Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Regno Unito. Trionfo di Johnson, ma débâcle per i liberal socialisti europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-13.

2019-12-13__Uk__01

Sicuramente Mr Johnson ha ottenuto un trionfo elettorale, specie poi se lo si volesse confrontare con lo sconfortante risultato ottenuto a suo tempo da Mrs May, che fu la vergogna del Regno Unito. Un Premier che piange non serve proprio agli inglesi.

È stato un referendum plebiscitario sia nei confronti di Mr Johnson, sia a favore della Brexit: comme d’habitude, i laburisti e tutti i liberal socialisti europei si affannavano a dire che gli inglesi non avrebbero voluto la Brexit, ma anche questa volta gli Elettori li hanno sbugiardati alla grande. Si deve credere vero solo l’opposto di quanto sostengano.

Così, Mr Johnson ha stravinto nonostante la turpe campagna mediatica svolta contro di lui e contro la Brexit.

*

Mr Corbyn ha subito una severa débâcle: così severa che lo ha ridotto ai minimi termini.

Elezioni Uk 2019, processo a Corbyn nei Labour. Swinson si dimette nei Lib Dem

«Uno shock” è la parola più ricorrente tra le fila dei laburisti in questa lunga notte elettorale britannica. …. rischiano di andare perdute anche alcune roccaforti, per esempio nell’Inghilterra del Nord e in Galles …. si sente già un forte rumore di fondo da resa dei conti: sul banco degli imputati, ovviamente, c’è Jeremy Corbyn. …. #CorbynOut, via Corbyn, animato dagli stessi laburisti, tra le cui fila brucia forte il fatto di aver messo a segno il peggior risultato dal 1935.»

«E’ colpa di un solo uomo, della sua campagna, del suo manifesto, della sua leadership …. Non ho mai immaginato che potessimo scendere sotto i 200 seggi. Questo è Corbyn …. Paese non ha apprezzato fino in fondo il “libretto rosso” di Corbyn: la nazionalizzazione dell’energia, della rete idrica, delle poste e delle ferrovie, quella grande “riforma radicale” che a molti è suonato come la sinistra dei tempi che furono …. alle prossime elezioni non sarà a guida del Partito»

«Non abbiamo voluto capire che tanti dei nostri che avevano votato Leave meritavano di essere ascoltati”»

Già.

È una caratteristica tipica dei liberal socialisti, nella loro smisurata superbia, credersi i sommi depositari della verità al punto tale che sarebbe del tutto inutile chiedere alla gente comune cosa mai pensasse. Poi, però, alle elezioni la gente comune vota, e li bastona. Allora iniziano a lamentarsi che il popolo non li avrebbe capiti.

Ma se Mr Corbyn non scherza, Mrs Ursula von der Leyen mica che gli sarrebe da meno.

Elezioni Gb, Von der Leyen: “Pronti a negoziare”

«Siamo pronti “a negoziare quanto necessario”. Ursula Von der Leyen accoglie in questi termini il risultato delle elezioni celebrate nel Regno Unito. Da Bruxelles, la nuova presidente della Commissione Europea annuncia di aspettarsi oggi dai leader Ue un mandato chiaro “sui prossimi passi”.

Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha preannunciato “un messaggio forte” in arrivo da Bruxelles: “Siamo pronti per i prossimi passi, vedremo se è possibile per il parlamento britannico accettare l’accordo di uscita e se così è saremo disposti a compiere il prossimo passo”. Michel si è quindi congratulato con Johnson e ha invocato una rapida ratifica dell’accordo di divorzio da Bruxelles. “Attendiamo prima possibile il voto del parlamento britannico sull’accordo di uscita. E’ importante avere chiarezza prima possibile”.»

*

«se è possibile per il parlamento britannico accettare l’accordo di uscita»?

Il parlamento inglese impone, non accetta.

Ben venga una hard Brexit.

Già gli industriali francesi e tedeschi iniziano a piangere lacrime di acido muriatico.

*


Borse volano con Dazi e Uk. Piazza Affari apre in rialzo

Borsa: apre in rialzo, Ftse Mib a +1,22%

La Borsa di Milano apre in rialzo, dopo il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’allentarsi delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. L’indice Ftse Mib sale dell’1,22% a 23.679,43 punti.

Borse europee: avvio in rialzo dopo vittoria Johnson

Le Borse europee aprono in rialzo dopo la vittoria di Boris Johnson alle elezioni britanniche e l’allentarsi delle tensioni commerciali tra Usa e Cina.A Parigi, l’indice Cac sale dell’1,44% a 5.968,86 punti, ai massimi dal 24 luglio 2007. A Francoforte, l’indice Dax cresce dell’1,22% a 13.383,26 punti. A Milano l’indice Ftse Mib ha aperto a +1,22%. ​A Londra l’indice ​Ftse 100 guadagna lo 0,96% a 7,343.40 punti, dopo un’iniziale flessione dello 0,6%. 

