono intenzionati a tenere la linea. Di Maio invece dice chiaro “possiamo metterci con movimenti che lavorano sul territorio, non con altre forze politiche”. Da qui anche la decisione, annunciata dopo un incontro al senato, di far correre il Movimento da solo alle regionali di fine gennaio in Emilia Romagna. La divaricazione tra il capo politico M5S e il premier è latente – si racconta in ambienti della maggioranza – anche se Di Maio assicura di essere “molto orgoglioso di aver dato agli italiani un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte”. Indietro anche volendo non si torna, Matteo Salvini ha ormai rilanciato il centrodestra unito e poi “lui dopo 14 mesi di governo ci ha lasciato con il cerino in mano dell’Iva – afferma il ministro degli Esteri -, per me con lui è finita”. “Con il Pd si lavora meglio che con la Lega”, concede Di Maio, ma nell’incontro al Senato con i referenti di Emilia Romagna e Calabria emergono i forti dubbi sul replay dello schema Umbria. Mentre cerca di elaborare una strategia per porre fine alla sequela di sconfitte post-politiche 2018, il capo politico dei 5stelle deve far fronte a un dissenso interno che sta alzando la voce. Tra i pochi a chiedere apertamente le sue dimissioni c’è il senatore Mario Giarrusso, che parla di “tracollo” alle regionali e di “parecchi passi indietro” di Di Maio con i suoi 4 incarichi. Alla Camera il gruppo cerca di eleggere il presidente dopo due fumate grigie e intanto si sparge la voce, rilanciata da fonti di stampa, di una fronda di una cinquantina di deputati, pronti a firmare un documento. Ipotesi smentita però da altre fonti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi regione per regione. Si prospettano grandi sorprese.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-06.

2019-09-27__Italia_Regioni_Spndaggi

BiDiMedia ha rilasciato un interessante sondaggio di propensione al voto ripartito regione per regione.

Pur essendo stato eseguito il 20 settembre, la reale influenza dei nuovi partiti di Reni e di Calenda non è stata possibile essere conteggiata: occorrerà attendere ancora un po’ di tempo.

Similmente, il sondaggio non prevede un accorpamento elettorale del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle: se ciò accadesse in modo sistematico, il quadro previsionale ne risulterebbe notevolmente alterato rispetto a questi risultati.

Si tenga presente che a breve si terranno le elezioni regionali in Umbria, Calabria ed Emilia-Romagna.

«A parte la Toscana, dove il centrosinistra prevale leggermente, e la Campania, dove è davanti il Movimento 5 Stelle, il centrodestra occupa la prima posizione nelle restanti regioni con punte di oltre il 50% in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.»

«Anche in Emilia Romagna, che presto andrà al voto, la coalizione di centrodestra è davanti a tutti»

«Da vedere però se anche lì si raggiungerà un accordo politico tra M5S e Pd come successo in Umbria dove le due formazioni lottano alla pari con il centrodestra»

*

Al momento attuale il quadro politico è davvero molto fluido.

Ma dovrebbe essere inutile ricordare come i risultati delle prossime elezioni in Umbria, Calabria ed Emilia-Romagna saranno test cruciali per questo governo rossogiallo. Se poi il partito di Renzi si presentasse come realtà autonoma, se non altro per avere la conferma elettorale dell’avvenuta scissione. In ogni caso, per il Governo rossogiallo la mancata conquista di queste regioni sarebbe una severa  sconfitta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Emilia Romagna. Sondaggi Elettorali. Situazione e sondaggi

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-20.

2019-07-15__Ipsos__Emilia_Romagna__Spndaggi__000

Dal 4 marzo 2018 il centro destra ha vinto le elezioni regionali in Lombardia, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte. A novembre si voterò invece in Emilia-Romagna.

«Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì»

«L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte»

«Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore»

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Proponiamo in questo articolo i sunti numerici che permettono di aver sotto mano tutti i parametri di interesse.

2019-07-15__Ipsos__Emilia_Romagna__Europee_2019

Se si riconfermassero le percentuali ottenute nelle elezioni europee, avendo la Lega ottenuto la maggioranza relativa dovrebbe poter aver diritto al governatore ed al premio di maggioranza. Ma ci si ricordi come nelle elezioni regionali influisca sicuramente il clima politico generale, ma grande influenza abbiano anche le scelte dei candidati. Una differenza di due punti percentuali sembrerebbe non permettere una previsione certa, anche tenendo conto che il giudizio degli Elettori sull’operato della giunta uscente è buono.

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Elezioni regionali Emilia Romagna 2019.

Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì.

Anche se mancano ancora diversi mesi, in Emilia Romagna sono iniziate da tempo le grandi manovre in merito alle elezioni regionali, con i sondaggi che ipotizzano un grande equilibrio come mai avvenuto nel recente passato.

