Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Baviera. Analisi dettagliata del voto in 24 Tabelle.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-15.

Young German conservatives call for change after election losses

«The youth wing of German Chancellor Angela Merkel’s conservatives said on Friday the bloc …. needed “new faces” after suffering big losses in the Sept. 24 national election.»

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Infratest dimap ha rilasciato uno studio molto dettagliato sui risultati elettorali in Baviera, che riportiamo in un estratto di 24 Tabelle. Reputiamo necessario leggerle con grande cura, perché consentono di comprendere le dinamiche di queste elezioni, per molte ragioni epocali. Anche per comprendere meglio le ripercussioni a livello federale e, soprattutto, sulle future elezioni europee.

Il commento è stato già pubblicato in questo articolo:

Baviera. Una dura lezione che la Große Koalition non imparerà.

Chi avesse difficoltà con il tedesco, potrebbe avvalersi del traduttore Deepl.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Baviera. Una dura lezione che la Große Koalition non imparerà.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-15.

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Sono adesso disponibili i risultati quasi definitivi, quelli ufficiali, quindi resta lecito cercare di analizzarli.

Alcune considerazioni sembrerebbero essere di obbligo.

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– I sondaggi elettorali di Insa, Infratest dimap, Gms si sono dimostrati altamente affidabili, ammettendo un errore previsionale massimo di più o meno due punti percentuali.

– L’Elettorato ha dimostrato una mobilità mai riscontrata nella storia elettorale tedesca degli ultimi settanta anni. Non solo, ha dimostrato nei fatti anche si sapersi svincolare da formazioni politiche altamente ideologizzate, segno questo evidente del declino della Weltanschauung di sinistra.

– I risultati bavaresi dovrebbero essere letti come prima di due fasi: a fine ottobre si voterà infatti anche in Hessen, ed i sondaggi segnalerebbero un severo calo dei partiti tradizionali, quelli della Große Koalition. Solo ai primi di novembre il quadro tedesco sarà leggibile su dati certi, meglio poi se si aspettassero anche i risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti.

– Questi risultati confermano un fenomeno già visto in tutto l’Occidente. Il disporre della quasi totalità dei mezzi di informazione e comunicazione è risultato essere ininfluente sui risultati elettorali. Anzi, per molti osservatori la martellante propaganda liberal sembrerebbe essere stata controproducente., così come il tentativo di demonizzare gli avversari politici riducendoli al rango di nemici mortali.

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– L’Spd passa dal 20.6% al 9.7%, ossia a percentuale ad una cifra, e da 42 a 22 seggi. Il partito socialdemocratico ha persona quasi la metà dei propri Elettori. Questo a nostro parere è il primo grande risultato di queste elezioni, che stando alle previsioni, potrebbe essere riconfermato tra due settimane alle elezioni in Hessen. Da ora in poi, la Große Koalition resterà numericamente impossibile, sia in Baviera, sia nei Land, sia a livello federale. La Germania sarà costretta ad esperire governi di coalizione, con tutte le conseguenze.

– La Csu passa dal 47.7% al 37.2%, e da 101 a 85 seggi. Non è stata la perdita drammaticamente alta che in taluni momenti era stata prospettata dai sondaggi, ma ciò non toglie che sia severa. Non solo dovrà formare un governo di coalizione in Baviera, ma la sua posizioni sarà indebolita, almeno per due settimane, anche in sede governativa federale.

– Il tracollo dei partiti tradizionali è evidente. La Csu perde 10.5 punti percentuali e la spd 10.9: in totale i partiti della Große Koalition hanno perso 21.4 punti percentuali. È un chiarissimo segnale di profondo scontento sull’operato di questo Governo, sia in Baviera sia a livello federale.

– I Grune salgono dall’8.8% al 17.5%, ossia più che raddoppiano i propri consensi elettorali. Questo è un risultato davvero grande, ma con delle grandi incognite. Infatti, mentre un Elettorato che condivida appieno le linee guida del partito è usualmente molto stabile, ossia riconferma nel tempo: ad oggi si potrebbe prospettare il sospetto che sui Grüne siano confluiti una gran parte dei voti in fuga dalla Große Koalition. Questo sarebbe un Elettorato fluido, pronto a riversarsi altrove, all’occorrenza.

– AfD si è conquistata un buon 10.2%. Non è un risultato entusiasmante a confronto della percentuale che ha in sede nazionale, ma la Baviera le è sempre stata un terreno ostico. In ogni caso i 22 seggi ottenuti sembrerebbe essere un ottimo risultato.

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La Baviera, e con essa la Germania, si sta avviando ad un periodo di instabilità politica ed alla necessità di formare governi di coalizione pluripartitici. In questo tipo di governo il partito di maggioranza relativa ha sicuramente il suo peso, ma altrettanto sicuramente non sarà mai quello egemone.

Non è noto cosa stia pensando Frau Merkel: verosimilmente sta aspettando anche lei i risultati delle elezioni in Hessen. Dopo, dovrà affrontare il congresso della Cdu, e molti avanzano dubbi che possa vincerlo.

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Ma il risultato di maggiore rilevanza sono le ripercussioni sulle elezioni europee del maggio del prossimo anno.

A conti fatti, la componente Union, Cdu e Csu, in seno al ppe dovrebbe contrarsi di oltre un terzo. Non solo, un ppe dove in occasione del voto sull’Ungheria la componente tedesca si è già trovata in minoranza.

Una spd al 9.7% in Baviera, e su bassissime percentuali negli altri Länder, specie poi quelli dell’est, comporta a conti fatti un dimezzamento del pse.

Queste due evenienze porterebbero nell’europarlamento una vera e propria rivoluzione politica.


Merkel Faces Fresh Turmoil After Historic Bavarian Setback – Bloomberg

«Chancellor Angela Merkel faces a new round of coalition turbulence after her Bavarian sister party dropped to a historic low in a regional election that exposed the scope of voter disaffection with Germany’s political establishment.

The Christian Social Union’s loss of its absolute majority on Sunday threatens to reverberate through Merkel’s fractious government, already hampered by infighting after just seventh months in office. Merkel’s other coalition partner, the Social Democrats, fared even worse in the wealthy southern region, shedding half its support to place fifth. The Greens and the anti-immigration AfD party were the main beneficiaries.

“It is clear that things will not get easier for Merkel,” said Carsten Nickel, an analyst at Teneo Intelligence in London. “She will have to continue muddling through, but she is dependent on two badly beaten coalition partners. ….”

In Bavaria, the CSU now needs a partner to stay in power. In addition to the Greens, which took 17.5 percent, and the Free Democrats, which squeezed back into the state parliament with 5.1 percent, the CSU could ally with the Free Voters, a regional opposition group that took 11.6 percent. ….

The result in Bavaria is a signal for Merkel’s government to change tack after months of “tension and infighting,” said Lars Klingbeil, the Social Democrats’ general secretary. The SPD took 9.7 percent.»


Ansa. 2018-10-15. Germania, elezioni in Baviera. Alleati Merkel crollano, boom Verdi. Csu perde maggioranza assoluta

Alle elezioni bavaresi, stando alle ultime proiezioni pubblicate dall’emittente tv Ard alle 19.57, la Csu ha preso il 37,3%, l’Spd il 9,5%, i Freie Waehler l’11,6%, i Verdi il 17,8%, l’ultradestra di Afd il 10,7% e i Liberali il 5. Resta fuori dal Parlamento la sinistra della Linke.

“Un risultato storico”. Queste le parole di Katharina Schulze. Robert Habeck, leader federale del partito ha invece ammonito: “Gli elettori hanno dato un segnale chiaro, non si può andare avanti così”, ha affermato parlando a Ard.

Un risultato amaro, ma abbiamo un chiaro mandato a governare“, ha detto il segretario generale della Csu, parlando alla tv Ard, subito dopo gli exit poll. “Non è un giorno facile della Csu, e questo è un risultato doloroso. Lo accettiamo e ci confrontiamo. Lo analizzeremo. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare”, ha spiegato il candidato presidente della Csu Markus Soeder. “Adesso bisogna costruire un governo stabile per la Baviera”, ha aggiunto. “Parleremo con tutti i partiti. Non tratteremo con Afd“, ha anche spiegato Markus Soeder. Soeder ha poi affermato che “le liti non hanno aiutato” e che bisogna adesso andare avanti “con spirito costruttivo e maggiore ottimismo”.

