Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Italia. Ipsos. Salvini 44% e Di Maio 43%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-22.

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«i pentastellati sarebbero in perdita dello 0,6% rispetto a fine marzo, quando la loro forza era stimata al 33,9%. La Lega invece avrebbe raggiunto il 19,5% dal 19,2% assegnatogli nella scorsa rilevazione.»

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«Il Partito di Salvini sarebbe sempre più dominante nel centrodestra dove Forza Italia continua a perdere consensi: dal 13,1% al 12,9»

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«Pd in lieve ripresa, passando dal 18,8% al 19,5%.»

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Molise. Elezioni Regionali. M5S 44.79%, CD 29.81%, CS 18.1%.

Oggi si vota: domani conteremo i numeri.

È una elezione regionale, locale, quindi: si faccia attenzione a non generalizzare.

Ipsos. 2018-04-21. Sondaggi: Ipsos per Corriere della Sera, “la popolarità di Salvini supera quella di Di Maio”

Matteo Salvini supera Luigi Di Maio. Il consenso del laeder della Lega è rimasto stabile rispetto a un mese fa (44 %), mentre la popolarità del candidato premier del Movimento 5 Stelle scende fino dal 49%, incassato a fine marzo, al 43%. Lo scrive Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia, presentando l’ultimo sondaggio dell’istituto pubblicato sul Corriere della Sera. Secondo le intenzioni di voto elaborate da Ipsos, l’ultimo giro di consultazioni avrebbe penalizzato il Movimento 5 Stelle. Continua a crescere, invece, il consenso della Lega. Per l’istituto di Nando Pagoncelli, i pentastellati sarebbero in perdita dello 0,6% rispetto a fine marzo, quando la loro forza era stimata al 33,9%. La Lega invece avrebbe raggiunto il 19,5% dal 19,2% assegnatogli nella scorsa rilevazione. Il Partito di Salvini sarebbe sempre più dominante nel centrodestra dove Forza Italia continua a perdere consensi: dal 13,1% al 12,9%. Pd in lieve ripresa, passando dal 18,8% al 19,5%.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Svezia. Elezioni 2018. A sorpresa la destra rimonta. +9.8 punti percentali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-21.

2018-04-20__Svezia__001

Nella seconda domenica del settembre 2018 si terranno in Svezia le elezioni politiche.

«Il Parlamento del Regno di Svezia, il Riksdag, è composto da 349 membri, eletti a suffragio universale per la durata di quattro anni.

I componenti del Riksdag sono eletti con il sistema proporzionale. 310 seggi sono assegnati in 29 collegi plurinominali, i restanti 39 sono distribuiti tra i partiti. Per entrare in Parlamento, ogni partito deve ottenere almeno il 4% dei suffragi.

Altro aspetto, l’elezione si deve svolgere la seconda domenica di settembre.» [Fonte]

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Il Governo Löfven è il governo della Svezia in carica dal 3 ottobre 2014, presieduto dal primo ministro Stefan Löfven.

Si tratta di un esecutivo di coalizione tra il Partito Socialdemocratico e i Verdi, che tuttavia non possiede la maggioranza al Riksdag.

«Il Partito socialdemocratico (simboleggiato da una S; Socialdemokraterna in svedese) è al momento il partito più grande in parlamento, possedendo 113 dei 349 seggi totali. Esso è anche il partito del primo ministro uscente, Stefan Löfven, e collabora con i Verdi per formare una maggioranza di governo. Löfven, al potere dal 2014, ha affermato che si candiderà nuovamente per un secondo mandato.

Il Partito moderato (M; Moderaterna) è il secondo partito più grande nel Riksdag con 84 seggi. È stato al potere dal 2006 al 2014 con il suo primo ministro Frederik Reinfeldt e oggi il partito è guidato da Anna Kinberg Batra. Il partito fa parte della Alleanza, l’unione dei partiti ad oggi all’opposizione.

I Democratici Svedesi (SD; Sverigedemokraterna) sono il terzo partito nel Riksdag, con un gruppo parlamentare di 49 seggi. Nelle elezioni del 2014 il partito è cresciuto di 29 seggi rispetto le elezioni del 2007 e il loro leader è Jimmie Åkesson. Il partito è all’opposizione ma non fa parte della Alleanza.

Il Partito Ambientalista i Verdi (MO; Miljöpartiet) è il quarto partito più grande nel Parlamento, con 25 posti. Al momento fanno parte della coalizione di governo, sostenendo i Socialdemocratici di Löfven. I due leader del partito sono Gustav Fridolin e Isabella Lövin.

Il Partito di Centro (C; Centerpartiet) si piazza al quinto posto per numero di eletti al Parlamento, raggiungendo 22 seggi. Ha fatto parte del governo Reinfeld dal 2006 al 2014. Il partito è oggi guidato da Annie Lööf. Anche il Partito di centro fa parte della Alleanza con altri partiti dell’opposizione.

Il Partito della sinistra (V; Vänsterpartiet) è il sesto partito più grande in parlamento, con 21 seggi. Il suo leader attuale è Jonas Sjöstedt. Anche se è all’opposizione, non fa parte della Alleanza.

I Liberali (L; Liberalerna) sono invece al settimo posto per numero di seggi al Riksdag, avendone 19. Anche i Liberali, come il Partito di centro, hanno fatto parte del governo Reinfeldt fino al 2014. Il partito è guidato da Jan Björklund, anche se la sua leadership è fortemente criticata all’interno del partito stesso. Anche i Liberali fanno parte della Alleanza.

I Cristiani democratici (KD; Kristdemokraterna) guidati da Ebba Busch Thor, si piazzano al settimo posto per numero di seggi in Parlamento, avendone 16. Secondo le stime di voto il partito potrebbe avere difficoltà a superare la soglia di sbarramento nelle prossime elezioni. Il partito fa parte della Alleanza. » [Fonte]

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Svezia. Il caso di Mr Qaisar Mahmood. Farsa nella tragedia.

Il caso di Mr Qaisar Mahmood ha scosso la Svezia.

«Qaisar Mahmood, nato il 16 febbraio 1973 a Lahore, in Pakistan, è uno scrittore svedese. Qaisar Mahmood è cresciuto a Lahore con sua madre e sua sorella, mentre suo padre ha vissuto in Svezia per alcuni anni come immigrato. Quando Qaisar Mahmood aveva sette anni, il resto della famiglia seguì il padre e si stabilirono a Tensta, a Stoccolma.
Mahmood è stato educato e si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Stoccolma nel 1999. Era il Segretario Generale del Comitato per la politica di integrazione che il governo borghese ha messo da parte al suo insediamento nel 2006. Qaisar Mahmood ha lavorato presso l’Ufficio del Revisore Generale, il governo locale svedese, gli uffici governativi e il Consiglio di integrazione svedese. Attualmente è (2017) impiegato come Capo Dipartimento della Riksantikvarieämbetet.
Nel 2012 ha pubblicato il libro Hunting for Swedish (Nature & Culture), che descrive un viaggio di 900 miglia in motociclette attraverso la Svezia per cercare l’identità svedese»

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«Qaisar Mahmood, a Muslim born in Pakistan, is the new head of the Swedish National Heritage Board»

Molti svedesi non hanno digerito questa nomina né, tanto meno, quelle idee.

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Il recente report pubblicato da Skop riporta i dati fotocopiati in figura.

La coalizione di centro – destra avrebbe il 43.5% dei voti, contro il 37.2% (33.7%) della coalizione di centro sinistra.

È una differenza di 9.8 punti percentuali; valore talmente alto da far sembrare affidabile il risultato.

Ci sono ancora alcuni mesi per le elezioni, ma se questo rsultato dovesse confermarsi alle urne, il Consiglio Europeo perderebbe un altro voto a favore della linea Juncker – Tusk – Merkel.

