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Emilia Romagna. Sondaggi Elettorali. Situazione e sondaggi

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-20.

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Dal 4 marzo 2018 il centro destra ha vinto le elezioni regionali in Lombardia, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte. A novembre si voterò invece in Emilia-Romagna.

«Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì»

«L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte»

«Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore»

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Proponiamo in questo articolo i sunti numerici che permettono di aver sotto mano tutti i parametri di interesse.

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Se si riconfermassero le percentuali ottenute nelle elezioni europee, avendo la Lega ottenuto la maggioranza relativa dovrebbe poter aver diritto al governatore ed al premio di maggioranza. Ma ci si ricordi come nelle elezioni regionali influisca sicuramente il clima politico generale, ma grande influenza abbiano anche le scelte dei candidati. Una differenza di due punti percentuali sembrerebbe non permettere una previsione certa, anche tenendo conto che il giudizio degli Elettori sull’operato della giunta uscente è buono.

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Elezioni regionali Emilia Romagna 2019.

Cresce l’attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna, soprattutto dopo i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative dove il centrodestra ha fatto il pieno di voti strappando anche la guida di comuni come Ferrara e Forlì.

Anche se mancano ancora diversi mesi, in Emilia Romagna sono iniziate da tempo le grandi manovre in merito alle elezioni regionali, con i sondaggi che ipotizzano un grande equilibrio come mai avvenuto nel recente passato.

L’attuale governatore di centrosinistra Stefano Bonaccini dovrebbe infatti correre per un secondo mandato, ma la crescita fatta registrare ultimamente dal centrodestra (specie dalla Lega) rendono queste elezioni regionali in Emilia Romagna più che incerte.

La data delle elezioni in Emilia Romagna.

Sarà particolarmente fitto il calendario politico del 2019 in Emilia Romagna. Come nel resto del paese, le urne in primis si sono aperte lo scorso 26 maggio per le elezioni europee e per il primo turno delle amministrative.

In merito alle elezioni amministrative, in Emilia Romagna si votato per quanto riguarda i comuni capoluogo a Ferrara, Reggio Emilia, Modena, Cesena e Forlì. Il ballottaggio poi dove previsto si è tenuto 9 giugno.

Per quanto riguarda le elezioni regionali, si era paventata la possibilità di un accorpamento per una sorta di election day, ma alla fine l’ipotesi che era stata anche inserita nella legge di Bilancio è stata subito scartata.

In Emilia Romagna quindi per le elezioni regionali, salvo clamorose sorprese, si voterà in autunno così come è avvenuto nel 2014 quando le urne si aprirono in data 23 novembre.

La legge elettorale.

Anche nel 2019 in Emilia Romagna si voterà con la nuova legge elettorale, modificata il 23 luglio 2014 e che ha fatto il proprio esordio cinque anni fa in occasione del voto regionale del 23 novembre.

Come da prassi per le regionali ci sarà l’elezione diretta del governatore. Niente ballottaggio quindi con il candidato che riuscirà a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari che sarà il vincitore.

Per garantire una sostanziale governabilità in Consiglio, alla lista o più liste che appoggiano il candidato più votato verrà assegnato un premio di maggioranza, pari a 27 seggi su un totale di 50.

In generale 40 consiglieri saranno eletti con un metodo proporzionale sulla base di liste circoscrizionali, 9 invece con sistema maggioritario nelle singole circoscrizioni mentre il restante seggio è riservato al candidato vincitore.

Sarà possibile effettuare un voto disgiunto, per un candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale e per una delle altre liste a esso non collegate, mentre la soglia di sbarramento sarà del 3% per le liste non coalizzate e del 5% per quelle invece coalizzate.

I candidati.

Lo scorso ottobre l’attuale governatore Stefano Bonaccini si è detto disponibile a una nuova candidatura per un secondo mandato. Il centrosinistra quindi non dovrebbe ricorrere alle primarie come cinque anni fa.

Bonaccini comunque dovrà cercare ora di costruire la sua coalizione che nel 2014 ha compreso anche l’allora SEL. Per il 2019 si parla di un possibile allargamento anche a Italia in Comune, il movimento che fa capo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti.

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Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

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Italia. Questo anno ancora cinque elezioni regionali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-14.