Il leader della Csu bavarese Horst Seehofer si è detto “abbattuto per il risultato” emerso dalle urne, “quando io ero qui era qualcosa di diverso”, ha anche detto, “ma dall’altra parte abbiamo avuto un chiaro segnale per formare il governo”. Il leader del partito ha promesso un’analisi del voto, “lavoreremo per capire da dove viene questo risultato”. Seehofer ha ringraziato la base del partito e l’impegno di Markus Soeder, e ha poi aggiunto: “Nelle prossime tre quattro settimane dobbiamo concentrarci per formare il governo”.

È una sconfitta molto amara per il nostro partito“, ha detto il segretario generale dell’SPD Lars Klingbeil. “Analizzeremo questi risultati in Baviera e a Berlino”, ha affermato. “Quel che già si può dire è che si tratta di un chiaro segnale al governo di Berlino”, ha aggiunto, criticando lo “stile sbagliato” e le troppe liti nel governo federale.

“Con questo risultato abbiamo l’aumento più significativo di tutti”, ha detto Joerg Meuthen, di Afd, che vedono il partito di ultradestra entrare nel parlamento regionale con un 11%. Meuthen ha sottolineato che i Freie Wäehler hanno costituito una forte concorrenza per la destra in Baviera. “Non è realistico trattare per una coalizione con la Csu”, ha aggiunto. 

In Baviera ha vinto il cambiamento e ha perso l’Unione europea, il vecchio sistema che malgoverna da sempre a Bruxelles“, ha commentato il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. “Sconfitta storica per democristiani e socialisti, mentre entrano in tanti, e per la prima volta nel Parlamento regionale, gli amici di Afd. Arrivederci Merkel, Schultz e Juncker”, aggiunge. “A maggio l’Europa cambierà volto! Vi ho sempre detto che stava per arrivare un terremoto politico anche in Europa. Il voto in Baviera è solo un anticipo di quello che succederà”,  scrive su Facebook il leader M5s Luigi Di Maio. “L’Italia, ora possiamo dirlo, è precursore dell’Europa che cambia. Così come abbiamo contribuito a fondarla, saremo protagonisti nel rifondarla. Sarà la fine dell’austerità e l’inizio della solidarietà. Sta per arrivare la Manovra del Popolo anche a livello europeo”.

È stata molto alta l’affluenza al voto in Baviera, con il 72,5% della partecipazione, rispetto al 63,6% del 2013. È quanto emerso dai dati divulgati da Ard. 

Circa 9,5 milioni di elettori chiamati alle urne. L’Unione dei Cristiano Socali (Csu), alleata di governo della cancelliera Angela Merkel, ha mantenuto la maggioranza assoluta in questa prospera regione del Paese negli ultimi 56 anni, con la sola eccezione di cinque.  

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Le cose vanno così bene che Merkel pensa di far fagotto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-20.

Calimero Fagotto

Per capire l’articolo, leggere per cortesia sia il testo sia gli allegati ed i link.


La situazione tedesca inizia a dare segni sempre più vistosi di cedimenti.

I risultati elettorali delle prossime elezioni in Hessen ed in Baviera si preannunciano destruenti per la Große Koalition.

Germania. Hessen. Cdu -9.5, Spd -6.5, Afd +10 punti percentuali.

Germania. Baviera. Csu perderebbe undici punti percentuali.

Baviera. Csu – 8 punti percentuali in sei mesi.

Lebbrosi. Buone notizie. Cdu-Csu scese al 28% (-5 punti percentuali).

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Ma le cose non si preannunciano migliori nell’Unione Europea.

Europarlamento. Il problema sono i 197 contrari ed i 58 astenuti.

Unione Europea. Il ppe sta subendo una mutazione genetica.

Elezioni europee. I sovranisti iniziano le grandi manovre.

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Non è Alternative für Deutschland a crescere:

sono Cdu, Csu ed Spd che stanno crollando.

Nei Länder orientali AfD supera il 25%, ed anche i tedeschi orientali votano.

Quello che una volta era il trono del cancelliere adesso è lo straccio messo per terra di Frau Merkel.

L’affaire Maassen è stato solo l’ultimo segnale.

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«For nearly two weeks Chancellor Angela Merkel tried to find a way to fire her own domestic intelligence chief, a man who had publicly contradicted her and become the darling of the far right for questioning the authenticity of a video showing angry white men chasing an immigrant»

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«But she couldn’t — not without risking the collapse of her fragile government»

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«Hans-Georg Maassen, the rebellious spy, has powerful friends, among them his immediate boss, Interior Minister Horst Seehofer, the leader of the Bavarian conservatives and one of Ms. Merkel’s pricklier coalition partners»

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«Merkel was an authority at home and abroad. …. She stood up to Trump, negotiated peace deals and passed the laws she wanted to pass. She was the queen of consensus. …. Now she can’t even fire the head of an agency …. she has become a lame duck»

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Non ci sono molte alternative: dimissioni oppure cercare di conquistarsi un posticino qualsiasi, potrebbe essere l’IMF così come una Commissione nell’Unione Europea. Naturalmente, Frau Merkel non disdegnerebbe la Presidenza della Commissione, di subentrare cioè al posto di Mr Juncker.

Merkel vuol lasciare la Germania per guidare la Commissione europea

«Germania ed Europa potrebbero trovarsi alla vigilia di un “cambio di sistema”, un assetto politico molto diverso da quello del recente passato. La figura chiave nei nuovi equilibri sarebbe ancora una volta la cancelliera tedesca Angela Merkel.»

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«In ambienti vicini al governo di Berlino si mette in dubbio, per la prima volta in modo significativo, la permanenza di Angela Merkel a capo del governo tedesco per l’intera legislatura»

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«Fonti informate ritengono che Merkel possa decidere nel prossimo semestre di uscire di scena, per rientrare nel gioco delle nomine europee»

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«Un colpo di teatro a Berlino è possibile, se non necessario, in conseguenza del terremoto provocato negli equilibri politici tedeschi da “Alternativa per la Germania”»

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«Il movimento ha posizioni inconciliabili con quelle degli altri partiti tradizionali, ma sta catalizzando il consenso di una quota sempre crescente di elettori, e sta rendendo impossibile governare con solide maggioranze secondo le vecchie alleanze»

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«Dopo le elezioni di ottobre in Baviera, il partito conservatore Csu, abituato a controllare la maggioranza assoluta del Land, si troverà costretto quasi certamente a governare per la prima volta con i Verdi. Nelle successive elezioni in Assia, l’attuale coalizione Cdu-Verdi sarà messa a dura prova dagli elettori conservatori, orfani anche di un significativo partito liberale, che vedono il partito di centro allearsi ancora una volta a sinistra»

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«L’impossibilità di coalizzarsi con “Alternativa” sposta automaticamente la Cdu verso sinistra, cioè nell’unica direzione dove può trovare partiti di dimensioni tali da formare una coalizione di maggioranza. Ma facendo questo, il partito della cancelliera lascia scoperta un’area conservatrice che finisce nelle braccia degli xenofobi. »

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«A livello federale, l’impasse ha finito per logorare sia il partito socialdemocratico, che preferirebbe ricostruirsi stando all’opposizione, sia la cancelliera.»

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I partiti tradizionali hanno dato ostracismo ad AfD, mettendo così i fattivi presupposti per farla crescere: nei fatti è l’unico partito di opposizione.

Un bel giorno si siederanno ad un tavolo a trattare, ma lo faranno come fecero i loro avi a Compiègne.

Intanto, Merkel kaputt.


The New York Tims. 2018-09-19. As the Far Right Gains in Germany, Merkel Weakens

BERLIN — For nearly two weeks Chancellor Angela Merkel tried to find a way to fire her own domestic intelligence chief, a man who had publicly contradicted her and become the darling of the far right for questioning the authenticity of a video showing angry white men chasing an immigrant.

But she couldn’t — not without risking the collapse of her fragile government.