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Ungheria. Orban stravince e le sinistre straperdono.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-09.

Champagne__

«Fidesz predicted to have constitutional 2/3 majority in Parliament again»

Mr Orban sembrerebbe essere avviato ad una seconda vittoria storica, conquistando non solo la metà dell’Elettorato, ma soprattutto la maggioranza qualificata dei seggi parlamentari.

Se però è vero che Mr Orban ha avuto una vittoria elettorale inequivocabile, sarebbe altrettanto vero constatare come le sinistre liberal e socialiste abbiano subito una débâcle davvero severa: non contano quasi più nulla.

«Fino alla chiusura dei seggi, alle 19, circa 5,5 milioni di elettori sono andati alle urne, il 70%, contro un affluenza del 61,73% nel 2014»

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«Fidesz won almost half of the vote, with 93%f ballots counted»

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«the nationalist Jobbik party is in second place with 20% of the vote. The Socialists are in third with 12%, and the LMP, Hungary’s main Green Party, is in fourth with 7%.»

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«Voters are electing 199 members of parliament in a single round. A total of 106 seats can be won in single-member constituencies in a first-past-the-post system. The remaining 93 seats are awarded under a list system.
Fidesz has changed election rules since 2010, boosting the ruling party’s chances against a fragmented left-wing opposition and the far-right Jobbik party.

Reuters has produced this useful list of the key changes.

– The total number of seats was reduced from 386 to 199 in 2011. District boundaries have been redrawn, and critics say gerrymandering was significant.

– A second voting round was eliminated, denying parties the option of clinching deals between the rounds, which contributed to the splintering of the current opposition.

– The system of voter compensation was changed in favour of winning candidates. In local districts, any vote not used to win a first-past-the-post race is added to national lists, including for the winner.

– Ethnic Hungarians were given the right to citizenship. Some 378,000 new citizens have registered to vote in this election and the majority of them support Fidesz.

– Postal votes were outlawed for hundreds of thousands of Hungarians working abroad, who are not necessarily Fidesz supporters. They can only vote in person at Hungarian embassies or consulates, limiting their ability to participate.

– Parties must field candidates in at least 27 local districts to maintain a national list and receive state support for their campaign, limiting options for parties to co-operate.» [The Guardian]

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Diamo atto a Mr Gergely Karácsony, il candidato socialista, di aver accettato il risultato elettorale:

«The result is not what we hoped for, but nevertheless as the losers we must always congratulate the winners. But it is difficult to do that in Hungary.

We are convinced that people believe that Hungary needs change… we accept the fact that today Hungarian voters have made a choice. ….

he result is not what we hoped for, but nevertheless as the losers we must always congratulate the winners. But it is difficult to do that in Hungary.

We are convinced that people believe that Hungary needs change… we accept the fact that today Hungarian voters have made a choice.»

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In attesa dei risultati definitivi, e del computo dei seggi assegnati, una considerazione emerge spontanea.

Tutta la stampa liberal mondiale considerava le sinistre ungheresi come maggioranza certa, e parlava delle ngo ancora operanti in Ungheria come sicure portavoce di tutto il popolo ungherese che avrebbe distrutto in sede elettorale l’autoritario Mr Orban, euroscettico.

Benissimo.

Adesso gli ungheresi si sono contati alle urne e possiamo dire con certezza che le ngo dichiaravano millantato credito: non contano nulla. Non riusciranno a far eleggere nemmeno un deputato: uno che sia uno.


Ansa. 2018-04-09. Elezioni in Ungheria, Orban vince ancora

Il premier ungherese ha vinto in maniera schiacciante le elezioni, conquistando il suo terzo mandato consecutivo dal 2010 in un voto che ha visto nel Paese un’affluenza record.

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Il premier ungherese Viktor Orban ha vinto in maniera schiacciante le elezioni, conquistando il suo terzo mandato consecutivo dal 2010 in un voto che ha visto nel Paese un’affluenza record. Il partito di governo Fidesz, secondo i risultati diffusi quando lo spoglio era ormai oltre l’80%, conserva la maggioranza assoluta nel parlamento con il 49% dei consensi. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l’alleanza socialisti-verdi con 12%. Per tutto il giorno si sono registrate lunghe code davanti ai seggi elettorali, un’affluenza mai vista nel Paese. Una grande partecipazione che aveva fatto ipotizzare agli analisti la possibilità di una buona affermazione delle opposizioni che avrebbero potuto far perdere la maggioranza assoluta a Fidesz. Cosa che non è avvenuta.

Fino alla chiusura dei seggi, alle 19, circa 5,5 milioni di elettori sono andati alle urne, il 70%, contro un affluenza del 61,73% nel 2014. Circa 1547 i candidati in lizza per i 199 seggi del parlamento. Fidesz e il suo alleato il partito cristiano democratico avrebbero ne avrebbero conquistati 133. Il secondo posto alle elezioni è andato a Jobbik di Gabor Vona, partito conservatore nazionalista, ma non più euroscettico, che aveva promesso una lotta contro la corruzione generalizzata attribuita a Orban. A seguire l’alleanza socialista-verde (Mszp-P) e le altre formazioni politiche.

La vittoria – sono state le prime parole di Orban che ha festeggiato il risultato con i suoi sostenitori – è un’opportunità “per difendere l’Ungheria”. A premiarlo, secondo gli osservatori, è stato soprattutto il martellamento andato avanti per mesi, anche attraverso i media pubblici da lui controllati, circa il “pericolo mortale” che starebbe minacciando gli ungheresi: l’arrivo di migliaia di migranti musulmani, con il ricollocamento obbligatorio voluto dall’Ue. “Dobbiamo decidere bene, perché sbagliando non ci sarà più modo di riparare, rischiamo di perdere il nostro Paese, che diventerà un Paese di immigrati”, aveva detto ancora il giorno delle elezioni. Un messaggio che ha evidentemente raccolto il favore dell’elettorato.


Bbc. 2018-04-09. Viktor Orban: Hungary PM re-elected for third term

Hungary’s right-wing Prime Minister Viktor Orban has claimed a landslide victory in Sunday’s general election.

The 54-year-old will serve a third consecutive term in office, with his party Fidesz projected to keep its key two-thirds majority in parliament.

Fidesz won almost half of the vote, with 93% of ballots counted, Hungary’s National Election Office said.

Mr Orban is a strong Eurosceptic who campaigned on an anti-immigration platform.

In a speech to supporters on Sunday night, Mr Orban said his victory gave Hungarians “the opportunity to defend themselves and to defend Hungary”.

Leaders of the second and third-placed parties have resigned in light of the result.

How did the result play out?

Polling stations were meant to close at 19:00 (17:00 GMT), but some stayed open hours later due to long queues. Voter turnout reached a near-record 69% – an outcome some believed would favour the prime minister’s opponents.

But with almost all votes counted, the nationalist Jobbik party is in second place with 20% of the vote. The Socialists are in third with 12%, and the LMP, Hungary’s main Green Party, is in fourth with 7%.

– The man who thinks Europe is being invaded

Nationalism in heart of Europe needles EU

Jobbik’s chairman Gabor Vona stood down on Sunday night, telling a news conference: “Jobbik’s goal, to win the elections and force a change in government, was not achieved. Fidesz won. It won again.”

Socialist Party President Gyula Molnar was similarly downcast as he resigned, saying: “We regard ourselves as responsible for what happened [and] we have acknowledged the decision of voters.”

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Orban keeps the provinces but loses the youth vote

By the BBC’s Budapest Correspondent Nick Thorpe

As Fidesz paints the map of Hungary orange (their colour) once again, preliminary results show they will reach the 133 seats in the 199 seat Parliament needed for a constitutional two-thirds majority. They won two-thirds victories at both previous elections, in 2010 and 2014.