BORSA: TOKYO CHIUDE A +2,55%, AI PIU’ ALTI LIVELLI DA 14 MESI

Chiude in netto rialzo la borsa di  Tokyo con l’indice giapponese che guadagna il 2,55% ai piu’ alti  livelli da 14 mesi sulla scia della vittoria del leader conservatore  Boris Johnson alle elezioni britanniche e dei report della stampa Usa  di una imminente firma di un accordo commerciale tra Washington e  Pechino. L’indice Nikkei chiude a 24,023.1 punti mentre il più ampio  indice Topix chiude in rialzo dell’1,59% a 1.739,98 punti.

*


Elezioni Uk 2019, Brexit: tappe forzate per gennaio. Possibile voto a Natale

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit.

Elezioni Uk 2019: l’agenda, tappe forzate per Brexit 31 gennaio

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit e che passerà alla Camera dei Lord tra Natale e Capodanno. Ma ecco il cronoprogramma che porterà alla realizzazione della Brexit.

13 dicembre: nuovo governo. Se dovesse confermata la maggioranza, Johnson si recherà a Buckingham Palace per essere ufficialmente nominato premier dalla regina Elisabetta II.

17 dicembre: il Parlamento riprende l’attività. I parlamentari neoeletti sceglieranno uno speaker della Camera dei Comuni e probabilmente riconfermeranno Lindsay Hoyle, che è stato eletto il 4 novembre scorso. I 650 parlamentari fanno quindi il giuramento.

– 19 dicembre: il discorso della regina. Johnson punta a muoversi rapidamente per definire l’agenda legislativa del suo governo. La regina leggerà l’elenco delle azioni che il premier spera di portare a termine in una cerimonia nella Camera dei Lord. 

31 gennaio: giorno della Brexit. La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione europea il 31 gennaio, la quarta scadenza dal referendum del 2016.Johnson con la vittoria schiacciante cercherà di fare approvare a Westminster i termini di uscita che ha concordato con Bruxelles.

1 luglio: scadenza trattative commerciali. Se andrà in porto la Brexit, la Gran Bretagna entrerà in una fase di transizione in cui le sue relazioni con l’Ue rimarranno le stesse fino al 31 dicembre 2020. Ciò con lo scopo di concedere alle due parti il ​​tempo di concordare un nuovo partenariato commerciale e di sicurezza.    

La Gran Bretagna può chiedere di prorogare il periodo di uno o due anni, ma dovrà informare l’Ue della sua richiesta entro il primo luglio. In seguito, non vi saranno ulteriori opportunità di proroga.

– 31 dicembre 2020: la transizione termina. La data in cui le relazioni esistenti tra la Gran Bretagna e l’Ue verranno definitivamente interrotte. Senza un nuovo accordo o un’estensione del periodo di transizione, il commercio transnazionale, i trasporti e una tanti altri legami rischiano di essere

*


Elezioni Uk 2019, Brexit: tappe forzate per gennaio. Possibile voto a Natale

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit.

Elezioni Uk 2019: l’agenda, tappe forzate per Brexit 31 gennaio

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit e che passerà alla Camera dei Lord tra Natale e Capodanno. Ma ecco il cronoprogramma che porterà alla realizzazione della Brexit.

13 dicembre: nuovo governo. Se dovesse confermata la maggioranza, Johnson si recherà a Buckingham Palace per essere ufficialmente nominato premier dalla regina Elisabetta II.

17 dicembre: il Parlamento riprende l’attività. I parlamentari neoeletti sceglieranno uno speaker della Camera dei Comuni e probabilmente riconfermeranno Lindsay Hoyle, che è stato eletto il 4 novembre scorso. I 650 parlamentari fanno quindi il giuramento.

– 19 dicembre: il discorso della regina. Johnson punta a muoversi rapidamente per definire l’agenda legislativa del suo governo. La regina leggerà l’elenco delle azioni che il premier spera di portare a termine in una cerimonia nella Camera dei Lord. 

31 gennaio: giorno della Brexit. La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione europea il 31 gennaio, la quarta scadenza dal referendum del 2016.Johnson con la vittoria schiacciante cercherà di fare approvare a Westminster i termini di uscita che ha concordato con Bruxelles.

1 luglio: scadenza trattative commerciali. Se andrà in porto la Brexit, la Gran Bretagna entrerà in una fase di transizione in cui le sue relazioni con l’Ue rimarranno le stesse fino al 31 dicembre 2020. Ciò con lo scopo di concedere alle due parti il ​​tempo di concordare un nuovo partenariato commerciale e di sicurezza.    

La Gran Bretagna può chiedere di prorogare il periodo di uno o due anni, ma dovrà informare l’Ue della sua richiesta entro il primo luglio. In seguito, non vi saranno ulteriori opportunità di proroga.