Hans-Georg Maassen, the rebellious spy, has powerful friends, among them his immediate boss, Interior Minister Horst Seehofer, the leader of the Bavarian conservatives and one of Ms. Merkel’s pricklier coalition partners.

Instead of firing Mr. Maassen, Ms. Merkel had to allow Mr. Seehofer to promote him. Mr. Maassen will get a pay raise of about 2,500 euros a month.

“You couldn’t make it up,” said Andrea Römmele, a professor of political science at the Hertie School of Governance in Berlin.

If the episode shows anything, analysts said in the aftermath, it is that Ms. Merkel is growing more feeble even as the far right — in Parliament, online and on the streets — is getting stronger.

The chancellor’s inability to act decisively has exposed the spectacular weakening of a leader who not long ago was seen as a key defender of the liberal order. That view was cemented by her decision in 2015 to welcome to Germany hundreds of thousands of migrants from the Middle East, Africa and elsewhere who were not wanted by neighboring European countries.

Three years later, as a nationalist and populist backlash is spreading, Ms. Merkel has so little authority left that many here wonder how much longer she can last.

“Merkel was an authority at home and abroad,” Ms. Römmele said. “She stood up to Trump, negotiated peace deals and passed the laws she wanted to pass. She was the queen of consensus.”

“Now she can’t even fire the head of an agency,” Ms. Römmele added. Six months into her fourth term, “she has become a lame duck.”

Ever since an inconclusive election last September, Ms. Merkel has stumbled from one political crisis to another. In the election, her party saw a significant decline in voter support and a far-right party, the Alternative for Germany, entered Parliament for the first time in more than 60 years.

In the end it took six months to form a government, an unwieldy one straddling left and right, with Ms. Merkel perched precariously at its center.

That government almost fell apart in the summer, when Mr. Seehofer, the interior minister, challenged the chancellor over her immigration policies and demanded the reintroduction of border controls with Austria.

That earlier episode was just a foretaste of how the Alternative for Germany, or AfD, has been using its toehold in Parliament — where it now has the megaphone of being the leading opposition party — to reorder German politics.

Mr. Seehofer’s party, the Christian Social Union, has been veering sharply to the right ahead of state elections in Bavaria next month, trying to fend off a challenge from the AfD, which is on course to deprive it of its absolute majority.

But there was also the larger and more important question for Germany of Mr. Maassen’s own political sympathies, and whether they were undermining his agency’s ability to assess links between far-right politicians and dangerous neo-Nazi groups.

In an interview with Germany’s best-selling tabloid newspaper, Bild, Mr. Maassen suggested that a widely circulated video of a dark-skinned man being chased by a number of white men, during riotous protests in Chemnitz at the end of August, was a fake.

“There is no evidence that the video circulating on the internet about this purported event is authentic,” he told Bild, adding that there were “good reasons to believe that this was a case of targeted misinformation.”

He later walked back on his claims, saying he had been “misunderstood.”

But Mr. Maassen, who has met several times with AfD politicians in recent years, had vetted and authorized the initial comments before publication. Reports that he had spoken to Mr. Seehofer before the interview intensified speculation that the two men, both longtime critics of Ms. Merkel’s migration policy, were trying to undermine the chancellor’s authority.

If Ms. Merkel thought she could quell the turmoil inside her government by moving Mr. Maassen out of his post, she was wrong.

On Wednesday, Mr. Seehofer publicly defended Mr. Maassen, saying he had his “full trust” and calling him “competent and loyal.”

Mr. Maassen, who has been promoted to under secretary in the interior ministry, will remain in place as president of the domestic intelligence agency — the Office for the Protection of the Constitution, as it is known here — until a successor is named.

Despite Mr. Maassen’s recent comments on the protests in Chemnitz, his vast new brief will include overseeing “public security” and the federal police — though not the intelligence office, Mr. Seehofer said.

The outrage among commentators and politicians, even from within Ms. Merkel’s own camp, was widespread.

“I would like a president of the agency for the protection of the constitution of whom the enemies of the constitution are afraid,” said Peter Tauber, a conservative lawmaker.

Katrin-Göring Eckhardt of the Greens spoke of the “unbelievable jiggery-pokery” in rewarding Mr. Maassen for “disloyalty” and for “cozying up to the AfD.”

But fear of the far right — and, by extension, of new elections that would most likely strengthen it further — was one reason Ms. Merkel and her other governing partner, the Social Democrats, let Mr. Seehofer have his way.

Many also pointed out the dangerous signal the deal had sent to voters. “Ordinary people get punished for the smallest misstep and the elites get promoted,” said Jens Hacke, a political scientist at the University of Greifswald. “This message will only strengthen the AfD.”

Former Foreign Minister Sigmar Gabriel called the whole episode “crazy.”

“If disloyalty and incompetence are rewarded with career jumps,” he said, “then Horst Seehofer has every chance to become U.N. secretary general.”

But a good dose of the criticism was directed at the chancellor herself, underscoring the sense that though Ms. Merkel won the round, she was weakened in the fight.

Some inside the Social Democratic Party, Ms. Merkel’s other coalition partner, were so furious that they urged their leadership to quit the government.

“My personal pain threshold has been reached,” said Kevin Kühnert, the influential leader of the party’s youth organization. The price for staying in government, he said, “has become too high.”


Reuters. 2018-09-19. Merkel coalition slides into ‘permanent crisis mode’ with spy row

BERLIN (Reuters) – A clumsy compromise to end a row over the fate of Germany’s spy chief has exposed a cruel fact: the parties in Chancellor Angela Merkel’s right-left coalition are loveless partners in a dysfunctional relationship that none of them can afford to quit.

The coalition leaders sought on Tuesday to end a scandal that had rumbled on for 11 days by agreeing to replace the head of the BfV domestic intelligence agency, who has faced accusations of harboring far-right sympathies.

Their solution – promoting spymaster Hans-Georg Maassen to a better paid position at the Interior Ministry – has only inflamed tensions among the rank-and-file of the ruling parties, whose leaders are united by fear more than collective purpose.

The scandal, the latest in a series of setbacks to shake the six-month-old coalition, threatens to erode further the German ruling elite’s authority and may point to years of policy drift just as Germany and Europe are crying out for firm leadership.

Merkel is yet to address the criticism that the coalition lacks direction.

Polls show both Merkel’s conservative bloc and its junior coalition partner, the center-left Social Democrats (SPD), would bleed votes to the far-right Alternative for Germany (AfD) and the ecologist Greens in any new elections.

That leaves their leaders hanging on to the awkward right-left ‘grand coalition’ as Merkel, serving her fourth and likely final term as chancellor, tries to secure her legacy as a stateswoman and the SPD struggles to remain relevant to voters.

“The grand coalition is like a dead marriage where the spouses have too many intertwined assets to be able to separate without heavy losses,” said Josef Joffe, publisher-editor of weekly Die Zeit.

“They would be trounced in snap elections. Nor can they recruit more docile partners among the four opposition parties.”

The Maassen scandal comes only two months after Merkel closed a painful row with her Bavarian CSU allies on immigration – an issue that goes back to her 2015 decision to leave open Germany’s borders to refugees fleeing war in the Middle East.

The SPD had wanted Maassen removed after he questioned the authenticity of video footage showing far-right radicals hounding migrants in the eastern German city of Chemnitz.

But Interior Minister Horst Seehofer, leader of the Bavarian Christian Social Union (CSU), sister party of Merkel’s Christian Democrats (CDU), stood behind Maassen.

By promoting the spymaster to the post of state secretary in his Interior Ministry, Seehofer found a solution that satisfied the SPD’s demand for Maassen’s removal from the BfV but left the coalition looking lame.

“The only thing that is still grand in this coalition is the absolute determination to carry on muddling through,” mass-selling daily Bild wrote in an editorial.

“PERMANENT CRISIS MODE”

Speaking at the sidelines of a European Union meeting in Salzburg, Merkel defended the Maassen deal as a “right and important” decision.

Merkel stressed that Maassen would not be in charge of domestic security issues in his new position.

The SPD had accused the former spymaster of having too close ties to the anti-immigration AfD party.

The grand coalition only took office in March, nearly six months after last year’s election, as there was effectively no other viable governing option following the collapse of talks between Merkel’s conservatives and two smaller parties.