L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte.

La data delle elezioni in Emilia Romagna.

Sarà particolarmente fitto il calendario politico del 2019 in Emilia Romagna. Come nel resto del paese, le urne in primis si sono aperte lo scorso 26 maggio per le elezioni europee e per il primo turno delle amministrative.

In merito alle elezioni amministrative, in Emilia Romagna si votato per quanto riguarda i comuni capoluogo a Ferrara, Reggio Emilia, Modena, Cesena e Forlì. Il ballottaggio poi dove previsto si è tenuto 9 giugno.

Per quanto riguarda le elezioni regionali, si era paventata la possibilità di un accorpamento per una sorta di election day, ma alla fine l’ipotesi che era stata anche inserita nella legge di Bilancio è stata subito scartata.

In Emilia Romagna quindi per le elezioni regionali, salvo clamorose sorprese, si voterà in autunno così come è avvenuto nel 2014 quando le urne si aprirono in data 23 novembre.

La legge elettorale.

Anche nel 2019 in Emilia Romagna si voterà con la nuova legge elettorale, modificata il 23 luglio 2014 e che ha fatto il proprio esordio cinque anni fa in occasione del voto regionale del 23 novembre.

Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore.

Sarà possibile effettuare un voto disgiunto, per un candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale e per una delle altre liste a esso non collegate, mentre la soglia di sbarramento sarà del 3% per le liste non coalizzate e del 5% per quelle invece coalizzate.

I candidati.

Lo scorso ottobre l’attuale governatore Stefano Bonaccini si è detto disponibile a una nuova candidatura per un secondo mandato. Il centrosinistra quindi non dovrebbe ricorrere alle primarie come cinque anni fa.

Bonaccini comunque dovrà cercare ora di costruire la sua coalizione che nel 2014 ha compreso anche l’allora SEL. Per il 2019 si parla di un possibile allargamento anche a Italia in Comune, il movimento che fa capo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Questo anno ancora cinque elezioni regionali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-14.

2019-02-14__Elezioni Regionali 001

Durante questo anno si terranno molte importanti elezioni regionali.

Già pochi giorni or sono, il 10 febbraio, si è votato in Abruzzo. Centrodestra 48.0% (17 seggi), centrosinistra 31.3% (5 seggi), M5S 20.2% (7 seggi). Lega 27.5%, Forza Italia 9.0%, Fratelli d’Italia 6.5%, Partito Democratico 11.1%, M5S 19.7%.

2019-02-14__Elezioni Regionali 002

Questi sono invece gli appuntamenti prossimi venturi.

– Il 24 febbraio 2019 si vota in Sardegna.

– Il 24 marzo si vota in Basilicata.

– Il 26 maggio si vota in Piemonte.

– A novembre si vota in Calabria.

– In novembre si vota in Emilia-Romagna.

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In Italia le regioni svolgono un ruolo politico non da poco, secondo anche il loro proprio peso specifico.

Ma ad oggi le regioni sono gli ultimi centri di potere rimasti in mano alle formazioni di sinistra. Senza il potere centrale la loro voce non si sente più forte e chiara, mentre invece resta inalterato tutto il loro potere sul sottogoverno, pabulum per miriadi e miriadi di consulenti o ritenuti tali, ma tutti stipendiati a spese del Contribuente,

Senza governo romano e senza buona quota di sottogoverno il partito democratico sarebbe destinato ad estinguersi, non potendo più collocare i propri uomini in remunerative posizioni di prestigio. È incredibile il numero di persone che le regioni nominano nei consigli di amministrazione.

Se con le elezioni del 2014 le sinistre erano riuscite a conquistarsi sedici regioni su diciannove, ad oggi il rapporto è 16 ad 8, ed i risultati delle prossime elezioni potrebbero rendere ancor meno vistoso lo stacco.

«dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione»

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«Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone»

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«Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza»

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«tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra »

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Se è vero che nelle elezioni regionali intervengono molti fattori umani e locali, sarebbe anche vero ricordare come tute le regioni coinvolte dalle tornate elettorali interagiscano in modo consistente con il governo centrale.

Per il centrodestra sarebbe già un risultato eccellente riuscire a conquistare tre su cinque regioni.


Corriere. 2019-02-14. Da rosse ad azzurre, ecco come l’Italia delle Regioni ha cambiato colore

Nel 2014 ben 16 erano di centrosinistra e 3 di centrodestra. Oggi l’equilibrio è di 11 a 8, in attesa che del voto in Sardegna e Basilicata (dove gli «azzurri» potrebbero vincere).