– 31 dicembre 2020: la transizione termina.La data in cui le relazioni esistenti tra la Gran Bretagna e l’Ue verranno definitivamente interrotte. Senza un nuovo accordo o un’estensione del periodo di transizione, il commercio transnazionale, i trasporti e una tanti altri legami rischiano di essere interrotti. 

*


Elezioni Uk 2019 risultati: trionfa Boris Johnson, Corbyn ko. Brexit a gennaio

I Tory di Boris Johnson conquistano la maggioranza assoluta. Dura sconfitta per i Labour di Corbyn. Brexit a gennaio 2020. La Scozia chiederà nuovo referendum.

Lo tsunami Boris Johnson è stato implacabile: i Tory, aggiudicandosi la maggioranza assoluta con oltre 360 seggi (secondo le ultime proiezioni), hanno riportato una vittoria schiacciante e regalato al premier conservatore “un mandato forte per andare fino in fondo con la Brexit”. I Tory hanno subito una sconfitta umiliante che ha costretto il leader, Jeremy Corbyn, ad annunciare che “alle prossime elezioni non sarà a guida del Partito”.

festeggia il Partito nazionale scozzese (Nsp), guidato dalla premier Nicola Sturgeon, che punta a 55 seggi, e già rivendica un secondo referendum per l’indipendenza. I LibDem vanno peggio del previsto (le proiezioni li danno a 13 seggi al massimo) e la loro leader a Westminster, Jo Swinson, non viene rieletta. Così com’è stato bocciato anche il leader dei Dup, gli unionisti nordirlandesi, nel collegio di Belfast. Sono due delle vittime eccellenti di una notte che ha ridisegnato la mappa politica della Gran Bretagna e ha aperto le porte ai conservatori nelle roccaforti laburiste. “Pare sia una grande vittoria per Boris”, ha twittato il capo della Casa Bianca, Donald Trump, da sempre grande sostenitore dell’ex sindaco di Londra. E lo è. “Sembra che ai tories sia stato assegnato un nuovo mandato elettorale molto forte per portare a termine la Brexit e unire questo Paese e portarlo avanti”, ha dichiarato BoJo celebrando anche la sua vittoria al collegio di Uxbridge-South Ruislip appena riconquistato. Al partito si fanno avanti le prime ipotesi per l’approvazione dell’accordo Brexit raggiunto da Johnson con Bruxelles: alla Camera dei Comuni il voto potrebbe essere calendarizzato già prima di Natale. E’ il miglior risultato dai tempi della Thatcher e rende ancora più amara la debacle del Partito di Corbyn che si ferma, nelle migliori delle proiezioni, a 199 seggi, il peggior dato dal 1935. La resa dei conti è già in corso. “E’ colpa di un solo uomo, della sua campagna, del suo manifesto, della sua leadership”, twitta Siobhan McDonagh, una candidata laburista. E l’ex ministro dell’Interno laburista, Alan Johnson, deputato uscente, rincara: “Non ho mai immaginato che potessimo scendere sotto i 200 seggi. Questo è Corbyn”. E pensare che sono passati solo due anni da quando Jeremy Corbyn veniva festeggiato come una rockstar. Certo hanno pesato molto le accuse di antisemitismo rivolte al suo partito, e certamente anche le critiche reiterate – che il premier Boris Johnson non ha mai mancato di rinfacciargli – di non esser mai stato sufficientemente netto proprio sulla madre di tutte le battaglie, in Gran Bretagna, ossia la Brexit. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Governo Zingaretti. Ma contano Renzi e Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-06.

201911-06__Sondaggi __001

Se non è oggi, lo sarà domani. E quando nelle elezioni si prende il 57% dei voti è indifferente quale sia la legge elettorale.

Il Governo italiano, imposto da Mr Timmermans e da Frau Merkel ha esitato in numerosi fatti nuovi e grevi di conseguenze.

– Il partito democratico si è scisso dando origine ad Italia Viva, il partito di Renzi, che adesso ha i numeri per essere l’ago della bilancia: può imporre ciò che vuole, e adesso si sta divertendo a giocare come il gatto con il topo. Renzi e Zingretti si odiano di odio luciferino.

– Il movimento cinque stelle sta inanellando sconfitte epocali elezione dopo elezione: se di allea con i democratici, perde come una pecetta, se va da solo, resta solo l’immarcescibile Di Maio, che si gloria di essere il portavoce del nulla: in Umbria ha perso un qualcosa come venti punti percentuali.

– Salvini e Lega stanno aumentando in continuazione le propensioni al voto. Ed ad oggi avrebbero una maggioranza schiacciante.