2019-02-14__Elezioni Regionali 001

Durante questo anno si terranno molte importanti elezioni regionali.

Già pochi giorni or sono, il 10 febbraio, si è votato in Abruzzo. Centrodestra 48.0% (17 seggi), centrosinistra 31.3% (5 seggi), M5S 20.2% (7 seggi). Lega 27.5%, Forza Italia 9.0%, Fratelli d’Italia 6.5%, Partito Democratico 11.1%, M5S 19.7%.

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Questi sono invece gli appuntamenti prossimi venturi.

– Il 24 febbraio 2019 si vota in Sardegna.

– Il 24 marzo si vota in Basilicata.

– Il 26 maggio si vota in Piemonte.

– A novembre si vota in Calabria.

– In novembre si vota in Emilia-Romagna.

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In Italia le regioni svolgono un ruolo politico non da poco, secondo anche il loro proprio peso specifico.

Ma ad oggi le regioni sono gli ultimi centri di potere rimasti in mano alle formazioni di sinistra. Senza il potere centrale la loro voce non si sente più forte e chiara, mentre invece resta inalterato tutto il loro potere sul sottogoverno, pabulum per miriadi e miriadi di consulenti o ritenuti tali, ma tutti stipendiati a spese del Contribuente,

Senza governo romano e senza buona quota di sottogoverno il partito democratico sarebbe destinato ad estinguersi, non potendo più collocare i propri uomini in remunerative posizioni di prestigio. È incredibile il numero di persone che le regioni nominano nei consigli di amministrazione.

Se con le elezioni del 2014 le sinistre erano riuscite a conquistarsi sedici regioni su diciannove, ad oggi il rapporto è 16 ad 8, ed i risultati delle prossime elezioni potrebbero rendere ancor meno vistoso lo stacco.

«dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione»

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«Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone»

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«Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza»

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«tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra »

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Se è vero che nelle elezioni regionali intervengono molti fattori umani e locali, sarebbe anche vero ricordare come tute le regioni coinvolte dalle tornate elettorali interagiscano in modo consistente con il governo centrale.

Per il centrodestra sarebbe già un risultato eccellente riuscire a conquistare tre su cinque regioni.


Corriere. 2019-02-14. Da rosse ad azzurre, ecco come l’Italia delle Regioni ha cambiato colore

Nel 2014 ben 16 erano di centrosinistra e 3 di centrodestra. Oggi l’equilibrio è di 11 a 8, in attesa che del voto in Sardegna e Basilicata (dove gli «azzurri» potrebbero vincere).

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Nel 2014, l’Italia delle Regioni era un monolite rosso, governato da Pd e coalizioni di centrosinistra: 16 a 3 (senza contare le autonomie di Val d’Aosta e Alto Adige, ma la Provincia del Trentino a guida «rossa»). Oggi, a distanza di 5 anni e dopo le ultime le elezioni regionali in Abruzzo (qui tutti i risultati con la vittoria del centrodestra con Marsilio), confrontando le fotografie politiche si nota che l’Italia ha cambiato colore. Le Regioni rosse sono 11, quelle guidate dal centrodestra sono salite a 8, mentre il M5S è fermo al palo (Qui l’analisi dei flussi: in Abruzzo, rispetto alle Politiche 2018, solo 1 elettore su 3 è rimasto con i «grillini» ed i voti sono andati alla Lega).

Il test in Sardegna, con l’esordio della Lega

Ma la svolta (cromatica e politica) potrebbe ancora ampliarsi: il 24 febbraio si vota in Sardegna (terra di tradizionale alternanza), dove dopo 5 anni di amministrazione di Francesco Pigliaru (Pd), il centrodestra sembra favorito con il senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione, sostenuto anche dalla Lega, che parteciperà per la prima volta alle elezioni regionali sarde, contro il sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

Basilicata, tra scandali politici e petrolio da gestire

Il 24 marzo si voterà invece in Basilicata, Regione marginale politicamente solo in apparenza, ma invece molto rilevante per i giacimenti di petrolio presenti sul territorio. Anche in questo caso il governatore uscente è di centrosinistra, Marcello Pittella, finito però in manette per uno scandalo giudiziario: possibile, anche qui, che il centrodestra riesca in un storico ribaltone.