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Nel 2014, l’Italia delle Regioni era un monolite rosso, governato da Pd e coalizioni di centrosinistra: 16 a 3 (senza contare le autonomie di Val d’Aosta e Alto Adige, ma la Provincia del Trentino a guida «rossa»). Oggi, a distanza di 5 anni e dopo le ultime le elezioni regionali in Abruzzo (qui tutti i risultati con la vittoria del centrodestra con Marsilio), confrontando le fotografie politiche si nota che l’Italia ha cambiato colore. Le Regioni rosse sono 11, quelle guidate dal centrodestra sono salite a 8, mentre il M5S è fermo al palo (Qui l’analisi dei flussi: in Abruzzo, rispetto alle Politiche 2018, solo 1 elettore su 3 è rimasto con i «grillini» ed i voti sono andati alla Lega).

Il test in Sardegna, con l’esordio della Lega

Ma la svolta (cromatica e politica) potrebbe ancora ampliarsi: il 24 febbraio si vota in Sardegna (terra di tradizionale alternanza), dove dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione, sostenuto anche dalla Lega, che parteciperà per la prima volta alle elezioni regionali sarde, contro il sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

Basilicata, tra scandali politici e petrolio da gestire

Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone.

Piemonte, il super test politico sulla Tav

Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza. (Qui la strategia del leader M5S Di Maio per rimanere al governo con Salvini e rilanciare il Movimento con liste civiche sul territorio).

La prova di resistenza in Emilia-Romagna e Calabria

Ultima tornata, tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Regionali 2019. Emilia Romagna. CD in maggioranza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-11.

2018-08-08__Emilia__001

Alle elezioni regionali del 2014-11-23 il centrosinistra aveva conseguito il 49.05% dei voti, contro il 29.85% del centrodestra.

Il partito democratico aveva preso il 44.52% dei suffragi, Lega il 19.42%, Forza Italia l’8.36% ed i Movimento 5 Stelle il 13.26%.

Sono passati quattro anni e la gestione Renzi ha colpito forte e duramente. Gentiloni poi ha fatto il resto. Per non menzionare l’on Martina e tutti i giornalisti Rai. Sono riusciti a distruggere il partito democratico come il vecchio ddt gli insetti. E più parlano, meglio li lasciano parlare, più perdono i voti.

Nessuno si stupirebbe se alla fine saltasse fuori che erano finanziati dei servizi segreti deviati americani.

«La possibilità di una vittoria del centrodestra o del Movimento 5 Stelle nella regione baluardo del centrosinistra è sempre più probabile»

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«Se si votasse oggi per le amministrative il centrodestra otterrebbe il 42,2% dei consensi con la Lega primo partito e i Cinque Stelle davanti al PD con il centrosinistra al 27,9%.»

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«un’alleanza giallo verde, questa vincerebbe a mani basse con il 55,3% dei voti»

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Non fan più i comunisti di una volta.


Termometro Politico. Sondaggi elettorali Pareto: a Ferrara Lega primo partito.

Il prossimo anno in Emilia Romagna si andrà al voto per eleggere il nuovo consiglio regionale. Alle Politiche del 4 marzo il centrodestra ha conquistato lo stesso numero di seggi del centrosinistra (18). Il primato del Pd nella regione è ormai a forte rischio. Le vittorie di Salvini e compagni a Siena e Pisa e il trionfo del M5S a Imola sono uno dei tanti campanelli d’allarme che sono suonati nelle stanze del Nazareno.

La possibilità di una vittoria del centrodestra o del Movimento 5 Stelle nella regione baluardo del centrosinistra è sempre più probabile. Basta leggere i dati di un sondaggio effettuato dall’istituto di analisi politica Vilfredo Pareto e pubblicato su Il Resto del Carlino. La rilevazione parla chiaro. Se si votasse oggi per le amministrative il centrodestra otterrebbe il 42,2% dei consensi con la Lega primo partito e i Cinque Stelle davanti al PD con il centrosinistra al 27,9%.

Il sondaggio prende in esame la situazione politica a Ferrara. Se nella casa degli Estensi si dovesse comporre un’alleanza giallo verde, questa vincerebbe a mani basse con il 55,3% dei voti

“Solo una novità spiazzante, e la capacità del Pd di uscire completamente dagli schemi – afferma l’autore del sondaggio Bruno Poggi –, può sovvertire un quadro che sembra, almeno per le prossime amministrative, ormai incardinato”.

Qualcosa in realtà sembra muoversi. Stando ad un’indiscrezione raccolta dal Corriere della Sera, il segretario Martina avrebbe lanciato una proposta interessante: trasformare il Pd in un partito federale capace di lottare su più fronti e contrastare l’egemonia locale della Lega. Che anche a Ferrara è molto forte.

Secondo il sondaggio dell’istituto Pareto infatti, il politico più conosciuto in città è il leghista Alan Fabbri con il 33% dei consensi seguito dal vicesindaco Massimo Maisto con il 21,1%, e dall’ex sindaco Roberto Soffritti, con il 18,7%.