* * * * * * *

Un gioco fine e raffinato. Avendo obbligato PD e M5S ad un connubio incestuoso, tutte le contraddizioni stanno emergendo in modo tumultuoso. Le varie componenti della maggioranza si stanno sbranando con rabbia feroce. Si stanno distruggendo con le loro stesse mani.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Con questa manovra Mr Salvini ha semplicemente distrutto le potenzialità politiche dei sui competitori nelle elezioni regionali ed in quelle politiche: si troverà a combattere battaglie elettorali senza avversari degni di quel nome. Si inizia a prospettare un trentennio di Italia governata dal centrodestra: manna dal Cielo per molti, orripilante iattura per molti altri.

Maggiori i litigi nel governo rosso-giallo, maggiori le preferenze per il centrodestra.

Più questo governo rosso-giallo si incaponirà ad importare migranti illegali e clandestini, più graverà di tasse i Contribuenti, più continueranno a litigarsi e sempre più  vicino diventa il momento del redde rationem.

Ed a dir questo è proprio Mr Zingaretti.


«Il leader Pd Nicola Zingaretti ha riunito stamattina, a quanto si apprende, i ministri dem e i capigruppo sulla manovra»

«Dalla riunione, spiegano fonti presenti all’incontro, è emersa “esasperazione per i continui atteggiamenti di Renzi e Di Maio”.»

«A forza di tirare, la corda si spezza»

«”Nei giorni scorsi ci hanno accusato di essere sfasciacarrozze perché chiedevamo di cancellare provvedimenti sbagliati come l’aumento delle tasse sulle auto aziendali. Adesso che questa misura sbagliata è stata cancellata potremmo toglierci tanti sassolini dalle scarpe e chiedere che fine hanno fatto quelli che una settimana fa ci insultavano”. Lo scrive Matteo Renzi su facebook»

«E mentre potrebbe saltare la tassa sulle auto aziendali prevista dalla manovra e si starebbe pensando a un rinvio “significativo” della plastic tax»

«In Umbria è stata una drammatica sconfitta, ma è sbagliato dire che quell’accordo con M5S ha fatto perdere il candidato governatore. Noi siamo andati bene, molto male il M5S, ma senza l’accordo sarebbe stata una catastrofe»

* * * * * * *


Manovra: altolà Pd su manovra

Il leader Pd Nicola Zingaretti ha riunito stamattina, a quanto si apprende, i ministri dem e i capigruppo sulla manovra. Dalla riunione, spiegano fonti presenti all’incontro, è emersa “esasperazione per i continui atteggiamenti di Renzi e Di Maio”. “A forza di tirare, la corda si spezza”, è l’analisi dei partecipanti al vertice.

*


Manovra: Renzi, tassa auto non ci sarà

“Nei giorni scorsi ci hanno accusato di essere sfasciacarrozze perché chiedevamo di cancellare provvedimenti sbagliati come l’aumento delle tasse sulle auto aziendali. Adesso che questa misura sbagliata è stata cancellata potremmo toglierci tanti sassolini dalle scarpe e chiedere che fine hanno fatto quelli che una settimana fa ci insultavano”. Lo scrive Matteo Renzi su facebook. “Ma Italia Viva è nata per risolvere problemi, non per fare polemiche. E adesso possiamo dire che la tassa sulle auto aziendali non ci sarà. Avanti così”.

*


Manovra, Zingaretti attacca Renzi: “Da Matteo operazione di basso livello”

«Il segretario del Pd Nicola Zingaretti attacca Matteo Renzi, leader di Italia Viva per le continue critiche alla manovra del governo giallorosso. E lo fa con toni duri ospite del programma Di Martedì, condotto da Giovanni Floris su La7: “Giusto che tutti portino il contributo in un’alleanza, il problema è se porti idee per costruire provvedimenti o per logorare e criticare. Aprire una polemica su una manovra sottoscritta da tutti è un’operazione di basso livello che gli italiani giudicheranno”.

E mentre potrebbe saltare la tassa sulle auto aziendali prevista dalla manovra e si starebbe pensando a un rinvio “significativo” della plastic tax, Zingaretti continua a criticare il fuoco amico: “Se noi mostriamo alle persone un litigio continuo, quella destra che si è presentata a piazza San Giovanni crescerà sempre più. Quindi io combatto anche per Renzi, perché se pensa che fare le polemiche è un modo per conquistare voti ha capito male”. E aggiunge: “Si può governare insieme da alleati, non si può governare insieme da nemici. Quando si governa insieme da nemici c’è un prevalere di interessi particolari che danneggia la qualità del lavoro del governo. E su questo non siamo disponibili”.

Poi rivolto al M5s conclude: “Ho detto in maniera molto esplicita che il Pd non sta al governo per occupare poltrone o fare le nomine. Il Pd sta al governo se migliora l’Italia, se le condizioni vengono meno è chiaro che viene meno anche il motivo. In Umbria è stata una drammatica sconfitta, ma è sbagliato dire che quell’accordo con M5S ha fatto perdere il candidato governatore. Noi siamo andati bene, molto male il M5S, ma senza l’accordo sarebbe stata una catastrofe. M5S ora decida se vuole continuare a testimoniare dei valori o provare a cambiare questo Paese, vincendo le elezioni”.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Umbria. Le considerazioni di Italia Viva. – on Matteo Renzi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-29.