The prime minister’s party won in most rural constituencies and in provincial towns, while opposition parties took most seats in the capital, Budapest.

Mr Orban’s legitimacy on a European level will likely be strengthened, as nationalist parties across the continent take heart from his victory.

There were only two consolation prizes for anti-Fidesz voters: most constituencies in the capital, Budapest, went to opposition candidates. And Fidesz have also lost a large part of the youth vote. The next Fidesz government can be expected to include younger ministers, in an attempt to address this problem.

The result spells trouble ahead for civil society groups which campaign for human rights and against corruption, and for critical media. Viktor Orban has promised a “settling of accounts – moral, politically, and legally” with his opponents.

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What are Orban’s policies?

The election campaign was dominated by immigration, with Mr Orban promising to defend the country’s borders and block migration by Muslims.

The prime minister refused to publically debate with his opponents or speak to the independent media, speaking instead at rallies for his supporters.

These addresses focused on one core policy – stopping immigration.

“Migration is like rust that slowly but surely would consume Hungary,” Mr Orban said at his final rally on Friday.

In 2015, Hungary built a fence along its borders with Serbia and Croatia to stop illegal migrants.

Mr Orban is an avowed Eurosceptic who opposes further EU integration. He refused to take part in the EU’s refugee resettlement programme and has praised Russian leader Vladimir Putin.

Marine Le Pen, leader of France’s National Front, tweeted Mr Orban her congratulations and said the “mass immigration promoted by the EU has been rejected once again”.

Hungary jails ‘terrorist’ over border riot

Hungarian PM: Migrant crisis ‘is a German problem’

Mr Orban has promised to cut income taxes and pass pro-growth economic policies.

His administration has presided over strong economic growth, which he had argued would be threatened under the opposition.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ungheria. Alle ore 13 affluenza alle urne del 53.6%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-08.

Ungheria 001

Si stanno svolgendo in Ungheria le elezioni politiche per il rinnovo di Governo e Parlamento.

Imponente l’afflusso alle urne.

«Long lines of Hungarian voters stretched for blocks Sunday outside polling stations in Budapest, with some waiting for two to three hours to cast their ballots as Prime Minister Viktor Orban sought a fourth term on a platform that demonized migrants»

*

«According to the National Election Office, over 4.22 million voters had cast ballots by 3 p.m. (1300 GMT), or 53.6 percent of those eligible. That was the highest turnout figure for that hour since at least 1998»

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Il Valley Star non è il classico giornale pro Orban.

Quando è in vena di cortese gentilezza, lo chiama “autocratic Orban“.

«Orban claims that the opposition — collaborating with the United Nations, the European Union and wealthy philanthropist George Soros — wants to turn Hungary into an “immigrant country,” threatening its security and Christian identity»

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«”Voter turnout is at record high,” tweeted Tamas Boros, co-director of the Policy Solutions think-tank. “This means either an overwhelming support for Orban or the end of Fidesz as (the) omnipotent political party in Hungary. The Hungarian political landscape will dramatically change today.”»

* * *

In Ungheria si vota con un sistema elettorale simile al Rosatellum. Quando questo sistema fu votato dall’allora partito democratico italiano questa legge elettorale era la quintessenza della democrazia. Ora che lo usano gli ungheresi è il segno evidente della bieca dittatura di Mr Orban.

All’articolista proprio è rimasto sulle bitte della strozza che Mr Orban avesse mosso appunti a Mr Soros.

In ogni caso, leggendo questo articolo, per l’estensore dovrebbe essere evidente quanto

«Government influence on the media was palpable»


Valley Star. 2018-04-08. Voters wait in long lines as Hungary chooses next government

BUDAPEST, Hungary (AP) — Long lines of Hungarian voters stretched for blocks Sunday outside polling stations in Budapest, with some waiting for two to three hours to cast their ballots as Prime Minister Viktor Orban sought a fourth term on a platform that demonized migrants.

Polls agree on the eventual triumph of Orban’s right-wing nationalist Fidesz party and its allied Christian Democrats in Sunday’s national vote but opposition leaders were encouraged by a high early turnout. A splintered opposition and Hungary’s complex electoral system make it hard to predict the expected margin of victory for Fidesz.

In all, 199 seats in parliament were up for grabs Sunday. Opposition parties are keen to make sure that Orban’s bloc does not sweep to a super-majority in which the autocratic leader could easily push through more constitutional changes.

The autocratic Orban has campaigned heavily on his unyielding anti-migration policies, though voters say they are more concerned with poverty, growing government corruption and the country’s underfunded health care system.

Long lines of voters were reported also at the Hungarian embassies in London and Paris. The opposition Socialist Party urged authorities to “at least distribute water” in districts where voters were waiting in line for hours.

According to the National Election Office, over 4.22 million voters had cast ballots by 3 p.m. (1300 GMT), or 53.6 percent of those eligible. That was the highest turnout figure for that hour since at least 1998.

“We are celebrating democracy and it seems like this feast will be beautiful because many of us are taking part,” said Gergely Karacsony, the leading candidate of the left-wing Socialist and Dialogue parties.

Analysts, however, were more cautious about the significance of the turnout.

“Voter turnout is at record high,” tweeted Tamas Boros, co-director of the Policy Solutions think-tank. “This means either an overwhelming support for Orban or the end of Fidesz as (the) omnipotent political party in Hungary. The Hungarian political landscape will dramatically change today.”

Gabor Vona of the nationalist Jobbik party urged his supporters not to become complacent.

“Figures show that it will be an election with a high voter turnout. But this is not the time to sit back,” Vona said after voting his home city of Gyonygyos in northern Hungary. “This is when all those who want a change of government … ask all those who have yet to vote to by all means go and vote.”

Orban claims that the opposition — collaborating with the United Nations, the European Union and wealthy philanthropist George Soros — wants to turn Hungary into an “immigrant country,” threatening its security and Christian identity.

Government influence on the media was palpable in Sunday’s broadcast by state television M1 news channel, where reports highlighting the negative effects of migration dominated the programming.

On Origo.hu, a formerly independent website now owned by government allies, stories promoted Orban while also focusing on migration with headlines like “Migrant gangs fought in England,” ”They can’t stand it anymore in Sweden: They’ve had enough of migrants,” and “A migrant in underpants beat a German retiree half to death.”

The opposition denies Orban’s claims on migration. Vona said the question was not about migration into Hungary but about the large number of Hungarians who were leaving the country and heading to Western Europe in search of higher wages and better prospects.

“Today will decide whether Hungary becomes an emigrant country or not — and I wouldn’t like Hungary to be an emigrant country,” Vona said.

Uncertainties about Orban’s expected margin of victory are caused by Hungary’s complex electoral system in which voters cast two ballots, one for an individual candidate in their region and another for a party list.

Opposition parties have urged Hungarians to vote tactically for the opposition candidate with the best chance to defeat the Fidesz candidate in the 106 individual districts — but it’s not clear how much impact that will have. Another 93 seats will be distributed based on votes for entire party lists.

Some 8.3 million Hungarians are eligible to vote, with preliminary results expected Sunday night.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ungheria. Elezioni. La voce di Mr Soros contro il Presidente Orban.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-07.

Ungheria 001.png

In questo weekend si vota in Ungheria: la società civile, ossia gli Elettori, sceglieranno liberamente nel segreto dell’urna il loro nuovo governo.

Abbiamo già pubblicato un articolo dedicato alle opposizioni:

Ungheria. In aprile elezioni politiche. Le voci delle opposizioni.

Tuttavia questa mattina, a penna della sig.ra Monica Perosino, vice caposervizio degli Esteri per la testata La Stampa, è apparso un articolo particolarmente agguerrito, che sembrerebbe riassumere in modo esaustivo tutte le motivazioni delle opposizioni al Presidente Orban, ivi compresa l’opposizione estera fatta da Mr Soros.