After the Maassen deal, pressure is growing in the SPD for its leaders to reconsider the coalition or else deliver results that will win back working class voters who are turning to the far right or left, and middle class voters moving to the Greens.

“Patience in the SPD with this grand coalition is extremely thin,” said Ralf Stegner, a senior SPD official.

Even SPD Secretary General Lars Klingbeil questioned Maassen’s promotion, adding: “We must finally get out of this permanent crisis mode.”

SPD leader Andrea Nahles said the party should remain in the coalition but added that Seehofer’s decision to transfer Maassen to his ministry was a “further burden” for cooperation.

In a letter to party members, she added: “The SPD shouldn’t sacrifice this government because Horst Seehofer employs a civil servant whom we consider to be unsuitable.”

Merkel’s 2015 decision on refugees has proved to be the defining moment of her leadership and one that still haunts her as the CSU, fearful of losing votes to the AfD in Bavaria’s state election on Oct. 14, tries to sound tough on immigration.

The CSU is likely to lose its absolute majority in Bavaria, which could make it an even more difficult partner for Merkel.

Nationally, the conservative bloc is polling around 30 percent, down from 33 percent in last September’s election. The SPD is on about 18 percent, down from 20.5 percent. The AfD is polling around 15 percent, with the Greens close behind.

“So it is in (Merkel’s) interests to keep up the image of a coalition that is functional and capable of acting,” said Gero Neugebauer, political scientist at Berlin’s Free University.

“She is managing to do that less and less,” he said, adding that even after the Maassen deal conflicts between the coalition parties were “bubbling away like lava in a volcano”.


Sole 24 Ore. 2018-09-20. Merkel vuol lasciare la Germania per guidare la Commissione europea

Germania ed Europa potrebbero trovarsi alla vigilia di un “cambio di sistema”, un assetto politico molto diverso da quello del recente passato. La figura chiave nei nuovi equilibri sarebbe ancora una volta la cancelliera tedesca Angela Merkel. In ambienti vicini al governo di Berlino si mette in dubbio, per la prima volta in modo significativo, la permanenza di Angela Merkel a capo del governo tedesco per l’intera legislatura. Fonti informate ritengono che Merkel possa decidere nel prossimo semestre di uscire di scena, per rientrare nel gioco delle nomine europee. L’attuale candidatura alla presidenza della Commissione europea di Manfred Weber, esponente della Csu e capogruppo del Partito popolare europeo, potrebbe essere rimessa in discussione nel caso Merkel optasse lei stessa per un incarico di vertice a Bruxelles. Un colpo di teatro a Berlino è possibile, se non necessario, in conseguenza del terremoto provocato negli equilibri politici tedeschi da “Alternativa per la Germania”.

Il movimento ha posizioni inconciliabili con quelle degli altri partiti tradizionali, ma sta catalizzando il consenso di una quota sempre crescente di elettori, e sta rendendo impossibile governare con solide maggioranze secondo le vecchie alleanze.

Dopo le elezioni di ottobre in Baviera, il partito conservatore Csu, abituato a controllare la maggioranza assoluta del Land, si troverà costretto quasi certamente a governare per la prima volta con i Verdi. Nelle successive elezioni in Assia, l’attuale coalizione Cdu-Verdi sarà messa a dura prova dagli elettori conservatori, orfani anche di un significativo partito liberale, che vedono il partito di centro allearsi ancora una volta a sinistra. Proprio la Cdu, il partito della cancelliera, ad agosto ha sondato un’alleanza in Sassonia per il 2019 addirittura con la sinistra radicale “Die Linke”, pur di non allearsi con “Alternativa” che raccoglie un voto su quattro nella regione di Dresda.

L’impossibilità di coalizzarsi con “Alternativa” sposta automaticamente la Cdu verso sinistra, cioè nell’unica direzione dove può trovare partiti di dimensioni tali da formare una coalizione di maggioranza. Ma facendo questo, il partito della cancelliera lascia scoperta un’area conservatrice che finisce nelle braccia degli xenofobi. Alternativa d’altronde ha cambiato il significato stesso delle politiche di destra in Germania, radicalizzando le posizioni su immigrazione, Europa e sicurezza personale, al punto di rendere difficile per i partiti democratici seguirla sullo stesso linguaggio o addirittura farsi portatori di politiche conservatrici tout court. Perfino la Csu, che ha cercato di coprire nei toni, se non nelle politiche, la fascia più di destra dell’elettorato bavarese, ha finito per perdere voti, a sinistra verso i Verdi, e a destra verso i “Freie Waehler” e la stessa “Alternativa per la Germania”.

A livello federale, l’impasse ha finito per logorare sia il partito socialdemocratico, che preferirebbe ricostruirsi stando all’opposizione, sia la cancelliera. Di fatto la Germania non può più contare sul tradizionale baricentro politico che dava al sistema un’impareggiabile stabilità, rappresentata dalla decennale guida della cancelliera. Tuttavia, la pressione su Angela Merkel da parte dei partiti e dei media sta diventando insopportabile. Le sue apparizioni in pubblico nei nuovi Laender orientali sono spesso imbarazzanti per le manifestazioni di protesta organizzate dal partito nazionalista. I media tedeschi, afflitti da una grave perdita di credibilità presso il largo pubblico, stanno contribuendo al rafforzamento del partito nazionalista e alla perdita di consenso dei partiti tradizionali.

Per Merkel si tratta di prendere nei prossimi mesi una decisione molto difficile, perché la sua successione alla guida della Cdu e del Paese non è ancora pronta. I nomi più citati non sono considerati abbastanza autorevoli e tali da mantenere la barra stabile in un panorama politico reso tanto turbolento dal rischio di deriva nazionalista. Le riflessioni sul futuro della cancelliera procedono a un livello preliminare e confidenziale e verranno sviluppate nel corso dei prossimi mesi anche con l’obiettivo di evitare che i partiti tradizionali possano essere logorati o addirittura travolti da una serie di insuccessi elettorali che destabilizzerebbe ulteriormente gli equilibri politici del Paese e del continente.

Il tiepido appoggio di Angela Merkel alla candidatura di Manfred Weber alla guida della Commissione non sarebbe un ostacolo insormontabile e ha quanto meno il beneficio di aver assicurato alla Germania un diritto riconosciuto a candidarsi alla posizione di leader dell’esecutivo comunitario. L’approvazione di una candidatura Merkel da parte del Partito popolare europeo, secondo le procedure del “candidato di vertice” da effettuare nel Parlamento di Strasburgo, viene data a Berlino per scontata. Che sia Weber, o non direttamente la cancelliera Merkel, si chiarirà solamente nel corso dei prossimi sei mesi. Ma una candidatura Merkel a Bruxelles, secondo le fonti, non troverebbe ostacoli nelle maggiori capitali e rappresenterebbe un “cambio di regime” anche per l’Europa, ridando personalità e centralità politica alle istituzioni comunitarie.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Svezia. Nella sua modestia Mr Macron si crede solo di essere il dio creatore dell’universo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-06.

2018-07-22__Macron__001

Il nove settembre si voterà in Svezia.

Molto verosimilmente ne dovrebbe uscire un quadro politico di difficile gestione, anche ricorrendo a coalizioni più o meno forzose.

In linea generale si potrebbe preconizzare un ulteriore calo dei socialdemocratici ed una crescita di populisti, ma le urne riservano spesso sorprese non indifferenti.

«A testimonianza di come il forte vento euroscettico, populista e nazionalista che spira in tutta Europa non sembri in grado di risparmiare infatti nemmeno la Svezia»

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«SD has a “Trump-like strategy” of attracting working class voters …. They pretend to be a party for the common folk» [Bloomberg]

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Ma ciò che oggi colpisce in modo eclamptico è l’intervento del Presidente Macron, la cui innata umiltà e ritrosia è proverbiale, così come la sua pacatezza di linguaggio.

Forte del suo indice di popolarità sceso dall’iniziale 62% all’attuale 28%, cerca consensi all’estero, esternando giudizi taglienti sulle elezioni svedesi.