Animali_che_Ridono__007_Gufo

Con Enews 598, lunedì 28 ottobre 2019, Italia Viva ha fatto il punto sulle elezioni umbre e su altre situazioni, ovviamente dal suo punto di vista, che riportiamo virgolettato.

*

«2. La Corte di Cassazione ha detto che Mafia Capitale non è mai esistita. Dunque una delle più importanti indagini degli ultimi anni finisce con la condanna dei colpevoli ma per reati meno gravi di quelli che hanno fatto parlare tutto il mondo. Penso a quante pagine sono state dedicate a questi argomenti, penso a quanto impatto Mafia Capitale abbia avuto nel dibattito politico, penso a quanto sia cambiata la cronaca di questo Paese per la nostra abitudine di non rispettare le sentenze ma di giudicare in modo sbrigativo sui social o sui titoli di giornali. Essere garantisti significa innanzitutto scegliere di non fermarsi in superficie: di approfondire, studiare, riflettere. Essere garantisti oggi è più difficile di ieri ma è una grande battaglia culturale che vale la pena combattere, fino in fondo»

*

«In Umbria, come previsto, il centrodestra ha vinto nettamente le regionali. Credo sia stato un errore politico drammatizzare il voto di questa pur bellissima regione, errore compiuto sia rivendicando l’alleanza strategica fra PD e Cinque Stelle, sia impegnando il capo del Governo nella chiusura della campagna elettorale. La foto di Narni, insomma, non ha aiutato a vincere. Penso che il Governo debba preoccuparsi solo di governare, e di cercare di farlo bene. Noi stiamo dando una mano e continueremo a farlo: nei prossimi mesi continueremo con le nostre proposte su fisco e infrastrutture. I partiti che hanno voluto l’alleanza umbra rifletteranno sulle loro scelte. Noi come Italia Viva siamo rimasti fuori dalla vicenda umbra. Nei prossimi mesi ci presenteremo alle regionali, a cominciare dalla Toscana, ma il nostro orizzonte continua a essere quello di andare in doppia cifra alle politiche. Che per noi si terranno nel 2023 e comunque dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Leggo sui giornali che qualcuno attribuisce la colpa a me persino della sconfitta in Umbria. Mi spiace che si possa arrivare a tanto. Questo odio nei miei confronti ha qualcosa di inspiegabile (guardate questo video di Paolo Mieli sul fuoco amico contro di me). La verità è che quando ho lasciato la guida del PD governavamo 17 regioni su 21. Adesso il PD governa in 7 regioni su 21. L’idea di dire che è sempre tutta colpa mia non mi sembra geniale. Ma se serve a qualcuno per mettersi il cuore in pace, non replico, evito le polemiche e invito tutti a lavorare.»

* * * * * * *

Solo due considerazioni, che peraltro non entrano certo in discussione.

– L’art. 27 della Costituzione recita al secondo comma:

«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».

Questo sarebbe un comma che tutti, media in primis, dovrebbero rileggersi ogni giorno.

– Quanto segue è un dato di fatto.

«La verità è che quando ho lasciato la guida del PD governavamo 17 regioni su 21. Adesso il PD governa in 7 regioni su 21».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Umbria. Elezioni. Tesi cdx 55%, Bianconi csn 35%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-27.

2019-10-27__Umbria__23-05

Nemini parcetur.

Zingaretti. ‘Attenti che gli italiani non sono coglioni’.

*

«Del resto, che le vicende della politica nazionale abbiano riflessi evidenti sul voto locale lo dimostrano le tante elezioni regionali che si sono svolte dopo il 4 marzo 2018: Molise, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e infine Piemonte (rigorosamente in ordine cronologico) hanno fornito via via la dimostrazione che il centrodestra si stava rafforzando»

*

Mr Di Maio aveva detto.

«Se si è competitivi e si perde di poco – è il ragionamento fatto dal capo politico M5S – non tutto sarà perduto. Ma se si perde male, un’intesa di questo tipo in altre regioni sarà impraticabile. Sicuramente, lo sarà in Emilia Romagna e Calabria, che sono le prossime ad andare al voto. Anche perché sui territori la base non è per niente convinta. Né lo sono, per restare al sud, i parlamentari calabresi come Nicola Morra.»

««Se il nuovo che avanza è quello che sto vedendo nel centrosinistra calabrese – ragionava due settimane fa a Napoli il presidente della Commissione antimafia – allora preferisco il vecchio. Già andare col Pd è difficile, ma con quello calabrese è proprio impossibile»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Thüringen. Cdu 22%, Linke 30%, Spd 8%, AfD 23%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-27.