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Non vogliamo commentare in nulla.

Ci permettiamo solo di ricordare ai signori Lettori che senzanubi non condivide uno iota di questo articolo: neppure un segno paragrafematico o diacritico.


La Stampa. 2018-04-07. La sfida del sovranista Orban: “Vinco e mi occupo dei nemici”

Il premier attacca il rivale Soros, i migranti e «le potenze straniere». L’economia in crescita aiuta il leader. Opposizione assente sui media.

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Il premier ungherese Viktor Orban sembra considerare il voto di domani una noiosa seppur necessaria formalità. Lui guarda già oltre, come se nulla potesse scalfire il suo regno ininterrotto e, apparentemente, incrollabile. 

Strategia elettorale o convinzione poco importa, l’uomo forte dell’Ungheria non mostra tentennamenti, e il quarto mandato (il terzo consecutivo) per lui non è in discussione. 

Per questo guarda già avanti e promette: «Dopo la vittoria mi occuperò dei miei nemici, con mezzi morali, politici e legali». Lo sguardo volitivo del premier rimbalza all’infinito sui poster formato gigante che macchiano di verde e rosso le facciate dei sontuosi palazzi di Budapest. Sono ovunque, e dappertutto ripetono la promessa elettorale di Orban. Solo il logo del partito di ultradestra Jobbik compete in dimensione, non certo in numero. Appesi con scotch di carta ai lampioni, timidamente incollati ai cestini e ai muri delle vie laterali sono comparsi, nemmeno due settimane fa, i volti dei candidati all’opposizione. «Fino a ieri neanche sapevamo che faccia avessero – dice János Seres, che vende lattine di paprika ungherese al mercato -. Ma non siamo sorpresi, d’altronde è il governo che dà i permessi per le affissioni. Le elezioni qui sono inutili». I sondaggi sembrano dargli ragione, pochi dubbi che sarà ancora Orban, l’inventore della «democrazia illiberale», a guidare il Paese: l’ultimo attribuisce all’alleanza Fidesz-Cristiano democratici il 47% dei voti, un risultato che, se dovesse avverarsi, fornirebbe a Orban una solida maggioranza nel Parlamento magiaro. Molto staccato il principale rivale, il partito ultranazionalista di Jobbik, con il 18%. Il Partito socialista si attesterebbe sul 14%. 

I nemici di Viktor  

La promessa di abbattere «i nemici dell’Ungheria» è stata la cifra di una campagna elettorale che negli ultimi 8 mesi ha raggiunto picchi di tensione altissimi, culminati in scandali finanziari, accuse di spionaggio, propaganda e contropropaganda, fake news, corruzione. Sono stati chiusi giornali di opposizione, e «gli oligarchi amici di Orban – spiega l’analista Ivett Korosi – si sono comprati quasi tutti gli altri». Da lunedì, a scanso di sorprese elettorali, la battaglia continuerà. 

I nemici sono innanzitutto i migranti, che «vogliono invadere l’Ungheria e cancellare i valori cristiani», contro i quali Orban ha già innalzato un muro di 175 chilometri e, due anni fa, ha indetto un referendum per fermare la ricollocazione chiesta dalla Ue. È contro «l’invasione» che si è concentrata la campagna elettorale. Il governo ha diffuso storie terribili di malattie tropicali diffuse dai profughi, ha mostrato foto di fantomatici ghetti islamisti (a Vienna, Parigi, Berlino e Stoccolma) paventando un destino simile per l’Ungheria e ha diffuso «dati», come quello della percentuale di nigeriani malati di Aids («l’80%»). Pochi giorni fa Zoltan Lomnici Jr., portavoce del Com, movimento pro-Orban, ha arringato la folla a Budapest sostenendo che la maggior parte degli africani è malato di Hiv e in Svezia 4 donne su 5 violentate dai migranti hanno contratto il virus. 

L’attacco straniero  

La retorica funziona. Molti ungheresi credono alla narrativa di Orban secondo la quale il Paese sarebbe sotto attacco da varie potenze straniere «aiutate dai media internazionali» e dal miliardario filantropo americano-ungherese George Soros, attraverso i suoi «agenti», ovvero le Ong internazionali che difendono i diritti umani. È Soros il nemico pubblico numero uno: alla guida di «un impero che lavora, con duemila “mercenari” in tutta l’Ungheria, per trasformare l’intero continente e i suoi Stati in Paesi di immigrati». 

Daniel Makonnen, portavoce della Fondazione Open Society di Soros a Budapest, snocciola l’infinita serie di fondi destinati a organizzazioni umanitarie, educazione, media indipendenti e organizzazioni anti corruzione. L’anno scorso si sono sfiorati i 4 milioni di euro: «La fondazione lavora anche per promuovere l’informazione: nel Paese, Budapest a parte, le uniche fonti sono i giornali locali, controllati dal governo, e la tv nazionale, infarcita di pubblicità di Fidesz in mezzo ai programmi di cucina. Questa campagna elettorale è stata durissima, le voci del dissenso praticamente annullate». Non stupisce che la base degli elettori, soprattutto nelle aree rurali, «non abbia neanche idea di un’alternativa a Orban».  

Il suo elettorato non è più quello delle élite filo-europee delle grandi città, ma quello dei ceti medio-bassi e dei contadini. Le indagini demoscopiche rivelano che su tre aventi diritto solo due dichiarano l’intenzione di andare a votare: la bassa affluenza favorisce Fidesz che ha una base solida di circa 2 milioni di votanti certi. Il 30-35% dell’elettorato, infine, sarebbe incerto su chi votare. Se, ipotesi improbabile, i partiti di opposizione riuscissero a chiamare questa parte di elettori alle urne, una sorpresa non è esclusa. 

L’economia  

La forza persuasiva del premier sta soprattutto nell’economia: come l’alleata Polonia, l’Ungheria ha una crescita fortissima (+4% nel 2017), anche se pesantemente dopata dai 5 miliardi di euro dell’Europa. Il risultato è un «benessere» che però non si rispecchia nella realtà nazionale. Un quarto della popolazione è a rischio povertà, con salari bassissimi e una flat tax che piega soprattutto le classi più basse, tanto che nel 2017 la Commissione europea ha indicato in Ungheria l’aumento peggiore delle diseguaglianze in tutta l’Unione. 

In campo economico Orban ha progressivamente abbandonato le politiche liberiste dei primi anni, orientandosi verso un potenziamento del settore pubblico. Ammiratore di Putin e Trump («finalmente con lui finisce il multiculturalismo»), lo stesso Bannon ha definito Orban un «eroe» per la sua rivoluzionaria visione di «democrazia illiberale» e nazionalista. 

Il paradosso europeo  

Sebbene il premier ungherese sia considerato un euroscettico (anche se il suo Fidesz è nel Ppe), e l’Europa lo consideri un pericolo per lo stato di diritto, Orban sta molto attento a non spingersi troppo oltre, anche perché è consapevole che gli ungheresi sono fortemente europeisti. Non solo, Martin Michelot, vice direttore del think tank «Europeum», e curatore di un rapporto pubblicato dall’Istituto Delors di Parigi, spiega che «Orban non combatte l’Europa», e «sa benissimo che il Paese dipende dai fondi europei e dagli investimenti stranieri, inclusi quelli delle banche italiane, così come dipende dalla libera circolazione dei lavoratori». 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Devoluzione dell’idealismo liberal e socialista. Cahiers de doléances.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-14.

 Cahiers de doléances 001

«In a constitutional state, the true ruler is the voter».