Se lo avesse fatto Mr Putin sarebbe stata una chiara intrusione negli affari interni di una nazione sovrana, da condannarsi senza possibilità di appello. Ma come negare la possibilità di un accorato rimprovero a chi si reputa essere stato il creatore della Svezia?

France’s Macron Wades Into the Swedish Election [Bloomberg]

«French President Emmanuel Macron weighed in on Sweden’s looming election, condemning the nationalist candidate who threatens an upset in next weekend’s vote.»

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«“This person is not compliant with your story and your values,” Macron told Sweden’s SVT Television in an interview broadcast on Sunday.»

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«The 40-year-old French leader was referring to a statement by Sweden’s nationalist figure and chief of the Sweden Democrats, Jimmie Akesson, who declined to differentiate between Macron and Russian President Vladimir Putin in an earlier radio interview.»

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«Sweden’s general election on Sept. 9 could rewrite the political rule book with the rise of the Sweden Democrats, a nationalist party with roots in the country’s white supremacy movement. Despite having been ostracized by the mainstream parties, the group’s message of halting immigration has resonated with voters after a record inflow of foreigners over the past few years.»

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«I think it’s for your voters and your people to react to that. I think it says a lot ….The Swedish politician doesn’t know the right ranking of values and interests»

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«I do respect Vladimir Putin and I am one of the leaders who says we need to construct a new security and defense architecture with Russia. We need this discussion with Russia, …. But Putin’s dream is the dismantling of the European Union.»

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Grazioso il complimento che Mr Macron usa per i politici svedesi:

«The Swedish politician doesn’t know the right ranking of values and interests»



Termometro Politico. Svezia: la situazione ad una settimana dal voto.

Socialdemocratici in calo ma ancora in testa, mentre non si ferma l’avanzata della destra nazionalista. Questo lo scenario dei sondaggi elettorali condotti dai principali istituti demoscopici di Svezia, ad una settimana dal ritorno alle urne, previsto per il 9 settembre.

Sondaggi elettorali Svezia: la situazione nel centrosinistra.

Come da 100 anni a questa parte, i Socialdemocratici (SAP) del premier uscente Stefan Löfven sembrano in grado di mantenere lo scettro di primo partito di Svezia. Ma l’erosione del consenso che sembrava esser stata quantomeno parzialmente tamponata 4 anni fa – continua inesorabile. Ad oggi il SAP è valutato attorno al 25%, circa 6 punti in meno rispetto alle elezioni precedenti e ben 15 in meno rispetto al 2002.

Più moderato è invece il calo dei Verdi – partner di minoranza dell’esecutivo Löfven – ad oggi valutati circa un punto in meno rispetto al 6.9% raccolto nel 2014. Chi invece a sinistra cresce considerevolmente è il Partito della Sinistra. Che è pronto a raddoppiare i voti di 4 anni fa e a centrare la doppia cifra. Complessivamente, il blocco rosso-verde di centrosinistra che potrebbe ricostituirsi dopo la dissoluzione del 2010, potrebbe raccogliere attorno al 40%. Un dato in calo di circa 3 punti rispetto a quello del 2014, in cui tuttavia le posizioni di Sinistra e SAP si dimostrarono incapaci di convergere in un esecutivo a 3.

Sondaggi elettorali Svezia: la situazione nel centrodestra.

La situazione non sembra andare meglio nel blocco conservatore. L’Alleanza per la Svezia, blocco di centrodestra formato da moderati, centristi, liberali e cristianodemocratici, ad oggi raccoglierebbe complessivamente circa il 37%. Ovvero, un paio di punti in meno rispetto a 4 anni fa.

Ad influire su ciò potrebbe essere in particolar modo la performance di Moderaterna, valutato in calo di ben 5 punti e accreditato mediamente del 18%. In crescita invece risulterebbero tutti i tradizionali alleati. Chi lievemente, come Democratici Cristiani (5%) e Liberali (6%), considerati in crescita di mezzo punto. Chi in maniera più consistente come il Partito di Centro, accreditato del 9%, circa 3 punti in più rispetto al 2014.

Sondaggi elettorali Svezia: l’avanzata della destra nazionalista.

Il dato più rilevante riguarda però la destra nazionalista rappresentata dai Democratici Svedesi (SD). Il partito guidato da Jimmie Åkesson è valutato attorno al 19%, pronto a scavalcare Moderaterna e a diventare il secondo partito del Paese. Quella di SD è una crescita costante ed inarrestabile. Dopo essere stato per tutti gli anni ’90 un partito con percentuali da prefisso telefonico, SD ha incrementato rapidamente il proprio consenso nella seconda decade del Terzo Millennio. Centrando l’ingresso in Parlamento per la prima volta nel 2010 (5.7% e 20 seggi) e raddoppiando il proprio consenso 4 anni dopo. A testimonianza di come il forte vento euroscettico, populista e nazionalista che spira in tutta Europa non sembri in grado di risparmiare infatti nemmeno la Svezia.

Dopo aver reciso negli anni il legame con le correnti filonaziste svedesi, il partito di Åkesson si è concentrato su temi comuni alla destra nazionalista europea degli ultimi anni, puntando a scompaginare le carte e mettere definitivamente in crisi i due principali blocchi tradizionali. Controllo dei flussi migratori e possibilità di un referendum per decidere il futuro del Paese in Europa “Swexit”): temi che, inevitabilmente, rappresenteranno i punti chiave attorno a cui ruoterà il voto del 9 settembre. Lasciando decisamente in secondo piano i buoni risultati sul versante dell’economia, a testimonianza di come ormai le priorità dell’agenda politica europea siano diventate ben altre.

Sondaggi elettorali Svezia: le spinte del sistema elettorale.

A favorire la creazione di una sorta di “argine contro il populismo” potrebbe essere anche il sistema elettorale svedese, marcatamente proporzionale (con sbarramento al 4%). Le vicissitudini dell’esecutivo Löfven – che nel 2015 affrontò una drammatica crisi legata al voto sul bilancio – hanno mostrato le crescenti difficoltà di gestione di un esecutivo di minoranza. E gli ultimi sondaggi non lasciano ai blocchi tradizionali alcuna speranza di poter mettere in piedi un governo politicamente omogeneo. Ecco perchè, ora più che mai, il voto del 9 settembre sembra sempre più un referendum sulla figura di Åkesson.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Baviera. La Csu accusa l’Spd di usare siti fantasma per fake news.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-23.

Botticelli. La Calunnia. 1496. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Fake News?

La Germania sì che se ne intende!

E se ne intende al punto tale che un noto partito politico ha è organizzato siti ombra per poterle spargere nel modo più verosimile possibile, ma pur sempre menzognero.

A tutti gli effetti anche i grandi nomi dei partiti tradizionali tedeschi sembrerebbero aver perso il senno.

Gran brutta bestia l’altera superbia che induce a considerarsi al di sopra del bene e del male, infallibili ed inamovibili. La storia è zeppa di personaggi che dapprima si illudevano, quindi soffrivano di vere e proprie allucinazioni ed infine si sono semplicemente suicidati.

«Bavaria’s Social Democrats have caused an uproar at the start of the state election campaign by buying the internet domain of the ruling party’s slogan»

*

«The CSU accused the SPD of dirty tactics and spreading “fake news.”»

*

«The Christian Social Union (CSU) in Bavaria was scrambling to contain the damage on Wednesday after the party’s main slogan was set up online by the opposition Social Democrats (SPD).»

*

«Bavarian Premier Markus Söder of the CSU is campaigning with the message “Söder macht’s” or “Söder gets it done.” The slogan is printed in bold capital letters on billboards showing Söder smiling in traditional dress. But the website with that same name — soeder-machts.de — isn’t from the CSU at all »

*

«Söder and his campaign team apparently failed to secure the domain name — an oversight that didn’t go unnoticed by the center-left SPD. They not only bought the website, they also beat the CSU to creating Söder macht’s Facebook and Twitter accounts»

*

«The Söder macht’s website lists 10 reasons why voters should reject the CSU, the Bavarian sister party to Chancellor Angela Merkel’s Christian Democratic Union, before directing them to the website of Bavarian SPD candidate Natascha Kohnen»

* * * * * * * *

Il tragicomico è poi che questa gente accusa Mr Putin di interferenze nella campagna elettorale e Mr Orban di spargere notizie false e tendenziose.