2019-10-27__Thüringen 001

La Cdu crolla dal 33.5% al 22%.

La Spd scende dal 12.4% all’8%.

AfD raddoppia i voti, passando dal 10.6% al 23%.

Stabile la Linke.

*

Questi sono exit polls.

Se però si confermassero, alla faccia dei diversi sondaggi, sarebbe una débâcle per Cdu ed Spd.

Sarà difficile che il Governo della Große Koalition non ne risenta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S avverte Conte. Cambia la manovra o voteremo contro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-19.

Boia

L’Alleanza rosso-gialla che governa l’Italia è invero alquanto strana.

Più che alleati sembrerebbero essere nemici.

Dario Franceschini avverte con un tweet, fatto proprio dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, che la nave del governo si sta avvicinando pericolosamente agli scogli: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno», scrive il ministro dei Beni culturali.

«Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo se rappresentassero vere misure anti-evasione. Ma l’inserimento di queste misure – si legge – non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante», soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, «cioè per coloro che evadono più di 100mila euro».

«senza il nostro voto – ricordano – non si va da nessuna parte».

* * * * * * *

È una Alleanza che ha in odio commercianti, professionisti e imprenditori.

Per questi sodali la proprietà privata è un furto.

Poi, vorrebbe presentarsi unita e compatta alle elezioni regionali in Umbria, come se in quella regione non ci fossero commercianti, professionisti e imprenditori.

Per non parlare poi di un altro motivo di contendere. Nell’europarlamento il PD è schierato con il fronte avverso alla Ursula von der Leyen, mentre il M5S è stato determinante con i suoi voti a farla nominare.

*


M5S avverte Conte: “Cambi la manovra o voteremo contro”

Le parole di Roberto Gualtieri arrivano da Washington a fine serata a disinnescare una miccia che rischia di provocare un incendio: «In un governo di coalizione elementi di divergenza sono fisiologici», dichiara il ministro dell’Economia, ma «l’impianto della manovra non si cambia». A confermare che la direzione è quella giusta, sottolinea, ci sono già «i riscontri positivi» sulle misure previste alle riunioni del Fondo monetario internazionale, mentre l’Italia, rispetto a solo pochi mesi fa, non è più nell’elenco dei rischi per le crescita globale. «Io sono tranquillo – sottolinea – è normale che ognuno voglia farsi sentire. Noi ascoltiamo tutti e ragioneremo sugli ultimi dettagli della manovra che nel suo indirizzo è stata già approvata».

Poche ore prima, a metà pomeriggio, l’atmosfera in maggioranza è così pesante che un navigatore esperto di tempeste politiche come Dario Franceschini avverte con un tweet, fatto proprio dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, che la nave del governo si sta avvicinando pericolosamente agli scogli: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno», scrive il ministro dei Beni culturali. Si fa sentire anche il vice segretario dem Andrea Orlando: «Il M5s continua a tenere nel mirino i lavoratori dipendenti a basso reddito, con la singolare argomentazione che 50 euro di taglio di cuneo sono pochi. Bene, aumentiamoli».

Le tensioni nascoste dietro un’espressione burocratica e apparentemente di maniera che accompagna la manovra, «salvo intese», esplodono dopo la pubblicazioni di un lungo post sul Blog delle Stelle, organo ufficiale del M5s, che condensa con durezza le ragioni del dissenso dal documento varato dall’esecutivo di Giuseppe Conte. «Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo se rappresentassero vere misure anti-evasione. Ma l’inserimento di queste misure – si legge – non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante», soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, «cioè per coloro che evadono più di 100mila euro».

Da Bruxelles, prima ancora che il post del M5s sia online, il premier smonta le polemiche come «divergenze fisiologiche» e auspica che la manovra mantenga il suo impianto». Nega una «criminalizzazione del contante», annuncia il suo impegno per «una riduzione sensibile o un azzeramento delle commissioni» e annuncia che è allo studio l’ipotesi di «unificare al 20% le aliquote Irpef del 27% e del 23%». E mentre tende una mano al M5s, lancia una stoccata a Matteo Renzi: «Quota 100 c’è ed è un pilastro della manovra. Abbiamo fatto un tavolo, tutte le forze politiche l’hanno accettata». In un clima che Forza Italia definisce «un Vietnam» si forma un asse inedito M5s-Italia Viva, con i renziani che si dicono pronti ad accogliere l’invito dei Cinquestelle a un vertice di maggioranza. «Sembra strano da dirsi ma davvero sul no alle tasse siamo davvero in sintonia con Di Maio» dichiara la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi, nonostante su Quota 100 le posizioni restino agli antipodi: «Per me mettere 20 miliardi in tre anni per 120mila persone è un errore. Presenteremo un emendamento».