Europa. La devoluzione del socialismo ideologico. – Spiegel

Devoluzione del socialismo ideologico. – Eu Observer 

Adesso la posta in gioco è il controllo del Consiglio Europeo e, con le elezione dell’anno prossimo, del parlamento Europeo.

*

«Social Democrats are losing support almost everywhere in the EU, sometimes so dramatically that they have lost their role as center-left mainstream parties»

Alla fine anche il Deutsche Welle inizia a prender atto della realtà dei fatti.

Bene: allora diamo loro una mano a ripassare la lezione.

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Fatti Elettorali.

– Il 20 gennaio 2017 si è insediato il Presidente Trump, che a novembre aveva conquistato 304 grandi elettori contro i 227 di Mrs Hillary Clinton, del partito democratico.

– Il 15 marzo 2017 alle elezioni politiche in Olanda il PvdA, Partij van de Arbeid, Partito Laburista di ideologia socialista crolla dai pregressi 38 seggi agli attuali 9 (nove).

– Il 10 aprile 2017 il Senato Americano ha approvato la nomina del Justice Neil Gorsuch nella Suprema Corte degli Stati Uniti. ‘Gorsuch is a proponent of textualism in statutory interpretation and originalism in interpreting the U.S. Constitution, and is an advocate of natural law jurisprudence.’ Ora la Suprema Corte è a maggioranza repubblicana.

– Il 7 maggio 2017 alle elezioni presidenziali francesi il partito socialista francese è crollato dal 62% all’8%.

– Il 21 settembre 2017 Mr Macron ha conquistato 22 su 171 seggi senatoriali.

– Il 24 settembre 2017 le elezioni federali politiche sanzionavano la perdita di 153 deputati della Große Koalition: la Cdu crollava al 32.9% e l’Spd al 20.5%.

– Il 15 ottobre in Austria Herr Sebastian Kurz trionfava alle elezioni austriache con il 31.6%, e l’Fpö raggiungeva il 26.0%.

– Il 21 – 22 ottobre 2017 nella Repubblica Ceka il partito Ano 2011 conseguiva il 29.6% dei voti (78 / 200 seggi), mentre il Čssd, la socialdemocrazia, crollava dal 20.5% del 2013 al 7.3% dei voti.

– Il 5 novembre 2017 in Slovakia, alle elezioni regionali, la Smer, partito socialista del presidente Fico, ha perso il controllo di quattro delle sei regioni. Nelle elezioni politiche del 2012 aveva conseguito il 44.4% dei voti, il 28.3% in quelle del 2016, il 26.2% nelle regionali.

– Il 27 gennaio 2018 nella Repubblica Ceka Mr Milos Zeman ha vinto le elezioni con il 51.64% dei voti validi, contro il 48.35% di Mr Jiri Drahos.

– Il 4 marzo 2018 alle elezioni politiche il partito democratico è crollato dal 40.8% conseguito alle elezioni europee al 18.72%. Il centro – sinistra ha preso il 22.82% dei voti: ottiene 112 / 630 (17.7%) deputati e 57 / 320 (17.8%) senatori.

Fatti politici.

– Il 6 dicembre il Congresso degli Stati Uniti ha rigettato 364 – 58 la istanza democratica di impeachment al Presidente Trump. 123 deputati democratici hanno votato contro assieme ai repubblicani.

– L’8 dicembre la Polonia ha approvato la riforma del sistema giudiziario.

– Il 20 settembre il Congresso Americano ha approvato la riforma fiscale statunitense.

– Il 21 dicembre la Romania approva la riforma del sistema giudiziario.

– Il 27 gennaio 2018 Mr Trump in una cena a Davos con il Gotha dell’industria europea ricevere impegni di investimenti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari.

– Il 18 febbraio 2018 Mr Trump annuncia un piano infrastrutturale per 1,600 miliardi.

– Il 24 febbraio 2018 la Suprema Corte degli Stati Uniti dichiara incostituzionale il prelievo forzoso dallo stipendio delle quote sindacali per i non iscritti, oltre cinque milioni.

– Il 28 febbraio 2018 la Suprema Corte di Karlsruhe condanna il Governo tedesco per aver diffamato ed ostacolato Alternative für Deutschland.

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E siamo solo agli inizi.

La gente di loro e delle loro idee proprio non ne vuole più sapere: gli Elettori hanno voltato loro le spalle.

Comunque, nessuna paura.

Fino a tanto che non avranno imparato a fare autocritica, ed a trarne le conseguenze, continueranno a perdere fino ad estinguersi.


Deutsche Welle. 2018-03-05. How are Europe’s Social Democrats faring?

Social Democrats are losing support almost everywhere in the EU, sometimes so dramatically that they have lost their role as center-left mainstream parties. DW looks where they’ve been losing influence.

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France

There is hardly any other country in Europe that has seen such a decline for the Social Democrats as France. In 2012, the Socialist Party (PS) still had an absolute majority in the National Assembly and, with Francois Hollande, provided the president of the Republic. In 2017 elections, its presidential candidate received just over 6 percent of the votes, coming in fifth. Then, in the parliamentary elections, the party barely managed to achieve much more.

The PS is traditionally a particularly left-wing party, much farther left than Germany’s Social Democratic Party (SPD). It had its heyday in the 1980s, but nowadays it is being crushed between forces that are still further to the left, and the right-wing populist Front National. With policies opposing foreigners and globalization, and favoring economic isolation instead, the Front National also appeals to many French people who are afraid of downwards social mobility.

The Netherlands

The Dutch Labor Party, PvdA, fared similarly last year. The once proud party, which provided three prime ministers in the postwar period, achieved the worst result by far in its 70-year history. It fell to 5.7 percent, a loss of 19 percentage points compared to 2012.

For the PvdA, the traditionally strong diversification of the Dutch party system has been disastrous. It has had to share its center-left position with the Socialist Party, the Left-Green Party and the D66, which all appeal to similar voters. Nevertheless, the PvdA was the left-wing leader in 2012 with 25 percent of the vote. But by 2017, it had been significantly overtaken by all three other left-wing parties. The rise of Geert Wilder’s right-wing populists has proved a struggle for the Dutch Social Democrats.

The United Kingdom

The British Labour Party’s resurgence shows that the story of Europe’s Social Democrats is not just a tale of woe. In the 1990s, Tony Blair set the then far left-wing party with its “New Labour” label on a course of modernization and, after many years in the opposition, led it to government. Blair believed in a “third way” between Thatcherism and old school socialism. This was a successful and popular policy for years. The British involvement in the Iraq war, however, brought the Labour prime minister much criticism and a loss of credibility.

However, since leftist politician Jeremy Corbyn became party leader in 2015, some of the older recipes  —such as nationalization of key industries and heavily taxing the rich — have been revived. Since then, there has been a sharp rise in the number of members, which has reached levels unheard of for almost 40 years. Young people, in particular, are joining the Labour Party. The most recent elections for House of Commons in 2017 were once again won by the conservatives under Theresa May, but only just ahead of Labour.

Sweden

Sweden also offers a glimmer of hope for Social Democrats, but this seems almost self-evident. Sweden is the model country for social democracy. In no other European country have Social Democrats had such success.

The strongest political force in every federal election since 1917, the Social Democrats have used their long tenure to create a comprehensive welfare system which is still a model to this day. However, by the 1990s it became so expensive that Social Democratic prime ministers have since been forced to make cuts. The party subsequently suffered from a heavy loss of votes and spent several years in the opposition.

Despite gains by the right-wing Swedish Democrats, who have repeatedly criticized the country’s relatively liberal refugee policy, the Social Democrats have managed to gain the lead ahead of fall elections. However, their polling numbers — less than 30 percent V are catastrophic by Swedish standards. 