Per non parlare del linciaggio fatto agli amici polacchi, accusati di non rispettare “the rule of laws”.

Se le previsioni elettorali in Baviera dovessero dimostrarsi attendibili, sia Csu sia Spd avranno motivi ben più gravi per lamentarsi: per dirla in termini politicamente corretti, tutti trombati.


Deutsche Welle. 2018-08-22. Bavarian SPD ‘steals’ CSU campaign slogan website

Bavaria’s Social Democrats have caused an uproar at the start of the state election campaign by buying the internet domain of the ruling party’s slogan. The CSU accused the SPD of dirty tactics and spreading “fake news.”

*

The Christian Social Union (CSU) in Bavaria was scrambling to contain the damage on Wednesday after the party’s main slogan was set up online by the opposition Social Democrats (SPD).

Bavarian Premier Markus Söder of the CSU is campaigning with the message “Söder macht’s” or “Söder gets it done.” The slogan is printed in bold capital letters on billboards showing Söder smiling in traditional dress. But the website with that same name — soeder-machts.de — isn’t from the CSU at all.

Söder and his campaign team apparently failed to secure the domain name — an oversight that didn’t go unnoticed by the center-left SPD. They not only bought the website, they also beat the CSU to creating Söder macht’s Facebook and Twitter accounts.

A PR coup

“It’s really basic knowledge that you have to secure this,” Bavarian SPD spokesman Ino Kohlmann said. “We were amazed that the CSU was so sloppy.”

The Söder macht’s website lists 10 reasons why voters should reject the CSU, the Bavarian sister party to Chancellor Angela Merkel’s Christian Democratic Union, before directing them to the website of Bavarian SPD candidate Natascha Kohnen.

“32,000 public apartments sold to private investors, leaving 80,000 tenants out in the rain,” the website says. “Thousands of employed teachers let go at the end of the school year…that’s what Markus Söder gets done.”

CSU: Irresponsible stunt

CSU General Secretary Markus Blume described the SPD domain purchase and use as irresponsible, and little more than “slapstick” and dirty politics.

The party must be desperate “if they have to steal CSU slogans,” he said. “An opposition that preaches political decency, but uses its first campaign action to spread false news is barely credible.”

The CSU, however, responded by securing a number of domains, including derechtesoedermachts.de (“the real Söder macht’s”), spdmachtnix.de (“SPD does nothing”) and kohnenplus.de — all of which lead to Söder’s campaign platform.

“Now kohnenplus.de also informs about the CSU’s government policies,” the CSU wrote in one of a series of sarcastic tweets posted on Tuesday.

Another said: “Thank you, dear Bavarian SPD, for sharing the CSU’s policies on kohnen-plus.de! How nice of you! #soedermachts.”

The CSU will be hoping to hold on to its absolute majority in the state parliament when Bavarian voters head to the polls October 14. According to a recent Forsa survey, the governing party is polling at around 37 percent, followed by the Greens on 17 percent, the far-right populist Alternative for Germany (AfD) on 13 percent and the SPD on 12 percent.

Pubblicato in: Senza categoria

Justin Trudeau, premier canadese, si era palpeggiato Mrs. Rose Knight.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-09.

2018-07-09__Trudeau__001

Il 21 ottobre 2019 il Canada andrà alle urne per le elezioni politiche federali.

Ipsos proietta i liberal del Presidente Trudeau al 33% ed i conservatori al 37%.

Nelle recenti elezioni per l’Ontario i liberal hanno ottenuto 7 (sette) seggi, mentre i conservatori ne hanno conquistato 76.

La competizione elettorale è già iniziata, ed i liberal si stanno rendendo conto che questa sarà verosimilmente la loro ultima chance. I partiti che sostengono l’ideologia libera e socialista sono infatti in grave crisi a livello mondiale, ma i canadesi confidano sul carisma politico di Mr. Justin Trudeau.

Canada. Ontario. I populisti di Mr Doug vincono 76 seggi contro i 7 dei liberal.

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Ma quelle formazioni politiche che Mr Macron aveva simpaticamente definito ‘la nuova lebbra‘ hanno dimostrato di aver imparato dai liberal come si conducono le campagne elettorali.

Reporter who accused Trudeau of groping says she won’t pursue incident [Guardian]

«The woman who accused Justin Trudeau in 2000 of groping her at a music festival in British Columbia has spoken out, saying that the incident took place as described and that she is not interested in pursuing the matter further.

On Friday – a day after the Canadian prime minister acknowledged he had apologised to her – the woman, identified as Rose Knight, issued a statement saying that she was “reluctantly” addressing the issue in the face of mounting media pressure.

Knight offered no additional details on what had happened. “The incident referred to in the editorial did occur, as reported,” she said. “Mr. Trudeau did apologise the next day.”»


Woman who accused Justin Trudeau of groping breaks her silence [Cnn]

«A former newspaper reporter said Friday that allegations in an editorial claiming Canadian Prime Minister Justin Trudeau groped her at a musical festival 18 years ago are true, but she considers the matter closed.

In a statement obtained by CNN partner CBC News, Rose Knight said Trudeau, who was not in politics at the time, apologized the next day.

Last Sunday, Trudeau said he doesn’t recall “any negative interactions that day at all.”

The Prime Minister on Thursday said that he did apologize at the time. “I do not feel that I acted inappropriately in any way. But I respect the fact that someone else might have experienced that differently and this is part of the reflections that we have to go through.”

The question concerns a charity fundraiser that Trudeau, then 28, attended in Creston, British Columbia, in 2000. Trudeau is the son of late Prime Minister Pierre Trudeau.

Trudeau attended the fundraiser to support avalanche safety.»

Trudeau Denies Groping Reporter but Says Accuser Might Have Felt Uncomfortable. [The New York Times]

«Prime Minister Justin Trudeau of Canada has repeatedly denied accusations that he acted inappropriately with a young reporter at a charity event 18 years ago. On Friday, he said his accuser might have experienced their interaction differently.

“I do not feel that there was any inappropriate action of any type,” Mr. Trudeau said in an interview with the Canadian Broadcasting Corporation’s Toronto radio station. “But, and this is the really important thing, it is not just my experience that matters in this.”

He added, “The way the same interaction can be experienced by different people is a really important thing to get our minds around.”

The accusation that Mr. Trudeau, Canada’s prime minister since 2015, groped the reporter when he was a schoolteacher and living in British Columbia appeared in 2000 in an unsigned editorial published by The Creston Valley Advance, a small newspaper in that province.»

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«Lei è una ex giornalista che il 14 agosto 2000 attaccò in un editoriale anonimo sul Creston Valley Advance, un quotidiano locale della British Columbia, le malefatte del futuro premier, che allora era «solo» il figlio ventottenne e un po’ viziato dell’ex premier Pierre Trudeau.» [Corriere]

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Diverse considerazioni saltano agli occhi.

– L’anno prossimo si terranno elezioni cruciali per il Canada. I conservatori sarebbero ben contenti di vedere il leader liberal sulla graticola dei sexual harassment, per di più fatti nei confronti di una femmina, mica di un gitone. CVon questa arma Mr Trudeau ne aveva già silurati molti.

– Il fatto risalirebbe a diciotto anni or sono, ma è cosa nota come i sexual harassment siano reati che non cadono in prescrizione: mica sono omicidi volontari consumati con efferatezza.

– È curioso il fatto che Mrs Rose Knight abbia sentito l’imperioso dovere di coscienza di denunciare un fatto che pareva oramai sepolto nell’oblio dopo diciotto anni di silenzio tombale. Ma si sa: i rimorsi di coscienza sono terribili manifestazioni ed una donna onesta alla fine vuota il sacco in un momento catartico. Ma è intimamente ed intrinsecamente buona: mica lo denuncia alla polizia oppure alla magistratura: lo denuncia alla stampa.

– In un recente passato Mr Trudeau aveva promesso 100,000$ a tutte le donne che avessero denunciato di aver subito molestie, per poter perseguire quindi i perpetratori di simili oltraggi.

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Ma ciò che più appare evidente è la discrepanza dei racconti.