Il rischio di fratture in maggioranza fa correre ai ripari i mediatori. «Nessun ultimatum, semplicemente la posizione della prima forza politica in Parlamento. Dal M5s massimo sostegno all’azione di governo», afferma il ministro Vincenzo Spadafora. Fonti dei Cinquestelle si affrettano a confermare che «il presidente Giuseppe Conte ha tutta la nostra fiducia». Roberta Lombardi, che si muove come al solito da battitore libero, commenta: «La manovra? Ero in Italia e l’ho letta con più attenzione di Di Maio». Su quello che sembra un attacco del M5s al premier arriva la smentita del vice ministro Stefano Buffagni: «Conte sta facendo un grande lavoro». Ma è il blog a lanciare un avvertimento al premier: «Il M5s ha fiducia in questo governo e massima fiducia nel presidente Giuseppe Conte. Lo ringraziamo per avere difeso Quota 100, ma siamo in una Repubblica parlamentare, dove è il Parlamento a decidere». Perché «senza il nostro voto – ricordano – non si va da nessuna parte».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia. Jaroslaw Kaczynski conquista 239 / 460 seggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

2019-10-14__Polonia 001

I partiti dell’Unione Europea avevano investito cifre da capogiro in Polonia, nel tentativo di bloccare il PiS.

Alla fine era intervenuto Mr Soros in persona.

Polonia. Scacciare le ong (ngo) di Mr Soros.

*

Soros and Publisher Buy Poland’s No. 2 Radio Station

«Polish newspaper publisher Agora SA and a fund backed by billionaire George Soros agreed to buy the country’s second-largest radio station, thwarting efforts by pro-government groups to strengthen their grip on the media.

Ruling populist parties throughout eastern Europe have turned public media into propaganda machines, while piling pressure on privately-held broadcasters who refuse to toe the party line, such as Agora. Hedge-fund guru Soros, who’s an advocate of liberal democracy, has been vilified as formerly communist nations rebel against the European Union’s values 30 years after the Berlin Wall collapsed.

Agora, whose assets include Gazeta Wyborcza daily, a talk radio station as well as a movie theater business, signed a preliminary deal to purchase 40 percent of Eurozet sp. z o.o. for 130.8 million zloty ($34 million) from Prague-based Czech Media Invest AS, the Polish company said in a regulatory statement. SFS Ventures, a vehicle that includes a Soros-backed fund, will buy the rest.»

*

Germania recluta Soros nella campagna elettorale nei Länder orientali.

* * * * * * *

Le elezioni sono il più alto momento espressivo della democrazia.

Bene.

Mr Jaroslaw Kaczynski ha conquistato 239 / 460 seggi: la maggioranza parlamentare.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Thüringen. Il 27 ottobre si vota nel Land. Notizie grame per Frau Merkel.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-30.

2019-09-14__ Thüringen 001

Con le elezioni del 27 ottobre in Thüringen si chiuderà il ciclo delle elezioni statali di questo anno nel Länder orientali.

I sondaggi di propensione al voto prospetterebbero per la Cdu una perdita di 9.5 punti percentuali, per la Linke di 2.2 punti percentuali, per la Spd di 3.4 punti percentuali. Molto buona la posizione dei Grüne, che guadagnerebbero 5.3 punti percentuali ed ottima AfD, che guadagnerebbe 10.4 punti percentuali, raddoppiando i consensi.

* * *

2019-09-14__ Thüringen 002

Queste elezioni fanno seguito a quelle tenute il 1° settembre in Brandenburg ed in Sachsen.

In quei due Länder la Cdu ha perso poco più di sette punti percentuali, la Spd attorno ai cinque e la Linke sugli otto punti percentuali.

Da un punto di vista politico, la caduta dei partiti che formano la Große Koalition sembrerebbe essere più importante della chiara vittoria di AfD.

Se la Spd si avvia a diventare una forza politica marginale, lo sgretolamento della Cdu pone problemi seri.

A questo punto che Frau Merkel si dimetta o meno sta diventando fatto marginale: una Bundeskanzlerin priva di supporto elettorale in patria ha ben scarse possibilità di far sentire la sua voce nel contesto internazionale. È come se non ci fosse: potrà avere dei colpi di coda, sicuramente sì, ma il suo destino sembrerebbe essere stato segnato. Lascerà in eredità il chaos politico ed economico.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Elezioni Brandenburg e Sachsen. Crollano i partiti tradizionali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-02.

2019-09-02__Germania__ 001

Si è votato in Brandenburg ed in Sachsen, due Länder tedeschi ove il 66% degli elettori si percepisce come cittadino tedesco di seconda classe, sensazione condivisa persino dal 56% dell’elettorato Cdu.

2019-09-02__Germania__ 002

Questi sono i dati elettorali.