Austria

The Austrian Social Democrats (SPÖ) have also seen better times. Much better, in fact. Until 1990, they received more than 40 percent of the votes in national assembly elections. For some years now, the SPÖ has stabilized, getting around 25 to 30 percent of the vote. This is not exactly heady stuff, but the SPÖ has so far been spared the kind of downfall suffered by Germany’s SPD.

What’s notable about Austrian politics are the frequent grand coalition governments with the conservative Austrian People’s Party (ÖVP). The grand coalition with its politics based on consensus is regarded as synonymous with the second Austrian republic, and there is often talk of an “eternal grand coalition” and of graft. This has also promoted the rise of the right-wing populist Freedom Party (FPÖ). At the moment, the FPÖ is the junior partner in a coalition with the ÖVP. The SPÖ was forced to take up the unfamiliar position of being in the opposition. As in Germany, the Austrian Social Democrats have been left wondering whether being part of a grand coalition resulted in their fall from power.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Votazioni. L’arma che la ‘Società civile’ usa per rinnovare i politici.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-04.

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«L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi.» [Oscar Wilde] 


Oggi è giornata di votazioni: in Italia per le elezioni politiche ed in Germania per il referendum della socialdemocrazia.

Se andare a votare è un diritto acquisito nella storia anche spargendo del sangue, esso è nel contempo un dovere del Cittadino: è il momento in cui si può far sentire la nostra voce.

È anche il momento in cui arriva il redde rationem.

Chi aveva governato è giudicato sulla base si ciò che ha fatto, e chi si propone come alternativa, sulla scorta dei programmi elettorali che ha concepito.

Ci sarebbero molte cose da dire, ma una sembrerebbe essere di grande attualità.

Per anni siamo stati addestrati a pensare che la così detta “società civile” fosse quella rappresentata da talune organizzazioni, più  o meno spontanee, tutte molto rumorose. Ci hanno riempito di schiamazzi.

I media collegati titolavano che quelle trenta persone in piazza avrebbero rappresentato l’intera nazione, e che quindi pretendevano di essere ascoltate e di condizionare il Governo.

Bene.

Oggi si vedrà quanto valevano tutte quelle organizzazioni non governative, quelle che si spacciavano per portavoce del popolo: è arrivato il momento della conta.

Vedremo per esempio quanto gli strenui sostenitori dello ius soli saranno stati in grado di raccogliere del pubblico consenso dato dagli Elettori nel segreto dell’urna.

Bene, ripetiamo.

La società civile è quella espressa dalle urne. Essa nulla ha a che vedere con quella millantata da un pugno di dimostranti professionali, a ruolino paga dei soliti noti.

*

Nessuno ha la presunzione di detenere la verità, né che le proprie idee siano sicuramente le migliori.

Ma nel contempo nessuno le vuole imporre: una cosa è cercare di convincere nel pieno rispetto della libertà altrui, ed una completamente differente è quella di voler obbligare, coercire.

La piazza non deve trovare albergo in un società civile, che sia degna di tal nome. Lì le organizzazioni non governative devono stare nei ranghi.

Bene, ripetiamo ulteriormente.

Saremmo già molto soddisfatti dei risultati elettorali se alla fine finisse questo andazzo in cui un piccolissima minoranza, talora microscopica, usava piazza e violenza per imporre la propria volontà. Spesso, diciamolo pure con franchezza, con la complicità di un governo più che pronto a trarne pretesto.

La “società civile” si esprime con le elezioni, con le votazioni: non si chiede altro che la si rispetti. In una vera democrazia, la minoranza deve essere conscia di aver perso le elezioni e che le sue idee non sono condivise dal resto dei Cittadini. La minoranza deve saper perdere con dignità.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Stati Uniti

La Suprema Corte della Pennsylvania ridisegna i distretti pro democratici.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-21.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

Nei libri di testo occidentali si legge come il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario dovrebbero essere separati.

Principio questo enunciato a gran voce dagli illuministi, salvo poi fare larghe eccezioni con l’avvento al potere dei giacobini, che usarono i tribunali, quelli ordinari e quelli speciali, come una sorta di gruppo di fuoco per far decapitare gli avversari politici, che loro consideravano essere dei nemici mortali.

Questa prassi è stata ripresa in modo estensivo negli Stati Uniti sotto la Presidenza Obama, e tuttora le Corti i giudici delle quali siano affiliati ai liberal democratici intervengono pesantemente nelle competenze politiche.

«Democrats must gain 24 seats nationwide to take control of the House from Republicans. Republicans hold 13 of Pennsylvania’s 18 congressional seats»

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Nel 2011 con il Pennsylvania Congressional Redistricting Act of 2011, 25 P.S. § 3596.101 et seq. il Governo dello Stato della Pennsylvania aveva variato i confini dei distretti elettorali per adeguarli alle mutate condizioni demografiche, sulla scorta del censimento 2010.

Il 13 aprile 2018, tra poco più di un mese, la Pennsylvania dovrà andare alle urne.

Il 18 febbraio 2018, ossia sette anni dopo la riforma dei distretti e subito a ridosso delle elezioni, la Suprema Corte di Giustizia dello Stato della Pennsylvania dichiara tale riforma incostituzionale, con atto bit.ly/2FeQtPJ.


«PER CURIAM Filed: February 19, 2018

By Order dated January 22, 2018, this Court announced that the Pennsylvania Congressional Redistricting Act of 2011, 25 P.S. § 3596.101 et seq. (the “2011 Plan”), clearly, plainly and palpably violates the Pennsylvania Constitution. This adjudication was based upon the uncontradicted evidentiary record developed in the Commonwealth Court, wherein the Petitioners established that the 2011 Plan was a partisan gerrymander and that this gerrymander was extreme and durable. It was designed to dilute the votes of those who in prior elections voted for the party not in power in order to give the party in power a lasting electoral advantage. In stark contrast, Article I, Section 5 of our Constitution provides: “Elections shall be free and equal; and no power, civil or military, shall at any time interfere to prevent the free exercise of the right of suffrage.” Pa. Const. art. I, § 5. On this record, it is clear that the 2011 Plan violates Article I, Section 5, since a diluted vote is not an equal vote.

Having determined that the 2011 Plan violates our Constitution, the question of the appropriate remedy remained. This Court was compelled to decide whether to perpetuate an unconstitutional districting plan, which would result in the unlawful dilution of our citizens’ votes in the impending election, or to rectify the violation of our Commonwealth’s Constitution immediately. So stated, our choice was clear. As this Court has aptly recognized, the fundamental rights guaranteed by our organic charter “cannot lawfully be infringed, even momentarily.” Pap’s A.M. v. City of Erie, 812 A.2d 591, 607 (Pa. 2002) (internal quotation marks omitted).In our January 22 Order,1 this Court directed that, “should the Pennsylvania General Assembly choose to submit a congressional districting plan that satisfies the requirements” of that Order, the General Assembly was to submit such a plan to the Governor on or before February 9, 2018. If the Governor accepted the General Assembly’s congressional districting plan, this Court ordered such plan to be submitted to the Court on or before February 15, 2018. Thus, the General Assembly had a full eighteen days to submit a plan to the Governor, and the Governor had five days to consider and approve or disapprove the General Assembly’s plan. 2

This Court recognized that the primary responsibility for drawing congressional districts rested squarely with the legislature, but we also acknowledged that, in the eventuality of the General Assembly not submitting a plan to the Governor, or the Governor not approving the General Assembly’s plan within the time specified, it would fall to this Court expeditiously to adopt a plan based upon the evidentiary record developed in the Commonwealth Court. We also offered the opportunity for parties and intervenors to submit proposed remedial districting plans to the Court on or before February 15, 2018.

….