Il Guardian e la Cnn riportano il fatto come se fossero le confessioni postume di Santa Maria Goretti.

Invece, il The New York Times fornisce una versione alquanto più pepata e grassottella, molto differente.

«Prime Minister Justin Trudeau of Canada has repeatedly denied accusations that he acted inappropriately with a young reporter at a charity event 18 years ago. On Friday, he said his accuser might have experienced their interaction differently»

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha ripetutamente smentito le accuse di aver agito in modo inappropriato con una giovane giornalista durante un evento di beneficenza 18 anni fa.

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Al sodo: non si sa se Mr Trudeau abbia smentito o meno.

In ogni caso, la faccenda sarà “rumesciata” per benino, in attesa che altre candide verginelle si facciano avanti a denunciare quel bruto maschilista che si mimetizza sotto il manto dei liberal.

Il miglior investimento di una femmina è farsi palpeggiare, documentare la cosa ed aspettare che l’attore sia diventato famoso e ricco: allora si colpisce, magari fornendo i documenti ai suoi avversari. Qualche milione lenirà l’orripilante trauma sofferto ed i risultati elettorali dipenderanno non dalla volontà popolare bensì dai vezzi di una femmina.


Adnk. 2018-07-07. “Mi ha palpeggiato”, reporter conferma accuse contro Trudeau.

La giornalista che sostiene di essere stata palpeggiata 18 anni fa dal premier canadese Justin Trudeau ha rotto il silenzio per confermare le sue accuse. L’episodio, i cui dettagli furono riportati nel 2000 in un editoriale sul quotidiano Creston Valley Advance, “è accaduto, come riportato”, ha dichiarato Rose Knight, la giornalista in questione, alla Cbc News.

La donna ha raccontato che l’allora 28enne Trudeau si scusò il giorno successivo all’incidente. Inoltre, la giornalista ha detto che non intende andare oltre nel denunciare l’episodio. “Il dibattito, se continuerà, andrà avanti senza di me”, ha dichiarato la Kinght.

Nei giorni scorsi Trudeau ha detto alla stampa di avere “riflettuto molto attentamente su ciò che ricordo di quell’incidente di quasi 20 anni fa” e di sentirsi “sicuro di non avere agito in maniera scorretta”. Il premier ha aggiunto di essersi comunque scusato con la reporter perché aveva avuto la sensazione che lei “non si fosse sentita a proprio agio nell’interazione che avevamo avuto”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Thüringen (Turingia). AfD al 18%. Cdu ed Spd in calo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-05.

Germania. Thüringen__001

La Turingia (Thüringen) si trova nella Germania centrale ed è uno dei più piccoli Bundesländer, con una superficie di 16.172,50 km² e quasi 2.2 milioni di abitanti (2014). La sua capitale è Erfurt.

Il suo Ministro Presidente è Herr Bodo Ramelow, della Linke. Manda 4 / 69 senatori al Bundesrat. In Turingia vissero Johan Sebastian Bach, Johann Wolfgang von Goethe e Friedrich Schiller.

È un Land alquanto povero: il suo Pil procapite sfiora i 30,000 Usd l’anno.

Le elezioni statali dovrebbe tenersi nel giugno 2019, tra un anno.

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2018-06-04__Germania. Thüringen. __001

Le recenti proiezioni suggerirebbero un quadro politico abbastanza in linea con quello generale tedesco.

In rapporto alle elezioni tenutesi nel 2014, la Cdu scenderebbe dal 33.5% al 31%, la Linke dal 28.2% al 26%, l’Spd dal 12.4% al 10%. Sia i Grüne sia Fdp passerebbero la soglia, ottenendo rispettivamente il 6% ed il 5%.

Alternative für Deutschland invece salirebbe dal 10.6% al 18%.

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Queste proiezioni renderebbero dubbia la possibilità di ripetere la coalizione Linke – Spd- Grüne.

Dal punto di vista generale segnalano invece il continuo progresso di AfD pur agendo in un contesto politico di difficile penetrazione. Gli elettori della Linke sono infatti un Elettorato molto stabile.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Analisi del voto per età e sottogruppi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-03.

Berlino Porta Brandemburgo

Wahl Tagesschau ha rilasciato un interessante studio sulla stratificazione del voto del 24 settembre 2017 in Germania.

Lo riportiamo nella sua parte iconografica dato l’interesse per l’argomento e per il fatto che la Germania è ancora un punto di riferimento per l’Unione Europea.

Questa tipologia di dati ben si presta a ragionamenti alquanto robusti perché larga parte della popolazione adulta cambia molto difficilmente la propria propensione al voto, mentre usualmente i giovani evidenziano una mobilità di voto molto maggiore dei vecchi. Questa stratificazione consente di disporre di dati ragionevolmente sicuri per inferire quali potrebbero essere gli scenari futuri.

Una nota lessicologica. Traduciamo il termine “Stimmanteile” come “quote di voto“. Questo termine avrebbe però anche un significato tecnico molto allusivo: “azioni con diritto di voto“.

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Cdu/Csu Stimmanteile nach Altersgruppen. – Quote di voto Cdu/Csu per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__001_cdu


Spd Stimmanteile nach Altersgruppen. – Quote di voto Spd per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__002_spd


Stimmanteile der Linkspartei nach Altersgruppen. – Quote di voto Linke per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__003_linke


Grünen Stimmanteile nach Altersgruppen. – Quote di voto Grüne per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__004_gruene


Fdp Stimmanteile nach Altersgruppen. – Quote di voto Fdp per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__005_fdp


Afd Stimmanteile nach Altersgruppen. – Quote di voto Afd per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__006_afd


Stimmanteile unter Erstwählern – Quote di voto alla prima elezione.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__007_est-ovest


Wahverhalten nach Altersgruppen – Quote di voto per fascia di età.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__008_fascia_età


Stimmanteile bei über 70-Jähringen – Quota di voto per gli ultra settantenni.

2018-05-01__Germania_Voto_per_Fascia_Età__009_ultrasettantenni


Considerazioni.

Il 70% della popolazione ultra settantenne vota per partiti tradizionali: 45% per la Cdu/Csu ed il 25% per l’Spd. Stando alle attese di vita rilasciate da Destatis, entro dieci anni i partiti tradizionali perderanno per cause naturali quasi sette milioni di voti.

Questo dato corrobora il fatto che la Cdu/Csu raccoglie buona quota dei consensi negli over – 60, mentre le persone sotto i 34 anni votano Unione nel 24% – 26%.

Stesso discorso potrebbe valere per l’Spd, il cui calo più evidente è nella fascia lavorativa: – sei punti percentuali nella fascia 35 – 44 anni e – sette punti percentuali in quella 45 – 59.

Linke evidenzia un buon risultato nelle classi giovani, mentre Fdp ha distribuzione rettangolare sulla età.

AfD sembrerebbe non avere molto successo nelle classi giovani, essendo votata principalmente dalle persone in età lavorativa.

*

L’orientamento dei giovani al primo voto rimarca il calo della propensione al voto nei confronti dei partiti tradizionali, ma evidenzia significative differenza tra i Länder dell’est e quelli dell’ovest. Se è vero che i Länder dell’est siano meno popolatiti di quelli dell’ovest, e quindi abbiano un minor peso elettorale, sarebbe altrettanto vero constatare come all’est il calo di Union ed Spd sia impressionante.

La Figura Wahverhalten nach Altersgruppen suggella plasticamente i dati riportati per categoria. Cdu/Csu ed Spd sono votate al 24% ed al 19% rispettivamente sotto i 25 anni, ma al 40% ed al 24% rispettivamente per gli over-60.

Mentre nella classe ultrasessantenne una Große Koalition sarebbe possibile (40% + 24% = 64%), nella classe sotto i venticinque anni essa sarebbe impossibile.

*

Cosa inferire per il futuro?

Sotto la condizione che gli orientamenti di voto non mutino e che entri in gioco il mero fattore demografico, la Germania sembrerebbe orientarsi verso una situazione in cui l’unico governo numericamente possibile potrebbe essere o quello Union, Grüne ed Fdp, oppure Union, Fdp, Afd. Sembrerebbero così delinearsi periodi di grande incertezza.