Piemonte, il super test politico sulla Tav

Molto rilevanti le Regionali del 26 maggio in Piemonte, che, in concomitanza con le Europee, saranno un test politico fondamentale per la Tav: il governatore uscente Sergio Chiamparino (Pd) vuole terminare la Torino-Lione a tutti i costi. L’opera è sostenuta con forza anche dalla Lega, mentre il M5S la osteggia con forza. (Qui la strategia del leader M5S Di Maio per rimanere al governo con Salvini e rilanciare il Movimento con liste civiche sul territorio).

La prova di resistenza in Emilia-Romagna e Calabria

Ultima tornata, tra fine novembre e dicembre, si terrà per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Anche queste hanno governatori «rossi», che dovranno tenere duro per resistere all’avanzata azzurra.

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Elezioni Regionali 2019. Emilia Romagna. CD in maggioranza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-11.

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Alle elezioni regionali del 2014-11-23 il centrosinistra aveva conseguito il 49.05% dei voti, contro il 29.85% del centrodestra.

Il partito democratico aveva preso il 44.52% dei suffragi, Lega il 19.42%, Forza Italia l’8.36% ed i Movimento 5 Stelle il 13.26%.

Sono passati quattro anni e la gestione Renzi ha colpito forte e duramente. Gentiloni poi ha fatto il resto. Per non menzionare l’on Martina e tutti i giornalisti Rai. Sono riusciti a distruggere il partito democratico come il vecchio ddt gli insetti. E più parlano, meglio li lasciano parlare, più perdono i voti.

Nessuno si stupirebbe se alla fine saltasse fuori che erano finanziati dei servizi segreti deviati americani.

«La possibilità di una vittoria del centrodestra o del Movimento 5 Stelle nella regione baluardo del centrosinistra è sempre più probabile»

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«Se si votasse oggi per le amministrative il centrodestra otterrebbe il 42,2% dei consensi con la Lega primo partito e i Cinque Stelle davanti al PD con il centrosinistra al 27,9%.»

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«un’alleanza giallo verde, questa vincerebbe a mani basse con il 55,3% dei voti»

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Non fan più i comunisti di una volta.


Termometro Politico. Sondaggi elettorali Pareto: a Ferrara Lega primo partito.

Il prossimo anno in Emilia Romagna si andrà al voto per eleggere il nuovo consiglio regionale. Alle Politiche del 4 marzo il centrodestra ha conquistato lo stesso numero di seggi del centrosinistra (18). Il primato del Pd nella regione è ormai a forte rischio. Le vittorie di Salvini e compagni a Siena e Pisa e il trionfo del M5S a Imola sono uno dei tanti campanelli d’allarme che sono suonati nelle stanze del Nazareno.

La possibilità di una vittoria del centrodestra o del Movimento 5 Stelle nella regione baluardo del centrosinistra è sempre più probabile. Basta leggere i dati di un sondaggio effettuato dall’istituto di analisi politica Vilfredo Pareto e pubblicato su Il Resto del Carlino. La rilevazione parla chiaro. Se si votasse oggi per le amministrative il centrodestra otterrebbe il 42,2% dei consensi con la Lega primo partito e i Cinque Stelle davanti al PD con il centrosinistra al 27,9%.

Il sondaggio prende in esame la situazione politica a Ferrara. Se nella casa degli Estensi si dovesse comporre un’alleanza giallo verde, questa vincerebbe a mani basse con il 55,3% dei voti

“Solo una novità spiazzante, e la capacità del Pd di uscire completamente dagli schemi – afferma l’autore del sondaggio Bruno Poggi –, può sovvertire un quadro che sembra, almeno per le prossime amministrative, ormai incardinato”.

Qualcosa in realtà sembra muoversi. Stando ad un’indiscrezione raccolta dal Corriere della Sera, il segretario Martina avrebbe lanciato una proposta interessante: trasformare il Pd in un partito federale capace di lottare su più fronti e contrastare l’egemonia locale della Lega. Che anche a Ferrara è molto forte.

Secondo il sondaggio dell’istituto Pareto infatti, il politico più conosciuto in città è il leghista Alan Fabbri con il 33% dei consensi seguito dal vicesindaco Massimo Maisto con il 21,1%, e dall’ex sindaco Roberto Soffritti, con il 18,7%.