Accordingly, this 19th day of February, 2018, the Court orders as follows:

First, the Pennsylvania primary and general elections for seats in the United States House of Representatives commencing in the year 2018 shall be conducted in accordance with the Remedial Plan as described by the 2010 Census block equivalency (denominated the “Remedial Plan Census Block Equivalency Files”) and ESRI shape files (denominated the “Remedial Plan Shape Files”) uploaded to this Court’s website at http://www.pacourts.us/news-and-statistics/cases-of-public-interest/league-of-women-voters-et-al-v-the-commonwealth-of-pennsylvania-et-al-159-mm-2017, under the heading “Order Adopting Remedial Plan”. The Remedial Plan, in its constituent parts, is hereby made part of this Order, and is hereby adopted as the division of this Commonwealth into eighteen congressional districts, unless and until the same shall be lawfully changed. For reference, images of the Remedial Plan are attached at Appendix A, and available in high resolution at the above website; and images of the 2011 Plan are attached at Appendix B, and available in high resolution at the above website. Also uploaded to the above website are computer generated reports describing the Remedial Plan, identifying (1) county/minor civil division/voting district splits, (2) census place and municipal splits, and (3) compactness scores.

Second, Executive Respondents and Respondent General Assembly, including its Legislative Data Processing Center (“LDPC”),12 shall forthwith prepare textual language that describes the Remedial Plan13 and submit the same to the Secretary of the Commonwealth without delay. The Secretary of the Commonwealth shall thereafter file with this Court’s Prothonotary a certification of compliance of the preparation of the textual description of the Remedial Plan, along with a copy of the textual description.

Third, Respondent Secretary of the Commonwealth shall, without delay, following the preparation of the textual description of the Remedial Plan, publish notice of the Congressional Districts in the Pennsylvania Bulletin.

Fourth, to provide for an orderly election process, the schedule for the primary election to be held May 15, 2018 for the election of Representatives to the United States Congress shall be implemented by the Secretary of the Commonwealth and all election officers within the Commonwealth in accordance with the Revised Election Calendar as proposed by the Secretary of the Commonwealth and Commissioner of the Bureau of Commissions, Elections and Legislation,14 which Calendar is hereby approved, and is attached to this Order as Appendix C.

Fifth, should there be any congressional vacancies existing now or occurring after the entry of this Order, but prior to the commencement of the terms of the members to be elected in the General Election of 2018, they shall be filled for the remainder of the unexpired terms from the districts formerly prescribed in the Congressional Redistricting Act of 2011, 25 P.S. § 3596.301.

Sixth, the Secretary of the Commonwealth is directed to notify this Court by 4:00 p.m. on Tuesday, February 20, 2018, should it foresee any technical issues concerning the implementation of the Remedial Plan.

So Ordered.

Jurisdiction retained.

Chief Justice Saylor and Justices Baer and Mundy file dissenting opinions.»

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Utilizzando la nuova mappatura dei distretti elettorali, a parità di situazione elettorali che al momento assegna ai repubblicani un vantaggio sia pur piccolo, i democratici otterrebbero la maggioranza qualificata dei seggi. Prenderebbero ben 24 seggi in più. Un regalo non da poco.

Conclusioni.

– È incostituzionale ciò che non giova ai liberal democratici.

– Dimmi chi sono i giudici e ti scrivo subito la sentenza.


Nota.

Supreme Court of Pennsylvania. Lista dei Giudici.

Thomas G. Saylor Republican

Max Baer Democratic

Debra Todd Democratic

Christine Donohue Democratic

Kevin Dougherty Democratic

David Wecht Democratic

Sallie Updyke Mundy Republican


Reuters. 2018-02-19. Pennsylvania top court redraws voting map in boost to Democrats

Pennsylvania’s top court on Monday unveiled a new map carving out the state’s U.S. congressional voting districts, imposing a plan it said was based on “traditional criteria” after rejecting a proposal drawn up by Republican lawmakers as unconstitutional.

The state Supreme Court had ruled that the Republican plan effectively marginalized likely Democratic voters. As a result, the Republicans have a more than 2-1 advantage in the state’s U.S. House of Representatives delegation, even though the number of registered Republicans and Democrats in Pennsylvania is roughly even.

The court-imposed plan could help Democrats who want to gain control of the U.S. Congress in the November midterm elections.

The new map “is composed of congressional districts which follow the traditional redistricting criteria of compactness, contiguity, equality of population, and respect for the integrity of political subdivisions,” the court’s order said.

State Republican leaders condemned the new map, saying the court was usurping the powers of the legislative and executive branches.

“We anticipate further action in federal court” to challenge the new boundaries, state Senate President Pro Tempore Joe Scarnati and state House Speaker Mike Turzai said in a statement.

Susan Carty, president of the League of Women Voters of Pennsylvania, which was among 19 plaintiffs in the lawsuit, said lawmakers should heed the ruling.

”To avoid future gerrymanders and court intervention, the legislature should now work toward creating an independent, impartial and accountable redistricting process,” she said in a statement.

The justices redrew the boundaries with the help of independent experts after Democratic Governor Tom Wolf last week rejected a proposal drawn by Republican legislative leaders as unfairly skewed in their party’s favor.

Legal battles are playing out in several U.S. states over gerrymandering, the process by which district lines are manipulated to favor one party. Pennsylvania has long been seen as one of the worst offenders, with one of its districts nicknamed “Goofy Kicking Donald Duck,” a reference to a cartoon image evoked by its odd shape.

Pennsylvania is a hotly contested swing state, and the redistricting is expected to boost Democrats’ chances of winning several of the U.S. House seats in the state in November.

Democrats must gain 24 seats nationwide to take control of the House from Republicans. Republicans hold 13 of Pennsylvania’s 18 congressional seats.

The new map means that Democrats could win up to 11 seats in Pennsylvania in midterm elections, said Michael Li, a lawyer with the Brennan Center for Justice at New York University’s law school, which filed an amicus brief in the case.

“This is the map that many people think is natural for Pennsylvania, which is a 50-50 state, a classic battleground, but hasn’t performed that way in terms of congressional elections for decades,” he said by telephone.

The Republican-controlled legislature created the current map in 2011, after the 2010 U.S. census. The U.S. Supreme Court has rejected Republicans’ appeal of the state court’s ruling in January striking down the boundaries.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Italia. Elezioni. Dichiarazioni di voto certo, incerto e potenziale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-20.

Elezioni 001

Demopolis ha rilasciato un interessante chiarimento relativo alle prospezioni elettorali già pubblicate.

Italia. Elezioni. 35 collegi nel Meridione saranno decisivi. Analisi dei collegi.

La stratificazione del campione avviene per:

– Voto certo: Cittadini che si dichiarano sicuri della scelta di voto;

– Voto incerto (odierno): Il consenso come se so fosse votato il giorno della prospezione;

– Voto potenziale: Prendono in considerazione l’ipotesi di votare il partito.

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2018-02-20__Demopolis__001

Il voto certo rappresenta la zoccolo duro di un partito: ben il 72% degli intervistati si è dichiarato certo e sicuro di cosa avrebbe votato. È una percentuale davvero molto alta, specie poi se considerata in confronto con paesi quali la Francia, la Germania oppure il Regno Unito.

Questo risultato si presta anche ad altre considerazioni, la principale delle quali verte il partito democratico.

Questo dalle elezioni europee ha perso circa venti punti percentuali. Una emorragia di voti simile a quella subita in Germania dalla socialdemocrazia.

Da questi dati si potrebbe concludere che gli Elettori che hanno abbandonato il partito democratico lo abbiano fatto in modo irreversibile, altrimenti le fasce dei voti incerti o potenziali dovrebbero ben più elevate.

Pubblicato in: Amministrazione, Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Potrebbe uscire dall’Unione Europea dopo le elezioni – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-20.

2018-02-18__Bloomberg__001

Mr Bill Rhodes è uno dei vecchi saggi del sistema bancario americano e mondiale.