Ci si pensi bene. Una legge elettorale che premiasse la maggioranza relativa garantirebbe l’immediatezza e la solidità del governo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Il problema non è il movimento: è Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-30.

Animali_che_Ridono__006_Muli

    RE RICCARDO. Ah, Buckingham, ora voglio saggiarti / e provare se sei veramente oro schietto. / Il giovane Edoardo è vivo … pensa, ora, cosa intendo dire.

    BUCKINGHAM. Dite, mio amato signore.

    RE RICCARDO. Diamine, Buckingham, dico che vorrei essere re.

    BUCKINGHAM. Diamine, lo siete, mio tre volte illustre sovrano.

    RE RICCARDO. Ah, sono re? È vero, ma Edoardo è vivo.

Shakespeare. Riccardo III. Atto IV.

Aveva conquistato la corona, ma alla fine si scontrò al Bosworth Field, e fu l’ultimo Re di Inghilterra a morire in battaglia. Simulatori, dissimulatori e traditori possono sì raggiungere la corona, ma poi finiscono male, molto male.



I risultati elettorali.

Avevamo già ampiamente avvisato come su questa tipologia di campione siano significative differenze di almeno quattro punti percentuali.

Quelle in Friuli Venezia Giulia sono elezioni regionali: consentono quindi di valutare sia il peso dei candidati presidenti sia quello dei partiti che li hanno appoggiati.

I Candidati.

Massimiliano Fedriga: voti personali 307,118 (57.09%), voti delle liste afferenti 264,769 (62.72%)

Sergio Bolzonello: voti personali 144,361 (26.84%), voti delle liste afferenti 110,217 (26.12%)

Alessandro Morgera: voti personali 62,775 (11.67), voti della lista afferente 29,810 (7.06%)

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In questo tipo di elezioni, grazie anche al sistema di voto, si assiste sempre ad una certa quale discrepanza tra i voti al candidato presidente e quelli conferiti alle liste che lo esprimono. Ciò si è verificato abbastanza bene sia per Fedriga sia per Bolzonello, segno evidente di quanto il candidato sia stato espressione corale dei partiti a sostegno.

Si noti la popolarità di Fedriga, che è riuscito ad attrarre sulla sua persona quasi quarantamila voti in più delle liste a sostegno.

Se Morgera ha ottenuto un ottimo risultato personale, è evidente lo scollamento dal partito di sostegno: 11.67% lui e solo il 7.06% il partito. Verosimilmente, senza Morgera il M5S avrebbe subito un débâcle ancora peggiore di quella attuale.

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I partiti.

M5S aveva ottenuto 54,952 (13.75%) voti nelle elezioni regionali del 23 aprile 2013 e 169,299 (24.56%) alle politiche del 4 marzo. Il crollo a 29,810 (7.06%) è evidente.

Con un simile risultato qualsiasi leader onesto si sarebbe dimesso su due piedi.

Alle elezioni regionali del 23 aprile 2013 il partito democratico aveva ottenuto 107,155 (26.82%), mentre nelle politiche del 4 marzo aveva conseguito 129,112 (18.73%). Quindi resta quasi invariato rispetto alle pregresse elezioni regionali e rimonta bene rispetto ai risultati ottenuti alle elezioni politiche di due mesi fa.

Il confronto tra i risultati attuali e quelli delle regionali 2013 è impossibile perché a quel’epoca si era presentata la lista “Per Tondo Presidente“, che aveva conquistato 80,052 (20.03%) voti.

Rispetto alle elezioni politiche la Lega passa dal 25.80% al 34.91% e Forza Italia dal 10.67% al 12.06.

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Solo alcune considerazioni, non necessariamente le principali.

A nostro sommesso parere, Salvini ha guadagnato molti voti perché si è rifiutato di tradire amicizie e collaborazioni di lunga pezza: ha dimostrato di essere persona, magari di idee differente dalle nostre, ma pur sempre affidabile. E per un uomo politico la credibilità è tutto. È un patrimonio difficilissimo da accumulare e facilissimo da dilapidare.

Non solo, il programma che proponeva anni or sono è quasi esattamente quello che ha riproposto nel corso di questa tornata elettorale. Ripetiamo: si può benissimo non condividere un rigo di ciò che programma, ma nessuno può negare che sia costante e quindi affidabile nel pensiero politico ed economico.

Di Maio raccoglie le nostre simpatie per la sua leve giovinezza, ondivago nel pensiero quasi fosse la caricatura di una femmina isterica, elargitore di pillole di pensiero infarinato senza costrutto e miscelate, pout-purri di pensieri antitetici e stridentemente contrastanti.

Gli abbiamo sentito dire che voleva che l’Italia rimanesse saldamente nell’Unione Europea così come che l’Italia avrebbe dovuto uscirne, stessa cosa per l’euro, ed idem per i grandi problemi nazionali. Ha una cultura appresa dalla assidua lettura dei cartigli dei Baci Perugina. A sentirlo parlare si direbbe che tutto il suo encefalo si esaurisca nell’amigdala.

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Se guardiamo allibiti Di Maio, ancor più siamo sbigottiti di coloro che lo hanno fatto assurgere alla posizione di leader del M5S. Una cosa è urlare slogan e raccogliere scontenti esasperati, ed una del tutto differente guidare una grande nazione. L’Italia proprio non si meritava questo partito starnazzante.

«I partiti pensano al proprio orticello e alle poltrone»: forse, ma almeno pensano. Solo l’autopsia ci potrà dire di cosa disponesse Di Maio di frammezzo le orecchie.

Siamo stati anche troppo benevoli con Di Maio, che invece vedremmo molto bene a fare il guardiano di un faro.

Da quanto detto sembrerebbe essere evidente come si sia convinti che non imparerà nulla nemmeno da questa immane facciata data sul granito della realtà.

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Da ultimo ma non certo per ultimo, questi risultati propongono in modo drammatico il vero dilemma attuale della politica, e non solo di quella italiana.

Il problema non sono i partiti in sé e per sé. I veri problemi sono quelli socioeconomici che hanno fatto scaturire figuri di questo tipo. E ben pochi ne hanno parlato.

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Italia. Ipsos. Salvini 44% e Di Maio 43%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-22.

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«i pentastellati sarebbero in perdita dello 0,6% rispetto a fine marzo, quando la loro forza era stimata al 33,9%. La Lega invece avrebbe raggiunto il 19,5% dal 19,2% assegnatogli nella scorsa rilevazione.»

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«Il Partito di Salvini sarebbe sempre più dominante nel centrodestra dove Forza Italia continua a perdere consensi: dal 13,1% al 12,9»

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«Pd in lieve ripresa, passando dal 18,8% al 19,5%.»

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Molise. Elezioni Regionali. M5S 44.79%, CD 29.81%, CS 18.1%.

Oggi si vota: domani conteremo i numeri.

È una elezione regionale, locale, quindi: si faccia attenzione a non generalizzare.

Ipsos. 2018-04-21. Sondaggi: Ipsos per Corriere della Sera, “la popolarità di Salvini supera quella di Di Maio”

Matteo Salvini supera Luigi Di Maio. Il consenso del laeder della Lega è rimasto stabile rispetto a un mese fa (44 %), mentre la popolarità del candidato premier del Movimento 5 Stelle scende fino dal 49%, incassato a fine marzo, al 43%. Lo scrive Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia, presentando l’ultimo sondaggio dell’istituto pubblicato sul Corriere della Sera. Secondo le intenzioni di voto elaborate da Ipsos, l’ultimo giro di consultazioni avrebbe penalizzato il Movimento 5 Stelle. Continua a crescere, invece, il consenso della Lega. Per l’istituto di Nando Pagoncelli, i pentastellati sarebbero in perdita dello 0,6% rispetto a fine marzo, quando la loro forza era stimata al 33,9%. La Lega invece avrebbe raggiunto il 19,5% dal 19,2% assegnatogli nella scorsa rilevazione. Il Partito di Salvini sarebbe sempre più dominante nel centrodestra dove Forza Italia continua a perdere consensi: dal 13,1% al 12,9%. Pd in lieve ripresa, passando dal 18,8% al 19,5%.