La Cdu in Brandenburg è scesa al 15.6% (-7.4 pp), in Sachsen è scesa al 32.1% (-7.3 pp).

La Spd in Brandenburg è scesa al 26.2% (-5.7 pp), in Sachsen è scesa al 7.7% (-4.7 pp).

La Linke è scesa in Brandenburg al 10.7% (-7.9 pp), in Sachsen è scesa al 10.4% (-8.5 pp).

I Grüne in Brandenburg sono saliti al 10.8% (+4.6 pp), in Sachsen sono saliti all’8.6% (+2.9 pp).

AfD in Brandenburg è salita al 23.5% (+11.3 pp), in Sachsen è salita al 27.5% (+17.8 pp).

* * * * * * *

 

2019-09-02__Brandenburg__001

2019-09-02__Brandenburg__002

2019-09-02__Brandenburg__003

2019-09-02__Brandenburg__004


2019-09-02__Sachsen__ 001

2019-09-02__Sachsen__età votanti 000

Deutsche Welle, giornale del governo tedesco a forte impronta socialdemocratica, riporta così i risultati elettorali:

Germany: AfD set for second spot in eastern elections

«The key takeaways:

– Chancellor Angela Merkel’s center-right Christian Democrats (CDU) will remain the strongest party in Saxony, with just over 32% of the vote. In Brandenburg, they scored 15.6%.

– The center-left Social Democrats (SPD) will hold on to the top spot in Brandenburg with 26.2%, down from 31.9% in the previous election in 2014. The SPD received just 7.7% of the vote in Saxony.

– The far-right Alternative for Germany (AfD) made gains in both states, at 27.5% in Saxony and 23.5% in Brandenburg. While these represent massive leaps from their results in 2014, when the party was only a year old, they’re very similar to the AfD’s scores in the two states in the last national election in 2017.

– The Green party, typically at its weakest in Germany’s east, rode its recent success in EU elections with 8.6% in Saxony, and 10.8% in Brandenburg.

– The Left party won 10.7% in Brandenburg and 10.4% in Saxony.

– With the SPD and CDU continuing their downward slides, the fact that every other party has sworn not to work with the AfD and the votes relatively evenly dispersed among smaller parties, forming a coalition in both states could be tricky. ….

The AfD in Saxony has said it will push for Sunday’s result to be declared invalid, after legal troubles left them with too few candidates to fill their seats in the state parliament. Their 27.5% result should give them 38 seats, but the state constitutional court slashed their list from 61 candidates to 30, citing formal mistakes in the way the lists had been drawn up.

However, it’s possible the AfD will still end up with 38 people able to take seats, if the party wins enough of the direct contests in each voting constituency to plug the gap.»

* * * * * * *

Ci si sarebbe francamente stupiti se i liberal socialisti avessero letto i risultati elettorali in modo differente.

*

– Se in Brandenburg nel 1994 la Spd aveva il 54.1% degli Elettori, ad oggi vale il 26.2%. Un risultato di per sé buono, ma visto nell’ottica storica solo la conferma del suo declino, ed infatti ha perso ancora un 5.7 punti percentuali. La Cdu ha perso 7.4 punti percentuali. La Große Koalition, che aveva nel 1990 il 67.6% dei voti, ad oggi non raggiunge che a stento il 41%. Questi risultati sembrerebbero smentire una vittoria di questi partiti. Ma anche la Linke evidenzia un lento ma costante declino nel tempo: nel 1994 valeva 18.7% ed oggi il 10.7%.

– Ragionamenti analoghi possono essere fatti per il Sachsen, ove Cdu, Linke ed Spd hanno perso 7.3 pp, 8.5 pp e 4.7 pp, rispettivamente.

– Afd ottiene ottimi risultati. Sembrerebbe alquanto fazioso sostenere che non abbia ottenuto una maggioranza assoluta e che, quindi, abbia perso.

– Sia in Brandenburg sia in Sachsen i Grüne ottengono buoni risultati, ma in proporzioni minori alle propensioni al voto nel Länder occidentali.

Il risultato finale è che in ambedue i Länder si dovranno formare governi di coalizione, e questo tra partiti che si stanno guardando in cagnesco, lottando per la sopravvivenza.

* * * * * * *

Ma i risultati più significativi sono, a nostro avviso, quelli relativi al voto stratificato per classi di età.

Germania. Età mediana degli Elettori. La quasi metà sono vecchi.

La metà del corpo elettorale tedesco è di età maggiore ai 55 anni.

AfD è il partito più votato nella fascia di età 18-29 con il 22% ed in quella 30-44 con il 31%. Nella fascia di età 45-59 ottiene un 32%, testa a testa con il 33% della Cdu. Questo partito invece primeggia con il 43% nella fascia degli ultra sessantacinquenni.

Cdu è il partito dei vecchi e dei pensionati, mentre Afd è quello dei giovani e di quanti lavorino.