Il fatto che il suo nome sia quasi sconosciuto alla gente comune è un segno della sua potenza: non ama la pubblicità, parla poco, ascolta molto. Può proteggere la sua privacy.

«William R. “Bill” Rhodes (born August 15, 1935) is an American banker and philanthropist. Rhodes is President and CEO of William R. Rhodes Global Advisors, LLC which he founded in 2010. He is a former senior international officer and senior vice chairman of Citigroup and Citibank. He served in various senior executive positions at Citi from 1957 until his retirement from Citigroup on April 30, 2010. ….

Post his retirement in 2010, Rhodes continued to serve as senior advisor to Citi from 2010 through 2017 ….

– Rhodes established and is currently president and CEO of William R. Rhodes Global Advisors, LLC.

– Director, Private Export Funding Corporation (PEFCO)

– Senior Advisor, Oliver Wyman

– Vice Chairman, National Committee on U.S.-China Relations

– Member, Group of Thirty

– Director, Korea Society

– Current member of the Economic Club of New York and former member of the Board of Trustees

– Member, Advisory Council of the Brazilian American Chamber of Commerce

– First Vice Chairman Emeritus, Institute of International Finance

– Chairman Emeritus, Americas Society and Council of the Americas

– Life Trustee, The New York Presbyterian Hospital

– Member, Emeriti of the Watson Institute for International Studies, Brown University

– Member, Council on Foreign Relations

– Director, Foreign Policy Association

– Chairman Emeritus, Board of Trustees, Northfield Mount Hermon School

– Member of the Chairman’s Council and a Vice Chairman, Metropolitan Museum of Art Business Committee

– Chairman Emeritus, U.S.-Korea Business Council

– Member, Advisory Board of the Museum of American Finance

– Member, Board of Directors of The Volcker Alliance

– Member, European-American Chamber of Commerce New York

– Member, Chairman’s Advisory Council for The Hudson Institute» [Fonte]

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Bill Rhodes Warns of Possible Italian Exit From EU After Election – Bloomberg

«Bill Rhodes, chief executive officer of William R. Rhodes Global Advisors and author of “Banker to the World,” weighs in on the looming elections in Italy. He speaks with Bloomberg’s Vonnie Quinn on “Bloomberg Markets.”»

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How to improve on that performance will be top of the agenda at the first meeting of the International Investment Council, including such magnates as Bill Rhodes, George Soros and Frank Savage

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«Bill Rhodes Warns of Possible Italian Exit From EU After Election»

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La possibilità che l’Italia si stacchi sia dall’Unione Europea sia dall’Eurozona c’è, ed è concreta. Nel caso, sarebbe una catastrofe.

Il vuoto politico che si è determinato sia in seno all’Unione Europea, sia in una Germania un tempo egemone in Europa, sia infine in un’Italia di fatto ingovernabile potrebbe facilitare questa drastica presa di posizione dalle impredicibili conseguenze.

Troppe persone stanno vivendo questo periodo esternando visceralità non supervisionate dalla mente, tentativo inconscio di esorcizzare il drammatico quadro sociale ed economiche che si delinea fosco all’orizzonte.

Il vero dramma consiste nel fatto che alle agoniche ideologie liberal e socialiste sembrerebbe non contrapporsi una svolta metodologica verso un ragionevole empirismo economico.

Sostituire un credo ideologico con uno eguale e contrario non aiuterebbe in nulla a risolvere i problemi in atto: qualsiasi ideologia coerce le menti verso un’ideazione coatta e, quindi, avulsa dalla realtà fattuale.

Nei fatti invece sembrerebbe proprio che la stagnazione politica non costituisca humus favorevole all’abbandono di un modus pensandi che a stento riesce a superare il momento di slogan roboanti.

Sembra che le menti abbiano perso la capacità cognitiva ed il potere di revisione critica.

Italia. Sondaggio. Astensionismo e Giovani.

Italia. Elezioni. 35 collegi nel Meridione saranno decisivi. Analisi dei collegi.

Italia. Partiti promettono ciò che non hanno. Il macigno del debito.

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Ci si prepari quindi al peggio: se poi non dovesse accadere ne saremmo tutti felici.


Bloomberg. 2018-02-18. Female, Middle-Aged and Let Down by Renzi: Italy’s Swing Voters

– Almost a third of Italian electorate undecided, YouTrend says

– With hung parliament projected, the swing voters could be key

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Almost a third of Italians have yet to decide who to vote for in next month’s general election — more than enough to determine the outcome.

Their profile? Mostly women, middle-aged, without a university degree and disappointed with former Prime Minister Matteo Renzi, the leader of the ruling Democratic Party. Those are the findings of Agenzia Quorum, which did an analysis of so-called swing voters ahead of a pre-election polling blackout that’s set to begin Saturday.

“This is yet another sign that the Democratic Party is on a downward slope, and its voters feel let down by Renzi,” said Giovanni Diamanti, the managing partner of Agenzia Quorum. “But it also suggests that the game is open and the final outcome is far from decided.”

With Italians set to vote in little more than two weeks, on March 4, the latest surveys published by the main Italian newspapers also point to a large proportion of undecided voters. A poll done by Demos&Pi and printed in la Repubblica on Friday showed some 45 percent of people still unsure.

While the anti-establishment Five Star movement has risen in polls to become the leading single party, it still trails the center-right coalition led by four-time former premier Silvio Berlusconi. Neither appears set to win a majority of seats, setting the stage for a hung parliament and difficult talks over a grand coalition or national unity government. That makes swing votes potentially key to the outcome.

About 30 percent of potential voters remain undecided, according to Agenzia Quorum’s YouTrend poll of 1,000 adults on Feb. 12 and 13. About 64 percent are women, just 11 percent have a degree and the largest share abstained in previous votes. Among those who cast a ballot in the past, former backers of the Democratic Party are the most unsure. About half of those still undecided who voted in the 2014 European elections are from Renzi’s party. The margin of error was 3.1 percent.

Economists Map Out Italian Election Probabilities in Bloomberg Survey

An electoral law passed last year gives just over a third of seats in the lower house and in the Senate to first-past-the-post winners, which encourages the formation of coalitions. Five Star has traditionally opposed tying up with another party, while the Democratic Party suffered a blow after a splinter group, Free and Equal, decided to run on its own. That paved the way for a resurgent Berlusconi, who can’t serve as prime minister because of a public office ban following a tax fraud conviction.

A Bloomberg-calculated average of polls through Feb. 11 has the center-right at 37 percent of the vote, almost 10 points higher than the center-left at 28 percent and Five Star at 27 percent. 

Trending Toward Berlusconi

As the blackout nears, a projection by YouTrend based on their final poll of polls for news agency Agi shows Berlusconi’s camp taking 290 seats in the 630-member lower house and 141 seats in the 315-member Senate. The Demos&Pi poll, and a separate one by Ipsos published by Corriere della Sera on Friday, also found that none of the parties or coalitions would be able to obtain a parliamentary majority.

Compared to previous projections, centrist parties, including Berlusconi’s Forza Italia, are gaining some seats from the fringes, making a post-vote national unity government or grand coalition more likely.

“The clearest trend in recent weeks is a gain in consensus for Berlusconi,” Diamanti said.

Of the 232 first-past-the-post seats in the lower chamber, about a third are too close to call, according to YouTrend. Thirty-five of those are in the South. Winning all of those seats could give Berlusconi a majority.

That highlights the importance of voters who make up their minds at the last minute. About 55 percent of undecided voters are based in the North, and 45 percent in the Center and the South, YouTrend’s poll showed. The survey indicates that if the undecideds turn out to vote, the biggest parties — the Democratic Party, Forza Italia and Five Star — would gain the most.